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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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e  3  7^é 

DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

! 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE      INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI^  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NON 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA   ED    ALLA    FAMIGLIA    PONTIFICIA,    EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 


SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 


DI  SUA  SANTITÀ  PIO  IX. 


VCL.  LIX. 
IN     VENEZIA 

DALLA      TIPOGRAFIA     EMILIANA 
MDCCCLII. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


STORICO-ECCLESIASTICA 


R 


ROM 


ROM 


Continuazione  e  fine  dell'articolo  Roma. 

il  el  Conclave  tenuto  nel  convento  del- 
la Minerva,  pretesero  i  baroni  romani  di 
intervenire  all'elezione  del  successore  di 
Eugenio  IV,  specialmente  Giovanni  Sa- 
celli Maresciallo  di  s.  Chiesa  :  oltre  tali 
due  articoli,  parlai  di  tanta  arroganza  an- 
che nel  voi.  XXI,  p.  2  1 3.  A'6  marzo  me* 
ritamente  fu  sublimato  al  triregno  JYi- 
colo  V^  secondo  la  Predizione  del  prede* 
cessore.LeconseguenzedelloscismadiBa- 
silea  ancora  laceravano  l'unità  della  Chie- 
sa, l'Italia  era  pure  divisa  in  fazioni  e  tri- 
bolata da  guerre;  i  dominii  della  s.  Sede  in 
preda  alle  usurpazioni  de'tirannetli  ed  al- 
le vessazioni  de'feuda  tari;  il  Tesoro  ponti- 
fìcio esausto.AI  rimedio  di  tutto  subito  Ni- 
colò V  appi  icò  tutte  le  forze  del  suo  zelo  e 
del  suo  sacerdotale  valore.  Nel  i.°  mag- 
gio confermò  al  senato  e  popolo  romano 
i  privilegi  che  dai  suoi  predecessori  gli 
erano  stali  concessi, e  fu  clemente  coi  ba- 
roni ribelli,  sì  romani  che  del  resto  dello 
stato.  Al  senatore  Filingeris  che  addestrò 
il  suo  cavallo  nel  possesso  (Cancellieri  di- 


ce che  si  chiamava  Procopio),  die  poi  in 
successori  iV7ro/«  de  Chierigatis  caM^Were 
vicentino^  sapiente  giureconsulto,  e  A/e/- 
r^forre/^/zz^/a' bolognese,  antico  amico 
del  Papa,  morto  forse  di  veleno,  e  ono- 
rato dai  romani  con  solenne  pompa  di 
funerale  in  Araceli.  Essendo  solito  cor- 
rersi un  pallio  per  la  coronazione,  dalla 
chiesa  de'ss.  Cosma  e  Damiano,  fino  al- 
l'arco di  Costantino  e  alla  piazza  Latera- 
nense  ,  ebbe  luogo  nella  festa  di  s.  Gio. 
Battista,  nella  cui  basilica  il  Papa  disse 
messa,  coi  cardinali,  conservatori  e  capo- 
rioni. Immenso  fu  ilbeneche  da  per  tut- 
to operò,  pe'suoi  legati  e  nunzi.  Neh 44^ 
trovo  senatori  Aniadeo  de  Juslinis  di  Cit- 
tà di  Castello  esimio  giureconsulto,  eàAn- 
gelo  de  la  Zazzera  pare  napoletano;  nel 
1449  Buoncamhio  de Biioncambi ò\Pe- 
rugia.  Fu  in  quest'  anno  che  Nicolò  V, 
dopo  aver  riconciliato  colla  Chiesa  i  ba- 
silcesi,  ottenne  la  rinunzia  dell'antipon- 
tificato  di  Felice  V,  con  tanto  giubilo  del 
suo  bell'animo,  e  fu  l'ultimo  scisma  con 
antipapa.  Siffatta  consolazione  fu  turba- 
ta per  la  peste  che  afflisse  Roma  ,  onde 


4  II  O  IM 

il  Papa  visitò  l' Umbria  e  la  Marca.  Col 
ì^5o  il  Papa  ceìehvò'ìl  6  °  J/if IO  santo^ 
seguendo  la  disposizione  di  Clemente  \F, 
concorrendo  in  Roma  tutte  le  nazioni. 
Essendo  sen^^iove  /dndreade  Donatls  ve- 
neto, lo  fu  pure  alcun  tempo  del  i4^^> 
succedendogli  Giacomo  da  Cosiauza,  e 
JVicolb  Porcinari  d*  Aquila  che  continuò 
neh 45*2.  Questi  col  Prefello  di  Roma  e 
con  altri  che  nonìinai  nei  voi.  XVII,  p. 
2  iQjXXXV,  p.  i74>  incontrarono  Tioi- 
peratore  Federico  III,  che  il  Papa  in  s. 
Pietro  coronò  prima  redi  Lombardia  ai 
1 6  marzo,  e  poi  a'  1 8  impera  tore  colla  mo- 
glie Leonora,  benedicendo  il  loro  matri- 
monio, donando  ali*  imperatrice  la  rosa 
d'oro:  come  Porcinari  punì  un  canonico 
che  in  s.  Giovanni  eccitò  i  romani  a  tu- 
multo in  presenza  dell'imperatore,  è  det- 
to nel  I .°  voi.  citato.  Federico  III  andò  a 
Napoli  e  tornò  in  Roma  a'sS,  ripartendo- 
ne a'26  accompagnato  dal  s. collegio  fino 
al  I."  miglio  fuori  delle  mura,  e  da  due 
cardinali  fino  ad  Acquapendente.  Tra  i 
primi  personaggi  ch'erano  in  compagnia 
dell'imperatore,  ricorderò  Ladislao  V  re 
d'Ungheria  e  di  Boemia;  Alberto  d'Au- 
stria fratello  di  Cesare,  e  il  duca  di  Sle- 
sia :  la  nobile  comitiva  ascese  a  6,000 
persone.  Inoltre  nel  i/\.5i  furono  sena- 
tori, Daniele  Canigliani  o  Canigiani^  e 
Giacomo  La\>agnola  conte  veronese  e 
celebre  letterato.  A'  4  agosto  il  Papa  con- 
cesse al  senatore  la  facoltà  di  punire  i  de- 
litti di  furto  e  rapina  commessi  in  Ro- 
ma. Nel  1453  discopertala  congiura  del- 
l' ingrato  Porcari,  contro  la  vita  del  be- 
nefico Nicolò  Vjche  l'avea  perdonato  per 
aver  sommosso  i  romani  a  libertà  in  sede 
vacante,  il  Papa  lo  fece  arrestare  con  mol- 
li soldati  dal  Lavagnolaj  ch'era  tuttavia 
senatore,  e  poi  morire  con  altri,  come 
narrai  alla  sua  biografia  ,  aggiungendo 
che  d'allora  in  poi  Nicolò  V  stette  in  cau- 
tele, e  poco  si  fece  vedere  per  la  città.  Nel 
medesimo  anno  fu  senatore /io^oi'/co  Uf- 
freducci  o  Eufreducci  di  Fermo  di  nobi- 
lissima famiglia;  e  continuò  nel  seguente 


R  O  M 
anno.  Maometto  li  imperatore  de'  tur- 
chi, colla  presa  di  Costantinopoli, esegui- 
la a'29  maggio  1 453,  die  termine  all'im- 
pero greco  d'oriente,  con  gran  dolore  di 
Nicolò  V,  che  eccitò  i  fedeli  a  frenare  la 
potenza  ottomana,  in  che  fu  imitalo  dai 
successori  ,  ed  accolse  amorevolmente  e 
con  munificenza  i  dotti  e  gli  eruditi  che 
fuggirono  dall'eccidio,  cooperando  mira- 
bilmente al  risorgimento  delle  lettere,  sic- 
come rimarcai  nella  sua  biografia,  insie- 
me a  quanto  fu  prolettore  insigne  del 
progresso  delle  ai  ti  belle,  colle  quali  di 
molto  e  sontuosamente  decorò  Roma.  Ab- 
biamo dal  Diario  dell'lnfessina,  che  Ni- 
colò V  edificò  pel  primo  in  Campidoglio 
un  palazzo  a'  conservatori  di  Roma.  Nel 
1455  mentr'era  senatore  Gentile  Bran- 
cadoro  di  Fermo  contepalatino,morì  il 
Papa  a'24  marzo,  lasciando  la  sua  me- 
moria in  sempiterna  benedizione.  Dopo 
1 4  giorni  gli  successe  Calisto  III  beneme- 
rito della  difesa  del  cristianesimocontro  i 
formidabili  turchi,  e  della  marina  pontifi- 
cia: egli  fu  assai  limosiniero  co'nobili  ro- 
mani bisognosi.  Ricordando  l'antica  ami- 
cizia col  conte  Arano  Cibo  genovese  reg- 
gente del  la  gran  corte  in  Napoli,  lo  fece  se- 
natore, dignità  che  allora  si  dava  a  perso- 
na""i  di  molta  considerazione;  ma  disG;u- 
Statosi  il  Papa  col  re  di  Napoli,  il  senatore 
chiese  licenza  e  tornò  al  suo  posto,  venen- 
do fatto  senatore  Lodovico  Caccialupidì 
Bologna.  Furono  senatori  nel  i^56  Pie- 
Irò  Tebaldeschióì  ì^ovóa^Paolo deDulaC' 
chinis  o  Bertacchinio  Bernardinisàì  Fer- 
mo, celebre  per  la  sua  gran  dotti  ina  le- 
gale; Pier  Luigi  Martorelli  di  Spoleto,  dal 
Papa  confermato  cavaliere  per  tutti  i  suoi 
posteri  con  titolo  di  conte,  e  con  podestà 
di  creare  allri  conti  ecavalieri,  inoltreda- 
gli  Oisini  onorato  di  loro  slemma  e  co- 
gnome. Nel  1 4^7  senatori  G alterando  o 
Balcerando  de  Ribes  di  Catalogna,  nuo- 
vamente Ttbaldeschi^e  Giacomo  Silve- 
j^rmtdi Norcia,  che  continuò  ne'primi  me- 
si dell 4^8.  In  questo  fu  senatore  Tom- 
maso Spanditesta  di  Rimini,  che  morì  ai 


R  O  INI 
6  agosto,  giorno  io  cui  pure  finì  di  vivere 
il  Papa,  vacando  così  il  poiilificalo  eilsc- 
nulorato.  Dopo  12  giorni  dello  P/o//,nel 
dì  del  possesso  trattò  a  laulo  Pranzo  i 
cardinali,  gli  ambasciatori  e  gli  ottimali 
di  Roma,  facendo  senatore  Giovanni  de 
Leone  di  Padova,  e  Sceva  de  Curie  del- 
la diocesi  di  Pavia  con  istraordinarie  fa- 
coltà, fatto  il i.°  dicembre  e  da  durare  un 
anno.  Nondimeno  nel  1 4^9  fiJ^'ooo  sena- 
tori Servando  d'Arce,  Guido  de  Picco- 
lamini  di  Siena,  forse  parente  del  Papa, 
e  Già.  Antonio  de  Leoncilli  di  Spoleto  , 
deputalo  per  4  ^esi  da  cominciare  ili.° 
novembre,  per  cui  si  può  credere  che  in 
questi  tempi  la  durata  dell'officio  senato- 
rio dipendesse  dalla  volontà  del  Papa  e 
potesse  essere  minoredel  semestre;  tanloii 
senatore,quanto  i  suoi  ofllciali  continuava- 
no ad  essere  soggetti  al  sindacato,  e  Leon- 
cilli non  terminò  il  quadri  tneslre.  Volendo 
rio  II  continuar  la  guerra  intrapresa  da 
Calisto  111  contro  i  turchi,  in  detto  anno 
convocò  un  gran  congresso  a  Mantova^ 
partendo  da  Romaa'22geimaioj  e  lasciò 
nella  sua  assenza  legato  di  Roma  il  celebre 
cardinal  Nicolò  di  C«^^,con  altri  cardinali, 
il  prefetto  di  Roma  Colonna  (mentre  nel 
secolo  XIV il sienatoreavea  presa  la  prece- 
denza sul  prefetto,  questo  si  reintegrò,  ciò 
chedeslò  meraviglia  a  Federico  II l)signo- 
le  di  GenazzanOy  insieme  agli  uditori  di 
rota  e  avvocati,  presso  i  quali  s'intendesse 
restare  la  curia  romana.  Il  cnrdinaldi  Cu- 
sa  fu  pure  dichiarato  legato  delleprovin- 
cie  di  Marittima  e  Campagna,  del  Patri- 
monio di  s.  Pietro,  del  ducato  di  Spole- 
to e  terre  Arnolfe,  di  Perugia  e  di  Sabi- 
na. Nel  1460  il  i.°  gennaio  e  per  6  mesi 
fu  fatto  senatore  Francesco  degli  Arria- 
i^hieri  di  Siena,  in  tempo  del  quale  gran 
tumulti  insorsero  nelle  provincie,  e  parti- 
colarmente in  Roma, ove  si  vide  formata 
una  nuova  società  di  ladroni, aventi  per 
capo  certo  Tiburzio,  e  composta  di  3oo 
giovani  romani  i  più  libertini  e  temerari, 
j)er  cui  i  magistrati  non  ardivano  casti- 
garli. Lo  seppe  Pio  II,  e  da  Siena  scrisse 


ROM  5 

rimproveri  ai  conservatori  di  Roma.Ar- 
ringhieri  dopoil  possesso  recitò  la  solila 
allocuzione,  diesi  legge  in  Vitale,  e  fu  suc- 
cesso da  Lodovico  de  Pelronibus  ó'i  Sie- 
na, cavaliere  e  conte  palatino,  uno  de'piìi 
savi  e  onorevoli  gentiluomini  di  Toscana. 
Nel  1461  fu  senatore  Cristoforo  lìlalvi- 
cini  di  Viterbo,  e  cessoli  i .°  marzo  :  a'G  o 
7  maggio  successe  Giovanni  Balbiano  mx- 
lanese,  e  nel  settembre  Carlo  Buonconi' 
p^gni  di  Visse, indi  Giacomo  Delfino  pa- 
trizio veneto.  Alcuni  storici  dicono  tor- 
nato in  Roma  Pioli  nel  settembre,  ma  ivi 
a'2g  giugno  canonizzò  la  concittadina  s. 
Caterina  di  Siena.  Col  i.°  del  1462  inco- 
minciò il  senatorato  di  Giunio  Marino  de 
Gradid'ì  Ra^usi ,  indi  Gio.  Alatteo  Cu' 
land  ri /li  dì  Lucca  o  Sarzana,  figlio  d'un 
cugino  di  Nicolò  V,  il  quale  alla  morte  del- 
l'altro zio  cardinal  Calandrini  ereditòmol- 
ti  beni  e  palazzi,  ma  per  alcune  turbolen- 
ze suscitate  in  Roma  si  ritirò  in  Lucca  ove 
fu  dichiaralo  originario.  Quest'  anno  fu 
memorabile  per  Roraa,perlamagnificen- 
lissimaemai  più  veduta  processione, con 
cui  Pio  lì  a' 12  aprile  portò  alla  basilica 
Vaticana  la  testa  di  s.  Andrea  apostolo, 
donatagli  da  Tommaso  despota  di  Mo- 
rea,  fratello  di  Costantino XII  Paleologo 
ultimo  imperatore  de' greci.  La  pompa 
splendidissima,  ed  il  modo  come  lioma  si 
pose  in  singolare  festa,  minutamente  lo 
descrissi  nel  voi.  LV,  p.  261  e  seg.  per 
onorare  il  fratello  del  suo  gran  protetto- 
re, con  r  intervento  del  senato  romano, 
conservatori,  caporioni  col  priore  ec.  Pio 
Il  ospitò  nobilmente  il  despota,  e  coi  car- 
dmali  gli  stabilì  un  decoroso  assegno  men- 
sile. Dipoi  la  città  patì  fiera  pestilenza,  ed 
il  Papa  uscì  da  Roma.  Neh 4^3  fu  sena- 
tore Nicolò  de  Severi nis  di  Siena.  R.iso- 
luto  Pio  li  di  andare  colla  crociala  con- 
tro 1  turchi  con  una  flotta, a' 18  giugno 
1464  palli  da  Roma,  ma  morì  in  Anco- 
na a'  i4  agosto.  Pio  li  non  riprese  mai 
chi  sparlava  di  lui,  volendo  che  in  una 
città  libera  come  Roma,tutti  fossero  liberi 
a  parlare,  come  notò  l'Oldoino  in  Ciac- 


6  ROM 

conio  t.  2,  p.  1 037.  Tornati  iuRoma  i  car- 
dinali che  l'aveano  seguilo, a'3o  elessero 
Paolo  II,  che  subilo  cominciò  a  prodi- 
gare relezione  de'  senatori,  nominandoli 
per  modo  di  aspettativa,  mentre  prima  ciò 
facevasi  solo  per  qualcuno,  e  con  esercizio 
progressivo  l'uno  dopo  l'altro,  lo  che  fece 
nascereuna gran  confusione;quindi gli  sto- 
rici municipali  di  altri  luoghi  fecero  men- 
zione de'loro  cittadini  senatori  di  Roma, 
in  tempi  ne'  quali  altri  ebbero  l'esercizio, 
e  taluni  nominati  non  esercitarono,  o  per- 
chè prevenuti  dalla  morte,  o  perchè  pas- 
sati ad  altre  cariche,  o  per  altri  motivi , 
come  bene  avvertirono  Vitale  e  il  cav. 
Pompilj-Olivieri.  I  nominati  in  quest'an- 
no furono  7,6  noterò  quali  di  essi  eserci- 
tarono la  carica  :  eccone  i  nomi.  Pietro 
de  Albergatìs  di  Bologna,  che  funse  il  se- 
natorato, Giovanni  deMassois  di  Norcia, 
conte  Pietro  de  Cesis,  conte  Pietro  Te- 
baldis  di  Norcia,  Lodovico  de  Eufreducci 
di  Fermo,  Francesco  A rringhieri  di  Sie- 
na, Francesco  Bonarellis  d'Ancona,  Car- 
lo di  M.  Benedetto  di  Norcia.  Nel  i465 
Pietro  suddetto,£'«/refi?«cc/pure  ricorda  • 
to,  che  esercitarono;  Francesco  de  Lucis 
senese,  Guglielmo  Pagello ,  Gabriele  de 
Capolista  padovano,  Albertino  Albertinis 
folignate,  Alessandro Poetabolognese.  In 
questi  tempi  i  senatori  statisti  sembra  che 
fossero  pagali  dalle  comuni  delle  loro  pa- 
trie. Paolo  II  riformò  la  curia,  e  pel  r.*' af- 
fidò il  governo  delle  fortezze  ai  prelati  e 
altri  ecclesiastici.  Per  aver  soppressa  l'ac- 
cademia che  in  Roma  avea  istituito  Pom- 
ponio LelOyfu  criticato  da  chi  non  cono- 
sceva le  ragioni  per  cui  erasi  a  ciò  indot- 
to. Nel  1 466  senatore  con  esercizio,  il  con- 
te Giovanni  Massei  di  Narni;  nominali 
Gregorio  de  Barzolinis  faentino,  e  Ma- 
rino di  Norcia.  Nel  1467  senatore,  conte 
Pietro  del  eh  aldc  scili  s  diNorcia. Nel  1 468 
senatore,  conte  Pietro  de  Chitanis  di  Ce- 
sìs.  In  quest'anno  avendo  stabilita  la  Pa- 
ce de'  principi  d'  Italia^  solennemente  la 
pubblicò  in  Araceli,  ed  anche  in  s.  Loren- 
zo inDamaso,  facendosi  gran  feste  in  Ro- 


R  O  M 

ma.  Ritornalo  in  Roma  l'imperatore  Fe- 
derico III,  il  Papa  l'ospitò  magnificamen- 
te. Nel  1469  furono  senatori  il  detto  Ce- 
sis^e Francesco  Arringhieri  di  Siena  che 
ottenne  due  conferme  trimestrali,  per  cui 
esercitò  alcuni  mesi  del  seguente  anno,  in 
cui  fu  senatore  Lorenzo  de  Giustinis  di 
Città  di  Castello,  che  continuò  peralcuni 
mesi  nel  i47';  ^  nominali  Giovanni  di 
Cola  veronese,  Antonio  Montecalino  fer- 
rarese, Raniero  Ymaschis  riminese,  Leo- 
nardo Nogarolis  veronese,  Troilo  Azzo- 
linis  fermano,  Gaspare  Grassis  bologne- 
se. Al  tempo  del  senatore  Arringhieri  sì 
formarono  di  nuovo  gli  statuti  di  Roma. 
Quanto  al  senatore  de  Giustinis  ebbe  poi 
un  tragico  fine,  perchè  il  concittadinoPao- 
lo  Vitelli  lo  fece  tagliare  a  pezzi  e  appic- 
care per  diversi  luoghi  fuori  di  Città  di 
Castello,acciò servisse  di  spettacolo  a' viag- 
giatori. Per  questa  atrocità,  il  senatore 
del  1487  condannò  a  morte  Paolo  e  3 
soldati  suoi  complici;  poi  commutata  la 
pena  aio  anni  d'esilio,  Alessandro  Vigli 
fece  grazia.  Si  dice  che  de  Giustinis  dovea 
essere  creato  cardinale,  ad  istanza  del  re 
di  Napoli.  Paolo  II  nel  1470  trattò  con 
isplendidezza  per  tutto  lo  stalo  e  regalò 
la  rosa  d'oro  benedetta  a  Federico  prin- 
cipe di  Taranto  figlio  del  re  di  Napoli 
venuto  in  Roma;  promulgando  una  bol- 
la colla  quale  fu  stabilita  la  celebrazione 
dell'anno  santo  ogni  25  anni,  e  fu  d'al- 
lora a  noi  sempre  osservata.  Nel  1 47  '  ac- 
colse sontuosamente  in  Roma  Borso  d'E- 
ste  vicario  di  Ferrara^  al  quale  solenne- 
mente conferì  il  titolo  di  duca.  Il  Papa 
fece  senatore  il  suo  figlioccio  Ballista  de 
Bellantihus  senese, a'  io  febbraio  per  6 
mesi,  e  nel  luglio  gli  scrisse  un  breve  per- 
chè consegnasse  alle  galere  d'alcuni  geno- 
vesi i  rei  di  delitti  capitali ,  giacché  nel 
suo  governo  non  permise  mai  che  fosse 
eseguita  su  nessuno  la  sentenza  di  morte. 
Essendosi  diminuita  la  giurisdizione  dei 
senatore,  perchè  i  Papi  fecero  privilegia- 
ti tulli  qc.elli  ch'erano  addetti  alla  corte 
romana,  col  sottoporli  alla  giurisdizione 


R  O  M 

del  inatescìallo  di  detta  corte,  ne  nasce- 
vano infinite  controversie  tra  il  marescial- 
lo e  il  senatore,  nel  riconoscere  quali  era- 
no i  cortigiani,  e  quali  no:  a  toglierle  nel 
1471  fu  fatta  la  divisione  de' cortigiani 
dai  cittadini.  Paolo  II  ricevè  Caterina  re- 
gina di  Bosnia  cacciata  da'  suoi  stati, e  le 
fissò  un  mensile  assegno;  altrettanto  fe- 
ce colle  sorelle  e  parenti  di  Tommaso  Pa- 
leologo.  In  tutti  i  rioni  teneva  persone  per 
distribuir  limosine  agl'indigenti;  e  ridus- 
se savi  i  giovani  romani  scapestrati,  col- 
l'esilio  e  la  prigione.  Protesse  i  letterati  e 
gli  artisti,  e  curò  l'abbellimento  di  Ro- 
ma, edificando  il  grandioso  Palazzo  dis. 
Marco.  Amava  assai  le  antichità,  e  formò 
un  museo  di  medaglie  rarissime.  Fece  di 
tutto  per  divertire  il  popolo  romano,  mas- 
sime nel  Carnevale,  con  mascherate  e  cor- 
se, ove  il  senato  vi  si  conduceva  colla  mag- 
gior pompa,  degna  dell'antica  Roma.  Sco- 
pertasi una  congiura  degli  estinti  accade- 
mici ,  fu  con  loro  clementissimo.  Morto 
a*26  luglio  1471,  le  nomine  preventive 
de'senatori  svanirono. 

Eletto  a'g  agosto 1 47 1 Sisto IV^  dipoi 
nella  funzione  del  possesso,  i  nsorta  fiera 
rissa  fra  la  gente  d'  arme  ed  i  romani , 
questi  scagliarono  una  grandine  di  sassa- 
te, onde  il  Papa  corse  grave  pericolo,  fin- 
ché per  l'autorità  del  cardinal  Orsini  tut- 
to fu  quietato.  Già  a'20 agosto  avea  fatto 
sena  iove A gamennoneMar escotti  de  Cai- 
vis  bolognese;  nel  1472  Leone  di  Gen- 
naro napoletano,  e  proseguì  nel  seguente 
anno;  nel  1 474  •'  conte  Gaspare  Grassis 
bolognese.  Per  la  riduzione  fatta  da  Pao- 
lo II  dell'  universale  giubileo  ,  Sisto  IV 
nel  1475  celebrò  il  7.**  Anno  santo:  fra  i 
principi  che  vi  concorsero  vi  fu  Ferdi- 
nando I  re  di  Napoli,  che  volle  girare  tut- 
ta Roma  per  godere  le  maestose  antichi- 
tà, onorato  in  ogni  luogo.  Andato  dal  Pa- 
pa,gli  disse  che  non  poteva  signoreggia- 
re la  città  pei  porticali,  vie  strette  e  mi- 
gnani ,  da  dove  le  donne  potevano  facil- 
mente opprimere  in  un'occorrenza  le  mi- 
lizie, e  perciò  lo  consigliò  a  far  demoli- 


ROM  7 

re  i  porticali  ed  i  mignani,  ed  allargare 
le  strade,  come  riporta  il  diarista  contem- 
poraneolnfessurapressoMuratori,4Scn^. 
rer.  Ital.  Sisto  IV  d'  animo  grande  ac- 
cettò il  consiglio  e  l'eseguì,  dando  un  nuo- 
vo aspetto  a  Roma,  proteggendogli  arti- 
sti e  i  letterati,  onde  aumentò  la  biblio- 
teca Vaticana,  e  nel  contiguo  palazzo  e- 
resse  la  sontuosa  cappella  Sistina.  Re- 
staurò molte  chiese,  ampliò  le  piazze,  la- 
stricò e  livellò  le  strade; curò  assai  lacon- 
servazione  e  decoro  degli  antichi  monu- 
menti, onde  presero  nuova  esistenza;  co- 
me pure  fece  eseguire  ubertosi  scavi,  che 
fiultarono  oggetti  preziosi  per  l'arte,  in 
bellissime  statue  e  bassorilievi.  La  via  Si- 
slina,  poi  Borgo  s.  A  ngelo,  si  deve  a  lui. Nel 
voi.  VII,  p.  255  narrai, come  Calisto  IH 
tolti  dalla  Chiesa  di  s.  Gio.  in  Laterano 
i  canonici  regolari,  ad  istanza  de'romani 
a  questi  restituii  canonicati;  perchè  Pao- 
lo II  pose  i  canonici  secolari  nella  basi-, 
lica  di  s-ìuovemo  ad Sancta Sanctorum y 
ripristinando  nella  basilica  Lateranense 
i  canonici  regolari;  e  che  Sisto  IV  mosso 
dalle  preghiere  de'romani,  che  vedevano 
prive  le  loro  famiglie  di  sìonorevoli  cano- 
nicali, rimosse  i  canonici  regolari,  e  sta- 
bilmente vi  ristabilì  i  canonici  secolari. 
Nel  suo  pontificato  morirono  in  Roma  3 
regine ,  Caterina  di  Bosnia  lasciando  le 
sue  ragioni  alla  s.  Sede,  Carlotta  di  Cipro 
che  ospitò  nobilmente,  e  Isabella  regina 
di  Napoli  e  moglie  di  Ferdinando  I.  Nel 
1476  fu  senatore  Gabriele  de  Capitibus 
Lista  di  Padova,  e  soggiacendo  Roma  a 
pestilenza,  Sisto  IV  lasciandovi  legato  il 
cardinal  Giambattista  Cibo,  ne  partì  a' io 
giugno  e  rientrò  in  Roma  a'23  ottobre. 
Di  nuovo  Cesifa  senatore  nel  1 477,  e  nel 
1 /l'jSFrancescoScanìiasorci  napoletano, 
che  mandato  ablegalo  in  Napoli  a  por- 
tare il  cappello  cardinalizio  al  cardinale 
Giovanni  d'Aragona  figlio  del  re,  lo  con- 
segnò con  solennità  nella  cattedrale  il 
giorno  dell'Epifania,  nel  quale  tempo  fu 
vice-senatore  Saldone  de  Saldonibus  di 
Città  di  Castello.  Nel  1480  leggo  senato- 


8  ROM 

ve  Matteo  Toscano  milanese  tìi  rara  pru- 
denza, di  cui  si  fa  menzione  neiriscrizio- 
ne  posta  sotto  la  statua  di  Carlo  I  d^An 
giò,  collocala  presso  la  grande  aula  del 
palazzo  senatorio  in  Campidoglio:  il  vice- 
cameilengogli  consegnò  il  pontifìcio  bre- 
Te  di  deputazione  con  altri  legali,  per  la 
riforma  di  alcuni  articoli  dello  statuto.  In 
quest'anno  nel  portico  Valicano  Sisto  IV 
die  la  solenne  assoluzione  dalle  censure 
a  1 1  ambasciatori  fiorentini.  Nel  1 48 1  con  - 
tinuò  M alleo  nel  senatorato,  e  nel  1482  gli 
successe  il  forlivese  conte  Lodovico  Deci- 
di detto  Or.vo  perchè  il  suo  padre  era  as- 
sai peloso. Rotta  la  guerra  fra  il  Papa  e  il 
re  di  Napoli,  i!  figlio  di  questi  Alfonso  du- 
ca di  Calabria  portò  l'esercito  fino  alle 
porte  di  Roma  ,  con  gran  costernazione 
della  corte  ede'romani;  uscito  in  campo 
il  valoroso  Roberto  Malatesta  signore  di 
Eirniniy  a*2  1  o  meglio  a'24  agosto  ripor» 
lo  quella  strepitosa  vittoria  cbe  narrai  a 
queli'arlicolo,ed  a  Chiesa  bis.  Maria  del- 
la Pace,  da  Sisto  IV  eretta  per  gratitudi- 
ne alla  B.  Vergine  e  inxuemoria  del  ri- 
portato trionfo,  e  nella  quale  pose  i  sud- 
detti canonici  regolari,  lasciando  loro  il 
tilolodi  Lateranensi.  Nel  i483  fu  senatore 
Jntoiiio  Bichi  di  Siena,  già  maresciallo 
della  curia  di  Paolo  II  e  dello  stesso  Sisto 
J  V,  cbe  nel  1 484n^n)inò  a  successore  Jn  - 
gelo  Ghislieri  di  Jesi.  A'i3  agosto  mori 
il  Papa,  ed  a'sQ  venne  esallato /«/?orf7z- 
zo  Vili  figlio  del  già  senatore  Arano 
Cibo,  cbe  per  evitare  contestazioni  e  gare, 
a'  IO  settembre  ordinò  cbe  tutti  i  baroni 
partissero  da  Roma  pel  giorno  della  Co- 
lonazioìie  e  Possesso,  laonde  narra  il  Dia- 
rio Romano  del  Nanliporto,  cbe  uscirono 
dalla  città  Fabrizio  e  Prospero  Colonna, 
Kon  cbe  tutti  gli  Orsini;  nel  dì  seguente 
con  bando  furono  espulsi  lutti  i  diffidali. 
Seguì  la  fimzione  a'12  e  riuscì  senza  di- 
sordine, come  si  apprende  dal  Memoria- 
le  di  Paolo  del  Mastro.  Dobbiamo  al  ce- 
lebre ceremouiere  Burcardo  l'inleressan- 
!<■  descrizione  della  magnifica  cavalcata, 
ed  in  tanti  luoglii  riportai,  che  riuscì  piìi 


moM 

decorosa  e  più  regolare,  per  le  strade  al- 
largate, e  pei  mignani  e  porticali  demoli- 
ti d'ordine  di  Sisto  IV.  V  intervennero 
il  Gonfaloniere  del  senato  e  popolo  ro- 
mano,  4  scudieri  d'onore  cittadini  roma- 
ni, il  senatore  e  i.  conservatori  che  adde- 
strarono il  cavallo  pontificio,  portandole 
aste  del  baldacchino)  caporioni  e  altri  no- 
bili romani:  nel  palazzo  Lateranense fu- 
rono imbandite  lautamente  molle  men- 
se pei  romani  e  per  gli  officiali  della  cu- 
ria. Neil 485  il  Papa  fece  senatore  il  con- 
te Giacomo  Bonarelli  d'Ancona,  ed  ai 
25  dicembre  Bartolomeo  Scala  di  Col- 
le, il  quale  essendo  uno  de' 6  ambascia- 
tori che  la  repubblica  di  Fiienze  inviò  al 
Papa  per  congratularsi,  per  1*  e!egantisNÌ. 
ma  orazione  che  recitò,  Innocenzo  Vili 
lo  creò  cavaliere  dello  speron  d'oroe  se- 
natore. Scala  fu  virtuoso  e  gran  letterato, 
divenne  poi  gonfalonieredi  Firenze,quan- 
tunque figlio  d'un  mugnaio, bassa  origine 
ch'egli  non  nascondeva,  onde  di  lui  cantò 
Cristoforo  fiorentino  nel  Poema  de' Beali: 
Non  s'ha  questi  a  chiamar  nobile^  e  degno  ^ 
ch'acquistò  robba,  honor,  virlute,  e'nge- 
g^/io.^Nelmedesintoannoi  baroni  del  regno 
di  Napoli,  avendo  ricorso  al  Papa  come  lo- 
ro supremo  signore,  contro  le  prepotenze 
diFerdinando  Ijquesti  recòdallasua  parte 
Virginio  Orsini,  cbe  colla  sua  genie  d'ar- 
me scorse  fino  alle  porle  di  Roma.  Fat- 
ta pace  col  re  e  mancato  questi  alle  con- 
dizioni, Innocenzo  Vili  lo  scomunicò,  lo 
depose,  e  die  il  regno  a  Carlo  Vili  redi 
Francia,  come  erede  di  Renato  d'Angiò. 
Intento  il  Papa  alla  quietee  felicità  di  Ro- 
ma, pacificò  i  Colonna  con  gli  Orsini,  e 
restituì  loro  le  terre  confiscate.  Nel  i486 
per  un  biennio  fu  eletto  senatore  Carlo 
Manerid'  Aquila,  e  Giacomo  Mandosio 
d'  Amelia  fu  vice-senatore.  Nel  1487  fu 
senatore  Girolamo  Salerai  o  de  Faler- 
«/^veronese,  che  condannò  il  suddetto  Vi- 
telli :  a  suo  tempo  proseguiva  il  senatore 
ad  aver  giurisdizione  nelle  cause  riguar- 
danti la  Zecca  di  Roma.  Sotto  Innocen- 
zo Vili  e  nel  1 488  l'eslremo  supplizio  che 


ROM 
avea  luogo  nellallupe  Tarpeao  MonleCa- 
prino, incominciò  a  eseguirsi  suWa PUizza 
di  Ponte  s.  Angelo ^o\e  nolai  gli  altri  lue- 
giù  ove  suole  farsi.  A  Campidoglio  dichia- 
rai, che  non  solo  vi  si  eseguirono  alcune 
giustizie,  ma  per  infamia  vi  si  dipingeva- 
no a  rovescio  i  rei  di  diversi  delitti,  co- 
me i  perfidi  ed  i  crudeli  ;  ne  parlai  anco- 
ra nel  voi.  XXXI 1,  p.  4i-  A  Mercato  poi 
dissi  che  certi  delinquenti  doveano  slare 
in  berlina  a  cavallo  del  Leone  di  marmo 
delle  scale  di  Campidoglio,  con  mitra  di 
carta  ed  il  volto  unto  di  miele.  Inoltre 
nel  1488,  essendo  senatore  P^o/o  Buon- 
compagni  di  Perugia,  in  Roma  e  nello  sta- 
to ripullularono  molti  guelfi  e  ghibelli- 
ni: gli  Orsini  invasero  Perugia  al  diredi 
IVovaes,  ed  Alfonso  duca  di  Calabria  oc- 
cupò la  Campagna  romana.  Si  trovano 
nel  1 489  diversi  senatori, cioè  il  conte £'• 
inilio  Parisani  d'Ascoli,  il  conte  Pietro  Fi- 
lippo Martorelli  di  Spoleto^  Andrea  A- 
lalrìni'i  di  Veroli,  e  il  cavaliere  y^g-o^/z/zo 
de' con  ti  d'  Onigo  di  Treviso,  d'antica  e 
potente  famiglia,  letterato  e  profondo  nel- 
le scienze  legali,  di  cui  Innocenzo  YIII  si 
servì  in  difficili  e  grandi  affari.  Romanci 
suoi  senatori  può  vantare  un  bello  stuolo 
di  dotti  giureconsulti,  e  ben  a  ragione  ne 
va  fastoso  il  romano  diritto,  de'  responsi 
loro  compilato,  come  notarono  Pomponio, 
in  EnchìridiojVancwoVìy  De  Leg.  interpr.j 
O.  Grozio,  De  vita  J.  Consull.  Avendo 
Rrijazzetto  II  imperatore  de'tur'chi  dona- 
lo a  Innocenzo  Vili  la  sagraZrt/zc/^,  e  af- 
fidata la  custodia  di  suo  fratello  Zizìnio, 
questi  con  solenne  cava.lcata  che  descris- 
si nel  voi.  XXXV,  p.  1  ^5, entrò  in  Roma 
a' 1 3  marzo  1489, intervenendo  allo  splen- 
dido incontro  anthe  il  senatore  Parisa- 
ni, che  cogli  altri  l'accompagnò  dal  Papa 
in  Valicano,  ove  Talloggiò,  e  donde  Ales- 
sandro VI  lo  trasferì  e  rinchiuse  in  Castel 
s.  Angelo.  Nella  biografia  del  Papa,  ed  a 
Costantinopoli  dicendo  le  gesta  degl'im- 
peratori ottomani,  ricordai  che  Macrino 
per  aver  tentato  di  avvelenare  Zizirao  e 
lunocenzo  Vili  fu  punito  sevcranieule. 


ROM  9 

i  complici  col  supplizio,  ed  egli  condotto 
per  la  città ,  di  tratto  in  tratto  fu  tena- 
gliato,  indi  squartato,  ed  esposte  le  parli 
in  diiferenli  porle  di  Roma,  ad  lerroreni. 
Nel  1 490*  1 49 1 1"  senatore  LorenzoBon-' 
signori j  nel  1 492  e  1 493  Ambrogio  Mi- 
rabili. Nel  pontificato  d'Innocenzo  VII! 
scuopr'i  V America  Cristoforo  Colombo  di 
GenoK'aj  e  Granala  fu  tolta  a'mori,  per 
cui  si  fecero  grandi  feste  in  Piazza  ISa- 
i'ona.  Nel  maggio  1492  Innocenzo  VII£ 
ebbe  la  consolazione  di  vedersi  in  Roma 
a'  suoi  piedi  Ferdinando  I  e  il  figlio  du- 
ca Alfonso,  imploranti  perdono;  ed  a'26 
luglio  mori.  Passati  i5  giorni  fu  Papa 
Alessandro  VI^  ed  il  senatore  Mirabi- 
li essendo  stato  confermato  nella  dignità, 
fece  gran  festa  in  Campidoglio  e  inusita- 
ti segni  d'allegrezza  :  dell'incamisciata  o 
giuoco  d'armi  fatto  nel  dì  seguente  al  Va- 
licano, dal  senato  e  da  molti  romani, par- 
lai nel  voi.  XLV,  p.i  18;  la  coronazione 
e  possesso  si  celebrò  a'  26  agosto  con  i- 
splendida  pompa.  Dalla  malattia  d'In- 
nocenzo Vili  a  detto  giorno,  eranostate 
uccise  più  di  200  persone  in  diversi  luo- 
ghi dello  stato,  per  cui  il  Papa  nominò4 
commissari  per  udire  le  querele,  e  stabi- 
lì il  martedì  d'  ogni  settimana  per  dare 
Udienza  a  tutti  e  per  rendere  giustizia, 
onde  si  conquistò  l'animo  del  popolo.  Nel 
1493  elesse  senatore  Alberto  Dlagalolù 
d'Orvieto,  e  creò  cardinale  Cesare  Bor- 
gia suo  figlio,  che  già  avea  fatto  vescovo 
di  Pamplona,  poifamosoduca  del  Valeu- 
tinois.  Nel  1494  nominò  senatori,  prima 
Andrea  Negusanti  di  Fano  insigne  giu- 
reconsulto, poscia  Agamennone  Mare- 
scotti  di  Cal\>is  à\  Bologna,  già  camerie- 
re segreto  di  Sisto  IV.  Morto  Ferdinando 
I  redi  Napoli,  il  figlio  Alfonso  II  si  gua- 
dagnò Alessandro  VI  con  ingrandirne  i 
figli,  per  cui  Carlo  VII!  restando  inesau- 
dito alla  domandata  investitura,  calò  in 
Italia  con  circa  3o,ooq  uomini.  Il  Papa 
intimorito  si  ritirò  in  Castel  s.  Angelo  : 
il  re  giunse  in  Roma  l'ultimo  dell'anno, 
nel  modo  detto  nel  voi.  XXXV,  p.  '  76, 


IO  ROM 

e  alloggiò  nel  Palazzo  di  s.  Marco  ^  a- 
Tendogli  i  romani  rassegnalo  le  chiavi 
delia  città.  Alcuni  cardinali  trattarono  di 
(depone  il  Papa,  per  la  simonia  colla  qua- 
le era  salito  al  soglio  apostolico;  ma  il  re 
slimò  prudenza  tollerare  il  capo  infetto 
dellaChiesa,che  destar  lo  scisma  troncan- 
dolo :  perciò  nel  1 49^»  venne  a  concordia, 
con  patii  indecorosi  alla  dignità  pontificia. 
Il  re  partì  per  Napoli  e  se  ne  impadronì 
a*i5  marzo,  conquistando  il  regno  ini 5 
giorni.  Alessandro  VI  scomunicò  que'na  • 
polelanì  che  V  ubbidissero,  si  rifugiò  in 
Orvieto,  perchè  Carlo  Vili  rientrò  in  Ro- 
ma a'  20  maggio,  e  dopo  due  giorni  ne 
partì;  restituendosi  quindi  il   Papa  alla 
sua  sede,  fece  successivamente  senatori, 
Gio.  Francesco  Bolognini  bolognese  ,  e 
Silvestro  Baldoli  o  Badoli  folignate,  che 
venne  confermato  per  altro  semestre  del 
1496,  e  dopo  di  lui  Lorenzo  Lante  se- 
nese. In  tale  anno  volendosi  il  Papa  im- 
padronire  del  principato  degli  Orsini^  le 
sue  milizie  furono  sconfitte  a  Bracciano, 
ConlinuandoLanteiIsenatoratoneli497, 
il  Papa  conferì  vari  dominii  ecclesiasti- 
ci ai  suoi  figli,  nati  dalla  famosa  Lucre- 
zia o  meglio  Caterina  oCatanea  Vanno- 
2ia  romana,  moglie  di  Domenico  Arigna- 
ni  unode'grandidi  Roma.  Indi  nel  1498 
abbiamo  3  senatori:  Gaspare  Pallavici- 
ni y  Giacomo  Silvestrini  ò.\  Norcia,   Ci- 
priano Pallavicini  di  Genova.  Nel  149 9 
furono  senatori,  Giulio  Scorziali  di  Ca- 
stelluccia  diocesi  di  Capaccio,  valente  giu- 
reconsulto ,  signore  di  Satiiano  e  altri 
luoghi,  pieno  di  virtù;  e  Bernardo  Falco- 
nieri d'Ascoli  :  neh  5oo  nuovamente  A- 
gamennone  Marescotli,  e  Pietro  Chitani 
di  Cesi,  che  proseguì  nel  1 5o  i .  Alessan- 
dro VI  celebrò  neli5oo  1*8,°  Anno  san- 
to, e  pel  I .°  formò  le  Porte  sante j  per  la 
moltitudine  concorsa  protrasse  il  giubi- 
leo di  qualche  giorno;  come  pure  fu  il  r  .** 
n  concederlo  poi  a  tuttoil mondo  cattoli- 
co. Neil  5oi  Roma  fu  in  feste  per  gli  spon- 
sali di  Lucrezia  Borgia  figlia  del  Papa, 
che  questi  avca  investita  di  feudi ,  con 


ROM 
Alfonso  I  duca  di  Ferrara,  il  cui  fratel- 
lo cardinal  Ippolito  d'Este  a'aS  dicembre 
fu  incontrato  dai  cardinali  e  prelati ,  e 
dal  senatore  Chitani.  Alessandro  VI  im- 
piegò le  sue  Milizie  per  formare  un  pos- 
sente stato  all'ambizioso  Cesare  Borgia^ 
che  avea  rinunziata  la  porpora  e  fece  du- 
ca di  Romagna.  Quasi  tutti  i  feudatari  e 
vicari  della  s.  Sede  furono  cacciati  o  uc- 
cisi: mosse  guerra  ai  Colonna,  ai  Savel- 
li)  agli  Orsini,  facendo  il  Papa  da  capi- 
tano generale.  Prima  di  partire  da  Ro- 
ma, commise  la  camera  suae  tutto  il  pa- 
lazzo a  Lucrezia  Borgia,  come  pure  tut- 
ti i  negozi  occorrenti,  con  autorità  di  a- 
prire  le  lettere,  potendosi  consigliare  col 
cardinal  Costa  di  Lisbona  e  con  altri.  Nel 
i5o2  furono  senatori  Polidoro  Tiberti 
di  Cesena,  e  di  nuovo  Lante  che  conti- 
nuò nel  1 5o3,  supplito  dal  figlio  Antonio, 
e  succeduto  a'3i  marzo  dal  conte  Car- 
lo deMascliis  di  Rimini.  Morì  Alessan- 
dro VI  a' 12  agosto,  e  fu  il  i.°  che  pose 
i  suoi  successori  in  grado  di  figurare,  ed 
anche  essere  tenuti  come  polenti  sovra- 
ni. Cesare  Borgia  saccheggiò  il  palazzo  Va- 
ticano, e  con  12,000  soldati  assediò  Ca- 
stel s.  Angelo  e  il  Vaticano,  per  costrin- 
gere i  cardinali  a  compiacerlo  nella  nuo- 
va elezione.  Il  s.  collegio  ritiratosi  nella 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva,  fu  cir- 
condato dalle  genti  di  Borgia;  ma  il  po- 
polo romano  avendo  preso  le  armi ,  lo 
liberò.  Allora  il  capitano  incendiò  il  pa- 
lazzo degli  Orsini.  A*22  settembre  elet- 
to Pio  III,  liberò  i  dintorni  dalle  vessa- 
zioni dell'esercito  francese,  ch'era  venuto 
per  la  guerra  cogli  spagnuoli,eda  quello 
del  Borgia,  il  quale  si  raccomandò  al  Pa- 
pa contro  le  forze  degli  Orsini ,  che  vo- 
levano vendicare  la  morte  de'Ioro  paren- 
ti e  la  perdita  di  parte  del  palazzo.  Pio 
HI  fece  porre  in  Castel  s.  Angelo  Borgia, 
e  voleva  ritenerlo  sino  alla  restituzione 
de'tanli  dominii  occupati ,  quando  mori 
dopo.26  giorni  di  governo.Col  i  .°novem- 
bre  fu  eletto  Giulio  II,  che  mandò  nel- 
la rocca  ()l* Ostia  Ccsaie  Borgia,  ma  fug- 


ROM 
g'i  dal  cognato  redi  Navaira;  indi  con- 
feicQÒ  nel  senatorato  per  altro  semestre 
de  Maschis,  e  nell'  anno  seguente  lo  fece 
proseguire  nella  carica  e  dichiarò  conte 
del  s.  palazzo  Lateranense.  Divenuto  que- 
sti facoltoso  ,  con  disegno  di  Bramante 
fabbricò  un  bel  palazzo  in  Rimini.  Pri- 
ma di  partire  dal  conclave,  Giulio  li  con- 
fermò governatore  di  Roma  il  celebre  Ni- 
colò Bonafede  di  s.  Giusto,  il  quale  poi 
gli  rappresentò  Roma  divenuta  spelonca 
di  ladroni,  e  tana  d'omicidiari  e  banditi 
d'Italia,  tutti  incedendo  armali;  quindi 
risse,  prepotenze,  disordini,  ed  incredi- 
bile impedimento  all'azione  della  giusti- 
zia; per  cui  propose  unico  rimedio  il  ge- 
neraledisarnio,inclusivamentealla  guar- 
dia papale  quando  si  recasse  al  di  là  di 
Ponte  s.  Angelo.  11  Papa  approvò  il  di- 
visamento,  e  raccomandò  ponderazione 
e  calcolar  prima  se  poteva  riusciie  nel- 
l'arduo intento,  per  gl'impegni  de' car- 
dinali, baroni  ed  altri  grandi  signori.  11 
prelato  l'assicurò  avere  tutto  preso  a  cal- 
colo, solo  bramare  promessa  che  avreb^ 
be  rigettalo  costantemente  ogni  doman- 
da di  grazia,  ed  il  Papa  lo  promise.  Al- 
lora il  governatore,  chiamato  il  senato- 
re, il  barigello,  i  capitani  e  gli  altri  of- 
fiziali,  comandò  loro  di  levare  le  armi 
ovunque  le  trovassero,  essendo  proibite 
dagli  statuti  e  dalle  leggi;  quindi  colla 
sua  mirabile  fermezza  riuscì  a  disarma- 
re il  popolo.  Dopo  un  mese  il  governa- 
tore fece  bandi  terribili  contro  i  delato- 
ri di  armi,  ancorché  baroni,  condottieri 
di  squadre,  famigliari  e  guardie  del  Pa- 
pa e  cardinali:  e  siccome  la  forza  e  virtù 
del  governo  consiste  non  già  nel  promul- 
gar leggi,  ma  nel  farle  osservare,  fu  il 
prejalo  inflessibile  con  tulli  nel  rigoro- 
so temperamento  preso.  Egli  stesso  per- 
ciò cavalcava  per  Roma  col  senatore  ed 
i  solili  ofTiziali,  anche  di  notte,  e  talvol- 
ta colla  celata  in  testa  e  le  armature  sotto 
il  rocchetto.  Subilo  tutto  il  mondo  corse 
da  Giulio  II  a  reclamare  gl'imprigiona- 
li  ;  ma  il  Papa  rispose  non  potere  ini- 


R  O  AI  II 

barazzarsene  per  la  parola  data.  Il  gover- 
natore poi,  con  cortesi,  brevi  e  risolute 
risposte,  si  sbrigava  dai  biglietti  eamba- 
sciale de'cardinali  e  di  altri  grandi.  Cos\ 
Bonafede  inesorabile  e  senza  riguardi  a 
veruno,  colla  prigione,  con  4?  6  o  io 
strappate  di  corda  alle  braccia,  date  ia 
pubblico  avanti  corte  Savella,  oltre  le  pe- 
ne pecuniarie,  restituì  la  piena  tranquil- 
lila a  Roma  e  non  fu  lieve  impresa,  poten- 
dosene leggere  grinleressanli particolari 
nella  T^ita  di  Bonafede  del  conte  Leopar- 
di, a  p,  62  e  seg.  Per  riformare  poi  la 
corte  e  famiglia  pontificia, Giulio  lì  chia- 
mò ad  abitare  il  suo  palazzo  apostolico  s, 
Gaeta  no,  e  lo  fece  suo  prelato  domestico  e 
prolonotario  apostolico  :  come  s.  Gaeta- 
no edificò  tutti,  lo  notai  nel  voi.  L VI,  p  1 7. 
Nel  1 5o5  fu  senatore  Carlo  de  Grassis  dì 
Bologna,  nel  i5o6  Giovanni  de  Morat- 
lini  di  Forlì  dottore  di  leggi.  Giulio  li 
si  propose  ad  ogni  costo  di  spogliare  al- 
cuni signorotti  delle  terre  usurpate,  ed 
i  veneziani  di  quanto  aveano  occupato. 
Richiamò  dall'esilio  i  Colonna,  gli  resti- 
tuì le  loro  terre,  maritò  sua  nipote  Lu- 
crezia aMarc'Antonio,  e  li  beneficò  :  al- 
trettanto fececogliOrsini,  ed  a  Gio.  Gior- 
dano Orsini  die  per  isposa  Felice  sua  fi- 
glia che  avea  avuta  in  gioventù.  Per  le 
sue  imprese  nella  ricupera  de'  domini!, 
partì  a'23  agosto i5o6,  lasciando  legato 
di  Roma  il  cardinal  Gio.  Antonio  San- 
giorgi, che  per  riverenza  alla  s.  Sede  non 
volle  mai  usare  del  diritto  di  farsi  pre- 
cedere dalla  Croce  astata  o  pontificia. 
Furono  intanto  senatori,  nel  iSoy  Gio, 
Battista  de  Castello  bolognese,  nel  qua- 
le anno  Giulio  II  tornò  trionfante  in  Ro- 
ma a'27  marzo,  e  neli5o8  Anton  Ma- 
ria de  Sala  di  Bologna,  ed  Egidio  Auge» 
lo  Arca  di  Narni.  Per  la  famigerata  lega 
di  Camhray ,  non  solo  i  veneti  furono 
vinti  e  doverono  abbandonare  l'occupa- 
to, ma  supplicare  per  1'  assoluzione  dal 
fidminato  interdetto,  che  riceverono  gli 
ambasciatori  alle  porte  della  basilica  Va- 
ticana. Si  registra  ueliaog  senatore  Ga- 


12  ROxAI 

kotto  de  Giialdis  di  Ri  mi  ni,  nel  1 5»  i  o  Pie- 
tro Cenni  i\'i  Faeiiza,  dello  pure  Indovi- 
ni e  creato  cavaliere.  Padre  comune  dei 
ièdeli,  Giulio  II  ritiratosi  dalla  lega,  fu 
esposto  al  risentimento  di  Francia,  pio- 
tetti  ice  del  duca  di  Ferrara  feudatario 
prepolente, ed  alla  guerra  che  gli  dichia- 
rò. Per  meglio  attendervi,  dopo  aver  sco- 
municato i  suoi  nemici,  il  i.^settemhre 
lasciò  Roma  e  tornò  a  Bologna,  e  vi  giun- 
se a' 22;  ciò  che  disapprovando  alcuni 
cardinali  ligi  ai  francesi,  osarono  scisma- 
ticamente ribellarsi  e  convocare  il  conci- 
liabolo di  Pisa,  che  Giulio  II  con  loro  a- 
iiatematizzò,  e  vincitore  entrò  in  Miran- 
dola; passò  quindi  in  Ravenna  e  si  resti- 
tuì in  Roma  a'27  giugnoi5i  i,  essendo 
senatore  il  conte  Pietro  de  Squarcialupi 
di  Firenze,  che  lo  fu  ancora  nel  seguente 
anno.  Nel  medesimo i5i  i  a'27  o  28  a- 
gosto,  il  Papa  riuscì  finalmente  a  paci- 
ficare i  Colonna  cogli  Orsini,  colla  coopc- 
razione di  Marc'Antonio  Altieri  ;  ciò  av- 
venne dopo  il  tumulto  eccitato  da  Pom- 
peo Colonna  vescovo  di  Rieti,  e  da  Ro- 
berto Orsini  j  quando  cioè  si  credeva  il 
l'apa  morto.  A  memoria  dell'avvenimen- 
to, sigtjificante  per  Roma,  Giulio  II  fece 
coniare  una  medaglia  con  l'epigrafe,  Pax 
Romana  :  tutto  e  meglio  si  può  vedere 
ue'vol.  XIV,  p.  288,  XL!X,  p.  i58.  Ai 
10  maggio  i5i2  il  Papa  incominciò  la 
celebrazione  del  concilio  generale  di  La- 
teranOjOve  intervenne  il  senatore  Squar- 
cialupi, e  prese  posto  dopo  i  generali  de- 
gli ordini  regolari,  registrato  col  titolo  di 
Magnifico  e  Doniinus;  fu  pure  alla  ses- 
sione del  3  dicembre.  Il  gran  Giulio  II 
terminò  di  vivere  a'  21  febbraio  i5i3, 
mentre  la  sua  gloria  era  giunta  al  più  su- 
blime apice,aveudo  riempito  l'Europa  del 
lemutosuonome.Protesse  magnificamen- 
te le  arti  e  le  lettere,  pel  i  °  formò  in  Ro- 
!ua  quel  gran  seggio,  che  leprirae  tuttora 
prosperosamente  vi  mantengono.  Fu  egli 
che  die  l'iniziativa  e  preparò  l'aureo  se- 
colo che  prese  nome  dal  successore,  come 
provai  nella  sua  biografia,  narrando  che 


ROM 

demolita  la  vecchia  basilica  Vaticana  in- 
cominciò la  nuova,  incomparabile  n»era- 
viglia  del  mondo;  che  sunluosamenleab- 
belli  Roma  e  il  Valicano,  per  opera  dei 
sommi  Michelangelo,  Raffaele,  15raman- 
te,  Peruzzi,Sangallo;dicendoildottoFea, 
che  Giulio  II  dovi-ebbe  quasi  reputarsi 
il  3."  fondatore  di  R.oma,  per  luttequelle 
splendide  benemerenze  che  a  detto  arti- 
colo riportai,  e  pe'5  milioni  di  ducati  d'o- 
ro che  lasciò  e  co'quali  potè  largheggiare 
Leone  X  colle  arti  e  colle  lettere;  il  per- 
chè al  genio  di  Giulio  II  principalmen- 
te sembra  doversi  ripetere  la  gloriosa  e- 
poca  del  risorgimento  e  della  grandezza 
di  Roma  papale.  Nel  5."  giorno  de*  no- 
vendiali funerali  di  Giulio  II,  fu  tenuta 
da'cardinali  la  solila  congregazione,  ed  i 
conservatori  di  Roma,  uniti  a  molti  ro- 
mani, fecero  istanza  al  s.  collegio:  Mo- 
nasleriuni  s.  Pauli  erigi  in  Ecclesia  col- 
legialam,  et  ibi  canonicos  romanos  depu- 
tar i^  cuìn  Archipresbylero  Cardinali ,  a 
somiglianza  delle  3  basiliche  patriarcali 
Lateranense,  Vaticana  e  Liberiana. 

Leone  X  della  famiglia  Medici,  mece- 
nate munifico  de'Ietterati  e  degli  artisti, 
dopo  1 7  giorni  degnamente  successe  a 
Giulio  lì,  econ  solennissima  pompa  ecol- 
la spesa  di  100,000  scudi  prese  possesso 
della  basilica  Lateranense  (essendo  stato 
l'ultimo  che  nella  meravigliosa  cavalca- 
ta incedesse  cogli  abiti  sagri  ),  avendone 
fatti  distribuire  altrettanti.  Perdonò  Pom- 
peo Colonna,  che  poi  creò  cardinale,  e  fu 
liberale  coi  Colonnesi.  Tra  le  prime  sue 
cure  fu  il  compimento  del  concilio,  nel 
quale  con  un  conservatore  di  Roma  si 
recò  il  senatore  Gia/io^corzrtfi  della  Ca- 
stelluccia,  dal  Papa  nuovamente  eleva- 
to a  tal  dignità,  e  sedè  dopo  i  ministri 
regi.  A  Leone  X  si  crede  diretta  una  sup- 
plica dai  vecchi  nobili  romani,  per  ri- 
muovere l'abuso  introdotto  nelle  elezio- 
ni delle  magistrature  civiche,  precipua- 
mente de'conservalori  della  camera  di  Ro- 
ma, in  cui  si  ammettevano  persone  di  na- 
scila vile,  vaccinari  e  persone  ignote.  Ne 


n  o  'vi 

darò  un  cenno.  «  La  s.  Se<\c  ha  governato 
sempre  questa  citlà  con  timore  e  amore; 
col  tiraoreper  mezzo  de'i^o  verna  lori  e  dei 
barigelli  (di  cui  a  Birri), coH'amore  ser« 
vendosi  de'conservatori»Se  in  questa  mo- 
gistraliu'a  non  si  collocano  uomini  gravi 
e  benemeriti, autorevoli  ecostiluili  in  co- 
spicua nobiltà  ,  non  possono  andar  bene 
Je  cose, come  Io  prova  l'avvenuto  nell'ul- 
tima sede  vacante,  in  cui  la  basilica  e  mo- 
nastero di  s.  Paolo  patirono  violenze  e 
rapine.  I  Papi  predecessori  di  vostra  San- 
tità non  aflidarono  alla,  sorte  e  alla  for- 
tuna r  elezione  di  tal  magistrato ^  ma  vi 
collocarono  persone  di  merito,euno  di  es- 
si fu  sempre  dottore  di  legge,  nella  dura- 
ta del  trimestre  :  mai  si  costumò  dipen- 
dere dall'arbitrio  della  plebe  imperita,  e 
avida  di  cose  nuove.  Fu  talvolta  usato  il 
l)ussolo,  quale  scudo  onde  allontanare  le 
importune  preghiere  de'cardinali,  e  di  al- 
tre persone  per  favorire  gli  amici,  pur  non 
ostante  ebbe  luogo  l'arbitrio  delle  nomi- 
ne. Gli  attuali  conservatori  hanno  tratto 
in  inganno  la  Santità  vostra,  nel  chiede- 
re a  nome  del  popolo  i'imbussolazione  di 
tutti  gli  offici,  come  apparisce  dalle  preci 
avanzate  al  s.  collegio  nella  sede  vacan- 
te, colle  quali  venne  implorata  l'imbus- 
solazione  soltanto  degli  offici  restituiti,  su 
di  che  fu  giusta  la  domanda,  poiché  non 
hanno  alcuna  giurisdizionaleamministra- 
zione.  I  moderni  conservatori  temono  che 
molte  cose  si  ritrattino  e  fatte  da  essi  per- 
versamente, e  perciò  procurarono  creare 
imbussolalori  plebei,  pochi  eccettuati,  e 
perloro  mezzo  imbussolarsi  giovani  ine- 
sperti, e  molti  anche  di  vilissima  condi- 
zione; sono  poi  stati  rigettali  i  nobili,  in 
disonore  della  Santità  vostra  e  del  popolo 
romano.  E"  stato  prescritto  che  non  sieno 
imbussolate  più  personed'un'istessa  fami- 
glia per  l'olficiodi  conservatori,  ed  al  con- 
trario poi  si  è  operato  con  imbussolarsi 
due  delle  famiglie  ...  Inoltre  gli  attuali 
eonseivatori  e  priore  de'caporioni  hanno 
imbussolati  se  slessi,  i  figli,  i  fratelli,  e  qua- 
lunque loroparenle,  quando  doveano  im- 


E  O  M  1 3 

bussolnre  i  più  degni.  Contro  la  disposi- 
zione  d'Eugenio  IV  in  luogo  de'prirai  cit- 
tadini romani,  e  fra'  quali  un  dottore  di 
legge,  tranne  pochi, sonosi  imbussolali  a 
rettori  dèlio  studio  persone  vili,  e  la  mag- 
gior parte  essi  stessi  imbussolalori.  Eguah 
niente  fu  ordinalo  che  non  dovesse  im- 
bussolarsi una  persona  che  per  un  solo 
officio  o  al  più  per  due,  ed  al  contrario 
alcuni  sonostali  imbussolali  per  3  e  anche 
per  4  offici  a  discapito  de'figli,  de'nipoti, 
de'parenli.  Fu  ordinato  che  i  soli  cittadini 
nativi  e  i  benemeriti  fossero  imbussolati, 
ed  all'opposto  è  stata  imbussolata  una  ca- 
terva di  questi,  fra'  quali  un  vaccinaro  e 
molti  incogniti.  Elegga  dunque  la  Santi* 
tà  vostra  3  gravi  e  cospicui  personaggi  a 
conservatori,  i  quali  sappiano  e  voglinno 
correggere  le  cose  malamente  falle,  e  di- 
sporle  bene  per  l'avvenire;  non  che  si  de- 
sidera la  riordinazJone  dell'aimona,  eal- 
cun' altre  cose  che  il  popolo  romano  ha 
stabilito  di  fare  a  gloria  di  vostra  Santi- 
tà ".  Quanto  all'  annona,  dirò  con  mg.'^ 
JXicolai,  Memorie  sull'Annona  di  Eoma, 
t.  3,  p.  67,  che  sebbene  Leone  X  confer- 
masse la  giurisdizione  delia  prefettura  del- 
l'annona appartenente  ad  uno  òe  Chieri- 
ci di  cnmera,  nondimeno  non  fece  altri 
provvedimenti.  Anzi  egli  era  per  massi- 
ma contrario  alle  leggi  annonarie,  e  sole- 
va dire:  »  Che  a  volersi  fare  amicissimo 
il  popolo  non  bisognava  per  mantenere 
la  città  abbondante,  stabilire  prezzo  al- 
cuno a'iraffichi  della  vitlovaglia,  e  ch'e- 
ra necessario,  levando  via  gli  appalti,  la- 
sciare ogni  cosa  libera  e  senza  paura,  ai 
privati  voleri  de'mercatanli,  siccome  an- 
che sono  le  bocche  degli  uomini  :  percioc- 
ché quella  libertà  preposta  infìannnava 
l'ingordigia  de'mercatanli,  e  per  loro  con- 
corso ed  invidia  loro,  ogni  cosa  poi  veni- 
va a  buona  derrata;  e  la  città,  riempien- 
dosi i  granai,  abbondantissima  diventa- 
va ".  Osserva  Nicolai,  lodando  il  commer- 
cio libero,cheperòil  sapere  adattare  que- 
sto mezzoai  bisogni  e  alle  circostanze  del- 
le nazioni,  ciò  è  stato  riservato  a  pochi, 


i4  KOM 

i  quali  abbiano  saputo  fare  un  calcolo  e- 
satlo  di  tulle  le  particolarità  dello  slato 
che  governano.  LeoneXcreh  senatori  nel 
i5i4  Giacomo  Bovio ò\  Bologna, ilqua- 
leconfermògli  statuii  de' vaccinari,  ed  in- 
tervenne alla  sessione  del  concilio  de*  5 
maggio,  e  trovasi  il  suo  nome  registrato 
dopo  i  ministri  regi;  enei  i5i5  il  conte 
Pietro  Borghese  di  Siena, che  proseguì  ad 
esserlo  nel  i5i6  con  massima  lode.  Per 
que'motivi  che  descrissi  alla  biografìa,  il 
Papa  p^rtì  da  Roma  ili.°  ottobre  i5i5 
per  Firenze,  onde  abboccarsi  in  Bologna 
con  Francesco  I  re  di  Francia^  lascian- 
dovi legato  il  cardinal  Francesco  Socleri- 
nij  e  ritornandovi  a' 1 8  febbraio 1 5i 6.  In 
parte  di  quest'anno  e  del  seguentesembra 
che  fosse  senatore  Gio. Battista  N.^che  in- 
tervenne al  concilio  nella  sessione  de'iG 
marzo  1 5 1 7,  e  gli  successe  il  conte  Pietro 
de  Squarciali! pi  fiovenlìno  e  continuo  nei 
i5i8.  Leone  X  nel  1 5i  7  poco  mancò  che 
non  fosse  vittima  della  terribile  congiura 
ordita  contro  la  sua  vita,  che  narrai  nel- 
la biografia  ein  quelle  de'6  cardinali  che 
ne  fecero  parte,  de'quali  5  furono  priva- 
ti della  porpora,  e  Alfonso  Petrucci  de- 
capitato in  Castel  s.  Angelo.  Vedendosi 
il  Papa  poco  amato  da'i3  cardinali  che 
componevano  il  s.  collegio,  nel  i.°  luglio 
ne  creò  e  pubblicò  3 1 ,  lo  che  Roma  non 
avea  mai  veduto,  né  vide  poi,  come  notai 
a  Pjiomozioni  :  de'romani  furono  8,  cioè 
Conti,  Cesi,  Colonna,  Cesarini,  de  Cupis, 
Jacobazzi,  della  Valle,  e  Orsini.  11  senato 
e  popolo  romanogli  decretò  una  statua  in 
Campidoglio,  che  esiste  ancora  in  una  sa- 
la del  palazzo  de'  Conservatori.  L'  anno 
i5i7  fu  altresì  infaustamente  memora- 
bile per  l'apostasia  dell'  empio  Lutero,  e 
pei  perniciosissimi  errori  che  promulgò, 
da  cui  derivarono  Iun2:ue  guerre  di  reli- 
gione  e  1  apostasia  di  milioni  e  milioni  di 
cattolici,  i  Luterani  ed  una  innumerabile 
quantità  di  pestifere  sette  di  eretici,  la 
cui  eterna  perdizione  tuttora  piange  la 
Chiesa.  Il  Papa  iece  senatore  nel  i5ig  il 
conte  Gabriele  Bonarelli  d'Ancona,  che 


ROM 

proseguì  neh  520  e  nel  1^21,  nel  quale 
anno  riformò  e  confermò  gli  statuti  dìRo- 
ma:  questo  senatore  applicato  alla  mili- 
tare disciplina  era  slato  commissario  a- 
postolico delle  armi  sotto  Alessandro  VI, 
e  generale  delle  galere  pontificie  di  Giu- 
lio li.  Sconfitto  l'esercito  francese,  dal 
papale  e  imperiale,  per  cui  la  Chiesa  ricu- 
però i  suoi  dominii  di  Parma  e  Piaceu' 
za,  Leone  X  ne  fecegrandi  allegrezze  in 
Roma,  in  mezzo  alle  quali  morì  il  i.**di- 
cembrei52i.  Nel  promuovere  gli  studi 
delle  arti  e  delle  lettere,  nel  premiarne  e 
proleggerne  i  cultori,  fu  veramente  ma- 
gnanimo, avendo  il  gusto  sublime  del  bel- 
lo; onde  lo  splendore  e  l'incremento  del- 
le scienze  e  delle  arti  assai  gli  deve,  e  in 
modo  particolare  Roma  pei  monumenti 
cui  l'illustrò,!  quali  si  ammirano  neirC/'^- 
niversilà  romana^  nel  Vaticano,  sia  per 
quanto  fece  nel  palazzo,  sia  nel  prosegui- 
mento della  basilica  nelle  gigantesche 
proporzioni  incomincialedairilluslre  pre- 
decessore, sia  nel  rinnovato  Battistero  La- 
teranense.  Le  successive  carestie  ,  pesti- 
lenze, occupazione  di  Roma  e  tremendo 
saccheggio,  rovinarono  in  tutto  la  flori- 
da Roma  e  le  fecero  sensibilmente  di- 
minuire la  popolazione;  pertanto  si  dis- 
se, che  le  scienze, le  belle  arti,  e  l'abbon- 
danza già  goduta  di  tutte  le  cose,  erano 
slate  sepolte  nella  medesima  tomba  di 
Leone X,  con  l'aureo  suo  tempo.  Entra- 
rono nel  conclave  del  Vaticano  39  cardi- 
nali, quanti  mai  per  l'addietro  non  era- 
no intervenuti  all'elezione  di  verun  Papa, 
i  quali  a'g  gennaio  i  522  elessero /^^nìi- 
no  VI»  non  conosciuto,  assente  e  dimo- 
rante nella  Spagna,  perciò  con  generale 
sorpresa;  onde  ai  romani  non  fu  grata  l'e- 
lezione, temendo  che  potesse  il  Papa  re- 
stare in  quel  regno,  per  cui  usciti  i  cardi- 
nali dal  conclave  ,  ebbero  a  soffrire  non 
poche  ingiurie  dalla  sdegnata  plebe.  I  ro- 
mani scrissero  a  Adriano  VI  per  eccitar- 
lo a  sollecitare  la  venuta,  rimarcando 
(juanto  notai  nel  voi.  LV,  p.  265, che  Ro- 
ma possiede  le  teste  de'ss.  Pietro,  Paolo 


ROM 

e  Andrea  ,  quindi  non  esservi  cosa  più 
gloriosa  che  il  poterle  baciare  (ed  io  ho 
a  vulo  questa  dolce  consolazione  rei  igiosa, 
ed  ivi  lo  notai).  Come  i  cardinali  in  sede 
vacante  confermarono  il  senatoreBona* 
relli,  altrettanto  fece  Adriano  VI,  e  con- 
tinuò in  parte  del  i523.  I  sagri  elettori 
nel  creare  questo  Papa,  ebbero  in  consi- 
derazione, essere  egli  grandemente  favo- 
rito nella  corte  cesarea,  già  maestro  del 
potentissimo  Carlo  V  imperatore  e  re  di 
Spagna,  laonde  poter  meglio  d'ogni  altro 
riparareeabbatlerela  crescente  eresia  lu- 
terana,  che  era  l'affare  che  avesse  allora 
la  Chiesa  di  maggior  importanza.  Narrai 
a  Magia,  che  in  questo  tempo  essendo  in 
Roma  la  peste,  fece  un  incantesimo  De- 
metrio spartano ,  a  cui  il  popolo  prestò 
credenza,  ma  poi  si  pentì  dell'errore  coni  • 
messo,  ed  il  male  infuriò.  Descrissi  a  O- 
STiA  come  il  Papa  vi  approdò,  e  ad  In- 
gressi SOLENNI  IN  Roma  il  suo  trionfale 
a'29  agosto  i522,  facendo  il  senatore  e 
conservatori  a  Porta  s.  Paolo  la  tradizio- 
ne delle  chiavi  della  città,  alquanto  de- 
solata dalla  Pestilenza  che  continuava. 
Giusto  e  severo,  a'3i  emanò  un  rigoroso 
bando  contro  i  detentori  dellearmi,  aven- 
do già  gravemente  ammonito  i  cardinali 
di  non  ricevere  ne'Ioro  palazzi  banditi  e 
uomini  di  mal'affare,  e  vi  lasciassero  en« 
trare  il  bargello  a  eseguire  la  giustizia;  in- 
di si  dedicò  con  zelo  alla  riforma  della 
Corte  di  Roma^  ed  a  correggere  gli  abu- 
si ch'erano  segno  de'sarcasmi  degli  ereti- 
ci,rivocando  a'cardinali  gl'indulti  che  go- 
devano^ e  fece  mettere  in  Castel  s.  Ange- 
lo il  cardinal  Sederini,  per  la  segreta  in- 
telligenza che  avea  con  Francia.  Nel  1 52  3 
Adriano  VI  mori  a'  14  settembre,  e  sic- 
come nemico  delle  antichità ,  de'  poeti  e 
delle  Pasquinate j  voleva  far  gittate  nel 
Tevere  il  famoso  simulacro  di  Pasquino, 
così  la  mordace  satira  noi  risparmiò  do- 
po defunto,  ornando  di  fronde  festive  la 
porla  della  casa  del  suo  medico,  con  que- 
sta iscrizione:  Liberatori  Patriae  S.  P.  Q. 
^-  In  virtù  dell'ultima  riforma  degli  sla- 


R  O  M  1 5 

luti  di  Roma,  cessando  in  sede  vacante  o- 
gni  giurisdizione  nel  senatore, e  dovendo 
subentrare  in  suo  luogo  unode'conserva- 
tori  della  camera  capitolina,  l'elezione  la 
fecero  gli  altri  conservatori,  il  priore  dei 
caporioni,  e  alcuni  di  questi  col  consenso 
de'cardinali  e  del  passato  senatore  Bona- 
relli,  ed  a'  i5  prese  possesso  il  conserva- 
tore deputato  Giustino  de  Canusiis,  per 
durare  sino  all'elezione  del  nuovo  sena- 
tore. A'i  8  novembre  restò  eletto  Clemen- 
te VIl^  per  opera  principalmente  de'car- 
dinali giovani  :  se  i  principii  del  suo  pon- 
tificato furono  pacifici,  la  continuazione 
divenne  tanto  burrascosa,  che  la  Chiesa  e 
Roma  forse  non  provaronogiammai sot- 
to il  regno  di  un  sol  Papa  le  dolorose  ca- 
tastrofi cui  soggiacquero.  Nel  1 524  ^*-'ce 
senatore  il  conte  Simone  Tornaboni  fio- 
rentino, zio  di  Leone  X,  e  continuò  nel 
1 525  e  nel  1526:  in  quest'annoper  pren- 
dere possesso  in  Firenze  della  dignità  di 
gonfaloniere  di  giustizia,  ottenne  il  per- 
messo di  stare  in  patria  due  mesi,  facendo- 
ne le  sue  veci  di  diritto  il  conservatore 
Domenico  de  Pichis  e  lo  era  a'29  mag- 
gio. In  tempo  di  questo  senatore  Loren- 
zo o  Lorenzeltode  Medici  parente  del  Pa- 
pa ,  di  notte  tolse  le  teste  a  diverse  sta- 
tue antiche  dell' arco  di  Costantino  e  al- 
tri luoghi,  di  bel  lavoro  e  fino  artificio. 
Appena  il  popolo  se  ne  accorse  fece  gran 
rumore,  e  il  Papa  ignorandone  l'autore 
lo  condannò  senza  processo  alle  forche 
chiunque  fosse,  eccettuato  il  cugino  Ippo- 
lito de  Medici  poi  cardinale.  Questi  si  re- 
cò dal  Papa  a  scusar  Loienzo,  come  gio- 
vane amante  di  anticaglie  e  ne  mitigò  lo 
sdegno;  però  Lorenzo  dovè  partir  da  Ro- 
ma pei  due  bandi  del  senatore  e  de'capo- 
rioni,  che  chiunque  Io  uccidesse  sarebbe 
premiato,  per  la  grave  orazione  pronun- 
ziata al  senato  da  Mario  Molsa.  Qui  av- 
vertirò che  poi  Clemente  XII  restaurò  l'ar- 
co, vi  pose  una  delle  8  colonne  di  giallo 
antico,  e  la  statua  dello  schiavo  di  cui 
mancava,  e  le  leste  degli  altri  schiavi  tolte 
daLorenzo,il  lutto  con  l'opera  dello  scul- 


)G  ROM 

tore  Brncci  :  inoltre  ampliò  la  piazza  pro- 
pinqua per  non  impedirne  il  prospelfo. 
^'elI  525  Clemente  VII  celebrò  'ì\c)°  An- 
no sdufo,  con  poco  concorso  per  la  peste 
che  invase  Roma,  per  le  guerre  e  i  tumul- 
ti de'Iulerani.  In  questo  medesimo  anno 
il  Papa  a'3o  aprile  si  recò  in  cavalcala  a 
visitare  la  basilica  Laleranense,  passando 
a  dormire  nel  palazzo  Colonna;  nel  di  se- 
guenlei.*'  maggio  nella  propinqua  basi- 
boa  de'ss,  XII  Apostoli  celebrò  messa  pon- 
tificale. Dopo  il  banchetto  imbandito  dai 
Colonnesi,  dalle  finestre  rispondenti  alla 
chiesa, in  questa  vide  lo  spettacolo  curio- 
so e  improprio  che  soleva  farsi  per  la  fe- 
sta de'ss.  Filippo  e  Giacomo,  de'  volatili 
e  acqua,  che  con  clamore  si  gettavano  al- 
la plebe,  e  che  descrissi  nel  voi.  XIV,  p. 

^89. 

Narrai  a  Francia  come  il  famoso  Car- 
lodi  Bourbon  contestabile  di  Francia, per- 
seguitiUo  dalla  madre  del  re  Francesco 
1  per  la  successione  de'suoi  stati,  si  diede 
a  servire  Carlo  V  emulo  e  competitore 
del  re,  sminuendo  le  forze  di  questo,  e  au- 
mentando le  imperiali,  de'quali  fu  fatto 
comandante  dell'esercito  di  Lombardia, 
quindi  vincendo  la  battaglia  di  Briagas 
ripigliò  e  tolse  ai  francesi  lutto  il  duca- 
to di  Milanoj  il  quale  volendo  ricuperare 
Francesco  I  restò  prigioniero  di  guerra 
a  Pavia  e  fu  condotto  a  Madrid,  donde 
uscì  a  dure  condizioni,  fra  le  quali  la  rein- 
tegrazionedel  confiscato  al  Bourbon. Que- 
sti quanto  divenne  caro  a  Carlo  V  ,  al- 
trettanto fu  disprezzato  dalla  sua  corte, 
considerandolo  traditore  del  proprio  so- 
vrano. Chela  formidabile  possanza  diCar- 
Jo  V  anche  in  Italia,  avendo  fatto  perde- 
re l'equilibrio  europeo,  determinò  Cle- 
mente VII  alla  malaugurata  lega  di  Co- 
gnac conYi'dincesQO  I  e  altri,  e  contro  Car- 
lo V,  che  allora  chiamala  Santa  Le^a 
per  esservi  alla  testa  il  Papa,  per  quanto 
questi  n'ebbe  a  soffrire  con  più  di  ragio- 
ìie  fu  poi  della  Lega  funesta  a  .ma  San- 
tilày  e  pei  fatali  danni  che  gravitarono  su 
Roma  e  sua  Campagna,  Clemente  VII 


ROM 
fra  i  motivi  chea  ciò  lo  determinarono  ad- 
dusse il /?^gf/o  exeqnatur  ordinatoal con- 
siglio di  Spagna  da  Carlo  V  sull'  esame 
delle  bolle  pontificie.  Siffalla  alleanza  of- 
fese tanto  l'animo  di  Carlo  V,  che  tosto 
pubblicò  la  guerra  al  Papa.  Furono  i  pri- 
mi a  darvi  principio  neh  526  nella  Cam- 
pagna e  in  R.oraa  i  Colonnesi  partigiani 
dell'imperatore,  ad  onta  delle  beneficen- 
ze loro  comparlitedal  Papa,  il  quale  trop- 
[30  economo  a vea  licenziate  le  Milizie  pon- 
tificie. Rifugge  il  mio  animo,  e  noi  con- 
sente la  qualità  di  questa  mia  opera  e 
l'ampiezza  di  questo  arlicolo,di  dettaglia- 
re il  principio  e  ilfinedi  tale  guerra,  di- 
pingere tutte  le  inaudite  calamità  e  stra- 
zianti sciagure  che  patì  Roma;  nondime- 
no si  tenga  presente  V  avvertita  indica- 
zione, che  le  parole  in  corsivo,  se  articoli, 
in  gran  parte  possono  supplire  alla  mia 
brevità,  per  le  tante  interessanti  partico- 
larità in  essi  trattale.  I  Colonna  uniti  a  d. 
Ugo  Moncada  viceré  di  Napoli  per  Car- 
lo V,  fecero  scorrerie  nella  Campagna, e 
occuparono  Ceprano  e  Bauco  nella  dele- 
gazione di  Frosinone.  Allora  Clemente 
VII  con  bolla  esorlò  i  feudatari  del  regno 
di  Napoli  a  prendere  le  armi  e  difende- 
re gli  stati  di  s.  Chiesa,  assolvendoli  dal 
giuiamento  di  fedeltà  a  Carlo  V  vassallo 
della  s.  Sede,  e  muoversi  contro  i  Colon- 
na. La  bolla  fu  vuota  d'effetto,  ed  in  ve- 
ce il  beneficato  cardinal  Pompeo  Colon- 
na proclamò  in  Roma  la  libertà  alla  ve- 
nuta del  Moncada  col  suo  esercito  ,  indi 
con  questo  i  Colonna  a'20  o  26  settem- 
bre 1 526 sorpreselo  Borgo  e  la  Città  Leo- 
nina, occuparono  il  Palazzo  T^alìcano,  lo 
saccheggiarono  ,  insieme  alla  cappella  e 
sagrestia  pontificia,  non  risparmiando  la 
propinqua  Chiesa  di  s. Pietro  in  Fatica- 
no, e  massacrando  la  Guardia  Svizzera 
pontificia.  Il  Papa  certamente  vi  sareb- 
be perito,  se  pel  corridoio  che  da  detto  pa- 
lazzo comunica  col  Castel  s.  Angelo,  in 
questo  non  si  fosse  prontamente  rifugia- 
to con  alcuni  cardinali,  acremente  rim- 
proverando il  Castellano  Giulio  de  Medi 


ROM 

ci  per  aver  trovalo  il  forte  sprovvisto  cfi 
tulio,  senza  provvisione  nemiaeno  per  3 
giorni,  senza  m  unizione,  ne  suiìiciente  pre- 
sidio, li  perchè  Clemente  Vllin  costret- 
to cliiamar  la  sera  d.  Ugo  Moucada,  in- 
\iando  in  casa  Colonna  per  ostaggi  i  car- 
dinali Cibo  eRidolfi.  Benché  vi  ripugnas- 
sero i  Coionnesi,  vi  si  recò  il  viceré,  gli 
portò  la  mitra  pontificia  e  un  pastorale  ru- 
bati la  mattina  :  il  Papa  concluse  una  tre- 
gua di  8  mesi ,  e  capitolò  con  Launnoy 
generale  supremo  degl'imperiali,  che  gli 
impose  il  licenziamento  delle  truppe,  e 
potè  restituirsi  al  Vaticano.  Ma  ritorna- 
te in  Roma  le  milizie  di  Lombardia,  Cle- 
nrente  VII  scomunicò  i  Colonna,  invase 
PalianOfGenazzano  e  altri  loro  feudi, eso- 
spese il  cardinal  Pompeo,  il  quale  fece  ap- 
pendere sulle  porte  delle  chiese  di  Roma 
l'appellazione  al  concilio  generale,  benché 
condannata.  Si  venne  a  nuovi  patti  che 
non  si  vollero  osservare  dal  deteslabileco- 
mandante  dell'  esercito,  che  poco  dopo 
piombò  sull'infelice  Roma  a  persuasione 
de'  Colonna  e  di  Alfonso  I  duca  di  Fer- 
rara, il  cui  spietato  saccheggio  predisse  a 
Clemente  /^//Brandano.  Sentendoli  Pa- 
po  che  il  contestabile  di  Borbone  si  pro- 
poneva di  prendere  Roma, gli  scrisse  let- 
tere pei*  ispiegazioni, n'ebbe  invece  ingan- 
nevoli assicurazioni  che  non  pensava  a 
questo,  ma  a  Firenze;  per  cui  impruden- 
temente licenziò  tutti  i  fanti  delle  bande 
nere  che  avrebbero  potuto  disputare  al 
nemicola  meditata  in vasione.Neli  52 yes- 
sendo  Roma  indifesa,  tranne  que'  pochi 
prodi  capitani  della  Milizia^  Renzo  ed 
altri  Orsini  (ali.°  essendo  affidata  la  di- 
fesa della  città),  Baglioni,  Savelli  e  Far- 
nese, e  la  gente  collettizia  che  si  potè  radu- 
nare,avendo  ritardato  i  soccorsi  convenu- 
ti i  francesi,  inglesi  e  altri  collegati,  marciò 
su  di  essa  Borbone  con  1'  esercito  impe- 
riale di  4o,ooo  uomini,  composti  di  6ooo 
cattivi  spagnuoli  sotto  il  comando  di  A- 
Iarcon,di  circa  4ooo  ebrei,di  3ooo ita- 
liani avventurieri  ladroni  e  sicarii,  il  resto 
tedeschi  nella  più  partearrabbiali  e  fana- 


li O  M  17 

liei  luterani chedicevanosempreiV/tePdt- 
pa^  non  lo  vogliamo;  uno  de'  quali  chia- 
mato Verde  Sii  va  erasi  proposto  colla  pel- 
le del  Papa  farsi  una  frusta  e  portare  su- 
bito la  nuova  di  ciò  a  Lutero,  per  avere 
resistito  alla  di  lui  parola  di  Dio!  I  Co- 
ionnesi avellano  io, ooo  armati.  Adonta 
delle  pioggie  e  delle  nevi,  Borbone  tra- 
versò le  montagne,  infervorando  le  cru- 
deli sue  truppe  colla  promessa  di  ricco 
bottino  in  Roma.  Giunto  nelle  vicinanze 
della  capitale  del  mondo,  avendo  affa- 
mato l'esercito,  con  poca  artiglieria,  pre- 
se il  pretesto  di  domandare  al  Papa  ii 
passaggio  per  andare  a  Napoli  e  gli  fu  ne- 
gato. Renzo  assicurò  Clemente  VII  e  la 
corte  che  i  nemici  come  privi  di  vetto- 
vaglia appena  due  giorni  potevano  re- 
stare intorno  le  mura,  e  T  esercito  della 
lega  poteva  al  più  lardare  un  giorno  a  ve- 
nire, ond'erasi  sicuri  della  vittoria.  Intan- 
to i  Colonna  mandarono  provvisioni  al- 
l'esercito, e  questo  si  accinse  a  prendere  la 
città.  I  romani  malcontenli  di  Clemente 
VII,  restarono  indiflferenti  e  tranne  pochi 
si  ricusarono  difendersi, passando  il  Papa, 
dopo  essere  stato  perplesso  se  dovea  uscir 
da  Roma,  coi  cardinali  e  parte  della  corte 
in  Castel  s.  Angelo, poco o  niente  provvi- 
gionatO)  essendosi  aflfatto  mancato  di  pre- 
videnza e  incautamente  troppo  confida- 
to negli  alleati,  senza  essersi  muniti  di  di- 
fese atte  ad  affrontare  una  frotta  di  lupi 
voraci,  gentaccia  gregaria  nella  più  parte. 
ProfittandoBorbone  d'una  densa  nebbia, 
a'5  maggio  per  Porto  5.  Pancrazio  e  Por- 
la  Cavalleggieri  sì  awìc'mò  aWe  Mura  di 
Roma  dalla  parte  detta  la  Città  Leoninay 
e  nel  di  seguente  l'assalìnelle  porte  v^e^ 
tirnìana  e  s.  Spirito.  Al  i  ."assalto  essendo 
Borbone  con  sopravveste  bianca,  dopoa- 
vere  arringateli  soldati  (col capitano  Pier 
Maria  Rossi  nemico  del  Papa)  animando- 
li a  scalar  [e  mura  (sopra  una  mezza  co- 
lonna che  fu  posta  poi  in  capo  di  Borgo 
Pio  presso  s.  Anna,  ove  in  seguito  fu  scol- 
pita un'iscrizione  di  Gregorio  XIII,  come 
leggo  inTorrigio,  Grotte  Faticane,  p. 


VOL.  LIX.. 


j8  ROIM 

260),  mentre  egli  dandone  resempio  vi 
appoggiava  la  scala,  un  colpo  di  palla  ra- 
mala lo  trafisse  mortalmente,  tra  il  ven- 
tre e  la  coscia  dietro  le  reni  (vol.XllI, 
p. 255,  XLV,p.i  i7,XLIX,p.  3o4,ove 
parlai  di  sua  armatura  che  sta  nell'Arme- 
ria delle  yi/zV/z/epapali,  edi  chi  l'uccise), 
pressoPorlas.Spirito^ donde  segretamen- 
te fu  trasportato  nella  cappelletta  de'Goz- 
zadini  detta  della  Madonna  deIRefugio 
(ove  sino  as.Pio  V  erano  appese  alcune 
bandiere  gialle  tolte  dai  romani  ai  nemi- 
ci )  fuori  Porta  Cavalleggjeri  vicino  alle 
fornaci,  ove  poco  dopo  spirò,  laonde  vi  fu 
posta  questa  iscrizione:  Qw?  è  morto  Bor- 
bone. Il  suo  cadavere,  per  timore  che  fos- 
se oltraggiato  dai  romani,  venne  poscia 
dai  suoi  soldati  più  aflezionali  portato 
nella  fortezza  di  Gaeta^  ove  di  esso  rac- 
contai cose  curiose,  avendo  notato  a  Be- 
fana che  il  suo  nome  d'allora  in  poi  ser- 
vì di  spauracchioai  fanciulli,  col  Bocioe 
Barbocio.  Qui  rimarcherò  una  singolare 
coincidenza.  Il  regnante  Pio  IX  nei  1849 
trovandosi  in  detta  fortezza  ricevè  le  chia- 
vi di  Roma,  presa  da  un  altro  francese 
e  dalla  stessa  parte  espugnata!  Camillo 
Orsini  difese  quanto  potè  le  mura  della 
Città  Leonina,  e  forse  fu  suo  il  soldato  ro. 
mano  Francesco  Valentin]  del  rione  Pon- 
te, che  colpì  Borbone,  al  quale  sottentrò 
Filiberto  principe  d'  Grange  (di  cui  an- 
che a  PAESiBASsi)luterano,  che  con  par- 
te dell'esercito  entrato  in  Roma  a  1 3  ore, 
nel  dì  seguente  essendo  i  ponti  senza  di- 
lésa guadagnò  il  rione  Monti,  e  corse  la 
città  quanto  si  estende  dal  Monte  Giani- 
colo  al  Laterano.  Fu  fatta  strage  di  700 
soldati  che  conducevaRenzo  pusillanime, 
e  la  guardia  svizzera  in  pezzi;  profanate 
e  spogliate  tutte  le  chiese,  ninna  eccettua- 
la, inclusivamente  alla  Chiesa  di  s.  Pie- 
tra,  ove  si  frugò  come  altrove  anche  nei 
sepolcri,  compreso  quello  di  Giulio  Ile 
Sisto  IV,  per  rubare  quanto  avevano  di 
valore.  Le  reliquie  empiamente  oltraggia- 
te, dopo  presi  i  reliquiari  :  la  ss.  Eucari- 
stia calpestata  e  fattone  ludibrio.  Si  vio* 


ROM 

larono  le  donne,  e  le  sagre  vergini  nei 
monasteri;  si  commisero  le  più  atroci  bar- 
barie, co'  preti,  religiosi,  véscovi,  prelati, 
nobili,  magistrati ,  nessuno  eccettuato,  e 
con  que'cardinali  che  non  poterono  fuggi- 
re. Immensa  fu  l'uccisione  de' romani,  e 
pochi  di  quelli  che  sopravvissero  andaro- 
rono  esenti,  oltre  il  saccheggio  delle  case, 
da  contumelie  le  più  invereconde  e  tor- 
mentose, come  tra  tanti  s.  Gaetano,  e  Ca- 
raffa poi  Paolo IF.AWe  biografie  de'car- 
dinali  raccontai  cpme  furono  derubali  di 
tutto.  Un  romano  avendo  bellissima  la 
mogliejpiultoslo  che  vederla  vittima,  co- 
me tante  altre,  della  militare  licenza,  l'e- 
sortò a  farsi  uccidere  e  collo  stesso  pu- 
gnale si  tolse  la  vita.  La  bella  villa  che  il 
Papa  aveva  alle  falde  del  Monte  Mario, 
che  i  nemici  guarnirono  d'artiglierie,  fu 
arsa  e  distrutta.  Al  Governatore  di  Ro' 
Vìa  Rossi  che  aveva  arringalo  il  popolo  in 
Araceli,  prima  che  superassero  le  mura, 
essendo  successe  delMonte  poi  Giulio  IH, 
fu  salvato  con  altri  distinti  prelati  da  cer- 
ta morte  per  una  cappa  di  cammino  dal 
cardinal  Pompeo  Colonna,  il  cui  animo 
fiero  si  scosse  alla  vista  di  tanti  feroci  ec- 
cidiJ,  per  cui  salvò  molli  nel  palazzo  del- 
la Cancelleria,  come  dissi  nel  voi.  VII,  p. 
198,  insieme  all'edificazione  della  chie- 
sa di  s.  Andreafuori  della  Porta  del  Po- 
polo, fatta  erigere  da  Giulio  III  per  lo 
scampato  pericolo.  Generale  fu  la  carnìfì- 
cina  e  il  depauperamento ne'terribilissimi 
due  mesi  in  cui  durò  il  rovinoso  sacco,  il 
njaggiore  di  lutti  dacché  esisteva  Roma. 
Gl'iniqui  soldati  luterani  indossale  le  cap- 
pe cardinalizie  in  Cavalcata  bestialmen- 
te vollero  contraffare  i  cardinali  nella  e- 
lezione  del  Papa,  col  portarsi  in  una  del- 
le cappelledel  Vaticano,  ove  con  abbomi- 
nevole  adunanza,  imitando  beffardamen- 
te le  ceremonie  del  conclave,  deposto  Cle- 
mente VII,  elessero  Ptìpa  Lutero,  cui  tut- 
ti dierono  il  volo  ,  e  per  tale  ridicolosn- 
roente  lo  proclamarono,  come  ricordai  nel 
voi.  XL,  p.189,  dicendo  pure  di  qunolo 
si  era  proposto  di  fare  Tni  dente  Fui  sten- 


Il  O  M 
l)erg  oFrancsperg,  che  Dio  punì  innanzi 
che  arrivasse  in  Roma.  Nel  voi.  XLl ,  p. 
9.47  deplorai  il  fatale  bruciamento  degli 
archivi  palatini,  nella  sontuosa  Cappella 
Sistina  ,  che  rimase  peiciò  annerita  ,  la 
quale  i  furibondi  soldati  convertirono  in 
stalla:  altri  preziosi  archivi  e  insigni  bi- 
blioteche perirono  pel  fuoco.  Erano  que- 
sti i  cristiani  riformati  da  Lutero!  Lo  spo- 
glio di  tutto  quello  che  non  si  riuscì  a  na- 
scondere (nel  1700  scavandosi  le  fonda- 
menta del  palazzo  Verospi  al  Corso,  fu 
trovato  un  riposlino  con  60,000  scudi, ivi 
nascosti  in  tempo  del  sacco,  come  narra 
il  contemporeneo  diarista  Cecconi),  tan- 
to sagro  che  profano,  si  fece  ascendere 
da  alcuni  al  valore  di  più  che  20  milio- 
ni; altri  dicono  meno.  Tutte  quante  le 
scelleraggini  di  questa spaventevolee  me- 
morabile catastrofe,  la  mano  non  ha  for- 
za descrivere.  Intanto  Clemente  VII  stret- 
tamente assediato  in  Castel  s.  Angelo, 
danneggiati  gli  assediati  anche  dalle  vi- 
cine cappelle  ch'erano  sul  Ponte s.  An- 
gelo,  Sì  straziava  l'animo  dalla  congeriedi 
tante  devastazioni  "e  orrori,  e  per  colmo 
di  sventura  simultaneamente  la  peste  e 
la  fame  flagellavano  la  città  e  1  Castello. 
Nelle  angustie  in  cui  trovavasi  Clemente 
VII,  fu  impiccata  una  donna  per  avergli 
somministrato  delle  lattughe.  In  Castel 
s.  Angelo  morirono  non  pochi,  pure  il  Pa- 
pa in  tanta  miseria  e  cordoglio,  onde  coi 
cardinali  si  fece  crescere  la  barba,  vi  fe- 
ce due  promozioni  di  cardinali,  per  ri  trar- 
ne delle  somme  ne'bisogni  in  cui  trovava- 
si  :  gli  artiglieri  pontificii  si  fecero  onore 
nella  difesa,  da  si  preponderanti  forze, 
qualche  volta  divise  per  disputarsi  con 
uccisioni  le  prede,  le  quali  passarono  in 
altre  mani,  avendo  Dio  presto  punito  col- 
la morte  molti  di  loro,  nonché  il  tradito- 
re viceré  Launnoy,  Moncada  e  Grange, 
lo  che  rilevai  nel  voi.  XLV,  p.  i  io,  ac- 
cennando i  ladronecci,  le  taglie,  le  contri- 
buzioni d'ingenti  somme  imposte  a  titolo 
di  riscatto  :  fecero  il  resto  i  terrazzani  di 
casa  Colonna,  i  quali  malmenarono  le  ter- 


ROM  19 

re  de'divoli  al  Papa.  Notai  nel  voi.  XLV, 
p.i  IO,  che  Amico  di  Arsoli  con  alcuni  pa- 
trizi, e  coi  corsi  ch'erano  agli  stipendi  del 
popolo  romano,  fecero  man  bassa  sugli 
spagnuoli  e  tedeschi,  in  un'irruzione,  non 
perdonando  a  quelli  ch'erano  negli  ospe- 
dali, ed  agli  artisti  stabiliti  in  Roma.  IVIa 
ciò  sarà  avvenuto  quando  la  città  non  a- 
vea  più  il  grosso  dell'esercito, ovvero  n'e- 
ra parti  to,perché  altri  soldati  sopraggiun- 
sero ad  aumentarlo  o  rinfrancarlo  delle 
perdile  fatte.  Si  vuole  che  in  questo  di- 
sgraziato anno  fosse  senatore  bidello  Pia- 
cidi  de  Laniotta  nipote  di  Borbone,  an- 
che con  titolo  di  governatore.  Finalmente 
Clemente  VII  si  trovò  costretto  a  capito- 
lare il  5  giugno,  dando  per  ostaggi  i  car- 
dinali a  lui  più  cari,  come  Orsini,  Cesi  , 
Trivulzi  ,  Cesarini ,  e  alcuni  vescovi  poi 
mandati  a  Napoli  ,  assoggettandosi  con 
quelle  pecuniarie  condizioni,  che  riportai 
nel  voi.  X,  p.  i85,  e  con  1 3  cardinali  po- 
tè ottenere  a'  1 3  agosto  d'essere  tradotto 
in  Vaticano  per  meglio  evitare  la  peste 
ch'erasi  incrudelita,  guardali  dal  capita- 
no Ferdinando  Alarcon  o  Alicornio  e  da 
1000  spagnuoli  con  molla  durezza.  Pe- 
rò de  Lagna,  commentatore  d'.Ortiz,De- 
scrizione  del  viaggio  d^ Adriano  VI,  nel 
discolpare  gli  spagnuoli,  fa  altrettanto  di 
questo  capitano, ed  anzi  dice  che  cooperò 
alla  conservazione  e  liberazione  del  Papa, 
cui  usò  tutto  il  rispetto,  e  con  Ortiz  asse- 
risce, che  gli  salvò  la  vita  che  certamen- 
te gli  avrebbero  tolta  gli  esaltati  e  barba- 
ri luterani.  Ma  se  é  quello,  come  pare,  che 
nel  1 5 1 5  avea  comandalo  l'eccidio  di  Ri- 
patransone,  le  difese  de'due  suoi  conna- 
zionali hanno  poco  peso.  Vi  furono  purè 
storici  che  scusarono  Carlo  V,  che  allora 
trovavasi  nella  Spagna ,  avendo  detto  a 
Geemania  e  a  Milizia  ch'egli  o  chiuse  gli 
occhi,  o  ignorò  la  spedizione  di  Borbone, 
e  ch'essendo  1*  esercito  composto  di  gen- 
te raccogliticcia,  e  pagato  dai  loro  capi, 
egli  non  poteva  giovare  alla  liberazione 
del  Papa  :  sinceramente  o  slmulalamen- 
te,  é  certo  che  alla  notizia  della  prigionia 


20  Ft  O  M 

di  Clemente  VII, e  degli  eccessi  commes- 
si in  Roma,  sospese  le  feste  per  la  nasci- 
ta di  Filippo  II  suo  figlio,  fece  vestire  la 
corte  a  lutto  e  ordinare  preghiere  e  p4*o.- 
cessioni  per  la  liberazione  del  Papa.  Che 
questa  dipendesse  da  lui  risulta  dalla  mis- 
sione che  n'ebbe  il  suo  confessore  Qiiigno- 
nes  dal  Papa,  il  quale  poi  lo  creò  cardi- 
nale, e  dalle  minacce  fatte  airimperato« 
re  dai  re  di  Francia  e  d'Inghilterra,  che 
riportai  ad  Avignone  ,  come  proposto  al 
Papa  per  rifugiarsi  in  questo  suo  domi- 
•iiio.  Ivi  dissi  ancora,  che  coi  cardinali  lo 
si  voleva  portare  nella  fortezza  di  Gae- 
ta, e  che  a  furia  di  preghiere  ottenne  di- 
lazione alle  risposte  che  doveva  mandare 
l'imperatore.  Tuttavolta  non  debbo  ta- 
cere che  Carlo  V  scrisse  una  lettera  di  giu- 
stificazione al  senato  romano.  Mancando 
a  Clemente  Vili  mezzi  per  soddisfare  al- 
le convenute  condizioni  e  non  fidandosi 
degl'imperiali,  si  fece  riportare  in  Castel 
s.  Angelo y  o v'ebbe  luogo  un'altra  conven- 
zione^ poiché  Carlo  V  si  contentò  che  ri- 
tirandosi dalla  lega  restasse  neutrale,e  non 
si  opponesse  alle  sue  imprese;  concedes- 
se il  prodotto  della  bolla  della  crociata,  la 
decima  suibenefizidi  Spagna,  forti  som- 
me agli  spagnuoli  e  tedeschi,ostaggi, Ostia, 
Civitavecchia  e  Civita  Castellana  per  ga- 
ranzia. Adempitosi  tutto  dal  Papa,  Gran- 
ge e  Moncada  sempre  tergiversavano  ad 
effettuare  la  liberazione  di  Clemente  VII, 
finche  di  suo  ordine  Benvenuto  Cellini 
che  si  era  impegnato  a  difenderlo,  disfe- 
ce le  gioie  de'  triregni  pontificii,  le  cucì 
nelle  vesti  del  Papa  e  del  Cavalierino  suo 
famigliare,  quindi  Clemente  VII  travesti- 
to da  mercante  fuggì  in  Orvieto  con  Lui- 
gi Gonzaga  detto  Rodomonte  di  Manto- 
va e  alcune  milizie,ove  restò  6  mesi.  I  con- 
federati del  Papa  poco  e  troppo  tardi  o 
nulla  fecero.  I  veneti  ne  commisero  la  li- 
berazione al  duca  d'Urbino^  che  tempo- 
reggiò per  vendicarsi  dello  spoglio  degli 
stati  ch'avea  soff*erto  sotto  Leone  X;  avan- 
zò ad  Orvieto  e  restò  impassibile,  mentre 
poteva  salvare  Roma.  Questo  principe 


ROM 

sleale,  in  vece  abusò  delle  forze  de' vene- 
ziani, per  espellere  da  Perugia  Gentile 
Baglioni  che  la  teneva  pel  Papa,  conse- 
gnando la  città  a'figli  di  Giampaolo  Ba- 
glioni. La  sua  condotta  sarà  sempre  ri- 
provata, dovendo  riconoscere  dalla  s.  Se- 
de la  sua  grandezza.  Troppo  tardi  il  re  di 
Francia  spedì  in  Italia  il  valoroso  Odet- 
to di  Foix  visconte  di  Lautrec,che  dopo 
ripreso  il  Milanese,  3*17  febbraio  i528 
costrinse  l'esercito  imperiale  alla  parten- 
za, in  unione  al  cardinal  Lorenzo  Cani» 
joeg'g:/bolognese,fatto legato  di  Roma  ben- 
ché il  Papa  fosse  in  Castel  s.  Angelo,  ed 
il  quale  con  la  sua  prudenza  e  saviezza 
erasi  adoperato,  coi  generali  dell'esercito, 
invasore  a  moderare  la  sfrenatezza  e  li- 
bidine de'  soldatacci.  Ci  volle  molto  per 
fare  uscire  da  Roma  l'esercito  benché  di- 
minuito, essendo  i5oo  cavalli,  4ooo  fan- 
ti spagnuoli,  25oo  italiani  e  abruzzesi,  e 
5ooo  tedeschi,  il  resto  avendoli  uccisi  la 
peste  e  i  combattimenti  fatti  tra  loro.  I  ca- 
pitani dovettero  faticare  a  farsi  ubbidi- 
re da  quegl' indisciplinati,  ed  il  popolo 
romano  die  loro  20,000  scudi,  onde  se 
ne  andarono  a  Napoli.  Venuto  a  Roma 
l'abbate  di  Farfa  Orsini ,  mentre  s' im- 
barcavano molti  spagnuoli  e  tedeschi  coi 
tesori  rubati,  glieli  tolse  e  uccise.  Saputo- 
si dall'esercito,  si  vendicò  con  mandare  a 
fiamme  e  fuoco  Rocca  Priora  e  Valmon  - 
tone.  Tuttavolta  l'Orsini  gl'inseguì,  mol- 
li ne  uccise,  e  tolse  loro  il  predato.  Mor- 
to dipoi  Lautrec  di  peste  a  Napoli,  i  ro- 
mani per  grato  animo  gli  celebrarono  so- 
lenni funerali  e  molti  suffiagi.  Descris- 
sero la  storia  di  questo  saccheggio  mol- 
tissimi, e  solo  rammenterò:  Jacopo  Bonu- 
parte  di  s.  Miniato ,  Ragguaglio  storico 
di  tutto  V  occorso  giorno  per  giorno  net 
sacco  di  Roma  deli^ij.  Colonia lySS. 
Alcuni  pretesero  che  tale  giudiziosa,  im- 
parziale e  diligente  storia  fosse  opera  diBe- 
netletto  Varchi.  Dialoghi  due^  V  uno  di 
Mercurio  eCaronte^dove  si  racconta  quel- 
lo che  accadde  nella  guerra  dopo  il  i5iì; 
l'altro  di  Lattanzio  e  d'un  Arcidiacono, 


ROM 

nel  quale  si  trattano  le  cose  a-venute  in 
Roma  nel 1 5i 7 , Venezia.  Cesare  Grolerio, 
Hisloria  expiignatae,  et  direptae  Urbis 
Romaeperexercitiim  Caroli  F  imp.  die  6 
niaiiì52YjClem.FXIPont.yPav\s'ììs  1  GSy. 
Francesco  o  meglio  Luigi  Guicciardini,  // 
sacco  di RotDa,Par\^ii66^.Narratio  hi- 
storica  quo  pacto  i/rbs  Romae  die  6  mail 
mensiSj  anno i52'j  ab  exercitu  Caroli  V 
imp.  duce  Carolo  Borbonio  oppugnata, 
capta^direpta^i^astataque  si  t, Franco  filili 
162.5.  Roma  a  Gothis  Jlarico  duce  ca- 
pta, et  direpta  annoilo,  et  a  Vandalis 
capta  duce  Genserico  rege  anno  4^5^  et 
a  Caroli  F^ exercitu  contrafidem  datam 
duce  Borbono  capta  j  et  misere  direjjta 
anno  i52y.  Patrizio  de  Rossi  fiorentino, 
Memorie  storiche  de^  principali  avveni- 
menti politici  d'Italia  seguili  durante  il 
pontificato  diCleniente  FU,  Roma  1 887. 
Si  può  vedere  anche  Rinaldi,  che  di  que- 
ste turbolenze  ne  parla  con  dettaglio  ne- 
gli 4 nnali  ecclesiastici y  negli  a*inii52  7 
e  1 528.  Essendo  il  Papa  passato  a  Viter- 
bo, Enrico  Vili  gli  domandò  di  fare  Z?/- 
vorzio  colla  regina  Caterina,  che  prima 
temporeggiato  e  poi  negato,  fu  motivo  di 
sua  apostasia  e  del  deplorabile  scisma  di 
Inghilterra j  come  pure  sotto  questo  in- 
felice pontificato  ebbero  principio  i  PrO' 
testanti.  Clemente  VII  a'6  ottobre 1 528 
rientrò  in  Roma,  ed  appena  vide  compe- 
rasi ridotta,  non  potè  trattenere  le  lagri- 
me e  pianse ,  sembrando  quella  anzi  un 
cadavere  di  città,  che  città.  Nel  medesi- 
mo anno  il  Papa  nominò  di  nuovo  se- 
natore il  Tornaboìii  e  proseguì  ad  esser- 
lo per  un  decennio.  ^'1 5  novembre  fece 
celebrare  una  solennissiraa  processione  da 
s.  Marco  alla  basilica  Vaticana,  pel  ricu- 
pero di  molte  s.  reliquie,  che  diversi  del 
regno  di  Napolicon  grossesoramedi  de- 
naro poterono  acquistare  dai  soldati  che 
le  avevano  rapite;  altre  le  avevano  na- 
scoste i  canonici  della  medesima.  Essen- 
dosi il  Papa  pericolosamente  ammalato 
nel  1529,  a'26  maggio  dichiarò  legali  di 
Roma  acciò  la  governassero  in  suo  no«^ 


ROM  21 

me,  cioè  Farnese  che  gli  successe, /^^ //e, 
Spinola^  Cesi.  Avendo  fatta  pace  con  Car- 
lo V,si  portò  a  Bologna  per  coronarlo;  pri- 
ma confermò  legati  di  Roma  i  detti  car- 
dinali, stabilendo  colla  bolla  CumCaris- 
simusj  de'6  ottobre,  che  morendo  il  Pa- 
pa fuori  di  Roma,  ivi  soltanto  si  eleggesse 
il  successore, ovvero  ne'luoghi  che  notai 
nel  voi.  LÌI,  p.169.  Lasciò  Roma  a'y  ot- 
tobre, avendo  descritto  la  splendidissima 
duplice  funzione  della  coronazione  con  la 
Corona  di  ferro  e  colla  Corona  imperia- 
le^ a' ':t2  e  24  febbraio  i53o, nel  voi.  XVII, 
p.  22  I  e  altrove,  con  solennissima  caval- 
cata :  a*c)  aprile  ritornò  a  Roma,  secondo 
Ferlone,  Piaggi  de' Papi.  Neh  532  a' 18 
novembre  Clemente  VII  ripartì  per  ab- 
boccarsi con  Carlo  V  in  Bologna,  pernot- 
tando in  Castel  Nuovo  di  Porto  ,  e  per 
Civita  Castellana  e  Rignano  proseguendo 
il  viaggio;  a'2r  marzoi  533  rientrò  in  Ro- 
ma. Nel  i533  ne  ripartì  a' 9  settembre 
per  Pisa^  e  per  mare  a  Marsiglia,  onde 
trattare  con  Francesco  Ire  di  Francia  del- 
la riduzione  d'Enrico  Vili  alla  vera  reli- 
gione, e  dare  in  matrimonio  a  Enrico  li 
suo  figlio  la  nipoleCaterina;  avendo  prima 
in  concistoro  dichiarato  legato  di  Roma 
il  cardinal  Antonio  deìMonté,  ed  a'3o  a- 
gosto  spedito  la  bolla  Licet  varìae,  con- 
fermatoria  della  precedente  sulla  elezione 
del  Papa  in  Roma,  in  caso  di  sua  morte. 
Ritornato  a  RomaClementeVII  a'ió  di- 
cembre, vi  rese  il  suo  spirito  a'25settem- 
brei534. 

Paolo  ///dopo essere  slato  due  volte 
legatodi  Roma,  nell' assenza  del  prede- 
cessore, ne  occupò  la  sedeagli  1 1  ottobre 
con  sommo  giubilò  deVomani,perchèdo- 
pò  Martino  V  non  avevano  più  venerato 
altro  concittadino  per  sovrano  e  padre, 
avendo  indicato  nella  biografìa  le  loro  e- 
sultanti  dimostrazioni.  Insorta  guerra  coi 
Colonnesi,fece  occuparne  gli  slati  e  diroc- 
care la  fortiezza  di  Paliamo.  Paolo  III  a'3 
settembre  1 535  partì  per  Perugia,  per- 
nottando in  Castel  Nuovo  di  Porto;  ritor- 
nò in  Roma  agli  8  ottobre,  dopo  a  ver  dor  • 


22  ROM 

mito  alla  Storia,  incontrato  dal  senatore 
e  conservatori  di  Roraa  e  dalla  curia.  Pro- 
mulgò la  celebrazione  del  gran  concilio 
di  Trento^  ed  accolse  in  Roma  a'5  aprile 
1 53  Gelarlo  Vcon///gre550  solennec\\e  de- 
scrissi a  quell'articolo,  con  archi  trionfali, 
passando  pure  sotto  quelli  di  Costantino, 
diXitoe  diSettimio  SeverojricevutoaPor- 
ta  s.  Sebastiano  da  tutti  i  baroni  e  cittadini 
romani,  dai  conservatori  e  senatore  con- 
te Cesare  de  Nobili  ìxicchese  fatto  nel  pre- 
cedente annodai  Papa, con  magnifici  abi- 
ti: i  cavalieri  ed  i  conservatori  sostennero 
le  aste  del  baldacchino  di  broccato  e  ince* 
derono  alla  staffa  dell'imperatore.  Di  sua 
dimora  si  ponno  vederci  voi.  XII,  p.  i3';r, 
L,p.3o2,LI,p.4ei24,ove  dissi  chenell'a- 
sceudere  sulla  cupola  del  Pantheon,  un 
romano  voleva  gettarlo  dall'apertura  per 
vendicareRoma  del  sacco  sofferlo.Qui  ag- 
gi ungerò,cheÀmaseo  sentendo  che  Carlo 
V  passava  sotto  le  sue  finestre,  subito  le 
fece  chiudere  e  non  volle  allattò  vederlo. 
Neil  537  Paolo  III  elesse  senatore  il  conte 
Francesco  de  Gualdis  di  Rimini, e  lo  fu 
pure  nel  i538.  In  questo  Paolo  III  dopo 
avere  crealo  legato  di  Roma  il  cardinal 
Vincenzo  Carqffayiì'2.3  marzo  parli  per 
Lucca j  ^ev  Piacenza  e  per  Nizza,  per- 
nottando a  Monte  Rosi  o  a  Formello  da- 
gli Orsini,  ambedue  i  luoghi  trovandosi 
.  nominati  nel  Diario  di  Martinelli,  presso 
Gallico,  /dcta  caerenionìalia.  Ritornò  a 
Roma  a'24  luglio,  e  fu  incontrato  al  mo- 
do descritto  nel  voi.  XXXV,  p.  1 80,  do- 
po aver  trattato  con  Carlo  V  e  Francesco 
1.  E'  gloria  di  Paolo  III  l'avere  nel  iSSq 
approvati  i  Gesuiti q,\\  mirabile  lifcro  de- 
gli Esercizi  spirituali.  In  dello  anno  de- 
putò senatore  Antonio  Berneri  di  Par- 
ma, e  fu  prorogato  a  tutto  aprile  i5^i. 
Nel  1 54 1  Paolo  IH  parti  a'27  agosto  per 
Zwccrt  perpacificare  Ca  rio  V  conFrancia, 
dichiarando  legato  di  Roma  il  cardinal 
Ridolfo  Pio  di  Ciupi:  altri  dicono  che  lo 
fu  quando  il  Papa  andò  aNizza,madal 
Gattico  si  ha  la  destinazione  del  summen- 
tovato;  anzi  lo  fu  ancora  quando  il  Papa 


ROM 
nel  i  545  andò  a  Busseto  nella  diocesi  di 
Boi'go  s.  Donnino y^QV  rimuOvereCarlo  V 
dalla  guerra,  indi  passò  a  Bologna.  Suc- 
cessivamente destinò  senatori  nel  1543 
Francesco  de  Gualdis  d'i  Rimini,  stato  al- 
tra volta;  nel  1 544  '^  conte  Nicolo  Tolesa- 
«odi  Colle, prorogato  sino  al  1 546, in  cui 
agli  1 1  maggio  gli  successe  Francesco  Bel' 
lincino  diModena,  insigne  giureconsulto: 
4  cardinali  concittadini  gli  avevano  pro- 
curato tale  onore,  perchè  il  cardinale  Mo- 
roni  neavea  ottenuto  la  cittadinanza,  pe- 
rito ancora  nelle  lingue  e  nella  lettera- 
tura, continuando  nell'officio  sino  alla 
sede  vacante.  Mori  il  magnanimo  Papa 
a* IO  novembre  i549>dopo  aver  prose- 
guito la  basilica Vaticana,ed  eretto  la  con- 
tigua magnifica  cappella  Paolina  e  la  sa- 
la veramente  regia;  edificato  il  Palazzo 
apostolico  di  Aracoeli  propinquo  alCam  - 
pidoglio,che  decorò  e  abbellì  con  disegno 
di  Michelangelo,  il  quale  vi  edificò  il  pa- 
lazzo senatorio  sopra   quello  fabbricato 
da  Bonifacio  IX  d'ordine  de'  conservatori 
del  popolo  romano,  ed  anche  suoi  sono 
i  disegni  de'due  palazzi  de'medesimi  con- 
servatori; di  pianella  stessa  piazza  col- 
locò il  prezioso  monumento  della  bella 
statua  equestre  di  Marco  Aurelio; ridusse 
in  miglior  forma  il  fabbricalo  di  Roma, 
per  quanto  dissi  alla  biografia  e  alle  al- 
tre sue  opere,  e  che  meritò  una  statua  in 
Campidoglio.  Fu  pianto  da  tutto  il  cri- 
stianesimo. Nella  sede  vacante  subentra- 
rono nell'esercizio  del  senatorato,  giusta 
gli  statuti,  i  conservatori  AngeloMassinu\ 
Giacomo  Crescenzio  Tiberio  Naro. Mo» 
vendosiiColonnesiJDer  la  ricupera  de'feu- 
di,  loro  tolti  per  ribellione, ed  essendovi 
gran  timore  in  Roma  di  tumulti,  il  s.  col- 
legio affidò  la  custodia  della  ciltà  al  pre- 
fetto Orazio  Farnese  con  4ooo  soldati  e 
4  tribuni, cioè  TorquatoConti,  Giulio  Or- 
sini, Nestore  Baglioni  e  Papirio  Capiziic- 
chi:  la  guardia  del  Valicano  fu  data  a  Ni- 
colò Orsini  con  5oo  militi  oltre  gli  svizzeri. 
A'7  febbraio  i55o  fu  eletto  Giulio  IJf, 
f  nello  stesso  giorno  levò  la  gabella  del 


ROM 

macinato  e  altra  sui  coutratti,u$anJo  ma- 
gnifica liberalità  col  popolo  romano.  Noò 
valutando  la  destinazione  di  Pietro  Disto 
in  senatore, fatta  con  aspettativa  dal  pre- 
decessoi'e,  nominò  in  vece  il  conte  Taru- 
gio  de  Tarugi  di. Monte  Falciano  marito 
di  sua  nipote,  e  lo  confermò  ne'due  se- 
guenti anni.  Celebrò  il  i  o.°  ^nno  santo 
promulgato  da  Paolo  HI,  ed  in  esso  in- 
cominciò il  benemerito  istituto  del  soda- 
lizio e  Ospizio  della  ss.  Trinità  de  pelle- 
grìni,  miracolo  di  cristiana  ospitalità.  Il 
Papa  vi  curò  l'abbondanza,  e  nel  seguen- 
te anno  per  la  gran  carestia  che  patì  Ro- 
ma, obbligòi  proprietari  del  grano  di  ven- 
derlo a  prezzo  determinato.  Nel  1 553  creò 
senatore  il  conte  Bernardino  de  Medicis, 
che  proseguì  nell'uffizio  sino  al  1 557,  ed 
al  cui  tempo  dice  Vitale  che  si  elFeltuò 
l'erezione  o  progredì  Tedi  fi  zio  del  palazzo 
senatorio,  ed  il  nuovo  de'conservatori,  ma 
questo  per  poche  opere.  Sembra  che  do- 
po Nicolò  V  non  si  fosse  pensato  più  di 
continuare,  o  almeno  riparare  e  abbelli- 
re il  palazzo  de'  conservatori  di  Roma , 
per  cui  questi  risolvettero  di  rifabbricar- 
lo in  modo  più  convenevole  al  nome  ro- 
mano ed  alla  dignità  di  loro  rappresen- 
tanza, il  che  si  apprende  dal  bando  dei 
12  novembre  i555,  in  cui  si  vieta  alle 
cortigiane  di  andare  in  cocchio,  di  por- 
tare vestimenta  virili  e  abito  alla  roma- 
na, in  pena  di  i  co  scudi  d'oro  effettivo, 
de'quali  3  parti  si  applicheranno  al  palaz- 
zo e  fabbrica  de'magniflci  conservatori,  e 
Ta  4.^ agli  esecutori.  In  tale  annoi 553  a- 
vendo  Carlo  V  spedito  in  Toscana  20,000 
uomini  per  ricuperare  Siena,  i  quali  dove- 
vano passare  pe'  confini  dello  slato  eccle- 
siastico, per  precauzione  Giulio  III  li  guar- 
nì con  8,000  soldati, recandosi  in  princi- 
pio di  gennaio  a  Viterbo  per  teotare  la 
pace  tra  gl'imperiali  ed  i  francesi  cheguer- 
reggiavano  in  Toscana,  indi  soccorse  i  se- 
nesi. Fabbricò. la  suburbana  Filla.  di  Pa- 
pa Giulio,  éonàe  poi  partirono  le  caval- 
cate ed  i  treni  de'  cardinali  e  ambascia- 
lori  per  ^'Ingressi  solenni  in  Roma,  e  fe- 


R  O  M  23 

ce  altre  opere  nella  basilica  e  palazzo  Va- 
ticano. Cessò  di  vivere a'23  marzo  i555, 
e  dopo  16  giorni  gli  successe  il  virtuoso 
Marcello  II,  che  sotto  Clemente  VII  a- 
vea  restituita  la  tranquillità  a  Pioma  e  al 
Papa,  dimostrando  falsa  la  voce  sparsa 
che  dovea  seguire  un  diluvio  universale. 
Dal  contemporaneo  Atanagi,  Lettere  dei 
principi  p.  6,  si  rileva,  che  nel  medesi- 
mo giorno  della  morte  del  predecessore 
Giulio  III  «  dalli  cardinali  fu  fatta  con- 
gregazione sopra  le  cose,  et  governo  del- 
la città,  della  quale  Ascanio  della  Cor- 
nia  (nipote  di  Giulio  III  e  fratello  del  car- 
dinal Fulvio)  fu  eletto  Consule,  benché 
questi  baroni  romani  contendessero,  di- 
cendo esser  officio  loro  haver  cura  del- 
la città  ;  poi  hebbero  patienza,  "  Nella 
storia  de*  Conclavi  de  Pontefici  Roma- 
ni,  si  dicono  le  stesse  cose,  ma  il  perugi- 
no della  Corgna  venne  qualificato  eletto 
dai  cardinali  per  Custode  di  Roma  in  se- 
de vacante.  Amante  Marcello  II  della 
giustizia,  negò  all'  ambasciatore  di  Spa- 
gna la  grazia  della  vita  ad  un  cavalie- 
re romano  reo  d'  omicidio.  Voleva  to- 
gliere la  Musica  dalle  funzioni  ecclesia- 
stiche, fu  nemico  implacabile  del  lusso; 
visse  22  giorni  nel  pontificato.  A'2  3  mag- 
gio i555  d'anni  79  degnamente  fu  sol- 
levato alla  cattedra  di  s.  Pietro,  Paolo 
/F' Caraffa:  narra  il  diarista  Cola  Colei- 
ne,  che  in  Róma  furono  fatte  feste  per 
la  sua  esaltazione,  ed  in  Campidoglio  si 
fecero  molti  fuochi  e  si  spararono  molti 
colpi  d'artiglieria.  Nel  possesso  i  caporio- 
ni l'accompagnarono  col  popolo  ben  ar- 
mato, e  lo  portarono  in  sedia  sino  all'al- 
tare maggiore Lateranense,  dopo  disceso 
dalla  Lettiga:  nel  ritorno  Papirio  Capi- 
zucchi  comandante  una  compagnia  di  sol- 
dati, prese-contesa  co'caporioni  cheavea- 
no  per  alfieri  cavalieri  romani,  e  restò  fe- 
rito in  una  coscia.  Al  popolo  si  gittò  gran 
copia  di  denaro.  Il  Papa  considerando  che 
la  vita  austera  sino  allora  tenuta,  a  vea  in- 
timorito i  romani,  per  dileguare  tale  opi- 
nione si  mostrò  con  essi  munificeotissi- 


44  ROM 

mo;  li  colmò  di  benefizi,  confermo  loro 
i  privilegi,  ampliò  la  giurisdizione  del  se- 
nato iomano,fecemoltegraziee  donò  loro 
Tivoli;  per  cui  fu  tenuto  la  delizia  di  Ro- 
ma, e  I20  cavalieri  romani  spontanea- 
mente formarono  una  compagnia,  per 
fargli  la  guardia  della  persona  a  vicenda 
ogni  ora,  simile  a  quella  ch'ebbe  l'impe- 
ratore Galba,  detti  cavalieri  Fedeli  oóeì' 
la  Co/o^/^tìf.  Presedi  verse  provvidenze  su- 
gli Ebrei j  volle  che  portassero  il  segno 
di  distinzióne  prescritto  da  Innocenzo  III, 
ed  in  Roma  liraccbiuse  in  un  luogo  de- 
terminato detto  Ghetto,  rivocando  molti 
de'privilegi  che  godevano.  A  Milizia,  a 
Caraffa  e  articoli  relativi,  parlai  della 
guerra  della  Campagna,  di  Filippo  II  re 
di  Spagna  contro  Paolo I f^ {\\  quale  dal- 
l'avvocato Silvestro  Aldobrandini  cele- 
bre giureconsulto,  lo  fece  citare  nel  se- 
nato romano,  per  violato  giuramento  da 
lui  fatto  neir  infeudazione  de'  regni  di 
Napoli  e  Sicilia,  dominii  temporali  del- 
la santa  Sede),  che  nel  i556  incomin- 
ciata, ne  desolò  col  ferro  e  col  fuoco  i  din- 
torni, e  fece  stare  Roma  in  gravi  appren- 
sioni, siccome  minacciata  dal  duca  d'Al- 
ba viceré  di  Napoli  e  da  Marc*  Antonio 
Colonna;  poiché  i  Colonnesi  seguivano 
gli  spagnuoli,  Francia  aiutò  il  Papa  con 
10,000  soldati  comandati  dal  duca  di 
Guisa,  aspirando  il  re  Enrico  II  al  regno 
di  Napoli  pel  suo  secondogenito,  cui  sem- 
bra agognassero  pure  i  potenti  Caraffa 
nipoti  del  Papa.  I  feudi  de'Colonnesi  fu- 
rono invasi,  come  Paliano,  Genazzano  e 
altri,  ed  in  parte  dati  ai  Caraffa:  la  pace 
ebbe  luogo  nel  iSSy  in  C^ re  presso /Vz- 
lestrina;  quindi  il  Papa  trattò  splendida- 
mente il  viceré,  lo  fece  sedere  in  cappella 
pressoi  cardinali,e  con  questi  lo  tenneaila 
sua  mensa,  inviando  alla  moglie  la  Rosa 
cVoro  benedetta.  In  quest'anno  Paolo  IV 
con  breve  de'28  settembre  fece  senatore 
Francesco  Antonio  Sceuolao  Scelli  spole- 
lino,chesebbenedi35anni,perlesue  vir- 
tù e  letteratura  fu  applaudilo  da'romani, 
onde  durò  nella  dignità  sino  al  febbraio 


ROM 

i^6o.  inoltre  nel  iS'Jy  istituì  la  Congre- 
gazione  del  terrore  degli  iifflziali  diRo- 
m^z,chedovea  dare  udienza  pubblica  per 
qualunquereclamo. Ripristinò  la  festa  del- 
la Cattedra  di  s.  Pietro  in  Roma,  istituì 
la  carica  del  cardinal  Vicario  di  Roma, 
confermò  la  Congregazione  del s.  Offizio, 
ne  aumentò  1'  autorità  e  le  assegnò  car- 
ceri. Illuminato  della  prepotente  condot- 
ta de'suoi  Parenti  e  nipoti,  gli  esiliò  da 
Roma;  per  cui,  come  pe'benefizi  ricevu- 
ti, per  averla  salvata  due  volte  dalla  ca- 
restia, e  per  le  altre  sue  magnanime  e  vir- 
tuose azioni,  il  senato  e  popolo  romano 
gli  eresse  una  statua  in  Campidoglio.  Vi- 
cino a  morire, ricordandosi  Paolo  IVche 
in  similecircostanza  Vespasiano  volle  ve- 
stirsi, lo  richiese,  dicendo  che  non  con- 
veniva al  principe  morire  in  letto,  in  cui 
spirò  a' 18  agosto  iSSg.  I  nemici  dell'ot- 
timo Paolo  IV  fomentayoj^o  la  plebaglia, 
malcontenta  per  le  carceri  dell'inquisi- 
zione, che  sollevata  corse  a  bruciarle,  li- 
berando! detenuti, ed  unita  agli  ebrei  in- 
dispettiti dalle  sue  disposizioni, abbattu- 
te le  sue  armi, empiamente  strascinarono 
per  la  città  e  fecero  a  pezzi  la  statua  che 
gli  avea  decretato  il  senato  e  popolo  ro- 
mano, e  ne  gittarono  la  testa  nel  Tevere. 
A'  26  dicembre  fu  eletto  Pio  IV,  e  nel- 
la funzione  di  sua  coronazione  ebbe  prin- 
cipio la  gran  controversia  tra  gli  amba- 
sciatori regi  edi\\  Senatore  di  Roma,  i^o\' 
che  stando  il  Papa  nella  cappella  di  s.  An- 
drea al  soglio,  l'ambasciatore  di  Spagna 
pretese  precedere  il  senatore,  ma  Pio  IV 
decise  che  al  solo  ambasciatore  imperiale 
dovesse  cedere  il  luogo.  Per  cui  il  mae- 
stro delle  ceremonie  assegnò  la  destra  del 
Papa  all'ambasciatore  dell'imperatore,  e 
dopo  di  lui  al  senatore.  Gli  ambasciatori 
di  Spagna  e  di  Portogallo,  ricusando  di 
stare  appresso  il  senatore,  per  allora  fu- 
rono collocati  alla  sinistra delPapa. Scris- 
se il  Fenzonio,  nelle  yi/«rt0^^3?o/zi\z//oóVtì5- 
tutodi  Roma,  che  quantunque  il  senato- 
re ne'tempi  addietro  avesse  avuto  luogo 
nella  cappella  pontificia  dopo  l'ambascia- 


ROM 
tore  impenale  fino  a  Sisto  V,  nondimeno 
dopo  cessò  d'intervenirvi, proseguendo  i 
Cursori  pontificii  atMuimìiìv^W  le  cappel- 
Je.  Aggiunge,  che  però  nelle  altre  funzio- 
ni abseiile  Poniifice^Q  presenti  i  cardina- 
li, ha  il  primo  luogo  dopo  di  essi,  prima 
degli  arcivescovi,  vescovi  e  altri  prelati, 
specialmente  per  V Incensazione  eia  P^- 
fe^e//ayI7e5^a.]Nelle  processioni  del  Cor- 
pus Dominio  della  Canonizzazione ,  il 
senatore  porla  la  i.^  asta  del  baldacchi- 
no. Ma  quanto  riguarda  l'intervento  del 
senatóre  e  conservatori  alle  C^/7/7e//e^o/i- 
tificie,  a  quest' articolo  lo  trattai ,  non 
che  a  Senato  romano;  mentre  pegli  of- 
fìzi  del  senatore  nelle  medesime  e  assi- 
stenza al  trono,  si  può  anche  vedere  Am- 
basciatori e  Principi  assistenti  al  so- 
dio PONTincio.  11  Papa  ad  istanza  del  car- 
dinal Carlo  Caraffa  nipote  dell'  illustre 
predecessore,  perdonò  i  riprovevoli  ol- 
traggi fatti  alla  memoria  di  essodai  ro- 
mani, e  ad  espiare  tanta  iniquità,  obbligò 
il  senato  ad  assistere  ogni  anno  a' 17  gen- 
naio in  forma  pubblica  alla  messa  can* 
tata  (dipoi  fu  dispensato,  con  questo,  che 
in  quel  giorno  dovesse  fare  nella  Chiesa 
clis.  Maria  sopra  Minerva,  ove  fu  sepol- 
to Paolo  IV,  l'oblazione  d'iin.calice  d'ar- 
gento con  torcie  di  cera)  nella  chiesa  di 
s.  Eustachio  (sempre  riguardatasi,  dopo 
la  chiesa  di  s.  Maria  d'  Araceli,  pel  suo 
titolare  romano,  di  particolare  divozio- 
ne del  senato  romano),  ed  a  reintegra- 
re i  danni  fatti  all'inquisizione.  Avendo 
Pompeo  Colonna  ucciso  la  suocera,  Pio 
IV  gli  negò  grazia.  Nel  medesimo  anno 
nominò  senatore  con  breve  de'22  febbra- 
io, il  conte  Filippo  Rainoldo  milanese, 
ad  nostrum  et  Sedis  apostolicae.benepla- 
citum,  che  prestò  il  giuramento  nelle  ma- 
ni del  Papa  il  1  marzo,  e  continuò  sino  al 
i566.  Neli56oPio  IV  incominciò  quelle 
severe  processu re  contro  i  nipoti  e  mini- 
stri di  Paolo  IV,  che  per  essere  stato  in- 
gannato dai  loro  nemici,  oscurarono  il 
suo  glorioso  nome.  Tutto  dissi  a  Caraffa 
>AMiQLiA  ed  arlicoU  che  vi  haano  rela- 


R  O  M  25 

zione:  il  cardinal  Carlo  Caraffa  fu  slran- 
golato*in  Castel  s.  Angelo;  decapitati  il 
fratello  Giovanni^  il  cognato  di  questi  e 
altro  per  uccisione  della  moglie;  il  cardi- 
nal Alfonso  Caraffa, dichiarato  innocente, 
colla  multa  di  1 00,000  scudi.  11  Papa  rein- 
tegrò i  Colonna  de'feudi  loro  tolti,  e  con 
essi  s'imparentò.  Nel  \56i  a'22  settem- 
bre pubblicò  la  bolla  Prudentis  Palrisfa- 
milias y'\n  cn\  dichiarò,  che  se  Roma  fosse 
sottoposta  airinterdettò,relezione  del  Pa- 
pa si  facesse  in  Orvieto  o  in  Perugia, che 
se  fossero  allacciate  da  censure,  la  mag- 
gioranza de'cardinali  ne  stabilisse  il  luo- 
go. Pio  IV  ebbe  il  vanto  di  terminare  e 
approvare  il  concilio  di  Trento;  ed  esortò 
i  cardinali  a  non  usare  le  Carrozze  da 
poco  intro'dotte  in  Pioma,  Ima  di  piose- 
guire  a  incedere  perla  città  a  Cavallo  (se 
incontravano  qualche  deli  nquentechean- 
dava  all'estremo  supplizio,  potevano  li- 
berarlo). Come  Pio  1  Vsontùosamenteab- 
belh  Roma  di  edifizi,  lo  dichiarai  nella 
biografia,  e  lo  si  vede  ancora  dai  suoi  su- 
perstiti stemmi  Medicei.  Per  tante  opere 
avendo  dovalo  aggravare  Roma  e  lo  stato 
di  gabelle,  ne  derivarono  satire,  prigio- 
nie, tumulti,  fermento,  una  congiura  con- 
tro la  vita  del  Papa,  che  indicai  nella  stes- 
sa biografia.  Nel  voi.  XLIX,  p.  3oie  seg. 
raccontai,  che  fra  le  tante  opere  mirabili 
che  derivarono  dalla  compagniadi  Gesù, 
sino  da'primordii  di  sua  istituzione,  ren- 
dendosi eminentemente  benemerita  an- 
che di  Roma,  vi  fu  quella  per  la  classe  più 
desolante  e  infelice  dell'umanità,  cioè  in 
favore  e  cura  de'  Pazzi  {V.) ,  pei  quali 
mancava  Roma  d'uno  stabilimento,  che 
perciò  ebbe  il  suo  principio  sotto  Pio  IV, 
ed  ebbe  origine  la  chiesadetla  volgarmen- 
te la  Madonna  dellaPietà  in  PiazzaColon- 
na,di  gran  divozione  pe'romani,  onde  par- 
lai pure  di  essa.  l\i formò  diversi  tribunali 
di  Roma,  stabilì  la  Professione  di  fede,  e 
mori  a' iodicembrei565,assistilo  da  S.Fi- 
lippo Neri  l'apostolo  di  Roma,  e  dal  pro- 
prio nipote  cardinale  s.  Carlo  Borromeo, 
Passati  28  giorni  s.  Pio  V  ne  occupò  il 


26  ROM 

luogo,  e  ne'primi  giorni  del  suo  pontifi- 
calo esercitarono  il  senatorato  i  dbnSer- 
vaioli  Leonardo  Tasca j M alleo Feralli, 
Ernando  de  Torres ^  quindi  nello  stesso 
i566  fu  senatore  il  conte  Biagio  Busetli 
di  Tortona  e  durò  sino  all'elezione  del 
successore  di  s.  Pio  V.  Questo  gran  Pa- 
pa avendo  conosciuto  che  i  romani  era- 
no poco  soddisfatti  di  sua  esaltazione,  di- 
chiarò che  forse  in  morte  l'avrebbero 
pianto,  come  avvenne  Riconoscenlee  am- 
miratore della  memoria  di  Paolo  IV,  a 
spese  del  popolo  romano  gli  fece  erigere 
nella  detta  chiesa  ove  giace  un  magnifico 
deposito,  conisplendida  iscrizione,  stabi- 
lendo egli  rendite  per  l'annua  cappella 
cardinalizia  di  solenni  esequie^  che  anco- 
ra si  celebrano, come  riportai  nel  voi.  IX, 
p.  127.  Indi  s.  Pio  V  col  s,  collegiofece 
rivedere  attentamente  i  processi  contro 
i  Caraffa^  e  ne  risultò  l'ingiustizia  delle 
senteuzecapitali  contro  il  cardinale  e  fra- 
tello, perciò  fu  troncato  il  capo  all'iniquo 
Pallantieri,  allora  GovernalorediRohia^ 
ripristinati  gli  eredi  ne'beni,  creato  car- 
dinale Antonio  di  tal  perseguitala  fami- 
glia ;  ed  inùltreil  Papa  colmò  di  grazieedi 
rendite i famigliari  e  ministri  del  medesi- 
mo Paolo  IV,pelqualeaveano  palilo  per- 
secuzioni e  gravi  pregiudizi.  Per  aiutare  il 
re  diFrancia  nelleguerre  cóntro  gli  eretici 
Ugonotli,  pose  diverse  imposizioni,  ed  il 
senato  romano  contribuì  100,000  scudi, 
riportandosi  vittorie,  le  cui  bandiere  fu- 
rono appese  nella  basilica  Lateranense. 
Emanò  la  celebre  bolla  Adinonet,  colla 
quale  proibì  le  alienazioni  e  infeuda^ioni 
de'domioii  della  romana  chiesa,  da  giu- 
rarsi da  tutti  i  Papi  e  cardinali, nel  mo- 
do descritto  nel  voi.  LV,  p.  281  6282. 
Emanò  altre  bolle  controf  i  sicari  e  ban- 
diti, e  contro  quelli  che  li  ricettavano,  e 
severamente  proibì  il  portare  armi  oifen- 
8Ìve.  Egualmente  condannò  le  salire,  le 
pasquinate,  gli  scritti  anonimi.  Promosse 
grandemente  l'agricoltura  e  l'arte  della 
lana.  Stabih  la  prammatica  sulle  doti  e 
corredo  delle  spose  romane^  reprimeado 


ROM 

il  Lasso.  Colla  bolla  Dignuni^  de'9  set- 
tembre i566,^onfermòil  privilegio  con- 
cesso da  Paolo  HI  ai  conservatori  di  Ro- 
ma, di  mettere  in  libertà  e  far  cittadini 
romani  gli  schiavi  turchi  convertiti  alla  fe- 
de,quando  loroglielo  domandassero.Vie- 
lo  gli  spettacoli  delle  giostre  de'tori  ealtre 
bestie  -feroci.  Corresse  e  regolò  il  Brevia- 
rio romano ^  ed  \{  Messale  romano,  vai- 
gliorato  poi  dai  successori.  Dichiarò  gran- 
duca di  Toscana  Cosimo  I,  e  lo  coronò  so- 
lennemente in  Roma  colla  Coro«tìt^iac<2/e, 
a'5  marzo  iSyo.  Per  la  triplice  alleanza 
da  lui  formata  contro  i  turchi,  dichiarò 
Marc' Antonio  Colonna  comandante  la 
/l/^rmtìf  pontificia,  e  per  la  strepitosa  bat- 
taglia navale  di  Lepanto,  accordò  al  Co- 
lonna gli  onori  del  trionfo  in  Roma,  che 
ebbe  luogo a'4  dicembre  1^7  r,con  quella 
pompa  chedescrissi  ne' vol.XXXV,p.  180, 
XLV,  p.  I  [  2,  LUI,  p.  8 1  ed  altrove,  eoa 
l'intervento  del  senatore,  conservatori  e 
caporioni.  Con  un  editto  il  Papa  proi- 
bì rigorosamente,  che  i  romani  i  quali  a- 
vesserò  casa  d'abitare,  potessero  andare 
alle  pubbliche  osterie  per  mangiare  e  be- 
re, quindi  pergiuocare  e  per  fomento  di 
risse  e  di  vizi;  dicendo  che  le  osterie  e- 
rano  state  istituite  solo  per  benefizio  e 
comodo  dei  forastieri,  privi  di  domici- 
lio :  ma  questa  disposizione  ebbe  cor- 
ta durata.  Nelle  provvidenze  che  prese 
contro  le  Mere^r/c/,avendo  il  senato  ro- 
mano fatto  qualche  rimarco,  il  Papa  gli 
rispose  colle  parole  riportate  nella  bio- 
grafia; nella  quale  eziandio  narrai  quali 
abbellimenti  fece  a  Roma.  A  Museo  Ca- 
pitolino dissi  delle  statuedonaledas.  Pio 
V,  per  cui  il  senato  fa  quell'oblazione  che 
notai  a  Chiesa  di  s.  Maria  sopra  Mipter- 
vA,a'i7  gennaio,  assistendo  alla  solenne 
messa,  ed  ivi  pure  parlai  dell'olTerta  del 
medesimo  nel  dì  della  festa  di  s.  Pio  V, 
comebenemerito  di  Roma  e  della  Chiesa 
universale,  che  volo  io  paradiso  a'5  mag- 
gio 1572. 

Ai  1 3  fu  eletto  Gregorio XI JI,  già  col- 
laterale del  tribunale  senatorio,  il  quale 


n  o  M 

a'22  creò  senalore  per* un  anno  Latlau- 
zio  de  Lattami  d'Orvieto,  che  dopo  la 
nioi le  della  moglie,  nipote  di  Giulio  III, 
si  fece  ecclesiastico;  il  Papa  lo  mandò  pie* 
sidente  in  Romagna,  poi  vescovo  di  Pi- 
stoia: nel  1 573  gli  successe  Galeazzo  Pog- 
gio bolognese.  11  Papa  pose  freno  ai  ba- 
ioni dello  stato  e  all'  abuso  delle  franchi- 
gie. Indi  nel  iSj^  rifece  senatore  Busetti 
che  continuòsinoai  primi  mesi  del  i^yy. 
GregorioXIll nel  i SyScelebrò  l' i  1  ° An- 
no santo  e  riuscì  decoroso.  Nel  107 7  fece 
senatore  nuoTamente  il  concitladinoPog- 
gioy  e  proseguì  sinx)  ai  primi  del  1 58o.  In 
questo  essendo  morto  il  senatore,  per  26 
giorni  supplirono  i  conservatori  Stefano 
Crescenzij  Cesare  Coronati ^  Tiberio  A- 
stalli j  indi  fu  senatore  il  conte  Giulio  Ce- 
sare Segni  bolognese,  che  a*  23  maggio 
prestò  loro  il  solito  giuramento,  e  poi  an- 
che al  Papa  nel  ricevere  lo  scettro  d'a- 
vorio :  sotto  di  lui  Gregorio  XllI  colla 
bolla  Urbeni  Romani ,  confermò  i  nuovi 
statuti  di  Roma;  continuò  nella  caricali- 
no  almeno  al  settembre  i583,  e  fu  fatto 
vescovo  di  Rieti.  Il  Papa  riformò  il  Ca- 
lendario, onde  da  lui  ne  prese  il  nome, 
e  corresse  il  Martirologio  romano  ,  poi 
ampliato  dai  Papi  successori.  Per  la  ca- 
restia di  grano  del  i582,  prodotta  dalla 
sterilità  della  Campagna  romana,  ne  fece 
venireprOnlamente  da  altrove.  Nel  1 583 
esercitarono  per  12  giorni  il  senatorato 
'  i  conservatori  Gio.  Pietro  Draco,  Ciriaco 
Mattei,  Gio.  Battista  Alberi.  Nel  i584 
con  brevedelG  settembre  fu  senatore  Or^z- 
zio  de  Benedetti  di  Cagti,  che  nel  dì  se- 
guente prestò  il  giuramento  nelle  mani 
del  cardinal  camerlengo,  ed  il  9  a'conser- 
vatori,  e  continuò  nel  i585;persuamor- 
leesercitaronol'offizio  i conservatori  Do- 
menico Jacob  ad  de  Fanceschis,  Ortensio 
Celsio  Giulio  Panfili.  Il  glorioso  ponti- 
ficato di  Gregorio  XllI  terminò  a'io  a- 
prile;  grande  e  magnifico,  adornò  Roma 
con  isplendidi  e  solidi  edifizi,e  ne  accreb- 
be assai  gli  abbellimenti,  secondo  il  rac- 
conto che  ne  feci  alla  biografia  e  aualo- 


ROM  27 

ghi  articoli,  meritando  la  statua  che  gli 
eresse  in  Campidoglio  il  senato  e  popolo 
romano,  e  lo  piansero.  Già  il  senato  ro- 
mano con  pompa  avea  ascritto  alla  citta- 
dinanza e  nobiltà  romana  Giacomo  Bon- 
compagno  suo  figlio  con  tutta  la  discen- 
denza ;  questo  figlio  l'avea  avuto  prima 
d'essere  ecclesiastico  da  donna  non  ma- 
ritata, e  poi  da  lui  legittimato.  Sotto  Gre- 
gorio XllI  e  nel  pontificalo  del  succes- 
sore, la  riedificazione  del  palazzo  de'con- 
servatoridiRoma  fu  veramente  matura- 
taedeterminata:  oltre  i  conservatori  mio 
tempore,  furono  deputali  3  patrizi  roma- 
ni," Boccapaduli,Crescenzi  e  Castellani,  i 
quali  fin  dal  i^iyG  ne  allogarono  la  fac- 
ciata esterna  a  Meo  Bassi  fiorentino,  se- 
condo i  travertini  determinati  da  Jacopo 
della  Porta.  Neil  58  i  il  francese,  domi- 
ciliato in  Roma, Flaminio  Beltrame,  com- 
pì il  soffitto  della  gran» sala,  e  le  diverse 
opere  d'intaglio.  Inoltre  i  conservatori  e 
deputali  all'abbellimento  del  Campido- 
glio fecero  restaurare  i  cavalli  e  le  statue 
Colossali  che  rie  adornano  la  piazza  e  la 
balaustra.  Nel  1590  furono  trasportali 
in  Campidoglio  i  così  delti  Trofei  di  Ma- 
rio (perchè  i  critici  li  chiamano  suppo- 
sti), che  negletti  stavano  presso  l'arco 
di  s.  Vito,  e  si  collocarono  sulla  balau- 
stra. Gregorio  XIII  co'poveri  fu  miseri- 
cordioso,  co'  disgraziati  pronto  nel  soc- 
corso, e  co'lelterati  sì  attento  nel  prov- 
■vederli,  che  ben  47  ne  provvide  e  pro- 
mosse, a  moki  assegnando  i  o  scudi  d'oro 
il  mese,  e  la  parte  di  pane  e  vino  dal  Pa- 
lazzo  apostolico.  A  Birro  parlai  de*mal- 
^ivenli  e  fuorusciti,  die  inondavano  lo 
stato  pontificio,  e  del  tumulto  accaduto 
in  cui  perirono  3  nobili  romani  che  vo- 
levano liberarne  uno.  Degnaraenle  dopo 
j  3  giorni  gli  successe  il  celeberrimo iS'/>/o 
Vy  che  sebbene  in  tutto  splendido,  non 
volle  che  s'imbandisse  il  convito  della  co- 
ronazione, per  la  penuria  di  viveri  di  cui 
allora  difettava  R.oma,  dichiarando  non 
\olerdar  motivo  a  rinnovar  le  satire  fatte 
sotto  Augusto,  che  mentre  in  Roma  a  un 


28  ROM 

tempo  morivano  di  fame  i  poveri,  egli 
banchettava  lautamente  i  nobili  romani. 
A'4giugno  elesse  senatore  Giovanni  Pe- 
//c^/za  di  Macerata,  e  io  fu  pure  nel  i586, 
il  quale  ridusse  in  miglior  forma  le  car- 
ceri di  Campidoglio;  lodato  per  dottrina 
e  altre  virtù.  Recandosi  al  trono  ponti- 
ficio per  assistervi,  dopo  l'ambasciatore 
imperiale,  venendogli  contrastato  il  luo- 
go dagli  altri  ambasciatori, si  astenne  poi 
dall'intervenirvi;  ed  in  suo  luogo  vi  ac- 
cedettero i  conservatori,  di R.oma.  Trovò 
Sisto  V  l'Italia,  lo  slato  e  Roma  afflitti 
da  òmicidii  e  pieni  di* malfattori,  incen- 
diarii  esicarii.Conanimo  imperturbabile 
(si  applicò  ad  estirparli,  e  maravigliosa- 
mente vi  riuscì,  bastando  il  solo  suo  no- 
me per  far  tremare  i  malvagi.  Però  il  suo 
rigore  fu  temperato  colla  giustizia  e  colla 
equità,  imperocché  mentre  faceva  moz- 
zare il  capo  a  Pepoli,  ne  creò  cardinale 
il  degno  fratello.  Non  perdonando  a  nes- 
suno, avendo  Ranuccio  figlio  del  duca  di 
Parma  indossate  armi  proibite,  lo  con- 
dannò a  morte:  con  qua^e  ingegnoso  mo- 
do fu  liberato,  lo  rwtai  nel  voi.  XV,  p.  20  r. 
Procurò  l'abbondanza,  e  pereliminare  gli 
oziosi  beneficò  l'arte  della  lana  e  quella 
della  seta,  facendole  rifiorire.  Le  prodi- 
giose e  numerose  magnifiche  opere, colle 
quali  rapidamente  aumentò  le  grandezze 
di  Roma,  alla  biografia  le  accenno,  e  a'Iuo- 
ghi  loro  le  descrissi.  Ordinò  a  tutti  i  ve- 
scovi che  osservassero  onninamente  l'uso 
antico,  di  venire  in  Roma  alla  visita  dei 
s^^viLimina  Apostolorum.  Rinnovò  la  ce- 
lebrazione di  tutte  le  Cappelle  pontificie; 
aumentò  il  numero  delle  Congregazioni 
cardinalizie jd'iè  migliori  norme  alle  pree- 
sistenti, per  la  spedizione  piò  pronta  delle 
cause  agitate  in  Roma  per  tutti  i  fedeli 
del  mando:  rigorosamente  piiQììiìBestem- 
iniaj  riformò  il  Carnevale  di  Roma  dalle 
insoffribili  introdotte  licenze,  facendo  al- 
zar forche,  e  travi  per  dar  la  corda  alle 
braccia,  ^'wii  Rioni  di  Roma,  aggiunse  il 
X IV  di  Borgo.  Ampliò  i  Luoghi  di  Montica  i 
/^flcfliz/ijCoUe quali  industrie  eseguì  l'im- 


ROM 
mense  sue  opere,  cripose  un  tesoro  in  Ca* 
stels.  Angelo.  Nel  1587  recandosi  in  Ro- 
ma il  gran  maestro  dell'ordine  Gero.9o/i- 
niitano,  il  Papa  gli  fece  fare  solenne  In- 
gressoj  creando  senatore  a'  1 6  maggio  Do- 
rnenico  Biondi  di  Montalto  suo  concitta- 
dino, il  quale  fu  ricevuto  con  molte  di- 
mostrazioni di  allegrezza  dal  popolo  ro- 
mano, di  cavalcate,  di  archi  trionfali  e 
altro,  durando  nella  carica  sino  al  i^gr, 
e  nella  sede  vacante  fu  deputato  dal  con- 
siglio pubblico  de'27  settembre  1590, a 
giudicare  in  tale  tempo  le  cause  crimi- 
nali. Già  notai  a  Lusso,  che  Sisto  V  rin- 
novò le  prefscriziopi  de'predecessori  per 
moderarÌo,onde  impedire  l'impoverimen- 
to delle  famiglie  e  altre  funeste  conseguen- 
ze della  sua  immoralità  e  riprovevole  ec- 
cesso. Qui  aggiungerò,  che  il  Papa  chia- 
mò perciò  i  conservatori  e  magistrato  di 
Roma,notiflcaudoloro  le  sue  deliberazio- 
ni, inerenti  ancora  a  quanto  aveano  de- 
cretato gl'istessi  imperatori  romani  nei 
tempi  della  romana  magnificenza,  voler 
quindi  pubblicareuna  prammatica, ebra- 
mare perciò  opportune  informazioni.  Si 
radunarono  pertanto  iconservatoriGitìtrt- 
domenico  Nino,  Livio  Attracini,  e  Mer- 
curio Aniadeiy  col  priore  de'caporioni  P/e- 
iro-5<?n30^2Zo,  ed  i  cittadini  scelti  dai  rio- 
ni di  Roma,  Marcello  Negro,  Sebastiano 
Varo,GirolamoAltieri,MarioMattei,  An- 
drea Vellio,  Stefano  Paparoni,  Girolamo 
Pico.  Questi  composero  e  sottoscrissero 
varie  leggi,accomodate  discretamente  alla 
condizione  e  costume  di  ciascun  ordine, 
le  quali,  rivedute  dai  cardinali  Santorio, 
Aldobrandini  e  Salviati  deputati  dal  Pa- 
pa, furono  da  esso  approvate  colla  bolla 
Cuminunaquaque^iìei^à\cemhve\5^Q, 
Bull.  Roni.  t.  4^  pai'-  4>  P-  286;  con  or- 
dine al  prelato  governatore  di  Roma,  ai 
senatori  e  conservatori  che  diligentemen- 
te invigilassero  alla  stretta  osservanza  e 
conservazione  di  questa  saggia  e  utilissi- 
ma prammatica.  Con  questa  si  provvide 
alla  riforma  dell'abusivo  vestire, al  quan- 
titativo delle  doti,  che  si  prescrisse  fino 


ROM 

a  soli  f),300  scudi  come  avea  fissato s.  Pio 
V,  al  modo  de'conviti,  alle  carrozze,  ai 
funerali,  al  luUo,  e  ad  altre  spese,  da  os- 
servarsi dai  romaui  d'ogni  condizione. 
Quanto  a  ciò  che  riguarda  il  LultoÀn  quel- 
l'articolo riunii  molte  nozioni  ed  erudizio- 
ni,  principalmente  per  quello  de'romani, 
per  rilevare  eziandio  gli  abusi  introdotti, 
massime  in  far  la  scimmia  alle  moderne 
oltramontane  e  non  sempre  ragionevoli 
costumanze,  regolate  poi  ordinariamente 
dal  proprio  comodo,  dal  proprio  arbitrio 
e  capriccio.  Mi  dedicai  anche  per  sì  im- 
portanteargomento,conistudio  e  pazienti 
ricerche,  perchè  come  di  tanti  altri  argo- 
menti, di  cui  pure  ho  dovuto  trattare  e 
sempre  eoo  amore, si  manca  d'ogni  fonte 
e  regola  scritta  da  .consultarsi  per  un'uni- 
forme norma  conveniente,essendo  varian- 
ti le  tradizioni  (come  si  degnò  scrivermi 
S.  E.  il  principe  Orsini  quando  era  sena- 
tore di  Roma,allorchèavendo  conosciuto 
l'articolo  che  io  avea  compilato  sul  Lut- 
to, graziosamente  m'invito  a  vieppiù  ren- 
derlo utile,  per  quel  zelo  che  sempre  eb- 
be per  la  cosa  pubblica,  laonde  procurai 
ridurlo  tale,  per  quanto  ponno  le  mie  de- 
boli forze).  Sisto  V  giustamente  volle  che 
si  rispettassero  gli  ebrei:  proibì  di  fare 
scavi  senza  licenza  sotto  terra  in  luogo  ve- 
runo, non  solo  dentro  Roma,  ma  fuori 
ancora  ne'Iuoghi  murati,  per  mettere  ri- 
paro alle  rovine  checagionavano  di  molli 
edifizi  e  delle  strade,  la  cui  nettezza  curò 
assai,  pel  decoro  della  città  e  per  conser- 
vare l'aria  salubre.  Ad  Annona  raccontai 
come  Sisto  V  minacciò  i  conservatori  (in 
occasione  ch'eransi  da  lui  portati  ad  au- 
gurare il  buon  capò  d'anno)  di  toglie- 
re quanto  loro  restava  su  di  essa  e  sulla 
grascia,  se  non  provvedevano  all'abbon- 
danza de'viveri,  e  per  vegliarvi  istituì  la 
Congregazione  deli  abbondanza,  per  la 
quale  molto  fece  pel  diseccamento  delle 
Paludi  Pontine,  anche  per  migliorare  l'a- 
ria dellaCampagna  romana. 01  tre  le  gran- 
diose opere  che  ci  lasciò,  fra  quelle  che 
non  potè  eftelluare  pel  suo  breve  e  me- 


R  O  M  2() 

morabile  pontificato,  qui  rammenterò  il 
canale  navigabile  dell' Anicne,  che  dovea 
giungere  sulla  Piazza  di  Termini.  Sisto 
V  rese  l'anima  a  Dio  a'27  agosto  iSgo, 
ma  per  avere  riconosciuto  Eurico  IV  re 
di  Francia  e  ripudiata  la  lega  che  gli  con- 
trastava il  trono,  l'ambasciatore  di  Spa- 
gna Olivares  concitò  i  banditi  di  Napoli 
e  5ooo  prezzolati  plebei  ad  atterrare  la 
statua, che  al  munifico  Papa  avea  in  Cam- 
pidoglio innalzatali  senato  e  popolo  ro- 
mano r  fu  tale  il  tumulto,  che  se  per  or- 
dine del  s.  collegio  non  s'interponevano 
alcuni  magnati,  come  i  Colonna  egli  Or- 
sini di  grande  autorità  presso  il  popolo, 
che  si  erano  imparentati  con  Sisto  V  e 
n'  erano  stati  beneficati,  certamente  su 
quel  marmo  avrebbero  sfogata  la  loro 
rabbia.  Fu  allora  che  il  senato  romano 
stabilì  con  decreto,  di  non  alzare  più  sta- 
tue a  Papa  vivente, ma  dopo  mortosele 
sue  magnanime  azioni  lo  avessero  merita- 
to, in  tempo  in  cui  la  speculazione,  i  finise- 
coudari  di  pochi  e  l'infameadulazione  non 
poteva  aver  luogo,  restandola  rara  grati- 
tùdine che  non  ne  innalzò  nessuna!  E  pure 
Sisto  V  non  solo  dovea  essere  compianto 
dal  popolo  romano,  ma  energicamente 
e  doverosamente  difeso  da  una  frotta  di 
empi  e  scellerati.  Trascorsi  18  giorni  gli 
successe  (secondo  quella  lepida  predizio- 
ne di  Sisto  V  riportata  nel  voi.  LV,  p. 
291)  Urbano  VII  Castagna,  nato  in  Ro- 
ma da  padre  genovese,  ma  dopo  2  giorni 
si  ammalò,  e  mentre  si  erano  concepite 
di  lui  le  più  belle  speranze,  lasciando  sua 
erede  1'  Arciconfraternita  della  ss.  An- 
minziata,  per  le  doti  delle  romane  biso- 
gnose, con  i3  giorni  di  pontificato  passò 
all'altro  móndo,  da  tutti  deplorato  per  le 
sue  virtù.  A'5  dicembre  1590  fu  Papa 
Gregorio  JY//^,  che  trattò  di  nobilissimo 
ospizio  nel  palazzo  di  s.  Marco,  Alfonso 
li  duca  di  Ferrara.  Nell'epidemia  pro- 
dotta dalla  carestia,  che  spopolò  Roma  e 
il  suo  distretto  per  la  morte  di  60,000 
persone,  come  si  apprende  da  Muratori 
e  da  altri  che  citai  ad  Annona, il  Papa  fé- 


3o  ROM 

ce  tlispensnre  100,000  scudi  di  grano.  A- 
gli  8 'gennaio  i  Sg  i  creò  senatore,  a  suo  be- 
neplocilo  e  della  s.  Sede,  Lodovico  Arca 
di  Narni;  questi  prestò  il  g\urainei»to  al 
cardinal  camerlengo  ed  a'conservatori, re- 
staurò nel  »  593  il  palazzo  senatorio  dalla 
parte  dell'arco  di  Settimio  Severo,  e  con- 
tinuò nell'offizio  sino  al  1594.  Gregorio 
XIV  morendo  a'  1 5  ottobre  iSgr,  tra- 
scorsi 1 3  giorni  gli  fu  surrogato//2/20ce«- 
zo  IXy  che  subito  protestò  di  voler  prov- 
vedere abbondantemente  Roi»a  di  tutto 
il  bisognevole,  e  di  soccorrere  l'indigenza 
del  popolo,  cui  tolse  i  tributi  imposti  da 
Sisto  V.  Accolse  Vincenzo  I  duca  di  Man- 
tova, e  come  a  vea  Tatto  il  predecessore  con 
quello  di  Ferrara,  Io  trattò  con  magni- 
iìcenza  a  spese  della  camera  apostolica. 
Supplicato  dal  cardinal  Gaetani  per  un'i- 
stantanea grazia,  in  favore  di  Giannan* 
tonio  Orsini,  offrendo  una  somma  di  de- 
naro; rispose:  non  vogliamo  denari ^  ma 
ubbidienza.  Avendo  i  romani  fermate  lu- 
singhiere speranze  pel  suo  felice  gover- 
no, la  morte  lo  balzò  nel  sepolcro  a'3o  di- 
cembre con  2  mesi  di   pontificato:  cosi 
Roma  dovette  piangere  3  Papi  in  1 6  me- 
si, dopo  Sislo  V.  11  3o  gennaio  1592  fu 
eletto  Clemente  Vili  Aldobrandino  Ve- 
nuti in  Roma  tre  figli  dell'elettoredi Ba- 
viera, li  fece  alloggiare  a  spese  della  ca- 
mera apostolica,  li  distinse  con  onori,  e 
fece  sedere  in  Concistoro  dopoi  cardinali. 
Uno  di  questi,  Filippo  di  Baviera^  creò 
cardinale.  Pare  che  nel  1 593  gittasse  la  i  .* 
pietra  pel  palazzo  poi  Museo  Capitolino^ 
incontro  a  quello  de'conserva tori, ma  fin  o 
ali6o3  non  sembra  che  fosse  messa  pro- 
priamente mano  all'opera.  In  quest'anno 
Clemente  Vili  rivendicò  alle  fontane  dei 
Leoni  di  Campidoglio,  l'  acqua  eh'  erasi 
appropriata  Jacopo  della  Porla.  Cleitien- 
te  Vili  nel  1594, con  breve  de' 7  gennaio, 
fiere  senatore  il  conte  Martino   Cappel- 
letti di  Rieti  :  dal  consiglio  pubblico  dei 
28  aprile  i6o5  fu  destinato  a  giudicar 
le  cause  criminali  in  sede  vacante, e  du- 
rò nel  senaloralo  fino  al  16 10.  Sotto  Si- 


R  O  M 

sto  V  era  stalo  segretario  di  consulta,  e 
nel  i635  fa  referendario  delle  due  se- 
gnature. ^^el  1595  il  Papa  con  solenne 
rito,  nel  portico  Vaticano  assolvette  En- 
rico IV  che  in  Francia  avea  abiurato  l'e- 
resia, ed  ordinò  in  Roma  dimostrazioni 
di  pubblica  gioia.  StabiPi  in  Roma  un  ve- 
scovo ordinante  Greco, per  conferire  gli 
ordini  sagri  a  quelli  di  rito  greco  e  fare 
io  questo  i  pontificaH:  di  simili  vescovi 
residenti  in  Roma,  }^&\  Maroniti  q  Arme- 
niy  parlai  a  quegli  articoli.  Avendo  Cle- 
mente Vili  riunito  il  ducato  di  Ferrara 
all'immediato  dominio  della  chiesa  ro- 
mana, a' 12  aprile  1598  partì  da  Roma 
per  prenderne  possesso,  avendo  destinato 
come  vice-Papa  e  legato  di  Rotna  il  car- 
dinal Innico  y^v'tìf/o^,. mediante  il  breve 
Licet,  de' 3  aprile,  Bull.  Rom.  t.  5,  par. 
2,  p.  2  1 3.  Il  Papa  ritornò  in  R^oma  a'20 
dicembre,  con  grande  applauso  e  feste. 
A  perpetuare  la  memoria  di  questo  av- 
venimento ,  il  senato  e  popolo  romano 
fece  incidere  una  magnifica  iscrizione,  de- 
cretando di  fare  ogni  anno  a'3o  gennaio, 
nella  Chiesa  dis.  Eustachio ^ o^avia  d'un 
paliotto  o  pianeta,  e  assistere  alla  messa 
cantata.  L'esultanza  di  Roma  ebbe  breve 
durata,  perchè  straripato  il  Tevere,  i\e\ 
giorno  di  Natale  la  città  era  quasi  tutt-a 
allagata,  per  cui  Clemente  Vili,  ad  ov- 
viare sunili  inondazioni,  fece  quanto  dissi 
a  Rieti  :  immensi  furono  i  danni,  ed  in 
Roma  eneir Agro  romano  perirono  1 5oo 
persone.  Nella  biografia  di  questo  gran 
Papa,  ma  severo  e  inesorabile,  ed  altro- 
ve, narrai  le  famose  giustizie* capitali  e- 
seguite  in  Pvoma  sopra  individui  della 
primaria  nobiltà;  cioè  sulla  bella  Cenci, 
che  colla  matrigna  Petroni  furono  deca- 
pitate, ed  il  fratello  della  prima  tenaglia- 
to,  poi  mazzalato,  scannato  e  squartato; 
su  Onofrio  Santacroce,  a  cui  fu  tronca- 
to il  capo;  Marc'  Antonio  Massimi  pu- 
re ebbe  mozza  la  testa:  erano  tutti  rei  di 
parricidio.  Già  sino  dal  1592  Clemente 
Vili  avea  fatto  decapitare  in  Castel  s. 
AugelojTroilo  Savelli  d'anni  1 8.  Per  quel 


ROM 

fallo^  che  riportai  ne'vol.V,p.  249,  XtV, 
p.  49>  tra'birri  e  le  franchigie  del  palazzo 
Farnese,  che  volevano  sostenere  que'dti- 
chi, meglio  Cancellieri  neìMercalo  p.  1 86 
ne  descrive  le  conseguenze.  Fu  tagliata 
la  testa  al  maestro  di  casa  di  70  anni^  im- 
piccato un  servitore  che  volle  morire  da 
turco  com'era  prima  di  apostatare  il  mao- 
mettismo. Per  altro  rifugio  accordato  nel 
palazzo  ad  un  marinaro  fuggito  dai  birri^ 
venendo  ferito  un  di  questi,  i  romani  si 
armarono  in  favore  de'  Farnesi,  e  furono 
chiuse  le  botteghe.  Il  cardinal  Aldobran- 
dini  nipote  del  Papa,  mandò  il  governa- 
tore di  Roma  perchè  inlimasse  la  conse- 
gna del  delinquente,  ed  il  prelato  a  mala 
pena  scampò  d'essere  gillato  per  la  fine- 
stra. 11  duca  Giuliano  Cesarini  arditamen- 
te consigliò  di  andare  a  prendere  Clemen- 
te Vili  che  nel  Quirinale  ignorava  la  sol- 
levazione ;  laonde  quando  lo  seppe  il  Pa* 
pa  ordinò  che  dove  fosse  preso  si  stroz- 
zasse, ma  egli  fuggì  a  Gaeta.  Nondimeno 
il  Papa  si  lagnò  col  nipote  di  tanto  risen- 
timento contro  i  Farnesi^  cui  aveva  ma- 
ritato una  nipote,  e  che  in  12  anni  non  si 
era  fatto  un  amico:  però  il  cardinale  ave- 
va colla  sua  alterezza  molte  belle  qualità, 
che  celebrai  a  Piavenjva  qual  benemerito 
arcivescovo.  Nel  1600  Clemente  Vili  e- 
sem  pia rmen  te  celebrò  il  1 1.""  Anno  snntOy 
e  riuscì  memorabile.  Approvò  il  Ponti- 
jìcale  romano,  pubblicò  il  Ceremoniale 
romano  o  de'  vescovi,  e  terminò  di  vive- 
re a'3  marzo  i6o5,  lasciando  di  se  me- 
moria assai  gloriosa.  Dopò  28  giorni  di 
sede  vacante,  venne  crealo  Leone  XI Me- 
dici,  che  subito  sgravò  i  sudditi  dai  pre- 
cedenti dazi,  ma  con  26  giorni  di  ponti- 
ficato teraiinò  i  bei  prognostici  fatti  so- 
pra il  suo  governo.  Successe  a' 16  mag- 
gio l'ottimo Pr/o/o  F  Borghese  romano, 
con  tripudio  de'conciltadini.  Canonizzò 
s.  Francesca  romana  e  s.  Carlo  Borro- 
meo. Con  breve  degli  8  maggio  1 6 1  o  fe- 
ce senatore  il  conte  Gabriele  Fa  Iconio  di- 
stinto  avvocato,  ch'esercitò  la  carica  fino 
al  1616:  divenne  poi  prelato,  canonico 


ROM  3  e 

Valicano,  e  ponente  di  consulta,  lascian- 
do l'eredità  alsodalizio  della  ss.  Annun- 
ziata. Sotto  di  lui  Paolo  V ordinò  sostru- 
zioni al  palf^zzo  senatorio.  Ornò  Roma  di 
quegli  edifizi  magnifici  che  ammiriamo, 
nominati  nella  biografia,  incominciando 
dall'ingrandita  basilica  Vaticana:  soleva 
direchcnel  fabbricare  ricavava  due  van- 
taggi, uno  di  rendere  la  città  più  augu- 
sta, raltrodialimentaremolli  operai, evi- 
tando il.  pregiudizievole  vagabondaggio. 
Nell'accresciulo  Palazzo  Quirinale  eres- 
se la  sontuosa  Cappella  Paoliua^e  come 
Sisto  V  aumentò  l'acqua  potabile  a*co- 
modo^  della  città,  e  con  bellissime  jPo/zfrt- 
«epubbliche.il  Situale  romano  corret- 
to, per  lui  fu  pubblicalo:  in  tutto  bene- 
fico, vigilò  in  modo  singolare  sull'abbon- 
danza delle  veltovaglie,facendo  aprire  for» 
ni  a  suo  conio,  per  punire  e  frenare  gli 
ingordi  venditori  di  pane.  Nel  i6i6a'3 
novembre  elesse  senatore  il  conte  Gio. 
Battista  Fenzonio  cVi  Tjrisighella,che  a'6 
febbraio  1621  in  sede  vacante  fu  auto- 
rizzato a  decidere  le  cause  cri  minali,e  con- 
tinuò colla  dignità  sino  al  1623  (a  suo 
tempo  fu  restaurala  una   parte  interna 
del  palazzo  senatorio):  dipoi  nel  1626 
pubblicò  la  sua  opera  legale  o  illustrazio- 
ne degli  statuti  di  Roma  intitolata:  Ad- 
nolationes  ad  Statata  Z7rZ>/5.PaoloV, com- 
plesso di  virtù,  modello  de'Papi,  pure  il 
suo  lungo  pontificato  venne, come  accad- 
de ad  altri,  in  noia  ai  romani,  che  vaghi 
di  novità  ne  bramavano  la  morte;  ben 
presto  se  ne  pentirono,  quando  poterono 
costituire  de'confronti  col  successore, cui 
irriverentemenle  gridarono  in  faccia:  Fi- 
va  Paolo  F.  Tulio  è  dello  nella  biogra- 
fja.PlacidamenlespiròPaoloV,a'28  gen- 
naio 1621,  e  nel  2.°  giorno  di  conclave 
fu  creato  Gregorio  XF,  già  giudice  di 
Campidoglio  e  Ficegerente  di  Roma.  Per 
promuovere  la  cattolica  religione,  ebbe 
la  gloria  d'istituire  la  Congregazione  di 
propaganda  fidej  e  tra'sanli  che  cano- 
nizzò ricorderò  i  ss.  Filippo  Neri  e  Igna- 
zioLojola.GregorioXVa'i  5  giugno  1623 


32  ROM 

elesse  senalore  il  conte  Baldo  Massei  di 
Camerino;  indi  morì  agli  8  luglio. 

A'6  agosto  fu  eletto  Urbano  FUI,  ed 
a' 1 7  pei-  la  giaii  fiducia  che £^,vea  in  detto 
senalore,  gli  die  ampja  facoltà  persona- 
le di  procedere  contro  i  discoli  e  facino- 
rosi, de'quali  abbondavff  la  città,  s'enza 
osservare  leformalitàgibdiziarie  prescrit- 
te dallo  statuto  di  Roma,  e  nella  slessa 
guisa  che  facevasi  nel  tribunale  del  go- 
•vernatore  di  Roma.  Nel  1 625  celebrò  il 
1  ^°'Anno  santo,  che  fu  afflitto  dalla  pe- 
ste; poscia  riunì  lo  stato  d' Urbino  al  do- 
miflio  diretto  dalla  romana  chiesa.  Nel 
1629,  forse  per  ragione  di  salute,  termi- 
nò il  senatorato  di  Ma&sei,  il  quaje  nella 
cappella  da  lui  edificata  in  patria,  nella 
collegiata  di  s.  Venanzio,  depose  Io  scet- 
trod'avoriOjla  spada,  il  cappello  e  le  altre 
insegne  senatorie:  in  Pvoma  sotto  di  lui  fu 
migliorata  l'interna  parte  del  palazzo  se- 
natorio, vi  fu  portata  l'acqua  al  carcere 
e  all'orto.  Nel  marzo  il  Papa^li  sostituì  il 
conte  Giulio  Cartari  à' Owielo,  che  ri- 
tenne la  carica  fino  alla  morte.  Nella  bio- 
grafìa d'UrbanoVllI  narro  il  barbaro  at- 
tentato contro  di  luijche  costò  la  decapita- 
zionea  Cenlini,el'impiccaturaadue com- 
plici,poi  bruciati.  Vacato  il  senatorato, per 
35  giorni  lofunseroi  conservatori  Jgosti' 
noMaffei,  Giacomo  Benzoni,  Ferdinan- 
do Brandani;  finché  a'2i  maggio  i633 
il  Papa  nominò  senatore  il  conte  Orazio 
Albani à'IJvhwìO,  che  dopo  avere  riceva- 
lo dalle  pontificie  mani  nel  Quirinale  il 
breve,  si  trasferì  in  Campidoglio  a  caval- 
lo, entrò  in  Araceli  a  visitare  il  ss.  Sagra- 
niento,  indi  prese  possesso  nel  palazzo  se- 
natorio: coltivò  le  amene  lettere  egli  studi 
legali,  esercilò  la  dignità  sino  ah  645,  e 
fu  avo  di  Clemente  XI.  Il  Papa  confermò 
l'ordine  militare  della  Concezione,  e  nei 
i632  ne  conferì  il  manto  e  la  crope  al- 
rislitutoreCarlo  1  duca  di  Mantova.  Nel 
1.634  Uibano  Vili  ricevè  il  principe  A- 
lessandro Carlo  fratello  del  re  di  Polonia, 
in  onore  del  quale,lra  le  altre  cose,ilcardi- 
nalAulouioBarberiui  nipote  dei  Papa  fece 


ROM 

rappresentare  l'istoria  di  s.  Alessio  roma- 
no,da  musici  eccellenti,  e  con  scena  mera- 
\igliosa  ideata  da  Remino.  Nel  1637  ilPa- 
pa  impedì  cheRoma  fosse  teatro  di  zuffe  Ira 
i  Colonnesi  e  il  cardinal  de  Medici,  onde 
aumentò  la  Milizia.  Nel  1640  si  voleva 
avvelenare  il  Papa  con  V  Ostia.Vex  debiti 
fatti  da'F^me5/ duchi  diPrtrmfif,sugli  stati 
di  Castro  eRonciglioncj\xìQ.om'\tìz{h\ò  guer- 
ja,  nella  quale  in  Roma  si  stette  in  qual- 
che timore.  Il  Papa  la  fortificò,  insieme 
al  Palazzo  apostolico  Quirinale;  inoltre 
cinse  di  Mura  solide  con  baluardi  l'alto 
del  Monte  Gz^t/z/co/o, ampliando  il  recin- 
to dèlia  città,  e  fu  l'ultimo  suo  ingrandi- 
mento. Principe  magnifico,  Urbino  Vili 
riempì  Roma  di  sue  belle  memorie  che 
descrivo  e  ricapitolo  nella  biografìa, mo- 
rendo a'29  luglio  i644>  avendogli  il  se- 
nato romano  eretto  una  statua  in  Campi- 
doglio. A'  1 6  settembre  gli  successe  Inno- 
cenzo X  Pamphilj  vomanOy  con  g^v un  fe- 
ste della  città,  e  dimostrazioni  nel  suo  pos- 
sesso. A'7  gennaio  i  645  creò  senatoreiyfó- 
fano  Canipidoro  di  Faenza,che  morto  nel- 
l'annoseguente,esercitarono  l'officio  i  con- 
servatori Camillo  del  Bufalo  Cancellieri, 
Lelio  A  Ilio  f  Urbano  M  illini,  ed  a'  1 8  gi  u  • 
gno  il  Papa  fece  senatore  Dino  Sardini 
di  Lucca.  Questi  fluidi  vivere  nel  mag- 
gio 1647, onde  subentrarono  i  conserva- 
toi'i  Vincenzo  Rossi,  Stefano  Allio,  Fran- 
cesco Cecchini j  e  nel  24  luglio  Innocenzo 
X  nominò  senatore  il  conte  Giovanni  In- 
g:/i/r^wiflorenlino,concedendoa  lui  e  suc- 
cessori la  corona  nell'arma  gentilizia,  l'or- 
namento de'fìocchi  neri  alla  testa  de'ca- 
valli  della  carrozza,  col  trattamento  so- 
lito usarsi  dai  Principi  romani:  esercilò 
la  carica  sino  al  i655.  Al  dire  di  Novaes, 
stabilì  ancora  Innocenzo  X,  clie  i  conser- 
vatori di  Roma  nelle  cappelle  papali  do- 
vessero sedere  nel  3.°  gradino  del  trono 
alla  mano  destra  del  Papa;  e  che  nell'io - 
cedere  per  Roma  in  forma  pubblica,  pro- 
cedessero co'ca  valli  ornati  come  i  Principi 
romaui.Grato  il  senato  romano  per  queste 
prerogati  ve,e  pel  palazzo  che  si  può  dire  da 


ROM 

Ini  erclto,  oomechè  proseguito  e  compilo, 
incoiifroaqiiellocle*conservatorisulCam« 
pidoglio,poiMuseo Capitolino,  in  esso  gli 
innalzò  una  statila  di  bronzo,  con  iscri- 
zione che  celebra  l'abbellimenlo  magni- 
fico di  Piazza  Navoiia,  la  restaurata  ba- 
silica Lateranense^  ed  il  zelo  ch'ebbe  per 
l'annona  e  pel  pane  a  buon  prezzo.  Nella 
biografìa  del  Papa  feci  menzione  delle 
gravi  scissure  insorte  tra  il  cardinal  d'  E- 
sle  e  l'ambasciatore  di  Spagna,  in  cui  po- 
teva essere  alterata  la  quiete  di  Roma. 
Avendo  fatto  spogli^reFarnese  del  duca- 
to di  Castro,  quegli  incominciò  la  guer- 
ra, nella  quale  le  Milizie  pontificie  spia- 
narono la  città  di  Castro,  e  le  belle  cam- 
pane della  cattedrale  furono  trasportate 
in  Roma, e  date  alla  Chiesa  di  s. Eustachio  ^ 
secondo  il  march.  Melchiorrij  il  cui  senti- 
mento seguitai  in  quell'articolo;  ma  Can- 
cellieri dice,  che  furono  collocate  tiella 
Chiesa  dìs.  Agnese  in  piazza  Navona^  ri- 
fabbricata da  InnocenzoX  per  la  sua  fami- 
glia, di  armonioso  concerto  e  situate  con 
ingegnoso  artificio  sopra  castello  di  legno. 
Noterò  che  delle  due  campane  credute  di 
Castro,  ve  n'era  rimasta  una  sola,  la  quale 
fu  distrutta  da'repubblicani  del  1 849;  che 
i  due  orologi  che  furono  posti  neVampa- 
nili  laterali,  in  origine  uno,  oltre  il  mo- 
strare! numeri  nel  giorno,  gl'indicava  coi 
lumi  e  trasparenti  anche  la  notte  (altro 
simile  Orologio  in  Roma  è  quello  del  già 
palazzo.delle  Poste  Pontificie);  l'altro  mo- 
strava i  movimenti  de'pianeti,ed  i  giorni 
della  luna:  di  presente  agisce  un  solo  oro- 
logio, simile  ai  comuni.  Essendo  per  me 
di  peso  le  autorità  del  march.  Melchiorri 
e  di  Cancellieri,  e  vedendo  i  miei  concit- 
tadini divisi  nelle  due  opinioni  riguardo 
alle  campane  di  Castro,  ne  feci  ricerche 
al  capitolo  di  s.  Eustachio,  ma  non  potei 
essere  appagato,  a  motivo  che  il  loro  an- 
tichissimo e  pregievple  archivio  soggiac- 
que a  incendio  ed  inondazioni.  Allora  ri- 
corsi allo  spedienle  di  pregare  un  eccle- 
siastico ad  ascendere  il  campanile  di  s. 
Eustachio  ed  esaminarne  le  campane, 

VOL.   LIX. 


ROM  33 

donde  risultò  che  Cancellieri  avea  ragio- 
ne. Imperocché  la  campana  maggiore  ha 
questa  iscrizione  :  Beatae  Mariae,  et  ss. 
Marfyruni  Enstachii  et  sociorum  gloriae. 
Simon  Prosper  de  Prosperis  de  Nursìa 
F.  /^.  Z>. i62i.La  campana  mezzana,  de- 
corata di  molti  e  belli  rilievi ,  ha  questa 
epigrafe:  Opus  Caroli  A ntonii  Furenelli. 
Anno  Dominii  7  1 2.  La  campana  piccola 
poi  in  origine  è  la  più  antica,  come  rile- 
vasi dalla  seguente  iscrizione:  Facta  an- 
no Domimi /^oZ.  Tempore  D.  B.  Cossae 
Dyaconi  card.  s.  Eustachis  eia  capitu- 
lo  renovata  anno  Juhilaei  i'j25.  IVote- 
rò  che  questo  cardinal  Baldassare  Cossa 
fu  poi  Gioi^anni  XXIII.  ì!ie\i65o  Inno ' 
cenzo  X  (Telebrò  il  i4'*'  Anno  santo  con 
gran  fervore;  ed  anche  si  prestò  assai  la 
cognata  famosa  d.  Olimpia,  che  l'influen- 
zava nel  governo  con  tristi  conseguenze 
e  amare  critiche.  Giusto  e  severo,  fece  de- 
capitare il  prelato  Mascabruni  suo  favo- 
rito soi-todatario,  per  falsificazione  ól Re- 
scritti j  riguardanti  in' Dataria.  Mori  a'7 
gennaio  1 655,  e  dopo  3  mesi  fu  eletto  ^- 
lessandro  VII^  che  nella  pompa  del  pos- 
sesso vietò  il  dispendio  degli  archi  trion- 
fali. Ricordando  il  detto  di  Giovenale, che 
il  popoloromanogiàdominatoredel  mon- 
do, allora  due  sole  cose  desiderava, p^fwe 
e  feste  ^  subito  nella  scarsezza  del  frumen- 
to fece  calare  il  prezzo  del  pane,  colle  di- 
irerse  energiche  provvidenze  che  prese. 
A'2  luglio  nominò  senatore  Fausto  Gal- 
lazzi  di  Montebono  in  Sabina,  che  durò 
sino  al  1 659,  morendo  a' 1 5  marzo,  onde 
per  circa  45  giorni  supplirono  i  conser- 
vatori Paolo  Maccarani,  Giacomo  Al' 
herini^Mario  Ginetti.  Avendo  il  Papa  con- 
tribuito alla  conversione  della  celebre  Cri- 
stina regina  di  Svezia ^  dopo  averla  falla 
trattare  splendidamente  per  lo  stato  ec- 
clesiastico a  spese  della  camera  apostoli- 
ca, le  fece  fare  V  Ingresso  solenne  in  Ro- 
mane per  un  tempo  l'ospitò  nel  Palazzo 
apostolico  Vaticano.  In  detta  pompa  il 
senatore  Galluzzi,  con  mg.'  Bonelli  go- 
vernatore di  Roma,  andò  a  incontrare  la 
3 


34  ROM 

regina  a  Ponte  Molle;  prccedulo  egli  dal- 
la compagnia  àe  Cavallt-gglerìy  e  da  nn 
Paggioj  cavalcava  una  chinea,  col  basto- 
ne e  il  cappello  senatorio,  assistito  da  80 
alabardieri  di  su^guardia  con  casacche 
rosse,  oltre  buon  numero  di  palafrenie- 
ri, e  seguito  dagli  officiali  del  tribunale. 
Con  quest'ordine  il  senatore  erasi  porta- 
to a  pie  della  cordonata  di  Campidoglio, 
ove  si  unì  coi  conservatori,  priore  de'ca- 
porioni,  Fedeli  di  Campidoglio^  e  molli 
cavalieri  romani  che  bramarono  cor leg- 
giariB  il  magistrato  di  Roma.  Il  benigno 
Alessandro  VII  portò  rimedio  al  vestire 
poco  decente  delle  romane,  e  vegliò  assai 
sul  buon  costume  di  tutti.  Fatalissimo  fu 
per  Roma  il  i656,  come  con  tlifFusione 
narrai  a  Pestilenze,  per  quella  che  in 
crudeli  nella  città;  ed  avi*ebbefaltamag 
giore  strage  se  il  Papa  non  avesse  posto 
in  opera  ogni  mezzo  per  impedirne  la  prò 
pagazione.  Grato  il  senato  e  popolo  ro 
mant),lo  pregò  a  consentire  che  si  effe t 
tuasse  il  decreto  per  erigergli  una  statua 
in  Campidoglio,  derogando  a  quello  coii 
Irario  d'innalzar  statue  ai  Papi  viventi 
come  aveano  fattoUibano  Vili  e  Inno 
cenzo  X.  Ma  Alessandro  VII   ringraziò 
lutti  per  l'amorevole  pensiero,  e  soggiun 
se  non  bramar  da  essi   altro  simulacro 
che  conservassero  ne'loro  cuori  tali  sen 
timenti.  Tultavolta,  dice  Novaes,  gli  fu  e 
retta  una  statua  di  bronzo  in  Campido 
glio,  con  iscrizione  che  riporta  Okloino 
flt.  RR.  Pont.  t.  4}  p-  72  I .  Sebbene  pie 
no  di  fiducia  nel  diligenteNovaes,  anche 
come  istruitissimo  delle  cose  di  Alessan 
dro  VII,  non  trovando  tale  statua  ram 
mentala  ne'descrittori  del  Campidoglio 
in  questo  mi  recai  e  non  la  rinvenni.  Esi 
$♦«  soltanto  nel  coitile  del  Museo  Capito 
lino  una  lapide,  che  ricorda  labeneme 
renza  e  moderazione  del  Pontefice.  Gravi 
amarezze  soffrì  il  Papa  pei  tumalti  acca 
duti  in  Roma  tra  \e  Milizie  e  Varnhasóat- 
love  dì  Francia  Crecqui,  narrale  in  tali  ar 
ticoli  e  nella  biografia.  In  questa  indicai 
le  magnificenze  da  lui  aggiunte  a  Roma,  e 


ROM 

falle  a\V  Università  romana,  le  quali  de- 
scrissi ai  relativi  articoli. Nel  1 65^  a'  i  o  lu • 
glio  destinò  senatore  Giustino  Gentile  da 
Salisano  in  diocesi  dell'abbazia  di  Farfa, 
ch'esercitò  la  carica  sino  al  termine  di  sua 
vita,  che  fu  il  marzoì  662, sepolto  come 
altri  senatori,  nella  chiesa  di  s.  Maria  d' 
Araceli.  Giusta  il  solito  subentrarono  i 
conservatori  Francesco  Capizucchi,  A- 
chille  Maffei,  Urbano  Rocci.  Alessandro 
VII  nello  stesso  anno  fece  senatore  avita 
il  marchese Gzm//o  Cesare NegrellidìFev- 
rara, di  cui  fu  ambasciatore  presso  i|  Pa- 
pa, per  le  questioni  coi  bolognesi, che  vo- 
levano dare  al  Reno  foce  nel  Po:  riuscì 
tanto  accetto  ai  Papi  calla  corte  che  fu 
stimalo  finché  visse.  I  F/Wc/z/ restituiro- 
no e  donarono  alla  s.  Sede  il  principato 
dì  Masserano fCo\  marchesato  diCreva- 
cour,  nel  Piemonte.  Alessandro  VII  mo- 
rì a'22  giugno  1667:  prolesse  rlellerati 
e  gli  artisti;  pure  le  sue  virtù  non  furo- 
no abbastanza  apprezzate  dai  romani, per 
r  ingrandimento  di  sua  famiglia  Chigi, 
della  quale  tratto  anche  a  Riccia.  Vacò 
la  s.  Sede  28'giorni,  indi  degnamente  la 
occupò  Clemente  //Y,già  governatore  di 
Roma.  Cominciò  il  suo  governo  con  sgra- 
vare i  sùdditi  dai  dazi,  massime  quello 
del  macinalo,con  restituire  il  denarosbor- 
sato  da  chi  ne  avea  l'appalto,  ma  col  de- 
naro che  avea  perciò  cumulato  Alessan- 
dro VII,  onde  in  suo  nome  pubblicò  il 
benefizio.  Abolì  il  Governatore  c]\  Borgo 
istituito  da  Giulio  III,  riunendone  la  giu- 
risdizione al  governatore  di  Roma,  Diede 
commissione  al  senatore  di  presiedere  al 
compimento  della  Chiesa  di  s.  Maria  in 
Campitelliy  eretta  da  Alessandro  VII  do- 
po la  peste  per  volo.  Abbellì  il  Ponte  s. 
/éngelocon  belle  statue,  e  vietò  che  vi  fos- 
sero scolpite  lesuearmi;ciò  cheequamen- 
te  fece  eseguire  il  successore,  quando  le 
fece  collocare  nel  luogo  in  cui  sono.  Morì 
compianto  a'9  dicembre  1669.  Con  gran- 
de contentezza  de'romani,  fu  eletto  a'29 
aprile  1 670  Clemente  X  Altieri  romano, 
d'anni  80.  Terminò  i  restauri  della  ba- 


ROM 
sìlica  Liberiana, v'innalzò  un  monumen- 
lo  al  predecessore,  e  in  parte  continuò  gli 
abbellimenti  della  piazza  Vaticana,  nella 
cui  basilica  ornò  la  cappella  del  ss.  Sa- 
gra mento.  Cooperò  all'erezione  dell'ospi- 
zio de'convertendi,  e  compì  la  fabbrica 
del  magnifico  Palazzo  Altieri,  già  inco- 
minciato prima  di  sua  esaltazione.  Con 
chirografo  del  1 674  ordinò  il  Papa  al  se- 
natore Negrelli,  a  rappresentanza  del  col- 
legio deJYotan  Capitolini,  di  dare  ampia 
facoltà  ad  esso,  con  semplice  ordine  del 
decano  o depositario,  d'esigere  da  qual- 
sivoglia persona  posseditrice  di  detti  of- 
fici la  rata  degli  annui  scudi  4oocheil 
collegio  dovea  somministrare  per  le  ripa- 
razioni del  palazzo de'conservatori,  infor- 
za dell'ordinato  da  Paolo  V,  con  cui  furo- 
no dichiarati  non  più  vacabili  i  notariali 
Capitolini.Del  protonotariato  Capitolino, 
che  si  esercitava  fino  al  1 847  a  vantaggio 
del  senatore,  feci  cenno  a  Protonotari. 
Nel  1675  celebrò  Clemente X il  i5°  An- 
no santo,  con  molte  conversioni;  e  morì 
a*  1 5  luglio  1 676.  Quindi  a'20  settembre 
fu  sollevato  al  pontificalo  il  ven.  Inno* 
cenzo  XI  Odescalchi,  che  tenne  partico- 
lare cura  de'costumi  della  nobiltà  roma- 
na ,  correggendo  con  l'esilio  i  dissoluti. 
Quando  i  baroni  non  pagavano  i  debili, 
li  faceva  soddisfare  dal  segretario  di  sta- 
to, il  quale  poi  trovava  il  modo  di  farsi 
reintegrare.  Sostenne  la  dififerenza  delle 
Regalie, che  pretendeva  Francia j  e  dife- 
se vigorosamente  l'abolizione  delle  Fran- 
chigie ne'palazzi  di  Roma,  per  cui  insor- 
se aspra  questione  con  1'  ambasciatore 
francese  Lavardino,  e  intimò  l'interdetto 
alla  chiesa  di  s.  Luigi  de'francesi.Fu  as- 
sai virtuoso  e  caritatevole  co'poveri,  tut- 
to polendosi  vedere  nella  biografìa.  Per 
morte  del  suddetto  senatore,avvenuta  dal 
26  febbraio  1689,  esercitarono  l'autori- 
tà i  conservatori F/aw/Vzzo  Fichi,  Maria' 
no  F'ec chiarelli,  Antonio  Cerri j  indi  do- 
po un  trimestre  Vincenzo  Colonna,  Pie- 
tro Millini,  Carlo  d'Aste,  quindi  Marc 
Antonio  Crassi,  Giuseppe  BoccapadtUi, 


ROM  35 

Ciò.  Battista  Mulini  GottifrcdiAaìem- 
pò  di  questi  ultimi  Innocenzo  Xl  rese  la 
sua  anima  a  Dio  a*  12  agosto  1689;  ed 
a'6  ottobre  gli  succe^sie  A lessandro  F'III 
Ottobonij  di  79  anni,  che  si  mostrò  mol- 
to propenso  a'suoi  parenti  e  concittadini 
veneti.  Minacciando  la  peste  lo  stato, prò 
curò  che  non  vi  penetrasse,  ed  accorse  a 
provvedere  efficacemente  la  deplorabile 
carestia  che  angustiava  R.oma,fecedistri- 
buire  a'poveri  una  gran  quantità  di  gra- 
no, e  sgravò  i  romani  nella  macinatura 
di  esso  d'un  paolo  a  rubbio.  Purgò  la  cor- 
te e  la  città  da  molli  abusi  e  vizi,  veglian- 
do sul  decoro  di  esse.  Essendo  conserva- 
tori Gio.BaltistaFonseca,  Francesco  M* 
PetronijGiovanni Cenci,  Alessandro  VI  1 1 
cessò  di  vivere  il  i." febbraio  1691. Solo 
a'  1 2  luglio  venne  creato  Innocenzo  XII y 
che  a'27  creò  senatore  il  marchese  Ow^t 
vio  Riario  originario  di  Savona,  il  quale 
esercitò  la  carica  fino  alla  sua  morte  ac- 
caduta nel  171  f  •  Subito  il  Papa  con  bol- 
la soppresse  il  Nepotismo ,  ossia  la  troppa 
autorità  e  gli  eccessivi  vantaggi  ecariche, 
che  iPapi  conferivano  ai  parenti; come 
ancora  quasi  tutti  gli  offizi  venali  o  va- 
cabili. Le  sue  mirabili  beneficenze  co'po- 
veri, i  suoi  edifizi  eretti  in  Roma,  li  ri- 
portai alla  biografia.  Rimosse  i  giudici 
particolari, e  dimostrò  la  sua  paterna  ge- 
nerosità neir  inondazione,  terremoto  ed 
epidemia  che  flagellarono  Roma  e  le  vi- 
cine campagne.  Benignamente  accolse  in 
Roma  Maria  Casi  mira  regina  di  Polonia, 
e  creò  cardinale  Grange  suo  padre.  In- 
nocenzo XII  nel  1700  incominciò  la  ce- 
lebrazione del  i6.°  Anno  santo,  e  morì 
pieno  di  meriti  a'27  settembre. Nella  ^"^ 
giustizia  non  ebbe  riguardi:  fece  mettere 
in  Castel  s.  Angelo  un  duca,  che  avea  mi- 
nacciato lo  zio  prelato;  esiliò  un  cavalie- 
re a  fronte  della  protezione  dello  zio  car- 
dinale, e  fece  castigare  alcune  dame  per 
avere  fatto  giuochi  d'azzardo  proibiti. 
Clemente  XI a' i3  novembre  fu  sublima- 
to al  triregno,  che  proseguì  e  compì  l'an- 
no santo.  Pel  sollievo  de'poveri  e  bene- 


36  ROM 

ficio  di  Roma  isliluì  la  congregazione  del 
Sollievo,  per  la  quale  deputò  alcuni  car- 
dinali, prelati  e  cavalieri,'  a'quaii  racco- 
mandò eli  provvedere  Roma  e  lo  stato  ec- 
clesiastico d'opportuna  abbondanza  in  o- 
gni  genere  di  vettovaglie,  e  di  soprinten- 
dere all'economia  e  buon  governo  della 
città  e  della  camera  capitolina.  Dichiarò 
che  avrebbe  protetto  la  pittura,  la  scul- 
tura, l'architettura  che  gii  sembravano 
trascurate;  perciò  istituì  in  Campidoglio 
l'accademia  di  tali  arti  con  fondo  di  looo 
scudi.  E  perchè  le  statue,  i  marmi  anti- 
chi e  ìe  medaglie  fossero  più  mantenute 
in  Roma  e  nello  stato, rinnovò  le  proibi- 
zioni de'  predecessori,  che  tali  antichità 
non  potessero  mandarsi  all'estero  senza 
pontificia  licenza.  Altrettanto  dispose  per 
le  pitture,  musaici,  codici  antichi  e  iscri- 
zioni; più,  che  se  tali  cose  fossero  trovate 
uegli  scavi,  non  si  potessero  levare  prima 
del  permesso  e  visita  del  commissario  a 
ciò  deputato.  Cominciòquindi  a  premiare 
le  persone  di  merito  nelle  arti  e  nel  le  scien- 
ze. Per  la  guerra  della  successione  di  Spa- 
gna,vari  luoghi  dellostato  patirono  il  pas- 
saggio e  l'occupazione  di  truppe,  e  si  dò- 
Vette  far  mostra  delle  7?f/7/z/e  papali,  do- 
vendoli Papa  sostenere  gravi  vertenze  coi 
belligeranti. La  Campagna  fu  desolata  da- 
gli assassini,  che  spogliavano  i  passeggieri; 
Roma  nel  1 708  fu  inondata  rovinosamen- 
te dal  Tevere,  espaventata  dal  terremoto 
in  modo,  che  il  Papa  attribuendo  la  co- 
mune salvezza  al  patrocinio  della  Puri- 
ficazione della  B.  Vergine, ordinò  checon 
voto  si  osservasse  per  un  secolo  la  sua  vi- 
gilia, e  di  cantare  il  Te  Deiini  nella  cap- 
pella papale,  il  quale  voto  da  Pio  VII  fu 
poi  perpetuato.  Del  voto  di  Clemente  XI 
se  ne  fece  memoria  in  Campidoglio,  con 
relativa  lapide  in  marmo.  Nel  1709  do- 
vea  venire  in  Roma  Federico  IV  re  di  Da- 
nimarca, per  cui  si  fecero  delle  consulte 
sul  modo  di  riceverlo,  di  che  parlerò  a 
Udienza,  dicendo  del  modo  come  i  Papi 
riceverono  i  sovrani  e  principi  acattolici. 
Essendo  morto  neli  7 1 1  il  senatore  Ria- 


ROM 
rio,  ne  esaurirono  la  rappresentanza  i  con- 
servatori Liizio  Sabelliy  Prospero  della 
Molara,  Prospero  Nunez;  indi  Clemente 
XI  gli  sostituì  con  breve  de*28  ottobre, 
Mario  Frangipane  signore  di  Tarcentoe 
Perpetuo  nel  Friuli,  marchese  di  Nemi: 
prese  possesso  a'24  gennaio  17 12,  seb- 
bene fosse  morto  d.  Orazio  Albani  fra- 
tello del  Papa,  così  volendo  la  virtù  di 
questi.  Ne  descrissi  la  cavalcata  e  tutta  la 
pompa  nel  vol.X,  p.  3  i2eseg.  Amò  gran- 
demente gli  uomini  dotti,essendo  egli  stes- 
so erudito.  Questo  senatore  Frangipane, 
uniformandosi  alla  pontificia  costituzio- 
ne, sulla  qualità  delle  persone  che  debbo- 
no ne'  tribunali  patrocinare  le  cause,  e- 
manò  una  notificazione,  colla  quale  or- 
dinò, che  nella  curia  di  Campidoglio  non 
sarà  lecito  attitare  e  patrocinare  cause,  se 
non  dai  procuratori  approvati  dal  tribu- 
nale della  rota  e  dai  capi  de'lribuuali  ove 
intendono  agire  e  difendere  le  cause,  e 
perciò  anche  approvati  da  lui  pel  suo 
tribunale  senatorio,  di  cui  tratto  a  Sena- 
to ROMANO.  Qui  riferirò,  che  in  occasione 
del  carnevale  i  7  1 7a'3o  gennaio  dal  mar- 
chese del  Bufalo  i.°  conservatore  fu  pro- 
mossa la  pretensione, di  voler  sedere  del 
pari  i  conservatori  e  priore  de'caporioni, 
col  senatore  nelle  stanze  del  Palazzo  di 
s.  MarcOt  ove  essi  si  portano  a  vedere  col 
governatore  di  Roma  dalla  loggia  la  vin- 
cita e  presa  de'barberi  corridori;  di  che 
e  dellapompa  colla  quale  incedono  in  tale 
tempo,  trattai  a  Carnevale  di  Roma.  Il 
senatore  fece  togliere  le  sedie  de'4  magi- 
strati e  portarne  altre  alla  sua  inferiore:  il 
fiscale  generale  di  Campidoglio  protestò 
contro  il  senatore,  riferì  tutto  al  Papa, 
il  quale  disse  che  si  osservasse  il  consueto, 
salve  le  ragioni  de'ricorrenti  conservato- 
ri e  priore,  e  che  poi  si  sarebbe  deciso. 
Nel  carnevale  del  1733  risorse  la  preten- 
sione de'nominali  contro  il  senatore,  per 
aver  le  sedie  eguali  alla  sua  ed  a  quella 
del  Governatore diRoma,\BiOndeC\emtti- 
te  XII  per  dar  fine  alla  controversia  de- 
putò 3  cardinali  romaui  a  deciderla,  e  la 


ROM 

imposto  al  conservatori  e  priore  de'capo- 
rioni  di  quietarsi  e  abbandonare  siflalta 
esigenza.Nel  1714^!  '"eco  in  Roma  la  gran- 
duchessa vedova  diToscana,  V  ioIanteBea- 
trice  di  Baviera,  colla  quale  Clemente  XI 
gi*aziosamente  si  querelò,  per  non  avere 
accettato  quanto  avea  disposto  nel  suo 
Tiaggìo  a  Loreto.  Rinnovò  con  bolla  del 
17 1 4  la  congregazione  dell'annona  e  gra- 
scia, ordinando  ai  prelati  e  cavalieri  in 
essa  deputati  all'agricoltura,  che  sommi- 
nistrassero agli  agricoltori  in  imprestilo 
100,000  scudi  con  frutto  del  2  per  100, 
e  la  tratta  della  5/  parte  del  frumento 
che  avessero  raccolto  nel  1 7  1 5,  senza  pa- 
gare all'erario  i  soliti  5  paoli  per  rubbio. 
Rinnovò  le  costituzioni  di  Alessandro  VII 
e  Innocenzo  XII,  contro  le  grandi  e  su- 
perflue spese  che  si  facevano  nelle  vela- 
zioni  e  professioni  delle /?e//g'/o5ej  Contra- 
rie allo  spirito  della  perfezione  religiosa, 
ed  eccessi  va  ostentazione  de'parenti.IlPa  - 
pa  contribuì  al  matrimonio  di  M."  Cle- 
mentina Sobieski  di  Poloniajcon  Giaco- 
mo III  ve  calloVico  d'Inghilterra,  \\  rice- 
vette in  Roma  e  mantenne  decorosamen- 
te; altrettanto  facendo  i  suoi  successori, 
che  loro  usarono  i  riguardi  come  avessero 
regnalo:  tutto  in  dettaglio  riportai  nel 
voi.  XXXV,  p.  99  e  seg.,  essendo  Roma 
papale  sempre  stata  magnificamente  o- 
spitale  coi  sovrani  detronizzati.  Nel  1 7 16 
venne  in  Roma  l'elettore  di  Baviera  in 
incognito  sotto  il  nome  di  conte  di  Traus- 
nitz,  per  le  funzioni  della  settimana  san- 
ta. Indi  nel  17  17  si  recò  pure  in  Roma 
il  figlio  primogenito  dello  czar  Pietro  I 
di  Russia^  evi  si  trattenne  in  istretto  in- 
cognito :.  Clemente  XI  lo  fece  servire  da 
uno  de'  suoi  nipoti  Albani.  Serpeggian- 
do intorno  a  Roma  la  pestilenza  ,  col- 
le sue  precauzioni  il  Papa  impedì  che  vi 
penetrasse.  Nella  sua  biografìa  e  in  tan- 
ti articoli  narrai  quanto  Clemente  XI  fu 
generoso  di  limosine  co' romani. bisogno- 
si; che  moltiplicò  gl'istituti  di  beneficenza 
pubblica;  quanti  oriiamenti  aggiunse  alla 
città,  e  della  celebre  Prigione  pur  da  lui 


ROM  37 

edificala,  che  servì  di  modello  alle  altre, 
e  forma  l'ammirazione  del  moderno  si- 
stema penitenziario. Questo  glorioso  Pon- 
tefice andòa  ricevere  il  premio  di  sue  sante 
azioni  a*  19  marzo  1721. 

Tanta  perdita  fu  compensala  con  un 
Papa  romano,  agli8  maggio  in  Innocenzo 
XIII  Conlij  con  giubilo  di  tutta  Roma, 
dimostrato  anche  nel  suo  possesso.  Im- 
mediatamente fece  prendere  un  pane  da 
tutti  i  forni,  per  esaminarne  la  qualità  e 
il  peso,  affinchè  il  pubblico  non  fosse  de- 
fraudato; deputando  una  congregazione 
di  cardinali  e  prelati,  per  mantenere  l'ab- 
bondanza nella  città,  minorare  il  prezzo 
del  frumento  e  regolale  quello  de'com- 
mestibili.  Principe  grave  e  maestoso,  vide 
presto  il  suo  fine  a'7  marzo  1 724.  ^\'\  suc- 
cesse a' 29  maggio  il  piissimo  Benedetto 
XIII  Orsini  de'  duchi  di  Gravina  ove 
nacque,  ilquale  volle  vivere  con  semplici- 
tà; quindi  visitava  gl'infermi  negli  ospe- 
dali, e  nelle  case  se  moribondi ,  discen- 
dendo dalla  carrozza  se  pregato  a  dare  la 
Benedizione  pontificia, ed  anche  per  cre- 
simare persone  di  bassa  condizione.  Di- 
minuì le  gabelle  alla  carne,  al  macinato, 
all'uva  che  s'introduce  in  Roma,  abolì  la 
gabella  sul  carbone,  e  restituì  la  franchi- 
gia ai  padri  di  1 2  figli, sul  dazio  del  vino. 
Quanto  fece  per  V Annona  e  Grascia,  co- 
me per  V  J gricoltufa,  lo  dichiarai  a  tali 
articoli.  Nel  1725  celebrò  con  molta  edi- 
ficazione il  17.°  Anno  santo.  Si  portò  a 
consagrare  la  chiesa  di  Vignanello  nella 
delegazione  di  Viterbo ^  ed  in  questa  città 
a  consagrare  in  arcivescovo  Clemente  Au- 
gusto M.'  di  Baviera,  il  quale  erasi  di- 
spensato dal  venire  in  Roma,  per  evitare 
il  ceremoniale.  Ritenendo  la  sua  chiesa 
arcivescovile  di  Benevento  (ad  esempio 
di  altri  Papi  che  conservarono  il  Vesco- 
vato che  aveano  allorché  furono  esaltati 
a  quello  diRoma),  dichiarando  come  Cle- 
mente Vili,  che  intendeva  che  in  Roma 
restasse  la  curia,  ed  ivi  doversi  fare  l'ele- 
zione del  Papa  in  caso  di  sua  morte,  parti 
per  Benevento  a'24  marzo  i727,vice- 


38  ROM 

lebrò  le  funzioni  della  settimana  santa, 
e  rientrò  in  Roma  festeggialo  a'29  mag- 
gio. Ritornò  in  Benevento  per  celebrar- 
vi nel  1729  il  concilio  diocesano  e  le 
funzioni  della  settimana  santa,  uscendo 
da  Roma  ai  28  marzo  e  ritornandovi  ai 
IO  giugno.  Soleva  ritirarsi  nel  convento 
del  suo  ordine  àe*  Predicatori,  sul  Mon- 
te Marioy  ed  ivi  vestiva  il  suo  antico  e  di- 
letto abito  religioso.  Abusarono  di  sua 
bontà  i  beneventani  suoi  famigliari, e  di- 
versi suoi  ministri,  precipuamente  il  fa- 
vorito cardinal  Coscia  segretario  deWe- 
morialij  il  perchè  a  dismisura  si  aumen- 
tarono gli  aggravi  della  camera  aposto- 
lica, oltre  i  debiti  che  sotto  il  predeces- 
Siìve  ascendevano  a  5o  milioni  di  scudi 
(e  nel  i.ySS  nel  pontificato  dell'ottimo 
successore  erano  arri  vati  a  67  milioni,  co- 
me riporta  Novaes,  Storia  di  BenedeUo 
A///,  n.°io4).  Quanto  ascendeva  in  que- 
sto tempo  l'introito  e  l'esito  dello  slato 
pontificio,  lo  dissi  nella  biografia  (in  que« 
sta  e  seguenti  epoche,  l'autore  diligente 
del  Testamento  politico, ass^QV\$c.echQ  l'en 
Irata  ascendeva  a  circa  due  milioni  e  700 
mila  scudi  l'anno,  che  non  s'incassava  in* 
tieramente,eilc?e/?a7circaannui  120,000 
scudi).  Il  buon  Papa  morìa'21  febbraio 
1  780,  lasciandoci  la  memoria  dell' O^yoe- 
dale  di  s.  Gallicano,  per  le  malattie  cu- 
tanee. A'  1 2  luglio  sali  al  papato  l'egregio 
Clemente  XII  Corsini  fiorentino,  d'an- 
ni 79, che  essendo  quasi  cieco,  non  potè 
celebrare  le  Cappelle  pontificie^  tranne 
qualche  rara  assistenza  e  benedizione,  e 
si  affidò  nierilamente  al  nipote  Neri  M.* 
Corsini^  che  fece  prelato  e  pubblicò  pel 
i.  nel  dicembre  cardinale,  il  quale  go- 
vernò saggiamente,ad  onta  d'unoscabro- 
so  pontificato.  Confermò  l'abolizione  del- 
l' appalto  del  sapone  ,  che  introdotto  in 
tempo  dell'antecessore,  a veano  tolto  i  car- 
dinali in  sede  vacante;  diminuì  il  prezzo 
dell'olio,  e  prescrisse  ai  presidi  dell'anno- 
na e  grascia  d'invigilare  che  sempre  vi  fos  - 
se  abbondanza  in  Roma,  e  di  castigare  le 
frodi  e  gl'inganni  de*  venditori  di  com- 


ROM 

meslibili.  Non  lasciò  impuniti  il  cardinal 
Coscia  e  altri  ministri  venali,  che  tanto 
a  veano  abusato  della  confidenza,  prgbità 
e  innocenza  di  costumi  di  Benedetto  XIH, 
e  con  processi  punì  e  fece  restituire  quan- 
to potè  ricuperare,  di  che,  oltre  gl'iudioati 
articoli,  ho  parlato  in  tanti  luoghi,  come 
ne*  voi.  X,  p.  20,  XLVI,  p.  i3o.  D'ordi- 
ne de'cardinali  camerlengo  e  vicario  fece 
pubblicare  utilissime  prammatiche  perin- 
frenare  il  vano  e  dannosissimo  lusso;  ma 
disgraziatamente  ebbero  corta  durala. 
Nel  1733  passando  per  Roma  il  viceré  di 
Napoli  Visconti,  il  Papa  Io  tenne  seco  a 
Pranzo  e  gli  fece  donativi.  Nel  medesimo 
annoClemente  Xll  benignamente  ricevè 
Mulei  nipote  del  re  di  Marocco;  si  con- 
vertì, gli  assegnò  una  pensione,  e  fti  se- 
polto in  s.  Andrea  delle  Fratte:  si  ponno 
vedere  i  voi.  XLIII,  p.  108,  e  XLV,  p. 
1 76.  Nel  suo  poiìlificato  morendo  in  Ro- 
ma M."  Clementina  regina  cattolica  d'In- 
ghilterra, Clemente  XII  le  fece  celebrare 
que'funerali  che  ricordai  nel  voi.  XXXV, 
p.ioo  eioi.  Neli734  a'6  maggio  si  at- 
taccò il  fuoco  ad  un  castello  di  legna  sulla 
ripa  del  Tevere,  vicino  alla  Porta  del  Po- 
polo e  incontro  la  piazza  dell*  Oca.  Per 
la  sua  veemenza  accresciuta  da  furioso 
vento,  in  12  ore  restò  consunta  la  legna- 
ra  ivi  esistente^  con  circa  60  case, ed  il  Pa- 
pa sovvenne  con  denaro  4>ooo  persone 
che  in  quella  fatale  disgrazia  restarono 
senza  abitazione.  I  danni  sarebbero  sta- 
ti maggiori,  se  a  colpi  di  cannone  non  si 
fossero  atterrate  diverse  case  per  inter- 
rompere la  comunicazione  colle  altre.  Nel 
medesimo  luogo  fece  poi  fabbricare  un 
grandioso  circondario  di  muro,  dentro 
il  quale  si  dovesse  conservare  la  provvi- 
sione delle  legna.  Nella  sua  biografia,  e 
a  Immunita  narrai  i  tumulti  accaduti  in 
Roma  per  l'abuso  che  i  diplomatici  fa- 
cevano delle  franchigie,  e  quauto  operò 
Clemente  XII.  Mancato a'viventi  a'6  feb- 
braio  1787  il  senatore  Frangipani,  en- 
trarono ad  esercitare  il  senatorato  i  con- 
servatori Emilio  Massimi^Marc  Antonio 


ROM 
Crassi,  Gio.  Ballista  Sacchetti j  indi  ilPa- 
pa  con  breve  nominò  senatore  il  baione 
Nicolo Bielcke  svedese,che  avea  abiurato 
l'eresia  kileiana  nelle  mani  del  Papa  nel 
I  735,  il  quale  l'aveva  fatto  cameriere  di 
spada  e  cappa,  e  della  cui  prosapia  Brigi- 
da fu  regina  di  Svèzia,  come  moglie  di 
Carlo  Vili.  Con  pubblica  cavalcata  fece 
il  suo  solenne  ingresso  in  Roma  a'5mag- 
gio>  di  cui  si  ha  la  Relazione  stampata , 
come  di  altri  senatori,  avendo  già  pre- 
stato al  cardinal  camerlengo  il  giuramen- 
to di  fedeltà,  come  ai  conservatori.  Di  que- 
sto senatore  abbiamo  ancora,  Memorie 
storiche  della  vita  di  Nicolò  Bielcke  se- 
natore di  Roma  ^  ivi  1769,  colla  cronolo- 
gia de'senatori,  le  quali  furono  riprodot- 
te in  Venezia  nel  i  770,  col  nome  del  p. 
Francesco  delfb  ss.  Trinità  della  reden- 
zione degli  schiavi.  Racconta  Novaesche 
contro  di  esso  insorsero  alcune  contro- 
versie pel  ceremoniale,  rapporto  a'prin- 
cipi  romfini  ed  agli  ambasciatori;  ma  il 
Papa  le  sopì  con  bolla  pubblicata  nello 
stesso  mese  di  maggio,  prescrivendo  che 
nell'avvenire  il  senatore  di  Roma  sia  re- 
putalo nipote  del  Papa  regnante  (di  che 
a  PARE?rTE),abbia  l'uso  della  Campanella 
(il  quale  godono  da  antichissimo  tempo 
anche  i  conservatori),del  Baldacchino  (à\ 
cui  pure  e  meglio  a  Ombrellino,  insegna 
principesca, che  egualmente  gode),  ed  as- 
segnò 6000  scudi  annui  di  appannaggio, 
come  avea  ordinato  Innocenzo  XIII.  Nel 
I  738  a'24  maggio  il  Papa  mandò  ai  con- 
fini dello  stato  mg.""  Chigi  col  carattere 
di  nunzio  straordinario,  per  accompagna- 
re M.*  Amalia  di  Sassonia,  figlia  di  Au- 
gusto III  redi  Polonia, fino  ai  confini  di 
Napoli,  di  cui  andava  ad  essere  regina,co- 
me  sposa  di  re  Carlo  Borbone,  la  quale 
prima  di  arrivare  a  Ferrara  avea  trovato 
il  cardinal  Mosca  legato,  a  ciò  destinato 
nel  concistoro  de'21  maggio,  il  quale  in 
nome  di  Clemente  XII  la  ricevè  col  do- 
vuto onore,  le  presentò  V  apostolica  be- 
nedizione e  molti  doni.  La  regina  fu  ser- 
vita per  tutto  lo  stato  dal  marchese  Pa» 


R  O  M  39 

trizio  Patrizi  generale  delle  Po^te  Ponti- 
fìcie j(\\jid\  commissario  pontificio.  A  Vel- 
létri  il  cardinal  Neri  rinnavò'gli  ossequi 
dello  zio,  e  le  raccomandò  gli  affari  pen- 
denti colla  s.  Sede.  Grata  la  regina  a  tan- 
te dimostrazioni,  non  potendo  recarsi  in 
Roma,  mandò  a  ringraziare  riverente- 
mente il  Papa  per  l'Orsini  duca  di  Gra- 
vina. Clemente  XII  fu  generoso  co'lette- 
rati  e  co"* romani,  con  magnificenza  ag- 
giunse edifizi  e  abbellimenti  a  Roma,  di- 
chiarati nella  biografia  e  in  molti  artico- 
li, e  principalmente  nella  basilica  Late- 
ranense,nel  palazzo  Quiriuale,nel  museo 
Capitolino  di  Campidoglio, ove  fabbricò 
un  edifizio  pei  ragricoltura,nella  fontana 
di  Trevi,  e  altri  illustratidal  forlivese  Gio. 
Battista  Gaddi:  Roma  nobilitata  nelle  sue 
fabbriche  da  Clemente XI I^^oma  i  ^36. 
Morto  questo  Papa  a' 6  febbraio  1740» 
decorò  il  trono  pontificale  il  dotto  ed  eru- 
ditissimo Benedetto  XlP^a  1 7  agosto, che 
immediatamente  riformò  le  molte  spese 
che  si  fecero  ne'precedeoti  pontificati,  on  - 
de  l'erario  era  in  condizione  deplorabile, 
e  l'annuo  ^é^c/i!  som  ma  va  a  200,000  scu- 
di. Principe  illuminato,  procurò  di  rifor- 
mare l'esuberante  lusso  della  nobiltà  ro- 
mana che  minava  la  loro  esistenza;  ma 
i  savi  progetti  fatti  per  rimediarvi  radi- 
calmente dai  nobili  Patrizi,Theodoli,Cre- 
scenzi  e  Petroui,  ebbeio  la  disgrazia  di 
essere  fra  loro  opposti,  e  di  aver  trovalo 
i  (lisordini  troppo  inveterati.  Soppresse 
diverse  imposizioni,  e  per  sopperire  ai  bi- 
sogni del  tesoro  pontificio  introdusse  nel 
1 74 1  la  carta  bollata,  già  risoluta  dal  pre- 
decessore,a  bai.  2  il  foglio  quella  pei  con- 
tralti e  scritture  da  esibirsi  in  giudizio; 
e  di  bai.  io  per  le  patenti  de'luoghi  dei 
mopti,  dandone  l'appalto  per  annuiscudi 
6o,ooo;ma  abusandone  i  ministri  came- 
rali,soppresse  il  bollo,e  sostituì  un'equiva- 
lente imposta  ripartita  sulle  comuni  del- 
lo stato:  Roma  fu  tassata  per  24,000  scu- 
di sui  luoghi  de'monti.  Rimproverò  acre- 
mente colorò  che  volevano  impedirea'po- 
veri  la  raccolta  delle  spighe  di  grano  ri- 


4o  R  O  M 

maste  dopo  la  mietitura,  ciò  che  nella  s. 
Scrittura  era  permesso,  e  con  due  bolle 
ingiunse  la  pena  di  scudi  3oa  chi  con  ab- 
bominevole  durezza  non  avesse  permesso 
ia  spigolatura.  Per  accrescere  il  culto  ai 
ss.  Pitlro  e  Paolo ,  cui  Roma  è  debitrice 
delle  maggiori  grazie,  ne  ordinò  il  solen- 
ne otiavario,  e  come  principali  protettori 
della  città,  obbligò  il  senato  romano  a  vi- 
sitare  con  tutta  la  curia  capitolina  nelTul* 
timo  giorno  le  ss.  Teste,  una  delle  chia- 
vi delle  quali  è  presso  i  conservatori.  Nel 
1744^"  a  visitare  il  Papa  nel  giardino  del 
Palazzo  Quirinale  il  re  di  Napoli  Car- 
lo di  Borbone,  il  quale  nella  notte  del 
3  novembre  dormi  nella  villa  Patrizi.  Il 
Papa  gli  fece  presentare  ricchi  doni  e  im- 
bandire un  pranzo  nel  palazzo  Vatica- 
no. Nel  1  746  prescrisse  l'ordine  e  il  nu- 
mero delle  Famiglie  nobili  di  Roma,  sta  • 
bilendo  ai  conservatori  il  modo  di  am- 
mettere le  altre.  In  quest'anno  si  ravvivò 
nuovamente  la  controversia  tra  m^.'' go- 
vernatore di  Roma,  il  senatore  ed  i  con- 
servatori,! quali  ultimi  non  volevano  per- 
mettere che  quelli  in  occasione  di  assistere 
al  Corso  nel  carnevale  avessero  sedie  di- 
stinte dalle  loro.  Furono  deputai!  5  car- 
dinali ad  esaminare  questa  vertenza ,  ai 
quali  il  governatore  e  il  senatore  dimo- 
strarono il  possesso  immemorabile  di  det- 
ta preminenza;  ed  il  senatore  fece  rimar- 
care il  gran  distintivo  della  sedia  in  mar- 
mo a  guisa  di  trono,  che  godeva  «no  da 
Gregorio  XIII  che  avea  formato  l'ultimo 
statuto  di  Roma,  esistente  nel  salone  del 
palazzo  senatorio,  la  quale  in  ogni  trime- 
stre in  cui  il  senatore  dava  il  possesso  ai 
nuòvi  conservatori  era  guarnita  e  decora- 
ta di  damaschi  cremisi  e  oro,  anche  nelle 
due  colonne  laterali,  con  fregi  di  vel[,uto 
cremisi  bordati  d'oro  a  3  ordini  nel  fron- 
tespizio superiore  della  sedia  e  suo  cusci- 
no, e  con  tappeto  suppedaneo  che  cuo- 
priva  gli  scalini  per  cui  si  ascendeva  alla 
sedia.  Per  tale  possesso  i  conservatori  se* 
devano  «elle  due  parti  laterali  alla  sedia 
stnatoria,  sopra  due  seditori  di  marmo, 


ROM 

coperte  da  due  portiere  di  velluto  violet- 
to senza  ornamento,  con  cuscini  e  senza 
suppedanei.La  questione  fu  risoluta  con- 
tro i  conservatori.  Per  la  celebrazione  del 
18.°  Jnno  santo  1750,  Benedetto  XIV 
ad  esempio  de'predecessori  invitò  i  car- 
dinali a  riparare  e  abbellire  le  loro  chie- 
se, ciò  ch'egli  medesimo  fece  con.niolte, 
e  notate  nella  biografia  e  luoghi  rispet- 
tivi, insieme  a  quanto  altro  eseguì  a  co- 
modo e  decoro  di  Roma.  Procurò  la  san- 
tificazione del  popolo  romano  con  pub- 
bliche ^fissioni,  essendo  conveniente  che 
esso  dasse 'edificazione  ai  forestieri,  mas- 
sime in  l^le  tempo,  salutare;  deputando 
un  giudice  per  le  dilTercnze  che  poneva- 
no nascere  tra'forestieri  e  i  romani  nelle 
cose  civili,  ed' una  congregazione  di  car- 
dinali per  le  criminali.  ]^l  sopprimere 
Innocenzo  XII  tutti  i  tribunali  de'giudici 
particolari  di  Roma. aveva  lascialo  à'con- 
servatori  di  Roma  il  diritto  di  costituire 
un  prelato  della  curia  romana  per  giu- 
dice privalo  della  qpmera  capitolina, ac- 
ciò giudicasse  le  cause  in  cui  tal  camera 
avesse  diritto,  come  si  praticava  sino  da 
Paolo  II.  Per  la  riforma  poi  da  Benedetto 
XIV  fatta  nei  Tribunali  di  Roma,  naio 
dubbio  se  ai  conservatori  era  restata  sif- 
fatta ai^torilà.  Benedetto XIV colla  bolla 
Sincerae  fldei,  degli  1  1  dicembre  i749> 
BulL  magn.  t.  17,  p.  285,  dichiarò  che 
il  tribunale  de'conservatori  di  Roma  non 
era  compreso  nella  soppressione  da  se  fat- 
ta di  altri  Iribunali,  che  anzi  lo  confer- 
mò cogli  antichi  diritti  e  privilegi,  volen- 
do che  il  giudice  della  camera  capitolina 
fosse  reputato  giudice  ordinario,  dalle  cui 
sentenze  non  si  potesse  appellare.  Il  giu- 
bileo riuscì  ottimamente;  solo  insorse 
quella  differenza  che  riportai  a  Birri jCÌie 
non  si  volevano  dai  sostenitori  delle  fran- 
chigie. Nel  Campidoglio  il  Papa  istituì 
un'accademia  di  pittori  e  scultori  delta 
del  nudo,  e  collocò  in  essa  una  bella  gal- 
leria di  quadri,  poi  riuinta  a  quella  di  s. 
Luca.  Nel  1751  si  recò  in  Roma  il  prin- 
cipe di  Due  Ponti,  a  cui  il  Papa  nel  1  .** 


R  O  INI 

giorno  di  quaresima  conferì  la  cresima, 
V  regalò  il  corpo  di  santa  Giulia  di  nome 
proprio,  trovato  nel  cimiteriodi  Rignano. 
xMorì  il  gran  Pontefice  Benedetto  XIV  ai 
3  niaggiorySS,  e  gli  successe  l'eccellente 
Clemenle  XIII Rezzonico  a'6  luglio.  In- 
festando gli  assassini  le  proviiiciedi  ■Ma- 
rittima e -Campagna,  fino  alle  vicinanze 
di  Roma,  rinnovo  il  Papa  le  prescrizioni 
severe  di  Sisto  V.  Curò  l'abbondanza  di- 
Roma  e  nello  stato,  particolarmente  nella 
carestia  del  i764ye  fece  moltissimo  pei 
Poveri  e  per  V  Annona ,  e  cpianto  altro 
riportai  nella  biografia, descrivendo  que- 
sto penoso  pontificato,  in  cui  la  religione 
s'incominciò  a  perseguitare  in  n)olti  stali, 
anche  perabbattere  l'autorità  della s. Se- 
de. Mentre  il  Papà  era  in  Castel  Gandol- 
fo,  il  senatore Bielcke  ammalò gravemen- 
le,  onde  si  mandò  a  prendere  l'apostoli^ 
rti  benedizione  che  Clemenle  XI 11  com- 
jiartì  paternamente. Essendo  morto  il  se- 
natore Bielcke  aii  2  giugi»  i  765,  il  suo 
corpo  fu  esposto  nel  palazzo  senatorio  da 
lui  abitato:  indi  a'  16  presero  le  redini 
della  carica  i  conservatori  Domenico  Bas- 
ii, Giuseppe  Nunez  de  Tolis,  Benedetto 
Orsini.  Poàcia  Clemente  XIII  con  breve 
del  i.°  luglio  creò  senatore  il  proprio  ni- 
pote Abbondio  Rezzonico  patrizio  vene- 
Io:  Vitale  loda  la  di  lui  vigilanza  per  l'e- 
salta amministrazione  della  giustizia  nel 
suo  tribunale  senatorio,  e  pei  genio  col 
quale  incoraggi  e  pio  lesse  le  scienze  e  le 
belle  arti.  Dopo  aver  preso  il  possesso 
privato,  pigliò  quello  pubblico  che  de- 
scrive Vitale,  rilevando  che  in  questa  fun- 
zione s'  Introdusse  1'  uso  che  i  cardinali 
niandavano  due  gentiluomini  a  cavallo 
col  palafreniere  portando  il  cappello  pon- 
tificale cardinalizio,  cavalcando  secondo 
i^  Consuelo  sopra  mula  bardala  di  fini- 
menti e  gualdrappa  rossa,  al  palazzo  apo- 
stolico, da  dove  il  senatore  iu  cavalcata 
ài  recava  in  Campidoglio  pel  solenne  pos- 
i^esso.  Ad  elletlo  che  il  senatore  potesse 
COSÌ  decoro  esercitare  la  dignità,  avuto  ri- 
guardo alle  spese  maggiori  che  nc'tcmpi 


ROM  41 

correnti  dovevansi  fare,  per  ragione  del 
lusso  superiore  a  quello  de' t^empi  passati, 
Clemenle  XIII  col  moto-proprio  che  ri- 
porta Vitale,  ordinò  che  dalla  camera 
capitolina  si  dovessero  pagare  scudi  70 
mensili  al  senatore,  e  allretlanto  a' suc- 
cessori, oltre  il  solito  onorario.  Da  que- 
slodocumentosi  rileva,cheClemenleXl[ 
avea  prorogalo  la  durata  del  magistrato 
de'3  conservatori  e  priore  de'  caporioni 
da  tre  a  sei  mesi,  come  nell'avere  illustre 
residenza  in  Campidoglio  nel  copioso  mu- 
seo delle  statue;  che  Benedetto  XI V  ave- 
va ristretto  alla  sola  nobiltà  di  Roma  il 
diritto  di  occupare  le  cariche  di  conser- 
vatori, di  priore  de' caporioni,  e  di  altre 
appartenenti  all'  amministrazione- e  go- 
verno della  camera  capitolina;  che  non  es- 
sendo corrispondente  alla  rappresentanza 
il  tenue  assegno  di  scudi  i3ebai.65  men- 
sili di  ciascunsenalore,  e  di  scudi  6  e  bai. 
85  al  priore,^oltre  gli  altri  scudi  6  e  bai. 
60  che  ognuno  di  loro  ricevea  mensilmen- 
te per  l'intervento  alle  due  congregazioni 
economiche,  e  considerandoli  Papa  so- 
pravanzare annualmente  dalle  rendile 
della  cahìera  capitolina  piti  di  scudi  22  00, 
e  che  quanto  prima  potevano  ascendere 
a  scudi4ooo,detratte  tulle  le  spese  e  quel- 
le pei  3  palazzi  capitolini,  fontane  e  ac- 
quedotti appartenenti  alla  camera  capi- 
tolina, e  quelle  per  le  mura  della  città, 
così  aumentò  col  fondo  di  detti  avanzi 
l'assegno  in  mensili  scudi  70,  da  ripartirsi 
scudi  20  per  cadauno  de'conservatori,  e 
scudi  IO  al  priore  de'caporioni,  oltre  i 
soliti  antichi  onorari  loro  propri.  Di  poi 
il  senatore  R.ezzonico  fu  anche  fatto  Go/t- 
faloniere  del  popolo  romano.  Il  senatore 
pel  buon  ordine  del  tribunale  di  Campi- 
doglio, avendo  osservato  che  molli  gio- 
vani sostituti  de'notari  capitolini,  senza 
aver  ottenuto  la  matricola,  solila  conce- 
dersi dal  collegio  degli  archivi, e  l'appro- 
vaziolie  del  senatore  a  cui  erano  subor- 
dinali, ardivano  rogare  testamenti  e  al- 
tri atti,  contro  la  costituzione  di  Bene- 
dcltoXIIl,Qf^«wi  nostrum jàdi'ji^i  cuu 


42  ROM 

sua  noliCcazione  ordinò  che  i  delti  sosti- 
tuii dovessero  solloporsi  ad  esame  per  ot- 
tenere l'approvazione;  il  quale  esame  si 
dovesse  fare  innanzi  al  senatore,  a  due 
curiali  di  collegio  e  a  due  capi  notari  ca- 
pitolini. Nel  voi.  XXXV,  p.i  oc  ricordai 
i  solenni  funerali  falli  celebrare  dal  Pa- 
pa a  Giacomo  111  re  cattolico  d'Inghilter- 
ra^ morto  in  Roma  nel  1766.  Clemente 
XIII  terminò  la  comoda  e  luminosa  fab' 
brica,  posta  in  Piazza  di  Termini ^  accan- 
to ai  granari  pubblici,  di  io  pozzi  e  32 
grandi  veltine  murale  per  conservare  l'o- 
lio del  r/^/z^ow^/ow^/zrt!  etribunaledeila 
Grascia j  dell'uso  posteriore  dé'quali  lo- 
cali e  de'granari  trattai  ne'vol.  XLIII,  p. 
32,LV,p.  16,  a  Ospizio  DI  s.  Mar'ia  degli 
Angeli.  A  Povero  notai  quanto  il  Papa 
fece  per  la  carestia.  Nel  1 768 pel  passag- 
gio nello  stato  e  venuta  in  Roma  di  Ca- 
rolina regina  di  Napoli,  il  Papa  destinò 
nunzioslraordinatioper  riceverla  ai  con- 
fini rag.*"  Millo,  e  per  legalo  il  cardinal 
Girolamo  Spinola. 

ClemenleXIlIfraleangustieincuiavea 
passato  il  suo  pontificato,  reselo  spirito  al 
Creatore  a'3 febbraio  1 769. Nel  Conclave 
visitalo  da  Giuseppe  II. imperatore,  e  da 
Pietro  Leopoldo  granduca  di  Toscana  , 
gli  successe  a'  1 9  maggio  Clemente  XIV , 
già  minore  conventuale,  in  un  tempo  in 
cui  le  sette  avevano  incomincialo  l'opera 
infernale  per  abbattere  gli  altari  e  ì  Iro^ 
ni,  promulgando  i  diritti  dell'uomo  e  la 
sovranità  del  popolo ,  per  cui  derivò  in 
molti  il  desiderio  di  partecipare  al  reggi- 
mento dello  slato;  in  conseguenza  in  epo- 
ca la  più  svantaggiosa  pei  religiosi,  ovun- 
que fieramente  bersagliati.  Prese  provvi  - 
detize  sul  prezzo  dell'olio,  del  sapone  e 
sull'agricoltura;  permise  per  sollievo  del- 
le povere  famiglie  romane  la  macinazio- 
ne del  grano  per  proprio  uso;  indi  pro- 
curò di  pacificarsi  colle  corti,  le  quali  per 
le  loro  pretensioni  erano  in  discordia  col- 
la s.  Sede,  e  vi  riuscì.  Fece  incontrare  ai 
confini  dello  stalo  e  accompagnare  in  Ro- 
ma il  duca  di  Glocesler  fratello  del  re 


U  O  M 
d'Inghilterra,  gli  fece  presentare  qejc'do- 
nativi  che  si  solevano  praticare  coi  sovra- 
ni e  principi  reali  che  venivano  in  Roma, 
a  mezzo  del  Maestro  di  casa  de*  ss.  pa- 
lazzi apostolici^  e  lo  festeggiò  coH'illumi- 
nazione  della  basilica  Vaticana;  non  mi- 
nori onori  rese  al  fratello  duca  di  Cum- 
berland  ,  quando  si  recò  in  Roma  ;  il  re 
GiorgiolII  scrisse  lettera  di  ringraziamen* 
to  al  Papa,  ed  accettò  la  sua  mediazione, 
per  pacificarsi  col  duca  di  Cumberland. 
Nel  1772  il  Papa  fece  per  tutto  lo  stato 
assistere  la  principessa  M.'''  Valburga  di 
Baviera,  vedova  dell'elettore  "di  Sassonia; 
a  Civita  Castellana  l'incontrò  il  marche- 
se Massimo  generale  delle  poste,  e  giunta 
in  Róma  la  mandò  a  complimentare  dal 
prelato  Maestro  di  Camera:  la  principes- 
sa Albani  1'  accompagnò' all'  Udienza,  e 
Clemente  XIV  le  donò  una  preziosa  co- 
rona benedetta  di  diaspro  sanguigno,  coti 
cammeo  esprimente  il  Salvatore,  contor- 
nato di  brillanti.  Nel  dì  seguente  le  man- 
dò un  Crocefisso  d'oro  ornato  di  gioie,  con 
indulgenze;  indi  ordinò  una  corsa  di  bar- 
beri per  rallegrarla.  Ritornata  poi  la  prin- 
cipessa da  Napoli,  la  regalò  d'un  corpo  di 
s.  Vittoria  martire,  d'una  cassa  d'/^gw« 
Dei  benedetti,  e  di  due  quadri,  uno  in  a- 
razzo  rappresentante  s.  Giovanni  aposto- 
lo, l'altro  la  propria  effigie.  Per  sdebitar- 
mi della  promessa  d'indicare  i  sovrani  e 
principi  reali  d'ambo  i  sessi,  venuti  inrRo- 
ma,  oltre  quelli  che  descrissi  a  Anni  santi, 
e  a  LiMiNA  APosTOLORUM,  lìio  fin  qui  a- 
deojpita,  indicando  i  modi  de'ricevimen- 
li  e  dove  ne  tratto;  pei  seguenti  6  ponti- 
ficali poi, avendo  ciò  notato  nelle  biogra- 
fie di  ciascuno, mi  asterrò  di  riparlai'ne, 
come  sarò  più  breve,  essendo  le  medesi- 
me abbastanza  diffuse  ,  per  conoscere  e- 
ziandio  ciò  che  ha  rapporto  con  Roma,  e 
gli  abbellimenti  aggiunti  da  ciascuno  dei 
Papi.  Clemente  XI V  ha  la  gloria  di  avere 
incominciato  il  Museo  Vaticano:  egli  do- 
po aver  soppresso  i  Gesuiti,  con  animo 
agitalo  e  amareggiato,  poco  dopo  termi- 
nò la  sua  carriera  mortale  a' 22  setleoi- 


ROM 

bre  1 774*  A*  '  ^  febbraio  1 7 70  fu  creato  il 
glorioso  Pio  FJBraschiy  ed  una  delle  sue 
prime  curedell'aposlolico  miuisleio  fu  la 
celebrazione  delig."  Anno  santo;  quindi 
si  applicò  alla  riforma  di  Roma,  rimuo- 
vendo le  smodale  generosità  fatte  dal  pre- 
decessore, ed  occupandosi  a  migliorare 
\* Agricoltura^  V Annona,  le  Dogane^  i  da- 
zi, oltre  la  grandiosa  impresa  del  prosciu- 
gamento delle  Paludi  Pontine  j  laSie-' 
nando  l'ingordigia  de'fornari,  e  gli  enor- 
mi abusi  delle  franchigie,  che  tante  agi- 
tazioni procacciarono  ai  romani.  Delle  de- 
plorabili cedole  che  fu  costretto  a  porre 
in  corso,  in  luogo  deWe Monete  pontificie^ 
a  questo  articolo  ne  parlai  :  quanto  al  C^- 
/iSf9toda  lui  ordinato,  meglio  è  vedereCox- 
GHEGizioNE  DEL  Censo.  Luogo Sarebbe  in- 
dicare i  monumenti  magnifici  e  sontuosi 
di  cui  arricchì  Roma  ,  indicati  nella  bio- 
grafia e  descritti  a'ioro  articoli:  primeg- 
giano tra  le  sue  opere  il  Museo  Pratica- 
no eminentemente  ingrandito, e  Terezio- 
iie  della  sagrestia  Vaticana;  da  per  lutto 
in  Roma  sitrovano  belle  memorie  di  sua 
veramente  splendida  munificenza.  Procu- 
rò di  allontanare  la  Pestilenza^  e  di  prov- 
vedere alle  carestie.  A  mezzo  del  celebre 
tesoriere  Fabrizio  Ruffo,  Pio  VI  fece  non 
poche  operazioni  per  diminuire  le  cedole, 
e  si  può  dire  che  fu  l'autore  d'un  regolare 
sistema  finanziariadi  Dogane,  con  che  a- 
bolì  i  privilegi  feudali  delle  tante  gabelle 
the  si  pagavano  nel  transito  da  feudo  a 
feudo, di  pedaggi  e  altro.  A  vantaggio  della 
Chiesa  intraprese  il  viaggio  di  Fit.nna,à\- 
chiarando  che  in  Roma  reslava  la  curia,  ed 
ivi  doversi  eleggere  iJ  successore,s'egli  mo- 
riva :.  consegnò  ['Anello  Pescatorio  al  se- 
gretario de'brevi,  ed  il  governo  di  Roma 
e  dello  stato  al  cardinal  Lazzaro  Opi/io 
Prf//<7v/cz«o  segretario  di  stato;  ai  due  ni- 
poti Braschi  die  il  testamento  sigillato.  Ai 
27  febbraio  1 782  parli  da  Roma  fra  gli 
applausi  de' romani,  e  co' loro  festeggia- 
menti fu  ricevuto  nel  ritorno  a'  1 3  giugno- 
Si  trovò  nella  necessità  di  prendere  nel 
J  783  in  imprestito  3  milioni  di  scudi;  ciò 


ROM  43 

fece  per  aiutare  l'agricoltura  e  impiegare 
artisti  per  rornameuto  di  Roma,  i  quali  vi 
traevano  il  sostentamento.  Avendo  Pio 
VI  ritenuto  col  pontificato  l'abbazia  nul- 
lius  di  Subiaco  (ad  Abbate  riportai  altri 
esempi  di  simili  abbazie  ritenute  dai  Pa- 
.pi  dopo  la  loro  esaltazione  al  pontificato, 
cui  è  inerente  il  vescovato  di  Roma,  ed  a 
Pio  IX  notai,  che  già  Papa  assunse  il  go- 
verno abbaziale  di  detta  abbazia)  e  fab- 
bricala decorosa  cattedrale,  si  portò  acou- 
sagrarla  neh  789.  Fu  questa  l'epoca  in- 
felice in  cui  scoppiarono  più  apertamen- 
te le  turbolenze  di i^'/tìfftc/rt,  le  cui  terri- 
bili conseguenze  gravitando  sull'Europa, 
ed  in  ispecie  sull'Italia;  lo  stato  pontificio  e 
Roma,  le  narrai  diffusamente  al  citato  ar- 
ticolo, ove  eziandio  con  dettaglio  descris- 
si le  condizioni  de'dominii  ecclesiastici  e  di 
Roma,  con  quanto  immensamente  soffri- 
rono e  impoverirono,  nel  complesso  degli 
avvenimenti  di  sempreiufausta  e  dolorosa 
ricordanza,  e  da  cui  conseguitarono  altre 
catastrofi.  Incominciarono  pure  le  tribo- 
lazioni del  generoso  Pio  VI,  che  ne  fu  vit  « 
tinla  e  martire  di  patimenti,  piangendo- 
si ancora  lospirito  rivoluzionario  e  di  li- 
bertà che  invase  una  gran  parte  de'sud- 
diti  della  chiesa  romana,  e  che  produsse 
poi  quegli  amari  frutti  che  ancora  deplo- 
riamo nel  risentirne  i  gravissimi  danni , 
nell'economico,  nel  morale  e  nel  religioso. 
11  Papa  nel  fare  imprigionare  nella  for- 
tezza di  s.  Leo  nel  Monte  Feltro,  il  fauio-^ 
so  Cagliostro  implicalo  uell'ecla  tante  affa- 
re della  collana,  che  fece  sfigurare  if  car- 
dinal Lodovico  de  /?o/2rt/zcon>promelten- 
do  la  s.  Sede,  dalle  deposizioni  di  Caglio- 
stro, come  principale  settario  de  Mura- 
tori, si  potè  conoscere  le  loro  diaboliche 
trame  contro  la  Chiesa  e  la  sovranità.  La 
sanguinosa  e  orribile  rivoluzione  di  Fran- 
cia, caduta  in  feroce  anarchia ,  e  la  pro- 
clamazione della  repubblica,  giunse  a  de- 
capitare barbaramente  il  re  e  la  regina,  e 
ad  esterminare  la  religione  cattolica,  per 
opera  precipuamente  delle  sette  de'filoso- 
fi  atei  e  de  Giacobini^  onde  nello  slato  e 


44  ROM 

in  Roma  si.rifugiaiono  molti  del  perse- 
guitato clero  francese' eie  zie  di  Luigi 
XVI.  II  Papa  le  accolse  I)eaignaniente,  fe- 
ce loro  presentare  dal  maestro  di  casa 
dei  palazzi  apostolici  diversi  commestibi- 
li, consistenti  in  cera,  canditi,  confettu- 
re, caffè,  frutti,  formaggi,  vini,  pesci,  pro- 
sciutti, zuccaro,  ed  una  mongana  viva, in 
lutto  70  portate.  Inoltre  Pio  VI  volen- 
do dimostrare  quanto  gli  era  grata  la  fa- 
miglia reale  di  Francia,  sebbene  i  Papi 
non  sieno  soliti  visitare  i  principi  e  prin- 
cipesse reali,  si  recò  con  treno  semi-pub- 
blico al  palazzo  del  ministro  cardinal  de 
Berni$,  a  farle  graziosa  visita.  In  mez- 
zo a  tanti  sovrastanti  pericoli.  Pio  VI 
aumentò  le  lUilizie^eò  istituì  in  Roma  la 
guardia  Civica  pontificiaj  sospese  i  tea* 
tri  ed  altri  pubblici  divertimenti,  ed  or- 
dinò pubbliche  preghiere.  Dopo  averci 
dispotici  tiranni  dominatori  del  già  flo- 
ridissimo regno  di  Francia,  abolito  ogni 
culto  religioso,  si  disposero  alacremente 
ad  abbattere  la  s.  Sede  rocca  della  fede,  e 
democratizzare  R^oma,  con  tutto  lo  stalo 
papale,  come  aveano fatto  ^\  Avignone  e 
contado  VenaissinOy  domini!  della  chie- 
sa romana,  occupati  e  riuniti  a  Francia. 
Si  cominciò  dai  francesi  ad  esigere  il  ri- 
conoscimento di  loro  repubblica,  invian- 
do emissari  segreti  in  Roma  é  nello  sta- 
lo per  rivoluzionarlo.  Per  cominciare  dal- 
lo sconvolgimento  di  Roma  vi  mandaro- 
no agliii  gennaio  1798  i  cittadini  Ugo 
Basvillee  La  Flotte,  il i.°de' quali  come 
console  di  Franaa  col  compagno  esigendo 
il  riconoscimento  della  repubblica  fran- 
cese, minacciando  stragi  e  rovine,  e  vo- 
lendo erigere  lo  slemma  rivoluzionario 
sulla  porta  del  suo  palazzo  e  su  quella 
dell'accademia  di  Francia,  i  romani  co- 
minciarono a  fremere.  Tuttavolta,  dopo 
avere  Rasvilledi  prepotenza  innalzato  lo 
Ntemma  repubblicano,  verso  le  ore  2  3  del 
giorno  1 3  La  Flotte  e  Basville  comparvero 
nella  via  del  Corào,come  la  più  frequenta- 
la della  città,  massime  per  essere  domeni- 
ca, in  carrozza  con  coccarde  repubblica- 


ROM 

ne  e  pennacchi  Iricolorati  di  ^misurata 
grandezza, con  servi  e  cocchiere  guarniti 
alla  stessa  maniera.  A  quest'altro  insulto 
pubblico,  la  plebe  incominciò  a  tumultua- 
re, prendendolo  per  ingiuria  al  principa- 
to e  alla  religione,  che  assai  amava  non 
essendoancora  demoralizzata:  gridò  f^i- 
va  s.  Pietro,  viva  la  Religione,  viva  Pio 
VI ,  e  si  scagliò  furiosamente  contro  la 
carrozza,  dàlia  quale  imprudentemente 
La  Flotte  scaricò  una  pistola  sulla  mol- 
titudine. Questa  di  più  inasprita  inseguì 
la  fuggente  carrozza,  ricoverandosi  gl'in-, 
cauti  francesi  in  casa  del  banchiere  Muti, 
dove  entrò  il  popolo  furibondo,  non  po- 
tendo essere  frenato  dalla  truppa  accor- 
sa. Trovato  nascosto  Basville, e  questi  di- 
fendendosi con  uno  stile,  ferì  qualcuno 
degli  aggressori  e  restò  vittima  di  qua* 
st'allrÉlimprudenza,venendo  mortalmen- 
te offeso  nel  basso  ventre.  Dolente  il  Pa- 
pa dell'accaduto,  subito  gli  spedi  il  suo 
chirurgo  per  curarlo,  e  mg.''  vicegeren- 
te per  assisterlo,  ma  nel  seguente  giorno 
morì,  dopo  avere  detestato  i  giuramenti 
fatti  alla  repubblica,  e  ricevuto  esemplar- 
mente i  sagramenti.  Il  Papa  a  sue  spese 
gli  fece  celebrare  i  funerali,  nella  chiesa 
parrocchiale  di  s.  Lorenzo  in  Lucina,  o- 
ve  restò  sepolto.  Il  celebre  abbate  Vin- 
cenzo Monti  segretario  del  duca  Braschì, 
pubblicò  una  Cantica  o  poema  in  3."  ri- 
ma, in  cui  tutto  narrò  veracemente;  ma 
cambiando  poi  i  suoi  principii  politici,  o  - 
scurò  le  traccifc  della  precedente  sincera 
esposizione.  Di  lui  abbiamo:  In  morte  di 
Ugo  Basville  seguita  in  Roma  li  1 4  gen  - 
rtfl/oi  7g3,  con  vari  altri  canti,  IMantova 
1798.  In  nome  del  senato  e  popolo  ro- 
mano fu  fatta  un'iscrizione,  in  cui  Pio  VI 
fu  .acclamato  magnanimo  e  Padre  della 
patria,  per  attestargli  il  loro  afifetluoso 
attaccamento;  volevano  ancora  erigergli 
una  statua  in  Campidoglio,  e  per  l'oppo- 
sizione del  Papa,  il  senatore  R.ezzonico  si 
contentò  di  porre  un  onorevole  iscrizione 
nel  salone  di  Campidoglio  stesso.  Sopraf- 
fatto da  angustie  Pio  VI  pel  triste  avve- 


ROM 
Dimenio,  diede  ordini  severi  per  calma- 
re il  popolo  elFervescenle  ,  e  polè  andie 
sopire  poi  altro  tumulto  eccitato  contro 
i  francesi  a* IO  febbraio:  fece  immediata* 
mente  partire  con  sicura  scorta  per  Na- 
poli, la  vedova,  il  figlio  dell'ucciso,  e  La 
Flotte  cagione  di  lutto,  somministrando- 
gli scudi  70  pel  viaggio.  Spedì  Pio  VI  a 
tulle  le  corti  d'Europa  una  relazione  e- 
salta  dell'accaduto^  donde  risulta  la  sua 
piena  innocenza;  e  con  editto  condannò 
l'eccesso  del  popolo,  invitando  tutti  alla 
tranquillità  ed  a  rispettare  i  francesi.  Ap- 
pena il  governo  di  Francia  seppe  la  mor- 
te dìBasville  giurò  vendetta,  calunnian- 
do ne'pubblici  fogli  il  Papa  e  il  suo  go- 
verno che  occultamente  avessero  favori* 
to  l'assassinio;  prendendo  questo  prete- 
sto per  vendicare  il  negato  riconoscimen- 
to,! funerali  fatti  al  sagrifìcato  Luigi  XVI, 
e  per  avere  creato  cardinale  Maiiry.  I 
repui)blicani  francesi  con  più  ardore  spin- 
sero i  sudditi  pontificiialla  ribellione  e  si 
ordì  una  trama  contro  la  sagra  persona 
del  Papa.  Nel  1795  venendo  Pio  VI  a  sa- 
pere che  il  governo  francese  avea  decre- 
tato Toccupazione  degli  stati  della  Chiesa 
e  la  sua  detronizzazione,  aumentò  i  mez- 
zi di  difesa,  e  per  la  penuria  della  mone- 
ta, oltre  le  gravezze  chea vea  dovuto  im- 
porre, invitò  tutti  a  portare  nella  Zecca 
l'oro  e  l'argento,  col  frutto  del  41/2  per 
1  oo,avendo  già  creati  nel  medesimo  anno 
8  milioni  io  nuove  cedole.  Si  dovettero  fa- 
re di  verse  economie,  e  vendere  non  poche 
possessioni  della  s.  Sede.  Finalmente  nel 
1  796  il  generale  Napoleone  Bonaparte 
vittorioso  degli  stati  à' Italia ^  occupò  col- 
le armi  ^o/o^waTj  Ferr^im  e  altri  luoghi, 
laonde  ad  evitare  perdite  e  mali  maggiori, 
PioVI  fu  indotto  al  gravosissimo  armisti- 
zio di  Bologna,  concluso  con  Napoleone  ai 
23  e28giugno,con  cedere  quelle  due  lega- 
zioni e  iFfle/2Zrt,pTìgarei  5  milioni  di  fran^ 
chijdareperP^r/gn  00  codici  della  biblio- 
teca Vaticana,!  00  pezzi  di  pittura  e  scul- 
tura i  più  famosi  e  più  rari,  specialmente 
coDjpiesi  i  busti  capi  d'opera,  di  Giunio 


R  O  M  4-1: 

Bruto  in  bronzo,  di  Marco  Bruto  in  mar- 
mo esistenti  in  Campidoglio,  quali  pro- 
totipi del  repubblicanismo,  onde  si  volle 
dai  francesi  e  altri  repubblicani  imitarli 
nella  foggia  de'capellij  abbandonando  pa- 
rucche,  cipria  e  codini;  ed  inoltre  il  Papa 
dovette  mandare  un  plenipotenziario  a 
Parigi,  a  condolersi  e  domandar  scusa  per 
la  morte  di  Basville,  quindi  stabilire  la 
pace  col  governo.  Per  soddisfare  ai  du- 
rissimi patti  imposti  dal  più  forte,  PioVI 
levò  da  Castel  s.  Angelo  il  tesoro  riposto- 
vi da  Sisto  V  ,  gli  convenne  prendere  a 
cambio  un  milione  di  scudi,  e  servirsi  del 
ricavatodagli  ori  eargenti, essendoinquc- 
sto  tempo  gravato  il  tesoro  pontificio  di 
circa  100  milioni  di  scudi  di  debiti,  com- 
prese le  cedole,  i  Luoghi  di  Monte,  ed  i 
Placabili.  Nel  medesimo  anno  a'9  luglio, 
in  Roma  prodigiosamente  aprirono  gli  oc- 
chi molte  sagre  Immagini  ùgWtì  B.  Ver- 
gine, che  noverai  a  quell'articolo,  il  die 
fece  concepiretimori  e  speranze,  onde  Pio 
VI  ordinò  pubbliche  missioni  nellepiazze* 
Ma  jPr/7«czV7  peri. "condizione  di  pace  do- 
mandò la  ritrattazione  de'  brevi  di  con- 
danna della  Costituzione  civile  del  clero  di 
Francia.  Domanda  inammissibile,  per  cui 
Pio  Vi  fece  nuovi  armamenti,conl  ribuen- 
dovi  Colonna,  Pamphil/-Doria,Torlonia 
e  diversi  altri  signori;  mentre  i  romani  e 
altri  sudditi,  accorgendosi  di  qual  tempra 
fosse  la  libertà  che  lor  volevano  donare 
i  francesi,  insòrti  al  grido:  flva  Gesù, 
wVrt  Mariaj  viva  Pio  FI,  molti  di  quel- 
li delle  Provincie  non  pochi  ne  massacra- 
rono, per  vendicare  gli  oltraggi  d'ogni 
sorte  commessi  dai  soldati.  Presso  Faen- 
za  le  ^7///z/e  pontificie,  opponendosi  alla 
marcia  de'francesi,furono  sbaragliate. Ro- 
ma cadde  nella  più  grande  costernazio- 
ne, essendosi  i  francesi  impadroniti  dello 
stato,  sino  e  comprese  le  provincie  di  An- 
cona e  Macerata  ossia  la  Marca.  Pio  Vi 
dovette  contentarsi  della  rovinosa  pacedi 
Tolentino y de  i^  febbraio  1797,  incoi  ol- 
ire il  convenuto  a  Bologna,  soggiacque 
ad  altre  dure  condizioni ,  ed  a  cedere  la 


4G  R  O  M 

Bomagna,  Avignone  e  la  contea  Venaissi- 
na  ;  quindi  in  Roma  e  altrove  si  fecero 
nuove  requisizioni  d'ori  e  argenti,  anche 
delle  chiese,  nuovi  imprestiti,  nuove  cedo  • 
le,  ed  inoltre  vendita  de'beni  ecclesiasti- 
ci rustici  in  tutto  lo  stato.  Si  proclamòla 
repubblica  nelle  provincie  occupate  dai 
francesi,  e  furono  incorporate  alla  repub- 
blica Cisalpina^  di  cui  parlai  a  Italia.  In 
Francia  si  dispose  tutto  perchè  in  R.oma 
s'introducesse  la  democrazia  rappresenta- 
ti va.  Vedendosi  vicinala  morte  di  Pio  VI, 
.si  opinò  d'impedirne  la  successione,  ovve- 
ro nel  conclave  usare  del  diritto  che  dava 
il  trattalo  di  Tolentino,  come  succeduti 
alle  pretese  ragioni  depredi  Francia;  a  tale 
efl'etto  si  diedero  commissioni  a  Giusep- 
pe Bonaparte  ambasciatore  della  repub- 
blica in  Roma.  Frattanto  emissari  france- 
si più  volte  tentarono  in  R.oma  rivok'izio- 
ni,  ove  giunse  pure  per  democratizzarla 
il  generale  Duphaull,  il  quale  nel  modo 
detto  a  Francia,  volendo  0*28  dicembre 
audacemente  piantare  l'albero  della  li- 
bertà sul  Campidoglio,  fu  ucciso  nel  pa- 
lazzo Corsini,  ad  onta  che  la  Civica  pon^ 
tificia  facesse  di  tutto  per  impedirlo.  Tan- 
to bastò  perchè  il  governo  francese  ordi- 
nasse l'intiera  invasione  dello  stato  pon- 
tifìcio, la  detronizzazione  e  prigionia  di 
Vio  VI,  e  la  proclamazione  delta  repub- 
blica in  Roma  e  da  per  lutto.  Ciò  fu  ef- 
fettuato nel  1 798,  a  nulla  valendo  le  giu- 
stificazioni e  offerte  del  Papa.  Il  generale 
A lessandroBerthier  comandante  le  trup- 
pe francesi  in  Italia, d'ordinedi  Napoleo- 
ne cui  era  succeduto,  s' impadronì  delle 
Provincie  d'Urbino  e  PesarOjdi  Macera- 
la, indi  delle  altre:  nulla  valutando  il  ge- 
nerale le  deputazioni  inviategli  dal  Papa, 
si  ricusò  riceverle  e  restò  inflessibile;  ap- 
pena ascoltò  l'ambasciatore  di  Napoli  Bel- 
nionle  mediatore,  cui  fece  travedere  che 
non  sarebbe  entrato  in  Roma.  L'avan- 
guardia sotto  gli  ordini  del  generale  Dal- 
leraagne,  giunse  a  Baccano  e  alla  Storta, 
onde  a'  9  febbraio  Pio  VI  volle  tentare 
nuovamente  l'animo  del  generalBerlhier, 


ROM 

per  mezzo  d'alcuni  cardinali,  edeirinfe- 
dele  cav.  dq  Azzara  ministro  di  Spagna, 
segreto  amico  de' francesi,  ma  senza  effet- 
to; solo  il  generale  riprotestò,  che  veniva 
a  punire  gli  assassini  di  Duphault,  gì'  in- 
sulti fatti  all' ambasciatore  Bonaparte,  e 
doversi  tenere  il  popolo  tranquillo;  laon- 
de Pio  VI  fidandosi  alle  sue  promesse  , 
ch'egli,  sarebbe  rispettato,  non  volle  porsi 
in  salvo,  ed  in  vece  esortò  i  romani  con 
editto  a  rispettare  i  francesi.  A*  io  Ber- 
thier  arrivato  coli' esercito  alle  mura  di 
Roma,  si  accampò  collo  stato  maggiore 
sul  Monte  Mario,  facendo  entrare  per  la 
Porta  Angelica  un  corpo  di  francesi  co- 
mandati dal  general  Cervoni  corso,  il  qua- 
It  occupò  Castel  s.  angelo,  il  Campido- 
glio e  gli  altri  posti  militari.  Attendendo 
Berlhier  che  la  rivoluzione  scoppiasse  e 
che  la  schiuma  di  Roma  l'andasse  ad  in* 
vitare,  come  si  era  di  accordo,  a  entrare 
nella  città  in  nome  del  popolo  romano 
innocente,  questa  pantomima  ebbe  luogo 
agli  1 1  febbraio,  onde  fece  il  suo  ingres- 
so, e  andò  nel  Palazzo  apostolico  Quiri- 
nale a  prendere  alloggio,  facendo  Cervo- 
ni comandante  di  piazza,  che  niandò  da 
Pio  VI  ad  assicurarlo  che  nulla  dovea  te- 
meredi  sua  persona  e  sovranità;  indi  volle 
che  si  abbattessero  gli  alberi  della  libertà 
che  alcuni  demagoghi  aveauo  eretto  in 
diversi  luoghi  !  Appena  i  francesi  furono 
sicuri,  che  tutto  lo  stato  era  occupato  da 
loro, cessò  la  dissimulazione.Col  pretesto 
di  provvedere  alla  pubblica  tranquillità, 
Berthier  disarmò  e  licenziò  i  soldati  pon- 
tifìcii, fece  arrestare  mg.*"  Ercole  Consal- 
vi assessore  della  congregazione  militare, 
mg'"^  Carlo  Cr/Ve/// governatore  di  Roma, 
ed  alcuni  altri  principali  impiegati.  Prese 
in  ostaggio  4 cardinali  e  altrettanti  prin- 
cipi, con  diversi  altri  prelati.  Sequestrò  i 
beni  de'cardinali  Albani  e  Busca  ch'erano 
fuggiti;  indi  di  suo  ordine  si  posero  ^jnel- 
le  imposizioni,  e  sì  fecero  quegli  attenta- 
li e  pi-epolenze  che  narrai  a  Pio  VI,  con 
proclamazione  della  repubblica  Tiberina 
in  Campidoglio  a'  1 5  in  presenza  di  Ber- 


ROM 

tliier,  e  divisione  di  territorii,  in  8  dlpar- 
limenli  die  dai  fiumi  divisoiii  presero  il 
nome,  ed  al  grido  di  Fiva  la  libertà.  Ro- 
ma fu  divisa  in  sezioni,  con  quelle  deno- 
minazioni che  riportai  a  Rioni  di  Roma. 
Quindi  Berlhier  con  proclama  dichiarò 
Ja  libertà  di  Roma  e  l'istallazione  dell'ef- 
fìmera repubblica  Tiberina  o  Romana, 
riconoscendola  qual  potenza  indipenden- 
te in  nome  della  repubblica  francese,  ed 
essere  la  medesima  sotto  la  protezione  del- 
l'armata francese.  La  romana  repubblica 
si  organizzò  con  nominare  Cervoni  in  no- 
me del  popolo  per  consoli  il  duca  PioBo- 
nelli,  ravv.°FrancescoRiganti,ravv."Car- 
lo  Lui^i  Costantini  già  difensore  de'pove- 
ri,  il  chirurgo  Liborio  Angelucci,  Anto- 
nio Bassi  causidico  ,  Gioacchino  Pessuti 
matematico  ed  estensore  delle  Effemeri- 
di letterarie  3  Gio.  Francesco  A  rigoni,  i 
possidenti  Maggi  e  Slampa,  a'qnali  fu  da- 
to peri.^segietario  eministro  il  francese 
Francesco  Bassal  già  parroco  di  Versail 
]es,apostata  ammogliato,  poco  dopo  man- 
dato in  Francia  incatenato.  Ministri  dtl 
nuovo  governo  repubblicano  furono  scel- 
ti, con  diverse  cariche,  Francesco  Maffei, 
Francesco  Pierelli,  Lamberti,  Ennio  Qui- 
rino Visconti, il  medico  Corona,  tutti  de- 
mocratici e  partigiani  dei  repubblicani 
francesi.  Altri  storici  dicono  che  Berlhier 
entrò  in  Roma  dopo  la  proclamazione  del- 
la repubblica,  lo  che  è  più  verosimile  del 
racconto  che  ne  fa  jNovaes.  Il  generale  nel 
suo  trionfale  ingresso  ricevè  a  Porta  del 
Popolouna  corona  d'alloro,  che  poi  man- 
dò a  Napoleone.  Per  abbagliare  fa  mol 
titudine,  si  liberarono  gli  ostaggi,  ed  a'  i  8 
si  cantòdal  vicegerente  Passeri  arcivesco- 
vo di  Larissa  in  s.  Pietro  un  solenne  Te 
Deurn^con  intervento  de'cardinali  pere- 
vitare  mali  maggiori,  i  quali  però  non  ci 
vollero  i  consoli;  ringraziandosi  Dio  che 
la  rivoluzione  e  il  cambiamento  di  gover- 
no era  seguilo  senza  spargimento  di  san- 
gue :  il  Papa  di  ciò  fu  intieramente  igna- 
ro. La  magistratura  romana  del  senato, 
di  conseguenza  cesse  affatto,  e  ilsenaiore 


R  O  M  47 

Rezzonico amante  di  viaggi,  in  questi  im- 
piegò quel  tempo.  Vitaleavendo  pubbli- 
cata là  sua  bell'opera  nel  1 79 1 ,  di  ciò  non 
poteva  parlare  :  il  cav.  Pompilj-Olivieri 
non  dice  nulla.  Dopo  ch'era  accaduta  la 
rivoluzione.  Cervoni  si  portò  dal  Papa  a 
partecipargliela,  e  gl'intimo  di  riconosce- 
re la  sovranità  del  popolo;  ma  il  gran  Pio 
/^/gli  fece  quelle  belle  ed  energiche  ri- 
sposte che  notai  nella  biografìa.  Quindi 
i  francesi  s' impadronirono  del  Palazzo 
Faticano  ove  esso  abitava.  Vedendo  i 
francesi  che  il  Papa  era  imperturbabile 
e  non  cedeva  a  minacce,  consumarono  i 
loro  progetti:  il  commissario  Haller  colle 
descritte  ributtanti  villanie  intimò  a  Pio 
VI  di  prepararsi  alla  partenza;  ed  in  fat- 
ti a*20  febbraio  un  distaccamento  di  ca- 
valleria lo  portò  fuori  di  Roma,  e  due 
commissari  lo  condussero  a  Siena^  don- 
de passò  alla  Certosa  di  Firenze,  e  poi 
duramente  (nel  qual  tragitto  tentò  mg/ 
Rivarola  di  farlo  liberare  dai  tedeschi)  a 
Valenza  di  Francia,  ove  rese  l'anima  a 
Dio,  passando  a  ricevere  il  premio  di  sue 
grandi  virtù  il  29  agosto  1799.  Come  di- 
rò, egli  avea  provveduto  all'elezione  del 
successore,  per  qualunque  caso,  agevo- 
landone i  modi,  acciò  la  Chiesa  non  re- 
stasse senza  capo  visibile,  o  che  se  ne  e- 
leggesse  uno  the  non  fosse  legittimo.  Di- 
poi e  in  tempo  che  Roma  gemeva  sotto 
il  giogo  repubblicano,  narra  Baldassari, 
Relazione  delle  avversità  di  Pio  VI^  l. 
3",  p.  159,  che  andarono  in  giro  discorsi 
e  disseriazioni  di  falsi  teologi,  i  quali  di» 
cevano  che  come  è  Papa  il  vescovo  di  Ro- 
ma, così  al  clero  di  Roma  e  abitante  in 
Roma  s'apparteneva  di  eleggere  il  suc- 
cessore di  Pio  VI.  E  seguendo  gli  errori 
del  Ricci  vescovo  di  Pistoia^  indicavano 
specialmente  i  parrochi,  dicendo  che  do- 
veano  ripigliarsi  gli  antichi  loro  diritti, 
perchè  i  cardinali  erano  assenti,  ne  po- 
lca no  tornare  alla  loro  ordinaria  residen- 
za. Si  pretendeva  ancora,  che  anco  il  po- 
polo o  almeno  i  suoi  rappresenlanli  do- 
vessero aver  parte  nella  creazione  del  Pa« 


48  ROM 

pa,  proponendo  la  persona  da  eleggere, 
o  riselbandosi  di  approvare  od  escludere 
l'eleUo.MaDio  proteggendo  la  sua  Chie- 
sg,non  permise questro  mostruoso  scisma. 
A'2  i.febbraio  i  798  s'incominciò  a  pub- 
blicare il  Monitore  di  Romao  Foglio  Na- 
zionale :  ciò  che  trattava  e  quantlo  ter- 
minò, lo  notai  nel  voi. XX,  p.i6.  Ai  23 
furono  celebrati  solenni  funerali  militari 
a  Duphault.  Al  Calendario  Gregoriano, 
pei  giorni  e  mesi,  fu  sostituita  V Eradei' 
la  repubblica  francese.  Non  contenti  di 
aver  deportato  Pio  VI,  i  francesi  vollero 
espellere  da  Pioma  i  cardinali  e  prelati 
che  intrepidi  vi  erano  restati ,  per  cui  a- 
veudoli  arrestati  nei  principio  di  marzo, 
ancbe  per  imporre  al  basso  popolo  che 
illuminalo  di  sua  situazione  erasi  com- 
mosso, a  piedi  fuiono  trasportati  nel  luo- 
go detto  le  Convertite,  ove  allora  eravi 
il  monastero  delle  agostiniane  converti- 
te^ avendo  trasferito  altrove  le  monache: 
fra'prelati  vi  fu  mg.'^Emmanuelede  Gre- 
gorio,  che  si  tentò  creare  antipapa.  Tra 
i  cardinali  vi  fu  compreso  della  Somaglia 
vicario  diPioma,  il  quale  nell'  insorgenza 
del  popolo  erasi  reso  benemerito  de'fran- 
cesijpoichèseguitoda  autorevoli  ecclesia - 
stici,avea  con  successo  scorse  le  parrocchie 
de'piti  tumultuanti  rioni  della  città,  per 
esortare  gli  abitanti  alla  quiete  e  alla  su- 
bordinazione a  chi  comandava.  In  det- 
to monastero  i  cardinali  furono  invitati 
a  rinunziare  la  Porpora  {  a  quest'artico- 
lo riportai  l'eroica  risposta  fatta  dal  car- 
dinal Antonelli;ivi  dissi  perchè  poi  la  ri- 
nunziarono  Anlici  e  Altieri,  e  perchè  so- 
loinRoma  vi  fu  lasciato  tranquillo  il  car- 
dinal Carlo  Rezzonico.  A'  i  o  marzo  i  car- 
dinali e  prelati  furono  condotti  nel  con- 
vento de'domenicani  di  Civitavecchia,  po- 
scia furono  lasciati  partire  per  mare  su 
piccole  e  pericolose  barche;  quindi  si  di- 
spersero approdando  ne'lidi  toscani,  sici- 
liani e  veneti;  però  i  loro  beni  furono  con- 
fiscati. In  Roma  restò  con  pienissimefa- 
coltà  e  qual  delegato  apostolico  mg. ^'Mi- 
chele di  P/e/ro  arci  vescovo  d'Isauria,  che 


R  O  IVI 

si  fece  molto  onore:  vi  rimase  ancora  il 
suddetto  mg.rPasseri,  vicegerente  del  car- 
dinal vicario  di  Roma.  B^urono  inoltre 
esiliati  diversi  altri  prelati,  e  in  fine  tut- 
ti gli  ecclesiastici  forestieri.  Si  persegui- 
tò la  congregazione  del  s.  offizio,  e  si  ab- 
bruciarono le  carte  che  si  riuscì  trovare  : 
restarono  in  esercizio  le  segreterie  delle 
altre  congregazioni,  le  quali  dipendendo 
dal  delegato  apostolico,  alla  meglio  cor- 
risposero agli  affari  della  Chiesa.  A  que- 
sti applicò  PJo  FI,  tanto  in  Siena,  ove 
fece  un  decreto  di  beatificazioneo  ricono- 
scimento di  culto,  come  narrai  a  Riti; 
quanto  alla  Certosa  ove  operò  molte  cose 
in  vantaggio  dellaChiesa univeisale,prov- 
vedendo  alla  futura  Elezione  del  succes- 
sore e  Coiichwe,  come  al  Giuramento  che 
esigevasi  inRoma  dal  governo  repubblica- 
no. Gli  orribili  eccessi  irreligiosi  e  immo- 
rali, che  si  commisero  dai  fanatici  repub- 
blicani, con  oltraggi  alla  religione  e  suoi 
ministri,  furono  cosi  ributtanti,  che  sde- 
gno di  riportarli.  In  vece  l'adulazione  vi- 
le coniò  una  medaglia  a  Berthier  coll'e- 
pigrafe  :  Restitutor  Urbis  et  Gallia,  sa- 
lus  generi  hunianit  11  consolato  roma- 
no barbaramente  fece  atterrare  tutti  gli 
stemmi  gentilizi,  che  ricordavano  belle 
memorie,  e  si  vede  ancora  in  molti  luo- 
ghi il  vandalismo  distruttore,  operato  sui 
monumenti  gloriosi  della  storia.  Si  sop- 
pressero tutte  le  insegne  ed  i  titoli  di  no- 
biltà, sostituendosi  quello  di  cittadino  j 
quindi  si  ordinò  la  coccarda  repubbli- 
cana bianca-rossa-nera;  in  tutto  si  pre- 
tese la  eguaglianza  e  la  sedicente  liber- 
tà. Il  disordine  degli  affari  di  stato  del- 
la nuova  repubblica  e  del  dominio  fran- 
cese divenne  vera  babilonia;  oltre  le  ac« 
cennate  imposizioni,  i  palazzi  di  molti 
nobili  furono  pressoché  spogliati  del  più 
prezioso,  massime  de'  cavalli.  Altrettan- 
to si  fece  colle  chiese  appartenenti  a  na- 
zioni nemiche  de'francesi  o  da  loro  con- 
quistale, e  vi  furono  confuse  nello  spoglio 
anche  quelledelleamiche.Di  questa  spe- 
cie di  saccheggio,  che  non  risp  irmiò  i  se- 


ROM 

polcri,  ove  fu  frugalo  e  almeno  rubale  le 
casse  di  piombo,  poco  ne  godevano  i  fran- 
cesi; i  soldati  erano  malvestiti, gli  uflìziali 
da  5  mesi  non  percepivano  soldo,  li  disgu- 
sto delle  truppe  di  guarnigione  in  Roma 
si  aumentò  all'arrivo  del  generalMassena, 
destinalo  successore  a  Berlhier:  a'24  feb- 
braio avendo  a  lui  ricorso  molti  degli  uf- 
fìziali  per  le  dilapidazioni  commesse  sot- 
to l'ombra  delia  prolezione  francese,  e  pei 
soldi  non  pagali,  furono  sdegnosamente 
ripulsa  li.  Nel  dì  seguente  i  Irasteveiini  in- 
sorsero al  grido  di  :  ^iva  Maria^  viva  il 
Papa^  sapendo  la  discordia  del  presidio 
francese  ridotto  a  3ooo  uomini  :  disarma- 
rono due  posti  della  guardia  civica,  che 
avea  preso  il  nome  di  nazionale,  ed  ucci- 
sero 20  tra  francesi  o  paijligiani^etli  pa- 
triolti.  Sembrava  che  jor  facessero  eco  gli 
abitanti  de'rioni  Regola  eMonti,m£(  pre- 
sto furono  sedati:  arrestali  circa  200, fu- 
rono militarmente  fucilali  3i.  Ammuti- 
nati di  nuovo  gli  uilìziali,  Massenà  si  ri- 
tirò a  Monte  Rosi,  Berlhier  parfi  per  la 
Lombardia  ,  lasciando  il  temporaneo  co- 
mando al  generale  Dallemagne,  che  pa- 
gando una  parte  del  soldo  agli  uffiziali 
ristabilì  la  disciplina.  L'esempio  de'traste- 
verini  in  seguito  fu  imitato  dagli  abitan- 
ti d'Albano,  Marino,  Vellelri  e  altri  luo- 
glii  suburbanì,  distruggendo  gli  emblemi 
repubblicani  ed  i  creduti  palrioUi.  Ma  il 
generale  Gioacchino  Murai  con  1 000  uo- 
mini marciando  sui  sollevati,  libàltè  tra 
Albano  e  Marino,  saccheggiando  Castel 
Gaodolfo  e  parte  d'Albano;  impose  con- 
tribuzioni, sparse  ovunque  il  terrore,  e  fu 
ricevuto  in  Roma  il  i .°  marzo  dai  patriot- 
li  con  acclamazioni  trionfali.Ritornò  quin- 
di Massena  irt  Roma,  e  il  governo  france- 
se vi  mandò  i  commissari  Daunou,  Fay- 
poult,  Monge  e  Florent  con  autorità  su- 
periore in  materia  civile,  politica  e  di  fi- 
nanze, che  compilarono  la  costituzione  e 
le  leggi  fondamentali  per  la  repubblica 
romana,  senza  che  ì  romani  vi  avessero 
parte  alcuna.  Massena  la  promulgò  a'  20 
marzo,  con  festa  popolare  detta  della  fe- 


ROM  49 

derazione  :  per  la  sua  breve  durala  è  su- 
perfluo riportarla.  Solo  dirò,  che  il  pote- 
re esecutivo  si  attribuì  a  Sconsoli  nomi- 
nali dai  consigli  legislativi,  col  trattamen- 
to di  .639  rubbia  di  frumento  per  ciascu- 
no ;  furono  destinali  senatori,  tribuni  e 
altri  impiegati,  olirei  ministri  dell'inter- 
no, della  giustizia,  delle  finanze,  ec:  la  re- 
pubblica Anconitana  fu  unita  alla  Ro- 
mana. 11  generale  Dallemagne  nominò 
consoli,  Angelucci,  De  Matlheis,  Pennaz- 
zi,  Reppi  e  Visconti;  nel  settembre  li  suc- 
cessero Brizi,  Calisli,  Pierelli,  Rey  e  Zac- 
caleoni.  Si  pubblicò  la  coscrizione  di  tut- 
ti i  cittadini,  dai  i8  ai  25  anni.  A  Dal- 
lemagne successe  il  general  Saint-Cyr.  Il 
commissario  Haller  col  ministro  dell'in- 
terno stabili,  che  la  repubblica  romana 
pagherebbe  alla  cassa  dell'armata  d'Ita- 
lia della  repubblica  francese  tre  milioni 
di  scudi  in  6  rate,  colla  garanzia  de' più 
ricchi;  escudi  600,000  per  compenso  di  a- 
biliear.nesi,  e  manterrebbe  l'armala  fran- 
cese per  lutto  il  tempo-che  resterebbe  nel 
territorio  romano.  La  repubblica  france- 
se si  riserbò  un  tnilioue  di  beni  nazionali, 
alcune  nainiere  come  quelle  della  Tolfa,  i 
beni  appartenenti  al  Papa  e  sua  famiglia, 
ed  ai  cardinali  Albani  e  Busca.  Impoten- 
ti le  sconcertale  finanze  di  supplireal  con- 
venuto, fu  posta  una  contribuzione  del  3 
per  1 00  sul  valore  de'  fondi  spettanti  ai 
possidenti,edel5a  quelli  degli  stabilimen- 
ti ecclesiastici.  Con  tultociò  in  un  mése  si 
raccolsero  appena  4oo,5oo  scudi;  laonde 
si  ripartì  gradatamente  il  restosu'proprie- 
lari.  Si  soppressero  molli  conventi,  mo- 
nasteri, e  tutte  le  confraternite,  e  i  loro  be» 
ni  dichiarati  nazionali,  vendendosi  i  sagri 
arredi  ed  i  mobili.  Altrettanto  si  fece  coi 
paramepti  e  suppellettili  del  Papa  e  dei 
cardinali  esiliati  o  fuggiti,alienandosi  quei 
beni  che  trovarono  compratori.  Scaduto 
il  ereditò  pubblico ,  la  carta  monetata  o 
cedole  che  all'ingresso  dei  francesi  ascen-r 
deva  327  milioni ,  alla  metà  di  febbraio 
già  avea  perduto  il  ^'j  per  100.  Berlhier 
avea  vendutolo  milioni  di  beni  naziona- 

4 


5o  R  O  M 

]i  per  cedole,  tranne  un  5.° in  moneta, in- 
di le  avea  bruciale-  per  8  milioni.  A^  1 5 
marzo  i  consoli  decretarono,  le  cedole  es- 
sere ridotte  al  4-°  del  loro  valore  nouii- 
nale,  quindi  entro  un  mese  e  mèzzo  do- 
versi ritirare  ih  prezzo  di  altrettanti  beni 
nazionali  e  poi  bruciarle  :  anche  la  mone- 
ta di  rame  fu  ridotta  alla  metà  del  valore 
nominale;  l'interesse  de'luogbi  di  monte, 
dal  3  per  100  fu  ridotto  all'uno  e  mezzo. 
Questa  legge  però  produsse  generale  co- 
sternazione e  quasi  sommossa,  onde  IVIas* 
sena  la  fece  ritirare.  In  vece  Dallemagne 
a'  1 5»  marzo  dichiarò  fuori  di  corso  le  ce- 
dole sopra  i  3.5scudi,ed  erano  la  maggior 
parte;  potersi  però  acquistare  beni  nazio- 
nali, il  prezzo  de'quali  si  sarebbe  ricevu- 
to per  3  quinti  in  cedole  demonetate,  per 
un  quinto  nelle  altre  che  non  erano  demo- 
retate,  e  per  altro  quinto  in  moneta  d'ar- 
gento :  là  moneta  di  rame  d'alteralo  va- 
lore fu  diminuita  d'un  4-*  Per  l'incon- 
veniente, che  la  monéta  rimasta  in  corso 
non  era  sufficiente  ai  bisogni  della  circo- 
lazione,Saint-Cyra'6  maggio  stabilìjche  le 
cedole  demonetate  fossero  di  nuovo  mes- 
se in  corso,  pel  3.**  del  valore  nominale; 
tutte  le  altre  poi  si  potessero  dai  pubbli- 
ci banchi  dividere  in  frazioni  di  loo.  ba- 
iocchi, ed  anchedi  5o,detti  re^//.Ìndi  Mac- 
donàld  agli  i  i  agosto  stabih  :  le  cedole 
non  demonelate  potersi  cambiare  dopo 
due  mesi  a  ragione  dell' 8."  parte  del  va- 
lore nominale,  con  lettere  di  cambio  sul- 
le famigliechedoveano  contribuire  ilpre- 
slito  forzoso.  Intanto  colla  vendita  de'be- 
ni  nazionali  ,  si  bruciarono  due  milioni 
yoOjOoo  scudi  di  cedole.  Poscia  lo  stesso 
Macdonald  prescrisse  a*  9  settembre:  le 
cedole  demonetate  o  no,  essere  fuori  di 
circolazione.  Esse  sarebbero  cambiate  con 
due  milioni  di  resti  o  di  assrgnalì^  in  ra- 
gione dell 5  per  100  del  valore  nomina- 
le. Questi  poi  ei-ano  specialmente  ipote- 
cati sopra  determinata  quantità  di  beni 
nazionali,  co'quali  sarebbero  cambiati.  Il 
prezzo  di  tali  beni  doversi  pagare  per  8 
dodicesimi  in  assegnati^  per  due  in  mo- 


R  O  M 
nela  di  rame  0  erosa,  epegli  altri  due  In 
moneta  fina.  Tanto  la  moneta  erosa,  che 
gli  OS  segnati  yCht9Ì\  sarebbero  ri  tratti,  non 
verrebbero  più  messi  in  corso.  Il  popolo 
in  generale,  tion  credendo  lecito  e  sicuro 
l'acquisto  de'  beni  ecclesiastici  divenuti 
nazionali,  e  sospettando  di  frode  i  gover- 
nanlij  non  si  fidò.  Tutti  depauperati,  ì 
dazi  e  le  contribuzioni  non  si  pagarono; 
per  cui  non  si  potè  dare  gl'interessi  dei 
54  milioni  di  Luoghi  di  moiuejd'x  6  mi- 
lioni di  rendite  v\i?i\meoT^acahìli,  edi 
8  milioni  di  debiti  che  aveario  le  comuni. 
Neppure  si  poterono  soddisfare  gli  ono- 
rari alla  maggior  parte  degl'impiegati; 
quindi  generale  desolazione, cui  si  aggiun- 
se grave  cares-tia  di  viveri, segnatamente 
del  frumento,  il  cui  prezzo  ascese  al  cjua- 
druplo  dell'ordinario.  Mi  raccontarono  i 
miei  avi  e  genitori,  che  per  comprare  il 
pane,  il  governo  distribuiva  biglietti  per 
esserne  autorizzati,  stabilendo  il  quanti- 
tativo*secondo  il  numerò  degl'individui 
dèlie  famiglie;  ma  dopo  essere  slati  mol- 
te ore  ad  aspettare  ai  forni,  in  vece-di  pa- 
ne spesso  si  riceveva  castagne,  erba,  po- 
ca polenta  o  altro:  in  proporzione  fu  la 
carne  e  il  vino.  Questa  era  la  libertà  e  fe- 
licità repubblicana  I  In  tanta  miseria,  le 
popolazioni  furono  indifferenti  all'  egua- 
glianza de'diritti,  all'abolizione  de'titoli  di 
nobiltà,  delle  feudalità  e  de'fedecommes- 
si,  alla  libertà  della  stampa,  ed  a  tutti  gli 
altri  apparenti  allettativi  del  democrati- 
co reggimento:  gli  stessi  patriolli  che  a- 
veano  ardentemente  bramato  la  repub- 
blica, restarono  amaramente  malconten- 
ti,singolarmente  per  l'avidità  de'commis- 
sari  francesi,  e  dell'ambasciatore  Bertolio 
loro  surrogato.  Le  operazioni  del  senato 
e  de'tribuni  si  ridussero  ad  inutili  decla- 
mazioni :  il  rincrescimento  fu  generale, 
perchè  la  repubblica  romana  inveced'es- 
sere  indipendente,  era  suddita  della  fran- 
cese. Gemevasi  per  tanti  mali,  in  Roma  e 
helleprovincie,eparte  degli  abitanti  mon- 
tagnardi delPerugino  essendo.insorti,  ven- 
nero repressi.  Le  sollevazioni  di  Marini- 


R  OM 
ma  e  Camp.igna  furono  più  estese;  falco- 
no punite,  e  Ferentino ,  Prosinone,  Ter- 
racina  saccheggiate.  Questi  sconvolgimen- 
ti dello  stato  romano  ,  1'  occupazione  di 
Malta  fatta  da'  francesi,  minaccianti  la 
Sicilia,  posero  in  grande  agitazione  Fer- 
dinando IV  re  di  Napoli,  per  cui  occupò 
Benevento  e  Pontecorvo:  radunò  un  eser- 
cito, lo  collocò  nelle  posizioni  militari,  e 
sì  collegò  coll'imperatore  Francesco  II,  e 
con  l'imperatore  delle  Russie  Paolo  I,  in- 
di coll'inghilterra  e  colla  Porta  ottoma- 
na, ed  ebbe  dall'Austria  per  condottieio 
dell'esercito  il  generale  Mack.  Risoluta- 
si da  Ferdinando  IV  la  guerra  contro  i 
francesi,  Mack  formò  il  vasto  disegno'di 
invadere  lostato  pontifìcio  in  diversi  pun- 
ti. Da  s.  Germano  il  re  spiccò  un  procla- 
ma, in  cui  dichiaròj.di  far  avanzare  il  suo 
esercito  nello  statq  romano,  per  ristabi- 
lirvi la  cattolica  religione,  far  cessare  l'a- 
narchia, e  porlo  sotto  il  regolare  gover- 
no del  suo  legittimo  sovrano,  chea  tale 
effelto  avea  prevenuto  alla  Certosa  diFi- 
renze  ove  si  trovava,  a  mezzo  del- cardi- 
nal Albani  decano  del  s.  collegio,. il  qua- 
le perciò  inviò  a  Pio  VI  il  Tosi  poi  vesco- 
vo d'Anagni,  che  però  non  potè  ottenere 
la  cooperazione  morale  del  Papa,  mentre 
questi  si  dichiarava  grato  al  re.  Quindi 
a'23  novembre  1798  i  napoletani  entra- 
rono nello  statò  ecclesiastico  :  IVI icheroux 
marciò  su  Fermo,  Sanfìlippo  discese  a 
Rieti,  Metch  marciò  su  Tivoli  e  la  Sabi- 
na, Mack  uTosse  per  Prosinone  e  si  avan- 
zò verso  Roma,  il  duca  di  Sassonia  si  di- 
resse per  Terracina  eziandio  su  tlóma. 
All'intimazione  de'napoletani,  Champio- 
nel  che  comandava  nello  stato  romano, 
oppose  lagnanze  di  violazionede'trattati; 
ma  non  avendo  che  16,000  uomini,  dei 
quali  in  Roma  4>5oq  ,  deliberò  di  riti- 
rarsi piegandosuHasinistra  verso  la  Mar- 
ca Anconitana.  A'  2  3  novembre  annun- 
ziò, che  Róma  era  in  pericolò ,  e  nel  dì 
seguente  la  dichiarò  in  istato  d'  assedio. 
Stabilita  con  Mack  una  specie  di  conven- 
zione, parti  da  Roma  la  notte  seguente 


ROM  5i 

a'25  novembre,  lasciando  in  Castel s.  An- 
gelo W"alierre  con  1000  uomini.  Parti- 
rono pure  iconsoli,  seguiti  dalla  maggior 
parte  degl'im'piegati,  a  piantare  in  Viter- 
bo la  sede  del  governo.  A'26  restava  in 
Roma  la  retroguardia  con  Macdonald,  e 
la  guardia  nazionale  vegHava  alla  pub- 
Cdica  tranquillità.  Perla  vicinanza  de'na- 
poletani, insorse  il  basso  popolo,  distrus- 
se gli  emblemi  repubblicani  e  il  sepolcro 
del  general  Dupbault,  e  minacciò  di  sac- 
cheggiare il  ghetto  degli  ebrei;  quando 
un  emissario  napoletano  alzò  la  bandiera 
del  suo  sovranpe  l'acclamò,  onde  nacque- 
ro zuffe  co' francesi.  Allora  Macdonald  per 
atterrire  la  moltitudine,  chiuse  in  Castel- 
lo per  ostaggi  diversi  ragguardevoli  per- 
sonaggi, ma  nel  dì  seguente  partì  dallacit- 
tàperCi  vita  Castellana. Nella  slessa  sera?  7 
novembre,  Bourchard  entrò  in  Ronia  col- 
la vanguardia  napoletana,  fra'  popolari 
applausi;  si  accampò  sul  Monte  Mario,  e 
mandò  a  occupare  l'abbandonata  fortez- 
za di  Civita  Vecchia.  A'2g  giunse  in  Ro- 
ma Ferdinando  IV,  e  nel  dì  seguente  no- 
n)inò  al  governò  una  deputazione  com- 
posta de'principi  A  Idobrandini  e  Gabriel'- 
li,  del  marchese  Camillo  Massimo,  e  del 
cav.  Ricci.  Nell'istesso  giorno  conchiuse 
un  accordo  con  Walterre,  ed  uscirono  dal' 
Castello  gli  ostaggi.  L'  ab.  Bellomo  dice 
che  furono  ristabilite  le  antiche  magistra- 
ture romane  del  senatore  e  conservato- 
ri. Il  popolaccio  per  gioia  insultò  gli  ebrei 
ed  i  patrlotli,  alcuni  de'  quali  arrestò  il 
governo.  Al  Papa  nella  Certosa  di  tulio 
giunse  notizia;  ma  mentre  la  corteera  per- 
ciò in  allegrezza,  Pio  VI  disse:  Aspetlia- 
mol'esilo  delle  battaglie,  e  poi  canteremo 
vittoria  ,  e  fu  profeta.  Sebbene  il  Papa 
non  si  lasciasse  adescare  da  liete  speran- 
ze,, nondimeno  scrisse  lettera  officiosa  al 
re,  e  gliela  oiandòpermg.'^  de  Gregorio; 
ma  non  potè  averne  risposta,  poiché  le 
cose  cambiarono  in  un  baleno.  Intanto 
furono  battuti  da'francesi  Micheroux,  e^ 
due  reggimenti  che  marciavano  su  Terni, 
e  fatta  strage  in  Nepi.Mack,  lascialo  inRo- 


52  ROM 

ma  Bourchard  per  assediar  Castello,  si  di- 
spose ad  attaccare  Macdonald,  ma  infeli- 
ce ne  fu  il  successo,  e  Melch  in  altre  a- 
zioni  cadde  prigioniero  in  Calvi,  essendo 
i  napoletani  nella  più  parte  uomini  che 
iionaveano  mai  guerreggiato.  A'7  dicem- 
bre Ferdinando  IV  partì  per  Albano,  in- 
di rientrò  nel  suo  regno  :  la  retroguardia 
uscidaRomaa'  12,  e  per  altre  perdite  i 
napoletani  si  rilirarono,edi  consoli  da  Pe- 
rugia si  restituirono  in  Homa;  mentre  i 
generali  francesi  entrati  nel  regno  di  Na* 
poli  fecero  diverse  conquiste,  onde  il  re 
contro  di  lóro  gli  mosse  il.popolo.  Tutta- 
\olta  per  tumulto  popolare  partì  per  Si- 
cilia, lasciando  vicario  generale  del  regno 
Francesco  Pignattelli  di .  Strongoli.  Nel 
1799  ì  francesi  fecero  varie  perdite  in  I- 
tal ia,. contro  gli  austriaci  ed  i  russi, solle- 
vandosi a  loro  danno  gl'italiani.  A.' iBmag- 
gio  gli  austriaci  presero  Ferrara  ,  occu- 
pando pure  Ravenna  e  quasi  tutta  la  Ro- 
magna, ed  a'3o' giugno  Bologna,  ai-  7  lu- 
glio il  Forte  Urbano. Tra  i  vantaggi  poi 
che  riportarono  i  francesi,  vi  fu  la  presa 
di  Napoli,  e  la  proclamazione  della  repub- 
blica Partenopea;  ma  non  tardò  tutto  il 
regnò  a  ritornare  all'ubbidienza  regia.  Le 
vicende  del  regno  di  Napoli  influirono 
sullo  stato  pontificio,  e  vari  luoghi  si  sol- 
levarono, coite  Civitavecchia:  i  francesi  vi 
rientrarono,  saccheggiando  Tolfa,  e  poi 
anche  Subiaco.  Nondimeno  dopo  che  i 
francesi  parliti  dal  regno  di  Napoli  si  di- 
ressero per  la  Lombardia ,  i  movimenti 
contro  di  loro  furono  pressocliè  generali 
in  tutto  il  territorio  romano.  Frattanto 
colia  sollevazione  delle  provincie,  Roma 
soffriva  le  angustie  della  carestia  ,  e  del 
pubblico  erario.  I  francesi  continuavano 
a  sussistere,  coU'esigeré  quanto  potevano 
dai  prestiti  forzati  e  da  nuove  contribu- 
zioni, languendo  il  popolo  nella  miseria. 
Ad  onta  delle  disposizioni  del  comandan- 
te generale  Dufresse  del  26  marzo,  la 
carta  monetata  caduta  sempre  più  in  di- 
scredito cessò  di  aver  corso,  ed  il  popolo 
soffrì  gl'immeusi  danni  del  pubblico  fal- 


'  R  O  i\I 

liniento.  Il  governo  si  occupò  alla  meglio 
per  la  sussistenza  della  popolazione ,  ad 
armare  alcuni  battaglioni ,  a  sopprimere 
altri  luoghi  pii,a  proibire  agli  ecclesiasti- 
ci il  portare  l'abito  loro  proprio;  si  misero 
in  vendita  i  beni  di  quelli  che  aveano  ab- 
bandonato Roma  nel  ritiro  de'napoleta- 
ni.  Avendo  i  collegati  occupata  la  Tosca- 
na ,  si  previde  la  sorte  della  repubblica 
romana;  quindi  il  general  Garnier  che  co- 
mandava le  truppe  stanziate  in  Roma,  la 
dichiarò  in  islato  d'assedio  aglii  i  luglio; 
a'24sospesei  consoli, i  senatori,  itribuni,e 
creò  Un  comitato  provvisorio  di  governo, 
composto  di  5  individui,  parte  francesi  e 
parte  romani, sotto  la  presidenza  del  fran- 
cese Perillier,  il  quale  confermò  il  seque- 
stro posto  ai  beni  di  mg.^  Consalvi,  già  e- 
spulso  dal  territorio  romano.  Avendo  una 
banda  d'aretini  fatto  sollevare  Orvieto, 
Viterbo  e  Ron(riglione,  mise  in  agitazio- 
ne gli  stessi  luoghi  più  prossimi  alla  capi- 
tale. Garnier  contenne  la  moltitudine,  e 
spedì  Walterre  a  Ronciglione  ^  la  quale 
dopo  vigorosa  resistenza,  a*  28  luglio  fu 
presa,  saccheggiata  e  incendiata,  bitauto 
il  cardinalFabrizio/?a^,  disponendo  del- 
le cose  del  regno  di  Napoli,  come  vicario 
del  medesimo,  rivolse  i  suoi  disegni  sullo 
stato  romano;  sul  fin  di  luglio  vi  diresse 
Piodio,chescorse  Anagni,Palestrina  e  Za  - 
garolo;  a'9  agosto  pervenne  a  Frascati,  e 
raggiunto  da  Rocca  Romana,  occupò  Ma- 
rino e  Albano,  ed  incominciò  a  minacciare 
Roma,  procurandosi  intelligenze  e  solle- 
vando il  basso  popolo.Ma  a' 20  agostoGar- 
oieravendolofattò  attacca re,ad  Albano,  a 
Marino  ed  a-Frascali, fu  sconfitto  ed  obbli- 
gato a  rientrare  nel  regno.  Gli  aretini  pe- 
rò, cogli  austriaci  occuparono  Perugia, 
ed  a'  25  agosto  fecero  capitolare  Civita 
Castellana,  mentre.il  general  Froelich  da 
Toscana  cogli  austriaci  si  spinse  su  Viter- 
bo, e  ridusse  Carniera  restringersi  in  Ro- 
ma e  Civitavecchia.  Nel  tempo  stesso  una 
banda  napoletana  con  Fra  Diavolo  si  a- 
vanzò  a  Velletri,  Rodio  ritornò  a  Frasca- 
ti^ e  Salomone  discese  dalla  Sabina.  Fi- 


ROM 

nalmente  il  cardinal  Ruffo  nella  metà  di 
settembre  inviò  a  Roma,  con  alcune  mi- 
gliaia di  truppe  regolari ,  il  maresciallo 
di  campo  Bourchard,  intanto  che  ilcom- 
modoro  Trowbridge  con  una  squadra  in- 
glese si  recò  a  Civitavecchia.  Vedendosi 
Carnier  circondato  per  ogni  parfe,  prese 
diversi  ostaggi  romani  per  garanzia  della 
pubblica  tranquillità, e  poi  introdusse  ne- 
gotiatidi  capitolazionecoi  comandanti  de- 
gJ'i  nglesi  e  de'napoletafìi ,  e  col  primo  a*2  7 
settembre  sottoscriss?  una  convenzione 
in  cui  fu  stabilito.  Le  truppe  francesi,  ita- 
liane e  polacche  dover  sgombrare  lo  stato 
romano,  per  essere  imbarcate  a  Civita - 
vecchia,e  condotte  liberamente  inFrancia 
co'Ioro  fucili;  ed  essere  permesso  a*pa  triot- 
li  romani  seguirli  colle  loro  robe.  Corneto 
e  Civitavecchia  doversi  consegnare  agl'in- 
glesi a'29  settembre;  Roma  e  Castel  s.  An- 
gelo a'napoletani,sul  principio  del  3o. Co- 
si fu  eseguito.  Bourchard  contenne  il  bas- 
so popolo,  che  col  pretesto  di  persegui- 
tare i  giacobini,. aspirava  alla  rapina;  e 
poi  a*3  ottobre  nominò  ujia  giunta  supre- 
ma per  governare  in  nome  del  re  di  j\a- 
poli  i  paesi  occupati.  Né.furono  i  mem- 
bri, il  conte  AlessandroBonaccorsi,  il  mar- 
chese Angelo  Massimi,  il  cav.  Girolamo 
Colonna  ,  il  marchese  Clemente  Muti, 
l'avv.''  Antonio  Lippi.  Nella  metà  di  otto- 
bre giunse  poi  in  Roma  il  tenente  gene- 
rale Diego  Naselli,  il  qualecbnservandola 
giunta,  eassislito  dal  consultore  Tomma- 
so Frammarino,  ebbe  la  rappresentanza 
di  comandante  generale  e  politico  dello 
stalo  romano,  annullando  le  leggi  della 
sedicente  repubblica  romana,  llgenerale 
Froelich  però  in  nome  dell'Austria  ten- 
ne Perugia,  le  provincie  del  Patrimonio 
e  dell'  Umbria,  e  in  ottobre  passò  nelle 
Marche  a  rafforzare  le  truppe  russe  e  tur- 
che che  assediavano  Ancona;  e  preso  il  co- 
mando dell' assedio,  l'ebbe  per  capitola- 
zione a'i3  novembre*.  Il  sin  qui  narrato, 
le  sofferenze  cui  soggiacque  Roma ,  nel 
luttuoso  e  miserabile  tempo  repubblica- 
no, oltre  quanto  dissi  a  Pio  Vi  e  luoghi 


R  O  M  53 

loro,  e  ne*  voi,  XX,  p.  17, 18,  19,  XLVIb 
p. 202,103, si  possono  leggere  dettagliata- 
mente descritte  nel  cìlalo  Monitore  di  Ro' 
maj  in  A.  Coppi,  Annali  d  Italia^  agli 
anni  1 798  ei  799;  nell'ab.  Bellomo,  Con- 
tinuazione della  Storia  del  cristianesi- 
mo j  ed  in  mg.' Baldassari,  nell'accurata 
Relazione  delle  avversità  e  patimenti  del 
glorioso  Papa  Pio  VI  negli  ultimi  tre 
anni  del  suo  pontificato. 

Mentre  i  cardinali  erano  dispersi,  esu- 
le, prigioniero  e  agonizzante  il  gran  Pio 
VI,  la  benefica  divina  provvidenza  ascol- 
tava e  esaudiva  la  sua  calda  preghiera  che 
spirando  le  fece,  di  restituire  a  Roma  il 
capo  dellaChiesa  e  la  residenza  pontifìcia; 
ed  alla  Francia  la  religione,  la  prosperi- 
tà, la  pace.  Imperocché,  al  doloroso  an- 
nunzio della  beata  sua  morte,  il  pio  im- 
peratore Francesco  H,  divenuto  signore 
delle  Provincie  venete,  offri  al  s.  collegio 
la  città  di  Venezia  per  tenervi  il  concla- 
ve, per  cui  ad  essasi  recarono  i  cardina- 
li, i  primari  prelati,  e  altri  della  corte,  in- 
clusivamente  al  maresciallo  del  conclave. 
Ivi  a'  23  ottobre  incominciarono  a  cele- 
brare i  funerali  novendiali  al  defunto  Pa- 
pa, entrando  i  cardinali  in  conclave  il  i  .'* 
dicembre,  ed  a'  1 4  marzo  1 800  esaltarono 
l'rm  morta  le  Pio  FU  Chiaramonti,  che 
subito  dichiarò  prò -segretario  di  stato 
mg.^'  Consalvi,  e  Principe  assistente  also- 
g'/^ail  senatore  Rezzonico,  il  quale  con  que- 
sta dignità  assistè  aL  trono  nella  funzione 
della  coronazione.  Immediatamente  fu 
spedito  a  Roma  un  corriere  colla  lieta  no- 
tizia, e  grande  fu  il  giubilo  de'romani  che 
sospiravano  il  paterno  e  benefico  governo 
pontificio,  i  quali  d'ordine  del  s.  collegio 
comunicato  a  rag."^  vicegerente,  aveanoè- 
seguite  divotaraenle  le  processioni  e  pre- 
ghiere proprie  di  tale  tempo.  In  Roma  si 
fecero  illuminazioni  per  3  sere,  e  si  cele- 
brarono sbgre  funzioni  di  rendimenti  di 
grazie  n  Dio.  Indi  i  romani  inviarono  a 
Venezia  una  deputazione  co'Ioro  omaggi 
di  sudditi  e  di  figli,  composta  del  princi- 
pe Gabriellijdel  marchese  Camillo  Mas- 


54  R  O  M 

siali,  e  clell'avv.**  Crislaldl  poi  cÀidiuale: 
le  allre  citlà  dello  stato  pontificio  ne  imi. 
taiono  a  gara  l'esenipio,  tulli  porgendo 
\ive  istanze  perchè  al  piti  presto  si  recas- 
se il  Papa  al  governo  de'suoi  stati.  Inoltre 
il  Papa  fu  onoralo  in  Venezia  dalle  visi- 
te di  reali  personaggi  :  si  Irattò'di.fare  rè- 
sta ie  il  Papa  in  Venezia,  o  di  trasferirsi  a 
Vienna  fino  al  consolidamento  della  pa- 
ce. Ma  Pio  VII  nulla  più  desiderava, che 
di  partire  prontamente  per  Roma,  ove  s. 
Pietro avea  stabilito  la  cattedra  infallibi- 
le della  verità  e  della  podestà  apostolica, 
per  riordinarvi  tanto  il  regime  ecclesiasti- 
co, che  il  civile;  in  cheperò  s'incontrava- 
no gravi  difficoltà,  tanto.per  parte  degli 
austriaci,  che  de'napoletani,  i quali  occu- 
pavano le  Provincie  pontificie.  Né  manca- 
rono di  coloro,  i  quali  sospettassero,  desi- 
derarsi da  Francesco  11  e  da  Ferdinando 
IV,  di  tenerle  sino  alla  pace,  per  potere 
più  facilmente  disporre  di  alcuna  secondo 
le  occorrenze.  In  fine  però,  avendo  ilre 
di  Napoli  acconsentito  di  consegnare  quel- 
la porzione  ch'era  in  suo  poterete  fatto 
inalberare  a' io  maggio  sul  Castel  s.  An- 
gelo i  pontifìcii  vessilli,  ai  22  fece  con- 
segnare Roma  e  le  provincie  da  lui  pre- 
sidiale ai  legati  a  laleref  al  dire  di  Bello- 
mo.  Altri  riferiscono,  ed  è  così,  che  Pio 
VII  a'22  o  23  maggio  nominò  una  con- 
gregazione composta  dei  cardinali  Gio. 
Francesco  Albani  decano  dels.  collegio, 
A  urelio  Roverella  datario,  Giulio  M."  del- 
la Somaglìa  vicario  di  Roma,  come  lega- 
ti alalcre^  affinchè  lo  precedessero  in  Ro- 
ma, e  ricevessero  ivi  la  consegna  del  go- 
verno secondo  le  graziose  intenzioni  ma- 
nifestate da  re  Ferdinando  IV  :  aggiun- 
gono, che  intanici  progressi  fatti  da ifran- 
cesi  in  Germani»,  ed  in  Italia  anche  col- 
l'invasione  della  Toscana,  indussero  gli 
austriacia  restringere  le  armate  e lemire 
delia-politica, e  da  tutto  ciò  rfe  avvenne 
chei  cardinali  legali  a'22  giugno ebberp 
finalmente  la  consegna  di  Roma,  cogli  al 
tri  paesi  amministrati  dai  napoletani,  dal 
general  Naselli  che  continuò  a  presidiare 


R  0  Al 

Castel  s.  Angelo;  ed  a'25  quella  delle  prò* 
vi-ncie  governate  dagli  austriaci,  dai  din- 
torni di  Roma  sino  a  Fano.  Ambedue  le 
potenze  lasciarono  però  le  loro  Iruppenel- 
le  fortezze  e  ne*  posti  militari  dello  sta- 
to pontificio.  Concertata  finalmente  la 
partenza  di  Pio  VII  da  Venezia,  i  com- 
missari austriaci  evitarono  il  passaggio  per 
le  legazioni  di  Bologna,  Ferrara  e  Roma  - 
gna  che  non  gli  reslituivano.il  Papa  «'3 
luglio  1800  fece  il  solenne  ingresso  in  Ro- 
ma,complimenlato  da Bourchard,da  Na- 
selli e  da  FrammarinOjCon  quella  pompa 
e  strepitose  acclamazioni  de'roraani.  dhe 
tutta  riportai  nel  vo4.  XXXV,  p.i83.  E- 
gli  ristabilì  con  tenuissime  modificazioni 
l'antico  regime,  e  fra  le  congregazioni  die 
deputò,  vi.fu  quella  per  l'acquisto  de'be- 
ni  ecclesiastici,  già  nazionali  o  demania- 
fi..  Colla  bolla  Post  diuturnas,  de'28  ot- 
tobre, riguardante  ancora  la  curia  capito- 
lina e  tribunale  senatorio  di  Campidoglio, 
dichiarò:  Il  tribunale  del  Campidoglio 
sarà  composto  d'  un  luogotenente,  o  sia 
giudice  de'maleflciijdel  fiscale, procurato- 
re de'poveri(secondo  restituzione  d'Urba- 
no Vili,  di  che  parlai  nel  voi.  LV,  p.  i5), 
d'unsostilutoluogotenenteed'uh  notaro, 
a'quali  ultimi  aumentò  la  paga,  dovendo 
contribuire  a  quella  del  notaro  per  la  me- 
tà l'arciconfra temila  della  ss.  Annunzia- 
ta, cui  apparteneva  l'offizio  criminale,  di 
cui  le  proibì  l'affitto.  Istituì  i  Presidenti 
de  rioni  di  Ronìa^  e  ripristinò  rigorosa- 
U)ente  l'osservanza  dello  statuto  di  Roma, 
il  quale  prescrive  che  i  conservatori  debba- 
no essere  capi  clifamiglia,dimoranti  inRo- 
raae«iaggi'orid'anni  35;  e  che  i  priori  dei 
caporioni  siano  scelti  tra  que'  nobili,  che 
non  hanno  ancora  mai-esercitala  la  magi- 
«tratura,  ed  abbiano  almeno  2  5  unni.  Che 
la  sortizionede'bussoli  dovrà  per  l'avveni- 
re decidere  la  scella  de'conservatori  e  del 
priore  de'  caporioni  a  tenore  delle  anti- 
chissime leggi,  inserendo  nella  stessa  bol- 
la il  metodo  da  tenersi  nella  formazione 
dc'bussoli  del  magistrato  di  lioma,e  sul- 
la consecutiva  sor tizion  e  de'suoi  membri. 


R  O  M 

Da  rjueslo  melodo  rilevasi,  die  i  carJiuuIi 
cu  mérlengo  e  segretario  di  sialo  (che  negli 
ultimi  tetDpi  godevano  la  nomina  del  ma- 
gislrato),  rng.^  governalore  di  Roma,  il 
senatore,!  conserva  lori,  il  priore  de'capo- 
rionijdoveanoeleggereapluralilàdi  voli, 
da'più  provetti  de'6o  nobili  coscrilti,  al- 
cuni individui,  onde  con  loro  procedere 
alla  formazione  del  bussolo  de'conserva- 
lori  e  de'priori  de'caporioni,  cioè  i8  pel 
bussolo  de'conservalorijGper  quello  dei 
priori,  con  che  provvedere  per  un  bien- 
nio all'estrazione  della  magistratura,  che 
si  cambiava  agni  6  mesi,  ma  anche  ab- 
bondante d'un  3.°  di  più,  onde  supplire 
ai  casi  di  morte  o  di  ahra  contingenza, 
che  faccia  mancare  qualche  membro  del- 
lo stesso  magistrato.  La  quale  elezione  e 
successive  sortizioni  dovevansi  fare  nelle 
stanze  d'uno  de'cardinali  suddetti.  Pre- 
scrisse alla  camera  capitolina  la  maggior 
possibile  riforma  di  spese,  incaricandone 
i  conservatori,  da'quali  se  ne  dovesse  pre- 
sentare la  nota  da  approvarsi  dalla  con- 
gregazione economica,  è  discutendo  so- 
prattutto, se  conveniva  per  principal  ri- 
forma ridurre  gli  onorari  del  senatore, 
conservatori,  e  priore  de'  caporioni,  al 
livello  del  tempo  di  Benedetto  XIV  ,  e 
sopprimendo  le  paghe  de'caporioni,  che 
ormai  non  aveano  più  alcun  esercizio,on- 
de  si  rendevano  inutili.  Che  per  l'avve- 
nire, le  propine  che  si  pagavano  in  occa- 
sione di  aggregazione  alla  nobiltà,  e  che 
per  lo  innanzi  si  percepivano  da'conser- 
vatoHjdoveansi  aggiudicale  alla  cassa  ca- 
pitolina; e  finalmente,  che  delle  spese  del- 
la camera  capitolina,  e  dell'erogazione  di 
sue  rendile,  si  dovesse  rendere  ogni  anno 
il  debito  conto  al  pieno  tribunale  della 
camera.  Avendo  il  Papa  ristabilito  nel- 
le sue  primiere  prerogative  e  incumben- 
ze  il  senato  romano,  eziandio  in  quelle 
riguardanti  la  grascia,  di  concerto  al  pre- 
Iato  presidente  della  medesima,  i  nuo- 
vi conservatori  furono:  il  marchese  An- 
gelo Massimi,  il  cav.  Girolamo  Colon- 
na,  il  cav.  Girolamo  Curii,  Quanto  al- 


R  O  M  55 

la  milizia  urbana  e  de'  feudi  del  senato 
e  popolo  romano,  perciò  che  riguardano 
le  disposizioni  di  Pio  VII,  vedasi  Capo- 
tori,  l'io  Vii  accordò  poi  il  perdono  a  tut- 
ti quelli  che  dopo  la  cessazione  del  gover- 
no pontificio,  si  erano  fatti  rei  verso  il  so- 
vrano, tranneirei  di  ribellioueavanti  l'e- 
poca suddetta:  ma  non  fu  corrisposto  nel- 
la fedeltà  dalla  principale  parte  degli  as- 
solti. Emanò  leggi  per  \'  Annona  e  V  A- 
gricoùura,  sulle  Dogane,  ed  introdusse  il 
commercio  libero  ,  di  che  oltre  alla  bio- 
grafia discorro  pureai  loro  articoli.  In  tul- 
io il  Papa  si  prevalse  de'consigli  special- 
mente del  celebre  Consalvi  che  creò  car- 
dinale e  segretario  di  stato  eflfettivo,  tan- 
to degli  affari  ecclesiastici  chede'civili,  il 
quale  col  suo  genio  contribuì  potentemea- 
te  a'suoi  fasti,  come  all'ornamento  di  Ro- 
ma sua  patria,  con  que'monuménti  e  ab- 
bellimenti decretati  da  Pio  VII.  Per  le 
nuove  vittorie  riportate  dal  fulmine  di 
guerra  Napoleone,  già  divenuto  i.°  conso- 
le e  arbitro  della  repubblica  francese,  co- 
me padrone  d'  Italia  sino  ali'  Adige  e  ai 
confini  dello  stalo  ecclesiastico,  questo  pu- 
re era  perciò  alla  sua  discrezione.  Aven- 
do Napoleone  domandato  il  ristabilimen- 
to della  religione  in  Francia,  a  quest'ar- 
ticolo dichiarai  le  operazioni  di  Pio  VII. 
Nel  voi.  XLIX,  p.9  parlai  della  coccarda 
stabilita  dal  Papa,  e  degli  anteriori  colori 
della  chiesa  romaua,essendo  sue  insegne  il 
Padiglione  e  le  Chiavi.  Indi  Pio  VII  rein- 
tegrò il  patriziato  Sabino,  e  pose  in  equili- 
brio il  sistema  della /17o/ief^.  A' jyfebbraio 
1802  Roma  vide  il  sagro  spettacolo  del- 
la solennissima  pompa  funebre,colla  qua- 
le fu  portato  il  cadavere  dell'amato  Pio 
VI  nella  basilica  Vaticana,  ove  si  trovò  a 
riceverlo  il  degno  successore  e  concittadi- 
no :  ne  riprodussi  la  descrizione  nel  voi. 
LUI,  p. I  IO  e  seg,,  insieme  a  quella  colla 
quale  Pio  VII  rimandò  a  Valenza  di  Fran* 
eia,  per  compensarla  della  perdita  fatta, 
i  JPrecor^/ dello  slesso  predecessore.  1  cam- 
pi già  coltivati  dagli  ardeati,  gabinii,'fide- 
nati,  veienti,  ceriti,  tarquinii^e  altri  auti- 


se  ROM 

chi  popoli  del  Lazio  e  dell'Elruiia,  nell'e- 
poca della  romana  grandezza  furono  con- 
vertiti in  deliziose  ville  o  abbandonati  alla 
coltura  di  pochi  schiavi.  Decaduta  quin- 
di la  romana  potenza,  essi  rimasero  deser- 
ti; ne  le  circostanze  di  Roma  permisero 
ai  Papi  de'tempi  di  mezzo  di  ripopolar- 
li, o  indussero  quelli  de'tempi  posteriori 
ad  applicarvisi  seriamente.  Da  ciò  ne  ven  - 
ne,  come  toccai  in  principio,  che  le  vaste 
campagne  le  quali  per  molte  miglia  si  e- 
stendono  ne*  dintorni  di  Roma,  e  quindi 
sulle  spiagge  del  Mediterraneo  per  lungo 
tratto  dal  promontorio  Circeo  al  monte 
Argentare,  sono  unite  in  vasti  latifondi 
posseduti  da  pochi  proprietari ,  e  per  la 
maggior  parte  abbandonati  al  pascolo.  In 
tale  slato  di  cose  arduissima  è  l'impresa 
di  ripopolare  queste  regioni;  imperocché 
cospirano  in  contrario  il  clima  malsano, 
gl'interessi  di  grandi  proprietari,  ai  quali 
i  latifondi  convengono  più  de'piccoli  po- 
deri, i  vìncoli  fedecommessari  e  primoge- 
niali, ed  in  alcuni  luoghi  la  promiscuità 
di  dominio,dovendosii  terreni  per  un  de- 
terminalo giro  d'anni  lasciare  incolti, af- 
finchè servano  di  pascolo.  Non  ostante  tut- 
ti questi  ostacoli.  Fio  VII  a  suggerimen- 
to del  celebre  mg."^  Vergani ,  intraprese 
tentativi  di  ripopolare  le  campagne  roma- 
ne. Applaudile  le  sue  intenzioni,  per  l'in- 
sufficienza de'mezzi,  e  per  le  sopravvenu- 
te vicende  politiche,  non  ebbero  successo  : 
si  può  leggerle  nell'encomiato  Coppi,  al- 
l'anno 1802,  n.°4o  e seg.  Furono  i-estitui- 
ti  alla  chiesa  romana, Benevento,  Ponte- 
corvo  e  Pesaro.  Pio  VII  pubblicò  nuove 
leggi  per  impedire  l'esportazione  da  Ro- 
ma di  oggetti  d'antichità  e  belle  arti,  sta- 
bilendo in  vece  un  fondo  annuo  per  l'ac- 
quisto, il  quale  fu  poi  impiegato  anche  per 
restauro  di  chiese  e  monumenti  antichi. 
Se  il  predecessore  Pio  VI  in  tanti  modi 
dimostrò  grande  stima  e  benevolenza  pei 
gesuiti  perseguitati,  e  ne  permise  Tesi- 
stenza  in  Russia,  ov' erano  restati  dopo 
il  famoso  breve  di  soppressione;  Pio  VII 
ebbe  la  consolazione  di  poter  fare  assai 


ROM 

di  pib,  perchè  ad  istanza  di  Paolo  I  im- 
pera toredelle  Russie,  e  quel  che  più  mon- 
ta di  Ferdinando  IV  re  delle  due  Sici- 
lie, ne'  loro  stati  formalmente  ristabilì 
la  benemerita  compagnia  di  Gesù.  Ele- 
vata Francia  a  impero,  ne  fu  eletto  im- 
peratore Napoleone,  che  invitò  il  Papa  a 
coronarlo  in  Parigi:  Pio  VII  date  le  fi- 
colta  necessarie  al  cardinal  Consalvi,  per 
reggere  politicamente  Roma,  ne  partì  ai 
1  novembre  1804.  Essendo  il  Papa  in  Pa- 
rigi, dicesi  che  gli  fu  proposto  di  stabilir- 
si nella  città,  o  in  Avignone  ;  ma  è  certo 
ch'egli  prevedendo  qualche  violenza,  avea 
rilasciato  la  Rinntizia  del  pontificato  al 
cardinal  Pìgnallelli.Kiiovnando  da  Fran- 
c/fl,  entrò  in  Roma  a' 1 6  maggio  1 80 5, con 
quella  formalilàedimoslrazioni  del  sena- 
to e  popolo  romano  che  descrissi  nel  voi. 
XXXV,  p.  184.  Rifuse  le  due  campane 
maggiori  di  Campidoglio,  il  Papa  vi  si  re- 
cò a  benedirle  solennemente:  la  principa- 
le col  suo  suono  annunzia  la  morte  dei 
Pontefici,  e  T  ora  in  cui  nel  carnevale  è 
permesso  uscire  con  maschera.  Frattanto 
per  que'religiosi  e  politici  motivi,  che  de- 
scrissi non  senza  dettaglio  a  Francia  ed 
a  Pio  VII,  cominciarono  a  insorgere  fra 
la  6.  Sede  e  Napoleone  gravissimi  dissa- 
pori, e  la  serie  di  quelle  amarezze  e  angu- 
stie che  trafissero  il  Papa  di  tanto  dolo- 
re, per  tutto  quello  che  l'imperatore  fe- 
ce contro  laCliiesa  e  la  sua  sovranità.  Nel- 
rottobrei8o5  pacificatosi  Napoleonecon 
Ferdinando  IV,  nello  sgombrare  il  di  lui 
slato  le  sue  truppe,  attraversando  lo  sia- 
lo pontifìcio,  sorpresero  la  fortezza  d'An- 
cona e  vi  lasciarono  un  presidio,  ciò  che 
promosse  le  doglianze  del  Papa.  Nel  i  806 
Napoleone  ostentando  supremazìasu  Ro- 
ma, dichiarò  a  Pio  VII,  che  Roma  dovea 
seguire  il  suo  intimo  volere  e  politica, con 
esigenze  inammissibili,  altrimenti  avreb- 
be mandato  da  Parigi  un  senatore  per  go- 
vernarla a  suo  nome,  ed  indurrebbe  il  Pa- 
pa ad  essere  solamente  vescovo  di  Uoma. 
Poi  cambiando  linguaggio  disse:  l'Italia 
sarebbe  alle  sue  leggi  soggetta;  Pio  VII 


R  O  M 

il  sovrano  di  Roma,  però  di  qifesta  esser- 
ne egli  l'iuiperalore!  Inolile  l'imperato- 
re s'impossessò  di  Benevento  e  Pontocor- 
vo,  li  dichiarò  feudi  del  suo  impero,  ne 
investì  Talleyrand  e  Bernadette, trastnis- 
sibilicon  ordine  di  pripiogenitura  qlla  di- 
scendenza mascolina:  ilprincipato  diNeuf- 
chatel  lo  die  a  Berlhier.  Comprese  allora 
PioVn  qnal  fosse  il  vero  scopo  diNapoleo- 
ne,  e  col  consiglio  de'cardinali,  gli  dichia- 
rò non  potersi  mettere  in  istato  di  guer- 
ra contro  le  potenze  a  lui  nemiche.  Quan- 
to al  principio  dal  medesimo  stabilito  di 
essere  l'imperatore  di  Roma  (coméfacen- 
tesi  successore  di  Carlo  Magno,  il  quale  a- 
vea  restituito  e  ampliato,  nonfondato  il 
principato  della  rocqana  chiesa),  con  a- 
postolica  franchezza  il  Papa  aggiunse  :  che 
il  sommo  Pontefice  divenuto  da  tanti  se- 
coli anche  sovranodi  Roma,  non  ricono- 
sceva ne'suoi  slati  altra  sovranità  supe- 
rioreallasua:  non  esistere  l'imperatore  di 
Roma; esservi  solo  l'imperatore  de'roma- 
ni;  ma  questo  titolo  riconosciuto  da  tut- 
ta l'Eli  ropa  nell'imperatore  di  Germania, 
non  poteva  nel  tempo  stesso  appartenere 
n  due  sovrani;  e  questo  stesso  non  essere 
cheun  titolo  di  dignità  e  di  onore,  il  qua- 
le non  diminuiva  minimamente  l'indi- 
pendenza della  s.  Sede.  Carlo  Magno  aver 
trovalo  Roma  in. mano  de*  Papi  (il  loro 
effettivo  dominio,  come  ho  descritto,  in- 
cominciò dopo  il  726,  Carlo  Magno  nac- 
que nel  742!),  averne  ampliato  i  dorai- 
nii,  non  avere  però  mai  preleso  superio- 
rità sopra  de'medesimi.  Il  possesso  quin- 
di pacifico  di  1000  anni  (più)  essere  il  ti- 
tolo più  luminoso  che  potesse  esistere  tra 
sovrani.  In  questo  tempo  Francesco  II  ri- 
nunziò al  titolo  d'imperatore  di  Germa- 
iiia,  per  quelle  cause  che  notai  a  tale  ar- 
ticolo; ed  avendo  già  riunito  in  un  sol 
corpo  gli  stati  austriaci  tedeschi  col  titolo 
d'impero  ereditario. prese  il  nomerliFran- 
resco  I  imperatore  d'Austria.  Questo  me- 
nìorabile  atto  porta  la  data  de*6  agosto 
1806,  col  quale  l'imperatore  si  dichiarò 
sciolto  dai  vincoli  che  V  univano  al  sagro 


ROM 


S? 


romano  impero,  come  ne  prosciolse  tul- 
li i  membri  del  medesimo.  Così  termi- 
nò dopo  1006  anni  l'impero  d'occidente 
o  de'romani,  che  per  autorità  apostolica 
di  S.Leone  111  a-vea  cominciato  in  Carlo 
Magno.  Persistendo  Napoleone  ne'  suoi 
proponimenti,  alle  imperiose  richieste 
pronlanienle  aggiunse!  fatti. Oltre  di  pro- 
fittare delle  rendile  pontificie  in  Ancona, 
esigetteil  mantenimento  delle  truppe,  fe^ 
ce  militarmente  occupare  tutte  le  cillà 
del  litorale  pontificio,  tanto  sull'Adria- 
tico che  sul  Mediterraneo;  minacciando 
di  nuovo  il  Papa,chese  non  entrava  nel 
suo  sistema  federativo,  ed  avesse  comuni 
colla  Francia  gli  amici. e  i  nemici,  gli  a- 
vrebbe  lascialo  lasoln  provincia  del  Pa- 
trimonio, *e  messo  alle  strette  avrebbe  i- 
mitato  l'esempio  di  Carlo  V,  con  rinchiu- 
derlo rn  Castel  s.  Angelo  e  far  pregare 
per  lui.  Intanto  incardinai  Cbnsalvi,  ve- 
dendosi inviso  a  Napoleone,  rinunziò  il 
segretariato  di  stato,  egli  successero  quei 
c^irdinali  che  notai  a  Pio  VII.  Questi  Si 
ricusò  pure  di  riconoscere  per  redi  Na- 
poli Giuseppe  Bonaparle  fratello  di  Na- 
poleone. Nel  1807  l'imperatore  tornò  a 
domandare  al  Papa  cambiamento  di  po- 
litica, viceversa  gli  toglieva  le  Marche;  e 
di  fatlo,senza  attendere  il  legatocardinale 
Làlier  de  Bayanne  e  mg."^  della  Genga, 
il  generale  Lemaroisdi  suo  ordine  neli.** 
novembre  si  dichiarò  governatore  gene- 
rale delle  Provincie  d'Ancona,  Macerata, 
Fermo  e  Urbino,  cui  seguì  l'occupazione. 
Quindi  il  Papa  e  la  corte  videro  probabile 
roccupazionediRoma,e  violata  la  residen- 
za pontificia.  I  romani  se  ne  conturbarono, 
comerestarono malcontenti  alla  partenza 
perParigidi  tulli  gli  oggetti  d'arteappar- 
tenenti  al  principe  rk)rghese,  ed  esistenti 
nella  Villa  Pinciana. Nel  1808 doponuo- 
verichieslepel  sistema  federativo  ed  altre 
esigenze,  e  dopo  nuove  minacce  di  spo- 
glio de'dominii  temporali,  il  generalMiol- 
lis,  col  prelesto  di  attraversare  lo  stato 
pontificio  perandareaTerracina,a'2  feb- 
braio enlrò  in  Roma,  e  con  6000  uouii- 


58  R  O  M 

ni  l'occupò  militarmente;  appufttòicaa-  . 
noni  contro  il  Palazzo  Quirinale^ove  di- 
morava Pio  FU,  e  con  minaccie  si  fece 
consegnare  Castel  s.  Angelo,  ed  egli  pi*e- 
se  alloggio  al  palazzo  Doria.  Quindi  suc- 
cessero tutti  quegli  avvenimenti  detti  al- 
la biografia  ed  a  Francìa;  cioè  atti  vio- 
lenti, occupazione  delle  Marche  e  riunio- 
ne al  re^nod' Italia javveslì  e  dispersioni 
di  cardinali,  prelati  e  altri,  essendosi  Miol: 
lis  impadronito  della  polizia, ed  incorpo- 
rato alle  sue  le  milizie  pontifìcie. Frattan- 
to divenuto  re  di  Spagna  Giuseppe  fra- 
tello di  Napoleone,  questi  pose  sul  trono 
di  Napoli  il  cognato  Gioacchino.  Murat. 
Le  violenze  de'francesi  aumentarono,  ia- 
vadendoanche  il  pa^zzo  apostolico  e  cac- 
ciandone le  guardie;  dipoi  fu4asciata  la 
svizzera.  A*io  giugno  1809  si  pubblicò  il 
decreto  imperiale  della  riunione  degli  sta- 
li della  Chiesa  airimperOjRorriadicKiara- 
ta  città  imperiale  e  libera,  il  governo  sa- 
rebbe determinato  dà  uno  statuto  parti- 
colare ,  ij  debito  pubblico  adottalo  dal- 
l' impero,  le  proprietà,  del  Papa  aumen- 
tate sino  alla  rendita  di  due  milioni  di 
franchi ,  ed  i  suoi  palazzi  dichiarati  im-  • 
ranni;  fu  abbassalo  ih  Castello  lo  stemma 
pontif]cio,e  sostituito  il  francese.  Pio  VII 
rispose  colla  pubblicazione  della  solenne 
scomunica,  ciò  che  sbalordì  Miollis  ed  i 
romani;  riprovando  con  un  breve  Tusur- 
pazione.della  sovranità,  e  rigettando  qua- 
lunque assegno.  In  dettogiorxio  cessarono 
le  magistrature, anche  del  Campidoglio, 
ed  il  senatore  Rezzonico  mor*  durante  la 
prigionia,  di  Pio  VII.  Temenilosi  la  fer- 
mentazione del  popolo  per  la  difesa  del 
Papa,  e  l'entusiasmo  col  quale  avea  sen- 
tito Fa  scomunica,. Murat  provocò  la  tra- 
slazione del  Papa  a  Firenze,  quindi  Na- 
poleone l'ordinògenericamente  a  Miollis, 
o  positivamente  come  vuole  l'ab.  Bello- 
mo.  Questi  affidò  1'  esecuzione  del  sacri- 
lego rapimento  al  general  Radet,  e  si 
consumò  a'6  luglio  con  scalare  le  mura 
del  palazzo  papale,e rompimento  dipor- 
te.  Pio  VII  fu  strappato  dalla  sua  sede, 


ROM 
col  cardinal  Pacca^eà  In  arresto  condot- 
to a  Savona,  e  poi  a  Fontainebleau:  tutto 
coiulilFusione  narrai  aMue  citali  arVwolr. 
Appena  i  romani  si  avvidero  dell'em- 
pia cattura, si  siiiolsero  in  pianto,  e  resta- 
rono sbalorditi  e  frementi.  Egualmente 
alla  biografia  di  Pio  VII  dissi,  che  lasciò 
in  Roma  delegato  apoiitolico  il  cardinal 
Michele  di  P/eZro_, che  lo  era  stato  di  Pio 
VI,  il  quale  deportato,  perle  facoltà  che 
avea,suddelegÒ  il  prelato  deGreg^or/o^che 
dopo  4o  giorni  nel  r 8 1  o  fu chiam  ato  a  Pa  ^ 
rigi  e  poscia  trasportato  prigione;  il  prela- 
to con]  autorizzazione  di  cui  ^va  munito, 
iiominò  delegato  apostolico  mg/  Dome- 
nico Atanasio  prò -vicegerente  di  Roma  ; 
però  leòrdinàzionié  la  consagrazione  de- 
gli olii  l'esegui  mg.^  Menochìo  SagrisLif 
vescovo  di  Porfirio  e  confessore  del  Papa, 
nellachiesa  della  Missione,  tranne  quel 
caso  che  notai,  ed  eseguite  nel  Palazzo 
Camiiccini.  la  Koma  non  vi  restò  che  il 
cardinal  Filippo  Casoni,  morto  3*9  otto- 
bre 18  I  i,ma  senza  alcuna  ingerenza.  Di- 
sperse e  sciolte  le  congregazióni,  le  segre- 
terie é  tribunali  ecclesiastici  ,  gli  archivi 
furono  trasportatiaParigijinsiemea  quel- 
li del  Valicano  e  di  Castel  «.Angelo  riu- 
niti agl'imperiali  di  s.  Dionigi:  i   sagri 
arredi  pontificii  soggiacquero  alla  stessa 
sorte,  aspirando  Napoleone  di  far  Parigi 
centro  del  cristianesimo.  Nella  medesima 
biografia  trattai  del  giuramento  di  ubbi- 
dienzaedi  fedeltà aNapoleohe,  chei  fran- 
cesi esigevano  dai  vescovi,  ecclesiastici,  le- 
gali pereserci  tare  la  professione-,e  impiega- 
li pubblici.  Nei  voi.  XX,  p.  1 9 e  seg.  narrai 
che  il  conte  Miollis  fino  dal  5  aprile  1808 
fece  pubblicare  la  Gazzétta  romana,  nel 
1 809  successe  il  i .°  luglio  il  Giornale  di 
Campidoglio,  poi  Giornale  del  diparti» 
mento  dlRonia,  che  durò  fino  agli  1 1  mag- 
gioi8i4.  Indi  ebbe  luogo  il  Giornale  ro' 
Viano,  e  poi  si  riassunse  l'antico  Diario  di 
Ronia.^oiax  ancora  nella  biografia,da  clii 
fu  compostala  consulta  straordinaria  di 
Roma  o  stati  romani,  incaricata  a  pren- 
der possesso  della  citlà  io  uomo  di  Napo- 


ROM 

leone,(i  amministrare  il  paese  con  governo 
coslituzionalejSecondoil  sistema  francese; 
e  chi  melilo  elogio.  Che  essa  di  vise  lo  stalo 
romano,  ridotto  a  circa  800,00.0  abitanti, 
ne'  dipartimenti  del  Tevere  e  del  Trasi- 
meno, e  per  città  principali  Roma  e  Spo- 
leto. II  promesso  statuto  particolare  non 
\enne  mai.  Il  general  Miollis  fu  presiden- 
te della  consulta  e  governatore  generale 
(  con  25,000  franchi  al  mese,  per  le  due 
cariche:  quanto  ha  di  meno  il  Papa  si  può 
vederlo  aRENDiTA  ecclesiastica),ì1  barone 
Tournon  capo  di  polizia  e  prefetto  di  Ro- 
ma. La  consulta  il  i  .''agosto  nominò  un  se- 
nato composto  di  5i  membri,  scelli  fra  i 
principali  della  città  :  ma  questo  corpo 
ignorò  le  sue  attribuzioni,  né  mai  si  radu- 
nò; se  ne  leggono  i  nomi  neln.  iSdtì Gior- 
nale del  Cc2W2/7Ztì?og'//o.  Con  posteriore  de- 
creto de*  28  ottobre,  la  consulta  stabilì, 
che  7  individui  del  consesso  medesimo, 
col  titolo  di  commissione,  avessero  l'am- 
ministrazione municipale  della  città,  fa- 
cendo da  presidente  quello  del  senato  e 
in  sua  assenza  il  vice-presidente:  gli  altri 
6  nominati  furono  il  ducaSforzaCesari- 
uìjConte  Bolognetti,  marchese  Origo, Cur- 
ii Lepri,  Vaccari  banchiere,  Parafilo  di 
Pietro.  A' 16  novembre  Napoleone  sotto 
il  trono  ricevette  alle  Tuilleries  la  depu- 
tazione di  Roma,  composta  di  que'signo- 
ri  riportati  nel  n.'^  65  del  Giornale  di 
Campidoglio^  in  nome  della  città,  decla- 
mante il  ducaBraschi  nipote  di  Pio  VI, 
con  vantare  gli  antichi  eroi  di  Roma. 
Ma  Napoleone  rispose  contegnosamente, 
colle  solite  chimeriche  pretensioni.  Disse 
che  lai.'  volta  che  avesse  ripassato  le  Al- 
pi, avrebbe  dimorato  per  qualche  tempo 
in  Roma.  Che  i  suoi  predecessori  l'avea- 
1)0  staccata  dall'  impero  e  data  come  in 
feudo  a'vescovi  di  Roma  (la  storia  con- 
traria a  tale  gratuita  asserzione ,  confu- 
ta questa  pretesa):  figlio  prknogenito  del- 
la Chiesa,  non  volere  uscire  dal  suo  se- 
no :  Gesù  Cristo  non  credè  necessario  sta- 
bilire per  s.  Pietro  una  sovranità  tempo- 
rale! La  sede  di  Roma  e  prima  delcrislia- 


ROM  59 

neslmo  continuerà  ad  esserlo  :  il  vostro 
vescovo  è  il  capo  spirituale  della  Chiesa, 
com'io  ne  sono  l'imperatore!  La  guardia 
civica  che  nel  1808  avea  ricevuto  il  nome 
di  legione  imperiale,  nel  1 8 1 2  ebbe  quel- 
lo di  legione  della  guardia  nazionale:  ne 
parlai  nel  voi.  Xlll,  p.  274.Nel  novem- 
l3re  si  recò  in  Roma  re  Murai,  e  nella  sua 
qualità  di  luogoteiienle  dell'  imperatore 
e  di  comandante  incapo  dell'armuta,  pas- 
sò in  rassegna  le  truppe  e  ricevette  splen- 
dide feste.  Napoleone  nel  1806  avea  sta- 
bilito due  solenni  feste:  ili5agoslo  sagro 
all'Assunzione  e  anniversario  della  con- 
clusione del  Concordalo,  si  celebrasse  la 
festa  di  s.  Napoleone;  e  nella  i."  domeni- 
ca di  dicembre  si  solennizzasse  l'anniver- 
sario di  sua  coronazione  e  vittoria d'Au- 
sterlitz.  Pers.  Napoleone  in  Piazza  Na» 
vona  si  facevano  fuochi  artifiziali  e  illu- 
minazioni perla  città,  la  corsa  de'cavalli 
col  fantino,  di  cui  feci  parola  nel  voi.  X, 
p.  94;  e  nelle  domeniche  di  dello  mese, 
oltre  il  solito  lago,  si  faceva  il  giuoco  del- 
la cuccagna.  Cancellieri  nel  Mercato^  p. 
266,  descrive  la  corsa  de'cavalli  col  fan- 
tino in  delta  piazza,  non  solo  per  festeg- 
giare V  onomastico  dell'  imperatore,  ma 
ancora  a'3  giugnoi8i  r  per  celebrare  la 
nascita  del  suo  figlio  Napoleone  France- 
sco Giuseppe  Carlo,  dichiaralo  re  di  Ro- 
ma, poi  duca  di  Reichstailt  per  disposi- 
zione dell'avo  E'rancesco  I  che  gli  attribuì 
ili. "posto  dopo  gli  arciduchi,  e  morì  nel 
1882.  Napoleone  nel  18  io  con  un  sena- 
lus-consulto  di  Parigi  del  1 7  febbraio  fiice 
stabilire.  Lo  stato  di  Roma  essere  unito 
alla  Francia.  Roma  dichiarala  2.^  città 
dell'impero,  ed  il  principe  imperiale  por- 
tasse il  titolo  di  re  di  Roma.  Gl'impera- 
tori dopo  la  coronazione  nella  metropo- 
litana di  Parigi,  sarebbero  coronati  ins. 
Pietrosi  Roma  prima  del  io.°  anno  del 
loro  regno.  Ogni  sovranità  straniera  es- 
sere incompatibile  coU'esercizio  d'ogni  au- 
torità spirituale  nell'interno  dell'impei-o.  I 
Papi  fino  dalla  loro  esaltazione  giurassero 
di  non  far  mai  niente  contro  le  4  Pi'opo- 


6o  ROM 

sizioni  gallicane.  Pel  Papa  si  prepirasse- 
10  palazzi  in  qualunque  luogo  clell'impero 
(allora  era  prigione  in  Savona,  sotto  la  cu- 
stodia di  Cesare  Berlhier,  e  privo  sino  dei 
calamaioe  della  penna)  volesse  risiedere. 
Keavesseperò  necessariamente  uno  a  Pa- 
rigi e  l'altro  in  Roma.  Indi  ornò  sontuo- 
samente il  palazzo  arcivescovile  di  Pari- 
gi per  ricevervi  Pio  VII,  il  quale  però  non 
x'i  andò,  non  avendo  ceduto  alle  sue  bra- 
me opprimenti  la  Chiesa  e  la  sua  libertà. 
J^'escrisse  quindi  Napoleone  a' 17  aprile, 
che  tutti i  preti  e  religiosi  forestieri  dimo- 
ranti in  Roma  ne  uscissero  e  si  recassero 
alle  loro  diocesi.  Con  altro  decreto  de*7 
maggio  dispose  che  fossero  soppressi  nei 
due  dipartimenti  di  Roma  e  del  Trasi- 
meno tutti  i  corpi  religiosi  di  qualunque 
ordine  o  congregazione.  Lo  stesso  fosse 
«Ielle  monache ,  eccettuando  però  4  dei 
più  belli  monasteri  di  4  ordini  diversi,  i 
quali  sarebbero  mantenuti  e  ordinati  in 
modo  utile  al  pubblico.  Tutti  i  religiosi 
e  le  monache  avessero  pensioni,  ma  nel 
lasciare  i  chiostri  si  ritirassero  nel  luogo 
della  loro  nascita.  I  religiosi  si  presentas- 
sero ai  loro  rispettivi  curati,  e  rimanes- 
sero applicati  alla  parrocchia  per  assister- 
li nelle  funzioni  ecclesiastiche.  Ai  religiosi 
disciolti  fu  dipoi  intimato  il  Giuramento 
(V  (ibbidienza  e  fedeltà  all'  imperatore. 
Molti  ricusarono,  e  in  pena  perderono  la 
pensione.  Nel  maggio  fece  intimare  ai  ve- 
scovi de'due  dipartimenti  di  Roma  e  del 
Trasimeno,  di  prestareil  Giuramento  sta- 
bilito  nel  Concordalo  di  Francia  del  1 80  r  : 
alcuni  opinarono  non  potersi  estendere  a- 
gli  stati  romani,anch"e  per  essere  cambiale 
lecircostanze,  onde  iniy  ricusarono:  al- 
tri interpretarono,  non  essere  precettiva 
la  disposizione  pontificia,  ed  in  numero 
di  1 4  giurarono  con  qualche  dichiarazio- 
ne. A' 18  giugno  Napoleone  decretò,  che 
considerando  la  popolazione  dello  stato 
romano  contenere  senza  la  sede  di  Roma 
32^  vescavi,  perciò  esuberante  come  i  ca- 
pitoli; quindi  soppresse  le  17  diocesi  e  ca- 
pitoli de' vescavi  che  non  aveano  giurato, 


ROM 

e  che  le  6  snburbicarie  de'cardinali  fos- 
sero unite  allei4diquelIicheaveano  giu- 
rato. Pei  vescovi  conservati,  le  cui  mense 
avessero  una  rendita  meno  di20,ooo  fran- 
chi, supplirebbe  il  tesoro  sino  a  tal  som- 
ma. Soppresse  tutte  le  abbazie,  e  ne  sotto- 
pose la  giurisdizione  alle  diocesi  in  cui  e- 
rano:  i  loro  beni, elquei  de* vescovati  sop- 
pressi, riunì  al  demanio.  Indi  soppresse 
altre  3  sedi  vescovili,  di  que' vescovi  che 
aveano  ritrattato  il  giuramento.  1  vescovi 
renitenti  subirono  la  confisca  de*  beni,  e 
furono  rilegati  in  Francia  e  in  diversi  luo- 
ghi d'Italia.  Chiamati  a  giuramento  i  ca  - 
nonici  di  dette  diocesi  e  delle  chiese  di 
Roma,  e  lo  stesso  poi  accadde  ai  parrochi, 
5oo  circa  ricusarono  e  fiu'ono  confinati 
in  Corsica  ed  in  varie  parti  dell'alta  Ita- 
lia. Intanto  avendo  la  consulta  stabilito 
ormai  in  Roma  gli  ordinamenti  francesi, 
Napoleone  dispose  che  sul  fine-dell'anno 
cessasse  dalle  sue  funzioni;  che  un  prin- 
cipe gran  dignitario  (de*  dignitari  del- 
l'impero feci  parola  ne*  voi.  XX,  p.  29, 
XXVII,  p.  119)  sarebbe  nominato  go- 
vernatore generale  de'dipartimen  ti  diRo- 
ma  e  del  Trasimeno.  Questi  avesse  il  co- 
mando superiore  delle  iruppee  della  gen- 
darmeria. Esercitasse  l'alta  vigilanza  sul- 
la polizia  e  sopra  tutte  le  autorità  mili- 
tari, civili  ed  amministrative,  soggetto 


pero 


agli  ordini  de'mìnistri.  Se  ali.   del 


prossimo  gennaio  non  fosse  ancora  prov- 
vedutoal  posto  di  governatore  generale,ne 
sarebbero  te»nporaneamente  fatte  le  ve- 
ci da  un  luogotenente.  Si  stabilisse  in  Ro- 
ma un  consiglio  incaricato  di  liquidare 
le  pensioni  ed  i  crediti  esigibili  suU'  an  - 
tico  governo  e  sui  corpi  religiosi  soppres- 
si, con"5o  milioni  di  franchi  di  beni  na  - 
zionali,  cui  furono  aggiunti  altri  1 1,  dan- 
do ai  medesimi  un  valore  calcolato  sul  - 
la  rendita  di 20 anni  pe'fondi  rustici  e  di 
1 2  pegli  urbani. Si  formasse  poi  un'ara  mi  • 
nislrazione  del  debito  pubblico  e  de'beni 
destinati  al  rimborso,  presieduta  dall'in- 
tendènte  dei  pubblico  tesoro  (che  fu  Ja- 
net),  ed  i  membri  fossero  scelti  tra'credi- 


ROM 
lori  più  ricchi.  Inoltre  l'imperatore  de- 
terminò poi,  che  il  Monte  Nupoleone  di 
Milano  corrispondesse  alla  Francia  annui 
franchi  260,000  per  quella  porzione  del 
debito  pubbl  ico  dello  stato  ponlifìcio,  che 
avrebbe  dovuto  gravitare  sulle  Marche 
unite  al  regno  d' Italia.  La  nomina  del 
principe  gran  dignitario  non  si  fece  mai 
(solo  nel  precedeute  giugno  era  stato  no- 
minato governatore  Fouchet,  poi  subito 
richiamato),  ed  il  general  Miollisne  ri* 
jiiase  luogotenente. Quantoaldebilopub- 
blico  devesi  avvertire ,  che  i  Luoghi  di 
Montt\\  qiMìì'ì  necostiluivanola  maggioi* 
parte  e  ascendevano  a  circa  5o  milioni 
di  scudi,  restarono  quasi  per  metà  annul- 
lati colla.soppressione  delle  opere  pieghe 
n'erano  le  cieditrici.  Gli  altri  poi  furono 
Iiquid*ati  nel  modo  detto  all'indicata  ar- 
ticolo, alia  ragione  di'due  quinti  del  lo- 
ro valore  originario  (a  tenore  di  quanto 
per  ultimo  ne  pagava  il  fruito  il  governo 
pontifìcio  ),  e  per  conseguenza  si  dimise 
una  gran  massa  dr  debito  pubblico  con 
pochi  beni,  ma  con  tutte  le  conseguenze 
d'una  specie  di  pubblico  fallimento.  Del 
resto  Roma,  da  capitale  dell'orbe  catto- 
lico,, divenuta  città-  provinciale  deirim- 
pero  francese,  soffrì  tutti  i  disastri  ch'e- 
rano inseparabilida  una  tale  degradazio- 
ne. La  sua  popolazioneche- nel  1809  era 
di  1 36,ooo,  diminuì  sensibilmente,  e  nel 
1 8 1 3fìno a 1 1 7 ,882,allri  dicono  1  1 3,ooo, 
e  molti  di  condizione  onesta  caddero  in 
assoluta  miseria,  massime  la  curia  e  gli 
addetti  ai  tribunali  e  congregazioni  eccle- 
siastiche ricusanti  il  giuramento.  Il  go- 
verno per  rimediare  in  quantppoteva  al 
male  e  frattanto  accrescere  gli  ornamenti 
pubblici,  ordinò  uno  stabilimento  di  be- 
neficenza, cioè  ristabilì  i  pubblici  lavori 
yie  Poveri  validi  che  aveano.già  esercita- 
lo i  Papi,  e  d'altronde  destinò  (poi  a'ay 
luglio  181 1)  un  fondo  speciale  d'un  mi- 
lione di  franchi  all'  anno  per  accrescere 
gli  abbellimenti  della  città.  Lo  stabili- 
mento accolse  lutti  quelli  che  si  presen- 
tavano a  doniaudar  lavoro,  daudo  loro 


ROM 


61 


una  zuppa  economica,  un  pane  e  mezzo 
franco.  Si  divisero  gli  operai  in  3  classi, 
uomini,  donne,  ra'g«:zzi;  il  loro  numero 
ammontò  circa  daiDoo  a  1800, e  perciò 
in  4  anni  s'impiegarono  5  milioni  di  fran- 
chi :  questa  somma  si  ricavò,  per  la  me- 
tà dal  pubblico  erario,  per  l'altra  dall'am- 
ministrazione municipale  di  Roma.  Il  bi- 
sogno fu  il  possente  stimolo  aquesto  prov- 
vedimento ,  imperocché  per  quanto  ho 
riportato,  in  Roma  pel  suo  decadimento, 
senza  la  corte  e  curia,  restò  priva  di  sus- 
sistenza una  massa  di  popolo  ozioso -e  af- 
famato ,  che  avrebbe  potuto  alterare  la 
pubblica  tranquillità.  Era  composto  d'u- 
na turba  di  gente  di  corte  restata  senza 
padrone,  d'impiegati, addetti  ai  tnbunali 
e  altri  ofiizi  pontificii,  persone  di  foro  e 
altri,  che  per  non  giurare  restarono  sen- 
Ra  sussistenza.  Fu  straziante  il  veder  gui- 
darla carriuola  e  maneggiare  la  pala  rag- 
guardevoli e  onesti  avvocati,  e  altre  per- 
sone d'ingegtìo  e  di  civile  condizione.Que- 
stilavoridetti  pubblici  ò  della  beneficen- 
za, s'impiegarono  in  parte  utilmente  cou 
drsolterrare  una  parte  degli  edifizi  anti- 
chij  quindi  si  fecero  interessanti scu.opri- 
menti  nel  Colosseo  e  ne'dintorni  del  Fo- 
ro Romano,  alle  faide  orientali  del  Cam- 
pidoglio, é  nel  Foro  Traiano.  Da  questi 
lavori  ebbero  principio  i  pubblici  giardi- 
ni 0  passeggi  del  Monte  Pincìo,  e  nel  pei»  - 
djo  occidentale  del  Monte  Celio.  Cosi  Na- 
poleone dispose  delle  cose  di  Roma,  ed 
arbitrariamente  degli  affari  ecclesiastici, 
essendo  in  tutto  dispotico.  Ad  onta  del 
vagheggiato  blocco  continentale  per  ab- 
bassar*; la  prepotente  Inghilterra,  fu  co- 
stretto in  qualche  modo  a  permettere  l'in- 
troduzione delle  derrate  coloniali  prove- 
nienti dagli  stabilimenti  inglesi,ma  impose 
su  di  essegravissimo  dazio  d'importazio- 
ne, che  talvolta  lo  fece  ascendere  al  quin- 
tuplo del  valore  ordinario,  poi  fece  bru- 
ciare le  mercanzie  di  fabbrica  inglese.  NkI 
medesimo  1 8 1  o  fu  stabilito  da  Napoleone 
l'appannaggio  del  suo  figliastro  principe 
EugcQÌo  \iceiè  d'Italia, cou  lauti  beni  de- 


62  ROM 

nianiali,  quanti  in  ragione  del  5  perioo 
rendessero  l'annua  rendila  d'  un  milione 
di  lire  italiane  :  la  maggior  parte  de'beni 
già  ecclesiastici  esistenti  nelle  Marche,  fa- 
talmenteforinaronotale  appannaggio.  In- 
di fece  sopprimere  in  tutto  il  regno  italico 
Je  compagnie,  congregazioni  e  associazio- 
ni ecclesiastiche ,  tranne  i  capitoli  delle 
cattedrali  ecollegiate  insigni,  ed  i  religiosi 
d'ambo  i  sessi  ospedalieri  o  applicali  al- 
l'educazione delle  fanciulle.  Frattanto  nel 
1 8  I  iNapoìeone  per  dominare  la  religio- 
ne fece  maneggi  inutili,  per  indurre  Pio 
VII  a  n&iedere  in  Parigi,  ove  radunò  il 
famoso  concilio  ^azionale,  composto  dei 
vescovi  d'Italia,  per  giungere  al  tanto  a- 
gognato  scopo  di  sottomettersi  la  s.  Sede. 
In  egual  tempo  é  nella  sua  formidabile 
potenza  concepì  nella  mente  concetti  va- 
stissimi, il  principale  de'quali,  non  con- 
tento d'essere  re  d'Italia,  era  quello  di  riu- 
niread  essa  leisoledi  Sicilia  e  di  Sardegna, 
formarne  un  sol  regno,  di  cui  la  capitale 
fosse  Pioma*  e  sovrano  11  secondogenito, 
che  sperava  avere  dall'imperatrice  M.' 
Luigia  d'Austria,  poi  duchessa  di  Parma. 
In  Roma  fece  eseguire  magnifici  restau- 
li  e  abbellimenti  al  Palazzo^ apostolico 
Quirinale^  chedichiarò  palazzzoimperia- 
riale.  1  romani  e  gli  altri  de'due  diparti- 
menti,essendo  soggiaciuti  alla  coscrizione 
(del  suo  codice  feci  menzione  nel  voi. XLV, 
p.i2g),  erano  immersi  nel  più  profondo 
dolore  e  nella  più  grande  desolazione, 
in  vedere  partireper  le.armate  a  finsi  ma- 
cellare per  un  ambizioso,  i  figli,  i  fratelli, 
i  parenti,  gli  amici.  Le  provincie  di  Fro- 
sìnone  e  di  /^e//<?^n,ossiano  di  Campagna 
e  Marittima,  erano  infestate  da  assassini  e 
crassatoii,non  potendone  ottenere  l'estir- 
pazione le  molteplici  baionette  francesi  : 
la  strada  di  Baccano  egualmente  fu  do- 
minata dai  malviventi.  Nel  1 8  i  2  in  Roma 
sempre  più  inasprì  la  persecuzione  impe- 
riale control  ricusanti  il  Giuramenlo^ed 
anche  contro  quegli  ecclesiastici  che  non 
vollero  recitare  pubbliche  Preghiere  per 
Napoleone,  a  motivo  che  p'erseguitava  la 


ROM 

Cliiesae  ?eneva  rigorosamente  prigione  il 
venerando  suo  capo:  tali  vessazioni  si  e- 
stesero  pure  per  meri  sospetti.  A'4  mag- 
gio Napoleone  dichiarò  rei  di  fellonia  e 
posti  fuori  delle  leggi,  que'  sudditi  de'di- 
parlimenti  di  Roma  e  del  Trasimeno,  i 
quali  aveano  ricusato  di  prestare  il  giu- 
ramento ingiunto  dalle  costituzioni  del- 
l'impero. Die  un  mese  di  tempo  per  rav- 
vedersi, indi  ordinò  che  fossero  condan- 
nati, se  ricalcitranti,  alla  rilegazione  e  al- 
la confiisca  de'beni.  Ma  quasi  tutti  restan- 
do costanti  nel  ri  fiuto,  aumentò  il  virtuo- 
so numero  degli  esuli  nelle  isole  di  Cor- 
sica e  di  Capraia.  Nel  mese  di  giugno  poi 
Napoleone  permise  che  si  stabilissero  in 
Rosna,  Carlo  IV  già  redi  Spagna,  colla 
regina  moglie,  il  suo  terzogenito  d.  Fran- 
cesco di  Paola,  e  l'infante  d.  Carlo  Lodo- 
vico già  re  di  Etrùria,  poi  duca  di  Lucca, 
colla  regina  madre,  e  principessa  sorella. 
All'opposto  nellostesso  mese  fece  traspor- 
tare Pio  Vlldn  Sa vonaa  Fontainebleau, 
permettendogli  la  compagnia  di  mg."'  Ber- 
tazzoli  cari«simoal  Papa.  Questi  nel  1 8  i  3 
ivi  fu  sorpreso  dalle  seduzioni  dell'inìpe- 
ratore,  sottosci'isse  gli  articoli  prelimina- 
ri per  un  definitivo aòcordo  (in  cui  il- Pa- 
pa abbandonava  la  sovranità  di  Roma, 
di  cui  non  veniva  ad  avere  che  l'  ammi- 
nistrazione; ma  questo  era  il  meno  del- 
l'infelice alto),  phe  riportai  nella  biogra- 
fìa j  in  conseguenza  del  quale  avendo  i 
cardinali  ricuperato  la  libertà,  poterono 
illuminare  Pio  VII  del  funesto  tenore 
del  sottoscritto  ,  e  ne  ottennero  l*  eroica 
revocazione,  che  fece  montare  nelle  fù- 
rie l'icnperatore;  avendolo  già  pubblica- 
to come  fosse  un  solenne  concordato.  In- 
tanto r  Austria y  la  Prussia j  la  Russia, 
Y Inghilterra  s\  collegarono  contro  Fran- 
cia. L*  Austria  spedì  Nugent  nelle  lega- 
zioni pontificie,  ed^affidò  11  comando  del- 
l'armata d'Italia  a Bellegarde  :  Murat  ti- 
tubante tra  il  cognatoe  l'Austria,  rinun- 
ziò prima  al  sistema  continentale,  e. po- 
scia si  alleò  colla  medesima,  allettato  dal- 
la promessa  mediazione  d'ottenere  la  ri- 


ROM 
minzìa  al  reame  di  Napoli  dal  re  di  Si- 
cilia Ferdinando  IV,  e  dal  Papa  la  ces- 
sione al  rinunzi^nle  d'un  Ieri ilorio  che 
comprendesse  4oò,ooo  abitonli.  Tanto 
fu  definito  aglii  i  gennaio  1814, mai  col- 
legali  non  \i  accedellero,  e  menlreiafor- 
tuna  di  Napoleone  vojgeva  al  tiamoplo. 
Murai  fece  avanzare  le  sue  truppe  nello 
slato  rórtJano,  o«*era  diminuita  la  forza 
morale  del  governofianceTse ,  anche  pei 
maneggi  degli  emissari  dell'uijione  itali- 
ca ,  che  nellif  provincia  del  Patrimonio 
alzò  per  pochi  giorni  la  bandiera  dell'in- 
surrezione.  Assunse  Murai  ilgovernodei 
luoghi  occupati,  ma  in  modi  timidi  ed 
equivoci.  In  tale  stato  di  cose,  per  opera 
degli  slessi  emissari,  si. recò  a  Na|boli  una 
depulazionedi  alcuni  patrizi  romani  per 
rappresfenlarea  Murai  :  Roma  essere  mi- 
naccciata  dall'anarchia,  lui  solo  poterle 
dare  la  sicurezza  e  la  felicità;  supplicarlo 
pertanto  di  dare  quelle  disposizioni. di  go- 
verno che  credesse  più  opportune  allapub* 
blica  tranquillità.  Qualunque  dila/rone 
poter  essere  fatale,  ed  avrebbe  insieme  po- 
tuto raffreddare  quel  desiderio  vivissimo, 
che  generalmente  si  scorgeva  In  tutti  i 
buoni  italiani,  e  specialmente  ne'romaìii. 
Prima  però  che  Murai  ricevesse  solenne- 
mente tal  deputazione,  già  a' 19  (il  Gior- 
nale politico  del  dipartimento  di  Roma^ 
deliy  gennaio,  avea  annunziato,  che  da 
"van  giorni  una  bella  divisione  napoleta- 
na era  in  Roma  e  aspettava  rinforzi;  e  che 
notizie  di  Parigi  recavano  il  gradimento 
dell'imperatrice,  alla  deputazione  inviala 
dalla. città  di  Roma  è  composta  de'prin- 
cipi  Altieri  e  Albani,  e  del  duca  di  Zaga- 
rolOjdel  consiglio  municipale,  perconfer- 
mare  la  divozione  e  graliludinede'roma- 
niper  l'imperatore  Napoleone!)  gennaio 
il  suo  generale  Lavaugoyon,  comandante 
le  truppe  napoletane  in  Roma,  ne  prese 
il  governo  e  pubblicò  :  Che  diversi  disor- 
dini accaduti  negli  stali  romani,  avea  fatto 
conoscere  aGioacchino  Murai  re  delle  due 
Sicilie,cheil  governoincbminciava  a  man- 
rare  della  forza  e  della  volontà  necessarie 


ROM  G3 

a  mantenere  l'ordine  pubblico.  Giudicare 
d'altronde  il  monarca,  che  la  protezione 
richiesta  da  molte  ragguardevoli  persone 
di  Roma  e  de'due  dipartimenti,  dalla  si- 
cure?za  di  Carlo  IV  e  dalle  circostanze, 
mentre  provvedeva  alla  sicurezza  di  tutti, 
non  ofi'endeva  il  diritto  d'alcuno.  Quindi 
avergli  ordinato  (Ji  fare  occupare  provvi- 
soriamente dalle  sue  truppe  i  dipartimen- 
ti di  Roma  edelTrasimeno,  ediprendere 
il  comando  militare  de'  medesimi,  insie- 
me a  lullequelle  disposizioni  di  governo, 
che  potessero  credersi  le  più  alte  a  far 
cessarci  disordini.  Nel  voi.  XLVll,p.2o4 
raccontai  questi  avvenimenti,  e  dello«car- 
so  presidio  col  quale  Miollisnon  poteva 
mantenere  l'ordine  pubblico  e  impedire 
le  private  vendette.  Che  Murai  consòm- 
mi  applausi  fu  ricevuto  ih  Roma  il  24,  ed 
ivi  emanò  diversi  provvedimenti.  Vi  sta- 
bilì un  consiglio  generale  d'amministra- 
zione, nominandone  presidente  ilcav.  Ma- 
cedonio. Distribuì  div^erse  onorificenze  ai 
nobili, letterali, artislie impiegali.  Sebbe- 
ne ne  parli  a'28  i^r  Bologna,  accolto  qua- 
le liberatore  d'IlaHa,  ju  suo  nome  furono 
pubblicale  diverse  benefiche  disposizioni. 
Ai  3o  dello  stesso  mese,  Poerìo  consiglie- 
re di  stato  di  Murai,  prese  in  di  lui  nome 
temporaneo  possesso  delle  Marche;  e  con- 
temporaneamente il  generale  Carascosa 
s'impossessò  nel  medesimo  modo  di  Bo- 
logna, annunziando  apertamente  agl'ita- 
liani, essere  giunto  finalmente  il  sospirato 
momentOjin  cui  un  grido  pubblico  riuniva 
lutti  sotto  gli  stessi  stendardi.  Dopo  mol- 
li secoli  di  divisionee  di  debolezza, spun- 
tare per  l'indipendenza  italiana  il  desidci- 
rato  giorno,  in  cui  combattendo  peglisles- 
si  interessi,  non  v'era  che  unirsi  intorno 
al  magnanimo  re  Murai  che  li  guarenti- 
Ta.  Partilo  quindi  da  Bologna  con  800 
napoletani  il  maresciallo  di  campo  Minu- 
tolo,  a'3  febbraio  occupò  Firenze,  a'  i3 
Lucca.  Neil' occupare  questi  paesi,  i  co- 
mandanti napoletani  aveano  l'istruzione 
di  non  commettere  oslililà,  se  non  erano 
provocati ,  ed  il  tutto  seguì  quasi  senza 


64  R  O  M 

spargimento  di  sangue.  Imperocché  i  sol- 
dati francesi  sfilando  fra'napolitani,  si  ri- 
tirarono tranquillamente  nelle  fortezze, 
e  queste  eiano  circondate,non  molestale. 
Tanto  io  vidi  col  Castel  s.  Angelo,  mentre 
avea  J  2  anni,  circolidato  dalle  artiglierie 
e  col  miccio  acceso,  per  cui  Roma  era  in 
gravi  apprensioni  die  <Ju<?!le  del  forlefa- 
cessero  fuoco  sulla  città.  Qualche  scara- 
muccia fu  solo  in  Toscana,  e  sotto  la  cit- 
tadella d'Ancona  che  fu  alquanto  bom- 
bardala. Per  le  altre  fortezze  circuite  dai 
napoletani,  il  governo  francese  incari- 
cò Fouchel,  che  allora  era  in  Lucca,  di 
trallarnelosgoaibrò:  questo  fu  cojichiu- 
so  in  Pisa  con  Agar  i^iinistro  di  Murat, 
setondo  la  quale  convenzione  le  fortezze 
di  Toscana  furono  consegnate  ai  napole- 
tani sul  line  di  febbraio  ,  e  quelle  dello 
slato  roinano  sul  principio  di  uiarzó,  po- 
tendo le  guarnigioni  francesi  ritornare  al 
di  là  delle  Alpi, subentrando!  napoleta- 
ni anche  in  Castel .s.  Angelo.  Il  govèrno 
provvisorionapoletano  diKoma,fra  le  co- 
se che  fece  ricorderò  la  libertà  resa  a'de- 
teuuti  ecclesiastici  e  laici  pel  negato  giu- 
ramento, non  che  a  quelli  per  opinioni 
politiche,  togliendosi  il  sequestro,  ai  loro 
patrimoni  e  a  qucjllo  de'deportati;  fu  per- 
messo riunirsi  ai  benfì'alelli,  ministri  de- 
gl'infermi, scolopi  e  dottrinari;  si  permi- 
se il  ristabilimento  d'alcuni  conservatorii; 
si  tolse  il  sequestro  ai  beni  de'capitoli  pa- 
triarcali e  di  altre  basiliche  ;  furono  di- 
stribuiti soccorsi  a  diverse  classi  di  per- 
sone; nominati  alcuni  nobili  romani  a  di- 
versi ofilzi,  e  per  non  direaltro,  venueor- 
dinato  che  gli  archi  delle  loggie  dipinte 
da  Raffaele  fossero  chiusi  con  cristalli , 
come  già  notai  a  Palazzo  apostolico  Va- 
ticano. In  seguito  Bellegarde  pei  priuci- 
pii  italici  manifealati  dai  napoletani,  a'5 
febbraio  proclamò  :  Che  il  re  di  Napoli 
erasi  unito  alle  potenze  collegate,  per  la 
pace  generale;  convenire  che  le  Alpi  ri- 
tornassero ad  essere  una  barriera  contro 
Francia,  dovendo  ritornare  i  piemontesi 
sotto  il  loro  re,  i  toscani  e  i  modenesi  sol- 


ROM 

lo  i  loro  principi;  e  la  r.*  cittàdel  mondo 
cessando  d'essere  2.^  d'un  impero  stranie- 
ro, con  nuovo  lustro'.sgrebbe  ristabilita 
la  capitale  del  mondò  cristiano:  questa 
essere  la  volontà  di  lutti  i  monarchi  al- 
leali. Trattòquindi  con  Murai,  per  con- 
certare le  operazioni  militari,  ed  avendo 
sempre  sulla  destra  del  Po  la  c^ivisionedi 
JSugent,  a'7  febbraio  si  conveniie  per  sta- 
bilire quali  paesi  dovessero  occupare  le 
rispellive.truppe,  per  cui  Ravenna^  Far- 
ri e  Faenza  coi  vicini  paesi  restarono  agli 
austrìaci-,  Bologna  rimase  a'  napoletani. 
Tutlavplta  Murat  continuò  la  sua  equi- 
voca condotta,  e  nel  maggio  poi  concen- 
trò nelle 'Marche  le  truppe  che  avea  in 
Lombardia.  Ritornando  a  Napoleone  ed 
a  Pio  VII,  nel  declinar  del  i  8  1 3  vedendo 
l'imperatore  la  necessità  d'abbaridonare 
il  suo  sistema  del  grande  impero,  procu- 
rò di  terminare  con  modo  decoroso  le 
questioni  col  Papa,  facendogli  proporre 
un  accomodamento,  in  forza  del  quale  ri- 
tornasse alla  sua  sede.  Pio  VII  rispose  che 
non  avrebbe  parlato  d'affari,  (inchè  noi> 
fosse  tornato  in  Roma.  A'20gennaio  1 8 1 4 
Napoleone  praticò  un  ultimo  tentativo 
con  un  progetto,  secondo  il  quale  gli  si 
restituivano  i  due  dipartimenti  di  Roma 
e  del  Trasimeno,  chiamata  28."  divisione 
militare,  lì  Papa  però  rispose,  la  reslitu- 
zionedello  stato  ecclesiastico  essere  un  at- 
to di  giustizia,  e  non  poter  devenire  og- 
getto di  trattato  :  del  resto  altro  non  do- 
mandava che  di  ritornare  a  Roma.  In- 
tanto i  collegati  avvicinandosi  colle  arma- 
te a  Foutainebieaii,  Napoleone  fece  par- 
tire il  Papa  a'23  per  Savona;  indi  i  col- 
legati stabilirono  che  l'  Italia  ritornasse 
divisa  in  stati  indipendenti,  ed  a'27  feb- 
braio chiesero  risposta  a  Napoleone  nel 
termine  di  io  giorni.  Allora  per  salvare 
possibilmente  la  sua  convenienza  (e  per 
que'molivi  accennali  aPioVI  I),a'  i  o  mar- 
zo decretò,  essere  restituiti  al  Papa  i  due 
dipartimenti  di  Roma  e  del  Trasimeno, 
ordinando  ancora  la  liberazione  di  Pio  V II 
che  ormai  Qon  pule  va  più  custodire.  Quiu- 


ROM 

di  5  giorni  dopo  trasmise  al  congresso  dei 
collegali  una  dichiarazione,  acciò  il  Papa 
fosse  rimesso  immediatamente  nel  posses- 
so de'suoi  stati,  a  seconda  del  trattato  di 
Tolentino,  cioè  da  Roma  sino  a  Pesaro. 
Risposero  i  plenipotenziari  de' collegati, 
che  le  loro  corti  con  insistere  sull'indipen- 
denza d'Italia,  volevano  anch'esse  rimet- 
tere il  Papa  nella  sua  antica  capitale,  ac- 
ciò godendo  d' un'intiera  indipendenza 
provvedesse  ai  bisogni  della  chiesa  catto- 
lica. I  collegati  entrarono  mPtirigi  a'3  i 
marzo,  il  senato  depose  Napoleone  e  pro- 
clamò Luigi  X Vili,  poscia  agli  i  i  aprile 
abdicando  Napoleone  all'  impero,  gli  fu 
concessa  in  sovranità  l'isola  dell'Elba.Pri- 
ma  di  questi  avvenimenti.  Pio  VII  fu  fat- 
to partire  da  Savona  a' 19  marzo,  ed  ai 
25  fu  dai  suoi  condottieri,  senza  alcuna 
prevenzione,  presentato  e  lasciato  a'  posti 
avanzati  che  gli  austriaci  e  napoletani  a- 
veano  sul  Taro.  All'improvviso  aspetto 
del  sommo  Pontefice  attoniti  gareggiaro- 
no in  tributargli  onori  e  venerazione,  on- 
de Pio  VI lenlròquasi  trionfante  in  Par- 
ma. Proseguendo  il  viaggio,  a'3  i  marzo 
entrò  in  Bologna  ov'era  Murat,  il  quale 
ad  onta  di  quanto  dissi  alla  biografia  del 
Papa  ,  dichiarossi  pronto  a  restituirgli  i 
due  dipartimenti  di  Roma  e  del  Trasime- 
no :  vi  aggiunse  inoltre  una  linea  di  ter- 
ritorio, che  da  Foligno  si  estendesse  sul- 
la parte  occidentale  degli  Apennini  lungo 
la  strada  del  Furio,  sino  allo  sbocco  del 
Canziano  nel  Metauro,  e  poi  sulla  spon- 
da sinistra  di  questo  fiume  sino  al  mare. 
Si  accomodò  il  Papa  con  ripugnanza,  poi- 
ché desiderava  1'  intiera  restituzione  dei 
suoidominii.  Mg/ Atanasio  delegato  apo- 
stolico in  Roma,  a'  6  aprile  annunziò  ai 
romani  il  prossimo  arrivo  del  Papa,  che 
riempì  d'indescrivibile  contentezza  tutti. 
Murat  con  proclama  del  i5  notificò  a  Ro  - 
ma  il  ritorno  di  Pio  VII,  ed  il  reintegra- 
mento di  sua  sovranità.  Anche  Pio  VII  da 
Cesena  a*  4  «J^ggio  emanò  un  proclama 
a'suoi  sudditi,  col  quale  rese  ragione  del 
ritardalo  ritorno  in  Roma  ,  ove  intanto 

VOL.   LIX, 


R  O  M  65 

deputò  delegato  apostolico  rog.^  Rivaro- 
la,  per  riprendere  le  redini  del  governo 
e  ripristinarvi  il  pontificio,  non  che  pre- 
sidente della  commissione  di  stato  fino 
al  suo  ingresso  nella  medesima.  Il  prela- 
to con  le  particolarità  che  descrivo  alla 
sua  biografia,  giunto  appena  in  Roma  ai 
IO  maggio,  commosso  dalla  miseria  e  tri- 
stezza in  cui  trovò  la  città,  senza  indugio 
e  siccome  pieno  di  quella  mirabile  ener- 
gia tutta  sua  propria,  si  dispose  a  pren- 
derne il  possesso  senza  riceverlo  dal  go- 
verno napoletano.  Da  ciò  ne  venne,  che 
Macedonio  presidente  del  consiglio  ge- 
nerale di  amministrazione,  nella  seguente 
mattina  radunò  alla  prefettura  il  corpo 
municipale,  e  le  autorità  giudiziarie  e  am- 
ministrative, loro  dichiarò  cessato  il  go- 
verno del  re  Murat  suo  sovrano,  e  partì. 
Rivarola  nello  stesso  giorno  fece  innalza- 
re sul  Castel s.  Angelo  gli  stendardi  pon- 
tificii e  della  romana  chiesa  ,  ed  amante 
delle  antiche  cose  abolì  i  codici  di  Napo- 
leone, richiamando  in  osservanza  l'anti- 
ca legislazione  civile  e  criminale.  A*  i5 
maggio  furono  ripristinati  i  conservatori 
di  Roma  ,  anche  come  esercenti  l'officio 
del  vacante  senatorato;  cioè  i  marchesi 
Rinaldo  del  Bufalo  della  Pialle,  France- 
sco Ceva,  Gio.  Battista  Casalij  mentre 
i  romani  si  dedicarono  intieramente  a  fe- 
steggiare l'arrivo  del  Papa.  Proseguendo 
Pio  VII  il  trionfalesuo  viaggio,  a'24  mag- 
gio rasciugò  il  pianto  di  Roma,  facendo 
colla  sua  presenza  terminare  l'avvilimen- 
to di  essa.  Tutto  celebrai  nel  descrivere 
il  solennissimo  ingresso  del  Papa  ,  di  cui 
fui  testimonio,  e  le  splendidissime  feste  e 
dimostrazioni  sincere ,  universali  e  forse 
mai  vedute  degli  esultanti  romani,  nel  voi. 
XXXV,  p.  1 86  e  seg.  I vi  notai  que'sovra- 
ni  ch'erano  in  Roma  e  decorarono  sì  me- 
morabile avvenimento;  che  la  cavalleria 
ungherese  e  napoletana  fecero  parte  del 
corteggio,  riportando  il  discorso  che  al  Pa- 
pa, in  nome  del  senato  e  popolo  romano, 
pronunziò  il  detto  i.°  conservatore  alla 
Porta  del  Popolo.  Il  Papa  restò  grande- 
5 


66  ROM 

mente  commosso  dall' iroponenle  com- 
plesso delle  diaiostrazioni giulive  e  divote 
cle'romani,esenechiamòconlentissiraoe 
grato.  Tra  grimmensi  danni  recati  a  Ro- 
ma e  allo  stato  pontificio  dalla  repubbli- 
ca esuccessiva  invasione  imperiale,  tutta- 
volta  si  eliminarono  gli  abusi  delle  fran- 
chigie, i  diritti  giurisdizionali  e  feudali  sì 
nel  civile  che  nel  criminale,  che  godeva- 
no le  principali  famiglie  romane,  come  i 
Colonna, Orsini,  Savelli o  loro  eredi, Con- 
ti, Caetani  e  altre  molte,  che  un  tempo 
circonda vanoRoma  da  ogni  lato,massime 
all'epoca  de'  Frangipani  e  de'  Crescenzi, 
ed  allora  tennero  i  Papi  in  continue  angu  - 
stie.  In  parte  l'ordine  di  natura, l'estin- 
zione di  molte  potenti  famiglie,  l'indebo- 
Iimentod'altre,in  fine  poi  le  dette  due  in- 
fauste epoche  e  loro  governi,  distruggen- 
do privilegi  e  prerogati  ve,  rimediarono  a 
molti  mali  e  pregiudizi  che  si  recavano  ai 
dominii  della  s.Sede,la  quale  eziandio  in- 
direttamente ne  risentiva  nella  sua  subli- 
me dignità  sagra  ;  laonde  concentrarono 
l'autorità  nel  supremo  potere,  di  cui  fu 
erede  il  legittimo  principe  il  Papa.  Sul  go- 
vernamento  imperiale  francese  abbiamo 
il  Bollettino  delle  leggi  e  decreti  impe- 
riali pubblicati  dalla  consulta  straordi- 
naria negli  stati  romani^  colV indice  cro- 
nologico delle  materie 3  Roma  1 8og  e  seg. 
vol.23.Sipossono  inoltre  vederci  suddetti 
Gazzetta  e  Giornaletti  Studi  statistici  di 
Roma  del  Tournon,  ed  il  Qo^^\^  Annali 
d' Italia  ai  descritti  anni.  Gli  utilissimi 
Pompieri  ebbero  origine  sotto  i  francesi, 
come  l'illuminazione  notturna  della  città. 
Il  barone  Tournon  nella  sua  bell'opera 
encomiò  iPapi  per  quanto  fecero  in  van- 
taggio dell'agricoltura  dell'Agro  roma- 
no, inclusivamente  al  già  ricordato  molo- 
proprio  di  Pio  VII.  Inoltre  e  in  certo  mo- 
doscusò  i  romani  dalle  accuse  di  cui  sono 
incolpati,  per  la  poca  coltura  della  Cam- 
pagna romana,  colle  seguenti  parole.  «  A 
primo  sguardo,  porzione  sì  piccola  con- 
cessa alla  coltura  sembra  giustificare  il 
rimprovero  di  pigrizia  che  si  fa  a* roma- 


ROM 

ni;  ma  allorché  alle  prime  pioggie  di  ot- 
tobre vediamo  quest'immensi  campi  ri- 
vestiti di  verdura  offrire  ad  innumerabile 
gregge  un'erba  spessa,  crescente  fra  le 
aride  stoppie,  l'autunno  e  l'inverno  me- 
desimo abbellirsi  di  tutta  la  freschezza  di 
primavera,  s'intende  come  i  romani  sieno 
contenti  di  un  modo  così  seducente  di 
trarre  partito  dalsuolo.Qual  popolo,  ri- 
cevendo dalla  natura  il  beneficio  di  pro- 
duzioni spontanee  così  abbondanti,  non 
sarebbe  inclinato  a  goderne  senza  ricor- 
rere ad  una  più  faticosa  coltura,  doni  for- 
se più  ricchi,  ma  più  incerti.^" 

Pio  VII  si  dedicò  a  rimediare  le  la- 
grimevoli  conseguenze  di  tante  disastrose 
vicende;  con  immortale  sua  gloria  a'y  a- 
gosto  completamente  ristabib  la  compa* 
gnia  di  Gesù;  e  con  breve  de'  1 3  settembre 
i8i 4  nominò  senatore  di  Roma  il  mar- 
chese Giovanni  Patrizi  romano,  che  pre- 
se solenne  possesso  il  i.° gennaio.  Già  ai 
27  giugno  avea  fatto  riaprire  le  udienze 
al  tribunale  civile  di  Campidoglio  ,  per 
r  esercizio  di  sua  giurisdizione.  Mentre 
Roma  godeva  e  andava  ristorandosi  pel 
ristabilimento  del  governo  pontificio  ,  il 
limitrofo  regno  di  Napoli  era  agitato  da 
diverse  perturbazioni.  Murai  non  si  vol- 
le conoscere  dai  collegati,  i  re  di  Francia 
e  di  Spagna  presero  le  parti  del  parente 
re  di  Sicilia  legittimo  sovrano ,  onde  il 
principe  Metternich  chiaramente  fece  sa- 
pere a  Murat,  che  tutte  le  volontà  gli  e- 
rano  contrarie;  quindi  avrebbe  fatto  be- 
ne a  tenersi  in  una  inerzia  politica,  ed  a 
restituire  le  Marche  al  Papa,  il  quale  le 
chiedeva,  imperocché  si  erano  cambiale 
lecircostanzeincui  gli eranostate  promes- 
se. Murat  nel  maggio  avea  già  dichiara- 
to, che  se  l'adempimento  del  suo  tratta- 
to d'alleanza  coll'Austria  fosse  un  ostaco- 
lo alla  pace  che  si  trattava  a  Parigi  e  al- 
la ricognizione  di  tutte  le  potenze  verso 
di  lui,  avrebbe  rinunziato  all'aumento  di 
territorio  in  suo  favore  stabilito.  Poscia 
vedendo  che  gli  si  accrescevano  contro  le 
disposizioni  de' collegati,  offrì  a  Pio  VII 


ROM 
la  restituzione  delle  Marche,  purché  a  ves 
se  ricevuto  per  complimento  un  suo  mi- 
nistro, chiedendo  poi  Tinvestitura  del  re- 
gno. Intanto  si  apn  il  congresso  di  Vienna 
per  stabilire  l'equilibrio  degli  stali  d'Eu- 
ropa; essendo  contrario  a  Murat,  questi 
nel  1 8  1 5  segretamente  incoraggi  in  Italia 
ì  partigiani  dell'unione  nazionale,  ed  es 
sendosi  riunito  al  cognato  Napoleone, col 
pretesto  d'essere  minacciato  dal  re  diFran- 
cia, manifestò'^airAustria  di  far  avvicina- 
re al  di  là  delle  Alpi  80,000 uomini  pel 
caso  di  attacco.  L'Austria  negò  il  transito 
pe'suoi  stati,  ed  aumentò  l'esercito.  Ma 
giunta  a  Napoli  a' 5  marzo  la  notizia  del- 
la partenza  di  Napoleone  dall'  isola  del- 
l'Elba, per  cui  a'20  rientrò  in  Parigi,  Mu- 
rat gli  fece  sapere  che  avrebbe  attaccato 
gli  austriaci,  e  se  vinceva  presto  l'avreb- 
be raggiunto  con  armata  formidabile. Ri- 
spose Napoleone  che  continuasse  i  prepa- 
rativi, ma  aspettasse  il  suo  avviso  per  in- 
cominciare le  ostilità.  Invece  Murat,  già 
nella  metà  di  marzo  avea  messa  la  sua  ar- 
mata in  marcia,  falto  chiedere  il  peissag- 
gioper  lo  stato  pontificio,  ordinando a'co- 
mandanti  che  si  avanzavano  per  Terraci- 
na  e  Ceprano,  di  marciare  sollecitamente 
sopra  Roma,  prendere  Pio  VII  econdur- 
lo a  Gaeta.  Però  il  Papa  negò  il  transito, 
e  quando  a*22  marzo  seppe  che  non  o- 
slanfei  napoletani  l'aveano  incominciato, 
protestò  contro  la  violata  neutralità,  e  la- 
sciando in  Roma  quella  giunta  di  stato, 
per  governarla  in  uno  alle  proVincie,  di 
cui  parlai  nella  biografia,  destinandone 
presidente  il  cardinal  iSbw^g'Z/V?,  e  per  se- 
gretario di  essa  Riva  rota  ^  passò  rapida- 
mente in  Genova,  Allora  i  napoletani  non 
si  portarono  più  a  Roma,  ma  si  concen- 
trarono nelle  Marche,  occupando  Rimini 
e  Ravenna,  indi  Cesena,  Forlì  e  Bologna; 
dopo  di  cheMurat  proclamò  l'indipenden- 
za italiana,  eccitando  l'Italia  a  insorgere 
per  ricuperarla;!!!  a  in  quel  punto  produsse 
poca  sensazione,conoscendo  gl'italiani  che 
con  tal  promulgazione  erasi  domandato 
un  sussidio  per  le  sue  armi.  Ritirandosi 


ROM  67 

poi  Mnrat  a  Macerata  ne'primi  di  mag- 
gio restò  disfatto,  e  poi  perde  regno  e  vi. 
ta.  Napoleone  che  avea  fatto  dichiarare 
sentimenti  di  pace  a  Pio  VII,  a*  18  giugno 
per  aver  perduto  a  Waterloo,  abdicò  di 
nuovo  e  fu  rilegalo  all'isola  di  s.  Elena, 
ove  morì.  11  Papa  già  era  rientratoin  Ro- 
ma a'7  giugno  festeggiato  dai  romani  (in 
nome  de'quali  il  conservatore  marchese 
del  Bufalo  pronunziò  quel  discorso  che 
riporta  il  u°  46  del  Diario  di  Roma, aU 
ta  mente  il  Papa  lodandosi  della  fedeltà  e 
attaccamento  dimostratogli  da*  romani), 
ed  a'g  il  congresso  di  Vienna  avea  decre- 
talo la  restituzione  alla  s.  Sede  delle  tre 
legazioni  di  Bologna,  Ferrara  e  Ravenna, 
delle  Ma  rche,  di  Benevento  e  Pontecorvo, 
con  quelle  condizioni  narrate  alla  bio- 
grafia di  Pio  VII,  insieme  alle  sue  pio- 
teste.  Ivi  toccai,  i  ricuperi  fatti  in  Parigi 
dal  re  Luigi  XVII 1,  del  triregno  eanello 
pescatorio,  per  opera  di  mg.'"  de  Grego- 
rio j  di  diverse  statue^  pilturee  arazzi,  per 
le  rappresentanze  del  celebre  Canova,  il 
quale  fu  troppo  condiscendente  o  dovette 
lasciare  alcuni  capolavori,  perchè  il  re  a 
torto  sostenne  le  stipulazioni  di  Tolenti- 
no, mentre  altri  sovrani  si  erano  ripreso 
quanto  loro  apparteneva  di  monumenti  di 
antichità  ebellearti,  tolti  dai  loro  domi - 
nii  nella  guerra  della  rivoluzione.  Roma 
perdette  non  poco,  in  quadri,  sculture  dei 
Musei j  e  Medaglie  ponlìflcie  della  colle- 
zione del  Palazzo  apostolico  Faticano. 
I  due  commissari  del'a  s.  Sede  in  Parigi 
furono  mg.'  Marino  Marini  di  Sant'Ar» 
cangelo  presso  Ri/nini^  ed  ilcav.  Antonio 
Canova  ,  il  quale  fu  aiutalo  dal  fratello 
ab.  ora  mg.''  Canova  vescovo  di  Mindo: 
va  però  qui  ancora  dichiarato,  che  la  se- 
greteria di  stato  d'ordine  di  Pio  VII,  a 
decoro  di  Roma  e  pel  ricupero  e  la  rein- 
tegrazione de'suoi  monumenti  che  inte- 
ressano tulle  le  nazioni,  officialmenle  ne 
commise  i  reclami  al  prelato  Marini  per 
oggetti  di  scienza,  al  cav.  Canova  per  quel- 
li di  belle  arti.  Mg.r  Marino  Marini  che 
sino  dal  28  aprile  1 8 1 4  era  stalo  incora- 


68  ROM 

benzalo  del  ricuperamenlo  di  tullociò  che 
di  proprielà  della  s.  Sede  era  slato  tra- 
sportato da  Roma  a  Parigi ,  fu  poi  con 
dispacci  della  segreteria  di  stato  de*  12  e 
17  agostoi8i5  destinalo  commissario  a 
Parigi  a  rivendicare  alla  s.  Sede  gli  Ar- 
chivi Vaticani,  di  cui  è  benemerito  pre- 
fetto, e  tutti  gli  altri  archivi  de'dicasteri 
ecclesiastici  di  Roma,  i  5oo  manoscritti 
della  biblioteca  Vaticana  ceduti  alla  Fran- 
cia col  suddetto  fatale  e  prepotente  tratta- 
to di  Tolentino,  gli  altri  36o  manoscrit- 
ti sottratti  alla  Vaticana  nell'  invasione 
francese  imperiale,  e  il  museo  numisma- 
tico Valicano,  gli  oggetti  preziosi  spet- 
tanti al  santuario  di  Loreto,  i  manoscrit- 
ti e  l'erbario  dell'istituto  di  Bologna, di- 
versi caratteri  della  famosa  stamperia  del 
Collegio  Urbano  ò\  propaganda,  ed  altri 
manoscritti  e  libri  quattrocentisti.  LaS.'* 
missione  in  Francia  di  mg/  Marino  Ma- 
rini  fu  a* 1 8  maggio 1 8 1 7,  la  quale  ebbe 
per  oggetto  il  completo  invio  a  Roma  de- 
gli archivi,  i  recUmi  contro  la  società  bi- 
blica, il  ricuperamenlo  degli  atti  della  le- 
gazione a  Parigi  del  cardinal  Caprara,  e 
altre  importanti  carte,  oltre  alcuni  qua- 
dri; laonde  fece  variaccomodamenti, an- 
che coi  professori  del  gabinetto  minera- 
logico e  con  altri.  Di  queste  cose  ne  trat- 
tai brevemente  nei  luoghi  indicali  nel 
Tol.  LUI,  p.i  59, e  siccome  in  essi  parlai 
del  dottissimo  mg.^  Gaetano  Marini  zio 
del  prelato,  e  prefetto  anch'esso  degli  ar- 
chivi Vaticani,  per  non  confonderei  lo- 
ro rilevanti  servigi  resi  alla  s.  Sede,  qui 
noterò  che  mori  a'  1 7  maggio  1 8 1 5.  Ad 
Heidelberga  narrai  della  cessione  esegui- 
ta da  mg.*"  Marino  Marini  per  comando 
pontificio, d'una  parte  de'codici  mss.  già 
di  quella  biblioteca,edi  quanto  vi  aggiun- 
se Pio  VJI,  per  le  istanze  del  granduca 
di  Baden  e  del  senato  accademico  di  det- 
ta città.  Finalmente  rimase  a  Parigi  quel 
prezioso  museo  Borghesiano,  di  cui  già 
feci  cenno,  non  restituito  perchè  acqui- 
stato per  contratto  di  compra  e  vendita. 
Nel  1816  Pio  VII  rallegrò  Roma  colla 


R  O  M 
promozione  di  3i  cardinali,  de'quali  ne 
pubblicò  21,  e  dovette  con  pena  soppor- 
tare l'appannaggio  assegnato  al  principe 
Eugenio  con  beni  ecclesiastici,  che  essen- 
do di  natura  loro  inalienabili,  si  conciliò 
la  sua  ripugnanza  con  un'  enfiteusi,  nel 
modo  narrato  alla  biografia.  A'6  luglio 
il  Papa  pubblicò  il  celebre  moto-proprio 
sull'organizzazione  dell'amministrazione 
pubblica, e  classificazione  AeWtDelegazio- 
ni  apostoliche  e  riparlo  territoriale,  insie- 
me a  quello  del  distretto  di  Roma, luoghi 
suburbani  e  luoghi  baronali  (pe'quali  e- 
mano  disposizioni  perlelororinunzie),coi 
governi  di  Tivoli  eSubiaco.  In  esso  si  con- 
fermò la  giurisdizione  civile  del  tribuna- 
le di  Campidoglio,  nella  forma  e  limili 
antichi, tanto  ini.'*  istanza,  che  in  appel- 
lazione. Inoltre  Pio  VII  nel  18 17  a' 22 
novembre  pubblicò  il  moto- proprio  sul 
nuovo  codice  di  procedura  civile,  in  cui 
coI§8i5  e  seg.  fu  stabilito  quanto  riguar- 
da il  tribunale  senatorio  di  Campidoglio, 
la  giurisdizione  del  quale  restò  conserva- 
ta come  in  passato  per  le  cause  laicali,  cioè 
fra'ciltadini  e  abitanti  diRoma,e  fra'meri 
laici. Col  §931  e  seg.  fu  provveduto  al  tri- 
bunale dell'agricoltura  ;  col  §  939e  seg.  al 
giudice de'mercenari,  in  i."  istanza  sulle 
cause  di  RomaesuaComarca,  riguardan- 
ti le  mercedi  campestri,  del  quale,  come 
del  tribunale  del  senatore  ede'conserva- 
tori  di  Roma,  tratto  a  Senato  romano.  Il 
senatore  Patrizi  morì  agli  8  gennaio  1818, 
supplendoci  conservatori Masio  Dandi- 
nif  Gaspare  Cavalletti ,  Antonio  Negro- 
«i.  Pio  VII  a'i5  maggio  con  breve  elesse 
senatore  il  principe  d.  Tommaso  Corsini 
romano,  che  prese  privato  possesso  e  pre- 
stò il  giuramento  in  mano  de'conserva- 
tori  a'20,  e  celebrò  con  pompa  straordi- 
naria il  possesso  pubblico ,  che  descrissi 
nel  voi.  X,  p.  3  1 4  e  seg.  Dipoi  con  bigliet- 
to di  segreteria  di  stalo,  de'6  marzo  1819 
si  partecipò  al  magistrato  romano  la  ri  • 
nunzia  del  Corsini  e  la  nomina  del  nuo- 
vo senatore  in  persona  del  principe  d.  Pa- 
Ulzzo  Altieri  romaao;  che  prese  pos^e^so 


ROM 

privato  e  prestò  giuramento  agli  1 1 .  Del- 
la festa  fatta  in  Campidoglio  e  di  altre  per 
l'imperatore  Francesco  l,e  altri  sovrani 
venuti  in  Roma,  come  del  loro  soggiorno, 
si  veda  Pio  ^//.L'imperatore  decorò  il 
senatore  della  gran  croce  di  s.  Stefano , 
come  il  cardinal  decano.  La  setta  de'C^r- 
bonari  recò  qualche  disturbo  allo  sta- 
to, con  tentativi  rivoluzionari  nelle  Mar- 
che, per  cui  Pio  VII  reprimendoli,  anche 
li  condannò.  Scoppiata  per  opera  de'me- 
desimi  e  de'liberali  la  rivoluzione  a  Na- 
poli, i  rivoltosi  occuparono  Pontecorvo 
eBenevento,e  allarmarono  lo  stato  pon- 
tificio con  maneggi  e  proclami ,  sempre 
coll'idea  della  sollevazione  generale  d'I- 
talia. Gli  austriaci  compressero  la  rivo- 
luzione del  regno  di  Napoli,  la  qualeavea 
dato  apprensioni  anche  a  Roma ,  ove  si 
temè  qualche  scorreria  de'napoletani  e  vi 
fu  un  falso  allarme  la  notte  seguente  al 
i3  febbraio  1 821;  ne  fecero  nondimeno 
nella  provincia  d'Ascoli,  e  si  avanzarono 
sino  a  Ripalransone.  Pio  VII  spirò  tran- 
quillamente a' 20  agosto  182 3,  beneme- 
rito di  Roma  e  della  Chiesa  universa- 
le ;  la  sua  memoria  rimase  in  venera- 
zione. Il  zelante  Leone  XII  della  Genga 
gli  successe  a'28  settembre,  mentre  era  vi- 
cario di  Roma,  amante  degli  antichi  si- 
stemi civili,  ed  avverso  alle  novità.  Co- 
raggiosamente volle  celebrare  nel  1825 
il  10!^ Anno  *fl«to,e  riuscì  edificante, in- 
cominciando la  Visita  apostolica  di  tut- 
te le  chiese  e  luoghi  pii  di  Roma.  Portò 
la  sua  attiva  vigilanza  e  riforma  sopra o- 
gni  ramo  amministrativo,  governativo  e 
giudiziario;  procurò  di  diminuire  il  vaga- 
bondaggio del  vero  o  finto  Posero.  Re- 
stituì alla  nobiltà  quella  distinzione  di  cui 
gode  in  tutti  gli  stati  civilizzati  ,  dichia- 
rando che  la  nobiltà  precipuamente  in- 
fluisce al  decoro  del  principato;  conces- 
se facoltà  d'istituire  fedecommessi  e  pri- 
mogeniture in  perpetuo,  e  per  qualunque 
piccola  quantità  di  beni  stabili;  ma  pre- 
scrisse che  le  femmine  congrua  mente  do- 
lale, fossero  escluse  dalle  successioni  de- 


R  0  M  69 

gli  ascendenti  e  de'discendenti.  LeoneXI  I 
nella  prediletta  idea  d'innalzare  il  piìi  pos- 
sibile la  nobiltà,  suggerì  a  vari  patrizi  ro- 
mani di  chiedergli  il  ristabilimento  del- 
le giurisdizioni  baronali, solendodire:  non 
esservi  altro  mezzo  per  ristabilire  il  lustro 
della  nobiltà  romana.  Avrebbe  anche  au- 
mentato le  antiche  prerogative  baronali, 
e  data  facoltà  di  armare  ne'feudi  truppa 
particolare,  ed  occorrendo  la  guardia  na- 
zionale colle  divise  di  famiglia,  ed  a  spe- 
se del  pubblico  erario.  Aderirono  alle  pro- 
posizioni,  Bolognetti -Cenci,  Boncompa- 
gni.  Colonna  di  Sciarra ,  e  Massimo.  Si 
mostrarono  contrari  Altieri  ,  Barberini, 
Borghese,  Chigi,  Colon  na di  Paliano,Do- 
ria-Pamphilj,  e  Rospigliosi,  riflettendo 
che  l'istituzione  non  eraanaloga  allospi- 
rito  del  secolo.  Il  Papa  slesso  poi  si  pentì 
di  aver  mostrato  su  questo  delicato  argo- 
mento troppa  condiscendenza ,  sebbene 
non  ebbe  alcuno  effetto.  Stabifi  meglio  il 
metodo  degli  studi,  del  pubblico  insegna- 
mento; fece  una  nuova  circoscrizione  delle 
parrocchie  di  Roma;  rigorosamente  inveì 
contro  il  mal  costume. Pubblicò  un  moto- 
proprio,  sulla  riforma  dell'  amministra- 
zione pubblica,  e  della  processura  civile; 
decretò  la  riedificazione  della  Chiesa  di 
s.Paolofuorì  le  mura,comeVan{\ca;nìen- 
tre  degli  altri  suoi  abbellimenti  di  Roma 
ne  discorro  alla  biografia  e  altrove.  Punì 
i  settari  carbonari  e  liberali,  che  in  Ro- 
ma e  Romagna  commisero  delitti,  invian- 
do perciò  in  Ravenna'\\  cardinal  Rii^arola. 
Quanto  ai  Carbonari  avendone  parlato 
al  loro  articolo,  chi  sono  i  Liberali  e  il 
Liberalismo,  chiaramente  Io  definisce  la 
Civiltà  cattolica  nel  t.  x(,p.2  7  7  :  Proposta 
intorno  all'uso  delle  voci  Liberale  e  Libe- 
ralismo. Associandosi  alla  significazione 
datane  àaW Armonia  cfif/to/ic^,  conchiu- 
de che  debbonsi  tali  voci  abbandonare  e 
soslituirequelle di libertinie  libertinismo , 
per  parlare  più  italiano  e  più  vero.  Colla 
sua  mirabile  costanza  Leone  XII  riuscì  ad 
estirpare  il  desolante  brigantaggio.  Volen- 
do ribassare  i  dazi  di  circa  un  milione  di 


70  ROM 

scudi,  ne  tolse  e  diminuì  diversi,  e  levò  un 
quarto  alla  tassa  fondiaria;  da  ciò  ebbeo- 
ligine  l'annuo  deficit  nelTerario  pubbli- 
co, non  essendosi  eseguite  le  utile  riforme 
thea veo  prescritto,  al  gigantesco  impian- 
to fatto  nel  precedente  pontificato,  spro- 
porzionato allo  slato  e  alle  circostanze, 
onde  procurò  di  restringere  il  numero  de- 
gì'  impiegati.  Nel  fare  un  nuovo  riparto 
territoriale,  a  vantaggio  de'popoli  vicini 
a  Roma  istituì  la  presidenza  della  Coniar- 
cadi  Roma.  Diede  Leone XII  incoraggi - 
menti  per  le  manifatture  indigene,  ecci- 
tando a  non  servirsi  delle  straniere,  per 
la  prosperità  dell'industria  nazionale. Sta- 
bilì il  Collegio  de  Nobìlìy  e  lvas£en  WSe^' 
minar  io  romano  oye  si  trova.  Leone  XII 
inoria'io febbraio  1829.  Disse  di  lui  l'an- 
nalista Coppi:  «  Nelle  cose  dello  stalo  in- 
corse la  sorte  clie  sogliono  averci  rifor- 
matori, i  quali  agiscono  contro  lo  spirito 
del  secolo.  Cessarono  nel  suo  regno  leac- 
clamazioni  colle  quali  il  popolo  romano 
soleva  spesso  accogliere  il  Papa,  e  dopo  la 
morte  fu  straordinaria  la  quantità  di  satire 
contro  di  lui  scagliate".  La  prese  colle  set- 
te, volle  combattere  gli  enormi  abusi  ed  i 
molti  vizi  :  ecco  spiegato  tutto.  Gli  si  rese 
però  giuslizia,ma  troppo  tardi:il  suo  nome 
peroèsìmbolo  dell'eneigia,  della  fermez- 
za, delia  giustizia.  In  sede  vacante  i  car- 
bonari suscitarono  turbolenze;  in  Cesena 
fu  piantato  un  albero  della  libertà.  A'3 1 
marzo  1829  fu  eletto  il  prudente,  distin- 
to teologo  e  canonista.  Pio  FUI  Casti- 
glioni.  Dichiarò  di  volere  come  il  prede- 
cessore proleggere  le  manifatture  nazio- 
nali; assegnò  un  fondo  per  incoraggire  gli 
studenti  delle  belle  arti, e  fece  disposizio- 
ni benefiche  per  la  pastorizia  e  per  le  pian- 
tagioni degli  olivi.  Avendo  Innocenzo  XI 
assegnato  a\V  Ospedale  del  ss.  Salvatore 
presso s.  Giovanni  in  Laterano,  i  proven- 
ir ed  emolumenti  che  rilraevansi  dalle 
carceri  di  Campidoglio,  Pio  Vili  l'esone- 
rò dall' an)mìnislrazione  economica,  per 
que'motivi  detti  a  tale  articolo.  Collasua 
enciclica  giltò  il  grido  d'allarme,  pei  ma- 


ROM 

li  da  cui  era  minacciata  la  società,  mas- 
sime dallo  spirito  progrediente  di  novità, 
come  dalle  società  segrete;  ed  i  carbonari 
suscitarono  nuove  turbolenze  nelle  lega- 
zioni, fatti  audaci  dalla  dolcezza  del  go- 
verno  (al  dire  di  qualche  storico  contem- 
poraneo), che  nulla  facendo  incontrò  fa- 
vore, dopo  le  tante  precedenti  innovazio- 
ni. Nondimeno  si  può  vedere  la  biografia 
di  Pio  Vili  per  quanto  operò,  come  Pa- 
pa e  come  sovrano.  La  sua  breve  epoca 
fu  segnalala  da  alcuni  avvenimenti  :  l'e- 
mancipazione de' cattolici  armeni  di  Co- 
stantinopoli, la  conquista  d' Algeri  fatta 
dalla  Francia,  e  la  rivoluzione  di  Pari- 
gi che  scosse  l'Europa  e  produsse  movi- 
menti popolari  nel  Belgio,  in  Germania, 
in  Polonia  :  in  Italia  ridestò  le  antiche  i- 
dee  di  libertà  e  di  unione  nazionale,  tut- 
ti confidando  nel  principio  del  noti  inter- 
vento  proclamato  da  Francia.  Afflitto  Pio 
\III  dagli  sforzi  che  facevano  i  settari,  per 
una  nuova  terribile  rivoluzione  vicina  ad 
iscoppiare,  morì  a'  3o  novembre  i83o, 
onde  i  nemici  dell'altare  e  del  trono  con- 
cepirono colpevoli  speranze.  Nella  sede 
vacante  furono  fatti  diversi  tentativi  di 
commozioni  rivoluzionarie  inRoma  e  nel  • 
le  Provincie,  e  nella  prima  si  sventò  quel- 
la congiura,  di  cui  parlai  a  Pio  Vili. 

A'2  febbraio  1 83 1  venne  creato  Papa 
Gregorio  XVI,  dottissimo  e  d'animo  im- 
perturbabile, il  quale  portò  sul  trono  l'af- 
fabilità e  cortesia  della  vita  privata  ,  le 
grandi  benemerenze  che  già  avea  colla  s. 
Sede,  e  precipuamente  quelt innocenza  e 
gravità  di  C05/«wz/,  altamente  encomiata 
dal  sagace  Leone  XII  con  l'  allocuzione 
detta  in  pieno  concistoro  e  a  tutto  il  mon- 
do, allorché  Io  innalzò  al  cardinalato,  con 
quelle  citate  e  altre  splendide  parole,  che 
riportai  nel  voi.  XXXVIII,  p.  69  (e  l'ab. 
Bellomonel  voi.  2,p.  216,  oltre  iln.°23 
del  Diario  di  Roma  1826).  Colie  stesse 
LeoneXII  quasi  lo  designò  a  modello, on- 
de i  prelati  e  gli  altri  potessero  meritare 
da  lui  le  promozioni  ecclesiastiche.  Sic- 
come la  morte  di  Pio  Vili  parve  ad  al- 


ROM 
cunl  faziosi  un'  occasione  assai  propizia 
per  suscitare  turbolenze  nello  stato  eccle- 
siastico, oltre  l'accennata  trama  diesi  po- 
tè sventare  e  narrala  meglio  dall'anna- 
Jisla  Coppi,  aunoi83o,n.°  28,  coi  nomi 
storici  di  chi  la  fece,  altrove  si  operò  mol- 
to a  tale  scopo.  In  Modena  Ciro  Menot- 
ti si  pose  alla  testa  del  movimento  italia- 
no, ma  prevenuto  a'3  febbraio  dal  duca 
di  Modena,  fu  arrestato  con  altri  congiu- 
rali, indi  scoppiò  la  rivoluzione  in  quella 
capitale  e  ducato.  Dopo  di  che  a'4  si  sol- 
levò Bologna,  non  repressa  per  debolez- 
za del  governo,  cheignorava  laseguitae- 
lezione  del  nuovo  Papa;  indi  col  progres- 
soche  a  vea  fatto  Io  spirito  del  secolo,pro- 
penso  da  molti  anni  alla  libertà,  rapida- 
mente l'insurrezione  si  diffuse  e  propagò 
con  imponenza,  per  gran  parte  dello  sta- 
to pontificio.  Giunse  sino  a  /?ie//,  che  as- 
saltata dal  ribelle  Sercognani  con  1000 
uomini  e  due  cannoni,  dopo  lungo  com- 
battimento  fu  respintodal  tenue  presidio 
ben  diretto  dal  comandante,  e  dal  popo- 
lo eccitalo  sino  all'entusiasmo  dal  zelan- 
te e  attivo  pastore  ch'esortò  tutti  alla  fe- 
deltà. Ne' principali  luoghi  ove  si  estese 
la  ribellione  ne  parlai:  di  nuovo  fu  tra- 
mato anche  in  Roma  a'5  febbraio  senza 
effJstto;  ma  incoraggili  i  faziosi  dalle  noti- 
zie di  Bologna,  giunte  a  Roma  il  7,  indi 
a' 9  si  radunarono  sul  Gianicolo  e  deli- 
berarono di  eseguire  le  loro  operazioni 
nel  dì  seguente,  con  sorprendere  Castel 
s.  Angelo  e  suscitare  tumulto  pel  Corso. 
Il  governo  raddoppiò  la  sua  vigilanza  sul 
Castello,  ed  i  congiurali  nonardironoef- 
feltuare  il  disposto.  Modificarono  il  dise- 
gno pel  12  febbraio,  in  cui  si  proposero 
innalzarla  bandiera  italiana  sul  Campi- 
doglio, dove  poscia  si  sarebbe  ristabilito 
il  senato  antico.In  vece  il  governo  in  tal 
giorno  fece  sospendere  il  Carnevale,  e 
sconcertò  i  piani  de*  congiurati ,  i  quali 
determinarono  di  tentare  un  azzardoso 
colpo  dopo  il  tramonto  del  sole  in  Piazza 
Colonna,  col  disarmo  della  gr^n  guardia. 
Fu  principialo  il  tumulto  con  esplosioni 


ROM  71 

di  pistola  contro  una  pattuglia  ecul  mot- 
to stabilito:  Luigi  Filippo^  nuovo  re  co- 
stituzionale de'  francesi.  La  pattuglia  e 
gli  altri  soldati  della  granguardia  rispo- 
sero colle  schioppettate,  ne  ferirono  e  ar- 
restarono diversi,  e  dispersero  i  restanti. 
Questo  tentativo  di  rivoluzione  in  Roma, 
indusse  il  governo  a  prendere  energici 
provvedimenti, a  muovere  il  basso  popo- 
lo a  difendere  il  sovrano  Pontefice  contro 
i  fautori  delle  cose  nuove,  aumentando 
gli  arrolamenti  della  Civica  :  questa  re- 
se importanti  servigi  al  modo  che  la  ce- 
lebrai in  quell'articolo,  nel  narrare  questi 
politici  avvenimenti,efece  esemplarmen- 
le  a  gara  per  mantenere  l'ordine  e  guarda- 
re il  Papa  nel  palazzoQuirinale.  Ne  fecero 
parte  molti  signori,  e  persone  probe  e  be- 
nestanti, essendo  comandante  generale  il 
senatore  Altieri.  Alcune  comitive  di  mon- 
tìciani  e  trasteverini  insorsero  più  pro- 
nunciali alla  difesa  del  trono.  Non  è  que- 
sto il  luogo  dì  riportare  tutti  quanti  i  det- 
tagli di  quella  triste  epoca,  chesiponno 
leggere  negli  storici  veridici  e  non  guidati 
dallo  spirilo  di  parte:  appartiene  ai  pri- 
mi il  eh.  annalista  Coppi,  ed  il  giornale 
filosofico  politico  istorico:  La  voce  della 
Ragione  ini 5  tomi.  Solo  dirò, che  colla 
fermezza  e  meravigliosa  applicazione  del- 
l'infalicabile  zelo  di  Gregorio  XVI,  e  l'o- 
perosità e  robusta  mente  del  celebre  e 
benemerito  cardinal  Bernetti  suo  prò  se- 
gretario di  stato  ,  colla  molteplicità  dei 
provvedimenti  e  beneficenze  elargite,  e 
principalmente  con  l'intervento  energico 
degli  austriaci  nelle  legazioni,  la  rivolu- 
zione in  lutto  lo  stato  ecclesiastico  fu  pron- 
tamente repressa  ed  intieramente  con- 
quisa, contribuendovi  eziandio  i  sudditi 
fedeli  attaccati  al  paterno  governo  pon- 
tificio e  all'ordine  pubblico.  Il  Papa  si  die 
a  tutt'  uomo  a  migliorare  tutta  quanta 
la  cosa  pubblica,  come  a  modificare  e  di- 
minuire i  dazi,  ad  accrescere  la  M/7/z/^, 
ad  intraprendere  grandiosi  lavori  come 
a  7tVo//,airordinamento  delle  proviocie, 
ad  istituire  camere  di  commercio,  a  pub- 


72  ROM 

blicare  il  regolamento  per  rordlnamen- 
to  giudiziario,  di  procedura  civile  e  cri- 
minale, e  peli."  ci  die  un  codice  di  nor- 
ma. Confermò  e  riordinò  il  tribunale  del 
senatore  di  Roma  ,  riconosciuto  capo  e 
presidente  del  medesimo,  con  nuovo  im- 
pianto che  si  legge  nel  voi.  5,  p.  i4, 
95,  164,  377  della  Raccolta  delle  leggi 
e  disposizioni  di  pubblica  amministra- 
zione di  tutto  il  pontificato  di  Gregorio 
XVI  principalmente;  il  resto  si  può  ve- 
dere negl'  indici  alfabetici  semi  analitici 
delle  materie  contenutein  tale  collezione. 
Si  compose  il  tribunale, oltre  del  senato- 
re, de'  due  togati  collaterali ,  del  togato 
uditore  del  senatore;  vi  fu  addetto  il  giu- 
dice de'mercedari,  per  Roma  e  l'Agro  ro- 
mano, concernente  le  mercedi  campestri. 
La  congregazione  criminale  del  Campido- 
glio venne  composta  del  senatore,  de'due 
collaterali,  del  luogotenente  criminale. 
Essendo  poi  insorto  il  dubbio,  se  la  giuris- 
dizione attribuita  al  tribunale  senatorio, 
si  estenda  alla  città  e  territorio  d'Ostia, 
il  Papa  dichiarò  negativamente.  Nella 
stessa  collezione  di  leggi  e  disposizioni  vi 
sono  quelle  riguardanti  la  Camera  Capi- 
tolina, ed  i  regolamenti  relativi  al  tribu- 
nale, all'amministrazione,  ed  agl'impie- 
gati della  medesima  eccellentissima  ca- 
mera ,  sanzionati  dal  Papa  e  pubblicati 
dai  conservatori  di  Roma,  marchese  Gu- 
glielmo Longhi ,  Clemente  Lavai  della 
Fargna^  marchese  Nicola  Sagripante,  i 
quali  li  aveano  compilati.  Questi  regola- 
menti riguardano  l'avvocalo  fiscale  del 
Campidoglio;  il  procuratore  ad  causas 
del  magistrato  romano;  il  professore  o  u- 
ditore  criminale  del  tribunale  criminale 
del  magistrato  romano  pe'4  feudi  baro- 
nali del  senato  e  popolo  romano,  sotto  il 
governo  de'conservatori  stessi,  cioè  di  Ma- 
gliano  (di  cui  a  Sabina),  di  Cori  (di  cui  a 
Y£LLETRi),diBarbaranoeVitorchiano(dei 
quali  a  Viterbo),  del  quale  tribunale  n'e- 
ra presidente  ili.°  conservatore;  del  so- 
itituto  fiscale;  del  procuratore  de'  poveri 
carcerali  di  Campidoglio ,  per  la  difesa 


R  O  M 

delle  persone  povere  inquisite  innanzi  al 
tribunale  del  magistrato  romano,  per  le 
cause  provenienti  dai  feudi;  del  l'archivi - 
sia  e  cancelliere;  del  segretario  del  sena- 
to e  popolo  romano,  succeduto  ai  due  of- 
fici dello  scrittore  e  del  pro-scriba  del 
popoloromano; della  computisteria,  esat- 
tore, maestro  di  casa,  architetto,  maestro 
di  camera,  cappellano,  chierico  della  cap- 
pella, medico  e  chirurgo,  commissaiio  del- 
le anticliilà,  cOstode  della  protomoteca, 
decano  de'fedeli  e  fedeli  di  Campidoglio, 
trombetti,  edallri  impiegati  e  addetti  al- 
la Camera  Capitolina.  Gregorio  XVI  con- 
cesse nuovamenteal  senato  romano  la  cu- 
ra, custodia  e  amministrazione  del  31u- 
seo  Capitolino j  eó  alla  magistratura  ac- 
cordò il  privilegio  di  nominarne  il  presi- 
dente antiquario.  Per  gratitudine  i  roma- 
ni fecero  un'illuminazio«ie;la  magistratu- 
ra fece  coniare  una  Medaglia  monumen- 
tale col  suo  nome,  quello  de'conservatori 
e  del  priore  de'caporioni,  lo  stemma  del 
senato  e  analoga  epigrafe;  di  più  nel  cor- 
tile del  museo  gli  eresse  marmoiea  iscri- 
zione col  suo  busto  in  marmo,  di  cui  si 
fece  solenne  inaugurazione,  e  coH'epigra- 
fe  :  Indnlgentissinio  Principi.  Nella  com- 
pendiosa e  indicativa  biografia  di  Gre- 
gorio ^/^/accennai  le  cose  principali  del- 
le tante  da  lui  operate  come  Papa  e  co- 
mesovrano,  meglio  trattandone  ai  rispet- 
tivi luoghi,  anche  pei  molti  abbellimenti 
di  Roma, in  cui  lasciò  i  3  3Iusei  ElruscOy 
Egizio, LateranensCj  e  prosegui  in  modo 
la  risorgente  basilica  Ostiense,  che  potè 
consagrarne  la  sontuosissima  nave  traver- 
sa; avendo  altresì  curato  il  ristoramento 
e  conservazione  di  a)olti  monnmenti  an- 
tichi. Nel  1834  essendo  morto  il  senato- 
re Altieri  a'9  gennaio,  indi  a'i4  con  bi- 
glietto del  cardinal  segretario  per  gli  af 
fari  di  stato  interni,  Gregorio  XVI  fe- 
ce partecipare  al  magistrato  romano, die 
avea  eletto  senatore  il  principe  d.  Do- 
menico Orsini^  al  quale  ordinò  nel  me- 
desimo giorno  la  spedizione  del  breve  ; 
quindi  il  senatore  prese  privalo  possesso 


ROM 
e  prestò  il  solilo  giuramento  a'20.  Inol- 
tre il  Papa  lo  dichiarò  comandante  ge- 
nerale della  guardia  civica,  e  decretò  che 
d'allora  in  poi  il  senatore  non  potesse  più 
esercitare  l'officio  di  Principe  assistente 
al  soglio^  volendo  che  esclusivamentelo 
godessero  i  capi  dellefanìiglie  Colonna  e 
Orsini;  laonde  il  senatore  nella  Cappel- 
la pontificia  doveva  tornare  a  sedere  sul 
I."  gradino  del  trono  nella  parte  destra. 
Dopo  il  senatore  Rezzonico  ,  i  successori 
nveano  esercitato  l'offizio  di  principe  as- 
sistente al  soglio.  A  Carceri  DI  Roma,  nel 
descrivere  quelle  degli  antichi  romani,  le 
posteriori  e  quelle  di  Campidoglio,  dissi 
come  le  migliorò  Gregorio  XVI  a  istan- 
za del  senatore  Orsini,  derivandone  il  di- 
scoprimento di  parte  dell'antico  Tabula- 
rio.  Successivamente  Gregorio  XVI  per- 
mise le  istituzioni  in  Roma  della  banca 
romana,  della  cassa  di  risparmio,  della  so- 
cietà di  assicurazioni,  e  le  scuole  notturne; 
introdusse  stabilmente  le  barche  a  vapo- 
re. Fece  pure  stabilire  in  Roma  la  resi- 
denza del  convento  e  luogotenente  del  be- 
nemerito ordine  Gerosolimitano,  che'ge- 
iierosamente  beneficò;  ripristinò  il  i.°  e 
più  antico  collegio  de'prelati  della  s.  Se- 
de, i  Pro tonotari  apostolici  ^?iv\.tó^diì\\\\ 
pi  otesse  le  scienze  e  le  arti,  ed  i  suoi  cul- 
tori_,  in  più  guise;  accorse  con  amore  di 
padre  a  tutte  le  calamità  che  afflissero  lo 
stato  pontificio  e  Roma,  sia  pe'  terremo- 
ti, sia  per  le  alluvioni ,  sia  per  la  terri- 
l)ile  Pestilenza  del  cholera.  A  vantaggio 
pubblico  intraprese  i  viaggi  di  s.  Felice, 
di  Loreto  e  della  Porziuncola,  di  Civita 
Treccina,  di  Terracina,  lasciando  in  Ro- 
ma al  governo  della  città  e  dello  stato  il 
degnissimo  segretario  di  stato  cardinal 
Luigi  Lambruschini,  ora  vescovo  di  Por- 
to, il  quale  cooperò  alla  gloria  del  suo  pon- 
tificato. Ricuperò  i  beni  dell'Appannag- 
gio ,  e  fu  visitato  in  Roma  da  parecchi 
sovrani  0  inchinato  per  parte  loro  :  solo 
qui  nominerò  i  due  ambasciatori  ottoma- 
ni, e  Nicolò  I  imperatore  di  tutte  le  Rus' 
*/>,uelqual  articolo  dico  degli  altri  gron 


KOM  73 

principi  della  famiglia  imperiale,  ricevu- 
ti cortesemente  dal  Papa.  Della  dimora 
in  Roma  della  regina  di  Sardegna,  e  di 
sua  divozione  verso  Gregorio  XVI,  par- 
lai nel  voi.  XXVI,  p.i66,  XLI,  p.i46: 
come  il  Papa  fu  benigno  col  re  d.  Michele 
I,  lo  narrai  a  Portogallo.  Ad  istanza  dei 
conservatori  di  Roma,  e  con  quella  dis- 
posizione che  si  legge  nel  t.  2,  p.  1 78  del- 
la Collectio  leguni  de  recta  studioritm , 
nel  1 842  decretò  :  che  nella  Protomoteca 
Capitolina  (di  cui  nel  voi.  XLVII,  p.  82 
e  86)  non  si  possa  più  erigere  busto  o  er- 
ma ad  italiani  illustri,  di  singolare  cele- 
brità negli  studi  delle  scienze,  lettere  e  ar- 
ti, se  non  trascorsi  4o  anni  dalla  loro  mor- 
te; onde  si  possa  più  imparzialmente  for- 
mare il  giudizio  se  ne  sieno  meritevoli;  e 
di  questi  da'  conservatori  sene  faccia  rap- 
porto alla  s.  congregazione  degli  studi,  la 
quale  ne  consulterà  il  sovrano  pontificio 
oracolo.  Avendo  trovato  l'erario  esausto  e 
in  deficit,  questo  aumentò  pegl'inìmensi 
dispendi  che  dovette  affrontare  per  quel 
complesso  di  affliggenti  circostanze  che 
toccai  nel  vol.LlI,  p.  234,  e  principalmen- 
te per  tenere  in  freno  la  rivoluzione  che 
sempre  tramò  di  rinnovarsi;  ad  onta  che 
indefessamente  e  con  tutta  alacrità  curas- 
se il  miglioramento  della  pubblica  econo- 
mia, senza  aggravare  d'imposizioni  i  sud- 
diti,anzi  facendo  fiorire  il  commercio,  con 
abbondanza  di  derrate  e  di  numerario. 
A  Promozioni  pontificie  corressi  1'  erro- 
re tipografico  di  calcolo  numerico  de'car- 
dinali  da  lui  creali  (aggiungendovi  il  no- 
vero de'cardinali  creali  dopo),  laonde  di- 
chiarai che  ne  creò  ottanta,  de'quali  ne 
pubblicò  seltanfacinque  (i  superstiti,  in- 
clusi vamente  al  Papa  che  regna,  gli  stan- 
no erigendo  un  magnifico  monumento 
nella  basilica  Vaticana,  ed  il  viceré  d'E- 
gitto vi  ha  contribuito  con  massi  d'ala- 
bastro). Gregorio  XVI  rese  la  sua  bell'a- 
nima a  Dio  ili."gÌLignoi846,  e  fu  pianto 
da  tutta  Roma,  che  in  folla  non  mai  ve- 
duta ne'precedenli  simili  funebri  a  weni- 
meati,  accorse  mesta  alla  basilica  Valica- 


74  ROM 

Ila  a  U'iljuluigli  l'omaggio  di  sua  veue- 
lazione,  ne*giorni  de'funerali  novendia- 
li. Questa  è  storia  e  mi  appello  a  lutti  i 
romani,  ed  a  quelli  che  ailorasi  trovava- 
no in  Roma.  In  un  baleno  mi  si  richiese- 
ro da  ogni  parte  sue  memorie.  Il  princi- 
pe di  Melteinich,  dali.°  pronipote  del- 
l'illustre defunto,  mi  fece  domandare  per 
divozione  una  scarpa!  Gli  mandai  una  di 
quelleche  il  Ponleliceavea  indossatone! 
duplicee  memorabile  abboccamento  del 
magnanimo  imperatore  di  tutte  le  Rus- 
sie. Ne  le  cose  potevano  procedere  diver- 
samente, considerato  GregorioXVI  come 
capo  augusto  della  Chiesa,  e  come  mae- 
stoso sovrano  diRomana  e  suo  stalo.Quel- 
le  esemplari  virtù  domestiche  che  portò 
sul  trono,  di  vita  frugale  e  temperante,  in 
uno  al  candore  de'suoi  immacolati  costu- 
mi,brillarono  tanto  nelle  sue  private  sta  n.» 
ze,che  ci  lasciarono  tutti  pieni  di  riverente 
edificazione,  e  niuno  pili  di  me  può  affer- 
marlo, e  spero  di  poterlo  un  giorno  detta- 
gliatamente narrare,  a  vergogna  e  confu- 
sione delle  calunnie  degli  empi,  che  tenta- 
rono con  false  imputazioni  e  sarcasmi  di 
adombrare  la  sua  giusta  gloria,  che  però 
il  tempo  fece  rispleudere  di  luce  più  viva 
e  vendicò.  Nello  zelo  ecclesiastico  ,  nella 
propagazione  della  fede,  nel  sostenere  con 
petto  sacerdotale  le  trionHmti  lotte  con- 
tro i  potenti  del  secolo,  la  gloria  di  Dio,  i 
diri  Iti  dellaChiesa  universale  edella  s.  Se- 
de;  nella  profonda  pietà,  nella  prudenza 
e  circospezione,  nella  giustizia  imparzia- 
le senz'affatto  rispetti  umani,  nella  costan- 
za d'impavido  animo  nelle  cose  avverse, 
nel  lottare  co'suoi  nemici  ch'erano  quelli 
dell'altareedel  trono  (per  cui  divenne  il 
bersaglio  delle  più  obbrobriose  calunnie, 
come  delle  ireedel  furore  de'tristi  edel- 
le  sette,  che  vomitarono  il  veleno  del  lo- 
ro odio  contro  la  religione  e  il  papato, 
nella  persona  di  lui  come  fortissimo  so- 
stenitore dell'iuia  e  dell'altro,  e  barriera 
insuperabile  alle  rivoluzioni),  Gregorio 
XVI  a  niuno  de'suoi  gloriosi  predecesso- 
ri fu  secondo;  riuoi  molle  delle  virtù  di 


ROM 

s.  Gregorio  VII  e  di  s.  Pio  V,  come  lui 
già  religiosi:  dopo  Benedetto  XIV  fu  il 
Papa  più  dotto.  La  Chiesa  ha  registrato 
i  fasti  ecclesiastici  di  GregorioXVI  a  ca- 
ratteri d*oro,come  dichiarò  il  venerando 
successore,  e  notai  nel  voi.  LUI,  p.  rgo. 
Il  regnante  Pio  IX  di  Sinigaglia  ,  fu 
esaltato  al  maggiore de'lroni  ili 6  giugno 
1846.  Avendo  in  tale  articolo  con  diffu- 
sione da  dello  giorno  sino  a'28  dicembre 
i85r  registrato  cronologicamente  per  an- 
ni e  mesi  le  principali  cose  dal  Papa  fat- 
te e  avvenute  nel  suo  pontificato  e  regno, 
oltre  il  riparlarne  agli  articoli  relativi  (ed 
a  PROMozioari  completai  il  novero  delle 
cardinalizie),  qui  mi  limiterò  a  ricordare 
il  più  rimarchevolee  riguardante  Roma, 
senza  ripetere  gli  abbellimenti  operativi 
e  le  benemerenze  che  si  è  acquistalo  il 
Pontefice  con  diversi  de'suoi  stabilimen- 
ti anche  agrarii  ;  perciò  che  spella  agli 
ebrei ,  lo  dissi  superiormente.  Roma  ri- 
vide nel  suo  solenne  Possesso  la  maesto- 
sa e  magnifica  cavalcata,  che  accresce  de- 
coro a  sì  bella  funzione.  Neli.°  gennaio 
1847 concentrò  e  riunì  nel  tribunaledel 
governo,  quello  criminale  di  Campido- 
glio, onde  esonerò  l'arciconfralernila  del- 
la ss.  Annunziata  di  supplire  alle  spese 
dell'officio  criminale  capitolino.  A'5  lu- 
glio  1847  ^''costituì  e  ampliò  la  guardia 
civica.  Neli.°  ottobre  emanò  il  moto-pro- 
prio. Quando  la  provvidenza  divina  ySaì- 
la  orginizzazione  del  consiglio  e  senato 
di  Roma  e  sue  attribuzioni,  col  quale  re- 
stituì lo  splendore  antico  alla  rappresen- 
tanza comunale  della  medesima,  dando- 
le un  consìglio  che  deliberi ,  una  magi- 
stratura che  eseguisca  il  deliberato  in  quei 
rami  di  amministrazione  municipale  che 
potevano  convenirle,  ed  una  rendita  pro- 
porzionala ai  pesi  che  avrebbe  da  soste- 
nere. Dal  regolamento  perciò  ordinato 
estrarrò  il  più  intrinseco,  dovendo  poi  ri- 
portare altre  sovrane  disposizioni,  in  cui 
ebbe  luogo  qualche   modificazione,  per 
cui  tralascio  quelle  disposizioni  alle  qua- 
li fu  derogalo  iutieraraenle.  Nelle  dispo- 


R  O  M 
sizioni  preliminari  dichiarò.  i.°  La  rap- 
presentanza e  la  giurisdizione  tanto  am- 
ministrativa, quanto  giudiziaria,  e  baro- 
nale (de'summentovati  4  feudi),  ed  ogni 
altra  attribuzione  della  magistratura  ro- 
mana, ch'è  stata  in  uso  fino  ad  ora,  vie- 
ne a  cessare  in  seguito  della  presente  leg- 
ge. 2.''La  città  di  Roma  col  suo  territorio 
costituito  dall'Agro  romano  viene  rappre- 
sentata ed  amministrata  come  negli  al- 
tri luoghi  dello  stato  da  un  consiglio  che 
delibera,  eda  una  magistratura  che  eser- 
cita l'amministrazione.  3.°Le  leggi  e  con- 
suetudini vigenti  nell'organizzazione  e  sul 
regolamento  delle  comunità  dello  stato, 
sono  applicabili  anche  alla  città  di  Roma, 
colle  modificazioni  della  presente  legge. 
Del  Consiglio.  4.°  Il  consiglio  è  composto 
di  100  individui  domiciliati  nel  territorio 
romano,  che  abbiano  25anni,  e  sieno  di 
commendata  condotta.  5.°Di  questi,  64 
sono  possidenti,! 5  d'una  rendita  di  scu- 
di 6000,  altri  34  d'una  rendita  di  scudi 
1000, 1 5  di  scudi 200.  6.°  La  possidenza 
consiste  in  beni  stabili  rustici  o  urbani  ; 
consiste  ancora  in  credili  ipotecari,  in  ef- 
fetti pubblici  intestati  o  nominali,  in  as- 
segnamenti vitalizi  costituiti  dallo  stato 
o  altro  modo,  ed  in  qualunque  altro  ca- 
pitale che  risulti  legalmente:  bensì  la  ren- 
ditadi  questi  capitali  devegiungereal  dop- 
pio di  quella[di  beni  stabili.  7.  ,8.°,  9.°  Se- 
guono le  norme  per  calcolarsi  la  rendita. 
IO."  Gli  elenchi  de'possidenti  si  pubblica 
no  annualmente  a  istanza  degl'interessa- 
ti, o  di  ofllcio.  1 1.°  Altri  82  membri  del 
consiglio  vengono  scelti  tra  quelli  che  e- 
sercilano  offici  pubblici  di  qualche  impor- 
tanza, o  professioni  d'arti  liberali,  o  ap- 
partengono a  istituzioni  scientifiche,  let- 
terarie ,  e  artistiche  distinte;  banchieri , 
negozianti,  e  mercanti  ascritti  alla  came- 
ra di  commercio;  capi  d'arti  e  mestieri 
non  ignobili  ch'abbiano  più  di  lolavoran- 
li.  12.°  Tra  i  consiglieri  si  deputano  4  a 
rappresentare  i  corpi  ecclesiastici,  luoghi 
pii  e  simili  stabilimenti  :  la  loro  nomina 
spetta  per  2  al  cardinal  vicario,  per  2  al- 


ROM 


75 


l'autorità  governativa.  iS."  A  riserva  di 
essi  gli  altri  membri  del  consiglio  nella  i .' 
istallazione  li  nomina  il  sovrano  ;  dipoi 
l'elegge  il  consiglio  0 secondo  le  leggi  mu- 
nicipali, previa  l'approvazione  superio- 
re. i4.°  Il  consiglio  si  rinnova  parzialmen- 
te ogni  biennio,  rinnovandosi  intieramen- 
te ogni  sessenio,  colle  norme  de' n.i  iS.**, 
16.°,  17.°,!  8.°  In.i  19.**  e  2o.°dichiara- 
no  chi  non  può  fare  parte  del  consiglio. 

2  I .°  Il  consiglio  è  presieduto  dall'autori- 
tà governativa,  in  sua  mancanza  dal  ca- 
po della  magistratura  o  dal  più  anziano. 
22."  Il  medesimo  si  aduna  regolarmente 

3  volte  l'anno:  i  n.i  23.°,  24.°,  25."^,  26.°, 
27.°  ne  contengono  le  norme;  non  è  le- 
gale se  non  v'interviene  la  metà  de'con- 
siglieri.  28.°  GÌ'  impiegati  nominati  dal 
consiglio  non  sono  soggetti  alla  confer- 
ma periodica  :  la  magistratura  quando  ne 
ha  motivo,  dopo  il  biennio  può  proporre 
al  consigliola  conferma  o  esclusione. Z>e/- 
la  Magistratura.  29.°  La  magistratura 
(Iella  città  di  Roma  è  formata  da  untSd- 
ìiatore  che  n'è  il  capo,  eda  8  Conserva^ 
tori.  La  medesima  si  denomina  e  costi- 
tuisce il  Senato  Romano.  Le  funzioni  ne 
sono  onorarie.  L*  età  de'  magistrati  è  di 
3o  anni.  3o.°  Il  consiglio  nomina  la  ma- 
gistratura dal  proprio  seno  :  3  membri 
Ira  i  consiglieri  d'alto  merito,  di  rendita 
e  condizione  cospicua,  tra'  quali  la  sceU 
ta  del  senatore  spetta  al  sovrano  :  gli  altri 
3  sono  nominati  tra  i  consiglieri  possiden- 
ti di  rendita  non  inferiore  a  scudi  1000, 
ed  i  3  rimanenti  fra  le  altre  classi  di  con- 
siglieri. 31."  La  3.' parte  della  magistra- 
tura si  rinnova  dopo  ciascun  biennio,  le 
prime  volte  per  mezzo  della  sorte,  succes- 
sivamente secondo  l'ordinedeiranzianità, 
in  modo  che  dopo  il  sessennio  si  rinnovi 
l'intero  corpo.  32.°  Ciascun  membro  del 
senato  più  essere  rieletto,  immediatamen- 
te una  volta  dopo  la  sua  cessazione.  Non 
potrà  esserlo  però  una  2.^  volta,  se  non 
trascorso  un  biennio  dacché  saranno  ces- 
sale le  sue  funzioni.  33.°  Le  funzioni  del 
senatore  sono  limitate  ad  un  biennio:  pò- 


76  ROM 

Irà  confermarsi  colla  rielezione  e  nomina 
immediata  per  altro  biennio,  non  però  ul- 
teriormente, se  non  trascorso  un  nuovo 
l>iennio.  In  ogni  caso  cessata  la  qualifica 
di  senatore,  riterrà  quella  di  conservato- 
re per  tutto  il  periodo  chegli  resta  a  con- 
sumare. 34'°  Resa  definitiva  mediante  la 
conferma  dell'autorità  governativa  la  no- 
mina de'magistrali,  si  supplisce  indilata- 
inente  alla  vacanza  rimasta  con  la  me- 
desima nel  consiglio.  35.°  Il  senatore  e 
conservatori  eletti  prestano  il  giuramen- 
to nelle  mani  dell'  autorità  governativa, 
quando  ciò  non  segua  nelle  mani  del  Pa- 
pa :  prestato  il  giuramento  s' intendono 
ammessi  all'  esercizio  delle  loro  funzioni 
feenz'  altra  formalità  di  possesso.  36.°  La 
residenza  del  senato  continua  ad  essere  nei 
palazzi  del  Campidoglio  :  nel  luogo  me- 
desimo si  aduna  il  consiglio.  37.°  Tanto 
il  senatore  che  i  conservatori  manterran- 
no il  vestiario,  le  insegne,  prerogative  e 
distinzioni  di  cui  finora  usarono,  ad  ecce- 
zione di  quelle  relative  al  potere  giudizia- 
rio. (Di  tutto  questo  io  tratto  a  Senato  Ro- 
mano, oltre  il  già  narrato).  38.°Rimastaa- 
bolila  la  giurisdizionebaronale  sugli  anti- 
chi feudi  della  camera  capitolina,  rimarrà 
in  facoltà  del  consiglio  il  prevalersi  dell'o- 
pera dei  famigli  e  officiali  qualunque,  che 
suolefornire  il  comune  di  Vitorchiano,sal- 
vi  se  e  come  di  ragione  i  compensi,  a'quali 
potesse  essere  tenuto  nel  caso  che  non  vo- 
l<^sse  prevalersene. 3g.*'lnluogodella  guar- 
dia detta  Urbana  Capitolina,  che  viene 
similmente  a  cessare,  il  senato  sarà  assi- 
slitoeaccompagnatoda  uno  de'corpi  mi- 
litari più  distinti  della  città  e  dello  stato, 
escluse  sempre  le  guardie  palatine.  4o.° 
L'  uso  delle  bandiere  delle  XIV  Regioni 
della  città,  e  del  vessillo  colla  iscrizione 
i^.  P.  Q.  R.  in  un  col  suo  vessillifero  è 
conservato.  Saranno  quelle  de'  Rioni  e- 
sposle  al  solito  nelle  occorrenze,  e  porta- 
le quando  ciò  avrà  luogo  da  1 4  scelti  tra 
i  più  probi  abitanti  de'medesimi  a  nomi- 
na della  magistratura.  Indosseranno  un 
conveniente  vestiario:  i  loro  uffizi  sono 


ROM 
meramente  onorari  e  dureranno  dne  an- 
ni. 4'-°  Tutti  gli  altri  offici  e  impieghi, 
onorari  o  stipendiati  dalla  camera  capi- 
tolina cessano  colla  istallazione  della  nuo- 
va organizzazione,  salvi  se  e  come  di  ra- 
gione li  compensi  da  darsi  a  carico  della 
cittàa  fa  voredegl'individui  di  cui  la  mede- 
sima credesse  di  non  prevalersi,  oche  non 
fossero  già  provveduti  dal  governo.  Sulle 
attribuzioni  dell*  amministrazione.  ^1.°^ 
43.°,  44-":»  4^ -^  4^-°  Appartengono  al- 
l'amministrazionedella  città  di  Roma  ge- 
neralmente, e  salvi  i  rapporti  che  vi  può 
avere  l'autorità  superiore  ec,  le  attribu- 
zioni proprie  dell'amministrazione  comu- 
nale colle  modificazioni  della  presente  leg- 
ge. La  magistratura  amministra  tanto  i 
beni  di  proprietà  della  città,  che  i  fondi, 
gl'introiti  e  proventi  destinati  a  sostenere 
i  carichi  della  propria  gestione.  Sono  an- 
che proprietà  della  medesima  i  3  palazzi 
sul  Campidoglio  e  loro  suppellettili.  Le 
si  affida  la  custodia  e  mantenimento  del 
museo,  pinacoteca  e  protomoteca.  47-**> 
48.°,49.°,5o.°,5r.",52.°,53.°,54."Appar. 
tengono  all'amministrazione  della  magi- 
stratura :  le  strade  interne,  e  l'esterne  co- 
munali, coi  ponti;  le  mura,  il  pomerio,  la 
manutenzionedelle  porte,  leacque,acque- 
dotti,  fontane, cloache,  emissari;  i  giardi- 
ni, passeggi  e  luoghi  di  pubblico  diporto; 
il  vivaio  delle  piante;  le  fabbriche  che  ac- 
qìiisterà  per  depositi  di  provvisioni;  i  ci- 
miteri tanto  comuni,  che  degli  acattolici, 
salvi  i  diritti  dell'autorità  ecclesiastica;  lo 
stabilimento  di  mattazione;  1' annona  e 
grascia;  le  misure  di  sicurezza,  quanto  al- 
le fabbriche,  alle  cose  che  si  gettano,  al 
vagar  d'animali  pericolosi,  agl'incendi  per 
cui  dipenderà  dalla  magistratura  il  cor- 
po òe  Pompierij  alle  illuvioni  e  inonda- 
zioni del  Tevere  per  soccorrere  i  cittadi- 
ni; la  sanità  e  salubrità,  con  dipendenza 
dall'autorità  sanitaria;  all'epidemie,  con- 
tagi, epizoozie;  alle  inumazioni  e  regola- 
menti pei  locali  delle  sezioni  de'cadaveri; 
all'esportazione  de'cadaveri  degli  anima- 
li, deposili  di  concime,  letamai,  latrine  e 


ROiM 
sgombro  di  sostanze  malsane;  ai  conime- 
slibiii,  bevande  e  medicamenti  guastijal- 
le  provvidenze  per  gli  asfissiati,  idrofobi, 
annegati;  all'inoculazione  del  vaiolose  di- 
sinfeltazione  dell'agro  territoriale;  agl'in- 
gombri e  sozzure  delle  vie;  sporti  irrego- 
lari delle  fabbriche,  anche  amovibili;  ca- 
nali e  stillicidii;  sulle  vetture  e  mezzi  di 
trasporti;  nettezza  delle  vie,  mostre  dei 
macelli,  e  altri  spacci  di  carne,  pesci,  er- 
baggi e  altri  commestibili;  agli  atriiebassi 
fondi  delle  abitazioni; situazione  di  arti  o 
fabbriche  incomode,  per  lo  strepito  o  fe- 
tore; l'allineamento,  simmetria  e  nitidez- 
za de' fabbricati;  nomenclatura  delle  vie 
e  numerazione  delle  abitazioni;  illumina- 
zione notturna,  e  abbellimenti  della  città. 
Sd.'^j  56  °f  57.°,  58.°....  59. °11  commercio 
e  l'industria,  come  fiere,  mercati,  campi; 
registro  mercuriale  per  verificare  il  corso 
delle  derrate  dii.'  necessità;  guarentigia 
de*  pesi  e  misure;  patenti  per  1'  esercizio 
d'arti.  6o.°Gli  spettacoli,  le  feste  e  diver- 
timenti pubblici,  come  teatri,  allagamen- 
to di  piazza  Navona  ,  illuminazione  del 
tempio  e  piazza  del  Vaticano  (quando  la 
fabbrica  di  s.  Pietro  non  ne  ha  il  carico), 
i  fuochi  artificiali  perla  ricorrenza  de'ss. 
Pietro  e  Paolo  protettori  della  città,  el'an- 
niversario  della  coronazione  del  Papa,  le 
corse  de' cavalli,  e  divertimenti  di  carne- 
Tale,  e  altrodi  pubblica  letizia.  6i.°  1  re- 
gistri dello  stato  civile  di  nascite,  matri- 
moni e  morti.  62.°  La  polizia  rurale.  63.° 
La  magistratura  è  sussidiala  per  l'esecu- 
zione di  tali  regolamenti  e  operazioni,  col 
mezzo  della  forza  pubblica  e  de'presideu- 
li  regionari.  64.°,  65.°  ...  66.''  La  sorve- 
glianza e  cura  de'monumenli  pubblici,  an- 
tichi e  moderni.  67."  Sarà  anche  affidalo 
alla  cura  e  sorveglianza  della  magistratu- 
ra di  Roma  l'archivio  e  deposito  degli  at- 
ti notarili  di  Roma,  o  sia  l'archivio  Urba- 
no. 68."  69.°  ...  Ne'giudizi  che  potessero 
aver  luogo,  la  città  sarà  rappresentala  dal 
senatore,  egli  atti  si  faranno  a  di  lui  nome. 
70.°  I  fondi  occorrenti  per  sostenere  i  bi- 
sogni dell'amministrazione  della  città  di 


ROM  77 

Roma  sono  :  i  proventi  propri  delle  co- 
muni, eccetto  la  corrisposta  dovuta  dal 
collegio  de'notari  delti  già  capitolini  (ne 
feci  parola  di  sopra),  e  la  contribuzione 
solita  pagarsi  dall'università  israelitica, 
che  rimangono  abolite.  Il  dazio  di  consu- 
mo, compreso  il  macinato,  salva  la  com- 
partecipazione all'erario;  i  dazi  comunali, 
cioè  le  tasse  per  le  strade  interne,sullecase, 
vigne  e  orti  suburbani,  per  le  acque,  cloa- 
che, cavalli  di  lusso,  privativa  della  neve, 
mattazione,tasse  patenti,ec.  7  1  °Sì  deter- 
minerà l'autorità  incaricata  di  esercitare 
la  tutela  superiore  sull'amministrazione 
della  città  di  Roma,  e  il  consiglio  da  cui 
è  assistita,  a  forma  delle  altre  provincia 
dello  stato,  e  tuttociò  che  concerne  l'am- 
ministrazione e  il  consiglio  provinciale. 
L'autorità  suddetta  fu  il  cardinale  presi- 
dentediRomaeComarca.72.*',73.",74.'*, 
75.°,  76.°  Disposizioni  transitorie.  A'26 
ottobre  il  Papa  onorò  di  sua  presenza 
il  Campidoglio,  ossequiato  dal  senatore 
principe  Orsini,  dai  conservatori  e  altri 
offiziali  della  camera  capitolina,  dal  mar- 
ch. Melchiorri  presidente  del  museo,  e 
dal  comm.^  Agricola  ispettore  della  gal- 
leria de'quadri.  Visitò  e  percorse  il  mu- 
seo,il  palazzo  del  magistrato  romano,  la 
protomoteca,  l'appartamento  de'conser- 
vatori,  la  galleria  de'quadri,  il  palazzo  e 
gli  appartamenti  del  senatore  di  Pioma. 
Poco  dopo  il  senatore  Orsini  cessò  dalla 
sua  dignità.  Nella  mattina  de'24  novem- 
bre il  Papa  ricevè  in  solenne  udienza  ì 
nuovi  1 00  consiglieri  del  comune  di  Ro- 
ma, ed  il  cardinal  Altieri  presidente  di 
Roma  e  Comarca  presentò  l'illustre  con- 
sesso con  appropriato  discorso,  al  quale 
Pio  IX  die  corrispondente  risposta,  indi 
con  decoroso  corteggio  e  nobile  Ìreno,noa 
che  coli' accompagnamento  delle  XiV 
bandiere  de'Rioni  di  Roma,  della  guar- 
dia civica  e  di  vari  concerti  musicali,  il 
cardinale  ed  i  consiglieri  si  recarono  nella 
chiesa  d'  Araceli  decorosamente  perciò 
ornata.  Celebralo  quindi  il  divin  sagrifi- 
zio  dal  p.  generale  de'miaori  osservanti, 


78  ROM 

fu  cantato  il  Veni  Creator  Spirìtus^  col- 
l'analoga  orazione,  prestandovi  assisten- 
za  eziandio  nuraeroso  popolo,  colle  delle 
bandiere  e  accompagnamento.  Dopo  di 
che  i  consiglieri  centumviri,  preceduti  dal 
cardinale  Altieri, si  portarono  al  palazzo 
de'conservatori,  ove  eseguirono  l'elezio- 
ne de'3  conservatori,  i  principi  Tomma- 
so Corsini j  Marc  Antonio  Borghese,  e 
Filippo  Doria.  Nella  mattina  seguente 
poi  gli  slessi  consiglieri  procederono  nel- 
lo stesso  Campidoglio  all'  elezione  degli 
altri  6  conservatori,  che  furono  il  march. 
Clemente  della  Fargna,  il  ca v.  a vv.  Cdr- 
lo  Armellini^  il  cav.  Vincenzo  Colonna^ 
Antonio  Bianchini X^^'^- Francesco  Stur- 
hinelLiy  e  1*  avv.  Ottaviano  Scaramucci. 
La  relazione  di  tutto  1'  accennato  si  può 
leggere  nel  n.°  g^  del  Diario  di  Ronict 
1847,  e  nel  n.*'4i  del  t.i4  AeW  Alhunt 
di  Roma.  Laonde  dalla  suddetta  terna  dei 
primi  conservatori,ed  a'24  del  memorato 
novembre,  per  nuovo  senatore  di  Roma  il 
Papa  scelse  il  principe  d.  Tommaso  Corsi- 
ni, che  già  lo  era  stato.  Nel  seguente  mese  il 
Papa  riprovò  ledimoslrazioni  festive  fatte 
in  Roma, sulla  guerra  intestina  suscitatasi 
nella  Svizzera.  A'  i4  marzo  1848  pub- 
blicò Io  Statuto  fondamentale  pel  gover- 
no temporale  degli  stati  della  Chiesa  con 
due  consigli  deliberanti  per  la  formazio- 
ne delle  leggi)  ed  invilo  i  romani  e  altri, 
a  rispettare  gli  unti  del  Signore.  Intanto 
Roma  dall'esultanza  che  inebriò  le  men- 
ti lusingate  di  miglioramenti  sociali,  pas- 
sò gradatamente  agli  orrori  della  rivolu- 
zione e  della  guerra,  che  insieme  al  disin- 
ganno con  rapido  corso  seguirono  i  pri- 
mi movimenti  non  ad  altro  fine  ordinali; 
le  quali  circostanze,  pei  diversi  rispettivi 
rapporti,  gitlarono  la  città  nell'anarchia, 
alienarono  pressoché  tutti  dall'attendere 
ai  propri  doveri,  aldi  là  dell'andamento 
indispensabilealle giornaliere  e  urgenti  fa- 
cende,comegiustamente  osservò  il  comm. 
Galli,  parlando  nel  n.°  2  1  o  del  Giornale 
di  /?om<7i85'2,  delle  misure  adottate  da 
Gregorio  XVInelr845perollenere  iri- 


ROiM 
sultnmenti  della  pubblica  amministrazio- 
ne d'un  decennio  dal  1 835  a  tutto  il  1 844- 
Il  r.°  maggio  s'incominciò  la  carta  moneta 
o  bon'h,  per  aver  corso  come  moneta  le- 
gale. Per  la  saggia  pontificia  allocuzione 
del  giorno  precedente,  nella  moltitudine 
vi  fu  grave  concitamento  d'animo,con  de- 
plorabili dimostrazioni  contro  il  governo, 
ed  i  cardinali  che  il  Papa  accolse  nel  Quiri  • 
naiejindi  Pio  IX  altamente  condannò  tali 
violenti  e  abbominevoli  alti.  A'3  maggio 
il  senato  e  consiglio  di  Roma  gli  umilia- 
rono un  indirizzo,  difendendo  la  necessi- 
tà della  guerra  che  il  Papa  con  l'allocu- 
zione avea  disapprovata  qual  vicario  del 
Dio  di  pace.  Intanto  ripiena  Roma  di  fa- 
ziosi e  di  amnistiati,  che  vagheggiavano 
il  ristabilimento  della  repubblica  roma- 
na, ottennero  in  gran  parte  un  ministe- 
ro secolare;  indi  pretesero  arditamente 
la  separazione  del  potere  civile  dallospi- 
riluale.  e  trovando  nella  fermezza  del  Pa- 
pa un  ostacolo  insuperabile,  si  prepararo- 
no ad  agire  con  aperta  prepotenza.  A'5 
giugno  si  aprirono  le  ordinarie  sessioni 
de'due  consigli  deliberanti  dello  stato,  in- 
cominciandosi le  tornate,  a'  9  nelle  sale 
del  seminario  romano  dai  membri  del- 
l'alto consigi  io  (uno  de'qualiera  il  sena- 
tore), a'  IO  nel  palazzo  della  Cancelleria 
dal  consiglio  de'deputati.  Avendo  gli  au- 
striaci occupato  parte  de!  Ferrarese  ,  il 
Papa  inviò  nell'  agosto  una  deputazione 
al  general  Welden,  acciò  ritirasse  le  sue 
truppe,  e  di  essa  ne  fece  parte  il  senato- 
re. Mentre  il  ministro  Rossi  intendeva 
con  energia  a  ricomporre  l'ordine  pubbli- 
co, tragicamente  fa  pugnalato  a'i5  no- 
vembre, nel  recarsi  alla  riapertura  delle 
camere  de'deputati,  quindi  nella  sera  si 
festeggiò  obbrobriosamente  V  assassinio 
del  primario  ministro;  il  che  fu  infausto 
preludio  d'inaudite  eorribili  sciagure  per 
Roma,  per  gli  ecclesiastici  e  pe'buoni  ro- 
mani. In  fatti  nel  dì  seguente  con  tem- 
pestosa rivoluzione  che  scosse  tutta  la  cit- 
tà e  scandalezzò  l'universo,  i  ribelli  di- 
mentichi de'beneficii  ricevuti  e  delle  tante 


ROM 

manifestazioni  di  esultanti  applausi  tri- 
butati al  sovrano  Pontefice,  si  levarono 
del  tutto  la  maschera^  colle  armi  auda- 
cemente osarono  circondare  e  assaltare  il 
sagro  palazzo  apostolico,  e  minacciando 
sacrileghe  stragi  imposero  un  ministero 
deuìocratico.  Il  Papa  ad  impedire  l'estre- 
mo eccidio  ed  ulteriore  spargimento  di 
sangue,  ripugnante  aderì,  protestando  al 
cospetto  di  tutto  il  mondo  rappresenta- 
to dalla  diplomazia,  che  gli  faceva  nobi- 
le corona,  di  solo  cedere  alla  violenza  a- 
troce  delle  prepotenti  circostanze,  ma  di 
non  intendere  di  prender  parte  agli  alti 
del  nuovo  governo.  Venuto  poi  il  Papa 
in  cognizione  che  slava  per  esplodere  al- 
tro crudele  ammutinamento,  per  isfor- 
zarloa  rinunziare  alla  sovranità  degli  sta- 
li romani  e  correre  grave  pericolo  la  sua 
sagra  persona,  la  sera  del  24  novembre 
partì  per  Gaeta  nell*  ospitalissimo  regno 
di  Napoli, ovecorse  il  religiosissimo  Fer- 
dinando li  con  tutta  la  reale  famiglia,  ad 
offiirgli  se  e  tutto  il  reame  ne'modi  i  più 
riverenti  e  amorevoli.  Il  corpo  diploma- 
tico ed  il  s.  collegio  raggiunse  il  Papa  e 
restò  al  suo  fianco.  Appena  nella  seguen- 
te manina  si  conobbe  in  Roma  l'evasio- 
ne del  Papa,  produsse  spavento  e  speran- 
ze ne'sudditi  fedeli  che  lodarono  la  giust'i 
risoluzione,  rabbia  e  dispetto  ne'  ribelli 
che  sì  trovarono  del  lutto  sconcertati.  Il 
Papa  avea  lasciala  la  cura  spirituale  di 
Roma  e  con  tutte  le  facoltà  al  suo  vicario 
cardinal  Patrizi,  al  vicegerente  mg."^  Ca- 
nali ,  ed  al  can.  Tarnassi  segretario  del 
vicariato,  con  ottimo  provvedimento  per- 
chè il  porporato  dovè  partire,  e  il  prela- 
to nascondersi.  Aftìdò  i  palazzi  apostolici 
ed  i  suoi  famigliari  al  foriere  maggiore 
marchese  Sacchetti,  con  l'incarico  di  par- 
tecipare la  sua  partenza  al  ministero,  im- 
pegnandolo alla  quiete  e  all'ordine  della 
città.  A  non  lasciar  poi  acefalo  in  Roma 
il  governo  dello  stato,  nominò  il  Papa 
quella  commissione  governativa  di  cui 
parlai  a  Pio  IX,  col  cardinal  Castracane 
penitenziere  maggiore  per  presidente,  che 


ROiM  79 

non  potè  esercitare  la  sua  alta  missione. 
Il  Papa  non  credette  di  ricevere  le  3  depu  - 
tazioni,  fra  le  quali  una  del  municipio,  per 
invitarlo  a  tornare  in  Roma;  bensì  pro- 
rogò le  sessioni de'due consigli  deliberan- 
ti, i  quali  perciò  a' 12  dicembre  costitui- 
rono la  provvisoria  Giunta  suprema  di 
sfato,  che  in  nome  del  principe  esercitas- 
se il  potere  esecutivo  fino  al  ritorno  di 
Pio  IX,  componendosi  de'senatori  di  Ro- 
ma edi  Bologna,  e  del  gonfaloniere  d'An- 
cona, la  quale  ricompose  il  ministero, in- 
sieme al  presidente  di  Roma  e  Comarca 
nella  persona  di  Livio  Mariani.  Tutto  può 
vedersi  all'  indicato  articolo,  in  uno  alle 
proteste  del  Papa  contro  gli  atti  del  go- 
verno di  Roma,  facendo  sapere  ad  alcuni 
vescovi  che  da  Gaeta  egli  governava  la 
Chiesa. 

In  Roma  per  mancanza  di  numero  le- 
gale de'consigli  deliberanti,  essendosi  ri- 
tirati i  membri  savi  e  moderati,  il  gover- 
no intruso  ne  chiuse  le  sessioni,  ed  a'-ag 
dicembreconvocòinR.omaun'^5.?*-/7/Z»/<°^ 
nazionale  o  Costituente  per  uscire  dallo 
stata  quo.  Per  la  rinunzia  del  senatore 
Corsini,  restando  la  giunta  priva  d'un 
membro,  si  disciolse  e  subentrò  la  Com- 
missione provvisoria  di  governo  dello  sta- 
to romano,  formata  dal  ministero  stesso. 
Nel  i.°  gennaio  1849  il  Papa  scomunicò 
gl'invasori  del  dominio  della  s.  Sede,  ri- 
provando il  dispotismo  che  tiranneggia- 
va Roma.  Ivi  a'5  febbraio  si  aprì  la  detta 
assemblea  nazionale  o  Costituente  roma- 
na, inaugurandosi  la  rappresentanza  del 
popolo,  onde  la  commissione  di  governo 
le  rassegnò  il  potere.  Pertanto  1'  assem- 
blea a'9  decretò:  il  Papa  decaduto  di  fatto 
e  di  diritto  dal  governo  temporale  dello 
stato  romano;  il  Pontefice  avrà  le  gua- 
rentigie per  l'indipendenza  nell'esercizio 
della  podestà  spirituale;  la  forma  di  go- 
verno sarà  la  democrazia  pura,  col  nome 
di  Repubblica  romana,  la  quale  si  pro- 
clamò in  Campidoglio.  La  rivoluzione  fu 
compiuta, dal  Campidoglio  si  pubblicò  la 
libertà  italiana,  l'anarchia  giunse  quindi 


8o  R  O  M 

al  suo  colmo.  11  Papa  in  Gaeta  solenne- 
mente protestò  contro  il  decreto  della  se- 
dicente Assemblea  costituente  romana y 
rinnovando  la  domanda  d'intervento  al- 
le potenze,  per  liberare  Roma  e  lo  stato 
delia  Chiesa  dalla  fazione  che  vi  eserci- 
tava ogni  sorte  di  delitto  e  di  atroce  di- 
spotismo. L'assemblea  costituente  roma- 
na, finché  non  fosse  deliberata  la  costi- 
tuzione, avendo  decretato  governare  Ro- 
ma e  lo  stato  mediante  un  Cow/tó/oe5e- 
ciitwOi  lo  compose  di  Armellini,  Saliceti 
eMontecchi.  Tra  le  proteste  fatte  in  Gae- 
ta dal  cardinal  Antonelli  pro-segretario 
di  sialo,  vi  fu  quella  contro  l'alienazio- 
ne de'monumenti  d'arte  del  museo  Va- 
ticano, che  il  sedicente  governo  di  Roma 
trattava  a  Londra.  Pei  trionfi  riportati 
dal  prode  conte  Radetzkycoll'armata  au- 
striaca, contro  il  re  di  Sardegna,  l'assem- 
blea romana  onde  riconcentrarci  poteri 
esecutivi  a  salute  della  repubblica  roma- 
na, a'29  marzo  istituì  un  Triumvirato , 
e  vi  elesse  Armellini,  Mazzini  e  Saffi,  che 
stabilirono  la  lora  residenza  nel  Palazzo 
della  Consulta  sul  Quirinale.  A'26  aprile 
in  Roma, dopo  la  formazione  del  nuovo 
municipio  e  consiglio  comunale,  furono 
eletti  senatori  Francesco  Sturbinetti,con- 
servatoriGiuseppeLunati,  Giuseppe  Gal- 
lieno, Federico  Galeotti,  Antoniode  An- 
dreis,  Giuseppe  Piacentini,  Curzio  Cor- 
boli,  Alceo  Feliciani,  Angelo  Tittoni.  Ad 
effettuare  l'intervento  armato  nello  stato 
pontificiodelle  4  potenze  d'Austria, Fran- 
cia,Spagna  e  dueSicilie,  per  comprimere 
la  ribellione  e  restituirlo  al  Papa,  il  go- 
verno francese  giudicò  conveniente  di  spe- 
dire un  esercito  a  Roma  comandato  dal 
generaleVittorioOudinotdi/i^gg'/o.Sbar. 
catoaCi  vita  vecchia  senza  badare  a  Ile  pro- 
teste repubblicane,a'3o  aprile  fece  avan- 
zare una  porzione  della  divisione  france- 
se verso  Roma,  sopra  i  punti  di  Porta  s. 
Pancrazio^  e  la  cinta  del  Vaticano,  per 
esplorare  le  forze  della  città,  ma  con  per- 
dita fu  respinta  dai  repubblicani.  Frat- 
tanto nelle  provincie  iutervennero^  nelle 


ROM 

4  legazioni,  e  nelle  provincie  d'Urbino  e 
Pesaro  e  nelle  Marche,  gli  austriaci;  nelle 
provincie  di  Marittima  e  Campagna  i  na- 
poletanijglispagnuoli  guarnirono  Velletri 
e  altri  luoghi,  Spoleto  e  Rieti, colle  loro 
dipendenze:  dappertutto  il  governo  papa- 
le fu  subito  ristabilito.  A  Pio  IX  tuttociò 
raccontai,  insieme  all'assedio  di  Romao- 
perato  dai  francesi,  con  tutti  i  riguardi 
per  non  rovinare  la  città,  secondo  le  vive 
brame  del  Papa;  indi  ebbero  luogo  una 
serie  di  combattimenti,  che  i  repubblica- 
ni unitamente  a  tutti  i  corpi  italiani  ac- 
corsi in  Roma  per  aiutarli,  sostennero  con 
valore.  Finche  avendo  i  francesi  nel  de- 
clinar di  giugno  aperta  la  breccia  nel  ba- 
stione di  Porta  s.  Pancrazio,  nella  matti- 
na del3o  l'assaltarono  e  presero.  Allora 
l'assemblea  costituente  romana,  dichiara- 
ta impossibile  l'ulteriore  difesa,  decretò 
che  cessasse,  mentre  avea  finito  di  votare 
la  costituzione  della  repubblica.il  trium- 
virato mandò  il  decreto  al  comando  ge- 
nerale repubblicano,  perchè  d'accordo  col 
municipio  lo  comunicasse  al  general  Ou- 
di  not,  e  diede  la  sua  dimissione.  Una  coiu  • 
missionedelmunicipio,e  un'altra  del  cor- 
po consolare  residente  in  Roma,  recaroa- 
si  al  campo  francese  per  trattare  acciò  l'e- 
sercito entrasse  pacificamente  nella  città. 
Nel  i.°  di  luglio  l'assemblea  nominò  un 
potere  esecutivo  in  Saliceti,  Calandrelli  e 
Mariani.  A'2  i  francesi  occuparono  diver- 
se porte,  le  cui  chiavi  nel  di  seguente  il 
generale  Oudinot  fece  presentare  a  Pio 
IX  in  Gaeta.  In  questo  giorno  a  mezzodì 
sul  Campidoglio  fu  promulgata  la  costi- 
tuzione della  repubblica  romana,  e  nelle 
ore  pomeridiane  entrò  in  Roma  il  gene- 
rale Oudinot  con  l'esercito,  ed  occupò  Ca- 
stel s.  Angelo  ed  i  posti  militari.  I  fedeli 
romani  accolsero  i  francesi  come  libera- 
tori dal  duro  giogo  patito  :  così  terminò 
la  rivolta  romana,  che  avea  in  se  un  ca- 
rattere irreligioso  e  demagogico,  per  di- 
struggere il  papato.  Il  generale  Oudinot 
concentrò  tutti  i  poteri  nell'autorità  mi- 
litare, sciolse  la  guardia  civica  clic  avea 


R  O  M 
assunto  il  titolo  di  nazionale  italiana^  ed 
etnaitò  quelle  disposizioni  che  riportai  al* 
l'articolo  Pio  IX,  la  cui  autorità  tenapo- 
rale  ristabilì.  À'i4  il  municipio  romano 
repubblicano  si  dimise,  ed  il  generale  no- 
minò una  Commissione  provvisoria  mu- 
nicipale^ col  principe  d.  Pietro  03escal- 
chi  per  presidente.  Nel  di  seguente,  dopo 
essere  stata  rialzata  la  bandiera  papale 
sul  Castello,  si  cantò  nella  basilica  Vati- 
cana solenne  Te  Deuni^  con  l'intervento 
de'cardinali  Castracane,  Bianehi  e  Tosti 
ch'erano  restati  in  Roma  nascosti  (oltre 
il  cardinal  Mezzofanti  già  morto),  è  si  fe- 
cero dimostrazioni  di  pubblica  allegrez- 
za. A'25  tornò  in  Roma  il  cardinal. Pa- 
trizi vicario,  ed  a'3i  vi  giunsero  i  cardi- 
nali Della  Genga,  Vannicelli  e  Altieri  de- 
stinati dal  Papa  a  formare  con  pieni  po- 
teri la  Commissione  governativa  di  stato, 
che  stabilitisi  nel  Palazzo  apostolico  Qui- 
rinale, e  ricevuti  dui  generale  Oudinoti 
poteri  assunti,,  fecero  quelle  cose  sino  al 
ritorno  in  Roma  di  Pio  IX,  che  a  questo 
articolò  narrai,  unitamente  alle  tante  la- 
grimevoli  calamità  sofferte  da  Roma  sot- 
to il  governo  anarchico.  Il  Papaa'4set- 
tembre  si  trasferì  a  Portici  presso  Napoli, 
da  dove  governò  lo  stato  e  la  Chiesa,  e  di- 
poi visitò  Benevento,  l'unico  suo  dominio 
che  non  soggiacque  alla  rivoluzione.  La 
commissione  municipale diRoma,  per da- 
real generale Oudinot comandante  inca- 
po l'esercito  francese,  un  attestato  peren- 
ne di  gratitudine,  per  aver  liberatola  cit- 
tà dalla  tirannica  oppressione,  a'20  ago- 
sto gli  offrì  una  medaglia  colla  di  lui  ef- 
figie e  l'epigrafe:  Vici.  Oiidinotius  Gal- 
loriini  Exercitui  Praefeciusj  sotto  l'im- 
magine, Bomae  I.  G.F.:.e  nel  rovescio 
fra  due  rami  di  quercia  legati  con  lemni- 
sci  il  motto:  Urbern  Expugnare  Coactus 
Civium  ctArtium  Incolum  itati  Consuluit 
1849,  indicante  il  ristabilimento  della  pa- 
ce e  la  conservazione  degli  antichi  monu- 
menti.Inoltre  la  commissione  fece  scolpire 
nella  sala  de'conservatori  in  Campidoglio 
delta  de'  grandi  capitani,  quella  lapide 


ROM  8( 

che  si  legge  nel  n."  ^1  del  Giornale  diRo- 
ma 1849.  ^^  P'"  conferì  al  generale  la 
cittadinanza  romana  trasmissibile  a' suoi 
figli  in  perpetuo.  Indi  nella  sera  de'sB  a- 
gosto  la  commissione  invitò  il  generale 
Oudinot  e  lutti  gli  altri  generali  e  uffi- 
ziali, francesi,  nel  tnuseo  Capitolino  illu- 
minato; e  per  rendere  più  solenne  l'atto 
invitò  pure  i  corpi  letterari,  scientifici  e 
di  belle  arti,  cioè  i  collegi  degli  avvocati 
concistoriali,  quelli  dell'università  roma- 
na, coi  professori  della  medesima,  le  ac- 
cademie de'nuovi  Lincei,  di  s.  Luca  e  di 
Archeologia. Venuto  il  generale  Oudinot, 
fu  condotto  a  leggere  la  memorata  iscri- 
zione in  suo  onore,il  presidente  della  com- 
missione principe Odescalchi gli  presentò 
l'atto  consigliare  in  pergamena,  e  nell'io- 
dicargli  il  monumento  pronunziò  un  elo'- 
quente  analogo  discorso,  cui  rispose  ri- 
conoscente il  generale:  ambedue  i  discorsi 
si  riportano  in  detto  Giornale.  Seguì  po- 
scia una  sontuosa  cena,  preparata  nel  sa- 
lone, nella  quale  il  generale  Oudinot  fece 
un  brindisi  ai  Papa  ed  al  Comune  di  Ro- 
ma: il  principe  Odescalchi  corrispose  con 
altro  al  generale  e  al  vittorioso  esercito 
fiaocese.  Allorquando  il  generale  usciva 
dal  museo, improvvisamente  fu  illumina- 
ta con  fuochi  di  Bengala  a  vari  colori  la 
facciata  dei  magnifico  palazzo  senatorio, 
e  l'interno  della  torre  che  sopi'a  di  esso 
s'innalza.  Il  generale  manifestò  la  sua  sod- 
disfazione, di  vedere  uniti  ai  principali 
udìziali  che  erano  sotto  i  suoi  ordini,  let- 
terati, scienziati  ed  artisti  di  tutte  le  na- 
zioni d'Europa,  e  ciò  in  Campidoglio  fra 
tanti  celebri  monumenti  dell'antichità. 
Spettacolo  che  soltantoRoma  puòoffrire. 
A*  1 2  settembre  Pio  IX  diresse  a'suoi  sud- 
diti il  moto-proprio,  Non  appena^  in  cui 
dichiarò  il  ristabilimento  di  sua  indipen- 
denza nel  gpvei'no  de'dominii  temporali 
della  s.  Sede;  stabilendo  che  le  rappre- 
sentanze e  amministrazioni  municipalisa- 
rebbero  regolate  da  larghe  franchigie,  i 
cui  capi  sarebbero  scelti  dal  sovrano,  e 
gli  anziani  dai  capi  delle  provincie  sopra 
6 


82  ROM 

proposta  de'consigli  comunali.  II  Papa  ai 
4  aprile  1 85o  parti  da  Portici,  per  ritor- 
nare ne'suoi  slati:  giunto  a'6  a  Tenaci- 
72flf,fu  ricevuto  ossequiosamenledalla  com- 
missione municipale  di  Roma,  dalle  au- 
torità pontificie,  da  diverse  deputazioni 
romane  ,  e  con  viaggio  trionfale  glorio- 
samente rientrò  in  Roma  a'  1 2,  con  quel* 
Io  splendido  apparato  di  pompa,  e  mani- 
festazioni di  riverenza  e  di  giubilo,  che 
indicai  nel  più  volle  citato  articolo;  rice- 
vendo la  presentazione  delle  chiavi  della 
città  da  detta  commissione  municipalcj 
che  lo  seguì  col  nobilissimo  corteggio  e  lo 
accompagoònlVaticanOjOve  fermò  la  sua 
residenza,  continuando  per  3  sere  magni- 
fiche luminarie.  L'intiero  orbe  cattolico 
avendo  preso  parte  alleav venture  deiPon- 
tefìce,  ne'plù  solenni  modi  gli  testimoniò 
la  sua  profonda  venerazione;.onde  nel  suo 
esilio  il  Papa  comparve  più  glande  e  più 
maestoso  che  al  Vaticano,  ammirando- 
si precipuamente  nelT avventurosa  Gaeta 
rimponenle  significato  del  supremo  pon« 
tifica to.  Egli  è  questo  un  trionfo  novel- 
lo, che  la  chiesa  cattolica  può  giustamen- 
te segnare  ne'suoi  fasti  a  scorno  de'suoi 
nemici,  derivandone  più  libera  la  sua  a- 
zione  benefica.  Tra  gli  avvenimenti  che 
in  questi  ultimi  anni  sconvolsero  in  mo- 
do tanto  spaventevole, quanto- rapido  la 
maggior  parte  degli  stali  europei,  la  ri- 
voluzione romana  con.iutle  lesue  fasi  può 
considerarsi  il  più  importante.  L'empie- 
tà delle  società  segriete  aveaun  unico  sco- 
po, la  distruzione  cioè  d'ogni  autorità  ci- 
vile e  religiosa,  per  cui  si  adoperava  da 
lungo  tempo  su  tutta  l'Europa  per  giun- 
gere al  suo  iniquo  intento.  Gli  scaltri  co- 
rifei chela  presiedevano,  non  polendo  dis- 
simulare Ilmmenso  peso  di  morale  po- 
terCj  che  non  restò  mai  inoperoso  pelle 
mani  del  romano  Pontefice,  primo  custo- 
deed  interprete  della  divinalegge,equin- 
di  anche  supremo  difensore  dell'autorità 
d'ogni  ci  vi  r  principato,  contro  T  incrol- 
labile  sede  di  s.  Pietro  aveano  mosso  da 
lungo  tempo  ogni  sforzo  onde  abbatter- 


ROM 

la,  per  poi. con  più  facilità  speziar  troni 
e  corone.  Ma  la  divina  provvidenza  in 
tanta  catastrofe  converti  il  male  in  be- 
ne. A'3  giugno  la  commissione  comunale 
di  Roma  decretò  l'onore  della  cittadinan- 
za e  nobiltà  romana  ai  conti  Anlonelli, 
in  attestato  di  civica  riconoscenza  verso 
il  cardinal  Giacomo  loro  fratello  e  pro- 
segretario di  stato,  per  le  fatiche  diplo- 
matiche con  tanto  senno  e  perseveranza 
sostenute,  pel  felice  esito  al  ristabilimen- 
to del  dominio  temporale  della  chiesa  ro- 
mana e  pontificia  residenza  in  R.oma.  Il 
Papa  prese  misure  'per  riorganizzare  le 
antiche  Università  arlistìclie  A'x^oma.W 
cardinal  Anlonelli  pubblicò  d'ordine  so- 
vrano, a'22  novembre,  la  legge  sul  gover- 
no delle  Provincie  e  sull'amministrazio- 
ne provinciale,  coU'ampliazione  del  cir- 
condario di  Roma  e  suaComarca,nel  mo- 
do che  riportai  in  principio;  indi  a'24Ia 
legge  sui  comuni  dello  sialo  pontificio, 
della  quale  diedi  un  sunto  anche  a  Prio- 
re; poscia  a'25gennaio  i85f  la  speciale 
pontifìcia  disposizione  sulla  Rappresen- 
tanza e  sull'amministrazione  del  Comu- 
ne di  Roma,  del  seguente  tenore.  §  i .°  Il 
Comune  di  Roma  è  rappresentalo  da  un 
corpo  municipale  di  4^  consiglieri: 8  di 
essi  col  nome  di  conservatori ,  formano 
la  magistratura,  oltre  il  capo  chiamalo 
senatore.  2.°  I  consiglieri  sono  tratti  per 
la  i.^  metà  dalla  classe  de'possidenli  no- 
bili, e  per  la  2.^  metà  dalle  classi  degli  al- 
tri possidenti, de'commercianti, e  de'pro- 
fessori  di  scienze  e  arti  liberali.  3.°  I  eoa- 
servalori  si  desumono  per  metà  dalla  i.**, 
e  per  metà  dalle  altre  classi.  4°  La  carica 
di  senatore  è  conferita  ad  un  soggetto  ap- 
partenente alle  famiglie  romane  più  co- 
spicue per  nobiltà  e  possidenza.  5.  Il  se- 
natore cessa  dall'esercizio  delle  sue  fun- 
zioni al  finire  d'un  sessennio:  la  metà  dei 
Conservatori  e  la  metà  de'  consiglieri  ces- 
sa al  finire  d'ogni  triennio;  l'uno  e  gli  al- 
tri ponno  essere  rieletti.  6.°  Allorché  si 
tratta  d'eleggere  r  nuovi  consiglieri  in  so- 
stituzione di  quelli  che  a  forma  del  §  pre- 


ROM 
cetlenle  sono  per  cessare,  hanno  pure  luo* 
go  e  volo  nel  coipo  mtmicrpale  due  in- 
dividui perciascunode'XlV  Rioni  di  Ro» 
ma,  e  due  membri  della  camera  di  com- 
mercio. 7.°  L'adunanza  così  composta  a 
pluralità  assoluta  di  voti,  sulla  jista  de- 
gli eleggibili,  forma  una  nota  contenente 
il  doppio,  del  numero  degl'individui  da 
sosti.luirs<.  Questa  nota  viene  presentata 
al  Papa  da  mg.''  delegato  di  Roma  e  Co- 
marca,  per  la  scelta  degl'individui  da  so- 
stituirsi e  de'supplenti.  8-°  Uno  speciale 
regolamento  determinerà  le  norme  ed  i 
modi  per  designare  gl'individui  che  fan- 
no parte  dell'adunanza  nel  caso  del  §  6." 
e  per  procedere  alla  formazione  della  no- 
ta di  cui  nel  §  precedente,  g."  11  corpo 
municipale  rinnovato  propone  una  nota 
tripla  di  consiglieri  da  sostituirsi  ai  con- 
servatori che  cessano:  da  questa  nota  si 
scelgono  i  nuovi  conservatori  come  al  § 
7.°  1 0.°  Il  senatore  è  sempre  direttamen- 
te nominalo  dal  Papa.  1 1.°  La  possiden- 
za richiesta  per  essere  eleggibili  nel  cor- 
po municipale  dì  Roma  è  il  doppio  di 
quella  enunciata  nel  §  76  della  legge,  del 
24  novembre  1 85o  (che  dice,  sono  eleg- 
gibili quelli  che  sebbene  non  notati  nella 
lista  degli  elettori,  abbiano  domicilio  sla- 
bile nel  comunee  vi  posseggano  fondi  ru- 
stici e  urbani  dei  valore  censuario  di  scu- 
di r  ODO,  ovvero  un  capitale  di  scudi  1 5oo 
qualora  sieno  possessori  di  capitali  im- 
piegati nell'agricoltura, arti  ecommercio, 
i  grandi  affittuari,  gli  esercenti  in  icapo 
un'arte  o  manifattura):  a  quest'effetto  si 
valuterà  la  possidenza  in  fondi  rustici  ed 
urbani  posta  tanto  in  Roma,  quanto  an- 
cora nella  Comarca.  La  nobiltà. si  desu- 
me dall'albo  capitolino.  12.^ Lo  speciale 
regolamento  e  le  disposizioni  di  cui  nel 
§  23  della  suddetta  legge  del  24  novem- 
bre, determineranno  per  quale  mezzo  il 
magistrato  di  Roma  eserciterà  la  giuris- 
dizione attribuita  alle  altre  magistrata- 
re  dai  §  2f  e  22  della  stessa  legge.  iS." 
Il  comune  di  Roma  ha  le  rendite  enun- 
ciate nel  §  26  della  citata  legge.  Quanto 


R  O  M  83 

alla  deposileria  de' pegni, detta  Deposìte- 
ria  Urbana y\\ziT\TCiQ  luogo  speciali  dispo- 
sizioni. 14.°  Fanno  parte  dell'ammini- 
strazione comunale  leimposizioniseguen- 
ti:  Tassa  sulle  acque  Vergine,  Felice  e 
Paola  ;  per  le  vie  urbane,  per  le  cloache, 
per  le  vigne  e  orti  suburbani;  dazio  di 
mattazione;  appalto  della  neve;  tassa  ca- 
valli di  lusso;  pesa  libera.  i5.°Sul  pro- 
dotto degli  altri  dazi  di  consumo,  il  co- 
mune percepisce  una  somma  certa  sta- 
bilmente determinata  in  proporzione  ai 
pesi  che  ad  esso  rimangono  imposti;  ed 
il  pagamento  sarà  fatto  mediante  delega- 
zione del  ministero  delle  finanze  dall'ap- 
paltatore in  rate  dodicesimali,  in  somme 
proporzionate  ogni  io  giorni.  16.** L'im- 
posizione d'altre  tasse  oltre  lesopraenun- 
ciate  non  può  aver  luogo  senza  l'appro- 
vazione del  cardinal  presidente  del  cir- 


condario di  Roma  e  della  sua 


congi 


zione.  17.°  E'  applicabile  al  comune  di 
Roma  la  della  legge  del  24  novembre, 
in  tutte  quelle  cose  per  le  quali  nonèdi- 
sposto  con  la  presente.  Gessano  così  di 
aver  vigore  le  speciali  disposizioni  orga- 
niche adottate  col  moto-proprio  del  i." 
ottobre  1847.  ^^-^  ^^  nomina  de'con- 
siglieri  e  supplenti,  e  quella  de' conserva- 
lori  pel  I ."  triennio  è  fatta  dal  Papa  nelle 
classi  indicate  al  §  2.  In  conseguenza  di 
che,  il  Papa  a' 12  mai'zo  i85i  nominò! 
48  consiglieri,  e  12  supplenti  del  corpo 
municipale  di  Roma,  oltre  i  due  depu- 
tali ecclesiastici  presso  ilconsigliot^i  Ro- 
ma, in  rappresentanza  del  clero  secdlare 
e  regolare  romano,  nominati  dal  cardi- 
nal vicario.  Quindi  il  Papa  a'  24  marzo 
fece  dal  ministro  delfinterno  incaricare 
il  cardinal  presidente  di  Roma  e  Comar- 
ca, di  manifestare  nel  suo  sovrano  nóme 
tanto  al  principe  Odescalchì  presidente, 
quanto  ai  componenti  la  Commissione 
provvisoria  municipale,  la  piena  sua  sod- 
disfazione e  gradimento  nel  condurre  la 
comunale  gestione,  nel  modo  che  si  leg- 
ge nel  n.°  7  8  del  Giornale  di  Roma  1 85  r . 
Il  Papa  con  biglietti  di  detto  ministro  già 


84  ROM 

avea  eletto  senatore  dì  Roma  il  principe 
d.  Urbano  del  Drago  Biscia  Gentili,  ed 
i  conservatori  formanti  la  magistratura 
romana:  per  la  i.'  metà,  i  principi  Cle- 
mente y4llier  le  Marc  Antonio  Borghese, 
il  cav.  F^incenzo  Colonna,  il  marchese 
Gio.  Battista  Guglielmi j  per  la  2/  metà, 
Gioacchino  Albertazzi,  av^.  Giuseppe 
Pulieri,  comni.r  Pietro  prof.  Tenerani, 
Luigi F^escovali.  Ai  3 1  marzo  il  cardinal 
Altieri  presidente  di  Roma  e  Comarca 
convocò  nel  palazzo  senatorio  in  Campi- 
doglio i  consiglieri,  i  deputati  ecclesiasti- 
ci, i  conservatori,  il  senatore,  e  procede 
in  forma  legale  al  loro  istallamento.  Il 
senatore  in  nome  del  rispettabile  consesso 
da  lui  rappresentato,,  protestò  la  ricono- 
scenza sua,de'colleghi  magistrali  e  de'con- 
siglieri  verso  il  sovrano  che  li  iavea  scelli 
all'importante  uffizio,chi amandosi  pronti 
a  dedicare  ogni  loro  studia  pel  disimpe- 
gno delle  rispettive  incombenze.  Nel  i.° 
aprile  il  senatore  ed  i  conservatori  pre- 
starono il  dovutogiuramento  nelle  mani 
del  Papa.  Elssendo  morto  il  senatore  a*25 
luglio,  ne  assunse  le  veci  prima  il  principe 
Altieri,  poi  il  marchese  Guglielmi,  ed  ora 
le  funge  il  cav.  Colonna.  Queste  supplen- 
ze de' conservatori  al  senatorato,  hanno 
luogo  per  ordine  progressivo,  e  se  è  as- 
sente quello  che  gli  appartierie,onon  vuo- 
le accettare,  ovvero  si  ritira  chi  disimpe- 
gna le  funzioni  di  senatore, subentra  l'al- 
tro conservatore  che  viene  appresso:  ri- 
tornato in  Roma  l'assente,  questi  assu- 
me l'esercizio  del  senatorato. 

Roma  [Roman),  sede  del  sommo  Pon- 
tefice  in  Europa.  L'apostolica  sede  roma- 
na, cattedra  del  principe  degli  apostoli,  è 
il  centro  dell'unità  e  comunione  di  tutti 
i  cattolici,  madre  e  maestra  a  tuttele  gen- 
ti, la  prima  in  dignità  e  autorità.  Il  Papa 
che  la  occupa  è  il  capo  visibile  e  il  Pa- 
store à\  tutta  la  Chiesa  universale,  sulla 
quale  ha  il  Primati^,  come  successore  di 
s.  Pietro  €  vicario  di  Gesù  Cristo  in  ter- 
ra, per  cui  ha  il  diritto  di  scegliere  i  mi- 
nistri ed  i  cooperatori  del  suo  apostolato 


ROM 

tra  tutte  le  nazioni  cristiane  del  mondo. 
Inoltre  il  romano  Pontefice, non  solamen- 
te governa  la  sua  chiesa  e  diocesi  parti- 
colare di  Roma,  ma  ri liene  altresì  le  qua- 
lifiche di  Metropolitano  dejla  Provincia 
romana,- di  Primate  àdV Italia,  e  di  Pa- 
triarca à' Occidente.  Ai  quali  articoli  ra- 
gionai di  tutte  le  relati  ve  prerogative  d'o- 
nore e  di  giurisdizione;  particolarmente 
a  Metropolitano  provai  che  sempre  il 
Papa  esercitò  l'autorità  suprema  sui  me- 
tropolitani d'occidenle,coniprensivamen- 
te  alla  deposizione.  Ad  Occidente  narrai, 
che  dal  tempo  degli  apostoti  risale  il  di- 
ritto de'Papi  sul  medesimo,  ed  in  prin- 
cipio anche  con  diritto  metropolitico,  poi- 
ché per  4  secoli  il  solo  romano  Pontefice 
ne  fu  eziandio  il  metropolitano,  tranne 
l'Africa, ove  però  niuno  poteva  ordinarsi 
vescovo  senza  saputa  della  s.  Sede,  come 
niuno  senza  la  sua  intesa  potevasi  depor- 
re. Fu  la  Sede  apostolica  romana  che  isti- 
tuì gli  arcivescovati  e  vescovati.  Sebb-me 
in  principio  i  Papi  non  s'ingerissero  nella 
elezione  e  ordinazione  de'vescovi  orien- 
tali, lasciandone  ai  metropolitani  la  cura, 
nondimeno  esigendolo  il  bene  delle  chie- 
se, mandarono  in  Oriente  legati  aposto- 
lici con  piena  podestà  di  costituire  vesco- 
vi, preti  e  diaconi  nelle  città  de'patriar- 
cati  orientali.  A  Patriarca  trattai  dell' au- 
torità primazìaledel  Papa  in  tutte  le  chie- 
se, in  confermare  o  riprovare  la  elezione 
de'patriarchi  orientali,  appartenendo  al 
solo  Pontefice  romano  l'ammettere  la  ri- 
nunzia de'vescovi  e  scioglierli  dal  vincolo 
che  li  stringe  e  lega  alla  loro  chiesa.  A 
Patriarcato  dissi,  come  il  patriarcato  di 
Roma  fu  sempre  superiore  a  quelli  d'o- 
riente, e  quali  provincie  comprese.  A  Dio- 
CE§i,  olire  il  riportare  il  numero  de' ve- 
scovati che  possiede  ogni  parte  del  mon- 
do e  stato,  poi  aumentati,  tenni  proposito, 
come  l'ordine  ecclesiastico  fu  regolato  sul 
governo  civile;edeileahbazie  nulliusdioe- 
cesis  considerate  altrettante  diocesi, dette 
aache 31  ona steri,  per  cui  ne  parlai  ancora 
a  questo  articolo,  molti  essendo  ioime- 


ROM 

diatamente  soggetti  al  Papa  e  alla  s.  Se- 
de.  A  Italia  ragionai  del  suo  vicarialo, 
e  diiQOStrai  che  le  ordinazioni  di  tutti  i 
vescovi  della  nobile  regione  e  di  occidert- 
te,  appartennero  al  Papa  sin  dai  primordi 
della  Chiesa;  che  antichissimo  e  dai  tem- 
pi apostolici  è  il  diritto  che  i  romani  Pon- 
téfici godono  su  tulle  le  chiese  d'occiden- 
te, le  quali  hanno  speciale  obbligazione 
di  osservare  le  tradizioni  della  chiesa  ro- 
mana. Che  anche  neWIlliria  i  Papi  si  ri- 
serbarono  il  diritto  delle  ordinazioni  dei 
vescovi  provinciali,  e  lo  fecero  esercitare 
dai  vescovi  diTessalonicaloro  Vicari^co' 
me  a  mezzo  di  questi  praticarono  in  al- 
tre parti.  Già  di  sopra  rimarcai,  che  seb- 
bene il  fondatore  della  romana  sede  e  suo 
i.**  vescovo  sia  il  principe  degli  apostoli 
s.  Pietro,  pure  dai  monumenti  rilevasi, 
che  quanto  e. propriamente  al  nome  di 
Vescovo  di  Roma^  aggiunto  a  quello  di 
Papa, il  i.°ad  aggiungerlo,  secondo  alcu- 
ni, fu  s.  Telesforo  Papa  del  142,  altri  re- 
putano s.  Zosimo  del  4^7;  hidi  s,  Leone 
1  Magno  del  44o>a'  titolo  di  Vescovo  di 
Roma,  aggiunse  e  della  chiesa  cattolica. 
Abbiamo  da  s.  Gio.  Grisostomo:  »>  Gesù 
Cristo  consegnò  la  [Prefettura  della  Chiesa 
a  Pietro;  a  Pietro  delegò  la  cura  dell'Or- 
be." Contro  Peliliano  scrisse  s.  Agostino: 
>jCosa  li  ha  fatto  la  cattedra  della  Chiesa 
Romana,  cui  ha  seduto  s.  Pietro,  ed  in  cui 
oggi  Anastasio  I  siede?  "  Scrivendo  s.  Isi- 
doro vescovo  di  Siviglia  ad  Eugenio  di 
Toledo,  gli  disse:  «La  dignità  della  po- 
destà, sebbene  sia  trasfusa  in  tutti  i  ve- 
scovi, pure  il  vescovo  di  Roma  più  spe- 
cialmente per  un  certo  singoiar  privile- 
gio, resta  in  eterno,  come  capo  più  ele- 
valo di  lutti  gli  altri  membri....  Quegli 
dunque  che  non  presta  ad  esso  riveren- 
temente la  dovuta  ubbidienza, disgiunto 
dal  Capo,  si  rende  colpevole  di  Acefali- 
smo. ''Dichiarò  s.  Anselmo  vescovo  di  Luc- 
ca:»>Essendo  stato  da  Cristo  pregato  perla 
fede  di  Pietro,  aftinché  non  manchi  ;  la 
fede  del  solo  Patriarca  Romano,  nella  qua- 
le confermò  i  suoi  fratelli,  non  manche- 


ROM  85 

rà  mai.  **  Geroo  preposilo  di  Reichsperg 
chiamò  il  Papa,y^/7ge/o  della  Chiesa  Ro- 
mana. Ecco  l'elenco  de' vescovati  che  di 
presente  sono  immediatamente  soggetti 
alla  s.  Sede  e  al  Papa,  pei  quali  tutti  scrissi 
articoli  in  questo  mio  Dizionario,  \vvev' 
liuòjche  i  vescovati  non  esistenti  nello  sta- 
to pontificio,  li  distinguerò  in  carattere 
corsivo.  Di  questi  la  maggior  parte  sonò 
nel  regno  delle  due  Sicilie  e  nella  Sviz- 
zera; in  Prussia,  in  Polonia,  nella  Tosca- 
na, ne'ducati  di  Modena  e  di  Parma, nel- 
la Spagna,  nel  Genovesalo.  A  voler  poi 
conoscere  gii  altri  vescovati  esistenti  nello 
slesso  stalo,  si  ponno  leggere  gli  articoli 
de'segnenlisuoi  arcivescovali,ne'quali  ri- 
portai il  novero  come  suffraganei,de'quaU 
pure  feci  articoli.  Benevento  (il  quale  pe- 
rò ha  suffraganei  soltanto  nel  regno  di 
]Sfapolì),Bologna^  Canteri  no,FerniOy  Fer- 
ram (non  ha  suihagimeì),  Ravenna^  Spo- 
leto (non  ha  suffraganei),  Urbino.  Vesco- 
vati immediatamente  soggetti  alla  s.  Se- 
de e  al  romano  Pontefice.  Vescovati  su- 
burbicarii,  di  qui  sono  insigniti  i  primari 
cardinali,  formanti  l'ordine  de' vescovi  del 
s.  collegio.  Ostia  e  Vellelri  (ove  il  vescovo 
tiene  un  sulfraganeo, come  talvolta  l'han- 
no gli  altri  cardinali  suburbicarii).  Porto, 
s.Ruffina  e  Ci  vita  vecchia.  Albano.  Frasca- 
ti.Paliestrina.  Sabina, ilcui  cardinal  vesco- 
vo ha  sempre  il  suffraganeo.  Questi  6  car- 
dinali risiedono  in  Roma  e  qualche  tempo 
dell'anno  nelle  loro  diocesi:  inoltre  risie- 
dono in  Koma, patriarchi^àrcìvescovi,  e 
l'e^cow  m^«r//AM5. Altri  vescovati. Acqua- 
pendente. Alalri.  Amelia.  Anagni.  Anco- 
na. Aquila.  Aquino^  Pontecorvo  e  Sor  a. 
Arezzo.  Ascoli.  Asisi.  Aversa.  Bagnorea. 
Basilea. Breslavia. Borgo  s. Donnino.  Ca- 
va e  Sarno.  Chelma  e  Belzì.dì  rito  greco 
rtilerio.  Città  di  Castello.  Città  della  Pie- 
ve. Civita  Castellana,  Orle  e  Gallese.  Coi- 
r^.Corneto  eMontefiascone.  Cortona.  Fa- 
briano e  Matelica.  Fano.  Ferentino.  Fo- 
ligno. Gwev^r^e£o5rt«/2^.Grrfi'mfleiWbrt- 
te  Peloso.  Guastalla.Guhhìo.Hildeshetni. 
Jesi.  Leon.  Lunì  e  Sarzana.  Malia  e  Ro- 


86  ROM 

di.  Marsi.  Melfi  e  Rapolla.  Mìlelo.  Mo- 
nopoli. Montalcino.MonlePulciano.  Nar- 
do. Narui.  Nicopoli.  Nocera.  Norcia.  Or- 
vieto. Osimoe  Cingoli.  Osnahriick.  Ovie- 
do. Parma.  Penne  e  Airi.  Perugia,  Pe- 
scia.  Piacenza.  Poggio  Mirteto.  Recana- 
li e  Loreto.  Rieti.  S.  Gallo.  S.  Marco  e 
Bisignano.  Segni.  Sion.  Supraslia  di  rito 
greco  ruteno.  Sutri  e  Nepi.  Terlizzi^  Gio- 
{>enazzo  e  Molfelta.  Teramo.  Ten'acina, 
PipernoeSezze. Terni: Tivoli.  Todi.  Tri- 
vento.  Troja.  f^alwe  e  Sulmona.  YeioW. 
Viterbo  e  Tosca  nella. -Fb/terr^.  JVarinia 
o  Ermeland.  Vedasi  Francesco. de  Vico, 
Dissertatio  super finibus  dioecesis  Roma- 
naey  et  super /acuitale  eligendi  M etropo - 
litànif  Romae  1725.  Dionisio  Pieragosti- 
n'ìfDisceptàlio  de  ProvincìaRomana,ejus- 
qùe  episcopis  suffraganeis ^  Romae  et  Ra- 
vennae  1727.  Non  che  gli  autori  che  ri- 
portai nel  voi.  XXXVJ,.  p.  1.80. 
Concila  di  Roma. 
Furono  tenuti  in  Roma  un  gran  nu- 
naero  di  concìlii,  per  lo  piti  nel  Latera- 
nOj  molti  nel  J^adcano,  alcuno  jn  qual- 
che chiesa  di  Roma.  Si  chiamarono  con- 
cilii  LateranensijSe  si  celebrarono  nel  Prt- 
triarchio  o  Palazzo  Laleranense,  o  nella 
propinqua  patriarcale  arcibasilica  o  luo- 
ghi annessi  ;  cohcilii  Romani  se  si  tenne- 
ro nel  Palazzo  .Vaticano  o  contigua  pa- 
triarcale basilica  o  luoghi  adiacenti,. non 
che  in  altre  chiese  di  Roma.  Il  dotto 
Zaccaria  ,  hell'  opuscolo  Sulla  cjuestio' 
ne  3  se  al  Romano  Pontefice  più  conven- 
ga di  abitare  a  s.  Pietro^  che  in  qual- 
sivoglia altro  luogo  della  Ci7/^,  osserva 
che  anticamente  i  sagri  coiicilii  si  cele- 
bravano quasi  sempre  al  Vaticano  e  fu- 
rono chiamati  Romani;  quando  poi  per 
la  stagione  o  aria  fredda,  o  per  |a  deso- 
lazione del  luogo,  òpe'motivi  che  accen- 
nai nel  voi.  XII,  p.  2 47, furono  trasferiti 
òlla  Chiesa  di  s.  Giovanni  in  Laterano^ 
per  esservi  allora  maggior  comodità  d'al- 
loggio per  tanti  vescovi  e  prelati,  furono 
chiamati  -con  nome  particolare  Latera- 
«e/iif,  ovvero  colla  speciale  denominazio- 


ROM 

ne  del  luogo  in  cui  si  convocarono.  Oltre 
la  basilica  patriarcale  Laleranense,  che 
aveva  il  patriarchio  apostolico  ordinaria 
residenza  de'Papi  per  molti  secoli,  ebbe- 
ro patriarchii  pure  le  altre  4  patriarcali 
basiliche,per  abitazioni  de'patriarchi  che 
recavansi  ai  concilii  di  Roma  o  a  Liniina 
Aposlolorum,  o  per  a  Ilari,  co  me  raccontai 
parlando  d  ognuna.  Dissi  pure  altrove, 
che  per  la  festa  di  s.  Pietro  o  nell'anni- 
versario dell'elezione  d'ogni  Papa,  cele- 
brandosene le  commemorazioni  con  so- 
lennità, tutti  i  vescovi  delle  Provincie  più 
vicine  si  recavano  ad  assistervi.  In  queste 
occasioni  fu  costume  anche  di  celebrare 
quasi  sempre  un  concilio  innanzi  al  sa^ro 
corpo  di  s.  Pietro,  sopra  i  correnti  affari 
e  bisogni  della  Chiesa,  come  rilevasi  prin- 
cipalmente dagli  atti  de'concilii  di  s.  Sisto 
III  e  di  s.  Leone  I.  La  causa  di  celebrare 
questa  solennità  nel  Vaticano,  l'espresse 
s.  Sisto  III  in  una  lettera  a  s.  Cirillo,  pres- 
so il  Baronio  all'anno  433,  n.°i3.  «  Ad 
b.  Petrum  fraternitas  universa  convemt; 
habuerunt  coépiscopi  nostri  illura  con- 
gratulationis  testem,  quem  habemus  ho- 
noris exordium:  sanclae  namque,et  ve- 
nerabili Synodo,  quam  natalis  mihi  dies 
fa  venti  Domino  congregavi!,  quia  siccre- 
dendum  est,  ipse  praesedit.  "  Dove  rile- 
vasi, che  que'ss.  Pontefici  credevano  che 
s.  Pietro  stesso  presiedesse  ne'concilii  a- 
vanti  il  suo  sagro  corpo  radunati.  Onde 
i  decreti  di  s.  Leone  I  furono  ricevuti  nel 
concilio  di  Calcedonia,cGme  oracoli  usci- 
ti dalla  bocca  di  S.Pietro,  gridando  quei 
padri:  Pelriis  per  Leonein  ita  locutus  est, 
E  s.  Pier  Grisologo  esortò Eutiche  ad  ub- 
bidire ai  medesimi  decreti,  quoniam  b. 
Petrus^  qui  in  propria  sede,  et  vivit,  et 
praesidet,  praestat  quaerentious  fidei  ve- 
ritatem.  Dice  inoltre  Zaccaria,  che  il  Va- 
ticano fosse  il  luogo  proprio  e  primario 
pe'coticilii  romani,  evidentemente  si  pro- 
va, mentre  i  decreti  dei  concilii  tenuti 
nel  Lalerano  o  in  altra  chiesa,  con  so- 
lennità grande  si  pubblicarono  nel  Va- 
ticano, come  ne  fa  fede  Anastasio  nel- 


ROM 

la  vlla  di  s.  Stefano  III,  per  nppunto  co 
me  nel  sagro  concilio  di  Trento  le  ses- 
sioni furono  nella  chiesa  particolare  di  s. 
Maria  Maggiore,  ma  i  decreti  di  mano 
in  mano  si  pubblicarono  nel  la. cattedra- 
le. Ed  acciocché  i  vescovi  riconoscessero 
la  dignità  da  questa  sorgente,  i  Papi  gli 
obbligarono  con  promessa  solenne  a  ve- 
nire in  Pioraa  ogni  anno  a  celebrare  seco 
loro  la  festa  de'ss.  Pietro  e  Paolo  nella 
basilica  Vaticana,  in  luogo  di  che  oggidì 
tnlti  i  prelati  della  cristianità  si  obbligano 
advisitanda  Liniina  AposloloriunyQ.otm 
ampiamente  descrissi  a  quell'articolo,  che 
equivale  a  rinnovare  successivamente  To- 
inaggio  ed  ubbidienza  al  supremo  Pasto- 
re, e  riconoscere  l'autorità  sovrana  della 
s.  Sede  apostolica,  fondata  nelle  sagre  ce- 
neri di  s.  Pietro  nel  Vaticano.  Se  il  Con- 
cUio  per  essere  Ecumenico  o  generale  o 
plenario,  dev'essere  convocato  dal  Papa 
coU'intervento  de'suoi  Legati  apostolici^ 
di  quanta  aiitorilà e  venerazione debbon- 
sì  ritenere  i  concilii  di  Roma  da  loro  a- 
diinati  e  presieduti,  convenendovi  il  fio- 
re ed  i  primati  della  gerarchia  ecclesia- 
stica, di  cui  sempre  in  Roma  vi  fu  copio- 
so numero,  oltre  i  profondamente  dotti 
nelle  scienze  ecclesiastiche  in  cui  l'alma 
città  in  ogni  epoca  fu doviziosamenteric- 
ca, non  ha  bisogno  di  dichiarazione  o  coni  • 
mento.  De'concilii  romani,  moltissimi  fu- 
rono provinciali  o  nazionali,  5  sono  ge- 
nerali e  ecumenici.  II  r.°  concilio  lo  ce- 
lebrò s.  Pietro  in  Gerusalemme.  Per  an- 
tichissimo costume,  tutte  le  volteche  te- 
uevasi.concilio  in  Italia,  particolarmente 
intorno  alla  fede,  le  decisioni  che  vi  si  for- 
ma vano  a  nome  di  lutti  i  vescovi  d'Italia 
non  portavano  in  fronte  che  il  nome  del 
Papa.  Di  quanto  ne'concilii  romani  faceva 
ì\  Primicerio  della  s.  Sede,  lo  dissi  in  quel  - 
r  articolo ,  cosi  del  Saccellario  e  altri 
ministri;  Il  ceremoniale  tenuto  ne'  con- 
cilii romani  rilevasi  dai  loro  alti,  e  par- 
ticolarmente dall'ultimo  che  riportai  nel 
voi.  XV,  p.  172  e  seg.jed  a  p.  170  dissi 
della  questione  insorta  tra  gli  arcivescovi 


R  O  M  87 

di  Milano  e  di  Ravenna,  ed  il  patriarca 
d'Aquileia  sul  luogo  di  sedere.  Cleraeale 
II  diede  la  preferenza  all'arcivescovo  di 
Ravenna t  con  decretare  che  sedesse  a  de- 
stra del  Papa,  ed  a  sinistra  seal  concilio 
interveniva  l'imperatore.  Senza  citare  ad 
ogni  concilio  romano  chi  ne  trattò,  si  può 
vederlo  ne'collettori  de'concilii  di  cui  par- 
lai a  Concilio,  notando  che  di  quelli  par- 
ticolari di  R.oma,  Luca  Olstenio  nel  1662 
pubblicò  la  collezione.  Alcuni  concilii  ro- 
mani ebbero  particolari  storici,  che  non 
mancai  di  ricordare  a'iuoghi  loro;  impe- 
rocché e  come  si  vedrà,  già  descrissi  al- 
trove i  concilii  romani  nella  principale 
parte,  e  a  Laterano  tutti  quelli  che  ivi  fu- 
rono temiti,  o  si  conoscono  comunemen- 
te sotto  tal  nome,  laonde  citeròi  volumi, 
o  indicherò  in  carattere  corsivo  gli  artico- 
li in  cui  ne  parlai.  Inoltre  si  possono  ve- 
dere anche  le  biografìe  de'Papi  che  li  ce- 
lebrarono: ciò  è  intrinseco  per  meglio  co- 
noscere le  cause  che  ne  determinarono  la 
convocazione,  e  le  notizie  relative. 

Ih.°conciliodi  Roma  lo  celebrò  Papas, 
fittone  7  nel  1 96  o  nel  1 97  o  1 98,  per  re- 
golare la  Pasqua  di  Risurrezione  conUo 
i  Quartodecimani:  il  medesimo  Papa  iti 
questo  o  in  altri  concilii  scomunicò  di- 
versi eretici,  che  dichiaro  alla  biografia, 
11  2.°  si  registra  all'  anno  25 1,  ma  se-» 
guendo  la  cronologia  di  Novaes  Io  ripor- 
terò al  254,  perchè  in  quell'anno  fu  crea- 
to Papa  s.  Cornelio  che  lo  adunò  con  60 
vescovi,  ed  un  gran  numero  di  sacerdoti 
e  diaconi,  contro  l'antipapa  Novaziano 
e  seguaci,  chiamati  caduti  o  Lassi.  I  con- 
fessori scismatici  furono  ricevuti  nella 
comunione  della  Chiesa  dal  Papa  e  da  5 
altri  vescovi  nel  novembre,  e  ciò  che  fu 
fatto  in  questa  riunione  può  considerarsi 
un'aggiunta  del  concilio.  Il  3.°  nel  256 
o  257  di  Papa  s.  Stefano  /che  ricusò  di 
comunicare  co' deputati  di  s.  Cipriano, 
e  vi  condannò  la  decisione  de' due  con- 
cilii di  Cartagine  òe\  255  e  256,ne'quali 
si  trattò  della  validità  o  nullità  del  Bat- 
tesimo amministrato  dagli  Eretici.  Il  4-° 


88  ROM 

nel  260  di  Papa  s.  Sisto  //che condan- 
nò Teresia  delVoezìani,  Il  5°  nel^Gida 
Papa  S.Dionisio  per  giustificare  s.  Dio- 
nisio patriarca  d'  Alessandria  ,  accusato 
che  insegnasse  che  il  Figliuolo  di  Dio  e- 
ra  una  sostanza  creata,  non  consostan- 
ziale al  Padre,  onde  il  prelato  die  una 
solenne  mentila  a'  suoi  calunniatori.  Il 
6.°  nel  3 1 3,  il  I .°  che  fu  adunato  nel  Pa- 
lazzo Laleranense,  donato  da  Costanti- 
no Magno  alla  romana  chiesa  per  abita- 
zione de'Papi.  Lo  celebrò  Papa  s.  Mei- 
chiade  in  domo  Faust  ne  contro  i  Donati- 
sti^ e  fu  perciò  il  i  .°di  Laterano:  con  indi- 
ca re  quest'articolo  intendo  dichiarai'e  che 
in  esso  descrissi  i  seguenti  omonimi  conci- 
lii.  Il  fj^ìiéU  Chiesa  de' ss.  Martino  e  Sil- 
vestro a' Monti y  in  Therniis  Trajani,  nel 
324,di  Papas.iS'z/i^e^^ro  /,con  284  vescovi 
e  tutto  il  clero  romano,  per  rendere  gra- 
zie a  Dio  dell'acquisto  che  avea  fatto  il 
cristianesimo  dell'imperatore  Costanti- 
'  no,  che  v'intervenne  colla  madre  s.  Ele- 
na, e  Calfurnio  prefetto  di  Roma, altro 
convertito  alla  fede:  in  questo  concilio  i 
sacerdoti  col  resto  del  clero  stettero  in 
piedi  dietro  a'vescovi.  Vi  fu  trattalo  del- 
io stabilimento  della  disciplina  ecclesia- 
stica, della  difesa  della  Chiesa  contro  i 
suoi  nemici  eretici,  e  de'preparalivi  pel 
promulgato  i.**  concilio  generale  di  Ni- 
cea.  L'è."  nel  325  o  326  di  s.  Silvestro 
/  nella  suddetta  chiesa  zVi  Therniìs  Tra- 
jani,con  l'intervento  di  275  vescovi,  per 
confermarci  santi  canoni  del  concilio Ni- 
ceno,  la  condanna  d'Ario  ed  il  simbolo 
della  fede,  llg.^nel  387  \n  Laleranó  dì 
Papa  s.  Giulio  /,  con  5o  vescovi,  in. cui 
pienamente  giustificò  s./^/tìt«fifi/o  patriar- 
ca d* Alessandria  in  Egitto ^  contro  leca- 
lunnioseaccuse  degli  y^rfVz/z/.  Egualmen- 
te furono  dichiarali  innocenti  Marcello 
d'Ancira,eAsclepa  diGaza.ll  Papascris- 
se  a  nome  di  tutti  una  dignitosa  lettera 
agli  orientali  Eusehiani^  che  ayeano  pri- 
ma domandato  il  concilio ,  e  clie  in  se- 
guito ricusarono  di  assistervi,  esorlandoli 
a  cambiar  condotta.  Hi  o.°nel  348  o  349 


ROM 

di  s.  Giulio  I  contro  gli  ariani  Potino, 
UrsacioeValente  che  ritrattarono  quan- 
to aveano  detto  contro  s.  Atanasio,  ma 
poi  ricaddero  ne'  loro  errori.  L'i  r.°  nel 
352  di  Papa  s.  Liberio  per  s.  Atanasio 
nuovamente  accusato  dagli  orientali  e  da 
molti  vescovi  egiziani.  11  Papa  vi  lesse  la 
lettera  di  essi,  e  l'altra  di  75  vescovi  pure 
di  Egitto  a  favore  del  santo.  Il  concilio 
giudicò,  che  fosse  contro  le  regole  l'aderi- 
re agli  orientali.  Ili  2. "nel  358,  in  cui  Pa- 
pa s.  Felice  II  alla  testa  di  4^  vescovi 
condannò  Ursacio  e  Valente,  e  l'impera- 
tore Costanzo  come  eretici  ariani,  il  1 S.** 
del  364  o  366  di  Papa  s.  Liberio  torna- 
to dall'esilio,  in  cui  furono  ricevuti  i  de- 
putati del  concilio  di Lampsaco,  ed i  Ma- 
cedoniani  presentarono  uno  scritto,  nel 
quale  ricevevano  e  approvavano  pura- 
mente e  semplicemente  la  fede  di  Nicea. 
Il  Papa  scrissea  questi  ravveduti  una  let- 
tera, che  fissò  in  seguilo  la  credenza  del- 
le chiese  d'oriente,  e  pose  un  termine  alla 
disputa  sulla  ss.  Trinità.  Il  14.°  nel  367 
di  Papa  s.  Daniaso  /,  con  44  ^^^^^^'j  ^^' 
pra  un'accusa  di  Alterio,  fetta  da'scisma- 
tici  contro  quel  Pontefice.  Si  crede  che 
vi  fossero  condannati  i  Paternianie  Ve- 
nustiani.  Il  1 5..°  nel  369  di  s.  Daniaso  /, 
00093  vescovi,  contro  gli  ariani  e  per  co- 
noscere gli  autori  ed  i  capi  dell'eresia. 
Si  confermò  la  fede  di  Nicea,  dichiaran- 
dosi nullo  l'operato  nel  concilio  di  Ri-' 
W2mi  e  riprovato.  UrsacioeValente  vi  fu- 
rono scomunicati  co'loro  aderenti,  insie- 
me ad  Ausenzio  astutissimo  seminatore 
dell'arianesimo  nella  diocesi  di  Milano  in 
cui  erasi  intruso.  Il  concilio  scrisse  una 
lettera  a  lutti  i  prelat-i  d'Egitto,  e  questi 
con  S.Atanasio  risposero  al  Papa  renden- 
dogli giazie  per  aver  salvato  l'unità  del- 
la chiesa  cattolica. Inoltre  il  concilio  scris- 
se ai  vescovi  d'  Africa  scongiurandoli  a 
conservare  l'unità  vescovile,  e  che  non 
si  lasciassero  raggirare  da'sostenilori  del 
concilio  di  Rimini  ,  con  pregiudizio  del 
Niceno.  Ih 6.°  nel  372  di  %.DamasOyd\^i 
alcuni  dicono  essere  il  precedente ,  altri 


ROM 

che  in  questo  fu  anatemalizzalo  Ausen- 
zio,  e  vi  si  trattò  della  consustanzialilà 
dello  Spinto  santo.  Il  17.°  nei  374'di  s. 
Damaso  I  contro  gli  À polli naristi^  dei 
quali  era  capo  Apollinare  vescovo  diLao- 
dicea.  11 1 8.°  nel  Z'j5ò\  s.  Damaso  I,  per 
condannare  Lucio,  usurpatore  della  sede 
d'Aleiisandria.  Il  19.°  nel  3G7  di  s.  Da- 
maso I  con  un  gran  numero  di  vescovi, 
per  condannare  1' antipapa   OrsicinOj  i 
quali  scrissero  perciò  una  lunga  lettera 
agl'imperatori  Graziano  e  Valenliniano 
II.  Il  20."  nel  377  di  s.  Damaso  I  per 
condannare  i  Marcellianiti e ^\\  Apolli- 
naristi,  scrivendo  il  Papa  una  lettera  agli 
orientali,  in  cui  condannò  tutte  l'eresie 
del  tempo.  Il  2  i."  nel  378  di  s.  Damaso 
I  contro  alcuni  suoi  accusatori  e  diversi 
eretici.  Il  22."  nel  779  di  s.  Damaso  I 
contro  diversi  altri  eretici,  e  contro  gli 
scismatici  partigiani  d'Orsicino.  11  23.° 
nel  38o  o  382  di  s.  Damaso  Ij  con  l'in- 
tervento di  s.  Ambrogio,  s.  Epifanio  di 
Salamina  o  Cipro,  e  Paolino  d'Antiochia 
riconosciuto  dagli  orientali.  II  24.*'  "el 
386  di  Papa  s.  Sìricio  nella  basilica  Va- 
ticana (voi.  XII,  p.  245),  per  diversi  re- 
golamenti sulla  disciplina  ecclesiastica  , 
venendo  esclusi  dall'ammettersi  nei  clero 
quelli  che  avessero  esercitato  cariche  in 
corteo  negli  eserciti,  e  principalmente  pel 
celibato  de'preti  e  de'diaconi  si  fecero  ca- 
noni. Il  25.°nel  390 di  Papa  s.Siricio con- 
tro l'eresiarca  Gioviniano,  ri  quale  inse- 
gnava che  i  battezzati  con  fede  non  pos- 
sono essere  vinti  dal  demonio,  che  le  ver- 
gini non  hanno  più  merito  che  le  vedove, 
negando  la  virginità  della  Madonna.  Il 
26°  nel  400  di  Papa  s.  Anastasio  I y  \\\ 
cui  fu  determinato,  che  agli,  ecclesiasti- 
ci e  vescovi  Donatisti  non  sarebbe  con- 
servato il  grado,  ritornando  alla  chiesa 
cattolica.  11  27."  nei  43o  a'i5  agosto  di 
Papa  s.  Celestino  1  ^  per  condannare  i 
Nesloriani j  dichiarandosi  ortodosse  le 
lettere  di  s.  Cirillo;  il  Papa  in  un  lun- 
go discorso  dimostrò,  che  la  Beata  Ver» 
gine  era  veramente  Madre  di  Dio,  quin» 


R  O  M  89 

di  il  concìlio  dichiarò,  che  quelli  i  quali 
non  seguissero  questa  fede  sarebbero  de- 
posti. 11  Papa  ne  dettò  i  decreti  e  furono 
mandati  ai  vescovi.  Il  28."  nel  43idi  s. 
Celestino  /,in  principiodi  maggio,per  co- 
municare la  lettera  dell'imperatore  Teo- 
dosio II,  sulla  convocazione  del  concilio 
generale  d'  Efeso.  Giunto  poi  in  Roma 
liei  giorno  di  Natale  il  decreto  di  quel  con- 
cilio, che  la  B.  Vergine  dovea  chiamarsi 
Madre  di  Dio,  i  romani  lo  riceverono  con 
tanta  gioia  e  acclamazione,  che  txW  A<'e 
Maria  si  aggiunse  ;  Sancta  Maria  Ma- 
ter  Dei  ora  prò  nohis  peccalorihusj  mine 
et  in  liora  mortis  nostrae.  Amen.  Il  29." 
nel  433  di  s.  Sisto  II f  con  S6  vescovi,  e 
Sessoriano  perchè  adunato  nella  Chiesa 
di  s.  Croce  in  Gerusalemme,  nell'anni- 
versario dell'elezione  del  Papa, d'ordine 
dell'imperatore  Valentiniano  111,  che  vi 
intervenne  col  clero  e  col  senato  roma- 
no. Il  Papa  si  giustificò  dalle  accuse  di 
Anicio  Basso  ex  console,  di  avere  abusa- 
to d'una  sagra  vergine,  nel  modo  narra- 
to nel  voUXXXI,  p.  146. 11  calunniatore 
fu  condannato,  a  cui  per  umanità  della 
Chiesa  in  morte  gli  si  permise  ricevere  il 
s.  Viatico.  L'imperatore  colla  madre  Pla- 
cidia  sdegnatissimi  contro  Basso,  lo  pro- 
scrissero, e  confiscandogli  i  beni  li  dona- 
rono alla  chiesa. Dopo  3  mesi  Basso  morì, 
ed  il  Papa  colle  sue  mani  unse  il  suo  cor- 
po con  aromati,  lo  coprì  cum  linteami' 
nibitSj  recondensqiie  sepelivit  ad  b.  Pe- 
tritm  npostolum  in  cuhiculuni  parenUun 
eius.  Inoltre  nel  concilio  il  Papa  rice- 
vè la  nuova  della  pace  tra  s.  Cirillo  e 
gli.  orientali.  Convien  dire,  oche  le  pri- 
me sessioni  furono  tenute  in  s.  Pietro,  ov- 
vero che  ivi  s.  Sisto  IH  celebrò  altro  con- 
cilio, per  quanto  notai  nel  voi.  XII,  p, 
24^-  Il  3o.°  nel  444  ^^  ^'  ^one  1  contro 
i  Manichei.  Il  3i.**  nel  445*  di  s.  Leone 
/,  che  reintegrò  della  sede  di  Besancon 
Celidonio,  deponendo  s.  Ilario  d'Arles 
che  lo  aveva  spogliato  del  vescovato,  il 
quale  dimostrando  la  sua  innocenza  ven- 
ne ripristinato.  H  32. "nel  44?  ^^  ^'  ^^^' 


90  ROM 

ile  /,  in  <:ui  fu  proibito  a' vescovi  di  Si- 
cilia d'alienare  i  fondi  di  loro  chiese,  sen.- 
za  H  consenso  de'colleghi.  li  33.°nel  449 
dis.  Leone  I,  cui  assisterono  molti  vesco- 
vi, per  rappresentale  lutto  V  occidente, 
e  vi  furono  condannale  le  decisioni  del 
Conciliabolo  d' Efeso.  Il  34-°  nel  4^0  di 
s.  Leone  7,  a*2  2  febbraio  festa  della  cat- 
tedra di  s.  Pietro  in  Antiochia,  alla  testa 
d'un  gran  numerodi  vescovi  d'Italia. Cou 
essi  il  Papa  andò  nella  basilica  a  trovare 
l'imperatore  ValentinianoIH,  e  le  .impe- 
ratrici Gglla  Placidia  e  Eudossia,  madre 
e  moglie,  pregando  con  lagrime  e  scon- 
giurando per  l'apostolo  s.  Pietro,  ch'era- 
i>o  andati  a  venerare  per  la  propria  sa- 
lute e  per  quella  di  Teodosio  II  impera- 
tore d'oriente,  di  scrivere  a  quel  princi- 
pe e  impegnarlo  a  rimediare  a  tuttociò 
ch'era  stato  fatto  contro  l'ordine  in  E- 
feso,  ed  a  fare  riunire  un  concilio  gene- 
rale; aggiungendo  ch'era  questo  l'unico 
rimedio  pe'mali  che  soffriva  la  Chiesa. 11 
Papa  ottenne  la  grazia  domandata.  1135.** 
nel  4^1  di  s.  Leone  Ij  in  cui  furono  ap- 
provate le  decisioni  del  concilio  genera- 
le di  Calcedonia,  e  fu  stabilito,  che  ai 
fanciulli  riscattati  dalla  schiavitù  sia  da- 
to il  battesimo,  nel  dubbio  che  non  l'ab- 
biano avuto,  ed  agli  eretici  non  si  reite- 
rasse. Il  36.**  nel  4^8  di  s.  Leone  7,  per 
sciogliere  diverse  difficoltà,  dopo  le  tre- 
mende scorrerie  degli  unni  e  saccheggi 
commessi.  Il  37.°  nel  4^1  di  s.  Leone  I^ 
in  favore  di  Ermez  ch'erasi  impadronito 
della  chiesa  di  Narbona,  pel  bene  della 
pace,  ma  a  patto  che  non  potesse  ordi- 
nar vescovi,  autorità  che  fu  trasferita  a 
quello  d' Usez  finche  vivesse  l'  altro.  Si 
dispose  ancora,  che  i  vescovi  delle  Gallie 
terrebbero  ogni  anno  un  conciliò  nelle 
Provincie,  e  che  non  uscirebbero  dalla  lo- 
ro, senza  lettere  del  metropolitano,  e  in 
caso  di  riluto  del  vescovo  d'Arles.  Il  38.° 
nel  465  di  Papa  s.  Ilaro^  a*  1 7  novembre 
anniversario  di  sua  consagrazione,  com- 
posto di  48  vescovi  eh'  eransi  recati  in 
iloma  per  tal  festa,  fra'quali  due  francesi, 


ROM 
gli  altri  del  vicarialo  di  Roma.  II  Papa 
disse,  che* il  suo  carattere  di  i.°  vescovo 
l'obbligava  a  prender  più  cura  della  di- 
sciplina della  Chiesa  d'alcun  altro,  altri- 
mciKi  sarebbe  stato  tanto  più  reo,  quan- 
to maggiore  era  la  sua  dignità.  Indi  si 
fecero  canoni  su  diversi  punti  di  discipli- 
na ecclesiastica.  Il  Papa  favori  la  causa 
di  Silvano  vescovo  di  Calahorra,  contro 
le  querele  d'Ascanio  di  Tarragona  fatte 
in  quel  concilio.  11  39.°  del  4^4  verso  la 
fine  di  luglio^  di  s.  Felice  777nella  ba- 
silica Vaticana,  come  la  maggior  parte  di 
tutti  i  precedenti,  e  vi  assisterono  77  ve- 
scovi. Vi  furono  deposti,"  scomunicali  e 
privati  della  comunione  de'misteri  Vitale 
e  Miseno  legati  del  Papa  a  Costantino- 
poli, per  aver  comunicato  cogli  eretici, 
e  specialmente  con  Acacio  patriarca  di 
quella  città,  che  avea  impegnato  l'impe- 
ratore Zenone  di  pubblicare  l'eretico  ^- 
noticoy  e  con  esso  Pietro  Follone  falso  ve- 
scovo d'Antiochia  :  la  formola  della  de- 
posizione d'  Acacio  si  può  vedere  a  Sco- 
munica. II  4o."  del  485'dis.  Felice  III 
nella  basilica  Vaticana  con  70  vescovi.  Vi 
fu  confermata  la  condanna  d' Acacio,  e  di 
Fullone  eretico,  non  che  di  Pietro  Mon- 
go  vescovo  Alessandrino,  ambedue  £"«- 
tichiani.W  concilio  indirizzò  lerisoluzioni 
con  lettera  agli  abbati  e  preti  di  Costanti- 
nopoli per  l'esecuzione,  e  fece  in  essa  la  sua 
professione  di  fede.  In  questo  tempo  la 
Chiesa  era  lacerata  da  deplorabile  scisma; 
r  occidente  non  voleva  comunicare  eoa 
l'oriente,  qualora  non  si  anatematizzas- 
sero Nestorio,Eutiche  e  Dioscoro,  ma  più 
di  tutti  Acacio  eMongo:  l'Egitto  e  la  Li- 
bia facevano  un  corpo  di  comunione  a 
parte  con  Palladio  d'Antiochia.  Di  tutto 
furono  cagione  gl'intrighi  d' Acacio,  e  la 
leggerezzadi  Zenone.I14'«"'3el487o488 
di  s.  Felice  III,  con  ^o  vescovi  e  76  sa- 
cerdoti, nella  basilica  di  Costantino,  in 
marzo.  Fu  letta  la  bella  lettera  del  Pa- 
pa, contro  quelli  che  aveano  abbando- 
nato la  fede  nella  persecuzione  d'Africa 
di  re  Unnerico ,  e  la  riconciliazione  coi 


ROM 
caduti.  Quella  lellera  diretta  a  tulli  i  ve- 
scovi, éun  monumento  prezioso  sulla  pe- 
nitenza, dalla  quale  si  .apprende  che  la 
chiesa  romana  conservava  tutto  il  rigore 
della  disciplina,  trattando  i  peccatori  con 
forza  e  insieme  con  dolcezza.  Il  4*2.°  nel 
494  o  49^  Ji  s.  Gelasio  /,  con  4^  o  70 
vescovi  e  58  preti.  Ammise  al  perdono'e 
alla  comunione  Miseno  legalo  prevarica- 
tore a  CoslcUitinopoli  ;  il  collega  Vitale 
era  morto.  Altri  ,  di  questo  concilio  ne 
fannodue, nel  2.°  riportandola  dichiara- 
zione sui  veri  Libri  santi,  e  che  come  tali 
dovessero  venerarsi  i  4  concilii  generali, 
li  Papa  fece  questa  distinzione  sulla  po- 
tenza ecclesiastica  e  secolare.  «  L'impe- 
ratore non  ha  il  titolo  di  Pontefice,  né  il 
Pontefice  l'autorità  reale.  Dio  ha  sepa- 
rato le  funzioni  dell'una  e  dell'altra  po- 
destà, affmchè  gl'imperatori  cristiani  a- 
vesséro  bisogno  del  Pontefice  per  la  vita 
eterna;  e  i  Pontefici  si  accomodassero  alle 
«lisposizioni  degl'  imperatori  per  le  cose 
teu»porali  ".  Il  43.°  nel  499  ^'  ^^P^  ^* 
Simmaco  nel  t.^marzo,  con  72  vescovi  e 
67  preti,  sul|-£'/ezio/2e  del  Papn^  perciò 
ne  parlai  a  quell'articolo  o  voi.  XXI,  p. 
200  e  seg.,'  per  togliere  gli.  abusi  che  vi 
si  commettevano,  mediante  le  brighe  dei 
vescovi  e  i  tumulti  popolari,  avendone 
dato  motivo  l'intrusione  dell'  antipapa 
Lorenzo.  Il  44-°  "^1  5oo  di  s.  Simmaco 
che  conferì  a  Lorenzo,  per  possibilmente 
quietarlo,  il  vescovato  diNocera,  il  quale 
si  sottoscrisse  al  concilio.  II  45.°  nel  5o  r 
di  s.  SimmacOj  che  vi  abolì  la  legge  di 
Odoacre  re  degli  eruli,  che  proibiva  l'e- 
lezione del  Papa,  senza  il  conseu'so  dt-'ie 
d'Italia, e  vi  si  fecero  decreti  per  impedire 
l'alienazione  de'beni  di  chiesa.  Altri  di- 
conoche  nello  slesso  annoaltrosenecele- 
brassepresiedutodà  Pietro  vescovo  d'Ai- 
tino, mandato  da  Teodorico  per  visitato- 
re, onde  terminare  le  contestazioni  tra  s. 
Simmaco  e  Lorenzo, che  unendosi  a'sci- 
smatici  sturbò  le  cose  della  Chiesa.  1146.° 
nel  5o2  di  s.  Simmaco  coni 25  vescovi. 
Non  cessando  il  senatore  Feslo  di  pro- 


ROM 


9f 


leggere  Lorenzo  che  onninamente  vole- 
va Papa,  subornò  alcuni  testimoni  falsi, 
accusando  s.  Simmaco  di  adulterio,  per 
cui  nacquero  gravi  sedizioni  tra'due  par- 
titi. Riferite  a  re  Teodorico  le  tragedie 
che  succedevano  in  Roma,  sebbene  avea 
riconosciuto  s.  Simmaco  contro  l'ambi- 
zioso Lorenzo,  pensò  a  convocare  Un  con- 
cilio per' sedarle;  ma  siccome  i  vescovi 
ch'erano  appresso  di  lui  gli  dissero  non 
potersi  adunare  senza  il  consenso  del  Pa- 
pa, perciò  egli  mostrò  le  sue  lettere  che 
anzi  lo  desiderava.  Il  concilio  pertanto  eb- 
be luogo  nella  Chiesa  di  s.  Croce  in  Ge- 
rusalemme 0  nel  propinquo  palazzo  Ses- 
soriano.  Ma  la  turba  degli  emuli  e  fazio- 
si avendo  impedito  che  il  Papa  vi  si  re- 
casse, anzi  costretto  a  fuggu-e,  i  vescovi 
non  potendo  determinar  nulla  ,  il  conci- 
lio si  sciolse.  .3everano  e  Lénglet  affer- 
mano che  si  tenesse  nella  basilica  Giulia 
nel  Laterano:  altri  che  la  i."  sessione  sì 
celebrò  nella  chiesa  di  s.  Maria  in  Tras- 
tevere. Altri  il  termine  del  concijio  l'an- 
ticipano o  posticipano  d'un  anno;  que- 
ste date  contradditorie  sono  di  angustia 
pegli  scrittori.  Dice  Besozzi,  Storia  della, 
basilica  di  s.  Croce  in  Gerusalemme  Scs- 
soriana,  che*  non  essendosi  perciò  potuto 
in  questo* concilio  Sessoriano  esamiihare 
la  causa  di  s.  Simmaco,  cui  spettava  se- 
condo la  dichiarazione  di  Teodorico  ,  il 
quale  vi  si  sarebbe  sotloraesso  tuttoché 
ariano,  benché  ne  risidlasse  la  pace  tra 
il  popolo  romano,  nel  5o3  si  celebrò  un 
altro  concilio  dello  Palmare,  in  Porlicu 
P^/////tìfr/V7,dal  luogo  presso  S.Pietro  chia- 
mato Palma,  nel  quale  quanto  agli  uo- 
mini fu  assoluto  e  purgato  s.  Simmaco 
(con  qualche  diversità  lo  riportai  nel  voi. 
Xll,  p.  245),  rimettendo  i  padri  del  con- 
cilio la  causa  a- Dio  (cioè  essendosi  il  Pa- 
pa sottoposto  spontaneamente  al  giudizio 
de' vescovi,  questi  concordemente  dichia- 
rala la  sua  innocenza,  protestarono:  Che 
il  i^escovo  della  Romana  sede  non  deve 
soggiacere  alfcsanie  de^vescovi  minori)^ 
e  si  sottoscnssero  con  queste  parole....  N. 


92  ROM 

iV.  huìc  statuto  nostro j  in  quo  totani  cau- 
satJì  Dei  judicio  commissus,  subscripsì. 
Dal  qual  senlimenlo  de*  padri  Ennodlo 
-vescovo  di  Pavia  che  ne  fece  l'apologia, 
cavò  quel  suo  celebre  detto:  Aliorum  for- 
te homlnum  causas  Deus  voluerit  per  hO' 
mines  terminare ^  Sedis  istius  Praesuleni 
suo  sine  quaestione  reservavit  arbitrio, 
JVel  concilio  venne  pure  annullata  l'ordi- 
nanza fatta  nel  483  da  Basilio  prefetto  del 
pretorio,  in  cui  pretese  proibire  la  consa- 
grazione  del  vescovo  di  Homa,  senza  pre- 
vioavvisodatone  al  principe  o  al  prefetto 
tieJ  pretorio.  Aggiungono  quelli  che  an- 
ticipano questo  concili(),che  nel  5o3nefa 
tenuto  altro  relativamente  allo  scritto  dei 
scismatici  contro  //  Sinodo  dell'  assolu- 
zione, che  perciò  Ennodio  presentò  la  ri- 
sposta col  suo  Libro  apologetico.  Il  ^'j° 
nel  ,5o4  di  s.  Simmaco,  composto  di  80 
vescovi,  di  37  preti  e  4  diaconi.  Vi  si  fece 
un  decreto  contro  gli  usurpatori  de'beni 
della  chiesa, scomunicati coraeeretici  ma- 
nifesti se  non  li  restituivanp.il  48. "e  49'** 
nel  53o  0  53!  a' 12  novembre  o  17  di- 
cembre di  s.  Bonifacio  IJ,  con  4  vescovi, 
4o  preti  e  4  diaconi,  per  Stefano  di  La- 
rissa  metropolitano  di  Tessaglia,  che  de- 
posto da  Epifanio  di  Costantinopoli  avea 
appellalo  al  Papa.  Di  due  coneilii  alcuni 
ne  fecero  uno,  poiché  in  esso.  s.  Bonifa- 
cio II  si  elesse  [)ev  Successo  re  \\^i\ìo,a\i' 
lorizzato  a  ciò  da'padri.  Pentito  poi  coi 
padri  di  aver  violato  i  sagri  canoni,  in  al- 
tro concilio  fu  annullato  e  bruciato  il  de- 
ci'eto.Che  i  due  concili!  furono  tenuti  nel 
Vaticano,  lo  descrissi  nel  voi.  XII ,  p.245. 
Il  5o.°  nel  534  di  s.  Giovanni  II,  in  cui 
fu  approvata  la  proposizione  :  Unus  de 
Triuitate passus  est  carne'.  I  Monaci  a- 
cemetiche  l'impugnavano  furono  minac- 
ciati di  anatema  se  non  desistevano  dal 
condannarla.  Il  5i.°nel  590  di  s.  Gre- 
gorio I,  ove  fu  invitatq  Severo  patriar- 
ca di  Grado,  per  difendersi  contro  l'im- 
putazione di  aver  sottoscritto  i  Tre  Ca- 
pitoli: probabilmente  in  Vaticano  per 
quanto  notai  nel  luogo  citato.  Ìl  52.°  nel 


ROM 

591  di  s.  Gregorio  /,  il  quale  vi  compilò 
la  celebre  lettera  sinodale  ai  patriarchi 
d'oriente,  dichiarando  doversi  venerare 
i  4  coneilii  generali  come  vangeli,  e  di- 
mostrando lo  stesso  rispettò  pel  5.**,  con- 
tro i  vescovi  d' Istria  difensori  de'  Tre 
Capitoli, che  perciò  lo  rifiutavano.  Il  53." 
nel  595  di  s.  Gregorio  I,  con  ni  vescovi, 
molti  preti  assisi  come  i  vescovi,  e  dia- 
coni che  restarono  in  piedi,  in  cui  furo- 
no approvati  6  canoni  di  disciplina,  ed 
assòlto  Giovanni  pretedi  Calcedonia,  che 
avea  appellato  al  Papa  dalla  ingiusta  con- 
danna di  Giovanni  patriarca  di  Costan- 
tinopoli. 1  deputati  di  questo  restarono 
iti  piedi.  Vi  fu  eletto  l'arcivescovo  di  Ra- 
venna. Il  54°  nel  600  di  s.  Gregorio  I 
in  ottobre  per  la  condanna  dell'imposto- 
re Andrea  greco.  Si  permise  fare  testa- 
mento a  Probo  abbate  di  s.  Andrea  di 
Roma.  Il  SS.''  nel  60 1  di  s.  Gregorio  /, 
a'5  aprile,  con  20  vescovi,  contro  gli  u- 
surpatori  de'beni  de'monaci,cui  fu  proi- 
bito ordinarli  senza  il  consenso  dell'ab- 
bate. I156."nel6o7di  Bonifacio  /f/,coa 
72  vescovi,  34  preti,  molli  diaconi  e  tut- 
to il  clero,  suW Elezione  del  Papa  e  dei 
l'^escovtjóa  trattarsi  3  giorni  dopo  la  lo- 
ro morte  :  fu  tenuto  in  Vaticano,  come 
ricordai  nel  voi.  XII,  p.  246.  Il  57.°  nel 
6 1  o  di  s.  Bonifacio  If^,  a'27  febbraio,  in 
favore  Ae  Monaci.  Il  58.°  nel  64o  di  Se- 
verino contro  VEctesi.  Il  59.°  nel  64 1  di 
Giovanni  IV  per  la  condanna. dell'  E- 
ctesi  e  de'  Monoteliti.  Il  60." nel  &4^  d* 
Teodoro  /,  che  condannò  e  depose  Pao- 
lo patriarca  di  Costantinopoli  e  Pirro  mo- 
noteliti ,  sottoscrivendo  la  sentenza  con 
Penna  mimia  nel  prezioso  sangue  di  Ge- 
sù Cristo,  in  un  calice  mescolato  con  in- 
chiostro. Il  6 1 ."  nel  649  di  s.  Martino  I 
nella  basilica  di  Laterano,  c\\\ama\.o  Ec- 
cellentissimo. Il  62.°  nel  667  di  s.  Vita- 
liano, che  assòlsq  Giovanni  vescovo  di 
Lappa,  eh' erasi  appellato  contro  la  de- 
posizione ingiusta  del  metropolitano, dal 
Papa  ripreso  qual  violatóre  de'  canoni. 
li  63." nel  679  di  s.  Agatone'm  ottobre, 


con  1 15  vescovi,  in  cui  s.  Vilfrido  arci- 
vescovo di  York  cacciato  dal  re  Egfrido 
e  da  Teodoro  arcivescovo  di  Cantorbery, 
fu  assolto  e  restituito  alla  sede.  Il  64.°nel 
680  di  s.  Agatone  a' 27  marzo,  con  5o 
vescovi,  altri  dicono  i25,  ed  i  5o  li  at- 
tribuiscono al  precedente  concilio  :  vi  fu- 
rono condannali  i  monoteliti,  ed  eletti  i 
legati  pel  concilio  generale  di  Costanti- 
nopoli. Il  65.°nel7o3  o  7o4<li  Giovan- 
ni VI.  In  4  mesi  e  70  congregazioni,  si 
esaminarono  ponderatamente  le  querele 
del  condannato  s.  Vilfrido,  ed  i  deputati 
dell'arcivescovo  di  Cantorbery;  il  i.°  vi 
restò  pienamente  giustificalo,  e  dal  Pa- 
pa rimandato  alla  sua  chiesa,  con  lettere 
per  Etelredo  re  di  Mercia  e  Alfredo  re 
di  Nortumbria,  che  loieintegrarono.  II 
GG.''  nel  72 idi  s.  Gregorio  //,  a'5  apri- 
le. Vi  si  feceroi7  canoni  che  nella  mag- 
gior parte  risguardarono  i  Matrimoni  il- 
legittimi con  donne  consagrate  a  Dio, e 
con  quelle  chiamate  Diaconesse o  Presbi- 
tenesse.  Questo  Papa  tenne  altro  concilio 
per  la  gravissima  causa  degV Iconoclasti, e 
dell'empio  imperatore  Leone  111.  Il  6'/.° 
nel  73  I di  s.  Gregorio III^ contro  i  matri- 
moni illeciti,  e  il  prete  Giorgio  per  non 
aver  presentato  in  Costantinopoli  le  let- 
tere all'  imperatore,  affinchè  cessasse  di 
far  guerra  alle  sante  Immagini  :  fu  as- 
solto e  rinviato,  ma  i  greci  l'imprigiona- 
rono in  Sicilia.  Alcuni  dicono  questo  con- 
cilio tenuto  in  Vaticano,  altri  nel  Late- 
rano.  Il  ^^.°  nel  782  di  s.  Gregorio  III, 
congS  vescovi,inZ«/er/7«o. Furono  con- 
dannati i  dispregiatori  delle  sagi  e  imma- 
gini, privati  del  corpo  e  sangue  di  Gesù 
Cristo,  e  separati  dalla  comunione  de'fe- 
deli.  Il  69.° nel 7 43 di  s.  Zaccaria  \f\La- 
ter  ano.  Il  70.**  nel  745  di  s.  Zaccaria, 
a'25  ottobre,  con  7  vescovi,  17  preti  e  il 
clero  romano,  In  Laterano.  Vi  furono  de- 
posti dal  sacerdozio.  A  delberlo  e  Clemen- 
te, non  che  condannali  al  fuoco  gli  scrit- 
ti del  I  ."*  Nel  voi.  XII,  p.  249  parlai  d'al- 
tro concilio  di  s.  Zaccaria  e  di  Adriano 
I,  ambedue  Vaticani.  Il  71.°  nel  769  di 


Il  O  M  93 

Stefano  III,  nella  basilica  di  Laterano. 
11  72.°  nel  799  di  s.  Leone  III,  in  La 
terano.  11  73.°  neirSoo  dì  s.  Leone  III 
in  presenza  di  Carlo  Magno,  e  composto 
della  gerarchia  ecclesiastica  e  di  tutta  la 
nobiltà  romana  e  francese,  per  procedere 
all'esame  delleaccuse  contro  il  Papa,  che 
si  purgò  al  modo  detto  nella  biografia. 
Che  questo  e  altro  concilio  sono  Vatica- 
ni lo  dissi  nel  suddetto  luogo.  11  74.°  nel- 
l'8  1 6  di  Strfano  IF  dello  V,  perchè  l'è- 
lezione  del  Papa  fosse  falla  dai  vescovi  e 
dal  clero ,  in  presenza  del  popolo  e  del 
senato,  e  la  consagrazione  innanzi  ai  de- 
putati imperiali  :  alcuni  credono  apocri- 
fo questo  canone.  11  75.°  neir823  di  s. 
Pasfjuale  /,con  34  vescovi,  in  cui  si  pur- 
gò dall'accusa  di  aver  fatto  cavare  gli  oc- 
chi al  Primicerio  Teodoro  e  al  Nonien' 
datore  Leone.  Il  76.°  neir826  di  Euge- 
nio II  in  Faticano,  con  62  vescovi,  la 
maggior  parte  delle  provincie  soggette  ai 
francesi,  molli  preti,  diaconi  e  altri  chie- 
rici, per  la  riforma  del  clero,  e  per  l'isti- 
tuzione de'seminari.  Il  77.°  neir848  di 
s.  Leone  IV,  il  quale  dichiarò  ai  vescovi 
brettoni,  che  il  vescovo  non  deve  ricever 
nulla  per  conferire  gli  ordini,  sotto  penn 
di  deposizione  :  quanto  al  passato  nulla 
disse,  e  li  licenziò  con  savi  avvertimenti. 
Il  78.°  nell'853  di  s.  Zeowe //^,conG3 
vescovi  per  confermare  quello  d'  Euge- 
nio II,  ed  in  cui  depose  e  scomunicò  A- 
naslasio  cardinale  prete  di  s.  Marcello, 
per  avere  abbandonato  il  titolo  per  5  an- 
ni: che  fu  Valicano  lo  notai  nel  voi.  XII, 
p.  24G.  11  79.°  neirSGi  di  s.  Nicolo  I, 
descritto  in  tale  luogo,  ed  a  Laterano, 
ove  pel  freddo  fu  trasferito.  L'  80.°  nel- 
r8G2  di  s. Nicolai,  per  l'eresia  de'Zc-o- 
paschiti.  VSi."  neir8G4  di  s.  Nicolò  I 
in  Laterano.  L'82.*'  pure  neir8G4  di  s. 
Nicolò  /in  Laterano.  Di  altri  concilii  di 
s.  Nicolò  I  feci  ricordo  nella  biografia. 
L'83.°  neir8G8  di  Adriano  II  in  Late- 
rano. L'84.'  {)ure  nell'8G8  di  Adriano 
II  m  Valicano,  per  la  condanna  degli  er- 
rori del  memoralo  Anastasio  divenuto 


94  R  O  M 

antipapa.  Inalilo  Adriano  II  scomunicò 
per  la  3/  volta  l'arrogante  Fozio  di  Co- 
stantinopoli. L'85.°  nell'Bys  di  Giovan- 
ni FUI i  in  cui  assolvette  Lodovico  II 
dal  giuramento  che  gli  a  vea. fa  Ito  fare  A- 
dalgiso  duca  di  Benevento.  L'86.°  nel- 
l'875  di  Giovanili  FUI,  in  cui  si  con- 
venne l'elezione  dell'imperatore  Carlo  il 
Calvo.L'87.°neli;876diGwi;^/i/2/:/^Y//, 
per  citare  Fprmoso  vescovo  di  Porto  a 
venire  innanzi  a  lui.  L'BS."  nell'Syy  di 
Giovanni  FUI,  per  la  conferma  di  Car- 
lo il  Calvo,  L'Sg."  neir878  di  Giovanni 
FUI,  in  cui  scomunicò  Lamberto  duca 
di  Spoleto,  pei  danni  recati  a'romani,  e 
per  quelli  che  minacciava.  Il  go.°  nel- 
r879  di  Giovanni  /^'7// nel  i .°  maggio, 
per  trattare  dell'elezione  dell'imperatore, 
essendoneincapaceCarlomanno  re  di  Ba- 
viera, per  malferma  salute.  Il  gi.^nel- 
r879,e  il  92.°  neir88 1  ,ambedue  in  Va- 
ticano, perciò  nel  voi.  XII,  p.  246.  II93.*' 
»eir898  di  Teodoro  II,  che  restituì  agli 
ordini  sagri  i  deposti  da  ó>/?//zo  FU.  11 
94.°  neir898  di  G/o«'rt«rti //V  in  presen- 
za deirimperatoreLambertOjConferiuan- 
*losi  la  sua  elezione,  ed  in  cui  si  riprovò 
l'operatoda  Stefano  VII conlroPapaFor- 
moso,  si  ristabilì  la  memoria  di  questo, 
vennero  reintegrati  i  deposti  dal  primo  : 
fu  condannalo  Sergio  co'  suoi  aderènti 
ch'erasi  intruso  nell'elezione  di  Giovanni 
IX.  11  95.°  nel  900  di  Benccìetlq  IF'm 
Laterano.  Il  96."  nel  949  di  Agapito  II 
in  Valicano,  come  dissi  nel  voi.  Xll,  p. 
246,conrermando  il  concilio  d'Ingelheini, 
per  l'arcivescovo,  di  Reims.  Nel  963  il 
Conciliabolo  Romano  che  adunalo  dal- 
rimperalore  Ottone  I  in  s.  Pietro,  sacri- 
legamente depose  Giovanni  XII,  per  e- 
leggere  l'antipapa  Leone  FUI.  In  que- 
sta esecrabile  adunanza  vi  furono  gli  ar- 
civescovi di  Ravenna,  Milano  e  Brema,  3 
vescovi  tedeschi  e  altri  di  diverse  parti 
d'Italia,  i3  cardinali  preti,  3  cardinali 
diaconi,  molti  altri  chierici ,  con  alcuni 
laici  de'  più  nobili,  e  tulta  la  milizia  di 
Roma.  Quindi  l'imperatore, ad  onta  dei 


ROM 

suoi  giuramenti,  vieppiù  abusando  di  sua 
potenza  e  per  assicurarla  in  Italia,  pre- 
tese di  rendere  las.  Sededipendente  dal- 
la terrena  e  fugace  autorità  imperiale. 
Pertanto  co'  vescovi  italiani ,  lorenesi  e 
sassoni  fece  adunare  un  altro  conciliabo- 
lo nella  basilica  Lateranense  dal  pseudò 
Leone  Vili,  il  quale  indegnamente  ligio 
all'imperatore  che  l'aveadi  prepotenza 
fatto  intrudere  nel  pontificato ,  fece  un 
mostruoso  decreto  (di  cui  anche  nel  voi. 
XXI,  p.  20.7),  pel  quale  tutto  il  clero  e  il 
popolo  romano  fu  costretto  giurare,  di  ac- 
cordare all'imperatore  Ottone  I  ed  a  co- 
loro che  nel  regno  d'Italia  lo  succederan- 
no, ovvero  la  facoltà  di  eleggersi  un  suc- 
cessore pel  regno  d'Italia,  il  diritto  per- 
petuo di  nominarje  il  vicario  di  Gesù  Cri- 
sto, e  di  conferire  {'Investitura  ecclesia- 
stica agli  arcivescovi ,  ai  vescovi  e  altri 
prelati;  dimodoché,  ne  il  patrizio  di  Pio- 
ma,  ne  i  vescovi,  ne  il  Papa  si  potessero 
reputare  legittimi  nella  loro  autorità,  fin- 
ché non  avessero  .ottenuto  la  conferma 
imperiale;e  tutto  questo  sotto  commina- 
toria di  scomunica, di  confisca,di  perpetuo 
esilio  e  di  morte.  Alcuni  opinano,  che  l'o- 
perato in  questo  conciliabolo  debba  ripor- 
tarsi a  quello  del  964,  di  cui  parlerò  poi. 
Siffatto  decreto,  siccome  quello  che  pro- 
cedeva contro  le  fondamentali  costituzio- 
ni di  s.  Chiesa,  e  proveniva  da  un  intru- 
so o  per  meglio  dire  da  un  antipapa,  di 
sua  natura  era  nullo.  Però  gli  uomini  ven- 
duti ai  grandi  e  gli  adultalori,  che  mai 
mancano  di  affollarsi  ove  siavi  speranza  di 
mercede,  pretesero  che  risiedesse  nel  so- 
vrano il  diritto  di  deporre  il  sommoPon- 
tefice,fra  i  quali  Sigebertosatellite  d'En- 
rico IV,  facendo  risalire  questo  preleso  e 
sognato  privilegio  sino  a  Carlo  Magno,  so- 
stenendo che  Adriano  I  in  un  concilio  di 
53  vescovi  glielo  avesse  concesso  (della 
falsità  del  decreto  dell'  antipapa  Leone 
Vili  e  di  Adriano  1,  parlai  nel  voi.  XXF, 
p.  208).  Ma  la  storia  non  ci  ha  lasciato 
il  menomo  vestigio  di  luttociò;  che  anzi 
si  leggono  ne'  Capitolari  di  Carlo  Magno 


R  O  M 
queste  memorabili  parole  :  Sacroritm  ca- 

iiowim  non  ignari  y  assensunt  ordini  ec- 
clesiastico  praebiiinms  ut  scilicel  episcopi 
nertleclioneni  clericorum  etpopidi  secun- 
diun  Statuta  Canonum  de  propria  dice- 
cesij  personarum  eimiineruni  acceptione, 
ob  vitae  meritiim  et  sa  pi  entiae  domini  eli- 
ganturj  ut  exemplo  et  verbo  sibi  subiectis 
usquequaque prodesse  valeant.  L'insulso 
decreto  del  falso  Leone  Vili  fu  ben  tosto 
una  fonte  inesauribile  di  mali  per  la  Chie- 
sa, e  cagionò  scandali  e  scismi  fierissimi  in  • 
Roma  e  per  tutta  la  cristianità,  quali  di 
sopra  brevemente  accennai.  Enrico  li,  ve- 
dendo i  gravi  disordini  che  n'erano  natij 
l'abolì  nel  ioi4e  rese  ai  romani  l'antica 
libertà  di  eleggersi  il  successore  di  s.  Pie- 
tro, a  patto  però,  che  conforme  il  dispo- 
sto da  Eugenio  11,  dovessero  i  commissa- 
ri imperiali  assistere  ai  comizii  e  alle  ce- 
remonie della  consagrazione.  Nondimeno 
gl'imperatori  (come  toccai  eziandio  nel 
voi.  XXI,  p.  208)  non  si  vollero  facilmente 
spogliared'undirittocbe  una  volta  si  era- 
no usurpalo.Per  cuiCorrado  11  violò  i  tra.t* 
tati  di  Enrico  II  e  fece  un  traffico  scanda- 
loso della  s.  Sede, collocandovi  nuovamen- 
te ,  come  narrai ,  per  un  ragguardevole 
valsente  di  denaro  il  fanciullo  Benedetto 
IX;  indi  Enrico  III,  sebbene  risoluto  di 
porre  un  termine  a  tanti  scandali,  fu  ri- 
troso a  rinunciare  del  tutto  alle  sover- 
chianti  usurpazioni  d'  Ottone  I  e  succes- 
sori, tenne  un  contegno  di  supremazia  ri- 
suscitandone le  pretese,  che  il  suo  figlio 
Enrico  IV  volle  sostenere  ne'modi  i  più 
biasimevoli,  ma  trovò  uns.  Gregorio  VII 
che  liberò  la  Chiesa  dalla  ferrea  schiavitù, 
e  perciò  anche  lui  segno  alle  impudenti 
menzogne  de' sostenitori  di  pretensioni 
prive  di  fondamento,  di  ragione  e  di  ve- 
rità, i  quali  poi  furono  ciecamente  seguili 
da  qualche  savio  scrittore,  perchè  il  ma- 
lesi crede  più  facilmente  che  il  bene.  Ora 
faccio  ritorno  al  Papa  Giovanni  XII. Que- 
sti  iniquamente. degradalo,  con  deposizio- 
nedi  niun  vigore,  fi>richiamato  dagli  sles- 
si romani  che  violentemente  aveano  do- 


R  O  M  95 

vulo  giurare  di  non  eleggere  più  Papa 
senza  l'assenso  dell'impei  atore,dopo  aver 
caccialo  a'2  5  fehbraio964  l'antipapaLeo- 
ne  Vili.  Laonde  GiovanniXIInel  dise- 
guenlecelebròinValicano  ilconciliogy.**, 
in  cui  condannò  Ottone  I,  l'antipapa  ed 
isuoi  ordinatori,  vietando  ai  laici  l'iiigres- 
sonel  presbiterio  quando  si  celebra  la  mes- 
sa :  per  comune  giudizio  fu  chiamata  l'a- 
dunanza dell'antipapa,  Prostibulunifa- 
vens  rtc?«//erz5jdovehdosi  Leone  Vili  di- 
re adultero,  come  colui  che  avea  occupa- 
ta la  romana  chiesa  sposa  d'altrui.  Essen- 
do morto  a' 1 4  maggio,  a' F  9  gli  successe 
Benedetto  V,  senza  l'imperiai  consenso, 
perchè  i  romani  considerarono  il  giura- 
mento contrario  imposto  dalla  prepoten- 
za. Però  l'adirato  Ottone  I  corse  aRoma^ 
la  cinse  coll'esercito,  la  vinse  colla  fame, 
portò  seco  prigione  il  legittimo  Papa,  ed 
il  pseudo  Leone  Vili  rientrato  in  città,  ai 
2  3  giugno  nel  Conciliabolo  Romano  osò 
deporre  Benedetto  V,  che  alcuni  scritto- 
ri deprimenti  la  dignità  pontificia,  dipin- 
sero vile  sino  a  gittarsi  a'piedi  di  Leone 
Vili,  come  tenendo  d'aver  peccato  ,  ed 
essere  stato  un  usurpatore  della  s.  Sede; 
per  cui  fu  lasciato  nell'ordine  de'diacoi»i, 
ma  mandato  in  esilio.  Iddio  per  altro  ben 
manifestò  se  ^e/zecTeZ/o  )^era  vero  Papa,  e 
lo  dissi  a  tale  articolo  e  ad  y^/7iZ>Mrg^o  do- 
ve fu  trasportato.  11 98. "concilio  del967 
di  Giovanni  XIII,  in  presenza  d'Ottone 

I,  confermò  il  titolo  di  metropoli  di  tut- 
ta la  Venezia  alla  metropoli  di  Grado.  Il 
99.°  nel  declinare  del  967  di  Giovanni 
XT//,  cui  intervennero  Ottone  I  e  Ottone 

II.  Il  100.°  nel  968  di  Giovanni  XIII 
ratificò  l'erezione  di  Magdeburgo  in  ar- 
civescovato, llior.^nel  969a'26  maggio 
in  Vaticano,  di  Giovanni XI II,  eresse  Be- 
nevento in  metropoli.  Il  102.°  0^97  i  di 
Giovanni  XIII  coui^vmo(\i\Q\\o  di  Lon- 
dra, e  lo  stabilimento  de'monaci  nell'ab- 
bazia di  Mouson,  in  vece  de' canonici.  Il 
10 3.°  nel  975  di  Benedetto  I^II  in  Va- 
ticano, scomunicò  l'antipapa  Bonifacio 
VII  che  avea  usuipata  la  sede,e  scomuni- 


96  ROM 

co  i  simoniaci:  alcuni  credono  che  ciò  se- 
guisse in  diversi  concili!.  II 1 04.°  nel  989 
di  Giovanni  XVI,  per  richiamare  s..  A- 
dalberto  ai  vescovato  di  Praga,  dal  mona* 
siero  in  cui  erasi  ritirato.  II  i  o5.°  nel  998 
di  Giovanni  XVI  in  Laterano,  per  cele- 
brare lai."  solenne  canonizzazione;  edove 
forse  fu  annullata  la  deposizione  d'Arnol- 
do di  ReiniSy  e  l'ordinazione  di  Gerber- 
to.  llioG.^nel  996  di  G/^gorz'o/^ in  Va- 
ticano, in  presenza  d'  Ottone  III,  per  Io 
scioglimento  del  matrimonio  di  Roberto 
li  re  di /^/Yzwr/flf  con  Berla:  alcuniaggiun- 
gono  l'istituzione  ùe^W  EleUori  deh.  Ro- 
mano  Iniptro.  Ili 07."  nel  1 00  i  di  Silve- 
stro I//ìi\  presenza  d'Ottone  III,  con  17 
vescovi  d'Italia  e  3  tedeschi,  in  cui  fucon- 
fermato  a  s.  Bernardo  vescovo  d'Iiilde- 
sheim  il  possesso  del  monastero  di  Gan- 
desheim,  dandogli  il  Papa  l'in  vestitura  col 
bastone  pastorale.  Il  108.°  nel  1002  a'3 
dicembre,  ò'i  Silvestro  II,  a  motivo  del- 
l'abbate di  Perugia  esente,  cui  il  vescovo 
fu  obbligato  riconoscere.  II 1 09."  nel  1 007 
di  Giovanni  XIX  in  Valicano  per  la  con- 
ferma del  vescovato  di  Bamberga.  Ili  10.° 
uel  ioi5  o  1016  di  Benedetto  Vili  in 
Laterano.  Il  111.°  nel  1027  di  Giovan- 
ni A'A',  in  presenza  dell'imperatore  Cor- 
rado II,  per  le  contestazioni  fi*a'patriar- 
chi  di  Venezia  e  di  Grado,  terminate  a 
fiivore  del  2.°  Il  i  12."  nel  i  o38,  0  conci- 
lio Italico,  in  cui  il  Papa,  pare  Benedetto 
IX,  depose  Eri  berlo  arcivescovo  di  Mila- 
no, per  avere  ricusato  dare  soddisfazione 
a  Corrado  II, che  avea  oltraggialo  nella 
conferenza  di  Salona,  III  i  3.°  nel  1039  o 
io4o  di  Benedetto  IX j[tev\a  condanna 
di  Bretislao  I  duca  di  Boemia  a  far  co- 
struire un  monasterOjper  aver  saccheggia- 
lo Gnesna,  rapile  le  reliquie  di  s.  Adal- 
berto e  portate  a  Praga.  Un 4-"  nelio44 
di  Benedetto  IX,ìu  cui  rivocò  il  reccnle 
decreto,  col  quale  avea  dichiarato  Grada 
surtraganea  d'Aquileia.  Ili  i5.°  nel  1047 
in  gennaio,  di  Clemente  II,  in  presenza 
d'Enrico  IH  imperatore,  sulla  preceden- 
za degli  arcivescovi  di  Ravenna  e  Milano, 


ROM 
e  Teslirp^zione  della  simonia  che  domi- 
nava tutto  l'occidente.  Ili  16.°  nel  1049 
di  s.. Leone  /A, dopo  la  domenica  'n\AÌ- 
bis  a'26  marzo,  composto  di  vescovi  ita- 
liani e  francesi,  e  vi  fu  determinato  che 
quelli  che  sarebbero  stati  ordinali  dai  si- 
moniaci, potevano  esercitare  le  funzioni 
dopo  4o  giorni  di  penitenza,  secondo  il 
decretato  di  Clemente  II;  ma  avendo  ciò 
prodotto  grave  tumulto,  il  Papa  condan- 
nò i  simoniaci.  Ili  17.° neh o5o  in  apri- 
le, di  s.  Leone  IX,  in  Laterano.  Ili  18.** 
nel  io5i  dopo  Pasqua,  di  s.  Leone  IX, 
depose  Gregorio  vescovo  di  Vercelli  a- 
dullero,  che  avendo  promesso  soddisfa- 
zione fu  reintegrato;  e  fece  un  nuovo  de* 
crelo  sul  Celibato,  contro  gl'incontinen- 
ti, condannandosi  i  simoniaci.  Il  1 19.°  nel 
io53  di  s.  Leone  IX,  in  quaresima  o  do- 
po Pasqua,  in  favore  di  Domenico  patriar- 
ca di  Grado,  la  cui  chiesa  sarebbe  metro- 
poli delle  provinole  di  Venezia  e  d'Istria. 
II  120.°  nel  1057  di  Vittore  //  a'i8  a- 
prile,  da  alcuni  chiamato  generale  :  vi  fu 
scomunicato  Guifredodi  Narbona  per  de- 
litto di  simonia.  Il  121.°  nel  1 059  di  iV^/- 
cólò  II ÌD  Laterano  3  contro  i  difensori 
de'matrinioni  degli  ecclesiastici,  chiama- 
li Nicolaitij  vedasi  pure  il  voi.  XXI,  p. 
209,  210  e  211  sull'elezione  del  Papa. 
1 1 1 2 2 . °  nel  1 060  o  1 06 1  di  Nicolo  II,  per 
l'uso  del  pallio  all'  arcivescovo  di  York, 
e  pei  privilegi  ai  re  d'Inghilterra,  non  che 
control  simoniaci. Ili 23.°  nelio63di  A- 
lessandro  II  in  Laterano.  Il  124.°  nel 
io65  di  Alessandro  II  in  Laterano.  Il 
1 25.°  nel  1 070  di  Alessandro  II,  con  72 
vescovi ,  venne  approvata  la  fondazione 
del  monastero  di  Vissegrado  presso  Pra- 
ga, falla  dal  duca  Vralislao  II.  Il  126.° 
nel  1072  à\  Alessandro  11:,  >«  cui  fu  sco- 
municato Goffredo  di  Castiglione  simo- 
niaco, per  aver  comprato  l'arci vescova- 
todi  Milano.  11127.°  nel  1074  di  s.  Gre- 
gorio /^7/,  nella i.^  settimana  di  quare- 
sima, con  quasi  tulli  i  vescovi  ilaliani,[>er 
obbligare  gli  ecclesiastici  a  vivere  secon- 
do la  santità  del  carattere,  coulro  la  si- 


ROM 

monia  e  il  concubinato,  cui  privò  di  ce- 
lebrar la  messa  quelli  che  in  esso  vivea- 
no,  scomunicando  pure  i  Nicola'uij  pel 
resto  vedasi  il  vol.XXXII,  p.  2  i o.  11 1 28.° 
nel  1075  di  s.  Gregorio  F II  m  febbraio, 
coi  vescovi  e  abbati  delle  più  grandi  na- 
zioni, in  cui  condannò  le  Investiture  ec- 
clesiastiche ,  fece  le  più  severe  minacce 
contro  l'incontinenza  d'alcuni  ecclesiasti- 
ci ,  e  quanto  altro  dissi  nel  voi.  XXXII, 
p.  2  126  21 3. 11129."  nel  1076  di  s.  Gre- 
gorio l^//nella  i.^  settimana  di  quare- 
sima, vi  scomunicò  Enrico  IV  re  di  Ger- 
mania, lo  privò  del  regno  e  assolse  i  sud- 
diti dal  giuramento  di  fedeltà  ,  il  tutto 
provocato  dalla  sua  condotta  ;  meglio  è 
leggerlo  nel  voi.  XXXII,  p.  2  19  e  220, 
col  tenore  della  terribile  sentenza  pro- 
nunziata dal  Papa.  Molti  vescovi  oltre- 
montani furono  sospesi  o  scomunicati,  in- 
di morirono  come  può  vedersi  a  p.  222. 
Il  i3o.°neliÒ78  dis.  Gregorio  VII,  nel- 
la i.^  settimana  di  quaresima  in  Lutera- 
no, e  fu  numerosissimo;  vedasi  anche  il 
Mo\.  XXXII,  p.  234  e  235.  11131."  nel 

1078  in  novembre,  di  s.  Gregorio  VII^ 
pure  di  grande  importanza,  come  raccon- 
tai nel  voi.  XXXII,  p.  236.  Il  132.**  nel 

1079  ^'  ^'  ^'^^S^f^'o  VII  in  Laterano: 
meglio  nel  voi.  XXXÌI,  p.  238.  Ili 33." 
nel  1 08.0  di  s.  Gregorio  FIIdo\)o  il  gen- 
naio e  la  vittoria  di  Rodolfo  su  Enrico  IV: 
fu  di  nuovo  proibito  a'iaici  di  ricevere  o 
dare  l'investiture  ecclesiastiche,  e  si  con- 
fermarono le  scomuniche  contro  gli  usur- 
patori della  Chiesa.  Ili 34-°  nel  1081  di 
s.  Gregorio  Vllm  Laterano  :  vi  scomu- 
nicò di  nuovo  Enrico  IV  e  tutti  quelli 
del  suo  partito,  confermando  la  deposi- 
zione fatta  dai  suoi  legati,  degli  arcive- 
scovi d'Arles  e  di  Narbona.  Ili 35."  nel 
1083  di  s.  Gregorio  Vll'm  Laterano  s 
il  di  più  lo  riportai  nel  voi.  XXXII ,  p. 
244-  Si  dichiararono  nulle  le  ordinazio- 
ni fatte  contro  i  canoni,  e  si  ordinò  a've- 
sco-vi  di  fare  insegnare  le  lettere  nelle  lo- 
ro chiese,  e  che  non  tollerassero  l'incon- 
tinenza de'chierici.  Ih  36."  nel  1084  di 

VOL.  LIX. 


ROM  97 

s.  Gregorio  FU  in  Laterano,  ove  per  i- 
sbaglio  vi  è  la  data  i  o85  :  nuovamente 
vi  scomunicò  Enrico  IV  e  l'antipapa  Cle- 
mente III,  come  notai  eziandio  nel  voi. 
XXXII,  p.  246.Ili37."nelio89di  Ur- 
bano II,  coni  i5  vescovi,in  cui  conferma- 
tosi il  trattato  in  tutti  i  precedenti  con- 
cilii,si  rinnovò  la  condanna  d'Enrico  IV 
e  dell'antipapa  Clemente  III.  Il  1 38."  nel 
1099  di  Urbano  li,  nella  3.''  settiaìana 
dopo  Pasqua,  con  1 5o  vescovi  compreso 
s.  Anselmo  arcivescovo  di  Cantorbery.  Si 
fecero  i  o  canoni  nella  più  parte  estratti  da 
quei  di  Piacenza  j  furono  scomunicati  chi 
davano  e  chi  ricevevano  l'investiture  ec- 
clesiastiche; fu  proibito  tuttociò  ch'era  si- 
monia, ed  ordinato  che  tutt'i  fedeli  digiu- 
nassero il  venerdì  pe'loro  peccati.  Il  139." 
nel  1 1 02  di  Pasquale  llm  marzo  nel  La- 
terano, con  tu  ttii  vescovi  di  Puglia,  Cam- 
pania, Sicilia  e  Toscana,  ed  i  deputati  di 
molte  chiese  al  di  là  de'monti.  fi  Papa  a- 
vendo  invitato  Enrico  IV  a  recarsi  al  con- 
cilio e  contro  promessa  mancato,  venne 
poi  di  nuovo  scomunicato  con  sentenza 
del  Papa  nella  basilica  Lateranense  nel 
giovedì  santo.  Si  anatematizzarono  tutte 
l'eresie,  e  si  promise  piena  ubbidienza  ai 
Papa.lli4o."ei4i-*'neli  io4e  nel  ioo5 
ò\  Pasquale  II  in  Laterano.  Il  14^°  nel 
i  I  iodi  Pasquale  II  di' f  marzo  in /^^f/errt  • 
«0.11 143."  nel  1 1 1 1  àxPasquale Il'm  La- 
terano. 1 1 1 44-°  nel  1 1  1 2  di  Pasquale  lì  in 
Laterano,\)QV  la  revoca  delle  concessein- 
veslitureaEnricoV.il  1 45-° nel  ni6di 
Pasquale II m  Laterano,  da  alcuni  chia- 
mato universale.  Il  146."  nel  iii'òdÀ Ca- 
listo II'ìQ  Laterano  e  generale  i ."  Il  1 4?  ° 
neh  139  d'Innocenzo  II  in  Laterano  e 
generale  2."  Il  148."  nel  1 144  ^*  Lucio 
Il  che  vi  sottomise  alla  chiesa  di  Tours 
come  a  loro  metropoli  tutte  le  chiese  di 
Bretagna,  tranne  Dol  finche  la  governas- 
se Goffredo  che  resterebbe  soggetto  alPa- 
pae  conl'usodel  pallio.  Il  i49°neh  167 
o  1 1 68  di  Alessandro  III  in  Laterano. 
Il  1 5o.°  nel  1 179  di  Alessandro  III  in 
Laterano  e  generale  3."  Il  1 5  £ ."  nel  11 80 
7 


98  Pi  O  M 

di  Alessandro  III  in  Laterano.  Ili 52." 
nel  1 200  à' Innocenzo  III  che  vi  canoniz- 
zò s.  Cunegonda impeialrìce.  Il  153.° nel 
1210  d*  Innocenzo  III  0  assemblea  di 
cardinali  e  vescovi  :  il  Papa  vi  scomuni- 
cò e  depose  l'imperatore  Ottone  IV,  as- 
solvendo i  suoi  sudditi  dal  giuramento. 
11 1 54°  nel  1 2 1 5  d'Innocenzo  III  in  La- 
terano e  generale  4°11  i55.°  nel  12 16 
d'Onorio  ///in  Laterano.  Ili 56.°  nel 
1227  di  Gregorio  IX  \n  novembre.  Vi 
replicò  la  scomunica  fulminata  3*29  set- 
tembre contro  l'imperatore  Federico  II, 
per  non  essere  partito  per  la  crociata  di 
Terra  santa,comeavea  promesso  con  giu- 
ramento. Ili57.°  nel  1228  verso  il  fine 
di  quaresima,  di  Gregorio  IXy  che  rin- 
novò le  scomuniche  contro  Federico  II, 
che  non  facendone  conto  nel  giugno  s'im- 
barcò per  la  spedizione  come  crociato, 
malgrado  la  proibizione  fattagli  dal  Pa- 
pa d'assumere  tale  qualifica,  prima  d'es- 
sere assolto  dalle  censure  lanciate  contro 
di  lui.  Ili 58.°  nel  1234  di  Gregorio  IX 
coi  patriarchi  di  Costantinopoli,  Antio- 
chia e  Gerusalemme,  affine  di  mandare 
una  nuova  flotta  in  Palestina,  per  la  li- 
berazione de' luoghi  santi.  Il  159.°  nel 
i3g2  di  Bonifacio  FUI,  contro  Filip- 
po IV  re  di  Francia,  in  cui  pubblicò  la 
celebie  bolla  Unanisanclani.  In  essa  di- 
ce:»' Noi  approviamo  in  questa  bolla,  che 
nella  Chiesa  e  sotto  la  sua  podestà  vi  so- 
no due  spade,  la  spirituale  e  la  temporale, 
ma  una  dev'essere  impiegata  per  la  Chie- 
sa e  maneggiata  dal  Papa;  l'altra  per  la 
Chiesa  e  dalla  mano  de're,  secondol'or- 
dine  e  la  permissione  del  Papa.  Ora  è 
necessario  che  una  spada  sia  soggetta  al- 
l'altra, cioè  la  podestà  temporale  alla  spi- 
rituale, altrimenti  non  sarebbero  ordina- 
le, e  secondo  l'Apostolo  debbono  esserlo". 
11  160.°  nel  i4i2  o  i4i  3  convocalo  da 
Alessandro  V  e  celebrato  da  Giovanni 
XXIII,  ma  poco  numeroso.  I  deputati 
della  università  di  Parigi,  eh'  erano  ve- 
nuti per  fargli  istanza  che  la  chiesa  Gal- 
licana fosse  sollevata  dalle  decime,  dai 


il  O  INI 

servigi  e  dagli  altri  soccorsi  ch'esigeva  la 
corte  romana,  non  furono  ascoltati  ad  on- 
ta delle  loro  sollecitazioni.  Altro  atto  non 
si  fece  che  la  condanna  delle  opere  di  W^i- 
cleffo,  piene  di  errori  ereticali.  Il  i6i.° 
nel  1 443  tli  Eugenio  libiti  Laterano ,  per 
compiere  il  concilio  generale  incomincia- 
to in  Ferrara,  e  proseguito  in  Firenze  : 
delie  sessioni  tenute  in  Roma  feci  paro- 
la nel  voi.  XXV,  p.  68.  Il  162.°  neh  444 
di  Eugenio  /Fin  Laterano.  Ili 63.°  nel 
1 5 1  2,  incominciato  da  Giulio  II,  prose- 
guito e  compito  da  Leone  X ,  in  Late- 
rano e  generale  5.°  Ili 64."  e  ultimo  nel 
1 725  di  Benedetto  XIII in  Laterano.  Ne 
trattai  ancora  ne'  luoghi  relativi.  Vi  fu 
stabilita  come  regola  di  fede  la  bolla  U- 
nigenilus  d'\  Clemente XI, contro i  Gian* 
senisti. 

PtOMAGNA.  Legazione  apostolica  del 
dominio  della  s.  Sede,  la  quale  secondo 
la  disposizionedel  regnante  sovrano  Pon- 
tefice Pio  IX ,  de'  22  novembre  i85o, 
comprende  le  illustri  provincie  pontificie 
di  Bologna^  Ferrara,  Forlì,  Ravenna,  nel 
modo  che  dichiarai  nel  voi. LUI,  p.  229. 
Però  la  celebre  e  nobilissima  Romagna, 
propriamentedetta,  si  compone  delle  Pro- 
vincie di  Ravenna  e  di  Forlì,  delle  qua- 
li con  dilfusione  trattai  a  quegli  articoli, 
come  di  loro  posizione  geografica  e  civi- 
le,  loro  produzioni ,  e  tutto  altro  che  le 
riguarda,  uomini  illustri  che  sempre  vi 
fiorirono,  numerodiegli  abitanti,  così  del- 
la storia  sino  a'nostri  giorni.  Altre  egua- 
li e  iinpovtanti  notizie  si  possono  legge- 
re negli  articoli  Rimini  ,  Imola,  Faenza, 
Cesena,  Forlimpopoli ,  Cervia  e  Sabsi- 
KA,  tutte  ragguardevoli  e  primarie  città 
exiandio  vescovili  di  Romagna.  A  Raven- 
na riportai  la  serie  de' conti  e  rettori  di 
Romagna  colle  loro  notizie,  dal  1248  al 
i3i8  j  cioè  dal  ricupero  che  fece  Inno- 
cenzo ÌV  di  Ravenna,  all'usurpazione  di 
essa  operata  dai  Polentani.  Indi  de'lega- 
ti  apostolici,  ed  altri  presidi  che  con  va- 
rie denominazioni  governarono  la  Roma- 
gna, di  che  anco  a  Forlì  e  altre  città. 


U  O  M 
Anlicnincnle  gran  parie  di  Bomagna  si 
rliiamò  GalLia  (^.)  Cisalpina^  divisa  in 
Tra  spadana  e  Cispadana  o  Gallia  To' 
gafaj  d'i  che  parlai  altresì  negli  articoli 
delle  citale  città,  massime  a  Rimini  sui 
dominio  che  vi  esercitarono  i  galli.  Di- 
poi sotto  i  romani  la  Romagna  fece  par- 
ie delle  contrade  Emilia  e  Flaminia, per 
cui  Morcellì  chiamò  la  Romagna,  ^enti- 
Uà  provincia.  Dipoi  in  gran  parte  la  Ro- 
magna fu  compresa  neW  Esarcato  (/^.) 
di  Ravenna  (/^.).  Protetta  dall'amorevo- 
le e  paterna  sollecitudine  de'Papi,  dalle 
stragi  de'gotì  e  de'Iongobardi,  e  dalla  pre- 
potenza de'grecì,per  volontaria  dedizio- 
ne si  sottopose  al  loro  principato ,  am- 
pliato da  Pipino  e  Carlo  Magno  dopo  i 
loro  trionfi;  laonde  sotto  l'ombra  pacifi- 
ca e  benefica  della  romana  chiesa,  secon- 
do alcuni,  prese  il  bel  nome  di  Romagna 
che  porta,  e  gli  abitanti  romagnoli,  ed  un 
tempo  romagnesi,  nel  modo  che  dissi  nei 
voi. XXV,  p.193,  2i3,  Lll,p.  [92,  LVr, 
p.  216;  quasi-  Roma  magna  o  provincia 
R.omana,ripugnandoTonduzzi  alla  deno- 
minazione di  Roma ndìola;  riè  pare  adat- 
to che  si  dicesse  Romania,  come  alcuni 
la  chiamarono,  essendo  questo  nome  un 
tempo  proprio  di  un  distretto  del  duca- 
to Romano  nelle  vicinanze  di  Roma[V.). 
Su  queste  denominazioni  si  può  vedere 
il  rimineseGarampi,  v\é\e  Memorie  del- 
ti b.  Chiara;  ed  il  can.°  Strocchi,  7/7/ i- 
inordii  della  chiesa  Faentina,  il  quale 
osserva  che  i  ravennati  militari  che  in 
Roma  abitavano  il  rione  di  Trastevere, 
come  notai  nel  vol.-LVI,  p.  1 82,  e  perciò 
si  appellavano  romanenses  o  romanien- 
seSj  delti  poi  in  italiano  rom^rgne^/ oro - 
viagnuoli,  ritornati  alla  rispettiva  patria 
diedero  all'  intera  provincia  il  nome  di 
Romagnese  o  di  Romagna,  onde  roma- 
gnese  si  chiamò  il  Sale  di  Cervia,  salis 
romaniensis, e  voma^aesì  le  medaglie  an- 
tiche della  provincia  di  Ravenna, per  cui 
chiama  erronea  l'opinione  degli  scrittori 
che  ritennero  che  il  nome  di  Romagna  sia 
derivato  alla  provincia  dall*  imperatore 


R  O  M  99 

Carlo  Magno.  Inoltre  Garampi  riferisce, 
che  il  cardinal  Anglico  Grimoardi  lega- 
lo apostolico  nelle  terre  della  Chiesa  e 
fratello  di  Urbano  V,  fece  un'esattissima 
descrizione  della  Romagna,  che  origina- 
le conservasi  nell'archivio  segreto  Vati- 
cano. Anticamente  la  Romagna  fu  distia- 
ta  in  marittima,  e  terrestre o  montana,  co- 
me si  fece  delle  due  Penlapoli.  Degli  scrit- 
tori e  storici  della  bellissima  e  fertilissi- 
ma regione,  trattai  negli  articoli  ricor- 
dati. Aggiungerò,  Pompeo  Aldrovandi, 
Visita  generale  e  distìnta  dello  stato  in 
cui  presentemente  si  trovano  tutte  le  co- 
munità soggette  alla  Legazione  di  Roma- 
gna ed  Esarcato  di  Ravenna,fatta  Van- 
no ij  ^5.  G\meppeGavaffìMa\iìle^la,  Lu- 
cerna lapidaria,  quae  tìlulos,  monimen  - 
la,  epilaphia,  inscriptione^,  ac  sepulchra 
tum  gentilium ,  tuni  christianoruni  via 
Flaminia,  et  Ariminiscrutatur.  Fu  stam- 
pala l'operaio  Rimini  nel  1692,  e  poi  in- 
serita dal  Grevio  nel  Thes.  ani.  et  hist. 
It.  t.  y.Gbrgio  Viviano  Marchési,  Mg- 
nnmenta  virorum  illustrium  Galliae  To- 
gatae,  Forolivii  1727.  Francesco  Pera^ 
Ristretto  dtlla  provincia  di  Romagna, 
Faenza  16 16.  Michele  Savonarola,  De 
halneis  Romandiolae.  Exsl.  in  op.  De 
balneis.  Sta  toan  ti  co  e  m  0  derno  delle  vai  ■ 
li  superiori  ed  inferiori  del  Bolognese  e 
della  Romagna,  Roma  i  yGS.Gio.  Battista 
Morgagni,  Epistolae  Aeniilianae.  XIV. 
Exst.  in  opus  mis.  par.  3.',  Venetiis  1763. 

ROMANI. -T^.  Roma. 

ROMANIS  (de)Nicolò,  Cardinale.lio- 
mano  che  illustrò  la  patria  con  l*  eccel- 
lenza d'  una  straordinaria  erudizione,  e 
con  l'integrità  d'un  illibato  costume.  In- 
nocenzo Ili  lo  fece  cappellano  domestico 
e  segretario ,  poi  nel  marzo  o  dicembre 
i2o5  lo  creò  cardinale  vescovo  di  Fra- 
scati. Indi  si  acquistò  incomparabile  glo- 
ria nella  legazione  d'Inghilterra,  ove  o- 
però  cose  grandi  in  vantaggio  di  quelle 
chiese  e  della  s.  Sede,  per  cui  Onorio  III, 
alla  cui  elezione  fu  presente,  lo  chiamò 
Angelo  di  pace  e  di  salute.  Alla  sua  pre- 


1 00  ROM 

senza  re  Giovanni,  come  del  clero  e  del 
popolo,  fece  sull'allaresolenne  oblazione 
del  reale  diadema, e de'regni  d'Inghilter- 
ra e  Irlanda  alla  romana  chiesa  in  tem- 
po ó' Innocenzo  III(F.)y  rinnovando  la 
promessa  del  tributo  solilo  pagarsi  alla 
medesima  pe'due  reami.  Il  cardinale,  co- 
me legato  ,  promosse  alle  cattedrali  va- 
canti soggetti  idonei,  ad  onta  delle  pro- 
teste dell'arcivescovo  di  Cantorbery  car- 
dinal Langton,  che  a  tal  effetto  adunò  un 
sinodo  de'vescovi  suffraganei  e  si  appel- 
lò alla  s.  Sede;  ma  questa  dichiaratasi  a 
favore  del  legato,  confermò  quanto  avea 
stabilito.  Inoltre  il  cardinale  nel  concilio 
celebrato  nel  1 2  1 4  in  s.  Paolo  di  Londra , 
con  tutti  i  vescovi ,  abbati  e  grandi  del 
regno,  consolò  l'Inghilterra,  col  proscio- 
glierla dall'interdetto  che  l'allacciava  da 
6  anni.  Onorio  111  gli  conferì  la  stessa 
legazione,  per  proni uovei'e  la  sagra  guer- 
ra pel  conquisto  di  Terra  santa.  Col  me- 
desimo carattere  fu  deputato  in  Prussia, 
e  nell'impero,  in  cui  fedelmente  compì  le 
commissioni  che  gli  erano  state  affidate, 
avendo  sollecitato  Federico  II  a  partire, 
per  la  detta  crociata,  previa  minaccia  del- 
le più  terribili  censure.  In  nome  del  Pa- 
pa avvrsòtaleimperalore,che  prima  d'in- 
traprendere il  viaggio  di  Roma  per  rice- 
vervi la  corona  imperiale,  facesse  prote- 
sta e  dichiarazione,  che  il  regno  di  Sici- 
lia, di  cui  era  investito  dalla  Chiesa,  non 
era  affatto  annesso  all'impero,  e  che  rin- 
novasse co'principi  dell'  impero  il  giura- 
mento di  fedeltà  al  Papa.  Nel  voi.  LVJ, 
p.  87  eio3  parlai,  come  il  cardinale  con 
s.  Domenico,  di  cui  fu  amicissimo,  con- 
tribuì alla  riforma  de'monastéri  delle  mo- 
nache in  Roma  ,  riunendole  in  clausura 
in  quello  di  s.  Sisto,  con  44  religiose  di 
s.  Maria  della  Torre,  e  con  altre  2 1  dei 
monasteri  di  s.  Balbina  o  Bibianae  altri, 
delle  quali  il  santo  fece  priora  Bianca. 
Pieno  di  gloria  morì  nel  1 2 1 9,  avendo  er- 
rato Ciacconio  in  confonderlo  con  altri. 
ROMANO  (s.),  martire.  Era  soldato 
a  Roma  al  tempo  di  s.  Lorenzo,  e  tocco 


ROM 

dalla  costanza  di  esso  nel  soffrirete  tor- 
ture inventate  dal  furore  de'carnefici,  lo 
pregò  d'istruirlo  nella  religione  cristia- 
na, e  ricevette  il  battesimo  dalle  di  lui 
mani,  nella  sua  stessa  prigione.  Avendo 
dichiarato  il  suo  cangiamento,  fu  preso  e 
decapitato  la  vigilia  del  martirio  di  s.  Lo- 
renzo, cioè  il  9  agosto  del  258.  Fu  sep- 
pellito sulla  via  di  Tivoli,  ma  le  sue  reli- 
quie furono  poscia  trasferite  a  Lucca,  do- 
ve sono  custodite  sotto  l'altare  maggiore 
della  chiesa  intitolata  del  suo  nome.  S. 
Romano  è  nominato  sotto  il  9  agosto  nel- 
r  Antifonario  di  s.  Gregorio  e  negli  an- 
tichi martirologi. 

ROMANO  (s.),  martire.  Esercitava  le 
funzioni  di  esorcista  in  Cesarea  di  Pale- 
stina. Allora  quando  ebbe  principio  la 
persecuzione  generale  di  D iocleziano,  egli 
abbandonò  il  luogo  di  sua  di  mora,  per  re- 
carsi ad  esortarci  cristiani  a  sostenere  co- 
raggiosamente le  dure  prove  alle  quali  e- 
rano  sottoposti.  A  tale  oggetto  trovando- 
si in  Antiochia,  ed  avvedendosi  che  alcuni 
cristiani  prigionieri  mostravano  di  vacil- 
lare,si  miseadesorlarli  in  presenza  del  giu- 
dice a  perseverare  nella  loro  fede.  11  giudi- 
ce, sdegnato  di  ciò,  lo  fece  prendere,e  dopo 
aver  comandato  che  gli  si  stracciasse  il 
corpo  con  staffili  e  con  uncini  di  ferro,  lo 
condannò  ad  essere  bruciato  vivo.  Giun- 
to allora  in  Antiochia  l'imperatore  Dio- 
cleziano, gli  parve  quel  supplizio  non  ab- 
bastanza severo,  e  ne  sospese  l'esecuzio- 
ne, facendo  tagliare  a  Romano  la  lingua 
fino  alle  radici;  poi  lo  rimandò  in  pri- 
gione, ove  gli  furono  posti  i  piedi  nella 
pastoia  fino  al  quinto  foramele  dopo  a- 
ver  sofferto  per  molto  tempo  questa  tor- 
tura, fu  strozzato  nella  stessa  prigione,  ai 
17  novembre  del  3o3.  S.  Romano  è  in- 
serito nel  martirologio  romano  ai  18  del- 
lo stesso  mese. 

ROMANO  (s.),  martire  in  Samosata. 
V.  Ipparco  (s.). 

ROMANO  (s.),  vescovo  di  Rouen.Nac- 
que  da  virtuosi  ed  illustri  genitori,  i  qua- 
li si  pigliarono  una  cura  speciale  della  sua 


ROM 

e(liicazione  e  lo  allevarono  nella  pietà. 
Mandato  alla  corte  di  Clolario  II,  si  me- 
ritò la  stima  e  la  confidenza  di  questore, 
che  lo  innalzò  poscia  alla  dignità  di  re* 
ferendaiio  e  di  cancelliere.  Dopo  la  mor- 
te d' Idolfo  vescovo  di  Rouen,  avvenuta 
nel  626,  fu  eletto  Romano  utiani  memen- 
le  ad  occupare  quella  sede,  in  onta  della 
sua  ripugnanza.  Egli  impiegò  lutti  i  mez- 
zi atti  a  distruggere  gii  avanzi  dell'ido- 
latria, e  fece  abbattere  i  templi  dedicati 
a  Venere,  a  Mercurio,  a  Giove,  ad  Apol- 
lo. Tra  i  miracoli  che  tanto  avvaloraro- 
no le  sue  prediche,  annoverasi  quello  di 
aver  fatto  rientrare  nel  suo  letto  la  Sen- 
na ,  che  già  aveva  inondala  la  citlà.  Il 
santo  vescovo  macerava  il  suo  corpo  con 
austerità  continue,  e  dopo  aver  consacra- 
to i  giorni  alle  funzioni  del  ministero , 
passava  le  notti  nell'orazione.  Col  suo  ze- 
lo bandì  il  vizio  e  la  superstizione,  e  ve- 
gliò assiduamente  alla  santificazione  del 
suo  gregge;  Dopo  aver  governatoi  3  an- 
ni la  sua  diocesi,  morì  il  23  ottobre  del 
639.  Fu  seppellito  nella  chiesa  di  s.  Co- 
dardo; ma  neirXI  secolo  il  suo  corpo  fu 
portato  nella  cattedrale,  ove  riposa  in  una 
ricca  arca,  che  si  conosce  sotto  il  nome 
di  Urna  di  *./?owy7«o.  Quest'urna  è  ce- 
lebre in  Francia,  a  cagione  del  privilegio 
che  possedeva  il  capitolo  della  cattedra- 
le di  Rouen  di  liberare  ogni  anno  un  reo 
dalla  prigione  e  dalla  morte,  il  giorno  del- 
l'Ascensione, in  cui  si  porta  in  processio- 
ne la  suddetta  urna,  in  commemorazio- 
ne dell'aver  s.  Romano  (secondo  la  tra- 
dizione popolare)  ucciso  un  orribile  ser- 
pente, coll'aiutodi  un  omicida  ch'egli  a- 
veva  mandato  a  cercare  in  prigione. 

ROMANO  (s,),  abbate.  In  età  dì  35 
anni  lasciò  il  secolo  per  vivere  nel  mona- 
stero d'  Ainai,  posto  al  confluente  della 
Saona  e  del  Rodano,  luogo  assai  celebre 
per  una  chiesa  edificata  sopra  le  ceneri 
dei  santi 'martiri  di  Lione.  Poich'  ebbe 
passato  quivi  alcun  tempo,  si  ritirò  sul 
monte  Jura,  che  divide  la  Svizzera  dalla 
Franca  Contea,  fermandosi  in  una  valle 


ROM  lor 

chiamata  Condat,  ove  trovò  un  piccolo 
terreno  da  potersi  coltivare,  con  una  sor- 
gente e  degli  alberi  che  fornir  lo  poteva- 
no di  selvatiche  fruita.  Lupicino  suo  fra- 
tello non  istette  molto  ad  unirsi  a  lui  in 
questa  solitudine.  La  riputazione  delle 
loro  virili  trasse  ad  essi  bentosto  molti  di- 
scepoli, per  cui  edificarono  un  monaste- 
ro. Aumentandosi  poi  sempre  più  il  nu- 
mero di  coloro  che  colà  recavansi  per  met- 
tersi sotto  la  loro  disciplina,  fabbncaro- 
no  quello  diLeuconne,  una  lega  distante. 
rVe  fondarono  eziandio  un  terzo  per  le 
femmine  che  volessero  consagrarsi  a  Dio, 
in  una  valle  nomata  Beaume,ed  oggidì  s. 
Romano  della  Rupe.  I  due  santi  fi-atelli 
governarono  insieme  i  loro  monasteri. Lu- 
picino dimorava  d'ordinario  a  Leucon- 
ne,  ove  avea  sotto  la  sua  condotta  1 5o  re- 
ligiosi. S.  Romano  morì  santamente  ver- 
so l'anno  460,  chiaro  per  virtù  e  miraco- 
li, ed  è  nominato  nel  martirologio  roma- 
no il  dì  28  febbraio.  S.  Lupicino  gli  so- 
pravvisse forse  20  anni,  edè  onoralo  dal- 
la Chiesa  il  dì  21  marzo. 

ROMANO  (s.),  patrono  di  Moscovia 
e  martire.  La  prima  gran  principessa  ad 
abbracciare  la  fede  cristiana  in  Russia  fu 
Olga,  che  prese  il  nome  di  Elena ,  ed  è 
onorata  col  titolo  di  santa  agli  r  i  luglio, 
per  quanto  si  riporta  a  Russia.  Si  adoperò 
con  gran  zelo  per  propagare  il  lume  dei 
vangelo  ne'suoi  slati,  ma  non  gli  riuscì 
di  convertire  il  figlio  SvialQslaf  I  o  Swa- 
toslao,  come  lo  chiama  Butler,  il  quale 
denomina  s.  Uladimirq  il  figlio  e  succes- 
sore nel  980  di  quel  granduca  sul  trono 
russo,  comunemente  conosciuto  sotto  il 
nome  di  s.  Vladimiro  o  Wladimiro  I  il 
Grande^  per  essersi  convertilo  al  cristia- 
nesimo e  fatto  in  esso  battezzare  i  suoi 
sudditi,  e  per  quelle  magnanime  azioni 
descritte  al  citato  articolo  :  egli  morì  nel 
ioi5,  fu  sepolto  in  Kiovia  nella  chiesa 
della  B.  Vergine  ed  è  onorato  a'  1 5  luglio 
per  santo.Questo  gran  principe  lasciò  di- 
versi figli,  fra'quali  Boris,  Hilba  o  Clilpa, 
Jaroslaw  I,  e  Anna  sposala  ad  Enrico  I 


I02  ROM 

re  di  Francia ,  ove  fondò  la  chiesa  di  s. 
Vincenzo  di  Seulis.  Siccome  s.  Vladimiro 
1  divise  i  suoi  stati  a' detti  3  figli,  ilni- 
pota  Svialopolkl  ne  usurpò  il  potere  nel 
IO! 5, e  subito  fece  trucidare  Boris  e  Hil- 
ba,  anche  pel  zelo  che  mostrarono  per  la 
fede  di  Gesù  Cristo,  per  cui  meritarono 
che  sotto  i  nomi  di  s.  Romano  e  di  s.  Da- 
vide martiri  e  patroni  di  Moscovia  fos- 
sero venerati  io  quella  regione  a'24  lu- 
glio. Neil  072  le  loro  reliquie  furono  Ira- 
sportate  nella  chiesa  fabbricata  in  loro  o- 
noreaVislegorodje  la  ceremonia  di  que- 
sta traslazione  fu  fatta  da  Giorgio  6.° 
metropolita  diRiovia,  accompagnato  da 
altri  prelati,  alla  presenza  di  hìaslaf  I 
gran  principe  di  Russia,  non  che  di  Svia- 
toslafe  Vsevolodsuoi  fratelli  che  poi  re- 
gnarono sul  medesimo  trono, oltre  ad  un 
gran  numero  di  signori  del  paese.  11  si- 
nodo di  Zamoski  del  1720,  approvato 
dalla  congregazione  di  propaganday?r/e 
e  confermato  da  Benedetto  XI 1 1 ,  pone  fra 
le  feste  solennizzale  da'  russi  cattolici  di 
Lituania  e  di  parecchie  altre  provincie 
quella  de'ss.  martiri  Romano  e  Davide, 
la  quale  si  celebra  a'24  '"S''^'  ®  quella 
della  traslazione  di  loro  reliquie  a'2  mag- 
gio. I  russi  cattolici  di  Lituania  e  di  Po- 
lonia non  fanno  la  festa  di  alcun  altro 
santo  moscovita  fuori  de'ss.  Romano  e 
Davide  martiri;  ma  i  moscoviti  ed  i  russi 
oltre  questi  eziandio  onorano  diversi  al- 
tri santi  nazionali, che  fiorirono  e  furono 
posti  nel  calendario  prima  che  la  Russia 
abbracciasse  lo  scisma  :  con  Butler  ne 
rammentai  i  principali  a  Mosca. 

ROMANO,  Papa  CXVII.  Da  Monle 
Fiascone(F.),  0  piuttosto  da  Galles f(  F.), 
come  vuol  provare  il  p.  Nardi  nella  sua 
vita,  inserita  nella  Storia  de  Pontefici,  e 
comesi  legge  nella  Cronaca  di  Ravenna, 
presso  Muratori,  Script,  rer.  Italie,  t.  i, 
par.  r,  p.  578.  Cardella  nelle  Meni.  stor. 
de'  cardinali,  lo  dice  di  patria  romano, 
col  Platina,  e  cardinale  prete  nel  ponli- 
ficatodi  Stefano  VI.  Fu  figliodi  Costan- 
tino, fratello  di  Papa  Marino  I  o  Mar- 


RO  M 
tino  IT{F.),  e  perciò  nipote  di  questi,  ed 
il  Sigonio  ancora  lo  dice  nipote  del  me- 
desimo per  fratello.  Venne  eletto  Papa 
a' 17  settembre  deir897.  Dicono  alcuni, 
come  Platina,  Panvinio,  Ciacconio,  Sigo- 
nio e  altri ,  che  abrogò  le  cose  fatte  da 
Stefano  VII s\io  immediato  predecesso- 
re, contro  l'ottimo  Papa  Formolo,  di  cui 
era  stato  amicissimo;  magli  scrittori  con- 
temporanei di  ciò  non  parlano.  Governò 
4  mesi  e  iZ  giorni  :  però  Sandini,  Vilae 
Pont.,  dice  22  giorni, seguendo  Flodoar- 
do,  De  Ronianis  Pontìficihus.  Morì  figli 
8  febbraio  dell'SgS,  e  fu  sepolto  in  Va- 
ticano. Vacò  la  s.  Sede  3  giorni.  Alcuni 
erroneamente  crederono  Formoso  e  Ro- 
mano antipapi,  come  li  chiama  Donali, 
ne  Dìttici  p. I  I,  parlando  delle  loro  bol- 
le riposte  nell'archivio  della  chiesa  diGi- 
ronne,  essendo  formala  lacarta  in  cui  fu- 
rono scritte  di  foglia  d'alga  marina,  odel 
giunco  boga  che  si  produce  nelle  paludi 
di  Roussillon;  altri  pretendono  che  sieno 
di  papiro,  o  bombace,  o  scorza  d'alberi. 

ROMANO,  Cardinale.  Prete  del  tito- 
lo di  Tigrideo  di  s.  Sisto,  che  altri  chia- 
mano Romolo,  fiorì  sotto  s.  Gelasio  l  del 
492,  e  fu  spedito  legato  della  s.  Sede  ai 
vescovi  della  Marca  ,  per  estinguere  gli 
errori  che  nel  Piceno  spargevano  i  pe la- 
giani,  intorno  alla  divina  grazia. 

ROMANO,  Cardinale.  Arciprete  del 
titolo  di  s.  Pudenziana,  cheinlervenneal 
concilio  neir  853  tenuto  in  Roma  da  s. 
Leone  IV. 

ROMANO,  Cardinale.  Prete  del  tito- 
lo  de'ss.  Gio.  e  F*aolo,  che  trovasi  sotto- 
scritto al  concilio  suddetto. 

ROMANO,  Cardinale.  V.  Romano 
Papa. 

ROMANO,  Cardinale.  Diacono  che 
sottoscrisse  un  privilegio  da  Benedetto  IX 
concesso  al  capitolo  di  Firenze. 

ROMANO,  C^nZ/rt^/e.Deirordinedei 
preti  e  del  titolo  di  s.  Clemente,  fiorito 
sotto  Alessandro  li  deli  061. 

ROMANO,  Cardinale.  Diacono  di  s. 
Maria  in  Portico,  creato  da  Pasquale  II 


R  O  H 
(lei  1099,  che  poi  seguì  le  parli  d'Inno- 
cenzo li  contro  l'antipapa  Anacleto  II,  e 
con  lui  passò  in  Siena  e  poi  in  Pisa.  Fu 
arcidiacono  di  s.  Chiesa,  intervenne  alle 
(lezioni  di  Calisto  II,  Onorio  Ile  Inno- 
cenzo II,  e  ne  sottoscrisse  le  bolle.  Dopo 
35  anni  di  glorioso  cardinalato,  morì  do- 
po il  1 134- 

ROMANO.  Cardinale.  Preledel  lito- 
Io  di  s.  Prisca,  fiorì  sotto  Pasquale  II  del 
1  099,  fu  al  concilio  di  Lateranonel  i  i  i  2 
contro  le  investiture  ecclesiastiche,  e  sot- 
toscrisse pure  la  bolla  di  dello  Papa  pel 
vescovo  dì  Marsi,  a'iS  febbraio  1  i  i  5. 

RO  MANO,  Cardili  ^r  /e.  S  u  ckl  i  a  co  n  o  d  i 
s.  romana  chiesa,  che  nel  i  1 23  sottoscris- 
se la  bolla  di  Calisto  lì,  in  favore  del  mo- 
nastero di  s.  Remigio  di  Provenza. 

ROMANO,  Cardinale.  Diacono  di  s. 
Lucia  in  Septisolioo  Selci, nel  marzo  1 15^ 
Adriano  IV  lo  annoverò  al  s.  collegio  , 
indi  fu  impegnatissimo  sostenitore  del 
successore  Alessandro  III,  la  cui  elezio- 
ne coi  colleghi  partecipò  all'imperatore 
Federico  I. 

ROMANO,  Cardinale.  Forse  anche 
chiamato  Roberto,  Clemente  III  nel  set- 
tembre i  190  lo  creò  cardinale  diacono  di 
s.  Teodoro,  e  poi  avanzò  nell'ordine  dei 
preti  col  titolo  dis.  Anastasia.  Dopo  aver 
segnale  molle  bolle  di  tal  Papa  e  di  Ce- 
lestino III,  alla  cui  elezione  ebbe  parte, 
morì  dopo  il  1 193. 

ROMANO,  Cardinale.  V.  Bonaven- 
tura Romano. 

ROMARICO  (s.),  abbate  di  Remire- 
mont.  Principe  del  sangue  reale,  fu  alle- 
vato alla  corte  di  Teodeberto  re  d'Au- 
strasia,  ove  coprì  ragguardevoli  cariche, 
e  seppe  praticare  le  virtù  cristiane  in 
mezzo  alle  grandezze.  Ebbe  a  soffrire  del- 
le persecuzioni,  e  fu  esilialo.  Venne  poi 
richiamato,  e  gli  furono  resi  i  suoi  beni, 
di  cui  era  stato  spogliato.  Essendosi  poi 
deciso  di  segregarsi  dal  mondo,  distribuì 
una  parte  di  sue  sostanze  ai  poveri,  ed 
impiegò  ilrimauentenel  fondare  un  dop- 
pio monastero  per  uomini  e  per  donne, 


ROM  io3 

nel  suo  castello  di  Abend,poslo  sul  mon- 
te dei  voghesi  in  Lorena.  Questo  mona- 
stero, conosciuto  sotto  il  nome  di  Remi- 
remont,  si  sottopose  alla  regola  di  s.  Co- 
lombano, e  ne  fu  i." abbate s.  Amalo  mo- 
naco di  Luxeul.  II  santo  fondatore  volle 
vivervi  da  semplice  religioso;  ma  dopo 
la  morte  dis.  Amalo,  fu  costretto  a  pren- 
derne la  condotta,  circa  il  627.  Governò 
per  lo  spazio  di  26  anni  i  due  monaste- 
ri, con  dolcezza  e  carità  mirabili,  facen- 
dosi esempio  ai  suoi  religiosi  nell'osser- 
vanza della  regola,  e  nelle  austerità  della 
penitenza.  Si  colloca  la  beata  sua  morte 
nel  653,  ed  è  nominato  nel  martirologio 
gallicano  e  nel  romano  il  dì  8  dicembre. 
ROMOLDO  (s.),  vescovo  e  martire. 
Anglo-sassone  di  nascita,  non  del  sangue 
reale  di  Scozia,  come  hanno  detto  alcuni 
martirologisti  di  Fiandra.  Rinunziò  fino 
dai  suoi  piùverd'annialle  vanità  del  mon- 
do, per  abbracciare  la  poveità  volonta- 
ria, e  santificando  i  suoi  sludi  colla  pre- 
ghiera e  colla  meditazione,  si  avanzò  sem- 
pre piti  nelle  vie  della  perfezione.  Acceso 
di  zelo  per  la  salute  delle  anime,  si  risolse 
di  passare  nella  bassa  Alemagna,  per  pre- 
dicarvi la  fede  agl'idolatri.  Si  recò  prima 
a  R.oma,  onde  ricevere  la  sua  missione  dal 
sommo  Pontefice,  ed  avutane  la  benedi- 
zione, andò  nel  Brabanle,  ove  convertì 
un  gran  numero  d'infedeli  nei  contorni 
di  Malines,  di  Lire  e  d'Anversa.  Egli  as- 
sociossi  alle  fatiche  apostoliche  di  s.  Vii- 
librordo,  e  fu  consagrato  vescovo  regio- 
nario, cioè  senza  nessuna  sede  stabile;  non 
essendo  provalo  ch'egli  sia  stalo  vescovo 
di  Malines,come alcuni  prelesero.  Soven- 
te interrompeva  le  funzioni  del  suo  mi- 
nistero per  ritirarsi  nella  solitudine,  ove 
fu  assassinalo  ai  24  di  giugno 775  da  due 
scellerati.  II  suo  corpo  fu  gettalo  in  un 
fiume,  ma  venne  miracolosamente  sco- 
perto; ed  in  appresso  le  sue  reliquie  fu- 
rono deposte  in  una  chiesa  del  suo  nome 
a  Malines,  che  lo  onora  come  suo  patro- 
no ed  apostolo.  Trovasi  ne'Bollandisti  u- 
na.  lunga  serie  dei  miracoli  di  s.  Romol- 


io4  ROM 

do,  e  la  sua  festa  è  segnala  il  i.^'di  lu- 
glio. 

ROMUALDO  (s.),  inslitutore  de' Ca- 
maldolesi. /'''.Camaldolesi  congregazione 
monastica,  Camaldolesi  eremiti  di  Tosca- 
na, Camaldolesi  eremiti  di  Monte  Co- 
rona, Fabriano,  Jesi,  Ravenna. 

RONCAGLIA.  Vedi ìtoI.  LII,p.253, 
LVII,  p.  19,  non  che  Placito  e  Impera- 
tore. 

RONCIGLIONE,  Roncilio.  Citta  del 
distretto  e  delegazione  apostolica  di  f^i- 
terbOj  nella  diocesi  di  Sutri  e  Nepi,  dello 
stato  pontificio,  situata  in  colle  con  bor- 
ghi, in  piacevole  situazione,  donde  si  go- 
dono pittoresche  vedute,  anche  della  pro- 
fonda sottoposta  valle,  essendovi  ne'din- 
torni  tetre  caverne  scavate  nel  masso  tu- 
faceo. La  città  viene  divisa  in  Ronciglio- 
ne  vecchio  e  in  Ronciglione  nuovo,  con 
residenza  del  governatore.  Fu  già  capi- 
tale della  contea  e  piccolo  stalo  del  suo 
nome  nella  provincia  del  Patrimonio,  e 
compresa  ne'dominii  òtFarnesi\co\ du- 
cato di  Castro,  per  cui  si  chiamava  lo 
slato  di  Caslro  e  Ronciglione.  Nel  seco- 
lo passato  la  4-'  provincia  dello  stato  ec- 
clesiastico si  componeva  del  ducato  di 
Castro,  della  contea  di  Ronciglione,  e  del 
castello  di  Caprarola  (F.).  E  distante 
da  Roma  miglia  34,  ed  è  la  i."  città  che 
dalla  Porta  Flaminia  s'incontra  per  an- 
dare a  Firenze,  laonde  per  la  vicinanza 
le  furono  pressoché  comuni  i  destini  e 
le  i7icende  di  Roma,  come  di  Castro.  E" 
bagnata  al  nord  per  est  dal  Ricano  in- 
fluente del  Treia,  ed  in  poca  distanza  al- 
l'ovest ha  il  pescoso  lago  Cimino o  di  Vi- 
co. La  strada  corriera  chela  traversa  go- 
de ivi  l'aspetto  giocondo  de' circostanti 
fruttiferi  colli,  mentre  alquanto  piiilun- 
gi  in  guisa  imponente  s'innalza  la  mae- 
stosa montagna  di  Viterbo.  Gode  puro 
clima, e  l'abbondanza  delle  acque  le  por- 
ge mezzo  di  accrescere  colle  praterie  ar- 
tificiali r  ubertà  del  territorio.  Ampie  e 
ben  lastricate  sono  le  vie,  belle  piazze, 
priucipalmenle  la  supcriore  decorala  nel 


RON 

mezzo  da  vaga  fontana  del  celebre  Vi- 
gnola,  la  quale  manda  copiosi  spruzzi  di 
acqua  da'di  versi  emblematici  gigli  farne- 
siani.  Ivi  è  la  principale  chiesa  collegiata 
insigne  chiamata  il  duomo  (e  da  alcuni 
scrittori  viene  delta  concaltedrale  del  ve- 
scovodi  Sutrìj  il  quale  di  frequente  lun- 
gamente vi  dimora),  sotto  r  invocazione 
del  principe  degli  apostoli  s.  Pietro,  e  di 
s.  Caterina  verginee  martire  d'Alessan- 
dria. Il  capitolo  si  compone  della  dignità 
dell'arciprete, di  20canonici  e  di  altri  ec- 
clesiastici. Pio  VII  col  breve  Quanliim 
splendorisj'óe'j  agosto  ìHo^, Bull,  con- 
tinnalio  t.  12,  p.  ig5,  concesse  all'arci- 
prete ed  ai  canonici ,  ut  loco  mozzettae 
coltam  supra  rocchetum  in  perpetuum. 
Vi  sono  altre  chiese,  oratorii  e  sodalizi, 
come  le  chiese  di  s.  Maria  ^lla  Pace,di 
s.  Sebastiano,  di  s.  Costanzo  col  corpo  di 
questo  martire,di  s.  Andrea  in  Ronciglio- 
ne vecchio,  di  s.  Maria  del  Carmine  delle 
monache  carmelitane  scalze,  con  bel  mo- 
nastero. Prima  vi  era  il  monastero  di  s. 
Anna  delle  francescane  del  3.° ordine, di 
cui  feci  parola  nel  voi.  XXVI,  p.  192,0 
del  quale  tratta  il  p.  Casimiro  da  Roma, 
Memorie  delle  chiese  e  conventidella  pro- 
vincia romana  p.  69,  eretto  per  opera  di 
d.  Ostilio  Ricciolti  vicario  generale  del 
vescovo;  le  monache  \i  entrarono  nel 
1 727,  e  ne  uscirono  dopo  la  2.^  invasio- 
ne francese  ne'primi  anni  del  corrente  se- 
colo. Al  grazioso  convento  de'cappuccini 
conduce  un  ameno  passeggio;  nella  loro 
chiesa  si  ammira  il  quadro  dell'Assunta, 
dipinta  da  Scipione  Gaetano  nel  i58i. 
Circa  un  miglio  e  mezzo  dalla  città  è  l'an- 
tica chiesa  di  s.Eusebio,anlicamenle  spet- 
tante al  capitolo  di  Sutri, indi  alla  fami- 
glia Bramini,  ove  sono  antiche  lapidi,  ed 
èin  importante  posizione.  Gli  studi  vi  fio- 
riscono nel  seminario  diocesano  in  repu- 
tazione, con  sua  chiesa,  sotto  la  discipli- 
na del  vescovo.  Sono  benemeriti  della 
pubblica  istruzione  i  sacerdoti  della  con- 
gregazione de'dottrinari,  che  hanno  col- 
legio e  convitto,  con  numerosi  allievi.  In 


RON 
esso  vi  è  una  colonia  Arcadica,  Cismina* 
Erculea,  con  accademici  che  celebrano 
pubbliche  adunanzee  Irallenitnenli  acca- 
demici, con  dissertazioni  e  poetici  corapo* 
nimenli. Le  maestre  pie  curano  l'istruzio- 
ne ed  educazione  delie  fanciulle.  In  Rouci- 
glione  fiorirono  parecchi  uomini  illustri. 
Ronciglione,  oltre  il  palazzo  municipale, 
possiede  buoni  fabbricali,  alcuni  di  lufu  e 
solidi:  il  castello  diroccalo  presentaavanzi 
imponenti. Gli  abitanti  sono  operosamen- 
te industriosi,  essendo  rinomate  le  sue 
fabbriche  e  opificii  di  ferro,  di  ottone,  di 
rame,che  producono  lucrosa  esportazio- 
ne. Inoltre  sonovi  utili  cartiere,  gualchie- 
re, molini;  fabbriche  di  panni,  di  tessuti 
di  cotone, di  cappelli,  di  polveri  sulfuree, 
ed  altre.  Notai  nel  voi.  XLVI,p.  120,  che 
nel  declinar  del  secolo  passalo  vi  fu  bat- 
tuta moneta.  Sotto  i  Farnesi  in  Castro 
vi  fu  la  zecca,  e  si  coniarono  monete  d'ar- 
gento, di  mistura  e  di  rame,  colla  figura 
di  s.  Savino  vescovo  prolettore  di  Castro: 
ne  tratta  Bellini,  nelle  Z^/^^ertózzo/z/.  Cre- 
de Brocchi  che  una  porzione  di  massi  di 
lava,  che  compongono  l'arco  d'Alboino 
in  Pavia,  siano  da  qui  slati  trasportati 
per  quella  fabbrica.  K  capoluogo  di  go- 
verno, e  racchiude  le  comuni  di  Capra- 
rola,  Carbognano  e  Fabbrica. 

E  senza  meno  aulica  l'origine  diRoa- 
oiglione,  poiché  Cluverio  ritiene  che  sia 
succeduta  alla  città  di  Statonia.  Ma  il  p, 
Annibaldi  da  Latera,  Notizie  sloriche  di 
Castro  e  suo  ducalo ,  riferisce  a  p.  1 1 3 
che  i  più  vogliono  che  Statonia  fosse  do- 
ve poi  fu  edificato  Castro  ;  altri  però  la 
dissero  due  miglia  lontana  a  tramontana: 
era  capo  della  provincia  Statoniese,  mu- 
nicipio o  prefettura  come  capo  di  altri 
paesi,  onde  da  Plinio  sono  detti  t^tó/o/z/e/z- 
ses  populi.  Quanto  a  Castro,  dice  Borgia 
nelle  Memorie  p.  147, che  da  Carlo  Ma- 
gno fu  donato  alla  chiesa  romana,  come 
già  membro  dell'antica  Toscana  de'lou- 
gobardi.  Leggo  in  Bussi,  Istoria  di  Vi^ 
levho  p.  i3i,che  avendo  Federico  II  in- 
vaso diversi  luoghi  della  s. Sede,  ad  i243 


RON  io5 

i  romani  con  isquadre  di  armati  si  por- 
tarono nella  provincia  del  Patrimonio, 
disfecero  Ronciglione,  tolsero  violente- 
mente agl'imperatori  Capranìca  e  Vico, 
e  fatto  prigioniero  di  guerra  il  conte  Pan- 
dolfodiFasanella  lo  condussero  a  Pioma. 
Nel  pontificato  di  Urbano  V  e  nel  i  369 
il  senatore  di  Roma  Gentile  Varano  ri- 
dusse all'ubbidienza  il  duca  di  Ronciglio- 
ne. A  p.  2i3  narra  Bussi,  che  nel  1379 
avendo  Urbano  VI  spedito  l'esercito  pon- 
tificio nella  provincia  del  Patrimonio, 
contro  il  prefetto  Francesco  de  Vico  u- 
surpatore  delle  terre  della  romana  chie- 
sa, dopo  che  le  truppe  si  rilirarono,  il  ti- 
ranno si  scagliò  sopra  i  luoghi  fedeli  al 
Papa,  ed  a'  I  o  settembre  si  portò  a  deva- 
stare il  territorio  di  Ronciglione,  donde 
ne  recò  a  Viterbo  moltissime  robe.  Nel 
secolo  XV  Everso  conte  d'Anguillara  oc- 
cupò diversi  dominii  dello  slato  ecclesia- 
stico, ed  il  suo  figlio  Diofebo  prese  Ron- 
ciglione e  Giove.  Però  Paolo  II  verso  il 
1469  ne  raffrenò  l'ardire,  ricuperò  Ca- 
pranica,  Ronciglione^  Caprarola  ed  altre 
terre;  fece  prendere  Diofebo  e  porre  in 
Castel  s.  Angelo  ove  miseramente  morì  , 
come  riporta  Cohellio,  Notitiap.  i^5.  Dì 
questo  Papa  fu  celebre  archiatro  Loren- 
zodi  Ronciglione.  Clemente  VII  per20oo 
ducati  d'oro  concesse  al  cardinal  Alessan- 
dro Farnese  R.onciglione  in  vicariato  a 
vita  sua  con  pacto  redimendi.  Divenuto 
il  cardinale  successore  col  nome  di  Paolo 
III  (f^.),  nel  1537  eresse  Castro  in  du- 
cato con  parecchi  altri  luoghi  vicini  pos- 
seduti dai  Farnesi,  per  concessioni  de'Pa- 
pi  e  per  recenti  investiture  da  lui  otte- 
nute, quindi  unì  anche  Ronciglione,  Ne- 
pi,  ed  altre  contigue  terre  godute  simil- 
mente in  feudo  dai  Farnesi,  al  nuova- 
mente eretioducato,quanlunque  non  lut- 
ti i  luoghi  con  esso  confinassero.  Nel  voi. 
XV,  p.  72  narrai  i  luoghi  perciò  da  Paolo 
III  tolti  dall'ospedale  di  s.  Spirito,  e  riu- 
niti allo  stalo  e  contea  di  Ronciglione,  co- 
me pur  dissi  all'articolo  Castro,  ove  ri- 
portai tutta  la  storia  di  quanto  vado  ad 


io6  RON 

accennare.  Di  lutto  Paolo  III  ne  investì 
il  figlio  Pier  Luigi  Farnese  e  suoi  discen- 
denli  iflaschi,  ed  in  mancanza  di  questi 
anche  le  femmine,  con  riconoscere  per  si- 
gnora suprema  la  s.  Sede,  I  Papi  ed  altri 
sovrani  di  frequente  passarono  per  Ron- 
ciglione,  vi  si  fermarono  e  pernottarono: 
tonto  fece  Paolo  III  domenica  24 ^narzo 
i538,  preceduto  dalla  ss.  Eucaristia,  co- 
me leggo  ìnGall'icOfÀclacaeremonialìaf 
p.  1 80.  Dipoi  Paolo  III  investi  Pier  Lui- 
gi e  discendenti  anche  del  ducato  di  Par- 
ma e  Piacenza  (/^.)j  altri  dominii  della 
s.  Sede.  In  processo  di  tempo  i  duchi  Far- 
nesi per  le  loro  splendidezze  molto  s' in- 
debitarono, formando  sul  ducato  de'Luo- 
ghi  di  Monte;  poscia  coll'autorizzazione 
diClemcBle  VlIIjSempre  per  fondo  e  so- 
lenne ipoteca  in  favore  de'creditori,  crea- 
rono due  altri  Luoghi  di  Monte  Farnese, 
cioè  sul  ducato  di  Castro  econtea  di  Ron- 
ciglione.  Essendo  cresciuto  il  debito  alla 
somma  di  piìicentinaia  di  migliaia  di  scu- 
di, eziandio  pei  frulli  non  pagali  ai  cre- 
ditori, ne  giovando  a  farli  soddisfare  le 
accordale  proroghe,  gli  accresciuti  Luo- 
ghi di  Monte,  e  le  paterne  e  reiterate  am- 
monizioni di  Urbano  V 1 II  al  duca  Odoar- 
do,  il  quale  anzi  per  timore  di  qualche 
subasta  si  rivolse  a  munire  Castro, R.oh- 
ciglione  e  altri  luoghi  dello  stato,,  mani,- 
festando  con  ciò  l'intenzione  sua  di  voler 
quietare  i  creditori;  quindi  giustamente 
stlegnato  il  Papa,  fece  marciare  le  M/7zs/e 
pontificie  [V.)  a'24  settembre  1 64',  co- 
mandate dal  marchese  Luigi  Maltei,  col 
proprio  nipote  cardinal  Antonio  Barberi- 
ni per  legalo tìt/tìiere. Essi  s'impadroniro- 
no della  rocca  di  Montalto(del  quale  parlo 
a  PiOMA  descrivendo  la  Gomarca),  ed. a'  1 3 
oltobreunche di  Castro,  Pionciglioneesuo 
stato,al  quale  per  convenzione  furonocou- 
fermati  i  privilegi  econsuetudini  che  go- 
deva. In  questa  guerra  che  durò  qualche 
anno,  il  duca  partì  da  Parma,  ed  avendo 
passato  laRomagna  per  andarsi  ad  unire 
al  granduca  diToscana  suocognato,  giun- 
se ad  Acquapendente  a  cui  diede  il  sacco, 


RON 
e  tornò  a  Parma,  dandosi  a  conchiudei  e 
la  lega  de'principi  italiani  contro  il  Pa- 
pa, e  furono  scritti  molti  libri  sopra  le 
ragioni  delle  parti,  che  riportai  a  Castro. 
^ella  guerra  perirono  moltissimi,  parti- 
colarmente sudditi  pontificii,  onde  in  Ro- 
ma si  stette  in  apprensioni  d'una  scorre- 
ria,perchè  gli  alleali  eranoentratine'con- 
fini  dello  stato  papale;  ed  Urbano  Vili 
la  munì  con  altre  fortificazioni  e  Mura 
(/^.),  fabbricando  due  fortezze,  una  sulle 
frontiere  di  Modena,  l'altra  su  quelle  dei 
veneziani  ch'erano  de'confederati  di  O- 
doardo.  Fino  al  i644Urbano  VI II riten- 
ne lo  stato  di  Castro  e  Ronciglione,  in  cui 
a  mediazione  di  Luigi  XIV  re  di  Fran- 
eia  rimise  in  possesso  il  duca  con  alcune 
condizioni, stipulate  nella  pace,  della  qua- 
le parla  ancora  Muratori,  ma  co'modi  so- 
liti poco  divoti  alla  corte  di  Roma.  In- 
tanto morì  Odoardojgli  successe  il  figlio 
Ranuccio  II,  ed  il  debito  aumentandosi 
pei  frutti  che  non  si  pagavano,  nel  1649 
colla sortegiunsea  un  milione  e  629,750 
scudi.  Non  trovando  icreditori  ascolto  dal 
duca, si  rivolsero  a  Innocenzo  X,  perchè 
coraegiudicee  principe  supremo  del  du- 
ca, procedesse  alla  subasta  del  fondo.  II 
Papa  fece  intimare  al  duca  il  pagamento 
de'frutti,  ma  facendo  il  sordo  e  non  in- 
tendendo di  obbligarsi  alle  gravezze  la- 
sciate dal  padre,  Innocenzo  X  pubblicò 
contro  di  lui  i  monitorii.  Mentre  le  cose 
passavano  così,  e  da  alcuni  sovrani  pro- 
tettori del  duca  erasi  intavolato  un  acco- 
modamento, restò  attraversato  il  disegno 
per  l'assassinio  di  mg.^  Giarda  nuovo  ve- 
scovo di  Castro  presso  Monte  Rosi,  il  qua- 
le obbligato  dal  Papa  a  recarsi  alla  sua 
chiesa  ad  onta  di  tali  vertenze,  ne  restò 
vittima  a'  1 9  marzo  1 649.  Venne  fulmi- 
nata la  scomunica  e  taglia  di 45>oo scudi 
ai  principali  uccisori,  i  capitani  Cocchi 
che  morì  in  Soriano,  e  Zambini  che  ven- 
ne giustiziato.  Adiratosi  giustamente  In- 
nocenzo X,  fece  invadere  lo  stato  di  Ca- 
stro, e  presa  per  fame  la  città,  dai  fon- 
damenti la  fece  diroccare  intieramente, 


RON 

colla  fortezza,  chiese  e  case,  trasportando 
la  sede  vescovile  ad  Acquapendente  già 
della  diocesi  d'Orvieto,  e  la  giurisdizio- 
ne temporale  in  Valentano.  il  Papa  se- 
riamente fece  eziandio  intendere  a  Ra- 
nuccio li,  che  senza  ulteriori  tergiversa- 
zioni estinguesse  i  Luoghi  di  INIoute.  Al- 
lora il  duca  pensando  meglio  a'casi  suoi, 
divenuto  maggiore,  a  interposizione  di 
Filippo  IV  re  di  Spagna  e  di  Ferdinan- 
do 11  granduca  di  Toscana,  ottenne  dal 
Papa  che  i  feudi  devoluti  alla  camera  a- 
posloiica  per  sollievo  de'monlisti,  questa 
gli  avrebbe  comprali  soddisfacendo  i  cre- 
ditori, e  accordando  8  anni  per  redimer- 
li. Ad  onta  del  grave  dispendio,  liinoceu* 
zo  X  con  istrumenlo  de'y  ottobre  1649 
comprò  per  la  camera  apostolica  lo  stato 
di  Ronciglioiie,  e  con  altro  del  19  dicem- 
bre il  ducato  di  Castro;  vendita  che  il 
duca  solennemente  ratificò  con  atto  ro- 
gato in  Piacenza  a'20  del  i65o,  eccet- 
tuato il  magnifico  palazzo  di  Caprarola 
col  delizioso  giardino  annesso.  Nel  1657 
spiralo  l'ottennio,  il  duca  invece  di  edet- 
tuare  la  convenuta  ricompera,  domandò 
una  proroga  ad  Alessandro  VII,  aia  il 
Papa  in  forza  de'patti  del  1649,  dichia- 
■  rò  gli  stali  di  Castro  e  Ronciglione  incor- 
porati al  dominio  ecclesiastico,  e  soggetti 
alla  costituzione  di  s.  Pio  V,  De  non  in^ 
feuclandis  j  the  tuttora  giurano  i  Papi 
ed  i  cardinali,  come  notai  nel  voi.  LV, 
p.  283.  Tacque  per  allora  Ranuccio  H, 
ma  essendo  poi  insorti  nel  1662  gravis- 
simi dissapori  tra  Alessandro  VII  e  i^/Y7/i- 
cia  (i^  .),  ottenne  da  Luigi  XIV,  che  per 
una  delle  condizioni  preliminari  alla  pa- 
ce domandasse  rescauierazione  di  Castro 
e  Ronciglione,  ed  altri  8  anni  di  tempo 
per  farne  la  ricompera,  non  già  in  una 
sola  volta,  come  ne'  patti  del  1649,  ma 
in  due.  Ricusò  sulle  prime  il  Papa,  ma 
avendo  il  re  per  prepotenza  occupato  ^- 
vignoneeW  contado  f^enaissino j domimi 
della  Chiesa  in  Francia,  ed  introdotte  an- 
che molte  milizie  nel  ducato  di  Parma  e 
Piacenza  soggetto  al  supremo  dominio 


RON  107 

della  s.  Sede,  e  nel  Modenese  per  essere 
a  portata  d'invadere  tutto  lo  stato  della 
Chiesa,  fu  Alessandro  VII  nella  dura  ne- 
cessità di  concedere  quanto  si  richiedeva, 
efu questo  il  i.°  articolo  firmato  nel  trat- 
tato di  Pisa  de' 12  febbraio  i664-  In  se- 
quela di  questa  escamerazione, sul  valore 
della  quale  non  è  qui  luogo  di  ragionare, 
pochi  giorni  prima  della  morte  d'Ales- 
sandro VII  fu  esibita  da'ministri  del  duca 
la  metà  del  prezzo  convenuto;  ma  perchè 
l'oiTerla  fu  quasi  verbale,  non  avendo  re- 
cato in  moneta  che  circa  la  4*^  parte  di 
detta  metà,  fu  dai  pontificii  ministri  giu- 
stamente rigettala.  Nel  seguente  pontifi- 
catodi  Clemente  IX,  ninno  a  lui  per  par- 
te della  corte  di  Parma  rinnovò  alcuna 
istanza.  Indi  sotto  Clemente  X  a  nome  del 
duca  fu  supplicato  per  la  ricompera  della 
metà  degli  stati,  e  che  inoltre  dichiaras- 
se, che  non  avesse  a  nuocer£  \\  decorso 
dell'ottennio.  Esaminate  queste  istanze 
dal  Papa  in  concistoro,  furono  ambedue 
rigettate;  la  i.^  perchè  non  era  seguilo 
il  deposito  del  denaro,  la  2.^  come  con- 
traria alla  costituzione  di  s.  Pio  V.  Ebbe 
quindi  compimenloil2.''ottennio  del  trat- 
tato di  Pisa,  onde  il  ducato  di  Castro  e 
lo  stato  di  Ronciglione,  i  quali  già  dopo 
il  i.°  ottennio  divenuti  erano  puri  e  li- 
beri della  s.  Sede,  e  tanto  maggiormente 
scorso  anche  il  2.°,  rimasero  al  dominio 
della  chiesa  romana  incorporali  e  uniti 
per  sempre. 

Benecletto  XIII  nel  1727  recandosi  in 
Viterbo,  il  7  novembre  giunse  in  Ronci- 
glione, ed  ascoltò  messa  nella  chiesa  di 
s.  Costanzo,  indi  passò  nel  palazzetto  del- 
la camera  apostolica,  dispensando  il  cle- 
ro ed  i  priori  municipali  dai  soliti  omag- 
gi, perchè  viaggiava  incognito.  A  motivo 
del  tempo  piovoso  restò  a  dormireinRon- 
ciglione,  e  nella  seguente  mattina  a  ore 
i5  parli,  ascoltando  la  messa  nella  cap- 
pelletta  al  piano  di  Vico,  ove  si  fece  tro- 
vare il  vescovo  diocesano.  Reduce  da  Vi- 
terbo, Benedetto  XllI  agli  i  I  di  detto  me- 
se si  fermò  nel  ricordato  palazzetto  di 


o8 


RON 


Ronciglione,  e  ivi  si  fermò  a  cena  ed  a 
pernottare.  Si  trattenne  nel  di  seguente 
in  llonciglione,  e  nelle  ore  pomeridiane 
partì  per  Monte  Rosi.  Tutto  si  legge  nel 
11." 1 60 5  del  Diario  di  Ro/nai'ji'j.  Que- 
sto Papa,  considerando  i  pregi  della  Ter- 
ra di  Ronciglione  nella  diocesi  di  Sutri 
(/^.),  per  avereessa  ungovernatore  col  ti- 
tolo di  giudice,cui  erano  soggette  9  Terre, 
Caprarola,  Ganepina,Vallerano,Fabrica, 
Corchiano,  Castello  di  s.EliajBorghetto, 
Jsola  Farnese  e  Vico  (de'quali  a  Viterbo 
ed  a  Vejo)  ;  e  contenere  56oo  abitanti, 
una  collegiata  con  arciprete  e  2  i  cano- 
nici, chiese  parrocchiali,  4  conventi,  7  o- 
ratorii  con  confraternite, e  3  ospedali,  col 
molo-proprio  in  forma  di  breve, //Z5«- 
prenOydeiS  maggio  1728,  BiUl.Roui. 
t.  (2,  p.  280,  l'eresse  in  città:  «  A.c  Ter- 
ram  praedictam  incolas,  et  habitatores 
praedictoscivium  nomine decoramus,  ita 
tamen,  ut  tunc,  et  prò  tempore  existens 
episcopus  Sutrin  in  ea  residere  minime 
teneatur,  sed  Terra  hujusmodi  incivila- 
tem  sicerecta,calhedrali  ecclesiaeSutri- 
iien,  ut  prius  subjecta  remaneat.  "  Nel 
1782  l'infante  di  Spagna  Carlo  Borbone, 
come  figlio  della  regina  Elisabetta  super- 
stite de'Farnesi,  e  quale  erede  di  essi  e 
duca  di  Parma,  dièpressanti  ordini  al  con- 
te Porta  suo  ministro  in  Roma,  perchè 
gli  fosse  restituito  il  ducato  di  Castro  e 
lo  stato  di  Ronciglione.  Clemente  XII  ri- 
pugnòcostanlementead  accordare  il  do- 
mandato, al  che  si  dichiarò  ancora  con- 
trario il  s.  collegio,  per  cui  il  principe  ve- 
dendo manifesto  il  diritto  della  camera 
apostolica,  desistè  intieramente  dall' in- 
trapresa pretensione,  come  alFerma  No- 
vaes  nella  Storia  di  detto  Papa.  Nondi- 
meno ne  ritenne  i  titoli,  e  divenuto  nel 
1734  «e  delle  due  Sicilie,  fra  i  titoli  as- 
sunti vi  fu  quello  di  duca  di  Castro  e  Ron- 
ciglione; ed  i  successori,  sebbene  il  ducato 
di  Partnae  Piacenza  fosse  poi  concesso 
all'infante  fratello  e  discendenti,  che  an- 
cora lo  godono,  lultavolla  i  re  delle  due 
Sicilie  coatiiiuarono  a  intitolarsi  duchi  di 


RON 

Parma  e  Piacenza,  e  di  Castro.  Perchè 
poi  la  s.  Sede  ritenesse  sempre  il  pacifico 
possesso  del  ducato  di  Castro  e  dello  sta- 
to di  Ronciglione.si  obbligarono  l'impe- 
ratore Carlo  VI  ed  il  re  di  Francia  Luigi 
XV  nel  trattato  di  Vienna  del  1738  a 
garantirle  il  perpetuo  dominio,  come  os- 
serva il  citato  Borgia,  avendone  succes- 
sivamente riconosciuto  la  validità  del  pos- 
sesso i  solenni  trattati  europei  che  ebbe- 
ro progressivamente  a  celebrarsi.  Eser- 
cit<andosi  gli  abusi  feudali  anche  su  Castro 
e  Ronciglione  e  loro  stati.  Pio  VI  propo- 
se al  celebre  tesoriere  R'tffo  il  problema 
di  trovare  la  maniera  di  assicurare  nella 
sua  totalità  la  rendila  camerale  prove- 
niente dall'appalto  di  Castro  ePionciglio- 
ne,  con  animo  di  stendere  e  aumentare 
l'agricoltura.  Allora  il  prelato  con  som- 
ma avvedutezza  immaginò  di  dare  ad  en- 
fiteusi perpetua  a  linea  mascolina,  pro- 
gressiva ne'maschi  dell'ultima  femmina 
di  ciascun  enfiteuta,  le  terre  camerali  di 
questi  due  stati,  formando  7  enfiteusi  del- 
le 6  cancellerie  dello  stato  di  Castro,  la 
7.*  dell'altra  di  Montalto,  ed  altre  12  nel 
ducato  di  Ronciglione;  colla  condizione 
di  contratto,  che  gli  enfiteuti  ne  dassero 
altrui  le  divise  porzioni  in  subenfiteusi. 
ColTappalto  generale  la  camera  aposto- 
lica non  introitavacheannui  scudi  5o,2oo; 
coll'eufiteusi  venne  aumentata  la  rendita 
ad  annui  scudi  67,200.  Molti  di  questi 
statisti  non  possidenti, divennero  proprie- 
tari libei'i.  Il  Papa  restò  tanto  contento 
del  provvedimento,  che  ordinò  al  prelato 
che  la  stessa  operazione  enfiteutica  si  ese- 
guisse per  le  vaste  tenute  camerali,  che 
affittavano»  prima  colla  dogana  del  Pa  - 
trimonio,  e  per  i  feudi  de'corpi  moral  i. 
1  ronciglionesi  in  diverse  circostanze  die- 
rono  prove  non  equivoche  di  valore,  e  di 
attaccamento  al  governo  pontificio,  on- 
de si  meritarono  riguardo  e  lodi.  Raccon- 
tando all'articolo  Roma  la  sua  effimera 
repubblica  del  1798  99,  dissi  pure  che 
nel  declinar  di  essa  una  banda  d*  aretini 
fece  sollevare  la  provincia  del  Patrimo- 


RON 
nìo,  e  Ronciglione  coi  campngnpli,  con- 
tro i  repubblicani  francesi  dominaloridel- 
]a  repubblica,  i  quali  comandali  da  Wal- 
lerre  assaltarono  la  città  a'28  luglio  i  799) 
che  difesa  con  valore  e  da  8  cannoni,  re- 
spinse gli  attacchi  fino  al  mezzodì.  Ma 
i  francesi  di  fronte,  ed  i  cisalpini  sul  lato 
sinistro,  co'Ioro  mezzi  e  numero  supera- 
rono ogni  ostacolo.  Ronciglione  fu  mise- 
ramente saccheggiala,  e  incendiata:  vi  pe- 
rirono 82  abitanti,  più  di  100  case  furo- 
no distrutte,  e  commessi  quegli  onori  che 
sono  conseguenza  di  siffatte  catastrofi,  an- 
che per  vendicare  i  massacri  patiti  dai 
francesi,  e  loro  partigiani  detti  palriolti. 
Per  l'operosità  deVonciglionesi,  bastaro- 
no pochi  anni  di  tranquillità,  per  ripara- 
re a  tanto  disastro.  Si  legge  nella  Narra- 
zione del  viaggio  di  Gregorio  XV I^  che 
nel  ritorno  in  Roma,  reduce  da  Viler- 
•  bo,  martedì  5  ottobre  1 84 1 ,  passato  sotto 
un  arco  trionfale  eretto  dagli  abitanti  di 
Caprarola  sopra  un  trailo  di  via  del  loro 
territoriOjcirca  un'ora  avanti  mezzodiper- 
venne  presso  il  convento  de'cappuccinidi 
Ronciglione,  i  quali  aveano  innalzato  in 
istrada  un  arco  di  verdura,  con  plauden- 
te epigrafe  sulla  fronte.  Giunto  alla  porta 
della  città,  il  magistrato  municipale,  as- 
sistilo da  mg.^  delegato  di  Viterbo  e  dal 
governatore  locale,  presentò  al  Papa  pel 
gonfaloniere  Antonio  Bramini  gli  omag- 
gi di  divozione  e  sudditanza.  Accompa- 
gnando {pubblici  rappresentanti  la  pon- 
tifìcia carrozza,  questa  fra  le  infinite  sa- 
lutazioni di  gioia  si  diresse  alla  chiesa  col- 
legiata, passando  sotto  altro  arco  di  trion- 
fo elevalo  dalla  città  nel  mezzo  della  via 
provinciale  a  foggia  di  ventaglio,  termi- 
nando la  base  in  forma  di  padiglione;  era 
decorato  da  4  statue  colossali  in  atto  d'of- 
frire corone  d'alloro  e  di  quercia,  situate 
avanti  le  colonne  che  lo  sostenevano,  non 
che  da  due  festive  iscrizioni.  Altra  era 
sulla  porta  di  dello  tempio  e  del  capitolo, 
il  quale  col  vescovo  di  Su  tri  e  Nepi  mg.*' 
Spalletli  ivi  riceveronoil  Papa.  L'interno 
della  chiesa  venne  addobbato  con  gran 


RON  109 

lusso  ed  abbondanza  di  lumi.  Avuta  da 
mg.*'  sagrista  la  benedizione  col  ss.  Sa- 
gramento,  il  Papa  seguilo  dalla  moltitu- 
dine fesleggianle,  mosse  verso  il  collegio 
de'  pp.  dottrinari  stabilito  a  sua  dimora, 
e  coli'aiuto  del  comune  preparata  con- 
venientemente, pendendo  dalle  finestre 
delle  abitazioni  della  ci  Uà  ricchi  parati. 
All'ingressoGregorioXVIfuricevulodal 
p.  d.  Silvestro  Glauda  superiore  generale 
de'dotlrinari  e  a  lui  carissimo,  dal  pro- 
vinciale p.  d.  Gio.  Maria  Chiavassi,  e  dal 
rettore  dello  stesso  collegio  e  professore 
di  fisica  d.  Bernardino  Cassini,  in  uno  alla 
religiosa  famiglia  e  con  buon  numero  di 
convittori.  Osservale  varie  iscrizioni  al- 
lusive alla  sua  venula,  poste  alla  sommità 
delle  scale  e  in  altri  luoghi,  il  Papa  si  re- 
cò alla  loggia  nobilmente  ornala,  donde 
compartì  l'apostolica  benedizione  al  po- 
polo che  cuopriva  tutta  l'ampia  e  lunga 
strada  della  di  Monte  Cavallo:  ammise 
quindi  al  bacio  del  piede  la  magistratu- 
ra, il  clero,  i  carmelitani  scalzi,  i  cappuc- 
cini, e  gl'impiegati  governativi  e  comu- 
nali, insieme  ad  altre  persone.  Nelle  ore 
pomeridiane  il  Papa  consolò  di  visita  1»? 
monache  teresiane,  e  fece  loro  baciare  il 
piede.  Ritornato  al  collegio,  dalla  loggia 
ribenedì  il  giubilante  popolo,  e  dopo  ri- 
cevuti i  pp.  passionisti,  quivi  recatisi  col 
superiore  provinciale  dal  convento  di  S; 
Angelo,  con  piacere  passò  a  trattenersi 
nell'elegante  gabinetto  di  fisica  dei  col- 
legio. Siccome  profondo  in  quella  scien- 
za,come  nelle  malematiche,desideròGre- 
gorio  XVI  che  fosse  operato  qualche  e- 
sperimenlo^ed  ebbe  pronto  e  felice  suc- 
cesso quello  della  combustione  del  fosforo 
e  della  fusione  del  ferro  per  la  rapida  at- 
tività dell'ossigeno,*  seguendone  una  viva 
e  abbagliante  luce.  Si  fece  pure  qualche 
esperienza  colla  macchina  elellrica.il  Pa- 
pa si  dilungò  nell'esaminare  minutamen- 
te le  allre  diverse  macchine,  e  quelle  in 
ispecie  che  all'eletlro-magnelismo  si  ap- 
partengono, delle  quali  espose  con  lucido 
sapere  gli  effetti.  Nella  sera  Ronciglione 


1  .  o  R  O  N 

liilla  fu  vagamente  illuminala,  ed  il  Pa- 
pa dopo  aver  benignamente  ammesso  al 
la  sua  presenza  e  al  bacio  del  piede  pa- 
reccliie  persone,  dalle  finestre  del  suo  ap- 
partamento vide  un  ingegnosissimo  fuo- 
co artificiale  disposto  in  una  macchina, 
invenzione  dell' architetto  ronciglionese 
Antonio  Moretti,  il  quale  avea  pure  di- 
retto l'arco  trionfale  e  altre  opere  deco- 
rative, fatte  in  si  lieta  circostanza.  Nella 
mattina  seguente  il  Papa,  dopo  celebrata 
Ja  messa,  ricevette  i  vescovi  diocesano, 
d'Acquapendente  e  di  Civita  Castellana, 
la  niagisttatura,  e  due  sonetti  dal  p.  ret- 
tore Cassini  in  argomento  di  gratitudine 
e  venerazione;  poi  montò  in  carrozza  per 
restituirsi  a  Roma,  acclamato  dal  popolo 
ronciglionese  con  divoti  ecoitesi  evviva, 
cui  reiterò  le  sue  aft'ettuose  benedizioni, 
dichiarando  a  lutti  la  sua  sovrana  soddis- 
fazione. 

RONDININI  PaoloEmilio,  Cardina- 
le. Piomano  e  nipote  de'cardinali  Zacchìa 
per  canto  materno,  nato  da  chiarissimi 
e  nobili  genitori,  fatto  con  successo  lo  stu- 
dio della  legge  nell'università  di  Perugia, 
«love  conseguì  la  laurea  di  dottore,  fu 
ascritto  assai  giovane  tra'chierici  di  ca- 
mera, e  nell'assenza  di  Rnpaccìoli  supplì 
alla  carica  di  tesoriere  generale.  Urbano 
Vili  a'i3  luglio  1643  lo  creò  cardinale 
diacono  di  s.  Maria  in  Aquiro,  poi  prete 
del  lllolo  di  s.  Eusebio.  liinoceiizoX  nel 
i653  lo  fece  vescovo  d'Asisi,  dove  nel 
1661  celebrò  il  sinodo,  in  cui  promulgò 
ottimi  decreti  per  la  riforma  de'costumi, 
ed  ivi  accolse,ad  onta  della  severa  sua  eco- 
nomia, con  isplendida  magnificenza  Cri- 
slina  regina  di  Svezia.  Dopo  aver  lunga- 
mente governato  la  diocesi,  con  somma 
pace  e  grandissimo  vantaggio  delle  ani- 
me, una  morte  improvvisa  lo  colpì  in  Ro- 
ma nel  1668,  nell'età  di  5i  anni,  con  fa- 
ma di  segnalata  pietà,  dedito  alla  vita  so- 
litaria e  ritiiata, degno  del  suo  grado  per 
la  bontà  de'costumi,  e  per  la  schiettezza 
e  sincerità  del  suo  animo.  Fu  sepolto  sen- 
za funebre  memoria  nella  chiesa  di  s.  Ma- 


ROS 
ria  sopra  Minerva,  nella  tomba  de'mor- 
chesi  suoi  antenati,  dopo  aver  contribui- 
to all'elezione  di  3  Papi. 

ROQUINGHAM.  Luogo  d'Inghilter- 
ra, in  cui  nel  10941^"  tenuto  un  conci- 
lio, nel  quale  fa  deciso, che  Anselmo  ar- 
ci vescovo  di  Cantorbery  non  potesse  sen- 
za il  consenso  di  re  Guglielmo  II  doman- 
dare il  pallio  al  Papa  Urbano  II  che  non 
era  stato  ancora  riconosciuto  da  quel  mo- 
narca. Labbc  t.  IO,  Arduino  t.  6,  Angl. 
t.  I. 

ROPiANO,  Roranum.  Sede  vescovile 
della  diocesi  dell'Armenia  maggiore,  sot- 
to il  cattolico  di  Sis.  Hairabiet,  uno  dei 
suoi  vescovi,  assistette  al  concilio  di  Sis. 
On'ens  dir.  t.   i,  p.  i444- 

PiOSA  (s.)  di  Viterbo,  vergine.  Nac- 
que da  poveri  genitori  in  Viterbo  nel 
1234,  e  fino  dalla  sua  giovinezza  si  con- 
sagrò agli  esercizi  dell'orazione  e  della 
penitenza.  Vestì  l'abito  del  3.°  ordine  di 
s.  Francesco,  e  mossa  dalle  voci  del  cielo, 
si  mise  a  predicare,  ed  a  combattere  gli 
eretici,  molti  de'quali  ridusse  alla  fede  e 
all'obbedienza  del  romano  pontefice,  es- 
sendo allora  la  Chiesa  travagliata  dall'im- 
peratore Federico  II.  Il  Butler,  che  po- 
che notizie  riporta  di  questa  santa,  dice 
che  Iddio  le  diede  un'abilità  straordina- 
ria per  la  conversione  dei  peccatori  più 
indurati,  e  ricompensò  le  di  lei  eminenti 
virtù  col  dono  dei  miracoli.  Cacciata  in 
esilio  con  tutti  i  suoi  parenti,  predisse  la 
morte  diFedencoII,e  la  pacedellaChiesa. 
P».itornata  poi  in  patria, vi  finì  dopo  due 
anni  santamente i  suoi  giorni,  nel  1 8."  an • 
no  di  sua  vita,  ai  6  marzo  I252:  il  But- 
ler dice  nel  1261,  e  segna  la  sua  festa 
agli  8  di  marzo.  Il  suo  corpo  fu  seppel- 
lito nella  chiesa  di  s.  Maria  del  Poggio, 
e  dopo  3oanni  venne  solennemente  tra- 
sportato nel  monastero  di  s.  Chiara,  che 
poi  fu  detto  di  s.  Rosa.  La  sua  vita  è  ri- 
portata dai  Bollundisli  sotto  il  4 settem- 
bre: si  possono  inoltre  vedere  le  notizie 
critico  storiche  di  questa  santa  vergine, 
pubblicale  io  Roma  nel  i75odal  p.  An- 


KOS 
tlrenccl  della  compagnia  di  Gesù,  e  l'ar- 
tico)© Viterbo. 

ROSA  (».)  di  Lima,  vergine.  Nacque 
aLima  nel  Perù,  di  stirpe  spagnuola,ran- 
DO  i586,  e  ricevette  al  sagro  fonte  il  no- 
me di  Isabella,  ma  per  il  florido  colorito 
del  suo  volto  fu  chiamata  Rosa.  Essendo 
SHicora  fanciulla  digiunava  tre  di  della 
settimana  in  pane  ed  acqua,  e  negli  altri 
giorni  cibavasi  soltanto  di  erbe  mal  con- 
dite. Ella  si  propose  per  modello  nei  suoi 
esercizi  s.  Caterina  di  Siena,  amò  la  mor- 
tificazione e  il  ritiro,  ed  abborrì  tutto  ciò 
che  poteva  inspirarle  orgoglio  e  sensua- 
lità. Le  lodi  che  si  davano  alia  sua  bel- 
lezza le  facevano  temere  di  divenire  per 
gli  altri  occasione  di  peccalo,e  perciò  pro- 
curava con  ogni  mezzo  di  'distruggerla. 
Essendo  caduti  i  suoi  genilori  dallo  stato 
di  opulenza  in  grande  miseria,  ella  andò 
a  servire  in  casa  del  tesoriere  Gonsalvo, 
elavorandoassiduamente  provvideai  lo- 
ro bisogni. Per  liberarsi  dalle  istigazioni 
di  quelli  che  la  pressavano  a  maritarsi, 
si  consagrò  a  Dio  nel  3.**  ordine  di  s.  Do- 
menico, nel  quale  praticò  per  1 5  anni  tut- 
ti i  rigori  del  la  più  austera  penitenza.  Eb- 
be a  soffrire  violenti  persecuzioni,  e  fu  tor- 
mentata eziandio  da  aridità  e  da  molte 
altre  pene  interne,  con  cui  Iddio  rese  per- 
fetta la  sua  virtù,  sostenendola  e  conso- 
landola coH'unzione  della  sua  grazia,  li- 
na lunga  e  dolorosa  infermità  le  porse 
nuova  occasione  di  praticare  la  pazienza, 
e  finalmente  entrò  nella  beala  eternità 
ai  i4  di  agosto  1617,  in  età  di  3i  anni. 
]  suoi  funerali,  ai  quali  assistette  l'arci- 
vescovo di  Lima,  furono  celebrali  colla 
maggior  pompa.  Molli  miracoli  operali 
per  sua  intercessione,  essendo  stati  giu- 
ridicamente esaminati  e  approvali,  Cle- 
mente X  la  canonizzò  Tanno  1671,6  ne 
pose  la  festa  ai  So  di  agosto. 

ROSA.  Sede  vescovile  dell'Asia  Mino- 
re in  Siria,  nel  patriarcato  d'Antiochia, 
sotto  la  metropoli  d'Anazarbo,  eretta  nel 
V  secolo,ch'ebbe  diversi  vescovi. Vari  geo- 
grafi sagri  chiamano  questa  sede  di  Ro- 


ROS  III 

sa,  Rosea f  Rhosos^  Rhosu^:sì  può  vedere 
Ruoso.  Al  presenteRosa,  Rosea,  t  un  ti- 
tolo vescovile  che  conferisce  la  s.  Sede^ 
laonde  nel  conflitto  di  detti  scrittori,  mi 
limiterò  a  riportare  3  documenti,  cioè  le 
ultime  proposizioni  concistoriali  stampa- 
te in  Roma  per  gli  ultimi  conferimenti 
del  medesimo  titolo.  Gregorio  XVI,  es- 
sendo vacante  il  titolo  (perchè  1'  ultimo 
che  Io  portava,  Mac-Eachern,  Pio  Vili 
l'i  I  agosto  1829  l'avea  trasferito  a  Char- 
lQttefown),ne\  concistoro  de'6  aprile  1 835 
lo  die  a  mg.'  Francesco  A.  F.  Donnei  di 
Lione,  che  inoltre  deputò  coadiutore  del 
vescovo  di  Nancy.  Indi  Gregorio  XVI 
nel  concistoro  de' 19  marzo  1837  avendo 
Iraslatato  questo  prelato  all'arcivescovato 
di  Bordeaux,  che  tuttora  governa,  nomi- 
nò vescovo  di  Rosa  fr,  AntonioBurbano 
agostiniano  di  Popayan,  che  die  per  au- 
siliare e  suffragane©  al  vescovo  di  Popa- 
yan in  America. Per  sua  morterestato  va- 
cante il  titolo,  il  regnante  Pio  IX  nel  con- 
cistoro de'25  maggio  i85o,  ne  insignì  il 
vivente  mg.r  Giovanni  Bocheni^ki  oBo- 
chenski  di  Grabowech  nell'arcidiocesi  di 
Leopoli  e  di  rito  ruteno,  insieme  desti- 
nandolo ausiliare  dell'arci  vescovo  di  Leo - 
poli,  Halicia  e  Ramenec  di  rito  greco  ru- 
teno unito. 

ROSA  D'ORO,  Rosam  aiiream.  Do- 
nativo  sagro  e  benedetto  solennemente 
dai  sommi  Pontefici,  dignitoso  e  rispet- 
tabile pegli  alti  misteri  che  rappresenta, 
e  pei  grandi  oggetti  che  simboleggia  ; 
donativo  che  i  Papi  fanno  per  singolare 
contrassegno  di  particolare  divozione  a 
chiese  calledrali  e  santuari  insigni;  di  sti- 
ma e  di  paterno  affetto,  ai  cattolici  so- 
vrani e  sovrane,  a  principi  e  principesse, 
a  prodi  capitani  e  personaggi  benemeriti 
della  s.  Sede;  ed  a  repubbliche  cospicue 
e  città  illustri  egualmente  cattoliche.  Nei 
primi  tempi  era  consueto  ne'Papi  di  por- 
tarla nella  Chiesa  di  s.  Croce  in  Geru- 
salemme (^.),  e  di  donarla  ai  soli  PrC' 
fetti  di  Roma^  al  quale  articolo  ne  ripor- 
tai Terudizioni  relative.  Questo  distinto, 


112  KOS 

insigne  e  decoroso  donativo,  si  fa  dai  Pa- 
pi ai  nominali, in  Roma  slessa,  colle  pro- 
prie mani  opergliablegaliaposlolici;  ov- 
vero si  spedisce  agli  assenti  pei  legali  a 
latere,  pei  nunzi,  o  per  gli  ahlegati  apo- 
slolici,  con  ceremoniale  e  formalrtà,  tra 
le  quali  vi  è  quella  che  talvolta  i  Papi 
deputano  commissari  insigniti  del  grado 
episcopale  per  l'alio  della  consegna  a  chi 
è  destinata  la  rosa  d'  oro  benedetta,  nel 
qual  giorno  di  solenne  inaugurazione  so- 
gliono concedere  indulgenza  plenaria  ; 
inoltre  stabiliscono  i  Papi  le  feste  nelle 
quali  si  deve  esporre  in  seguilo.  In  Roma 
i  Papi  donarono  due  rose  d'oro  benedet- 
te all'arcibasilicaLateranense,  due  al  san- 
tuario di  Sancta  Sanctoruni,  altri  dico- 
no tulle  e  4  al  santuario,  ma  sotto  la  cu- 
stodia de'canonici  di  detta  basilico;  quat- 
tro o  cinque  alla  patriarcale  basilica  Va- 
ticana; due  alla  patriarcale  basilica  Li- 
beriana; ed  una  alle  chiese  dell'arcìcon' 
fraternità  del  Gonfalone,  di  s.  Maria  so- 
pra Minerva,  di  s.  Antonio  de'  porto- 
ghesi ;  ma  sventuratamente  di  esse  rose 
d'oro,  per  le  vicende  de' tempi,  ninna  vi 
rimase.  Quanto  al  pregio  del  nobile  e  de- 
coroso regalo,  disse  Calisto  III  nella  let- 
tera con  cui  accompagnò  quella  che  donò 
a  Carlo  VII  re  di  Francia:  Non  muneris 
aeslìmanda  estqunntitas^  sed  allioris  si- 
gnì'/icati'onis  cfualilas  interpretanda^  co- 
me riporta  l'annalista  Rinaldi  all'anno 
i45'7,  n.*'52.  Gli  mandò  questo  dono: 
En  igiuir  accipe  pigniis  et  momimentum 
nostri  a  morì  sj  aggiungendo:  Rosani  liane 
laetissinia  corda  suscipej  nec  et  auri ful- 
gor, sed  conlewplalio  Divinae  significa- 
tionis  teneat.  E  dopo  avere  esposti  i  belli 
misteri  del  rito  di  sua  benedizione,  con- 
chiuse  :  Ulìnani  Divinus  odori  penetret 
in  tuos  sensusy  Carissime  Fdii.  Delle  di- 
verse forme  delle  rose  d'  oro  tratterò  in 
seguilo,  parlando  delle  donate.  Vari  sono 
stati  i  disegni  di  queste  rose  imitanti  le 
naturali, delie  quali  farò  parola  in  fine, 
per  quelle  che  si  dispensarono  nelle  chie- 
se in  varie  feste.  Anticamente  la  rosad'o- 


ROS 
ro  sì  formava  d'un  solo  e  semplice  fìoi*c, 
tingendosi  l'oro  di  rosso  per  imitare  il  co* 
lore  naturale  di  essa;  si  cessò  dal  colorir- 
la quando  s'introdusse  l'uso  di  collocare 
un  rubino  in  mezzo  alla  rosa  per  render- 
la più  preziosa,  senza  alterarne  le  qua- 
lità, ma  in  seguito  fu  dimesso  questo  co- 
stume, come  di  abbellirla  con  altre  ge/7i- 
me  che  più  volte  si  usarono  ;  poi  e  pro- 
babilmente dopo  Sisto  IV,  si  compose  di 
un  ramo  spinoso  di  più  rose  con  frondi, 
vago  e  fiorito,  come  ora  lo  vediamo,  ed 
in  cima  una  più  grande,  e  tutte  di  oro 
puro.  Nel  mezzo  della  principale  vi  è  una 
piccola  coppa  con  suo  coperchio  o  lami- 
na forata,  dove  il  Papa  nella  benedizio- 
ne pone  il  balsamo  e  il  muschio,  rito  in- 
trodotto per  imitare  la  fragranza  soave 
della  rosa,  e  pei  misteriosi  suoi  significa- 
ti. Egualmente  di  disegno  e  forme  diver- 
se furono  e  sono,  i  piedi  o  basi,  o  vasi 
sui  quali  sorge  l' elegante  ramo  di  rose 
d'oro.  Tali  piedi,  o  basi,  o  piedistalli  si 
fecero  triangolari,  o  quadrati,  o  ottagoni 
con  differenti  ornati,  decorazioni  e  bas- 
sorilievi, su  cui  posano  i  vasi  di  gentili 
forme,  dai  quali  nasce  il  ramo  di  rose.  Lo 
stemma  pontificio  del  Papa  che  fece  fare 
la  rosa  e  la  benedì,  olire  un'iscrizione,  si 
suole  porre  nel  piedistallo.  Questo  e  il  va- 
so, prima  erano  come  le  rose  intieramen- 
te di  oro;  poi  si  fecero  di  argento  dora- 
to. Dal  novero  che  riporterò  delle  rose 
donate  dai  Papi,  rilevandolo  principal- 
mente da  Cartari  e  da  Baldassarri(il  i.** 
pubblicò  l'opera  nel  1 68 1  ,il  2.°nel  1 709), 
e  dalle  studiose  e  pazienti  mie  ricerche, 
si  conoscerà  che  sebbene  ogni  anno  nella 
4.^  domenica  di  Quaresima (y .)  il  Papa 
con  solenne  rito  benedice  la  rosa  d'oro, 
nella  Camera  de  paramenti  (K.),  di  cui 
meglio  a  Letto  de'  paramenti  {^.)j  noti 
sempre  ciò  fa  con  una  nuova  rosa,  pas- 
sando non  poche  volte  alcuni  anni  ne'qua- 
li  il  Papa  esercita  e  rinnovala  rituale  be- 
nedizione nella  rosa  già  da  lui  o  dal  pre- 
decessore benedetta.  Circa  il  valore  di 
questo  nobilissimo  donativo,  fu  diverso 


ROS 

secondo  la  munificenza  tle'Papi,e  le  cir- 
costanze economiche  de'lem pi.  Riferisce 
il  gesuita  BalJassani  a  p.  190,  che  verso 
il  i65o  perla  rosa  cl*oro  s'impiegavano 
5oo  scudi  d'oro  (da  paoli  161/2  a  scudo). 
Dicesi  che  Alessandro  VII  ne  fece  forma- 
re una  dei  valore  di  1 200  scudi, ed  un'al- 
tra di  800  scudi.  La  rosa  d'oro  che  Cle- 
Diente  IX  mandò  in  Francia  alla  regina 
e  al  delfino,  fu  valutata  scudi  1600,  e  il 
peso  dell'oro  era  di  libbre  8,  e  vi  fu  inca- 
stralo uà  prezioso  zaffiro:  il  lavoro  era  si 
fi  no.  che  l'artefice  ebbe  3oo  scudi  di  mer- 
cede. Si  narra  che  Innocenzo  XI  fece  e- 
seguire  una  bellissima  rosa  d'oro,  il  qual 
metallo  pesava  8libbree6oncie,  e  vi  era- 
no zaffiri:  si  adoperò  gran  maestria  in  la- 
vorarla, onde  in  tutto  ascese  al  valore  di 
scudi  i4oo.  A'  nostri  giorni  per  la  rosa 
d'oro  s'impiegano  scudi  2000,  ed  anche 
più  ;  mirabile  è  poi  l'artifizio  col  quale  si 
formano  le  rose  e  le  fiondi  dai  nostri  va- 
lenti orefici.  La  rosa  d'oro  si  conserva 
nella  sagrestia  pontificia,  in  conveniente 
astuccio. 

Origine  della  rosa  d'oro. 
Nel  t.  ig,  p.  117  degli  Annali  delle 
scienze  religiose,  si  legge  un  sunto  della 
disseriazione  del  can.  d.  Francesco  An- 
ni vi  iti,  in  cui  si  propose  ricercare:  Quan- 
do, da  chi,  ed  in  quale  occasione  dalla 
chiesa  romana  s'incominciasse  a  benedi- 
re la  Rosa  d'oro.  Riprodusse  un  brano 
genuino  del  mss.  che  si  conserva  nel  mo- 
nastero di  s.  Croce  in  Gerusalemme  diRo- 
nia,  del  sermone  inedito  di  Onorio  HI 
deli2i6,  e  recitato  da  lui  in  quella  ba- 
silica, nella  ricorrenza  della  stazione  che 
ivi  si  celebra  nella  domenica  IV  di  qua- 
resima, giorno  in  cui  si  benedice  la  rosa 
d'oro;  dal  qual  sermone,  tra  le  altre  cose, 
secondo  il  disserente, chiaro  deducesi  chi 
fosse  l'istitutore  del  rito  di  cui  si  parla, 
ed  eccone  il  tenore.  «  Hodierna  die  ro- 
manus  Pontifex  consuevitRosam  auream 
in.  manu  portare.  In  qua  primo  conside- 
rare debemus  tempus,  locura,  et  perso- 
nam.  Tempus  quia  in  media  quadrage- 

VOL.  LIX. 


ROS  ii3 

sima;  locum,  quia  in  s.  Hierusalem;  per- 
sonam,  quia  est  summus  Pontifex,  suc- 
cessor  Petri,  et  vicarius  Jesu  Christi,  qui 
est  Rex  Regum  et  Dominus  Dominan- 
lium,  qui  significatur  per  Rosa m.  Tem- 
pus considerandum  est,  quia  talis  sole- 
mnitas  ordinata  fuit  a  b.  Gregorio  in  do- 
minica  quadragesima,  prò  eo  quod  hu- 
manum  corpus  suppositum  est  huraanis 
infirmitatibus.  "  Adunque,dice  il  disse- 
rente, per  testimonianza  di  Onorio  III, 
questo  rito  fu  introdotto  da  un  Papa  di 
nome  Gregorio,  né  può  dubitarsi  di  sif- 
fatta testimonianza,  perchè  derivata  da 
scrittore  accuratissimo,  il  quale  sotto  il 
nome  di  Cencio  Camerario  raccolse  ogni 
memoria  che  poteva  riguardare  las.  Se- 
de. Esaminando  in  seguito  qual  fosse  il 
Papa  Gregorio  nominato  da  Onorio  III, 
ed  a  cui  dà  il  titolo  di  beato,  il  disseien- 
te  avverte  che  8  erano  i  Papi  di  questo 
nome  fioriti  avanti  Onorio  III;  che  di  lo- 
ro non  ponno  essere  stati  ne  il  VII,  né 
rVlll  come  posteriori  a  s.  Leone  IX;  né 
il  III,  né  il  V,  né  il  VI,  non  potendosi  at- 
tribuire ad  essi  il  titolo  di  beato,  poiché 
non  sono  nel  catalogo de'san ti  (sul  III  non 
ci  posso  intieramente  convenire,  perché 
col  titolo  di  santo  viene  celebrato  da  No- 
vaes  e  da  altri  gravi  storici);  né  finalmen- 
te il  II  ed  il  IV,  dappoiché  sebbene  egli- 
no sieno  scritti  nel  novero  de'santi,  non 
pertanto  é  noto  che  per  distinzione  si  ap- 
pellavano o  col  loro  numero  progressi- 
vo, ovvero  col  titolo  di  giuniori.  Per  il 
che  é  manifesto,  conclude  il  disserente, 
che  debba  intendersi  Gregorio  I  (eletto 
nel  590),  chiamato  col  nome  di  ^e^^o  an- 
che dagli  antichi  scrittori  e  dai  padri,  co- 
me si  legge,  infra  gli  altri,  presso  s;  Pier 
Damiano, il  Micrologo,s.  Tommaso,  Val- 
frido  Strabone,  eBellarmino.  Leggo  inol- 
tre nel  p.  Besozzi  abbate  di  s.  Croce  in 
Gerusalemme  e  poi  cardinale  titolaredel- 
la  medesima,  che  avendo  nel  lySo  pub- 
blicato la  Storia  della  basilica^  a  p.  162 
dottamente  parla  della  funzione  e  delle 
notizie  sulla  rosa  d'oro, e  dichiara  esservi 
8 


1,4 


ROS 


gran  controversia  Ira 'scrittori,  circa  re- 
rigine  della  rosa  d'oro  e  sua  funzione. Seb- 
bene si  mostri  istruito  dell'affermato  da 
Onorio  III,  e  ricordi  l'opinione  di  Carla- 
ri,  che  la  funzione  dovea  essere  in  uso  al- 
la fine  delVo  per  lo  meno  al  principio 
del  IX  secolo,  giudica  che  non  si  può  ri- 
tenere che  al  principio  del  IX  secolo,  e 
molto  meno  alla  fine  del  V  tal  funzione 
fosse  in  pratica.  Aggiunge,  che  il  p.  In- 
confer,  citalo  da  Cartari,  negli  annali  ec- 
clesiastici d'Ungheria  all'anno  796, pen- 
sa che  il  costume  di  benedii  e  e  mandar 
la  rosa  d'oro  a  qualche  principe  cattoli- 
co benemerito  di  s.  Chiesa,  possa  essere 
sotlenlrato  alla  ceremonia,  che  prima  si 
praticava  dai  Papi,  di  mandarle  Chiavi 
(/^.)  della  confessione  di  s.  Pietro,  intro- 
dot|a  al  tempo  di  Gregorio  II  o  di  Gre- 
gorio IH,  e  praticata  ancora  da  s.  Leone 
111,  donde  ne  seguirebbe  che  nel  IX  se- 
colo possa  essere  stata  introdotta  l'usan- 
za di  mandare  la  rosa  d'oro;  ma  come 
semplice  congettura,  egli  dice  non  gio- 
vare a  stabilire  l'epoca  della  funzione. 
Indi  il  p.  Besozzi  riporta  altre  testimo- 
nianze, per  le  quali  vi  possa  essere  qual- 
che analogia,  tra'  rami  delle  Palme  [V.) 
benedette,  che  si  mandavano  a' principi 
nel  IX  secolo, e  la  rosa  d'oro;  ma  pure 
queste  chiama  congetture.  Riporta  poi 
l'opinione  di  Lonigo  dotto  maestro  di  ce- 
remonie,  che  riconoscendo  antichissima 
la  ceremonia  della  rosa  d'oro,  repula  dif- 
ficile trovarne  l'origine  prima  di  s.  Leo- 
ne IX,  e  che  non  era  in  uso  a  tempo  di 
Carlo  Magno  morto  neirS  14.  Convenen- 
do gli  eruditi,  come  d.  Gio.  Diclich  nel 
Dizionario  sagro-liturgico,  che  per  trat- 
tare adequatamenle  questo  argomento 
della  rosa  d'oro,  deve  preferirsi  la  Lette- 
ra di  Benedetto  XIV,  Quarta  vertenlis, 
de'24  marzo  1 7 5 1 , suo  Bull.  t.  3,  p.  34o, 
e  nella  quale  loda  la  Storia  del  ricordato 
p, Besozzi, me  ne  gioverò  anch'  io,  laon- 
de riporterò  altre  sentenze  sull'origine 
della  rosa  d'oro,  non  potendosi  con  sicu- 
rezza stabilirne  il  principio,  anche  per  te- 


ROS 

stimonìanzadi  BaldassQrri,che  però  con- 
futò il  calvinista  Mornay,  nel  suo  Miste- 
ro cV iniquità,  in  cui  pretese  che  Urbano 
V  fosse  autore  del  rito,  contro  fatti  in- 
contrastabili che  vadoa  rammentare, per 
cui  la  sua  asserzione  fu  eziandio  impu- 
gnata tanto  dall'eterodosso  Ospioiano 
nella  sua  Opera  delle  feste ^  che  da  Gret- 
sero  e  valorosamente  nel  trattato  De  be- 
nedictionej  t.  5,  cap.40,  t.  7,  cap.  60  di 
sue  Opere.  Sowo  concordi  i  molti  scrittovi 
sulla  rosa  d'oro,  in  narrare  che  s.  Leone 
IX  [V.)  del  1049  ^^'  conti  di  Dapsbur- 
go  della  sovrana  casa  di  Lorena,  e  già 
monaco  benedettino  secondo  alcuni,  per 
avere  i  di  lui  nobili  progenitori  (ma  nel 
testo  del  privilegio  presso  Cenni,  leggo 
che  ne  furono  fondatori  i  genitori  Ugone 
e  Heiiwilgdis,  ed  i  fratelli  Gerardo  e  U- 
gone  defunti)fondatoin  Alsazia  nella  dio- 
cesi di  Tulle  il  monastero  di  s.  Croce,  e 
passato  a  lui  il  diritto  sopra  lo  stesso  mo- 
nastero, volle  dargli  l'esenzione,  sottopo- 
nendolo immediatamenteallas.Sede. Per 
memoria  di  questa  libertà,  gl'i m pose  il 
tributo  e  peso  di  mandare  al  Papa  ogni 
anno,  8  giorni  prima  della  4"  domenica 
di  quaresima,  o  una  Rosa  doro,  o  due 
romane  oncie  d'oro;  prò  salute  aniniae 
meae^  meorumque  parentmn  ibidem  in 
Christotuo  Domino  nostro  dorniientium: 
il  qual  pagamento  si  trova  eseguito  an- 
che ne'successivi  tempi, ed  anco  descritto 
dal  citato  Cencio  Camerario,  nel  Libro 
(ìe  Censi  della  chiesa  romana,  il  cui  ori- 
ginale è  nell'archivio  Vaticano,  e  Mura- 
tori lo  pubblicò  nel  t.  3,dissert.  69,  delle 
Antichità  d'Italia.  Il  Lonigo  per  le  sue 
opere  pu  r  lodalo  daBenedeltoX  I  V,e  mae- 
stro di  ceremonie  sotto  Paolo  V,  narra 
che  s.  Leone  IX  verso  il  io5o  fabbricò 
(il  suo  diploma  dice  quanto  ho  esposto) 
un  nobile  monastero  di  monache  mBam- 
herga  (/^.),  allora  dominio  della  s.  Sede, 
nella  provincia  di  Franconia,ed  avendo 
ricevuto  il  monastero  e  le  monache 5J/^ 
speciali protectione  s.  Petri,  con  esimerle 
del  tutto  dalla  giurisdizione  dell'ordina- 


ROS 
rio,  volle  che  in  ricognizione  di  questo 
privilegio  ed  esenzione,  pagassero  ogni 
anno  la  rosa  d'oro,  che  adopera  il  Papa 
nella 4'' domenica  di  quaresima.  Dal  che 
si  raccoglie,  osserva  Besozzi,  che  se  Leo- 
ne IX  alla  metà  del  secolo  XI  obbligò 
l'abbadessa  e  le  monache  di  Bamberga 
a  mandare  la  rosa  d'oro,  questa  costu- 
manza al  più  tardi  debba  essere  stata  in- 
trodotta o  alla  fine  del  secolo  X  o  al  prin* 
cipio  del  XI.  Il  p.  Calmet,  Storia  eccle- 
siastica e  civile  di  Lorena  t.  r,  lib.  ig, 
p.  I  o4o,  dopo  avere  riferito  la  fondazio- 
ne del  monastero  di  s.  Croce  per  opera 
degli  antenati  di  s.  Leone  IX,  e  del  tri- 
buto da  questo  impostogli,  così  scrive: 
Tale  è  l'origine  della  rosa  d'oro,  che  il 
Papa  benedice  ancor  oggi  la  4-'  domeni- 
ca di  quaresima,  chiamala  L^e^tzre,  e  che 
manda  a  qualche  principe  per  contras- 
segno di  slima  e  di  affetto.  Ma  Benedetto 
XIV  nel  riconoscere  il  merito  letterario 
del  p,  Calmet,  non  ammette  che  s.  Leo- 
ne IX  sia  l'autore  del  rito  della  rosa  d'o- 
ro, anzi  doversi  supporre  che  il  rito  fosse 
stalo  qualche  tempo  prima  istituito.  Im- 
perocché rileva  dal  testo  del  privilegio 
di  s.  Leone  IX  e  riportato  dal  p.  Calmet, 
che  le  parole:  Auctfaclam^sicut fieri sO' 
let,  quanto  all'imposto  tributo  della  ro- 
sa; e  le  altre:  Consuete portari  in  If^  do- 
minica^  dimostrano  che  il  rito  era  prece- 
dentemente iutrodolto,eche  S.Leone  IX 
solo  addossò  la  spesa  della  rosa  d'oro  al 
suo  monastero,  la  quale  doyea  essere  in 
Roma  8  giorni  prima  della  domenica Z/rze- 
tarCy  non  provando  quindi  che  fu  istitu- 
tore del  rito.  Il  dotto  Benedetto  XIV  e- 
saminòle  contrarie  sentenze  di  alcuni  li- 
turgici che  si  adunavano  in  accademia 
avanti  di  lui,  partigiani  delle  asserzioni 
del  p.  Calmet,  spiegando  il  senso  del  pri- 
vilegio: Che  s.  Leone  IX  impose  all'ab- 
badessa  il  peso  di  mandare  o  una  rosa 
d'oro  bella  e  fatta,  o  due  oncie  d'oro,  vo- 
lendola esso  portare  in  mano  la  IV  do- 
menica di  quaresima^  e  volendo  ancora, 
che  così  si  facesse  da'suoi  successori,  il  che 


ROS  11^ 

dimostra  e^5frf  stalo  Fautore  di cfueslo  ri- 
/o.BenedeltoXIV  dichiarò  ingegnosa  ta- 
le interpretazione,  ma  non  rammise,mas- 
sime  per  la  parola  consuete,  che  non  può 
significare  il  tempo  futuro,  ma  solo  quel- 
lo passato,quindi  conchiude:  Ciò  dà  a  co- 
noscere ,  aver  s.  Leone  IX  voluto  dire  e 
detto,  che  essendo  stali  soliti  i  suoi  pre- 
decessori di  portare  in  mano  la  rosa  d'o- 
ro la  IV  domenica  di  quaresima,  voleva 
esso  portar  quella,  che  dovea  trasmet- 
tersi dal  suo  monastero,  e  che  lo  stesso 
si  facesse  da'suoi  successori .  1 1  critico  Gae- 
tano Cenni  nel  t.  i  delle  Dissertazioni 
stampale  nel  i  778,nella9.''trattò:'3Quau- 
donam,  quoaulhore,quave  occasionerò- 
mana  in  eccl.  usurpari  coeperit  Benedi- 
ctioRosae  aurae  :  quibusqueeam  Bene- 
dictio  ritibus  et  olim  peracta  sii,  et  ho- 
die  peragatur.  "  Quindi  non  convenne 
nel  sentimento  di  Benedetto  XI V,  ma  se- 
guì quello  del  p.  Calmet  che  fece  istitu- 
tore del  rito  della  rosa  d'oro  s.  Leone  IX, 
per  le  spiegazioni  d.ite  alle  parole,  iìo- 
sani  factani  sicut fieri  solet,  cioè  una  ro- 
sa bella  e  fatta;  ed  alle  ahve, consuete  por  - 
tarij  con  premettere  a  Nobisj  elsucces- 
soribusnostris.  R.ilenendo  perciò,  che  ivi 
non  si  parli  di  consuetudine  inlrodolla 
nella  chiesa  romana  da  alcuno  de'Papi 
predecessori,  ma  di  consuetudine  che  co- 
minciò in  s.  Leone  IX  stesso  e  continui 
sempre  ne'successori,  come  seguì. 

Benedizione  e  rito  della  rosa  d'oro. 

A  vendo  dichiarato  con  Benedetto  XIV 
che  l'autore  del  rito  della  rosa  d'oro  è 
molto  antico,  essere  stato  introdotto  mol- 
ti secoli  addietro,  farne  menzione  s.  Leo- 
ne IX,  come  d'un  rito  prima  del  suo  pon- 
tificato introdotto,  però  non  aversi  certa 
notizia  del  tempo  preciso  della  introdu- 
zione,questo  sentimento  fu  pure  abbrac- 
ciato dal  celebre  liturgico  Catalano,  nel 
pubblicare  l'opera  delle  sagre  ceremonie 
della  chiesa  romana,  attribuita  al  Patrizi 
e  pubblicata  dal  Marcello,  ed  esposto  nel 
lib.  r,  tit.  7,  cap,  3:  De  benedictione  Ro- 
sac  §  r,  n.°3  e  seg.;  dipoi  però  fu  pub- 


m6  ROS 

blicata  la  dissertazione  di  Cenni,  che  de- 
ve tenersi  a  calcolo.  Il  Pagi  nel  Breviario 
Boni.  Pont.y  nella  vita  d'Urbano  II  del 
I  o88,avea  inclinato  a  fare  autore  del  ri- 
to quel  Papa,  fondandosi  per  quella  rosa 
portata  da  lui  in  /^/zg^er^  e  regalata  al  con- 
te Fulcone;ed  ilMartene,  nel  trattato  De 
divinis  offìciis  3  non  porta  monumento 
più  antico  per  la  rosa  d'oro  che  quello 
d'Urbano  li.  Ma  Pagi  essendo  poi  venu- 
to in  cognizione  del  fatto  di  s.  Leone  IX, 
nel  trattato  di  Raynaudo,  De  Rosa  Me- 
diana a  Pontifice  comecratUf  con  inge- 
nuità mutò  parere,  dichiarando:  6"/ erg'o 
haec  admittaLur  narralìo,  lue  ri  tu  s  mul- 
to anliquior  est  quam  crediderani;  sed 
tamen  non  multo  antes.  Leoneni  IX  in- 
ductus.  La  domenica  in  cui  si  benedice 
la  rosa  d'  oro  dal  Papa  è  la  IV  di  qua- 
resima, chiamata  per  allegrezza  Laetare^ 
qual  messaggiera  eziandio  di  primavera; 
e  Mediana  per  essere  prossimamenlesuc- 
cessi  va  alla  metà  del  periodo  quaresima- 
le, o  perchè  precede  la  settimana  di  tal 
nome  come  dice  Macri:  viene  detta  an- 
che domenica  Panuni  e  Rosarum,  per 
quanto  riportai  ne' voi.  Vili,  p.  275,276, 
XX,  p.  182,  XLIX,  p.  io4,  LI,  p.  97, 
LVl,  p.  123  in  tutta  la  colonna  i.^  Per- 
tanto solo  qui  dirò,  che  si  ò\ce  Laetare^ 
per  l'introito  della  messa:  Latitare  Jeru- 
salem,  parole  consolanti  allusive  all'al- 
legrezza del  popolo  d'Israele  liberato  dal- 
la schiavitù  di  Babilonia,  e  tornato  nella 
suacara  patria  Gerusalemme,  le  quali  be- 
ne si  adattano  ad  esprimere  l'allegrezza 
di  s.  Chiesa  e  de'fedeli,  che  più  non  ge- 
mono come  ne'primi  tempi  gemevano, 
sotto  le  persecuzioni  degli  ebrei  e  de'gen- 
tili,  figurando  ancora  l'ingresso  de'fedeli 
nella  patrio  del  cielo,  facendo  la  terrena 
eco  all'allegrezza  della  celeste  Gerusa- 
lemme: il  vangelo  pure  è  di  allegrezza, 
perchè  riferisce  la  miracolosa  moltiplica- 
zione de'pani  e  de' pesci.  Anticamente  la 
metà  della  carriera  quaresimale  e  la  do- 
menica Laetare  era  tempo  di  onesta  ri- 
creazione pei  digiunanti  fedeli,  affinchè 


ROS 
prendessero  animo  e  Iena  a  compiere  il 
resto  del  rigoroso  Digiuno  (V).  Gli  abiti 
rosacei  (come  sono  quelli  de'cardinali,  e 
di  rosso  se  cade  nella  festa  della  ss.  An- 
nunziata)e  \eDalniatiche  e  Tomce/Ze,  so- 
no altri  segni  di  allegrezza:  sul  colore  ro- 
saceo si  può  vedere.  Colori  EcciESiASTicr. 
]Xelt.24della  Biblioteca  de  Padri.W  14.° 
sermone  attribuito  a  Pietro  Blesense,  as- 
segna varie  cause  a  tanta  letizia,  in  una 
domenica  di  quaresima  prossima  a  quel- 
la di  Passione  (/^.).  Innocenzo  111  nel  ser- 
mone sopra  la  rosa  d'oro,  dice  aver  vo- 
luto la  Chiesa  eccitare  in  questa  IV  do- 
menica i  fedeli  ad  una  spirituale  allegrez- 
za, per  sollevarli  da  quanto  aveano  sof- 
ferto nelle  penitenze  e  ne'fZ/g'/^//2/' quare- 
simali: »  Ne  ergo  fìdelis  populus  propter 
asperitatem  quadragesimalis  abstinen- 
tiae subcontinuo  labore  deficeret,  in  hoc 
Mediana  dominicaquoddam  recreatlonis 
solatium  interponitur,  ut  anxietas  tem- 
perata leviussufTeralur.  Hodiernumenim 
oOicium  tolum  est  plenum  laetitiae,fotum 
exultatione  refertum,  totum  gaudio  cu- 
mulatum.  "Questa  ragione  viene  anche 
ampiamente  illustrata  da  Durando, /?«- 
tionale  Div.  Offic.  lib.  6,  cap.  57;  da  Ca- 
sali, De  \'eteribus  christ.  ritibus^  cap.  8  i  ; 
da  Rocca,  Operai.  i,cap.  1 1  :  Aurea  Ro- 
sa^  quae  regibus  ac  magnatibus a  sum- 
mo  Pontifice  benedicta  in  dono  mitlun- 
tw\  quid  sibi  velint?j  da  Quarti,  De  be- 
jiediciionibusinparticularifSecl,  2.  Con- 
tinuando la  spirituale  allegrezza  di  que- 
sto giorno,  fu  savio  e  divoto  pensiero  dei 
romani  Pontefici  l'introdurre  il  rito  della 
rosa  d'oro,  che  si  unge  col  balsamo  (del 
quale  e  di  chi  lo  provvede  parlai  ne' voi. 
VI,  p.  i83,  XVIII,  p.  i89,XLVIlI,p. 
296),  sopra  cui  si  pone  anche  il  muschio 
per  l'odore.  Allegrezza  che  esprime  il  Pa- 
pa nel  benedire  la  rosa,  la  cui  bella  e  com- 
movente orazione  riportai  in  italiano  nel 
voi.  Vili,  p.  276,  in  uno  al  rito  che  ese- 
guisce assistilo  dal  cardinal  i  ."Prcte[F.). 
Egualmente  sono  esprimenti  divota  un- 
zione i  vcrselli  che  parimenti  recita  ilPa- 


ROS 

pa  :  Floshte  Chrisinm  Re^em  exprìmitac 
designata  qui  de  se  ipso  loqiùUir,  dicens: 
Egoflos  campii  et  liliiim  com>alliiim.  Il 
fiore  significa  allegaricaraenle  il  nostro 
Reclenlore,  il  Fiore  del  campo,  Verbo  in- 
carnalo che  quasi  trapiantato  dai  cielo 
in  terra,  formò  intorno  a  se  un  altro  E- 
den  o  Paradiso  [V.)  terrestre,  più  deli- 
zioso che  il  primo.  Aurwn  namque  Re- 
geni  non  inimerito  dlcilur  denotare,  cani 
ad  hoc  designanduni  a  Magis  fìgnvaii' 
ter  ohlatnni  fuerit  Salvatori,  ut  per  hoc 
Rex  Regimi,  et  Doniinus  Doniinantiuni 
Vìonstraretur.  Additando  l'oro  che  Gesù 
Cristo  fu  Re  de'Re,  e  Padrone  de'Domi- 
nanti,  supremo  padrone  di  tutte  le  cose, 
il  che  anche  si  vide  nell'oblazione  che  gli 
fecero  i  Magi{F.).  Inoltre  il  fulgore  e  la 
pieziosità  di  tal  metallo,  onde  la  rosa  è 
composta,  adombrano  ancora  la  luce  in- 
accessibile in  cui  abita,  secondo  la  fra- 
se apostolica,  la  sua  divina  Natura.  Si- 
gnifica l'odore  la  gloria  della  di  lui  Ri- 
surrezione, che  fu  ed  è  la  spirituale  al- 
legrezza di  lutto  il  mondo,  come  scrisse 
Alessandro  111  nel  mandar  la  rosa  d'oro 
a  Luigi  VII  re  di  Francia:  «  Odor  au- 
tem  hujusfloris  Resurrectionis  ejus  glo- 
riam  praefigurat,  etc.  Sane  anfractus,  et 
climata  omnium  scelerum  foeditate  con- 
creta la  ntus  odor  Domi  nicae  Resurrectio- 
nis aspersit,  ut  nulla  pars  Orbis  alienam 
se  ab  odore  iste  sentiat,  vel  expertem  , 
sed  omnes  se  gaudeant,  odore  hòc  sua- 
vissimo  spirituales  nequitias  in  coelesti- 
bus  jam  vicisse.  "  Ciò  era  stalo  anche 
detto  prima  da  Eugenio  IH  nella  lettera 
con  la  quale  accompagnò  il  regalo  della 
rosa  d'oro,  ad  Alfonso  VII  re  diCastiglia: 
»  Rosamaureamquam  insignum  Passio- 
nis  et  Resurrectionis  Jesu  Christi  Domini 
nostri,  Dominica  qua  cantalur,  Laetare 
Jerusalem,singulis  annisRomanus  Pon- 
tifex  portare consuevitjSerenitati  tuae  per 
veu.  fratrem  nostrum  P.Segoviensem  e- 
piscopum  providimustransmittendam." 
Già  indicai,  che  anticamenle  per  espri- 
mere anche  col  colore  la  Passione  dì  Cri- 


ROS  1 17 

sto  in  questo  rito  della  rosa  d'oro,  tale 
metallo  si  tingeva  con  colore  rosso,  come 
chiaramente  si  deduce  dalla  citata  lette- 
ra d'Alessandro  III  del  i  i63  (onde errò 
Cancellieri  nella  Descrizione  delle  cap- 
pelle^ p.  25o,  nel  dire  che  nel  1  280  s'in- 
trodusse l'uso  di  tingere  di  rosso  l'oro 
della  rosa,ancheperquantoairerma  Cen- 
ni, che  sotto  Innocenzo  li  già  erasi  ag- 
giunte le  qualità  esterne  del  fiore,  tin- 
gendosi l'oro  di  rosso  e  aspergendosi  di 
muschio,  spiegandosene  il  mistero  con 
sermone).  «  Robor  autem,  quo  auruni 
colora tum  est, et  suiFusum,Passionem si- 
gnificai RedemptoriSjde  quo  utique  scri- 
ptum est:  Quis  est  iste,  qui  venit  de  E' 
dom  tinctis  vestibusde  Bosra?Et  iterura: 
quare  rubrum  est  indumentum  tuum,et 
veslimenla  tua  sicut  calcantium  in  tor- 
culari?  "  Quanto  alle  spine  della  rosa, 
siccome  in  questa  fu  figurato  Cristo, egli 
gioì  e  pose  tulle  le  delizie  nelle  spine  dei 
patimenti  e  in  quelle  cui  fu  coronato.  Le 
spine  sono  inoltre  spiegate  per  simbolo 
del  digiuno,  al  quale  succedono  le  feste 
della  risurrezione,  vera  nostra  felicità  per 
la  compita  redenzione,  poiché  nella  rosa 
si  crede  adombrata  la  felicità  eterna. 

La  sagra  funzione  della  benedizione  del- 
la rosa  d'oro  venne  esattamente  descritta 
dal  Patrizi  e  pubblicata  da  Marcello,  nel 
citato  Rituuni  ecclesiasticorum  (^cevemo' 
nia  le  che  fieramente  combattuto  da  Pari- 
de deGrassis,come  notai  nel  voi. XXXIX, 
p.  55y  quel  ceremoniere  indusse  Giulio 
II,  Leone  X,  e  Clemente  VII  di  ungere 
la  rosa  d'  oro  col  Crisma j  ma  Paolo  III 
limosse  questo  uso, onde  non  si  può  dire 
più  consagrazione,  come  si  dissedellero- 
se. segnate  col  crisma),  colla  orazione  con 
cui  si  benedice  la  rosa  d'oro,  edove  pu- 
re è  detto  che  si  unge  la  medesima  col 
balsamo  (Cencio  Camerario  neW Ordine 
Romano  XII,  n^ij,  diceche  fu  aggiunto 
nel  secolo  XII), ohe  sopra  vi  si  pone  il  mu- 
schio triturato  (il  quale  si  adopera  anche 
ne'suoi  riti  dalla  chiesa  greca,  essendo  il 
muschio  una  di  quelle specie,le  quali  com- 


itS  ROS 

pongono  il  sagro  unguento  o  Crisma  : 
uegli  anticlii  vili  da' Possessi  dtPnpi,  V.^ 
\i  entrava  il  muschio),  ed  il  tulio  si  asper- 
ge coli' acqua  benetìetla  e  s'  incensa.  Si 
fa  uso  del  muschio,  del  balsamo  e  dell'in- 
censo, co' quali  viene  significato  il  buon 
odore  di  Cristo,  che  i  fedeli  debbono  ren- 
dere colle  loro  opere  edificanti.  Si  un- 
geva col  crisma,  per  significare  la  carità, 
virtù  fra  tutte  le  altre  la  più  nobile.  Si 
asperge  e  benedice  con  l'acqua  santa,  es- 
sendo questo  un  elemento,  col  quale  sono 
slati  da  Dio  operati  molli  prodigi,  sì  nel- 
l'antica che  nella  nuova  legge.  Altri  mi- 
steri della  rosa  d'oro  benedetta,  li  ripor- 
ta Sarnelli,  Lettere  eccles.  t.  6,  leti.  11  : 
Della  rosa  d'  oro.  Blolti  ei'ronea mente 
crederono  contemporanea  l' istituzione 
del  rito  della  rosa  d'  orOj  e  la  sua  bene- 
dizione, della  qualeniuna  menzionefan- 
no  gli  Ordini  Romani  pubblicati  da  Ma- 
billon  nel  Museo  Italico.  Marlene  ,  De 
antiquitate  eccl.  discipL^  fa  autore  del- 
la benedizione  Innocenzo  IV  del  1243, 
fondatosi  nella  sua  vita,  in  cui  si  legge  : 
Prinius  Rosam  aureani  soleuìnicaeremO' 
niaj  ac  ritti  benedixit^  eamque  canonicis 
s.  Jusllhospilibiis  sitis  Lugduni  dono  de- 
dit.  Ma  Pagi  nel  già  nominato  Breviario, 
nella  vita  d'Innocenzo  IV,  n.^aS,  grave- 
mente dubita  della  fede  dell'autore,  non 
ritrovandosi  fatta  di  essa  benedizione  me- 
moria wiiW Ordine  Romano  di  Pietro  A- 
melio,  sagrìsta  d'Urbano  V  del  1  362.  Si 
può  vedere  Francesc'Antouio  Mondelli: 
Se  Innocenzo  IV  sia  stato  il  primo  che 
abbia  istituita  e  benedetta  la  Rosa  d*o  • 
rOf  e  qual  sia  dello  Stocco  d'oro  L'orìgi- 
ne.'^ nelle  sue  Dissert.  ecclesiastiche  pav. 
2,  p.  55.  Nel  principio  del  secolo  XV  fu 
introdotto  il  rito  della  benedizione,  al  di- 
re di  Benedetto  XIV  :  Cancellieri  in  ve- 
ce, con  Cenni  afferma,  ch'è  posteriore  a 
Nicolò  V  morto  nel  1455,  e  chela  [."vol- 
ta in  cui  fu  nominata  la  benedizione  è  nel 
ceremoniale  o  Rituuni  suddetto.  Osserva 
perlanto  Cenni,  che  siccome  il  vero  au- 
tore di  esso  Patrizi,  era  slato  maestro  di 


ROS 
ceiemonie  20  anniquando  nel  1 4^5  si  ri- 
tirò a  Siena  a  compilarlo,  e  dicendo  che 
scriveva  quanto  nel  suo  uffizio  avea  ve- 
duto, chiamando  consuetudine  la  bene- 
dizione della  rosa  d'oro;  così  gli  fece  cre- 
derne autori  o  Calisto  Il  1,0 Pio  II,  o  Pao- 
lo li  :  concludendo  ,  che  il  rito  della  be- 
nedizione nacque  dopo  la  metà  del  seco- 
lo XV,  quindi  prima  di  tale  epoca  le  ro- 
se d'oro  non  erano  state  benedette.  Ag- 
giunge, che  l'eruditissimo  Lonigo  dichia- 
rò, che  anticamente  la  rosa  d'oro  non  si 
benediceva,  ma  si  stima  cosa  buona  di  far- 
lo,perchècosì  viene  ricevuta  con  maggiore 
riverenzajda  quelli  a  cui  si  manda  o  si  do- 
na. Giulio  II  nella  lettera  a  Guglielmo  ar- 
civescovo di  Cantorbery,a  cui  mandò  la 
rosa  d'oro  da  presentarsi  a  Enrico  Vili 
re  d'Inghilterra,  scrisse  :  Miltimus  nane 
ad  euni  Rosanì aureani  s.  chrismale  (al- 
lora adottato  per  quanto  ho  riferito  )  de- 
libutam  ,  et  odorifero  musco  aspersani, 
nostrisque  nianibus,  de  more  romanoruni 
Pontìflcuni  ^  benedictam.  Presso  Cartari 
trovasi  unbrevedi  Leone  X, che  accom- 
pagna la  trasmissione  della  rosa  d'oro  al 
duca  di  Sassonia,  in  cui  nuovamente  si 
parla  della  benedizione  :  Sacratissiniani 
aureani  rosam  IVdominica  s.  quadra- 
gesimae  a  Nobis  Chrismate  sancto  deli- 
butani  j  odoriferoque  musco  aspersam , 
cum  bcnedietione  apostolica,  ut  vetus  est 
consuctudoj  aliisque  sacri s  adhibitiscae- 
rimonis  consecratani.  Laonde  tali  Papi 
fecero  chiara  menzione  della  benedizione, 
come  tuttora  si  eseguisce,  parlandone  co- 
me d'una  consuetudine  antica,  e  però  non 
sembra  improbabile  il  dire,  che  la  benedi- 
zione fu  introdotta  nell'accennato  tempo 
e  avanti  di  Giulio  li  deli5o3  e  del  suc- 
cessore Leone  X,  che  s'indussero  a  farla, 
per  rendere  sempre  più  augusta  e  di  vola 
la  sagra  funzione;  tutto  venendo  santifi- 
cato col  salutare  segno  della  Croce,  col- 
la Preghiera,  e  coWà  Benedizione.  Il  Ca- 
talano è  di  parere  che  il  balsamo  e  il  mu- 
schio furonocoevi  airisliluzionedella  rosa 
d'oro,  ma  essere  più  recente  la  beuedizio- 


ROS 
ne,  che  di  essa  si  fa  colle  preci,  coiras|)er- 
sione  dell'acqua  santa  e  coll'iucenso,  ri- 
feretido  tutta  la  benedizione  al  tempo 
siJÌndicato.Ne*di?ersi  luoghi  citati  del  mio 
Dizionario  desciissi  l'antica  funzione, co- 
me l'attuale, nondimeno  per  l'importan- 
za dell'argomento  aggiungerò  qualche  al- 
tra erudizione,  ed  incominciando  dai  ri- 
li  antichi,  dirò  col  p.  Besozzi.  ìììgI  Patriar- 
chio Laleranense  (^.),  apparato  il  Papa 
e  ornato  colla  mitra  preziosa,  in  Camera 
(^.)  dal  camerario  o  Camerlengo  (/''.) 
gli  veniva  presentata  la  rosa  d'oro,  genu- 
flesso e  baciandogli  la  mano,  e  dal  sagri- 
sta  il  musco  e  il  balsamo;  quindi  uno  dei 
cubiculari  teneva  la  rosa  finche  il  Papa 
\i  avesse  infuso  l'uno  e  l'altro,  e  dipoi  la 
ripigliava  e  tenendola  colla  mano  man- 
ca per  poter  colla  destra  benedire  il  po- 
polo, a  cavallo  si  recava  nella  chiesa  di 
s.  Croce  in  Gerusalemme  (qual  figura  del- 
la celeste  Gerusalemme,  disse  Innocenzo 
111),  e  vi  cantava  messa.  All'introito,  al 
Confiteor,  all'incensazione,  il  Papa  dava 
la  rosa  d'oro  al  cardinal  diacono,  ìndi  la 
ripigliava  e  la  riteneva  finche  non  avesse 
compiuto  il  sermone  (sul  pulpito,  dico- 
no Piazza  nel  Menologio,e  Severano  nelle 
Memorie)  o  discorso  sui  pregi  misteriosi 
e  morali  del  colore  e  odore  della  rosa;  di- 
poi passava  a  dire  qualche  cosa  sul  van- 
gelo corrente  (circa  il  sermone,  questo  ri- 
cordarono Benedetto  canonico  nell'Ordi- 
ne Romano  XI,  scritto  prima  del  1 143; 
e  quelli  del  cardinal  Giacomo  Gaelani  ni- 
pote di  Bonifacio  Vili  ,  e  del  nominato 
Pietro  Amelio,  il  quale  avverte  che  era 
divenuto  arbitrario,  e  andò  poi  affatto  in 
disuso.  Pio  II  del  i45>8  eloquenlissimo, 
sermoneggiò  sopra  la  rosa,  secondo  l'an- 
tico costume;  ma  il  libro  Rituus  non  fa 
parola  del  sermone).  Se  il  Papa  sempli- 
cemente assisteva  alla  messa,  non  predi- 
cava, ma  teneva  sempre  la  rosa,  fuorché 
quando  era,genuflesso  in  mezzo  all'altare, 
quando  sifateva  l'elevazione,  e  mentre  si 
diceva  Laetatussum.  Nel  ritornare  al  pa- 
lazzo La  teranense,  il  Papa  cavalcando  te- 


ROS  1.9 

neva  la  rosa  in  mano,  e  nel  discendeie 
la  donava  al  Prefetto  di  Roma.  Quando 
poi  il  Papa  non  interveniva  ,  il  chierico 
più  giovane  la  portava  sull'altare,  e  fi- 
nita la  messa  la  riportava  al  Papa.  Pen- 
sa il  p.  Besozzi,  che  la  funzione  regolar- 
mente si  fece  in  detta  sua  chiesa,  quando 
i  Papi  risiedevanoinRoma,  ma  dopoché 
essi  andarono  in  Avignone,  istituite  ivi  le 
Cappelle  pontificie  [F.)  ossia  la  celebra- 
zione di  moltissime  sagre  funzioni  nella 
cappella  del  palazzo  apostolico,  essendo- 
si interrotta  la  costumanza  di  recarsi  al- 
le chiese  di  Roma  e  alle  stazioni,  nel  ri- 
tornare in  Roma  continuarono  l'uso  in- 
trodotto in  Avignone, e  conseguentemen- 
te lasciarono  di  portarsi  in  s.  Croce  in 
Gerusalemme  per  la  funzione  della  rosa 
d'oro  (tranne  Sisto  V  che  ne  avea  rista- 
bilito l'uso),  che  si  fece  nella  cappella  pa- 
latina, eia  benedizione  nella  camera  dei 
paramenti  come  in  Avignone.  Nella  cap- 
pella pontificia  anticamente,  oltre  il  pa- 
liolto  ed  i  paramenti  rosacei^  in  questo 
giorno  di  tal  colore  erano  la  coltre  del 
trono,  i  baldacchini  e  i  pendoni,  ovvero  dt 
colore  rosiuo,  non  che  la  sedia,  il  faldi- 
storio ed  i  cuscini.  Inoltre  rimarcai  al- 
trove e  meglio  dirò  poi,  che  talvolta  in- 
contrandosi la  IV  domenica  di  quaresi- 
ma colla  festa  della  ss.  Annunziata,!  Pa- 
pi nel  recarsi  a  celebrarla  nella  Chiesa 
di  s.  Maria  sopra  Minerva,  nella  sagre- 
stia o  camera  de'  paramenti  benedirono 
la  rosa  d'oro,  e  poi  la  portarono  in  chiesa 
e  fecero  collocare  sull'  aliare  maggiore. 
Anzi  noterò  ancora,  che  Nicolò  V  essen- 
dosi coronalo  a' 19  marzo  i447>'"  *^^*'  *'* 
correva  la  IV  domenica  di  quaresima  , 
dopo  la  funzione  da  s.  Pietrosi  portò  con 
sontuosa  pompa  pel  solenne  possesso,  a 
cavallo  e  tenendo  la  rosa  d'oro  in  mano, 
alla  basilica  Laleranense,  preceduto  dal- 
la ss.  Eucaristia  (  V.).  Rosam  auream  in 
manu  UabetPonl'fex  sinistra, dexlcra  pò- 
puh  se  hcnedicere  innuit.  Parlando  Be- 
nedetto XIV  nell'encomiata  sua  Lettera 
della  benedizione ,  come  viene  prescrit- 


I20  ROS 

fa  dal  libro  Rlluiir/iy  naria  che  dopo  la 
benedizione  nell'  andare  che  fa  il  Papa 
dalla  camera  de'  pararaenli  alla  cappella 
(l'anticamera  de'paranìenli,  almeno  nel- 
le principali  funzioni,  era  quella  dove  ora 
assumono  i  Popi  gli  abiti  sagri  quando 
recansi  a  pontificare  nella  basilica  Vati- 
cana, e  meglio  desciissi  a  Palazzo  Vati- 
cano; perciò  per  andare  nella  cappella  Si- 
stina e  in  Sedia  ges  ta  lo  ri  a,  doxeano  li  a- 
passare  le  sale  ducale  e  regia,  ov'  era  il 
popolo),  porta  nella  mano  sinistra  la  ro- 
sa, benedicendo  il  popolo  colla  destra,  ed 
avverte  del  divario  avvenuto  in  lui.  Dice 
pertanto,  di  essere  andato  dalla  camera 
alla  cappella,  per  assistere  alla  gran  mes- 
sa (cantata  daun  cardinale  prete), e  di  a- 
ver  fatto  collocare  la  rosa  sopi*a  l'aitare 
(sì  pone  al  modo  detto  nel  voi.  Vili,  p. 
27G);  n<a  nell'andare  alia  cappella  non 
l'avea  portata  nella  mano  sinistra,  bene- 
dicendo colla  destra,  avendola  fatta  por- 
lare  innanzi  a  \m  {Juxta  solifum)óa  im 
Chierico  di  camera  j  imperocché,  aggiun- 
ge, essendosi  da  qualchetempoinqua  in- 
trodotto l'uso  di  collocBre  la  rosa  d'  oro 
benedetta  sopra  un  nobile  e  grande  pie- 
distallo, non  v'è  uomo  per  robusto  che 
sia,  che  la  possa  portare  nella  mano  si- 
nistra, e  benedire  colla  destra,  richieden- 
dosi l'aiuto  d'ambedue  le  mani  per  po- 
terla portare.  Tuttavolta  tre  contrari  e- 
sempi  riprodussi  nel  più  volte  citalo  voi. 
Vili,  p.  276,  ovedescrissi  questa  funzio- 
ne e  cappella.  I!  i.°  lo  die  il  suo  imme- 
diato successore  Clemente XI II  nel  1759, 
nella  festa  della  ss.  Annunziata,  in  cui  ri- 
correndo la  IV^  domenica  di  quaresima, 
nella  sagrestia  di  s.  Maria  sopra  Minerva 
benedì  la  rosa  d'oro,  quindi  l'ultimo  chie- 
rico di  camera  in  cotta  e  rocchetto ,  in- 
nanzi la  croce  papale  portò  la  rosa  d'oro 
sino  all'aliare  del  ss.  Sagraraento,  espo- 
sto nella  i  .^  cappella  della  chiesa  dopo  u- 
scili  dalla  sagieslia.  Il  Papa  dopo  avere 
adorato  il  Venerabile  ascese  sulla  sedia 
gestatoria,  prese  in  mano  la  rosa  d'  oro 
dal  cardinal  i .°  diacono,  cui  l'avea  clpta  il 


ROS 

chierico  di  camera,  e  si  condusse  all'al- 
iare maggiore  ,  ove  fu  collocata  e  restò 
per  lutto  il  tempo  della  messa;  indi  la  ro- 
sa fu  data  al  chierico  di  camera,  che  la 
consegnò  al  cardinal  i.°  diacono,  dal  qua- 
le il  Papa  la  riprese  e  portò  nel  ritorna- 
re in  sagrestia.  Tanto  ricavai  nel  n.^GSio 
del  Diario  dì  Roma  di  detto  anno.  No- 
terò ,  che  quando  il  Papa  porta  la  rosa 
d'oro,  il  chierico  di  camera  destinato  al- 
la medesima,  precede  la  croce  pontificio, 
come  avesse  portalo  la  rosa  benedetta. 
Nel  1  770  essendosi  incontrata  la  delta  fe- 
sta nella  motlesima  domenica,  Clemente 
XIV  come  il  predecessore  insolennissima 
cavalcata  andò  nella  stessa  chiesa,  e  be- 
nedetta la  rosa  d' oro,  la  portò  in  mano 
tanto  nell'andata  che  nel  ritorno  dal  prin- 
cipale altare,  egualmente  in  sedia  gesta« 
toria,  come  si  può  risconlrare  nel  n.^S  1 48 
del  Diario  di  Romai'j'jo.  Il  Papa  Leo- 
ne XII,  per  essersi  nel  1827  rinnovalo  il 
caso  che  detta  festa  cadesse  nella  dome- 
nica Laelare,  benedì  la  rosa  d'oro  nella 
sagrestia  della  Minerva,  ed  in  sedia  ge- 
statoria pareva  che  colla  mano  sinistra 
reggesse  la  rosa  d'oro,  e  colla  destra  an- 
dava benedicendo  il  popolo,deponendo- 
la  arrivato  che  fu  all'altare  maggiore,suI 
quale  la  collocò  il  vescovo  sagrista  (in  sua 
mancanza  supplisce  un  maestro  di  cere- 
monie,  i  quali  poi  dopo  la  messa  laricon» 
segnano  al  chierico  di  camera),  restando- 
vi per  lutto  il  tempo  del  s.  Sagrifizio. 
Terminato  che  fu,  il  Papa  riprese  la  rosa 
d'oro  colla  mano  sinistra,  continuò  col- 
l'altra  a  benedire  il  popolo,  finche  la  de- 
pose giunto  innanzi  la  porla  della  sagre- 
stia. In  questa  circostanza,  e  forse  altret- 
tanto si  sarà  fatto  nelle  altre  volle, si  le- 
vò dal  vaso  il  ramo  della  rosa  d'oro,  ed 
il  foro  del  gambo  s'infilò  nel  perno  stabi- 
lito sul  bracciuolo  sinistro  della  sedia  ge- 
statoria, laonde  tenendovi  Leone  XII  la 
mano  sembrava  che  la  reggesse.  Tanto 
vidi  coi  miei  occhi,  essendo  alla  funzione 
col  cardinal  Cappellari.  Divenuto  quoti 
Gregorio  XVI,  a'25  marzo 1 838  praticò 


ROS 

il  simile  nella  cappella  della  ss.  Annun- 
ziala in  delta  chiesa,  in  cui  per  essere  do- 
menica Laetare  benedì  la  rosa  d'oro,  ed 
iofaceva  porte  della  funzionclnoltie  nella 
memorala  mia  descrizione  di  questa  fun- 
zione osservai,  che  Clemente  XU  per  im- 
potenza benedì  privatamente  la  rósa  d'oro 
nelle  sue  stanze,  in  tutti  gli  anni  del  suo 
pontificato,  in  cui  9  volte  occorse  la  IV 
domenica  di  quaresitna.  Dissi  pure,  che 
per  infermila  Pio  VI  la  benedì  nella  cap- 
pella segreta,  e  quando  andò  a  Vienna, 
non  potendo  aver  luogo  la  benedizione 
della  rosa  d'oro,  tuttavia  fu  esposta  l'an- 
tica nella  cappella  che  celebrò  il  sacro  col- 
legio. Del  resto,  il  Papa  fa  ora  la  fun- 
zione della  benedizione  nella  camera  dei 
paramenti  del  palazzo  apostolico, o  nella 
sagrestia  della  Minerva  se  ricorre  la  sud- 
detta festa,  nella  messa  della  quale  in  vi- 
gore del  decreto  diBenedetto  XI V  si  canta 
quella  della  Madonna, colla  commemora- 
zione e  il  vangelo  infine  della  domenica 
Laelavej  il  prefazio  pure  è  della  Madon- 
na. Vestilo  il  Papa  de'  sagri  paramenti, 
un  vescovo  assister»  te  al  soglio  gli  piesen- 
1^1  e  sorregge  il  libro  colla  forinola  dèlia 
benedizione,  mentre  altro  sostiene  la  can- 
dela accesa.  In  cappa  4  votanti  di  segna- 
tura sono  destinali  all'incensiere  e  navi- 
cella, al  secchiello  dell'acqua  sanla,  al 
tondino  col  vaso  del  balsamo,  ed  a  quel- 
lo col  vaso  del  muschio,  ambedue  coi  cuc- 
chiarini.  Allora  il  chierico  di  camera  in 
ginocchio  sostiene  la  rosa  d'oro,  eh'  era 
stata  collocata  tra  due  candellieri  con  can- 
dele accese  sopra  una  mensa.  Dopo  che 
il  Papa  ha  recitata  la  detta  forinola,  il 
cardinal  i.°  prete  o  chi  ne  fa  le  veci,  gli 
presenta  l'incenso  che  il  Papa  benedice 
(mg.^Dini  opina  che  debba  benedirsi  do- 
po il  muschio),  indi  gli  somministra  il  cuc- 
chiarino  cum  osculo,  mentre  il  volante 
genuflesso  tiene  il  balsamo;  quindi  viene 
l'altro  col  muschio,  ed  il  cardinal  ripete 
il  fatto  pel  balsamo.  Dopo  che  il  Papa 
ha  messo  nella  rosa  principale  il  balsamo 
e  il  muschio,  la  beuedice  coU'acqiia  san- 


ROS  121 

la,  ricevendo  l'aspersorio  dal  cardiìiale, 
e  lenendo  il  secchiello  il  votante;  poscia 
quello  dell'incensiere  lo  presenta  al  car- 
dinale, che  consegnatolo  al  Papa,  questi 
incensa  la  rosa  triplici  duetti.  Tutta  la 
funzione  segue  avanti  la  croce  pontifìcia 
sostenuta  da  un  uditore  di  rota.  In  cap- 
pella il  chierico  di  camera  siede  alla  si- 
nistra dell'uditore  di  rota  ministro  della 
mitra.  Dice  il  Baldassarri  nel  cap.  2,  es- 
sere proprio  solamente  del  romanoPon- 
lefice  il  benedire  la  rosa  d'oro,  come  gii 
Jgnus  Deij  che  non  si  sono  mai  ingeriti 
i  vescovi  in  questa  benedizione;  che  s'e- 
glino volessero  praticarla  si  potrebbe  loro 
vietare  dal  Papa  ;  che  questi  ad  essi  non 
l'ha  proibito,  perchè  niun  prelato  ardì  a- 
doperarvisi;  dimostra  in  fine,che  né  posso- 
no, ne  debbono  consagrare  (dovea  dire 
ungeie,  pel  balsamo  che  vi  pone  e  benedi- 
ce) la  rosa  d'oro.Ciò  non  perlanto,trovaia 
Bovio:  Lapida  trionfante  nella  fon  dazio- 
nedis.  Lorenzo  in  Daniaso,p.2c^^,che  Ur- 
bano VlUspedìa  Parigi  neli62  5persuo 
lettilo  a  lai  e  re  il  nipote  cardinalFrancesco 
Barberini,  dove  benedì  la  rosa  d'oro  e  la 
presentò  a  nome  dello  zio  alla  regi  na  d'In  - 
ghilterraEmichetla,  che  poi  comunicò  col 
redi  Francia  Luigi  XI  Usuo  fratello  nel  di 
dell'Assunta,  tornando  in  Roma  nel  \  62  5 
stesso; ma  Cartari  a  p.  1 42  riporta  diverse 
testimonianze,  anche  del  contemporaneo 
Piiccijdalle  quali  è  chiaro,che Urbano  Vili 
nella  domenica  Laetare  dell'anno  santo 
1625,  benedì  in  Roma  la  rosa  d'oro,  e  dal 
cardinale  la  fece  presentarealla  regina  con 
un  breve  apostolico,  in  cui  chiamò  la  rosa  : 
j-Sacrum  munus  pontiflciae diari talis". 
Donativi  delle  Rose  d'oro,  poi  benedette ^ 
fatti  dai  Papi.  Notizie  sulle  loro  diverse 
forme  e  valore j  e  delle  indulgenze  co«- 
cesse  nelle  loro  esposizioni,  nel  dì  del' 
l'inaugf trazione.  Legali  a  latere,  nunzi 
apostolici ,ahlegati  apostolici  e  altri, de- 
putati a  presentarle  nel  pontificio  no- 
me, con  diversi  cerenioniali. 
Le  rose  d'oro  furono  dai  Papi  regala- 
te a  illustri  principi  e  benemeriti  perso- 


122  KOS 

iiaggJ  callolici,  presenli  ove  dimorava- 
jio  i  Papi,  od  a  loro  furono  trasmesse  se 
assenti,  come  pure^i  chiese  e  santuari  in- 
signi ,  a  repubbliche  e  città  rispettabih. 
]i  gesuita  p.  Raynaud  nel  citato  suo  trat- 
tato, De  Rosa  mediana^  fece  l'elenco  del- 
Je  chiese  alle  quali  fu  trasmesso  da'Papi 
il  dono  della  rosa  d'  oro.  Carlo  Cartari 
avv.°  concistoriale  e  prefetto  dell'archi- 
vio di  Castel  s.  Angelo  pubblicò  in  Roma 
nel  1 68 1  :  La  Rosa  d'oro  pontificia,  rac- 
conto ìstorico  consagrato  a  Papa  Inno* 
cenzo  XI.  In  essa  investigò  l'origine  del- 
la funzione,  ma  con  que'uionumenti  sco- 
perti al  suo  tempo:  ciò  che  vi  è  di  par- 
ticolare in  tale  faticata  opera,  è  un  cata- 
logo copioso  de'sovrani,  imperatori  e  im- 
peratrici, re  e  regine,  principi  e  princi- 
pesse, chiese  e  santuari,  repubbliche  e  cit- 
tà, alle  quali  fu  dato  o  trasmesso  il  no- 
bilissimo e  decoroso  regalo  della  rosa 
d'oro,  ed  un  elenco  di  autori  che  scrissero 
sulla  rosa  d'  oro  stessa.  L'encomiato  ab. 
Cenni  benefiziato  Vaticano,  loda  l'eru- 
dito Cartari  per  la  beli'  opera  sulla  rosa 
d'oro,  forma,  rito  di  benedirla  esiguifi- 
cato  ;  come  del  modo  di  donarla  a'prin- 
cipi,  a*  personaggi,  alle  chiese;  ma  non 
conviene  sulla  troppo  remota  origine  che 
le  diede  per  accrescerne  il  pregio,  e  sul 
rito  di  benedirla;  che  se  avesse  consulta- 
to gli  Ordini  Romani  di  cui  era  custode, 
non  avrebbe  dato  fondamento  alla  -sua 
opinione,  che  appoggiò  suH'  Ordine  di 
Cencio  Camerario, che  suppose  e  confuse 
col  Gelasiano  o  di  s.  Gelasio  I  Papa  del 
492;  riflettendoCenni,che  l'Ordine  Ge- 
lasiano puro  non  si  trova.  Il  p.  Antonio 
Ralilassarri  gesuita  die  alla  luce  in  Ve- 
nezia nel  [709:  La  Rosa  d'  oro  che  si 
benedice  nella  1  f^  domenica  di  quaresi- 
ma dal  sommo  Pontefice.  Non  solo  egli 
eruditamente  espose  l'antichità,  il  rito  e 
suoi  significati  della  rosa  d'  oro,  ma  fece 
il  novero  di  molti  donativi  delle  medesi- 
me. Profittando  di  tali  benemeriti  scrit- 
tori, brevemente  vado  a  riportare  i  do- 
nativi da  loro  registrali ,  gli  aumenterò 


KOS 

con  quelli  che  potei  trovare,  e  li  conti- 
nuerò sino  a  oggi.  Quanto  al  modo  di  do- 
nai la  al  Prefetto  di  Roma  ,  io  raccontai 
in  quell'articolo,  e  indicai  di  sopra.  Nar- 
ra Cartari, citandoLonigo,  ilceremonia- 
le  antico  del  donativo  pei  presenti  in  Cu- 
ria.  »  Ha  la  Rosa  d'oro  questo  nobilissi- 
mo privilegio,  che  quel  principe,  a  chi  il 
Papa  la  dona,  s'è  presente  in  Curia,  vie- 
ne accompagnato,  ricevuta  che  l'ha,  dal 
collegio  de' cardinali  dal  palazzo  del  Pa- 
pa sino  alla  casa,  dove  egli  habita;  il  che 
non  si  fa  con  quello,  a  chi  donala  spada 
il  dì  del  Natale  del  Signore  (ossia  ìoStoc' 
co  e  Berrettone  benedetti,  F.).  Era  dun- 
que la  rosa  d'oro  un  dono,  che  faceva  il 
Papa  ogni  anno  al  prefetto  di  Roma  :  né 
si  trova  innanzi  che  passasse  la  s.  Sede 
in  Francia,  chefusse  mai  data  questa  ro- 
sa ad  altri ,  che  a  lui  :  et  in  die  corona- 
tionis  suae  all'Imperatore  (come  descri- 
ve il  Ceremoniale  Romàno,  lib.  i.*'  Pro- 
cessio  Pontificis  et  Caesaris  per  Urbem, 
i  quali  con  solenne  cavalcata  si  recavano 
ad  aedeni  s.  Marine  in  Cosniedin;  et  ibi 
Ponti feXy  si  Rosani  habet ,  Ulani  equés 
Imperatoris  equestri  dono  dal;  et  ad  de- 
xterani  conversus, per  Transtyberini  cuni 
suis  omnibus  ad  Palatiiini  revertitur.  Cae- 
sar  autem  via,  quasìbimelius  placet,  Ro- 
sani  manu  gestans ,  a  Ponte  s.  Angelo, 
Vedi,  redi t,  ubi  viroscomplures,  et  de  se 
optime  meritos  equestri  dignitate  insigne- 
re  solet.  A  seconda  di  quanto  narrai  al 
citato  articolo,  a  Imperatore,  a  Cavalie- 
Ei,  la  creazione  di  questi  era  di  più  che 
100,  ma  l'imperatore  ciò  eseguiva  dopo 
cheavea  lasciato  il  Papa).  Dal  che  si  ve- 
de quanto  fosse  grande  allora  il  prefel- 
lo di  Roma,  perchè  l'imperatore  non  ri- 
putava disdicevole  all'imperiai  sua  mae- 
stà ricevere  il  dono  di  quella  rosa,  che  il 
Papa  ogn'anno  dava  al  prefetto.  Mentre 
fu  la  Sede  apostolica  in  Avignone,  perchè 
là  non  si  ritrovava  il  prefetto,  che  era  ri- 
masto in  Roma,  costumarono  i  Pontefici 
di  dar  la  rosa  al  più  degno  principe,  che 
nella  domcuìcd  Laelare  si  ritrovava  pre- 


KOS 

scnle  in  Curia;  e  couliimarono  a  fur  lo 
stesso  anco  dopo  che  fu  rcsliluila  a  Ro- 
lì>a;  perchè  i  prefetli  poco  amici  allora 
dc'soniaii  Ponlefici,  rare  volle  compari- 
vano alle  pubbliciie funzioni.  Giulio  11  la 
diede  una  volta  alTambascialoie  di  Fer- 
rara, accipienti nomine  diicis,  e  disse  che 
gliela  dava,  ob  merita  Domini  sui,  quae 
alias  non  eral  solila  darinisi  llegibus^  ac 
inagnis  Principibus.  Ai  tempi  nostri  (Lo- 
iiif^o  moli  nella  prima  metà  del  secolo 
XVll),  non  si  manda  se  non  a  Regine  e 
a  signori  grandi  ;  all'  Imperatore,  a'  Ke, 
et  ai  principi  si  manda  la  S[)ada  ,  come 
dono  pili  proportionato:  è  vero  però,  che 
se  l'Imperatore,  o qualche  gran  principe 
si  ritrova  inRoma  ladomenica  della  Ro- 
sa, questa  se  gli  suol  donare  ".  Leggo  nel 
ceremoniale  del  Patrizi  suddetto,  Debe- 
ìiedictionc  Rosae,  e  nel  Cartari:  Consue- 
te runt  romani  Ponti fices  in  dominicalf^ 
(juadragesìma  in  qua  canlatur  in  eccle- 
.•^tV/jLaetare  Hierusalem, /?o^tì!//2  aureant 
bcnedicere,  et  Ulani ,  post  missaruni  so- 
Icmnia  alieni  magno  principi,  si  praesens 
est  in  Curia,  dare.  Si  minus  esset  in  Cu- 
ria princeps  tanto  munere  dignus  ,  mit- 
ti  tur  extra  ad  aliquenì  Regem^  vel  priu' 
cipem,  ut  placuerit  Sanctissimo  Domi- 
no Nostro, cum  Consilio  sacri collegii. Nani 
consuevit summus  Pontifex^ante,  v^elpost 
missam,  convocare  Cardi nales  ad  circa- 
Inni  in  camera  sua,  vel  ubi  sibì  placet,  et 
cum  eìs  deliberare,  cuidanda^  vel  millen- 
da  sii  Rosa.  Paride  de  Grassis,  che  ne  scris- 
se il  ceremoniale,  dice  :  finita  missa,  il  Pa- 
pa, convocatis  ad  se  in  solio  sedentem  car- 
dinalibuSy  consultat,et  concludit  super  il- 
lius-  donatione,  ut  fiat.  Quando  il  nomi- 
nato personaggio  si  trovava  in  Roma,  il 
Papa  .stesso  gliela  consegna  va,  stando  ge- 
nuflesso chi  la  riceveva,  con  questa  fbr- 
mola.  «  Accipe  Rosam  de  manibus  no- 
slris,  qui  licet  immeriti  locum  Dei  in  tei'- 
ris  tenemus;  per  quam  designatur  gau- 
dium  utriusqueHierusalem,  Iriumphan- 
tis  scilicel,  et  militanlis  ecclesiae,perquam 
omnibus  Christi  fìdelibus  manifeslatur 


ROS  123 

Flos  ipse  speciosissimus,quiesl  gaudium 
et  corona  Sanctorum  omnium.  Suscipe 
liane  tu  dilectissirae  fllii,  qui  secunduin 
saeculum  nobis,  potens,  et  multa  virtu- 
te  praeditus  es,  ut  amplius  omni  virtule 
in  Chrislo  Domino  nobiliteris,  tamquani 
Rosa  piantata  super  rivosaquarummul- 
tarum  ,  quam  graliam  ex  sua  uberanli 
clementia  libi  concederedignetur,  qui  est 
triuus,et  unus  in  saeculasaeculorum  (ri- 
spondeva chi  la  riceveva),  Amen.  In  no- 
mine Patris-^,etFilii->Jf,et  Spiritu  Sau- 
cli->|f.  Amen  (questa  formola  la  darò  vol- 
tata in  italiano,  parlando  della  rosa  d'o- 
ro donala  da  Gregorio  XIIl  alladuches- 
sa  di  Parma  e  Piacenza,  per  un  commis- 
sario apostolico,  onde  vi  è  una  piccola  va- 
riante perciò  indicare),  facendo  il  segno 
della  benedizione.  Hocaliquando  in  Ca- 
pello factum  fuìtjlnita  missa,  antequani 
Papa  descenderet  de  sede  suaj  sed  con- 
vcnientisestj  ut  Papa  revertatur  ad  Ca- 
mera cum  Rosa  jet  ita  apnd  mnjores  fa- 
ctilatuni  reperio.  Ille,  cui  Rosa  data  est, 
postquam  manuniy  et  pedcni  Poniificis 
osculalus  estj  ei  prò  tempore, gracias  a- 
git.  Ciò  seguito,  partiva  dal  palazzo  apo- 
stolico il  personaggio  che  avea  ricevuto 
il  dono,  accojnpagnalo  da  nobile  caval- 
cata e  dal  s.  collegio  de'cardinali, in  mez- 
zo ai  due  cardinali  diaconi  più  antichi, 
portando  in  mano  la  rosa  d'oro  e  veniva 
accompagnato  alla  sua  abitazione,  circa 
ìlUunsunt  pedites  Cursores  romanae cu- 
rine, cum  suis  baculis,  qui  seleni  illad'.e 
slrenas  ab  eo,  qui  Rosam  Imbuii,  acri- 
pere.  Altro ceremonialecon  più  dettaglio 
descritto  da  de  Grassis,  lo  riporta  Carla- 
ri  a  p.  43  e  seg.,  insieme  a  quanto  si  pra- 
ticò, quando  i  Papi  donando  la  rosa  d'o- 
ro ai  principi  non  presenti  in  Roma  ,  la 
consegnavano  ai  loro  oratori  o  agenti, 
dopo  avere  egualmente  consultalo  il  s. 
collogio,seconveuiva  donarsi,  ovvero  tal- 
\olla  solamente  partecipato  ai  cardinali 
la  presa  risoluzione.  Allora  il  Papa,  chia- 
mato a  se  l'oratore  o  ambasciatore  di  Re- 
sidenza (y.)  del  principe  o  monarca  cui 


124  ^^^ 

regalava  la  rosa  d'oro,  gli  diceva  sempll- 
ceaienle:  liane  IXosam  porlahis'*€haris- 
s'uno  in  Christo  [dio  nostro  Regi,  vel  Di- 
ledo  (sulla  diversità  de' due  titoli,  e  con 
chi  i  Pepigli  usano,  ne  parlala  Carissimo 
ed  a  Diletto) ^Ho  nobili  i'iro  Duci^quaiii 
]Vos Clini  Consilio, elassensii  venerabilinni 
fralriunnostroriun  S.  R.  E.  Cardinalium 
sibi  nipote  de  hac  s.  Sede,  et  Nobis  be- 
nemeritOj  libentet\  et  gratiose,  ac  sponte 
donanius.  Dopo  di  che  l'ambasciatore  fa- 
ceva il  ringraziamento  al  Papa,  e  gli  ba- 
ciava il  piede.  Alcuna  voltali  Papa  con- 
segnò la  rosa  d'oro  agli  ambasciatori  in 
Cappella  segreta  pontificia  [r.),a\\a  pre- 
senza del  cardinal  Protettore [F^.)  dei  re- 
i^nodi  quellocui  inviava  il  donalivOjdi  3  o 
4  cardinali  nazionali  o  bene  affetti  del  so- 
vrano cui  era  destinatala  rosa.  Indi' Car- 
tari a  p.  46  e  seg.  riporta  i  ceremoniali 
del  medesimo  de  Grassis,  riguardanti  ri 
trattamento  e  ricevimento  del  legato,nun- 
zio, ablegatoo  commissario  pontifìciode- 
stinatoa  portare  e  consegnare ai.princlpi 
assenti  da  Roma  la  rosa  d'  oro;  le  cere- 
monle  delig  consegna  e  relativa  formola  : 
riporta  ancora  quanto  si  praticò  per  la 
consegna  della  rosa,  ne'casi  in  cui  il  Pa- 
pa trovavasi  assente  da  R.oma,  ovvero  in- 
fermo o  impotente  di  recarsi  in  cappella, 
ed  eziandio  delle  rose  d'oro  donate  in  se- 
de vacante.  Costretto  a  brevità,  orametto 
tali  erudizioni,  anche  per  supplirvi  con 
quelle  narrazioni  de*  diversi  ceremoniali 
che  descriverò  nel  riportare  qui  appresso 
il  novero  delle  persone,  sovrani,  repub- 
bliche e  chiese  che  furono  distinti  con 
questo  pontificio  donativo. 

La  più  antica  memoria  che  abbiamo  del 
donativo  della  rosa  d'oro,  all'infuori  dei 
prefetti  di  Roma,  per  comune  consenso  di 
quelli  che  scrissero  sulla  medesima,  è  di 
Urbano  linei  1 096,  il  quale  dopo  la  cele- 
brazione del  concilio  di  Tours,o  ve  confer- 
mò quello  di  Clermont,  in  cui  si  deliberò 
la  I  .^  Crociata  (^'.)  per  la  liberazione  dei 
luoghi  santi  di  Palestina,  regalò  a  Ful- 
cone  conte  sovrano  d'^//g:er5  capitale  del- 


ROS 

r  Anglò,  la  rosa  d'oro  che  avea  portata 
in  mano  nella  solenne  processione  fatta 
nella  IV  domenica  di  (jiiaresima,  dalla 
chiesa  di  s.  Maurizio  a  quella  di  s.  Mar. 
tino.  Il  Papa  era  stato  ad  Angers  accolto 
con  grandi  onori,  avea  eccitato  il  popolo 
a  prendere  la  croce  e  partire  col  Croce- 
signati  [f^.)-pcv  la  sagra  guerra  di  Pa- 
lestina (^.),  e  vi  avea  consagruta  la  chie- 
sa di  s.  Nicola.  Grato  il  conte  Fulcoue 
del  donativo,  stabi h  che  ogni  anno,  egli 
ed  i  suol  successori  l'  avrebbero  portato 
nella  domenica  delle  Palme.  Il  2.°  dono 
lo  leggo  in  Novaes  nella  Storia  di  Euge- 
nio lllj  non  conosciuto  da  Cartari,  che 
da  Langres  a' 27  aprile  i  148  scrisse  ad 
Alfonso  VII  re  di  Castiglia  quella  lettera 
di  cui  già  feci  cenno,  per  accompagnare 
il  regalo  della  rosa  d'  oro  ,  che  gli  fece 
presentare  dal  vescovo  di  Segovia. /^/e?- 
sandro  III  nel  1 163  portatosi  a  Parigi^ 
ed  avendo  nella  domenica  Laetare  be- 
nedetto la  rosa  d'oro,  colla  lettera  ricor- 
data di  sopra,  la  mandò  \n  dono  a  Luigi 
VII  re  di  Francia  (F".),  onde  quel  pria-, 
clpe  secondo  alcuni  fu  chiamato  Floro  , 
poiché  la  rosa  d'oro  si  disse  anche  Fiorimi 
aureuni,  o  perchè  la  regalata  fu  in  for- 
ma di  fiamme  o  iridi.  Nel  i  1 77  Alessan- 
dro III  recatosi  a  ^e/zes/^  (/^.)  per  la  fa- 
mosa pace  con  Federico  I  imperatore,  ce- 
lebrò solenne  messa  in  s.  Marco  nella  IV 
domenica  di  quaresima  all'  altare  mag- 
giore, ov'erasi  processionalmente  portato 
colla  rosa  d'oro  :  dopo  il  vangelo  predi- 
cò, e  finita  la  messa  regalò  la  rosa  al  be- 
nemerito doge  Sebastiano  Ziani(e  alla  re- 
pubblica, dice  Benedetto  XIV),  autoriz- 
zandolo a  farla  portare  innanzi  di  se  nei 
giorni  solenni,  come  rileva  Novaes.  Ap- 
prendo da  Olimpio  Ricci,  De  giubilei  a- 
Riversali  p.  176,  che  Alessandro  III  tra- 
smise a  GiiglielmorediScozlalarosa  d'o- 
rò, il  quale  gli  avea  inviati  ambasciato- 
ri d'  ubbidienza.  Negli  articoli,  che  per 
essere  strettamente  breve,  vado  citando, 
si  potranno  conoscere  i  motivi  pe'(|uali 
i  Pupi  regalarono  le  rose  d'oro^  ovvero  le 


KOS 
erudizioni  relative.  Onorio  UT  donò  la 
rosa  d'oro  nel  1220,  oltre  molle  insigni 
reliquie, al  cardinal  Nicolò  Chiavamonlej 
indi  al  diredi  Ricci  la  regalò  ad  Alfonso 
JX  re  di  Leone:  questo  nome  Io  pongo 
io  per  concordare  con  Cartari  ,  il  quale 
però  erra  nel  designare  Alfonso  X  che  in- 
cominciò a  regnare  neh  2  52,  mentre  egli 
assegna  l'epoca  del  1 2  1 5,  quando  Onorio 
III  fu  eletto  nel  1216.  Gregorio  IX  òv\ 
1227  ,  la  regalò  al  valoroso  Raimondo 
Orsini^  per  avere  operalo  meravigliose 
prodezze  nella  crociata  di  Palestina.  In- 
nocenzo IV  nel  dicembre  1244  P'^ssalo 
in  Lione  (/^.),  regalò  poi  la  rosa  d'oro  al- 
la chiesa  de'canonici  di  s.  Giusto,  che  in 
un  breve  chiamò  Nostra ^  per  aver  abi- 
tato per  circay  anni  nel  contiguo  monaste- 
ro.  Essendosi  portato  in  delta  città  Rai- 
mondo VII  conlesovranodi  Provenza  ad 
ossequiare  il  Papa,  questi  l'onorò  del  me- 
desimodonativo,che  Cartari  non  registrò. 
Inoltre  Innocenzo  IV  regalò  la  rosa  d'o- 
ro a  Reginaldo  Mohun  conte d'Este. -5e- 
nedello  XI  nel  1 3o4,  mentre  abitava  coi 
suoi  correligiosi  predicatori  nel  conven- 
to di  s.  Domenico  di  Perugia  (^.),  re- 
galò alla  chiesa  omonima, e  poi  s.  Stefano, 
la  rosa  d'oro,  cioè  un  ramo  di  rose  d'o- 
ro, qnnl  suole  donare  il  Papa,  ed  era  del 
"valore  di  oltre  70  fiorini  d'oro  (ognuno 
equivalente  a  12  paoli).  Clemente  /'/nel 
1 348  in  Avignone  a'  27  marzo  die  la  ro- 
sa d'oro  a  Luigi  I  re  d'Ungheria.  Inno- 
cenzo VI  neli35o  in  Avignone  donò  la 
rosa  d'oro  in  presenza  de'cardinali,  a  Ni- 
colò Acciajoli  gran  siniscalco  e  amba- 
sciatore del  re  di  Sicilia  ;  fin  qui  posso 
concederlo  a  Cartari,  non  però  che  fece 
senatore  di  R.oma  ecreò  cardinale  il  fra- 
tello Angelo;  poiché  un  Nicola  Acciajoli 
con  quelle  cariche  che  riporta  Cartari,  fu 
fatto  senatore  neh  43  r,  e  Angelo  lo  creò 
cardinale  Urbano  VI  neh  38 1.  Urbano 
Vìa  Avignone  regalò  la  rosa  d'oro  a  Wal- 
demaro  IV  re  di  Danimarca.  Portatosi 
in  Roma  Urbano  V,  nel  i368  donò  la 
rosa  d'oro  a  Giovanna  I  regina  di  Napoh 


ROS  125 

nella  basilica  Vaticana  (altri  dicono  nel- 
la Laleranense),  con  gran  pompa,  a  pre- 
ferenza di  Pietro  h*e  di  Cipro,  ch'era  pu- 
re  in  Roma,  per  cui  altamente  ne  mor- 
morarono i  cardinali,  sebbene aveano  ca- 
valcato per  la  città  colla  regina  dopo  ri- 
cevuta la  rosa.  Siccome  Urbano  V  la 
donò  pure  alla  basilica  di  s,  Pietro  (ru- 
bata poi  nel  sacco  di  Roma  del  1527  , 
come  leggo  in  Torrigìo,  Grotte  Vatica- 
nCj  p.  47^)?  sembra  probabile  nel  1 36g, 
perchè  nel  settembre  ripartì  per  Avigno- 
ne. Ivi  essendosi  stabilito  l'antipapa  Cle- 
mente FIIj  anch' egli  volle  ritenere  il 
rito  della  rosa  d'oro,  riportando  Cen- 
ni e  Cartari  che  nel  iSgi  gli  fu  pagato 
il  censo  per  l'anno  decorso  e  pel  corren- 
te, di  due  oncie  d'oro  dal  feudatario  del- 
la chiesa  romana  Giovanni  duca  di  Bour- 
ges,  ch'ebbe  il  dono  dèlia  rosa  d'oro  e  per 
Avignone  pubblicamente  la  portò.  In  Ro- 
ma Urbano  VIne\  1 38g  regalò  in  s.Pietro 
la  rosa  d'oro  a  Raimondo  o  Raimondello 
del  Balzo  Orsini  conte  di  Nola,  e  lo  creò 
Gonfaloniere  di  s.  Chiesa^  per  averlo  li- 
berato in  Nocera  de' Pagani  (V.)  ov'era 
slato  assediato,  e  condotto  con  galere  a 
Genova.  Di  Bonifacio  IX  raccontai  nel 
voi.  XXIV,  p.  gì, che  donò  in  Roma  .ai 
3  marzo  i3gi  domenica  Laetarela  rosa 
d'oro,  od  Alberto  d'Este  signore  di  Fer- 
rara, ciò  che  ignorò  Carfari.  Inoltre  Bo- 
nifacio IX  neh3g3  in  Perugia  (U.)ó\ii 
la  rosa  d'oro  ad  A  storre  (forse  de'  Man- 
fredi, dice  Cartari)  da  Bagnacavallo;  indi 
nel  I  3g8  la  donò  a  Ugolino  Trinci  signo- 
re di  Foligno  (V,),  insieme  alla  città  di 
Nocera.  Bonifacio  IXonorò  pure  di  simi- 
le dono  Benullino  Cima  di  Cingoli, come 
nolai  nel  voi.  XIII,  p.  177,  e  lo  fece  sena- 
tore di  Roma,  essendo  pure  assai  amato 
da  Andrea  Tomacelli  nipote  del  Papa. 
Cartari  non  conobbe  quanto  riportai  nel 
voi.  Ili,  p.  224,  che  l'antipapa  Benedet- 
to XIII  in  Avignone  regalò  la  rosa  d'oro 
a  Martino  re  d'  Aragona  nella  IV  dome- 
nica di  quaresima,  e  con  essa  lo  fece  ca- 
valcare per  la  cillà.  Alessandro  F  a'  6 


126  ROS 

gennaio  1 4 1  o(clie  Benedetto  XI V  cliia  oia 
concilladino  e  bolognese,  per  averlo  di- 
chiarato Io  slesso  Alessandro  V  morendo, 
mentre  comunemente  gristoricilo'dicono 
dlCandia)  giunse  in  Bologna,  cavalcando 
una  chinea  condotta  per  le  redini  da  Ni- 
colò lo  Zoppo  marchese  d'Este  e  signore 
di  Ferrara,  al  quale  a'2  marzo  in  s.  Pe- 
tronio, dopoaver  celebrato  la  messa  pon- 
tificale, gli  donò  la  rosa  d'oro  (benedetta 
come  scrivono  alcuni),  come  rimarcai  nel 
voi.  XXIV,  p.  93.  Giovanni  XXI fi  in 
Roma  donò  nel  i4'  i  la  rosa  d'oro  a  Car- 
lo VI  l'Amalo  redi  Francia; indi  neli4i3 
(meglio  nel  i4'4j  <^ome  dissi  nel  voi. 
XXXIV,  p.  81,  con  l'autorità  dello  sto- 
rico d'/mo/rt  Alberghetti),  benedì(come 
ilicono  Cartari,  e  Alberghetti  che  chiama 
solenne  la  benedizione;  ma  in  questo  er- 
rore caddero  molli  gravi  scrittori,  co' riti 
moderni  avendo  creduto  simili  gli  anti- 
chi; seguendo  i  quali  prima  d'  aver  stu- 
diatocriticamente  Tanlicipata  origine  del- 
la benedizione,  ancor  io  dissi  diverse  vol- 
te benedette  le  rose,  prima  del  tempo  in 
cui  lo  furono  effettivamente)  la  rosa  d'oro 
n'27  marzo  in  s.  Petronio  di  Bologna,  e  la 
mandò  a  Lodovico  Alidosio  signore  d'I- 
mola. Aggiungerò  un  altro  donativo  di 
rosa  d'oro  di  Giovanni  XXIII  non  ripor- 
tato da  Cartari,  che  trovai  neW antologia 
Romana^  t.  2,  p.  269,  e  fatto  nel  i^iS 
incostanza  all'  imperatore  Sigismondo, 
essendo  formala  a  guisa  di  mazzo  di  fio- 
ri, o  arboscello  alto,  che  poggiava  sopra 
im  piede.  Martino  F 3  eletto  in  della  cit- 
tà,ricevèambasciatori  dalla  repubblica  di 
Firenze  j  che  lo  supplicarono  a  onorare 
la  loro  città  per  qualche  tempo,  rinno- 
vando r  ambasceria  quando  il  Papa  era 
passato  a  Milano,  e  poi  giunse  a  Firenze 
nel  1419:  dopo  aver  detta  la  messa  a'26 
marzo  domenica  Laelare  (altri  scrivono 
2  aprile,allrii2)  ins.  Maria  Novella,  do- 
nò alla  signoria  di  Firenze  la  rosa  d'oro 
benedetta  solennemente,  la  quale  perchè 
il  gonfaloniere  era  infermo,  la  ricevè  in 
nome  della  repubblica  il  prcposlo  Fran- 


ROS 
Cesco  Gherardini,  onde  furono  poi  deno- 
minali Gherardini  della  Rosa,  e  nella 
branca  del  Leone  loro  slemma  posero  una 
rosa,  altri  dicono  un  ramo  con  due  rose. 
Una  folla  di  scrittori  tu Itociò  descrissero, 
dai  quali  s'impara  che  il  dono  seguì  nel 
di  della  Pasqua,  che  la  rosa  era  compo- 
sta di  9  rose  d'oro  fino  e  in  cima  un  zaf- 
firo. Il  gesuita  Richa,  Notizie  delle  chie- 
se fiorentine  t.  3,  p.  35,  scrive  che  il  do- 
no fu  fatto  il  giorno  della  domenica  delle 
Palme.  Dice  Scipione  Ammirato  :"  Que- 
sta è  un  ramo  d'oro  con  molte  fronde,  e 
con  una  rosa  nel  mezzo  pur  d'oro,  la  qua- 
le benedetta  dal  Papa  con  alcune  orazio- 
ni, unta  di  balsamo,  e  di  muschio  trito 
ripiena,  e  con  l'acqua  santa  aspersa  e  in- 
censata, si  suole  donare,  non  solo  per  se- 
gno d'onore,  ma  per  annunzio  di  celeste 
gaudio  e  letizia,  come  suonano  le  parole 
dette  dal  Paj)a  quando  la  consegna  o  man- 
da. Volle  Martino  V  per  maggior  testi- 
monio d'onoranza,  che  la  rosa  fosse  ac- 
compagnata da'prelati,  da'cardinali  e  da 
tutta  la  sua  corte  sino  al  palazzo  de*  Si- 
gnori. Per  questo  essendo  tulli  montali 
a  cavallo,  venendo  dietro  agli  altri  con  la 
rosa  in  mano  il  preposto  fra  due  cardi- 
nali, il  quale  con  quella  solennità  andò 
a  ri  porla  nell'udienza  de'Signori,ovemes. 
sa  poi  in  un  bel  tabernacolo,  lungamente 
fu  conservala.  Questa  pompa  fu  reitera- 
ta il  seguente  giorno,  essendo  il  preposto 
accompagnalo  da  lutti  i  cavalieri  e  nobi- 
li della  città,  il  che  recò  al  popolo  soddi- 
sfazione e  conlentamento  grandissimo  *'. 
Nel  1 420  a'i  7  marzo  in  Firenze  Martino 
V  donò  altra  rosa  d'oro  a  Guido  conte  di 
Urbino,  trattato  da'fiorentini  magnifica- 
mente in  casa  di  Matteo  Scolari.  Altra 
ancora  ne  regalò  alla  basilica  Vaticana, 
come  attesta  Torrigio  a  p.  2.58,  dicendola 
rubala  nel  sacco  del  1^27. 

Eugenio  7Knel  i435,  mentre  dimo- 
rava in  Bologna,  mandò  la  rosa  d'oro  in 
dono  all'imperaloreSigismondOjCon  quel- 
la lettera  che  riporta  Cartari.  Nel  i435 
il  Papa  onorò  con  questo  donativo  Ra- 


ROS 

nuzìo  III  Farnese,  avo  di  Paolo  HI,  co- 
me notai  nel  voi.  XXI H,  p.  if)5,  quale 
benemerilb  generale  della  s.  Sede,  e  ciò 
venne  rappresentalo  in  una  pilUira  del 
bellissimo  palazzo  di  Caprarola{T^.).So^' 
giornando  il  Papa  in  Firenze  nel  14^7» 
pel  vescovo  di  Piacenza  Agnolo  mandòla 
rosa  d'oro  in  regalo  all'altare  maggiore 
della  cattedrale  di  s.  Maria  del  Fiore,  ac- 
compagnato da  molti  arcivescovi,  vesco- 
vi, preti,  notari  e  altri;  la  quale  rosa  pe- 
sava oncia  i4  e  denari  g,  ascendendo  il 
valore  a  fiorini  95,  e  il  zaffiro  18.  Nel 
1 44^  Eugenio  1 V  in  Siena  solennemente 
benedì  la  rosa  d'oro  nella  domenica  Lae- 
tarej  e  subilo  la  donò  a  Domenico  Rinal- 
do Orsini  contedi  Tagliacozzo,  signore  di 
Piombino  e  generale  de'senesi:  inoltreEu- 
genio  IV  donò  la  rosa  d'oro  al  santuario  di 
Sancta  Snnctorum  di  Roma,  e  lo  attesta 
Marangoni  neli'/*/or/rt  a  p.  149,  non  a- 
Vendola  notata  Cartari.  Nel  i444  '^  ^P^' 
dì  ad  Enrico  VI  re  d'Inghilterra.  Nicolò 
V  nel  144S  inviò  il  suo  legato  in  Polo- 
nia (^.).  al  re  Casimiro  IV,  col  donativo 
della  rosa  d'oro,  che  appresi  da  Novaes 
e  non  rinvenni  in  Cartari.  Indi  nel  i45io 
Nicolò  V  a  mezzo  d'Antonio  Ivani  geno- 
vese, mandòla  rosa  d'oro, con  lettera  che 
riprodusse  Cartari,  a  Luigi  Campo  Fre- 
goso  doge  di  Genova;  e  nell'istessoanno 
l'inviò  al  landgravio  di  Turingia  e  conte 
d'Assia,f  jC5//>^eZ>.  Elisabeth  ^piel  a  te  da- 
rà :  àoè  al  i.**  mandò  la  rosa  del  i449> 
al  1°  quella  di  detto  anno,  come  pure  e- 
spressamenterimarcaCenni,e  senza  essere 
slate  benedette,  non  essendone  per  anco 
propriamente  cominciato  il  rito,  che  però 
con  lui  attribuimmo  dopo  Nicolò  V.  Sic- 
come nell'autore  di  sua  vita  fu  scritto, che 
la  rosa  d'oro  l'avea  benedetta  nella  3.' do- 
menica dell'/^tn'ew/o  del  1449  delta  ^^"" 
dete,  mosse  la  seria  attenzione  del  dotto 
e  critico  Cenni  a  molte  riflessioni.  Che 
in  qualche  chiesa  insigne  onorala  dai  Pa- 
pi della  rosa  d'oi"»,  sia  costume  di  esporla 
nella  IV  domenica  di  quaresima  Laefare, 
e  nella  3.^  dell'  avvento  Gaudetc^  in  cui 


R0$  127 

la  Chiesa  usa  pure  il  colore  rosaceo,  la 
dalmatica  e  la  tonicella,  in  segno  di  par- 
ticolare allegrezza  (ed  anticamente  altre- 
sì venne  celebrata  in  s.  Croce  in  Gerusa- 
lemme), come  riportai  nel  voi.  IX,  p.  99 
ed  altrove,  è  fuori  di  dubbio;  ma  rijfletle 
Cenni  che  la  basilica  di  s.  Pietro,  da  cui 
costumarono  prendere  esempio  le  altre 
chiese  del  mondo,  soleva  esporre  la  ro«:» 
d'oro  nella  sola  domenica  LaeAare.  ACen- 
ni  non  riuscì  sapere  perchè  il  colore  ro- 
saceo o  di  rose  secche  si  adopi  i  anche  nel- 
l'Avvento; ed  io  lo  spiegai  a  Colori  ec- 
clesiastici, o  voi. XV,  p.  IO,  12,  1 5.  Ag- 
giungerò ,che  nella  memorala  lettera  pon- 
tificia al  doge  genovese,  non  si  dice  che 
la  rosa  era  stala  benedetta  nella  dome- 
nica Gaudete^  ma:   Consueverwil  qua* 
dragesimae  tempore^  ilio  die^  quo  caii' 
tallir  Laetare  Jeviìsaiem, Rosam aurea m 
elargiri....  e  nel  dire  il  Papa  che  gliela 
inviava,  si  espresse:  cui Rosam  praeteri' 
tae  quadragesimae  milteremus,  Conclu- 
do,che  erroneamente  scrisse  l'autore  della 
vita  diNicolò  V,  e  resto  sorpreso  come  que- 
sto confronto  sfuggisse  al  diligente  Cenni. 
Nicolò  V  inoltre  la  die  ad  Alfonso  re  di 
Napoli  e  di  Aragona  ,  e  gliela  inviò  per 
Michele  Marliano  chierico  di  camera,  e 
Io  registrai  nel  voi.  LII,  p.  268:  Cartari 
dice  ignorarne  l'epoca;  l'aggiungerò  io, 
con  breve  de'20  aprile  i45i,perla  vit- 
toria riportata  sui  turchi.  Ne'vol.  XVII, 
p.  219,  e  XXIX,  p.i  57  raccontai  come 
NicolòVnelia  domenica  L^e^rt/e  del  1 4^2 
coronò  l'imperaloreFedericollIerimpe' 
ratriceEleonora,enel  dì  seguente  regalò 
questa  della  rosa  d'oro.  Essendo  in  Roma 
nel  1453  Federico  II  elettore  di  Brande- 
burgo,  il  Papa  gli  regalò  la  rosa  d'oro, 
che  a'iempi  del  cardinal  Commendone 
ancora  esisteva:  il  ceremoniale  lo  riporta 
Cartari  a  p.  45, dicendo  che  nella  venula 
in  Roma  fu  incontrato  da  due  cardinali 
diaconi, dopo  l'ultimo  de'quali  sedènella 
cappella  pontificia,  secondo  il  consueto 
ceremoniale.  Nicolò  V  nel  i45i4jP6'  ^^' 
scovo  di  Porlo  referendario,  mandò  lo 


128  ROS 

slesso  (lonafivo  ad  Alfonso  Vie  di  Por- 
togallo (F.).  Calisto  ///con  diploma  ri - 
Telilo  da  Carfari,  e  di  cui  diedi  superior- 
mente cenno,  nel  i4^7  a'24rnaggio  man- 
dò in  dono  la  rosa  d'oro  a  Carlo  VII  re 
eli  Francia,  eccitandolo  a  combattere  gli 
immanissimi  turchi  e  difendere  la  fede. 
Oijserva  Cartari,  che  la  rosa  d'oro  con- 
tinuava ad  essere  un  sol  fiore,  ma  ornato 
con  1 2  perle.  Pio  II  imitando  lo  zelo  del 
predecessore  nel  frenare  la  baldanza  dei 
formidabili  ottomani,  per  cui  si  recò  al 
congresso  di  Mantova  (/^,),  e  passando 
per  Siena  sua  patria,  narra  Novoes,  tanto 
isti'uilo  delle  cose  senesi, che  nella  dome- 
nica Lattare  i4^9  »'ecitò  nella  cattedrale 
nn'eloquentissima  orazione,  benedi  col 
solito  rito  la  rosa  d'oro,  e  la  donò  al  se- 
nato senese  presente  alla  funzione,  non 
come  avea  scritto  Piicci  citato,  alla  cat- 
tediale  stessa.  Nel  1 460 la  regalò. ancora 
a  Giovanni  II  re  d'Aragona  e  di  Navarra. 
La  donò  quindi  Pio  II  nel  1462  a  Tom- 
maso Paleologo  fratello  dell'ultimo  im- 
peratore greco,  peravergli  donata  la  testa 
di  s.  Andrea  apostolo,  ohe  collocò  nella 
basilicaValicana  con  solenuissima  esplen- 
didissima processione  che  diffusamente 
descrissi  nel  voi.  LV,  p.  261  e  seg.  Tut- 
tavolta  Amalfi  cvcòe  possederla,  per  do- 
no del  celebre  suo  concittadino  cardinal 
Pietro  di  Capita,  che  quale  legato  in  Co- 
stantinopoli, quando  solìo Innocenzo  III 
(V.)  fu  presa  dai  latini,  l'involò  e  con  di- 
ploma la  donò  poi  ad  Amalfi,  che  nella 
pia  credenza  che  sia  la  vera,  la  tiene  in 
somma  venerazione.  Parlando  delle  re- 
liquie di  s.  Andrea  a  Patrasso,  dichiarai 
con  gravi  autori,  che  piuttosto  il  corpo 
ricevè  il  cardinale  in  dono  da  Baldovino 
I  imperatore  latino.  Cartari  nel  dire  che 
Ja  rosa  fu  data  al  Paleologo,  per  la  testa 
di  s.  Andrea,  cita  Gobelino  storico  con- 
temporaneo di  Pio  II.  Inoltre  questo  Pa- 
pa mandò  la  rosa  d'oro  a  Pienza  (F.), 
ov'era  nato,  e  pesava  i4  oncie:  Cartari 
non  la  conobbe.  Papa  Paolo  II  nel  1470 
donò  in  Pioma  la  rosa  d'oro  a  Federico 


ROS 
figlio  di  Ferdinando  V  re  di  Spagna  (re 
di  Castiglia  e  Leone,  e  poi  di  tutte  le  Spa- 
gne), secondo  Cartari;  ma  sbagliò  nella 
persona,  poiché  Federico  era  principe  di 
Taranto  e  figlio  di  Ferdinando  I  re  di  Na- 
poli. Nel  voi.  XXIV,  p.  107  e  seg.  rac- 
contai come  Paolo  II  in  Pioma  nel  1471 
in  s.  Pietro  nel  giorno  di  Pasqua  solen- 
nemente creò  duca  Borso  d'Este  vicario 
di  Ferrara,  cui  il  Paleologo  cinse  la  spa- 
da, e  che  nel  seguente  giorno  nella  me- 
desima basilica  gli  donò  la  rosa  d'oro  be- 
nedetta, tempestata  di  gemme  e  gioie,  del 
valore  di  5oo  ducati  d'oro.  Indi  un  car- 
dinale prese  la  rosa,  ed  il  Papa  la  restituì 
al  duca  sulla  porta  di  s.  Pietro  al  cospetto 
del  popolo,  e  lo  fece  accompagnare  dai 
cardinali  in  cavalcata  al  Palazzo  aposto- 
lico di  s.  Marco, o\e  lo  trattò  di  lautis- 
simo  convito.  Per  la  splendidissima  fun- 
zione, dicesi  che  in   Roma  si  recarono 
2 5o,ooo forestieri ;*e Borso  vi  fecenobilis- 
sima  comparsa  colla  sua  magnifica  corte 
vestita  riccamente,  80  uomini  della  qua- 
le portava  ciascuno  4  glossi  cani, secon- 
do il  costume  di  que' tempi.  1^/5/0  IFm 
vece  della  rosa  beuedì  un  ramo  di  (juer- 
cia  di  tal  metallo,  con  allusione  al  suo 
stemma  della  Rovere,  e  nel  1 47  i  lo  mandò 
alla  cattedrale  di  Savona  sua  patria;  ma 
fu  nel  1472,  perchè  fu  fatto  Papa  a'9  ago- 
sto del  precedente  anno  :  nel  medesimo 
errore  di  data  cadde  Baldassarre  Donò  in- 
oltre la  rosa  d'  oro  (  ignorasi  se  altro  ra- 
mo di  quercia)  ad  Ernesto  duca  di  Sas- 
sonia; ed  a  Federico  Feltre  che  fece  du- 
ca d'Urbino  (F.),  oltre  Io  Stocco  e  Ber- 
ref^o/ie benedetti,  altre  insegne  solite  dar- 
si ai  benemeriti  di  s.  Chiesa,  pel  qual  do- 
no fece  un  carme  il  celebre  poeta  Por- 
cello Pandoni,  come  leggo  in  Marini,  De- 
gli archiatri  t.  i,  p.  194»  ii  quale  alle 
rose  del  Cartari  altre  ne  aggiunge  colle 
seguenti.  Sisto  IV  donò  la  rosa  d'oro  al 
marchese  di  Mantova  Lodovico  III  Gon- 
zaga, e  gliela  spedì  pel  suo  archiatro  G. 
Filippo  dal  Legname  professoredi  Peru- 
gia. La  die  pure  nel  i474«  Cristiano  I 


ROS 

re  di  Danimnrca,  che  con  magnifico  ac- 
compagnamento si  lecòiii  Roma  per  sod- 
disfare ad  un  suo  voto,  alloggiato  al  Va- 
licano dal  Papa,  il  quale  ricevette  da  lui 
la  LaK'anda  delle  mani {^T^.):  ne  pubblicò 
le  Notizie  Cancellieri,  ma  gli  fu  ignota 
la  notizia  già  pubblicata  da  Marini.  Al- 
tra rosa  Sisto  1 V  la  mandò  al  doge  di  Ve- 
nezia Andrea  Vendramin, col  mezzo  del- 
l'ambasciatore AntonioDonalo  econbrc' 
Te  del  23  o  25  marzo  1476;  altreltanto 
trovai  in  Novaes.  Finalmente  Sisto  IV  nel 
1482  altra  rosa  regalò  adEberardo  con- 
te di  Wurtemberg  e  signore  di  Monte 
Pelignardo,  genero  di  detto  signore  di 
Mantova ,  ch'erasi  reca to  in  Roma  per  sua 
divozione  e  curiosità. //i/20ce«zo  ^///do- 
ttò le  rose  d'oro, al  duca  di  Ferrara  Erco- 
le I,  eal  Delfino  di  Francia,  mentre  il  Pa- 
pa giaceva  infermo  in  letto  neli4B5,efu 
consegnata  al  suo  oratore.  Scrive  Mene- 
strier:  les  armoiries  de  Grenoble(c&^\\.s\Q 
del  Delfìnato)  sont  la  marqite  des  Roses^ 
que  les  Papes  onlenvoyées  aiix  Dauphins. 
Nel  1 486  Innocenzo  VI  1 1  spedì  la  rosa  d'o- 
ro con  breve  de' 12  marzo^pel  pontificio 
internunzio  Imolensi,  a  Giacomo  III  re 
di  Scozia:  meritano  leggersi  le  lettere  ac- 
compagnatorie di  questi  sagri  donativi, 
per  l'unzione  cui  sono  scritte,  per  le  pa- 
terne e  tenere  espressioni  de'Papi,  e  pei 
diversi  bellissimi  modi  e  significati,  coi 
quali  si  simboleggiano  e  celebrano  le  rose 
d'oro.  Nel  voi.  XLIX,  p.  265  riportai  la 
rosa  d'oro  (non  conosciuta  da  Cartari), 
lo  Stocco  o  Spada  con  cappello  gioiellali 
e  benedetti,  che  Innocenzo  Vili  donò  in 
Roma  al  prode  Generale  dis.  Chìesa(P\) 
Giacomo  Trivulzio  milanese, per  l'impre- 
sa à'Osìmo.  Alessandro  FI  donò  le  rose 
d'oro,  nel  i493,  e  non  nel  1490  in  cui 
non  era  Papa,  a  Isabella  l  regina  di  Spa- 
gna, consegnandola  a'suoi  a-mba  scia  tori; 
nel  1494  ^'^^  chiesa  della  R.  Vergine  di 
Halla  in  Fiandra;  nel  i495  al  doge  ve- 
neto Agostino  Rarbarigo,  essendo  allora 
la  rosa  di  forma  piccola, ed  eccedente  po- 
co di  più  la  misura  di  mezzo  palmo,  si- 

VOL.  LIX. 


ROS  12^ 

niile  ad  una  rosa  staccata  dalla  pianta  e 
da  portarsi  in  mano  (talvolta  nell'espor- 
la sull'altare  si  soleva  meltere  sulla  pun- 
ta d'un  candelliere  d'argento,  quando  e- 
ra  sì  piccola,  al  riferire  di  Lonigo),  in  se- 
gno di  paterna  benevolenza  e  per  la  buo- 
na a-monia  che  passava  colla  repubblica 
di  Venezia,  ove  la  recò  Jacopo  de'duchi 
d  i  Cardona  Scudiere  pontificio.  Nel  1 496 
donòAlessandro  VI  la  rosa  d'oroaFraa- 
Cesco  II  marchese  di  Mantova,  che  avea 
militato  per  s.  Chiesa;  nel  1 497  al  celebre 
Alessandro  Gonsalvo  de  Cordova  detto 
il  gran  capitano,  il  quale  dopoavercac- 
ciato  i  francesi  dal  reame  di  Napoli  e  la 
presa  d'O^i/^r,  portatosi  in  Roma,  ed  in- 
contratodallafamiglia  pontificia,  da  mol- 
ti prelati  e  da  lutti  i  cardinah  ,  fu  con- 
dotto dal  Papa  in  concistoro,  che  gli  die 
la  rosa  d'oro  in  testimonianza  del  suo  va- 
lore. Nell'anno  santo  i5oo  tornalo  in  Ro- 
ma dalle  prepotenti  sue  conquiste  Cesare 
Borgia  (F.),  figlio  del  Papa  e  generale 
di  s. Chiesa,  a'27  febbraio  venne  incon- 
trato dalle  famigliedel  Pontefice  e  de'car- 
dinali,  dagli  oratori  de'principi  e  da  altri 
con  nobilepompa,  ed  Alessandro  VI  pub- 
blicamente in  cappella  pontificia  gli  con- 
segnò la  rosa  d' ovo ^sedens  incardinaliunt 
sedilibus,ab  eodeni  senatu  usqueadae- 
des  snas  in  Urbe  positasfuit  conduclus. 
Giulio  II  nel  i5o4  ricevette  l'ambasce- 
ria delia  repubblica  di  Genova,  composta 
di  1 1  oratori  e  altrettanti  cancellieri,  per 
congratularsi  di  sua  esaltazione,  come  sa- 
vonese, ed  egli  donò  loro  per  la  repub- 
blica la  rosa  d'oro,  colla  quale  i  Papi  ono- 
ravano i  più  cari  amici,  come  diceilSe- 
meria  nella  Storia  ecclesiastica  di  Gè- 
«oi'rtp.  384,  dono  non  conosciuto  da  Car- 
tari che  nota  i  soli  seguenti.  Nel  i5o5 
Giulio  II  consegnò  la  rosa  d'oro  al  ve- 
scovo di  Plosko,  oratore  del  re  di  Polo- 
nia Alessandro  I,  acciògliela  presentasse; 
nel  1 5o6  con  breve  de'  1 8  giugno  la  re- 
galò ad  Emmanuele  re  di  Portogallo,  per 
la  propagazione  e  difesa  della  fede, con- 
tro i  turchi  e  saraceni,  per  mezzo  di  Al- 
9 


3o 


ROS 


varo  de  Cosla  caniericre  regio; nel  i5o8 
la  dieilu  all'ambasciatore  d'Alfonso  I  dii* 
ca  di  Ferrara  per  quesli,eBellrando  ve- 
scovo d'Adria  nel  pontificio  nome  la  con- 
segnò al  duca  nella  cattedrale  di  Ferrara, 
mentre  assisteva  alla  messa  pontificale, 
lo  che  ricordai  nel  voi.  XXIV,  p.  i  i8. 
Altro  donativo  diGiulioII  che  ignoròCar- 
tari,  fu  la  rosa  d'oro  benedetta  inviala 
ad  Enrico  Vili  re  (\* Inghilterra  (^.),  per 
confermarlo  nella  divozione  verso  il  ro- 
manft  Pontefice,  al  dire  di  Novaes,  e  per 
G  uglielmo  arci  vescovo  diCantorberysun- 
lìominato.Zeowe^Y,  come  già  notai  aPoR- 
TOGALLO,  nel  i5i4  pel  le  Emmanuele 
nel  2.°  giorno  di  Pasqua,  sedente  in  so- 
glio alla  presenza  de'cardinali  consegnò 
ai  suoi  ambasciatori  la  rosa  d'oro,  ed  essi 
gli  baciarono  il  piede  e  furono  accompa- 
gnali dalla  famiglia  papale  a'ss.  Apostoli 
ove  abitavano.  Leone  X  neliSiy  onorò 
di  questo  sagro  donativo  Carlo  111  duca 
di  Savoia.  Con  hiexe sub  annido  Fisca- 
toris^  dato  in  Civitavecchia  a'2  3  ottobre 
1 5 1 8,  Leone  X  donò  la  rosa  d'  oro  be- 
nedetta a  Federico  duca  di  Sassonia,  per 
Carlo  Millz  di  Misnia  cameriere  segreto 
del  Papa,  dichiarato  nunzio,  di  cui  fece 
elogio,  pregandolo  a  porre  un  argine  al- 
l'eresia Luterana  {^^.)j  che  il  duca  pro- 
leggeva nell'autore  Lutero,  e  perciò  poco 
gradita  dal  duca, come  rimarca  Bernini, 
ì\e\V Hisloria  dell'eresie.  Quesù  narra  in- 
oltre, che  il  zelante  Millz  si  abboccò  con 
Lutero,  ma  si  condusse  con  poca  avve- 
dutezza e  dignità, restando  deluso  dal  fur- 
bo eresiarca,  che  anzi  abusò  di  qualche 
.«iua  imprudenza  nella  dieta  di  Worms  , 
sulle  varie  costumanze  della  corte  roma- 
na da  lui  narrate.  Leone  X  mandò  ancora 
la  rosa  d'oro  adEnrico  Vili  re  d'Inghil- 
terra, che  chiamò  Difensore  della  Chiesa 
e  della  Fede  (F.).  Adriano  FI  neh  52  3 
donò  la  rosa  d'oro  al  re  di  Polonia  Si- 
gismondo L  Clemente  FU  nel  i524  la 
mandò  ad  Eurico  Vili  re  d'Inghilterra, 
il  quale  a'io  ottobre  scrisse  una  bellis- 
sima lettera  di  ringraziamento,  che  con- 


ROS 
segnò  ad  Annibale  suo  consigliere  e  ora- 
tore, che  riporta  Cartari,  nella  quale  si 
sottoscrisse Fidci Defensor. Che  poco  do- 
po divenne  acerrimo  persecutore  di  essa, 
ad  Inghilterra  con  difi'usione  lo  narrai. 
A'2  I  ottobre  anche  il  cardinal  Volseoar* 
ci  vescovo  di  York  scrisse  al  Papa,  quanto 
la  rosa  riuscì  cara  al  re.  Nel  i525  la  re- 
galò a  Carlo  111  duca  di  Savoia  a'3 giu- 
gno, per  onorare  i  suoi  sponsali.  Nel  1 5iC^ 
(non  nel  i52  5  come  vuole  Torrigio)  la 
donò  in  segno  d'amore  alla  celebre  Arci' 
confraternita  del  Confa lone{*\'\  cui  ripar- 
lai nel  voi.  LI,  p.  246)  a'5  marzo,  por- 
tandola alla  chiesa  il  Maggiordomo  (F.) 
dopo  la  benedizione,  in  cavalcala  con  tut- 
ta la  Famiglia  pontificia ^ ehi  consegnò  ai 
deputali.  Probabilmente  pel  tremendo 
saccheggio  del  seguente  anno  fu  rapila, 
onde  il  sodalizio  ne  fece  dipingere  a  oro 
la  memoria  nella  tribuna,  cioè  un  ramo 
con  1  o  rose  collocato  su  vaso  di  forma  o- 
vale,  posato  sopra  un  trepiedi  in  figura 
di  zampe  di  leone,  col  Papa  in  piviale  e 
triregno  genuflesso  innanzi  la B.  Vergine, 
con  iscrizione  e  l'erralo  anno  i5i^.  Car- 
iali Iralasciòdi  registrare  la  rosad'orore»- 
galala  a*  io  marzo  1 532  da  Clemente  VI  [ 
a  Sancta  Sanctorum^  che  notò  Marango- 
ni ,  e  prima  di  lui  BaTdassarri,  il  quale 
riporta  l'istromenlo  che  fu  fatto  e  la  so- 
lenne ceremonia  della  consegna  al  soda- 
lizio, il  12  marzo,  in  cui  il  senatore  ed  i 
conservatori  di  Roma  con  gran  comitiva 
e  pompa,  dalla  chiesa  d'Araceli  la  porta- 
rono siill'allare  della  basilica  Lateranen- 
se,  avanti  l' immagine  acheropita  del  ss. 
Salvatore  scoperta. 

Paolo  Ill}pev  dimostrare  la  sua  sod- 
disfazione a  Federico  II  duca  di  Manto- 
va, ch'erasi  contentato  che  in  detta  città 
si  celebrasse  il  concilio  generale,  poi  te- 
nuto in  Trento,  nel  i537  gli  mandò  la 
rosa  d'oro  benedetta",  da  un  suo  camerie- 
re segreto  e  suddi lo  del  duca.OsservaCen- 
ni,  che  nel  diploma  col  quale  il  Papa  ac- 
compagnò il  dono,  si  trova  il  nuovo  ce- 
remoniale  narrato  di  sopra,  solitis  caere- 


ROS 
vìom'is  benedixissemus,  avendo  rimosso 
la  consQgrazionecol  crismn  inlrotìolfa  tla 
Paride  tle  Grassis,  pel  quale  è  tollerabile 
respressione  che  la  rosa  d'oro  fu  consa- 
grata, ma  solo  ne'pontificati  di  Giulio  H, 
Leone  X, Clemente  VII,  e  forse  anche  di 
Adriano  VI,  in  cui  fu  usato  il  crismajdelle 
altre  dovendosi  dire  semplicemente  bene- 
detta, cioè  dall'epoca  che  stabilimmo  con 
Cenni  in  poi.  Nel  i543  Paolo  IH,  al  mo- 
do che  descrissi  nel  voi.  XXIV,  p.  129, 
a'24 aprile  celebrando  messa  pontificale 
nella  cattedrale  di  Ferrara,  fe:>ta  del  pa- 
trono s.  Giorgio,  donò  al  duca  Ercole  II 
la  rosa  d'oro, e  lo  stocco  e  berrettone  be- 
nedetti. Nel  1548  in  nome  di  Paolo  III 
presentò  in  Parigi  il  nunzio  Torriani  ve- 
scovo di  Ceneda,  la  rosa  d'oro  alla  regina 
Caterina  de  Medici.  Crede  Cartari  che  lo 
stesso  Papa,  per  mg."^  Lattanzio  Benucci 
senese,  regalasse  la  rosa  d'oro  a  Francesco 
Delfino  di  Francia,  probabilmente  figlio 
di  Francesco  I  e  fratello  di  Emico  II,  in 
conseguenza  cognato  di  detta  regina. Gm- 
//o///per  infermifà  benedì  la  rosa  d'oro 
agli  8  marzo  i55o  nella  camera  di  u- 
dienza,  e  la  die  all'ambasciatore  di  Por- 
togallo, pel  primogenito  del  re  Giovanni 
IH.  Divotissimo  il  Papa  dell'immagine 
della  B.  Vergine  nella  basilica  Liberiana, 
ove  7/1  /;2mo/z7'//5  nell'altare  del  Presepio 
avea  celebrato  la  i.''  messa  ,  le  donò  la 
rosa  d'oro  da  lui  benedetta.  Indi  con  bre- 
ve de'26  gennaio  1 555  pel  nunzio  Anto- 
nio Agostini,  mandò  la  rosa  d'oro  da  lui 
benedetta  nella  domenica  Lae.tare  del 
precedente  anno,  a  Maria  regina  d'In- 
ghilterra, che  succeduta  all'apostata  ge- 
nitore Enrico  Vili,  vi  avea  ripristinato 
la  cattolica  religione,  per  cui  fu  coniato 
un  medaglione  colTepigrafe:  Fidei  De* 
fensalrijc.  Giulio  HI  per  lo  stesso  nunzio 
fece  presentare  a  Filippo  II  re  di  Spa- 
gna, marito  della  regina,  lo  stocco  e  cap- 
pello benedetti.  Paolo  IF  dopo  la  pace 
di  Cf7t'e_,  per  la  guerra  fatta  nella  Cam- 
pagna romana  dal  duca  d'Alba  viceré  di 
Napoli,  dopo  averlo  ricevuto  amorevol- 


HOS  i3( 

mente  in  Roma  a'20  settembre  1 5^7, al- 
loggiandolo in  palazzo  splendidamente, 
fatto  sedere  in  cappella  pressoi  cardinali, 
tenuto  a  desinar  seco  con  tutto  il  s.  col- 
legio facendolo  sedere  incontro  al  deca- 
no, ritornato  che  fu  a  Napoli,  mandò  alla 
duchessa  moglie  la  rosa  d'oro  benedetta, 
per  Matteo  Acquaviva  protonotario  apo- 
stolico, che  la  consegnò  n?lla  maggior 
chiesa.  Pio  IF  ugÌ  i56i  spedì  alla  re- 
gina di  Boemia  colla  rosa  d'oro  benedet- 
ta, Giovanni  Canobio,  con  segrete*istru- 
zioni  di  trattare  in  Germania  diversi  af- 
fari, specialmente  riguardanti  il  concilio 
di  Trento.  Indi  nel  i564  per  attestato 
della  benignità  con  cui  riguardava  Lucca 
(/^.)  e  la  sua  repubblica  ,  spedì  ad  essa 
perd.  Giulio  Cesare  Colonna,  la  rosa  d'o- 
ro benedetta,  cioè  tma  rama  contenente 
più  rose,  con  molte  foglie  espine;  le  rose 
erano  del  diametro  d'un  testone,  quella 
in  cima  più  grande,  avente  in  mezzo  una 
j)ielrina  somigliante  al  giacinto  informa 
di  cuore.  I  rami  soltanto  erano  dorati, 
così  il  vaso  da  cui  sorgevano,  ed  il  piede 
fatto  a  3  branche:  si  disse  valere  circa 
2 5 doble  d'oro.  Fu  ricevuta  come  favore 
segnalatOjCdonoratograndemente  il  Co- 
lonna dai  magistrati,  trattato  magnifica- 
mente a  spese  pubbliche  e  regalato,  oltre 
l'oiTerta  di  600  scudi  d'oro,  non  che  ag- 
gregato alla  cittadinanza. Fu  collocata  nel- 
le stanze  del  gonfaloniere  in  decoroso  ta- 
bernacolo chiuso  da  due  chiavi,  da  cu- 
stodirsi una  dal  vessilliferOjl'altra  dal  col- 
legio degli  anziani.  Venne  stabilito  di  por- 
tarsi ogni  anno  nella  chiesa  di  s.  Marti- 
no, per  le  feste  della  ss.  Croce,  e  della  Li- 
bertà. Inoltre  Pio  IV  mandò  la  rosa  d'o- 
ro alla  regina  di  Francia,  per  un  nunzio: 
allora  regnava  Carlo  IX.  Il  Papa  s.  Pio 
V  donò  la  rosa  d'oro  benedetta  alla  ba- 
silica La  teranense,cioèalla  cappella  oora- 
torio  di  s.  Lorenzo  detto  Sancla  Sancto- 
rum^  come  pure  attesta  Marangoni  che 
dichiara  l'anno  1567,  sebbene  il  Papa 
proibì  la  Processione  (^'.),  ch'era  solita 
farsi  per  l'Assunta  coll'immagine  achero- 


i32  aos 

pila  del  ss.  Salvatore,  alla  quale  propria- 
mente fu  falla  l'offer la, secondo  le  testi- 
monianze di  allri  5  storici  citati  da  Car- 
tari, raccoglitore  benemerito  delle  noti- 
zie sulle  rose  d'oro.  Avendo  s.  Pio  V  di- 
chiarato granduca  di  Toscana  Cosimo  F, 
a'5  marzo  i5'jo  nella  cappella  pontificia 
Sistina  solennemenlegl'impose  la  Corona 
Ducale  (/^.)  e  lo  scettro ,  e  gli  donò  la 
rosa  d'oro  in  quel  giorno  benedetta.  Co- 
simo I  giurò  fedeltà  e  ubbidienza  alla  chie- 
sa romana,  a  s.  Pio  V  e  successori. Dice 
Baldassarri,  che  il  donativo  della  rosa  fu 
dipinto  nella  galleria  del  granduca  in  Fi- 
renze. Pare  che  già  e  nel  2.° anno  del  pon- 
tificato, altra  rosa  avesse  s.  Pio  V  donala 
a  Firenze.  Meglio  rischiaiirò  il  cenno  di 
Cartari,  col  p.  Richa  già  citato,  t.  6,p.25  r . 
»  Agli  1 1  maggio  1 568 arrivò  in  Firenze 
un  Mandato  del  Papa  Pio  V  con  la  rosa 
d'oro,  ch'egli  portava  alla  regina  Giovan- 
na. A'i3  si  cantò  solenne  messa  dal  ve- 
scovo Guidi  in  s.  Maria  del  Fiore,  assi- 
stendovi la  principessa  colla  nobilissima 
sua  corte;  finita  che  fu, il  Mandato  prese 
dall'altare  ov'era  stata  esposta  la  rosa,  la 
porse  al  vescovo  Guidi,  ed  esso  la  con- 
segnò alla  regina, che  tenutala  alquanto, 
la  restituì  al  vescovo,  e  questi  al  Manda- 
to, il  quale  con  pomposa  cavalcata  la  por- 
tò al  palazzo  con  suono  di  trombe  e  feste. 
Era  tutta  d'oro  colle  foglie  a  3  palchi." 
Di  pili  riportando  il  p.  Fucilala  relazione 
dell'incoronazione  di  Cosimo  \,  ricaverò 
quanto  può  riguardare  il  donativo  della 
rosa  d'oro.  A'4  marzo  iSyo  ricorrendo 
la  domenica  Laetare^  s.  Pio  V  si  recò  iu 
cappella  colla  rosa  d'oro  in  mano,  soste- 
nendo Cosimo  I  lo  strascico  del  Manto, 
che  dopo  l'epistola  ricevè  la  corona  e  lo 
scettro,  e  tornò  a  sedere  tra  due  cardina- 
li. All'offertorio  Cosimo  I  offri  al  Papa  un 
calice  d'oro  di  io  libbre,  superbo  lavoro 
di  Benvenuto  Cellini,  \\  Formale {^F .)  pel 
Piviale,  un  piviale,  una  pianeta,  due  to- 
nicelle  e  un  paliotto.  Finita  la  messa  il  Pa- 
pa tornò  alla  camera  de'paramenli  colla 
rosa  in  mano,  traversando  le  sale  legia 


ROS 
e  ducale,  sostenendogli  lo  strascico  Cosi- 
mo I.  In  detta  camera  s.  Pio  V  gli  donò 
la  rosa,  e  ritirandosi  Cosimo  I  nelle  vicifie 
stanze  preparategli,  fu  accompagnato  da 
3  5  card  ina  li.  Greg'onoZ/// nel  1 573,pel 
nunzio  Serafino  Olivario  o  Olivieri,  man- 
dò la  rosa  d'oro  a  Enrico  d'Angiò  re  di 
Polonia  {F.).  Quindi  nel  iSyy  ne  fece 
dono  a  Sebastiano  Venier  doge  di  Vene- 
zia, per  mg.' Annibale  di  Capua  arcive- 
scovo d'Otranto  e  nunzioapostolico,  che 
portò  a  quella  città  doppio  gaudio,  per 
la  successiva  riaperta  comunicazione  col- 
le Provincie  pontificie,  interrotta  per  la 
peste  a'2  i  luglio:  la  ceremonia  della  pre- 
sentazione si  fece  in  s.  Marco, con  magni- 
fica solennità.  A'i3  luglio  il  doge  scrisse 
lettera  di  ringraziamento  al  Papa,  coi  si- 
gillo di  piombo,  che  può  vedersi  in  Car- 
tari. Indi  per  decorare  la  sua  patria  Bo- 
logna, Gregorio  XI H  neh  SyB  le  mandò 
la  rosa  d'oro  posta  in  vaso  simile,  e  for- 
mata con  ramo  di  tal  metallo  diviso  in 


più 


rami  e  rose 


pel 


nunzio  e  conci 


lladi- 


no  mg.'  Vincenzo  Bolognetti  suo  came- 
riere segreto,  il  quale  fu  incontrato  con 
cavalcata  a  Strà  Maggiore,  dai  magistra- 
ti, senato,  e  canonici  di  s.  Petronio,  por- 
tando il  nunzio  in  mano  la  rosa.  Poscia 
il  prelato  a'  25  marzo,  come  giorno  fe- 
stivo, con  molta  solennità, lettura  del  bre- 
ve, ed  analogo  discorso  la  presentò  nella 
cattedrale  al  celebre  cardinal  Paleotti  al- 
lora vescovo  poi  i.°  a  rei  vescovo  di  quella 
metropolitana,  il  quale  rispose  con  elo- 
quenlealIocuzione,ecelebrò  la  messa  pon- 
tificale suir  altare  maggiore,  ov'era  sta- 
ta dal  nunzio  collocata  nel  mezzo  la  rosa, 
e  comunicò  molto  popolo;  perchè  il  Papa 
col  breve  accompagnatorioavea  concesso 
indulgenza  plenaria,  da  conseguirsi  da 
tulli  quelli  che  confessati  e  comunicati 
visitassero  la  cattedrale  nel  giorno  del  ri- 
cevimento del  sagro  donativo,  che  il  car- 
dinale data  la  solenne  benedizione  pub- 
blicò. Di  più  dispose  il  Papa,  che  la  rosa 
d'oro  ogni  anno  si  esponesse  sul  dello  al- 
tare nella3.Momenica  dell'avvento  Gau- 


ROS 
dete^  e  nella  4-"  ^^  quaresima,  nella  ce- 
lebrazione dei  divini  uHìzi  e  messa  solen* 
ne,ciòchea  tempo  di  BénedetloXIVcon- 
tinuava  a  praticarsi,  ma  egli  non  nomina 
che  la  domenica  Z^e^rtre.Cartari  ci  diede 
l'istruzione  pel  nunzio,  colle  particolari- 
tà stabilite  per  l'ingresso  in  Bologna  col- 
Tabito  di  cameriere  segreto,  cioè  di  ro- 
sato, col  cappuccio  foderato  di  pelle  (cioè 
sopravveste  con  maniche  corte  e  larghe, 
e  cappa  col  cappuccio);  pei  concerti  da 
prendersi  col  vescovo,  escludendosi  pro- 
cessione di  clero,  e  dovendosi  recare  in 
abito  rosso  alla  chiesa  per  la  funzione  a 
piedi,  colla  rosa  in  mano  e  nobile  accom- 
pagno, dovendosi  celebrare  in  giorno  di 
domenica  o  festa  solenne.  Cartari  riporta 
pure  l'invito  pubblicato  dal  cardinale  al 
popolo  bolognese  e  altri  suoi  diocesani, 
in  cui  dichiarato  come  la  Chiesa  col  mezzo 
delle  cose  visibili,  come  più  note  ai  sensi 
nostri,  cerca  d'istruirci  delle  cose  invisi- 
bili e  celesti,  spiegò  il  motivo  dell'istitu- 
zione della  rosa  d'oro  e  suoi  mistici  si- 
gnificati, con  molta  erudizione;  quindi  il 
dono  fatto  dal  Papa,  l'indulgenza  conces- 
sa, invitando  lutti  a  lucrarla,  ed  a  tro- 
varsi presenti  a  cosuara  esagrosanta  a- 
zione.  Nel  iSyg  Gregorio  XIII  deputò 
nunzio  il  marchese  Germanico  Malaspi- 
na,  a  pprtare  la  rosa  d'oro  benedetta  a 
Margherita  d'Austria  duchessa  di  Parma 
e  Piacenza:  l'istruzione  data  al  nunzio 
si  legge  in  Cartari,  dovendo  assumere  l'a- 
bito rosaceo,  con  cappuccio  coperto  di  pel- 
li bianche;  si  prescrive  al  vescovo  com- 
missario apostolico  deputato  a  consegnar- 
la dopo  la  messa,  di  assumere  il  piviale, 
di  porsi  a  sedere  nel  faldistorio  avanti  al- 
l'altaresenza  mitra.  Lello  il  breve,  il  n«m- 
zio  prenda  la  rosa,  la  dia  al  commissario, 
e  questi  alla  duchessa  genuflessa,  recitan- 
do questa  formola.  «  Prendi  la  rosa  dalle 
mani  nostre,  che  per  speciale  commissio- 
ne del  SS.  in  Cristo  Padre  e  Signore  no- 
stro GregorioXIlIper  divina  provvidenza 
Papa  a  noi  fatta  ti  consegniamo,  per  la 
quale  viene  designala  l'allegrezza  dell'u- 


nOS  i33 

na  e  l'altra  Gerusalemme, cioè  della  trion- 
fante e  militante  Chiesa,  per  la  quale  a 
tutti  i  fedeli  di  Cristo  si  manifesta  esso 
bellissimo  fiore,  il  quale  è  gaudio  e  co- 
rona di  lutti  i  santi.  Prendi  tu  questa, di- 
lettissima figliuola,  la  quale  essendo  se- 
condo il  secolo,  nobile,  potente  e  di  molte 
virtù  ornata,  ma  molto  più  d'ogni  virtù 
in  Cristo,  vieni  a  nobilitarti  come  rosa 
piantata  lungo  i  rivi  di  molte  acque,  la 
qual  grazia  dall'ubertosa  clemenza  sua 
degnisi  il  Signore  di  concederti,  il  quale 
è  Trino  e  Uno  ne'secoli  de'secoli.  Amen. 
In  nome  del  Padre  ^  del  Figliuolo  ^  e 
dello  Spirito  santo -tlf.  Amen."  Ricevuta 
la  rosa,  la  duchessa  dovea  baciar  la  mane 
del  commissario,  il  quale  dava  quindi  la 
episcopale  benedizione,  pubblicando  l'in- 
dulgenza plenaria  concessa  dal  Papa.  Po- 
scia la  duchessa  portava  nellacappella  del 
suo  palazzo  la  rosa  d'oro  benedetta,  per 
custodirla  in  decente  luogo  in  onoree  me- 
moria della  s.  Sede,  seguita  dal  commis- 
sario spogliatosi  degli  abiti  sagri,  e  dal 
nunzio.  Questi  seèsacerdote,quando  non 
sia  deputato  il  commissario,  canta  la  mes- 
sa e  consegna  la  rosa,  in  pianeta  col  capo 
scoperto,  e  compartendo  la  sacerdotale 
benedizione.  Inoltre  Gregorio  XIII  con 
breve  de'  i  7  settembre  1 584jdiretto  a  mg.'^ 
Vi  tale  Leonori  governatore  e  luogotenen- 
te di  Loreto,^  questo  santuario  della  B. 
Vergine  donò  la  rosa  d'oro  benedetta,  che 
gli  rimise  pel  nunzio  mg.'^'Marc'Antonio 
Fiorenzi  accolito,  con  istruzione:  tutto  ri- 
produsse Cartari,  insieme  alla  descrizio- 
ne di  detta  rosa.  Si  compose  d'un  tronco 
con  8  rami,  con  altrettante  rose  fiorite, 
pieni  di  foglie  sottilissime  e  7  spine;  nella 
rosa  di  mezzo  eravi  un  zaffiro,  sorgendo 
da  un  vasetto  lavorato  a  cesello  e  soste- 
nuto da  3  piedi  di  leone,  coU'iscrizione 
del  Papa  donatore  :  fu  stimata  scudi  35o. 
Al  nunzio  fu  prescritto  l'abito  di  mantel- 
letta,  con  cappello  nero  da  prolonotario, 
e  gualdrappa  nera  al  cavallo.  Si  stabilì 
che  il  clero  lordano  incontrasse  il  nun- 
zio a  cavallo  e  senza  processione,  un  mi- 


i34  ROS 

cliodistanleo  alla  cattedrale  della  vicina 
Ifecanati,  dovendo  portare  il  nunzio  la 
rosa  in  mano.  Commissario  fu  deputalo 
mg/LeoDori  medesimo, con  indulgenza 
plenaria  alla  funzione.GiegoiioXIlldo- 
DÒancorala  rosad*oio  a  Leonora  de  Me- 
dici figlia  del  granduca  diToscana,  la  qua* 
le  ringraziò  il  Papa  con  lettera  de'21  a- 
prile  i584:  questo  dono  fu  fatto  in  oc- 
casione che  la  principessa  si  sposava  a  Vin- 
cenzo I  duca  c\i  Mantova,  come  leggo  nel 
p.  Richa.  Cartari  riporta  l'istruzione  da- 
ta a  mg/  Della  Corgna  deputato  a  por- 
tarla con  titolo  di  nunzio,  con  vesti  pre- 
latizie e  cappello  da  protonolario  nero; 
deputandosi  a  celebrare  la  messa,  alla  be- 
nedizione, ed  alla  pubblicazione  delTia- 
dulgenza,  un  prelato  di  mitra,  essendo 
allora  arcivescovo  di  Firenze  il  cardinal 
de  Medici,  poi  Leone  XI.  Al  nunzio  fu 
dato  l'incarico  di  consegnare  la  rosa,  col- 
la solita  formola.  Finalmente  si  ha,  che 
Gregorio  XIII  regalò  la  rosa  d'oro  ad  E- 
lisabetla  regina  di  Spagna. 

Sisto  F,  secondo  Rìcci  e  Baldassarri, 
donò  la  rosa  d'oro  al  santuario  di  Loreto; 
ma  Cartari  ha  buone  ragioni  di  dubi- 
tarne. Bensì  nel  1 586  la  regalò  a  Dianca 
Cappello  vedova  del  granduca  Cosimo  I, 
se  deve  credersi  all'asserto  dal  p.  R.icha, 
non  facendone  parola  Cartari.  Sisto  V 
nel  1589  destinò  nunzio  e  commissario 
mg.i'  Michele  Friuli  vescovo  di  Vicenza, 
a  portare  in  Firenze  lo  stocco  e  berret- 
tone benedetti,  al  granduca  Ferdinando 
1,  che  avea  rinunziato  la  Porpora  (A^,), 
e  la  rosa  d'oro  benedetta  alla  sposa  Cri- 
stina di  Lorena.  Cartari  pubblicò  l' istru- 
zione del  maestro  di  ceremonie  !Mucan- 
eio  pel  nunzio,  il  quale  dovea  entrare  in 
Firenze  vestito  di  cappa  e  rocchetto  con 
gran  mantello,  a  cavallo  con  forniraenli 
poDliOcali,  di  conseguenza  con  cappello 
simile  :  la  funzione  fu  fatta  nel  duomo. 
Clemente  Vili  nel  1592  mandò  in  dono 
la  rosa  d'oro  benedetta  all' imperatrice 
Anna  d'Austria;  e  neliSgS  al  granduca 
di  Toscana  Ferdinando  1.  Venuto  in  co- 


R  O  S 
gnizione  Clemente  Vili  che  in  Venezia 
si  facevano  splendidi  e  pomposi  prepa- 
rativi per  la  solenne  coronazione  della  do- 
garessa Morosina  Morosini  ,  moglie  del 
doge  Marino  Grimani,  volle  onorarla  col 
dono  della  rosa  d'oro  benedetta,  e  spedi 
con  questa  il  suo  cameriere  segreto  Clau- 
dio Grotta  oCroto,  col  titolo  d'internun- 
zio,  che  giunto  a  Venezia  a'  i3  maggio 
1597,  giorno  precedente  alla  coronazio- 
ne, presentò  la  rosa  alla  dogaressa  nella 
basilica  di  S.  Marco  a'  1 6  maggio,  dopo  la 
solenne  messa  pontificala  da  mg.'  Gra- 
ziani  vescovo  d'Amelia  e  nunzio  aposto- 
lico presso  la  repubblica,  alla  presenza 
del  doge  e  di  tutta  la  signoria,  con  gran 
piacere  della  dogaressa.  Assicura  Novaes, 
che  la  dogaressa  custodi  la  rosa  in  sua 
casa  finche  visse,  ma  dopo  la  sua  morte 
per  ordine  del  senato  fu  portata  nel  te- 
soro di  detta  basilica,  ove  si  conservava- 
no le  altre  rose  d'oro  donale  dai  Papi  ai 
dogi  veneti.  Nei  voi.  XXIV, p.  1 5o,  e  LV, 
p.  5i,  narrai  che  Clemente  Vili  essendo 
andato  in  Ferrara  a  prendere  possesso  di 
quel  ducato,  ricaduto  nel  dominio  diretto 
della  s. Sede,  a'  1 3  novembre  1 598  celebrò 
il  matrimonio  tra  Filippo  111  redi  Spa- 
gna assente  e  la  regina  Margherita  d'Au- 
stria presente;  indi  sedendo  il  Papa  a- 
vanti  l'altare  sulla  sedia  gestatoria,  senza 
le  stanghe,  diede  alla  regina  genuflessa 
la  rosa  d'oro  che  avea  benedetto  nella  do- 
menica LaetarCj  col  solito  ceremoniale, 
la  quale  era  stata  collocata  sull'altare.  Al- 
zatasi la  regina, consegnò  la  rosa  al  conte 
di  Berlemont,  che  la  portò  innanzi  a  lei 
nel  tornare  alla  sua  abitazione.  Nel  me- 
desimo anno  fu  stampala  in  Roma,  di 
Paolo  Mucanzio,  Relazione  dell'entrala 
solenne  fatta  in  Ferrara  da  Margherita 
d'Austria  regina  di  Spagna,  del  conci- 
storo pubblico  fatto  da  Clemente  Fili 
per  tale  effetto,  messa  pontificale  e  cere- 
monie pe'  sponsaliz'ifatti  nella  cattedrale 
della  città,  colla  cerenionia  della  rosa 
d'oro  che  il  Papa  fittila  la  messa  donò 
alla  regina.  Nel  1601    Clemente  Vili 


ROS 
manJò  !a  rosa  d'oro  beneilelta  alla  s.  Ca- 
sa di  Loreto,  la  quale  si  formava  d'  un 
licmco  allo  due  palmi  e  4  dita,  con  20 
rami,  ciascun  de'qnali  in  cima  avea  una 
iosa, larghe  come  sono  le  damaschine,  con 
sottilissime  foglie.  Nel  fine  del  tronco  e- 
rano  sei  spine,  e  questo  posava  su  vaso 
ovale  lavorato  a  cesello  con  tre  angeli,  al- 
cuni frutti,  ed  il  nome  attorno  del  dona- 
tore, sostenuto  da  tre  piedi  di  leone.  Fu 
valutata  3oo  scudi ,  e  si  esponeva  ogni 
:inno  nell'altare  del  coro  ove  si  celebra- 
vano i  divini  oflici, nelle  domeniche  Z^rze- 
tare  e  Gaudete.O\\.VQ  l'altre  mentovale, 
Clemente  Vili  donò  la  rosa  d'oro  bene- 
detta alla  basilica  Vaticana,  ed  alla  chie- 
sa di  s.  Maria  sopra  Minerva  :  Cartari 
(he  ciò  riporta  sull'autorità  di  Torrigio 
e  Ricci,  crede  che  questi  donativi  si  deb- 
bano piuttosto  altribui.e  a  Paolo  V.Ral- 
dassarri  pretende  vero  il  donativo  di  Cle- 
mente Vili  alla  detta  basilica;  ed  a  7  fa 
ascendere  le  rose  d'oro  da  lui  regalate, 
/'^'o/o/^effeltivaméntedonòla  rosa  d'o- 
jo  alla  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minèrva, 
avendola  ivi  veduta  Cartari  colla  sua  i- 
scrizione  del  2.°  anno  del  pontificalo  o 
I  G07  ;  la  dice  formala  d'un  vago  ramo 
con  5  rose,  due  bottoni  chiusi,  con  molte 
foglie  e  gambo  spinoso,  collocata  in  ele- 
gante vaso  ovale,sosteQuto\la  draghi  par- 
te del  suo  stemma.  In  alcune  solennità 
si  esponeva  sull'altare  maggiore.  Nella 
traslazione  che  Paolo  V  fece  nella  basi- 
lica Vaticana  da  lui  ingrandita,  de'corpi 
de'4  primi  ss.  Papi  Leone,  per  memoria 
donò  la  rosa  d'oro  benedetta,  con  sua  e- 
pigrafe.  La  donò  eziandio  al  santuario  di 
Sancla  Sanctorum  nel  1610,  e  lo  con- 
ferma Marangoni,  avvertendo  chele  rose 
d'oro  donate  al  santuario  le  custodivano 
i  canonici  della  basilica  Lateranense,colle 
coltri  tessute  in  oro  che  i  Papi  solevano 
mandare  per  l'antica  proce>sione  di  cui 
feci  già  parola.  Nella  basilica  Liberiana 
Paolo  V  eresse  alla  B.  Vergine  dipinta 
da  s.  Luca  uua  sontuosissima  cappella,  e 
le  donò  la  rosa  d'oro.  Urbano  VlIInd- 


ROS  1 3  > 

1  anno  santo  1625  benedìla  rosa  d'oro, 
e  donò  pel  cardinal  legato  Barberini  alla 
regina  d'Inghilterra  Enrichetta  di  Bor- 
bone :  ne  parlai  più  sopra,  e  qui  aggiun- 
gerò che  fu  portata  alla  regina  in  Amiens, 
dal  conte  Vincenzo  Marlinozzi  di  Fano,* 
nobile  famigliare  del  cardinal  Barberini, 
e  maneggiò  con  essa  importanti  negozia- 
zioni, come  leggo  nel  l.  i  i,  p.  2  36  del- 
V Album  di  Roma.  Nel  1626  o  1627  la 
regalò  in  Roma  a  Ferdinando  II  gran- 
duca diToscana, il  quale  nella  domenica 
Laetare  sostenne  in  s.  Pietro  lo  strascico 
del  manto  pontificio,  nella  solenne  messa 
che  celebrò  il  Papa,  che  inoltre  lo  allog- 
giò con  magnificenza,  come  si  rileva  da 
Novaes.  Riferisce  il  p.  Richa,che  nel  1 628 
ebbe  la  rosa  d'oro  Maddalena  d'Austria; 
Cartari  nulla  dice  di  questo  dono  d'Ur- 
bano Vili.  Con  breve  de*28  luglio i63o 
e  pel  nunzio  Antonio  Serra  chierico  di 
camera,  Urbano  Vili  fece  presentare  in 
Napoli  la  rosa  d'oro  a  Maria  d'  Austria 
regina  d'  Ungheria,  con  altri  ricchi  do- 
nativi di  divozione,  avendola  fatta  trat- 
iare magnificaojente  nel  suo  passaggio 
per  lo  slato  ecclesiastico.  Nel  vol.LV,  p. 
129  raccontai  che  Urbano  Vili  nel  i63  i 
fece  prefetto  di  R.oma  il  nipote  d.  Taddeo 
Barberini,  e  nel  seguente  anno  a'  2  i  di 
marzo  domenica  Lattare^  come  si  pra- 
ticava cogli  antichi  prefelli,  gli  donò  so- 
lennemente la  rosa  d'oro  benedetta,  ve- 
nendo accompagnato  a  casa  da  34  car- 
dinali. Nel  1634  a'  26  marzo  domenica 
Lattare  avanti  vespero  il  cardinal  Fran- 
cesco Barberini  nipote  d'Urbano  Ville 
arciprete  Vaticano,  in  nome  dello  zio  posò 
sull'altare  papale  la  rosa  d'oro  per  dono 
alla  basilica,  fra  il  suono  di  tulle  le  cam- 
pane e  accompagnalo  da  8  canonici.  Ad 
ora  di  vespero  il  canonico  Ubaldini  in  pi- 
viale processionalmente  con  tutto  il  cliero 
la  portò  sull'altare  del  coro  e  si  cantò  ve- 
spero solenne,  dopo  i  mottetti  :  Sicul  li- 
l'inm  :  Tu  es  Pelms^  ed  alcune  orazioni. 
Nel  1635  Urbano  Vili  mandò  in  Ger- 
mania il  conle  Antonio  di  Carpegna,  fra- 


i36  RÒS 

lello  del  cardinal  Ulderico,  a'presentare 
la  rosa  d'oro  benedetta  all'arcidLichessa 
sposa  dell'elettore  di  Baviera,  per  cui  lo 
dichiarò  cameriere  d'  onore,  e  gli  fu  data 
l'istruzione  scritta  da  Lonigo,  ove  è  pure 
una  dichiarazionedeiranticbità  e  misteri 
della  rosa  d'oro:  sommo  fu  il  gradimento 
dell'elettrice.  In  questo  tempo  la  rosa 
d'oro  si  formava  d'una  pianta  di  rose  fio- 
rite in  un  vasetto  di  simile  metallo  con 
3  piedi,  p€r  lo  più  alla  un  braccio  e  mez- 
zo, e  vai  utavasi  intorno  a  looo  scudi.  Es- 
sendo stato  Urbano  Vili  vescovo  di  Spo- 
leto, beneficò  quella  chiesa  in  più  modi, 
col  dono  di  sagre  suppellellili ,  coH'in- 
dulgenza  a'  7  altari  privilegiati  e  col  re- 
galo della  rosa  d'oro  benedetta,  laonde 
il  capitolo  gli  eresse  nel  portico  una  mar- 
morea !apide,monumentodi  gratitudine, 
in  cui  si  legge  :  Rosae  aurae  muncre  or- 
namenta Regit/Ui  Papa  Innocenzo  X  nel 
1649  in  concistoro  dichiarò  legato  fl  la- 
fereilcardinal Nicolò  Albergati  Ludovisi, 
acciò  si  portasse  in  Milano  a  complimen- 
tare Maria  Anna  d'Austria  figlia  dell'im- 
peratore, che  andava  a  sposare  Filippo 
IV  re  di  Spagna,  ed  a  presentarle  la  rosa 
d'oro  benedetta.  La  regina  per  grato  ani- 
mo mandò  in  Roma  suo  ambasciatore 
straordinario  il  principe  Trivulzio,  per 
ringraziare  la  pontificia  benignità,  per  cui 
fu  coniato  un  medaglione,  coU'epigrafc: 
jÌc  Catholìca  Maiestalis  ad  Pontificem 
Lega.  Nella  relazione  che  il  cardinale  fece 
di  sua  legazione,  riprodotta  da  Cartari, 
è  rimarcabile:  Che  fu  ricevuto  alla  porta 
di  Milano  delta  Romana,  essendo  a  ca- 
vallo pontificalmente  orna  to,ricevutosot- 
to  baldacchino  da  8  gonfalonieri  e  dal 
clero,accoltocon  molla  riverenza  dal  folto 
popolo  milanese,  a  segno  che  il  cardinale 
enlrò  di  notte  nel  sontuoso  duomo  nobi- 
lissimamente addobbato,  ed  ove  fra'con- 
centi  de'musici  diede  la  solenne  benedi- 
zione. La  cavalcala  fu  decorosa,  per  l'in- 
tervento di  tutti  gli  ordini  della  ciltìi  e 
corteggio  del  legato.  Dopo  la  quale  si  re- 
cò dalla  regina,  ricevuto  con  molle  ono* 


ROS 

rificenze,  e  la  trovò  sotto  il  regio  baldac- 
chino, sedendo  poi  incontro  ad  essa  :  la 
regina  nell'accogliere  il  legato,  e  nel  par- 
lire  fece  3  passi,  indi  il  cardinale  passò 
all'alloggio  preparatogli  con  gran  ricchez- 
za, ricevendo  trattamenti  regi  in  tulio, 
con  una  sola  sedia  nella  sua  camera  di 
udienza,  ove  ricevette  gli  omaggi  del  go- 
vernatore di  Milano,  delle  autorità,  ma- 
gistrature e  della  nobiltà.  Il  cardinale  in 
nome  d'Innocenzo  X  presentò  alla  regina 
la  rosa  d'oro  benedetta,  un  corpo  santo 
in  arca  d'argento,  una  preziosa  corona  di 
lapislazzuli, e  vari  bacili  dì  Agnus  Dei  be- 
nedetti; ogni  cosa  ricevuta  con  dimostra- 
zioni di  singoiar  gradimento.  Inoltre  In- 
nocenzo X  donò  la  rosa  d'oro  alla  regina 
di  Polonia  per  mezzo  del  nunzio  di  Po- 
Ionia,  che  in  pari  tempo  presentò  al  re 
Giovanni  li  Casimiro,  lo  Stocco  e  berret- 
tone benedetti.  Con  Cancellieri  supplisco 
quanto  non  trovo  in  Cartari, e  Io  leggo 
nella  Lettera  al  d.^' Koreff  p.  3 1  3.  Inno- 
cenzo X  per  lo  sposalizio  di  d.  Lucrezia 
Barberini  col  duca  di  Modena, e  nel  sab- 
bato  santo  del  16 54  in  camera  donò  alla 
sposa  una  croce  d'oro  ornata  di  molti  dia- 
manti con  in  mezzo  il  ss.  Legno;  una  borsa 
ornala  di  diamanti,  con  dentro  una  co- 
rona d'agata;  una  scatola  d'oro,  col  breve 
apostolico  d' indulgenze  e  grazie  concesse 
alla  duchessa;  e  la  rosa  d'oro  da  lui  bene- 
detta. Alessandro  FU  nei  1 658  da  mg.r 
Bonzi  suo  cameriere  segreto  partecipante 
e  guardaroba,  in  testimonianza  di  parti- 
colare amore,  mandò  alia  metropolitana 
della  sua  patria  Siena  la  rosa  d'oro,  eoa 
breve  de'29  maggio,  in  cui  si  dice  dal  Pa- 
pa, che  nel  benedirla  avea  pregato  Dio 
pel  capitolo, canonici,  clero  e  popolo  del- 
la città  e  diocesi  di  Siena:  dichiarò  custo- 
de della  rosa  il  rettore  della  chiesa,  e  che 
l'arcivescovo  dovesse  celebrare  la  messa 
il  giorno  del  ricevimento  della  rosa,conr 
cedendo  1 5  anni  e  altrettante  quarantene 
i\' Indulgenza  [F).  Il  prelato  fu  formaU 
mente  incontralo  dal  magistrato  e  dalla 
nobiltà  un  miglio  fuori  della  città,  e  ri- 


ROS 
cevulo  nella  i."  carrozzo,  passò  ad  allog- 
giare dal  cav.  Angelo  Ciaia  scalco  segreto 
«lei  Papa.  Nella  mattina  della  funzione, 
fu  il  prelato  accompagnato  alla  metropo- 
litana da  numerosa  cavalcata,  vestito  deU 
l'abito  di  cameriere  segreto,  portando  la 
rosa  in  mano.  In  chiesa  il  prelato  sedette 
in  coro  nel  luogo  più  degno;  dopo  la  messa 
Tarcivegcovo  portò  in  sagrestia  la  rosa  e 
la  consegnò  al  rettore,  indi  ogni  anno  si 
espose  nella  festa  dello  Spinto  santo.  Colla 
stessa  cavalcata  il  prelato  tornò  alla  sua 
abitazione.  La  rosa  eradei  valore  di  scudi 
J20o;  altra  futta  d'oidine  d'Alessandro 
VII  costò  600  scudi.  Questo  Papa  pel  suo 
nipote  cardinal  Chigi  legato  a  latere  m 
Francia,  mandò  alla  regina  la  rosa  d'oro, 
e  le  Fascìt  hcnedelle^  delle  quali  parlai 
;mcora  nel  voi.  LI  V,  p.  269.  ClctnemelX 
con  breve  del  i.°  maggio  1668  mandò 
alla  regina  di  Francia  M."  Teresa  la  ro^a 
d'oro  benedetta,  pel  Delfino  suo  figlio, 
il  quale  avea  fatto  battezzare  dal  cardinal 
Vandome  suo  legato,  facendo  il  I*apa  da 
Padrino  (/'.),  laonde  chiamò  il  Delfino 
amantissimo  parente  donariy  acciocché 
fiorisse  come  1  suoi  maggiori.  Dice  Cartari 
che  la  rosa  pesa^va  circa  libbre  8  1/2,  con 
un  zaffiro  nell'estremità  superiore, del  va- 
lore di  quasi  1600  scudi.  Egli  però  non 
conobbe  il  dono  fatto  da  Clemente  IX  di 
altra  rosa  alla  chiesa  della  B.  Vergine  del» 
l'Umiltà  della  sua  patria  Pistoia,  che  io 
imparai  da  Cenni:  forse  fu  quella  che  Car- 
tari dice  fatta  nel  i66g,  che  costò  833 
scudi  d'oro,  a  paoli  1 5  per  scudo,  cioè  scu- 
di d'argento  1249  e  bai.  5o;  la  fattura 
fu  pagala  3oo  scudi,  oltre  le  gioie.  Cle- 
mente ^con  breve  de' 18  ottobre  1671 
donò  la  rosa  d'oro  ad  Eleonora  regina  di 
Polonia,  pel  nunzio  Angelo  arcivescovo 
di  Damiata,  qual  pegno  di  paterno  amo» 
re.  Con  questi  Cartari  termina  il  catalogo 
delle  rose  d'oro  donale  dai  Papi,  aggiun- 
gendo alcuni  opuscoli  di  autori  che  scris' 
serodella7?05rt  ^^orOjCioèril  sermone  d' In  « 
nocenzo III,  Floreni  aureiimfidclibus pò- 
pulis  repracsenlet j  della  Uosa  d'oro  do- 


ROS  137 

nata  alla  regina  Maria  d'Inghilterra,  del 
cardinal  Polo;  il  citato  ivaiUdo  De  aurea 
Rosa, di  AngeloRocca  sagrista  pontificio; 
Durando,  Rationale  Div.  offic.  dedouii' 
nica  IfqnadragesimaejG'ìo.ljaiiìsiiì  Ca  - 
sali,  De  veleribiis  sacris  christianoruni  ri- 
(ibusj  Paolo  M."  Quarti,  De  henedicùone 
Rosae  in  doniinica  Laetarej  Domenico 
Magri,  Notizia  de  vocaboli  eccL,  articolo 
Domenica  Laelarc.  A  quelli  già  riportati, 
aggiungerò  ;  Pietro  Busenelli  tentino,  De 
Rosa  aurea  epistola,  VìxVavVx  1759. Ada- 
mo Rechembergii,  Exercilalio  de  Rosti 
aurea  ,  Lipsiae  1 666.  Zaccaria  Grapii , 
Schediasma  historicum  de  Rosa  aurea  a 
Papa  Rom.  quota nni s  ,solemniter  cause • 
c/Yi/rt,  Lipsiae  1696.  Federico  Parlkio, 
Commentatio  de  Rosa  aurea, omniq  uè  ae- 
vo  sacrai  1728.  Jo.  Gasp.  Zemneri,  De 
Dominicae LactarCjJeniiG  1 70  i .  Ora  va- 
do a  riportare  le  notizie  sulle  rose  d'oro, 
chemifudatoraccogliere,certamenlenou 
con  quella  erudizione  di  Cartari,  che  pre- 
fetto dell'archi  v'iodi  Castel  s.  Angelo  pub- 
blicò i  documenti  di  cui  era  custode,  con 
vantaggio  degli  amatori  di  sidàtli  studi; 
Innocenzo  .Y/ giubilante  per  la  libe- 
razione di  Fienna  dall'assedio  de'turchi, 
principalmente  per  opera  del  valorosissi- 
mo Giovanni  III  re  di  Polonia,  volle  di- 
mostrare il  suo  contento  anche  colla  vir- 
tuosa di  lui  moglie  la  regina  Maria  Ca- 
simira,  e  le  mandò  in  dono  la  rosa  d'o- 
ro benedetta,con  breve  de'25  marzo  1684 
che  riporta  Baldassarri  ,  per  mezzo  del 
nunzio  Opizio  arci  vescovo  d'Efeso.  Que- 
sta rosa  pesava  in  oro  libbre  71/2,6  coi 
zaffiri  e  fattura  costò  1 4*^0  scudi.  Di  que- 
sta regina  che  poi  si  stabilì  in  Pioma,  par- 
lai nel  voi.  LIVj.p.  Qj.  Leggo  nel  Bai- 
dassarri,ed  \x\Vi\.\\'a^ÌQv\y  Antichità  Esten' 
si  par., 2,  p.  6i  i,la  descrizione  della  ror 
sa  d'oro  benedetta,  mandata  in  Modena 
drflnnocenzoXII  ad  Amalia  diBrunswick 
destinata  sposa  del  re  de'romani  e  d'Un- 
gheria Giuseppe  1,  poi  imperatrice  e  im- 
peratore, la  quale  trovavasi  presso  la  du- 
chessa sua  sorella.  U  Papa  destinò  legata 


i38  ROS 

a  latcre  per  presentale  il  dono,  Tarcive- 
.vcovo  di  Bologna  cardinal  Jacopo  Bon 
compagno,  il  quale  giunse  in  Modena  ai 
i6  gennaio  1699,  accompagnato  dai  ve- 
scovi di  Comacchio,  Bertinoro,  Forlì  e 
Cesena, col  seguito  di  34o  persone,  incon- 
trato ai  confini  d'ordine  del  duca  di  Mo- 
dena Rinaldo  e  della  regina  Amalia,  dal 
«ionie  Masdoni  con  carrozze,  con  altre  es- 
.sendosi  portalo  lo  stesso  duca  a  compli- 
nicnlarlo  in  s.  Lazzaro,  circa  un  miglio 
dalla  ciltìi,  ritornando  indietro  per  usci- 
re di  nuovo  incontro  a  cavallo  con  no- 
bile e  numeroso  corteggio.  Per  etichette 
di  ceremoniale,  il  cardinale  a  cavallo  di 
mula  riccamente  bardala  arrivò  in  Mo- 
dena alle  ore 5  di  notte,  ricevuto  dal  du- 
ca di  là  dal  Ponte  della  Predella  ,  tra  il 
suono  delle  campane,  e  lo  sparo  delle  ar- 
tiglierie della  città  e  della  cittadella.  Al- 
la porta  della  città  il  vescovo  pontifical- 
mente vestilo  gli  die  a  baciare  la  croce, 
ed  ivi  il  cardinale  fu  ricevuto  dai  con- 
servatori sotto  nobilissimo  baldacchino, 
ctìvalcando  alla  di  lui  sinistra  il  duca,  ma 
dietro  tanto  quanto  è  il  collo  della  mula, 
A*a  tanti  lumi  che  pareva  splendido  gior- 
no. Erano  preceduti  da  splendida  pom- 
pa di  numerosa  cavalcata, dopo  la  quale 
incedevano  i  ministri  della  pontificia  lega- 
zione, cioè  due  bastonieri  vestiti  di  pan- 
no finissimo  con  ricamo,  poi  la  croce  del 
legalo  coli' immagine  del  Crocefisso  ri- 
l'olta  verso  il  cardinale, due  mazziericoì- 
le  wrtsze  d'argento,  6  cappellani  in  abito 
paonazzo,  i  maestri  delle  ceremonie  col- 
l'elemosiniere,  6  prelati  in  mantelletta  e 
rocchetto,  i  4  vescovi  con  abito  prelati- 
zio e  cappello  pontificale;  indi  a  piedi  il 
clero  e  capitolo  della  cattedrale  col  vesco- 
vo di  Modena,  cantando  il  Magnìficatj 
poscia  I  palafrenieri,  lacchè  e  paggi  del 
duca  e  del  cardinale,  il  quale  andava  com* 
partendo  pontificie  benedizioni.  Dopo  il 
baldacchino  cavalcavano  4  protonotat.i 
apostolici,  la  guardia  del  corpo  del  duca 
e  le  mute  delle  carrozze.  Giunto  il  cardi- 
nale nella  cattedrale,  il  vescovo  gli  pre- 


ROS 
sento  l'aspersorio,  col  quale  asperse  se, 
il  duca  genuflesso  e  gli  astanti  ;  indi  po- 
sto l'incenso  nel  turibolo,  il  cardinale  fu 
incensato  dal  vescovo,  e  portatosi  all'al- 
tare maggiore  del  duomo, dopobreve  o- 
razione  intuonò  il  Te  Deum  che  prose- 
guirono più  cori  di  musici,  e  dopo  le  pre- 
ci cantate  dal  clero  il  cardinale  legato  re- 
citò l'orazione  di  s.  Geminiano  protetto- 
re della  città  e  diede  al  popolo  la  solenne 
benedizione  apostolica,  pubblicando  l'in- 
dulgenza plenaria.  Passò  poi  il  cardinale 
dalla  cattedrale  alla  corte  colla  stessa  ca- 
valcata, ed  ammesso  dopo  incontri  ono- 
revoli all'  udienza  della  regina  Amalia  , 
la  quale  essendo  sotto  baldacchino  si  al  • 
zò  al  suo  arrivo  e  l' incontrò  per  alcun  i 
passi,  sedendo  ambedue  in  sedie  eguali. 
Es[)osta  il  cardinale  la  sua  missione,  di- 
poi si  ritirò  al  magnifico  appartamento 
preparatogli.  Ritornato  il  cardinale  poco 
dopo  dalla  regina  ,  le  presentò  in  nome 
del  Papa  il  breve  apostolico  (che  ripor- 
ta Baldassani,  in  data  de' 9  gennaio)  e 
la  rosa  d'oro,  della  forma  d'ini  mazzo  di 
fiori  allo  più  d'un  braccio  :  dal  gambo  si 
partivano  3  rami  che  dopo  varie  piegatu- 
re ricongiungendosi  sostenevano  la  ro- 
sa principale  con  bel  compartimento  di 
foglie,  il  tutto  del  peso  di  20  libbre  d'o- 
ro. A  (jueslodono  si  aggiunsero  quelli  di 
una  cassetta  coperta  di  broccato  d'  oro 
cremisi  e  listata  d'argento  con  8000  A- 
gnns  Dei  benedetti,  1^  medaglie  d'oro, 
due  preziose  corone,  una  d'agata,  l'altra 
di  lapislazzuli, con  medaglie  d'oro;  oltre 
una  grande  cassa  con  cornice  d'argento, 
cristalli  e  fiorami,  contenente  il  corpo  di 
s.  Costanza.  Ritiratosi  di  nuovo  il  cardi- 
nale, tornò  per  l'udienza  di  congedo,  per 
cui  tutte  queste  funzioni  e  visite  si  pro- 
trassero fino  alle  ore  12,  e  nella  mattina 
seguente  a  ore  17  partì  per  Bologna,  ac- 
compagnato dal  duca  di  Modena  fuori 
della  città,  tra  lo  strepito  delle  artiglierie. 
Ma  la  regina  che  avca  stabilito  partire 
nella  stessa  mattina,  dovette  ciò  effettua- 
re nel  dì  seguente.  ClcmciiLeXI conhvQ- 


ROS 

ve  de'  1 8  agosto  1 70 1,  ripiodoUo  da  Bai* 
dassani  (e  co«  questa  termina  le  brevi 
notizie  sulle  rose  d'oro  ),  regalò  la  rosa 
d'oro  a  Maria  Luigia  Gabriela  di  Savoia 
regina  drSpagna,  destinando  legalo  a  Z^- 
tene  il  cardinal  Giuseppe  Arcbinto  arci- 
vescovo di  Milano,  con  incarico  di  recar- 
S|i  a  Nizza,  e  congratularsi  del  matrimo- 
nio che  andava  a  celebrare  con  Filippo 
V.  Il  cardinale  con  decorosa  legazione  e 
col  dotto  maestro  delle  ceremonie  pon- 
tificie GiuslinianoCbiapponi  cbeavea  re- 
golalo la  funzione  di  Modena,  si  recò  a 
JXizza,  vestito  in  abito  viatorio  e  in  se- 
dia portatile,  con  tutta  la  comitiva  a  ca- 
vallo, preceduto  e  seguilo  dalle  milizie. 
Fu  il  legato  incontrato  dal  marchese  di 
Sales  ambasciatore  della  regina  ,  ed  in 
suo  nome  si  rallegrò  del  felice  viaggio  :  il 
cardinale  lo  accolse, senza  muoversi  dal- 
la sedia.  Prima  d'entrare  in  città,  il  car- 
dinale assunse  la  cappa  e  fu  dato  prin- 
cipio alla  cavalcala.  Alla  porta  il  cardi- 
nale fu  ricevuto  formalmente  dai  sindaci, 
e  da  8  conservatori  col  baldacchino;  en- 
trato in  essa  a  cavallo,  il  vescovo  di  Niz- 
za gli  die  a  baciare  la  croce,  avendo  con 
lui  il  clero  secolare  e  regolare,  mentre 
la  fortezza  incominciò  le  salve  d'artiglie- 
ria. Nella  cattedrale  il  vescovo  ministrò 
al  cardinale  Taspersorio  e  l'incenso.  Can- 
tato il  Te  Deurn,  colle  orazioni  di  s.  Re- 
parata titolare  della  medesira/i,  delle  dal 
cardinale  al  corno  sinistro  dell'aliare,  il 
quale  avendo  innanzi  la  Croce  di  legato 
benedì  solennemente  il  popolo,  e  fece  pub- 
blicare dalla  1.3  dignità  del  capitolo  l' in- 
dulgenza plenaria.  Deposta  il  cardinale 
la  cappa,  prese  sul  rocchetto  la  mozzella, 
e  rimontalo  a  cavallo,  senza  baldiici;hÌ!io 
iti  portò  al  palazzo  della  regina,  ove  in  di- 
versi luoghi  fu  ossequialo  dai  principali 
della  corte.  Introdotto  dalla  regina_,que- 
sla  si  alzò  dalla  sedia  e  l' incontrò  beni- 
gnamente per4o  5  passi.  Postisi  ambe- 
due a  sedere,  il  cardinal  con  elegante  di- 
scorso dichiarò  l'onorevole  commissione 
ricevuta  dal  Papa,  e  la  regina  rispose  cou 


ROS  139 

parole  di  gradimento  e  venerazione.  Nel- 
l'udienza formale,  il  conte  Bobbio  andò 
a  prendere  colla  carrozza  della  regina  il 
cardinale,  con  nobile  corte;  giunto  il  car- 
dinale dalli^^-egina,  le  die  la  benedizione 
apostolica  in  nome  di  Clemente  XI,  e  la 
regina  chinò  il  capo,  indi  lo  fece  regalare 
dal  conte  Scolti  d'  una  rosa  di  diamanti, 
che  il  cardinale  si  pose  sopra  la  simile 
croce  pettorale  che  portava.  Nella  3.'  u- 
dienza  il  cardinale  legalo  presentò  il  bre- 
ve apostolico  ed  i  pontificii'  regali  alla  re- 
gina, che  si  composero  della  rosa  d'  oro 
benedetta,  d'  una  corona  di  crisoliti  con 
medaglia  di  diaspro  orientale  legala  in  o- 
rp,  d'un  corpo  santo  in  cassa  coperta  di 
broccato  con  galloni  d'oro,d'una  vaghis- 
si:Ha  casseltina  di  cristallo  sitialtato  con 
fiori  di  rilievo  e  piena  d'  /Jgiiiis  Dei  be- 
nedetti :  i  doni  in  bacili  d'argento  li  por- 
tarono il  ceremoniere  e  3  nobili  famigli 
del  cardinale  ,  ricevuti  dalla  regina  con 
sommo  piacere,ondeammise  al  bacio  del- 
la mano  i  prelati  e  ca*'alieri  della  lega- 
zione. Restato  vedovo  Filippo  V,  e  scella 
in  nuova  sposaElisabelta  Farnese  duches- 
sa di  Parma  e  Piacenza  (^'.), Clemente 
XI  volle  donarle  la"  rosa  d'  oro  e  congra- 
tularsi delle  regie  nozze; nel  17  i4  le  spe- 
dì per  legato  a  latcrc  il  cardinale  Ulisse 
Giuseppe  Gozzadini  vescovo  d' ImoLt 
(/^.),  il  quale  eseguì  la  legazione  nel  mo- 
do che  accennai  a  tali"  articoli.  Benedet- 
to XIII  rilenendo  l'arcivescovato  di  Be- 
nevento, che  avea  da  cardinale,  oltre  le 
tante  beneficenze  cui  fu  generoso  colla 
metropolitana,  nell'anno  santo  172 5  le 
donò  la  rosa  d'oro  benedetta,  cóme  nota 
Borgia,  Memorie  di  Benevento  par.  2,  p. 
3o6  :  aggiungerò  che  tuttora  si  conserva 
nel  suo  tesoro,  visitato  da  Pio  IX  (f'^.) 
nel  1849.  Abbiamo  dal  n.''i352del  Dia- 
rio diRoniade\i'ji6,  che  Benedetto  XII  l 
nella  domenica  IV  di  quaresima  benedV 
nella  sagrestia  o camera  de'paramenli  la 
rosa  d'oro,  e  la  fece  portare  nella  propin- 
qua cappella  Sistina  da  mg.^  de  Curolis 
chierico  di  camera  ;  indi  avendola  desti- 


i4o    ^  KOS 

naia  per  la  nictropolilaiia  di  Capua  ,  la 
consegnò  in  Piomu  a  rng.*"  Pizzangri  ve- 
scovo d'I  merla,  perchè  la  portasse  a  mg.** 
Nicolò  Michele  Abbati  vescovo  di  Carino- 
lo, deputalo  a  presentarla  al  cardinal  Ni- 
colò Caracciolo  arcivescovo  di  Capila,  àc- 
cio la  deponesse  in  della  sua  cattedrale, 
leggo  ne'n.i  i5i6  eiSig  del  Diario  di 
Roma  del  1727,  che  avendo  Benedetto 
Xlll  destinato  la  rosa  d'orò  di  tale  anno 
per  la  gran  principessa  vedova  di  Tosca- 
na d.  ViolanleBeatrice  di  Baviera^  dome- 
nica 20  aprileil  marchese  Ottavio  Rinal- 
do del  Bufalo  della  Valle  (generale  delle 
poste  pontificie.)  romano,  al  quale  come 
deputato  ablegato  pontifìcio  ,  per  questa 
solenne  funzione  fu  conceduto  l'abito 
prelatizio,  in  Firenze  dal  palazzo  del  nun- 
zio Pallavicino,  si  portò  colla  rosa  in  ma- 
no a  cavallo  in  mezzo  a  5  canonici  della 
cattedrale,  incappa,  ed  accompagnato  da 
5o  cavalieri  nobilmente  vestiti  e  caval- 
cando,nella  chiesa  de'domenicani  di  s.Ma* 
lia  Novella  decorosamente  parata,  e  po- 
sò sull'altare  maggiore  la  rosa.  Indi  ven- 
ne la  gran  principessa  con  gran  numero 
di  dame  e  cavalieri,  e  si  assise  in  trono. 
Il  vescovo  di  Fiesole  Strozzi  cantò  messa 
solenne  con  scelta  musica  con  due  cori  di 
1 5o  persone, oltre  5  organi.  MgJ  del  Bu- 
falo dopo  la  messa  si  condusse  al  trono 
della  gran  principessa,e  premesso  un  com- 
plimento, le  presentò  il  breve  apostolico, 
che  fece  leggere  al  segretario.  Poscia  tra- 
sferitasi all'altare  maggiore  lagran  prin- 
cipessa, s'inginocchiò  avanti  detto  vesco- 
vo sedente  da  un  lato,  e  da  lui  ricevè  la 
rosa  d'  oro,  che  consegnò  al  can.**  Bardi 
suo  coppiere  maggiore,  il  quale  la  portò 
nella  cavalcata  che  accompagnò  la  gran 
principessa  al  suo  palazzo.  Ira  le  salve  di 
artiglieria  delle  due  fortezze.  Ivi  nella  se- 
ra si  tenne  una  scelta  accademia  di  mu- 
sica e  di  poesia.  La  gran  principessa  re- 
galò al  marchese  del  Bufalo  una  cassetta 
conservizio  da  campagna  di  cioccolattie- 
va,  calTettiera  e  chicchere  d'argento  ,  ed 
altro  servizio  di  porcellane  fìue  legale  ia 


ROS 
oro,  il  tutto  del  valore  di  circa  800  scu- 
di. Il  citato  Parlkio,  nella  Rosa  aurea,  v'ì- 
porla  il  breve  pontificio,  Ja  risposta  della 
granduchessa  e  la  formola  dell'ablegato. 
Fu  perciò  stampata  la  Distinta  relazione 
ddla  solenne  funzione  seguita  in  Firen- 
ze in  occasione  di  essere  stata  presenta- 
ta la  rosa  doro  mandala  da  Sua  San- 
tità air  A.  R.  della  Serenissima  flolan- 
te  Beatrice  di  Baviera,  gran  principessa 
vedova  di  Toscana,  Firenze  i  728.  Ripor- 
ta Cancellieri  nel  Mercato,  p.  i3r,  che 
contemporaneamente  furono  presentate 
7  vaghissime  rose  d'argento  adaltrettan- 
iQ  dame  deHa  granduchessa,  in  nome  del 
p.  m.  fr.  Salvatore  Ascanio  domenicano, 
ministro  del  re  di  Spagna  presso  la  cor- 
te di  Toscana,  per  dimostrazione  di  sti- 
nga verso  la  granduchessa,  bramando  che 
quelle  dame  ornate  di  rose  le  facessero 
d' intorno  più  leggiadra  corona.  Trovo 
nella  Storia  ecclesiastica  di  Genova  del- 
l'ab.  Semeria,p.io3, che  Benedetto  XIII 
mandò  la  rosa  d'oro  benedetta  a  mg.'' Ni- 
colò dò  Franchi  del  suo  ordine  de'predi- 
calori,  da  lui  fatto  arcivescovo  di  Geno- 
va, per  questa  metropolitana,  ed  in  atte- 
stalo di  grata  riconoscenza  al  di  luì  zio 
p.  Giulio  Vincenzo  Gentili,  che  in  Bolo- 
gna l'avea  vestilo  dell'abito  di  s.  Dome- 
nico (  altri  dicono  in  Venezia ,  piuttosto 
sarà  stalo  suo  maestro,  perchè  studiò  nel 
convento  di  Bologna  ,  o  vi  avrà  fatto  la 
professione  religiosa,  ovvero  può  darsi  che 
Gentili  gli  dasse  l'abito  in  Venezia).  Cle- 
mente XII  mandò  la  rosa  d'oro  benedet- 
ta nel  I  789  in  Firenze  all'arciducliessa  dì 
Austria  M.''  Teresa  figlia  dell'i raperato- 
re  Carlo  VI,  poi  regina  d'Ungheria  eim- 
peratrice. Giàdissi  che  Clemente  XII,  per 
essere  cieco ,  non  faceva  sagre  funzioni, 
tranne  qualche  rara  assistenza,  per  cui  la 
rosa  d'oro  la  benediceva  nelle  sue  stan- 
ze^ laonde  donata  la  suddetta,quando  mo- 
rì a' 6  febbraio  1740,  nella  sagrestia  pon- 
tificia non  eravi  rosa  d'oro,  mentre  la  se- 
de vacante  terminò  a' 17  agosto  con  l'e- 
lezione del  dotto  Benedetto  XIV,  chea- 


ROS 

gli  Ssellembiericevèillrlbiilo  tlella  Chi' 
nea  di  Carlo  di  Borbone  re  di  Napoli  e 
dì  Sicilia,  che  egualmente  per  la  sede  va- 
conte  non  avea  potuto  soddisfare.  Volen- 
do il  Papa  dare  una  dimostrazione  di  pa- 
terno ad'elto  alla  regina  Maria  Amalia  di 
Sassonia,  moglie  di  detto  monarca,  con  i-. 
straordinaria  e  singolare  determinazione, 
nel  i.°  giovedì  di  ottobre  nella  cappella 
segreta  estiva  del  palazzo  Quirinale,  dopo 
aver  celebrato  la  messa  benedl  la  rosa 
d'oro  col  consueto  rito,  ad  onta  che  sem- 
pre erasi  falla  la  funzione  nella  IV  do- 
menica di  quaresima;  quindi  nominòab- 
Jegato  apostolico  mg/  Pasquale  Acqua- 
viva  suo  cameriere  segreto  d'onore  e  ni- 
pote del  cardinal  Acquaviva  incaricalodi 
affari  del  nominato  monarca  presso  la  s. 
Sede,  per  farne  la  presentazione.  Questa 
fu  ritardata  pel  parto  della  regina  che  die 
alla  luce  una  principessa  reale,  che  a'ig 
novembre  festa  dì  S.Elisabetta  e  della  ma- 
dre del  re,  la  battezzò  ilnunzioSimonet- 
tì  arcivescovo  di  Nicosia,  e  fece  da  padri- 
no Filippo  V  re  di  Spagna  padre  del  re, 
rappresentato  dal  medesimo  cardinal  Ac- 
quaviva. A  questa  magnifica  funzione  ai 
24successe  l'altra  della  presentazione  del- 
la rosa  d'oro  nella  real  cappella  del  pa- 
lazzo, e  riuscì  non  meno  decorosa  e  splen- 
dida, anche  per  ricorrere  l'anniveisario 
della  nascila  della  maestà  sua.  Portata 
la  rosa  da  mg."^  Acquaviva,  lo  zio  cardi- 
nale la  consegnò  alla  regina  in  nomadi 
Benedetto  XIV  col  solilo  ceremoniale. 
Tutto  ricavai  dai  n.i  36i4,  BGiy  e  3643 
del  Diario  di  Romaàt\  i  740.  Inoltre  Be- 
nedetto XIV  per  ulterior  pegno  di  sincero 
alletto  verso  il  capitolodella  metropolita- 
na di  Bologna  sua  patria,  di  cui  era  stato 
arcivescovo,  gl'indirizzo  la  celel)re  lette- 
ra, Quarta  verlentiSyòti^m^vzoi'jSi, 
per  accompagnare  iJ  sagro  donativo  del- 
ia rosa  d'oro  da  lui  benedetta  nella  do- 
menica Laetare  dello  stesso  anno,  in  cui, 
essendo  piena  di  ecclesiastica  erudizione, 
rimarcai  che  tacque  la  variazione  da  luì 
operata  nel  tempo  e  nel  giorno  della  be- 


KOS  14, 

nedizione,  per  quella  della  regina  delle 
due  Sicilie.  Elesse  portatore  della  rosa  il 
nobile  concittadino  e  suo  cameriere  se- 
greto mg.**  Paolo  Zani,  colle  consuete  ì- 
slruzioni  per  adempire  l'  onorevolissima 
commissione.  Prescrisse  che  la  funzione 
si  facesse  nel  giorno  di  s.  Pietro  titolare 
della  metropohtana,echepoi  la  rosa  d'o- 
ro si  esponesse  ogni  anno  nella  IV  dome- 
nica di  quaresima  nell'altare  maggiore, 
nel  tempo  de' divini  ufGci. 

Clemente XIII ^valo  ai  veneziani  suoi 
concittadini  per  le  dimostrazioni  festive 
fatte  per  la  sua  esaltazione,  e  pegli  ono- 
ri conferiti  alla  sua  famiglia  Rezzonico 
(^.),  volle  donare  al  doge  Francesco  Lo- 
redano  lai.''  rosa  d'oro  da  lui  benedet- 
ta a'25  marzo  17:19,  in  memoria  di  che 
si  ristampò  l'opera  del  Baldassarri,  con 
molle  giunte,  e  con  un  intaglio  del  piedi- 
stallo e  della  rosa  sovraimpostavi.  Leggo 
pertanto  nel  n."  6546  del  Diario  di  Ro- 
ma del  i  j  5^.  »  Colle  lettere  di  Venezia 
si  è  avuto  ragguaglio  delle  solennità  ce- 
lebrate nell'occasione  di  ricevere  l'insigne 
donativo  della  rosa  d'  oro,  fatto  alla  se- 
renissima repubblica  dalla  Santità  di  N. 
S.  Clemente  Xin,  e  speditale  per  mg.'" 
Giuseppe  Firrao  napoletano  (poi  nunzio 
di  Venezia  e  cardinale),  uno  de'suoi  ca- 
merieri segreti  (soprannumerario), da  cui 
ne  fu  fatta  la  presentazione  alla  delta  sere- 
nissima repubblica  in  nome  della  Santi- 
tà sua,  nella seg'iente  maniera.  A'  1  7  mag- 
gio giorno  di  giovedì  arrivò  il  prelato  a 
Venezia,  eli  29  fu  presentalo  nell'eccel- 
lentissimo collegio  da  mg."^  nunzio  apo- 
slolfco  Antonio  Colonna  Ria  nei  fot  te,  do- 
ve fece  un'elegante  esposizione de'pater- 
ni  sentimenti  della  Beatitudine  sua  verso 
la  serenissima  patria  daLei  contraddistin- 
ta con  questo. dono  prima  d'ogni  altro 
principe.  Nel  giorno  de'3  giugno,  desti- 
nato a  questa  funzione,  andarono  4o  ec- 
cellentissimi senatori,  tra' quali  v'erano  i 
due  eccellentissimi  cavalieri  Z.  AlviseMo- 
cenigo  4  K.,e  Z.  Antonio  Diedo  K.,  con 
li  peatoni  alla  casa  di  dello  mg.*"  nunzio, 


l'i^.  ROS 

dove  unitisi  nell'Inlratla  con  esso  n>g/ 
nunzio  e  colsig.i'  Al)legato  entrarono  nei 
pealoni  e  trasferitisi  alla  cliiesa  di  s.  Mar- 
co, mg.'  nunzio  visi  trattenne  per  appa- 
rarsi alla  solennecelebrazione  della  mes- 
sa, essendo  mg  r  Firrao  con  la  compagnia 
degli  eccellentissimi  cavalieri  e  senatori 
frattanto  passato  nel  pubblico  palazzo, 
da  dove  colla  serenissima  Signoria  fatto 
regresso  alla  ducale  basilica  ,  fu  cantata 
nella  più  solenne  forma  la  messa,  al  ter- 
mine della  quale  fu  letto  il  breve  da  un 
circospetto  segretario  dell'eccellentissimo 
senato,  e  posto  il  faldistorio  sopra  l'alta- 
re, cui  sedendo  mg, r celebrante,  recitate 
le  parole  consuete  di  questa  funzione,  fece 
la  tradizione  della  rosa  d'oro  all'eccellen- 
lissimo  consigliere  V.  doge  ivi  genufles- 
so, non  ritrovandosi  il  serenissimo  Prin- 
cipe presente  percbè  indisposto.  Termi- 
nala la  funzione  ritornarono  tutti  al  du- 
cale palazzo,  dove  al  luogo  solito  si  con- 
gedarono mg.r  nunzio  e  l'Ablegato,  ac- 
compagnali dall'  applauso  di  numeroso 
popolo".  Ma  le  cinque  rose,  oltre  quella 
di  Alessandro  III  perita  nell'incendio  del 
i23o,  delle  quali  ho  parlato,  che  il  te- 
soro di  s.  Marco  si  pregiava  possedere  , 
in  un  con  altri  preziosissimi  oggetti,  spa- 
rirono fatalmente  dopo  la  cessazione  de! 
veneto  dominio.  ClemenleXIP^nfi\\'/'/o 
avendo  ristabilita  la  concordia  fra  la  cor- 
te romana,  e  Giuseppe  re  di  Portogallo 
(/^.),con  solei]nilà  si  portò  a'24  settem- 
bre alla  chiesa  de'  ss.  XII  Apostoli ,  già 
suo  titolo  cardinalizio, ove  ilcardinalCo- 
lonna  intuon?)  il  Te  Deiim  in  ringrazia- 
mento all'Altissimo  per  l'ottenuta  ricon- 
ciliazione delle  due  corti.  Quindi  nelle  o- 
re  pomeridiane  con  nobile  treno  il  Papa 
si  condusse  col  s.  collegio  alla  regia  chie- 
sa nazionale  di  S.Antonio, de'Porloghesi 
(che  descrissi  al  citatoarticolo),  nella  qua- 
le sino  dalla  mattina  era  esposto  il  ss.  Sa- 
gramento  con  magnifico  apparato.  Ivi  fat- 
ta orazione  coi  cardinali,  seguito  da  essi 
si  portò  in  sagrestia,  ed  assiso  su  ricco  tro- 
no, in  pegno  singolare  del  suo  paterno  a- 


ROS 
more  verso  il  monaica  della  nazionepor- 
toghese,  donò  a  quella  chiesa  la  rosa  d'o- 
ro ch'egli  per  la  i.^  volta  avea  solenne- 
mente benedetta  nella  domenica  X^e^fl- 
re  del  medesimo  anno,  la  quale  con  for- 
male consegna  fu  ricevuta  dal  cardinal 
Neri  M."  Corsini  ;7ro?e//ore  del  Portogal- 
lo e  di  detta  chiesa.  Nel  dì  seguente  là  ro- 
sa d'  oro  venne  portata  dal  clero  porto- 
ghese di  s.  Antonio  in  processione,  e  restò 
per  tutto  il  giorno  esposta  nell'altare  mag- 
giore, come  leggo  nel  portoghese  Novaes 
e  ne'  Diari  di  Roma.  Essendo  stato  poi 
rubato  sì  prezioso  dono,  e  desiderando  i 
portoghesi  vivamente  di  conservarne  la 
memoria,  fecero  farealtra  simile  rosa  d'o- 
ro, e  supplicarono  Pio  Via  benedirla.  Di- 
ce il  n.°  2010  del  Diario  di  Bontà  del 
1794,  che  il  Papa  essendo  convalescente 
a'3o  marzo  domenica  L.^e/rt/e  celebrò  la 
messa  nella  cappella  privata  del  Vatica- 
no, e  dopo  avere  ascoltata  quella  d'  un 
cappellano  segreto,  benedì  colle  prescritte 
ceremonie  la  rosa  d'oro  che  la  congrega- 
zione nazionaledella  regia  chiesa  avea  (at- 
to lavorare  in  sostituzione  dell*  involala 
da  molti  anni.  Terminata  la  funzione,  il 
Papa  ammiseal  bacio  del  piede  nella  stes- 
sa cappella  il  can."  Pereira  governatore 
della  chiesa  portoghese,  il  quale  in  nome 
di  tutta  la  nazione  Io  ringraziò  per  la  be- 
nigna condiscendenza  usata  con  essa.  A- 
vanti  di  questo  tempo  Pio  VI  avea  be- 
nedetto a  lire  rose  d'oro,  ed  anche  donate. 
Nel  1776  trasferendosi  in  Roma  da  Fi- 
renze Maria  Cristina  arciduchessa  d'Au- 
stria, col  duca  Alberto  di  Saxe-Tescheii 
luogotenente  del  regno  d'  Ungheria  suo 
marito,  per  visitare  Pio  VI  e  l'alma  cit- 
tà, il  Papa  non  solo  li  ricevè  con  indici- 
bileamorevolezza,  ma  per  distinzione  do- 
nò all'arciduchessa  la  rosa  d'oro  benedet- 
ta, come  accennai  nel  voi.  XLI,  p.  272. 
Aggiungerò, che  il  Papa  nel  ricevere  i  rea- 
li sposi  in  udienza  di  congedo  regalò  am- 
bedue di  preziose  corone  di  lapislazzuli 
legate  in  oro,  con  cammei  sagri  per  meda- 
glie contornati  di  brillanti  e  rubini,  con 


ROS 
breve  che  ne  dichiara  va  le  indulgenze,  fa» 
ttndo  dare  da  mg/  maestro  di  camera 
ai  personaggi  che  gH  acconipagnnvano, 
ahre  pregievoli  corone  legale  in  oro  con 
medaglie  simili.  Indi  il  maggiordomo  A  r- 
chinto  portò  nel  palazzo  di  Villa  Medi- 
ci la  rosa  d'oro  all'arciduchessa,  che  la  ri- 
cevècon  particolare  ossequio  e  gradimen- 
to. In  appresso  mg/  Avogadro  segreta- 
rio d'ambasciata  e  cameriere  segreto  par- 
tecipante di  Pio  VI  ,  in  nome  di  questi 
presentò  all'arciduchessa  ed  al  duca  con- 
sorte due  nobilissime  cassette  coi  corpi  di 
s.  Augusto  (nome  dell'elettore  di  Sasso- 
nia) e  di  s.  Cristina^  ed  altre  due  eguali 
con  Jgnus  Dei  benedetti;  un  quadro  di 
musaico  rappresentante  l'arco  di  Tito  con 
liellissima  cornice  di  metaliodoralo;  due 
quadri  d'arazzo, uno  esprimente  la  B.  Ver- 
gine col  Bambino  del  Cignani,  l'altro  s. 
Cecilia  del  Guercino,con  cornici  di  finis- 
simi intagli  dorati  ;  ed  una  cassa  con  le 
vedute  di  Roma  incise  da  tiranesi,  nobil- 
mente legate  ini 5  volumi,  oltre  altra  e- 
guale  colla  raccolta  de'rami  e  slampe  del- 
la calcografìa  camerale, riccamente  lega- 
le in  12  tomi.  De'regali  ricevuti  dai  due 
prelati  parlai  al  luogo  citato.  Della  rosa 
d'oro  donala  da  Pio  VI  nei  1780, con  al- 
tri regali, all'arciduca  Ferdinando  gover- 
natore generale  di  Milano  o  Lombardia 
austriaca,  ed  alla  consorte  M.^  Beatrice  di 
Modena,  presentata  la  i  .'dal  maggiordo- 
mo MancinforteSperelli,i  secondi  da  mg.^ 
Avogadro,  e  di  quanto  essi  riceverono,  ne 
trattai  nel  detto  voi.  XLI,  p.  l'ji.  Ivi  a 
p.  273  riportai  couìe  Pio  Vi  in  Roma  dal 
nipote  Braschi  niaggiordomo  fece  pre- 
sentare la  rosad'oro  nel  1 784  all'arcidu- 
chessa M.'  Amalia  sorella  di  Giuseppe  II 
e. moglie  del  duca  di  Parma  e  Piacenza 
Ferdinando,  e  diversi  donativi  per  mg.r 
Avogadro,  come  de'regali  che  riceverono 
i  due  prelati.  Nel  1791  si  recarono  in  Ro- 
ma per  assistere  alle  funzioni  sagre  della 
settimana  santa  il  re  delle  due  Sicilie  Fer- 
dinando IV,  colla  consorte  M.*^  Carolina 
d'  Austria,  incontrati  ai  confini  d'ordine 


ROS  j43 

di  Pio  VI,  ed  a  Viterbo  da  mg.^  maestro 
di  camera;  indi  nel  palazzo  Farnese  il  du- 
ca Braschi  nipote  del  Papa  fece  omaggio 
d'uno  sturione  di  i5olibbre,come  appren- 
do da'Dinri  di  Roma  del  i  79 1 ,  e  dal  n.** 
1704  quanto  qui  riproduco.  Dopo  che 
Pio  VI  fu  a  visitare  i  sovrani  in  detto  loro 
palazzo,  in  di  lui  nome  il  suo  concittadi- 
no ed  elemosiniere  mg.'  Bandì  arcivesco- 
vo d'Edessa,  in  luogo  del  maggiordomo 
Lancellotti  indisposto,  presentò  alla  regi- 
na la  rosa  d'oro  benedetta  chiusa  in  va- 
ga custodia  (così  Pio  VI  donò  3  rose  a  3 
arciduchesse  d'  Austria  e  sorelle),  ed  ac- 
compagnata da  pontificio  breve.Indi  mg.r 
Malo  cameriere  segreto  partecipante,  in- 
vece del  segretario  d'ambasciata  mg.r  A- 
vogadro  incomodato  di  salute,  offrì  al  re 
ed  alla  regina  4  quadri,  cioè  due  di  mu- 
saico rappresentanti  il  Tempio  di  Mi- 
nerva ed  il  Colosseo  con  eleganti  cornici 
di  metallo  dorato,  e  due  arazzi  esprimen- 
ti la  B.  Vergine  del  Carocci,  e  la  Madon- 
na col  Bambino  del  Cignani,  eseguiti  nel- 
la solita  fabbrica  dell'ospizio  apostolico 
che  que'sovrani  aveano  visitato,  con  va- 
ghe cornici  intagliate  e  dorate;  due  casse 
nobili  coi  corpi  de'ss.  Pacifico  e  Cristina 
martiri,  ed  altre  due  con  Jgnits  Dei  be- 
nedetti j  più  6  casse  con  tutte  le  opere  in- 
cise ch'erano  nella  calcografia  camerale, 
massime  del  Piranesi ,  il  tutto  somma- 
mente gradito  dai  due  reali  coniugi.  Nel 
congedarsi  poi  da  PioVl,ilre  ricevè  una 
preziosa  corona  di  lapislazzuli  legata  ino- 
ro, con  cammeo  per  medaglia  conlorna- 
lodibrillanli,colleeffigiedella  ss  Annun- 
ziata e  di  s.  Gennaro;  la  regina  una  co- 
rona di  superbissimi  niccoli  legata  pure 
in  oro,  con  cammeo  contornato  di  bril- 
lanti e  rappresentante  il  Salvatore,  e  la 
Croce:  al  nobile  seguilo  il  Papa  regalò  co- 
rone preziose  alla  cavaliera.  Splendidi  fu- 
rono i  doni  che  lasciarono  i  due  sovrani 
ai  principali  della  corte,  al  generale  delle 
poste  e  al  corriere  pontificio,  che  si  pos- 
sono leggere  a  p.  44  ^''  detto  Diario  :  so- 
lo dirò  che  mg.r  maggiordomo  ebbe  una 


i44  i^os 

scatola  (l'oro  smaltala,  con  giro  di  perle 
e  brillanli;  altra  mg.r  maestro  di  came- 
ra, con  cifra  e  contorno  di  brillanti;  altra 
mg.r  Malo  con  giro  di  perle,  ed  un  anel- 
lo con  smeraldo  contornato  di  brillanti; 
ed  a  mg.i'  elemosiniere  presenlatore  del- 
la rosa,  uno  croce  di  smeraldi  contorna - 
tadi  brillanti.  Dalle  mie  ricerche  falle  nel 
i835  sull'intiera  e  voluminosa  collezio- 
ne ò^' Diari  dì  Roma ^  nulla  registrai  sul- 
le rose  d'oro  benedette  da  Pio  VH,  se  non 
che  il  n.°  24  del  1 806,  riportando  la  be- 
nedizione di  quell'annOjOsserva:  "La  be- 
nedizione della  rosa  d'oro  fu  surrogata 
alle  Clirai'i  d'oro  e  d'argento  (lo  toccai  in 
principio  e  citai  il  mio  articolo,  anche  a 
schiarimento  dell'  asserto),  che  ne'tempi 
andati  solcano  i  sommi  Pontefici  inviare 
a  grandi  personaggi.  La  rosa  d'oro  in  lut- 
to il  tempo  della  solenne  messa  siede  so- 
pra l'altare a'piedi  della  Croce".  Nel  com- 
pilare la  biografìa  di  tal  Papa,  ne'  suoi 
storici  non  trovai  memorie  di  rose  d'oro 
da  lui  donate,  tranne  quella  regalala  in 
Roma  nel  1 8 19  all'imperatrice  d'Austria 
Carlotta  Augusta  di  Baviera,  avendo  de- 
scritto il  suo  soggiorno  in  Roma  e  quel- 
lo dell' imperatore  Francesco  I,  nel  voi. 
LUI,  p.  i64eseg.  All'articolo  Ricci  A,  de- 
scrivendo il  santuario  di  Golloro,  raccon- 
tai che  Carlo  IV  re  di  Spagna  donò  alla 
B.  Vergine  3  rose  d'oro,  che  avea  fatto 
benedUe  da  Pio  VII.  INVvoI.  XXXVIII, 
p.  64,  XLI,  p.  277,  narrai  come  in  Ro- 
ma nel  1825  Leone  XII  fece  presentare 
la  rosa  d'  oro  da  lui  benedetta,  alla  re- 
gina vedova  di  Sardegna  M.'  Teresa,  pel 
maggiordomo  Marazzani,ed  il  modo  con 
cui  questi  eseguì  l'onorevole  commissio- 
ne. DiceArtaud  nella  Storia  di  Leone XII, 
che  il  (tono  consislelle  in  una  grossa  ro- 
sa d'oro  massiccio,  mollo  aperta  e  con- 
tornata da  12  piccole  rose  egualmente  d'o- 
ro. Pio  /III  donò  neli83o  la  rosa  d'o- 
ro benedetta  alla  città  e  cattedrale  di  Cin- 
goli sua  patria,  eleggendo  ablegalo  apo- 
stolico il  concittadino  mg.r  Appignanesi 
vescovo  di  Rìpalr ansane ^  nel  modo  e  con 


ROS 

quelle parlicolaiità che  riportai  a  tali  ar- 
licolie  biografìa.  Gregorio  A/Vnel  i832 
regalala  rosa  d'oro  benedetta  alla  regina 
d'Ungheria  M."  Anna  poi  imperatrice,  di 
che  trattai  ne'vol.III,p,  i42,XXIX,p,2  io 
e  al  trove,non  meno  amabile  per  le  sue  vir- 
Ui,  che  rispettabile  per  la  sua  dignità.  Le 
perdile  delle  rose  d'oro  fatte  dalla  nobi- 
lissima città  di  Venezia, furono  compen- 
sale dal  bellunese  Gregorio  XVI  Cap- 
pellari  nel  1 833.  Considerando  questi  Til- 
lustre  Venezia  qual  seconda  sua  patria, 
per  avervi  in  tenera  età  professala  la  vo- 
cazione monastica  nel  celebre  monastero 
camaldolese  di  s.  Michele  di  Murano,  di 
cui  per  le  sue  rare  virtù  e  profonda  dot- 
trina divenne  abbate  di  governo,  quin- 
di fitto  lungo  e  piacevole  soggiorno,  ol- 
tre di  aver  decoralo  colla  s.  porpora  il 
patriarca  Jacopo  Manico,  co'brevi  Milli' 
miis  ad  Patria rchaleni  t.  Marci  (diretto 
al  paìv\avciì),Paternaecharitatii  (indiriz- 
zato all'ablegalo  apostolico)  de'5  ottobre 
1 833,  donò  la  rosa  da  lui  benedetta  nel- 
la domenica  Laetare  alla  patriarcale  e 
metropolitana  basilica  di  s.Marco,col  bre- 
ve Paternae  charilatis  affectns  [xi  octO' 
briSf  dice  la  minuta  originale  del  mede- 
simo), diretto  alle  dignità,  canonici  e  ca- 
pitolo della  medesima, del  seguente  teno- 
re. "  Sì  giusta  è  la  cagione  per  cui  da 
gran  tempo  rivolgevamo  nell'animo  di 
testimoniare  con  alcun  durevole  monu- 
mento la  nostra  benevolenza  verso  la  cit- 
tà di  Venezia  per  tanti  e  sì  grandi  tito- 
li insigne,  e  in  cui  fin  dai  primi  anni  te- 
nemmo il  corso  della  nostra  religiosa  e  let- 
teraria vita,  che  non  ci  permette  di  ricor- 
darcene più  oltre  senza  mettere  la  nostra 
deliberazione  in  elTelto.  Conoscendo  noi 
dunque,  che  lo  splendore  del  principal 
Tempio  ridonda  anche  in  decoro  della 
città  ,  mandiamo  a  codesta  basilica  pa- 
triarcale la  Rosa,  d'oro  che  nella  IV  do- 
menica di  quaresima  abbiamo  secondo  il 
rito  dedicata  ;  e  a  questo  intendimento 
r  abbiamo  spedila  al  diletto  figlio  mg.^ 
Pietro  Antonio  Pianton  nostra  prolono* 


ROS 

tarlo,  e  colle  nostre  apostoliche  lettere 
ablegato,  perchè  da  esso  la  riceviate.  Voi 
già  sapete  che  la  santità  del  mistero,  cui 
essa  ricorda,  è  significala  dal  solenne  ri- 
to, con  cui  nella  sua  dedicazione  l'ab- 
biamo unta  col  crisma  (  deve  dire  un- 
guento o  balsamo  :  nella  citata  minuta 
non  si  parla  di  crisma,  ma  di  solemni  be- 
nedicdonis  Rosae  ejusmodi  caeremonia 
a  Deo  supplices  poslulai'inius  :  tuttavol- 
ta  ancorché  nell'originale  vi  sia  la  paro- 
la chrisma  derivante  dal  greco,  essa  in 
questo  caso  viene  usata  ^ev  unclìo ,  un- 
2ioue,  tanto  nel  Forceliìni  spiegandosi  pel 
vocabolo  Chrisma^  come  nel  Du  Mortier, 
Eiymologiae  sacrae  graeco-latiiiae,  ove 
si  definisce  Chrisma,  iinguentuniy  iinclio) 
e  benedetta  coU'acqua,  per  rammentare 
il  buon  odore  di  Cristo,  cui  deono  tutti 
spirare,  e  massimamente  coloro,  i  quali,- 
addetti  alla  cura  delle  cose  divine,  uopo 
è  che  splendano  innanzi  agli  altri  per  a- 
zioni  e  costumi  composti  a  pietà  ed  a  giu- 
stizia, acciocché  così  si  risvegli  nel  popo- 
lo un  maggiore  e  più  intenso  studio  di 
religione.  Ciò  chiaramente  dimostra  an- 
che il  giorno  stabilito. alla  sua  dedicazio- 
ne; il  quale  appressandosi  le  pasquali  al- 
legrezze, ci  avvisa  di  dover  affrettare  la 
spirituale  nostra  risurrezione,  per  ralle- 
grarci con  esso  d'aver  felicemente  ripul- 
sala la  schiavitù  del  peccato.  E'  questo 
il  fiore  del  campo  secondo  il  linguaggio 
profetico,  e  il  fior  delle  rose  ne'giorui  di 
primavera,  cui  quest'aurea  Rosa  rappre- 
senta. Ma  di  qua  volge  l'  animo  al  soa- 
vissimo pensiero  di  quella  Rosa  eziandio 
che  da  Gerico  mandò  da  principio  fino 
al  cielo  il  suo  odore,  cioè  la  ss.  Vergine 
e  Madre  di  Dio  Maria,  la  quale  è  protet- 
trice e  sostegno  e  salutare  madre  di  co- 
desta città.  Questa  Rosa  adunque  insigne 
per  tanti  misteri,  e  di  cui  i  Pontefici  pre- 
sentar sogliono,  come  di  un  singoiar  do- 
no, oi  principi  i  più  benemeriti  di  que- 
st'apostolica sede,  o  le  chiese  e  le  città 
che  sono  loro  più  care,  e  che  anche  co- 
desta città  di  Venezia  ha  veduto  impar* 

VOL.  LIX. 


ROS  145 

tita  a'  suoi  dogi  Sebastiano  Zìanr,  Ago- 
slino  Rarbarigo,  Sebastiano  Venier,Ma- 
rino  Grimani  (  forse  il  Papa  gli  piacque 
nominarlo  in  vece  della  dogaressa  sua  mo- 
glie, e  forse  ommise  ricordare  il  doge  Lo- 
redano  perchè  effettivamente  come  im- 
pedito non  potè  ricever  quella  di  Cle- 
mente XI 11,  come  notai  di  sopra);  questa 
Rosa  appunto  noi  concediamo  con  pater- 
no affetto  a  codesta  sagra  patriarcale  e  cat- 
tedrale basilica,  non  solamente  come  un 
testimonio  della  nostra  benevolenza,  ma 
eziandio  come  un  pegno  dell'  aiuto  cele- 
ste, per  cui  abbiamo  a  rallegrarci,  che  co- 
desto popolo,  siccome  gli  pregammo  da 
Dio  nel  benedir  questa  Rosa,  sia  dalla  sua 
bontà  distinto,  e  dalla  sua  misericordia 
protetto.  Ed  acciocché  queste  cose  abbia- 
no piì^i  felice  compimento  e  più  pieno,  se- 
guendo gli  esempi  de'nostri  predecessori, 
schiudiamo  a  questo  fine  i  sagri  tesori  del- 
l'indulgenze, e  concediamo  in  vigore  del- 
la pienezza  dell'apostolica  podestà  plena- 
ria indulgenza  a  tutti  quelli  che  conve- 
nevolmente muniti  coi  sagramenti  della 
penitenza  e  dell'Eucaristia,  o  avranno  as- 
sistito alla  messa  solenne  che  si  celebrerà 
dopo  aver  esposto  pubblicamente  per  la 
prima  volta  nell'altar  maggiore  la  Rosa, 
o  almeno  saranno  andati  in  quel  gior- 
no a  pregare  in  essa  chiesa,  e  versando 
calde  preci  avranno  implorato  il  beni- 
gnissimo  aiuto  di  Dio  per  la  prosperità 
della  Chiesa  e  dello  stato.  Ed  acciocché  i 
detti  misteri  siano  richiamati  agli  occhi 
più  volte  in  ciascun  anno,  sarà  vostra  cu- 
ra, che  nella  IV  domenica  di  Quaresima, 
e  nelle  feste  di  Pasqua  di  Risurrezione, 
dell'Assunzione  della  R.V.  Maria,  e  final- 
mente di  s.  Marco  evangelista,  al  cui  no- 
me è  dedicato  codesto  tempio, sia  essa  col- 
locata nell'altar  principale.  Ci  promettia- 
mo poi.  con  ogni  fiducia  da  voi,  o  figli  di- 
letti, e  dal  popolo  intero,  che  vogliate  ren- 
derci di  buon  cuore  il  contraccambio  che 
solo  desideriamo  perla  nostra  benevolen- 
za verso  di  voi ,  cioè  che  secondo  i  desi- 
derii  e  la  preghiera  di  noi  e  del  piissimo 

IO 


i46  ROS 

Imperatore  e  Re,  fiorendo  di  ogni  genere 
di  virtù  rapprescntialea!  vero  hiRosa  pian- 
tata sopra  i  ruscelli  delle  acque,  che  in 
mezzo  ai  fiori  più  scelti  è  la  più  bella  a 
vedere,  e  la  più  gioconda  per  la  soavi- 
tà dell'olezzo.  Le  quali  cose  mentre  vi 
preghiamo  instantemente  daDio  ottimo 
massimo,  con  tutto  affetto  impartiamo  a 
voi  diletti  figli,  e  all'intero  popolo  vene- 
ziano, r  apostolica  benedizione  ".  11  ri- 
nomato, benemerito  e  valente  tipografo 
veneto  Giuseppe  A ntonelli,  siccome  caldo 
di  amore  patrio  e  di  divozione  verso  il  Pa- 
pa Gregorio  XVI,  per  sì  lieta  circostan- 
za, con  lodevole  intendimento  e  benefico 
scopo,  pubblicò  nell'islesso  anno  co'suoi 
bei  tipi  e  decorosamente,  la  traduzione 
tanto  del  breve  di  Gregorio  XVI,  che  del- 
l'erudita lettera  di  Benedetto  XIV,  sulla 
Rosa  d'oro,  in  uno  al  disegno  e  incisione 
della  bellissima  rosa  e  suo  ornato,  vaso  e 
basamento  che  la  sorregge,  di  quella  dal 
I .°  data  a  Venezia,  con  questo  titolo  :  Let- 
tera del  sommo  Pontefice  Benedetto  XI V 
al  capìtolo  e  canonici  della  metropolitana 
di  Bologna j  pubblicata  nella  faustissima 
circostanza  in  cui  la  Santità  di  Grego- 
rio XF /felicemente  regnante  decora  la 
patriarcale  e  metropolitana  di  Venezia 
della  Rosa  d'oro.  Le  qua  li  traduzioni  in  i- 
taliano  dedicò rAntonelliall'lllmoe  Rmo 
patriarcale  e  metropolitano  Capitolo  di 
Venezia ,  in  cui  dice  che  in  ciò  fu  consi- 
glialo dall'ablegato  apostolico  mg/  Pie- 
tro Pianlon,  abbate  mitrato  di  s.  Maria 
della  Misericordia  ,  prelato  domestico  e 
protonotario  apostolico;  rimarcando  poi, 
che  la  rosa  d'oro  di  Gregorio  XVI  sor- 
passa lutle  quelle  che  già  possedette  Ve- 
nezia, sia  per  ricchezza  che  per  leggiadria 
di  lavoro.  Ciò  confermò  l'aureo  epigram- 
ma latino  dell'eccellente  e  benemerito  li- 
turgico rev.  Biclich,  che  da  lui  po.i  volta- 
lo nel  nostro  idioma,  dice  così  :  Dalla  ra- 
pida potenza  dell'  igneo  elemento,  e  dal 
guerriero  furore  delle  passale  stagioni,  ra- 
pirci vedemmo  quanti  esistevano  di  bion- 
da Rosa  sagri  doni,  Gregorio  nullameno 


ROS 
ai  danni  ripara  dello  spoglialo  tesoro,glac- 
che  questa  sola  per  tutte  imporla  le  al- 
tre Rose.  Imperocché  il  foglioso  ramo 
del  rosaio  (sono  12  oltre  la  grande,  nel- 
le forme  non  minori  delle  naturali)  sorge 
da  un  vaso  che  posa  sopra  un  piedistal- 
lo di  forma  quadra  :  in  questo  sono  4  leo- 
ni alati,  alludenti  a  quello  di  s.  Marco,  a  - 
venti  in  mezzo  l'arma  del  Papa  quelli  che 
sono  di  fronte,  e  sulla  fascia  del  sottopo- 
sto zoccolo,  precisamente  sotto  allo  slem- 
ma, si  legge  questa  iscrizione:  Rosam  Au* 
ream  Mysterii  In.tignem- — Basillcae  Pa- 
triarcali s.  Marci — Gregorius  XFI  Pont. 
Max.  D.D. — An.  Domini  mdcccxxxi  11. 
Vari  emblemi  di  arredi  ecclesiastici  de- 
corano le  4  faccie  del  piedistallo,  essendo 
l'ornato  vaso  abbellito  di  decorazioni,  fo- 
gliami, rabeschi  e  da  una  targa  col  cap- 
pello e  3  stelle,  insegna  de'nobili  Cappel- 
lari  di  Belluno,  sovrastato  donde  nasce  il 
ramo  delle  rose,  da  due  colombe  intiere, 
siccome  parte  dello  stemma  camaldolese, 
il  quale  è  inquartato  nel  pontificio.  L'an- 
gelicopatriarca  cardinal  Monico,  che  Ve- 
nezia giustamente  ancor  deplora  ,  ai  ij 
febbraio  1834  con  quella  maschia  e  flui- 
da eloquenza  ch'eragli  sì  naturale,  pub- 
blicò colle  stampe  un  editto  o  lettera  pa- 
storale ,  che  leggo  diretta  al  clero  e  po- 
polo di  Venezia,  nella  quale  celebiando 
le  glorie  di  Gregorio  XVI  e  le  sue  mu- 
nificènze, per  quella  di  paterna  dilezione 
verso  Venezia  e  la  patriarcale  metropo- 
litana basilica  di  s.  Marco  nel  dono  della 
rosa  d'oro  benedetta,  questa  lodò  sia  per 
l'importanza  del  dono,  sia  pel  magistero 
dell'arte,  e  chiamò  regina  de'lìori.  Quin- 
di toccò  qualche  cosa  dell'antica  sua  ori- 
gine, della  pontifìcia  consuetudinedi do- 
narla, e  con  unzione  de'suoi  alti  misteri, 
come  della  simbolica  Rosa  della  Vergine 
immacolata  Maria  {Regina  sine  labe  ori' 
ginali  concepta)y  e  quale  felice  presagio 
dell'eterna  e  beata  delizia.  Manifestò  poi, 
che  Gregorio  XVI  vieppiù  impreziosì  il 
materiale  collo  spirituale  dono  dell'indul- 
genza plenaria,  da  lucrarsi  nel  giorno  di 


KOS 

sua  solenne  inaugurazione,  pel  quale  sta- 
bill  r  anniversario  della  consogiazione 
(non  si  può  dire,  per  quanto  provai  di  so- 
pra) della  rosa,  cioè  a'g  marzo  i834>  do- 
menica Laelare ,  colla  maggior  pompa 
possibile,  invitando  tulli  a  lucrarla,  e  ad 
impiegare  tutto  il  memorabile  giorno  in 
religiosa  esultanza  di  pietà  e  carità  fra- 
terna ,  e  non  con  dimostrazioni  di  alle- 
grezza profana  ,  come  espressamente  gli 
avea  inculcato  il  Papa,  nel  breve  a  lui  di- 
retto nell'istesso  giorno  che  fece  il  dona- 
tivo. 11  cav.  Mutiuelli,  Annali  delle  prò- 
vincie  venete^  p.  432  eseg.,  non  solo  pub- 
blicò i  3  menzionati  brevi,  ma  con  bel- 
le parole  riferisce  di  avere  mgJ  Pianlon 
ab  legato,  trasportato  processionalmenle 
e  con  molta  pompa  la  sagra  rosa,  dalla 
chiesa  di  s.  Moisè  alla  basilica  di  s.  Mar- 
co per  consegnarla  al  capitolo,  seguendo 
i  4  chierici  che  la  portavano,  e  che  per 
Venezia  fu  giorno  solenne,  di  gaudio  e  di 
gratitudine  verso  il  magnifico  donatore. 
]Ve'vol.XXXn,p.323,  L,  p.  i32,LlV, 
p.  277,  riportai  come  Gregorio  XVI  nel 
1842,  avendo  fatto  da  padrino  nel  batte- 
simo del  reale  duca  di  Èeja  Gio.  M."  Fer- 
nando Gregorio,  donò  la  rosa  d'oro  bene- 
detta alla  madre  regina  di  Portogallo  re- 
gnante Maria  II,  cui  la  presentò  l'ablega- 
to  mg7  Stefano  Vizzardelli  perciò  deco- 
rato con  ordine  equestre,  come  indicai 
nel  voi.  XXVII,  p.  286.  Il  Papa  che  re- 
gna Pio  IX  fece  da  padrino  al  battesimo 
della  real  principessa  M."  Pia  ,  nata  dai 
regnanti  re  e  regina  di  Sardegna, alla  qua- 
le fece  presentare  la  rosa  d'oro  benedet- 
ta, di  che  parlai  ne'vol.  L,  p.i32,  LUI, 
p.  193,  facendo daablegato  l'uditore  del- 
la nunziatura  mg.*"  Santucci.  Nel  1849 
a'7  agosto  Pio IX  nella  cattedraledi  Gae- 
ta battezzò  la  real  principessa  M.^  delle 
Grazie  Pia,  figlia  de' regnanti  monarchi 
delle  due  Sicilie,  re  Ferdinando  II  e  re-* 
gina  M.'  Teresa  d'Austria  (figlia  del  ce- 
lebre arciduca  Carlo,  di  cui  nel  voi.  LV, 
p.  63),  alla  quale  il  Papa  regalò  la  rosa 
d'oro  che  avea  benedetta  nel  precedente 


ROS  147 

anno  in  Roma  nella  domenica  Lattare^ 
come  accennai  ne'vol.  L,  p.  i32,  LUI,  p. 
214.  Aggiungerò  quanto  apprendo  dai 
n.i  54  e  61  del  Giornale  di  Roma  del 
1849.  Compreso  il  Papa  da  viva  ricono- 
scenza per  l'ospitale  e  splendidissima  ac- 
coglienza che  riceveva  dal  religiosissimo 
re  Ferdinando  II,  volle  rigenerare  al  sa- 
gro fonte  la  real  figlia  che  avea  dato  alla 
luce  l'eccelsa  jegina  sua  consorte,  cui  vo- 
lendo dare  una  religiosa  memoria  di  un 
avvenimento  di  tanta  soddisfazione  al  suo 
cuore,  dispose  di  offrirle  la  rosa  d'oro  be- 
nedetta, per  quella  avita  pietà  singolare 
che  in  essa  risplende  (mediante  il  breve 
ISihil  certe  ,  dato  nello  stesso  giorno  del 
battesimo  e  spedito  secondo  il  consueto 
dal  prelato  segretario  de'  brevi  ai  princi- 
pi ).  Per  tale  ceremonia  il  Papa  destioò 
a  suoablegato  Qìg.^  Giuseppe  Stella  ca- 
meriere segreto  partecipante  e  guardaro- 
ba, il  quale  munito  d'  analogo  breve  a- 
postolico  a'2  settembre  eseguì  il  distinto 
incarico.  A  tale  effetto  portatosi  nell'abi- 
tazione reale,nell'oratorio  privato  celebrò 
la  messa,  alla  quale  assisterono  il  re,  la 
regina  e  la  famiglia  reale,  inclusivamente 
alla  principessa  neonata. Sull'altare  ven- 
ne riposto  il  vaso  colla  pianta  di  rose  d'o- 
ro. Dopo  Vite  missa  est,  siederono  l'ab- 
legato  e  gli  augusti  personaggi,  fu  letto 
il  breve  della  legazione  fitta  da  sua  San- 
tità dell'ablegato  per  offrire  in  suo  nome 
la  rosa.  Indi  il  conte  Ludolf  lesse  il  bre- 
ve pontificio  persua  maestà  la  regina  M.* 
Teresa  ,  e  fu  consegnato  altro  analogo 
breve  al  re.  Sollevato  di  poi  il  vaso  dal- 
l'altare, l'augusta  sovrana  vi  pose  la  ma- 
no in  segno  di  sorreggerlo,  e  l'ablegato 
pronunziò  in  latino  il  seguente  discorso 
o  formola  ,  che  tradotta  nella  nostra  fa  - 
velia  ,  dice  così.  «  Prendi  la  Rosa  dalle 
nostre  mani,  la  quale  noi  ti  consegniamo 
per  ispeciale  commissione  a  noi  data  dal 
santissimo  Padre  in  Cristo  e  signor  nostro 
Pio  IX  per  divina  provvidenza  Papajpcr 
mezzo  della  quale  s'indica  il  gaudio  del- 
l'una e  dell'altra  Gerusalemme,  cioèdella 


i48  ROS 

Chiesa  Irionfante  e  militante,  per  cui  quel 
fiore  si  manifesta  bellissimo  a  tulli  i  fedeli 
cristiani,  essendo  il  gaudio  e  la  corona  di 
tutti  i  santi.  Accetti  la  Maestà  tua,  la  qua» 
le  secondo  il  secolo  è  nobile ,  potente  e 
fornita  di  molta  virtù,  da  Cristo  Signore, 
come  Rosa  piantala  sopra  ruscelli  di  ab- 
bondanti acque,  la  quale  grazia  per  sua 
infinita  clemenza  si  degni  concederti  Co- 
lui il  quale  è  Trino  e  Uno.pe'  secoli  dei 
secoli.  Così  sia  ".  Baciata  quindi  la  rosa 
dalla  regina,  Tablegalo  ficee  conoscere  per 
parte  del  Papa,  che  veniva  accordata  la 
indulgenza  plenaria  al  re,  alla  regina  e 
a  lutti  della  real  famiglia  ,  dopo  che  si 
fossero  confessati  e  comunicali.  Data  la 
benedizione  elettoTevangelofìnale,  mg.r 
ablegato  si  ritirò  presso  il  Papa.  Ecco  la 
descrizione  della  rosa  d'oro  donata  a  M.'* 
Teresa  regina  delle  due  Sicilie. »>  Questo 
fiore  sorge  da  un  vaso  che  posa  sopra  un 
piedistallo  d'argento  dorato,  di  forma  ot- 
tagona,  alto  centimetri  22  e  largo  io.  E' 
diviso  come  segue.  Plinto  sopra  cui  po- 
sano 4  pilastri  che  nel  mezzo  hanno  in  • 
cassato  un  ornato  di  bassorilievo  rappre- 
sentante rami  di  quercia  intrecciati  che 
sorgono  da  un  vaso.  Tra  i  detti  pilastri 
vi  sono4spartili,  tutti  contornati  da  una 
cornice  a  foglia,  che  racchiudononel  mez- 
zo lo  stemma  del  regnante  sommo  Pon- 
tefice Pio  IX;  nelle  due  parti  laterali  sa- 
gri trofei  in  bassorilievo,  e  nella  4«'  fac- 
ciata un  ornato  che  richiama  Taitroche 
circondalo  slemma  suddetto.  Sopra  la  ci- 
masa, ov'è  una  gola  parimente  oltagona, 
che  contiene  4  festoni  di  fiori  e  frutti  che 
vengono  a  vicenda  legati  da 4  maschero-* 
ni,  il  tutto  riportato  in  argento  dorato, 
posa  il  vaso  d'oro  alto  centimetri  26,6- 
sanamente  copiato  da  quello  elegantissi- 
mo di  porcellana  che  si  conserva  nella  bi- 
blioteca Valicana,donato  da  Carlo  X  re 
di  Francia aLeone XII (F.y.  i  due  mani- 
chi che  ai  lati  l'adornano  rappresentano 
un  pavone,  ed  il  lavoro  che  in  quello  è 
dipinto,  in  questi  è  eseguito  a  cesello.  Na- 
sce dal  vaso  un  ramo  di  rose  d'oro  alto 


ROS 
centimetri  46-  Le  rose  sono  1 3,  ed  in  quel- 
la di  mezzo  si  conserva  il  balsamo  ed  il 
muschio  che  il  santo  Padre  benedì  ". 

La  rosa  viene  chiamata  principe  e  re- 
gina, non  che  fenice  e  onore  de'fiori;  roc- 
chio, r  annunzio,  la  messaggiera  di  pri- 
mavera; la  porpora  e  il  sole  de'  campi, 
r  aura  de'  giardini  ,  ove  maestosamente 
pompeggia.  Sue  singolari  proprietà  sono, 
la  forma  elegante  e  bella,  onde  diletta  e 
riesce  grata  alla  vista,  anche  pel  colore 
ordinariamente  vermiglio;  il  fragrante  0- 
dore  che  ricrea,  il  sapore  che  conforta  e 
solleva.  Fiorisce  principalmente  nella  pri- 
mavera, nel  maggio  e  nel  giugno,  ed  e- 
ziandio  ogni  mese,essendovenedi  più  spe- 
cie e  colori.  Furono  lodale  le  rose  di  Mal- 
ta, dell'Indie,  della  Cina  e  di  Gerico  (P^.). 
Il  Terzi  nella  Siria  sagra  ricorda  che  la 
celebrò  Salomone  :  Quasi plantatio  rosa 
in  JericOj  e  ne'  suoi  cantici  la  paragona 
alla  sposa.  Le  rose  di  Gerico  dice  che  so- 
no prodotte  da  una  pianta  spinosa  simi- 
le al  primo;  nel  la  forma  e  grandezza  cor- 
rispondono al  fior  del  sambuco,  varian- 
do però  nell'odore  e  colore  per  essere 
fragrantissime  ;  sul  principio  vermiglia , 
diviene  indi  cerulea,  colle  fronde  alquan- 
to legnose,  le  quali  diseccandosi,  riten- 
gono l'istesso  odore  incorruttibile,  e  ba- 
gnate coll'acqua  si  riaprono.  Fu  la  rosa 
di  Gerico  paragonata  alla  verginità  del- 
la Immacolata  gran  Madre  di  Dio,  che 
appellasi  ne'libri  santi  \^Rosa  di  Gerico , 
e  che  è  pure  invocata  dalla  Chiesa  col  ti- 
tolo glorioso  di  Mistica  Rosa,  come  quel- 
la, checoll'odore  soavissimo  delle  sue  ra- 
re prerogati  ve,si  attrasse  le  ineffabili  com- 
piacenze dell'augustissimaTriade;  ripor- 
tandone le  testimonianze  de'ss.  Padri,  Sar- 
nelli  nelle  Lettere  eccl.  t.  7,  lett.  49  •  Isel- 
la rosa  di  Gerico.  La  rosa  essendo  anche 
simbolo  della  brevità  della  vita  e  della 
•fiagilità  umana,  per  la  sua  delicatezza  e 
pel  corto  tempo  in  cui  appassisce.  Ed  è 
perciò  che  furono  scolpite  sulle  lapidi  dei 
sepolcri  per  denotare  l'incertezza  del  vi- 
vere ,  o  quelli  che  morirono  in  fresca  e 


ROS 

tenera  eia.  T  romani  e  gli  ebrei  le  spar* 
gè  va  no  uè  Funerali^  F.)  sui  Sepolcri{  ^'.); 
e  molti  gentili  fecero  disposizioni  testa- 
mentarie perchè  nell'anniversario  di  loro 
morte  si  spargessero  ov*erano  sepolti.  Ci 
si  formarono  Ghirlande ,  Corone  (  F.)  per 
segnodi  festae  negli  sposalizi,  intreccian- 
dosi con  altri  Fiori  (F.).  Cartari  e  Ricci 
riportano  il  novero  dique'corpi  santi,  da 
cui  uscirono  rose  fresche  e  odorose,  altri 
per  virtù  divina  avendole  fatte  nascere 
nel  più  crudo  inverno,  come  di  tanti  si 
legge  nelle  loro  vite,  e  parlando  della  bea- 
la Rita  dissi  perchè  si  dispensano  rose 
nella  sua  festa.  A  Pentecoste  dichiarai 
perchè  chiamasi  Pasqua  Rosa  o  Dome- 
nica Rosata j  come  per  lo  spargimento  e 
dispensa  delle  rose  che  si  faceva  in  que- 
sto giorno,  per  adombrare  la  discesa  del- 
lo Spirito  santo.  Nel  voi.  IX,  p.  4o  nai'- 
rai  come  nella  domenica  precedente  si 
eseguiva  con  rose  rosse  dall'occhio  della 
Chiesa  di  s.  Maria  ad  Mariyres  (  F^.),  col  - 
l'intervento  del  Papa  che  vi  celebrava,  per 
cui  poi  ai  canonici  sono  ancora  in  coro 
dispensate  delle  rose  nella  festa  della  Pen- 
tecoste, cioè  venendo  benedette  in  sagre- 
stia dal  sagrestano,  ogni  canonico  trova 
al  suo  stallo  due  rose;  di  che  feci  memo- 
ria pure  a  Fiori,  come  di  quelli  che  dal- 
Talto  si  gettano  nella  basilica  Liberiana, 
insieme  a  rose  bianche,  nella  festa  di  s. 
Maria  della  Neve,  dalla  cupola  della  ma- 
gnifica cappella  Borghesiana,  e  prima  an- 
cora dai  forami  del  nobilissimo  soffitto  : 
si  spargevano  anche  nella  basilica  Late- 
ranense.  II  prelato  Agostino  Favoriti  gra- 
zioso poeta,  ma  di  genio  ben  diverso  da 
quelli  d'  Anacreonte  e  di  Virgilio  inna- 
morati delleroseede'rosai  di  Pesto,  come 
canonico  Liberiano  non  avrebbe  potuto 
assistere  allo  spargimento  delle  rose  bian- 
che ,  per  la  sua  invincibile  antipatia  al- 
l' odore  di  questo  flore.  Prima  di  lui  il 
cardinal  Oliviero  Caraffa^  decano  del  s. 
collegio  e  arcivescovo  di  Napoh,  ebbe  tale 
avversione  al  soave  olezzo  delle  rose,  che 
non  polendo  solhirne  la  fragranza,  nella 


»49 


ROS 

stagione  di  primavera  ali*  ingresso  delle 
sue  camere  teneva  persone  espressamente 
incaricate  di  esaminare  diligentemente 
che  ninno  si  presentasse  da  lui  con  rose 
o  in  veruna  maniera  ne  odorasse.  All'ar- 
ticolo Orsini  famiglia,  non  solo  parlai  del- 
la rosa  come  insegna  principale  di  essa, 
ma  dissi  perchè  s.  Leone  IX  ordinò  che 
ogni  anno  per  la  Pentecoste  si  benedisse 
una  rosa,  e  si  dasse  al  primario  barone 
di  tal  casa.  Alcuni  dissero  d'  oro  tal  ro- 
sa ,  altri  semplicemente  rosa  naturale; 
cosi  Cancellieri  nei  Possessi b.  p.  4^-  os- 
serva Cartari,  che  siccome  colle  rose  fu 
ornata  la  testa  de'capitani  vittoriosi,  tan- 
to fecero  i  romani  con  Primiano  e  Se- 
condino Orsini  nel  loro  ritornoin  Roma 
dopo  la  sconfitta  de'tusculani,  perlaqua- 
le si  può  vedere  Frascati.  11  p.  Menoc- 
chio,  Stiiore  1. 1 ,  centuria  2,  cap.9 1 ,  trat- 
ta: Se  avanti  il  peccato  d'Adamo  abbia 
Dio  creato  l'erbe  nocive  e  velenose,  e  se 
a  quel  tempo  le  rose  nascessero  senza  spi- 
ne; conclude  afiermativamente,  come  lo- 
ro  proprietà.  Alessio  Porri  pubblicòinRo. 
ma  nel  1 569  un  bel  Discorso  in  lode  del- 
la rosa  e  delle  sue  virtù. 

ROSALIA  (s.),  vergine.  Figlia  diSini- 
baldo  signore  diRoses  e  diQuisquina,di- 
scendenledalla famiglia  imperialedi  Car- 
lo Magno,  nacque  a  Palermo  in  Sicilia. 
Una  leggenda  la  dice  nipote  di  Gugliel- 
mo I  re  di  Sicilia,  e  di  meravigliosa  bel- 
lezza: di  questa  santa  riparlo  a  Palermo, 
ed  a  s.RosALiA  congregazione  di  monache. 
Fino  dalla  sua  gioventù,  disprezzando  le 
vanità  del  mondo,  ritirossi  in  una  grotta 
sul  monte  Pellegrino,  3  miglia  lungi  da 
Palermo.  Quivi  coll'austerità  della  peni- 
tenza, izoi  lavoro  delle  mani,  e  con  una 
continua  orazione,  si  consagrò  intiera- 
mente a  Dio.  Mori  nel  1 1 60,  e  le  sue  re* 
liquie furono  scoperte  nel  162 5,  nel  pon- 
tificato di  Urbano  VI  IL  La  Sicilia  attri- 
buì alla  prolezione  di  questa  santa  la  ces- 
sazione di  una  pestilenza,  che  in  quel  tem- 
po faceva  grandi  stragi.  La  sua  festa  si 
celebra  il  4  settembre. 


1 5o  KOS 

ROSALIA.  Sede  vescovile  di  Pisìdia 
nell'Asia  minore.  Al  presente  Rosalia, /Jo- 
salien j  è  un  titolo  vescovile  in  partibusj 
sotto  il  patriarcato  pure  inpartibusdì  Co- 
stantinopoli, che  Gregorio  XVI  nel  ^\\x- 
gnoi844<^<^"^*^^''  all'attuale  vicario  apo- 
stolico di  Tunisi,  dal  medesimo  Papa  no- 
minalo ,  mg.^  Fedele  Soler  da  Ferrara 
cappuccino  ,  il  quale  a'  29  settembre  di 
detto  anno  fu  consagrato  vescovo  dal  car- 
dinal Fransoni  prefetto  di  propaganda  /?• 
de,  nella  chiesa  della  congregazione  di  tal 
nome. 

ROSALIA (s.).Congregazione  di  nobili 
monache  istituita  in  Palermo,  sotto  l'in- 
vocazione di  s.  Rosalia  (^.).  Professava 
la  città  di  Palermo  (/^.)  particolar  divo- 
zione verso  s.  Rosalia  sua  protettrice,  n>a 
non  sapeva  ovegiacesseil  venerando  suo 
corpo,  il  quale  scoperto  nel  1 625,  con  so- 
lenne pompa  fu  trasferito  in  città,  la  qua- 
le essendoafflitta  dalla  pesle,ne  restòpron- 
tamente  libera,  e  con  essa  altri  luoghi  di 
Sicilia.  Pertanto  tra  le  altre,  concepì  un 
grande  amore  verso  la  santa,  d.  Marghe- 
rita del  Carretto  d'Aragona  de'conti  di 
Gagliano,  la  quale  ordinò  con  testamen- 
taria disposizione,si  fondasse  colle  sue  so- 
stanze un  monastero  di  donne  sotto  il  ti- 
tolo di  s.  Rosalia,  colla  regola  di  s.  Do- 
menico. Ma  poi  ad  istanza  di  d.  Alderano 
fratello  della  defunta  d.  Margherita,  Ur- 
bano Vili  con  sua  bolla  deli  634  gli  as- 
segnò  la  regola  di  s.  Benedetto.  11  p.  Ca- 
scini gesuita^  avendo  lasciato  nel  1 636 al- 
le monache  la  croce  di  lamina  cJ'argentOj 
della  forma  che  dicesi  patente,  che  fu  tro- 
vata sul  petto  di  s.  Rosalia,  Urbano  Vili 
concesse  alle  monache  di  usarrie  una  si- 
mile di  tela  bianca  sullo  scapolare  e  sul- 
la cocolla  nera,  corrispondente  al  petto, 
ad  usanza  degli  ordini  equestri  ;  indi  nel 
l638gli  mandò  i  due  abiti  monastici  da 
lui  benedetti  e  stabilì  la  clausura,  che  prin- 
cipiò ad  osservarsi  solo  nel  1 6^5,  venendo 
eletta  per  abbadessa  Maria  della  Croce, 
religiosa  di  singoiar  viilìi,  trasferita  dal 
monastero  benedettino  dell'Immacolata 


R  O  S 
Concezione  della  stessa  città  di  Palermo. 
Usano  le  monache  l'abito  proprio  delle 
religiose  benedettine  e  nero;  le  novizie  al- 
quanto differiscono  dalle  professe,  poiché 
queste,  oltre  la  tonaca  e  lo  scapolare,  han- 
no la  cocolla  pur  fregiala  di  detta  croce, 
il  soggolo,  il  velo  di  tela  in  testa  che  lor  di- 
scende sulle  spalle,  sopra  al  quale  aggiun- 
gono altro  velo  di  seta  nera, ed  usano  ca- 
micia di  lana  e  sandali  alti  5  dita;  mentre 
le  novizie  vestono  la  tonaca  nera,  e  lo  sca- 
polare più  stretto  e  corto  sino  alle  ginoc- 
chia, senza  la  croce,velo  di  tela  bianca  più 
lungo,  ed  i  medesimi  sandali  :  le  converse 
poi  vestono  tonaca  parimente  nera,  scapo- 
lare lungo, ma  senza  l'insegna  della  croce, 
con  soggolo  e  velo  del  capo  di  tela,  co'  san- 
dali. Le  costituzioni  di  queste  monache, 
come  il  loro  ceremoniale,  furono  pubbli- 
cate dal  p.  d.  Pietro  Antonio  Tornami  ra, 
decano  benedettino  cassinese.  La  loro  son- 
tuosa chipsa  fu  aperta  alla  pubblica  vene- 
razione neli  yog,  e  vi  professano  partico- 
lar divozione  al  ss.  Sagramento. Tratta  di 
esse  il  p.  Bonanni  nel  Catalogo  degli  or- 
dini equestri^  p.  1 35  eseg.,  riportando  le 
figure  della  monaca  nell'  abito  ordinario 
con  la  cocolla  monastica, quelle  della  no- 
vizia e  della  conversa. 

ROSAMIRANO,  Cardinale.  V.  Ste- 

FANO  ROSAMIRANO. 

ROSARIO  (SS.).  Rosariwn  sanclissi- 
munì.  Preghiera,  divozione,  festa  ed  isti- 
tuzioni che  ne  derivarono,  equestri,  di  so- 
dalizi e  religiose.  Fra  le  approvate  ora- 
zioni in  onore  della  B.  Vergine  Maria. 
(f'.),  le  più  celebri  e  stimabili  sono  l' U/Zì- 
zio  (f^^.)  detto  parilo  della  Madonna^  e 
il  ss.  Rosario,  così  dello  quasi  corona  di 
Rose  che  s'intessono  alla  medesima  Ma- 
dre di  Dio.  Inoltre  dicesi  rosario  qualun- 
que Corona  divozionale  (/^^.),  e  meglio 
le  corone  composte  dii5  poste,  e  quelle 
simili  corone  di  minuti  grani  che  si  ten- 
gono al  collo  con  piccola  medaglia  e  l'ef- 
ligie  della  B.VerginedelRosario,  la  quale 
si  suole  rappresentare  col  divin  Figlio  in 
braccio,  tenendo  ambedue  iu  mano  il  ss. 


ROS 
Rosario.  In  tale  articolo  dichiarai  di  che 
si  forma  e  compone  la  corona  divoziona- 
le,  la  quale  serve  a  numerare!  Paterno- 
ster e  VAve  Maria^  onde  facilitare  l'ese- 
cuzione di  pratiche  religiose,  principal* 
mente  per  la  pia  recita  del  s.  rosario  e 
suoi  dilìferenti  modi-,  essendo  il  rosario 
composto  di  1 5  decine  di  Ave  Maria  o 
Salutazione  Angelica  (  F.\  di  1 5  Pater 
noster  (F.\  e  di  i5  Gloria  Patri  (F.)j 
chiamandosi  posta  ogni  decina  di/^t'e/I/d  • 
n<2, meditandosi  prima  della  recita'di  cia- 
scuna uno  de'  1 5  misteri  di  cui  formasi  il 
rosario,  che  dividendosi  in  3  parti  ciascu- 
na composta  di  5  decine  d'imposte,  nella 
I  .'si  contemplanoi  misteri  Gaudiosi,  nel- 
la 2.*  i  Dolorosi,  nella  3."  i  Gloriosi,  i  quali 
misteri  comprendono  i  principali  tratti 
della  vita  tanto  diGesùCristo,che  della  sua 
àWmBi  31  adre  la  Madonna (F.):  ì  misteri 
gaudiosi  si  dicono  il  lunedì  e  giovedì,  i 
dolorosi  il  martedì  e  venerdì,  i  gloriosi  il 
mercordì  ,  sabba to  e  domenica.  Si  pre- 
mettono al  rosario  i  versetti  Deus  in  a- 
djulorium[F.) e  Gloria Patri^md'i  seguo- 
no quelle  Giaculatorie  {F.)  secondo  la 
propria  divozione;  quindi  si  considera  nel 
i.°  mistero  gaudioso  V  Annunzi  azione 
dell'  Angelo  alla  Beata  Vergine  che  do- 
vea  concepire  e  partorire  Gesù  Cristo 
(F.\  e  si  recitano  oltre  il  Pater  noster, 
1  o  Ave  Maria,  dopo  le  quali  il  Gloria 
Patri,  ripetendosi  le  giaculatorie,  e  ciò  si 
fa  ad  ogni  posta  delle  i5  che  compon- 
gono il  rosario.  Nel  2.°  mistero  gaudio- 
so  si  contempla  la  Visitazione  di  s.  E- 
lisahetta  alla  Madonna  ;  nel  3."  il  parto 
della  Vergine  nel  Presepio  o  nascita  di 
Gesò;  nel  4-°  la  Purificazione  della  B. 
Vergine,  e  \di  Presentazione  al  tempio  di 
Gesù;  nel  5.°  il  ritrovamento  di  Gesù  nel 
tempio  fra*  dottori.  Queste  5  poste  che 
chiama nsi  3.'  parte  di  rosario,colla  medi- 
tazione di  que'misteri  secondo  gl'indicati 
giorni  ,  viene  seguita  da  quelle  orazioni 
che  accennerò  dopo  i  misteri  gloriosi.  Nel 
1  .**  mistero  doloroso  si  contempla  Gesù 
uqW Orazione  dell'orto,  ove  cadde  in  a- 


ROS 


13 


gonia  e  sudò  Sangue j  nel  2."  Gesù  Fla- 
gellato ^WaiColonnajneX  3.  "Gesù  corona- 
to di  Spinej  nel  4-*'  Gesù  condannato  a 
morte  e  caricato  della  Croce;  nel  5.''Ge- 
sù  Crocefisso  sul  Calvario  alla  presenza 
di  sua  divina  Madre.  Neh. "mistero  glo- 
rioso si  contempla  la  gloriosa  Risurrezio- 
ne di  Gesù;  nel  2°  l'Ascensione  al  cielo 
di  Gesù  ;  nel  3."  la  discesa  dello  Spirito 
santo  nel  cenacolo  ;  nel  4°  V  Assunzione 
in  cielo  della  B.  Vergine;  nel  5.°  la  coro- 
nazione in  Paradiso  della  B.  Vergi  ne  Re- 
gina,  e  la  gloria  di  tutti  i  Santi.  Termi- 
nata la  recita  d'una  3.*  parte  del  rosario, 
di  duco  di  tutto  il  rosario,  si  dice  la  Salve 
Regina  {F.)^  terminata  la  quale  le  Lita- 
nie Lauretane  o  della  B.  Fergìne  Maria 
(F.),  che  si  sogliono  finire  coU'invocazio- 
ne,  Regina  sine  labe  originali  concepta, 
ora  prò  rtoZ>w,  seguita  dalla  triplice  reci- 
ta dell'  Agnus  Dei,  e  da  quella  del  Sub 
tuurn  praesidium  jco\  Fersetto,  Ora  prò 
nobis  sancta  Dei  genìtrixj  ed  il  Respon- 
soriOf  Utdigni  effidaniur proniissionibus 
Chrìsti:  Oremus  [F.),S\  termina  il  rosa- 
rio o  una  delle  sue  parli,  colla  triplice  io- 
vocazione  :  Regina  sacratissimi  Rosarii, 
ora  prò  nobis j  e  col  Nos  cuni  prole  pia^ 
benedicat  Firgo  Maria.  Amen.  Comu- 
nemente sì  dice  un  Pater,  Ave  e  Gloria 
in  onore  di  s.  Domenico  fondatore  del- 
l'insigne ordine  de  Predicatori  (F.),  cui 
si  attribuisce  questa  formola  di  Preghie- 
ra{F.)che  con  ragione  si  reputa  una  delle 
più  stimabili  perciòchein  essa  consiste  e 
per  l'uso  mirabilmente  propagato  e  uni- 
versale del  cristianesimo,  essendo  forse  la 
più  comune  delle  orazioni  vocali  che  si 
praticano  da'fedeli,  giacché  non  v'è  par- 
te del  mondo  ove  esistono  cattolici,  in  cui 
non  si  conosca  e  non  se  n'eseguisca  la  reci- 
ta: questa  certamente  colla  quotidiana  ri- 
petizione d'  una  3.^  parte  almeno,  richia- 
ma la  benedizione  di  Dio  e  la  protezione 
potentissima  della  B.  Vergine  nelle  fa- 
miglie che  l'eseguiscono.  L'eccellenza  del 
ss.  Rosario  si  comprende  dalla  stessa  di- 
chiarazione e  considerazione  de'i  5  pria» 


i52  ROS 

cipali  misteri  della  vita  di  Gesù  Cristo  e 
della  sua  ss.  MadrCjCome  dalla  recita  del 
Paler^  òcìVAve^  del  Gloria  ripetuta  tra 
l'uno  e  l'altro  mistero.  Dice  il  dòtto  ve- 
scovo di  Fiesole  mg.r  Bronzuoli,  IsLìtu- 
zioni  cattoliche^  sez.  38,  §  2.  »  Il  Rosario 
è  una  forraola  di  preghiereapprovata  dal- 
la Chiesa  in  onore  della  Vergine  madre 
di  Dio.  Conoscevasi  forse  avanti  l'epoca 
del  patriarca  s.  Domenico,  ma  in  seguito 
di  una  rivelazione  fattagli  (come  dissi  nel 
voi.  LV,  p.  82)  dalla  slessa  Vergine  cer- 
tamente, egli  fu  che  circa  il  1 202  mentre 
in  Francia  nella  provincia  di  Linguado- 
ca  faceva  orribile  strage  l'eresia  degli  Al- 
bigesij  lo  predicò  e  lo  propagò  con  gran- 
de zeloj  e  servì  di  difesa  e  di  trionfo  alla 
Chiesa  contro  gli  eretici  summentovati... 
Egli  è  perciò  un  compendio  ddV  Evan- 
gelo^  una  specie  d'istoria  della  vita,  pati- 
menti e  gloria  di  Gesù  Cristo,  e  riesce  u- 
tilissimo  per  imprimere  nella  mente  de- 
gl'idioti  un'idea  delle  verità  principali 
della  Religione.  Il  fine  per  cui  è  istituito, 
e  il  fruito  che  devesi  rilevare  da  chi  lo  C' 
seguisce,  è  di  crescere  in  amore  e  grati- 
tudine per  Gesù  Cristo  che  ci  ha  redenti, 
di  aramiraregli  esempi  di  sue  virtù  equel- 
li della  divina  sua  Madre,  e  di  essere  più 
solleciti  ad  imitarli;  d'invocare  con  fi- 
ducia Maria,  e  rendersi  maggiormente 
degni  della  sua  protezione".  Il  beneme- 
rito ab.  Butler  nella  vita  di  s.  Domenico, 
osserva  e  fa  considerare.  «  Duranti  le  sue 
missioni,  Domenico  istituì  la  celebre  di- 
vozione del  Rosario,  che  consiste  nel  re- 
citare i  5  volte  l'orazionedomenicale  e  1 5o 
la  salutazione  angelica,  e  che  ha  per  fine 
di  onorare  i  1 5  principali  misteri  del  Sal- 
vatore e  della  sua  ss.  Madre. Egli  cono* 
seca  tutta  l'eccellenza  di  queste  preghie- 
re. L'orazione  domenicale  contiene  in  ri- 
stretto tuttociòche  possiamo  domandare 
a  Dio  o  sperare  da  lui.  Recitandola  pra- 
tichiamo quelle  sublimi  virtù,  per  le  quali 
rendiamo  a  Dio  l'omaggio  de'nostri  cuo- 
ri. Colla  salutazione  angelica  lodiamo  e 
ringraziamo  Iddio  de'misteri  dell'incar* 


ROS 
nazione  e  della  redenzione  ,  che  sono  il 
principio  d'ogni  bene,  e  queste  lodi  sono 
espresse  colle  slesse  parole  dello  Spirito 
santo,  le  quali  tuttoché  indirizzate  alla 
Vergine  santa,  si  riferiscono  ben  più  al 
Figlio  di  lei,  cui  riconosciamo  come  unico 
principio  e  cagione  della  sua  e  della  nostra 
felicità.  Imploriamo  perciò  l'intercessione 
della  Madre  sì  pel  corso  che  pel  fine  di 
questa  vita;  e  per  eccitare  efficacemente 
la  sua  compassione  e  quelladel  Figliuolo 
suo  confessiamo  la  nostra  miseria  pren- 
dendo il  titolo  umiliante  di  pecca  tori. Que* 
ste  due  orazioni  sono  nel  rosario  dispo- 
ste per  colai  forma,  che  ci  rammentano 
l'istoria  della  vita  e  de'patimenti  di  Gesù 
Cristo ,  che  debbono  essere  il  continuo 
soggetto  delle  nostre  meditazioni.  Lodan- 
do Iddio  in  ciascun  mistero,  domandia- 
mo a  un  tempo  le  grazie  che  sono  neces- 
sarie e  a  noi  ed  al  prossimo  nostro.  Fra 
gli  albigesi,altri  ignoravano,  altri  bestem- 
miavano i  misteri  che  sono  il  fondamen- 
to della  religione.  Domenico  per  rime- 
diarea  questi  mali, chegli recavano  gran- 
de  afflizione,insegnò  ad  onorare  i  misteri 
con  un  metodo  facile  e  idoneo  ad  ogni 
sorte  di  persone.  I  più  illuminali  vi  tro- 
vano il  mezzo  di  elevarsi  alla  più  subli- 
me contemplazione,  e  di  produrre  degli 
atti  delle  più  eroiche  virtù.  Il  santo  in- 
trodusse poscia  lo  stesso  metodo  a  Bolo- 
gna, ed  in  altri  luoghi".  Ed  io  aggiun- 
gerò in  Roma  nella  Chiesadis.Sislo^y.), 
ove  il  santo  pe'suoi  religiosi  fondò  il  suo 
i.*' convento  dell'alma  città  e  abitò,  in- 
troducendovi l'efficacissima  divola  prati- 
ca del  santo  rosario,  ed  ivi  per  le  prime 
volte  lo  fece  recitare  pubblicamente  nel- 
la metropoli  del  cristianesimo,  come  pm* 
notai  nel  voi.  LV,  p.  8*6.  Nel  voi.  XII, 
p.  i44  raccontai,  come  nel  1600  s'intro- 
dusse prima  nel  chiostro,  poi  nel  1623 
nella  Chiesa  di  s.  Maria  sopra  Miner' 
va  (della  quale  anche  nel  voi.  XXXII, 
p.  275)  de'medesimi  domenicani,  la  re- 
cita del  rosario  a  due  cori  a  vicenda,  di 
uomini  e  donne.  Anche  Cercaslel  nella 


ROS 

Storia  del  cristianesimo  t.  i4,  n.°  338, 
allnbuisce  a  s.  Domenico  l'istituzione  del 
rosario,  per  implorare  la  protezione  pos- 
sente della  B.  Vergine  per  le  sue  fatiche, 
nelle  turbolenze  e  furiose  guerre  del  pae- 
se, in  cui  egli  predicava  per  la  conversio- 
ne degli  eretici  e  ulteriore  propagazione 
del  cristianesimo.  Approvarono  la  recita 
del  rosario  e  ne  riconobbero  istitutore  s. 
Domenico  molti  Papi,  come  Sisto  IV  nel 
1481  insieme  alle  confraternite  del  ss.  Ro- 
sai io,  Leone  X,  s.  Pio  V  che  tornò  a  con- 
fermare le  confralerniteerelle  sotto  il  det- 
to titolo  nel  1569  colla  bolla  Consueve- 
/7/«/,  Gregorio  Xlll,  Sisto  V,  Alessandro 
VII,  Innocenzo  XI,  Clemente  XI,  Bene- 
detto XIII,  ed  altri.  Si  possono  consul- 
tare gli  annalisti  Spendano  e  Bzovio,  al- 
l'an  no  1 2  1 3;  il  p.  Echard,  Bibliolh.  script. 
Old.  Praedicat.  1. 1,  p.  352,  t.  2,  p.  27  i. 
Tommaso  Vincenzo  Monegiia  nella  Dis' 
sertazione  deli'  origine  della  sagra  prece 
del  Rosario,  Roma  i  725.  Benedetto  XIV, 
Defestis  B.  Mariae  flrginis,  cap.  1 3;  De 
Canoniz.  Sanctorimi  lib.  4,  p3r.2,cap.  i  o. 
Inoltre  al  eitalo  articolo  Corona  divozio- 
KALEj  parlai  ancora  delle  differenti  opi- 
nioni che  si  hanno  sulla  sua  origine,  so- 
stituita dall'anlichità  per  quelli  che  non 
sapevano  leggere  e  tenere  a  memoria  il 
Salterio  (P\),  ed  in  luogo  delle  Ore  Ca- 
noniche (F.)  ai  religiosi  Laici  e  Conver- 
si {^F.).  Dichiarai  pure  che  il  metodo  di 
recitarci  5  decine  d'^ve  Maria^  col  Pa- 
ter noster  q  Gloria  Patri,  al  principio  e 
line  d'ognuna  di  esse,  in  memoria  dei 
principali  misteri  e  trionfi  di  Gesù  Cristo 
e  di  Maria  Vergine,  fu  ad  imitazione  dei 
1 5o  Salmi,  onde  il  rosario  fu  detto  il  Sal- 
terio della  ss.  Fergine,  e  si  deve  a  s.  Do- 
menico; dicendo  de'critici  che  ne  dubita- 
no, pe'motivi  che  riportai,  come  de'Bol- 
landisti,  ^c^^  Sane torum,  augusti  diei4; 
eMabillon,^c;^  Sanctorum  Ord.  Bened., 
praef.  ad  sàec.  V,  il  quale  è  d'  opinione, 
che  prima  di  s.  Domenico  fossero  i  mo- 
naci autori  della  divozione  del  rosario. 
Dissi  eziandio  delle  ^c/ie£i?/z/(?/ii  (r.)deU 


ROS  i53 

le  corone  e  rosari,  e  delle  Medaglie  bene- 
dette (/'.)che  vi  si  appendono,e  finalmen- 
te feci  la  descrizione  di  tutte  le  particola- 
ri Corone  divozionali ^  approvate  dalla 
Chiesa,  comedi  quelle  del  Signore,  di  s. 
Brigida,  de'VII  Dolori  della  B.  Vergine, 
dell'Immacolata  Concezione,  degli  Alti  di 
amore  verso  Iddio,  del  Sangue  prezioso, 
del  sagro  Cuor  di  Gesù,  delle  V  piaghe 
di  Gesù  Cristo,  delle  XII  Stelle,  e  di  tut- 
te notai  le  indulgenze  concesse  dai  Papi. 
Moltissime  sono  anche  le  indulgenze  par- 
ziali e  plenarie  concesse  dai  l^api,  a  chi 
recita  almeno  la  3.'  parte  del  rosario;  per- 
chè poi  riesca  grato  alla  Beata  Vergine, 
torni  a  merito  di  chi  lo  dice,  e  questi  ne 
conseguisca  l' indulgenza,  fa  d'uopo  che 
nel  tempo  della  recita,  la  mente  per  Io 
meno  virtualmente  attenda  ai  misteri  di 
Gesti  e  di  Maria,  o  in  generale  si  occu- 
pi di  pensieri  religiosi,  e  che  il  cuore  sia 
ad  essi  rivolto  con  santi  adetti.  Sisto  IV 
nel  1483  concesse  a  quelli  che  recitas- 
sero una  3.'  parte  di  rosario,  5  anni  e  5 
quarantene  d' indulgenza,  la  quale  fu  iti 
seguito  ampliata  da  Leone  X,  s.  Pio  V 
domenicano,  Sisto  V  ,  e  Benedetto  XII[ 
pur  domenicano.  Nella  Raccolta  di  ora  - 
zioniper  le  quali  sono  state  concedute  dai 
sommi  Pontefici  le  s.  Indulgenze,  e  che 
si  pubblica  in  R.oma  coli'  approvazione 
della  s.  congregazione deU'indulgenze,pel 
Rosario  si  legge.«  Il  fondatore  dell'ordine 
religioso  de'predicatori  s.  Domenico,  per 
fare  argine  all'  eresia  degli  albigesi ,  che 
a'suoi  tempi  infestavano  i  popoli  special- 
mente della  Francia,  per  rivelazione  avu- 
ta della  B.  Vergine,  a  cui  per  tale  ogget- 
to avea  ricorso,  circa  l'anno  1206  istituì 
ed  efficacemente  promulgò  la  divozione 
del  s.  Piosario;  e  nel  corso  di  più  secoli  se 
ne  videro  mirabili  successi  nel  cristianesi- 
mo. Ad  animare  i  fedeli  lutti  a  ricorrere 
spesso  a  Maria  ss.  con  tal  divozione,  Be- 
nedetto XIII  col  hveveSanctissinius,  dei 
i3  aprile  1726,  concede  a  tutti  quelli,  i 
quali  con  cuore  almeno  contrito  recile- 
raunoils.  Rosario  iatiero,  cioè  di  1 5  poste, 


j54  KOS 

ovvero  la  3."parte,  cioè  5  poste,  i  co  giorni 
iriudulgenza  per  ogni  Pater  nosler  e  per 
ogni  ^ve  Maria.  Se  poi  per  un  anno  uè 
recileiannoogni  giorno  almeno  la  3.^  par- 
te, confessali  e  comunicali  in  un  giorno 
ad  arbitrio  di  detto  anno,  concede  indul- 
genza plenaria;  quali  indulgenze  sono  per- 
petue, ed  anche  applicabili  aìDefimù.  Per 
il  conseguimento  di  tali  indulgenze  si  ri- 
chiede ,  che  li  rosari  sieno  benedetti  dai 
religiosi  dell'ordine  de'predicatori,  e  che 
iieliecilareil  s.  Rosario  si  vadariflelten- 
doai  misteri  della  Nascila,  Passione,  Mor- 
te, Risurrezione, ec.  di  N.  S.  Gesù  Cristo, 
secondo  il  decreto  della  s.  congregazione 
dell'indulgenze  de*  1 2  agosto  1 7  26,appro- 
vaio  dallo  stesso  Benedetto  XIII.  Peral- 
tro dichiarò  nella  sua  costituzione  Pre- 
fiosus,  de  26  maggio  '  727,  §  4>che  per  le 
persone  idiote  incapaci  della  considera- 
zione de' divini  misteri,  basta  che  reciti- 
no il  s.  Rosario  divotamenle  ". 

Festa  della  B.  Fcrgine  del  Rosario.  Per 
la  strepitosa  vittoria  riportata  dalle  ar- 
mi cristiane, pontificie,  venete  e  spagnuo- 
le  della  lega  cattolica,  nel  golfo  di  Lepanto 
a*7  ottobre  i  Sj  i  ,con  memorabile  disfalla 
de'turchi,  s.  Pio  V(F.)j  per  riconoscere 
questo  singoiar  favore  dalla  protezione 
della  B.  Vergine,  siccome  avvenuta  ap- 
punto nel  giorno  in  cui  la  confraternita 
del  Rosario  processionalmente  lo  recita  va, 
a  perpetua  memoria  Io  fece  inserire  nel 
Martirologio  romano,ordinòche  nelle  li- 
tanie della  B.  Vergine  si  aggiungesse  l'in- 
^oz^TÀoneAuxiliuni  Chris  ti  a  no  rum, e  pre- 
scrisse che  a'7  ottobre  si  celebrasse  la  festa 
della  B.  F ergine  della  littoria.  Gregorio 
XUI  che  gli  successe, ammirando  la  mo- 
destia del  predecessore,  il  quale  essendo 
stalo  domenicano,  non  avea  voluto  far 
menzione  del  s.  Rosario,  per  timore  che 
si  credesse  aver  egli  fatto  onore  piuttosto 
al  suo  ordine,  colla  bolla  Monet  Aposto- 
luSj  del  i.°  aprile  1578,  presso  ilMaffei, 
l^ita  di  s.  Pio  Vf  comandò  che  in  tulle 
le  chiese  dell'ordine  de'predicatori,  ed  in 
quelle  ove  fossero  istituite  confraternite 


ROS 
del  Rosario,  ove  però  fosse  altare  o  cap- 
pella dedicala  alla  B.  Vergine  del  Rosa- 
rio, nella  i.'*  domenica  d'ottobre,  che  fu 
il  giorno  del  trionfo  sugli  ottomani,  se  ne 
celebrasse  solenne  uffizio  di  9  lezioni  con 
rito  di  doppio  maggiore,  e  con  nuovo  no- 
me si  dicesse  Festa  della  B.  Vergine  dtl 
Rosario f  la  quale  non  volle  più  che  si  ce- 
lebrasse a*25  marzo,  giacche  nello  stabi  - 
lito  giorno  coincideva  la  processione  del 
ss.  Rosario,  Clemente  Vili  confermò  la 
festa,  e  la  fece  inserire  nel  Martirologio 
romano.  Clemente  X  ad  istanza  della  re- 
gina di  Spagna  Marianna,  con  breve  dei 
26  settembre  1 67 1 ,  concesse  lo  slesso  uf- 
fizio per  le  Spagne  a  tulli  gli  ecclesiastici, 
comechè  non  servissero  a  chiesa  ove  fosse 
cappella  del  Rosario,  la  qual  permissione 
fu  da  poi  accordala  ed  eslesa  dallas.  con- 
gregazione de'riti  a  diverse  altre  diocesi. 
Ad  Innocenzo  XII  supplicò  l'imperalore 
Leopoldo  I  (come  quello  che  ripeteva  la 
liberazione  di  Vienna,assediata  da'lurchi, 
dal  patrocinio  della  B.  Vergine,  onde  In- 
nocenzo XI  avea  istituita  la  festa  deliVb/«e 
di  Maria,  V.  )  che  tale  uffizio  e  messa 
si  estendesse  a  tutta  la  chiesa  cattolica;  ma 
avendo  la  morte  del  Papa  impedito  l'ap- 
provazione del  rescritto  già  decretato  dal- 
la congregazione  de'riti,  il  successore  Cle- 
mente XI  tardò  a  confermarlo.  Però  a 
motivo  d'altra  vittoria  riportala  sui  tur- 
chi dall'imperatore  Carlo  VI,  nel  1716  a 
Temeswar  o  Csanad  a'5  agosto,  preci- 
samente nel  giorno  della  Madonna  della 
Neve,  in  cui  i  confratelli  del  Rosario  face- 
vano una  loro  processione,  e  per  la  libe- 
razione dall'  assedio  di  Corfìi  abbando- 
nato dai  turchi  nella  8.'  dell'  Assunzio- 
ne della  Beata  Vergine,  vedendosi  ma- 
nifesto il  patrocinio  speciale  della  Beata 
Vergine,  mossero  finalmente  l'animo  di 
Clemente  XI,  con  decreto  presso  il  l.  8 
del  Bidl.  Magno,  ad  accordare  ai  3  ot- 
tobre  dell'istesso  anno  a  tutto  il  cristia- 
nesimo, per  la  I.' domenica  d'ottobre  la 
festa  della  B.  Vergine  del  Rosario  con  l'uf- 
fizio e  messa, con  rito  di  doppio  maggio- 


ROS 

re.  Dopo  di  queste  concessioni,  si  legge- 
vano le  a.*  lezioni  dell'uffizio  del  sermo- 
ne di  s.  Agostino  accomodate  alla  solen- 
nità del  ss.  Rosario,  ma  non  si  faceva  al* 
cuna  menzione  dell'istituita  festa;  laonde 
BenedettoXIII,  tolto  il  titolodel  sermone 
di  s.  Agostino,  fece  comporre  nuove  le- 
zioni pel  2.°  notturno,  le  quali  approvate 
dalla  congregazione  de'riti  a' io  marzo 
1725,  il  Papa  le  confermò  a' 19  e  deb- 
bono recitarsi  da  lutti  gli  obbligati  alle 
ore  canoniche,  per  averle  fatte  inserire 
nel  Breviario  romano.  Tanto  ricavai  dal 
JVovaes,  nella  Storia  de'Papi  ricordati;  e 
da  IZaccaria,D/5'5er^ecc/.diss.5,sulle  feste 
istituite  ad  onore  della  B.  Vergine.  Olim- 
pio Ricci,  De' giubilei  universali  a  p.  i  o  i 
riferisce,  che  Gregorio  XIII  ordinò  anco- 
ra, che  ogni  I.' domenica  di  ottobre  si  fa- 
cesse la  solenne  processione  della  B.  Ver- 
gine del  Rosario,  nella  chiesa  primaria 
dell'ordine  domenicano,  di  s.  Maria  sopra 
Minerva  di  Roma,  la  quale  tuttora  si  ce- 
lebra con  fervore.  In  questa  insigne  chie- 
sa si  celebra  la  festa  del  ss.  Rosario  so- 
lennemente e  con  8.^  tenendosi  esposta 
una  grandiosa  macchina  nobilmente  do- 
rata,con  divota  ebellissima  figura  in  ista- 
lua  rappresentante  la  B.  Vergine  del  Ro- 
sario sorreggendo  in  braccio  il  divin  suo 
Figlio(queste  immagini  essendodelle  mo- 
nache domenicane  di  s.  Caterina  da  Sie- 
na, di  cui  parlai  nel  voi.  LV,  p.  i  o5,  con 
particolari  processionisi  portano  ogni  an- 
no per  la  festa  alla  chiesa  de'domenica- 
ni,  e  dopo  1'  8.^  si  restituiscono  alle  mo- 
nache), riccamente  vestiti  e  ornati;  ed  al- 
trettanto si  pratica  tanto  nelle  chiese  del- 
l'ordine, che  nelle  altre  in  cui  se  ne  ce- 
lebra la  festa,  portandosi  come  da  detta 
chiesa  di  Roma  la  macchina  in  proces- 
sione con  gran  copia  di  lumi,  e  gran  con- 
corso del  popolo  divoto.  Alcuni  Papi  si 
recarono  alla  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Mi- 
nerva a  venerare  la  B.  Vergine  nell'S.^  di 
sua  festa,  come  Innocenzo  XIII,  e  Bene- 
detto XI  li  anche  seguiva  la  processione. 
LeggoneldiaristaCeccoDÌ,aU'annoi73  5. 


ROS  i5> 

•j  Solennizzandosi  la  festa  de!  ss.  Rosario, 
Benedetto  XIII  verso  le  ore  2  i  si  portò 
in  forma  semipubblica  a  venerare  la  ss. 
Vergine  nella  chiesa  dis.  Maria  sopra  Mi- 
nervaj  de'rev.  pp.  domenicani,  ove  ter- 
minato il  vesperOjSi  diede  principio  alla 
solenne  processione  colla  solita  macchina, 
nella  quale  era  la  divotissima  statua  rap- 
presentante la  B.  Vergine  Maria,  col  suo 
divin  Figlio  in  braccio  ess.  Rosario  in  ma- 
no. Andavano  in  essa  processione  lutti  i 
religiosi  dis.  Domenico,accompagnati  da 
un  infinitoconcorsodi  popolo  d'ogni  qua- 
lità e  sesso,  che  recitava  assieme  con  quei 
padri  divotamente  e  ad  alta  voce  il  ss.  Ro- 
sario; essendosi  dal  sommo  Pontefiqe  este- 
sa per  questa  sol  volta  la  solita  indulgen- 
za plenaria,  conceduta  a'fralelli  e  sorelle 
del  ss.  Rosario,  ancora  a  tulli  i  fedeli  che 
pentiti, confessati  e  comunicati, avessero 
accompagnalo  la  detta  processione; ed  in 
ultimo  dopo  la  macchina  si  vedeva  con 
esemplarissima  umiltà  e  divozione  (ser- 
vito dalTeccmo  duca  di  Gravina  Orsini 
principe  del  soglio  pontificio  e  suo  nipo- 
te), il  nostro  ss.  Padre  a  piedi  con  torcia 
accesaecorona  in  mano,cheappoggialoal 
suo  bastoncello,  seguitava  la  delta  sagra 
statua  dellaRegina  del  cielo."Questa  pro- 
cessione si  fa  dappertutto,ed  anche  in  C<i5- 
slel Ganclolfojpev  cui  a  quell'articolo  no- 
tai i  Papi  che  la  seguirono.  In  detta  chie- 
sa per  tutta  l'S.^  si  fanno  diversi  pii  eser- 
cizi,oltre  la  recita  del  rosario  che  ha  luo- 
go in  lutto  l'anno,  sermoneggiandosi  in 
lutti  i  giorni,  ed  aggregandosi  alla  />^i- 
tuzione  delVora  del  ss.  Rosario,  chi  bra- 
ma ascriversi.  Obbligo  degli  ascritti  è  il 
fare  ogni  anno  dentro  della  8.  un'ora  d'o- 
razione e  recitare  in  ginocchioni  se  po- 
tranno tutto  il  ss.  Rosario.  Ne'primi  mi- 
steri Gaudiosi  pregheranno  per  quelli  che 
sono  in  peccalo  mortale;  ne'secondi  Do- 
lorosi, per  gli  agonizzanti;  ne'terzi  Glo- 
riosi, per  l'animedel  purgatorio.  Poi  diià 
le  litanie  della  B.  Vergine  per  tutti  i  fra- 
telli e  sorelle,  che  esercitano  questa  di- 
vozione. Qualora  per  infermità  non  si  pos- 


i56 


ROS 


sa  fare  l'ora  d'orazione,  si  può  commet- 
tere ad  altri;  in  morte  o  non  volendosi 
pitifar  l'ora, si  restituisce  la  polizza  d'ag- 
gregazione, annunziandosi  dal  puipitoes- 
servi  un'ora  vacante  per  trovare  chi  la 
prenda,  acciò  in  essa  non  sia  privata  di 
ìoiìe  la  B.  Vergine.  Alessandro  VII  a'i5 
gennaio  i663  concesse  indulgenza  ple- 
naria una  volta  l'anno  a  tutti  gli  ascritti, 
che  confessali  e  comunicali  reciteranno  il 
ss.  Rosario  nell'  ora  loro  assegnata,  colle 
solite  preghiere  pel  conseguimento  delle 
indulgenze: dipoi  Alessandro  VII  accordò 
di  potersi  applicare  all'anime  del  purga- 
Iorio,  dovendosi  però  recitare  altro  rosa- 
rio, ciò  che  confermarono  Innocenzo  XI 
nel  i685,  e  Clemente  XI  nel  lyoS.  Pio 
VII  col  breve  Ad  augendam^  de'iG  feb- 
braio 1808,  concesse  indulgenza  plena- 
ria, applicabile  all'anime  del  purgatorio, 
a  tutti  i  fedeli  die  confessati  e  comuni- 
cali, neir  ora  loro  assegnala  reciteranno 
divotamente  il  s.  Rosario  e  le  altre  preci. 
Questa  istituzione  e  aggregazione  è  pro- 
pagata per  tutto  il  mondo  cattolico;  al- 
trettanto dicasi  delle  confraternite,  mas- 
simamente ne'Iuoghi  ove  sono  chiese  e 
conventi  domenicani. 

Ad  Arciconfraternita  DEL  ss.  Rosario, 
eretta  canonicamente  nella  chiesa  di  s.Ma- 
ria  sopraMinerva, nella  cappella  ove  s.  An- 
tonino poi  arcivescovo  di  Firenze,  quan- 
do era  priore  del  propinquo  convento  vi 
collocò  il  corpo  di  s.  Caterina  da  Siena, 
istituita  nel  1481  da  Sisto  IV, la  dissi  con- 
fermata nel  [5^3  da  Clemente  VII;  che 
Gregorio  XIII  istituì  la  solenne  proces- 
sione; che  nel  iSyG  Gio.  Battista  Marini 
barone  di  Bomba  lasciò  un  fondo  per  do- 
tazioni, dovendosi  preferire  le  zitelle  del- 
l'isola di  Scio,  il  quale  in  progresso  au- 
raentatocon  altre  pie  lasci te,aniiualmente 
dal  sodalizio  sidistribuisconoa  zitelle  po- 
vere ed  oneste,  per  agevolarci  loro  mari- 
taggi o  monacazioni,  ed  ammantate  devo- 
no intervenire  allaprocessionesolenne;  e 
che  la  confraternita  celebrava  pure  altre 
processioni  nella  i.'domeaica  d'ogni  mese. 


ROS 

Aggiungerò  qualche  altra  notizia. Celebra 
solennemente  e  con  pompa  la  festa  del  ss. 
Rosario,  e  nella  processione  manda  il  suo 
stendardo  colla  immagine  della  B.  Ver- 
gine col  figlio  Gesìi  in  braccio,  adornata 
intorno  col  Rosario  o Salterio  della  Ma- 
donna ;  gode  molti  privilegi  e  indulgen- 
ze concesse  dai  Papi. Gli  ascritti  alle  con- 
fraternite del  s.  Rosario  in  qualsivoglia 
parte  del  mondo  e  canonicamente  erette, 
fruiscono  particolari  indulgenze,  recitan- 
do il  rosario  e  facendo  altre  opere  pie, 
come  si  apprende  dai  brevi  d'Innocenzo 
X.\,IViiper  prò  /7«rte,  de'3i  luglio  1679, 
e  di  Pio  VII,  Ad  augendafìij  ^ì-d  citalo. 
Quanto  alle  benefiche  dotazioni  del  so- 
dalizio di  Roma,  innanzi  le  vicende  che 
insorsero  nel  declinar  del  secolo  passato 
e  principio  del  corrente,  eransi  talmente 
a  u  mei  ita  te,  che  per  la  festa  se  ne  dispen- 
savano 20  da  scudi  20  l'una,  e  100  di 
scudi  3o.  Di  presente  le  doti  sono  dimi- 
nuite, e  tra  le  superstiti  vi  sono  quelle 
di  100  scudi  per  le  monacande,  e  chia- 
mate Giustiniane  dal  nome  del  benefico 
fondatore.  Del  sodalizio  romano  tratta- 
rono: Fanucci,  Operepìedi  Roma  p.22 1, 
e  P'mzzsiy  Eusevologio  romano^  trat.  6  , 
cap.  I  I.  Il  p. Boaanni  nel  Catalogo  degli 
ordini  equestri  e  militari  p.  74»  attribuì 
con  altri  autori,  e  collo  Scoonebeck,  a  s. 
Domenico  l'istituzione  dell'ordine  eque- 
stre o  religiosa  milizia,  sotto  il  titolo  di 
cavalieri  di  s.  Maria  del  Rosario^  cui  die- 
de per  divisa  una  croce  colle  estremità 
terminanti  in  giglio,  mezza  bianca  e  mez- 
za nera,  nella  forma  simile  a  quella  del - 
l'ordine  Costantiniano,  ma  in  luogo  del 
nome  di  Cristo,  nel  centro  d'un  ovato  pò  - 
se  l'immagine  della  B.  Verginecol  s.  Barn  • 
bino,  ambedue  in  atto  di  distribuire  il  s. 
Rosario,  come  vedesi  nella  figura  del  ca- 
valiere riportata  dal  p.  Bonanni,  il  quale 
crede  che  l'ordine  venisse  approvato  da 
Innocenzo  III, con  concessione  di  privile- 
gi, altri  pretendono  da  Onorio  III.  I  ca- 
valieri aveano  l'obbligo  di  guerreggiare 
contro  gli  albigesi,  e  recitare  il  rosario. 


ROS 

Aggiunge,  che  cessate  le  guerre  di  quel 
fanatici  e  crudelissimi  eretici,  si  mutò  l'or- 
dine in  sodalizio  e  confraternita,  propa* 
gandosi  per  tutto  il  mondo, onde  onorare 
la  B.  Vergine  colla  recita  del  rosario,  e 
implorare  la  sua  valida  assistenza  per  o* 
gni  bisogno.  Anche  il  p.  Andrea  Mendo 
narra  l'istituzione  d'altra  sagra  milizia  del 
Rosario  sotto  la  regola  di  s.  Domenico, 
fatta  da  Roderico  o  Federico  arcivescovo 
di  Toledo,  per  difendere  la  città  dai  mo- 
ri; ma  il  p.  Bonanni  repula  che  fosse  lo 
stesso  ordine  equestre  istituito  da  s.  Do- 
menico. Nondimeno  i  critici  ritengono  col 
p.  Helyot,  che  s.  Domenico  non  mai  isti- 
tuisse ordine  equestre  del  ss.  Rosario, ma 
piuttosto  per  tale  si  debbano  intendere  i 
crocesignati,  che  guidati  dal  valoroso  con- 
te Simone  di  Monforl  combatterono  gli 
albigesi  vittoriosamente.  Se  s.  Domenico 
istituì  gli  ordini  equestri  di  Gesù  Cristo 
o  Milizia  di  Gesù  Cristo ^  e  di  Gesìc  Cri- 
sto, s.  Domenico  e  s.  Pietro  martire^  si 
può  vederlo  in  quegli  articoli.  Inoltre  il 
p.  Bonanni,  Catalogo  degli  ordini  reli- 
giosi par.  3,  p.  28,  riporta  la  figura  della 
monaca  della  ss.  Vergine  del  Rosario,  e 
parladel  suo  istituto. Narra  adunque, che 
inPalmadiocesidiGirgenti,neli6ooven- 
ne  fondato  un  monastero  dai  Tomasi  du- 
chi di  Palma, col  titolo  della  ss.  Vergine 
del  Rosario.  In  esso  oltre  la  clausura  s'in- 
trodusse un  tenore  di  vita  molto  ritirato, 
ed  a  tale  effetto  furono  fabbricate  alcune 
celle  assai  remote  dal  monastero,  con  ora- 
torio e  giardino, nelle  quali  potessero  le 
monache  ritirarsi  8  giorni  dell'anno,  ed 
ivi  attendere  a  più  perfetta  unione  con 
Dio,  facendo  gli  esercizi  di  s.  Ignazio.  Al- 
cuni anni  dopo, crescendo  nelle  religiose 
il  fervore,  si  determinarono  alcune  di  se- 
pararsi affatto  dalle  altre,  e  coi  debiti  per- 
messi, colla  piefetta  e  una  conversa  nel 
1673  passarono  nel  detto  ntiro,  pren- 
dendo il  nome  di  Solitarie,  e  lasciando 
libere  due  celle  per  le  monache  che  aves- 
sero voluto  farvi  gli  esercizi  spirituali.  Si 
proposero  di  osservare  il  silenzio,  tranne 


ROS  iSy 

in  alcune  conferenze  spirituali; oltre  i  di  » 
giuni  soliti,  di  mortificarsi  con  peniten- 
ze, una  delle  quali  chiamarono  Rosario 
penitenziale ,  per  la  sua  durata  di  i5o 
giorni,  ne^quali  quelle  che  lo  volevano  fa- 
re,deposto  il  velo  nero  restavano  col  bian- 
co e  coronate  di  spine,  ricevendo  spesso 
pubbliche  correzioni  dalla  superiora;  ol- 
tre a  ciò  si  esercitavano  in  azioni  labo- 
riose e  umilianti,  e  per  lutto  quel  tempo 
restavano  privedelconfortode'sagramen- 
ti,  se  pure  talvolta  non  le  dispensava  il 
confessore.  La  loro  veste  era  nera,  ed  e- 
guale  all'abito  benedettino,  tenendo  per 
distintivo  sul  petto  l'immagine  dell'Im- 
macolata Concezione  con  Gesù  bambino, 
contornata  da  un  rosario,  ornato  cogli 
strumenti  della  passione  del  Signore.  Ai 
nostri  giorni  in  Avignone  la  pia  Maria 
Poulin  istituì  una  divozione  del  Rosario, 
intitolala  la  Congregazione  del  Rosario 
vivenle;ne  divenne  la  presidente,  e  colla 
protezione  e  zelo  del  cardinal  Lambru- 
schini  nel  i833  ottenne  quella  di  Gre- 
gorio XVI,  che  in  Roma  la  ricolmò,  in  u- 
no  airistituto,di  approvazione,  d'incoràg- 
gimenti  ,  di  grazie  spirituali  e  di  molle 
indulgenze.  L'istituto  è  diviso  in  associa- 
zioni dette  quindicine,  cioè  formate  cia- 
scuna di  i5individui,di  uomini  o  di  don- 
ne, diretti  da  un  sacerdote,  e  si  chiamano 
Rose.  Le  quali  persone  sono  unite  spiri- 
tualmente per  recitare  e  meditare  i  i5 
misteri  del  ss.  Rosario:  i  consiglieri  della 
congregazione  sono  preti,  e  si  denomina- 
no coltivatori  del  Rosario.  La  congrega- 
zione si  esercita  ancora  in  diverse  opere 
di  pietà  cristiana,  come  nell'adorazione 
perpetua  del  ss.  Sagramento,  nella  distri- 
buzione di  buoni  libri,  nel  soccorrere  le 
chiese,  onde  edificò  quella  di  Lauzanne, 
in  sostenere  i  pii  stabilimenti,  ec.  Mera- 
vigliosamente l'isliluzione  deìRosario  i'i- 
vente  si  propagò  per  tutte  le  parrocchie 
della  Francia,  principalmente,  oltre  Avi- 
gnone sua  culla,  in  Lione,  Grenoble,  Bel- 
lay,  s.  Claude,  per  l'impegno  de'rispettivi 
vescovi, con  parecchieceuliuaia  d'associa- 


i58  ROS 

zioni;  nella  Savoia  per  lo  zelo  delTarci- 
vescovo  tìi  Chainbery,  anzi  nello  stesso 
paese  di  Ferney,  già  famoso  soggiorno  di 
"Voltaire;e  persino  nella  capitale  dellaSco- 
zia  Edimburgo,  in  cu;  fu  eretta  unacap* 
pelia  sotto  l'invocazione  del  Rosario  w- 
icnle,avtn(.\ovì  contribuito  Carlo  Xquan- 
óo  vi  dimorava  colla  famiglia  reale  di 
Francia,  che  si  ascrisse  alla  congregazio- 
ne per  la  duchessa  di  Berry.  Questo  isti- 
tuto ha  prodotto  un  immenso  bene,  ed 
innumerabili  e  prodigiose  conversioni  di 
ostinali  peccatori,  per  le  benemerenze  del 
caldo  e  indefesso  zelo  deiristilutrice  Pou- 
lin.  Sul  ss.  Rosario  scrissero  molti,  ed  io 
riporterò  i  seguenti,  oltre  quelli  che  no- 
minai. Amidenio,  De  pi  età  le  romana  p. 
127.  Ippolito  Marracci,  Pro  Marianae 
Coronae  calculis  in  ecclesia  s.  Mariae 
in  Campi  le  Ili  asservatis.  Bernardo  Von- 
sandren,  De  Rosario,  sive  modoprecandi 
Ave  Maria  et  Pater  nosler  ad  calcnlos, 
1701.  Gio.  Michele  Cavalieri,  Giornale 
perpetuo  delle  indulgenze  del  ss.  Rosa- 
rio^ Napoli  1  745.  Tesoro  delle  grandezze 
del  ss.  Rosario^  Napoli  1 745.  Indulgence 
da  Saint  Rosaire,  par  le  p.  Francois  La- 
roffédomenicain,  1673.  Bullario  Domi- 
nicano:  de  Rosario  È.  M.  V.  Bovio,  Ro- 
sario della  ss.  F ergine,  con  la  contem- 
plazione de  XV  misteri  e  con  alcuni  e- 
sempi,  Roma  1734.  Luigi  di  Granata, 
Rosario  della  gloriosa  Vergine  Maria 
figurato,  con  le  meditazioni  di  Cicarelliy 
Venezia  1578,  Roma  i585.  Capoleone 
Ghelfuccì,  Rosario  della  Madonna, poe • 
ma jMxìano  1606.  P.  Filippo  Anfossi  do- 
menicano, Maniera  di  recitare  con  pro- 
fitto il  Rosario  di  Maria  ss.^  disposta  in 
9  brevi  sermoni,  Roma  18 14.  P.  Euge- 
nio Giacinto  Pozzo,  Eccellenza  del  ss. 
Rosario,  e  guida  pratica  onde  recitarlo 
secondo  il  vero  spirito  di  sua  prima  isti- 
tuzione ^  Messandvìa  1835.P.  De  Nardis, 
Le  piaghe  di  Gesìi  Cristo,  considerale  in 
i5  Misteri  del  Rosario, 'Roma  i83o. 

ROSARIO  Virgilio,  Cardinale.  DI 
Spoleto^  dottore  illustre  in  ambe  le  leggi, 


KOS 
fornito  di  singoiar  prudenza  e  virtb, por- 
tatosi in  Roma  fu  fatto  canonico  di  s.  Ma- 
ria ad  Martyres,  e  nel  i554  Giulio  III 
lo  fece  vescovo  d'Ischia,  indi  d'Adria,  e 
poi  arcivescovo  di  Manfredonia  secondo 
Ughelli,  ma  Cardella  afferma  che  tranne 
la  i.^,  delie  altre  chiese  non  fu  pastore. 
Nelle  diverse  cariche  conferitegli  avendo 
dato  indizio  di  severità  e  rigore,  incontrò 
il  genio  di  Paolol  V,chea'i  5  marzo  1 557 
Io  creò  cardinale  prete  di  s.  Simeone,  e 
Vicario  di  Roma  (/^.)j  quando  stabiFi  che 
questo  rilevante  uffizio  fosse  perpetua- 
mente unito  ad  un  cardinale,  onde  restò 
nel  s.  collegio,  come  apprendo  da  Novaes; 
quindi  con  altri  3  cardinali  fa  deputato 
a  giudicar  la  causa  del  celebre  cardinal 
Moroni.  Essendo  nel  palazzo  Vaticano, 
gli  si  ruppe  una  vena  in  petto,  ed  in  me- 
no d'un'ora  passò  all'altra  vita  neliSSg, 
in  età  di  60  anni  e  2  di  cardinalato.  Fu 
sepolto  nella  chiesa  di  s.  Maria  sopra  Mi- 
nerva, in  avello  di  marmo  bianco,  in  cui 
si  legge  semplice  iscrizione  póstavi  da  Fia  - 
vio  Rosario  suo  nipote. 

ROSCHILD  o  ROTHSCHILD,  Z?o- 
schildia.C'illh  vescovile  di  Danimarca  nel- 
l'isola di  Seeland,  ad  8  leghe  da  Cope- 
naghen, in  fondo  al  golfo  del  suo  nome. 
Vi  è  un  castello  reale,  bellissima  la  chie- 
sa già  cattedrale  che  appartenne  agli  a- 
goslinianijCon  capitolo  luterano,e  coi  se- 
polcri di  piti  re  e  di  diversi  personaggi 
celebri;  stabilimento  di  donzelle,  ospe- 
dale e  scuole.  Durante  una  parte  del  me- 
dio evo,  fu  la  capitale  del  regno  e  la  re- 
sidenza de'rc  danesi;  ma  dopo  che  si  tra- 
sferirono a  Copenaghen[V .),  la  città  sen- 
sibilmente decadde,  ed  oggi  è  la  2.'' del  la 
Seelandia  o  Zelandia.  Vi  fu  segnala  una 
pace  tra  la  Svezia  e  laDanimarca  nel  1 658. 
La  sede  vescovile  fu  eretta  nel  95o,  e  di- 
chiarala sulfraganea  di  Lunden.  Tra 'suoi 
vescovi  ricorderò  il  zelantissimo  s.  Gu- 
glielmo (V.)  inglese,  che  per4o  anni  edifi- 
cò colle  sue  viriti  la  Danimarca,  e  volò  al 
cielo  nel  i  067.  Finchèdurò  il  vescovato, 
Roschild  avea  un  crran  numero  di  belle 


ROS 

cliiese,  conventi  e  monasteri,  i  quali  col 
\escovato  flirono  soppressi  dopo  rintro* 
duzione  della  prelesa  riforma,  riunendo- 
si la  sede  a  quella  di  Copenaghen. 
ROSCO  Giorgio,  C^/'^wtìt/e./^.LiECH- 

TENSTEIN. 

ROSCOMMONoROSCOMAN.  Città 
d' Irlanda,  provincia  di  Connaught,  ca- 
poluogo di  contea  e  baronia  del  suo  no- 
me, a  ì6  leghe  da  Gaiway.  Di  alta  an- 
tichità, ha  un  castello  dei  1268.  Vi  fu 
tenuto  un  concilio  nel  1 158,  evi  vennero 
stabiliti  buoni  regolamenti  di  disciplina 
ecclesiastica.  Arduino  t.  6;  Angl.  t.  i. 

ROSEA,  r.  Rhoso. 

ROSEA U  [Eosensisj.  Città  con  resi- 
denza vescovile  dell'America  meridiona- 
le, capoluogo  dell'isola  della  Dominica, 
una  delle  piccole  Aniille  o  di  Barloven- 
lOj  sulla  costa  occidentale,  nella  parte  del 
sud.  Giace  sopra  una  punta  di  terra,  tra 
le  baie  di  Woodbridge  al  nord,ediCha^- 
lotievilIe  al  sud,  alla  foce  di  3  fiumi,  ed 
è  edificata  regolarmente,  colle  case  di  le- 
gno dipinte  di  fuori.  Ha  il  vantaggio  di 
comodo  porlo  e  buono,  con  considerabile 
arsenale.  Il  mercato  è  ben  provveduto, 
contando  più  di  5ooo  abitanti;  l'aria  vi 
è  calda,  ma  salubre;  la  terra  è  fertile  di 
tabacchi,  zuccari  e  buoni  frutti.  Come  no- 
tai ad  America,  il  discoprimento  di  que- 
st'isola lo  fece  Cristoforo  Colombo  a'3 
novembre  149^  i>3  giorno  di  domenica, 
per  cui  gliene  impose  il  nome.  Gl'indige- 
ni caraibi  che  l'abitavano,  originari  del- 
l'America  settentrionale  e  della  Florida, 
vi  conservarono  in  parte  l'antica  loro  re- 
ligione. In  seguito  gì'  indigeni  cedettero 
una  parte  della  cosla  ai  francesi,  sotto  i 
quali  Roseau  fu  più  popolata.  Sene  im- 
padronirono poi  gl'inglesi  nel  I  76 1  ,e  l'eb- 
bero in  pieno  dominio,  dopo  che  i  fran- 
cesi l'arsero  nel  1781,  pel  trattato  sti- 
pulato a  Versailles  de'3  settembre  1783, 
in  cui  fu  conclusa  la  pace  tra  l'Inghilter- 
ra, la  Francia,  la  Spagna  e  gli  Stali  Uni- 
ti. In  seguito  sotto  Napoleone  pali  due 
saccheggi,  perchè  gl'inglesi  sempre  con- 


ROS  1^9 

sidcrarono  l'isola  di  Dominica  come  di 
f^rande  importanza  per  la  sua  posizione 
fra  le  Antille  francesi,  sia  dal  lato  politico 
in  tempo  di  guerra,  che  da  quello  com- 
merciale in  tempo  di  pace:n'è  baluardo 
il  ragguardevole  forte  di  Cashacrou,  che 
trovasi  nell'estremità  meridionale  dell'i- 
sola. L'isola  con  Roseau  dipendeva  dal  vi- 
cariato apostolico  della  Trinità  nelle  An- 
tille inglesi,  e  quasi  tulli  gli  abitanti  sono 
cattolici,  con  poche  chiese  e  scarso  clero, 
secondo  le  ultime  recenti  notizie.  A  mi- 
gliorarne la  condizione,  il  regnante  Pio  IX 
a*3o  aprile  i85o  stabili  la  sede  vescovile 
di  Roseau,  la  dichiarò  suffraganea  di  Port 
d'EspagnCj  eielto  contemporaneamente 
in  arcivescovato,  e  per  i.°  vescovo  nomi- 
nò l'attuale  mg.*"  Michele  Monaghen. 

ROSELLI  Nicolò,  C^zr^m^/e.  Nacque 
in  Tarragona  nella  Catalogna  da  onesti 
genitori  nel  i3i4>  sotto  il  regno  d'Ara- 
gona, per  cui  fu  detto  volgarmente  il  car- 
dinal d'^ìrrgona.  In  verde  età  e  nel  1 327 
si  dedicò  al  servizio  di  Dio  nell'ordine  dei 
predicatori,  ove  col  suo  ingegno  e  pro- 
gresso negli  studi  fu  poi  capare  d'insegna- 
re le  filosofiche  e  teologiche  facoltà,  nelle 
cattedre  più  rispettabili  dell'ordine. Me- 
ritò quindi  d'essere  elettoprovincialed'A- 
ragona,  e  inquisitore  di  quel  regno,  dove 
scoprì  e  castigò  i  beguardi  eretici,  pur- 
gando con  incredibile  celerità  tutto  quel 
dominio  da  colai  riprovevole  setta.  Inno- 
cenzo Vlin  Avignonea'igdicembrei356 
lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Sisto,  sebbene 
assente.  Siccome  per  le  sue  virtù  e  dot- 
trina erasi  reso  caro  e  ben  accetto  a  Pietro 
IV  re  d'  Aragona,  questi  mal  soflrendo 
che  si  allontanasse  dal  suo  fianco  perpor- 
tarsi  in  Avignone  a  ricevere  il  cappello  e 
le  altre  insegne  cardinalizie,  avanzò  pre- 
murose istanze  al  Papa,  affinchè  vole<se 
degnarsi  di  rimettergli  il  cappello  cardi- 
nalizio in  Aragona.  Ma  Innocenzo  IV  ri- 
spose al  re,  che  avendo  sopra  tal  punto 
richiesto  il  parere  de'cardinali,  gli  avea 
trovati  uniformemente  contrari  al  di  lui 
desiderio.  Ne  perquesto  il  monarca  quia- 


i6o  KOS 

tandosi,  con  produire  l'esempio  del  car- 
dinal Pietro  Gomez,  a  cui  fu  mandato  il 
cappello  in  Francia;  gli  fu  risposto  dal 
Papa,  esservi  disparità  di  ragioni  tra  un 
caso  e  l'altro,  mentre  il  Gomez  era  stato 
inviato  dalla  s.  Sede  per  concludere  la 
pace  tra  Francia  e  Inghilterra,  e  colà  tro- 
-vavasi  in  servigio  della  medesima,  ragio- 
ne che  non  militava  in  favore  di  Rosei  li. 
Questi  si  distinse  colle  sue  opere,  le  prin- 
cipali delle  quali  sono:  Ada  fjus  inquisì- 
toris  in  Al  agonia  generalis.  Romanoriun 
Poniificuni  gesta j  da  s.  Leone  IX  a  Ce- 
lestino V,  opera  stimata  che  Muratori 
pubblicò  nel  t.  3,  p.  277  e  seg.  Rerum 
Jtal.  Script.  De  quadrupli  jurisdictione 
Ttomanae  Ecclesiae  in  regnuni  utriusque 
Siciliaey  riportato  nel  t.  i,  p.  468  da  Ba* 
luzio  nelle/1/ wce//rt/fee,  edizione  di  Lucca. 
Conimentariide  rebus  of'dinis.  Conwien- 
laril  in  Matlhaeunì.  Una  lettera  ed  un 
testamento.  Tranne  le  indicate,  le  altre 
restarono  mss.  Pieno  di  meriti  mori  in 
Majorca  nel  1 862,  d'anni  4^,6  fu  riposto 
dentroonorata  tomba,sopra laporta  mag- 
giore della  chiesa  del  suo  ordine.  Lasciò 
tutte  le  sue  suppellettili  ed  arredi  di  sua 
cappella  al  conventoomonasterodi  Mon- 
te Sion  di  Barcellona  da  lui  fondato,  e 
divise  la  scelta  e  copiosa  sua  biblioteca 
tra  diversi  conventi,  ai  quali  parimenti 
lasciò  somme  considerabili, per  compiere 
le  fabbriche  delle  loro  chiese  e  conventi. 
ROSiN AVIA  (Rosnavien).  Città  con  re- 
sidenza vescovile  in  Ungheria,  chiamata 
pure  Rosenau,  ed  in  islavo  /Jos^z^w^,  li- 
bera e  regia,  comitato  a  6  leghe  da  Gomor 
o  Goraer  capoluogo  della  contea  ouioni- 
ma,  marca  del  suo  nome,  e  sulla  sinistra 
del  Sajo  che  vi  riceve  un  fiumicello;  la 
marca  occupa  la  parte  settentrionale  del 
comitato.  La  cattedrale  è  antica  e  di  so- 
lida struttura;  è  sotto  l'invocazione  del- 
l'Assunzione di  Maria  Vergine,  col  balli- 
slerio,  essendo  l'episcopio,  buon  edifìcio, 
non  lungi  da  essa.  Il  capitolo  si  compone 
di  6  canonici,  4  de'qualì  sono  le  dignità 
dei  preposto,  lettore,  cantore  e  custode; 


KOS 
vi  sono  pure  due  stalli  pel  teologo  e  pel 
penitenziere; più, altri  i  2  preti  e  32  chie- 
rici pel  divino  servizio.  La  cura  delle  ani- 
me si  esercita  da  un  parroco,  assistito  da 
3  cooperatori.  Nella  città  non  vi  e  altra 
chiesa  parrocchiale,  bensì  esistono  il  con- 
vento de'francescanijil  ginnasio  con  7  ca- 
nonici regolari  premostratensi  per  l'istru- 
zione della  gioventù,  e  l'ospedale.  I  lute- 
rani vi  hanno  chiesa  e  liceo,  poiché  gli 
abitanti  sono  composti  di  tedeschi,  un- 
gheresi e  slavi,  cattolici  e  luterani.  Pos- 
siede alcune  manifatture  di  panni,  car- 
tiera, bel  purgo  di  tela,  e  bagni  d'acque 
minerali:  fìi  qualche  commercio  di  miele, 
cera,  grani,  vini,  frutti,  idromele.  Ne'din- 
lorni  sono  ricche  miniere  di  ferro,  rame, 
mercurio,  cinabro  e  antimonio.  Pio  VI 
ad  istanza  dell'imperatrice  regina  M.' Te- 
resa, vi  eresse  la  sede  vescovile  suffraga - 
nea  di  Agria  o  Eriau,  e  lo  è  tuttora,  di- 
smembrandone il  territorio  dall'arcive- 
scovo di  Strigonia,  mediante  l'autorità 
della  bolla  Apostolatus  officii^àe  i  Smar- 
zo 1 776,  Bull.  Rom.  cont.  t.  5,  p.  206  , 
concedendone  la  nomina  ai  sovrani  d'Un- 
gheria.Per  i.°  vescovo  preconizzò  nel  con- 
cistoro de'iGsettembre  1776  Antonio  de 
Revay  di  Szucian  diocesi  di  Strigonia,  Ira- 
slata  ndolo  da  Mela  in  parlibus^  come  ri- 
cavo dalle  annuali  Notizie  di  Roma,  in- 
sieme ai  seguenti  successori.  1780  Anto- 
nio Andrassay  di  Romanoba,  diocesi  di 
Slrigonia.Pio Vlldichiarò  nel  1 80 1 Fran- 
cesco Szanyi  di  Torna,  diocesi  di  Scepu- 
sio;  nel  1 8 14 Ladislao  de'conti  Esterha- 
zy  di  Sopronio  in  Ungheria.  Leone  XII 
nominò  nel  1825  Francesco  Laicsak  di 
Schemniz,  diocesi  di  Strigonia;  e  nel  1 828 
Giovanni  Scitowski  di  Bela. GregorioX  VI 
preconizzò  nel  1840  Domenico  de'conti 
Zichy  de  Vasonykeò  diVienna;e  neli  845 
mg.'^  Adalberto  de  Bartakocvis  di  Felsi 
Eleflinlh,  diocesi  di  Nitria.  Questi  venen- 
do a'3o  settembre  1 85p  dal  regnante  Pio 
IX  trasferito  alla  metropolitana  d'Agria, 
nel  medesimo  concistoro  vi  sostituì  l'o- 
dierno véscovo  rog.^  Stefano  Rollarcsik 


ROS 

<H  Zsel)falvii, diocesi  di  Cassovia,  cìiclove 
eia  canonico.  La  diocesi  è  ampia,  e  con- 
tiene g6  parrocchie:  ogni  nuovo  vescovo 
è  lassato  ne'libri  della  camera  apostolica 
in  fiorini  5no. 

ROSPIGLIOSI  FAMiGLiA.Nobilìssima 
e  romana,  oriunda  di  Pistoia  (/'.)  nella 
Toscana,  si  è  sempre  distinta  pe'molti  per- 
sonaggi illustri  che  ne  fìorirono,e  che  som- 
mi onori  recarono  alle  lettere,  alla  toga, 
alle  armi,  alle  ecclesiastiche  dignità,  ed 
agli  ordini  militari  ed  equestri.  Un  Ro- 
dolfo R.ospigIiosi,antenato  di  questa  prin- 
cipesca famiglia,  viveva  nel  1295.  Tad- 
deo Rospigliosi  si  rese  molto  benemerito 
della  patria, combattendo  valorosamen- 
te nel  i33o  contro  i  fiorentini  per  la  di- 
fesa della  fortezza  di  Monte  Calino.  Gio- 
vanni fu  condottiere  delle  truppe  fioren- 
tine e  pistoiesi  che  favorivano  Papa  Mar- 
lino  V  Colonna,  e  nel  1420  prese  a  nome 
suo  le  città  di  Orvieto  e  Narni.  Giambat- 
tista seguendo  fin  da  giovane  le  militari 
insegne  della  Francia,  tante  prove  di  va- 
lore diede  nella  guerra  delia  Mirandola 
e  di  Parma,  che  come  ricordai  nel  voi. 
XXVIII,  p.  233, Paolo  III  lo  dichiaròge- 
nerale  di  s.  Chiesa:  questi  dev'essere  quel 
Bali  o  Gio.  Battista,  di  cui  parla  Mar- 
chesi, che  si  segnalò  alla  difesa  diMonte- 
murlo,  e  sotto  il  maresciallato  di  Pietro 
Strozzi  nella  detta  guerra  di  Mirandola; 
militò  poi  per  la  s.  Sede  da  cui  ottenne 
in  premio  di  sue  prodezze  la  carica  di  am- 
miraglio o  generale  della  marina  ponti- 
ficia,e  mori  nel  1 56^-  Nel  i  Sgg  fiorì  Gio. 
Battista  di  LorenzoRospigliosi,  cavaliere 
del  cospicuo  ordine  militare  di  s. Stefano; 
nel  i6ig  lo  fu  ancora  Francesco  di  Gio- 
vanni Rospigliosi.  Girolamo  di  Alessan- 
dro Rospigliosi  eresse  un  baliaggio  di  det- 
to ordine  in  s.  Miniato,ed  ilfiglio Camillo 
nel  1622  ne  vesti  l'abito  cavalleresco  col 
fregio  della  gran  croce.  Nel  1664  di  venne 
cavaliere  di  s.  Stefano  Giovanni  di  Fran- 
cescoRospigliosi.Machi  aumentò  losplen- 
dore  di  questa  eccelsa  prosapia,  fu  Giulio 
nato  dal  suddetto  Girolamo  e  da  Gate- 

VCL.  LIX. 


ROS  161 

lina  Rospigliosi  (da  cui  nacquero  pure 
Bartolomeo  e  Alessandro)  a'  28  gennaio 
1600  in  Pistoia,  che  dotato  di  vasto  in- 
gegno, in  Roma  e  nell'università  di  Pisa 
attese  con  ardore  allo  studio  massime  del- 
la giurisprudenza,  e  riuscì  elegante  nel- 
lo scrivere  in  prosa  e  in  verso:  in  Roma 
nel  seminario  romano  studiò  le  scienze 
inferiori  sotto  i  celebri  gesuiti  Famiano 
Strada,  Alessandro  Donati,  e  Torquato 
de  Cupis;  in  Pisa  fu  addottorato,  e  inse- 
gnò filosofia  nella  stessa  università.  Nella 
sua  puerizia  si  ammirarono  in  lui  certi 
tratti, che  presagivano  del  meraviglioso. 
Per  conseguire  da  lui  fanciullo  qualun- 
que cosa,  bastava  promettergli  a  premio 
di  ubbidienza  un'elemosina  da  distribuir- 
si a'poveri.  Nel  tempo  delle  vacanze,  egli 
si  rattristava,  perchè  veniva  interrotta  la 
sua  applicazione.  Ritornato  in  Roma,en- 
trò  nella  corte  del  cardinal  Barberini  fra- 
tello d'Urbano  Vili,  il  quale  ben  presto 
prese  ad  amarlo  pel  suo  talento  e  mol- 
teplice erudizione,  che  lo  resero  uno  dei 
pili  celebri  letterati  del  suo  tempo.  Per 
tale  lo  celebrarono  Fabroni,  dichiaran- 
dolo in  docirina  ex  celle  ntiitni,  in  Vitae 
Clenientis  /.Y,  nelle  Vilae  Ttatoriimj  ed 
Hoffman,giurato  nemico  de'Papi,  che  nel 
suo  Lexicon  hislor.  ecco  come  parlò  di 
lui:»j  FuitClemenslXPapa  degenteRo- 
spigliosiusvir  commercio  litterarum  cura 
omnibus Europaelilteratis  inclytus.  Fe- 
runtur  ejus  insignes  litterae,  eruditionis, 
et  eloquentiae  pleuae,  quae  inhexaustae 
cum  doctrina  virumarguunt  etc."Tra' 
drammi  che  si  recitarono  nel  teatro  Bar- 
berini, racconta  No vaes  che  Giulio  com- 
pose fi  a  gli  altri:  //  palazzo  incantato. 
L'armi  e  gli  amori.  La  comica  delcielo. 
La  vita  umana.  Del  male  e  del  bene.  S. 
Bonifazio  e  s.  Alessio.  Ammesso  dipoi  in 
prelatura,  ed  esercitate  quelle  cariche  che 
riportai  nella  biografia  di  Clemente  IX^ 
precipuamente  di  nunzio  di  Spagna,  e  go- 
vernatore di  Roma  per  elezione  del  s.  col- 
legio, segretario  di  stato  e  cardinale  d'A- 
lessandro VII  nel  1657.  Il  cav.  Corraro 
I  r 


i62  ROS 

nella  «uà  Relazione  di  Roma  al  senato 
veneto,  del  cardinale  così  parlò.  j>  In  pri- 
oio  luogo  mi  si  offerisce  la  persona  del 
cardinal  Rospigliosi  primo  segretario  di 
stato,  di  cui  non  potrei  dir  tanto  bene, 
che  non  meritasse  se  ne  dicesse  anche  di 
più,  poiché  non  saprei  quasi  se  miglior 
natura  d'uomo  si  potesse  dare  per  empi* 
re  degnamente  quel  posto,  e  lo  conosce 
bene  il  Papa,  che  molte  volte  ha  avuto 
a  dire  di  aver  trovato  un  segretario  se- 
condo il  suo  cuore.  Ha  giudizio  sincero, 
sciolto  affatto  da  ogni  interesse,  non  s'in- 
namora delle  sue  opinioni,  e  quando  le 
ha  esposte  ha  gusto  che  sieno  moderate 
e  censurate,  se  cos'i  ricerca  il  servigio  del 
padrone:  nudrisce  sensi  indifferentissimi, 
e  sebbene  corre  opinione, che  sendo  stato 
nunzio  in  Ispagna  ove  si  fece  grandemen- 
te amare  dal  re,  e  da  tutta  la  corte,  egli 
possa  propendere  a'comodi  di  quella  co- 
rona, si  ha  per  falso,  tanto  più,  che  si  è 
astenuto  di  frapporre  il  suo  parere  negli 
interessi  di  quella.  Non  vuole  altra  occu- 
pazione, che  quella  del  suo  carico,  al  qua- 
le sta  fisso  con  tutta  Taccuratezza,  por- 
tando ogni  sera  i  negozi  digeriti  a  sua  San- 
tità, pigliando  egli  medesimo  la  briga  di 
far  le  minute  delle  lettere  in  quegl'inte- 
ressi,  ne'qualial  Papa  preme.  "Morto  A- 
lessandroVII,dopoi  5 giorni  di  conclave, 
64  cardinali  a  pieni  voti  elessero  Papa  il 
cardinal  Rospigliosi,  a' 18  giugno  1667, 
e  prese  il  nome  di  Clemente  IX:  di  tali 
porporati,  il  solo  cardinal  Corsini  die  il 
voto  al  cardinal  Chigi.  Pel  suo  possesso, 
neil  quale  la  nazione  fiorentina  per  dimo- 
strare la  particolare  divozione,  lo  servi 
con  24  paggi  riccamente  vestiti,  oltre  i 
43  paggi  nobili  romani,  si  pubblicò  in  R.O - 
ma  :  //  trionfale  possesso  preso  da  Cle- 
mente IX  della  basìlica  di  s.  Gio.  in  La- 
terano  il  dì  3  luglio  1 667,  con  pieno  rag- 
guaglio degli  apparati^  iscrizioni,  cere- 
monie  fatte  in  detta  basi  lied,  nomi  de' ti' 
iolatif  ec.  Pel  resto  e  governo  del  ponti- 
ficato, si  veda  Clemente  IX,  e  più  agli 
arliooli  relativi  ove  meglio  ragionai  delle 


ROS 
gesta  di  quest'ottimo  Pontefice.  A' is»  di- 
cembre pel  I.**  creò  cardinale  il  degno 
nipote  Jacopo  Rospigliosi  (/^".),  indi  pas- 
sata in  Roma  la  famiglia  del  di  lui  padre 
d.  Camillo,  il  Papa  suo  fratello  nel  1 667 
lo  dichiarò  generale  di  s.  Chiesa.  Questi 
dalla  sua  moglie  Lucrezia  Cellesi  nobi- 
lissima pistoiese,  della  cui  famiglia  tratta 
Marchesi,  ebbe  i  7  figli,  uno  de'quali  for- 
mò due  linee  principesche,  e  due  altri  fi- 
gli furono  esaltati  al  cardinalato,  il  detto 
e  Felice;  la  famiglia  indi  fu  ammessa  alla 
nobiltà  romana,  ed  alla  veneta  del  patri- 
ziato nel  i667e  registrala  nel  libro  d'oro, 
come  pure  alla  nobiltà  di  Genova  e  di 
Ferrara.  Della  moderazione  del  Papa  coi 
parenti,  ne  parlai  alla  citata  biografia; 
deirullimoconcistoro  tenuto  nella  came- 
ra del  letto  perchè  caduto  infermo,  e  crea  - 
zione  de'cardinali,  ne  trattai  nel  voi.  XV, 
p.  2o3,  fra'quali  Altieri  che  gli  successe 
col  nome  di  Clemente  X  (onde  questi  poi 
elevò  al  cardinalato  l'altro  nipote  del  suo 
benefattore,  Felice  Rospigliosi, F.)^  e  Laz- 
Zìàvo Pallavicino  genovese,  cui  conferì  la 
legazione  di  Bologna.  Indi  pochi  giorni 
dopo,  a'c)  dicembre  1669,  Clemente  IX 
rese  lo  spirito  a  Dio,  fornito  di  tante  belle 
virtù,  quante  per  molti  anni  avanti  non 
si  erano  riunite  in  diversi  successori  di  s. 
Pietro. 

Il  suo  pronipote  d.  Gio.  Battista  Ro- 
spigliosi generale  delle  milizie  pontificie, 
non  senza  virtuosa  ripugnanza  dello  zio, 
sposò  d.  M."  Camilla  Pallavicino  dama 
genovese  ereditiera,  colla  dote  d'un  mi- 
lione  di  scudi ,  s'  è  vero  quanto  si  legge 
nella  Sue cessio genealogica principum I- 
taliae,  Gratzi  730.  D.  Gio.  Battista  a'20 
giugnoi668  comprò  dai  Ludovisi  il  feu- 
do e  ducato  di  Zagarolo[V,)^  e  colle  ric- 
chezze della  madre  della  sposa  che  l'ere- 
ditò, e  con  quelle  che  pur  gli  lasciò  il  di 
lui  zio  cardinal  Pallavicino  (F.)  nomi- 
nato, fu  tenuto  il  più  ricco  signore  di  Ro- 
ma, essendovi  compreso  tra'beni  del  por- 
porato il  feudo  baronale  e  principato  di 
Gallicano  (F.),  ed  anche  1'  altro  feudo 


ROS 
baronale  e  marchesato  della  Colonna  (-P'.) 
*creclutal'anlico  Labico(V.).  Alenoredel 
fidecommisso  di  tal  cardinale  ,  al  secon- 
dogenito del  principe  Rospigliosi  appar- 
tengono i  due  feudi  e  signorie,  colio  stem- 
ma e  cognome  di  sua  nobilissima  stirpe, 
oltre  la  prelatura  Pallavicino ,  à\  ^ve- 
sente  goduta  da  mg.'^  Alerame  Pallavi- 
cino arcivescovo  di  Pirgi[F.),  già  Mag- 
giordomo (f^^.).  Altri  nipoti  del  Papa  fu- 
rono d.  Tommaso  castellano  di  Castel  s. 
Angelo,  d.  Girolamo  e  d.  Assalonne,  ca- 
valieri di  s.  Stefano,  Vincenzo  divenne 
bali  di  Malta,  generale  delle  galere  e  ma- 
rina pontificia, non  che  generalissimo  del- 
l' armata  cristiana  nella  guerra  di  Can- 
dia:  in  questa,  come  notai  nel  vol.XLIII, 
p.  29,  le  galere  pontificie  furono  coman- 
date dal  fratello  del  Papa  il  bali  d.  Ca- 
millo. Altri  Rospigliosi  cavalieri  geroso- 
limitani furono  il  commendatore  Pom- 
peo, e  Felice;  altri  cavalieri  di  s.  Stefano 
furono  Domenico  del  cav.  Francesco  Ro- 
spigliosi, Francesco  Saverio  e  MattiasMa- 
ria  di  Lorenzo  Rospigliosi.  La  principes- 
sa d.  M.^  Camilla  nel  1710  assegnò  ren- 
dite per  mantenere  in  Roma  6  pistoiesi 
o  genovesi  allo  studio  delle  belle  arti;  il 
marito  principe  d.  Gio.  Battista  morì  ai 
i3  luglio  1722,  dopo  avere  acquistato  in 
Roma  il  palazzo  Rospigliosi,  di  cui  par- 
lerò in  fine.  Questi  nobili  coniugi  lascia- 
rono il  loro  figlio  d.  Nicolò  M."  principe 
Pallavicini,  duca  di  Civitella  e  bafidi  s. 
Miniato,  che  sposato  ad.  M.' Vittoria  Al- 
tieri romana  de' principi  di  Monterano, 
morì  senza  figli;  però  l'altro  figlio  d.  Cle- 
mente duca  diZagarolo,  avendo  preso  in 
moglie  d.  Giustina  Borromeo ,  fu  padre 
d'altro  d.  Gio.  Battista.  Questi  morto  ai 
20  maggio  1784,  lasciò  divisa  la  sua  e- 
redità  ai  due  suoi  figli  d.  Giuseppe  e  d. 
Luigi.  D.  Giuseppe  primogenito,  nato  in 
Roma  a* IO  novembre  1^55,  fu  duca  di 
Zagarolo  ,  maggiordomo  maggiore  del 
granduca  di  Toscana  regnante  Leopoldo 
II,  cavaliere  dell'insigne  ordine  delToson 
d'  oro  e  di  altri  non  meno  cospicui,  mori 


ROS  ifi3 

in  Firenze  a'28 dicembre 1 832.  D.  Luigi 
secondogenito,  nato  in  Roma  a'9  ottobre 
1 756,  fu  principe  Pallavicini-Rospigliosi, 
e  signore  di  Gallicano  e  di  Colonna  :  si 
maritò  a'20  aprile 1 780  ad.  Ippolita  fi- 
glia del  principe  di  Bisignano,  dai  quali 
nacquero  d.  M."  Camilla  vedova  del  con 
te  Marefoschi  di  Macerata,  d.  Costanza 
maritata  al  conte  Pagani  di  Rieti,  d,  Giu- 
stina maritata  al  conte  Grizi  di  Jesi,  ed. 
M.^  Eleonora  maritala  al  cav.  Ricci  di 
Rieti, fiatello  del  cav.  Angelo  M."  che  ce- 
lebrai a  Rieli  {V.)  con  isplendide  parole. 
D.  Luigi  essendo  morto  senza  figli  maschi 
a'23  dicembre  1835,  il  cognome,  stemma 
e  signorie  Pallavicini  si  ereditarono  dal  ni- 
pote, figliodel  fratello  d.Giuseppe,il  qua- 
le non  ebbe  altri  figli  maschi,  e  la  figlia  d. 
Livia  prese  a  sposo  il  conte  Carradori.  E' 
questi  il  vivente  e  saggio  principe  d. Giulio 
Cesare  Rospigliosi  Hallavicini,nato  in  Ro- 
ma a' 16  novembre  I  781,  principe  Rospi- 
gliosi, duca  di  Zagarolo,  decorato  di  vari 
primari  ordini  equestri,  ciambellano  del- 
l'imperatore d'Austria,  già  comandante 
della  guardia  Civica  [F,)  di  Roma,  poi 
brigadiere  comandante  generale  della  me- 
desima eassai  benemerito,finchè  rinunziò 
nel  1823.  Ricostituita  la  guardia  civica 
nel  luglioi847,  ''  Papa  che  regna  lo  no- 
minò tenente  generale  comandante  della 
medesima,  indi  nel  maggio  1848  sponta- 
neamente si  dimise,  come  notai  nel  voi. 
LI  II,  p.  198.  Il  principe  d.  Giulio  Cesar« 
a'  I  3  febbraio  180 3  si  sposò  a  d.  Marghe- 
rila  Gioeni  Colonna  (/"'.),  principessa  Ro- 
spigliosi, e  di  Castiglione  nel  regno  delle 
due  Sicilie  :  da  questi  illustri  coniugi  nac- 
quero,a*i5giugnoi82  3d.ClementeFran- 
cesco  primogenito  ,  a'  2  marzo  1828  d. 
Francesco  Cesare  capo  della  2.'  linea  Pal- 
lavicini Rospigliosi.  Il  duca  d.  Clemente 
nel  1846  si  unì  in  matrimonio  colla  du- 
chessa Francesca  Giovanna  figlia  del  du- 
ca di  Cadore  Champagny.  Nel  citato  voi. 
a  p.  196 riportai,  come  il  principe  d. Giu- 
lio Cesare  per  speciale  autorizzazione  ot- 
tenuta dal  Papa  Pio  IX  fino  dal  5  aprile 


i64  ti  OS 

1 848,  quale  amministratore  della  primo- 
genitura Pallavicini,  valendosi  del  dispo- 
sto dell'articolo  19  del  moto-proprio  dei 
6  higlioi8i6,  a'27  novembre  1849  ^^^" 
malmente  rinunziò  ai  diritti  baronali  sui 
feudi  di  Gallicano  e  di  Colonna,  cedendo 
gratuitamente  alla  s.  Sede  i  locali  occor- 
renti per  la  residenza  governativa,  perle 
carceri  e  altri  pubblici  uffizi,  per  essere 
governati  eamministrati  i  duecomuni  co- 
me tutti  gli  altri  luoghi  dello  slato  ponti- 
fìcio, sotto  la  presidenza  di  Roma  e  Co* 
marca. 

Lo  slemma  de'Rospiglìosi  si  forma  di 
4  mostaccioli,  due  d'oro  e  due  d'azzur- 
ro. Delia  gente  Rospigliosi  trattano  i  ci- 
tati Fabroni,  e  Marchesi  nella  Galleria 
dell' onore. Fino  (\a\  1 704ÌI  principe  d.Gio. 
Battista  Rospigliosi  pronipote  di  Clemen- 
te ]  X,acquislò  in  Roma  il  palazzo  suìMon- 
te  Quirinale,  V.  (del  quale  parlai  ancora 
a  Palazzo  Apostolico  Quirinale),  poi  au- 
mentato in  modo,  che  porzione  spetta  ai 
principi  Rospigliosi  duchi  di  Zagarolo,  e 
porzione  ai  principi  Pallavicini-Rospiglio- 
si principi  di  Gallicano  e  marchesi  della 
Colonna, ciascuno  avendo  il  proprio  giar- 
dino. Ri  mane  questo  vasto  e  maestoso  pa- 
lazzo e  adiacenti  fabbricati  sulla  vetta  del- 
l'ameno e  saluberrimo  Quirinale,  sopra 
le  rovine  delle  Terme  di  Costantino  Ma- 
gno (che  furono  le  ultime  fabbricate  in 
Roma),  il  quale  ivi  l'edificò  ne'limiti  della 
regione  VI,  la  quale  comprendeva  tutto 
il  Quirinale,  circa  il  826, informa  qua- 
drilunga e  terminato  da  due  gran  semi- 
circoli con  portico  arcuato  e  gradini  per 
lo  stadio; con  teatro,  gran  rotonda  del  ca- 
lidario, del  tepidario,  del  frigidario,  ec; 
queste  Terme  occupavano  un'area  lunga 
circa  85o  piedi  e  4oo  larga,  ed  esisterono 
almeno  fino  al  i.**  periodo  del  secolo  V, 
in  cui  soggiacquero  per  incuria,  e  pei  gua- 
sti prodotti  da  dissensioni  civili,  sembra 
nella  sedizione  contro  Lampadio  prefetto 
di  Roma  nel  366,  quando  il  popolo  cor- 
se in  furia  ad  incendiare  la  sua  casa  si- 
tuata in  queste  Terme.  Avendo  il  senato 


ROS 
assegnalo  una  lieve  somma  per  restau- 
rarle, ciò  non  si  potè  effettuare  in  tultar" 
l'ampiezza,  che  da  PetronioPerpenna  Ma- 
gno Quadraziano  prefetto  di  Roma  nel 
443  o  prima.  La  medesima  area  delle 
Terme  è  coperta  dal  palazzo  Rospigliosi 
e  sue  dipendenze,  dal  Palazzo  dtlla  Con- 
sìdla  (F.) ,  ed  in  parte  dal  giardino  del 
Palazzo  Colonna  (^.),  e  dal  quartiere  e 
scuderie  del  Palazzo  ^po$tolico  Quiri- 
nale (/^.),  dietro  alle  quali  gli  avanzi  so- 
no ad  uso  di  fienili,  almeno  di  quel  fal>- 
bricato  che  dava  comunicazionedalleTer- 
me  al  Portico  del  medesimo  Costantino, 
ch'era  sotto  il  Monte  dal  canto  della  Piaz- 
za della  Pj lotta  {F).  Nibby  che  nella  Ro- 
ma </ér/i838,  par.  a.'antica,  p.  793,  par- 
la delle  statue  e  monumenti  ivi  rinvenu- 
ti, fra*  quali  la  statua  di  Costantino  tra- 
sportata nel  porticodella  Chiesadis.  Gio. 
in  Laterano  (f^.)j*  quelle  de'due  suoi  fi- 
gli Costantini,  cioè  l'Augusto  o  giuniore, 
e  il  Cesa  re,col  loca  te  sulla  Piazza  di  Cam- 
pidoglio (F.),  sulla  balaustrata  fra'sup- 
posti  trofei  di  Mario;  i  Colossi  dell' OZ»e- 
lisco  Quirinale  (F.),  ed  altri.  Il  cardinal 
Scipione  j^org'^e^enipotedi  Paolo  V,  nel 
pontificato  di  questi  demolì  buona  parte 
degli  avanzi  delle  Terme  di  Costantino, 
nell'edificare  il  palazzo  al  presente  Rospi- 
gliosi,per  formare  l'ampio  cortile,  nonché 
demolì  la  chiesa  e  convento  di  s.  Sai  vatoie 
de  CorneliiSjCOSìdetta  dall'adiacente  Vi- 
code'Corneli,de'girolamini,percui  il  Pa- 
pa nel  i6i2diè  loro  in  compenso  la  chie- 
sa de'ss.  Vincenzo  ed  Anastasio,  al  modo 
da  me  narrato  nel  vol.XLV,p.  192. Primo 
architetto  dell'edifìzio  fu  Flaminio  Pon- 
zio, cui  successe  Giovanni  Vasanzio.  Da- 
gli eredi  del  cardinal  Borghese,  morto  nel 
1629  ,  avendolo  acquistato  il  duca  Gio. 
Angelo  Altemps  (del  quale  parlo  a  Pa- 
lazzo Altemps),  questi  per  70,000  scudi 
Io  vendè  al  cardinal  Guido  Bentivoglio^ 
morto  nel  1 644»  che  per  ampliarlo  vi  spe- 
se altri  20,000  scudi.  Indi  per  poco  tem- 
po passò  in  proprietà  de'  Lanle,  che  lo 
venderono  al  cardinal  Giulio  Mazzarini 


ROS 
(cVi  cui  parlai  pure  nel  voi.  LIÌ,  p.  210) 
e  pel  quale  prese  il  suo  nome  la  contigua 
via;  dipoi  ne  furono  eredi  i  suoi  nipoti 
Mancini.  Tulli  i  mentovali  nuovi  padro- 
ni del  palazzo  l'aumentarono,  principal- 
uienfeservendosi  de'disegni  di  Ctirio  Ma- 
derno,  che  lo  terminò  d'ordine  di  Ma/za- 
lini,  e  di  Sergio  Venturi;  ma  questa  suc- 
cessione di  proprietari,  i  cambiamenti  e 
gl'ingrandimenli  fatti  al  palazzo,  a'  corti- 
li, ai  giardini, anche  posteriormente,  por- 
tarono tanta  rovina  alle  Terme  Costanti- 
niane, che  sopra  terra  più  non  se  ne  veg- 
gono vestigia.  Nel  fare  i  fondamenti  del 
|)raccio  nuovo  dei  palazzo  Rospigliosi, sul 
fine  del  cortile  si  scoprì  un  portico  ma- 
gnifico ornato  nella  volta  e  nelle  pareti 
di  pitture  istoriate,  delle  quali  quelle  che 
si  poterono  tagliare  si  ammirano  nella 
galleria  terrena  di  essopalazzo,  e  furono 
pubblicate  dal  Caraeron ,  Descriplions 
des  bains  des  Roniains^  pi.  4o-53.  Dopo 
l'acquisto  che  ne  fecero  i  principi  Rospi- 
gliosi l'ampioedifìzio  fu  successivamente 
abbellito  e  ornato,  insieme  ai  fabbricati 
che  ne  dipendono,  e  per  ultimo  l'odierno 
encomiato  principe  d.  Giulio  molto  vi  fe- 
ce nel  1837.  Alberto  Cassio,  Corso  delle 
acque  antiche^  opera  che  fu  pubblicata  nel 
1746,  nella  par.  i."  a  p.  34 1,  parlando 
dell'acqua  Felice  (diche  trattai  a  Fonta- 
ne DI  Roma) e  della  quantità  diramata  nel 
bottino  alzato  sopra  le  rovine  delle  Ter- 
me Costantiniane  da  Sisto  V,  per  uso  di 
chi  possedeva  il  palazzo,  onde  ornarlo  di 
varie  deliziose  fontane,  riferisce  ancora. 
»*  Godendolo  di  presente  gli  eccellentissi- 
mi Rospigliosi  con  circa  1 4  l'bre  della  me- 
desima acqua  (al  presente  è  residuata  a 
libre  3  e  oncie  7),  l'hanno  ripai  tita  ne'due 
giardini  ameni  pianter,  divisa  in  due  va- 
ste peschiere  ,  e  in  diverse  fontane,  una 
delle  quali  è  abbellita  con  grottesco  e  due 
colossi  di  marmo  ,  espressive  del  Tevere 
colla  Lupa  lattante  li  due  gemelli,  d'Ar- 
no col  Toro  allusivo  a  Pistoia,  ove  quel 
fiume  trascorre.  Né  vi  mancano  linfei,  o 
giuochi  d'acqua  per  dilettare  o  spruzzare 


ROS  i65 

grincauli  spettatori.  Visi  ammira  inoltre 
una  preziosissima  tazza  o  conca  di  ver- 
de antico  (questa  probabilmente  è  quel- 
la che  trovasi  nel  pianterreno  del  palaz- 
zo) nel  diametro  larga  8  palmi,  quale  si 
crede  che'servisse  per  fontana  delli  stessi 
bagni  di  Costantino."  A  p.  402 dicendo 
poi  della  cisterna  Rospigliosi, d'acqua  na- 
scente da  vene  del  colle  Quirinale  o  pro- 
fondesue  viscere,  si  esprime  così.  >»  Fuo- 
ri del  maestoso  palazzoe  vasto  cortile  de- 
gli eccellentissimi  Rospigliosi  nella  strada 
o  vicolo  in  prospello  di  s.  Silvestro  dei 
pp.  teatini  (ora  de'signori  della  Missione^ 
/''.),  si  vede  prossimo  al  forno  un  pozzo, 
con  cupolino  custodito  gelosamente  per 
più  riguardi  con  chiave;  anzi  un'ampU 
cisterna  sferica  con  bocca  in  forma  di  poz- 
zo, profonda  più  di  i  o  canne,  ciascuna  di 
8  palmi  in  misura  e  nel  diametro  i  i  cir- 
ca, nella  quale  corre  limpidissima  acqua 
sorgiva,,  non  mai  soggetta  a  torbidume, 
leggera,  fresca,  salubre  e  perenne,  che  si 
ha  trovato  l'esito  sotterraneo  verso  mez- 
zogiorno; ed  una  piccola  vena  passando 
nelle  grotte  del  collegio  degli  alunni  ir- 
landesi(ctoè  quando  esisteva  avanti  il  pa- 
lazzo Grillo,  nel  vicolo  obliquo  incontro 
<d  monastero  della  ss.  Annunziata),  che 
ne  fanno  uso  mediante  una  bassa  conca 
artefatta,  va  tutta  assieme  con  l'origina- 
ria a  sboccare  a  pie  del  Quirinale  nelcor- 
tile  del  palazzo  già  dell'eccellentissimo 
Conti,  oggi  del  marchese  Grilli,  uscendo 
da  una  fìstola  di  circa  un'oncia,  che  la 
spandeenlro  una  lunga  vasca,  ed  ivi  pren- 
de il  nome  dì  Acqua  del  Grillo.  Molti  ne 
ignorano  Torigine.  Non  è  però  da  porla 
in  dubbio,  venendo  io  assicurato,  che  es- 
sendo giltati  molti  grani  di  miglio  nella 
già  detta  cisterna,  si  sono  veduti  compa- 
rire nella  conca  dei  Grillo  ...  Acqua,  che 
per  la  squisitezza,  si  dà  ai  malati,  come 
sperimentata  loro  giovevole  ".  Lungo  la 
bella  strada  che  conduce  al  palazzo  apo- 
stolico Quirinale  ed  a  Porta  Pia ,  a  de- 
stra sorge  il  palazzo  Rospigliosi,  essendo 
il  vasto  cortile  cinto  d'alto  muro  i«  cui 


t66  KOS 

s*apie  il  portone  che  mette  a  delta  cor- 
te, ove  sono  le  stalle,  le  rimesse  e  il  luògo 
per  la  cavallerizza  e  scuola  d'equitazio- 
ne: questa  corte  che  spazia  innanzial  pio* 
spetto  dell' edifizio  riesce  amenissima, 
specialmente  dopoché  vi  furono  pianta- 
ti n)oUissimi  alberi  disposti  in  filari  assai 
lunghi,  nella  memorata  epoca  degli  ul- 
timi restauri.  Nella  detta  gran  corte  cor- 
risponde, a  sinistra  entrando,  il  giardino 
pensile,  a  cui  è  congiunta  nell'edifizio  in 
forma  di  palazzetto  una  loggia  coperta 
e  chiusa,  o  Galleria  o  Caffeaus^  con  fi- 
nestre rispondenti  sulla  piazza  del  Quiri- 
nale, con  maestosa  sala,  sulla  volta  delia 
quale,  nella  parte  piti  cospicua,  si  ammi- 
ra lo  stupendo  e  famigerato  affresco  del 
celebre  Guido  Reni,  conosciuto  col  nome 
di  Aurora  di  Guidoj  pittura  grandiosa 
chea  tutta  ragione  si  ritiene  come  il  capo- 
lavoro di  quell'insigne  maestro,  e  perciò 
come  pel  sublime  concepimento  merita 
bene  una  descrizione  succinta,  perchè  si 
comprenda  la  bellezza  sorprendente  d'o- 
gni sua  parte  ,  e  perchè  ogni  forestiere 
colto  che  viene  in  Roma  si  procura  il  pia- 
cere di  ammirarla.  Fu  mente  'del  Reni 
xli  rappresentare  il  sorger  del  Sole  dalla 
marina  orientale,  preceduto  dall'  Aui  o- 
ra,  come  immaginarono  gli  antichi  poeti. 
Si  presenta  agli  sguardi  nelTestremità  si- 
nistra del  dipinto,  un  mare  placidissimo 
in  cui  mirasi  rosseggiare  l'orizzonte,  qua 
si  ivi  fosse  la  favoleggiata  porta  d'orien- 
te, da  cui  al  rinnovarsi  di  ciascun  giorno 
usciva  il  rilucente  carro  del  Sole.  Qui  ve- 
di librarsi  nell'aria,  sorretta  e  portata  da 
sottili  nubi,  l'Aurora  che  rimuove  dal  ca- 
po il  velo  che  la  cuopriva,  vestita  di  leg- 
gere e  variopinte  vesti,  cheagitatedalla 
brezza  mattutina  formano  acconci  svo- 
lazzi. Ella  ha  bionde  le  chiome  sparse  al- 
l' aura  e  volge  un  poco  il  viso  ,  come  a 
mirare  il  nascente  Sole,a  cui  precede  nel 
celeste  cammino,  spargendo  a  piene  ma- 
ni ogni  sorta  di  fiori  molli  d'odorate  ru- 
giade. Seguita  subito  dopo  V  Aurora  il 
carro  aurato  di  Febo,  tratto  da  4  focosi 


ROS 

destrieri  di  fronte  e  di  vario  pelo,  ad  in- 
dicare i  4  differenti  gradi  di  luce  che  pre- 
cedono l'apparir  del  Sole;  e  questi  gene- 
rosi corsieri  mostrano  di  gittarsi  a  gran 
corso  negl'immensi  campi  dell'etere,  mo- 
vendo i  passi  sopra  trasparenti  e  legge- 
rissime nubi.  Su  di  essi  scorgesi  un  f  ui- 
ciullino  alato  e  tutto  nudo,  esprimente  il 
crepuscolo  mattutino  o  Espero,  recante 
in  mano  una  facella  ardente,  figlia  pri- 
mogenita della  luce,  e  segnale  di  quel  fuo- 
co celeste,  che  dissipando  le  prime  tene- 
bre, avviva  eanima  la  natura  tuttaquan- 
ta.  Mirasi  poi  il  Sole  sotto  le  sembianze 
d'Apollo  stesso  seduto  entro  la  sua  qua- 
driga, il  quale  con  una  mano  governa  a- 
gevolinente  il  freno  de' velocissimi  corri- 
dori, spingendoli  innanzi  per  cacciar  la 
nebbia  che  ingombra  l'aere,  e  lasciando 
dietro  a  se  una  traccia  di  luminosissimo 
splendore.  Egli  ha  cinto  il  biondeggia n- 
le  capo  da  un  abisso  immenso  di  luce; 
mezza  la  sua  persona  è  nuda  affatto,  e  l'al- 
tra metà  viene  ricoperta  da  un  manto  sot- 
tile retto  dal  balteo  che  gli  attraversa  il 
petto,  e  un  lembo  di  esso  manto  traspa- 
rente dal  vento,  gli  forma  dopo  le  spalle 
un  ampio  svolazzo.  Circondano  il  carro 
del  maggior  astro  le  Ore  (però  se  ne  ve- 
dono sole  7),  quasi  corteggiandolo  nel  suo 
viaggio  ;  e  queste  furono  figurate  sotto 
r  aspetto  di  vaghe  e  leggiadre  donzelle, 
le  quali  tutte  ridenti  gli  vanno  attorno  in- 
trecciando  scherzevoli  balli.  Le  Ore  han- 
no le  chiome  acconce  in  varie  guise  assai 
gentili,  e  fra  quelle  sembra  che  penetran- 
do il  vento  le  scomponga  alquanto,  e  ne 
agiti  le  lunghe  ciocche.  Le  vesti  poi  di 
cui  sono  coperte,  sono  tutte  variale  nelle 
fogge  con  vivace  e  trasparente  colorito. 
Esse  si  tengono  amorosamente  per  mano, 
formando  di  loro  quasi  una  catena,  espri- 
mendo così  il  continuo  succedersi  d'ima 
all'altra,  dentro  quello  spazio  di  tempo 
che  di  esse  componesi,  e  che  vien  chiama- 
to giorno.  Questo  meraviglioso  affresco 
in  cui  Guido  superò  se  stesso,  siccome  a - 
morevoledi  Paolo  V,  credo  che  l'eseguis- 


ROS 

se  pel  cardinal  Borghese.  Fu  disegnalo  e 
inciso  più  volte,  e  per  ultimo  stupenda- 
mente da  Pietro  Fontana.  11  fregio  che 
gira  attorno  alla  stessa  sala  dell'Aurora, 
rappresenta  con  bellissime  invenzioni  il 
trionfo  d'  Amore,  e  della  Fama  o  della 
Virtù,  e  l'eseguì  a  fresco  Antonio  Tem- 
pesta. Nella  camera  seguente  sono  diversi 
quadri  di  merito,  fra'quali  Adamo  ed  E  va 
nel  paradiso  terrestre  del  Domenichino, 
Sansonechefa  crollare  il  lempiode'fìlistei 
di  Lodovico  Caracci  ,  oltre  un  busto  di 
Scipione  l'Africano  in  basalle.Nella  2.* ca- 
mera sono  4  busti  antichi,  e  parecchi  buo- 
ni quadri,  primeggiando  il  trionfo  di  Da- 
vide del  Domenichino,  i  XII  Apostoli  in 
mezze  figure  di  Rubens;  gli  afireschi  sono 
di  Paolo  Brill,  e  vi  sono  pure  una  statua 
di  Diana,  ed  un  cavallo  antico  di  bronzo, 
meritevoli  di  ricordo.  L'appartamento 
nobile  del  palazzo  contiene  una  copiosa 
raccolta  di  eccellenti  quadri,  tra' quali 
nominerò  i  principali.  Nella  i."  stanza  4 
paesi  di  Wan-Bloemen,  4  battaglie  di  m.^ 
Leandre  padre,  4  buoni  quadri  del  Man- 
glard,  una  caduta  d'acqua  di  Claudio  Ge- 
lee detto  il  Lorenese.  Nella  2.^4*^^^'^"^ 
e  4  vedute  di  paesi  del  Manglard  ,  due 
paesi  di  Wan  Bloemen,  la  fuga  in  Egitto 
del  Lorenese.  Nella  3.^  un  paese  del  Brill, 
la  B.  Vergine  dell'Albano,  Y Ecce  Homo 
di  m.*"  Valentin,  un  quadro  di  magico  ef- 
fetto di  Gherardo  Hundhorst  detto  delle 
Notti,  due  quadri  di  Poussin,  cioè  la  Ma- 
donna, e  il  corso  dell'umana  vita,  simbo- 
leggiala nelle  Stagioni  che  danzano  all'ar- 
monia della  lira  suonata  dal  Tempo  ;  la 
B.  Vergine  col  Bambino,  opera  stupenda 
del  divin  Raffaele;  una  venditrice  di  frut- 
ta diGuercino,  un  paese  del  Lorenese.Nel- 
la  4-'  la  Maddalena  di  Michelangelo  da 
Caravaggio,  il  ritratto  di  Lutero  di  Ru- 
bens, quello  di  Calvino  di  Tiziano,  s.  Gi- 
rolamo diGuercino,  altro  ddiio  Spagno- 
lette, la  Circoncisione  o  la  Crocefissione 
di  Rubens  di  grand' effetto,  Gesù  avanti 
Pilato  di  Preti  dello  il  Calabrese,  Giocon- 
da nel  bagno  del  gran  Leonardo  da  Viu* 


ROS  167 

ci,  Cristo  morto  di  Rubens,due  ritratti  di 
Tiziano,  s.  Gio.  Evangelista  di  Vinci,  la 
fucina  di  VulcanodelBassano,  un  Angelo 
di  Guido  Reni,  il  Presepio  di  Pietro  Peru- 
gino, Lot  colle  figlie  d'Annibale  Caracci, 
s.  Gio.  Battista  nel  deserto  del  Parmigia- 
nino,  gli  Amici  fedeli  di  Guercino.  Dentro 
la  K*  stanza  del  piano  terreno  si  vede  una 
grande  e  bella  tazza  di  verde  antieo,  un 
candelabro  di  squisito  lavoro,  diversi  buo- 
ni busti  in  marmo,  18  dipinti  a  fresco  e- 
slratti  dalle  ricordate  rovine  delle  Terme. 
Le  altre  stanze  contengono  alquanti  buo- 
ni quadri,  come  i  bozzetti  degli  Evange- 
listi eseguiti  a  fresco  ne'4  angoli  della  cu- 
pola di  s.  Andrea  della  Valle;  ed  il  ritrat- 
to di  Clemente  IX  di  Carlo  Maratta.  Al- 
cune stanze  furono  decorate  dalle  pitture 
de' fratelli  Matteo  e  Paolo  Brill  d'Anver 
sa,  ed  una  da  Giovanni  di  s.  Giovanni,  cne 
fra  le  altre  cose  vi  rappresentò  il  carro  del- 
la Notte.  Tutte  quante  le  indicale  pitta- 
re, sculture  e  altre  rarità,  insieme  a  mol- 
te per  brevità  non  nominate,  sono  descrit- 
te dalle  Guide  di  Roma ^  e  principalmen- 
te da  Venuti,  Vasi,  Melchiorri  e  Nibby, 
i  quali  tutti  descrissero  pure  il  gran  pa- 
lazzo Rospigliosi,  ed  il  complesso  de'suoi 
fabbricati.  Non  si  deve  tacere  che  tra  gli 
oggetti  preziosi  che  possiede  questa  nobile 
famiglia,  vi  è  una  tazza  a  guisa  di  saliera, 
in  forma  di  conchiglia ,  del  diametro  di 
circa  un  palmo,  e  d'oro  massiccio,  pregie- 
vole  pel  magnifico  lavoro  che  credesi ese- 
guito dal  celebre  Benvenuto  Cellini. 

ROSPIGLIOSI  Giulio,  Cflr^mfl/tf.  V. 
Clemente  IX  Papa. 

ROSPIGLIOSI  Jacopo  ,  Cardinale. 
Nobile  di  Pistoia  ,  avendo  seguito  lo  zio 
Giulio  Rospigliosi  arcivescovo  di  Tarso 
nella  nunziatura  di  Madrid,  ebbe  campo 
di  far  conoscere  al  medesimo  la  sua  aurea 
indole,  ed  il  raro  talento  di  cui  era  fonii- 
to,  come  pure  ne  die  saggio  nell'accade- 
mia di  Salamanca,  dove  apprese  ad  eccel- 
lenza le  scienze  speculative  e  legali;  quin- 
di dovendo  il  nunzio  per  affare  gravissimo 
trasferirsi  a  Saragozza,  edivi  trattenersi 


i68  ROS 

per  lungo  tempo,  aflìdòal  nipote  ì  n6g07Ì 
io  corso  e  la  vicegerenza  della  nunziatu- 
ra. Jacopo  corrispose all'espettazione  del- 
lo zio,  con  saviezza,  abilità  e  valore,  por- 
gendo al  medesimo  proveevidenli  e  sicu- 
ri argomenti  d'uno  spiritoeatlitudineca- 
paci  d'ogni  più  arduo  maneggio.  Resti- 
tuitosi a  Roma,  venne  ammesso  nella  cor- 
te del  cardinal  Chigi  nipote  d'Alessandro 
VII,  in  qualità  di  maestro  di  camera,  e 
mentre  lo  zio  era  divenuto  segretario  di 
stato  l'esercitò  in  diversi  affari,  e  nello  stu- 
dio delle  scienze.  Altrettanto  fece  il  car- 
dinal Chigi,  avendo  rimarcalo  in  Jacopo 
meravigliosoìngegno,  per  trattare  e  con- 
cludere affari  importanti  e  difficili.  Dopo 
la  famosa  differenza  insorta  Ira'soldati  cor- 
si, e  la  famiglia  dell'ambasciatore  di  Fran- 
cia Crecquy,  fu  mandato  a  s.  Quirico  in 
Toscana,dovedaRoma  erasi  ritirato  l'am- 
basciatore ,  il  quale  lo  accolse  con  segni 
di  particolare  gentilezza,  e  la  di  lui  savia 
condotta  riportò  in  quella  delicata  circo- 
stanza l'approvazione  del  Papa,  che  stimò 
bene  di  spedirlo  a  Luigi  XIV  re  di  Fran- 
cia (/^.),  prima  che  partisse  da  Roma  il 
cardinal  Chigi  destinato  legato  a  lalere 
a  quel  monarca,  a  flned'  informarlo  del 
motivo  e  delle  circostanze  della  prossima 
legazione  :  essendosi  in  questo  affare  su- 
scitate gravi  difficoltà,  Jacopo  tornalo  a 
Parigi  due  altre  volte,  colla  sua  pruden- 
za e  destrezza  tutte  quante  le  appianò. 
Dopo  quest'  ardua  e  gelosa  incombenza 
da  luiegregiaraente  compila, ebbe  ordine 
dì  condursi  a Brusselles  col  titolo  d'inter- 
nunzio,  ed  ivi  pure  dovette  superare  mol- 
li e  diffìcili  ostacoli  per  mantenere  l'au- 
torità della  s.  Sede  ,  con  piena  soddisfa- 
zione de'regì  ministri,  e  con  applauso  u- 
iiiversale  di  que'popoli,  che  non  cessava- 
no di  magnificare  il  suo  merito.  Eletto 
Papa  lo  zio,  nel  tornare  che  faceva  Jacopo 
a  Roma,  mutato  il  cammino  si  condusse  a 
Parigi  per  trattare  con  Luigi  XIV  affari 
rilevanti,  nella  quale  occasione  gli  venne 
fatto  di  gittarei  primi  semi  di  quella  pa- 
ce, che  pochi  mesi  dopo,  attesi  i  caldi  e  re* 


ROS 

plicali  uffìzi  del  Papa,  fu  felicemente  con- 
clusa tra  la  Spagna  e  la  Francia.  Giunto 
a  Roma,  lo  zio  Clemente  IX  lo  accolse  con 
giubilo,  e  ne  coronò  i  meriti  nella  i  .'^  pro- 
mozione de'  I  2  dicembre  1 66^^  con  crear- 
lo pel  i.°  cardinale  dell'ordine  de'preti,  e 
conferendogli  lo  stesso  suo  titolo  di  s.  Si- 
sto, indi  arciprete  della  basilica  Liberia- 
na, prefetto  della  segnatura  ,  protettore 
de'minimi  (  per  cui  donò  alla  loro  chiesa 
di  s.  Andrea  delle  Fratte  que'due  Angeli 
di  marmo  che  sono  all'altare  maggiore, 
scolpiti  da  Bernini  pel  Ponte  s.  Angelo, 
/^.),  e  de'ministri  degl'infermi,  colla  pie- 
na e  generale  soprintendenza  dello  slato 
ecclesiastico,  ascrivendolo  eziandio  alle 
principali  congregazioni  cardinalizie.  Sol- 
levato Jacopo  a  tanta  eminente  altezza 
di  grado,  non  alterò  punto  la  sua  natu- 
rale affabilità, qualeseppe  accoppiarecon 
tal  grandezza  d'  animo  e  integrila  di  co- 
slumi,  che  lo  inducevano  a  Irasandare  i 
propri  interessi  e  quelli  di  sua  casa,  per 
prestarsi  ai  desiderii  e  vantaggi  del  pub- 
blico; onde  dalla  corte  e  dal  popolo  ronia- 
no,  anche  dopo  la  morte  di  Clemente  IX, 
fu  applaudilo  e  slimalo  con  raro  esem- 
pio; laonde  gli  scrittori  che  hanno  parlato 
di  lui,  concordemente  affermano,  che  se 
l'elezione  del  nuovo  Papa  fosse  apparte- 
nuta ai  romani,  senza  dubbio  sarebbe  ca- 
duta sul  cardinale.  Anche  il  s. collegio Ta- 
vea  in  grande  estimazione,  e  lo  dimostrò 
nel  1 670  pel  conclave  per  morte  dellozio, 
ed  elezione  di  Clemente  X;  imperocché 
scrive  Gregorio  Leti,  Livello  politico  t.  3, 
p.  247,  ch'ebbe  3o  voti,  e  33  nello  scru- 
tinio e  due  nell'accesso  dice  l'autore  del- 
la Storia  de  conclavi,  essendo  i  cardinali 
riuniti  per  l'elezione  62,  per  cui  gliene 
mancarono  7  per  restar  eletto.  Il  nuovo 
Papa  gli  conferì  graziosamente  l'abbazia 
millìus  di  Konantola,  che  il  cardinale  vi- 
sitò  due  volte.  Intervenne  pure  al  concla- 
ve d*InnocenzoXI,e  nell'anno  santo  167  5, 
colla  dignità  di  legalo  a  latere ,  i\\n\  e 
chiuse  la  porla  santa  della  sua  basilica  Li- 
beriana. Amorevole  colle  monache  salti« 


ROS 
siane,  sonimlnisliò  4ooo  scudi  perchè 
fossero  inlrodolte  in  Roma  ,  e  più  nea- 
vrebbeconlribuili  se  un'immatura  mor- 
te da  tulli  siuceramentecompianla,non 
Io  avesse  lapitodal  mondo  nel  1 684,  "^^* 
la  robusta  età  di  56  anni,  lasciando  viva 
e  perenne  presso  i  posteri  T  onorata  sua 
memoria.  Il  suo  corpofn  tumulato  nella 
tomba  de'canonici  di  detta  basilica,  ove 
nel  1748  fu  posta  una  semplice  lapide,  in 
cui  si  legge  il  suo  epitaffio.  Avendo  fin  da 
fanciullo  coltivato  le  amene  lettere,  anche 
Iralegravicurecontinuòad  amarle,mas- 
sime  l'oratoria  e  la  poetica,  imitando  l'e- 
sempio del  degno  zio,  che  arrivò  a  pareg- 
giare. 

ROSPIGLIOSI  Felice,  Cardinale. 
Nobile  di  Pistoia,  fratello  del  precedente 
e  nipote  di  Clemente  IX,  quantunque  dal 
zio  quand'era  cardinale  fosse  consigliato 
ad  abbracciare  lo  stato  ecclesiastico,  di- 
venuto poi  Papa  si  aslennedall'innalzar- 
Io  alla  porpora  ,  per  timore  d' incorrere 
nella  taccia  d'  essere  soverchiamente  at- 
taccalo al  proprio  sangue,  sebbene  Felice 
già  fosse  vice-legato  di  Ferrara  e  di  Avi- 
gnone, ed  internunzioin  Brusselles.  Non 
pertanto  si  sottomise  di  buon  grado  ai  vo- 
leri del  Papa,  anzi  nel  pontificato  delsuc- 
cessoreClemenleX,pregato  di  cedereil  suo 
luogo  al  cardinale  d'EslréeSjl'eseguì  pron- 
tamente, senza  rilegno o  querela.  Quindi 
Luigi  XIV  re  di  Francia,  cheavea  por- 
tato premura  della  promozione  d'Eslre'es, 
non  cessò  di  supplicare  Clemente  X  fin- 
che Io  creò  cardinale  diacono  di  s.  Maria 
in  Portico,  nella  sua  4-"  promozione,  in 
cui  solo  lo  elevò  alla  porpora.  Inoltre  lo 
dichiarò  protettore  de'cappuccini,  ed  am- 
mise nelle  congregazioni  del  concilio,  dei 
vescovi  e  regolari,  dell'immunità  e  altre. 
Concorse  colsuo  voto  all'elezione  d'Inno- 
cenzo XI,  il  quale  per  morte  del  fratello 
Io  fece  arciprete  della  basilica  Liberiana, e 
non  prima  come  errando  disse  il  diligen- 
te Cardella.  Una  sollecita  morte  troncò  la 
carriera  degli  onori  in  Roma,  a'  c)  mag- 
gio 1688^  nella  florida  eia  di  49  anni.  Se* 


ROS  169 

polto  nella  tomba  de'canonici  nella  me- 
morata sua  basilica,  nel  174^  s'  riparò 
con  un'iscrizione  marmorea  collocata  sul 
pavimento  di  quel  tempio,  a  conservarne 
la  ricordanza. Fudicaratleredolcee  man- 
sueto, modesto  nelle  parole,  moderatone! 
discorrere,  grave  nelle  sentenze,  dotato  di 
eccellente  ingegno,dotlo,  ed  erudito  ino- 
gni  genere  di  letteratura  ,  ma  singolar- 
mente nelle  discipline  fìlosofichee  mate- 
matiche ,  a  cui  si  applicò  con  assiduità 
troppo  grande,  rispettivamente  alla  deli- 
cata sua  complessione.  Si  diede  eziandio 
allo  studio  de'sagri  canoni,  nel  quale  riu- 
scì mirabilmente,  come  lo  die  a  divedere 
nelle  congregazióni  alle  quali  fu  ascritlo. 
Desiderò  di  giovare  al  prossimo,  benché 
a  motivo  di  sua  ritiratezza  rare  volte  glie 
se  ne  presentasse  l'occasione.  In  breve,  ri- 
splenderono in  lui  maniere  gentili,  affa- 
bilità di  tratto,  e  costumi  angelici. 

ROSS  [Rosseiì).  Città  con  residenza  ve- 
scovilee  porto  d'I  rlanda,provinciadiMun- 
ster,contea  a  i  o  leghedistante  daCork,ba- 
roniadiCarberi7,in  fondo  alla  piccola  baia 
del  suo  nomeformata  dall' Atlantico. L'an- 
tica chiesa  cattedrale  è  di  mediocre  goti- 
ca architettura.  Vi  sono  gli  avanzi  d'una 
abbazia.  Il  porto  era  un  tempo  frequen* 
tatissimo,ma  essendosi  ingombrato  a  poco 
a  poco  di  sabbia,  fu  quasi  abbandonato, 
onde  la  città  molto  decadde.  Tuttavia  vi 
si  tengono  due  fiere  l'anno.  L'apostolo 
dell'  Irlanda  s.  Patrizio  v'  istituì  la  sede 
vescovile  verso  l'anno  435,  e  divennesnf- 
fraganea  diCashel.  Commanvilleneir^/- 
stolre  des  eveschez,  la  chiama  Rossa  e  Ro- 
5/7/M/r,  e  pretende  che  il  suo  vescovato 
incominciasse  nel  VI  secolo,  e  poi  si  riu- 
nisse a  quello  di  Cork.  Ciò  forse  accadde 
nel  1 43o,  quando  Martino  V  unì  Cloyne 
a  Coik;  altri  ritardano  questa  unione  al 
i586.  Certo  è,  che  in  progresso  di  tem- 
po, tanto  Cloyne,  quanto  Rosso  Rosft  fu- 
rono unite,  e  separate  da  Cork.  Ne  furo- 
no ultimi  vescovi,  come  si  legge  nelle  iVb- 
tizie  di  Roma,  i  seguenti.  Nel  1788  Gu- 
glielmo Coppinger  della  diocesi  di  Cork, 


lyo  KOS 

nominato  da  Pio  VI,  cioè  eletto  coadiu- 
tore in  detto anno,e divenuto  vescovo  nel 
lyqi.  Leone  XII  nel  1827  gli  die  in  coa- 
diutore e  fece  vescovo  di  Spigaz  in  par- 
tibits  Michele  Collins ,  e  gli  successe  nel 
1 83 1 .  Gregorio  XVI  nel  1 833  fece  vesco- 
ToDarloloraeoCrotty.  Il  regnanlePioIX 
a'3  agosto  1849  ^'^^^^  l'attuale  vescovo 
di  Cloyne  nog/  Timoteo  Morfy  per  am* 
bedue  le  chiese.  Laonde  fino  al  presente 
Ross  restò  unita  a  Cloyne  (V.),  ed  am- 
bedue le  sedi  erano  e  sono  sufFraganee 
della  metropolitana  di  Cashel.  Però  nel 
i85o  lostesso  Papa  Pio  IX  tornò  a  divi- 
dere Ross  da  Cloyne,  ed  a'  27  dicembre 
"vi  nominò  per  vescovo  l'odierno  mg/  Gu- 
glielmo Reand  ,  restando  il  precedente 
soltanto  vescovodi  Cloyne.  Le  ultime  no- 
tizie, quando  le  due  sedi  erano  unite,  so- 
no le  seguenti,  oltre  quelle  che  riportai 
a  Cloyne.  Parrocchie  54,  con  molte  cap- 
pelle. Preti  100.  Monasteri  di  monache 
5,  il  seminario,  scuole  gratuite,  il  conven- 
to degli  agostiniani  di  Ross,  ove  sono  pu- 
re alcuni  ospizi.  Il  collegio  delle  missioni 
in  Youghal  di  recente  fondazione,  con  rat- 
tore,  e  di  cui  la  congregazione  di  propa- 
ganda yir/e  ne  accettò  la  protezione  ;  gli 
alunni  possono  ordinarsi  a  titolo  di  mis- 
sione, eia  propagazione  della  fede  di  Lio- 
ne gli  somministrò  de'sussidi.  Sono  me- 
ritevoli di  rimarco  la  cattedrale  e  l'epi- 
scopio di  Cloyne,  ma  in  potere  de'prole- 
stanti. 

ROSSANO  {Rossanerì),  Città  con  re- 
sidenza arcivescovile  della  Calabria  Ci- 
teriore, nel  regno  delle  due  Sicilie,  capo- 
luogo di  distretto  e  di  cantone  a  più  di 
IO  leghe  da  Cosenza  e  da  Bislgnano,  a 
pie  degli  A  pennini  sopra  un'alta  collina 
pietrosa,  circondala  da  precipizi  profondi, 
ad  una  lega  dal  golfo  di  Taranto,  residen- 
za d'un  giudice  d'istruzione  e  di  altre  au- 
torità. E'  bene  fabbricata,  di  grato  aspet- 
to, cinta  di  mura,  e  difesa  da  un  forte  ca- 
stello munito.  Le  sue  fortificazioni  furono 
un  tempo  celebrate  al  pari  dell'amenità 
delle  fertili  sue  campagne,  ove  dispiega 


ROS 
tulle  le  sue  bellezze  la  molteplice  fami» 
glia  de'  cedri,  in  mezzo  alla  copia  di  altri 
fruiti,  ed  alle  fiorentistime  vigne.  Al- 
quanto magnifica  è  la  cattedrale,  sotto 
l'invocazione  della  Beata  Vergine  Assun- 
ta, incrostata  di  marmi  lavorati,  con  un 
grandissimo  numero  di  altari,  ove  si  ve- 
nerano  diverse  reliquie,  tra  le  quali  un 
braccio  di  s.  Cristoforo,  ed  un'immagine 
acheropita  di  Maria  Vergine  :  vi  è  il  fon- 
te battesimale,  collacurad'animecol  par- 
roco eletto  per  concorso  e  approvato  dal 
vescovo.  Il  capitolo  si  compone  di  4  di- 
gnità, I  ^  delle  quali  è  l'arcidiacono,  di  20 
canonici  comprese  le  prebende  del  teo- 
logo e  del  penitenziere,  di  24  beneQcia* 
li,  e  di  altri  preti  e  chierici  addetti  al  ser- 
vizio divino  ;  ne  fanno  parte  anche  8  par- 
rochi  della  città.  Pio  VII  col  breve  Ex- 
poninobiSj  de'6  ottobre  1 8 1 8,  Bull.  Rom, 
cont.  t.i5,  p.  126,  concesse  al  capitolo  e 
canonici  il  privilegio  di  usare  la  mozzet- 
ta.  L'antico  capitolo  si  componeva  delle 
dignità  dell'arcidiacono, decano, arcipre- 
te, cantore,  tesoriere,  del  sotto-cantore  o 
succentorj  i  canonici  erano  18,  fra  preti 
e  chierici  si  contavano  200  eccl^iastici 
inservienti  nella  cattedrale,  compresi  60 
cappellani.  Le  parrocchie  pure  erano  in 
maggior  numero,  come  i  monasteri  e  con- 
venti. L'episcopio  è  aderente  alla  metro- 
politana. Nella  città  vi  sono  altrei4  chie- 
se parrocchiali,  senza  il  battisterio,  essen- 
do l'unico  quello  della  cattedrale;  un  con- 
vento di  religiosi,  un  monastero  di  mona- 
che, 3  confraternite,  l'ospedale,  il  semi- 
nario con  alunni,  il  monte  di  pietà,  ed 
altri  benefici  stabilimenti,  ed  un  tempo 
vantava  un'accademia.  Vi  sono  ottimi  e- 
difizi  di  proprietari  particolari.  Fu  pa- 
tria di  parecchi  uomini  illustri,  come  del 
filosofo  Paramato,  di  s.  Nilo  abbate  ba- 
siliano  fondatore  del  celebre  monastero 
di  Grotta/errata  (F.),  del  dotto  Papa 
Giovanni  VII,  dell'antipapa  Giovanni 
Jt/^//citladino  di  Pavia  e  vescovo  di  Pia- 
cenza, del  giureconsulto  Amarellis,  del 
poeta  A.  Greco.  Ughelli  dice  che  Papa  s. 


ROS 

Zosimo  fosse  di  Rossano,  su  di  che  può 
vedersi  la  biografia. Nel  lenitorio  visi  al- 
levano molti  bachi  da  seta.  Questa  città, 
delta  già  Rosario,  Roscianuin  e  Ritscia- 
niuii,  si  pregia  di  molta  antichità  e  dicesi 
fondata  dagli  oenotriioda'sibariti:  si  vuo- 
le colonia  de'rodiani,  certo  è  che  i  romani 
vi  dedussero  una  loro  colonia.  Questa  si 
vuole  recata  dal  conquistatore  Marco  Pi- 
nario  Rusca,  onde  la  città,  il  golfo,  il  pro- 
montorio ed  il  fiume  dicesi  ne  prendes- 
sero il  nome,  e  perciò  detti  Rusca^  Ru- 
scamim ,  Ruschillum  ,  convertili  in  se- 
guito nel  vocabolo  Rossano.  ^eWa  cala- 
ta in  Italia  del  greco  Belisario  per  cac- 
ciarne i  goti,  vi  pose  una  guarnigione,  la 
quale  poi  si  dovette  per  fame  arrendere 
a  Tolila  re  de'  goti,  che  avendola  presa 
d'assalto,  tutta  la  devastò.Entròa  tarpar- 
le delTappannaggio  assegnato  alla  regina 
Bona  di  Polonia,  fi^liadelduca  di  Milano 
Gian  Galeazzo  Sforza  e  d'Isabella  nata  da 
Alfonso  II  d'Aragona.  Di  venne  principa- 
to e  l'ebbe  Giangiorgio  Aldobrandini  ni- 
pote di  Clemente  VIH,  indi  l'ereditò  la 
figlia  d.  Olimpia,  che  si  sposò  prima  a  d. 
Paolo  Borghese  pronipote  di  Paolo  V,  poi 
ad.  Camillo Pamphilj  nipote  d'Innocen- 
zo X,  nella  cui  famiglia  trasferì  la  secon- 
dogenitura  di  sua  casa,  ed  il  principato 
di  Rossano  in  quella  de'Borghese.  Nella 
guerra  di  successione  le  fu  tolto,  e  dato 
nel  1 709  in  feudo  ai  Caraffa;  ma  gli  abi- 
tanti,stanchi  deldominio  feudale,noa  vol- 
lero più  riconoscere  altra  autorità  che  la 
regia.  Il  principe  Borghese  fu  quindi  rein- 
tegrato del  titolo  del  principato,  e  tutto- 
ra l'usa. 

L'origine  della  sede  vescovile  èalquan- 
to  oscura,  imperocché  Ughelli  e  Barrio  ri- 
feriscono,che  la  sède  vescovile  di  Rossano 
ebbe  origine  col  trasferimento  di  quella 
di  Turrio  (/^.),  il  cui  vescovo  Giovanni 
fu  al  3. "concilio  romano  celebrato  da  Pa- 
pa s.  Simmaco,  ma  Turrio  ebbe  anco- 
ra altri  vescovi  suoi  propri.  Nota  Lucen- 
zi ,  che  prima  assai  di  questo  tempo  si 
trova  negli  atti  del  concilio  di  Cartagine, 


ROS  1 7  e 

Ira'vescovì  cattolici  nell'affare  de'dona li - 
stiOtlaviano  Rossianensts  del  4 1 1  j  ed  an- 
che Vigilio  Rossanensis  del  484.  Ughel- 
li registra  peri."  vescovo  di  Rossano  Va- 
leriano,  il  quale  intervenne  nel68o  al  con» 
cilio  di  Trullo  in  Costantinopoli,  e  che  s'i- 
gnorano i  predecessori,  e  per  molto  tempo 
i  successori.  Lucenzi  crede  che  questo  Va- 
leriano  fosse  piuttosto  vescovo  di  Sora  , 
e  che  in  vece  un  Saturnino  vescovo  di  Ros- 
sano sia  stato  presente  a  detto  concilio.Lo 
stesso  Lucenzi  quindi  riporta  Cosma  del- 
rSao,  come  risulla  da  undocumento.  In 
tempo  dell'irruzione  de'saraceni  eneiggo 
era  vescovo  N.,  dopo  la  morte  del  quale 
il  clero  e  il  popolo  elesse  per  vescovo  il 
concittadino  s.  Nilo  basiliano,  che  per  a- 
moreallavila  monastica  e  per  umiltà  ri- 
cusò di  accettare,  per  cui  s'ignora  chi  gli 
succedesse,non  conoscendosi  perdue  seco- 
li i  pastori  che  governarono  la  sede.Circa  il 
1  o5o  fu  celebre  il  monastero  di  s.  Maria 
del  Patire  de'basiliani, fondalo  da  altroNi- 
lOjUomosantissimo;  monastero  chediven- 
ne  celebre,  fu  arricchito  di  doni  e  di  pri- 
vilegi dai  principi  normanni,  ed  elevato 
alla  dignità  di  archimandrita,  poscia  com- 
menda conferita  anche  a  cardinali.  Intan- 
to nella  sede  vescovile  s'introdussero  pa- 
stori i^recijinuno  al  rito  nella  città  edio- 
cesi  di  Rossano,  che  per  far  parte  della 
Magna  Grecia  {/^.)  assai  vi  fiorì ,  onde 
coH'autorità  di  Rodotà,  Dell'  origine  del 
rito  greco  in. Italia',  1. 1,  p.  4^4)  ^^^o  a 
parlarne.  I  più  coraggiosi  in  tutte  le  pro- 
vincia napoletane  a  mantenereilritogre- 
co,  a  resistere  con  somma  costanza  al  suo 
precipizio,  e  ad  esporsi  a  gravi  tempeste 
per  sostenere  il  suo  decoro,  furono  i  ros- 
sanesi.  11  duca  di  Puglia  e  di  Calabria  Rug- 
giero normanno,  avendo  sottraila  questa 
sede  dalla  soggezione  de'greci,  la  restituì 
alla  s.  Sede,  e  dopo  la  merle  del  vescovo 
greco,  ne  nominò  uno  latino.  Il  popolo 
però  palesò  francamente  i  suoi  sentimen- 
ti ,  senza  mancargli  di  rispetto  ,  facendo 
umili  e  contrarie  rimostranze.  Pertanto 
dichiarò  non  potervisi  soggettare,  né  ri- 


,72  ROS 

cevere  (la  lui  leggi,  se  non  gli  concedeva 
altro  vescovo  (li  li  logrecOjda  cui  bramava 
essere  governato,  come  Io  era  stalo  fino  a 
(juel  tenapo.  Il  duca  vedendo  che  non  gli 
riuscì  colle  persuasive  di  far  accettare  un 
vescovo  latino,  fu  costretto  concedere  il 
greco  nel  1092.  Quindi  si  mantenne  con 
rito  greco  la  cattedrale  di  Rossano,  sino 
al  secolo  XV,  composta  di  canonici  gre- 
ci,! quali  cantavano  gli  uffìzi  divini  nel  ri- 
to orientale,  e  il  popolo  celebrava  le  sue 
adunanze  sagre  nel  medesimo.  La  catte- 
dra del  magistero,  le  funzioni  del  sacer- 
dozio, e  Tamministrazione  de'  sagri  mi- 
steri,  erano  una  viva  idea  della  chiesa 
patriarcale  di  Costantinopoli.  I  canonici 
secondo  la  disciplina  di  que' tempi  eleg- 
gevano il  proprio  pastore,  il  quale  era  con- 
fermato coU'autorità  del  romano  Ponte- 
lice.  11  vescovo  di  Rossano  fu  soggetto  al- 
l'arcivescovo di  Reggio  in  lutto  il  tempo 
in  cui  le  Provincie  napoletane  gemevano 
sotto  l'impero  de'greci.  Col  correre  degli 
anni  ebbe  il  merito  di  essere  elevato  a 
maggiori  onori,  e  la  chiesa  rispettata  co- 
me metropoli.  Sebbene,  come  dissi,  sieno 
oscure  le  sue  origini,  è  certo  nondimeno 
che  il  suo  prelato  era  fregiato  del  titolo 
di  arcivescovo  sino  dal  r  1 98,  come  appa- 
risce dal  privilegio  concesso  da  Tancredi 
re  di  Sicilia  e  duca  di  Puglia  ,  e  confer- 
mato dall'imperatrice  Costanza  :  per  tale 
lo  conobbero  Innocenzo  HI  ,  e  Federico 
11.  Rimase  vedova  la-chiesa  nel  i265,  ed 
i  canonici  fissarono  gli  occhi  in  un  certo 
Angelo  arciprete  della  cattedrale  e  lo  pre- 
sentarono a  Clemente  I  V,il  quale  nel  1 265 
in  Viterbo  Io  confermò  con  diploma  in 
cui  si  legge,  ut  cimi  ecclesia  ipsa  grnecuni 
liniere  A rchìepi scopimi consuevil.  In  un 
istromentodel  1281, sottoscritto  da  7  ca- 
nonici in  lingua  latina,  e  da  4  in  lingua 
greca,  il  detto  arcivescovo  si  segnò  :  E' 
go  Angelus  Rossanensis  Archiepiscopus 
g^rflecw^.Fiori  vano  in  questa  diocesi  7  mo- 
nasteri dell'ordine  di  s.  Basilio,  ancorché 
ristretta  tra  angusti  confini  :  il  loro  esem- 
pio e  studi  contribuirono  a  mantenervi 


ROS 

lungo  lempoìlciiltodivinonel  rito  orien- 
tale, a  dilfonderlo  per  ogni  luogo,  essen- 
dosi conciliala  alta  stima  per  la  loro  vita 
ritirata  e  austera,  per  cui  di  frequente  e- 
rano  assunti  all'arcivescovato  per  unani- 
me consenso  del  clero  e  del  popolo,  ed  ac- 
colti da  tutti  con  giubilo  e  contento.  Gli 
archimandriti  del  mona^^tero  di  s.  Maria 
del  Patire,  ornati  per  lo  piìidi  tutte  quel- 
le prerogative  che  si  desiderano  in  un 
buon  vescovo, meritarono  frequentemen- 
te un  tale  onore.  Inseguito  i  basiliani  a- 
vendo  abbandonato  lo  studio  dellegreche 
discipline,  e  piegando  al  rito  Ialino  dopo 
il  concilio  di  Firenze,  disposero  il  popolo 
della  città  e  di  tutta  la  diocesi  ad  arren- 
dersi ai  voleri  d'  un  suo  arcivescovo.  Fu 
questi  Matteo  Saraceni  di  Reggio  mino- 
re (osservante,  eccellente  oratore,  profon- 
damente dotto,  il  quale  nominato  da  Pio 
li,  non  senza  ripugnanza  avea  accettato 
Iadignità,in  premio  diavere armatodue 
galere,  colle  quali  in  Asia  riscattò  un  co- 
pioso numero  di  schiavi  cristiani.  Il  Sa- 
raceni s'accinse  alla  grande  impresa  inu- 
tilmente tentata  dal  duca  Ruggiero,  d'in- 
terdire solennemente  dalla  cattedrale  e 
dalla  città  di  Rossano  il  rito  greco.  Pro- 
fittò del  discredito  in  cui  erano  i  greci 
dopo  il  concilio  di  Firenze,  pegli  errori 
in  cui  erano  ricaduti  e  per  la  guerra  che 
facevano  alla  suprema  autorità  della  s. 
Sede,  non  però  que'della  Magna  Grecia; 
quindi  bandì  dalla  città  e  da  tutta  la  dio- 
cesi i  riti  e  ceremonie  greche  nel  i4^'» 
in  cui  ristabilì  il  rito  latino, ene  pose  me- 
moria nella  cattedrale  con  marmorea  i- 
scrizione.  Altrettanto  viene  confermato 
dal  Barrio,  nelle  Antichità  di  Calabria. 
Non  vi  rimase  alcuna  chiesa  greca  che  ne 
proseguisse  il  rito,  tranne  i  basiliani  a  ca- 
gione del  loro  istituto  ne'  7  loro  mona- 
steri, ma  in  una  forma  diversa  dall'anti- 
ca e  al  modo  che  descrissi  a  Grottafer- 
RATA,  per  l'adottato  rito  latino  in  molte 
cose.  Un  monumento  dell'estinto  greci- 
smo restò  nelle  greche  lezioni  della  do- 
menica delle  Palme,  in  cui  dato  line  nel- 


KOS 
la  cattedrale  alla  funzione  propria  di  quel 
giorno,  i  ministri  deirallaie  e  il  restante 
del  clero  si  recano  innanzi  al  convento 
de'  cappuccini  in  sito  eminente,  ed  ivi  si 
leggono  le  divine  scritture  in  lingua  gre- 
ca con  gran  decoro.  Indi  chi  presiede  al- 
la funzione,  con  alcune  preci  porge  voti 
a  Dio  per  implorare  le  divine  beneficen- 
ze sopra  i  fertili  terreni  sottoposti  per  lun- 
go tratto,  compartendo  la  benedizione 
tanto  bramata  dal  popolo.  Ad  onta  del- 
l'asserto dal  dotto  Rodotà,  potei  dire  a 
Grecia,  parlando  degl'  italo-greci,  delle 
5  colonie  greche  che  con  chiese  e  col  cle- 
ro sono  nell'arcidiocesi  di  Rossano,  e  del- 
la popolazione  che  ne  segue  il  rito.  Si  chia- 
mano le  colonie  s.  Demetrio,  s.  Cosimo, 
Macchia,  S.Giorgio  con  chiesa  parrocchia- 
le e  due  cappelle  pubbliche,  una  del  Ro- 
sario, l'altra  di  s.  Francesco;  e  Vacarizzo 
ove  la  popolazione  è  per  metà  latina,  e 
perciò  la  chiesa  parrocchiale  di  s.  Maria 
di  Costantinopoli,  con  cappella  pubblica 
del  Rosario  e  congregazione  del  medesi- 
mo. In  s.  Demetrio  ai  latini  i  sagramen- 
ti  sono  amministrati  dal  clero  greco,  per 
cui  molti  latini  passarono  a  quel  rito. 

Ritornando  alla  serie  de'vescovi  d'U- 
ghelli,  da  cui  m'era  allontanato,  ed  all'e- 
poca del  vescovo  N.  successore  di  Cosma, 
egli  quindi  registra  N.  arcivescovo  di  Ros- 
sano di  rito  greco,  che  morì  circa  il  j  092, 
\avnde  facta  eltctioneaUerius  latini  grae- 
ci  reclamarunt.  N.  arcivescovo  di  rito  la- 
tino eletto  nel  i  092,  per  cui  i  greci  re- 
clamarono al  duca  Ruggiero,  ed  otten- 
nero che  del  loro  rito  fosse  l'arcivescovo. 
Dionisio  arcivescovo  del  1 128,  in  tempo 
del  quale  R.uggiero  li  re  di  Sicilia  con- 
cesseallachiesa  di  Rossanoprivilegi  econ- 
fermò quelli  accordati  da'suoi  predecesso- 
ri. Altro  Cosma  giàarchimandritadis.M.* 
del  Patire  basiliano,  era  arcivescovo  nel 
1 1  Syjindi  re  Tancredi  all'immagine  della 
•  B.  Vergine  non  fatta  da  mano  umana, 
trasportata  nelyoo  da  Costantinopoli  nel- 
la cattedrale,  assegnò  3  onde  d'oro  an- 
nue in  perpetuo  per  l'olio  di  sua  lampa- 


ROS  173 

da,ciò  che  confermò  l'imperatrice  Costan- 
za. Inoltre  sotto  di  lui  fu  fondata  in  Co- 
riolano  un'  abbazia  di  cistercensi,  che  di- 
venne celebre.  Pasquale  arcivescovo  del 
I  iqS  ottenne  da  detta  imperatrice  un 
privilegio  per  la  sua  chiesa  ;  ed  Innocen- 
zo HI  accordò  altro  privilegio  a  s.  Maria 
del  Patire.  Basilio  I  nel  1218  fu  eletto 
arcivescovo  dal  capitolo,  ed  Onorio  III 
commise  all'arcivescovo  di  Cosenza,  di 
confermarlo  con  autori  tà  apostolica,  se  ri- 
conosciuto degno.  A  sua  istanza  l'impe- 
ratore Federico  II  confermò  i  privilegi, 
che  godeva  la  chiesa  di  Rossano.  Basilio 
li  gli  successe  nel  1240  pel  suffragio  dei 
canonici,  e  Gregorio  IX  autorizzò  l'arci- 
vescovo di  Cosenza  di  esaminare  se  l'ele- 
zione fosse  proceduta  canonicamente, indi 
l'approvò. Nel  i  255Alessanclro  IV  confer- 
mò l'elezione  del  capitolo,  dell'arcivesco- 
vo Elia  archimandrita  del  monastero  ba- 
siliano di  Carbone  nella  diocesi.  Neh  265 
Angelo  sum mentovato:  gli  successero,  nel 
1 288  Paolo  di  Rossano,  confermato  da 
Nicolò  IVj  nel  i3oi  Basilio  111  di  Ros- 
sano, che  ricevè  il  pallio  daBonifacio  Vili; 
nel  iSoy  Ruggero  canonico  della  catte- 
drale, in  luogo  di  Tommaso  archiman- 
drita basiliano  di  s.  Adriano  che  ricusò, 
venendo  confermato  da  Clemente  V.Que- 
sti  fece  altrettanto  nel  i3i2  coll'arcive- 
scovo  Gregorio,  già  arciprete;  indi  Gia- 
como del  I  338.  Giovanni  di  Cosenza  ca- 
nonico di  Rossano,  eletto  con  altri,  Be- 
nedettoXII  esaminata  in  Avignone  la  cau- 
sa, lo  confermò  nel  i338.  Avendo  il  ca- 
pitolo postulato  Gregorio  canonico  deca- 
no della  cattedrale.  Clemente  VI  lo  ri- 
conobbe nel  1348:  eresse  il  fonte  batte- 
simale in  detta  chiesa  nel  1 364- Ne  fu- 
rono successori,  Isacco  abbate  benedetti- 
no di  s.  Giovanni  di  Rossano  nel  i365, 
indi  Antonio,  nel  1394  Nicolò  traslato 
daTricarico,  ove  ritornò  per  regresso  con 
autorità  di  Bonifazio  IX.  Nell'istesso  tem- 
po da  Acerenza  fu  trasferito  a  questo  ar- 
civescovato Gerardo ,  che  passato  nel 
1 899  a  s,  Severina,  fu  successo  da  Gio- 


174  Ros 

\anni  arcidiacono  della  calledrale.  Inno- 
cenzo VII  nel  i4o5fece  arci  vescovo  Bar« 
tolomeo  Gallula  arciprete  di  Gaeta,  po- 
scia fu  traslatoa  Reggio,  e  da  Gonza  Mar- 
tino V  gli  sostituì  Nicola.  Nel  14^9  da 
Tricarico  e  Potenza  venne  a  questa  chie- 
sa Angelo;  nel  i432  pure  da  Tricarico 
fu  trasferito  Stefano  Carrara  di  Padova. 
Eugenio  IV  nel  i434  nominò  arcivesco- 
vo Antonio  Segerenlino  deRauda;e  nel 
i44^  ^^  Umbriatico  vi  trasferì  Nicola 
de  Martino.  Nicolò  V  nel  1 44?  c'osse  il 
suo  cubiculario  Giacomo  deRatta  de'con- 
ti  di  Caserta,  lodato  per  dottrina  e  tra- 
slato a  Benevento.  Nel  i45>2  Domenico 
de  Logonessa  nobile  e  abbate  di  s.  M.^  di 
Gualdo  di  Benevento:  per  volere  di  Pio 
li  gli  successe  nel  1460  il  memorato  fr. 
Matteo  Saraceni  di  Reggio,  che  soppresso 
il  rito  greco,  restaurò  il  latino;  zelante 
pastore,  edificò  il  sacrario  della  cattedra- 
le. Nel  1481  Nicolò  Ippoliti  già  vescovo 
d'Ariano,  poi  di  Città  di  Castello.  Da  dove 
nel  1493  passò  a  questa  chiesa  Battista 
Lagni  patrizio  napoletano,  che  edificò  dai 
fondamenti  l'episcopio, e  nella  cattedrale 
la  cappella  ornata  dellaB.  Vergine.  Indi 
l'ebbero  inrommenda  il  cardinal  Bernar- 
dino Carvafal{F.)jne\  i5i  i  Gio. Fran- 
cesco Fonseca  spagnuolo,  vescovo  di  Pa- 
lencia;  neh 525  il  cardinal  Pompeo  Co- 
lonna (/^.).Nel  seguente  mese  Clemente 
VII  promosse  a  questa  sede  e  consagrò 
VincenzoPimpinella  romano,di  gran  dot- 
trina, nunzio  in  varie  parti,  in  Boemia, 
Ungheria,  Germania,  a  Carlo  V  impera- 
tore, per  l'eresia  luterana,  e  celebrazione 
delconcilio.Nel  1527  AntonioCoppo  man- 
tovano; nel  1 533  Bernardo  belga  a  istan- 
za di  Carlo  V;  nel  i544  Francesco  Co- 
lonna romano  nobilissimo,  consagrato  da 
Paolo  111  e  traslato  a  Taranto.  Nel  i544 
Girolamo Feralli ( F.),  poi  cardinale,  che 
nel  i55i  rassegnò  al  nipote  Paolo  Emilio 
romano  celebre  giureconsulto,  indi  nel 
i553  vescovo  di  Capaccio:  in  vece  fu  ar- 
civescovo Gio.Battista  Castagna,  poi  car- 
dinaleePapa£/r^tìr/io;^'"//(/^).Neli573 


ROS 

Lanceltolto  deLancellotti  romano, cano- 
nico Lateranense,  d'innocentissima  vita; 
consagrò  la  cattedrale,e  introd  usse  inRos- 
sano i  minimi.  Nel  i58o  Lelio  Giordano 
romano  professore  di  giurisprudenza,  tra- 
slato da  Acerno,  probo  e  dotto.  Nel  i583 
SilvioiS'<r7vc//i(/^.),poicardinale;neli588 
Scipione  Floccaro  napoletano;  nel  1592 
hucìoSanseverino[P^.),  poi  cardinale,  che 
donò  alla  cattedrale  preziose  suppellet- 
tili. Paolo  V nel  1 6  r  2  nominòMarioSaSso 
napoletano  e  referendario;gii  successe  nel 
1 6 1 5GirolamoPignaltelli  nobilissimona- 
poletano,  indi  nel  16 19  Ercole  Vaccari 
bolognese  e  referendario,  poi  nel  1626 
Paolo de'conti  Torelli  di  Parma  pronipo- 
te  dis.  Pio  V,  votante  di  segnatura,  dotto 
e  di  egregie  qualità,  vicerèdi  Sicilia.  Nel 
1  628  Pietro  Antonio  Spinelli  napoletana 
de'duchi  diSeminarìa,  benemerentissimo 
per  aver  aumentate  le  rendite  del  capi- 
tolo, fabbricato  il  magni  fico  sagrario  del  la 
cattedrale,  cui  donò  nobili  suppellettili, 
ingrandito  e  ornato  il  palazzo  arcivesco- 
vile. Nel  1646  Giacomo  Caraffa  napole- 
tano de'principi  di  Roccella,sotto  del  qua- 
le d.  Camillo  Pamphilj  principe  di  Ros- 
sano nella  metropolitana  eresse  a  s.  Nilo 
un  elegante  altare  e  lo  dotò:  intento  l'ar- 
civescovo al  decoro  di  sua  chiesa, fabbricò 
la  cappella  del  ss.  Sagramento.Nel  1664 
fr.  Carlo  Spinola  nobile  napoletano,  dotto 
religioso  servila,  edificante  pastore,  ag- 
giunse belle  suppellettili  alla  cattedrale. 
Nel  1671  Angelo  della  Noce  nobile  na- 
poletano di  Massa  Lubrense,  celebre  e 
dotto  abbate  di  Monte  Cassino,  pubblicò 
la  Cronaca  Cassinese  di  Leone  Ostiense, 
coneruditissimi  commentari;  visitòla  dio- 
cesi, celebrò  il  sinodo,  regalò  alla  catte- 
drale suppellettili,  pose  la  i.^  lapide  al 
con  vento  de'domenicani,  promosse  lo  stu- 
dio delle  scienze,  degno  d'ogni  elogio.  Nel 
1676  fr.  Girolamo  Orsaja  minimo  di  s. 
Gio.  a  Piro,  dotto  e  generoso,  per  cui  do- 
nò alla  cattedrale  un  prezioso  calice  e  ric- 
che vesti  sagre  pei  pontificali,  lasciando 
un  legalo  per  l'anniversario  di  sua  morie. 


KOS 

Nel  1 685  Girolamo  Compagnoni  d'A  ver- 
sa e  arcidiacono  di  sua  pallia, dispose  un 
lascito  per  celebrazione  d'  annui  suffra- 
gi. Nel  1 688  Andrea  de  Rossi  de'conli  di 
s.  Secondo  teatino,  insigne  teologo  e  pre- 
dicatore, amante  dei  poveri, di  singoiar  ze- 
lo e  munificenza,  restaurò  ed  ornò  mtie- 
ramente  la  cattedrale,  vi  fece  dipingere  i 
XII  Apostoli,ed  istituì  la  confraternita  del 
Purgatorio  nella  cappella  del  ss.  Sagra- 
mento.  Nel  1697  Andrea  Diodali  di  Mo- 
nopoli cassinese  zelante,  celebrò  il  sinodo, 
rifece  di  nuovo  nella  cattedrale  le  cappel- 
le del  ss.  Crocefisso,  di  s.  Benedetto,  e  di 
s.  Andrea;  di  più  nobilmente  abbellì  il 
resto  della  chiesa  e  l'altare  maggiore,  ri- 
fece il  baltisterio,  fu  largo  di  magnifici 
arredi  e  paramenti,  aumentò  l'episcopio 
eie  rendile  della  mensa,ed  in  morte  nella 
cattedrale  istituì  7  cappellanie,  e  la  festa 
di  s.  Benedetto  con  decoro,  beneficando 
i  suoi  famigliari.  Nel  1717  Francesco  M.* 
Muscettola  napoletano  de'duchi  di  Mi- 
leto,  prudente,  integro,  pio  teatino,  insi- 
gne teologo  e  celebre  oratore,  limosiniero 
e  difensore  dell'immunità  ecclesiastica. 
Con  questi  si  termina  neirUghelli,7tó//tì 
sacra  t.  9,  p.  285,  t.  io,  p.  325la  serie 
degli  arcivescovi  di  Rossano, che  compirò 
colle  Notizie  di  Roma.  1 788  Stanislao 
Poliastro  di  Cosenza.  1762  Villelmo  Ca- 
maldari  di  Gallipoli.  1778  Andrea  Car- 
damone di  Tramonti,  diocesi  d'Amalfi. 
1818  Carlo  Puoti  di  Napoli.  1827  Sal- 
vatore de  Luca  di  Napoli.  1 835  Brunone 
M.'^  Tedesco  della  diocesi  di  Gerace,  pre- 
conizzato da  Gregorio  XYlj  che  per  sua 
morte, nel  1844 gli  die  in  successore  l'at- 
tuale mg/  Pietro  Cilento  di  Napoli  pro- 
fessore di  teologia.  L'arcidiocesi  non  ha 
\escovi  suffraganei,  si  protende  per  più 
di  5o  miglia,  e  contiene  4o  luoghi.  Ogni 
nuovo  arcivescovo  è  tassato  in  fiorini  3o8, 
ascendendo  le  rendite  a  2000  ducati. 

ROSSE]VlBERGHPiETRo,C<z/Y/m«/e. 
F.  Orslm  Pietro. 

ROSSETTI  Carlo,  Cardinale.  No- 
bile di  Ferrara,  sino  dai  primi  anni  die 


ROS  175 

saggio  di  gran  senno  e  vivacità  di  spiri- 
to, e  dimostrò  una  franchezza  superio- 
re alla  sua  età,  per  cui  poi  divenne  di 
gran  talento  e  pelto  nel  maneggiaregli  af- 
fari. Portatosi  in  Roma,  con  tutto  il  fer- 
vore si  dedicò  alle  scienze,  nelle  quali  fe- 
ce meravigliosi  progressi,  e  potè  con  ri- 
putazione di  18  anni  sostenere  pubblica 
conclusione  di  filosofia  e  teologia,alla  pre- 
senza del  cardinal  Francesco  Barberini, 
e  di  22  altra  nella  metropolitana  di  Bo- 
logna di  legge,  in  cui  con  universale  ap- 
plauso fu  laureato.  Il  cardinale  Barberi- 
ni  concepì  per  lui  amore  ed  ammirazio- 
ne, lo  prolesse  e  pose  in  buona  vista  con 
Urbano  Vili  suo  zio, il  quale  lo  ammise 
tra'referendari  delle  due  segnaturCje  poi 
nei  1639  '°  destinò  ministro  apostolico 
alla  regina  d'  Inghilterra  Enrichetla,  fi- 
glia di  quella  di  Francia  che  trovò  insie- 
me. In  breve  si  guadagnò  l'animo  de'so- 
vrani  e  di  tutta  la  corte,  colle  sue  gen- 
tili e  insinuanti  maniere,  non  mancando 
energicamen  te  di  promuovere  pressoCar- 
lo  I  ben  affetto  verso  i  cattolici,  ed  i  ve- 
scovi,la  religione  romana,  provando  colla 
ragione  e  cogli  scritti  l'immenso  vantag- 
gio che  sarebbe  derivato  all'lrghillerra 
se  avesse  riabbracciata  la  credenza  cat- 
tolica. Per  le  sue  incessanti  rimostranze, 
cominciarono  i  cattolici  a  respirare  dalle 
sofferte  persecuzioni,  e  niun  sacerdote  fu 
allora  più  condannato  all'ultimo  suppli- 
zio per  causa  di  religione, al  più  multato 
o  esilialo,  e  molli  fia'vescovi  anglicani 
per  nìezzo  di  sua  efiìcace  eloquenza  si  di- 
sposero a  tornare  in  grembo  alla  vera 
chiesa. l  puritani,  fieri  nemici  de'cattolici, 
fremevano  a  queste  novità, onde  montati 
in  furore  dierono  l'assalto  alla  casa  del 
ministro  apostolico  per  prenderlo  e  tru- 
cidarlo. Vedendosi  in  pericolo  di  perdere 
la  vita,  si  confessò  da  un  sacerdote  suo 
famigliare,  e  potè  sottrarsi  sotto  mentite 
spoglie  alla  rabbia  de'furiosi  fanatici,  i 
quali  già  aveano  preparato  il  palco  per 
mozzargli  pubblicamente  la  testa.  Si  ri- 
fugiò nel  palazzo  della  regina  madre,  nel 


176  ROS 

quale  senza  riguardo  alla  regìa  maestà, 
in  un  sol  giorno  fu  dagli  empi  cercato  a 
morte.  Vedendo  frattanto  che  la  sua  in- 
trepidezza l'avea  esposto  a  gravissimo  pe- 
ricolo senza  profitto  delia  Chiesa,  col  con- 
senso del  Papa  parfj  da  Inghilterra  col* 
l'aiuto  di  Giovanni  Giustiniani  ambascia* 
tore  veneto,  e  si  condusse  nelle  Fiandreo- 
ve  Urbano  Vili  lo  destinò  al  congresso  di 
Miinstercol  titolo  di  nunzio  straordina- 
rio, per  concludere  la  pace  tra' principi 
cristiani.  Iliraase  due  altri  anni  per  nun- 
zio in  Colonia,  dove  trovò  la  regina  di 
Francia  che  in  Londra  gli  avea  accordato 
benigno  asilo,  alla  quale,  ridotta  agli  e- 
stremi  della  vita,  potè  amministra»  e  isa- 
gramenti, assistendola  in  morte.Nel  i643 
Urbano  Vili  lo  promosse  a  vescovo  di 
Faenza,  ed  a'  1 3  luglio  di  28  anni  lo  creò 
cardinalediacono di  s. Cesareo, ed  un  me- 
se dopo  lo  destinò  legalo  flt  /tìt/ere  al  detto 
congresso  di  Miinster  edi  Osnabruck,  ma 
senza  effetto.  Trasferitosi  alla  sua  chiesa, 
vi  trovò  le  cose  ridotte  in  pessimo  stato, 
laonde  di  proposito  si  dièalla  riforma  del 
clero  e  del  popolo, cominciando  la  visita 
dalla  città  e  proseguendola  per  la  dioce- 
si, in  cui  oltre  l'amministrare  i  sagra  men- 
ti della  Confermazione  e  dell'Eucaristia, 
predicò  il  vangelo:  affinchè  la  riforma  fos- 
se durevole,  celebrò  9  sinodi  e  ne  fece 
stampare  gli  eccellenti  decreti.  Ordinò  la 
spiegazione  della  Scrittura  nelle  feste,  le 
conferenze  sui  casi  di  teologia  morale  da 
tenersi  di  frequente  dal  clero,  alle  quali 
interveniva,  anzi  per  promuovere  scien- 
za SI  utile  e  necessaria  per  le  persone  di 
chiesa,  provvide  la  città  di  uomini  dotti 
e  capaci  d'insegnarne  le  regole.  Intento 
al  sollievo  de'poveri,  apri  ospedali  nou 
meno  nella  città  che  nella  diocesi,  per  ac- 
cogliere e  curare  gl'infermi,  e  rinnovò  i 
monti  di  pietà.  Dimessa  la  diaconia,  suc- 
cessivamente passò  negli  ordini  de'preti 
e  de' vescovi  suburbicari,  e  nel  1680  da 
Innocenzo  XI  fu  eletto  vescovo  di  Porlo 
(P.)s  al  cui  conclave,  ed  a  quello  de'4 
predecessori  interveuue,  terminando  sau- 


ROS 
tamente  i  suoi  giorni  nel  168 1,  di  76  an- 
ni e  37  di  cardinalato,  e  tra  le  lagrime 
del  suo  popolo  di  Faenza,  ebbe  onore- 
vole tomba  nella  cattedrale.  Egli  recò  lu- 
stro e  decoro  alla  porpora;  il  suo  zelo  pa- 
storale, la  maturità  del  senno,  la  vita  e- 
semplare  e  diligente  fu  qual  si  conviene 
a  un  principe  della  Chiesa.  Co'poverie- 
sercitò  con  profusione  la  liberalità;  le  sue 
virtù  furono  ammirate  anche  dagli  scrit- 
tori, che  con  facilità  censurarono  le  azioni 
altrui.  Oltre  i  sinodi  e  decreti  episcopali, 
scrisse  una  relazione  delle  cose  d'Inghil- 
terra, e  alcuni  commentari  sulla  Somma 
di  s.  Tommaso  d'Aquino. 

PiOSSI(de)Leon  ARDO,  Can////<7/<?.  Vedi 
i  voi.  Ili,  p.  212,  XXVI,  p.  95,  96. 

ROSSI(de)  Luigi,  Cardinale.  Patrizio 
fiorentino,  nipote  di  Leone  X  per  canto 
materno,  educato  con  lui  che  sempre  lo 
riguardò  con  parziale  affetto  pel  suo  per- 
spicace talento,  maturo  giudizio,rara  pru- 
denza nel  maneggio  degli  affari,  e  per  l'as- 
sistenza e  fedele  compagnia  che  gli  pre- 
stò nella  prospera  e  avversa  fortuna,  il 
perchè  nel  1.°  luglio  i5i7  lo  creò  car- 
dinale pretedi  s.  Clementeedichiaròpro- 
Datario.  Questi  onori  poco  godè,  men- 
tre la  morte  lo  sorprese  dopo  5.4  mesi  in 
Roma  nel  i5i9,  nella  florida  età  di  4^ 
anni.  La  sua  mortale  spoglia  trovò  riposo 
nel  Vaticano,  con  un'elegante  iscrizione 
composta  dallo  stesso  Papa,  donde  dopo 
alcuni  anni  fu  trasferita  a  Firenze,  e  se- 
polta nella  chiesa  di  s.  Felice,  dove  gli 
fu  eretto  un' magnifico  e  nobile  avello, 
fregiato  di  breve  epitaffio.  Il  satirico  Ga- 
rimberti  colla  sua  maledica  penna  lo  cen- 
surò d'incontinenza,  senza  prove;  ma  al- 
tri monumenti  storici  fanno  fede  di  sua 
specchiata  onestà. 

ROSSI  (de)  Ippolito,  Car dinaie,  ^^z- 
que  in  Parma  dai  marchesi  di  s.  Secon- 
do eBarceto,  ed  applicatosi  di  buon'ora 
agli  studi  nelle  più  celebri  università  d'I- 
talia, trasferitosi  in  Roma  fornito  di  scien- 
za e  di  virtù,  sotto  la  direzione  di  Gio. 
Girolamo  suo  zio  vescovo  di  Pavia  e  Co- 


ROS 

verna tore  di  Roma  (il  quale  fu  posto  in 
Castel  s.  Angelo  e  fu  io  procìnto  di  per- 
dere la  vita,  calunniato  dell'assassinio  del 
conte  Alessandro Langoschi),  divenne  ca« 
meiiere  segrelodi  Paolo  1  Vjindi  nel  1 56o 
da  Pio  IV  fti  dato  in  coadiutore  nel  ve- 
scovato allo  zio,  il  quale  n'era  stalo  rein- 
tegratodal  suo  amico  Giulio  111.  Con  tal 
grado  nel  i56i  fu  al  concilio  di  Trento, 
dove  la  penetrazione  del  suo  ingegno  e 
la  profonda  sua  dottrina  lo  resero  ogget- 
to d'ammirazione,  mostrandosi  dotto  teo- 
logo e  valente  giureconsulto. Tornato  nel- 
la sua  chiesa,  nel  i56/\.  l'ottenne  in  pro- 
prietà, dipoi  Sisto  V  a'i8  dicembre  i585 
lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Maria  in  Por- 
lieo,  indi  di  s.  Biagio  dell'Anello.  La  por- 
pora non  fece  altro  cambiamento  in  lui, 
diedi  renderlo  più  sollecito  e  impegna- 
lo nell'adempiere  l'apostolico  ministero. 
Colle  sue  mani  distribuiva  le  rendite  eccle- 
siastiche e  le  patrimoniali  fra'miserabili; 
con  aiuti  e  consiglio  consolava  le  vedove 
ed  i  pupilli,  onde  si  acquistò  il  nome  di 
imitatore  ed  emulodis.CarloBorromeo. 
Fondò  in  Pavia  il  seminario  e  lo  spedale, 
uni  al  capitolo  della  cattedrale  la  collegia- 
ta di  s.  Maria  delle  Pertiche,  decorando  il 
prefetto  di  essa  col  titolo  di  decanodel  ca- 
pitolo. Sollecito  dell'istruzione  del  pro- 
prio gregge,  introdusse  in  Pavia  le  scuole 
della  dottrina  cristiana,  da  insegnarsi  nei 
dì  festivi  nelle  parrocchie,  dove  con  as- 
sidua ed  esemplar  frequenza  si  trovava 
presente.  Celebrò  diversi  sinodi,  visitò  la 
città  e  diocesi  con  gran  profitto  delle  a- 
nime,spiegando  egli  stesso  l'evangelo.  Fe- 
ce editti  di  tanta  saviezza,  che  sebbene 
giovane,  da  tutti  veniva  giudicato  pru- 
dente vecchio.  In  tempo  del  contagio,non 
solo  ricchezze  e  roba,  ma  sagrificò  la  sua 
persona  aserviziodegl'infermi.Si  mostrò 
geloso  e  intrepido  difensore  de'diritti  di 
sua  chiesa, come  tra  le  altre  cose  lo  fece 
vedere  in  una  controversia  ch'ebbe  con 
s.  Carlo  Borromeo,  il  quale  nel  1 565  l'in- 
vitò co' vescovi  suoi  suifraganei  al  conci- 
lio provinciale.  Dispiacque  ciò  ad  Ippo- 

VOL.  LIX. 


ROS  177 

lite,  non  solo  per  non  dipendere  la  sun 
sede  da  quella  di  Milano,  ma  pel  modo 
tenuto  d'imperiosa  citazione;  laonde  si 
recò  da  s.  Carlo,  e  con  bei  modi  lo  pregò  a 
rivocare  l'intimazione  lesiva  all'antichis- 
sima esenzione  della  sua  chiesa  Ticinese, 
che  pe'decreti  del  concilio  di  Trento  era 
in  libertà  di  eleggersi  quel  metropolita- 
no viciniore  chele  fosse  piaciuto, propen- 
dendo per  quello  di  Genova;  non  doversi 
considerare  a  lui  soggetto  perchè  nel  ci- 
vile e  nel  temporale  Pavia  dipendeva 
dalla  provincia  di  Milano,  su  di  che  s. 
Carlo  fondava  le  sue  ragioni.  Il  vescovo 
di  Pavia  gli  fece  considerare,  che  tale  po- 
litica economia  soggiaceva  a  variazioni,se- 
condola  condizione  de'tempi,  delle  guer- 
re e  delle  conquiste,  non  cosi  succedeva 
nella  spirituale  ed  ecclesiastica  giurisdi- 
zione. Non  volendosi  persuadere  s.  Carlo, 
il  vescovo  dichiarò  che  come  particolare 
l'onorava  e  riveriva,  ma  qual  pastore  di 
Pavia,  secondo  il  costume  de'predeces- 
sori,  non  si  riconosceva  che  unicamente 
soggetto  alla  s.  Sede,  a  questa  appellan- 
dosi con  protesta  e  atto  legale.  Ad  onta 
che  i  signori  pavesi  s'intromisero,  con 
molte  opportune  considerazioni,  s.  Carlo 
non  si  rimosse  dal  suo  proponimento, 
laonde  si  ricorse  al  Papa,  rammentan- 
dosi die  simile  causa  nel  700  era  stata 
giudicata  a  favore  di  Pavia  da  Papa  Co- 
stantino, la  quale  non  doveva  riconosce- 
re che  las.  Sede  per  superiora.  Morto  Pio 
IV  zio  di  s.  Carlo,  questi  si  quietò.  Il  car- 
dinale impiegò  considerabili  somme  nel- 
l'erezione dell'episcopio  e  della  sagrestia 
delia  cattedrale,  che  pure  restaurò,  ed  in 
cui  fece  fare  con  vago  lavoro  i  sedili  del 
coro,  dipingere  la  volta  e  le  pareti,  arric- 
chendola di  preziose  suppellettili;  inoltre 
vi  fondò  la  sontuosa  cappella  di  s.  Cateri- 
na, con  cospicua  dote.  Dopo  essere  inter- 
venuto ai  conclavi  per  Urbano  VH  e  Gre- 
gorio XIV,  nel  1591  di  60  anni  in  Ro- 
ma fu  chiamato  da  Dio  a  ricevere  il  pre- 
mio delle  sue  virtuose  azioni.  Ebbe  sepol- 
tura nel  suo  titolo,  e  poi  fu  trasferito  in 

12 


178  ROS 

s,  Carlo  a'Colinarì,  aYanli  raltare  di  $. 
Anna,con  un  rKagnifìco  elogio  postovi  dai 
cardinali  Gianvincenzo  e  Scipione  Gon- 
zaga suoi  amici.  Di  bell'aspello,  traeva  o- 
gniino  ad  ammirarlo  e  venerarlo,  per  la 
maestà  che  traspariva  in  luijco'suoi  sguar- 
di commoveva,  e  sebbene  si  mostrasse 
grave,  fu  sempre  cortese,  benigno  e  af- 
fabile con  tutti.  Bella  e  tenace  ebbe  in 
modosingolarela  memoria, bastando  l'a- 
ver parlato  una  volta  con  qualunque  per- 
sona, perchè  egli  ne  ricordasse  il  nome  e 
la  condizione.  Di  casti  costumi,  d'integru 
■vita,  fn  generoso  e  degno  d'ogni  elogio. 
ROSSI  (de) Ferdinando  Maria,  Car- 
dinale. Nobile  romano,  nacque  in  Cor- 
tona a'4agosloi  696,  e  fu  educato  nel  ro- 
mano liceo,  indi  compili  gli  studi  lodevol- 
mente, nel  1781  fu  scelto  per  compagno 
da  Federico  Marcello  Lante  poi  cardina- 
le, quando  Clemente  XII  lo  destinò  a  por- 
tare le  Fascie  benedette  in  Francia  ,  ab 
Delfino  figlio  di  Luigi  XV.  Quindi  fu 
fatto  canonico  Liberiano,  ed  ammesso  nel 
seguente  anno  in  prelatura.  Il  detto  Pa- 
pa nel  1789  lo  fece  arcivescovodi  Tarso 
in  partibus^  e  trascorsi  3  anni  Benedetto 
XIV  lo  dichiarò  vicegerente  di  Roma,  e 
poscia  neli75i  patriarca  di  Costanlino- 
poIi.ClementeXlH  a'24  settembre  1759 
ne  premiò  le  virtù,  con  crearlo  cardina- 
le dell'ordine  de'prelì,  ed  a' 19  novembre 
gli  conferì  la  chiesa  titolare  di  s.  Silvestro 
in  Capite,  come  leggo  nelle  Memorie  di 
essa  del  Galletti  a  p.  208,  titolo  che  però 
cambiò  poi  con  quello  di  s.  Cecilia.  Lo 
annoverò  alle  congregazioni  del  s.  offizio, 
de'vescovi  e  regolari,  dell'esame  de' vesco- 
vi, delle  ripe  e  Tevere,  e  prefetto  di  quella 
delconcilio.  Inoltre  lo  fece  protettore  del- 
l' ordine  cistercense  riformato,  dell'acca- 
demia teologica,  del  collegio  di  S.Bernar- 
do alle  Terme,  dell'  arciconfralernite  di 
s.  Giovanni  della  Pigna,  delle  ss.  Orsola 
e  Caterina  a  Tor  de'Specchi,  del  ss.  Sa- 
cramento e  Gesù  Maria  in  s.  Simone  pro- 
feta; dei  monasteri  dis.  Cecilia,  e  di  Mon- 
te di  Nove,  del  consevvalorio delle  Vipe- 


ROS 
reschc;  di  alcune  università  artistiche;  di 
Spello,  Massa  Lombarda,Collescipoli,  Ca- 
stel s.  Pietro;  del  collegio  Lucarini  di  Tre- 
vi, nonché  direttore  perpetuo  della  Tla 
Crucis  nel  Colosseo.  Intervenne  al  con- 
clave per  l'elezione  di  Clemente  XIV,  e 
morì  nella  sua  sede  vacante  e  conclave, 
inRomaa'4  febbraio  1 77 5,d'anni  79  non 
compili,  nelle  stanze  del  suo  palazzo.  Fu 
praticalo  quanto  descrissi  a  Funerale,  se 
non  che  per  nìotivo  della  sede  vacante  e 
secondo  il  consueto  vi  furono  negli  onori 
funebri  le  seguenti  variazioni,  che  rilevo 
dal  n.°i  2  del  Diario  di  Ronia  di  tale  an- 
no, insieme  a  quanto  aggiungerò.  Fu  e- 
sposto  nella  cbiesa  titolare  di  s.  Cecilia 
sul  solilo  letto,  ma  i  consueti  100  ceri  e  4 
torcieche  lo  circondavano,  invece  di  esse- 
re di  cera  gialla, perchè  tempo  di  sede  va- 
cante, giusta  il  solito  furono  di  cera  bian- 
ca. Vi  pontificò  la  solenne  messa,  in  luo- 
go d'un  cardinale,  mg.*'  Orazio Mattei  ar- 
civescovo di  Colossi ,  accompagnala  dai 
cappellani  cantori  pontificii,  coroesempre. 
Fu  ivi  tumulato  con  quella  semplice  iscri- 
zione, composta  dal  defunto  stesso  e  ripor- 
tata dal  citalo  Carlelli,  il  quale  nota  che 
d.  Cesare  Cozzi  caudatario  del  cardina- 
le, ne  scrisse  le  memorie.  Dal  suo  testa- 
mento si  conosce,  che  dispose  la  celebra- 
zione di  7,000  messe  in  suffragio  della 
propria  anima;  costituì  erede  fiduciario 
con  facoltà  illimitate  il  principe  Altieri, 
cui  donò  5  anelli,  più  un  anello  a  mg.'^ 
Lascaris  patriarca  di  Gerusalemme,  altro 
al  mentovato  mg.»^  Malici.  Alla  basilica 
Liberiana  lasciò  il  servizio  dorato  di  sua 
cappella;  alla  chiesa  di  s.  Cecilia  la  croce 
pettorale,  gioiellala  di  zaffiri  e  brillanti  ; 
al  marchese  Raggi  tutto  il  mobilio,  com- 
preso il  baldacchino  nobile  e  parati;  il  sa- 
lario intiero  a  loro  vita  durante,  ai  4  più 
antichi  famigli;  al  resto  della  famiglia  il 
lutto  o  covuccxo  e  quarantena,  olire  la  so- 
lita divisione  di  scudi  2000;  dichiarando 
inoltre,  che  di  quanto  avanza,  l'erede  fi- 
duciario ne  disporrà  secondo  i  fogli  della 
fiducia. 


KOS 

ROSTACA.  Sede  vescovile  de'  caldei, 
sotto  il  metropolitano  d'Adiabene.Gabrie- 
le  suo  vescovo  neh  281  intervenne  all'è* 
lezione  del  cattolico  Jaballha  HI.  Orìens 
cJir.  t.  2,  p.  139.9. 

ROSTOW  o  ROSTOF,  Roslovium. 
Città  arcivescovile  di  Russia  in  Europa, 
governo  a  1 4  leghe  da  Jaroslaw,  capoluo- 
go di  distretto,  situala  in  luogo  basso  e 
paludoso,  sulla  spontla  del  lago  Nero.  E' 
grande,  cinta  da  un  terrapieno  e  da  una 
fossa,  con  sobborgo.  Residenza  d'un  arci- 
vescovato greco  non  cattolico,  uno  de'piìi 
antichi  della  Russia,  come  antichissima  è 
la  cattedrale  riccamente  ornala,  che  con- 
tiene i  sepolcri  di  più  vescovi.  Vi  sono  al- 
tre 24  chiese,  e  3  monasteri,  uno  de'qua- 
lì  di  monache  :  quello  d' Abramo  fu  fon- 
dato nel  990  da  Vladimiro  il  Grande;  l'al- 
tro di  S.Giacomo  è  frequentato  dai  divo- 
li, anche  di  parti  lontane.  11  palazzo  ar- 
civescovile è  vastissimo,  con  seminario,  5 
chiese,  ed  ampli  appartamenti  ove  alber- 
gano i  sovrani  quando  recansi  in  questa 
città.  Ignota  n'è  l'origine,  e  lungo  tempo 
prima  del  regno  di  Rurik  aNowgorod,  era 
la  capitale  d'un  piccolo  slato,  che  posse- 
devano i  meri  o ciudi.  Ebbe  principi  che 
dipenderono  dalla  Russia,  talvolta  da  es- 
sa separati  furono  sovrani  particolari;  i 
tartari  la  presero  nel  1237,  la  rovinarono 
e  massacrarono  i  capi;  però  rimase  in- 
dipendente sinoali  328,  che  venne  riuni- 
ta alla  Russia  dal  duca  Ivan  T  Danilovitch 
o  Ralita.La  fede  cristiana  vi  fu  predica- 
ta nel  secolo  X,e  la  sede  vescovile  dicesì 
eretta  da  s.  Vladimiro,  che  nel  secolo  XII 
divenne  arcivescovile.  Tra'prirai  vescovi 
del  secolo  XIII,  Isaia  e  Leonzio  sono  dai 
russi  venerati  per  santi,  e  ne  celebrano 
la  festa  deli.°  a' 1 5  maggio, del  2.°a'2  3: 
de'successori  tratta  VOriens  dir.  t.  i,  p. 
1309.  Altre  notizie  riporterò  a  Russia. 

ROTA  ROMANA.  /^.Uditori della 
s.  Rota  Romana. 

ROTARI  A .  Sede  vescovile  di  Numldia 
nell'Africa  occidentale,  sotto  la  metropo- 
li di  Girla.  Felice  suo  vescovo  fu  al  con- 


R  O  T  1 79 

cìlio  di  Cirta  nel  3o5;  Villore altro  vesco- 
vo fu  alla  conferenza  di  Cartagine  nel  4  '  f  • 
Africa  dir. 

ROTHEMBURGO  (  RoUemburgen  ). 
Città  con  residenza  vescovile  nel  regno  di 
Wilrtemberg,  nella  provincia  del  Reno 
superiore, nel  circolo  della  Selva  Nej-a, ca- 
poluogo di  baliaggio,  a  4  leghe  da  Reut- 
lingen,  sul  Necker  che  la  divide  in\lue 
parti,  delle  quali  quella  della  sponda  de- 
stra chiamasi  Ehingen  e  formava  altre 
volte  una  città  distinta.  Racchiude  uni 
bella  casa  della  città,  diversi  notevoli  c- 
difizi  particolari ,  la  piazza  del  mercato 
spaziosa ,  larghe  pure  essendone  le  vie. 
Possiede  fàbbriche  di  birra,  concie  di  pel- 
li, fabbriche  di  merletti,  cartiere.  La  cat- 
tedrale di  gotica  struttura  è  sagra  a  Dio, 
sotto  l'invocazione  di  s.  Martino  vescovo 
e  confessore,  con  fjute  battesimale, e  cu- 
ra d'anime  affidata  al  rettore, coadiuvato 
dai  prebendati.  11  capitolo  ha  la  digni- 
tà del  decano,  con  6  canonici  compresi  il 
teologo  e  il  penitenziere,  6  beneficiati  o 
prebendali,  ed  altri  chierici  e  preti  addet- 
ti alla  divina  ufficiatura.  Non  lun°[i  dal- 
la  cattedrale  vi  è  1'  episcopio  sufficiente- 
mente ampio  e  decente.  la  Ehingen  vi  è 
altra  chiesa  parrocchiale,munita  del  sacro 
fonte,  ed  un  ginnasio.  Vi  sono  alcuni  so- 
dalizi, l'ospedale  ed  il  seminario.  Ne'  voi. 
XXIX,  p.  io4,  LUI,  p.  168  e  182,  narrai 
come  Pio  VII  neli82  i  eresse  la  sede  ve- 
scovile di  Rothemburgo,  e  la  dichiarò  suf- 
fraganea  dell'arci  vescovo  di  F/7Z>«rgo{  A"), 
ciò  che  fece  eseguire  Leone  XII,  il  quale 
nel  concistoro  de'28germaio  1828  perr.*^ 
vescovo  di  Rothemburgo  nominò  Gio. 
Battista  Giuda  Taddeo  de  Keller  della 
diocesi  di  Costanza,  trasferendolo  da  E- 
vara  in  partibiis.  Prima  dell'  istituzione 
della  sede  vescovile,  già  avea  chiesa  cat- 
tolica, con  residenza  del  vicario  genera- 
le ;  altre  simili  chiese  aveano  Gravenek 
e  Lomberg.  Per  morte  di  detto  vescovo, 
il  regnante  Pio  IX,  nel  concistoro  de'i  7 
dicembre  1847  8^*  sostituì  l'odierno  ve- 
scovo mg.'  Giuseppe  Lipp  di  Holzhauseii 


i8o  ROU 

diocesi  di  Rolhemburgo,  già  professore  e 
rettore  del  ginnasio  d'Ehingen,  non  che 
decano  del  capitolo  rurale  e  parroco  di 
Eliingen  stesso.  La  diocesi  di  Rothembur- 
gosi  estende  per  tutto  il  regno  di  TViir- 
temherg  (V.)  con  diverse  parrocchie,  e 
molti  luoghi.  Ogni  nuovo  vescovo  è  tas- 
sato ne'libri  della  camera  apostolica  in  fio- 
rini 490,  ascendendo  le  renditedella  men- 
sa a  10,000  fiorini,  moneta  del  paese. 

ROUEN  (Rothomagen).  Città  con  re- 
sidenza arcivescovile,  una  delle  più  gran- 
di, delle  meglio  popolate,  delle  più  com- 
mercianti, marittime  e  ricche  di  Francia, 
già  capitale  della  Normandia  [f^.),  in  og- 
gi capoluogo  del  dipartimento  della  Sen- 
na inferiore,di  circondario  e  di  6  canto- 
ni. Questa  città  è  in  una  bellissima  situa- 
zione, sul  dolce  pendio  d'una  collina,  so- 
pra la  destra  sponda  della  Senna, chequi- 
'vi  forma  una  leggera  curva,  distante  3o 
legheda  Parigie  26  da  Caen.K  sededel- 
le  autorità  della  provincia,  del  tribunale 
di  i.'^  istanza  e  di  commercio,  conserva- 
zione deiripoleche,  direzioni  del  registro, 
de!  bollo,  de'demanì,  delle  dogane,  delle 
contribuzioni,  della  zecca,  camera  e  bor- 
sa di  commercio, di  concistoro  protestan- 
te, d'agenti  consolari  stranieri,  di  accade- 
mia universitaria,  ec.  E'  di  forma  ovale, 
alquanto  irregolare,determinataaltre  vol- 
te da  bastioni  che  hanno  ceduto  il  luogo 
a  magnifici  baloardi  piantati  d*olmi,  che 
la  ricingono  da  tutti  i  lati ,  tranne  verso 
iì  fiume  dove  domina  un'importante  ri  • 
iriera.  Li  sobborghi  Bouvreuil  e  Beauvai- 
sine,  s.  Ilario,  Martinville,Eauplet,  s.  Se- 
vero ilpiùinteressante^e  Cauchoise,  dan- 
no accesso  alla  città,  la  quale  veduta  dal- 
le colline  circostanti  presenta  un  aspetto 
pittoresco,  soprattutto  offrendo  la  monta- 
gna di  s.  Caterina  il  quadro  più  curioso, 
perchè  di  là  l'occhio  spazia  sopra  Rouen, 
rinserrata  tra  alture  imboscate  ed  il  lar- 
go letto  del  fiume,  signoreggiata  da  nu- 
merose torri  d'un  bell'effetto,  e  le  cui  case 
tetreenere,  alternano  piacevolmente  col- 
la Terdura  che  cuopre  i  dintorni,  e  pria- 


ROU 

cipalmenle  la  va-^ta  pianura  che  si  stende 
sulla  sponda  sinistra  della  Senna,  e  dove 
osservasi  il  borgo  di  s.  Severo,il  quale  per 
la  sua  grandezza  sembra  una  seconda  cit- 
tà. E'  lungi  l'interno  di  R.oueii  dal  cor- 
rispondere a  siffatta  magnificenza;  la  ri- 
tagliano per  tutti  i  versi  vie  lunghe  e  assai 
diritte,  ma  strettissime,  con  cattive  abita- 
zioni; nella  parte  occidentale  trovnnsi  bel- 
le strade,  adorne  di  case  di  pietra,  e  si  può 
considerare  il  punto  centrale  di  Rouen. 
Nella  parte  orientale  si  comprendono  i 
quartieri  più  inferiori,  meno  ariosi  e  più 
popolati,  e  vi  scorrono  il  Robec  e  l'Au- 
bette,  che  vanno  a  congiungersi  alla  Sen- 
na, e  sono  della  massima  importanza  pe- 
gli  opifici  stabiliti  sulle  sponde,  con  nu- 
merosi ponticelli  quasi  avanti  ogni  abi- 
tazione. La  Renelle,  altro  gro«o  ruscello, 
utilissimo  per  concie  e  fabbriche  di  birra, 
partedallasorgentedi  Gaalor  al  sobborgo 
Bouvreuil,  scorre  coperto  e  scaricasi  nel 
fiume  presso  la  borsa.  Nel  centro  della 
città  si  fa  distinguere  la  via  Grande  eh 'è 
frequentatissima  e  porta  anche  il  nome 
del  grande  Orologio,  a  motivo  d'una  tor- 
re gotica  che  vi  si  trova  nel  mezzo  col- 
l'orologio  della  città  e  la  campana  della 
guardia.  Le  piazze  pubbliche  sono  irre- 
golari quanto  le  vie,  ad  eccezionedel  Cam- 
po di  Marte  vasto  e  piantato,  e  di  quella 
del  Boulingrin,  nel  sobborgo  Beauvaisi- 
ne  dove  si  tiene  il  mercato  de*  cavalli  e 
altri  bestiami:  sono  pure  rimarchevoli  le 
piazze  s.  Oven,  della  Cattedrale,  del  Mer- 
cato nuovo  adorna  di  graziosa  fontana 
in  forma  d'obelisco,  del  Mercato  vecchio, 
$.  Severo,  della  Pulcella  decorata  da  fon- 
tana colla  statua  di  Giovanna  d'Arco^  e- 
retta  nel  sito  medesimo  in  cui  quell'  e- 
roina  o  Pulcella  d'  Orleans  fu  arsa  viva 
dagl'inglesi  a'3 1  maggio  1 43 1 ,  come  de- 
scrissi a  Francia.  Questa  città  possiede 
bei  modelli  di  stile  gotico,  ed  in  prima  la 
cattedrale  metropolitana  dedicata  alla  B. 
Vergine  Assunta,  ricostruita  sotto  Riccar- 
do I  duca  di  Normandia,  e  preceduta  dal- 
la frequentatissima  memorala  piazza,  la 


ROD 

cui  poca  e$teiKÌone  oppriove  l'imponente 
frontespizio  di  1 70  piedi  di  l'accia,  del  go- 
tico più  leggiero  e  più  elegante,  e  sormon- 
talo da  due  lonidiaichiletluredilFeren- 
tieaite23o  piedi  :  quella  di  sinistra  chia- 
masi tonedi  s.  Romano,  è  terminata  da 
un  tetto  coperto  d'ardesia,  dicesi  cliecon- 
ta  la  data  del  628,  al  tempo  dell'ingran- 
dimeuto,  per  opera  di  s  Romano,  della 
I."  cattedrale  che  avea  s.  Mellono  fonda- 
ta nel  260  :  la  torre  del  Burro  a  destra, 
costruita  dal  cardinal  d'Amboise  (sicco- 
me anticamente  per  le  dispense  di  man- 
giar di  latticini  in  quaresima,  si  prescri- 
vevano limosineealtre  opere  buone,  que- 
sta torre  fu  fabbricata  colle  pie  oblazio- 
ni fulte  alla  cattedrale,  in  cambio  della 
permissione  di  mangiar  del  butirro  nella 
quaresimadeli4Bq,  che  l'ai'civescovo  ot- 
tenne da  Innocenzo  Vili  per  la  sua  dio- 
cesi, onde  ne  prese  il  nome),  sopporta  tuia 
graziosa  galleria  a  foggia  di  corona;  ivi 
primadella  ri  voluzioneera  la  famosa  cam- 
pana detta  Giorgio  d'Amboise,  fusa  nel 
1 5o  I  e  fessa  nel  i  786  quando  passò  per 
Rouen  Luigi  XVI:  nel  1793  il  suo  me- 
tallo fu  fuso  pei  cannoni.  Si  fanno  pur 
distinguere  i  prospetti  laterali,  soprattut- 
to quellodelsud  sulla  piazza  della  Calen- 
dre;dal  mezzo  delTiiicrociatura  lanciavasi 
a  896  piedi  dal  suolo  una  guglia  magni- 
fica, mirabile  per  eleganza  e  sveltezza  :  u- 
nica  in  Francia  per  la  sua  forma,  dava 
alla  città  un  aspetto  particolare  e  scopri- 
vasi  da  7  in  8  leghe  lontano;  se  non  che 
il   fulmine  la  distrusse  a'  i5  settembre 
I  822,  ma  si  dovea  ricostruire.  L'interno 
della  cattedrale  è  lungo  4^8  piedi,  pre- 
senta una  vasta  nave  83  piedi  larga  e  84 
alta,  accompagnata   da  ale  laterali  che 
guarniscono  le  cappelle,  e  le  quali  prolun- 
gandosi intorno  al  coro,  conducono  alla 
cappella  della  B.  Vergine,  ornata  di  su- 
perl30  quadro  di  Filippo  di  Champagne, 
del  sepolcro  in  marmo  bianco  de'cardi- 
nali  d'Amboise,  curiosissimo  monumen- 
to del  secolo  XV,  e  di  quello  del  gran  si- 
niscalco L.  de  BrezégoveruatoiediRoueu 


ROU  i8r 

e  marito  della  famosa  Diana  di  Poitiers, 
il  cui  ceootaflo  in  marmo  nero  sostiene 
una  figura  del  defunlo,scolpitadaGoujon; 
diverse  altre  tombe,  tra  le  altre  quella  di 
Riccardo  Cuor  di  Leone  e  del  duca  di  Bed- 
fordjdecorano  questa  magnifica  raetropo- 
litana,che  possedeva  un  tempo  una  biblio- 
teca, alla  quale  sali  vasi  per  graziosa  scala 
gotica  che  ancora  esiste:  di  dietro  sorge 
l'ampio  palazzo  arcivescovile,  che  ha  una 
superba  galleria  detta  degli  Stati,  dove  si 
vedono  4  l^^i  quadri  di  Robert.  Il  capi- 
tolo metropolitano  si  compone  di  3  di- 
gnità, I ."  delle  quali  è  il  decano,  di  9  ca- 
nonici, di  diversi  altri  onorari,  de  pueri 
de  choro,  e  di  altri  preti  e  chierici, assi- 
stendo alle  sagre  funzioni  gli  alunni  del 
gran  seminario.  Un  canonico  titolare  e- 
sercita  la  cura  d'anime  nella  cattedrale, 
ov'è  il  batlislerio.  L'antico  capitolo  for- 
ma vasi  di  9  dignitari,  di  5i  canonici ,  e 
di  altri  8  che  però  non  aveano  voce  in 
capitolo,  di  4  collegi  di  cappellani  o  can- 
tori. Uno  de'  privilegi  di  questo  insigne 
capitolo,  era  quello  tli  liberare  ogni  an- 
no vm  condannato  nel  giorno  dell'Assun- 
ta, esponendo  la  cassa  o fieri  di  s.  Roma- 
no contenente  le  sue  ossa,  la  quale  por- 
tava il  liberato  nelfca  processione;  la  tra- 
dizione fa  derivare  il  privilegio  detto  del- 
Viirna  di  s.  Romano  dall'  avere  il  santo 
ucciso  un  orribile  serpente coH'aiuto  d'un 
omicida  :  i  duchi  di  Normandia  e  molti 
re  di  Francia  confermarono  il  privilegio. 
A  Uri  credono  che  fosse  accordato  per  aver 
s.  Romano  liberato  Roueu  dall'  inonda- 
zione; altri  fanno  risalire  a  lui  il  privile- 
gio concesso  dai  re  della  i.*  stirpe  ai  ve- 
scovi, di  porre  qualche  volta  in  libertà  i 
prigionieri.  A  Presepio  parlai  di  quelloche 
si  faceva  nella  notte  di  Natale  in  questa 
chiesa,  in  cui  nella  funzione  5  canonici 
figuravano  da  pastori.  Dopo  la  cattedra- 
le, tra'uionumenti  gotici, si  deve  ricorda- 
re la  chiesa  e  già  abbazia  della  congrega- 
zione di  s.  Mauro  (/^.)  di  s.  Audoeno  o 
Ouen,  incominciata  nel  1819:  si  ammi- 
rano i  vetri  dipinti,  la  nave  la  cui  volta  è 


i82  ROU 

adorna  di  lanleHìiniJa  facciata  ineridio- 
naie  che  offre  quanto  vi  è  di  più  grazio- 
so nello  stile  gotico,  e  le  due  magnifiche 
rose  che  terminano  la  crociera,  dal  mez- 
zo della  quale  parte  una  bella  torre  di  1^0 
piedi  d'elevazione,  la  cui  cima  traforata 
a  giorno  forma  una  corona.  Vi  si  vede  il 
sepolcro  di  Berneval,  che  ne  fece  il  dise- 
gno, essendo  lungo  Tedifìzio  4 '6  piedi. 
Attigui  al  nord  si  trovano  i  fabbricati del- 
Tantica  abbazia,  che  presentemente  ser- 
vono di  casa  della  cillà,ed  in  cui  ammi- 
rasi una  scala  arditissima;  colà  si  sono 
riuniti  la  biblioteca  pubblica  di  più  di 
3o,ooo  volumi  e  di  1,100  mss.,  ed  il  mu- 
seo che  contiene  delle  statue,  e  quasi  3oo 
quadri,parecchi  de'quali  de'massimi  mae- 
stri; contiguo  vi  è  un  ameno  giardino,  a - 
pertoal  pubblico. Osservasi  quindi  la  chie- 
sa di  s.  Maclodio  per  la  stia  architettura 
leggera  e  per  le  porte  coperte  di  bassori- 
lievi di  Goujon.  Quella  di  s.  Godard,  per 
la  larghezza  e  arditezza  delle  sue  volle;  le 
altre  di  s.  Gervasio  e  di  s.  Maddalena  nel 
sobborgo  Cauchoise,  la i."  per  la  sua  cap- 
pella sotterranea  di  costruzione  romana, 
la  2."  di  moderno  stile  per  le  sue  colonne 
corintie  e  la  venusta  cupola;  quella  di  s. 
Komano  che  contiene  il  sepolcro  di  que- 
sto vescovo;  l'altra  di  s.  Paolo  che  crede- 
si  costruita  sulle  rovine  d'un  tempio  d'A- 
done, e  la  chiesa  di  s.  Severo  mal  fabbri- 
cala nel  990.  Le  chiese  parrocchiali  sono 
i3  ,  tulle  munite  del  s.  fonte.  Il  palazzo 
della  Hagione,lerminato  nel  1499  pel  par- 
lamento di  Normandia  ,  è  vasto  e  d'  un 
golico  sommaraenle  delicato  e  nelTesecu- 
zinne  arditissimo.  Vi  si  distinguono  par- 
ticolarmente le  finestre  del  colmo,  la  tor- 
re del  gabinetto  dorato,  che  graziosi  or- 
namenti olfreall'esterno,  e  la  sala  de'pro- 
curatori,  lunga  170  piedi  con  5o  di  lar- 
ghezza, e  la  cui  volta  di  lutto  sesto  in  le- 
gname rappresenta  pei  fellamente  il  gu- 
scio d'un  vascello  rovescialo.  La  caserma 
Martinville,  sulla  piazza  del  Campo  di 
Marte,  ha  una  facciata  imponente;  dcvc- 
6Ì  pur  citare  quella  di  s.  Severo  che  fòr- 


n  o  a 

mail  lato  occidentale  della  piazza  di  que- 
sto nome  e  si  estende  lungo  la  Senna;  l'o- 
spedale Hotel  Dieu,  vasto  e  ben  ventila- 
to, nel  sobborgo  Cauchoise,  e  sopra  tul- 
io i  mercati  coperti,  ossia  halle,  che  han- 
no fama  de'più  belli  di  Francia  dopo  quel- 
li della  capitale;  circondano  essi  da  3  luti 
la  piazza  dell'Alta  Torre  Vecchia,  che  trae 
il  nome  da  una  grossa  torre  dell'antico 
palazzo  de'duchi  di  Normandia  di  cui  oc- 
cupa il  sito,  sono  comodamente  distribui- 
ti e  in  prossimità  alporto,  e  dividonsi  in 
più  parli.  Egualmente  meritano  ricordar- 
si, pel  loro  stilegolico,  l'antico  olllzio  del- 
le finanze,  l'antico  edifizio  della  corte  dei 
conti,  l'ostello  del  Dorgo  Theroude  che 
offre  bei  bassorilievi,  egli  avanzi  del  Ca- 
stel Vecchio  costruito  da  Filippo  Augu- 
sto, e  in  una  torre  del  quale  fu  chiusa  la 
sventurata  Pulcella  d'Orleans,  la  cui  n)e- 
moria  fu  poi  ristabilita,  coraechè  trova- 
ta del  tulio  innocente  e  sagrificala  dal- 
l'odio degl'inglesi.  Sparse  ne'di  versi  quar- 
tieri di  Rouen  Irovansi  35  fonlanealimen- 
late  da  belle  sorgenti  :  primeggia  quel- 
la di  Lisieux,  che  rappresenta  il  Parna- 
so; quella  della  Croce  di  Pietro,  sormon- 
tala da  un  obelisco,  e  quella  della  Grosse 
riescono  curiosissime;  non  mancano  sor- 
genti minerali.  La  riviera  che  sotto  di- 
versi nomi  domina  lungoil  porto  per  più 
dimezza  lega, è  osservabile  pei  belli  viali 
chela  terminano,  perla  vista  animala  che 
presenta,  e  pei  stabilimenti  pubblici  che 
visi  trovano  o  ne  sono  vicini,  come  la  pre- 
fettura, la  zecca  che  vanta  l'origine  nel- 
r  864,  la  dogana,  la  borsa  che  possiede 
una  sala  terrena  vastissima  e  sostenuta  da 
volta  arditissima,  il  teatro  delle  Arti,  le 
halle,  l'orto  botanico,  ec.  Racchiude  que- 
sta città  due  teatri,  il  nominalo  e  il  fran- 
cese, e  parecchi  stabilimenti  di  beneficen- 
za e  d'istruzione,  diverse  case  religiose  di 
ambo  i  sessi,  confraternite,  due  ospedali, 
il  monte  di  pietà,  il  gran  seminario,  olire 
il  piccolo  nel  suburbio.  In  passalo  avea 
56  case  religiose  de'due  sessi;  in  tutta  lu 
diocesi  si  contavano  24  abbazie ,  fra  le 


ROU 

quali  quelle  delle  Canonichcsse  regolari 
di  Roueriy  e  de  Canonici  regolari  dis.  Lo 
di  Rouen  (F.).  Nel  1666  madama  Mail- 
lefer  v'istituì  la  congregazione  delle  dame 
di  s.  Mauro.  luollre  vi  sono  la  chiesa  con- 
cistoriale, la  sinagoga,  la  facoltà  teologi- 
ca^ scuola  di  medicina,  collegio  con  ga- 
binetti di  storia  naturale  e  di  fìsica^  due 
biblioteche  pubbliche,  4o  scuole  d'inse- 
gnamento primario,  di  disegno,  di  pittu- 
ra, di  navigazione,  bell'orlo  botanico  con 
sene  calde,  accademia  di  scienze,  lettere 
e  arti,  società  centrale  d'agricoltura,  so- 
cietà libera  di  emulazione,  altra  pe'  pro- 
gressi del  commercio  e  dell'induslra,  com- 
missione d'antichità;  più  società  di  com- 
mercio, d'agricoltura,  di  medicina, di  far- 
macia e  di  carità  materna;  società  bibli- 
ca protestante,  offizio  centrale  di  benefi- 
cenza, cassa  di  risparmio,  3  caserme,  l'Ho- 
tel Dieu,  l'ospizio  generale  pei  poveri,  dei 
mentecatti,  de'lrovalelli;  case  di  arresto, 
di  giustizia,  di  correzione  riunite  nellosta- 
bilimento  della  Bicétre,  bagni  pubblici. 
La  Senna,  la  cui  profondità  a  Rouen  è  di 
1 1  metri,  vi  forma  parecchie  isole,  tra  le 
altre  l'isola  La  Croix  o  della  Moucque;  vi 
trascorre  essa  dall'est  all'ovest,  e  visi  va- 
lica per  due  ponti,  uno  di  battelli  e  l'al- 
tro di  pietra,  che  uniscono  questa  città  col 
sobborgo  di  s.  Severo;  altro  ponte  in  pie- 
tra di  recente  costruzione  è  alla  punta  oc- 
cidentale di  detta  isola,  in  faccia  alla  via 
Mulpalu,  magnifico  monumento  che  per 
la  sua  situazione  ingrandisce  dii5o  me- 
In  il  porto  marittimo,  ornato  di  belle  co- 
lonne all'estremità,  e  che  riesce  di  mas- 
sima utilità  per  Rouen,  in  cui  il  passaggio 
della  Senna  non  sarà  piti  interrotto  in 
nessun  tempo  dell'anno.  La  città,  sebbene 
male  fabbricata,  offre  grato  soggiorno,  e 
la  circolazione  attiva  che  regna  per  le  stra- 
de, sul  porto  e  sul  fiume,  le  dà  un'  aria 
d'allegria  che  contrasta  coi  vecchi  edilìzi 
tetri  che  racchiude  ,  frequentatissimi  es- 
sendo i  suoi  passeggi,  come  il  gran  Cor- 
so. Lo  spettacolo  che  ogni  giorno  ha  luo- 
go nel  teatro  delle  Arti,  le  numerose  bot- 


ROU  i83 

teghe  delle  «Irade  che  vi  stanno  vicine, 
dove  si  fanno  principalmente  distinguere 
i  brillanti  magazzini,  ed  i  caffé  delle  vie 
Ponte  Grande  e  de'Carmelitani,  danno  a 
quella  parte  della  città,  specialmente  al- 
la sera,  un  aspetto  animatissimo.  Spinta 
ad  alto  grado  é  l'operosa  industria  mani- 
fattrice  in  questa  città,  la  quale  tiene  in 
Francia  forse  il i.°  posto  per  la  fabbrica- 
zione delle  stofle  di  cotone,  e  che  si  è  di 
sovente  paragonata  a  Manchester  ed  a 
Glasgow;  i  suoinanchin  sono  particolar- 
mente pregiati,  anche  all'estero,  ove  se  ne 
fa  grande  esportazione.  Lungo  sarebbe  a 
dire  il  numeroso  novero  di  sue  manifat- 
ture e  fabbriche  di  moltissimi  generi.  Pro- 
fi  ssioni  particolari  hanno  adottato  diver- 
si quartieri  della  città  ,  il  cui  centro  so- 
prattutto èconsagratoalcommercioal  mi- 
nuto; l'alto  commercio  occupa  le  parti  che 
accostansi  al  porto  verso  l'ovest;  al  nord 
ne'  contorni  delle  chiese  di  s.  Ouen  e  s. 
Patrizio,  e  nel  nuovo  quartiere  del  sob- 
borgo Cauchoise, vivono  lungi  dal  rumo- 
re e  dall'agitazione,  la  nobiltà  e  la  magi- 
stratura. Quantunque perlegiravolte  del- 
la Senna,  si  trovi  Rouen  a  28  leghe  dal 
mare,  assai  fortemente  vi  si  fanno  sentire 
il  flusso  eriflusso,  e  conducono  navidi  25o 
e  3oo  tonnellate  nel  suo  porto,  ch'è  como- 
dissimo e  dal  ponte  di  pietra  separato  in 
due  parti,unadellequali  all'est  é  destinata 
a'grandi  battelli  che  risalgono  il  fiume,  e 
l'altra  all'ovest  serve  ai  bastimenti  di  ma- 
re. La  facilità  colla  quale  questa  città  co- 
munica colla  capitalee  colle  città  principa- 
li di  Francia,  sia  per  la  navigazione,  sia  per 
le  belle  strade  che  vi  mettono  capo,  e  la  sua 
prossimità  a  Parigi,  l'hanno  resa  fioren- 
te, e  fatto  vi  hanno  nascere  un  commer- 
cio di  deposito,  di  spedizione  e  transito 
estesissimo,  che  comprende  un'infinità  cU 
articoli,  coU'America,  col  Levante  e  eoa 
diverse  parti  d'Europa  :  posta  fra  Pari- 
gi e  Londra,  Rouen  è  l'organo  interme- 
diario di  quelle  due  immense  piazze.  Il 
commercio  coH'interno  viene  alimentato 
dai  prodotti  del  suolo  e  delle  mauifatlu» 


i84  ROU 

re.  Numerose  compagnie  d'assicurazioni 
mariltime  e  contro  gli  incendii  \\  furono 
stabilite.  Vi  sono  bei  cantieri  di  costru- 
zione. La  cittàsi  divide  in  6  cantoni,  sud- 
divisi in  12  sezioni,  ascendendo  la  popo- 
lazione a  più  di  I  00,000  abitanti ,  fra  i 
quali  moltissimi  lavoranti  impiegali  nelle 
sue  fabbriche.  Piouen  si  gloria  d'aver  da- 
ta la  luce  ad  una  moltitudine  di  perso- 
naggi che  illustrarono  la  Francia:  olire 
al  gran  Pietro  Corneille,  che  basterebbe 
alla  sua  celebrità  ,  vide  questa  citlà  na- 
scere suo  fratello  Tommaso  Corneille, 
Fontenelle,  Pradon,  i  poeti  Benserade  e 
Hicher ,  i  dotti  gesuiti  Brumoy  e  Sana- 
don,  il  giureconsulto  Casnage,  l'orienta- 
lista Bochart,  l'architetto  Blondel, a  cui 
Parigi  deve  le  porte  s.  Martino  e  s.  Dio- 
nigi; i  pittori  Jouvenet  e  Restoul;  Cuve- 
lier  de  la  Salle,  che  scuoprì  la  Luigiana, 
il  navigatore  Paolo  Lucas,  madamigella 
Champmeléartista  drammatica,  le  signo- 
re du  Boccage  e  Leprince  de  Beaurnont, 
ec:  si  conservano  con  cura  le  case  che  vi- 
dero nascere  Corneille  e  Fontenelle.  Mol- 
tissimi pure  fiorirono  in  santità  di  vita 
e  nelle  dignità  ecclesiastiche.  Non  è  insa- 
lubre il  clima  di  Rouen,  ed  i  tanti  cam- 
biamenti operati  nell'inlerno  l'hanno  sen- 
sibilmente migliorata.  I dintorni  sonori- 
nomati  per  la  loro  bellezza;  le  amenecol- 
lineimboscateche  la  circondano,la  vasta 
pianura  di  s.  Severo  coperta  di  piali  ri- 
denti, le  belle  valli  di  De  ville  e  di  Darne- 
tal,  numerose  case  di  villeggiatura  ,  più 
manifatture,  offrono  da  tutti  i  canti  un 
quadro  svarialissimo  e  delizioso  :  nella  co  • 
&la  di  s.  Caterina  dirupalissima  e  alta  1 26 
metri,  si  notano  gli  avanzi  d'un  forte  di- 
strutto da  Enrico  IV,  e  racchiude  gran 
quantità  di  fossili ,  parecchie  specie  dei 
quali  non  si  trovano  che  colà. 

Rouen  è  chiamata  anche  Roano  e  Ro- 
han^  in  latino  Rolhomunij  Rolhomagus 
e  Rolliomagum.  Chenu,  Archiepiscopo- 
rum  Galliae  historia,  p.  y5,  dice  che 
Rouen  fu  denominata  Rolhomagus,  a  ver- 
lo  Rodi  nonisn  sumil,quae  siaUia  co  loci 


ROU 

antìquiuis  adorabalur;  che  attcrròs. Mel- 
lone, ed  invece  del  suo  tempio  ne  costruì 
uno  al  vero  Dio,  ove  fu  eretto  il  priorato 
de'canonici  regolari  di  s.  Lo.  Aggiunge 
che  Rolh  era  figlio  di  Samoteo/^nm/  cel- 
taruni  et  tolius  Galliae,  Rolhomagensis 
urbis fundatoris,  nomea  Rothomagutn  e- 
mnniwil.  Comman ville  chiama  Rouen 
la  2."  citlà  del  regno  di  Francia,  ed  il 
magazzino  di  Parigi.  Giulio  Cesare  non 
fa  un' %\jiQ\  Commentari  oXcymyi  menzione 
di  questa  città,  la  quale  al  suo  tempo  non 
era  certamente  che  una  meschina  borga- 
ta della  Gallia  Belgica,  nel  paese  de'  ve- 
liocassi,de'quali  divenne  appresso  la  ca- 
pitale;dovelte  nondimeno  essere  assai  im- 
portante sotto  gl'imperatori  che  ne  for- 
maronola  metropoli della2.^Lionese:por« 
lava  allora  il  nome  di  Rolhomagus,  che 
conservòsinoalla  conquista  de'famosi  po- 
poli avventurieri  del  nord  o  Normanni 
[f-)»  i  quali  lo  mularonoin  quellodi  Roa- 
no.  Nel  111  secolo  non  comprendeva  che 
una  sola  via,  la  quale  stendevasi  dalla  via 
attuale  de'ciabattini,  dietro  la  cattedra- 
le,  sino  alla  torre  del  grand'Orologio,  e 
la  Senna  veniva  a  battere  alla  piazza  delle 
Calendre;  neir84o  ancor  non  occupava 
che  uno  spar.io  bislungo  pochissimo  va- 
sto. Rollone  i.°duca  di  Normandia  l'in- 
grandì verso  il  sud,  respintone  il  letto  del 
fiume.  Ne'secoli  XII  e  XllI,  sotto  Filippo 
Augusto,  Luigi  Vili  e  s.  Luigi  IX, si  ac- 
crebbe verso  il  nord,  e  nel  mezzo  del  se- 
colo XIV  verso  l'ovest  :  da  quest'ultimo 
tempo  sino  alla  metà  del  secolo  decorso, 
non  ebbe  incremento  sensibile;  ma  allora 
per  la  distruzione  delle  forti  mura  fian- 
cheggiale di  torri  e  di  larghe  e  profonde 
fosse  che  la  circondavano,  e  delle  2  i  por- 
te, 16  tra  esse  dal  lato  della  Senna,  per 
le  quali  vi  si  perveui  va,  tro  vossi  Roano  le- 
gato a'suoi  sobborghi  che  si  sono  coperti 
di  belle  case  e  graziosi  giardini.  Questa 
citlà  già  tanto  importante,  e  che  prima 
della  rivoluzione  eia  la  capitale  di  Nor- 
mandia, ed  in  particolare  dell'Alta  Nor- 
mandia e  del  Veiin  Kormanno,  attrae 


ROU 
altresì  l'allenzione  pegli  avvenimenti  po- 
litici de'quali  è  siala  leàlro  :  i  primi  se* 
coli  della  monarchia  oilVono  pochi  falli 
iiolabili;  però  nel  56 1  morlo  Clolario  I, 
i  suoi  4  ^^g''  se  ne  divisero  gli  stali,  ed  il 
regno  di  Soissons,  di  cui  Roano  formava 
pnrte,  toccò  a  Giilperico  1,  il  quale  ripii- 
iliala  Auduera,  vi  sposò  nel  oyo  Galsuin- 
da figlia  primogenita  d'Analagildo  re  dei 
visigoti,  e  sorella  della  fomosa  Drunechil- 
de;  6  anni  dopo,  caduta  questa  in  potere 
di  Fredegonda,  vi  fu  rinchiusa,  e  libe- 
rala poi  da  AJeroveo  figlio  diChilperico 
I,  che  la  sposò  nella  chiesa  cattedrale. 
Dopo  la  morie  di  Chilperico  1,  nel  584 
Aeune  Fredegonda  a  risiedere  a  Roa- 
no, dove  in  breve  fece  assassinare  il  ve- 
scovo Preleslalo,  cui  gli  abitajili  aveauo 
richiamato  dall'esilio  da  lui  incorso  per 
aver  maritato  a  Meroveo  Brunechilde; 
l'indignazione  chele  colpe  di  questa  don- 
na contro  di  lei  sollevarono,  la  sforzò  fi- 
nalmente a  lasciar  la  città,  la  quale  più 
tardi  ebbe  mollo  a  patire  perle  irruzioni 
de'uormannijla  i  .Melle  quali  accadde  nel- 
l'84i , sotto  Carlo  I  il  Calvo. Distrutta  aU 
lora  da  capo  a  fondo, cominciava  soltan- 
to a  riaversi,  quando  nel  9  i  o  si  trovò  co- 
stretta ad  arrendersi  al  famoso  Raoul  0 
Rollone,  al  quale  due  anni  dopo  fu  con 
tutta  la  Keuslria  ceduta  da  Carlo  III  il 
Semplice,  di  cui  sposò  la  figlia, e  che  ne 
i'ece  la  capitale  del  novello  suo  stato:  bat- 
tezzalo dal  vescovo  Francone,  prese  il  no- 
me di  Roberto  I;  indi  altri  normanni  con- 
quistarono Napoli  e  la  Sicilia  (^.),  e  di- 
vennero feudatari  della  s.  Sede  suprema 
signora  di  que*regni. SottoGugliehiioLuu- 
guspada,a  lui  figlio,  sopportò  un  attacco 
per  parte  di  parecchi  vassalli  ribellali. 
Luigi  IV  d'Oltremare  se  ne  impadronì 
durante  la  minorità  di  Riccardo  I,  ma 
battuto  alquanti  mesi  dopo,  vi  fu  con- 
dotto prigioniero;  riposto  indi  in  libertà, 
tornò  ad  assalirla  nel949  con  Ottone  1  im- 
l)eralore  di  Germania,  ecol  conledi  Fian- 
dra, e  dopo  più  di  sei  mesi  di  sforzi  fu 
costretto  a  lilùarsi.  Pgco  si  liseuli  Roa- 


llOU 


18: 


no  degli  avvenimenti  che  in  seguito  agi- 
tarono la  Normandia,  e  Guglielmo  il  Con  - 
quislatore  vi  morì  nel  1087;  7  anni  ap- 
presso fu  presa  dai  ribelli.  IN'el  i  126  fu 
totalmente  rovinala  da  un  orribile  incen- 
dio. Il  Papa  Innocenzo  II,  per  Io  scisma 
dell'antipapa  Anacleto  lì,  nel  i  i3i  pas- 
sò in  Francia  e  da  Orleans  si  trasferì  a 
Rouen, donde  andò  aChartres.  Nel  1  174 
indarno  Luigi  VII  il  Giovane  l'assediò.  In 
una  delle  torri  del  palazzo  di  questa  cit- 
tà, nel  i2o3  Giovanni  Seuza-Terra  as- 
sassinò il  giovane  Arturo  suo  nipote,  che 
avea  giuste  pretensioni  sopra  il  ducato, 
delitto  che  indusse  la  guerra  impresa  da 
Filippo  Augusto,  al  quale  Rouen  aprì  fi- 
nalmente le  porte  il  1.°  giugno  1204, do- 
po ostinata  resistenza:  la  presa  di  questa 
città  decise  la  sommissione  di  tutta  la 
Normandia,  che  dopo  di  essere  stata  go- 
vernata da  12  duchi,  tornò  allora  alla 
corona  di  Francia,  da  cui  era  stala  se- 
parala da  292  anni.  Nel  1294  vi  scoppiò 
grave  sedizione,  ed  è  in  questa  città,  che 
reGiovanni  II  arrestò  per  tradimentoCar- 
loHil  Malvagio  re  diNavarra.  Nel  1882 
e  i4i6gli  abitanti  si  ribellarono  contro 
Carlo  VI,  che  loro  perdonò,  dopo  avervi 
soppresso  le  autorità.  Profittando  delle 
dissensioni  che  laceravano  allora  la  Fran- 
cia, Enrico  V  re  d'Inghilterra  dopo  la  bat- 
taglia d' Azincourt  venne  il  1 4  luglio  14^7 
a  porre  l'assedio  davanti  a  Rouen,  di  cui 
s'impadronì  a' 18  gennaio  seguente,  per 
tradimento  del  governatore  Guy  leBou- 
teiller,  dopo  eroica  difesa,durante  la  qua- 
le si  fece  distinguere  sopra  ogni  altro  il 
celebre  Alano Blanchard  capo  de'borghi- 
giani,  il  cui  supplizio,  vergognoso  pei  vin- 
citori, seguì  da  vicino  la  dedizione  della 
piazza.  Gl'inglesi  dopo  avervi  giuridica- 
mente sagrificalo  l*innocefite  e  valorosa 
Pulcella  d'Orleans  nel  1 43  i,  conserva- 
rono Rouen  sino  al  1 449»  che  Carlo  VII 
dagli  abitanti  aiutato  la  riprese,  indi  ai 
1  5  novembre  vi  convocò  un'assemblea 
de'nolabili  del  regno.  Luigi  XI  vi  si  recò 
pei'  ripigliare  la  Normandia,  che  il  Uat- 


i86  KOU 

tato  di  s.  Mauro  les  Fossés  nel  i465  a 
vea  dato  a  Carlo  suo  fratello  invece  del 
Beny, e  vi  commise  delle  crudeltà. Quivi 
Carlo  Vili  nel  i485  tenne  un  letto  di 
giustizia,  nel  quale  confermò  i  privilegi 
della  provincia.  Successivamente  visita- 
ionoRouen,nel  1 5o8 Luigi Xn,nel 1 536 
Giacomo  V  re  di  Scozia,  e  4  a""»  dopo 
Francesco  I,  nel  i55o  Enrico  II  e  Cate- 
rina de  Medici.  Le  guerre  quindi  di  re- 
ligione non  tardarono  ad  insanguinare 
la  città:  nel  i56osi  suscitarono tra'pro- 
testanti  ed  i  cattolici  varie  turbolenze  che 
presto  il  maresciallo  deliaVielleville  quie- 
tò;ma  nella  notte  dal  i5al  1 6  aprile  1 562, 
i  calvinisti  ugonotti  giunsero  ad  impadro- 
nirsene quasi  senza  resistenza,  vi  commi- 
sero grandi  disordini,  e  sostennero  poco 
dopo  con  buon  successo  un  assedio  con- 
tro il  duca  d'Auraale.  Troppo  importan- 
te era  questa  piazza,  e  troppo  vicina  a  Pa- 
rigi, perchè  la  corte  non  tentasse  di  ri- 
pigliarla; quindi  Carlo  IX  mandò  contro 
«li  essa  un  esercito,  comandato  da  Antonio 
di  Borbone  re  di  Navarra,  che  vi  rimase 
mortalmente  ferito:  il  re  e  sua  madre  si 
trasferirono  al  quartiere  generale,  eflnal- 
niente  dopo  diversi  attacchi  infruttuosi 
il  duca  di  Guisa  la  prese  a'26  ottobre  del- 
lo stesso  anno,  e  per  8  giorni  l'abbando- 
nò al  più  terribile  saccheggio.  Il  re  di  Na- 
varra, benché  non  guarito,  vi  volle  en- 
trare per  la  breccia  fatta  nell'assalto,  por- 
talo dagli  svizzeri  sulle  spalle.  Quivi  nel 
i563  fu  Carlo  IX  dichiaralo  maggiore 
prima  dell'età  prescritta, dal  parlamento 
di  Normandia,  che  vi  avea  istituito  Luigi 
Xn  nel  i499-  Nuovi  torbidi  vi  si  desta- 
rono nel  1571,  e  alquanto  più  tardi  il 
giorno  di  s. Bartolomeo  venne  a  funesta- 
re anche  Rouen  per  la  strage  degli  ugo- 
notti, sebbene  l'umanità  del  governato- 
re Francesco  di  Monlmorency  risparmiò 
non  poche  vittirae.Nel  1 588Ennco  III,do- 
po  la  giornata  delle  barricate,  forzato  ad 
abbandonar  Parigi,  venne  a  riparare  a 
llouen,e  vi  firmò  il  famoso  patto  d'unio- 
ne che  gli  dettò  il  duca  di  Guisa.  Alla  sua 


ROU 
morte  gli  abitanti  ricusarono  di  ricono- 
scere Enrico  IV di  Borbone  redi  Navar- 
ra, il  quale  agli  1 1  novembre  1591  vi  po- 
se l'assedio;  ma  l'avvicinarsi  di  Alessan- 
dro Farnese  duca  di  Parma,  e  generale 
dell'esercito  della  lega  che  gli  voleva  in- 
terdire la  corona  di  Francia  come  ugo- 
notto, lo  forzò  a  levarlo  a'20  aprile  1592: 
solo  Rouen  lo  accolse  come  re,  dopo    la 
sua  abiura  nel  1 598,  e  dopo  che  la  rieb- 
be dal  signore  di  Villarsche  l'avea  occu- 
pala, mediante  lo  sborso  contestuale  d'un 
milione  e  200,000  lire  tornesi,  oltre  l'an - 
nua  pensione  di  60,000  lire.  Enrico  IV 
per  qualche  tempo  vi  fece  la  sua  residen- 
za. Da  quell'epoca  in  poi  la  città  godè  pa- 
ce, e  fiorì  nel  commercio  e  nell'industria: 
vi  contribuirono  la  distruzione  degl'im- 
mensi suoi  baluardi,  che  l'avevano  resa 
una  delle  più  forti  piazze  di  Europa;  così 
venne  posta  al  sicuro  dai  mali  che  soffro  - 
noi  luoghi  muniti, comechè segno  agli  at- 
tacchi. Dipoi  in  Rouen  vi  convocarono  as- 
semblee di  notabili, Enrico  IVneli596,e 
Luigi  Xlll  nel  1617,  il  quale   la   visitò 
nel  1620.  Nell'agosto  1639  vi  scoppiò  la 
sedizione  de'vas  nus-pieds,  a  motivo  del- 
l'aumento dell'imposte,  prontamente  re- 
pressa, ed  in  seguito  alla  quale  il  parla- 
mento di  Normandia  fu  per  un  anno  in- 
terdetto, indi  ristabilito  nel  1641.  Duran- 
ti le  turbolenze  parigine  della  Fionda  , 
vi  soggiornò  colla  corte  Luigi  XIV;  il  suo 
gran  ministro  Colbert  protesse  molto  le 
manifatture  della  città,  che  più  tardi  ri- 
sentì gli  effelti  della  rivocazione  dell'e- 
dillo  di  Nantes.  Luigi  XV  vi  passò  allor- 
ché andò  all'Havre  nel  1749»  sotto  del 
quale  Rouen  vide  incominciare  i  suoi  ab- 
bellimenti e  lamigliorazione  del  suo  sta- 
to sanitario,  per  le  cure  di  Thiroux  de 
Crosne,  intendente  della  provincia.  Fu 
pure  visitata  nel  1777  dall'imperatore 
Giuseppe  II, e  nel  1782  da  Paolo  I  erede 
dell'impero  russo;  Luigi  XVI  vi    passò 
nel  1786,  reduce  da  Cherburgo.  Per  la 
carestia  a'  1 2  luglio  1 789  insorse  sommos- 
sa, che  riunovossi  nell'agosto,  indi  soffo- 


ROU 

cala  dalla  forza.  Nel  1 790  Rouen  (Iìtco- 
necapoluogodel  dipartimento  della  Sen- 
na inferiore, e  neiristessoanuosi  celebra- 
rono splendide  feste  per  la  federazione 
delia  guardia  nazionale.  Forlunataniea* 
te  la  rivoluzione  fece  poche  vittime  in  que- 
sta città;  però  scoppiarono  parecchie  som- 
mosse nel  1792,  1793  e  1795  con  sin- 
tomi gravissimi.  Nel  viaggio  intrapreso 
dairimperaloreNapoleoneneli8io,aca- 
gione  dell'importanza  di  Rouen,  fu  ordi- 
nata la  costruzione  del  ponte  di  pietra. 
Affezionali  gli  abitanti  alle  istituzioni  co- 
stituzionali, alla  fine  di  luglio  i83o  pei 
primi  mandarono  una  colonna  di  volon- 
tari a  Parigi,  appena  seppero  gli  avveni- 
njenti  delle  3  giornate. 

La  fede  cristiana  vi  fu  promulgata  nei 
primi  tempi  del  prislianesimo.  Divenne 
presto  sede  vescovile:  Commanvllle  nel- 
V Ilisloirt  de  tous  les  Archeveschez^  dice 
nel  IH  secolo,  quindi  nell'VllI  divenne 
il  suo  pastore  arcivescovo,  e  da  s.  Bonifa- 
cio legato  apostolico  ricevette  il  pallio,  e 
prese  il  nome  di  primate  diNeuslria  eNor- 
mandia;che  S.Gregorio  VII  voleva  sotto- 
mettere il  suo  arci  vescovo  alla  primazia  di 
Lione,  ma  gli  arcivescovi  di  Rouen  pro- 
varono con  pontifìcie  bolle  la  loro  indi- 
pendenza. Erano  a  suo  tempo  sulh'aga- 
nei  della  metropolitana  di  Rouen,  i  ve- 
scovi di  Bayeux  prolotrono,  Avranches, 
E vreuXjLisieux,  Coùtances,  Séez.  Chenu 
nella  gerarchia  ecclesiastica  della  Gallia, 
qualifica  Rouen  metropoli  della  provin- 
cia Lionese  2.*,  cioè  dopo  Lione,  coi  no- 
minati sufTraganei.Di  presente  sono  sol- 
lauto  4,  cioè  Bayeux,  Evreux,  Coùtan- 
ces, Séez,  le  altre  due  non  essendo  più 
sedi  vescovili,  li  i.°  vescovo  di  Rouen  fu 
s.  Nicasio  (^'.),  martire  sotto  Dioclezia- 
no del  284;  furono  fatte  molte  opposi- 
zioni e  difiìcoltà  per  negargli  il  i.°  rango 
Ira'pastori  di  Rouen, ma  i  dotti  autori  del- 
la nuova  edizione  della  GalUa  Christia- 
na nel  t.  I,  dimostrano  essere  senza  fon- 
diimeulo  le  obbiezioni.  Gli  successe  s.ilit'/- 
loìio  (/^.),  da  Roma  mandato  da  Papa  s. 


ROU  187 

Stefano  I  nel  257  a  predicare  nelle Gal- 
lie  l'evangelo,  indi  nel  260  vescovo  di 
Rouen,secondoquelli  che  pretenderebbe- 
ro escludere  per  1 .°  s.  Nicasio;  gli  si  attri- 
buisce la  fondazione  della  primitiva  cat- 
tedrale. Indi  s.  Avidiano  o  Aviciano  che 
fu  al  concilio  d'Arles  nel  3  1 4;  poi  Severo 
nel 3 2 5, Eusebio  nel 34i, Marcellino  nel 
366,  Pietro  nel  385,s. /^i7/r/c/o(A'.)  nel 
4o5,  gran  promulgatore  della  fede  e  fa- 
migliaredi  Papa  s.  InnocenzoI,  che  pare 
lo  destinasse  a  questa  sede.  Nel  4 1 7,  se- 
condo Chenu,  fu  vescovo  s.  Innocenzo; 
nel  426  s.  Esodio  (f'-)i  nel  43o  s.  Sil- 
vestro, nel  44^  Malsino,  nel  45»  i  Germa- 
no, nel  4^9  Crescenzio,  nel  5 1  I  interven- 
ne al  concilio  d'Orleans  s.  Gildardo^y.), 
e  il  vescovo  S.Flavio  gli  successe.  Fiori  nel 
549 s.  P retestato [V.),  nel  582  Melanzio, 
nel  594  lldolfo,  nel  626  s.  Romano [F.\ 
nel  640  s.  Audeno(V.)t  o  Audoeno,0- 
doeno  e  volgarmente  s.  Ouen.  Nel  683 
Auberto  oAnsherto  (^.)j  nel 698  Grip- 
po, nel  719  Rotolando  oBalilando,  nel 
722  s.  C/g^o(^.),  cugino  di  re  Pipino,  in- 
di Roberto  o  Ratberto,  nel  733  Grimo, 
nel  739  Rangefrido,nel  745 s.  Remigio 
(F.),  figlio  naturale  di  Carlo  Martello  e 
fratello  di  re  Pipino,  introdusse  il  canto 
romano  nel  paese,  e  contribuì  perchè  Car- 
lo Magno  facesse  altrettanto,  insieme  ai 
riti  della  chiesa  romana,  in  tutta  la  chie- 
sa Gallicana.  Nel  772  Memardo  o  Me- 
dardo,nel78oGilberlo,neir829Piagnoar- 
do,  uell'838  Gumbaldo,  nel  849  Paolo, 
neir859  Vuando,  neir8ò8  Adalardo,nel- 
1*869  I^'culfo,  neir872  Giovanni,  nel- 
r875  Vitto,e  nell'istesso  anno  Franco  o 
Francone  che  battezzò  Rollone  duce  nor- 
njanno;  nel  919  Goulario,  nel  942  Ugo 
monaco  di  s.  Dionigio,  nel  989  Roberto 
e48  anni  governò  l'arci  vescovato. Gli  suc- 
cesse nel  1037  il  nipote  Malgerio  figlio 
del  duca  Riccardo,  ricevendo  il  pallio  ar- 
ci vescoviledu  Papa  S.Leone  IX.  Nel  i  o55 
Maurizio  o  Maurilio  che  compì  e  dedicò 
la  cattedrale,  neh  079  o  prima  GioNunni 
figlio  del  conte  di  Bayeux,  traslato  a  que- 


i88  ROU 

slameliopolilnna  da  Avranches.  Nel  voi. 
XXXVllI,  p.  23o  narrai  come  s.  Gre- 
^rio  VII  riuipioverò  r  arcivescovo  di 
llouen  ed  i  suoi  suffraganei,  per  avere 
onjmessa  la  visita  de'sagri  Limina.  Poscia 
Guglielmo  Cadomeiìsis,  che  governò  32 
anni,  ornò  la  cattedrale, rinnovò  dai  fon- 
damenti l'episcopio,  e  ripose  in  preziosa 
urna  le  ossa  di  s.  Romano.  Dopo  di  lui 
nel  Ilio  Gaufrido  o  Goffredo,  nel  1 1 3o 
Ugo  abbate  clujiiacense,  nel  1 1 64  Retro- 
do, nel  I  i83  Gualtero,  nel  1207  Rober- 
to Pollo,  nel  1222  Teobaldo,  nel  i23i 
Maurizio  già  vescovo  di  LeMans,nel  12  36 
Pietro  diCollemedio,nel  12.4.7  Oddo  ab- 
bate di  s.  Dionisio,  nel  i  248  fr.  Oddo  o 
Odone  Reginaldo  Rigault{l^^.)y^aHoar- 
fi  vescovo  da  Innocenzo  I  V,  e  secondo  al- 
cuni anche  cardinale. Nel  1  278Guglielmo 
«le  Flava,  trasferito  da  Langres,  nel  i  3o6 
Bernardo  da  Vasconia  nipote  di  Clemen- 
te VI,  nel  1 3o7  Egidio  Bellamera  poi  av* 
i:ìvesca\od' Avignone j  ove  notai  che  sem- 
bra non  abbia  accettatoil  cardinalato; nel 
I  3  I  8GfiglielmoDurofoi*te,nel  i  33oPie- 
Iro  Roger  poi  cardinale  e  zio  di  Gregorio 
Xl,indi  Papa  Clemente FI(P\).^q\  1 338 
Aimerico  Guenaut,  traslato  d'Auxerre, 
nel  1342  Nicola  Roger  nominato  dallo 
zio  Clemente  VI,  che  nel  i347  gli  sosti- 
tuì Giovanni  de  Marigniacotraslatandolo 
daBeauvais.  Neli352  da  Parigi  Clemen- 
te VI  vi  trasferì  Pietro  Foresi  (A^.),  che 
])oi  creò  cardinale.  Nel  i356  fu  arcive- 
scovo Guglielmo  de  Flava,  indi  Filippo 
iVAlencon  (F.),  poi  cardinale;  nel  1376 
Pietro  Giudice*  già  di  Narbona,  nel  1  376 
Guglielmo  de  Lestrangi,  nel  1378  Gu- 
glielmo di  Vienna,  nel  1 386  Lodovico  de 
llaricuria,  nel  1424  Giovanni  Rupescis- 
sa  (/^.),  poi  cardinale,  nel  i432  Ugo  de 
Orgis  vescovo  di  Chalons,  nel  1 436  Lo- 
dovico de  Luxeiuburgo^f^.), poi  cardina- 
le, nel  1443  Rodolfo  Roussel  canonico  di 
Rouen,elelto  dal  capitolo.NicolòV  fece  ar- 
ci vescovo  nel  1453  il  cardinale  Guglielmo 
i\' Eslouteville  (F.),  Nel  1482  Roberto  de 
Croismarecauonico  di  Roueu,  eletto  dal 


ROU 

capitolo.  Nel  i494  Giorgio  A'  An>h9Ìsc 
(/'.),  poi  cardinale,  nel  1 5o9  il  nipote 
Giorgio  d*y^^;jZ>owe(^.),  poi  cardinale,  nel 
1 55i  il  cardinal  Carlo  di  Borbone  (F^.), 
e  amministratore  di  Beauvais,  che  dalla 
lega  cattolica  fu  acclamato  re  col  nome 
di  Carlo  X.  Il  di  lui  coadiutore  e  ni- 
pote cardinal  Carlo  di  Borbone  [F.)  di- 
\enne  effettivo  nel  i  Sgo.  Morì  nel  1 594 
e  gli  successe  Carlo  di  Borbone  fratello 
naturale  d'Enrico  IV.  Nel  16 io  il  car- 
dinal Francesco  di  Gio/osa{F.)^ nel  1 6 1 5 
Francesco Harley  deChamualon  nobilis- 
simo, col  quale  Chenu  termina  la  serie 
degli  arci  vescovi  diRouen. Nel  1 65 1  Fran  - 
Cesco  de  Harley  deChamualon  nipote  del 
precedente,  col  quale  la  Gallia  Christia- 
na dell'  edizione  antica  finisce  la  crono- 
logia degli  arcivescovi, alcuni  altri  ripor- 
tandone la  2."  edizione  di  Coignard,  Lu- 
teliae  Parisiorum  lyiS,  t.  i  i,p.  ili  e 
seg.  Harley  fondò  il  gran  seminario  e 
quello  di  Porto  Grazie, introdusse  varie 
monache  e  religiosi,  e  celebrò  il  sinodo. 
Nel  1671  Francesco  Rouxel  de  Medavi, 
che  fondò  il  piccolo  seminario.  Nel  1680 
gli  fu  dato  in  coadiutore  Giacomo  Nicolò 
Colbert  arcivescovo  di  Cartagine,  che  di- 
venuto effettivo  nel  1691  celebrò  il  sino- 
do due  volte.  Nel  1607  Claudio  Mauro 
d'Aubigne,  traslato  da  Noyon.  Nel  17  19 
Arnaud  Bazin  deBezons.  Nel  1723  Luigi 
de  la  Vergne  di  Tressau,  traslato  da  Nan  - 
les;  nel  1733  gli  successe  il  cardinal  Ni- 
colò Sanlx  (F.)^  traslato  da  Chalons.  Qa  i 
terminala  2.^ edizione  della  Gallia  chr., 
onde  aggiungerò  gli  altri  colle iV^o^/s/e  di 
Roma.  Nel  1 759  il  cardinal  Domenico  de 
la  Rochefoucauld  (F.),  già  di  Alby.  Per 
sua  morte  nel  1802  il  cardinal  Stefano 
Uberto  de  Cambaceres[F.),  Nel  1 8  1 9  da 
Alby  vi  fu  trasferito  il  cardinal  Francesco 
de  Pierre  du  Btrnis  (F.).  Nel  1 823  Gu- 
stavo Massimiliano  Giusto  de'principi  di 
Croy  Dolmen,  nato  nel  castello  Hermita- 
ge,  parrocchia  del  vecchio  Condé,  diocesi 
di  Cambray,a'i2  settembre  1 7 73,già  ve- 
scovo di  Strasburgo,  che  Leone  XI l  creò 


ROU 

cardinale  prete  di  «.  Sabina,  come  dissi 
nel  voi.  XXXVllI,  p.  65  (e  siccome  ivi 
dissi  chi  fu  ablegato  per  la  berretta,  qui 
noterò  che  la  guardia  nobile  cav.  Ferdi- 
nando de  Cinque  gli  portò  colla  notizia 
dell'esaltazione  il  berrettino  caidmalizio, 
e  fu  fatto  óa  Carlo  X  ofiiciale  della  legio- 
ne d'onore),  ma  non  potei  farne  biogra- 
fia, perchè  il  volume  che  avrebbe  dovuto 
contenerla  Io  pubblicai  nel  1 843,  ed  egli 
morì  d'anni  71  nel  i844 ''  i. "gennaio 
in  Rouen,  e  fu  esposto  e  sepolto  nella  me- 
tropolitana. Solo  aggiungerò,  che  appar- 
tenne  alle  congregazioni  del  concilio,  di 
propaganda  fide^  de'  riti,  della  ceremo- 
niale,  delle  indulgenze  e  s.  reliquie.  Fu 
grande  elemosiniere  di  Francia,  interven- 
ne ai  conclavi  del  1829  e  del  i83o-3i, 
ne'quali  contrasse  affettuosa  amicizia  col 
cardinal  Cappellari,  ed  ebbe  il  contento 
di  vederlo  eletto  Papa  col  nome  di  Gre- 
gorio XVI.  Ebbe  a  vicario  generale  e  con- 
clavista il  fondatore  dell' odierna  congre- 
gazione de  Picpus  [F .),  Bello  e  maestoso 
della  persona,  si  distinse  per  alfabilitàdi 
modi,  che  sperimentai  io  stesso;  fu  zelan- 
te pastore,  ornato  di  virtù  e  di  egregie 
qualità.  Gregorio  XVI  nel  concistoro  dei 
17  giugno  1844  g''  t^iede  in  successore 
l'aituale  arcivescovo  mg.' Lodovico  Ed- 
mondo M."  Blanquart  de  Bailleul,  nato 
in  Cala is  diocesi  d'Arras,  trasferendolo  da 
Versailles,alla  qual  diocesi  l'avea  dato  per 
pastore  nel  1 83?..  L'arcidiocesi  compi-en- 
de  il  dipartimento  della  Senna  hi feriore, 
nella  lunghezza  di  i5  miglia  e  20  in  lar- 
ghezza, contenendo  diverse  città  e  molli 
luoghi.  Ogni  nuovo  arcivescovo  è  tassato 
in  fiorini  55o  :  anticamente  ne  pagava 

I  2,000,  ma  avea  80,000  lire  di  rendila. 
Vi  è  la  Storia  degli  arcivescovi  di  Roiien^ 
di  Pommeraye. 

Concila  di  Rouen. 
Ih."  fu  tenuto  nel  584,  relativamen- 
te all'abbazia  di  s.  Luciano  di  Beauvais. 

II  2.°  nel  65o  sulla  disciplina  e  la  rifor- 
ma de'costumi,  e  si  fecero  16  canoni.  Il 
3. 'nel  682  o  689  0  692,  ovvero  nel  693, 


ROU  189 

ed  in  cui  sì  confermò  l'esenzione  dell'ab- 
bazia di  Fescamp,  e  furono  fatti  molti  sta- 
tuti. Il  4.*^  neir8i3  circa,  per  la  fede  e 
la  disciplina  ecclesiastica.  Il  5. ''nel  1026, 
ignorandosi  quanto  si  fece.  Il  6°  nel  1048 
o  1049  P'csiedulo  dall'arcivescovo  Mal- 
gerio,  che  fece  una  lettera  ai  vescovi  ed 
ai  fedeli  della  provincia  ecclesiastica  di 
Rouen,  conlenente  regolamenti  di  disci- 
plina ecclesiastica.il  7.°  nel  io55  sotto 
l'arcivescovo  Maurizio,  per  la  continenza 
de'chiericie  l'osservanza  de'canoni.  For- 
se si  fece  una  professione  di  fede,  in  cui 
dichiarossi.cheil  pane  e  il  vino  nella  con- 
sagrazione  si  cambiano  nel  Corpo  e  San  • 
gue  di  Gesù  Cristo,  ed  anatema  adii  at- 
taccava questa  credenza.  L'S."  nel  io63 
per  la  dedicazione  della  cattedrale,  e  fu 
pubblicata  secondo  altri  la  detta  profes- 
sione contro  Berengario.  Il  9.°  nel  1067 
per  l'elezione  dell'arcivescovo.  Ilio.°  sul- 
lo slesso  argomento.  L'ii.°  nel  1071  o 
1072  e  fu  proibito  mangiar  in  quaresi- 
ma, prima  che  fosse  passata  l'ora  di  no- 
na, e  cominciata  quella  di  vespero.  Il  1 2.'' 
nel  1074  presente  Guglielmo  I  re  d'In- 
ghilterra, a  motivo  di  certo  tumulto  ac- 
caduto nella  i^hiesa  di  s.  Ouen,  e  si  con- 
dannò la  ribellione  di  que'monaci.  Il  i  3." 
nel  1091,  in  cui  Serlone  fu  eletto  vescovo 
di  Séez.  Il  i4-°  nel  1096  presieduto  dal- 
l'arcivescovo Guglielmo,  assistito  dai  suf- 
fraganei,  per  esaminare  il  conciliodi  Cler- 
mont  e  riconoscere  leortlinanze  del  Papa 
Urbanoll.  Ili5.°nelF  io8sui  bisognidel- 
la  Chiesa.  Il  1 6.°  nel  r  1  1 8  a'7  ottobre,  in 
cui  Enrico  I  re  d'Inghilterra  vi  trattò  la 
pace  del  regno  coi  baroni.  Rauldo di  Can- 
lorbery  e  Goffredo  di  Rouen  vi  tiallaro- 
no  gli  affari  della  Chiesa  con  4sn{rraga- 
nei  e  molti  abbati.  Il  cardinal  Coirado 
legato  di  Gelasio  II  si  lagnò  dell'impera- 
tore Enrico  V  e  dell'antipapa  Gregorio 
Vili,  domandando  alle  chiese  di  Norman- 
dia il  soccorsodelle  loro  preghiere  esus- 
sidii.  11 17.°  neh  128  presieduto  dal  car- 
dinal Matteo  d'Albano  legalo  d'  Onorio 
II,  il  quale  dopo  aver  conferito  con  Eq- 


190  ROU 

lieo  I  re  d*  Ingliillena  sui  bisogni  della 
Chiesa,  di  suo  ordine  radunò  i  vescovi  e 
abbati  di  Normandia,  e  fece  molli  rego- 
lamenti, presente  il  re.  Il  i8.°  neh  i54. 
1119."  neh  189,  e  furono  fatti  82  canoni, 
co'quali  fu  prescrittoalle  chiesedella  pro- 
vincia, che  si  conformassero  alla  metro- 
poli per  la  lettura  e  per  la  salmodia.  Fu 
ordinalo  che  non  si  consagrerebbero  va- 
si d'oro  e  d'argento  senza  necessità;  e  che 
non  si  porterà  mai  la  ss.  Eucaristia  sen- 
za lumi,  senza  croce  e  senz'acqua  bene- 
detta. Piùsi  fecero  regolamenti  pel  clero 
secolare  e  regolare.  Il  20."  nel  1 199  per 
la  Terra  santa.  Il  2  i.°neli2  i4  presiedu- 
to da  Corcione  legalo  apostolico,  e  furo- 
no decretati  regolamenti  eguali  al  conci- 
lio di  Parigi  deh  2  1 2.  Il  22.°  nel  1 228,  e 
furono  fatti  19  canoni,  ossia  un  compen- 
dio di  queliodiLaterano.  Il23.°neh23i 
con  49  canoni  di  disciplina,  22  de'quali 
riguardano  l'ordine  monastico  e  l'osser- 
vanza della  regola  di  s.  Benedetto;  gli  al- 
tri le  parrocchie,  i  vicariati ,  le  sedi  va- 
canti, gli  ebrei.  Il  24.*'  neh  290  agli  i  i 
febbraio,  in  cui  l'arcivescovo  Guglielmo 
vi  fece  co' suffraga  nei  e  molti  abbati  82 
canoni,  la  maggior  parte  ripetuti  ne'con- 
cilii  precedenti.  Il  25.°nel  1 299  a'28  giu- 
gno coi  medesimi  nel  monastero  di  Don- 
ne Nouvelle  presso  Rouen,  che  stabiliro- 
no un  decreto  diviso  in  7  articoli  sulla  dis- 
solutezza del  clero,  perchè  molti  del  me- 
desimo comparivano  in  pubblico  in  abi- 
to corto  e  colla  spada  al  fianco,  tenevano 
in  casa  concubine  e  altre  femmine  sospet- 
te, ed  esercitavano  cariche  nella  giusti- 
zia secolare.  Per  ognuno  di  simili  ecces- 
si fu  ordinata  la  perdila  d'  un  anno  dei 
fruiti  de'beoefìcii  ecclesiastici,  e  se  non  si 
correggevano  la  perdita  de'beneficii  stes- 
si. Gli  altri  articoli  riguardano  la  giuris- 
dizione ecclesiastica,  che  i  secolari  si  sfor- 
zavano di  restringere.  Il  26.°  nel  i  3  i  o  sui 
templari.  Il  27.''  neh3  i  3  nel  monastero 
di  BonneNouvelle  e  presieduto  dall'ar- 
civescovo, riguardante  i canoni  de'prece- 
denti  concilii.ll  28. "nel  1 82  r  ,in  cui  si  vuo- 


ROU 

le  fosse  compilalo  un  catalogo  di  casi  ri- 
servati. II  29."  nel  i335  nel  monastero 
di  Donne  Nouvelle,  e  furono  formati  i3 
canoni  di  disciplina  ecclesiastica.  Il  3o.' 
neh  342  dai  vescovi  della  provincia,  es- 
sendo assente  il  metropolitano:  furonosco- 
mnnicali  quelli  che  usavano  violenze  agli 
ecclesiastici,  di  qualunque  rango.  Il  31." 
neh  343  sulla  riforma  del  clero.  Il  32.'* 
neh  347  sulla  traslazione  del  concilio  di 
Basilea  a  Ferrara.  Il  33.°  neh  44^  ^'^ 
dicembre,presieduto  dall'arci  vescovo  Ra- 
dolfo  co' suffraga  nei  :  vi  si  fecero  4'  ca- 
noni, molli  de'quali  condannarono  la  be- 
stemmia, i  libri  di  magia,  i  giuramenti,  le 
invocazioni  del  demonio;allri  riguardano 
le  disposizioni  per  ricevere  gli  ordini  sa- 
gri, e  annunziare  la  parola  di  Dio;  fu  proi- 
bito ricevere  nulla  pei  sagramenti,  bene- 
dizioni, lettere  di  ordinazioni  e  buoni  co- 
slumi;  che  si  esaminassero  con  diligenza 
gli  ordinandi,  chedoveano  avere  un  pa- 
trimonio o  un  benefizio.  Di  nuovofu  vie- 
tato agli  ecclesiastici  dicoabitare  con  don- 
ne. Si  condannò  la  superstizione  di  quel- 
li,che  colla  mira  d'un  qualche  lucro,dan- 
no  nomi  particolari  alle  immagini  della 
D.  Vergine  ,  per  rimuovere  la  credenza 
che  in  tali  nomi  si  comprendano  virtù  di- 
verse.I134.°neli5o8,incuifustabilitoche 
la  feria  dopo  Pentecoste  sarebbe  giorno 
di  lavoro,  e  si  considererebbe  festa  la  sola 
4.^  feria  dopo  Pasqua.  Il  35.°  nel  i522 
per  un  sussidio  da  accordarsi  al  re,  e  so- 
pra alcuni  punti  concernenti  le  libertà  del- 
le chiese.  Il  36.°neh52  7,e  furono  accor- 
date al  re  4  decime.  Il  87.°  nel  1 58 1  a'2 
aprile,  presieduto  dal  cardinal  di  Dorbo- 
ne,  assistito  dai  vescovi  della  provincia. 
In  I  2  capitoli  si  compendiò  tuttociò  che 
riguarda  il  domma  e  la  disciplina.  Si  co- 
minciò da  una  professione  di  fede  sul  sim- 
bolo, r  autenticità  della  s.  Scrittura,  i  7 
sagramenti,  il  cullo  de'sanli,  le  indulgen- 
ze :  si  trattò  di  quanto  riguarda  il  divin 
servigio,  i  sagramenti,  i  doveri  de'vescovi, 
de'canonici,  de'curati, degli  ordini  religio- 
si, gli  ordini  sagri,  la  giurisdizione  cecie- 


ROV 

siaslica.  Si  rinnoTarono  gli  statuii  intor- 
no il  governo  de*  seminari  e  delle  scuole. 
Bessin,  Condì.  Normand.j  Reg.,  Ardui- 
no, Labbé,  Mansi. 

ROVERE  Famiglia.  Questa  celebre, 
potentissima  e  nobilissima  famiglia,  fìorl 
ne' secoli  XV,  XVI  e XVII  principalmen- 
te per  due  gran  Papi,  Sisto  IF e  Giulio 
II  (F.),  pei  duchi  d'  Cibino  Prefelii  di 
/?6mrt(^.),epel  seguente  novero  di  car- 
dinali. Per  unità  di  argomento  e  per  evi- 
tare ripetizioni,  trovo  più  opportuno  di 
Irallare  di  sua  origine  e  grandezza,  come 
delie  notizie  de'suoi  duchi  sovrani  nell'ar- 
ticolo Urbino.  Qui  piuttosto  darò  qualche 
cenno  su  di  chi  ne  ereditò  il  cognome,  le 
insegne  e  le  superstiti  fortune,  cioè  della 
romana  nobilissima  famiglia  Lanle  del- 
la Piovere.  Questa  ebbe  la  sua  origine  in 
Pisa  {F.),  ove  godette  de'  primi  onori  di 
quella  celebre  e  possente  repubblica,  in- 
di trasportala  in  Roma   da  Pietro  Lan- 
te  fallo  senatore  di  RomaweX  i38o;  ivi 
morì  nel  i4o3  e  fu  sepolto  nella  chiesa 
di  s.  Maria  d'Araceli,  nel  pavimento  del- 
la piccola  navata  a  sinistra,  prossimo  al- 
le ultime  due  cappelle,  ov'  è  effigialo  a 
bassorilievo,  in  abito  senatorio  di  quel 
tempo,  con  Taimi  gentilizie  de' Lante  e 
con  iscrizione  intorno  mollo  onorifica.  E- 
gli  fu  prima  inviato  dalla  sua  repubblica 
all'imperatore  Vences!ao,di  cui  si  guada- 
gnò talmente  il  favore,  che  lo  dichiarò  no- 
bile con  tutta  la  sua  progenie  e  marchese 
sovrano  di  Massa  di  Lunie  suo  territo- 
rio, che  gli  fu  tolta  indi  a  non  molto  dai 
genovesi  acerrimi  nemici  de'pisan»;  riten- 
nero però  sempre  i  Lante  il  titolo  di  mar- 
chesi di  Massa  di  Luni ,  fino  ad  Ippolito 
che  fu  ili.°  duca  di  Bomaìzo.  Il  p.  Ca- 
simiro da  Roma  nelle  Memorie  d'Ara- 
celi^ p.  1 86, riporta  la  suddetta  iscrizione 
del  senatorePietro,narrando  che  nel  1 366 
fu  fatto  vicario  pel  doge  di  Pisa,  e  che  at- 
tesa la  sua  gran  prudenza  e  sapere  venne 
impiegato  in  affari  importantissimi  e  in 
molle  ambascerie,  specialmente  a  Papa 
Gregorio  XI  dopo  il  suo  ritorno  in  Roma. 


ROV  191 

Indi  Urbano  VI  e  Bonifacio  IX  lo  stima- 
rono molto  e  favorirono.  Trovasi  anno- 
veralo tra  gli  avvocali  concistoriali  dal 
Cartari,  Adi'ocat.  s.  Consistoriiy  p.  16,  e 
tra  i  marescialli  del  popolo  romano,  non 
di  s.  Chiesa  come  pretende  Marchesi, G^Z- 
leria  dell'onore^  t.  2,  ove  parla  de'Lan- 
te,  di  diversi  cavalieri  di  s.  Stefano  e  di 
altri  ordini  equestri  ,  e  di  Francesco  ve- 
scovo di  Bergamo  nel  i4oi.  L'Amyde- 
nio  ancora  parla  di  Pietro  e  della  fami- 
glia Lante,  nella  cui  arme  gentilizia  si  ve- 
dono 3  aquile  bianche  coronale  in  campo 
rosso.  L'  alluale  formasi  di  dette  aquile 
d'argento  con  corona  d'oro,  colla  quercia 
con  ghiande  d'oro  che  è  lo  stemma  Ro- 
veresco.  Un  Lorenzo  de'  Lauti  sanese  fu 
senatore  di  Roma  nel  1496,  nel  i497» 
nel  i5o2  e  i5o3,  nel  qual  anno  essendo 
morto  compì  l'esercizio  del  senatorato  un 
Antonio  de'Lanti  e  fu  confermato  da  Giu- 
lio II  per  un  semestre  nel  i5o4.  Abbiamo 
dal  Zoli  e  pubblicati  a  Forfi:  Cenni  sto- 
rici della  casa  de' duchi  Lante  della  Ro- 
vere. Da  Pietro  pisano  per  varie  genera- 
zioni discese  Michele  Lante  ,  che  attesa 
la  sua  industria,  divenne  uno  de'più  ric- 
chi signori  di  Roma.  Fu  padre  di  Lodo- 
vicOjil  quale neli558  acquistò  \\  Palaz- 
zo Lanle  (F.)^  che  tuttora  possiede  e  n« 
bita  la  famiglia,  e  da  Lavinia  MafFei  eb- 
be numerosa  prole,  e  le  sue  figlie  furono 
collocale  nelle  primarie  famiglie.  Virgi- 
nia specialmente  fu  sposa  di  Gio.  Ballista 
Borghese,  fratello  di  Camillo  poi  Paolo  V, 
che  neh  6o6creò cardinale  il  celebreMar- 
cello  Lante  (F.),  fratello  di  della  sua  co- 
gnata, che  divennedecano  del  s.  collegio, 
ed  impiegò  le  sue  grandi  ricchezze  in  o- 
pere  pie  che  tuttora  esistono, benché  per 
la  sua  rara  modestia  non  volle  che  ad  es- 
se fosse  posto  il  suo  nome;  fu  tale  la  sua 
liberalità,  che  erogò  in  limosine,  fonda- 
zioni e  restaurazioni  di  chiese,  e  cose  si- 
mili, un  milione  di  scudi  :  morì  vecchis- 
simo e  la  sua  pompa  funebre  fu  accom- 
pagnata dalle  lagrime  di  tutta  Roma,  col 
seguito  di  mai  veduta  moltitudine.  De- 


19^  ROV 

gli  altri  suoi  fraJelli,  si  dlslinsero  Anni- 
bale e  Marcanlooio,  che  militarono  valo- 
rosamenle  in  Fiandra  sotto  le  bandiere 
del  celebie  Alessandro  Farnese  duca  di 
Parma,  edili.°morì  nella  battaglia  del- 
le Dune,  il  2.°  ritiratosi  in  Roma,  sposò 
Lucrezia  della  Rovere  de'  duchi  d'Ur- 
bino, la  di  cui  sorella  Livia  (di  cui  parlai 
nel  voi.  LI I,  p.  202)  era  consorte  del  suo 
cugino  carnale  Guid'Ubaldo  11  duca  di 
Urbino,  avo  di  Vittoria  della  Rovere  ulti- 
ma superstite  della  famiglia  sovrana  ema- 
rilala  in  i /nozze  a  Ferdinando  II  gran- 
duca di  Toscana  (della  qualee  di  quanto  e- 
ledilò,  lo  dissi  nel  citalo  luogo),  ed  in  se- 
conde ad  un  arciduca  d'Austria.  Laonde  il 
marchese  Marcantonio  Lanle  pel  suo  ma- 
trimonio potè  vantare  strette  parentele 
con  vari  sovrani  d'  Europa,  e  come  tuie 
ne'suoi  viaggi  fu  riconosciuto  e  distinto. 
Siccome  il  cognome  della  Rovere  per  mor- 
te del  duca  Francesco  M."  II  padre  di  Vit- 
toria, in  questa  andava  ad  estinguersi  e 
in  Lucrezia  Laute,  il  ricco  abbate  di  s. 
Lorenzo  in  Campo,  Giulianodella  Rove- 
re de'marchesi  di  s.  Lorenzo  e  Monte  Leo- 
ne, zio  e  prozio  rispettivamente  di  am- 
bedue, fondò  una  primogenitura  a  favo- 
re di  casa  Laute,  col  ritratto  della  quale 
fu  comprato  il  cospicuo  feudo  di  Bomar- 
zo,già  Polimarzio[f'^.)c\Uhi  vescovile, con 
l'obbligo  di  assumere  il  cognome  e  lo  stem- 
ma gentilizio  della  Rovere,  perchè  sussi- 
stesse almeno  chi  insignito  del  medesimo 
facesse  ricordare  le  glorie  di  Sisto  IV  e 
Giulio  li,  la  dominazione  sovrana  del  du- 
cato d'Urbino,  la  di  cui  corte  fu  delle  più 
colte  e  brillanti  che  fiorissero  nel  secolo 
XVI.  Fu  Innocenzo  X  che  eresse  Bomar- 
zo  in  ducato,  ed  il  i.°  duca  fu  Ippolito 
figlio  di  Marcantonio,  che  sposò  Cristina 
d'Altemps.Daqueslo  matrimonio  nacque 
Antonio  diesi  uni  in  matrimonio  a  Lui- 
sa Angelica  de  la  Tremoille,  d'una  delle 
principali  famiglie  di  Francia,  unita  con 
vincoli  di  sangue  alla  real  casa  di  Borbo- 
ne, oltre  all'essersi  in  essa  estinta  la  real 
casa  d'Aragona  de're  di  Napoli,  per  cui 


ROV 
portarono  anche  il  titolo  dì  principi  di 
Taranto.  In'occasionedi  tale  matrimonio, 
Antonio  fu  dichiarato  principe  romano 
dainnocenzo  XI,mentre  vi vea  ancora  suo 
padre  il  duca  Ippolito.  La  sorella  di  Lui- 
sa fu  la  rinomata  Maria  Annade  la  Tre- 
moille vedova  del  principe Talleyrand  de 
Perigord  ,  poi  duchessa  di  Bracciano  o 
principessa  Orsini,  come  vedova  di  Fla- 
vio Orsini,  quando  fu  destinata  maggior- 
doma  maggiore  della  regina  M.'  Gabriel- 
la di  Savoia  i."  moglie  di  Filippo  V  re 
di  Spagna.  Per  l'ascendente  che  prese  su 
questo,  governò  per  molti  anni  la  corte 
di  Spagna  ,  ed  i  Laute  ne  conseguirono 
non  pochi  vantaggi.  11  principe  d.  Anto- 
nio fu  dichiarato  grande  di  Spijgna  dii  .* 
classe  per  se  e  suoi  discendenti  primo- 
geniti in  perpetuo,  non  che  gentiluomo 
(li  camera  con  ricca  pensione,  venendo 
decorato  da  Luigi  XIV  dell'ordine  dello 
Spirilo  santo.  Il  suo  figlio  primogenito 
d.  Luigi  ottenne  coi  maneggi  della  prin- 
cipessa M."  Anna  sua  zia,  d'impalmare  la 
ricca  erede  dei  principi  Vaini,  dalla  qua- 
le la  casa  Laute  ebbe  il  principato  di  Can- 
talupo  in  Sabina^  e  fu  egualmente  gen- 
tiluomo de!  redi  Spagna  con  ricca  pen- 
sione. Il  secondogenito  d.  Alessandro  fu 
chiamato  in  Ispagna  dalla  zia, che  gli  fe- 
ce sposare  la  ricca  erede  de'conti  di  Prie- 
go,  della  distinta  famiglia  di  Cordova,  da 
cui  non  ebbe  prole  maschile,  e  le  femmi- 
ne furono  maritale  ai  primi  signori  del- 
la monarchia. La  principessaM.''AnnaOr- 
sini  chiamò  ancora  a  se  d.  M.**  Laute  so- 
rella de'suddetti,  e  la  situò  presso  la  re- 
gina, indi  la  sposò  al  duca  d'Haurè  ca- 
pitano delle  guardie  Vallone,  della  fami- 
glia de  Croy,  che  sussiste  ancora  in  Fran- 
cia con  grandissimo  lustro  :  il  figlio  di  que- 
sta Laute  sposò  una  Monlmorency,  e  le 
figlie  furono  congiunte  coi  primi  signori, 
il  perchè  si  propagò  la  parentela  di  casa 
Laute  in  Francia  colle  più  illustri  fimi- 
glie.  Il  3°  fratello  d.  Federico  Marcello 
Lanle  (T.),  fu  alììdato  dalla  zia  princi- 
pessa Orsini  al  cardinale  de  la  Tremoil- 


RO  V 
le  suo  fratello  e  ministro  di  Francia  in 
Rama,  e  che  n'ebbe  luUala  cura,  e  sic- 
come era  inizialo  nella  via  ecclesiastica, 
ollenula  col  loro  appoggio  la  natura- 
lizzazione francese,  lo  fecero  provvedere 
di  ricche  prebende  ecclesiastiche,  e  nel 
1743  fu  crealo  cardinale  da  Benedetto 
XIV.  Ne  qui  si  fermarono  le  affettuose 
premure  della  principessa  Orsini  verso  i 
Laute,  poiché  li  dichiarò  eredi  de'  suoi 
beni  in  Italia,  come  notai  nel  vol.XLIX, 
p.  i52.  In  forza  del  suo  testamento  e  del- 
le ragioni  acquistale  per  cospicue  riven- 
dicazioni, ottenne  nel  i  754  il  duca  d.  Fi- 
lippo, da  Carlo  di  Borbone  re  delle  due 
Sicilie, poi  Carlo  III  redi  Spagna,  l'inve- 
stitura del  ducalo  e  feudi  di  s.  Croce  di 
Magliano  ed  annessi  ,  Maglianello,  Civi- 
Iella,  e  s.  Vito  nel  regno  di  Napoli,  nella 
provincia  di  Molise.  Dal  duca  d.  Filippo 
e  da  d.  Virginia  Altieri,  nacquero  d.  Lui- 
gi, d.  Antonio  Lanlt  (/^.),  fatto  cardinale 
da  Pio  VII,  e  d.  Cristina  maritata  al  du- 
ca Salviati,ava  de'defunti  principi  d.  Ca- 
millo e  d.  Francesco  Ì3orghese.  Da  d.  Lui- 
gi sposato  in  prime  nozze  a  d.  Enrichet- 
la  Caelani,  nacquero  d.  Lodovico  che  mo- 
rì per  disgrazia  a  Ponte  Molle,  ed.  Ma- 
rianna che  fu  maritala  a  d.  Alessandro 
Falconieri,  e  fu  madre  di  d.  Orazio  e  did. 
Chiarissimo  odierno  arcivescovo  di  Ra- 
venna  [F.)  :  di  poi  d.  Marianna  supersti- 
te reclamò  dal  patrimonio  Lanle  la  dote 
materna  di  scudi  3o,ooo,  quindi  nel  1 8  1 9 
ottenne  per  transazione  il  feudo  di s.  Cro- 
ce di  Magliano  ed  annessi.  Non  avendo 
dunque  d.  Luigi  avulo  altri  figli,  gli  suc- 
cesse nel  principio  del  secolo  presente  il 
fratello  d.  Vincenzo,  del  quale  eccone  l'o- 
rigine e  la  discendenza.  Dallo  stesso  duca 
d.  Filippo  e  da  d.  Faustina  Capranicaio 
seconde  nozze,  nacquero  il  duca  d.  Vin- 
cenzo, d.  Alessandro  Laute  [V.)  celebre 
tesoriere  e  cardinale  di  Pio  VII,  ed  altri 
figli.  11  duca  d.  Vincenzo  si  maritò  ini.^ 
nozze  con  d.  Elisabetta  de'conti  Sassi  del- 
la Tosa  di  Fireiìze,  ove  nacque  nel  1789 
Fattuale  duca  d.  Giulio  Laute  della  Ro- 

\0L.  LIX. 


ROV  193 

vere;  fu  sua  unica  sorella  d.  Carolina,  ma- 
ritata al  duca  d.  Francesco  Massimodi  Ri- 
gnano,  da  cui  nacquerogli odierni  d.  Ma- 
rio duca  di  Rignano  ,  e  d.  Guglielmina 
Buoncompagno  principessa  di  Piombino. 
11  duca  d.  Vincenzo  sposò  in  7..^  nozzed. 
Margarita  Mariscotli,  e  nacquero  d.  Lui- 
sa maritata  al  marchese  Santasilia  di  Na- 
poli, d.  Filippo,  d.  Lodovico,  d.  Angela 
sposa  in  prime  nozze  dello  zio  d.  Pietro 
Laute,  ed  in  seconde  di  un  tale  Dari  pit- 
tore, d.  Virginia  morta  nubile,d.  Marian- 
na sposa  al  barone  Gavotti,  e  d.  Giacinta 
sposa  al  conte  Antonio  Mariscotli.  Il  du- 
ca d.  Giulio  nel  18 18  sposò  d.  Maria  fi- 
glia del  conlestabile  Colonna  (/^^.) ,  e  fu 
decorato  del  grado  di  grande  ufficiale  del- 
la legione  di  onore  da  Carlo  X,  e  di  gran 
croce  de'ss.  Maurizio  e  Lazzaro  dal  re  Vit- 
torioEmanuele:  dal  loro  matrimonio  nac- 
quero d.  Carlotta,  d.  Livia  maritata  al 
marchese  Giovanni  Nagliati  di  Ferrara, 
e  d.  Caterina  a*i5  aprile  1847  sposò  d. 
Pio  Grazioli  patrizio  romano  e  residente 
in  Roma  nel  suo  Palazzo  Grazioli^  ba- 
rone di  Castel  Porziano  e  duca  di  Ma- 
gliano, che  lo  fece  padre  di  d.  Mario,  di 
d.  Giulio,  e  d.  Riccardo.  Di  Castel  Por- 
ziano, l'antica  Laurento,  parlai  nel  voi. 
XXXVII,  p.  219  e  seg.,  dicendo  come 
Gregorio  XVI  vi  si  recò^  ricevuto  deco- 
rosamente dal  barone  d.  Vincenzo  e  ba- 
ronessa d.  Anna  genitori  di  d.  Pio,  e  da 
questi,  il  quale  vi  ha  con  lodevole  divi- 
samento  operato  interessanti  scavi  sulla 
villa  degli  Antonini,  e  promosso  l'arte  a- 
graria  e  la  pastorizia,  siccome  intento  al- 
la fondazione  d'una  colonia  per  popolare 
quelle  celebri  parti,  ed  ove  dopo  le  glorie 
anlichedella  metropoli  del  Lazio  gl'im- 
peratori Antonino,  Commodo  e  Lucio  Ve- 
ro si  godevano  l'amenità  de'campi, delle 
selve  e  della  deliziosa  spiaggia  marina. Nel- 
la restaurala  chiesuola  di  s.  Angelo,  desti- 
nata a  cimiterio  della  coloniaPorziaua, an- 
cora si  ammira  in  bella  parete  un  mira- 
bile affresco  dell 494-  Magnifica  è  poi  la 
nuova  via, che  dal  castello  conduce  al  li- 
i3 


194  ROV 

ilo  di  Torre  Paterno,  ed  aperta  per  le  «uè 
cure.  Quanto  al  modo  come  l'ex  fendo  e 
ducato  di  s.  Croce  di  Magliano  ed  annes- 
si, divenne  signoria  e  proprietà  de'baroni 
Grazioli,  debbo  qui  riportarlo.  Il  ducato 
essendo  passato  neh  8 19,  al  modo  indi- 
calo, dai  duchi  Lantc,  a  d.  Marianna  Fal- 
conieri, questa  con  testamento  deli  833 
avendo  isliluitoerede  universale  il  suo  se- 
condogenito cardinal  Chiarissimo  Falco- 
nieri, lasciando  la  sola  legìttima  all'altro 
figlio d.  Orazio,  del  ducato  diventò  signo- 
re il  cardinale.  Per  vistosi  crediti  che  il 
l>arone  d.  Vincenzo  Grazioli  avea  colla 
famiglia  Falconieri,  nel  i835  n'ebbe  in 
solutum  dall'erede  cardinal  Chiarissimo 
Falconieri,  col  consenso  e  intervento  del 
fratello  d.  Orazio,  la  cessione  del  suddet- 
to ex  feudo  di  s.  Croce  di  Magliano,  u- 
nilamente  a  tutte  le  prerogative,  titoli  e 
onorificenze  inerenti  a  quella  proprietà. 
Il  glorioso  Ferdinando  11  re  delle  due  Si- 
cilie riconobbe  il  barone  d. Vincenzo  Gra? 
zioli  di  Roma  insieme  al  rispettivo  figlio 
d.  Pio,  e  confermò  loro  e  discendenti  il  ti- 
tolo di  duca  di  s.  Croce  di  Magliano  ed  an- 
nessi, con  decreto  de'27  settembre  1 85  r. 
Si  legge  nel  n.°  1  del  Giornale  di  Roma 
i852  il  riconoscimento  del  reale  decreto 
per  parte  del  regnante  Pio  IX,  il  quale 
benignauienle  si  degnò  permellere  ,  che 
il  barone  Grazioli  possa  fare  uso  dell'ono- 
rifico lilolodi  duca  anche  negli  stati  pon- 
tifìcii. Nel  citato  articolo Laurento  aven- 
do descritto  Castel  Porziano  baronia  dei 
Grazioli,  darò  un  cenno  del  ducato  di  s. 
Croce  di  Magliano,  nella  provincia  di  Mo- 
lise, illustre  contadoche  equivale  alla  par- 
te migliore  del  celebre  Sannio  [F.)  pro- 
priamente detto.  1  geografi  lo  qualificano 
capoluogo  di  cantone,  quasi  tre  leghe  da 
Larino  suo  distretto  e  città  vescovile  che 
descrissi  in  quell'articolo.  E  in  bella  pia- 
nura, cinto  di  mura,  essendo  la  principa- 
le chiesa  ornata  di  belli  stucchi:  vi  si  ten- 
gono fiere  a'25  luglio  e  9  agosto,  e  conta 
circa  4000  abitanti,  fra  i  quali  molti  os- 
servano il  rito  greco,  ma  ciò  però  uon  si 


ROV 
verifica  daia5  anni,  per  quanto  vado  a 
narrare  con  1'  autorità  di  Rodotà  ,  Del- 
V origine  del  rito  greco  in  Italia  lib.  3,  p. 
5i  e  93.  Il  terribile  e  spaventoso  terre- 
moto che  nel  i456  afflisse  tutto  il  regno 
di  Napoli,  portola  desolazione  in  ogni  sua 
parte,  per  l'immense  rovine  che  produs- 
se, colla  morte  di  circa  4o,ooo  persone, 
laonde  moKi  luoghi  rimasero  spopolati 
o  dalla  fuga  o  dalla  morte  degli  abitan- 
ti. Quindi  quegli  albanesi  d^  Albania  e 
ò' Epiro,  che  in  grande  quantità  evasi  dal- 
le loro  patrie  occupate  da  turchi,  e  rifu- 
giati in  seguilo  nel  regno  di  Napoli,  si  re- 
carono ad  abitare  i  luoghi  abbandonati 
e  vi  portarono  il  rito  greco,  resero  a  po- 
co a  poco  comodo  il  loro  soggiorno^  me- 
diante industri  e  laboriose  Fatiche.  Tra  i 
luoghi  lasciali  pel  terremoto  nella  dioce- 
si di  Larino,  vi  fu  il  castello  di  s.  Croce 
di  Magliano,  in  cui  verso  il  1470  soprag- 
gkjutivi  gli  albanesi  vi  sì  stabilirono  (e 
nella  stessa  diocesi  più  tardi  e  in  diversee- 
poche,  emigrazioni  greche  si  domiciliaro- 
no a  s.  Elena  e  Colle  di  Lauri,  a  Porto- 
cannone  e  Campomarino,  a  Ururi,a  Chi- 
ruli).  Ritornate  poi  in  s.  Croce  di  Maglia- 
no alcune  famiglie  indigene,  fu  diviso  il 
castello  in  due  quartieri,  e  secondo  glia - 
bitanti,  uno  fu  detto  d e 'g^rm,  l'altro  dei 
latinij  però  il  rito  greco  lestò  soppresso 
neh  727,6  la  superstite  chiesa  greca  è  of- 
ficiata col  rito  latino.  Nel  cospicuo  castel- 
lo di  s.  Croce,  e  nell'adiacente  pingue  te- 
nimentodi  Magliano,  sì  rinvengono  tutto- 
ra molte  vestigia  delle  città  degli  antichi 
e  famosi  sanniti. 

R^OVERE  (della)  Francesco,  Cardi- 
naie.  V.  Sisto  IV  Papa. 

ROVERE  (della)  Giuliano,  Cardina- 
le. V.  Giulio  II  Papa. 

ROVERE  (dell 4)  Cristoforo,  Car- 
dinale. Nacque  in  Torino  da'signori  di  Vi- 
conuovo,  per  la  sua  singoiar  perizia  nella 
giurisprudenza,  dì  cui  ottenne  la  laurea 
neir  università  di  Bologna,  fu  promosso 
alla  chiesa  di  Tarantasia,  ed  aprefettodi 
Castel  s.  Angelo  da  Sisto  IV,probabilmen- 


ROV 
le  suo  parente,  il  quale  a'  io  dicembre 
1477  lo  creò  prete  cardinale  di  s.  Vita- 
le, dignità  che  tenuta  da  lui  appena  un 
mese,  gli  fu  rapita  dalia  morte  in  Roma 
nel  1478,  ed  ebbe  sepoltura  nella  chiesa 
di  s.  Maria  del  Popolo,  nella  cappella  di 
s.  Girolamo,  nella  quale  gli  fu  eretto  un 
magnifico  avello  sul  gusto  di  quell'epoca, 
in  cui  si  vede  la  statua  vestita  di  abiti  pon- 
tificali giacente  sul  feretro,  sotto  di  cui  se 
ne  legge  l'elogio.  Il  Papa  nell'istessoanno 
creò  il  fratello  Domenico  cardinale. 

ROVERE  BASSO(della)  Girolamo, 
Cardinale.  Di  Albizzola  diocesi  di  Savo- 
na, nipote  per  canto  materno  di  Sisto  IVj 
che  lo  fece  canonico  di  Savona,  nel  1472 
vescovo  d'Albenga,  nel  1476  vescovo  di 
txecaiiad  (^.),  e  nel  1477  a' io  dicembre 
cardinalepretedis.  Balbina,prolettoredei 
carmelitani  e  della  s.  Casa  di /^ore/o(/^.), 
indi  neli4'32  amministratore  di  Gubbio. 
Comechè  uomo  assai  dabbene  e  dotato 
di  gran  fondo  di  religione  e  d'incompara- 
bile innocenza  e  piacevolezza  di  costumi, 
si  mostrò  mollo  propenso  verso  le  persone 
oneste,  che  si  studiava  di  aiutare  secon- 
do le  sue  forze,  le  quali  però  erano  assai 
limitate,  essendo  scarso  di  rendite  eccle- 
siastiche e  poco  provveduto  di  beni  pa- 
trimoniali. Ciò  non  ostante  compì  la  ba- 
silica di  Loreto  cominciata  da  Paolo  II, 
ne  accrebbe  le  suppellettili  e  provvide  di 
sacerdoti  e  di  abili  cantori,  e  vi  stabili  con 
autorità  d'  Innocenzo  Vili  i  carmelitani 
per  ascoltar  le  confessioni  de'fedeli,  e  fece 
scavare  nel  mezzo  della  piazza  una  vasta 
cisterna  a  vantaggio  del  popolo.  Sotto  il 
parente  Giulio  li  nel  i5o3  passò  al  ve- 
scovato di  Sabina,  e  dopo  essere  interve- 
nuto a  3  conclavi,  neh  507  morì  in  Fa- 
brica  nella  diocesi  di  Civita  Castellana,  e 
trasferito  in  Roma  fu  sepolto  nella  chie- 
sa di  s.  Maria  del  Popolo,  dove  nel  coro 
gli  fu  da  Giulio  II  eretto  un  magnifico  e 
sontuoso  mausoleo,  lavoro  del  celebre  An- 
drea Sansovino,  adorno  di  eccellenti  sta- 
tue, fra  le  quali  quella  del  cardinale  ve- 
stito pontificalmente  e  giacente  sull'urna 


ROV  19^ 

sepolcrale,  fregiala  di  breve,  ma  signifi-» 
eante  elogio. 

ROVERE(dell  a)  Domenico,  Cardina- 
le. Di  Torino,  de'signori  di  Viconuovo, 
fratello  del  cardinal  Cristoforo,  canonico 
di  Losanaedi  Jura,epriore  dis.  Andrea, 
in  premio  di  sua  dottrina,  integrila  di  co- 
stumi e  straordinaria  prudenza,  Sisto  IV 
suo  parente  lo  destinò  nunzio  alla  corte 
di  Savoia,  prefetto  di  Castel  s.  Angelo, ca- 
nonico Vaticano,  ed  a'io  o  11  febbraio 
1 478  lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Vitale, 
donde  passò  al  titolo  di  s.  Clemente,  e  ar- 
ciprete della  basilica  Vaticana,  presso  la 
quale  fììbbricò  un  magnifico  palazzo,  che 
passato  ad  altri  proprietari,  ne  divennero 
poi  gli  attuali  Penitenzieri  Vaticani i^F.), 
il  quale  per  metà  lasciò  all'ospedaledi  s. 
Spirito.  Nel  1 479  lo  elesse  arcivescovo  di 
Tarantasia,  e  nel  1 483  lo  trasferì  a  Gine- 
vra, non  paredi  Torino  come  vuole  Car- 
della  ,  dicendo  pure  che  dai  fondamenti 
riedificò  la  mehopolitana.  Inoltre  già  e 
verso  ÌI14B0  lo  avea  nominato  Sisto  IV 
vescovo  o  amministratore  di  Monte  Fìa- 
scone  (/^^.),  e  diversi  scrittori  lo  fanno  mu- 
nifico autore  del  principio  di  quella  cat- 
tedrale, ma  siccome  l'architetto  Sanmi- 
cheli  in  quel  tempo  era  fanciullo,  può  a- 
vervi  contribuito co'mezzi  che  a  taleefiet- 
lodispose.Fu  pure  legalo  al  duca  di  Savoia 
e  nelle  parli  del  Piemonte.  Intervenne  al  - 
le  elezioni  d'Innocenzo  Vili  e  Alessandro 
VI,  in  tempo  del  quale  neli5oi  morì  in 
Torino,  o  meglio  in  Roma,  ed  ebbe  sepol- 
tura nella  chiesa  di  s.  Maria  del  Popolo, 
nella  cappella  da  lui  fondata  io  onore  del- 
la B.  Vergine  e  di  s.  Girolamo  doltore, 
nella  stessa  tomba  del  cardinal  fratello, 
con  breve  iscrizione. 

ROVERE  GROSSO(della)Clemeit^ 
TEjCardinale.  Di  Savona, nato  da  una  so- 
rella di  Sisto  IV,  professò  nell'ordine 
francescano,indi  ottenne  l'abbazia  di  Buo- 
nacomba  nella  diocesi  di  Rhodez;neli  483 
lo  zio  Papa  lo  fece  vescovo  di  Mande,  ed 
il  suo  cugino  Giulio  II  nella  i."  promo- 
zione de'29  novembre! 503  lo  creòciu*- 


196  ROV 

dinaie  prete  de'  ss.  XII  Apostoli,  ma  do- 
po 8  mesi  morì  in  Roma  nel  1 5o4,  non 
senza  sospetto  di  veleno.  Ebbe  tomba  nel- 
la basilica  Vaticana,  nella  cappella  di  Sì' 
sto  IV. 

ROVERE  FRANCIOTTI(della)Ga. 
LEOTTO,  Cardinale.  V.  F'ranciotti  Ga- 
leotto, Cardinale^  e  il  voi.  XII,  p.  275. 

ROVERE  GROSSO  (della)  Leonar- 
do, C^rc?//i^/e.  Nacque  in  Savona,  fratel- 
lo al  cardinal  Clemente  e  perciò  nipote 
di  Sisto  IV,  dotato  d'integerrimi  costu- 
mi e  assai  perito  nella  scienza  d' ambo  le 
leggi,  fu  fatto  canonico  di  s.  Pietro.  Nel 
1 49 1  Innocenzo  VI  1 1  lo  fece  vescovo  d' A- 
gen,  ed- il  cugino  Giulio  II  il  r.°  dicem- 
bre 1 5o5  lo  creò  cardinale  e  agli  1 1  pub- 
blicò prete  de'ss.  XII  Apostoli  e  peniten- 
ziere maggiore;  nel  i5i  i  arciprete  della 
basilica  Liberiana,  e  legato  della  provin- 
cia del  Patrimonio  per  soli  5  giorni,  indi 
▼escovo  di  Lucca,  chiesa  che  rinunziò  al 
parente  cardinal  Raffaele  Riario  (  ^.).Fra 
tutte  le  virtù  di  cui  andò  fregiato,  spiccò 
soprattutto  un  amor  grande  per  la  giustì- 
zia, e  ne  die  evidente  contrassegno,  quan- 
do uno  de'suoi  camerieri  assai  avanzato 
nella  sua  grazia,  avendo  presentato  una 
supplica  nella  quale  si  raccomandava  al 
cardinale  un  affare  che  non  era  conforme 
alla  giustizia,  sebbene  spettante  al  pro- 
prio fratello,  egli  sdegnato  trattò  il  came- 
riere da  poco  onesto,  per  aver  concepito 
il  pensiero  d'indurlo  a  violar  le  leggi  del- 
la giustizia,  quasi  avesse  dovuto  aver  e- 
gli  più  riguardo  a  suo  fratello  che  all'e- 
quità e  rettitudine  dell'operare,  oude  sul 
momento  lo  licenziò  dal  suo  servigio.  Fu 
inoltre  caritatevole  e  misericordioso  coi 
poveri,  e  terminò  di  vivere  in  Roma  nel 
i52o,  dopo  essere  stato  nel  numero  de- 
gli elettori  di  Leone  X.  Venne  sepolto 
nella  sua  basilica  Liberiana,  cui  donò  al- 
cune sagre  suppellettili,  e  buon  numero 
di  libri  musicali  e  di  canto  fermo  in  per- 
gamena per  servizio  del  coro,  e  valutali 
molto. 

ROVERE  GARA  (della)  Sisto,  Car- 


ROV 

dinaie.  Di  Savona,  e  non  di  Lucca  come 
vuole  Ciacconio,  fratello  uterino  del  car- 
dinal Franciotti  e  nipote  di  Giulio  II  per 
parte  di  sorella,  questi  agU  1 1  settembre 
i5o8  lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Pietro 
in  Vincoli, e  vice-cancelliere  di  s.  Chiesa, 
con  tutte  le  rendite  e  ricchezze  lasciate  dal 
defunto  Franciotti.  Oltre  a  ciò  gli  fu  con- 
ferito il  priorato  di  Malta  in  Roma,  e  nel 
medesimo  anno  le  chiese  di  Lucca,  di  Be- 
nevento,e  di  Vicenza  da  cui  nel  1 5og  pas- 
sò a  quella  di  Padova,  per  le  vertenze  in- 
sorte col  senato  veneto,  che  bramando  a 
Vicenza  un  connazionale,  vi  avea  intru- 
so Jacopo  Dandolo.  Intervenne  ai  comi- 
zi per  Leone  X,  e  come  era  assai  trava- 
gliato dalla  podagra,  usava  di  viveie  in 
campagna,  lungi  dallo  strepito  della  cor- 
te. Nella  sua  assenza  il  Papa  con  cortese 
lettera  l'invitò  al  concistoro,  e  siccome 
se  ne  scusò  essendo  ai  bagni  per  salute, 
il  Papa  gli  domandò  in  iscritto  o  per  fi- 
data persona  il  suo  sentimeoto,  come  lo 
avrebbe  esposto  in  concistoro,  sulla  crea- 
zione che  intendeva  fare  de'caidinali  Lo- 
renzo Pucci,  Giulio  Medici, Divizi  daBib- 
biena,  e  Innocenzo  Cibo.  Morì  io  Roma 
nel  marzo  1 5 1 7,  di  44  an«>>  e  fu  sepolto 
nella  chiesa  del  suo  titolo  con  onorevole 
epitaffio.  Paride  de  Grassis  e  Giovanni 
de  Vigo,  riferiti  da  Marini,  Archiatri  t. 
I,  p.  3o2,  scrissero  di  questo  cardinale, 
che  non  sapeva  né  leggere,  né  scrivere, 
essendo  affatto  idiota, //e(yMe/o^wi  valga- 
rem  sermonemj  seniper  infirmus ,ab  uni- 
bilico  ad  plaiilas  peduin  totus  perdilusy 
onde  era  impedito  di  camminare  e  stare 
in  piedi. 

ROVERE  FELTRE  (della)  Giulio, 
Cardinale.  ^.Feltre  della  Rovere  Giu- 
lio, Cardinale. 

ROVERE  (della)  Girolario,  Cardi- 
nale. Nobile  di  Torino  delia  celebre  fa. 
miglia  de'precedenti  cardinali,  si  applicò 
nell'università  di  Padova  e  di  Parigi  con 
tal  fervore  allo  studio  delle  lingue  greca 
e  latina,  come  dell'eloquenza,  che  in  te- 
nera età  potè  pubblicamente  perorare  e 


ROV 
scrivere  poesie  di  molti  e  diversi  metri. 
Il  Cardano  afferma,  che  di  9  anni  dispu- 
tò nell'università  di  Padova,  e  ch'egli  sles- 
so avea  veduto  stampata  l'orazione  da  lui 
pronunziata,  e  che  nelle  lingue  avea  co- 
gnizioni superiori  di  molto  alla  sua  età. 
La  Raccolta  di  poesie  latine  fu  stampa- 
ta a  Pavia  nel  1 54o,  e  divenuta  rarissi- 
ma fu  ristampata  a  Ratisbona  neh  683. 
Datosi  quindi  allo  studio  delle  leggi,  di- 
venne un  prodigio  d'ogni  genere  di  let- 
teratura, sommo  ed  eccellente  oratore. 
Trovandosi  inviato  del  duca  di  Savoia 
nella  cortedi  Francia, fu  incaricato  ne'fu- 
nerali  di  Enrico  II  e  di  Carlo  IX  (o  me- 
glio Francesco  II)  a  recitare  l'  orazione 
funebre,  colla  ricompensa  del  vescovato 
di  Tolone  che  nel  1  559  gli  conferì  Paolo 
IV  (perciò  prima  della  morte  di  France- 
sco II),  donde  Pio  IV  nel  1 564  'o  trasferì 
a  Torino.  Quivi  coU'esempio  e  colla  pa- 
rola estirpò  gli  abusi,  celebrò  il  concilio 
provinciale  e  lo  pubblicò  colle  stampe  , 
v'introdusse  la  riforma  secondo  i  decreti 
del  concilio  di  Trento,  e  chiamando  ne- 
gli aiuti  spirituali  i  gesuiti,  ch'egli  amò 
singolarmente,  onde  per  le  sue  insinua- 
zioni il  duca  di  Savoia  edificò  a'  gesuiti 
i  collegi  di  Torino  e  di  Chambery.  Ad 
istanza  del  duca  di  Savoia  Carlo  Ema- 
nuele I,  a' 17  dicembre 1 586  Sisto  Vie 
creò  cardinale  prete  di  s.  Pietro  in  Vin- 
coli, titolo  eh'  egli  abbellì  di  vari  orna- 
menti, arricchì  di  molti  sagri  arredi, e  ri- 
fabbricò quasi  daTondamentiecon  gran- 
dissima spesa  il  contiguo  palazzo  che  mi- 
nacciava rovina.  Fu  protettore  de' con- 
ventuali, si  trovò  in  Roma  a'conclavi  per 
Urbano  VII,  Gregorio  XIV  e  Innocen- 
zo IX,  in  tempo  del  quale  e  nel  1  592  vi 
lasciò  la  vita,  di  64  anni,  ed  ebbe  sepol- 
tura in  detta  sua  chiesa,  presso  il  famoso 
mausoleo  di  Giulio  II,  ove  fu  eretto  alla 
sua  mecnoria  un  monumento  sul  gusto 
antico,  fregiato  d'illustre  elogio  postovi 
dai  nipoti  Lelio  e  Giulio.  Possedette  scel- 
ta biblioteca,  abbondante  di  codici  non 
meno  greci  che  latini,  la  quale  divenne 


ROV  197 

proprietà  del  duca  d'Urbino,  e  sotto  A  - 
lessandro  VII  trasportala  in  Roma,  fu 
collocata  parte  nella  biblioteca  Vaticana 
e  parte  nell'Alessandrina.  Tutte  le  sagre 
vesti  le  lasciò  alla  chiesa  di  Torino,  oltre 
una  gran  quantità  di  moneta, di  cui  volle 
che  porzione  si  dividesse  tra  i  famigliari 
ed  i  poveri.  Mentre  governava  la  chiesa 
di  Torino,  ebbe  la  consolazione  di  veder- 
la decorata  della  ss.  Sindone  e  delie  ossa 
di  s.  Maurizio. 

ROVERELLA  Bartolomeo,  Cardina- 
le.Dì  nobilissima  prosapia  che  fioriva  già 
neir  Vili  secolo,  onde  vanta  un  nume- 
roso stuolo  di  uomini  illustri,  nacque  in 
Ferrara,  o  come  altri  vogliono  in  Rovigo, 
esortìdalJa  natura  finissimoingegno, per 
cui  divenne  dotto  legista  e  profondo  teo- 
logo.Da  chiericodel  vescovo  di  Modena, 
e  cappellano  del  patriarca  d'Aquileia, Eu- 
genio IV  lo  fece  suo  segretario,  nel  1 444 
vescovo  d'  Adria ,  e  nel  declinar  del  se- 
guente anno  lo  trasferì  all'arcivescovato 
ili  Ravenna.  Si  conciliòaulorità  nella  cor- 
te pontificia  e  gran  flima  e  riputazione, 
massime  coirimperatoreFedericoIII,che 
con  suo  diploma,  in  cui  lo  chiamò  amico 
carissimo ,  accordò  a  lui  e  alla  sua  casa 
onorevoli  e  cospicui  privilegi.  Nicolò  V 
gli  affidò  i  governi  di  Perugia  e  d'Anco- 
na, donde  lo  spedì  nunzio  in  Inghilter- 
ra, ove  tanta  gloria  si  acquistò,  che  Pio  II 
ne'suoi  Commentari  lo  celebra  uomo  per 
dottrina  e  integrità  di  vita  chiarissimo, 
ed  a  cui  furono  affidali  i  più  gelosi  affari 
della  s.  Sede,  nominandolo  nel  1 460  nun- 
zio a  Ferdinando  I  re  di  Napoli,  per  pro- 
mulgare la  crociata  contro  il  turco,  e  rac- 
cogliere denaro  per  quella  guerra  ,  indi 
governatore  di  Benevento.  Dopo  avere 
con  applauso  esercitato  tante  onorevoli 
commissioni,  Pio  II  a' 18  dicembre  146 1 
Io  creò  cardinale  prete  di  s.  Cleraente.Per- 
severò  per  alcun  tempo  nel  governo  di 
Benevento,  che  in  quelle  circostanze  di 
pericolose  rivoluzioni  e  sconvolgimenti 
avea  d'uopo  di  preside  valoroso  e  di  sen- 
no. Nel  1462  dopo  la  celebre  vittoria  ri- 


198  ROV 

pollata  a' 18  agosto  presso  Troia,  da  Fer- 
tlinando  I ,  nuscì  al  cardinale  di  stacca- 
ve  dal  partito  angioino  il  principe  di  Ta- 
ranto Gio.  Antonio  Orsini,  e  indurlo  a 
pacificarsi  col  Papa  e  óol  duca  di  Milano; 
quindi  si  può  dire  che  per  la  sua  attività 
e  destrezza,  con  felice  successo  riuscì  a  Pio 
lidi  mantenerelacorona  sul  capo  di  Fer- 
dinando I.  Fu  in  seguito  incaricato  di  pa- 
recchie relazioni,  le  quali  a  se  stesso  re- 
carono gran  lustro  e  decoro,ed  alla  santa 
Sede  immensi  vantaggi.  Colia  forza  delle 
armi  ricuperò  Viterbo  occupata  dal  con- 
te Everso  d'AnguiIlara,ed  in  Barletta  in 
nome  del  Papa  impose  la  corona  reale  su 
Ferdinando  1,  a  cui  la  sua  opera  fu  piìi 
v.ilidosostegno  contro  gli  sforzi  del  duca 
d'Angiò  per  impadronirsi  del  regno,  che 
il  denaro  e  gli  eserciti  de'principi.  Di  poi 
leprovinciedellaMarcaedeirUmbriapo 
terono  ammirare  la  sua  prudenza, quan- 
do in  qualità  di  presidente  vegliò  al  loro 
governo;  nel  qual  tempo  benedì  le  nozze 
di  Eleonora  figlia  del  re  Ferdinando  J, 
Nella  sua  morte  avvenuta  in  Roma  nel 
1476,  di  70  anni,  perde  la  Chiesa  una 
salda  colonna,  e  un  amoroso  padre  la  sua 
domestica  famiglia,  che  chiamò  erede  di 
tutta  la  sua  ricca  e  doviziosa  suppelletti- 
le, e  rimase  sepolto  nel  suo  titolo  presso 
la  cappella  di  s.  Gio.  Battista,  ove  gli  fu 
eretto  un  nobile  e  magnifico  mausoleo, 
lavorato  secondo  lo  stile  del  suo  tempo, 
ed  adorno  di  eccellenti  statue  di  marmo 
bianco,  con  quella  del  cardinale  giacente 
sul  feretro  vestito  degli  abiti  sagri,  con  e- 
leganle  e  onorevole  iscrizione.  Interven- 
ne a  due  conclavi,  e  meritò  gli  alti  elo- 
gi del  rigido  é  maledico  censore  Garim- 
berti. 

ROVERELLA.  Aurelio,  Cardinale. 
Nobile  ferrarese,  nacque  in  Cesena  a'2  i 
agosto  I  748, di  felice  ingegno  fornito  con 
successo  fece  gli  studi  in  Roma,  massime 
nella  giurisprudenza  in  cui  riuscì  peri- 
tissimo. Dedicatosi  al  servigio  della  s.  Se- 
lle, Pio  VI  suo  concittadino  a'  5  luglio 
j  785  lo  fece  uditore  di  rota,  quindi  per 


ROV 

la  stima  chene concepì,  nella  fine  di  mar- 
zo 1789  lo  dichiarò  suo  uditore,  laonde 
si  guadagnò  vieppiù  la  sua  particolare  af- 
fezione, per  cui  a'2 1  febbraio  r  794  lo  creò 
cardinale  prete  de'ss.  Giovanni  e  Paolo, 
annoverandolo  alle  congregazioni  del  s. 
offizio,  della  concistoriale,  del  concilio, 
dell'esame  de'  vescovi  in  s.  canoni,  e  di 
Loreto.  Nel  febbraio  1795  lo  promosse  a 
pro-datario,  indi  nel  1797  essendo  il  Pa- 
pa caduto  indisposto,  gli  conferì  tutte  le 
facoltà,  come  narrai  nel  voi.  XIX,  p.  1 4o, 
che  rinnovò  quando  a'20  febbraio  1798 
fu  da'francesi  strappato  da  Roma  e  pri- 
gioniero portato  in  Francia.  Proclaniala 
in  Roma  la  repubblica,  occupato  tutto  lo 
stato  pontifìcio  dai  francesi,  il  cardinale 
ne  partì  e  poi  si  recò  a  Venezia  pel  con- 
clave. Eletto  nel  marzo  1800  Pio  VII,  al- 
tro suo  compatriotta,  lo  confermò  nella 
cospicua  carica  di  pro-^datario,  quindi  ai 
2  3  maggio  lo  dichiarò  uno  de'3  legati  a 
Intere  che  mv'ìo  in  Roma  per  assumerne  il 
governo  sino  alla  sua  venuta;  in  seguito 
ebbegrande  influenza  negli  affari  di  quel- 
l'epoca memorabile, e  si  acquistò  col  suo 
talento  buona  riputazione.  Nel  180B  fu 
costretto  ad  abbandonare  Roma  cogli  al- 
tri cardinali  nati  nel  regno  d'Italia,  e  re- 
stò in  Ferrara.  Intanto  nel  1809  ai  17 
marzo  Pio  VII  lo  fece  vescovo  suburbi - 
cario  di  Palestrina.  Successivamente  era 
stato  nominato superioredella  casa  echie- 
sa del  Gesù  di  Roma,  e  protettore  di  quel- 
la congregazione  della  Natività  della  B. 
Vergine;  protettore  de'conventuali,  vai- 
loral3rosani,  e  del  monastero  delle  oblate 
de'7  dolori;  dell'ospedaledis.  Gallicano, 
delle  arciconfraternite  del  Gonfalone,  de- 
gli Agonizzanti,  del  Nome  di  Maria,  del- 
la ss.  Annunziata  e  del  ss.  Rosario  nella 
chiesa  di  s.  Maria  sopra  Minerva  ;  della 
chiesa  e  ospedale  di  s.  Maria  dell'Orlo; 
delle  monache  del  ss.  Bambino  Gesù, a- 
vendo  parlato  del  suo  possesso  nel  voi. 
LV,  p.  328,  ed  essendosi  con  esse  dimo- 
strato amorevolissimo.  Fu  pure  protet- 
tore delle  maestre  pie,  del  conservatorio 


ROV 

deile  mendicanti,  di  altri  j  3  sodalizi  di 
Ruma  e  dello  stato,  dell'ospedale  di  San- 
Severino,  delle  monache  di  s.  Caterina  di 
Todi  e  di  s.  Antonio  di  Cascia;  delle  città 
d'Osinio,Viterbo,Piperno,  Sezze,Cori,  A- 
scoli,Jesiedii  i  tetre  dello  stato.  Deporta- 
to Pio  VII  da  Ruma  a'6  luglio  1809  dagli 
imperiali  fi'ancesijSoggiacqueroallastessa 
sorte  i  cardinali,  che  furono  condotti  in 
Francia,  così  il  Roverella  che  fu  costretto 
di  andare  da  Ferrara  a  Parigi  verso  il  fine 
di  detto  anno.  Ivi  spaventato  dalle  Vio- 
lenze che  vedeva  fatte  al  Papa,  ai  cardi- 
nali e  al  clero  romano,  o  guadagnato  dal- 
le lodi  che  ricevette  dai  ministri  dell'im- 
peratoreNapoleone,si  mostrò  di  una  con- 
discendenza eccessiva  per  le  pretese  di 
quel  governo:  fu  di  quelli  che  assistero- 
no al  matrimonio  di  Napoleone  coU'impe- 
ratrice  M.'Luisa,  al  modo  che  narrai  nel 
voi.  LUI,  p. i44>  ove  a  p.  i45  dissi  del 
famoso  e  malaugurato  breve  da  lui  com- 
pilato, con  sentimenti  tutti  favorevoli  a 
Napoleone,  e  pregiudizievoli  alla  s.  Sede, 
che  perciò  fu  lacerato  e  biasimato.  La  sua 
condotta  fu  disapprovata  dal  cardinal 
Pacca,  nelle  Memorie  storiche,  che  cita- 
rono il  com  m/  kviaudfStoria  di  Pio  f^II, 
t.  2,  p.  188  e  189,  ed  il  barone  Henrion, 
Storia  universale  della  Chiesa^aW anno 
181 1  ,  rampognandolo  del  tenuto  con- 
tegno. Dappoiché  il  cardinale,  al  diredi 
tali  storici,  fu  il  principale  autore  e  con- 
sigliere degli  atti  d'imprudenza  e  d' in- 
consideratezza che  commisero  molti  dei 
suoi  colleghi  durante  il  loro  soggiorno  a 
Parigi,  che  denominali  cardinali  rossi 
enumerai  nel  luogo  citato.  Essendo  stato 
spedito  a  vSavona  nel  181  i,  ove  dimora- 
la Pio  VII,  insieme  coi  cardinali  Giu- 
seppe Doria,  Dugoani,  Ruffo  e  Latier  de 
Bayanne,  non  che  a  mg.'  Bertazzoli,  egli 
non  corrispose  alla  distinta  opinione  che 
si  aveva  di  lui,  ed  alla  fiducia  che  Pio  VII 
aveva  riposta  nel  suo  sapere,  e  lo  spinse 
co'suoì  consigli  a  quelle  determinazioni 
che  costarono  tante  lagrime  al  Papa.  I 
cardinali  Durian  Duguaui  troppo  timidi, 


ROV  ,99 

ttiecainente  come  a)g.*'  Bertazzoli,  segui- 
vano il  cardinal  Roverella.  Il  cardinal  La- 
tier de  Bayanne  ottuagenario,  aggirato 
dai  vescovi  cortigiani  di  sua  nazione,  ap- 
provava tutte  le  risoluzioni  del  governo, 
li  cardinal  Ruffo,  ch'avea  mostratograu- 
de  ingegno  nel  governo  del  regno  di  Na- 
poli, nelle  cariche  di  pubblica  economia, 
confessava  non  essere  né  teologo,  né  ca- 
nonista. Col  famoso  breve,  di  cui  fu  prin- 
cipale autore  il  cardinal  Roverella  ,  Pio 
VII  non  solo  approvava  tuttociò ch'era 
slato  decrelalo  dall'assemblea  de' vescovi 
di  Parigi  (f'^.)^  tenuta  senza  il  suo  inter- 
vento o  quello  d'  un  suo  legato  incari- 
calo di  rappresentarlo,  ma  se  ne  com- 
piaceva come  d'  un  avvenimento  felice, 
riconoscendo  il  suo  fatale  decreto  tutto 
conforme  alle  sue  intenzioni  e  alla  sua  vo- 
lontà, e  lo  riguardava  ben  anco  come  una 
novella  prova  del  filiale  ossequio  della 
chiesa  di  Francia  alla  cattedra  di  s.  Pie- 
tro. 11  decreto  conteneva  in  sostanza  la 
clausola  che  si  doveva  aggiungere  al  con- 
cordato, che  il  Papa  nell'anno  preceden- 
te avea  costantemente  rigettata  per  mol- 
ti giorni,  siccome  altentatoria  a'sagri  di- 
ritti della  s.  Sede.  Niente  meno  il  conci- 
lio avea  preteso  di  decidere,  che  i  vesco- 
vati e  gli  arcivescovati  non  potrebbero 
rimanere  vacanti  più  d'untanno;  e  che  6 
mesi  dopo  la  domanda  dell'  istituzione 
canonica  falla  al  Papa,  s'egli  non  l'aves- 
se conceduta,  il  metropolitano,  ed  in  as- 
senza di  lui  r  anziano  de'  vescovi  della 
provincia  ecclesiastica,  procederebbe  al- 
l'istituzione del  vescovo  nominato.  Per 
telegrafo  i  vescovi  francesi  della  prece- 
dente deputazione,  e  ch'erano  ancora  in 
Savona, mandarono  aParigi  la  notizia  del- 
la vittoria  conseguila  sulla  chiesa  roma- 
na, quando  Iddio  permise,  che  contro l'e- 
spettazionedichi  aveva  ottenuto  il  breve, 
euesperavaelogi  e  ricompense, Napoleo- 
ne non  lo  accettasse,  per  alcune  espressioni 
e  condizioni  che  non  gli  piacevano,  e  più  di 
tulio  perché  esigeva  che  si  abbandonasse 
dal  Papa  e  dal  s.  collegio  ogni  speranza  di 


200  ROV 

ricuperare  il  dominio  temporale  di  cui  a- 
•veali  spogliati,  e  si  aderisseal  oiiovo  ordine 
dicosedalui  voluto,e  fìnalmentedi dove- 
re ri  pigliare  il  governo  dellaChiesa  in  qua- 
lità di  sudditi  soggetti  all'ini  pero  francese, 
come  pare  che  ne  lo  avesse  lusingato  la 
deputazione  de'cardinali.Àvvezzoa  trion- 
fare sul  campo  di  battaglia,  Napoleone 
voleva  anche  in  questa  lotta  trionfare  di 
ogni  ostacolo  e  completamente.  Insorse- 
ro poi  dubbi  su  di  ciò;  ma  dopo  la  mor- 
te del  cardinal  Roverella,  Irovossi  nelle 
sue  carte  una  lettera  del  ministro  de'cnl- 
ti  Bigot,  la  quale  non  permette  più  che 
si  dubiti  di  questo  accordo.  R.itiratosi 
il  cardinale  ai  bagni  di  Bourbone  nella 
Sciampagna,  vi  morì  a'5settembrei8 1  2, 
di  64  anni  compiti,  e.fu  esposto  e  sepol- 
to nella  sua  chiesa  parrocchiale. 

ROVEPiO  Giambattista,  Cardinale. 
Nacque  di  generosa  stirpe  in  Pralormo, 
feudo  di  sua  casa,  nella  diocesi  d'Asti  nel 
riemonte,  applicatosi  agli  sludi  in  Tori- 
no e  in  R^oma,  e  per  ultimo  nell'universi- 
tà di  Pisa,  ne  riportò  la  laurea  di  dottore 
nel  diritto  cesareo.  Condottosi  quindi  di 
nuovo  a  Torino,  fu  fatto  canonico  della 
metropolitana,  indi  arcidiacono  e  consi- 
gliere dell'arcivescovo,  il  quale  si  valse 
di  lui  nella  decisione  delle  cause  tanto  ec- 
clesiastiche che!  civili  di  sua  diocesi.  A- 
•vendo  acquistato  straordinaria  riputazio* 
ne,  si  guadagnò  la  grazia  di  Vittorio  A- 
madeo  II  re  di  Sardegna, che  lo  nominò 
al  vescovato  d'  Aqui,  il  quale  gli  fu  con- 
ferito da  Benedetto  XIII  nel  1727  e  lo 
consagrò.  Accintosi  al  governodisuachie- 
sa,  non  mancò  di  correggere  i  vizi,  e  pro- 
muovere con  ardore  la  disciplina  del  cle- 
ro, in  modo  che  non  si  potè  giammai  in- 
durre in  tutto  il  tempo  del  suo  episcopa- 
to, né  per  impegni,  ne  per  istanze  di  per- 
sonaggi i  più  autorevoli  e  potenti,  a  vole- 
re ordmare  soggetti, ne'quali  non  risplen- 
desse gran  probità  di  costumi  e  pari  ec- 
cellenza di  dottrina.  Erano  in  lui  eguali 
la  religione  veiso J3io, la  carità co'poveri, 
U  compassione  pel  prossituo.  Trasferito 


ROV 

da  Benedetto  XIV  nel  i  744»l^'^^'cive6CO- 
vatodiTorìno,  per  beneficenza  di  re  Car- 
lo Emanuele  III  gli  fu  aggiunta  la  ricca 
abbazia  di  s.  Maria  di  Casanova,  e  per 
le  preghiere  di  tal  sovrano,  lo  stesso  Be- 
nedetto XI V^  a'5  aprile  1756  lo  creò  car- 
dinaledell'ordinede'preti,  e  gli  trasmise 
la  berretta  cardinalizia  per  l'ablegatoa- 
postolico  mg.'^  Millo.  Morto  il  Papa  nel 
1758, si  recò  al  conclave  in  cui  fu  eletto 
Clemente  XllI,  che  per  titolo  gli  conferì 
la  chiesa  di  s.  Grisogono,  e  lo  annoverò 
alle  congregazioni  cardinalizie  de' vescovi 
e  regolari,  riti ,  immunità,  indulgenze  e 
s.  reliquie.  Si  restituì  subito  alla  sua  chie- 
sa, dove  perseverò  nell'adeinpiere  le  parti 
di  sollecito  e  vigilante  pastore  fino  al  1766 
che  fu  l'ultimo  di  sua  vita  e  1*83.°  di  sua 
età.  Fu  sepolto  con  semplice  iscrizione 
nella  chiesa  de'carmelitaui  scalzi,  nell'or- 
nare  la  quale  avea  impiegato  considera- 
bili somme  di  denaro. 

ROVIGO,  Rhodi'gium.  Città  vescovile 
nel  regno  Lombardo-Veneto,  capoluogo 
della  provincia  del  Polesine,  che  ne  pren- 
de pure  il  nome,  e  d'un  distretto,  distante 
circa  22  miglia  da  Ferrara  e  25  da  Pa- 
dova, in  paese  fertile  sull'Adigetlo,  ramo 
dell'Adige,  che  vi  si  valica  sopra  4  ponti 
di  pietra.  E'  l'ordinaria  residenza  del  ve- 
scovo d'Jdria,  che  vi  ha  l'episcopio,  ciò 
che  gli  fa  dare  il  titolo  di  città  vescovile, 
per  cui  in  quell'articolo  fui  breve,riservan- 
domi  in  questo  di  dare  altre  notizie  sui 
vescovi.  E  pur  sede  d'una  delegazione  go- 
vernativa,di  tribunale  di  i ."  istanza,  d'un 
ingegnere  in  capo,  e  di  vari  altri  uffizi 
provinciali  e  municipali.Lesue  mura  fian- 
cheggiate da  grosse  torri,  sono  presente- 
mente in  gran  parte  distrutte,  e  le  fosse 
convertite  in  belle  ortaglie;  conserva  non- 
dimeno 6  porle,  ed  è  assai  bene  fabbrica- 
la, con  una  gran  piazza  decorata  da  alcu- 
ni belli  edifizi  :  ivi  esiste  una  colonna  di 
pregevole  marmo,  sulla  quale  un  tempo 
vi  era  il  Leone  di  s.  Marco.  Nel  Castel- 
lo si  conserva  un'altissima  e  grossa  tor- 
re quadrala,  alta  metri  ^2  e  ceutimeUi 


ROV 
90,  la  quale  pochi  anni  sono  venne  re- 
staurala nelle  merlature.Neirislessa  piaz- 
za è  il  palazzo  del  municipio,  quello  non 
luai  compilo  della  nobile  famiglia  Ron- 
cale con  maestosa  facciata  architettata  da 
Sanmicheli,e  quelli de'nobili  Angeli,  Ve- 
iiezzi,  e  il  recente  di  Cristoforo  Gamarini 
edificato  con  lusso  massime  nell'interno. 
Inoltre  nt'lla  piazza  maggiore  vi  è  l'anti- 
chissima, scientifica  e  riputalissima  acca- 
demia de'  Concordi,  il  cui  fabbricato  è 
di  semplice  ma  bella  architettura.  Vi  è  u- 
Ila  vasta  sala,  nella  quale  si  conserva  la 
ragguardevole  galleria  di  quadri,  già  ap- 
partenente alla  nobile  famiglia  de'contì 
Casilin},e  donata  alla  città  dopo  la  morte 
ckl  conte  Nicolò  ultimo  della  n)edesima. 
L'accademia  possieda  pure  un  graziosoga- 
binettoornitologico,  opera  e  dono  del  ro- 
digino LuigiGiro;  come  ancora  è  foi^iitadi 
ricca  biblioteca, la  quale  fu  ampliata  non  ha 
molto  mediante  l'acquisto  della  scelta  li- 
breria del  già  suo  bibliotecario  sac.d.  Giu- 
seppe Gnocchi.  Oltre  a  ciò, in  questa  ac- 
cademia, anni  addietro  fu  istituito  un  ga- 
Jjinetlo  di  lettura.  Il  duomo  o  collegiata 
insigne  è  una  bella  chiesa,  sotto  l'invoca- 
zione di  Papa  s.  Stefano  I  martire,  ov'è 
la  cattedra  col  baldacchino  vescovile,  ed 
il  battisterio.  Il  candelabro  di  bronzo  pel 
cereo  pasquale,  che  si  ammira  nell'alta- 
re maggiore,  è  pregiatissima  opera  del 
5an<>ovitjo.  Il  capitolo  si  compone  delle  di- 
gnità dell'arciprete,  dell'arcidiacono,  di 
10  canonici,  di  8  mansionari,  e  di  altri 
preti  e  chierici:  nel  1782  al  capitolo  furo- 
no concesse  la  cappa  magna  ed  il  rocchet- 
to, ed  il  senato  veneto  gli  die  la  croce  d'o- 
ro stellata.  Ivi  è  pure  la  confraternita  del 
ss.  Sagramento.  Altra  chiesa  parrocchia - 
leèquellade'ss.Francescoe  Giustina  ver- 
gine e  martire,  la  quale  mediante  pie  lar- 
gizioni venne  da  poco  tempo  intieramen- 
te rifabbricala  in  forma  moderna  e  in  più 
vaste  dimensioni  della  precedente.LaRo- 
tonda  è  un  bel  tempio  ottagono  circon- 
dalo esteriormente  da  una  galleria  soste- 
nuta du  uu  coiuuuato,  sotto  i'invocazio* 


ROV  201 

ne  della  R.  Vergine  del  Soccoi*so,  ed  ap- 
partiene alla  città.  L'edifizio  fu  di  recen- 
te restaurato,  nell'interno  ornato  nelle  pa- 
reti di  quadri  votivi  tributati  alla  prodi- 
giosa immagine  della  Madonna  che  si  ve- 
nera nel  solo  suo  magnifico  altare,  deco- 
rato da  pregiatissimi  intagli  in  legno.  Vi 
sono  altre  chiese,  ma  non  più  gli  antichi 
conventi  di  religiosi  e  monasteri  di  mo- 
nache: i  cappuccini  dopo  4o  anni  che  a- 
veano  dovuto  allontanarsi  dal  loro  con- 
vento, il  i.°  giugno  i85i  furono  ripri- 
stinati, rientrando  processionqlmenle  nel- 
la loro  chiesa  di  s.  Michele,  ove  il  defun- 
to vescovo  Squarci na  pronunziò  un  com- 
movente analogo  discorso,  e  si  cantò  il 
Te  Dciini  fra  il  religioso  tripudio  de'cit- 
tadini.  Il  locale  de'cappuccini  si  sta  at- 
tualmente rifabbricando  per  lezelanti  cu- 
re dell'odierno  e  benemerito  provinciale 
p.  Ignazio  de'conti  Fidia  d'Asolo.  Prima 
eranvi  pure  gli  Olivetani,  i  girolamini,  i 
conventuali;  le  monache  agostiniane  con 
clausura,  domenicane,  e  del  3.**  ordine  di 
s.  Francesco.  Il  seminario  fiorisce  con  a- 
lunni,  e  fu  istituito  nel  1592,  indi  riedi- 
ficato nel  1 779.  Non  manca  di  altri  luo- 
ghi e  stabilimenti  d'istruzione,  pii  e  be- 
nefici. Vi  è  l'ospedale,  il  monte  di  pietà, 
l'orfanotrofio.  La  casa  di  R.icovero  che 
fiorisce  per  quanto  in  suo  favore  operò 
l'encomialo  vescovo, e  per  la  munificen- 
za del  cittadino  Giacomo  Giro  che  le  do- 
nò il  grandioso  locale  già  monastero  de- 
gli Olivetani  di  s.  Dartoloraeo:  il  nobile 
Domenico  Angelo  con  isplendida  genero- 
sità la  dotò  d'una  tenuta  del  valore  di  cir- 
ca lire  1 00,000  austriache;  ed  a  suo  van- 
taggio nel  i85f  il  nobile  Lodovico  Cezza 
lasciò  3ooo  lire.  In  questa  pia  casa  di 
Ricovero,  da  alcuni  anni  vi  sono  alcune 
sorelle  della  Carità.  Vi  sono  anche  due 
teatri,  uno  de'quali  di  recente  costruzio- 
ne e  molto  grazioso. Rovigo  è  il  centro  d'un 
gran  commercio  di  grani,  ed  i  prezzi  dei 
suoi  mercati  sono  uno  de'fondamentidel 
ragguaglio  legale  nella  valutazione  de'ce- 
reali.  Vi  si  trafilca  parimtìnli  di  pelli  e 


ao2  ROV 

cuoi,  prodotti  delle  sue  concie,  di  bestia- 
mi, legna,  lino,  canape,  tele,  lane  e  sa- 
le. Anche  la  pescagione  è  un  significante 
articolo  del  suo  commercio.  Vi  si  depo- 
sitano le  merci  che  giungono  al  portodel- 
la  Boara,  sull'Adige,  o  direttamente  nel- 
la città.  Importante,  benché  non  quanto 
una  volta,  è  la  fiera  che  vi  si  tiene  dal  20 
al  28  ottobre  di  ciascun  anno,  massime 
di  bellissimi  poliedri.  Compresi  gli  ebrei, 
ì  suoi  abitanti  ascendono  a  più  di  9,000. 
Dalle  molte  sue  faoiiglie  nobili  e  illustri 
uscirono  non  pochi  a  onorare  la  patria, 
nelle  armi,  nelle  lettere  e  nelle  dignità  ec- 
clesiastiche; molti  individui  delle  mede- 
sime furono  insigniti  di  decorazioni  eque- 
stri, fra  le  quali  nella  famiglia  Roncale  da 
Ennco  111  re  diFrancia  fu  concesso  a  tutti 
i  primogeniti  il  cavalierato  di  s.  Michele, 
ed  in  quella  de'Manhedini  fu  accordato 
il  cavalierato  de'ss.  Maurizio  e  Lazzaro. 
Si  distinsero  due  marchesi  Manfredini, 
Gio.  Battista  e  Marco  suo  figlio,  quali  va- 
lorosi militi;  cosi  AlessandroCampo,  per 
le  sue  benemerite  azioni  nelle  guerre  di 
Levante;  Marco  Brun  Roncale,  governa- 
tore militare  delle  migliori  piazze  della 
possente  repubblica  di  Venezia;  il  conte 
Sartorio  Casilini,  di  gran  merito  milita- 
re; Ercole  dalle  Carti,  e  Mauro  condot- 
tieri d'armi;  Ognibene  Catti,  uno  de'più 
bravi  colonnelli  del  suo  tempo,  partico- 
larmente nella  formidabile  guerra  diCan- 
dia;  Francesco  Campagnella,  che  si  di- 
stinse contro  gli  ottomani  con  prodezze; 
Alessandro  e  Primo  Silvestri,  che  glorio- 
samente combatterono  in  mare  contro 
gl'infedeli,  meritando  così  il  titolo  di  con- 
ti per  loro  e  discendenti.  Antonio  Cam- 
jjagnella  tenente  colonnello  nella  marina 
veneto;  Ottavio  Durazzo  comandante  del 
reggimento  fanti  chiamato/ioWgo,per  non 
dire  d'altii  benemeriti  militi.  Fra  quel- 
li che  maggiormente  risplenderono  nelle 
lettere,  ricorderò  Lorenzo  Molino,  uno 
de'più  rinomali  medici  del  suo  tempo;  Ce- 
lioRicchiero  celebre  erudito,  ch'C  per  an- 
tonomasia fo  dello  il  Rodigino,  autore 


ROV 

di  3o  libri  su  vari  argomenti.  I  due  fra- 
telli can."  Camillo  e  Rinaldo  conti  Silve- 
stri; il  I.**  come  col  lettore  d'una  biblio- 
teca di  proprietà  di  quella  famiglia,  scrit- 
tore e  poeta,  traduttore  di  Giovenale  e 
di  Persio,  che  meritò  l'orazione  funebre 
da  Celio;  il  2.°  quale  raccoglitore  della 
Pinacoteca  Silvestri.  Antonio  Mazza,  che 
ebbe  letteraria  corrispondenza  cpl  famo- 
so Celio  Calcagnini,la  cui  illustre  fami- 
glia sotto  il  dominio  degli  Estensi  passò 
ìa  Ferrara  e  vi  fu  onorata  al  modo  che 
descrissi  in  quell'articolo.  Giovanni  Bo- 
nifacio insigne  giureconsullo  e  storico  di 
Treviso; Tommaso  Maria  Minadois,  uno 
de'più  ragguardevoli  medici  di  sua  epoca, 
perlacuidottrinaTimperatoreRodolfolI 
lo  creò  conte  palatino;  Antonio  Riccoboa 
sapientissimo  giureconsulto  e  professore 
nello  studio diPadova,autored'opere  pub- 
blicate; Girolamo Frachetta, autore  egre- 
gio dell'opera, //  seminario  dcgovertiidl 
stato  e  di  guerra j  Ipsicratea  Monti,onore 
del  suo  sesso  e  degna  nipote  del  Rodigi- 
no,  die  alla  luce  moltissime  orazioni;  la 
dottoressa  Cristina  Roccati,  distinta  fra 
le  poetesse  del  secolo  decorso,  essendone 
stato  precettore  l'ab.  Bertaglia,  erudito 
retore  e  poeta  ;  il  giureconsulto  Grotto 
illustrò  la  patria  nella  carriera  giudizia- 
ria. Bonaventura  e  Paolo  Emilio  contiCa- 
silini;  Giovanni  Maria  nobile  Avanzi  fisi- 
co e  letterato;  Andrea  Nicolio  che  fece  la 
Storia  di  Rovigo^  Raimondo  Lupati  ca- 
valiere e  distinto  poeta;  Nicolò  Casilini  fi- 
losofo; Giovanni  Torelli  cavaliere  e  vaio- 
rosogiureconsulto;  il  conte  Camillo  Silve- 
stri,autore  di  erudite  opere  stampate;il  suo 
figlio  conte  Carlo  Silvestri  autore  egual- 
mente di  opere,  come  àtW  HistoriaAdria- 
naruni  paluduin,Yeiìéius  lySS;  Lettera 
informativa  circa  la  vera  condizione  del- 
la città  diRovigo,  presso  il  Galogerà,  /J^c- 
colta  d'opuscoli  t.  io,p.  36 1.  Fra'più  re- 
centi aggiungerò  il  protomedico  Marco  A- 
vanzi,  pronipote  del  nominato  ;  i  fratelli 
nobili  Annibale  e  Pietro  Toielli-Minadois 
liaaiio  eziandio  diritto  ad  onorevole  ri- 


ROV 

cordanza,  l'uno  per  la  non  comune  eru- 
dizione nelle  belle  arti,  l'aUi'o  pei  lumino' 
si  servigi  prestati  ne'pubblici  impieghi  al* 

10  stalo  e  al  proprio  paese,  oltre  al  genio 
poetico  che  lo  distinse.  Nelle  dignità  ec- 
clesiastiche, ed  eziandio  nelle  scienze,  fra 
tanti  nominerò  il  cardinalljartolonieofio- 
verella  (^.),  vescovo  d'Adria  e  poi  arci- 
vescovo di  Ravenna;  Lorenzo  suo  fratel- 
lo, il  quale  dopo  essere  stato  impiegato 
dalla  s.  Sede  in  diverse  legazioni  a'prin- 
cipi  d'Europa,  fu  fatto  vescovo  di  Ferra- 
ra ;  il  loro  nipote  filasio  fu  arcivescovo 
di  Ravenna.  BaldassareBonifcicio  vescovo 
diCa  pò  d'Istria.Zaccaria  detto  il/?or//^mo, 
che  per  la  sua  gran  cognizione  delle  leggi 
fu  fallo  uditore  di  rota.  Di  questo  celeber- 
rimo e  sagro  tribunale  di  presente  è  udi- 
tore pro-decano,  e  perciò  vicino  ad  essere 
ornato  della  porpora  cardinalizia,  il  de- 
gnissimo mg.''  Pietro  de'conti  Silvestri, 
che  fa  onore  alla  sua  patria  Rovigo.  I  con- 
ti Silvestri  in  questa  città  tengono  aperta 
al  pubblico  una  biblioteca  d'oltre  36,ooo 
volumi,  e  posseggono  pure  una  buona  gal- 
leria di  quadri,  non  essendo  di  minorpre- 
gio  l'altra  di  proprietà  de'conti  Casilini. 

11  territorio  di  Rovigo  racchiuso  fra  il  Po, 
l'Adige  e  l'Adigetlo,  sebbene  paludoso  e 
frastagliato  da  un  gran  numero  di  canali, 
è  feracissiu)0  specialmente  in  riso,  ed  of- 
fre pingui  pascoli  al  bestiame  bovino  ed 
alle  mandrie  de'cavalli.  Abbiamo  di  Fran- 
cesco Bartoli,  Le  pitture^  sculture  e  ar- 
chUelture  della  città  di  Rovigo^  Venezia 
1793. 

Rovigo  ne'primi  secoli  dell'era  nostra 
era  conosciuto  col  nome  di  Buon  J^ico 
ossia  di  Rodige ,  cioè  luogo  composto  di 
molte  case,  le  quali  formavano  una  me- 
diocre popolazione.  Era  cinto  di  paludi, 
e  dove  per  la  terraferma  non  poteasi  giun- 
gere se  non  per  la  parte  del  nord.  In  que- 
sto sito,  come  ottimo,  e  forse  uno  de'piìi 
frequentati,  che  in  poca  distanza  dalle  pa- 
ludi, anticamente  dette  A  drianert^^<://'iVz 
Tuscoruni  Co/o/zzVz,fossero  posti, era  Buon 
Vico,  quando  il  vescovo  d'Adria  Paolo, 


ROV  ao3 

non  potendo  più  trattenersi  in  quella  cit- 
tà (che  avendo  dato  al  mare  presso  cui 
sorgeva  con  rinomato  porto  il  nome  d'A- 
driatico, e  per  essersi  questo  ritirato,da 
marittima  era  divenuta  lerreslre),«eguito 
da  pa  r  te  d  i  quel  clero  e  da  alcune  di  quel  - 
le  più  nobili  famiglie,  in  esso  si  portò  ad 
abitare  e  circa  il  920  o  924  vi  piantò  un 
fortissimo  castello:  questo  poi  efficacemen- 
te gli  servì  per  mettersi  al  sicuro  dai  cat- 
tivi cristiani  che  allora  esistevano  in  A- 
dria ,  e  dalle  frequenti  scorrerie  che  ia 
quegl'  infelici  tempi,  massime  ne*  luoghi 
più  litorali,  facevauodiversenazioni  bar- 
bare, i  saraceni  e  gli  ungheri.  Il  vescovo 
ciò  fece,  anche  per  la  decadenza  d'Adria 
e  sua  aria  umida,  previo  il  consenso  di  Pa- 
pa Giovanni  X  del  914,  che  gli  permise 
di  stabilire  la  sua  residenza  in  Rovigo,  nou 
solo  come  supremo  capo  della  Chiesa, ma 
quale  signore  nel  temporale  de'due  luo- 
ghi, siccome  appartenenti  ^W Esarcato  di 
Ravenna  (/-^.j  dominio  temporaledella  s. 
Sede,  per  ispon tanca  dedizione  de'popoli 
sino  da'primordi  dell'VIllsecolo.  Nel  di- 
ploma perciò  rilasciato  da  Giovanni  X  a 
favoredel  vescovo  Paolo,  e  riferito  dal  ci- 
talo Nicolio,  Storia  p.  i3,si  legge:  Ut  II' 
ceat  tibi  in  diclo  loco  Rodige  Castruni 
constriiere,  ad  servanduni  popnlwn  san- 
ctae  tuae  Ecclesìae^  tani  a  paganis,  quam 
a  perfidia  christìanin^  etc.  Il  Borgia  nel- 
le Memorie  di  Benevento^  nel  t.  r,  p.  18, 
nel  riportare  i  diplomi  di  re  Pipino,  di 
restituzione,  ampliazione  e  conferma  del 
principato  temporale  della  romana  chie- 
sa, osserva  che  in  quello  di  Lodovico  I 
il  Pio  suo  nipote,  sono  specifica  le  e  com- 
prese altre  città,  come  Adria,  forse  non 
prima  restituite  al  Papa  da  Astolfo  re  dei 
longobardi.  Indi  soggiunge:  «Quanto  al- 
le città  nominate  nel  diploma  di  Lodo- 
vico I,  cioè  Adria,  Fossombrone,ed  il  ter- 
ritorio Valvense,  delle  quali  sebbene  noi 
non  sappiamo  se  fossero  restituite  dal  re 
Desiderio  (successore  di  Asitiilfo);  ad  ogni 
modo  è  certo,  che  dopo  la  disfatta  de'lon- 
gobardi  furono  conoeguate  al  supremo 


2o4  ROV 

dominio  ónWa  sniila  Sede,  insieme  con 
tutte  le  altre  città  dell'Emilia  non  an- 
cora restituite  nlla  chiesa  romana,  e  con 
quelle  eziandio  che  le  avea  di  nuovo  u- 
surnato  il  re  Desiderio.  Terminiamo  la 
presente  nota  con  avvertire  il  lettore,  che 
Giovanni  X  nel  920,  concedè  la  città  di 
Adria  con  tutto  il  suo  territorio  a  Paolo 
vescovo  della  medesima,  il  quale  territo- 
rio abbracciava  Rovigo,  e  giungeva  fino 
al  fiume  Tartaro,  e  gli  trasmutò  l'annuo 
censo  iielTobbligodi  rifabbricare  la  chie- 
sa di  quella  città".  Il  diploma  di  Giovanni 
X  co!  privilegio  concesso  al  vescovo  Pao- 
lo, lo  riporta  Ughelli,  Italia  sacra  t.  2, 
p.  4oi}  in  Adiienses  Episcopi.  D'aWova 
in  poi  \a  storia  incominciò  a  parlare  di 
Rovigo^  comechè  divenuta  sede  de' vesco- 
vi d'  Adria  e  nobile  castello,  e  successi- 
vamente r  accrescimento  di  Rovigo  non 
fu  prodotto  con  porzione  degli  abitanti 
della  città  d'Adria,  da  cui  in  que'  tempi 
egli  dipendeva  come  sua  madre,  ma  col 
traspoi  to  di  tutto  il  più  nobile  di  quella 
città,  cioè  del  proprio  vescovo  che  n'era 
padrone,  e  parte  di  quel  clero  con  alcune 
delleprincipalifamiglie,quali  tutti  in  Ro- 
vigo si  stabilirono,  dimodoché  mutata  la 
primiera  condizione,  lo  fecero  divenire 
quasi  una  nuova  Adria.  Siffatta  trasmi- 
grazione fu  quasi  simile  a  quella  che  fece 
il  patriarca  Elia,  il  quale  da  Aquileia  se- 
co lui  condusse  nell'isola  di  Grado  (F.) 
ì  primi  soggetti  di  quella  cospicua  città, 
chiamando  poi  quelloNuovaAquileia.Con 
tal  esempio  dunque  si  può  dire,  che  anco 
in  Rovigo  da  quel  vescovo  fu  trasfusa 
quella  figura  di  città,  che  quasi  del  tut- 
to per  sua  fatai  disgrazia  era  rimasta  e- 
tìlissala  in  Adria.  La  posizione  vantag- 
giosi! di  R.ovigo,  r  amenità  del  sito,  e  la 
prog  tediente  decadenza  dell'antichissima 
Adria,  concorsero  ad  obbligare  i  succes- 
sori del  vescovo  Paolo  a  dimorare  per  lo 
più  in  Rovigo.  11.  vescovo  Florio  lo  fece 
circondare  delle  memorale  grosse  mura 
e  forti  torri,  a  guisa  delle  primarie  città 
d'Italia,  ed  a  decoro  dello  stabilito  seggio 


ROV 

vescovile:  di  conseguenza  colla  quasi  per- 
manenza in  Rovigo  de' vescovi  d'  Adria, 
gradatamente  si  andò  accrescendo  tanto 
nel  materiale  che  nel  formale,  a  segno  che 
figurò  tra  le  prime  de'doniinatori  Esten- 
si e  Veneti.  In  seguitoRovigo  divenne  ca- 
poluogo della  provincia  di  Polesine  o  Po- 
lesine di  Rovigo.  Variano  gli  scrittori  in- 
torno all'origine  del  nome  Po/e.?//2e, alcu- 
ni derivandolo  nella  corruzione  della  pa- 
rola latina  Peninsula,  altri  dalle  parole 
nazionali  Po  ed  Este ^  in  vece  di  Adige, 
e  finalmente  alcuni  dalle  molte  quasi  iso- 
le formale  dai  rami  dell'  Adige  ed  altri 
corsi  d'acqua  della  provincia.  Sembra  pe- 
rò più  verosimile  che  dall'antica  palude 
Padusa,  che  occupa  per  l'appunto  la  mag- 
gior parte  del  terreno  di  questa  provin- 
cia, a  lei  derivasse  colla  corruzione  della 
lingua  latina  il  nome  di  Polesine,  assai  na- 
turale essendo  che  il  terreno  della  detta 
palude  diseccato  si  chiamasse  primiera- 
mente Àger  PadusinuSy  indi  dopo  le  ir- 
ruzioni de'popoli  settentrionali,  ne'secoli 
di  mezzo,  mutato  il  nome  di  Padus  in 
quello  di  Po^  corrottamente  prevalesse  il 
nome  di  Palesino  ^  poi  Polesine^  invece  di 
Padusiiius.  La  quale  opinione,  quantun- 
que sorla  dopo  1'  altre  e  ad  esse  contra- 
ria, sembra  che  più  di  tutte  si  accosti  al- 
la verità.  Anticamente  non  fu  la  provin- 
cia del  Polesine  né  abitata  né  conosciuta, 
ed  è  nata  ne'secoli  di  mezzo  dell'era  cri- 
stiana.  Al  tempo  de'  romani  era  noto  il 
paese  sotto  il  nome  di  Paludi  Adriane^ 
o  Palude.  Padusa j\Qc[\\d\\  si  stendevano 
non  solo  sopra  buona  parte  dell'odierno 
Polesine  di  Rovigo,  ma  di  più  anche  sul 
basso  Padovano,  sul  territorio  d'Adria  e 
gran  parte  della  legazione  di  Ferrara,  che 
essendo  dominio  della  s.  Sede,  questa  pri- 
ma concesse  Rovigo  con  Adria  a' vescovi, 
e  poi  per  investitura  il  Polesine  con  Fer- 
rara agli  Estensi,  a' quali  come  narrai  a 
Ferrara  e  poi  accennerò  lo  tolsero  la  re- 
pubblica di  Venezia.  Muratori  nelle  Aii' 
lichità  Estensi  di^ev{myc\ie  Rovigocol  suo 
contado  e  Polesine  fu  signoreggiato  dopo 


ROV 

il  I  ooo  dagli  Estensi.  Pare  propriamente 
che  la  provincia  di  Polesine  si  comincias- 
se a  stabilire  poco  innanzi  all'  irruzione 
degli  ungheri  sotto  l'imperatore  Berenga- 
rio I.i  quali  la  scorsero  sino  alle  spiagge 
dell'Adriatico.  Altri  pretesero  che  Rovigo 
con  altre  terre  delPolesine  fosse  donata  ad 
Alberto  Azzo  I  marchese  d'Esle,  dall'im- 
peratore Ottone  I  per  dote  di  sua  figlia  : 
mentre  Rovigo  restò  sotto  il  dominio  E- 
slense,  fu  governata  in  nome  di  que'mar- 
chesi  e  duchi  da  un  visconte^  e  seguì  in 
un  al  Polesine  i  destini  di  Ferrara  e  di 
altri  domini!  degli  Estensi,  comeModena, 
Reggio,  ec,  laonde  si  ponno  vedere  que- 
gli articoli  in  cui  li  narrai  con  dillusio- 
ne.  Dopo  diverse  politiche  vicende,  il  mar- 
chese Obizzoneli  191  fu  rimesso  in  pos- 
sesso di  Rovigo  e  suo  contado  ,  essendo 
slato  diviso  cogli  Estensi  di  Germania  e 
di  Baviera.  Neh  igSjClettoPapa  Innocen- 
zo DI  ,  col  fermo  intendimento  di  ricu- 
perare alla  romana  chiesa  i  suoi  dominii 
usurpati  da  diversi  prepotenti,  dagl'im- 
peratori, 0  dispensati  da  questi  per  consi- 
derare tutto  appartenente  all'impero,  che 
pure  doveano  riconoscere  dalla  s.  Sede  che 
Io  avea  ristabilito,  con  censure  avvalorate 
dalle  armi  volle  ripetere  la  provincia  di 
Polesine  di  Rovigo,  siccome  appartenen- 
te all'Esarcato  di   Ravenna.  Tultavolta 
con  patti  d'infeudazione  e  col  Ferrarese 
continuarono  a  dominarla  gli  Estensi. La 
repubblica  di  Padova  più  lardi,  avendo 
alcune  ragioni  sopranna  parte  della  pro- 
vincia, le  cedette  nel  1 3 1  7  al  marchese  Ri- 
naldo III  d'Este.  La  sua  casa  continuò  a 
possedere  il  Polesine  di  Rovigo  per  quasi 
un  secolo,  finche  gli  fu  tolto  da  France- 
sco II  da  Carrara  il  Novello  signore  di 
Padova  (/^.),  nella  guerra  da  lui  mossa 
contro  il  marchese  di  Ferrara  Alberto  di 
Este,  il  quale  potè  coU'inlerposizione  del- 
la repubblica  di  Venezia  ricuperarlo  me- 
diante sborso  di  buona  somma  di  dena- 
ro. Ritornato  così  il  dominio  del  Polesine 
diRovigo  nella  casa  d'Este,  il  marchese  Ni- 
colò Ili  l'impeguò  ai  veueiiiani  per5o,ooo 


ROV  tio-y 

ducnti  o  fiorini  nel  1 395,troTandosì  in  ne- 
cessità di  denaro.Rolla  intanto  neh 4o4 
la  guerra  tra  la  repubblica  di  Venezia  e 
Francesco  II  da  Carrara  per  l'acquisto  di 
Vicenza,  e  pei  tagli  fatti  dai  veneziani  del- 
l' Adige  ad  Anguillara,  donde  nacque  il 
lago  di  Vighizzuolo  nel  Padovano,  Fran- 
cesco lì  sedusse  il  genero  marchese  Nico- 
lò III  a  romperla  cor  veneziani,  per  cui 
le  truppe  ferraresi  e  padovane  facilmen- 
te s'impadronirono  del  Polesine  di  Rovi- 
go. Ma  i  veneti  presentata  un'armata  na- 
vale innanzi  Ferrara,  costrinsero  Nicolò 
III  alla  pace,  ed  a  restituire  la  provincia, 
cui  dovette  accedere  anche  il  Carrarese. 
Il  marchese  avea  restituito  soli  18,000 
fiorini,  quando  nel  1 438  la  repubblica  ve- 
neta per  distrarlo  dall'alleanza  del  duca  di 
Milano,  contro  di  cui  ardeva  la  guerra  in 
Lonìbardia,  a  mediazione  di  Papa  Euge- 
nio IV  che  trovavasi  in  Ferrara,  gli  resti- 
tuì il  Polesine  di  Rovigo.  Neh  482  aven- 
do Ercole  I  duca  di  Ferrara  cacciato  da 
questa  città  il  visdomino  o  console  vene- 
to, violato  gli  antichi  accordi,  fondato  sa- 
line in  Comacchio,  alzato  torri  sui  con- 
fini col  Veneto;  la  repubblica  dopo  gra- 
vi rimostranze  passò  ai  tàtti^  invase  tutto 
il  Polesine  di  Rovigo,  e  altre  terre  del 
Ferrarese.  Neh  484  fu  stipulata  la  pace, 
colla  condizione  che  la  provincia  del  Po- 
lesine di  Rovigo  restasse  perpetuamente 
annessa  al  dominio  veneto,  col  patto  e- 
spresso  di  restituire  la  repubblica  al  du- 
ca, Adria,  Ariano,  Comacchio  ,  Mellara, 
Castel  Nuovo,  Figheruolo, Castel  Gugliel- 
mojla  Bastia  del  Zaniolojla  Riviera  di  Filo, 
ed  ogni  altia  terra  presa  dai  veneziani,  il 
palazzo  in  Venezia,  i  beni  d'Este;  ma  Mu- 
ratori rileva,  che  non  tulio  fu  restituito 
al  duca  dalla  repubblica.  Di  poi  per  la  fa- 
mosa lega  di  Catnbray  (^^.),  i  collegati 
occuparono  il  PolesiuediRovigo,  indi  nel- 
la pace  di  Bologna  l'evacuarono  e  restitui- 
rono ai  veneziani,  per  cui  d'allora  in  poi 
Rovigo  e  il  Polesine  fece  parte  de'fasti  e 
degli  avvenimenti  cui  soggiac^jue  la  re- 
pubblica di  Feneùa  (F.),  e  vieppiù  fio- 


2o6  ROV 

ri  pel  suo  ben  regolalo  municipio,  e  pei 
collegi  de'  giureconsulti  e  de'  nolari.  La 
repubblica  decorò  la  città,  i  nobili  ed  i 
cittadini  di  non  poche  prerogative.  Uni 
al  suo  territorio  Castel  Guglielmo  e  la 
"Villa  di  Ponteccbio,  la  considerò  sempre 
non  solo  per  città,  ma  l'onorò  del  titolo 
ài  Fedelissima  città,  le  partecipò  i  prin- 
cipali fasti  della  repubblica,  e  la  fece  rap- 
presentare nella  sala  ducale  di  Venezia 
Ira  le  12  principali  città  del  suo  vasto  do- 
minio; facendola  governare  da  podestà, 
da  capitani  e  da  provveditori.  Nel  1797 
il  Polesine  di  Rovigo  divenne  dominio  in 
un  a  Venezia  dell'imperoauslriaco, quin- 
di in  poi  seguendo  le  sorti  delle  altre  ag- 
giacenti  provincie.Nel  i  8o5  fece  parte  del 
regno  Italico, e  formò  un  circondario  del 
dipartimento  del  Basso  Po,  dipendente  da 
Ferrara,  e  vi  risiedette  un  vice- prefetto. 
L'imperatore  Napoleone  conferì  il  titolo 
di  duca  di  Rovigo  a  Savary  ministro  del- 
la polizia  generale  dell'impero  francese. 
Nel  18  1 4  ritornata  Rovigo  col  Polesine 
alla  dominazione  austriaca,  nel  18 16  eb- 
be il  titolo  di  città  regia,  formandosi  la 
sua  provincia  degli  8  distretti  d'  Adria  , 
Badia,  Crespino,  Lendinara,  Massa,  Oc- 
chiobello,  Poiesella  e  Rovigo.  Nell'an- 
no 18  i5,  mediante  il  trattato  di  Vien- 
na, come  toccai  a  Ferrara,  e  nel  voi. 
XXIX, p.  208,  per  la  protesta  formale  e- 
messa  dal  cardinal  Consalvi  e  ratificata 
da  Pio  VII,  dal  congresso  venne  ceduta 
all'Austria  la  porzione  della  legazione  fer- 
rarese situata  sulla  riva  sinistra  del    Po 
che  apparteneva  alla  s.  Scóe,  e  che  pri- 
ma dell'invasione  de'  repubblicani  fran- 
cesi confinava  cogli  stati  della  repubblica 
di  Venezia.  Questa  porzione  di  territorio 
ha  principiosuperiormenle  dalla  Pila  co- 
sì detta  Ferrarese,  e  si  prolunga  in  varie 
estensioni  sino  al  mare,  contenendo  i  se- 
guenti paesi,  di  alcuni  de' quali  parlai  a 
Ferrara.  Melara,  Bergantino,  Massa, Ce- 
neselli,  Calto,  Giacciano,  Zelo,  Trecenta, 
Bagnolo,  Salara,  Ficarolo,  Gaiba,  Stien- 
ta,  Caselle,  Occhiobello,  s.  Maria  Mad- 


ROV 
dalena,  Canaro^  Vallice,  Garofolo,  Cre- 
spino, Papozze,  Canalnuovo,Villanova,  e 
buona  parte  dell'Isola  di  Ariano,  formata 
dai  due  rami  del  Po,  1'  uno  denominato 
Po  Grande  0  di  Venezia,  e  l'altro  Po  di 
GorOjin  cui  si  trovano  la  terra  detta  Punta 
di  s.  Maria  d'Ariano,Ariano,Riva  e  altre 
piccole  ville. Poiesella  e  Guarda  sul  Po  ap- 
partennero sempre  a  Venezia.  Tutti  i  luo- 
ghi nominati  appartengono  alla  diocesi 
d'  Adria,  ad  eccezione  de'paesi  compresi 
nell'Isola  di  Ariano,che  spettanoalla dio- 
cesi di  Chioggia  :  gli  abitanti  ascendono 
a  circa  più  di  4o,ooo. 

La  fede  cristiana  fu  promulgata  in  A- 
dria  e  nella  diocesi,  da  s.  Apollinare  di- 
scepolo di  S.Pietro  principe  degli  aposto- 
li. L'origine  della  sede  vescovile  propria- 
mentenon  si  conosce,  fu  suffraganea  del- 
ia metropolitana  di  Ravenna,  ed  ora  lo 
è  del  patriarca  di  Venezia.  Si  vuole  che 
i.°  vescovo  fosse  s.  Epafrodito  discepolo 
degli  apostoli  e  vescovo  diTerracina.L'U  • 
ghelli  incomincia  la  serie  con  il  b.  Gal- 
lionislo,  che  intervenne  nel  649  al  conci- 
lio di  Laferano,  celebrato  da  s.  Martino 
I  Papa.  Il  vescovo  d'  Adria  mg.' Spero- 
ni registra  i.°  vescovo  s.Coliano,  sull'au- 
torità de'Boliandisti,  indi  il  b.  Gallioni- 
sto,poi  Bono  fiorilo  nello  stesso  secolqVII, 
quindi  Giovanni, non  conosciuti  dall'U- 
ghelli.  Leone  o  Leopertodeir86o  o86r, 
Teodino  dell'  877  ,  Paolo  del  920  che 
stabilì  il  suo  domicilio  in  Rovigo  e  ne 
aumentò  i  fabbricati,  come  luogo  salu- 
bre, edificando  il  castello  per  difendersi 
dagli  ungheri  che  devastavano  l'Italia  :  il 
vescovo  Speroni  riporta  il  diploma  di  Gio- 
vanni X  più  completo  dell'Ughelli;  indi 
Rovigo  si  accrebbe  nella  popolazione  e  nel 
clero,  e  sperimentò  i  benefici  effetti  del  - 
l'amore  de'suoi  vescovi.  Tra  i  successori 
ricorderò  i  più  rimarchevoli.  Astolfo  ro- 
mano del  972,  il  quale  concesse  le  deci- 
me del  territorio  all'abbazia  benedettina 
di  s.  Maria  de  Gavello,  per  suffragio  dei 
predecessori  e  per  l'anima  sua.  Benedet- 
to bolognese  del  i  o5o,  pose  lefondamen- 


RO  V 
la  alla  callediale  di  Rovigo,  fu  virtuoso, 
ed  ottenne  privilegi  dall'imperatore  En- 
rico III.  Tutone  che  Ughelli  chiama  Athó 

0  Panzo  milanese  del  1067, che  terminò 
la  fabbrica  della  cattedrale.  Pietro  di  Fo- 
ligno del  1078  dichiarò  collegiata  lacat- 
tedrale  di  s.  Stefano  I,  ed  istituì  il  capi- 
tolo di  canonici,  cui  attribuì  le  decime 
del  territorio.  Nel  i  tiS  Gregorio  che 
edificò  il  castello  di  Fratta  presso  Rovi- 
go, e  fu  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Marti- 
no, poi  di  s.  Bellino  vescovo  di  Padova, 
patrono  della  diocesi,  pel  corpo  che  ivi  si 
venera  :  questa  chiesa  fu  riedificata  nel 
1640, era  collegiata, poi  arcipretale.Nel 

1  i38  Florio  veronese,  del  quale  scrive 
mg.*^  Speroni  :  »  Nicolius  p.  8 1  in  Histo- 
ria  Rhodigina  de  hoc  episcopo  refertjni- 
mirum  illum  aedificasse  praedictae  civi- 
latis  moenia anno  1 1  Sgquae  modo  etiam 
existunt.  Haec  tamen  opinio  omnino  in- 
certa videtur  viro  eruditissimo Silvestrio 
p.  157;  propterea  nimirum,  quiaeviden- 
ter  non  apparet  usque  ad  illud  .tempus 
Episcopos  Adrienses  tenuisse  temporale 
Rhodigiidominiumjscribitenim  Anlistes 
Adrienses  dominium  spirituale  et  tempo- 
rale totius  Policìnii  regionis  solummodo 
habuisse  usque  ad  finem  X,  veladsum- 
mum  usque  ad  initium  subsequentis  sae- 
culi  j  quo  tempore  Estenses  marchiones 
ejusdem  regionis  dominios  potilos  fuisse, 
traditidem  auclor;  Episcopis  vero  solum- 
modo spirituale  dominium  remansisse, 
nec  tamen  subdit  quomodo,  vel  qua  de 
causa  temporale  dominium  amiserint  '*. 
Pellegrino  canonico  di  Arquada  fu  eletto 
nel  1277  dal  senalìi  clericorum  Adrieii' 
5m/72_, e  Nicolò  IH  l'approvò.  Ollolino  mo- 
naco camaldolese  e  priore  di  Braida  ,  e- 
letto  dal  capitolo  nel  1280,  fu  conferma- 
to da  Bonifacio  arcivescovo  di  Ravenna. 
Nel  vescovato  di  Bonifacio  deli 286  scris- 
seUghelIiche  i  saraceni  distrussero  Adria, 
ma  mg.*'  Speroni  lo  corregge  dicendo  es- 
sere Adria  di  Puglia  confinante  col  terri- 
torio di  Fermo,  o  Atri  del  Piceno,  celebre 
e  florida  eittà  ch'ebbe  la  zecaa  e  un  na- 


R  O  V  207 

vale  castello  in  latino  Hadria.  Neh  348 
il  b.  Aldobrandino  Este  figlio  di  Rinaldo 
III,  traslato  a  Modena  e  assai  dotto,  lo- 
dalo pastore.  Ugo  Roberti  di  Reggio  del 
1887,  passò  a  Padova  nel  1892,  ed  in 
vece  da  questa  chiesa  fu  trasferito  ad  A- 
dria  Giovanni  Anselmini  padovano,  as- 
sai caro  a  Bonifacio  IX  che  gli  die  il  go- 
verno di  Terni. Bartolomeo  Roverella  ori- 
ginario rodigino  e  ferrarese  nel  1444??^'^ 
amplissimo  cardinale:  nel  i44^  g''  suc- 
cesse Giacomo  Oratori  dottore  in  ambe 
le  leggi.  Nel  1487  Nicola  M.^  d'Este  fer- 
rarese nipote  del  duca  Ercole  I,  cui  scris- 
se Innocenzo  Vili  per  partecipargli  di  a- 
ver  dato  in  commenda  a  Leonello  Trotti 
fei  rarese  la  celebre  abbazia  di  s.  Maria 
Vangadizza  de'camaldolesi,  situala  nella 
diocesi  d'Adria.  Nel  i5o7  Bellrando  Con- 
testabili ferrarese  canonico  Valicano, let- 
terato insigne,  ed  oratore  del  duca  di  Fer- 
rara a  Leone  X.  Questi  nel  1 5i9  fece  ve- 
scovo il  cardinal  Francesco  Pisani  (./^.) 
veneto;  ma  dopo  3  mesi  cede  la* sede  iu 
amministrazione  al  cardinal  Ercole  jRfl«- 
gonì{^V.),v\t\  \  524  traslatato  alla  sua  pa- 
tria Àlodena.  Nel  i528  amministratore 
il  cardinal  Gio.Domenico  de  Ciipis  (^'.). 
Gli  successe  nel  r  SSZ  qual  vescovo  il  car- 
dinal Sebastiano  Pighini  [F.).ì^g\  i554 
Qf\u\\oC anani  (V.)  ferrarese,  poi  cardi- 
nale e  trasferito  a  Modena.  Nel  1591  fr. 
Lorenzo  Loreto  venelo  carmelitano,  dot- 
tissimo teologo  al  concilio  di  Trento,  di 
eccellenti  virtù  dotato,  assai  celebralo. 
Nel  1598  Girolamo  Alfonso  Purliliari  dei 
conti  Porzia  di  Concordia,  nunzio  aposto- 
lico in  Francia  e  Germania,  operò  molti 
restauri  nell'episcopio,  e  dai  fondamenti 
eresse  l'atrio,  ottimo  pastore.  Nel  16  r  2 
Lodovico  Seregi  nobile  veronese  di  esi- 
mia erudizione,  sapienza  e  prudenza,  go- 
vernatore di  diverse  città dellostalo  pon- 
tificio, vicario  della  basilica  Liberiana, 
chiaro  per  virtù;  per  lo  più  assente,  co- 
me nunzio  nella  Svizzera.  Gli  successe  nel 
1628  Ubertino  Pappafava  nobile  pado- 
vano della  celebre  famiglia  Carrara,  e- 


2o8  ROV 

gregio  legista,  sollecito  vescovo  oeiebrò  il 
sinodo  nella  collegiata  di  s.  Stefano  I,  ove 
promulgò  utilissime  costituzioni  che  fu- 
rono stampate  in  Rovigo  nel  1628,  aven- 
dolo impiegalo  la  s.  jSede  negli  affari  di 
Germania  e  dlBaviera.DaFellre  nel  i63g 
TJ  fu  traslocato  Gio.  Paolo  Savio  veneto, 
istituì  il  penitenziere  nella  cattedrale  d'A  - 
dria,e  l'unì  all'arciprete, e  il  teologo  che 
stabilì  nel  canonico  antiquioredopo  delta 
dignità.  Restaurò  dalle  fondamenta  e  or* 
nò  la  suddetta  chiesa  di  s.  Bellino,  il  cui 
corpo  collocòin  sito  piùcospicuo;indi  re- 
staurò la  cattedrale  d'Adria,  e  la  consa- 
grò ne!  1 644>  ristabilendo  nel  pristino  sta  - 
to  la  coliegiala  di  Rovigo,  con  due  altri 
canonici,  e  dichiarandola  1/  dopo  la  cat- 
tedrale d'Adiia,  e  fu  vigilante  pastore.  Nel 
1 65 1  Gio.  Battista  Brescia  nobile  veneto, 
prò- legato  d'Urbino,  indi  traslato  a  Vi- 
cenza. Dopo  5  anni  di  sede  vacante,  A- 
lessandro  VII  la  fece  occupare  da  Boni- 
facio de'conli  Aliardi  nobile  bergamasco, 
preposilo  generale  de' teatini,  autore  di 
opere  stampate,  celebrò  il  sinodo  ove  de- 
cretò ottime  leggi  nel  iGSy,  aumentan- 
do in  ciascuno de'capitoli  d'Adria  e  di  Ro- 
vigo due  canonici,  e  fu  sepolto  in  s.  Stefa- 
no!. Nel  1682  Innocenzo  XI  nominòCar- 
lo  Labia  patrizio  veneto  teatino,  già  ar- 
civescovo di  Corfù,  restaurò  ed  abbellì 
l'episcopio  di  R.ovigo,  visitò  la  diocesi  che 
con  zelo  governò,  e  con  esimia  erudizio- 
ne pubblicò  alcune  dotte  sue  produzioni  : 
nel  1696  pose  la  i.^  lapide  alla  collegiata 
di  s.  Stefano  I  nel  rifabbricarla  magni- 
ficamente, ove  poi  fu  sepolto  lodatissimo. 
Da  Parenzo  Clemente  XI  nel  1 7 1 7  vi  tra- 
sferì Antonio  Vaira  veneto,  professore  di 
canoni  in  Padova,  zelante  della  discipli- 
na ecclesiastica  e  de'dirilti  di  sua  chiesa, 
onde  provocò  dal  doge  di  Venezia  la  di- 
chiarazione, che  nella  vacanza  dell'ab- 
bate commendatario  di  Vangadizza, que- 
sta dovesse  riconoscerlo  per  superiore  spi- 
rituale, e  nel  temporale  l'economo  da  lui 
eletto  per  sì  insigne  abbazia:  autore  d'o- 
pere, lasciò  la  sua  biblioteca  al  semina- 


ROV 

li  0,  prò  ohlalione  et  Uhi  m  inntione  an  ima  e 
suae.  Giovanni  Soflìetti  di  Scio  de'chierici 
minori,  nel  17 33  traslato  da  Chioggia, ri- 
stabilì la  disciplina,  visitò  la  diocesi,  am- 
pliò il  seminario,restaurò  e  ingrandì  il  pa- 
lazzo vescovile  d'Adria,  ove  fece  la  torre 
campanaria, e  fu  sepolto  nella  collegiata 


di  Rovigo.  Nel 


1747 


da  Feltre  passò  a 


questa  chiesa  Pietro  M.'  de'marchesiSua- 
rez  trevisano,  eccellente  vescovo,  riformò 
gli  statuti  de'capitoli  d'Adriaedi  Rovigo, 
e  ripristinò  i  vicari  foranei.  Gio.  France- 
sco IMora  patrizio  veneto,  eletto  nel  i  758 
da  Clemente  XIII,  giti  di  Famagosta,  ri- 
formò il  clero,  eseguì  la  visita  pastorale, 
fece  fare  accurata  indagine  sui  beni  e  pri- 
vilegi di  sua  sede,  come  tenace  difensore 
di  quanto  le  apparteneva  :  ampliò  il  pa- 
lazzo vescovile  d'Adria, nella  cattedrale 
fondò  3  mansionari  e  vi  fu  tumulato,  fa- 
cendo suo  erede  il  seminario.  Nel  1766 
ClementeXlIIconsagrò  vescovo  nella  cap- 
pella Sistina  Arnaldo  Speroni  Alvarotli 
patrizio,  padovano,  monaco  cassinese,  fat- 
to prelato  domestico  e  assistente  al  soglio 
pontificio:  restaurò  ambedue  gli  episco- 
pi, in  Adria  rifece  la  tribuna  della  cat- 
tedrale, riedificò  il  seminario  nel  1779, 
nella  diocesi  consagrò  molte  chiese,  come 
s.  Giustina  di  Rovigo  nel  1776,  e  quella 
di  s.  Agostino  del  seminario  nel  i  7 84, ed 
anche  il  nuovo  altare  nell'episcopio  diRo- 
vigo, dedicando  la  cappella  a  s.  Nicolò  ve- 
scovo di  Mira.  In  Padova  pubblicò  nel 
1 7  8  S,Adriefis{um  Episcoporum  series  hi- 
storico  chronologica  nionumentis  illustra- 
ta, aitctore  Arnaldo  Speronio  de  AlvU' 
rottis  episcopo  A  drìensi, ed  anche  per  que- 
sta bella  opera  fu  benemerentissimo  di 
sua  chiesa.  Per  sua  morte  restò  la  sede 
vacante  circa  8  anni,  e  Pio  VII  vi  trasferì 
da  Apollonia  in  parlibiis  nel  1807  Fede- 
rico M."  Molin  di  Venezia,  cui  successe- 
ro :  nel  1 82  i  Carlo  Ravasi  di  Crema  mo- 
naco cassinese;  nel  1  834  Anton  M.^  Cal- 
cagno di  Chioggia  per  dichiarazione  di 
Gregorio  XVI.  Questo  Papa  per  sua  mor- 
te, nel  concistoro  de'2 7  gennaio  184^  vi 


RUB 
trasferì  da  Ceneda  l'ottimo  ezelante  ve- 
scovo mg.r  Bernardo  Antonino  Squam- 
ila di  Vicenza,  dell'ordine  de'predicatori, 
da  lui  conosciuto  personalmente  e  assai 
stimalo.  Per  sua  morte  il  regnante  Pio 
IX  nel  concistoro  de'27  settembre  i852 
preconizzò  successore  l'attuale  mg.*"  Gia- 
como Bignotti  della  diocesi  di  Mantova, 
già  di  quel  seminario  professore  di  teo- 
logia e  gius  canonico,  arciprete  e  parroco 
della  cattedrale,  e  vicario  generale  della 
diocesi.  In  Adria  la  cattedrale  de'ss.  Pie- 
tro e  Paolo  negli  ultimi  anni  fu  di  nuo- 
vo e  solidamente  restaurata  in  elegante 
forma  e  con  ordine  corintio,  per  le  inces- 
santi cure  del  benemerito  e  zelantissimo 
attuale  arciprete  can.  d.  Lorenzo  Avanzi 
deirillustree  nobile  famiglia  del  celebre 
rodigino  Gio.  Maria:  ha  il  fonte  battesi- 
male, con  cura  d'anime  che  si  esercita  da 
un  canonico  assistito  da  4  cappellani:  il 
capitolo  ha  la  dignità  dell'arciprete  e  1 1 
canonici,  compresi  il  penitenziereeil  teo- 
logo, 5  cappellani,  ed  altri  preti  e  chieri- 
ci addetti  al  servizio  divino,  essendo  l'e- 
piscopio presso  la  cattedrale.  Inoltre  in 
Adria  vi  è  l'altra  chiesa  parrocchiale  di 
s.  Maria  della  Tomba,  col  sacro  fonte, 
due  conh'aternite,  ospizio  pe'  poveri,  e 
l'ospedale.  In  Rovigo  tuttora  i  vescovi  e- 
sercitano  ordinariamente  le  sagre  funzio- 
ni, processioni  e  ordinazioni,  esamie  con- 
ferimenti di  beneficii  ecclesiastici,  ed  al- 
tro spettante  all'autorità  episcopale;  per 
cui  diversi  scrittori  chiamano  questo  ve- 
scovato Rovigo^  così  il  vescovo,  ed  è  per- 
ciò che  credetti  diffondermi  più  in  questo 
articolo  che  in  quello  di  Adria,  in  am- 
bedue le  città  avendo  comodi  e  decenti 
episcopi.  La  diocesi  si  estende  in  ampio 
lerritorio,con  78  parrocchie.  Ogni  nuovo 
•vescovo  è  tassato  ne'  libri  della  camera 
apostolica  in  fiorini  200,  componendosi 
la  mensa  di  circa  e  più  di  3, 600  scudi. 
RUBlCARIA.SedevescoviledellaMau- 
ritianaCesariense.  11  vescovo  Paolino  nel 
484  fu  esiliato  da  Unnerico  re  de' vanda- 
li, per  avere  ricusato  nella  conferenza  di 

VOL.  LTX. 


RUB  209 

Caitagìne  di  sottoscrivere  l'erronee  pro- 
posizioni de'donatisti. 

RUBINI  Gio.BATTisTA,Crtrrfmfl/e.  No- 
bile veneziano,  laureato  e  canonico  di  Pa- 
dova, prò- nipote  per  canto  materno  del 
cardinal  Ottohoni  pro-datario  (come  ni- 
pote della  sorella  Cristina),  il  quale  gli 
procurò  la  provvista  di  molti  pingui  be- 
nefizi, onde  potè  agevolmente  vestire  l'a- 
bito prelatizio  e  intraprendere  la  carriera 
de'governi,  quali  amministrò  con  fama 
d'integrità  e  giustizia,  prima  in  Fabria- 
no, poi  in  Spoleto,  donde  passò  a  quel- 
lo di  Marittima  e  Campagna,  dell'Um- 
bria e  della  Marca;  quindi  nel  1684  da 
Innocenzo  XI  nominato  vescovo  di  Vi- 
cenza. Nell'ottobre  1689  divenuto  lo  zio 
Alessandro  Vili,  subito  lo  scelse  a  segre- 
tario di  stato,  ed  ai  i3  febbraio  1690  lo 
creò  cardinale  preledi  s.  Lorenzo  in  Pa- 
ne e  Perna,  che  poi  cambiò  col  titolo  di 
s.  Marco,  e  lo  ascrisse  alle  primarie  con- 
gregazioni cardinalizie  di  Roma.  Il  Papa 
negli  ultimi  di  sua  vita  gli  conferì  la  le- 
gazione d'Urbino,  quale  compiuta,  si  re- 
cò alla  sua  chiesa  e  nel  1 702  la  rinunziò, 
morendo  poi  inRoma  a'  1 7  febbraro  1 707, 
d'anni  QS  non  compiti.  Fu  sepolto  nel  ti  - 
tolo, avanti  la  cappella  del  ss.  Sagramen- 
to,  in  elegante  avello  eretto  dal  nipoteGio. 
Battista, coll'effigie  del  cardinale  scolpita 
in  marmo  biancOjCon  onorevole  iscrizione. 
Intervenne  all'elezioni  d'Innocenzo  XII 
e  Clemente  XI,  e  di  lui  tratta  anche  il 
Quirini,  Tiara  et  Purpura  veneta  p.  282 . 

RUBRICA,  Rubrica,  ^eì  senso  gram- 
maticale questo  vocabolo  significa  un'os- 
servanza od  una  regola  scritta  in  carat- 
teri rossi,  perchè  così  erano  scritte  le  mas- 
sime principali  ed  i  titoli  del  diritto  ro- 
mano. In  oggi  chiamansi  rubriche  le  re- 
gole,secondo  le  quali  devesi  celebrare  la 
liturgia  e  l'uffizio  divino,  perchè  ne'  mes- 
sali, ne'  bit  viari,  ne'  rituali,  e  negli  al- 
tri libri  di  chiesa  furono  comunemente 
scritte  con  lettere  rosse,  per  distinguerle 
dal  testo  delle  preghiere.  Rubrica  si  dice 
ancora  un  argomento  di  libro  o  di  qual- 

i4 


2J0  RUD 

siasi  sua  parie;  un  brevissimo  compen- 
dio o  siinlo  di  libro,  odicnpiloli  di  libro. 
Il  Magri  neWa  Notizia  de\>ocal>oli  eccle- 
sinslicij  dice  che  Rubrica  vien  chiamala 
la  regola,  colla  quale  si  prescrive  il  modo 
di  recitare  l'ufiSzio  divino,  ed  esercilare 
le  altre  funzioni  ecclesiastiche,  perchè  si 
suole  scriverecon  caratteri  rossije  /i/^^n- 
ca  sfdice  quell'argilla  o  terra  rossa,  colla 
quale  anticamente  si  scrivevano  i  titoli  dei 
libri.  Zaccaria  neWOnomasticon  Rituale 
definisce  la  Rubrica:  terra  rubri  colori s, 
qua  librorum  tituli^et  legum  capita  prae- 
notahantur. Omnia  fere  legum  capita  mi- 
nio scripta  erantj  unde  Rubricae  dictae. 
rJinc  vero  Rubricarum  nomen  ad  Rilua  • 
lescum  Missae,  tum  offìciileges^  velsal- 
tem  ad  earum  capita ,  quae  rubro  litulo 
scribi  solent,  translatumfuit.  Anticamen- 
te le  regole  delle  poi  rubriche  sì  scrive- 
vano su  libri  pailicolari  chiamati  diretto* 
rii,  rituali,  ceremoniali, ordinari.  Gli  an- 
tichi sagrameutali,  i  messali  mss.  ed  an* 
che  i  messali  stampati  contengono  poche 
rubriche.  Agostino  Piccolomini  Patrizi, 
dottissimo  maestro  delle  ceremonie  pon- 
tificie, ne'pontificati  di  Paolo  li, Sisto  IV 
eInnocenzo  Vili, in  parteaiutato  da  Gio- 
\anniBurcardo  celebre  maestro  delle  ce- 
remonie pontifìcie  solto  Innocenzo  Vili, 
Alessandro  VI,  Pio  IH  e  Giulio  II,  fu  il 
1  °  che  scrisse  per  esteso  nel  1 4B8  l'ordi- 
ne e  le  ceremonie  della  messa  nel  Ponti- 
ficale, Sacrarum  caerimoniarum  rituuni^ 
stampato  a  Venezia  nel  iSiy  da  Cristo- 
foro Marcello,  ed  in  Roma  nel  i58o.  Il 
Bnrcardo  ci  diede  il  Sacerdotale  pubbli- 
cato in  Roma  nel  iSog,  in  Venezia  nel 
1  S'jifiweroOrch  prò  informatione Sa- 
cerc?o/«w.Furonoaggiuntequeste  rubri- 
che all'ordinario  della  messa  in  alcuni 
messali,  e  s.  Pio  V  le  fece  mettere  in  or- 
dine e  sotto  qne'titoli  che  sussistono.  Da 
quell'epoca  le  rubriche  fu  10 ilt)  poste  nei 
messali  per  osservarsi  nella  celebrazione 
della  messa,  come  ne' rituali  quelle  da  se- 
guire nciramminislrareisagramenli,nel 
bcnedire,ec.;ne'pontificali  quelle  prescrit- 


RUB 
te  nelle  funzioni  episcopali,  col  riti  spet- 
tanti all'ufficio  de* vescovi;  e  ne'bre viari 
quelle  da  osservarsi  nel  recitare  e  nel  can  - 
tare  l'uffizio  divino.  Queste  regole  sono 
necessarie  per  stabilire  1'  uniformità  nel 
culto  esteriore;  per  prevenire  i  manca- 
menti e  le  indecenze,  in  cui  i  minislii  del- 
la chiesa  potrebbero  cadere  per  ignoran- 
za o  per  negligenza;  per  dare  al  servigio 
divino  la  dignità  e  la  maestà  conveniente 
e  per  eccitare  cos'i  il  rispetto  e  la  pietà 
del  popolo.  Quindi  coloro  i  quali  consi- 
derano le  rubriche  come  regole  di  poca 
importanza  o  superstiziose,  sono  in  erro- 
re grave.  Iddio  prescrisse deltagliatamen- 
le  le  più  piccole  ceremonie  del  suo  culto 
nella  legge  di  Mosè,  e  più  d'una  volta  pu- 
nì colla  morte  gli  errori  in  questo  gene- 
re, che  a  taluno  sembrano  leggieri;  per 
conseguenza  il  culto  istituitoda  Gesù  Cri- 
sloe  dagli  Apostoli, cui  poi  fecero  oppor- 
tune aggiunte  i  Papi,  i  concilile  i  vesco- 
vi, non  è  meno  rispettabile,  ne  meno  de- 
gno d'essere  scrupolosamente  osservato. 
La  bolla  di  s.  Pio  V,  che  leggesi  in  fronte 
di  tutti  i  messali,  ordina  in  virtù  di  s.  ub- 
bidienza a  tulli  i  sacerdoti  di  celebrare 
o  di  cantare  la  messa  secondo  il  rito,  la 
maniera  e  la  regola  che  prescrive  il  mes- 
sale. Benedetto  XIV,  Della  s.  Messa,  in- 
culca l'esalta  osservanza  delle  rubriche. 
Pertanto,  chi  in  materia  di  rubriche,  co- 
me in  qualunque  altra  materia,  commet- 
te un'ommissione,  od  alterazione  di  sua 
natura  veniale^  può  diventare  mortale 
per  ragione  del  disprezzo,  dello  scandalo 
o  dell'intenzione  criminosa.  Il  dotto  can.° 
Raffaelli  di  Cingoli,  nella  Lettera  sopra 
opuscoli  //V^rgfW,  dichiara  che  il  fonda- 
mento della  Liturgia  (F.)  sono  le  rubri- 
che dalla  s.  romana  chiesa  stabilite,  gui- 
data sempre  dallo  Spirito  santo, e  gli  au- 
tentici decreti  della  s.  congregazione  dei 
Riti  (f^),  istituita  appositamente  da  Si- 
sto V,  le  cui  decisioni  approvate  dal  Pa- 
pa hanno  vera  forza  di  legge,  cui  si  deve 
la  slessa  ubbidienza  che  ogni  fedel  catto- 
lico deve  prestare  alle  costituzioni  ponti- 


RUB 

(Icie.  Il  concilio  di  Trento  pronunzio  l'a- 
Materna  contro  quelli  che  non  osservava- 
no i  sagri  riti,  col  can.  i3  della  sess.  7, 
De  Sagra  mentis  j  e  con  quanto  presciisse 
nel  can.  5  della  se&s.i^jDe  SacrificioMiS' 
sae.  Sisto  V  colla  bolla,  Immensa  aeterni 
Dei^òeii  gennaioi  588,dichiaròdi  qua- 
le reato  giavissiiiio  si  facciano  responsa- 
bili avanti  Iddio,  lutti  quelli  che  poca  o 
niuna  stima  mostrano  delle  rubriche,  e 
de'decreti  della  s.  congregazione  deVili, 
e  quanto  vadano  lungi  dal  vero  coloro 
che  li  sliuiano  contraddittori!.  Su  ciò  ha 
chi  uso  la  bocca  a  tutti  il  celebre  mg.^Gar- 
dellini  nella  prefazione  della  Decreta  au- 
ihentica  congregationis  s.  Rituiun,  Per  lo 
che  è  da  condannarsi  l'asserzione  di  alcu- 
ni moderni,  essere  cioè  un'opinione  pro- 
babile, che  senza  peccatosi  possano  om- 
mettere  le  rubrichete  scientemente  senza 
causa,  eziandio  in  materia  leggiera.  Os- 
serva Magri,  che  i  teologi  distinguono  le 
rubriche  in  precettive  edireltive, e  dico- 
no che  solamente  le  precettive  obbligano 
sotto  colpa  mortale  o  veniale;  con  lutto- 
ciò  si  deve  fare  grandissimo  conto  di  qual- 
sivoglia rubrica,  ancorché  minima,  come 
inculcò  il  citato  concilio  di  Trento.  Il  Ma- 
gri aggiunge  la  sua  sorpresa,  che  certi  re- 
ligiosi, per  altro  osservanti  della  loro  re- 
gola, facciano  tanto  poca  stima  delle  ru- 
briche ordinate  dai  s.  concilii,  dai  ss.  Pa- 
dri, dai  sommi  Pontefici,  e  piene  tutte  di 
profondissimi  misteri;  rigettando  e  biasi- 
mando r  introduzione  che  essi  facevano 
di  nuove  ceremonie  e  di  stravaganti  riti, 
e  non  approvali  dalla  s.  Sede.  L'ab.  Di- 
clich,  nel  Dizionario  sacrO'lilurgìcOj  al- 
rarticolo  Rubriche  parla  delle  precettive 
e  diretti  ve. Le  precettive,secondoGavan- 
lOjObbligano sotto  peccato  mortale,ad  os- 
servarci riti  dallemedesirae  prescritti.  Le 
direttive  poi  non  impongono  alcuna  ob- 
bligazione, essendo  piuttosto  consigli  ed 
istruzioni.  Dice  Gavanto,  che  quando  nel- 
le rubriche  vi  è  questa  voce  gravissime, 
o.gravitcr  peccai,  è  cosa  certa  che  si  trat- 
ta di  peccato  mortale;  la  quale  voce  7  voi- 


RUB  211 

te  si  ritrova  dove  parlasi  de'difetti  della 
Messa  (^.)j  ed  in  ognuna  di  esse  si  pecca 
mortalmente.  Quando  la  materia  della 
rubrica  appartiene  all'integrità  del  sagra- 
mento  o  del  sacrifizio,  la  rubrica  si  deve 
riputare  così  essenziale, che  il  tralasciarla 
sia  peccato  mortale;  come  sarebbe  quello 
che  viene  prescritto  al  pane,  al  vino,  all'ac- 
qua, all'  intenzione,  alla  forma,  all' assu- 
mere ambedue  le  specie,  le  quali  cose  tut- 
te si  devono  osservare  come  sono  prescrit- 
te dalle  rubriche.  La  parola  enim  nella 
consagrazione  del  pane  e  del  vino,  non  si 
puòvolontariamen  te  tralasciaresenza  pec- 
cato mortale,  benché  sia  stata  aggiunta 
dalla  Chiesa,  come  vuole  Merati. Il  Diclich 
ancora  dichiara,  che  oltre  alle  rubriche 
del  messale,  vi  sono  pure  i  decreti  della 
s.  congregazione  de'riti,i  quali  si  devono 
considerare  parimenti  comeregola  invio- 
labile delle  sagre  ceremonie,  tanto  della 
messa  privala, che  della  solenne.  Avverte 
poi,  che  non  tutte  le  dichiarazioni  della 
s.  congregazione  né  sono,  né  chiamar  si 
devono  decreti  rigorosi,  ancorché  consti 
in  forma  autentica  de'medesimi;  imper- 
ciocché le  dichiarazioni  della  stessa  s. con- 
gregazione si  devono  riputare  solamente 
decreti  obbligatorii,quando  escono  in  for- 
ma di  decreto  rigoroso,  od  almeno  hanno 
nel  fine  qualche  clausola  di  decreto,  co- 
me avvisò  Merati,  ed  obbligano  ^ViM/rcxjr^e 
foro.  Se  poi  le  dette  dichiarazioni  sieno 
solamente  risposte,  o  risoluzioni  di  dub- 
bi proposti, non  essendovi  aggiunta  clau- 
sola alcuna  di  decreto  rigoroso,  che  proi- 
bisca o  comandi  qualche  cosa,  pare,  giu- 
sta la  sentenza  di  molti,  che  sieno  regole 
solamente  direttive,  le  quali  non  levano 
la  probabilità  alla  sentenza  contraria.  Per 
altro  in  tal  caso  la  decisione  della  s.  con  • 
gregazione  si  dovrebbe  preferire  all'opi- 
nione d'ogni  altro  che  sentisse  il  contra- 
rio, come  opinò  il  celebre  Ursia,  Discepf. 
eccles.  t.  i,p.  i,n.°7.  Quelle  rubriche, 
che  i  dottori  convengono  essere  di  mate- 
ria grave,  e  che  obbligano  all'osservanza 
sotto  pena  di  peccato  mortale,  sono  pre- 


\ 


2  12  R  U  C 

cetlive,  come  sarebbe  di  non  celebrare  i-n 
luogo  proibito,  di  servirsi  della  mensa  con* 
sagrala,  di  adoperare  il  lume,  dell'ora  di 
celebrare,  della  disposizione  dell'anima 
e  del  corpo,  del  ministro,  del  messale,  del 
calice,  della  patena,  del  corporale  e  della 
palla,di  recitare  il  canone  intiero,  di  pren- 
dere la  prima  purificazione  del  vino,  del 
numero,  della  mondezza  e  integrità  delle 
Testi  sacerdotali,  e  della  benedizione  delle 
medesime,  come  si  legge  in  Ga vanto.  Fi- 
nalmente tutte  le  altre  rubriche,  quan- 
tunque sieno  direttive,  non  si  debbono 
però  disprezzare,  perchè  il  dispregio  e  lo 
scandalo  che  causerebbe  al  popolo  il  tra- 
lasciarle, potrebbe  divenir  peccato  grave; 
e  questo  si  potrà  giudicare  o  dalla  materia 
o  dall'intenzione  del  sacerdote. 

RUCUMA.  Sede  vescovile  dell'Africa 
occidentale  nella  provincia  Proconsolare, 
sotto  la  metropoli  di  Cartagine.  Luciano 
suo  vescovo  assistette  nel  2  55  olla  con- 
ferenza di  Cartagine,  e  Massimo  fiori  nel 
64^-  Morcelli,  Afn.  chr. 

RUDNAYDIVEKUIFALU(de)Ales. 
8AWDR0,  C^rc?mtì[/e.  Nobile ungarese,  nac- 
que a*4  ottobre  1 760  in  s.  Croce  o  Szent* 
Retestz  nell'arcidiocesi  diStrigonia,  della 
cui  metropolitana  divenne  canonico.  Pio 
VII  nel  concistoro  degli  8  marzo 1 8 1 6  lo 
fece  vescovo  di  Transilvania  o  Weissem- 
burg,ed  in  quello  de' 17  dicembre  181 9 
lo  trasferì  all'arcivescovato  di  Strigonia, 
onde  divenne  anche  primate  d'Ungheria. 
Pe'suoi  meriti,  zelo  pastorale  e  altre  vir- 
tù, ad  istanza  dell'imperatore  d'Austria 
Francesco  I,  Papa  Leone XII  nel  conci- 
storo de*2  ottobre  1826  lo  creò  cardina- 
le dell'ordine  de'preti,  e  nell'altro  de'i5 
dicembre  1 828  lo  pubblicò.  Nel  n.°  5  del 
Diario  di  Roma  del  1829  si  legge.  >»  Il 
dì  23  dicembre  1828  giunse  in  Gran  o 
Strigonia  il  conte  Filippo  Neroni  di  Ri- 
patransone,  guardia  nobile  di  sua  San- 
tità, come  corriere  di  Roma^  per  recare 
a  sua  Altezza  il  principe  arcivescovo  di 
Gran  e  primate  d'Ungheiia  la  notizia  del- 
la sua  nomina  a  cardinale,  seguila  nel  coq- 


RU  D 

cisloro  segreto  del  1 5  dicembre.  Entralo 
l'inviato  pontificio  nella  sala  di  udienza, 
già  disposta  pel  suo  solenne  ricevimento, 
e  dove  il  principe  primate,  circondato  dai 
canonici  e  da  scelta  adunanza  lo  atten- 
deva, annunziò  egli  a  sua  Altezza  lo  «copo 
della  sua  missione  e  le  consegnò  il  pon- 
tificio diploma  di  nomina  (ed  il  berretti- 
no cardinalizio);  unitamente  alle  lettere 
di  congratulazione  di  parecchi  cardinali 
e  del  nunzio  apostolico  di  Vienna.  Il  prin- 
cipe primate  ringraziò,  in  una  breve  ri- 
sposta, per  l'alta  dignità  che  il  sommo 
Pontefice  si  era  degnato  conferirgli,  non 
che  il  conte  Neroni  medesimo  per  la  sua 
cura  a  recargli  questa  nomina.  Gli  astan- 
ti quindi  fecero  un  triplice  evviva  di  giu- 
bilo. Sua  Altezza  eminentissima  il  prima- 
te passò  poscia  nel  suo  appartamento,  per 
vestirsi  cogli  abiti  della  sua  nuova  digni- 
tà. Ritornato  che  fu  nella  sala,  il  rev.  ca- 
nonico di  Gran  e  vescovo  Pietro  de  Ur- 
meny  prese  la  parola,  e  diresse  un  discor- 
so latino  al  nuovo  cardinale  in  nome  del 
ca pitelo, manifestandogli  i  sentimenti  d'e- 
sultanza dell'arcicapitolo  medesimo  per 
questa  sì  ben  meritata  distinzione  confe- 
ritagli da  sua  Santità.  Il  principe  primate 
e  ca4dinale  rispose  con  viva  commozione, 
ch'egli  risguardava  questa  distinzione  co- 
me un  dono  di  Dio;  ch'egli  l'impieghe- 
rebbe unicamente  ad  onore  di  Dio  stesso, 
a  salute  e  benedizione  della  Chiesa  e  del- 
leanimea  lui  affidate,  ed  a  vantaggio  del- 
la cara  patria  ;  e  raccomandò  ai  membri 
deirarcicapilolo  di  pregare  Iddio  per  l'e- 
secuzione di  questo  suo  proponimento." 
Inoltre  Leone  XII  dichiarò  abiegalo  a- 
postolico  a  presentargli  l' insegna  della 
berretta  cardinalizia  mg.*"  Domenico  Luc- 
ciardi  (ora  cardinale  e  vescovo  di  Siniga- 
glia)  suo  cameriere  segreto  soprannume- 
rario, ed  uditore  della  nunziatura  di  Vien- 
na (il  quale  avendolo  poi  Gregorio XVI 
nominato  ablegato  apostolico  a  presenta- 
re in  Vienna  la  berretta  cardinalizia  al- 
l'eminentissimo  Spinola,  come  notai  nel 
voi.  V,  p.  162,  è  uno  de'pochi  esempi, 


RUF 

cheun  medesimo  soggello adempisse  l'o- 
norevole commissione  di  due  simili  able- 
gazioni).  II  cardinale  poco  dopo  si  recò 
iu  Vienna,  ed  a'  4  gennaio  1829  gli  fu 
imposta  solennemente  incapo  la  berretta 
cardinalizia  dall'imperatore  Francesco  I, 
nella  qual  funzione  pontificò  la  solenne 
messa  il  nunzio  mg-^'-Spinola  arcivescovo 
di  Tebe.  Ne'd  uè  concia  vi  i  Sage  1 83o  -3 1 
il  cardinale  non  vi  si  portò,  laontie  non 
essendosi  mai  recato  in  Roma,  non  rice- 
vette ne  le  altre  insegne  della  dignità,  né 
il  titolo.  Indi  morì  in  Strigonia  a'i3  set- 
tembre 1 83 1 ,  d'anni  7 1 ,  fu  esposto  e  se- 
polto in  quella  metropolitana, compian- 
to per  le  sue  egregie  qualità. 

RUFFEC,  Roffìaciim.  Città  di  Fran- 
da,  dipartimento  della  Charente,  capo- 
luogo di  circondario  e  di  cantone,  a  circa 
I  o  leghe  da  Angouléme  e  1 4  da  Poitiers, 
sul  Lien  alla  destra  del  Charente,  e  sulla 
strada  da  Parigi  a  Bordeaux.  Sede  di  au- 
torità, è  ben  fabbricata  in  forma  d'anfi- 
teatro,conranticocastello  in  un'isola  del 
Lien,  senza  però  le  fortificazioni  che  lo 
fiancheggiavano.  Antichissima,  fu  capo- 
luogo d'una  delle  più  belle  terre  dell'Au- 
gumese,ed  ebbe  successivamente  i  titoli 
di  baronia,  viscontea  e  marchesato.  Vi  si 
tennero  3concilii.  Ili.^a'ai  agosto  1 258 
da  Gerardo  di  Maleraort  arcivescovo  di 
Bordeaux.  Visi  pubblicò  un  regolamen- 
to di  IO  articoli,  principalmente  risguar- 
dante  gl'interessi  temporali  della  Chiesa. 
Furono  scomunicati  quelli  che  si  colle- 
gavano per  restringere  la  giurisdizioneec- 
ciesiastica,  e  per  impedire  a'  chierici  che 
trattino  le  loro  cause  ne'tribunali  eccle- 
siastici. Il  1°  nel  i3o4pi'esiedulo  da  Ber- 
trando de  Got  arcivescovo  di  Bordeaux, 
che  nel  1 3o5  divenne  Clemente  V  e  sta  • 
bill  la  pontifìcia  residenza  in  Avignone. 
Il  3-"  nel  1327  convocato  da  Arnaldo  de 
Chateloup  arcivescovo  di  Bordeaux.  Vi 
si  pubblicarono  due  canoni:  il  i.° coman- 
da che  si  cessi  dall'ulfizio  divino,  in  quei 
luoghi  dove  i  giudici  laici,  che  avranno 
carcerato  chierici,  ricusassero  di  metterli 


RUF  2i3 

in  libertà,  essendone  avvisati;  il  2.°  per- 
mise ai  chierici  di  ricorrere  ai  tribunali 
secolari  per  le  chiese  e  le  persone  eccle- 
siastiche. Labbé  t.  1 1,  Arduino  t.  8. 

RUFFliN  A  e  SECONDA  (ss.),  vergini 
e  martiri.  Romane,  figlie  di  Asterio,  uo- 
mo di  stato  senatorio.  Furono  fidanzate 
l'una  ad  Armentario,  l'altra  a  Verino,  i 
quali  professavano  il  cristianesimo;  ma 
sopravvenuta  l'anno  2^7  la  persecuzio- 
ne di  Valeriano  e  di  Galieno,  apostata- 
rono, e  tentarono  indurre  Rudìna  e  Se- 
conda ad  abiurare  anch'esse  la  fede.  Ri- 
gettarono esse  con  orrore  tale  proposta, 
e  fuggirono  dalla  città;  ma  vennero  pre- 
se e  condotte  dinanzi  a  Giunio  Donato 
prefetto  diRoma,  che  dopo  aver  fatto  loro 
patire  molte  torture,  le  fece  decapitare 
in  una  foresta  12  miglia  lungi  dalla  cit- 
tà, ove  rimasero  sepolte.  Fu  poi  fabbri- 
cata sulla  loro  tomba  una  cappella,  che 
Papa  s.  Giulio  I  convertì  in  una  magnifi- 
ca chiesa,  formandosi  nel  luogo  una  città 
che  fu  detta  Selva  Candida^  e  divenne 
sede  vescovile,  della  quale  ne  tratto,  ri- 
portando pure  le  notizie  delle  ss.  Ruffina 
e  Seconda,  nel  vol.LIV,  p.  222. La  loro 
festa  si  celebra  a' io  di  luglio. 

RUFFINA  (s.),  martire.  /^.Giusta e 

RUFINA  (ss.). 

RUFFINA  (s.  Rufinae).V,VoKio,\Q' 
scovato  suburbicario. 

RUFFINA  e  SECONDA  (ss.).  Con- 
gregazione o  monastero  di  monache  Or- 
soline  in  Roma,  non  più  esistente,  delle 
quali  parlai  nel  vol.XLIX,  p.  180  e  181, 
ed  a  Sagro  Cuobe  di  Gesù  ,  congregazio- 
ne di  religiose. 

RUFFINI  Filippo,  Cardinale.  Roma- 
no del  rione  Pigna  o  Parione,  nacque  da 
nobili  genitori,  vestì  l'abito  di  s.  Dome- 
nico, dottissimo  teologo  e  famoso  predi- 
catore,fu  fatto  penitenziere  minore  della 
basilica  Vaticana,  e  da  Clemente  VI  ver- 
so il  1 347  vescovo  d'Isernia,da  dove  Ur- 
bano V  nel  1367  Io  trasferì  a  Tivoli,  in 
cui  nel  1 369  celebrò  il  sinodo.  Nel  con- 
clave per  l'elezione  di  Urbano  VI  ufi  fu 


2i4  i^ur 

custode  del  popolo  romano ,  coi  vescovi 
di  Marsiglia  e  di  Todi;  essendo  di  cuor 
grande  e  raagnaninao,  il  Papa  a'  1 8  o  28 
settembre  1878  Io  creò  cardinale  prete  di 
s,  Susanna,e  nel  seguente  anno  lo  spedì  col 
cardinal  Orsini  vescovo  d'Aversa,  legalo 
a  laure  per  tutta  Tltalia  sconvolta  dalle 
fazioni  e  dallo  scisma  dell'antipapa  Cle- 
DienleVII,permantenerei  popoli  nell'ub- 
bidienza del  legittimo  Urbano  VI;  com- 
missione che  eseguì  con  gran  saviezza  e 
valore,  dando  principio  alla  sua  legazio- 
ne dalle  città  di  Pisa  e  Lucca,  e  prose- 
guendo poi  nelle  altre  parti  a  perorare 
con  robusta  eloquenza  dai  pergami  con- 
tro l'antipapa,  ed  in  difesa  e  favore  di  Ur- 
bano VI.  Questi  conferì  a  lui  e  al  cardi- 
nal Orsini  ampia  facoltà  di  alienare,  ven- 
dere e  dare  in  pegno  i  beni  delle  chiese, 
tranne  i  castelli  e  i  feudi,  anche  senza  il 
consenso  de' vescovi  e  de'capitoli,oye  lo 
avesse  richiesto  la  necessità  della  s.  Sede. 
Fatalmente  morì  dopo  due  anni  di  cardi- 
nalato nel  i38o  in  Roma,  ed  ebbe  ono- 
revole sepoltura  nella  chiesa  di  s. Sabina. 
RUFFINO  e  VALERIO  (ss.),  marti- 
ri. Avevano  la  soprintendenza  del  patri- 
monio imperiale  presso  Vesle,  nel  terri- 
torio di  Soissons;  professavano  ambedue 
la  religione  cristiana,  e  versavano  gene- 
rose limosine  in  seno  ai  poveri,  dando  e- 
ziandio  prove  della  loro  pietà  colle  mor- 
tificazioni che  praticavano.  Avendo  Rizio 
Varo  prefetto  del  pretorio  nelle  Gallie 
cominciato  a  perseguitare  i  cristiani,  se- 
condo gli  ordini  dell'imperatore  Massi- 
miano Ercole,  ed  avvicinandosi  a  Sois- 
sons, Ruffino  e  Valerio  si  rifuggirono  in 
un  bosco;  ma  essendo  stati  scoperti  ven- 
nero condotti  dinanzi  il  prefetto,  il  qua- 
le li  fece  distendere  sul  cavalletto  e  lace- 
rare a  colpi  di  staffili  impiombali.  Poscia 
per  la  loro  costanza  nel  confessare  la  fede, 
furono  uccisi  non  lungi  dalla  strada  mae- 
stra che  conduceva  a  Soissons,  riportando 
così  la  palma  del  martirio  nel  111  secolo. 
Sono  nonìinali  negli  antichi  martirologi 
sotto  il  i4  di  giugno. 


RUF 

RUFFINO  (s.),  martire.  V.  Wulfado 
e  Ruffino  (ss.). 

RUFFINO,  Cardinale.Baì  vescovato 
di  Nola  nel  i  i85  fu  trasferito  a  quello 
di  Rimini,  indi  Clemente  IH  nel  setlem- 
brei  190  lo  creò  cardinale  prete  di  s.Pras- 
sede.  Confermò  colla  propria  soscrizione 
le  bolle  di  Clemente  III  a  favore  del  mo- 
nastero d'Ognissanti  di  Bari,  e  di  s.  Be- 
nedetto di  Mantova.  Siccome  in  una  bol- 
la di  Clemente  111  del  i.° giugno  1 188, 
si  legge:  Ego  Ruphinus  tiliili  s.  Praxedis 
Presb.  Card,  e  non  trovandosi  in  que'tem  • 
pi  altri  cardinali  di  simile  nome,  sembra 
doversi  anticipare  a  detto  anno  almeno 
la  sua  promozione.  Si  trovò  presente  all'e- 
lezione di  Celestino  III,  e  viveva  nel  1  194 
in  cui  egli  intervenne  alla  canonizzazio- 
ne di  s.  Gio.  Gualberto,  secondo  Cordel- 
la. Ma  Nardi,  nella  Cronolassi  de' vescovi 
di  Rimiui,  afferma  che  fu  il  suo  succes- 
sore. 

RUFFO  Pietro,  Cardinale.  Patrizio 
napoletano,  nel  i.°  marzo  1 1 18  da  Ge- 
lasio 11  fu  creato  cardinale  diacono  di  s. 
Maria  in  Cosmedin,  in  Gaeta,  nel  giorno 
stesso  in  cui  il  Papa  ricevè  la  pontificale 
consagrazione,  e  fu  l'unico  cardinale  da 
luicreato.  Essendo  il  Papa  fuggito  da  Ro- 
ma per  sottrarsi  dall'insidie  d'Enrico  V, 
per  maggior  sicurezza  passò  in  Francia 
col  cardinale,  che  gli  riuscì  carissimo.  Do- 
po essere  intervenuto  in  Clugny  all'ele- 
zione diCelestinoIl,morìneU  122  O  I  123. 
Cardella  rigetta  le  asserzioni  di  Ciacco - 
nio,  sulla  durala  del  cardinalato  di  Ruifo, 
così  quelle  del  Mansi, per  certa  sottoscri- 
zione di  P.  Rufus  Presb.  Card,  del  1 1 3o, 
che  forse  sarà  di  altro  non  conosciuto  dai 
biografi  de'cardinali. 

RUFFO  oRUFI  Raimondo,  Cardina- 
le. Nacque  in  Cahors  dell'illustre  fami- 
glia di  Napoli^  nipote  o  parente  di  Gio- 
vanni XXII,  ciò  che  altri  negano,  0  al- 
meno concittadino  per  essere  il  Papa  di 
Cahors;  essendo  prolonotario  apostolico, 
a'20  dicembre  i320  in  Avignone  locreò 
cardinale  diacono  di  s.  Maria  in  Cosme- 


RUF 
dio,  e  poi  secondo  alcuni  prete  di  s.  Gri- 
sogono.  Morì  in  Avignone  nel  1 342,  e  fu 
sepólto  nella  chiesa  degninoli. Nondinne- 
1)0  Contelori  vuole  che  morisse  nel  1 325, 
diacono  e  non  prete,  e  Cardella  Io  crede 
più  probabile. 

RUFFO  Tommaso,  Cardinale.  Ebbe 
per  patria  Napoli,  dove  nacque  di  chia- 
rissimi e  illustri  genitori,  e  rendutosi  per 
tempo  segnalato  nelle  scienze,  e  singolar- 
mente in  quella  dell'uno  e  dell'altro  di- 
ritto, portatosi  in  Roma  a  compiere  la  sua 
educazione  nel  collegio  dementino,  me- 
ritòda Innocenzo XI  ladeslinazioned'in- 
teruunzio  a  Brusselles,  carica  che  per  viep- 
più profondarsi  nello  studio  ,  modesta- 
mente ricusò.  Più  tardi  dal  concittadino 
liuìocenzo  XII  accettò  la  vice-legazione  di 
Ravenna,  dove  per  1*  assenza  del  legato, 
dovendo  egli  solo  presiedere  al  governo 
di  quella  provincia  ,  ebbe  campo  di  far 
risplendere  la  sua  integrità  e  prudenza, 
che  gli  conciliò  le  lodi  del  Papa  e  del  le- 
galo, gli  applausi  de'popoli,  e  l'approva- 
zione di  alcuni  vescovi ,  sebbene  avesse 
sostenuto  contro  di  loro  controversie  giu- 
risdizionali. Trasferito  inquisitore  a  Mal- 
ta, col  credito  eh'  erasi  acquistato,  colla 
sua  industria  e  destrezza,  riconciliò  quel 
sovrano  ordine  gerosolimitano  colla  re- 
pubblica di  Genova,  tra  cui  erasi  accesa 
fiera  discordia,  degenerata  in  aperta  rot- 
Ima.  Gli  fu  quindi  affidata  la  nunziatura 
di  Toscana ,  dove  molto  si  adopero  per 
mantenere  illesi  non  meno  i  diritti  della 
s.  Sede,  che  quelli  dell'immunità  eccle- 
siastica, in  addietro  malamente  bersaglia- 
la. In  tal  tempo  gli  furono  offertele  nun- 
ziature di  Vienna  e  di  Spagna,  e  mentre 
si  apparrecchiava  per  la  1.^ ,  Innocenzo 
XII  Io  fece  suo  maestro  di  camera,  ed  il 
successore  Clemente  XI  Io  confermò  nella 
carica,  e  dopo  due  anni  lo  proiùosse  ad 
arcivescovo  di  Napoli,  che  non  accettò. 
Continuando  nel  palatino  uffizio  di  Mae- 
stro di  camerayCome  notai  inquell'arti- 
coloj  Io  funse  con  tanto  zelo,  assiduità  e 
minuta  precisione,  che  compilò  un  libro 


RUF  2 1 5 

mss.  d'Istruzioni  pei  successori,  continua  • 
to  da  mg.'^Pignattelli,  di  cui  possiedo  co- 
pia e  ne  profittai ,  ed  è  importante  noti 
solo  pei  maestri  di  camera,  ma  pei  tanti 
e  diversi  ceremonialiche  contiene,  sebbe- 
ne molti  andati  in  disuso.  A*  17  maggio 
r  706  Clemènte  XI  lo  creò  cardinale  pre- 
te di  s.  Lorenzo  Pane  e  Perna,  e  legato 
di  Ravenna,  poi  di  Ferrara  dove  pagò  cir- 
ca 3oo,ooo  scudi  di  debiti  e  sgravò  la  cit- 
tà da  3  gabelle.  Restituitosi  a  Roma,  ed 
essendo  vacata  la  chiesa  di  Ferrara,  fu  ob- 
bligalo nel  17  17  dal  Papa  ad  accettarne 
il  governo,  e  così  dovette  sottoporsi  a  quel 
peso  che  a vea  già  ricusato.  AFerr  ARA  nar- 
rai quanto  fii  benefico  e  generosissima  , 
come  legato  e  come  vescovo,  nella  città  e 
nella  diocesi,  che  per  lui  fu  elevata  ad  ar- 
civescovato, per  terminare  le  competenze 
con  Ravenna,  onde  ne  fu  il  i.°arcivesco- 
vo.  Aggiungerò  qualche  altra  nozione. 
Compì  la  fabbrica  della  cattedrale,  perla 
quale  destinò  le  proprie  renditedella  men- 
sa; l'arricchì  di  preziose  reliquie,  di  belli 
e  ricchi  parati,  e  di  gran  copia  di  sagri 
arredi.  Il  seminario,  l'episcopio  e  due  vil- 
le suburbane,  sono  al  tri  grandiosi  suoi  mo- 
numenti. Innocenzo  XIII  l'incaricò  della 
legazione  di  Bologna,  che  Benedetto  XIII 
prorogò  ad  altro  tiiennio,  nel  qual  tem- 
po aumentò  le  rendite  del  pubblico  ad 
annui  scudi  6,000,  e  togliendo  il  dazio  del 
macinato.  Ritornato  in  Ferrara,  di  nuovo 
fu  eletto  legato,  onde  altri  benefizi  le  com- 
parii, come  avea  fatto  con  Bologna,  e  le 
accrebbe  l'entrate  e  tolse  qui  pure  la  det- 
ta gabella.  Permotividisaluteeper  l'età, 
rinunziò  nel  1738  l'amata  chiesa,  con  ri- 
serva di  pensione  e  della  nomina  de'be- 
nefizi.  In  Ferrara  erasi  formato  una  col- 
lezione di  quadri,  per  cui  ivi  nel  1 7  34  A- 
gnelli  pubblicò  :  Rime  e  prose  sulla  gal- 
leria di  pitture  del  cardinal  Tommaso 
Riiffo.  Già  nel  1726  era  divenuto  vesco- 
vo suburbicario  di  Palestrita,  dove  visi- 
tata la  diocesi,  celebrò  il  sinodo  e  lo  pub- 
blicò. Nel  1740  passò  a  quello  d'Ostia  e 
Velletri,  dove  si  mostrò  munifico,istitueii- 


2i6  RUF 

do  nella  2/ città  le  maestre  pie,  che  prov- 
vide d'abitazione  e  di  mobili,  di  venuto  de- 
cano del  s.  collegio.  Ivi  ebbe  a  uditore  Gio. 
Angelo  Braschi,  e  ne  promosse  l'elevazio- 
ne, che  poi  lo  condusse  al  pontificato,  col 
nome  di  Pio  VI  [V.).  Largo  e  profuso 
co'poveri,nonso!osomministrava  loro  ab- 
bondanti limosiue,  ma  eziandio  le  medi- 
cine se  infermi.  Intervenne  a  4  conclavi, 
nel  1 74^  fu  fatto  vice-cancelliere  di  s.Chie- 
sa  e  segretario  del  s.  oflìzio.  Con  qual  pom- 
pa nell'anno  santo  1 7  5o  aprì  la  Porta  san- 
ta di  s.  Paolo,  lo  notai  a  quell'  articolo. 
Finalmente  dopo  tante  fatiche  sostenute 
con  somma  gloria  e  fama  del  suo  nome, 
in  vantaggio  della  Chiesa,  passò  agli  eter- 
ni riposi  in  Roma  nel  1 753  a'  1 6  febbraio, 
d'anni  90  e  46  di  cardinalato.  Ebbe  se- 
poltura nella  sua  basilica  di  s.  Lorenzo  in 
Damaso,  nella  tomba  eh' erasi  apparec- 
chiata nella  cappelladi s.  Nicolòda  lui  fon- 
dala, con  marmorea  lapide,  in  cui  è  scol- 
pito il  suo  nome.  Il  Muratori  ne'suoi  /4n- 
naliy  lochiamo  degnissimo  del  triregno. 
Per  la  sua  famiglia  avendo  istituito  una 
prelatura ,  a  questa  assegnò  io  Roma  il 
Palazzo  Ruffo  (F.). 

RUFFO  Antonio,  Cardinale.  Di  an- 
tica e  rispettabile  famiglia  di  Napoli,  ven- 
ne alla  luce  in  Bagnara  nella  Calabria, 
feudo  di  sua  nobilissima  casa.  Condottosi 
ìnRomadii4  anni,  fu  collocato  nel  colle- 
gio dementino,  dove  fece  non  ordinari 
progressi  nelle  scienze,  essendo  totalmen- 
te diretto  dal  precedente  cardinal  Tom- 
maso suo  zio.  Nel  [716  intrapresa  la  car- 
riera prelatizia,  Clemente  XI  lo  nominò 
vice-legato  di  Piavenna,  e  nel  i  720  inqui- 
sitore di  Malta.Dopog  anni  richiamato  in 
Roma  da  Benedetto  XIII,  colla  provvista 
d  un  chiericato  di  camera  colla  presiden- 
za della  grascia  ,  che  quantunque  quasi 
sempre  cagionevole,  esercitò  con  tale  sol- 
lecitudine e  vigilanza,  in  tempi  difficili  e 
circostanze  scabrose,  che  meritò  i  giusti 
applausi  del  pubblico.  Clemente  XII  nel 
1  789  lo  promosse  alla  cospicua  carica  di 
uditore  generale  della  camera,  e  per  la 


RUF 
sua  integrità  e  giustizia.  Benedetto  XIV 
a'9  settembre  1743  lo  creò  cardinale  pre- 
te di  s.  Silvestro  in  Capile,  ed  ascrisse  al- 
le congregazioni  di  propaganda,  de'ritie 
altre.  La  nuova  dignità  accrebbe  in  lui 
maggior  lustro  alla  piacevolezza,  benigni- 
tà, cortesia,  e  altre  virtù  come  pietà  e  il- 
libati costumi,  e  lo  leggo  pure  nel  Carlet- 
ti,  Memorie  di  s.  Silvestro  in  Capite,  p. 
206.  Afflitto  dalla  podagra,  in  cui  l'arte 
e  r  ingegno  da vansi  per  vinti,  trasferi- 
tosi nel  luogo  di  sua  nascita  per  riaversi 
dal  male,  dopo  il  suo  arrivo  per  l'aumen- 
tata violenza  vi  soggiacque,  perdendo  la 
vita  dove  l'  avea  ricevuta,  a'22  febbraio 
1753,  8  giorni  dopo  la  morte  dello  zio, 
d'anni  65,  e  rimase  sepolto  nella  chiesa 
de'cappuccini  di  Bagnara  senza  funebre 
memoria. 

RUFFO  Fabrizio,  Cardinale.  Nacque 
nella  terra  di  s.  Lucido,  feudo  di  sua  il- 
lustre famiglia  napoletana  nella  Calabria 
Citeriore,  de'duchi  di  Bagnara  e  Baranel- 
lo.  Sino  dalla  sua  infanzia  dimostrò  una 
grande  vivacità  d'ingegno,  ed  un  carat- 
tere fermo  e  deciso  di  voler  superare  tut- 
ti gli  ostacoli  qualunque  fossero.  Non  an- 
cor compiti  4  anni  fu  portato  in  Roma 
per  esservi  educato  sotto  gli  auspicii  del 
di  lui  zio  cardinal  Tommaso  decano  del 
s.  collegio.  Trovavasi  nella  corte  di  quel- 
l'insigne porporato,  in  qualità  d'uditore 
Gio.  Angelo  Braschi  di  Cesena,  il  quale 
per  far  carezze  al  fanciullo  lo  prese  sulle 
ginocchia.  Volea  Fabrizio  giuocare  colla 
bellachiomadelBraschi,ma  sempre  venne 
impedito;  finalmente  infastidito  di  quel- 
l'ostacolo, colla  mano  bambina  gli  tirò 
una  guanciata.  Le  amorevoli  cure  dello 
zioperl'educazioneestudi  del  nipote,  non 
furono  senza  grande  elFetto.  Superò  egli 
di  molto  l'espetlalivache  si  avea  de'suoi 
sublimi- talenti;  e  nell'età  ancoi- giovani- 
le avea  già  acquistato  fama  di  mollo  sa- 
perenelle  scienze  filosofiche  e  specialmen- 
te nelle  fisiche,  ed  in  quelle  di  economia 
pubblica;  e  perciò  gran  nome  di  se  lasciò 
ael  nobile  cillustre  collegio  ClementiuOjiu 


RUF 

cui  passò  più  anni  quale  alunno.  Divenu- 
to il  Braschi  Pio  VI^  non  si  era  dimen- 
ticato della  guanciata  e  spesso  con  paro- 
le benevole  lo  ricordava  a  Fabrizio,  indi 
tanto  pel  suo  merito  personale,  quanto 
come  notai  altrove  per  gratitudine  alla 
memoria  del  zio  cardinal  Tommaso  ,  lo 
ammise  in  prelatura  tra  i  referendari  del- 
le due  seguature,eueli78i  tra'chiericidi 
camera  in  luogo  di  mg/TiberioRu(l*o  suo 
parente,  e  nel  1784  lo  promosse  a  teso- 
riere generale,  commissario  generale  del 
mare,  e  soprintendente  di  Castel  s.  Ange- 
lo, in  un  tempo  in  cui  la  carica  era  incer- 
to modo  la  i.''  di  Roma,  perchè  oltre  il 
ministero  delle  finanze ,  allora  riuniva 
molta  parte  delle  attribuzioni  de'ministe- 
ri  dell'interno,  della  milizia  e  della  ma- 
rina. Appena  incominciòad  esercitare  of- 
fìzio  sì  grave  e  vasto,  che  diede  sviluppo 
alle  sue  estese  cognizioni  in  lutti  i  rami 
di  pubblica  economia,  facendo  molte  u- 
tili  operazioni, che  accennai  nella  biogra- 
fia di  Pio  VI^  e  negli  articoli  relali  vi, come 
a  Dogane.  Solo  ricorderò,  che  essendo  in 
Roma  scarsezza  di  Moneta  in  paragone 
delle  fatali  cedole  o  carta  monetata  (del- 
le quali  parlai  anche  a  Roma,  descriven- 
done il  fine),  ne  dava  argomento  il  iJ/ow- 
ledi  pietà  con  suo  scapilo,  perchè  si  ac- 
cattavano prestanze  per  lucrare  con  ripro- 
vevole monopolio  sul  cambio  della  mo- 
neta e  suir  interesse  delle  prestanze.  Il 
Papa  deputò  una  congregazione  di  cardi- 
nali e  prelati,  ma  il  tesoriere  ne  fu  l'a- 
nima, laonde  fu  stabilito,  che  il  monte  e- 
sigesse  il  5  per  100  sui  pegni  eccedenti  gli 
scudi  1 5,  che  si  ponessero  in  corso  picco- 
le cedole  da  scudi  i  o  a  5,  che  si  potessero 
cambiare  a  denaro  in  una  stanza  del  mon- 
te istesso,  rimovendo  cosi  per  allora  le 
sanguisughe  delle  arpie  pubbliche,  ed  il 
più  deplorabile  mercimonio,  che  ben  pre- 
sto immoralmente  si  rinnovò  e  molti  di- 
vennero signori.  Per  diminuire  poi  il  cu- 
mulo della  carta  monetata  o  cedole, eres- 
se un  monte  di  porzioni  vacabili  pel  va- 
lore d'uQ  milioDe  e  mezzodì  scudi]  lepor- 


RUF  217 

zioni  erano  di  scudi  180,  il  frutto  scudi 
5.  Protesse  e  incoraggi  T  agricoltura,  le 
arti,  la  fabbrica  delle  telerie  e  calancà  di 
Termini,  il  commercio  della  suola  uno 
de'principali  articoli  del  Irafficodi  Roma, 
le  filiere  di  rame  e  di  fcrroj  condonò  il 
6.9  della  gabella  sui  carichi  portali  dai 
legni  nazionali,  favorì  la  coltura  della  ca- 
napa, accordò  un  paolo  di  premio  per  o- 
gni  pianta  di  olivo,  promosse  la  coltura 
del  cotone  lungo  il  Mediterraneo,  compi- 
lò la  famosa  tariffa  generale  tassativa  sul- 
le mercanzie  che  passavano  per  le  do- 
gane, incoraggi  le  fabbriche  di  terraglie 
anche  a  uso  inglese,  assegnò  il  premio  di 
scudi  8  per  ogni  rubbio-di  terreno  col- 
tivalo a  guado  per  l'indaco  delle  tintorie, 
aumentò  il  dazio  sulle  paste  estere,  isti- 
tuì 6  annui  premi  per  la  miglior  filatu- 
ra nel  contado  di  Fermo  a  favore  delle 
telerie,  fu  il  promotore  del  libero  com- 
mercio sulle  manifatture  e  generi  grez- 
zi delle  provinciecon  Ferrara. In  una  pa- 
rola, si  può  dire  che  il  regolare  sistema 
finanziero  di  Romagrandemente  miglio- 
ralo si  deve  al  genio  di  Fabrizio,  secon- 
dalo da  quello  di  Pio  VI ,  anzi  vi  sono 
scrittori  che  alfermano  non  esservi  affatto 
prima  di  lui.  Certo  è  che  non  v'erano  Do- 
gane sulla  linea  de'confini,  e  si  esigeva- 
no il  dazio  e  gabelle  soltanto  nell'interno 
da  feudo  in  feudo:  egli  le  abolì  nell'inter- 
no, e  le  stabilì  sui  confini;  regolò  i  dazi 
a  seconda  de'bisogni  del  commercio,  pro- 
mosse eflìcacemenle  l'industria  interna, 
ed  aggravò  la  mano  sull'affluenza  de'ge- 
neri  esteri.  Le  sue  teorie  nelT  economia 
pubblica  erano  semplici  e  sicure,  produ- 
cendo buo«  effetto.  Diceva  che  la  prote- 
zione del  governo  a  favore  dell'agricol- 
tura, dovea  consistere  nel  togliere  gli  o- 
slacoli,  ed  a  procurare  che  i  prodotti  a  - 
vesserò  uno  spaccio  facile  e  spedi  lo  a  prez- 
zi medii:  ma  i  privilegi  egli  abusi  feu- 
dali allora  vigenti,  opposero  insorraonla» 
bili  ostacoli  al  vantaggio  dell'agricoltu- 
ra, massime  dai  proprietari  de'grandi  la- 
tifondi, i  quali  perla  maggior  parte  da- 


2i8  RUF 

vano  in  appallo  per  annuali  pieslazioni 
le  rendile  lerriloriali  e  industriali ,  con 
pregiudizievoli  legami  coattivi  sulla  coltu- 
ra delle  terre  e  sui  pascoli.  Trovò  la  ma- 
niera di  assicurare  nella  sua  totalità  la 
rendila  camerale,  proveniente  dall'appal- 
to di  Castro  e  Ronciglione  (^^.),  ed  il  Pa- 
pa volle  che  si  applicassero  le  medesime 
provvidenze  enfiteutiche  alle  vaste  tenu- 
te camerali  che  egualmente  si  affittava- 
no, e  pei  feudi  de'corpi  morali.  Con  mol- 
teplici operazioni  abolì  col  fatto  molti  a- 
busi  feudali,  sebbene  appartenente  a  fa- 
miglia ricca  di  feudi  nel  regno  di  Napo- 
li. Nuovi  metodi  pivi  facili  e  meno  dispen- 
diosi adoperò  con  instancabili  cure,  per 
condurre  a  fine  le  utili  opere  idrauliche 
delle  bonificazioni  delle  Paludi  Ponùne 
(F.),  per  tenere  incassate  le  acque  alla 
navigazione  del  Tevere,  e  per  espurgare 
e  rendere  navigabile  il  fiume  Aniene  dal 
ponte  Lugnano  a  Roma.  Trovandosi  un 
j^iorno  in  una  di  quelle  selve ,  si  caricò 
sulle  spalle  un  infelice  lavoratore  attac- 
cato da  febbre  maligna,  e  così  per  più  di 
un  mìglio  lo  portò  al  luogo  della  carroz- 
za, e  con  essa  l'accompagno  a  Roma  per 
farlo  curare  e  guarì.  Ciò  prova  la  sua  u- 
manilàe  carità  che  sentiva  pel  prossimo. 
Quando  nel  1789,  per  la  rivoluzione  di 
Francia  che  misein  disturbo  lutto  il  mon- 
do, fu  costretto  Pio  V I  di  formare  un  cor- 
po di  Milizia  (F^.)  atta  a  difendere  i  suoi 
stati  e  per  impedire  i  tumulti  de'malinten- 
zionali,  Fabrizio  mostrò  cognizioni  an- 
che nell'arte  militare,  poiché  con  istupen- 
de  teorie  di  economia  organizzò  in  bre- 
ve tempo  le  truppe,  fortificò  i  presidii  di 
Ancona  e  Civitavecchia,  e  le  Torri  lungo 
lespiaggie.  A  tal  uopo  inventò  fornelli, 
che  davano  maggior  facilità  a  prendere 
le  palle  infuocate  e  imboccarlecon  minor 
pericolo  ne'cannoni,  per  cui  destò  l'am- 
mirazione del  suo  re  Ferdinando  IV.  A- 
mava  gli  uomini  di  scienza,  godeva  d'invi- 
tarli spesso  a  mensa,  e  per  lo  più  la  loro 
conversazione  versava  in  isciogliere  pro- 
blemi di  pubblica  economìa.  Visitava  i 


RUF 
pubblici  stabilimenti  per  allontanare  gli 
abusi,  e  le  fabbriche  particolari  per  im- 
pegnare i  lavoranti  alla  perfezione  delle 
mnnìfattnre.Economo  e  severo  neldispor- 
re  il  denaro  del  tesoro, del  proprio  fu  li- 
béralissimo, distribuendo  larghe  e  fre- 
quenti limosi  ne,  specialmente  ai  vecchi 
ed  ai  malsani.  Per  un  complesso  di  me- 
riti e  di  commendevole  condotta,  il  te- 
soriere Ruffo  divenne  sommamente  po- 
polare in  Roma  e  nello  stalo,  e  tuttora  si 
celebra  per  eccellente  tesoriere  di  vasta 
mente,  e  animo  nato  fatto  percose  gran- 
dì.  Pio  VI  pubblicamente  ne  lodava  la 
condotta,  rìnlendimenlo,il  zelo,  il  corag- 
gio, lo  adoprava  negli  affari  più  rilevan- 
ti, rigettando  le  censure  de'malcontenti. 
Questi  erano  i  colpiti  dalle  leggi  e  siste- 
mi doganali,  ed  i  baroni  o  altri  proprie- 
tari de' feudi,  i  cui  privilegi  avea  egli  a- 
bolìli.  I  cardinali  legati  stessi  avendo  per- 
duto ogni  influenza  nella  protelloria  dei 
corpi  morali  e  nel  ramo  amministrativo, 
alzarono  la  voce  contro  tultociòche  chia- 
mavano novità,  imbevuti  degli  antichi  si- 
stemi e  pregiudizi.  I  suoi  nemici  giunsero 
ad  accusarlo  d'  usura  a  favore  della  ca- 
mera apostolica,  nelle  operazioni  relative 
alla  minorazione  delle  carte  monetate.  Fi- 
nalmente Pio  VI  annoiato  dì  qtieU'ingiu- 
sta  persecuzione,  disse:  Ebbene,  levere- 
mo Ruffo  da  tesoriere,  ma  lo  faremo  car- 
dinale. La  sua  illibatezza  non  aveagli  per- 
messo di  formare  un  peculio  per  suppli- 
re alle  indispensabili  spese  del  correda 
cardinalizio,  mentre  altri  in  poco  tempo 
da  poveri  erano  divenuti  ricchi.  Gli  con- 
venne perciò  prendere  il  denaro  con  in- 
teresse, ipotecando  i  beni  della  prelatu-* 
ra  Ruffo,  mediante  chirografo  pontificio. 
11  Papa  a'26  settembre  1 79 1  l'avea  crea- 
to cardinale  diacono  e  lo  pubblicò  a*  2 1 
febbraio  i794,conferendogli  per  diaconia 
hi  chiesa  di  s.  Angelo  in  Pescaria,  dalla 
quale  successivamente  passò  a  quelle  di 
s.  Maria  in  Cosmedìn,cdis.  Maria  in  Via 
Lata  quando  più  tardi  divenne  1."  del- 
l'ordine de'  diaconi.  Inoltre  lo  annoverò 


RUF 

olle  congregazioni  tle!  buon  governo,  del- 
l'acque, di  Loreto,  ed  economica. In  segui- 
lo divenne  prolellore  de'niinimi;  dell'ai'- 
ciconfralCinite  dello  Spirito  santo  diiVrt- 
^Wnn  Roma, di s.  Maria  detta  di  Costan- 
tinopoli, del  ss.  Sagramcnto  in  s.  M.^in 
Cosmedin;del  collegio  de'fabbricalori  dei 
drappi  di  Lanaj  ócì  conservatorio  della 
divina  Provvidenza,  e  della  città  di  Orte; 
non  che  protettore  del  regno  delle  due 
Sicilie  presso  la  s.  Sede.  Fra  le  altre  con- 
troversie Ira  la  corte  di  Roma  e  quella 
delle  due  Sicilie,  nel  declinar,  del  secolo 
passato  vi  fu  quella  delie  abbazie  ««//iV^.? 
e  concistoriali, dichiarate  di  jegio patro- 
nato per  sentenze  della  curia  del  cappel- 
lano maggiore.  Per  tali  dill'erenze  il  car- 
dinale non  ebbe  provvista  per  sostenere 
in  Roma  con  decoro  la  dignità  della  s. 
porpora,  mentre  Taveano  conseguitegli 
altri  cardinali  nazionali.  Pio  VI  conoscen- 
do il  bisogno  del  cardinale,  gl'insinuòdi 
raccomandarsi  direttamente  a  Ferdinan- 
do IV,  ed  avendo  il  cardinale  detto  al 
Papa:  Ma  se  mi  si  darà  qualche  badia  di 
quelle  in  controversia,  come  dovrò  rego- 
larmi? Prendete  tuttociòche  vi  daranno, 
rispose  Pio  VI.  L'operato  dal  cardinale 
in  Pi.oma  e  V  eslese  sue  cognizioni  invo- 
gliarono il  re  delle  due  Sicilie  ad  invita- 
re il  cardinale  di  recarsi  a  Napoli  sua  pa- 
tria. Governava  in  questo  tempo  il  regno 
da  primo  ministro  il  famoso  generaieGio- 
'vanni  Aclon,  il  quale  sommamente  ge- 
loso del  suo  potere,  teneva  lontano  dal 
governo  chiunque  de' nazionali  avea  ta- 
lento e  cognizioni.  Laonde  il  cardinale 
giunto  a  Napoli,  solo  ottenne  la  nomina 
d' intendente  di  Caserta,  coli'  incarico  di 
migliorare  e  accrescere  le  fabbriche  e  ma- 
uifatture  specialmente  di  seta,  nella  vici- 
na colonia  di  s.  Leucio,  che  il  re  avea  i- 
stituitocon  molto  impegno  e  particolari 
leggi  che  furono  amraii  ale.  Quindi  Fer- 
dinando IV  concesse  al  cardinale  la  ricca 
badia  di  s.  Sofìa  di  Benevento,  la  quale 
era  stata  dichiarala  di  regio  patronato.  In- 
tanto in  Roma  i  nemici  dei  cardinale  l'ac- 


RUF  219 

cusarono  a  Pio  VI  di  aver  tradito  la  s. 
Sede  con  accettare  la  controversa  provvi- 
slaj  e  di  avere  avvilito  la  dignità  del  car- 
dinalato, assumendo  la  carica  subalterna 
d'intendente.  Il  perchè  il  cardinal  prò  se- 
gretario di  slato  scrisse  al  Rurtb  una  spe- 
cie di  monitorio,  pieno  di  rimproveri  e 
di  minacce.  Ma  il  cardinal  Rudb  nella  sua 
sagacitàdiretlaraei.te  scris.se  a  Pio  Viri- 
cordandogli,  che  neir  accettar  l'abbazia 
avea  seguito  il  suo  consiglio:  Prendete 
tuttociòche  vi  daranno.  Che  per  la  cari- 
ca d'intendente  di  Caserta  e  s.  Leucio,  e- 
quivaleva  a  quanto  gli  altri  cardinali  fa- 
cevano in  Roma  col  nome  di  Protettori 
(/^.).Tuttavolta,  se  voleva  che  rinuncias- 
se carica  e  badia,  era  pronto  ad  ubbidire, 
nella  speranza  che  l'equità  pontificia  a- 
\rebbe  pensato  alla  congrua  o  Piatto  Car- 
dinalizio (f^^-)i  dopo  aver  tanto  faticato 
per  la  s.  Sede.  La  rettitudine  di  Pio  VI 
impose  silenzio  ai  malevoli  ^  e  rispose  al 
cardinale  con  lettera  autografa  piena  di 
paterna  alTezione,  corroborata  dall'  apo- 
stolica benedizione.  Mentre  il  cardinale 
colla  sua  attività  e  zelo  corrispondeva  in 
s.  Leucio  pienamente  alla  fiducia  regia, 
la  Francia  democratizzata  invase  quasi 
tutta  l'Italia,  lo  stato  pontificio  e  Roma, 
ove  proclamata  la  repubblica  fu  detro- 
nizzato Pio  VI, ed  a'20  febbraio  1798 por- 
ta lo  altrove  prigioniero,  morendo  nel  fi- 
nir d'agosto  1  799  in  Valenza.  Alla  rivo- 
luzione di  Roma  seguì  poi  quella  di  Na- 
poli,gli  avvenimenti  popolari,  lecongiure, 
i  massacri  e  la  proclamazione  della  repub- 
blica, che  indusse  Ferdinando IV  alla  no- 
mina del  cardinale  in  vicario  generale  del 
regno  di  Napoli  che  ricuperò,  indi  fece 
occu[)are  Roma  per  restituirla  al  Papa. 
L'impresa  del  riacqtuslo  del  regno  di  Na- 
poli mostrò  il  cardinale  non  meno  abile 
nella  politica,  che  nella  guerra,  ponendo- 
si egli  stesso  e  armato  alla  testa  delle  trup- 
pe, e  gli  meritò  la  stima  del  più  gran  ca- 
pitano che  abbia  avuto  il  mondo  moder- 
no, Napoleone  Bonaparte,  non  che  elogi 
e  decorazioni  equestri  dal  suo  re  e  da  al- 


220  B  U  F 

Ili  sovrani.  Mn  (juesli  a  vverii  menti  appar- 
tengono alla  storia  di  NapoU^  di  Sicilia, 
di  Fonia  (^■)-  Solo  dirò  qui,  che  il  car- 
dinale seppe  formare  un'armata  di  rea- 
jisli  fra  gli  stcisi  nemici,  la  provvide  di 
sussistenze  col  minoraggravio  delle  popò- 
Jazioni,  la  istruì  e  guidò  alla  vittoria;  scon- 
fisse in  più  azioni  i  figli  ribelli  della  pa- 
tria, espugnò  le  fortezze,  discacciò  dal  re- 
^no  di  Napoli  un  estero  potente  nemico, 
vi  ripristinò  la  monarchia  sotto  la  legit- 
tima dominazione de'Borboni,  liberò  Ro- 
ma, e  la  rimise  sotto  il  dominio  della  s. 
Sede;  tutto  operando  in  nome  della  con- 
culcata religione  e  nella  fiducia  del  salu- 
tifero segno  della  S.  Croce.  Intanto  adu- 
natosi il  conclave  in  Venezia,  vi  si  recò 
il  cardinale,  e  nel  marzo  1800  fu  eletto 
rio  VII,  il  quale  non  andò  guari  che  vi- 
de nuovamente  invaso  lo  slato  dellaChie- 
sa  dalle  armi  imperiali  francesi,  come  lo 
fu  il  regno  di  Napoli;  per  cui  Ferdinando 
IV  si  ritirò  in  Sicilia^  seguendolo  il  be- 
nemerito cardinale,  donde  fu  spedito  in 
diplomatica  missione  a  Parigi  all'  impe- 
ratore Napoleone.  Nel  luglio  1809  an- 
che Pio  VII  soggiacque  a  penosa  depor- 
tazione ,  venendo  confinato  in  Savona, 
mentre  i  cardinali  furono  chiamati  in  Pa 
rigi  ,  e  molli  rilegali  in  diversi  luoghi  di 
Francia.  Fra  quelli  che  si  trovarono  pre- 
.*;enti  al  1°  matrimonio  di  Napoleone,  vi 
fu  anche  il  cardinal  Ruffo,  come  dissi  nel 
•voi.  LUI,  p.  i44'  Inoltre  il  cardinale  fe- 
ce parte  de' cardinali  spediti  in  deputa- 
zione da  Napoleone  a  Pio  VII  in  Savona, 
conseguenza  di  che  fu  il  deplorabile  bre- 
ve .compilato  dal  cardinal  Aurelio  Rove- 
rella (f^.)j  ma  il  cardinal  Ruffo  in  que- 
.sto  malaugurato  affare^  lealmente  prote- 
stò di  non  intendersene,,  non  riconoscen- 
dosi ne  per  teologo,  né  per  canonista.  Pe- 
regrinò poi  per  la  Svizzera  e  per  l'Italia, 
e  fece  ritorno  in  Napoli  quando  il  re  col 
nome  di  Ferdinando  I  fu  reintegrato  del 
regno,  continuando  a  prestargli  utilissi- 
mi servigi.  In  Roma  poco  vi  fece  residen- 
za nel  resto  di  sua  vita.  Nondimeno  Pio 


RUF 

VII  lo  nominò  soprintendente  della  de- 
putazione annonaria  e  della  deputazio- 
ne della  grascia,  e  nel  1 8 1 7  gli  conferì  il 
gran  priorato  di  Roma  dell'ordine  Gero- 
solimitanOy  e  poi  anche  la  prefettura  delle 
acque,  paludi  pontine  e  chiane  nel  1 82 1 , 
quando  diventò  i.°  diacono,  cariche  cbe 
conservò  fino  alla  morte.  Per  quella  di 
Pio  VII  nel  1823  si  recò  al  conclave  ia 
cui  fu  eletto  Leone  XII,  e  nel  suo  ponti- 
ficato terminò  la  sua  luminosa  carriera, 
morendo  in  Napoli  a' 1 3  dicembre  182  7, 
d'anni  84;  e  fu  esposto  nella  chiesa  di  s. 
Domenico  maggiore,  e  tumulato  nella  se- 
poltura gentilizia  di  sua  casa.  Questo  car- 
dinale fu  segno  delle  calunnie  cui  vanno 
soggetti  gli  uomini  di  stalo,  massime  ia 
tempi  di  politici  sovvertimenti,  in  che  si 
segnalarono  Vincenzo  Coco,  condannato 
a  20  di  esilio  dalla  giunta  di  stato  del 
1799,  per  delitti  di  opinione  politica,  nel 
Saggio  storico  sulla  rivoluzione  di  Na- 
poli j  Carlo  Botta  conosciuto  per  le  sue 
opinioni  politiche,  che  riprodusse  le  men- 
zogne di  Coco  nella  Storia  d' Italia j  e 
Pietro  Colletta  ingrato  col  suo  re  e  rivo- 
luzionario, laonde  fu  esiliato  nel  1821, 
nella  Storia  del  reame  di  Napoli,  nella 
quale  alle  falsità  di  Coco,  altre  ne  aggiun- 
se pili  ingiuriose.  Vendicò  il  celebre  car- 
dinale il  suo  affettuoso  segretario,  testi- 
monio oculare  di  sue  azioni  nelle  sue  gran- 
di imprese,  e  possessore  di  originali  do- 
cumenti, cioè  l'ab.  Domenico  Sacchinel- 
li,  Memorie  isLoriche  sulla  vita  del  car- 
dinaie  Fabrizio  Ruffo,  con  osservazioni 
sulle  opere  di  Coco,  di  Botta  e  di  Col' 
letta,  Napoli  i836. 

RUFFO-SCILLA  Luigi,  Cardinale, 
Napoletano  de'  principi  di  Scilla,  duchi 
di  s.  Cristina,  nacque  a'25  agosto  1750 
in  s.  Onofrio,  feudo  di  sua  illustre  fami- 
glia, nella  diocesi  di  Mileto.  Ebbe  dalla 
natura  eccellente  indole  e  talento,  che  fu 
secondato  da  una  saggia  educazione  scien- 
tifica e  morale,  che  lo  fece  decidere  ad 
abbracciare  lostato  ecclesiastico, ed  a  de- 
dicarsi al  servigio  della  s.  Sede.  Pio  VI 


nuF 

nel  concistoro  degli  1 1  aprile  1785»  lo  di- 
chiarò arcivescovo  d' Apamea  inparlibuSf 
e  nunzio  apostolico  di  Firenze;  quindi  in 
premio  della  sua  mirabile  condotta  e  et* 
titudine  alla  diplomazia  ecclesiastica,  nel 
1795  lo  promosse  alla  primaria  nunzia* 
tura  di  Vienna  presso  l'imperatore  Fran- 
cesco li.  Nel  concistoro  de'  2  3  febbraio 
1801  Pio  VII  lo  creò  cardinale  dell'or- 
dine de'preli,  e  nominò  ablegato  aposto- 
lico a  portargli  la  berretta  cardinalizia 
mg. ''Velluti  Ghilini.  Recatosi  poi  il  car- 
dinale in  Roma  a  ricevere  il  cappello  e 
le  altre  insegne  di  sua  dignità,  il  Papa  gli 
conferì  per  titolo  la  chiesa  di  s.  Martino 
ai  Monti ,  che  ritenne  finche  visse,  e  Io 
annoverò  alle  congregazioni  de'vescovie 
regolari,  propaganda  fide,  indice,  e  disci- 
plina regolare.  Per  nomina  di  re  Ferdi- 
nandoIV,nel  concistoro  de'9  agosto  1802 
Pio  VII  lo  preconizzò  arcivescovo  di  Na- 
poli. Leggo  nelle  Memorie  storiche  degli 
arcivescovi  della  s.  chiesa  Napoletana, 
di  d.  Lorenzo  Loreto,  che  a' 19  agosto  da 
Roma  giunse  nella  sua  metropolitana,  nel 
qual  giorno  in  suo  nome  prese  possesso 
il  can.  d.  Nicola  CapeceMinutolo.il  car- 
dinale passò  a  visitare  la  cattedrale  ed 
il  palazzo  arcivescovile,  e  si  ritirò  in  quel- 
lo del  principe  di  Scilla  suo  fratello.  Nel 
mese  successivo  di  settembre  si  retò  nel- 
l'episcopio, ed  a'i3  fece  la  sua  entrata. 
A*2  ottobre  i8o3  apri  la  visita,  e  poiché 
trovò  la  cattedrale  quasi  ridotta  per  me- 
tà, perchè  si  era  chiusa  la  crociera  con 
grandi  muraglioni  sino  alla  sommità  de- 
gli archi,  credendosi  patiti  e  in  gran  pe- 
ricolo; così  si  affrettò  per  ridurla  nello 
slato  da  potervi  esercitare  le  funzioni.  In- 
teso dipoi  il  parere  di  diversi  architetti, ed 
avendo  il  maestro  fabbricatore  religioso 
conventuale  di  s.  Lorenzo,  coU'architetto 
Emmanuele  Ascione,  dichiaralo  non  es- 
servi cosa  positiva  negli  archi,  ma  tutto 
apparente  nel  solo  esterno,  determinos- 
si  di  rimettere  tutti  gli  stucchi  tolti,  e 
tutto  l'altro  guasto  fatto,  come  pure  di 
accomodare  alcuni  danni  cagionali  dal- 


RUF  221 

l'orribile  terremoto  de'  26  luglio  i8o5. 
Tanto  fu  eseguito,  e  ne4  maggio  1 806  tut- 
to venne  terminato,  ed  il  cardinale  potè 
celebrare  sull'altare  maggiore  coll'espo- 
sizione  del  glorioso  s.  Gennaro  e  degli 
altri  santi  patroni,  essendo  la  festa  della 
traslazione:  per  questa  operazione  il  car- 
dinale spese  9,000  ducati.  Considerando 
il  zelante  cardinale  non  esservi  ancora 
un  luogo  atto  e  decente  per  la  sepoltura 
degli  arcivescovi,  determinò  di  farla  den- 
tro la  sagrestia,  ma  le  politiche  vicende 
ne  ritardarono  l'effettuazione.  Nel  1806 
stesso  il  regno  fu  occupato  dai  francesi, 
e  si  mutò  il  governo  politico.  Per  alcune 
differenze  co'principali  del  nuovo  gover- 
no, il  cardinale  a'26maggio  fu  costretto 
a  partire  per  Roma,  indi  passò  in  Gaeta, 
e  poi  di  nuovo  in  Roma.  Dopo  poco  tem- 
po i  fiancesi  lo  fecero  partire  per  Parigi 
nel  1809,  e  per  le  nevi  delle  Alpi  perde 
l'udito.  Narra  Pistoiesi,  Fitadi  Pio  VII 
t.  2,  p.  3o.  «  Sull'arcivescovo  di  Napoli 
il  cardinal  Ruffo  Scilla  la  persecuzione  di 
Napoleone  esercitò  pel  primo  il  suo  impe- 
ro. Il  cardinale  fedele  al  capo  della  reli- 
gione e  al  suo  legittimo  re,  ricusò  di  pre* 
stare  il  giuramento  di  fedeltà  a  Giusep- 
pe, che  sedeasi  sul  trono  delle  due  Sici- 
lie. Fu  tolto  dall'arcivescovile  sua  sede  e 
trasportato  a  Parigi  per  dare  un  grande 
esempio  di  giustizia  ai  napoletani.  L'im^ 
peratore  mescolando  al  rigore  l'oltraggio 
e  la  derisione,  ordinò  di  chiuderlo  nello 
spedale  de'pazzi  a  Charenton;  ma  un  tal 
ordine  non  fu  peròeseguito.  Nel  suo  esilio 
a  s.  Quintin,  in  sulle  cose  del  nord  gli  fu 
offerta  una  pensione,  nella  speranza  che 
abbattuto  dalle  disgrazie  cederebbe  final- 
mente alla  necessità,  ma  egli  la  ricusò  co- 
me avea  fatto  d'ogni  altra  offerta.  Fu  in- 
terrogalo sopra  i  mezzi  di  sussistenza,  e 
di  dichiarare  le  persone  che  lo  assisteva- 
no con  le  elemosine;  rispose  :  Io  non  ho 
che  rispondervi  ;  quale  viltà  mi  propo- 
nete! Egli  non  prendeva  per  alimento  che 
il  panede'poverijdivìdendocogl'indigenli 
i  soccorsi  della  carità".  Noterò,che  fu  rile- 


221  RUF 

gaio  a  s.  Quintino  nel  1 8  io,per  non  avere 
assistito  al  2."  matrimonio  di  Napoleone. 
Di  là  fu  mandato  prima  a  Fonlainebleau, 
indi  a  Grosse,  e  poscia  con  altri  cardi- 
nali a  Savona  con  Pio  YIl,  e  dopo  qual- 
che tempo,  crollala  la  potenza  di  Napo- 
leone, seguendo  il  Papa  tornò  in  Roma 
nel  maggioi8i4«  R.ipristinato  in  Napoli 
re  Ferdinando  IV  col  nome  di  I,  il  car- 
dinale vi  fu  richiamato,  ed  a*  io  giugno 
i8i5  si  restituì  nei  seno  di  sua  amata 
chiesa.  Ristorato  nell'affranta  salute,  nel 
1817  celebrò  il  sinodo  e  lo  pubblicò  col- 
le slampe.  Riassunta  V  idea  del  sepolcro 
pegli  arcivescovi,  fece  incominciarlo  nel 
settembre  1 8 1 8,  e  fu  terminato  nel  dicem  - 
bre  18 19.  Si  credeva  che  sotto  il  piano 
delia  sagrestia  fosse  vuoto,  ma  fu  trovato 
pieno  di  sfabricina,  con  molte  antichità, 
come  alcune  monete  dell'  antica  repub- 
blica napoletana,  dell'imperatore  Massen- 
zio, ed  altre.  Si  rinvennero  due  cadaveri, 
che  al  contatto  dell'aria  si  ridussero  in  poi  • 
vere  Si  trovò  pure  l'antico  battisterio,  pel 
quale  si  discendeva  per  5  gradini;  alcune 
lucerne,  ed  un  vaso  di  terra  colta.  La  se- 
poltura riuscì  sommamente  decente,  con 
scala  di  marmo  bianco  magnificamente 
costruita  con  ringhiere  di  ferro  e  di  otto- 
ne: nel  i.°  piano  fu  posta  l'arme  del  cardi- 
nale, con  analoga  iscrizione.  La  lunghez- 
za e  larghezza  della  sepoltura  è  quanto 
la  sagrestia;  è  illuminala  dal  sole,  con  ma- 
gnifico altare  dedicato  a  s.  Lorenzo  mar- 
tire, di  cui  vi  è  il  quadro.  Di  fronte  al- 
l'altare vi  fu  eretlo  il  deposilo  di  marmo 
pel  cardinale,  colle  consuete  3  casse,  ed 
onorevole  iscrizione.  Terminata  la  sepol- 
tura, vi  fece  trasferire  i  cadaveri  de'  pre- 
decessori Filangeri  e  Mooforte,  ch'erano 
nella  chiesa  in  modo  ignobile;  li  fece  ri- 
vestire ,  e  porre  a  ognuno  lodevoli  iscri- 
zioni. Vi  fece  poi  pure  tumulare  le  spo- 
glie mortali  de'cardinali  Diego  Ionico  Ca- 
racciolOy  e  Giuseppe  F/r/YZo, sebbene  non 
arcivescovi.  Inoltre  il  cardinale  rifece  il 
salone deirepiscopio,lastricandolo di  mat- 
toni e  ornandolodi  pitture.  INIiglioròqua- 


RUF 
si  tutti  I  fondi  della  mensa,  colla  spesa  di 
più  che  24,000  ducati.  Dopo  il  suo  ritor- 
no dall'  esilio,  per  la  morie  di  Pio  VII, 
Leone  XII  e  Pio  VlII,al  conclave  de'qua- 
li  intervenne,  e  di  Ferdinando  I  e  Fran- 
cesco Ire  delle  due  Sicilie,  come  per  quel- 
la .di  Luigi  XVIII  redi  Francia,  ed  ezian- 
dio pel  possesso  di  detto  Francesco  I  e  suo 
ritorno  da  Vienna  ,  non  che  pel  possesso 
del  regnante  Ferdinando  II,  in  tutte  que- 
ste lugubri  o  liete  feste,  che  furono  ese- 
guite colla  massima  eleganza,  spese  circa 
6,000  ducati.  Nondimeno  a  fronte  di  tan- 
ti straordinari  dispendi,  mai  diminuì  l'e- 
lemosina a'poveridi  quasi  5,ooo  ducali, 
oltre  le  straordinarie  sovvenzioni.  Cor- 
redò la  cattedrale  del  bisognevole,  e  nel 
gennaio i83o  divenne  i.°  dell'ordine  dei 
cardinali  preti.  Questo  edificante  cardinal 
arcivescovo,  dal  principio  del  suo  gover- 
no, colla  parola,  coH'orazione  ecoU'esem- 
pio,  esercitò  sempre  le  funzioni  episcopali 
con  mirabile  esattezza  e  decoro,  e  cammi- 
nò sulle  orme  de'suoi  lodevolissimi  pre- 
decessori, curando  continuamente  l'osser- 
vanza della  disciplina  ecclesiastica.  Onde 
cosi  operando,  piacque  al  Signore  chia- 
marlo a  se  di  82  anni  passati,  in  Napoli 
a*  16  novembre  i832,fu esposto  nella  me- 
tropolitana e  tumulato  nel  memorato 
luogo. 

RUFINIANA.  Sede  vescovile  della  Bi- 
zacena  nell'Africa  occidentale,  sotto  la  me- 
tropoli d'Adrumeto.  Mariano  suo  vesco- 
vo nel  4i  I  trovossialla  conferenza  di  Car- 
tagine, e  vi  sostenne  l'unità  cattolica.  Do- 
nato fu  esiliato  nel  484  da  Uonerico  re  dei 
vandali,  per  avere  ricusato  di  sottoscri- 
vere gli  errori  de'donalisti.  Morcelli,  Afr, 
dir. 

R.UFINIANO  (s.),  vescovo  di  Bayeux. 
Succese  a  s.Esuperio  che  fu  il  i.° vescovo 
di  Bayeux.  Sembra  che  fiorisse  nel  IV 
secolo,  ma  mancano  le  notizie  della  sua 
vita.  E'  onorato  a''5  di  settembre,  e  non 
si  celebra  la  sua  festa  che  dall'anno  1688. 

RUFO  e  ZOSIMO  (ss  ),  martiri.  Di- 
visero  i  patimenti  e  la  prigionia  con  s. 


RUF 
Ignazio  ve.«5COvo  d'Antiochia, e  come  lui 
morirono  per  Gesiìi  Cristo,  sotto  il  regno 
ti i  Traiano,  circa  l'anno  ii6.  Ignorasi 
s'essi  abbiano  predicato  il  vangelo  ad  An- 
tiochia  o  a  Filippi,  e  in  quale  città  del- 
l'oriente abbiano  sofferto  il  martirio.  S. 
Policarpo  nelle  sue  lettere  ai  cristiani  di 
Filippi  li  addita  loro  ad  esempio.  Il  mar- 
liioìogio  romano  ne  fa  menzione  a'i8  di 
dicembre. 

RUFO  (s.),  i.°  vescovo  di  Avignone. 
Sembra  che  fosse  romano  di  nasci  la,  e  che 
fiorisse  nel  III  secolo.  Kpoco  nolo  quanto 
egli  fece  in  sua  vita.  In  Avignone  si  so- 
lennizza la  sua  festa  ai  1 4  di  novembre; 
ma  ne'martirologi  di  Reda,  di  Adone,  di 
Usuardo,  non  che  nel  romano  è  nomimi* 
to  ai  2  dello  slesso  mese.  Una  celebre  con- 
gregazione di  canonici  regolari  presso  A- 
vignone  portava  una  volta  il  nome  di  s. 
Rufo. 

PiUFO  (s.),  vescovo  di  Metz.  Fiorì  ver- 
so la  fine  del  IV  secolo,  fu  1*8.°  vescovo 
di  Metz,  e  si  mostrò  degno  imitatore  del- 
le virtù  de'suoi  predecessori,  i  quali  sono 
onorati  con  cullo  pubblico. E'  nominato 
rei  martirologio  romano  e  in  allri  mar- 
tirologi a'7  (li  novembre. 

RUFO  (s.).  Congregazione  di  canonici 
regolari  nel  Delfinato,  ed  '\nAvìgnone{V.)y 
dalla  quale  derivarono  quelle  d' Italia, 
Spagna,  Portogallo,  ec.  che  descrissi  a  Ca- 
nonici REGOLARI. 

RUGGIEROoROGERIO,C:rtr^ma. 
le.  Monaco  di  Monte  Cassino,  meritò  che 
Alessandro  HI  nel  dicembre!  178  in  Fra- 
scati lo  creasse  cardinale  prete  di  s.  Eu- 
sebio, e  nel  1 1 79  arcivescovo  di  Reneven- 
to.  Concesse  indulgenza  d'un  anno  a  quel- 
li che  avessero  visitata  la  basilica  di  det- 
to monastero.  Alla  sua  metropolitana  fu 
largo  di  favori,  ornando  di  preziosi  mar- 
mila sua  facciata,  fornendola  di  sagri  ar- 
redi, ed  accordò  ai  beneficiati  dell'arci- 
diocesi  diversi  privilegi.  Nella  chiesa  di  s. 
Rartolomeo  fondò  una  pia  unione  o  con- 
fraternita, per  suffragarci  fedeli  defunti, 
alla  quale  si  fecero  ascrivere  parecchi  ve- 


RUM  223 

scovi,  magnati,  e  altre  persone  distinte* 
A  suo  tempo  furono  in  Cenevento,  S.Fran- 
cesco d' Asisi,  e  dicesi  s.  Domenico  fon- 
datore de'predicatori, il  quale  ottennecol- 
le  sue  orazioni  la  tanto  bramata  pioggia. 
Ad  Innocenzo  111  fu  accusato  di  gravis- 
simi delitti,  che  i  giudici  dal  Papa  depu- 
tati trovarono  falsi  e  calunniosi.  Morì  nel 
1 222,dopo 44 3nni di  cardinalalo.A  fron- 
te dell'accennate  memorie  e  di  altre,  Car- 
della  dubitò  dell'  esistenza  di  questo  car- 
dinale, poichènon  lo  trovò  registratone! 
catalogo  de'sagri  elettori  de'7  Papi, che  a 
suo  tempo  fiorirono. 

RUGGIEROoROGER10,Crtr^/Virt- 
le.  Alemanno  di  nazione,  per  l'eccellente 
perizia  nelle  facoltà  legali,  che  gli  meri- 
tarono il  titolo  di  maestro,  nel  marzo  o 
dicembre!  2  o5  Innocenzo  III  lo  creò  car- 
dinale prete  di  s.  Anastasia,  indi  nominò 
legato  inSicilia  a  Federico  II,  a  cui  era  ben 
accetto  e  gradito;  indi  di  Danimarca,  do- 
ve col  cardinal  Crescenzi  fu  inviato  alle 
preghiere  di  re  Valdemaro  li,  che  lo  do- 
mandò al  Papa  per  quietare  le  discordie 
suscitate  in  quel  regno  dalle  dissensioni 
del  clero.  La  medesima  istanza  fecero,Pre- 
mislao  Ottocarol  re  di  Roemia,  e  Suer- 
cherollredi  Svezia,  per  introdurre l'ec- 
clesiastica  disciplina  in  quelle  chiese,cbe 
neaveano  estremo  bisogno.  Discusse  di«i 
legali  e  ben  esaminate  le  causede'chierici 
danesi,e  tolto  di  mezzo  qualunque  fomen- 
to di  discordia,  poterono  agevolmente  ri- 
conciliarli col  re.  Ciò  eseguito  e  ritorna- 
ti in  Roma,  il  cardinal  Ruggiero  nel  1  2  1 3 
compì  felicemente  i  suoi  giorni,  dopo  a- 
ver  sottoscritto  parecchie  bolle  d' Inno- 
cenzo III. 

RUMENIvoNE,  Cardinale.  V.  Regai- 
caoN,  Cardinale. 

RUMORE  (s.),  vescovo.  S'ignora  qual 
fosse  la  sede  occupata  da  questo  santo  ve- 
scovo, né  si  hanno  notizie  sul  particolare 
di  sua  condotta,  perchè  la  di  lui  vita  an- 
dò smarrita  ne'furori  delle  guerre.  Per- 
altro il  suo  cullo  è  molto  antico  a  Ta- 
vislock  nel  Devonshiie,  ove  il  conte  Or- 


224  RUN 

dolfo  gli  eresse  una  chiesa  nel  960.  Il  suo 
nome  è  notalo  a'4  di  gennaio  nella  2.''  e- 
dizionedel  raartii'ologio di  Wilsonjil qua- 
le aveva  inleso  da  quelli  del  paese  lutto 
ciò  che  riguardava  questo  santo. 

RUiNCARl  o  RUNCARIANI.  Eretici 
usciti  dalle  sette  de  Faldesìe  Patarini,\\ 
cui  nome  e  origine  si  attribuisce  nel  i  ig6 
a  certo  Runcario  loro  capo.  Altri  dico- 
no che  gli  fu  datOj  o  perchè  si  riunirono 
in  un  luogo  vicino  al  Po  chiamato /J^m* 
calia  o  Roncaglia  {iW  cui  nel  vol.LlI,  p. 
253),  ovvero  perchè  tenevano  le  loroa- 
dunanze  in  un  villaggio  detto  Runcaria, 
oppure  in  mezzo  a  folle  macchie,  le  qua. 
li  nella  bassa  latinità  erano  chiamate  run- 
caria,i\a  mncare^et^inpaveVeihe  nocive. 

RUPERTO  o  ROBERTO  (s.),  vesco- 
vo  di  Worms,  poscia  di  Salisburgo.  Usci- 
to del  sangue  reale  di  Francia,  praticò  fi- 
no dalia  sua  giovinezza  la  mortificazione, 
seguì  esemplarmente  la  castità,  e  fu  libe- 
rale co'poveri.  Per  le  sue  eminenti  doti 
venne  innalzato  alla  sede  episcopale  di 
Worms;  ma  gli  abitanti  di  questa  diocesi, 
per  la  maggior  parte  idolatri,  mal  tolle- 
rando il  di  lui  zelo,  gli  fecero  ogni  sorla 
di  oltraggi  e  lo  discacciarono.  Teodone 
duca  di  Baviera  l'invitò  a  recarsi  nel  suo 
paese,  ed  egli  andò  a  Ralisbona  nel  697, 
ove  fu  ricevuto  assai  onorevolmente.  Ivi 
ravvivò  la  fede  spenta  dalle  superstizioni 
e  dalle  eresie  introdottesi  dopo  la  morte 
di  s.  Severino,  che  200  anni  prima  avea 
predicalo  il  vangelo  in  quelle  contrade. 
Convertì  Ragintruda  sorella  di  Teodone, 
e  questa  conversione  fu  seguita  da  quella 
dello  stesso  duca  e  di  tutla  la  Baviera.  Id- 
dio confermò  con  molti  miracoli  la  dot- 
trina che  predicava  Ruperto,  e  il  di  lui  zelo 
propagò  la  religione  anche  nelle  nazioni 
vicine.  Quindi  stabilì  la  sua  sede  vescovile 
a  Juvava,  città  allora  rovinata,  ma  che 
venne  poi  rifabbricata  e  prese  il  nome  di 
Salisburgo,  contribuendovi  il  duca  Teo- 
done. Ruperto  fece  un  viaggio  in  Francia, 
affine  di  procurarvisi  dei  missionari  ca- 
paci di  coadiuvarlo  nelle  sue  fatiche  opo- 


RUP 

stoliche,  e  ne  condusse  seco  12,  con  s.  E- 
renlruda  sua  nipote,  cui  diede  il  governo 
del  monastero  diNunberg,dalui  fondato. 
Morì  alcuni  anni  dopo  nel  giorno  di  Pa- 
squa, che  in  quell'anno  cadeva  a'27  di 
marzo  (alcuni  dicono  nel  7 1 8),  poco  do- 
po celebrata  la  messa  e  predicato.  In  tal 
giorno  è  ricordato  nei  martirologi:  in  Au- 
stria e  in  Baviera  se  ne  fa  la  festa  ai  21 
di  settembre,  giorno  in  cui  si  trasporta- 
rono le  sue  reliquie,  le  quali  si  vedono 
a  Salisburgo  nella  chiesa  che  porta  il  suo 
nome. 

R.UPERTO  (s.).  Ordine  equestre  e  mi- 
litare. Neh  701  l'istituì  Gio. Ernesto  di 
Thun  arci  vescovo  diSalisburgo,  sotto  l'in- 
vocazione di  s.R.uperlo  i  ."vescovo  di  quel- 
la città,  ed  apostolo  di  Baviera  al  diredi 
Baronio ,  acciocché  i  cavalieri  in  esso  a- 
scritli,  fossero  pronti  a  prendere  le  armi 
per  la  difesa  della  fede  cattolica ,  e  del- 
l'arcivescovato di  Salisburgo  (F^.).  L'ar- 
civescovo dopo  averne  ottenuta  l'appro- 
vazione dell'imperatore  Leopoldo,  a'  i5 
novembre  festa  di s.Leopoldo,creò  12 ca- 
valieri della  più  cospicua  nobiltà  de'suoi 
stali  temporali,  fra  i  quali  due  nipoti.  La 
solenne  ceremonia  si  fece  nella  nuova 
chiesa  della  ss.  Trinità,  ed  a  ciascuno  dei 
cavalieri  l'arcivescovo  impose  una  colla- 
na d'oro,  da  cui  pendeva  una  croce  smal- 
tata di  color  violaceo,  con  in  mezzo  l'im- 
magine di  s.  Ruperto,  e  nel  rovescio  una 
croce  rossa.  Seguì  alla  ceremonia  magni- 
fico convitOj  al  quale  furono  ammessi  i 
canonici  della  metropolitana  e  molti  rag- 
guardevoli personaggi  :  nel  tempo  del 
banchetto,  nella  fontana  posta  sullo  piaz- 
za dell'episcopio,  zampillarono  due  fon- 
tane di  vino  a  pubblico  vantaggio  e  per 
lieta  dimostrazione.  Nel  dì  seguente  altro 
splendido  pranzo  imbandì  il  conte  Erne- 
sto di  Thun,unode'nipoli  dell'arcivesco- 
vo e  da  lui  decorato  del  nuovo  ordine, 
dopo  il  quale  seguì  una  caccia  d'orsi  e  di 
lori.  Inoltre  il  prelato  istitutore  fondò  al- 
cune commende  per  distribuirsi  ai  cava- 
lieri, che  per  12  anni  avessero  militalo 


RUP 

negli  csercUl  dell'impero.  Pei  cavalieri  poi 
(li  giovanile  efèi  e  non  alti  alla  guerra,  l'ar- 
civescovo fondò  un  collegio,  ove  fossero 
alimenfati  e  istruiti  per  12  anni  negli  e- 
sercizi  propri  de' cavalieri,  ed  anclie  per 
apprendervi  le  scienze.  11  p.  Conanni,  Cn- 
tnlogo  degli  orrfini  equestri  e  militari,  p. 
100,  riporta  la  figura  d'un  cavaliere  del- 
l'ordine di  s.  Ruperlo  nello  stato  di  Sa- 
lisburgo, ma  lo  dice  originato  nel  lyoS. 
RUPESGI  SS  A  Giovanni,  Cardinale. 
Francese  nato  in  Roche-Taisle  piccolo  ca- 
stello lungi  2  miglia  da  Lione,  fin  da  fan- 
ciullo chierico  di  coro  nella  metropolita- 
na di  Lione,  poi  dottore  dell'una  e  dell'al- 
tra legge,  divenne  canonico  di  Rouen  e 
oflìciale  di  quella  curia  arcivescovile.  Nel 
i4i  5»  promosso  al  vescovato  di  s.  Papoul, 
Martino  V  lolrasfena  quello  di  Ginevra 
nel  1422  con  titolo  d'amrainistralore  per- 
petuo, dichiarandolo  tale  anche  di  Pari- 
gi. Alcuniriferiscono,cheneli423oi424 
passò  all'  arcivescovato  di  Rouen  ,  e  nel 
tempo  stesso  fu  scelto  a  consigliere  del 
dipartimento  ecclesiastico,  ricevendo  da 
detto  Papa  nel  14*29  l'arcivescovato  di 
Besancon.  Dopo  essere  stalo  al  concilio 
di  Costanza  qual  vescovo  di  s.  Papoul  e 
deputato  per  la  nazione  fi  ancese,  contri- 
buì col  suo  suffragio  all'elezione  di  Mar- 
tino V  che  lo  decorò  ancora  del  lilolodi 
patriarca  di  Costantinopoli:  non  pare  che 
lo  fosse  d'Aquileia.  Volendo  Martino  V 
trasferire  il  concilio  da  Pavia,  ove  l'avea 
intimato  a  tenore  de'decreli  di  Costanza, 
a  Siena,  per  l'introdotta  peste  nella  i  .^ cit- 
tà, si  prevalse  di  lui  per  conferire  coi  se- 
nesi intorno  alla  celebrazione  del  conci- 
lio e  sua  piena  libertà.  Finalmente  a'24 
maggio  o  23  giugno  14*^6  Martino  V  lo 
creò  cardinale  prete  di  s.  Lorenzo  in  Lu- 
cina ,  dove  propinquo  fabbricò  un  ma- 
gnifico palazzo  per  comoda  abitazione  dei 
cardinali  titolari;  non  che  vicecancellie- 
re  di  s.  Chiesa  e  arciprete  della  basilica 
Liberiana.  Eugenio  IVgliaffidòla  lega- 
zione di  Bologna,  ove  morì  nel  i437,  e 
trasferito  il  corpo  a  Lione  ebbe  tomba 
VCL.  iix. 


RUR  2i^ 

nel  coro  metropolitano  con  magnifico  e - 
logio. 

ÌMJPlTSm.Evelicì  Donatìsli{f^.),co^ 
sì  chiamati  dal  latino  riipes,  montagne, 
rocce,  perchè  essi  attraversavano  le  mon- 
tagne per  portarsi  a  spargere  le  loro  cat- 
tive dottrine. 

RUREMO]NDA,.ftoerwo72r/.  Città  ve- 
scovile Aq'  Paesi  Bassi  [f^.)  nella  provin- 
cia e  vicarialo  apostolico  di  Limburgo, 
di  cui  parlai  nel  vol.L,  p.  lyS  insiemeal- 
lo  stato  attuale  di  Ruremonda  quanto  al- 
l'ecclesiaslico-Quesla  cittadelle  Fiandre, 
nell'antico  ducato  di  Gheldria,  è  capoluo- 
go di  circondario  e  di  cantone  aio  leghe 
da  Maestricht,  sulla  sponda  sinistra  della 
Mosa,  che  vi  accoglie  la  Roer.  Sede  di  tri- 
bunale di  r  .^  istanza,  e  residenza  d'un  co- 
mandante di  piazza,  è  circondata  da  un 
terrapieno  con  fossa,  ed  assai  bene  febbri - 
cata  con  gran  piazza  pubblica,  collegio, 
manifatture.  Il  commercio  e  la  navica- 
zione  vi  sono  attive.  Vi  fiorirono  alcuni 
uomini  illustri,  come  il  geografo  Gerar- 
do Mercatore,  che  altri  fanno  nascere  a 
Rupelmonda.Ruiemondanoneracheun 
villaggio,  che  Ottone  III  detto  lo  Zoppo 
contedi  Gheldria  fece  circondardi  mu- 
ra nel  1290.  Il  principe  d'Orange  la  pre- 
se d'assalto  contro  gli  spagnuoli  nel  1572, 
e  loro  la  rese  poco  tempo  dopo.  Gli  olan- 
desi se  ne  impadronirono  nel  i632,  e  3 
anni  dopo  la  ripigliaronogli  spagnuoli.  La 
maggior  parte  ne  fu  distrutta  nel  i665 
da  un  incendio.  Gli  alleati  ne  scacciarono 
gli  spagnuoli  nel  1 702,6  gli  olandesi  la  con- 
servarono sino  al  1 7  1 6  che  la  consegna- 
rono agi'  imperiali;  divenne  allora  la  ca* 
pitale  della  Gheldria  austriaca,  e  Gfusep- 
pell  la  fece  smantellare,  l  francesi  se  ne 
resero  padroni  a' io  dicembre  1792,  la 
perderono  nel  1793,  ma  l'anno  appresso 
la  ripigliarono  :  riunita  allora  alla  Fran- 
cia, fu  capoluogo  d'un  circondario  del  di- 
partimento della  Mosa  inferiore,  sino  al 
i8i4-  Eravi  un  tempo  un'abbazia  fon- 
dala nel  1  370.  Per  le  suppliche  di  Filip- 
po Il  le  di  Spagna,  Paolo  IV  colla  bolla 
i5 


226  Pi  U  S 

Super  univèrsa,  de*  r  2  maggio  1 55»9,  isti  • 
tm  il  vescovato  di  Ruremonda  suflpraga - 
neo  delta  metropolitana  di  Malines  :  gli 
assegnò  per  territorio  t  00  terre^  in  56  mi- 
glia di  lungo  e  3o  di  largo,  compresavi 
Tà  contea  Hornense,  e  gli  assegnò  3,ooo 
ducati  d'oro  per  mensa,  da  ricavarsi  dal- 
le decime,ei5oo  ducati  da  somministrar- 
si dal  re ,  a  cui  die  il  diritto  di  nomina 
del  vescovo.  La  collegiata  delio  Spirito 
santo  l'eresse  in  cattedrale,  trasferita  poi 
nel  1 66 1  nella  chiesa  di  s.  Cristoforo,  e  per 
1  .**  vescovo  Pio  IV  preconizzò  il  celebre 
e  dotto  Guglielmo  Zym<^^wo  (/^.)  di  Dor- 
drecht, consagrato  a  Brusselles  neh  563, 
che  Sisto  V  trasferì  a  Gand  nel  1.588. 
Quanto  ai  successori,  fino  aFrancescoLui  - 
gi  Sanguessa,  consagrato  nel  1722,  vedasi 
la  Gallia  chr.  t.  5,  p.  573,  nuova  edizio- 
ne. Ne  compirò  la  serie  colle  Notizie  di 
Roma.x'j^'i  Giuseppe  Werbroveck  d'I- 
pri.  I  746  Gio.  Antonio daRobiano  diBrus- 
selles.  1769  Enrico  Gfo.  Rerens  di  Mae- 
stricht.  1775  Filippo  Damiano  di  Hoen- 
broeck  di  Ruremonda.  1794  G^»o-  Batti- 
sta Roberto Van-Veldedi  Brusselles.  Pio 
VII  neh  801  riunì  il  vescovato  di  Rure- 
monda a  quello  di  Liegi  (^.). 

RUSADO,RUSAZO  oRUSADITA- 
NO.  Sede  vescovile  della  MauritianaCe- 
sariense,  nell'Africa  occidentale,  sotto  la 
metropoli  di  Giulia  Cesarea, forse  la  sles- 
sa di  cui  parla  s.  Agostino  weW'Epist.  87, 
n."  IO,  in  cui  narra  che  fu  consegnala 
da  un  vescovo  donatista  al  tiranno  Fer- 
mo. 11  vescovo  Idonio  nel  4^4  ^^  esiliato 
da  Unnerico  re  de' vandali,  il  quale  nella 
conferenza  di  Cartagine  sostenne  i  dona- 
tisti contro  i  cattolici.  Morcelli,/^//. c/tr. 
RUSCONI  Antonio  Lamberto,  Cardi- 
nale. Patrizio  bolognese,  nacque  in  Cen- 
foa'io  giugno  1743  da  illustre  famiglia 
denominata  promiscuamente  Riisca  dei 
Rusconi,  che  già  nel  secolo  XIl  era  tale 
in  Como,  vi  signoreggiò,  e  poi  anche  in 
Bellinzona  e  Lugano,  e  nella  quale  fiori- 
rono piii  personaggi  che  si  resero  celebri 
nelle  armi,  nella  toga,  per  insigne  pietà, 


RUS 

è  nelle  dignità  ecclesiastiche,  e  tale  fu  An- 
tonio ornamento  AtWovò^mQ  francesca- 
no^ che  ne  fu  eletto  ministro  generale  per 
opera  di  s.  Bernardino  da  Siena  e  confer- 
mato da  Eugenio  IV,  dal  capitolo  com- 
posto di  2000 frati,  come  leggo  nel  p.  Be- 
noffi, óVor/rt  minoriticap.  180, e  nellaiSìf- 
ries  Episc.Forocorneliensium  t.2,p.2  78, 
che  ricorda  pure  Vincenzo  e  BealriceRu- 
sconi  de'conli  Casali,  dell*istesso  ordine, 
che  meritarono  di  essere  posti  nel  cata- 
logo de'beati:  Nicolò  Rosea  de'Rusconi 
arciprete  di  Sondrio,  ebbe  la  gloria  del 
martirio  nel  1 6 1 8  peropera  de'cal vinisli. 
Furono  cardinali  Pietro  del  titolo  di  s.Su- 
sanna,e  Giorgio  vescovo  di  Trento,  che 
non  riportato  da  Cardella  non  ne  feci  bio- 
grafia. Altri  vescovi  sono, s.Eutiche,  Gio- 
vanni e  Valeriano  di  Como;  Giovanni  di 
Verona,  Girolamo  di  Cattare,  Giovanni 
di  Parma,  e  Lamperlo  o  Lamberto  arci- 
vescovo di  Milano,  oltre  Pier  Dionigio 
vescovo d' A matunta  neh  801.  Questa  fa- 
miglia, pel  cardinale  di  cui  parlo,  in  vari 
tempi  fu  aggregata  alla  nobiltà  di  Bolo- 
gna, di  Ravenna,  Anagni,  Alatri,  Feren- 
tino, Veroli  e  Foligno,  come  apprendo 
da  Cancellieri  eruditissimo,  nella  dedica 
a  questo  porporato,  che  l'eccitò  a  compi- 
larle (essendone  stato  governatore  e  be- 
nemerito, siccome  narra  Cancellieri,  che 
riporta  il  noverode'suoi  provvedimenti), 
delle  Notizie  i storiche  delle  chiede  di  s. 
Maria  in  Julia,  di  s.  Gio.  Calibita  nel- 
l'isola Licaonia,  e  di  s.  Tommaso  degli 
spagnuoli  o  della  Catena,  detta  poi  dei 
ss.  Giovanni  e  Petronio  de' bolognesi, ec, 
Bologna  1823.  11  medesimo  m'istruisce, 
ed  anche  nel  .Mercato  a  p.  284  su  questa 
opera  :  Robi  Rusca  il  Rusco,  ovvero  del- 
l' FI  istoria  della  famiglia  Rusca  Rusco- 
ni, Venezia  1677,  con  che  mi  tengo  di- 
spensato di  dire  altro.  Il  padre  Bartolo- 
meo, siccome  dotto  e  pio,  fu  sollecito  e  vi- 
gilante dell'educazione  morale  e  scienti- 
fica di  A ntonio, contribuendo  allo  svilup. 
pò  del  suo  ingegno,  nel  fargli  apprende- 
re in  Bologna  le  scienze;  ed  egli  vi  corri- 


KUS 

spose  lii  moflo,  che  ricevè  il  grado  di  dot  ■ 
tore  nel  gius  pontificio  e  cesareo.  Portalo 
si  in  Roma  per  dedicarsi  a  disposizione 
della  s.  Sede,  a  motivo  deirinciinazione 
che  avea  per  lo  stalo  ecclesiastico,  il  suo 
giusto  encomiatore  Cancellieri  incomin- 
ciò a  conoscerlo  dal  celebre  p.  Giulio  Ce- 
sare Cordara  gesuita,  ed  ivi  imparò  pre- 
sto ad  ammirarne  non  solo  le  sue  singo- 
lari virtìie  la  sua  edificante  condotta,  ma 
ancora  l'assidua  applicazione  allo  studio, 
pel  di  cui  più  facile  esercizio, subito  prin- 
cipiò a  formare  una  scelta  biblioteca,  dal 
suo  finissimo  gusto  poi  sempre  ampliata, 
ed  arricchita  di  nuovi  e  preziosi  acquisti. 
Clemente  XIV  lo  ammise  in  prelatura,  e 
tragliabbreviatoridi  parco  maggiore,  co- 
me trovo  nelle  Notizie  di  Romaj  e  poscia 
PioVI  lo  dichiarò  poncntedel  buon  gover- 
no,nellaqualerappresentanzagli  fu  com- 
messa la  visita  di  variecomunitàdellosta- 
to,  cioè  le  provincia  di  Sabina,  Marittima 
e  Campagna,  Pontecorvo  e  Benevento; 
onde  potè  dare  prove  della  sua  abilità  e 
del  suo  impegno  pel  pubblico  bene.  In  se- 
guito di  slraordinarie  e  gelose  commis- 
sioni egiegiamente  eseguite,  lo  slesso  Pio 
VI  lo  promosse  a  uditore  del  camerlenga- 
lo,  carica  già  dal  Pupa  esercitata,  e  nella 
quale  gli  si  apri  più  largo  campo  di  fare 
risaltare  la  già  sperimentata  perizia  nelle 
materie  legali  ed  economiche,  trovandosi 
a  contatto  del  camerlengo  cardinal  Carlo 
Rezzonico  nipote  di  Clemente  XIII.  Di 
poi  nel  1801  a'i5  dicembre  Pio  VII  lo 
accettò  uditore  della  s.  romana  rota,  per 
la  città  di  Bologna  che  lo  nominò;  per 
cui  il  prelato  per  mostrarsi  graloed  alfet- 
tuoso  cittadino,  fece  trasportare  dal  suo 
palazzo  in  Bologna  a  quell'istituto  delle 
scienze,  secondo  i  replicati  voti  degli  ar- 
cheologi bolognesi,  l'intatta  egregia  sta- 
tua di  Nerone  giovinetto,  non  ancor  de- 
pravato ne'coslumi,  che  arringando  nel 
senato  romano  in  favore  de'bolognesi  nel- 
la disgrazia  d'un  rovinoso  incendio,  ot- 
tennea  favor  di  Bologna  un  generoso  sus- 
sidio degnodellaoiunificenza  di  quell'au- 


R  U  S  227 

gusto  consesso.  Dopo  le  f;ilali  vicendedel- 
la  l' invasione  francese,  nel  i8i4  P^''  '* 
reintegrazione  della  sovranità  pontificia, 
prima  che  Pio  VII  ritornasse  a  Roma  sua 
sede,  commise  a  mg/  RÌK'arola[V .\è\  ri- 
pristinarvi il  papale  governo,  coadiuvato 
da  una  congregazione  di  slato,  membro 
della  quale  il  Papa  nominò  Antonio.  In 
premio  di  tante  fatiche,  ed  in  singolare 
attestato  di  vera  estimazione  e  fìducia,non 
solo  Pio  VII  nel  concistoro  degli  8  marzo 
1 8  1 6  lo  creò  cardinale  dell'ordine  de'pre- 
ti,  ma  eziandio  vescovo  d'Imola,  eh' era 
la  chiesa  diletta  chegovernata  nel  suo  car- 
dinalato, fino  a  quel  giorno  a vta  ritenu- 
ta, per  cui  il  cardinale  che  avea  nella  sua 
modestia  ricusato  i  vescovati  diComo  don- 
de traeva  origine  la  sua  famiglia, e  di  Cre- 
ma, pel  grande  onore  e  distinzione  che  gli 
si  compartiva  l'accettò.  Il  Cancellieri  ap- 
plaudì a  questa  duplice  promozione nell'o  - 
puscolo:  Prose,  iscrizioni  e  ver^/^Roma 
18 16.  A'29  aprile  il  Papa  gli  conferì  per 
titolo  la  chiesa  de'ss.  Gio.  e  Paolo,  al  qua- 
le il  cardinale,  oltre  varie  altre  beneficen- 
ze, a  sue  spese  rinnovò  la  campana  fatta 
già  dal  cardinal  Camillo  Paolucci,  e  con 
sua  iscrizione  e  stemma  solennemente  la 
benedì.  Inoltre  Pio  VII  lo  annoverò  alle 
congregazioni  de' vescovi  e  regolari,  del- 
l'esame de' vescovi  in  sagri  canoni,  del  con- 
cilio, dell'indulgenze  e  s.  reliquie;  quindi 
lo  consagrò  egli  stesso  vescovo  nella  cap- 
pella segreta,  in  uno  al  cardinal  Riganti 
vescovo  d'Ancona,  ciò  che  rilevo  nel  n." 
3  3  del  Diario  di  Roma  del  181 6.  Nel  n." 
41  poi  è  detto.  >»  Lunedì  mattina  partì 
da  questa  metropoli  Tem."  R.usconi  alia 
volta  d'Imola,  per  assumere  le  pastorali 
cure  di  quel  vescovato.  Reca  esso  a  quel- 
la cattedrale  4  calici,  uno  de'quali  d'oro, 
ed  un  reliquiario,  pregiatissimo  per  il  va- 
lore non  meno,  che  per  l'eccellenza  del  la- 
voro, doni  tutti  trasmessi  alla  detta  cat- 
tedrale dall'  animo  munifico  e  tenero  at- 
taccamento del  s.  Padre  per  quella  giàsua 
particolare  chiesa  vescovile,  essendosi  an- 
che degnato  accordare  alle  dignità  e  ca- 


228  R  U  S 

nonici  del  dello  capitolo  onorlficenlissi- 
raedistinzioni.  Il  sig.*'Gio.  Camillo  Rusco- 
ni (figlio  del)  germano  fratello  del  lodalo 
em.''e  maggiore  della  truppa  urbana  di 
Bologna,  con  pontificio  breve  è  stato  de- 
corato del  titolo  di  marchese,  per  la  co- 
stante fedelissima  adesioneal  principato." 
Oltre  l'errore  che  ho  emnndato  tra  le  pa- 
rentesi, noterò  che  il  titolo  di  marchese 
non  fu  concesso  al  nipote  Gio.  Camillo, 
ma  bensì  ai  due  fratelli  germani  del  car- 
dinale, Pier  Dionigio  primogenito  e  Do- 
menico cadetto.  Nell'articolo  Imola,  oltre 
di  aver  toccato  di  tali  doni,  indicai  come 
nel  tempb  dell'invasione  francese  in  Bo- 
logna e  Cento  i  Rusconi  ospitarono  i  mi- 
seri, de'sacerdoti  e  de'canonici  Vaticani, e 
tra  essi  Rusconi  si  distinse  il  march.  Giu- 
seppe fratello  cugino  del  genitore  del  card  i- 
nale(e  padre  del  vivente  rispettabiFe  mg.*^ 
Giovanni  Rusconichiericodi camera, con- 
sultore di  stato  per  le  finanze^  già  vice- 
maggiordomo, ministro  delle  armi,  e  dei 
lavori  pubblici  del  Papa  regnante).  Ivi  an- 
cora narrai  le  principali  benemerenzedel 
cardinale  colla  diocesi,  e  come  per  cura 
dell'elegante  penna  del  eh.  ab.  d.  Dome- 
nico Marsella,  fece  decorosamente  pub- 
blicare le  memorie  de'vescovi  predeces- 
sori nella  sunnominata  SeriesAÌ  cardina- 
le non  risparmiò  fatica  per  promuovere 
il  maggior  bene  della  sua  vasta  diocesi, 
■visitandola  in  ogni  parte  ancorché  alpe- 
stre, eccitando  popolo  e  clero  all'esecuzio- 
ne de'propri  doveri,  non  solo  con  l'esem- 
pio, ma  con  fervorose  omelie  e  zelanti  no- 
tificazioni. Decorò  la  cattedrale  di  maesto- 
so altare  maggiore,  tutto  di  scelti  marmi, 
proporzionato  alla  magnificenza  de!  tem  • 
pio.  Nella  diocesi  colla  spesa  di  circa5,ooo 
.scudi  edificò  la  chiesa  parrocchiale  e  an- 
nessa canonica  in  Poggiolo,  indi  la  con- 
sagrò; avendo  così  liberata  dalla  parroc- 
chia la  chiesa  unita  al  casino  de'vescovi, 
nella  villa  di  Torrano,  rinnovando  la  fab- 
brica, aumentandola  e  fornendola  di  mo- 
bilio. Ristabilì  i  cappuccini  in  Imola  e  in 
Ltìgn:!  minori  osservanti  riformati  in  I- 


RL  S 
mola,  nel  subuibano  santuario  della  Ma  • 
donna  di  Piratello,  e  in  Massa  Lombar- 
da; le  monache  domenicane  in  Imola  e 
in  Castel  Bolognese,  e  nella  i.'  anche  le 
francescane,  nel  magnifico  luogo  abitato 
prima  dalle  Slefane,  donde  le  alunne  di 
s,  Giuseppe  trasferì  nell'adatto  locale  del- 
le cappuccine,  poi  occupato  dal  semina- 
rio, al  cui  lustro  e  incremento  dedicò  la 
sua  sollecitudine  pastorale.  Con  diverse 
iscrizioni  abbellì  Imola,  sia  nella  chiesa 
del  monastero  delle  domenicane,  in  lode 
di  Pio  VII  suo  immediato  predecessore, 
che  in  altri  modi.  Pio  VII  nel  1820  lo 
dichiarò  legato  di  Rai'enna,o\eco\\ocò\- 
scrizioni  al  piedistallo  della  statua  in  bron- 
zo di  Alessandro  VII,  eretta  sulla  piazza 
di  s.  Francesco;  ed  altre  nell'aula  del  pa- 
lazzo apostolico  della  legazione,  dove  nel- 
la volta  fece  dipingere  lo  stemma  genti- 
lizio di  Pio  VII,  e  tìeile  pareli  rinnovò 
quellide'cardinali  legati, dal  tempo  diGiii- 
lio  11,  a  quello  del  proprio  predecessore, 
già  cancellati  nelle  commozioni  politiche. 
Per  l'aniore  che  avea  per  la  scienza  epi- 
grafica, la  quale  coltivò  con  successo,  a- 
vendo  unito  una  doviziosa  collezione  di 
antiche  iscrizioni,  ne  fece  generoso  dono 
al  museo  lapidario  Vaticano,  con  piacere 
del  Papa  e  degli  archeologi  romani,  co- 
me leggesi  neWEUnco  dé'soggetti  esisteii' 
dnclMuseoì^aticano^^nhhWc^io  dai  d'E- 
ste  nel  182 1;  e  nella  prefazione  del  Mt- 
seo  Chiaramonli  de.ficrillo  e  illustralo  ila 
F.  A.  Visconti,  e  G.  A.  Gtiattani.  Morto 
Pio  VII  nell'agosto  1828,  gli  celebrò  so- 
lenni funerali,  e  pubblicò  una  lettera  pa- 
storale per  eccitare  lutti  a  pregare  Dio 
per  la  sollecita  elezionedel successore.  Por- 
tatosi in  Roma  al  conclave,  scelse  per  Da- 
pìfero il  Cancellieri.  L'eletto  Leone  XII 
subito  lo  confermò  nella  legazione  di  Ra- 
venna, che  continuò  a  governare  con  lo- 
devole prudenza,  mediante  la  quale  gli 
riuscì  definire  la  vertenza  sulla  strada 
Faentina,  inceppata  da  3  anni,  e  da  lui 
fatta  proseguire,  e  ridurre  quasi  al  suo  ler- 
minecon  applauso  comune.Intanto  giua* 


RUS 
to  il  cardiiinleairetà  di  Scanni  compiti, 
siamrnulò  d'infermità  infiammatoria, ed 
in  Imola  passò  al  riposo  de'giusti  il  i.°  a- 
gusto  del  1825.  Nella  cattedrale  gli  fu- 
louo  celebrale  decorose  esequie,  ed  ivi  re- 
stò sepolto  col  compianto  de'  diocesani. 
Sarà  perenne  la  memoria  di  questo  am- 
plissimo cardinale,  per  le  molle  virtù  eh» 
rifulsero  in  lui,  e  lo  accompagnarono  in 
tutti  i  nobili  impieghi, che  con  somma  lo- 
de sostenne  in  tempi  scabrosi.  11  n°  62 
del  Diario  di  Roma  del  1 825,  ne  annun- 
zia la  perdita  con  parole  di  elogio. 

RUSGONlA,RUSGUNlAoRUSCO- 
^'I A.  Sede  vescovile  della  MauritianaCe' 
sariense,  nell'Africa  occidentale,  sotto  la 
metropoli  di  Giulia  Cesarea.  Si  chiamò 
Colonia  Augusta  Rusconia,  perchè  si  cre- 
de che  fondasse  la  città  Marco  Pinario 
Rusca  pretore  romano,  che  conquistò  la 
Sardegna,  pose  in  rotta  i  corsi  nel  569  di 
Roma,  e  per  aver  soggiogali  i  popoli  del- 
la Magna  Grecia  si  vuole  aver  dato  il  no- 
me a  Rossano.  Prese  poi  il  nome  d'Au- 
gusta probabilmente  per  la  colonia  che 
vi  dedusse  Augusto  o  qualche  altro  im- 
peratole romano.  Si  conoscono  due  ve- 
scovi: JVumerìano  che  nel  4^9  ^"  ^1  con- 
cilio di  Cartagine,  legato  de' vescovi  di  sua 
provincia;  e  Bonifacio  esiliato  nel  4^4  dal 
re  de' vandali  Unnerico,  per  non  avere  sot- 
toscritte l'erronee  proposizioni  de'dona- 
tisti  nella  conferenza  di  Cartagine.  Mor- 
celli,  Jfr.  dir. 

RUSiCADEoRUSICCADIA.Sedeve- 
scovile  di  Numidia  nell'Africa  occidenta- 
le, sotto  la  metropoli  di  Cirta.  Ebbe  3  ve- 
scovi: Verulo  del  255,  Vittore  del  3o5, 
Faustiniano  del  4  '  '  •  Morcelli,  /4fr.  chr, 

RUSIO.  Sede  vescovile  della  Tracia, 
eretta  nel  Y  secolo  sotto  la  metropoli  di 
TraianopoIi,e  nel  IX  divenne  arcivesco- 
vato onorario,  chiamala  anche  Topiris. 
Ebbe  pure  vescovi  latini,  tra 'quali  si  co- 
noscono, Giovanni  di  Chartres,  rinomato 
teologo  domenicano,  fallo  vescovo  da  Ur« 
bano  V  nel  1 368; Enrico  morto  nel  1 3g  i , 
bui  finir  del  quale  aauo  per  sua  morie 


RUS  229 

Bonifacio  IX  elesse  Enrico  Ringourt  dei 
frati  minori.  Oriens  dir,  t.  3,  p.  1098. 

RUSPA. Sede  vescovile  della  Bizacena, 
nell'Africa  occidentale,sotto  la  metropoli 
d'Adrumeto,  che  si  vuole  corrisponda  a 
Elfagua  borgo  della  reggenza  diTunisi  in 
Barberia,  o  situata  tra  il  castello  Acoli - 
tano  e  il  municipio  d'Usilla.  Si  conosco- 
no 4  vescovi:  Stefano  esiliato  nel  484  da 
Unnerico  re  de' vandali,  per  aver  profes. 
salo  le  verità  cattoliche  contro  i  donati- 
sti; Fulgenzio  distinto  per  la  sua  pietà  e 
dottrina,  consagrato  vescovo  nel  5o8  e 
morto  santamente  nel  533;  Feliciano  che 
gli  successe  fu  nel  534  al  concilio  di  Car- 
tagine, nel  quale  si  trattò  de'privilegi  dei 
monaci;  e  Giuliano  che  sottoscrisse  la  let- 
tera del  concilio  Bizaceiio  nel  64  ^  all'im- 
j)eralore  Eraclio,  condannando  gli  errori 
de'monoteliti.  Morcelli,  Afr,  dirisl.j  Ar- 
duino, Condì,  t.  3.  Ruspa,  Ruspenjèoviì 
un  titolo  vescovile  in  parùbus,  sotto  l'ar- 
civescovato in  parùbus  d'i  Carlagine,che 
conferisce  il  Papa. Gregorio  XVI a'2 7  lu- 
glio 1839  lo  conferì  a  mg."^  Romualdo  Xi- 
nieno  domenicano  della  provincia  del  ss. 
Rosario,  e  coadiutore  del  vicario  aposto- 
lico del  Tunkino  orientale,  che  fu  consa- 
giato  in  quella  regione,  con  tutte  le  cere- 
monie  della  chiesa  cattolica,  come  ripor- 
ta il  p.  Guglielmotti,  nelle  Memorie  delle 
missioni  cattoliche  nel  regno  del  Timdii- 
nOj  p.  241  e  seg. 

RUSPlNAoRUSPlTA. Sede  vescovi- 
le  dell'Africa  nella  provincia  Bizacena,  il 
cui  vescovo  Secondo  nel  4i  '  f«J  alla  con- 
ferenza di  Cartagine  tenuta  dai  cattolici. 
IMorcelli,  Àfr.  christ. 

RUSPOLl  Bartolomeo,  Cardinale. 
De'principidiCe/ve^er/,naloinRomaa*25 
agosto  1 697  di  chiaro  sangue,  di  cui  par- 
lai nel  vol.XLl,p.  190;  allorché  fu  in  età 
di  vestire  l'abito  prelatizio, Clemente  XI 
ue'primi  del  i7i9rammise  tra'protono- 
lari  apostolici,  e  per  sua  morte  meritò  càie 
il  s.  collegio  lo  scegliesse  a  Governatore 
del  Conclave  ;  incarico  eh*  egli  esercitò 
con  lauta  vigilanza  e  splendidezza,  che 


23o  RUS 

Teletlo  Innocenzo  XIII,  suoaflìne,  lo  pro- 
mosse alla  carica  di  segretario  de  Memo- 
riali^ e  dopo  il  di  lui  breve  pontificalo 
Benedetto  XIII  non  gli  diede  subito  al- 
cuna provvista,  finche  avendo  il  proprio 
nipote  duca  di  Gravina  sposato  la  sorella 
del  prelato,  a*28  novembre  1 724  lo  fece 
segretario  della  s.  Congregazione  di  pro- 
paganda/ideyeneì  seguente  anno  il  Papa 
si  portò  a  consagrare  la  chiesa  di  Vigna- 
nello,  feudo  della  famiglia,  nella  delega- 
zione di  Viterbo  (F).  Clemente  XII  a'2 
Ottobre  1780  lo  creò  cardinale  diacono 
de'ss.  Cosma  e  Damiano,  e  gli  assegnò  le 
congregazioni  de*  vescovi  e  regolari,  dei 
riti,  di  propaganda,  del  concilio,  della  rev. 
fabbrica  di  s.  Pietro,  di  consulta,  del  buon 
governo,  dell'indice,  della  concistoriale, 
delle  acque,  e  de'confìni.  Nel  1734  lo  no- 
minò gran  priore  dell'ordine  g:^ro5o///72i- 
iano  in  Roma.  Indi  successivamente  lo 
fece  protettore  dell'ospizio  apostolico  di 
«.Michele,  dell'ordine  de'cappuccini,  del- 
le arcicoofraternite  del  ss.  Crocefisso,  del 
Carmine  in  s.  Grisogono,  di  s.  Angelo  in 
Borgo,  degli  Agonizzanti,  del  ss.  Sagra- 
inento  in  s.  Francesco  di  Paola,  di  s.  Eli- 
gio de'Ferrari,  della  confraternita  di  s. 
Maria  in  Via,  e  dell'università  de'mer- 
canti.  Lo  fu  pure  della  chiesa  e  ospedale 
di  s.  Giacomo,  delle  monache  cappucci - 
neal  Quirinale, delle  maestre  pie,  de'mo- 
nacidiMouteLibanoiuss.  Pietro  e  Mar- 
cellino, del  collegio  germanico  ungarico. 
Fu  del  numero  de'cardinali  elettori  diBe- 
«edetto  XIV,  e  finì  i  suoi  giorni  in  Vi- 
gnanello  a'2  1  maggio  1 74 1  ,d'anni  44  "O^ 
compiti,  compianto  per  le  sue  belle  qua- 
lità,e  per  vederlo  rapito  in  robusta  età.  Il 
corpo  fu  trasferito  in  Roma,  ed  ebbe  se- 
poltura nell'ingresso  della  chiesa  de'cap- 
puccini, a  tenore  della  testamentaria  sua 
disposizione,  sotto  una  lapide  marmorea 
e  adorna  delle  insegne  cardinalizie,  eoa 
semplicissima  iscrizione. 

RUSSI  A,  Russica.  Il  più  vasto  impero 
della  terra,  nell'Europa  settentrionale, 
immensa  monarchia  che  i  geografi  dicono 


RUS 
comprendere  la  9.'  parte  circa  del  con- 
tinente orientale  e  quasi  la  28.^  di  tutto 
il  globo  abitabile,  e  perciò  vuoisi  supe- 
rare di  molto  l'ampiezza  del  romano  im- 
pero, che  pure  stendeasi  dall'isole  Britan- 
niche sino  all'Eufrate.  Dispiegasi  nel  nord 
dell'emisfero  boreale  tra  36"  20'  e  78** 
2.5'  di  latitudine  nord,  e  tra  il  1 7°di  lon- 
gitudine est,  e  1 32°di  longitudine  ovest,  il 
che  forma  una  longitudine  totale  dÌ2  1 1  **. 
Slendési  questo  gigantesco  e  colossale  im- 
pero nel  nord  dell'Europa,  nel  nord  e  nel- 
l'ovest dell'Asia,  e  nel  nord  ovest  dell'A- 
merica settentrionale.  L'Oceano  Ghiac- 
ciale artico  lo  limila  al  nord;  all'ovest  so- 
no i  suoi  confini  segnati  i.^ dalla  Tana, 
dai  monti  Dofrini  e  dal  Torneo,  dal  lato 
della  monarchia  svedese;  poi  dal  Baltico 
e  dagli  stati  prussiani;  dal  Niemen,  dalla 
Bobra,  dalla  Narew  e  dal  Bug,  verso  lo 
stalo  di  Polonia;  dalla  provincia  austria- 
ca di  Gallicia,  da  cui  lo  separa  in  parte 
la  Podhorce;dalPrut  e  dal  Danubio  ver- 
so la  Turchia  europea.  Alsudsonoil  mar 
Nero,  la  Turchia  asiatica,  la  Persia, colla 
quale  il  monte  Ararat  e  l'Arasse  servono 
di  limite;  il  mar  Caspio,  la  Tarlarla  in- 
dipendente, verso  la  quale  segnano  per 
assai  gran  tratto  la  frontiera  il  fiume  U- 
ral,  rUi,  ilTobol,  l'Abuga,  il  logo  Den- 
ghiz-K-ul,  ed  il  Gorkila-Atzu;  l' impero 
Cinese,  il  cui  confine  taglia  il  lago  Balkac 
e  siegue  il  Piccolo  Aliai,  i  monti  Sanyask, 
l'Argun  ed  i  monti  Stanovoi;  finalmente 
il  giand'Oceano  boreale.  All'est  la  Rus- 
sia tocca  la  nuova  Bretagna,  cioè  i  pos- 
sedimenti inglesi  dell'America  settentrio- 
nale. La  più  grande  lunghezza  di  questo 
impero  è  di  circa  3, 000  leghe,  e  trovasi 
verso  il  55"  parallelo;   la  massima  lar- 
ghezza tanto  in  Europa,  compresi  tulli 
i  paesi  Caucasii,  sotto  il  ^/\°  caendìano^ 
come  in  Asia  il  'j5°  o  sotlo  il  100",  è  di 
700  leghe;  la  superficie  totale  può  salire 
a  1 ,0  r  7,400  leghe  quadrate,  delle  quali 
261 ,000  per  l'Europa,  684,000  per  l'A- 
sia,e72,4oo  peri' America.  Altri  diminui- 
scono di  molto  tale  enorme  cifra,  ed  affer- 


RUS 
mano  contenere  l'impero  russo  347,000 
miglia  quadrate,  delle  quali  47,000  iu 
Europa,  276,000  in  Asia,  24,000  in  A- 
inerica.  L'impero  romano  al  tempo  della 
sua  maggiore  grandezza,  si  dice  che  non 
sorpassò  3oo,ooo  miglia  quadrate,e  l'im- 
pero cinese  non  ne  ha  che  128,000.  11 
tedescoletterato  Wichmann  nella  sua  de- 
scrizione della  monarchia  russa  dà  un'i- 
dea della  vastità  di  questo  impero  para- 
gonandolo con  diversi  stati  nel  seguente 
modo.  La  Russia  è  più  grande  della  Fran- 
cia 28  volte,  dell'Austria  29,  della  Sve- 
zia 38,  della  Confederazione  renana  82, 
dell'impero  Ottomano  5,  di  quello  Cinese 
4  778,  della  Persia  7,  del  Giappone  39. 
Osserva  l'avv.  Castellano,  che  nell'am- 
pia estensione  dell'impero  russo  si  nove- 
rano 1 263  città  e  circa  268,000  villaggi, 
mentre  quasi  altrettante  città  si  conten- 
gono nel  regno  di  Francia,  che  si  calcola 
34  volle  più  piccolo^  e  5  IO  se  ne  anno* 
verano  nel  regno  de'Paesi  Bassi,  il  quale 
forma  una  3oo.a parte  del  russo  impero. 
Dirò  poi  con  altri  geografi,  il  vastissimo 
impero  della  Russia  racchiude  nel  suo 
seno  i  deserti  più  aridi  e  i  paesi  più  de- 
liziosi; che  sovente  nel  tempo  medesimo 
è  ingombro  da  ghiacci  ed  avvivato  dalla 
più  rigogliosa  vegetazione; che  mentre  la 
neve  copre  le  immense  paludi  della  Si- 
beria, il  paradiso  delle  rose  alle  radici  del 
Caucaso  rimane  avvizzito  dall'estivo  ca- 
lore; offre  nel  suo  moudo  morale, siccome 
in  quello  della  natura,  una  sterminata 
varietà  di  popoli,  di  costumanze,  di  usi, 
di  civiltà,  di  linguaggi,  di  religioni.  L'a- 
spetto generale  della  Russia  offre  piuttosto 
una  superficie  piana  che  montuosa,  né 
vi  sono  che  4  catene  di  montagne  impor- 
tautissi  me:ilCaucaso,i  monti  Urali,i  mon- 
ti Stanovoi  o  lablonnoi,  e  finalmente  u- 
na  catena,  che  nella  Russia  americana 
fiancheggia  la  costa  del  grand'Oceano.  Le 
altre  alture  denominate  montagne,  non 
sono  quasi  in  realtà  che  colline:  le  mon- 
tagne vulcaniche  della  penisola  delKamt- 
sciatka  sono  osservabili  per  una  maggior 


RUS  23i 

elevatezza,  e  soprattutto  pe'loro  vulcani. 
Le  acque  di  quest'impero  Irovansi  distri- 
buite tra  5  grandi  bacini;cioè dell'Ocea- 
no Ghiacciale,  del  Baltico, del  mar  Nero, 
del  Caspio  e  del  grand'Oceano.  Più  esteso 
è  il  i.°,  comprendendo  in  Europa3 fiumi 
principali,  la  Dvina  del  nord,  il  Mezen  e 
la  Pelsciora;  in  Asia  l'Obi,  il  lenisci,  l'O- 
lenek,  la  Lena,rindihirka  e  la  K.olyma. 
1 1  Torneo,la  Ne  va,  la  Dvina  del  sud  o  Du- 
na, e  il  Niemen  sono  i  tributari  più  no- 
tabili del  Baltico.  Nel  bacino  del  mar  Ne- 
ro, sono  in  Europa  ilDniester,  ilDnieper 
o  Nieper  o  Borìstene,  il  Bug,  il  Don  che 
cade  nel  mare  d'Azov,  il  Ruban ,  ed  in 
Asia,  il  Rioni  o  Fasi.  La  parte  europea 
della  Russia  manda  al  Caspio  il  Volga, 
che  è  il  maggior  fiume  dell'Europa;  la 
parte  asiatica  offre  nella  dipendenza  di 
questo  mare  il  Rur  che  riceve  l'  Arasse. 
11  bacino  del  grande  Oceaaoè  pochissimo 
esteso  e  presenta  soltanto  in  Asia  l'Aua- 
dyr^  tributario  del  mare  di  Bering,  ed  in 
America  il  fiume  di  Rame  o  del  Control- 
lore. 11  maggior  lago  di  Russia  é  il  Baikal 
verso  il  sud  della  Siberia,  nel  bacino  del- 
rienisei,  il  Ladoga,  rOnega,rilmen  ed  il 
Peipus,  che  sgorgano  nel  golfo  di  Finlan  • 
dia;  il  Belo  che  appartiene  alla  parte  su- 
periore del  bacino  del  Volga;  l'Enara  e 
rimandra,  vicini  all'Oceano  Ghiacciale, 
ed  il  Bolchei  che  manda  le  sue  acque  al 
mare  d'Azov,  sono  i  laghi  più  rimarche- 
voli della  parte  europea:  tra  gl'innume- 
rabili  laghi  de'quali  è  gremita  la  Finlan- 
dia, sono  più  osservabili  il  Paejiane  e  il 
Salma.  Ingenerale  i  territorii  bassissimi 
che  circondano  il  mar  Bianco  ed  il  Bal- 
tico, e  quelli  che  trovansi  verso  i  limili 
de'bacini  di  quest'ultimo,  del  mar  Nero 
e  del  Caspio,  racchiudono  una  moltitu- 
dine straordinaria  di  laghi,  e  qua  e  là 
grandi  paludi,  come  quella  di  Pinsko  o 
del  Pripet.  Il  Tchany  e  il  Samy,  nel  sud- 
ovest  della  Siberia,  stanno  vicini  all'Ir- 
iisch;  il  Piasino  neiuiord  comunica  coU'O- 
ceanoGhiacciale  mediante  laPiasina.Nel- 
Tovest  della  Russia  americana,  vi  è  il  la- 


23a  R  U  S 

go  Chelckhovo.  La  piana  superfìcie  della 
Kussia,  i  mari  che  l'accerchi auo,  i  mae- 
stosi fiumi,  i  grandi  laghi  hanno  agevo- 
lato la  costruzione  di  canah  navigabihche 
mantengono  dall'una  estremità  all'altra 
-vive  le  comunicazioni,  ed  il  traffico  fio- 
rente. Un  triplice  sistema  di  navigazione 
trovasi  stabilito  tra  il  Baltico  e  il  Caspio, 
j)er  mezzo  de'canali  di  Maria,  di  Tikhvin 
e  di  Vychnei-Volotchok  che  fanno  comu- 
nicare il  Volga  co'liighi  Onega,  Ladoga 
e  llmen:  ai  quali  3  sistemi  si  congiungo- 
no  parecchi  altri  canali,  come  quelli  di 
Ladoga,  diJNovgorod  o  diSievers,  diSvir 
e  di  Sias.  11  canale  di  Kubensk  o  del  du- 
ca  Alessandro  di  Wurtemberg  è  destina- 
to a  riunire  i  bacini  de'mari  Bianco, Ca- 
spio eBaltico;  il  canale  del  JNordoSeve- 
j  o  lekaterinski  mette  in  comunicazione  i 
))rimi  di  detti  bacini.  Le  acque  tributarie 
da  un  latodelgolfodiFinlandia,edairal- 
tro  del  golfodi  Livonia, stanno  unite  me 
diante  i  canali  di  Fellin,  di  Verro  e  di 
Velikia-Luki.  La  congiunzione  dei  bacini 
del  Baltico  e  del  mar  Nero  formasi  con  i 
canali  della  Beresina  e  di  Lepel,  d  Ogin- 
ski  e  Royal;  fece  Pietro  I  incominciare 
quelli  della  Hamyschinkaed'lvauov,  per 
unire  il  mar  Caspio  al  mar  Nero  a  mezzo 
del  Don  e  del  Volga,  li  nome  di  Russia 
desta  Tidea  d'una  temperatura  fieddissi- 
ma;  in  fatti  se  si  consideri  l'altezza  della 
latitudine  nella  massima  parte  di  questa 
contrada,  si  deve  trovarvi  un  rigido  cli- 
ma. Anzi  a  latitudine  eguale,  il  freddo  è 
quivi  maggiore  che  non  nella  più  parte 
degli  altri  paesi  d'Europa, e  cresce  gene- 
ralmente d'intensità  a  misura  che  si  pro- 
gredisce verso  il  nord  :  il  paese  accosto  al 
marBaltico  gode  d'una  temperatura  mo- 
derata, a  paragone  delle  immense  pianu- 
re che  distendonsi  tra  il  Volga  ed  i  monti 
Urali,  e  de'deserti  della  Siberia;  in  quasi 
tutte  le  parti  di  questa  il  freddo  è  abba- 
stanza violento  nell'inverno  per  far  gela- 
re il  mercurio.  A  Taganrog,  porlo  del  ma- 
re d'Azov,  più  meridionale  di  Parigi  e 
Àilualo  più  di  1  a"  al  sud  di  Piclrubui  go, 


RUS' 

il  termometro  scende  bassO  quanto  in  que- 
st'ultima città,  cioè  abitualmente  a  1 5"  e 
20°R.  e  talvolta  a  26"  e  3o°.  Il  freddo 
che  predomina  nelle  contrade  più  boreali 
della  Russia  non  è  sopportabile  se  non  da- 
gli abitanti  che  vi  sono  accostumati,  e  le 
cui  razze  piccole  e  gracili,  conosciute  sot- 
to il  nome  di  Laponi  e  Samojedi,  errano 
sulle spiaggiedeirOceano  Ghiacciale: co- 
là notti  d'alquante  settimane,  ed  anche 
di  qualche  mese  succedono  a  giorni  assai 
lunghi',  una  rapida  estate  basta  appena 
allo  sviluppo  d'una  meschina  vegetazio- 
ne. All'altra  estremità  dell'impero,  laBes- 
sarabia,  la  Crimea  e  le  regioni  Caucasie 
godono  d'un  clima  delizioso;  ma  men  sa- 
lubre vi  è  l'aria  che  non  nelle  altre  parti, 
andandovisi  soggetti  ad  epidemie  assai 
frequenti.  Lo  scorbuto  e  l'emorroidi  sono 
malattie  endemiche  in  Russia.  Se  si  eccet- 
tuino la  massima  parte  della  regione  si- 
tuata al  di  là  del  60.°  grado  di  latitudi- 
ne, e  le  parti  montuose,  la  Russia  è  un 
paese  fèrtile  che  potrebbe  alimentar  mol- 
to maggior  numero  di  abitanti  che  non 
ha  :  sopra  questa  porzione  capace  d'  u- 
na  coltura  vantaggiosa  ,  la  metà  è  data 
all'aratro  e  somministra  ancora  al  di  là 
del  necessario  al  consumo.  Tra  i  prin- 
cipali ostacoli  al  perfezionamento  dell'a- 
gricoltura devesi  porre  la  schiavitù  dei 
contadini,  e  la  incuria  che  dulia  loro  con- 
dizione risulta.  11  suolo  non  entra  quasi^ 
per  niente  nella  stima  de'  beni  fondi;  si 
valutano  dal  numero  d'uomini  che  in  es- 
si vivono  attaccati  alla  gleba.  11  grano  è 
la  prima  ricchezza  vegetabile  della  Rus- 
sia ;  abbonda  soprattutto  in  Europa  nei 
governi  del  centro  :  le  raccolte  principali 
sono  quelle  di  segala  e  a  vena,  poi  in  meno 
quantità  il  frumento,  l'orzo,  il  miglio,  il 
saraceno,  il  maiz.  La  ledianka  o il  frumen- 
to di  ghiaccio,  è  una  specie  di  grano  che 
coltivasi  nelle  regioni  settentrionali, uè  te- 
me  il  freddo.  La  canapa  coltivasi  con  at- 
tenzione, e  ne  produce  abbondante  quan- 
tità. Il  rabarbaro  di  Siberia  è  ricercato; 
cumuuc  il  lupulp  e  il  lubuuco.  lu  geuciu- 


RUS 
le  i  fruiti  sono  luediocri;  delle  nocciuole 
^e  ne  fa  pt-odigio!>oconsun)o;ia  varie  par- 
ti le  uve  sonueccelienli,  come  iu  Giorgia 
e  in  Astrakan;  il  governo  va  incoraggian- 
do l'economia  rurale.  I  boschi  sono  pre- 
cipuamente composti  di  pini,  abeti  ,quer- 
tie,  pioppi,  ec:  in  alcune  parti  sono  selve 
immense,  in  altre  se  ne  manca.  In  ragio- 
ne de'di  versi  climi  che  ne  abbracciano  l'e- 
stensione, la  Russia  ha  un  regno  anima- 
le svarialo  quanto  il  vegetabile.  1  cavalli 
si  trovano  da  per  tutto,  tranne  nella  zo- 
na ghiacciale;  sono  agili  e  forti, ed  alouiie 
l'uzze  sono  bellissime.  11  cammello  serve 
a^sai  di  movente  da  cavalcatura  agli  abi- 
tunti  delle  steppe;  ne'ghiacci  del  nord  il 
rangifero  serve  da  bestia  da  tiro,  da  soma 
e  da  alimento.  La  specie  bovina  e  la  pe- 
corina è  mediocre, eccettuale  alcune  par- 
ti. I  porci  sono  comunissimi;  vi  sono  pure 
capre.  Abbondanti  sono  le  bestie  selvati- 
che, cosi  la  selvaggina,  massime  i  volati- 
li, per  le  svariate  penne,  e  le  caccie  pia- 
cere favorito  della  nobiltà.  Animali  im- 
portanti pel  commercio  delle  pelli  sono 
le  martore ,  i  zibellini,  ed  ì  castori  della 
iìiberia;  le  lontre,  le  volpi,  gli  scoiattoli, 
gli  eruieilini,ec.:  in  Siberia  si  trova  il  mu- 
schio. La  pesca  è  una  sorgente  immensa 
di  ricchezze  per  la  Russia;  copiosa  e  mol- 
teplice è  la  qualità de'pesci,  essendovi  an- 
che le  balene.  L'educazione  delle  api  è  ge- 
neralmente accuratissima;  quella  de'ba- 
chi  da  seta  antichissima  nel  Caucaso  ,  si 
è  propagata  trai  russi.  11  coccus poLoìio- 
rum  somministra  bel  colore  cremisino. 
La  Russia  è  uno  de' paesi  più  ricchi  di  mi- 
nerali; produce  il  platino,  abbondanti  mi- 
niere d'oro,  che  nel  1 84?  dierono  87,030 
libbre  romane;rainiered'argento,di  rame, 
di  stagnOj  di  piombo,  di  ferro,  di  mercu- 
rio, d'antimonio,  di  zinco,  di  granilo,  di 
marmi  d'ogni  colore,  di  ardesia,  di  gesso, 
di  serpentino,  di  terra  da  porcellana,  d'a- 
mianto, di  diaspro,  d'alabastro,  di  cristal- 
li,di  lapislazzuli,  di  rubini,  di  topazi,d'ac- 
que  murine,  d'amelisli,  di  berilli,  di  gra- 
uale,  di  muiachile,  di  aiàoiili;  di  zaillri, 


RUS  233 

di  smeraldi,  di  opali,  di  calcedonie,  d'o- 
nici, d'agate,  di  corniole,  di  diamanti. 
Tanto  è  ricco  il  regno  minerale,  che  lun- 
go sarebbe  a  indicare  le  parti  che  danno 
le  accennate  produzioni  ;  certamente  la 
Siberia  n'è  feracissima  produttrice.  Vi  so- 
no sorgenti  salse  e  laghi ,  che  sommini- 
strano sale  bianchissimo.  Grande  quan- 
tità di  petrifìcazioni  si  rinviene  in  Sibe- 
ria. Questo  interessantissimo  e  immenso 
regno  non  è  una  terra  incognita  per  le 
visite  che  vi  fecero  gli  scienziati,  ma  per 
una  ben  piccolissima  parte  nefu  percorsa 
la  superfìcie.  Nella  primavera  del  1802  si 
disse  che  il  conte  AnlonioDemidofl'avea 
preparalo  una  grande spedizionescientifi- 
ca  nella  Siberia, a  sue  spese  e  sotto  la  per- 
sonale sua  direzione.  L'alta  importanza 
della  Siberia,  per  la  descrizione  fisica  della 
terra,  fu  dimostrala  da  Alessandro  Hum- 
boldt nella  classica  opera,  l'^^ta  Centrale,  i 
Chiunque  si  reca  a  visitare  il  museo  mi- 
neralogicodi  Pietroburgo,  o  il  gabinello 
del  duoa  diLeuchlenberg,non  può  a  me-' 
nodi  restareattonito all'aspetto  delle  pre- 
ziose rarità  che  dalla  Siberia  provengo- 
no, tanto  rinomata  per  le  sue  miniere  di 
metalli  preziosi.  La  California  e  il  Brasi- 
le sai  anno  più  abbondanti  d'oro,  ma  per 
la  mineralogia  e  per  lo  studio  delle  pie- 
tre non  ponno  stareal  confronto  della  Si- 
beria, la  quale  è  inoltre  importante  per 
la  botanica  e  la  zoologia:  le  più  mirabili 
rarità  zoologiche  del  museodi  Pietrobur- 
go provengono  dalla  Siberia.  Vedasi  Fi- 
scher, Storia  della  Siberia,  Pietroburgo 
j  774Svariatissima,come  opulentissima 
è  l'industria  russaj  come  ne'corami,  nel- 
le telerie,  cordaggi,  fabbricazione  d'armi, 
ne'lavori  di  metalli  e  di  ferro,  vetrerie, 
cartiere,  raffinerie,  stoffe  di  cotone  e  se- 
ta, di  panni,distillerie  pel  consumo  enor- 
me di  liquori,  manifatture  di  cristalli,  di 
arazzi,  fiorendovi  l'orificeria,  come  l'arte 
monumentale  del  musaico  nel  grandio- 
so stabilimento  fondato  dal  regnante  im- 
peratore JN'icolò  I,  la  cui  organizzazione 
affidò  al  celebre  professore  romano  Viu- 


234  ^^^ 

cenzo  Raflfaelli  :  la  primitiva  introduzio- 
ne de'musaici  di  Roma  si  deve  a  Lomo- 
nosow,  eccellente  poeta  e  distinto  dotto 
russo.  Le  manifatture  nazionali  sono  pro- 
tette e  guarentite  da  un  sistema  severo 
di  proibizione  per  quelle  straniere,  e  da 
da  diverse  provvide  misure.  Non  affatto 
nulla  era  l'industria  in  questa  contrada 
durante  il  medio  evo,  che  anzi  fiori  va  con 
certo  splendore  in  parecchie  città,  come 
Novgorod,  Mosca,  Klovia  [F.).  Parve 
poiché  retrocedessesino  al  regno  del  czar 
Alessio  Michelovitzche  risolvette  di  rial- 
zarla, chiamando  nel  paese  artisti  e  fab- 
bricatori forestieri;  ma  verso  il  cadere  del- 
lo stesso  secolo,  Pietro  I  il  Grande  le  die- 
de un  impulso  ben  vigoroso  e  le  fece  pren  - 
dere  in  Europa  un  grado:  nuova  chiama- 
ta si  fecea'talenti  forestieri,  e  grandi  pri- 
\ilegi  furono  agl'industriosi  concessi.  Pie- 
tro 1  lasciò  morendo  2  i  grandi  manifat- 
ture,  senza  contare  i4  glandi  fabbriche 
di  tele  assai  grossolane;  i  primi  suoi  suc- 
cessori non  seguirono  la  strada  da  lui 
tracciata,  e  a  torto  o  con  ragione,  sop- 
pressero i  privilegi  ;  nondimeno  molto 
crebbe  l'industria  in  estensione,  ma  non 
toccò  l'altezza  della  perfezione  maggiore 
a  cui  sarebbe  forse  pervenuta,  seguendo 
la  direzione  impressa  dal  genio  di  Pietro 
I  il  Grande.  Il  commercio  interno  viene 
favorito  da  grandi  fiumi  e  da  un  sistema 
ben  inteso  di  canali;  commercio  tanto  più 
attivo  che  più  vasto  paese  è  la  Russia  j  ed 
abbonda  per  conseguenza  di  climi  e  pro- 
duzioni più  svariate.  Perfarsi  un'ideadel- 
l'indoledi  questo  commercio, basta  tener 
presenti  le  ricchezze  delle  diverse  parti 
dell'impero.  Pietroburgo  e  Mosca  costi- 
tuiscono due  centri  di  consumo,  verso  i 
quali  si  dirigono  i  prodotti  dai  punti  più 
lontani,  e  che  reciprocamente  diffondono 
le  ricchezze  loro  radustriali  sopra  tutta 
quanta  la  superfìcie^i  sì  immenso  paese. 
Pietroburgo  è  il  centroprincipaledel  com- 
merciale movimento  chesi  opera  per  mez- 
zo della  navigazione,  e  Mosca  di  quello 
che  si  fa  per  le  vie  di  terra  :  a  facilitare 


RUS 
il  traffico  fra  le  diverse  provincie,  si  ten- 
gono in  più  siti  fiere  o  mercati  di  cousi> 
derazione;  la  fiera  di  Novgorod'Nijni(y.) 
è  una  delle  più  celebri  d'  Europa.  Rag- 
guardevole è  il  commercio  che  fa  la  Rus- 
sia coll'esterno;  ma  al  pari  de' rami  pri- 
mari dell'industria,  anche  l'alto  commer- 
cio trovasi  specialmente  in  mani  stranie- 
re :  i  nazionali  sono  attissimi  ai  piccoli  ne- 
gozi mercantili,  che  formano  l'occupazio- 
ne loro  favorita.  Nel  1788  in  Parigi  fu 
pubblicalo  di  Gio.  Benedetto  Scherr,  Isto- 
ria ragionata  del  commercio  della  Rus- 
*/V2,anticoe  moderno,  le  manifatture  sta- 
bilite da  Pietro  I,  parlando  ancora  de'pe- 
si,  misure  e  monete  dell'  impero  e  del- 
l'ingegnosa aritmetica  russa, che  si  esegui- 
sce per  conteggiare  con  macchina  che 
sembra  invenzione  d*  un  cieco ,  essendo 
formata  in  una  tavola  fornita  di  molti  fili 
di  metallo  paralleli,  in  ciascuno  de'quali 
trovansi  infilati  9 globuli  simili,  che  cor- 
rispondono alle  nostre  cifre  numeriche. 
Ivi  si  dice  che  sì  fatto  modo  di  conteg- 
giare r  usarono  molti  popoli  antichi  e 
grandi,  e  se  ne  esaltano  i  vantaggi.  L'at- 
tenzione del  pubblico  trafficante  si  volge 
con  interesse  verso  le  crescenti  relazioni 
della  Russia  colla  Cina.  Nel  quadro  del 
commercio  russo  del  i845  si  rileva,  che 
nel  totale  si  elevò  in  valore  a  7 1 3  milio- 
ni di  merci,  ed  in  trasporti  marittimi  a 
2,200,000  tonnellate.  Tuttavolta  in  con- 
fronto de'suoi  65  milioni  d'abitanti,  se- 
condo la  più  comune  sentenza,  sembra 
poco  importante  tale  cifra,  e  rappresenta 
appena  il  3.°  del  commercio  francese,  o 
un  poco  più  di  quello  de'4  milioni  d'abi- 
tanti del  Belgio.  Ma  il  governo  russo  pre- 
vede benissimo  l'estensione  che  non  pon^ 
no  mancare  di  prendere  le  sue  relazioni 
coU'Asia.  Posto  tra  la  vecchia  Europa  e 
l'estremo  Oriente,  esso  vede  dalla  parte 
dell'  Asia  immense  contrade  aprirsi  alle 
abitudini  e  ai  bisogni  di  consumo,  e  pre- 
parare incessanti  vie  di  sbocco  ai  prodot- 
ti delle  manifatture  russe.  Ond'  è  che  ha 
quasi  interdetto  per  terra  sul  suo  terri- 


RUS 

torio  il  transito  delle  merci  d'Europa,  ed 
inoltre  ha  investito  le  sue  manifatture  di 
una  protezione,  sotto  la  quale  esse  fecero 
ultimamente  grandi  progressi.  La  legis- 
lazione commerciale  russa  ha  eziandio  il 
vanlaggiojch'essa  assicura  alla  popolazio- 
ne agricola  un  lavoro  costante,  ed  abba- 
stanza largamente  retribuito,  quando  ter- 
mina la  coltura  delle  terre  e  la  raccolta 
de'loro  prodotti.  La  Russia  negli  ultimi 
tempi  ha  fatto  trattati  commerciali  con 
parecchi  stati  esteri,  aprendogli  i  suoi  por- 
ti. Possiede  la  Russia  sui  diversi  mariche 
la  bagnano  3o  porti,  ma  quello  solo  di 
Pietroburgo  [V.)  fa  idue  terzi  del  traffi- 
co; i  più  importanti  sono  poi  Rìgn(F'.)^ 
situato  nel  Baltico  come  Pietroburgo;  O- 
dessa  {T'^.)  sul  mar  Nero,  di  cui  fa  qua- 
si solo  il  commercio;  Arcangelo  sul  mar 
Bianco;  Astrakan  (y.)  presso  la  foce  del 
Volga  è  l'emporio  del  commerciodel  Bal- 
tico. La  Russia  asiatica  ha  i  porti  di  Pe-^ 
tropavlovsk,  e  d'Okhotsk,di  poca  impor- 
tanza. Le  isole  KadiakeSilka  sonoi  so- 
li punti  commercianti  della  Russia  ame- 
ricana. Le  strade  ferrate  introdotte  anche 
in  Russia,  grandemente  giovano  pure  al 
commercio,  ad  onta  delle  gravi  difficoltà 
che  presentavano  le  costruzioni  per  le  ma- 
nutenzioni, a  motivo  del  clima,  della  ne- 
ve, del  disgelo  di  questa,  e  quando  i  fiu- 
mi, torrenti  e  ruscelli  crescono  a  conside- 
revole altezza.  Ma  non  perciò  si  atterrì  il 
governo,  e  l'imperatore  Nicolò  I  che  con- 
siderò di  qual  peso  crescerebbe  la  prepon- 
deranza del  suo  grand'  impero  ,  ove  col 
mezzo  di  strade  ferrate  agevolasse  la  coe- 
sione delle  sue  principali  parti  e  le  rav- 
vicinasse così  ai  confini  dell'occidente,  ne 
decretò  l'esecuzione.  Se  ne  tentò  il  i  °  sag- 
gio da  Pietroburgo  a  Tzasrkoeselo,  ed  a 
Pavlovsk,e  riuscì  egregiamente  nel  1 838. 
La  gran  linea  da  Pietroburgo  a  Mosca, 
che  unisce  le  due  gran  metropoli,  inco- 
minciata nel  1842,  nel  suo  25.°  anni  ver- 
sano la  percorse  l'imperatore,  come  notai 
nel  voi.  LUI,  p.  44»  a'20 agosto 1 85 1.  Ai 
28  luglioi846  fu  aperta  quella  del  Don 


RUS 


235 


e  del  Volga.  NcllaRussia  meridionale  s'iu- 
cominciòuna  linea  fra  Odessae  Sebasto- 
poli. Vi  è  il  progetto  di  congiungere  con 
ferrovia, Pietroburgo  aCronstadt,di  gran» 
de  ardimento,  ma  pieno  di  utilità:  Cron- 
stadi  è  porlo  militare  nel  golfo  di  Fin- 
landia, ed  insieme  è  porlo  mercantile  di 
Pietroburgo;  ivi  arrivano  tulle  le  merci 
destinale  all'  impero.  Indi  si  fece  quello 
di  spingere  la  linea  fino  a  Porto  Baltico, 
percorrendo  le  splendide  ville  imperiali 
PelerhoffeOrianenhaum.  Altro grandio* 
so  disegno  sta  per  essere  messo  in  opera, 
il  prolungamento  della  strada  ferrata  da 
Mosca  a  Chartaw  capitale  dell'  Ukrania, 
e  da  Pietroburgo  a  Teodosia  o  Caffit 
[F.)  nella  Crimea;  così  il  Mar  Nero  sa- 
rebbe congiunto  col  Baltico, ed  abbrevia- 
ta l'immensa  distanza  che  li  separa.  Uno 
de' rami  principali  di  questo  gran  tronco 
di  ferrovia,  che  da  Pietroburgo  condurrà 
a  Varsavia  {^F.)  è  incomincialo.  Le  prin- 
cipali e  piti  comuni  monete  russe  sono  i 
rubli  d'argento  ed  i  rubli  d'oro.  Il  rublo 
<r  argento  equivale  a  4  franchi,  ossia  a 
bai,  74  i?2  romani.  Il  rublo  d'  oro  equi- 
vale a  5  rubli  d'argento,  corrispondente 
a  20  franchi,  vale  a  dire  scudi  3  e  bai.  73 
^1  romani. 

L'impero  diRussiasi  di  vide  secondo  al- 
cuni geografi  in  5i  governi  che  quasi  tutti 
portano  il  nome  de'capoluoghi,  suddivisi 
in  4i  I  distretti;  comprende  di  più  il  gran- 
ducato diFinlandia  diviso  in7goverui,che 
hanno  la  loro  amministrazione  particola- 
re, e  I  o  Provincie,  2  distretti  ed  un  paese, 
che  la  loro  poca  importanza  impedì  di  am- 
mettere al  grado  di  governi.  La  Russia 
americana  forma  una  divisione  a  parte, 
la  cui  sovranità  è  affidata  aduna  compa-r 
gnia  di  negozianti.  In  vece  Balbi  ecco  co- 
me divide  l'impero  Russo:  io  grandi  di- 
visioni, comprendenti  54 governi,  ciascu- 
no de'  quali  è  diviso  in  più  circoli  o  di- 
stretti; più  il  regno  di  Polonia  (F.).  Le 
Provincie  e  le  capitali  o  capoluoghi  che 
riporterò  in  carattere  corsivo,  hanno  ar- 
ticoh  in  questa  mia  opera,  i."  divisione. 


236  RUS 

La  Russia  Bellica  o  provincie  del  Balli- 
co,  che  comprendono  le  provincia  e  go- 
verno di  Ingria,  con  Pietroburgo  pei-  ca- 
pitfile; Finlandia, con  Abo(di  cui  nei  voi. 
LIV,  p.  77);  Estonia, con Revel  (ne  feci 
cenno  a  Pietroburgo);  Livonia  (meglio 
a  Prussia),  con  Rigaj  Curio ndia,  con  Mit- 
tuLi.  2/  La  Russia  Granchy  con  Mosca 
per  capitale;  vSmolensko,con  Suiolenskoj 
Psliow,coa  Pshowo  PleskoWy  Twer,  con 
Iwerj^oyv^ovoàyQ.onNo'W^orodl^'eUki', 
Olonelz,conl^elrozavodsìij  Arcangelskoi, 
con  Arcangelo;Wologda,con  Fologdaj 
Jaioslaw,  con  Jaroslaw;  Kostroraa,  eoa 
Kostioma;  Vludmir,con  F^ladfiiirj Kish- 
nei  Nowgorod ,  con  Nishnei  Nowgorod  ; 
'ta\nhow,coaTamhow,Ke7.an,coiìRezan-f 
Tuia,  conTulaj  Raluga,  con  Kaiuga;  O- 
reì,  con  Orel;  Rin sls.,  con  Ruisk;  Voro- 
uez,  con  Voronez  o  Voronces.  3.'^La  Rus- 
sia  Piccola  (altri  la  chiamano  Rutena 
altri  Rossa,  della  quale  fanno  capitale  ol- 
tre Riovia,  Lembeig  o  Leopoli),  Riovia, 
con  Kiovia  per  capitale;  Tschernigow,coa 
Tschernigowo7ec/ier/2/gow;Pultava,coa 
Pultava;  Slobods  Ucrania,  con  Rarkow. 
4."  La  Russia  Meridionale  o  Nuova  Rus- 
sia, Ekaterinoslaw,  con  Ekaterinoslaw, 
Rerson,  con  Rerson  o  Cfierso  (anche  nei 
voi.  LI,p.  234,  e  LIV,  p.  77),  ed  OdeS' 
sa;  Tauride(o  Tauris  nella  Crimea,  di 
cuiapERsue  nel  vol.LlI,  p.  i3o;  laTau- 
rideall'erezione  dell'arcivescovato  di  /I/o- 
hilow  fu  assoggettata  alla  sua  giurisdi- 
zione spirituale),  con  Simferopol,  e  Caf- 
fu  j  Cosacchi  Donski  o  del  Don,  con 
Tcherkash  ;  Bessarabia  (della  quale  a  O- 
dessa),  con  Bender.  5.^  La  Russia  Occi- 
dentalcy  Lituania, con  Pp^ilnaj  Graduo, 
con  Grodno;  Bialystock,  con  Bialyslock. 
6/  La  Russia  Nera  e  Russia  Bianca  (o 
Rutena),Witepsk,con  Witepsk  o  Witep- 
scojMQ\i\\oYf,cof\Mohilows  Minsk,  con 
Miiisk;y  oXìm-A  f^onZiloniirj  Podolia,  con 
Kaininieck.  7.'  La  Russia  Orientale,  re- 
gno di  Casan  o  Rasan  nell'antica  Bui- 
garia^CASHiì,  con  Casan  (di  cui  a  Mosca); 
Wiaclka,coa  Wiactka;  Perin  con  Perni j 


RUS 

Sinibirskjcon  Simbirsk;  Pensa,con  Pensa. 
8."//  regno  d' Astracan,  Saralow,  c.ouSa- 
ratow(i\\c\x\[\  Mosca  e  nel  voi.  Li, p.  3 24); 
Astracan,  con  Astracan  (di  cui  a  Mosca); 
Caucasia(di  cui  nel  voi.  XL  V,  p.  1 54),coii 
Ekalerinograd;  Oremburgo  ,  con  Ufa  ; 
Grusia  o  Curia  (delia  quale  nel  voi. XXX, 
p.  261)  in  Giorgia,coiì  Ti/Iisj  Rirghi- 
si,  nella  Tartaria: sotto  raniminislrazio- 
ne  del  regno  d'Astracan  sono  pure  lutti 
i  nuovi  conquisti  dalla  Russia  falli  sulla 
Persia,  come  Erivan  (di  cui  riparlai  a 
Patriarcato  Armeno  e  Persia,  e  se  ne 
formarono  i  governi  di  Grusia  nomina* 
la  e  corrispondente  alla  Giorgia,  e  d'  I- 
merezia;i'1/mg:re^ftì!(nel  quale  articolo  par- 
lai ancora  d'imerezia  o  Imirelta,  del  Cau* 
caso,  contrade  in  tutto  o  in  parie  corri- 
spondenti all'antica  Colchide)  ;  Circassia 
(di  cui  a  Mingrelia)  e  Cabardia  popolata 
dagli  antichi  cosari;  Ossezia,  ed  altre  prò- 
vincie  e  luoghi  soggetti  alla  Russia  o  per 
tributi.  Le  provinciearmenesi  dividono 
in  Provincia  Armena,  nel  Chirvan  o  Scir- 
van,  inJakoulsk,  Imerezia,  Mingreliacol- 
1'  Abasia,  ed  Omsk.  9.'  Russia  Asiatica 
0  Siberia  (della  quale  a  MoscA),e  Toboisk, 
con  Tobolskj  Tomsk,  con  Tomsk;  Jenis- 
seisk,  conRrasnojarsk,  Jakoutsk,  con  Ja- 
koulsk,  Irkoulsk,  con  Irkoutsk,  e  la  pe- 
nisola Ramtschatka,  le  isole  Rutili,  A* 
leulizie  o  Aleuziane,  Siudow,  la  Nuova 
Zembla  o  Terra  Nuova  grand'  isola,  la 
Nuova  Siberia  altra  giand'isola  del  mar 
Ghiacciale,  io."  Russia  Americana  sco- 
perta nel  1 7  1 8  da  Behering  e  neli  74B  da 
Tchirikofj  divisa  in5 grandi  provinciecho 
prendono  nome  dalle  tribù  che  l'abila- 
no,  cioè  Roniagi,  coU'isola  Radiak,  Re- 
naitzi,  Tciugatzkaia,  Ugalaki,  Roliugi, 
coir  isola  Silka  e  con  Nuova  Arcangelo. 
Bisogna  confessare,  che  per  l'eslensione 
immensa  di  quest'impero,  di  cui  moltis- 
sime parli  sono  remole  e  con  denomina- 
zioni dilfeienli ,  per  quanto  riportano  i 
geografi,  riesce  penoso  il  doverne  daie 
un  puro  cenno,  possibilmente  meno  ine- 
salto.  Ripelerò,  che  non  solo  feci  artico- 


RUS 
li  per  le  provlncie  e  città  vescovili  che  ri- 
mnrcai  in  corsivo,  ma  altri  ancora  che 
appartengono  a  quesl'impero,oIlre  quel- 
li che  appartengono  a  Polonia,  Lima' 
/7/«,  Z^i-Vo/z'VZjec.e  ne'quali  riportai  nfiol* 
tissioie  notizie  storiche,  sia  riguardanti  la 
storia  civile  dell'impero  russo,  sia  ri- 
guardanti la  ecclesiaslica  antica  e  moder- 
na. Negli  ultimi  4  secoli  dell'impero  rus- 
so, con  tutte  le  vicende  continue  di  guer- 
re intestine  e  straniere,  di  rivoluzioni  e 
d'innovamenti,  grandissimo  èstato  l'au- 
menfo  tanto  del  territorio  di  questa  mo- 
narchia, quanto  de'sudditi  governati. Le 
memorie  più  certe  del  1462  non  davano 
alla  monarchia  stessa  che  un  solo  milione 
di  miglia  quadrateinglesi,  e  la  misura  del- 
fa  superficie  latta  nel  declinar  del  i85i, 
porta  sino  a  qualche  cosa  di  più  di  11  mi- 
lioni di  tali  miglia.  La  popolazione  del 
1462  tultoalpiùgiunseaGmilionid'ani- 
me,  mentre  nel  i85i  venne  computala 
di  65  milioni:  dùnque  Testensione  del 
suolo  dominato  è  divenuta  22  volte  mag- 
giore, e  la  popolazione  11  volte  più  nu- 
merosa. Se  nella  Russia  il  popolo  fosse  di- 
stribuito con  qualche  eguaglianza  nel  va- 
sto lerritoriodeirimpero,il  risultato  detto 
poc'anzi  argomenterebbe,  che  per  contra- 
rio di  quanto  avviene  nel  resto  dell'Eu- 
ropa e  del  mondo  incivilito,  la  popolazio- 
ne vada  scemando  in  modo  spaventevo- 
le. Ma  la  conseguenza  è  lungi  assai  dall'es- 
sere giusta, poiché  nell'impero  russo  quel- 
le poche  Provincie  che  sono  state  sempre 
e  sono  tuttavia  popolose,  va  imo  anch'esse 
aumentando  in  coltura  ed  in  gente:  tutto 
il  resto, come  le  parli  asiatiche,  in  gene- 
rale sono  vasti  possedimenti  di  terra,  più 
o  meno  squallidi  e  deserti,  secondochè  più 
i*adi  o  meno  vi  si  trovino  i  coloni,  che 
quasi  ne  sono  gli  unici  abitatori.  Gli  sforzi 
fatti  dai  czar  in  diverse  eia,  per  popolare 
questi  loro  lenimenti,  riuscirono  di  trop- 
po piccolo  vantaggio  ,  se  si  considerino 
gli  allettamenti  succennati  d'ogni  specie, 
e  gl'inviti  e  le  promesse  fatte  ai  forestieri 
che  vi  si  volessero  stanziare:  viaggio  gra- 


RUS  237 

tuito,  casa  da  abitare,  strumenti,  bestia- 
me, semenze,  e  campi  da  coltivare, esen- 
zione della  leva  militare,  e  tutti  i  favori 
e  privilegi  possibili  a  conciliarsi  colle  leg- 
gi del  paese.  Le  colonie  riuscite  a  prospe- 
rare, con  queste  sì  ampie  concessioni,  so- 
no le  alemanne;  tanto  quelle  fermatesi 
sulle  sponde  della  Molochna  al  di  là  del 
Dnieper,  quanto  le  altre  stabilitesi  nelle 
adiacenze  di  Odessa.  I  moldavi  e  i  bulgari 
delle  Provincie  ottomnne,  sono  forse  i  più 
antichi  coloni  entrati  nella  Russia,cd  han- 
no seguito  le  condizioni  guerresche  de'lo- 
ro  paesi  nativi:  ogni  occupazione  russa 
originava  colonie,  ogni  trattato  di  pace 
le  restituiva  al  turco.  Gli  alsazi  tentarono 
ancor  essi  a  cercarvi  fortuna,  ma  furono 
sventura  li,  e  scorso  qualche  anno  dovero- 
no partirne  miseri  più  di  quando  v'en- 
trarono. Il  sistema  coloniale  fu  coadiuva- 
to dalle  concessioni  di  terreno,  fatte  o  per 
ragione  di  premio,  o  per  incoraggimento 
d'industria  ai  sudditi  russi, equesti  hanno 
contribuito  assai  più  che  i  coloni  a  di- 
minuire gli  steppi  a  forza  di  faticose  col- 
tivazioni. Verso  il  centro  della  parte  eu- 
ropea, la  popolazione  è  più  compatta  e 
cresce  con  maggiore  rapidità:  la  provincia 
che  offra  maggior  numero  d'abitanti  per 
lega  quadrata  èMosca,che  ne  conta2,323; 
quella  che  ne  ha  meno  è  Arcangelo,  nella 
quale  non  se  ne  trovano  più  di  16  per  le- 
ga quadrala.  1  governi  di  Mosca,  Tuia, 
Kursk  ePodolia,  posti  per  la  maggior  par- 
te nella  zona  temperata  dell'iinperocen- 
trale,  godendo  del  più  bel  clima,  hanno 
la  più  forte  popolazione  nella  Russia  eu- 
ropea, e  contano  tutti  oltre2ooo  abitan- 
ti per  ogni  miglio  quadrato:  all'incontro 
le  Provincie  del  Caucaso,  ed  i  3  governi 
dell'alto  Nord,  Wologda,  Olenetz,e  Ar- 
cangelo la  piùdebole^  in  essi  conlansi  per 
ogni  miglio  quadrato  molto  menodi  200 
abitanti,  e  nell'ultimo  soli  yo.  Altri  cal- 
coli riferiscono  che  la  popolazione  della 
monarchia  cresce  in  proporzione  mollo 
maggiore  dell'estensione; e  che  nondime- 
no la  Russia  è  ancora  lontana  dall'avere 


538  RUS 

un  numero  d'abitanti  in  relazione  colla 
sua  grandezza  e  co'suoi  mezzi.  Inoltre  la 
popolazione  di  quest'impero  componcsi 
di  elementi  sommamente  eterogenei:  la 
grande  maggioranza  appartiene  alla  raz- 
za slava,  che  da  se  sola  conta 44  "bilioni 
d'individui;  razza  che  comprende  de'rus- 
si,  de'polacchi,  de'buigari  e  de'serviani. 
1  primi  in  numero  di  circa  42  milioni  for- 
mavano un  tempo  una  quantità  di  tribù 
di  diversi  nomi,  ed  oggi  ancora  si  distin- 
guono in  grandi  russi,che  abitano  la  par- 
te centrale  della  Russia  europea  e  sono 
i  pili  numerosi,  e  in  piccoli  russi,  nel  no- 
vero dei  quali  pongonsi  i  russniaci  sparsi 
nelle  provincie  occidentali,  e  la  maggior 
parte  de'cosacchi.  Di  questi,  per  l'interes- 
se che  destarono,  dirò  qualche  cosa.  I  co- 
sacchi saporoghi,  cioè  quelli  che  abitano 
al  di  sotto  delle  cataralte  del  Dnieper, 
dagli  antichi  chiamato  Boristene,  benché 
in  principio  non  fossero  che  pochi  masna- 
dieri, raccolti  e  riuniti  insieme  dalla  spe- 
ranza del  bottino  che  facevano  sui  tur- 
chi, sui  russi  e  sui  polacchi,  in  mezzo  ai 
quali  si  trovavano,  crebbero  poi  a  segno 
di  poter  formare  numerose  armate  di  più 
di  1 00,000  uomini,  i  quali  fecero  tremare 
i  czar  di  Moscovia,  i  re  di  Polonia  ed  i 
gran  sultani  sui  loro  troni.  E  tanto  più 
si  rese  ammirabile  l'accrescimento  di  lo- 
ro popolazione  e  formidabile  potenza,  in 
quanto  che  tali  barbari  escludevano  le 
doniìe  dalla  loro  società,  e  non  risarciva- 
no le  loro  perdile  che  co'malviventi  edi- 
sertori di  tulle  le  nazioni,  che  accorreva- 
no fra  loro,  invitati  o  dalla  fama  de'Ioro 
ricchi  saccheggi  o  dalla  gloria  delle  loro 
armi.  Dalla  metà  del  IX  secolo  in  poi  essi 
fecero  gran  figura  in  tutte  le  guerre  del 
nord,  e  la  vittoria  quasi  sempre  gli  accom- 
pagnò.Tuttavolta  la  nazione  propriamen- 
te più  non  esiste,  dopo  che  gl'imperatori 
russi  tolsero  ad  essa  il  paese  che  abitava. 
La  loro  storia  militare  non  presenta  che 
feroci  e  luttuosi  quadri  d'incendi,  di  de- 
vastazioni, di  stragi,  di  orrori,  che  più  o 
aieno  accompagnarono  tutte  le  guerre. 


RUS 

Singolari  furono  gli  usi  de'cosacchi  sa- 
poroghi,  che  più  non  esistono,  ed  anche 
de'Ioro  fratelli  i  cosacchi  dell'Ukrania  0 
piccola  Russia,  che  eccettuatone  lo  statu- 
to di  non  aver  donne  fra  loro,  nel  resto 
non  differiscono  gran  fatto  dai  saporoghi. 
«Questi saporoghi  portavano  per  loro  di- 
stintivo una  lunga  ciocca  di  capelli,  non 
più  grossa  del  cannello  d'una  penna,  la 
quale  scendeva  dalla  cima  del  capo,  men- 
tre il  resto  era  affatto  raso.  Questa  coda 
in  loro  lingua  chiamavasi  sciubra,  e  ne 
facevano  tanto  caso,  che  se  un  cosacco  la 
strappava  per  qualunque  accidente  ad  un 
altro,  dovea  pagargli  5  rubli.  Nella  pic- 
cola Russia  alcune  volte  il  signore  d'un 
villaggio  fa  ballare  i  suoi  contadini  di- 
nanzi al  suo  castello,  ed  egli  stesso  colla 
sua  moglie  ed  i  suoi  figli  non  isdegna  bal- 
lare con  loro.  Ora  dee  sapersi  che  i  vil- 
laggi dell'Ukrania  sono  per  lo  più  attor- 
niati da  folti  boschi,  ove  i  contadini,  te- 
mendo le  incursioni  de'tartari,  vanno  ad 
appiattarsi  in  tempo  di  estate.  Benchèque- 
sti  contadini  sieno  servi,  hanno  però  da 
tempo  immemorabile  il  diritto  di  rapire, 
ballando, una  fanciulla,  quand'anche  fos- 
se la  figlia  del  loro  signore,  puichè  all' uso 
degli  antichi  spartani  lo  faccianocon  gran 
destrezza,  poiché  altrimenti  sarebbero  ro- 
vinati. Riuscendo  dunque  loro  l'impresa, 
portano  via  la  loro  preda  e  vanno  ad  a- 
scondersi  ne'vicini  boschi.  Se  possono  ri- 
manervi ascosi  per  24  ore,  vengono  asso- 
tuli  dal  loro  ratto,  e  possono  sposare  la 
fluìciulla,  purché  essa  vi  acconsenta;  ma 
se  son  presi  dentro  le  24  ore,  senz'altra 
forma  di  processo  perdono  la  testa.  "Nella 
Russia  piccola  erano  severissime  le  leggi 
controia  fornicazione, l'adulterio  e  l'omi- 
cidio. Se  una  fanciulla  partoriva  dande* 
stinamente,  si  legava  coi  capelli  alla  por- 
ta della  chiesa,  e  chi  v'  entrava  le  sputa- 
va in  faccia  e  ricolmava  d'improperi.  Se 
una  maritata  era  colta  in  fallo,  si  seppel- 
liva viva  sino  al  collo,  e  si  lasciava  morir 
di  fame  e  di  sete.  Quando  un  cosacco  a 
caso  premeditalo  uccideva  alcimo,  si  le- 


R  L  S 

gava  vivo  solfo  la  bara  ckl  cadavere  di 
sua  vitliraa,  e  ambedue  così  uniti  sisep- 
pellivano.  Ad  onta  della  loro  ferocia,!  co- 
sacchi saporoghi  erano  ospitalieri:  le  loro 
kurme  o  case  erano  sempre  aperte  ai  vian- 
danti, i  quali  potevano  entrare  e  man- 
giare, ancorché  niuno  fosse  in  casa,  ma 
non  potevano  portarevia  nulla.  Abbiamo 
^W  Annali  della  Pìccola  Russia  fissi  a  isto  • 
ria  de  Cosacchi  Saporoghi  e  de' Cosac- 
chi deirUcrania,  dalla  loro  origine  ai 
nostri  tempi,  seguita  da  un  compendio 
dell'istoria  degli  Etmanni  de' Cosacchi , 
tradetti  con  cole  da  Gio.  Benedetto  Sche- 
rer,  Parigi  1 789. 1  polacchi  si  trovano  nei 
governi  di  Volinia,  Podolia  ,  Grodno,  e 
nella  provincia  di  Bialistok.  Non  si  con- 
tano che  circa  80,000  bulgari  e  servia- 
ni,  nel  governo  di  Kerson.  La  razza  letto- 
li tuania,  composta  di  quasi  i,5oo,ooo  in- 
dividui, è  sparsa  ne'governi dell'occiden- 
te. La  razza  fìnnese,  una  volta  numerosis- 
sima, non  annovera  presentemente  più 
di  3  milioni  d'individui  :  predomina  nel- 
la regione  boreale,  ed  i  popoli  de'quali  si 
compone  sono  i  finlandesi  o  suomi,  gli  e- 
stouii,  i  livi,  i  krivini,  i  laponi,  i  siriani, 
i  permii,  i  voguli,i  ciuvasci  otchuvachi,  i 
ceremissi  o  tcheiimissi,i  morduani,i  medi- 
ceriaki  o  mechtcheriaki,  i  lelperi  e  gli  o- 
stiaki.  La  razza  samoieda,  che  abita  più 
di  tutto  le  coste  dell'Oceano  Ghiacciale  in 
Asia,  pare  che  si  confonda  colla  preceden- 
te. Trovansi  in  Siberia  alcune  tribù  del- 
le razze  mongola  e  mandsciù,  quali ikal- 
ka  ed  i  tungusi.  La  razza  turca  conta  due 
milioni  d'individui.  Fra  le  popolazioni  che 
ne  dipendono, osservansi  i  tartari  di  Ka- 
zan  e  d'Astrakan,  i  nogai,  ikirghiz,  i  ba- 
ckiri,  i  bukari,ì  iakuti.  Comprende  la  raz- 
za Caucasia  de'giorgiani,  degli  armeni,  e 
•vari  piccoli  popoli;  circa  due  milioni  d'a- 
nime. La  razza  valaca  in  Bessarabia  più 
non  conta  di  100,000  individui.  All'estre- 
mità orientale  della  Siberia  incontransi 
de'kamtsciadali,  de'  kurili,  cìucolci  ossia 
tchuhotchi.  Notansi  nella  Russia  ameri- 
cana i  kitegui,  i  kovicagi,  i  keaaiti,  i  ciu- 


RUS  239 

gaci  otchugalchi.  Vi  sono  circa  4oo>ooo 
tedeschi,  sparsi  sopra  tutta  la  superficie 
dell'impero;  compongono  essi  la  cittadi- 
nanza eia  nobiltà  de'goveriii  di  Estonia, 
di  Livonia  e  diCurlandia,edin  parte  del 
governo  di  Pietroburgo;  formarono  essi 
delle  colonie  sulle  due  sponde  del  Volga. 
Molti  svedesitrovansi  in  Finlandia  e  nel- 
r  Estonia.  Tra  gli  altri  stranieri  stabiliti 
in  Russia,sipossonocontare2 1,000 greci, 
1 5,000  lajiki,  6,200  arabi,  6,000  francesi 
e  inglesi,  1 200  danesi,  1 0,000  iodi  e  boemi. 
Quando  si  ha  idea  della  varietà  delle  raz- 
ze e  della  moltitudine  de'popoli  agglome- 
rati in  questo  impero,  si  può  apprende- 
re senza  stupore  che  vi  sono  in  uso  4^ 
linguedìfFerenti,e  chea  queste lingues'in- 
nestano  in  follai  dialetti  particolari. Sen- 
za entrare  nella  nomenclatura  di  tutti  sif- 
fatti idiomi,  dirò  che  que'della  razza  sla- 
va in  Russia  parlano  sopra  tutto  due  lin- 
gue, il  russo  ed  il  polacco,  derivate  da 
una  fonte  comune,  l'antico  slavone,  la 
quale  è  lingua  madre  accresciuta  o  modi- 
ficata dal  cristianesimo,  che  vi  ha  intro- 
dotto una  nìoltitudine  di  vocaboli  greci, 
dalla  dominazione  de' tartari,  che  la  ca- 
ricò di  termini  turchi  e  mongoli,  e  si  è  a 
poco  a  poco  trasformata  in  russo.  L'idio- 
ma primitivo  rimase  pertanto  come  quel- 
lo delle  scienze  e  della  liturgia  sino  al  tem- 
po di  Pietro  I,  in  cui  prevalse  ne'libri  il 
russo,  come  avea  già  prevaluto  nell'uso 
comune:  a  tal  tempo,  un  passo  immenso 
nell'incivilimento  occasionò  l'introduzlo- 
ne  d'un  gran  numero  di  voci  nuove,  pre- 
se dalle  altre  nazioni  europee;  finalmen- 
te, tra  le  mani  di  alcuni  abili  letterati  la 
lingua  si  stabili. L'alfabeto  composto  pri- 
ma di  43  lettere,  fu  ridotto  a  87,  tra  le 
quali  parecchie  sono  prese  dal  greco  ed 
altre  dal  latino;  alcune  riuscendo  diffici- 
lissime da  pronunziare  agli  stranieri.  Non 
sono  le  forme  grammaticali  troppo  fissa- 
te, e  le  coniugazioni  sopra  tutto  molto  ir- 
regolari. Del  resto,  è  la  lingua  russa  ric- 
ca, sonora,  flessibile,  ed  ha  ingenuità  ed 
eleganza:  notabilissima  si  rende  la  varie- 


24o  R  U  S 

ìli  delle  lerrainnzìoni.  Vi  Iinnno  in  Rus- 
sia pochi  (iialelti  volgnri;  il  lingnaggiodel  • 
le  campagne  quasi  non  differisce  da  quel- 
lo delle  ciflà.  Esistono  però  3  principali 
dialetti,  quelli  di  Pieirobuigo,  di  Mosca 
e  d'Arcangelo.  Il  piccolo  russo  usitato  nel 
sud-ovest,  differisce  sotto  alcuni  rappor- 
ti dal  russo  propriamente  dello  o  gran 
russo.  Dell'idioma  russo  lrattarono:Gar- 
pen'ier,  Elemens  de  la  Inngue  russe,  s. 
Pelersbourg  i  768.  Dizionarietto  russo, 
Odessa  1846.  P.  Gioacchino,  Grammati- 
ca della  lingua  cinese  pe'  russi,  Pi  et  re - 
burgc?i838.  Holstandiges,  Deutsch  Rus- 
sisches  lexicon,  s.  Pelersbourg  1 798.  Giu- 
seppe Kavalerski,  Ristretto  della  gram- 
matica mongolia  in  russo,  Kayeni835. 
Memorski ,  Grammatica  russa ,  Mosca 
1823.  WeistmanUj  Dizionario  russo,  la- 
ttnOf  tedesco,  Pietroburgo  I78'2.  G.  Zo- 
ritsch,  Exercices  lUéoriques  etpratiques 
pour  la  traduclion  du  russe  enfrancaiSf 
s.  Pelersbourg  i83o. 

La  popolazione  dell'impero  russo  è  par- 
tita in  4  classi  :  la  nobiltà,  il  clero,  il  3.° 
slatode'cittadinio uomini  liberi,  ed i  con- 
tadini o  servi  della  gleba  o  schiavi.  Sono 
circa  1 5o,ooo  le  famiglienobili,  il  che  può 
dare  più  di  750,000  individui,nel  qual  nu- 
mero se  ne  calcolano  4^ooo  residenti  a 
Pielroburgo  ei5,ooo  a  Mosca.  Formico- 
lano i  nobili  nelle  provinole  polacche;  in 
Podolia  segnatamente  se  ne  conta  quasi 
uno  imo  uomini, ma  la  piùparle  vivono 
nella  miseria ,  essendo  le  proprietà  con- 
centrale nelle  mani  d'  alquante  famiglie 
potenti.  Inqueste  medesime  provincie,  co- 
me anche  nelle  provincie  tedesche,solo  i 
nobili  ponno  posseder  beni  fondi  a  titolo 
ereditario;  non  è  lo  slesso  nel  rimanente 
della  Russia.  I  diversi  titoli  di  nobiltà  so- 
no quelli  di  kniazo principe  assai  comu- 
ne, di  boiardo,  okolnitch,  conte,  ec.  ;  nel 
goi?erno  di  Tuia  meglioche  100  famiglie 
godono  il  titolo  di  kniaz:  tutti  i  membri 
d'una  famiglia  ereditano  il  titolo  stesso. 
1  privilegi  della  nobiltà  consistono  nell'e- 
senzione dall'imposta  personale  e  dalser- 


R  U  S 
vigio militare,  e  neirimmnnità  dalle  pene 
corporali;  negli  alFari  contenziosi  va  sog- 
getta a  giudici  tratti  dal  suo  seno. Le  prero- 
gative e  condizioni  del  clero,  le  dirò  in  se- 
guito, con  quanto  pubblicò  il  filippino  te- 
desco p.Theiner  rinomato  perle  sue  ope- 
re, insieme  ad  altre  generali  nozioni  assai 
importanti.il  3.''slato  compo>to  degli  uo- 
mini liberi,  non  appartenenti  ne  ai  nobili 
né  al  clero,  è  diviso  in  due  classi  :  gli  abi- 
tanti delle  città,  mechcianin  o  cittadini, 
e  quella  degli  abitanti  de'  borghi  e  dello 
campagne,  raznocinlzi,cioè  gente  di  vn- 
rie  condizioni.  Gli  abitanti  delle  città  go- 
dono d'  alcuni  privilegi  generali;  i  mer- 
canti forestieri  o  di  un'altra  città  hanno 
pure  i  loro  particolari, come  ne  hanno  gli 
stali  inferiori.  Tra  le  genti  di  condizione 
libera  si  ponno  contare  intiere  popolazio- 
ni, sebbene  soggette  alla  Russia,  tali  sono 
i  cosacchi,  i  calmucchi,  i  backiri,  ec,  le 
quali  popolazioni  non  vanno  soggette  al- 
la capitazione  o  testatico,  somministran- 
do soltanto  un  contingente  in   truppe  e 
talvolta  unaconlribuzionein  denaro. Tor- 
lemente  lassati  sono  gli  ebrei,  e  dal  1 82G 
in  poi  soggetti  al  reclutamento.   Final- 
mente i  contadini  astretti  alla  gleba  o 
servi,  sono  quali  schiavi  proprietà  delli 
corona  e  de'nobili,  al  modo  che  dirò  col 
citato  p.  Theiner  ;  imperocché  la  civil- 
tà non  è  ancora  in  Russia  avanzatissi- 
ma. Prima  di  tutto  è  essa  inegualmente 
ripartita, in  ragione  della  differenza  delle 
posizioni  geografiche:  i  popoli  della  ge- 
lida Siberia  sono  tuttora,  almeno  in  graa 
parie,  mezzo  selvaggi,  mentre  le  popola- 
zioni dell'  occidente  partecipano  ai  lumi 
europei.  Ma  la  Russia  occidentale  istessa 
non  si  è  posta  che  lardi  tra  le  nazioni  in- 
civilite; poco  ella  creò,  più  agevole  trovan- 
do il  prendere  dagli  altri  a  prestito  il  frut- 
to delle  loro  fatiche:  dal  che  ebbe  a  ri- 
sultare che  le  alte  classi  si  sono  illumina- 
te a  pochissime  spese  ed  in  tempo  bre- 
vissimo, mentre  leclassi  inferiori  rimase- 
ro immerse  nelle  tenebre  più  dense;  e  lì'è 
parimente  risultalo  che  la  civiltà  russa 


RUS 

prese  un  carnllere  superficiale  e  d'  imi- 
Inzione,  tranne  pochissime  eccezioni.  Dice 
Schnilzler.  «  La  nobiltà  e  le  classi  indu- 
stri parlano  le  principali  lingue  d'  Euro- 
pa, soprattutto  il  francese;  conoscono  le 
invenzioni  e  le  scoperte  che  si  fanno  sopra 
tulli  i  punti  del  globo;  non  restano  estra- 
nee ai  perfezionamenti  che  vi  si  apporta- 
no air  economia  domestica  e  rurale  ,  ai 
processi  tecnici,  alla  sfera  del  pensiero; se- 
guono i  dibattimenti  politici  di  tutte  le 
nazioni;  adottano  quanto  in  tulli  i  luoghi 
si  aggiunge  ai  comodi  della  vita;  quindi 
loro  non  isfuggealcuna  variazione  nel  ve- 
stir de'  parigini,  e  son  sicure  di  subodo- 
rare tutti  i  segreti  della  gastronomia,  dai 
quali  ponno  ripromettersi  nuovi  diletti. 
I  membri  di  tali  classi  recano  nella  vita 
comune  un'attitudine,  un  tatto,  un'aggiu- 
statezza di  vedute  ammirabili  ,  pongono 
urbanità  e  modi  eleganti  nelle  loro  rela- 
zioni sociali;  hanno  grazia  e  dignità  nel 
contegno,  facilità,  sino  pieghevolezza  nel 
caratlere.  Ciò  che  si  può  loro  rimprove- 
rare si  è  di  starsene  alla  superficie  delle 
cose,  di  toccar  di  volo  gli  oggetti  ne'qua- 
li  si  occupano,  di  non  conoscere  delle  scien- 
ze se  non  il  peristilioo  le  parli  usuali,  quel • 
le  negligendo  che  formano  il  carattere, 
che  nobilitano  l'anima,  che  la  nostra  spe- 
cie aggrandiscono  a'suoi  propri  occhi;  si 
è  di  sagrificare  la  sostanza  alla  forma,  la 
solidità  allo  splendore,  il  bello  all'  utile, 
l'utile  stesso  al  piacevole.  11  nucleo  delia 
scienza ei  lo  disdegnano;  amerebbono  be- 
ne i  risultati,  ma  danno  addietro  all'  a- 
spetto  de'sagrifizi".  Intorno  al  caratlere 
russo,  aggiunge  Schnilzler.  »  Il  russo  è 
buono,  preveniente, servizievole,  ed  emi- 
nentemente ospitale;  la  sua  gentilezza  gli 
dà  una  cert'aria  di  buon  tuono  che  par- 
la in  suo  favore;  gioviale,altivo,  petulan- 
te ancora,  la  sua  fisionomia  annunzia  del- 
l'intelligenza. Coraggioso  sino  alla  teme- 
rità, è  paziente  al  più  alto  segno;  se  ha 
poca  perseveranza  ne'  suoi  lavori,  riesce 
ad  un  bisogno  di  una  costanza  a  tutte  pro- 
ve. Del  pari  che  appena  conosce  il  limo- 

VOL.  LIX. 


RUS  24f 

re,  si  lascia  pur  di  rado  impacciare  ;  ha 
vivace  la  risposta,  il  giudizio  giusto,  e  lo 
spirito  suo  fecondo  noi  lascia  mai  sprov- 
veduto; son  sempre  a  sua  richiesta  mille 
spedienti,e  la  destrezza  n'è mirabile.  Som- 
messo alle  leggi  del  suo  paese  ,  quando 
pur  pesano  sopra  di  lui ,  è  fedele  al  suo 
principe,  ed  ama  la  patria,  di  cui  si  van- 
ta, e  che  l'ignoranza  gli  fa  riguardare  co- 
me infinitamente  superiore  a  tutte  le  al- 
tre. Religioso,  ed  esatto  nella  pratica  dei 
doveri  dalla  chiesa  prescritti,  distribuisce 
pure  fiequenti  elemosine  a'poveri,  ed  o- 
nora  i  defunti  di  cultoscrupoloso.  Abbor- 
da senza  tema  il  suo  signore,  ed  ardisce 
parlargli  francamente,  ne  manca  di  cer- 
ta facondia;  il  suo  linguaggio  è  metafori- 
co ed  insinuante,  tenendo  spesso  della  poe- 
sia. Celansi  infondo  al  cuore  passioni  ar- 
denti, che  sono  terribili  se  scoppiano,  la 
vincono  facilmente  sul  capitale  di  bontà 
che  incontrastabilmente  nel  russo  si  ri- 
trova; allora  e  la  sua  gentilezza  e  le  ma-, 
niere  distinte  danno  luogo  ad  una  bruta- 
lità chesi  esala  ne'discorsi  più  crudeli  e  più 
abbietti  :  supera  il  suo  giurare  in  rozzez- 
za quellodegli  altri  popoli;  fecondo  in  in- 
vettive ributtanti,  le  vomita  con  tanto  mi  - 
nor  riserva  che  di  rado  deviene  a  vie  di 
fatto.  Tuttavolta  quella  sua  fierezza  ap- 
parente sì  umilia  al  minimo  bagliore  di 
possibile  lucro;  bacia  il  lembo  della  veste 
e  il  braccio  a  quelli  cui  vien  supplicando; 
tocca  la  terra  colla  punta  della  mano  in 
segnodi  sommissione,  ediscende  eziandio 
sino  al  prosternarsi  appiedi  colui  cheso- 
pi'a  di  lui  tiene qualcheautorità.  L'amor 
del  guadagno  lo  predomina,  e  n'è  ecces- 
siva l'avidità,  siche  per  appagarla  niente 
gli  pesa.  Disse  la  signora  di  Slael,  che  il 
furto  è  in  Russia  quasi  tanto  frequente 
quanto  l'ospitalità  :  e  vi  danno  come  vi 
prendono,  secondo  che  la  malizia  o  la  ge- 
nerosità parla  alla  loro  immaginazione'*. 
Scrivono  gli  storici  »  che  i  russsi  diven- 
tano tanto  più  pericolosi,  poiché  sono  ine- 
sauribili in  artifizi,  e  nascondono  l'astu- 
zia sotto  un'apparenza  d'onestà  e  bona- 
i6 


242  Rus 

lieta, alla  quale  uno  si  lascia  agcTolmen- 
le  cogliere.  11  carallere  russo  è  quale  de- 
v'essere in  un  popolo  energico  e  ben  do- 
tato dalla  natura,  ma  sul  quale  non  an- 
corai lumi  hanno  esercitato  il  loro  impe- 
ro, ed  a  cui  non  ha  per  anco  infuso  il  sen» 
timento  della  propria  dignità  una  mora- 
le illuminata.  Si  traspira  ciò  che  può  un 
giorno  questo  popolo  diventare;  possiede 
esso  tutte  le  qualità  che  formano  i  popo- 
li grandi,  tranne  forse  la  profondità  del 
sentire,  alla  quale  sembra  che  trattenere 
il  debba  dal  pervenire,  uno  spirito  trop- 
po esclusivamente  pratico  e  troppo  spe- 
culatore ".Si  può  vedere  Gerakow,  Z?e/- 
la fermezza  dì  spirito  de'russif  Pietrobur- 
go i8o4-  Per  V  Ospitalità  riissa^  il  poe- 
ma dell'italiano  cav.Filistri,  stampalo  in 
detta  capitale.  Le  scienze  sono  obbligale 
alla  Russia  d'importanti  lavori;  ma  piut- 
tosto al  governo  che  le  ha  favorite,  che 
non  alla  stessa  nazione,  tranne  poche  ec- 
cettuazioni di  qualche  nobile  che  se  ne 
mostrò  generoso.  Tra*nomi  che  si  sono  re- 
si illustri  in  Russia  in  servigio  delle  scien- 
ze, non  sono  i  nomi  indigeni  i  più  nume- 
rosi; le  matematiche  vi  sono  state  tratta- 
te con  luslrodaEulero,Bernouviily,Schu- 
bert,  Fuss,  Struve;  le  scienze  fisiche  qui- 
vi hanno  dovuto  importanti  scoperte  a 
Pallas,  Scherer,  ai  due  Fischer,  a  Parrot, 
Ledebour,  Trinius;  grandi  lumi  ricevelte 
la  geografia  dell'Asia  dai  viaggi  di  Pal- 
las, de'due  Gmelin,di  Giorgi,  di  Gulden- 
sladf,  Hyacinle,  MimkovskijMeyendorf, 
Muraview  e  Klaproth;  cita  la  geografia 
marittima  i  nomi  di  Golovnin,  Beliings- 
hausen,Rrusenstern,Kolzebue,diWran- 
gel.  Lo  studio  delle  lingue  e  della  storia 
è  uno  dc'più  floridi  :  sono  europei  i  no- 
midiFraehnediAdelung;quellidiMuller, 
Scerbatov,Schlaetzer,  Lehrberg,  Karam- 
sin,  Kriig,  Evers  eKaehler  sono  univer- 
salmente noli.  La  letteratura  russa  tiene 
un  posto  onorevole  in  Europa;  già  presso 
gli  antichi  slavi  aveano  le  lettere  giltato 
una  certa  luce  eh'  ebbe  per  aurora  l'in- 
Iroduzione  del  cristianesimo;  non  si  cono- 


RUS 
scono  altri  monumenti  di  quella  lettera- 
tura fuor  di  alcune  poesie  cavalleresche, 
delle  quali  sono  ignoti  per  la  più  parte 
gli  autori,  e  gli  Annali  dei  monaco  Ne- 
store del  famoso  monastero  delle  Grotte 
di  Kiovia,  celebrato  padre  della  storia 
russa, e  morto  avanti  ili  1 16.  Venne  l'in- 
vasione de'tartari  ad  arrestare  i  progres- 
si della  luce,  e  la  Russia  ripiombò  in  una 
barbarie  profonda,dalla  quale  non  ha  in- 
cominciato ad  uscire  se  non  sotto  i  Ro- 
raanow.  Esprimentossi  la  rinascente  let- 
teratura con  deboli  opere  drammatiche, 
e  verso  il  cadere  del  secolo  XVII  e  sul 
principio  delXVlII,  con  pallide  imita- 
zioni degli  autori  stranieri  e  soprattutto 
francesi.  Nel  corso  del  XVI 11  Lomono- 
sow,  che  da  misero  pescatore  divenne  il 
i.''  poeta  e  il  dotto  più  distinto  russo,  più 
da'posteriche  da'suoi  contemporanei  ap- 
prezzato, costituì  co'  suoi  precelti  e  col- 
l'esempio  una  letteratura  nazionale;  Su- 
marokw  a  grande  altezza  sollevò  l*  arte 
drammatica,  ed  il  poema  la  Russiade  è 
assai  conosciuto  non  meno  che  celebrato  : 
la  Russia  vanta  pure  il  suo  Roselo,  nel 
celebre  Wolkow.  A  conlare  da  quel  tem- 
po una  moltitudine  di  scrittori  venne  ad 
illustrare  in  tutti  i  generi  dall'epopea  si- 
noall'idillio  ed  alla  favola,  ne  lo  splendo- 
re della  letteratura  si  è  per  niente  ai  gior- 
ni nostri  attenuato,  fiorendovi  non  meno 
valentissimi  uòmini  :  un  Platone,  che  bea 
vale  l'antico;  un  Wielleorsky,  che  può  dir- 
si l'Euripide  russo;  un  Karamsin,  che  ac- 
coppia il  genio  di  Pindaro  a  quello  di  E- 
rodoto,  hanno  ormai  sparsa  la  fama  del 
loro  nome  in  Europa.  Tra  gli  altri  nomi 
che  la  Russia  pronunzia  con  orgoglio,  si 
citano  quelli  di  Petrov,  Kostrov,  Derja- 
vin ,  Oserov  ,  Rriakovski ,  Sciakhovski , 
Dmitriev,  Jukovski,  Batiuchkov,  Gnedi- 
lch,Rozlov,Pouchkin,ScichkoveGretsch. 
In  Russia  si  pubblicano  più  di  75 giorna- 
li o  raccolte  periodiche,  compilati  in  12 
e  più  diverse  lingue,  e  consagrali  alla  po- 
litica, alle  scienze,  alle  lettere.  Il  i  ."torchio 
di  Russia  fu  stabilito  a  Kiovia  neh  55 1  : 


RUS 

da  ultimo  eranvi  6i  stamperie,  21  delle 
quali  dipendevanodalle  diverse  ammini* 
strazioni:  eranvi  82  librerie,  e  9  fonde* 
rie  di  caratteri.  Gli  scritti  che  vengono  in 
luce  nell'impero,  e  quelli  che  provengono 
dal  di  fuori  sono  soggetti  ad  una  censura, 
la  jcui  severità  varia  secondo  le  circostan- 
ze o  le  idee  del  sovrano.  Finalmente  non 
è  in  Russia  trascurata  la  coltura  delle  bel- 
le arti,  ed  in  architettura  sono  lodati  Ka« 
kaurinov, Starov,Voronikhin,  Mikhailov 
e  Sakharov;  nella  scultura  Sciubin,  Sce- 
drin  e  Martos;  nella  pittura  Losseuko , 
Sokolov,ScedrÌD,Alexiev,  Ignatius,  e  tra 
gl'incisori  Utkìn.  I  russi  poeti,  isloriografl 
e  autori  di  drammi  sarebbero  in  maggior 
pregio  in  tutta  l'Europa  se  fossero  più  no- 
li. I  presenti  progressi  nelle  scienze,  nel- 
le lettere,  nelle  arti  sono  mirabili.  A  sup- 
plire al  novero  degl'  illustri  russi  nelle 
scienze,  nella  letteratura,  nelle  arti,  ricor- 
derò le  seguenti  opere.  Biblioteca  degli 
antichi  msy.  russiy  Pietroburgo  1667.  Bo- 
chdanowilch.  Proverbi  russi\  Pietrobur- 
go lySS.Cul  ma  nn.  Raccolta  completa  di 
poesie  riisse^  tedesche  e  italiane,  Pietro- 
burgo iSSg.  Saggio  sopra  la  letteratura 
russa,  contenente  una  lista  di  letterati  rus- 
si dopo  il  regno  di  Pietro  I  il  Grande^ 
Li  vorno  1 7  7 1 .  Livre  de  leclure  russe,  ou 
recueil  de  pieces  choisies  en  prose,  et  en 
vers  tirées  des  meilleurs  auteurs  russes , 
Riga  i8o5.  Lomonosow,  Raccolta  delle 
sue  opere,  Pietroburgo  1 784  :  Raccolta  di 
varie  composizioni ,  ivi  1804.  Slroeffe 
Kalaidowitz,  Descrizione  de  mss.  russo- 
slavi  che  si  trovano  nella  biblioteca  del 
conte  Tolsioy,  Mosca  1825.  Wostokow^ 
Descrizione  de'  mss.  slavi  e  russi  che  si 
trovano  nel  museo  del  conte  Rumansow, 
Pietroburgo  1842.  Boydanowitch ,  La 
Psiche  versi j  Mosca  1 8 1 5.  Giukousky,  O- 
pere  complete,  Pietroburgo! 835.  Goyal, 
Com/7ie^/>5  Pietroburgo  1 836.  Raramsìn, 
Opere  va  rie  ^  Mosca  1 8o3:  Istoria  dell'im- 
pero russo,  Pietroburgo  i843.  Ratleoa- 
zevsky.  Traduzione  dell'Eneide  nella  lin- 
gua piccola  russa,  Pietroburgo  1 798.  Ko- 


RUS  2\Z 

slovf,Po«/e,Pielroburgo  1 827,Pouschki- 
ne,  La  fontana  di  Bantchisaray,  poesie. 
Mosca  1824:  Poesie,  Pietroburgo  i838. 
Raccolta  di  canzoni  popolari  russe,  ac- 
compagnate da  note  musicali,  Pietrobur- 
go 1 79o:Z>/  varie  composizioni russe,V\e- 
troburgo  1 84 1  .Sumarokw,  Tragedia, ]?\c^ 
troburgo  1 7  5 1 .  Saggio  di  dizionario  stori- 
co degli  scrittori  russi,  Pietroburgo  1772. 
Eugenio  metropolita.  Dizionario  storico 
degli  scrittori  russi  ecclesiastici,  Pietro- 
burgo 18 18.  Sopra  queste  due  opere  il 
prof.  Strahl  compilò  il  suo  pregiato  lavo- 
ro. La  Russia  dotta,  Lipsia  1828.  Evan- 
geli in  lingua  russa  e  slava,  Pielrobuigo 
i84i-  Toustoy,  Dissertazione  sui  sagri 
antichi  libri  russi.  Mosca  1829.  Fac-si- 
milide'mss.  russi  dal  secolo  XV  alla  fi- 
ne del XFni,Moscai%i5.  G.  A.  Tour- 
gueneff,  Historica  Russiae  monimenta  ex 
antlquis  exterarum  gentium  archivis  et 
hihliothecis  deprompta,  Petropoli  1 84 1 . 1 
documenti  per  quest'opera  egregia  furo- 
no estratti  dagli  archi  vi  della  s.  Sede,  rac- 
colti con  somma  industria  e  discernimen- 
to da  mg/Marino  Marini  prefetto  degli  ar- 
chivi Vaticani.  Se  gli  scrittori  russisi  vor- 
ranno istruire  in  quest'  importantissimo 
lavoro,  le  loro  storie  non  saranno  più  tan- 
to riboccanti  di  falsità  e  di  menzogne  ob- 
brobriose, quando  trattano  de'vicendevo- 
li  rapporti  della  chiesa  russa  colla  romana. 
La  Russia  possiede  biblioteche  e  mu- 
sei in  cui  sono  chiuse  grandi  ricchezze  per 
le  scienze,  per  la  letteratura  eperlearti. 
La  biblioteca  imperiale  di  Pietroburgo, 
ch'è  la  più  importante,  contiene 3oo,ooo 
volumi  stampati, e  12, 000  mss.,  il  museo 
Romanow  è  pieno  di  antichità  nazionali, 
e  di  curiosità  d'ogni  specie;  ivi  sono  acca- 
demie di  scienze,  gabinetti  e  quanto  no- 
tai al  suo  articolo,  ed  altrettanto  a  Mo- 
sca ,  ed  a  tante  altivj  primarie  città  del- 
l'impero di  cui  altresì  feci  articoli,  come- 
chè  vescovili  antiche.  In  tali  articoli  feci 
menzione  delle  collezioni,  gallerie  e  musei 
doviziosi  che  hanno,  di  oggetti  apparte- 
nenti alle  scienze  e  alle  arti^  come  in  pit- 


244  Rus 

tuia  e  scultura,  ed  eziandio  di  pregievoli 
anticaglie.  Sussistono  in  Russia  da  2G  dot- 
te società,  fra  le  quali  primeggiano  l'ac- 
caderaia  imperiale  delle  scienze  in  Pietro- 
burgo, ed  ivi  pure  l'accademia  imperiale 
russa,  Taccademia  imperiale  di  Vilna,  la 
società  imperiale  di  mineralogia,  quella 
de'naturalisti  a  Mosca;  di  più  in  questa 
e  in  Pielrobiu'gp  sonori  le  decorose  acca- 
demie di  belle  arti.  In  Roma  il  governo 
mantienediversi  nazionali  studenti  di  bel- 
le arti,  per  apprenderle  o  perfezionarsi^ 
ed  in  questa  metropoli  e  maestra  delle 
belle  arti  fiorirono  non  pochi  eccellenti 
artisti  russi, e  da  ultimo  il  valente  pittore 
Carlo  Bruloffdi  Pietroburgo,  il  quale  co- 
me altri  russi  di  bell'ingegno,  aprì  studio 
in  Roma  e  vi  si  mostrò  sempre  ardente 
studioso  delle  opere  de'grandi  maestri  i- 
taliani,  e  si  commoveva  allo  spettacolo  che 
presenta  l' antica  capitale  del  mondo,  la 
cui  terra  come  altri  suoi  connazionali  ne 
accolse  la  spoglia  mortale,  presso  la  pira- 
midedi  CaioCestioa  Porla  s.  Paolo  (F.). 
A  proposito  di  Roma,  in  questa  città  han- 
no chiesa  e  ospizio  i  cattolici  di  Polonia 
e  i  Ruteni  (F.),  diversi  de'quali  ivi  ripo- 
sano. In  Russia  le  società  d'oggetto  pra- 
tico influiscono  più  direttameute  sui  pro^ 
gressi  dell'incivilimento,  rimarcandosi  tra 
esse  la  società  imperiale  filantropica ,  3 
società  d'economia  rurale,  la  società  bìbli- 
ca che  fece  stampare  la  Bibbia  in  29  lin- 
gue usale  nell'impero.  Sotto  il  rapporto 
dell'educazione  pubblica,  trovasi  la  Rus- 
sia divisa  in  7  circondari  universitari, cia- 
scuno de'quali  comprende  un  maggiore  0 
minor  numero  di  governi,  diretti  in  com- 
plesso dal  ministro  della  pubblica  istru- 
zione. Vi  sono  inoltre  un  gran  numero  di 
scuole  alte,  le  quali  per  la  maggior  parte 
non  dipendono  da  detto  ministero,  e  sono 
consagrale  a  rami  speciali  di  sludi,  come 
la  letteratura,  la  teologia,  la  giurispruden- 
za, la  medicina.  L'istituto  centrale  peda- 
gogico di  Pietroburgo  è  destinato  a  for- 
marci giovani  che  si  dedicano  all'insegna- 
re. Le  lingue  orientali,  il  commercio,  la 


RL  S 

tecnologia, hannoscuolespeciali,e  vi  han- 
no parecchie  scuole  militari.  In  2.°  gra- 
do, nella  gerarchia  universitaria,  trovan- 
si  de'ginnasi  :  ve  n'ha  uno  in  ogni  capo- 
luogo di  governo,  e  se  ne  trovano  eziandio 
in  alcuni  capoluoghi  di  distretto.  Sulla 
slessa  linea  si  pongono  parecchi  stabili- 
menti speciali, ed  alquante  case  di  educa- 
zione per  le  fanciulle,  tra  le  quali  sono  da 
ricordare  l'istituto  del  convento  Smolnoi 
e  la  grande  scuola  di  Riga;  havvi  più  di 
25o  dozzine  particolari,  che  tulle  sono 
soggette  alla  censura  universitaria.  Ven- 
gono in  3.°  grado  le  scuole  primarie  che 
devono  essere  stabilite  in  lutti  i  capoluo- 
ghi di  distretto;  ma  il  numero  è  lontano 
dal  trovarsi  completo:  in  questa  categoria 
si ponno classificare  vari  stabilimenti,  tra 
cui  sono  la  casa  degli  orfani  militari ,  la 
casa  de'trovatelli  e  d'educazione  di  Pie- 
troburgo. Le  scuole  centrali  d'appannag- 
gio e  le  scuole  di  villaggi  d'appannaggio, 
decretatene!  1828,  sono  destinate,quanlo 
alle  prime,  a  formare  maestri  di  scuola 
perle  campagne,  rispetto  allealtre,  ad  il- 
luminare possibilmente  la  classe  de'con- 
tadini,  ed  a  formare  individui  capaci  di 
servire  come  scrivani  nell'amministrazio- 
ne delle  campagne.  Finalmente  vi  sono 
scuole  elementari  o  parrocchiali,  ma  ra- 
rissime, se  non  sia  tra  la  popolazione  te- 
desca, soprattutto  in  quella  delle  sponde 
del  Volga.  Si  può  considerare  come  sta- 
bilimento desti  nato  all'  istruzione,non  me- 
no che  alla  religione  e  alla  politica, il  con- 
vento che  il  governo  russo  mantiene  a  Pe- 
kino,  in  virtù  del  trattato  1 4  giugno  1728, 
ove  ogni  IO  anni  si  rinnovano  i  io  laici 
mandati  a  studiare  le  lingue  mancine  ci- 
nese, ed  acquistare  nozioni  esatte  intorno 
alla  Cina.  Il  governo  dell'impero  di  Rus- 
sia é  monarchico  assoluto:  l'imperatore 
prende  la  qualificazione  di  Samodergetz 
cioè  Autocrate,  e  nessuna  costituzione  ne 
tempera  il  potere.  L'atto  di  elezione  del 
161 3,  che  portò  sul  trono  la  dinastia  di 
Romanow,  consagrò  formalmente  il  po- 
tere assoluto.  Tuttavia  nel  1 8 1 1  Alessuu- 


RUS 
dro  I  procIatuòaltaineDte  il  principio  che 
Ja  legge  sia  sopra  il  sovrano.  Conforme- 
mente ad  un  regolamento  di  successione 
dovuto  a  Paolo  1,  la  corona  è  ereditaria 
di  maschio  in  maschio,  per  ordine  di  pri- 
mogenitura e  sino  alla  totale  estinzione 
del  ramo  mascolino,  in  difetto  del  quale 
soltanto  sono  le  femmine  chiamate  alla 
successione ,  esclusa  soltanto  quella  che 
fosse  regina  di  Svezia,  onde  impedire  che 
la  corona  imperiale  russa  passi  giammai 
nella  dinastia  svedese.  Un  ukase  di  Cate- 
rina I  dispone  che  per  succedere  al  trono 
bisogna  professare  la  religione  greca-or- 
todossa, e  che  ninno  possa  esservi  ammes- 
so che  già  portasse  una  corona.  L'impe- 
ratore si  fa  consagrare  dal  metropolitano 
di  Mosca;  i  fratelli  e  i  discendenti  di  lui 
portano  il  titolo  di  gran  principi  o  gran- 
ducliì:  ill.°  de'suoi  discendenti  riceve  il 
titolo  particolare  di  nassiaiduik  o  erede. 
I  sovrani  hanno  successivamente  portato 
i  nomi  di  Veliki-Kniaz  o  Gran  Principi, 
di  Veliki-Gossudar  o  Gran  Signore,  e  di 
Tzaro  Cz^r(l^.),  vocabolo  sull'etimolo- 
gia del  quale  non  si  va  d'  accordo  e  che 
rammenta  quello  di  Cesare  :  comunque 
sia,Basilio  Ivanovitchlo  tradusse  nel  1 5 1 6 
colla  voce  latina  Imperator  (F.).  Altri 
dicono  che  il  nome  e  titolo  di  Cz^fr  è  sla- 
vo ossia  schiavone,  e  significa  /?e,  e  che 
ili.°ad  assumerlo  fu  Giovanni  Wasilie- 
witz  o  Ivan  IV,  al  cominciar  del  secolo 
XVI,  dopo  la  conquista  del  regno  di  Ka- 
zan.  Accettò  Pietro  I  il  titolo  d'impera- 
tore che  tutto  il  suo  popolo  gli  conferì 
nel  1 72 1 ,  e  lo  conservò  a  malgrado  di  tut- 
ti i  richiami  delle  potenze.  In  oggi  l'impe- 
ratore s'intitola  nel  modo  seguente:  iV".  per 
la  grazia  di  Dio  Imperatore  ed  Autocra- 
te di  tutte  le  Russie ,  di  Mosca j  Kiovia, 
Fladimir  e  Novgorod;  Czar  di  Kazan, 
Czar  d'/éstrakariy  Czar  di  Polonia^  Czar 
di Siberia^Czar del  Chersotieso  Tauricoj 
Signore  diPskow  o  Pleshow;  e  Gran  Prin- 
cipe diSniolensko^diLituania^diFolinia^ 
diPodolia  e  di  Finlandia  j  Principe  d'E- 
itonia^  di  Livonia^  di  Curlandiac  Semi- 


RUS  245 

gnllìa^  di  'Saniogizìa,di  Bialislok/li  Care' 
Ha,  di  T\'er,  dUngria,  di  Perm,  di  Fialka» 
di  Bulgaria  e  di  piìi  altri  paesij  Signore 
e  Gran  Principe  del  territorio  di  Nijni' 
JVovgorod,  di  TchernigoVf  di  Rìazan,  di 
Poloskoy  di  Rostov,  d'Iaroslai',di  Belo- 
zersky  d' Udoria,  d  Obdorìa,  di  Rondi- 
nia,  di  Fitepsco,  di  Malislav,  e  Domi- 
natore di  tutta  la  regione  Iperborea j  Si- 
gnore del  paese  d'Iveria^  di  K'artfdiy  di 
Giorgia,  di  Kabardinia,  e  dH  Armenia; 
Signore  ereditario  e  supremo  de^ principi 
Circa»sij  di  quelli  di  Daghestan  e  d! al- 
tri ancora  j  Erede  della  Norvegia^  Duca, 
di  Schleswig-Holsteìn ,  di  Storman,  di 
Dithmarschen  e  d*Oldemburgo.  Le  armi 
della  monarchia  russa  presentano  princi- 
palmente un'aquila  di  due  teste,  con  sul 
petto  uno  scudo  rosso,  dove  vedesi  rap- 
presentato S.Giorgio  che  abbatte  un  dra- 
go. Brillantissima  e  la  corte,  ma  esente 
da  rigidezze  e  da  etichette  rigorose  ;  le 
primarie  sue  cariche  sono  quelle  del  gran 
cancelliere  ch'è  il  primo  ufficiale  dell'im- 
pero, de'due  gran  ciambellani,  del  graa 
coppiere,  del  gran  cacciatore,  del  graa 
scudiere,  del  gran  maresciallo  della  cor  • 
te  e  del  gran  maestro  dì  ceremonie,  de- 
gli aiutanti  di  campo  generah,  e  degli  a- 
iutanli  di  campo  dell'imperatore:  nel 
1820  tntto.il  personale  della  corte  saliva 
a  3858  individui.  Punto  centrale  di  ogni 
autorità  l'imperatore,  ne  delega  quanta 
gli  piace  ai  corpi  deliberativi,  ed  agl'in- 
dividui che  formano  la  gerarchia  ammi- 
nislraliva.  In  cima  sono  posti  3  collegi, 
che  sono:  i.°  il  consiglio  dell'  impero  j 
composto  del  presidente  e  di  un  numero 
illimitato  di' membri:  tutti  gli  affari  im- 
portanti ,  tranne  quelli  che  riguardano 
alla  politica  esterna,  sono  di  competenza 
di  questo  collegio,  che  dividesi  in  4  di- 
partimenti, ciascuno  col  suo  presidente  e 
denominati  della  legislazione, della  guer- 
ra, degli  affari  civili  e  religiosi,  dell'am- 
ministrazione e  delle  finanze.  2.°  Il  se- 
nato dirigente,  composto  d'un  centinaio 
di  membri,  senza  limili  precisi]  diviso  in 


246  R  U  S 

8  dlparlimenli,i  primi  5  risiedono  a  Pie- 
troburgo, ed  a  Mosca  gli  alili  3;  non  ha 
altro  presidente  che  l'imperatore,  il  qua- 
le si  fa  io  ciascun  dipartimento  rappre- 
sentare da  un  alto  procuratore.  Emana 
questo  senato  degli  ukasi  che  hanno  for- 
za di  leggi  come  quelli  dell'imperatore, 
questi  però  può  sospenderne  l'effetto.  È 
il  custode  delle  leggi,  veglia  all'esecuzio- 
ne di  esse,  domanda  conto  di  loro  gestio- 
ne a  tutti  gli  alti  funzionari  dello  stato; 
invigila  r  impiego  de'  denari  pubblici  e 
la  riscossione  delle  rendite,  pensa  a'mo- 
di  di  soddisfare  a  tutti  i  bisogni  del  pae- 
se; le  leggi  e  gli  editti  emanati  dall'  im- 
peratore, vengono  da  esso  promulgati  ; 
nomina  al  massimo  numero  di  cariche; 
pronunzia  nelle  materie  contenziose,  ed 
è  la  corte  sovrana  dalla  quale  dipendono 
lutti  i  tribunali  dell'impero.  3."  Il  Santo 
Sinodo,  autorità  suprema  della  chiesa 
greco-russa,  del  quale  poi  tratterò.  Il  po- 
tere supremo  si  esercita,  sotto  gli  occhi 
deirimperatore,  da  7  ministri  segretari 
di  stalo,  la  cui  riunione  forma  un  4-°  col- 
legio, subordinato  ai  tre  gran  corpi  dei 
quali  ho  parlalo  :  sono  questi  7  ministri 
quelli  della  guerra,  della  marineria,  de- 
gli affari  esteri,  della  giustizia,  dell'in- 
terno, delle  finanze  e  dell'istruzione  pub- 
blica. Tutti  i  summentovali  governi  e 
Provincie,  si  ripartono  tra  1 4  governi  ge- 
nerali, i  quali  si  amministrano  da  mili- 
tari insigniti  almeno  del  grado  di  luogo- 
tenenti generali,  e  che  comandano  in  pa- 
ri tempo  la  divisione  delle  truppe  in  tali 
circoscrizioni  stanziate  :  tulli  gli  uffiziali 
civili  sono  loro  subordinali  ..Un  semplice 
governo  è  amministrato  da  un  governa- 
tore, che  vi  rappresenta  il  governatore 
generale,  con  funzionari  subalterni  per 
tutti  i  rami.I  distretti  sono  amministrati 
da  capi  e  da  diversi  funzionari.  Le  cit- 
tà vengono  rette  da  un  sistema  partico- 
lare, ed  hanno  per  ciascheduna  due  consi- 
gli, l'uno  e  l'altro  presieduti  dal  capo  del- 
la cittadinanza  chiamato  borgomastro,  e 
da  4  consiglieri  almeno  ;  magistrato  non 


RUS 
salariato,  eletto  per  3  anni  da'suoì  con- 
cittadini ;  i  quali  consigli  amministrano 
le  rendite  comunali  ,  vegliano  alla  pace 
e  sicurezza  della  città,  al  mantenimento 
e  costruzione  delle  fabbriche  pubbliche, 
al  buon  ordine  del  commercio  e  dell'in- 
dustria :  si  compongono  di  tutte  le  classi 
de'cittadini,  da  esse  eletti.  Ogni  città  ha 
pure  una  corte  orale,  pei  creditori  e  al- 
tri affari  di  minore  importanza.  La  po- 
lizia è  bene  organizzata  e  notevoli  sono 
le  sue  disposizioni  pegl'incendi;  ma  l'il- 
luminazione pubblica  ed  il  lastrico  so- 
no ancora  imperfettissimi.  Il  potere  giù-, 
diziario  è  in  gran  parte  amalgamalo  col- 
l'amministrazione  propriamente  detta  : 
ogni  governo  ha  un'alta  corte  criminale 
di  giustìzia,  una  corte  d'equità,  ed  una 
corte  inferiore;  la  corte  del  distretto  for- 
ma quella  d'appello  civile  e  criminale.  A. 
ciascun  tribunale  sono  addetti  numerosi 
avvocati;  generalmente  si  censurano! 
giudici  di  negligenza.  La  legislazione  rus- 
sa è  un  caos  di  leggi  antiche  e  nuove;  se 
ne  trova  il  nucleo  nel  Dlritlo  russo  0  sla- 
vo dato  ai  Novgorodii  nel  io  17  o  1018 
da  Jaroslaw  I  :  nel  1649  ^l^ssio  Miche- 
lovitz  promulgò  un  codice,  qualificato 
bizzarro  e  crudele,  che  sotto  Pietro  I  era 
già  caduto  in  disuso.  Questo  principe  i- 
slitui  una  commissione  di  leggi,  che  al- 
cuni pretendono,  almeno  in  parte,  duri- 
no ancora.  Da  ultimo  gli  ukasi  e  le  de- 
cisioni giudiziarie  furono  riunite  in  col- 
lezione. Si  può  vedere  la  Rivista  dt  la- 
vori per  la  compilazione  del  nuovo  codi- 
ce criminale,  Pietroburgo  1846.  Mollo 
è  diminuita  la  barbarie  delle  pene;  la  tor- 
tura l'aboPi  Caterina  li.  La  pena  di  mor- 
te è  rara,  nondimeno  i  grandi  delitti  so- 
no puniti  con  5o  a  100  colpi  di  verga, 
e  i  delinquenti  spesso  spirano  solto  i  col- 
pi del  carnefice.  Le  pene  più  gravi  sono 
i  lavori  forzati ,  e  la  deportazione  nelle 
miniere  di  Siberia,  precedute  dal  sangui- 
noso e  crudele  supplizio  del  knut.  Le  fi^ 
nanze  della  Russia  sono  coperte  d'un  ve- 
lo,chenon  è  agevole  d'alzare;  nondimeno 


RUS 

dalle  sorgenti  delle  pubbliche  rendile,  si 
calcola  in  totale  franchi  313,197,000; 
altri  portano  tal  cifra  a  4oo,  ed  anche 
a  45^0  milioni,  ed  è  probabile;  altri  a  cir- 
ca 90  milioni  di  scudi.  Nel  1824  il  debi- 
to attivo  era  di  847  milioni  di  franchi, 
altri  opinano  /{.jS  milioni  di  scudi  ;  fio 
dal  18 17  vi  è  una  commissione  d' am- 
mortizzazione, che  intendeadiminuireed 
estinguere  il  debito  ,  come  a  ritirare  la 
carta  0  biglietti  monetati  guarentiti  dalla 
banca  nazionale. 

L' impero  russo  proporzionatamente 
alla  sua  gigantesca  colossale  ampiezza,  è 
altresì  formidabile  nella  potenza  milita- 
re, terrestre  e  marittima,  che  il  p.  Thei- 
iier  nel  1846  fece  ascendere  al  nurae- 
10  di  600,000  uomini  Tarmata  attiva. 
Questa  enorme  potenza,  avendo  fondato 
il  suo  vasto  impero  colla  sola  forza  delle 
su«  armi  conquistatrici ,  ha  bisogno  di 
mantenere  un  esercito  enorme,  per  guar- 
dare gl'immensi  suoi  confini  d'una  mo- 
narchia, della  cui  estensione  dicesi  mai 
fu  l'eguale  al  mondo;  non  che  per  difen- 
dersi dalle  orde  de'popoli  ribelli,  o  non 
ancora  immediatamente  soggetti  al  suo 
possente  dominio;  per  tenere  eziandio  in 
soggezione  la  Turchia  e  la  Persia,  le  quali 
non  tarderanno  forse  molto  a  diventare 
Provincie  russe,  secondo  i  prognostici  ed 
i  calcoli  dì  alcuni  politici  uomini  distato; 
ed  in  fine  per  conservarsi  nel  complesso 
de*  suoi  grandi  dominii ,  e  far  valere  in 
Europa  la  sua  preponderanza.  Di  questa 
la  Russia  vieppiù  ricevè  incremento  do- 
po gli  scompartimenti  della  Polonia,  e  gli 
acquisti  fatti  sulla  Turchia  da  Caterina 
II;  gradatamente  aumentò,  quando  con- 
tribuì allo  scioglimento  del  fortissimo  im- 
pero francese;  di  recente  allorché  prese 
parte  a  frenare  i  mòli  nazionali  della  Ger- 
mania, e  per  ultimo  nel  1849  in  concor- 
rere a  vincere  la  tremenda  rivoluzione 
ungarica  ;  ne'  quali  memorabili  avveni- 
menti fece  sentire  il  bisogno  della  sua  a- 
zione  immediata  ,  per  T  indipendenza  e 
incolumità  de*  legittimi  potentati  contro 


RUS  747 

qualunque  orgogliosa  usurpazione.  Per 
tulli  i  «uccennati  molivi,  alla  Russia  non 
bastano  gli  eserciti  di  terra,  il  perchè  tie- 
ne flotte  importanti,  sia  forse  per  aprirsi 
un  giorno  la  strada  ne'Dardanelli,sia  per 
varcare  lo  stretto  del  Sud,  donde  ne  con- 
seguilerebbel'impero  de'mari.  Il  ch.prof. 
Giambattista  Crollalanzada  Fermo,men- 
tre  con  arditoe  vasto  concepimento  è  in- 
tento a  compiere  la  compilazione  dell'in- 
teressantissima e  laboriosa  inedita  sua  o- 
pera;  La  storia,  il  costume  e  la  statisti' 
ca  militare  di  tutte  le  nazioni  del  globo, 
non  escluse  neppure  le  pili  remote  e  le  più 
piccole,  frutto  di  costante  e  lodevole  ap- 
plicazione, d' instancabili  ricerche,  come 
di  paziente  perseveranza,  ha  voluto  ar- 
ricchire la  repubblica  letteraria  d'un  sag- 
gio di  SI  studioso  lavoro,  col  pubblicare 
nel  i85i  in  Bologna:  La  potenza  mili' 
tare  della  Russia  :  storia  degli  eserciti  e 
delle  flotte  di  questa  nazione  ^  descrizio- 
ne del  loro  costume  e  ordinamento^  e  sta- 
tistica delle  medesime  in  tutti  i  tempi.  Il 
lodato  scrittore  preferì  pubblicare  intan- 
to la  parte  che  riguarda  l' impero  rus- 
so wcome  quella  che  può  riuscire  più  in- 
teressante ed  accetta,  essendo  questa  na- 
zione la  prima  potenza  militare  del  glo- 
bo e  forse  la  meno  conosciuta  dell'Euro- 
pa". Perciò  mi  duole  l'animo,  che  io  qui 
non  possa  giovarmi  dell'opportunità,  per 
inserirvi  un  opportuno,  breve  e  chiaro 
sunto  di  tale  bellissima  descrizione,  a  ca- 
gione del  molto  che  mi  resta  a  dire,  seb- 
bene compendiosamente,sulle  notizie  sto- 
riche ecclesiastiche  e  civili  della  chiesa  e 
impero  russo,  come  pure  per  la  natura  e 
condizione  di  questa  mia  opera.  Nullame- 
no  sfiorerò  sì  ricco  argomento  per  rica- 
varne un  semplice  e  generico  cenno.  La 
formazione  degli  eserciti  ordinati  e  sta- 
bili in  Russia,  è  un'altra  gloria  di  Pietro 
I  il  Grande,  che  fu  il  primo  a  introdurre 
nell'agguerrite  sue  truppe  la  disciplina, 
il  vestiario  e  l'armamento  degli  altri  eu- 
ropei, ch'egli  avea  potuto  ammirare  nei 
suoi  istruttivi  viaggi.  Già  a* tempi  d'Ivan 


248  R  U  S 

lY  esisteva  in  Russia  la  milizia  perma- 
nente degli  slrelizzijche  nel  1 545>  surrogò 
all'antica  feuclale,con  fine  di  tener  in  fre- 
no la  prepotente  nobiltà.  Avanti  il  suo 
regno  la  Russia  non  conosceva  milizie  re- 
golari, poiché  i  nobili  erano  obbligati  al 
servizio  militare,  ed  i  principali  fra  essi 
funziona  vano  da  generali  col  nome  di  voe- 
vodi  ;  gli  altri  servivano  come  semplici 
soldati:  i  più  ricchi  erano  tenuti  farlo  a 
proprie  spese,  gli  altri  ricevevano  tennis- 
sima  paga  o  de'  feudi  détti  pomestiè.  I 
possessori  de'feudi  erano  seguiti  dai  pro- 
pri contadini,  quasi  nudi,  male  armati  e 
senza  disciplina  :  a  proporzione  di  loro 
potenza,  conducevano  il  numero  decan- 
ti e  cavalieri.  Ne*  casi  di  necessità  erano 
chiamati  alle  armi  anche  i  cittadini  e  i 
mercanti;  somministrando  pure  il  clero 
uomini  e  cavalli  in  siffatte  contingenze. 
Dipoi  miglioi'ò  la  disciplina  militare  lo 
czar  Alessio  Michelovitz. Di  venuti  gli  sire- 
lizzi  col  nome  di  fanteria  della  corte,  co- 
me guardia  del  corpo,  indisciplinati  e  se- 
diziosi, Pietro  I  li  sciolse,  punì  gl'insor- 
ti e  gli  altri  incorporò  nelle  truppe  che 
andava  formando  con  ulHciali  stranieri, 
i  quali  insegnavano  ai  russi  la  loro  tattica 
militare  ,  distinguendosi  il  ginevrino  Le 
Fort  che  ispirò  al  czar  il  gusto  per  le  ar- 
mi :  lo  istruì  facendogli  percorrere  tutti 
i  gradi  nella  compagnia  modello,  dalla 
quale  derivò  l'attuale  numerosa  e  polen- 
te fanteria  russa.  Successivamente  sempre 
aumentarono  i  diversi  corpi  dell'esercito 
russo,  a  cui  Paolo  I  die  un  regolamento 
in  vigoVe,  ponendolo  sul  piede  dell'eser- 
cito prussiano,  che  re  Federico  II  avea 
reso  mirabile  e  temuto.  Alessandro  I  do- 
po il  1807,  seguendo  le  tracce  di  Napo- 
leone, fulmine  di  guerra  e  genio  milita- 
re, v'introdusse  vari  utili  cambiamenti, 
che  furono  in  seguito  modificati  e  perfe- 
zionati dal  fratello  Nicolò  1  regnante,  col- 
ia nuova  organizzazione  dell  833 e  1834. 
Dallo  specchio  delle  forze  militari  del- 
rim[)ero  russo,  da  Pietro  I  sino  a'tempi 
nostri  si  rileva.  Che  Pietro  l  nel  1 689  ebbe 


RUS 

sul  piede  di  pacei5,ooo  soldatijneliyio 
sul  piede  di  guerra  3oo,ooo,  circa  metà 
de'  quali  lasciandone  in  sua  morte  nel 
1 725. Sotto  l'imperatrice  Anna  nel  1 740 
in  tempo  di  pace  1 70,000;  in  egual  tempo 
nel 1 771  sotto  Caterina  11  198, 107, men- 
tre nel  1791  per  la  guerra  l'aumentò  a 
465,525,  e  ne  lasciò  morendo  525,24 1. 
Nel  1800  essendo  in  pace  Paolo  I  ebbe 
368,7  '  ^  soldati.  Alessandro  I  per  le  guer- 
re contro  Napoleone  tenne  armati ,  nel 
180 5  da  52 1,01 4  uomini,  nel  1810  da 
639,4 1 5,  nel  1 8 1 2  da  596,000,  nel  1 8 1 4 
alla  fine  della  grande  campagna  degli  al- 
leati 879,308;  finalmente  pe'moti  poli- 
tici del  1 82  I ,  pervenne  l'esercito  russo  a 
1,039,1  17.  L'odierno  imperatore  tenne 
nel  1826  sul  piede  di  pace  6  10,000  sol- 
dati, subito  accresciuti  a  1,080,000:  nel 
1 83o  eziandio  sul  piede  di  pace747,557, 
indi  nel  1 83 1  su  quello  di  guerra  868,85 1 
che  poi  accrebbe  nel  i833.  La  Russia  è 
ripartita  in  3  governi  generali  militari, 
Pietroburgo,  Mosca,  Varsavia,  suddivisi 
in  36  governi  militari  subalterni.  L'eser- 
cito russo  si  forma  di  contadini  e  borghe- 
si, ammogliati  o  scapoli  che  hanno  me- 
no di  4o  anni,  per  lo  piìi  in  ragione  di  4 
o  5  individui  per  ogni  1000  maschi;  le 
reclute  si  eseguiscono  ordinariamente  o- 
gni  3  anni,  da  cui  sono  esenti  parecchie 
tribù,  la  maggior  parte  de'tedeschi  e  le 
classi  privilegiate;  dal  1827  gli  ebrei  non 
più  godono  r  esenzione,  l  cosacchi  non 
soggiacciono  al  reclutamento,  ma  forni- 
scono ogni  5  anni  5  uomini  su  1000,  ed 
il  loro  servizio  dura  i5  anni  :  le  truppe 
cosacche  sono  com  poste  di  cavalleria  e  ol- 
trepassano 100,000  uomini.  Le  reclute 
provengono  principalmente  dai  servi  o 
vassalli  della  corona  e  de'nobili;  entran- 
do però  nell'esercito,  ogni  soldato  divie- 
ne libero.  La  durata  del  servizio  militare 
è  più  lunga  di  tutte  le  altre  nazioni  eu- 
ropee, sebbene  accorciata  nel  1827,  cioè 
di  20 anni  nella  guardia  imperiale,  di  22 
nelle  truppe  di  linea.  L'imperatore  è  il 
capo  supremo  ddl'esercilo.  Lo  slato  matj- 


RUS 
giore  si  compone  di  3  feldmarescialli,  e 
d'un  gran  numero  di  generali.  Gli  stipen- 
di di  questi  oflìciali  superiori,  ed  anche 
degli  oniciali  subalterni  sono  assai  modi- 
ci :  la  paga  d'un  soldato  arriva  appena  a 
3o  lire  l'anno,  sulle  quali  han  luogo  di- 
verse riduzioni:  il  costo  annuo  d'ogni  sol- 
dato di  fanteria  è  di  120  franchi  :  però 
cresce  a  dismisura,  se  portalo  fuori  del- 
l'impero. Per  diventar  officiale  bisogna 
dar  prove  di  nobiltà,  e  di  avere  apparte- 
nuto ad  un  istituto  militare;  possono  col 
valore  di  venirci  i  soldati,  ed  i  più  alti  gra- 
di sono  accessibili  anche  a  que'di  bassa 
condizione.  L'esercito  russo  si  divide  in 
esercito  aUivod^ operazione  oùvmaia  mo- 
bile in  Europa,  ed  in  esercito  di  riserva 
nell'interno,  al  quale  debbonsi aggiunge- 
re le  colonie  militari.  Vengono  poi  il  cor- 
po separato  del  Caucaso,  il  co/'/?o  sepa- 
rato di  Siberia,  il  corpo  d'Oremburgo,  il 
corpo  di  Finlandia^  i  Cosacchi^  h  trup- 
pe fuori  di  linea.  La  Russia  e  l'Austria, 
fra  le  grandi  potenze  europee,sonolesole 
che  abbiano  le  colonie  militari  o  stabili- 
menti ove  gli  agricoltori  sono  a  un  tem- 
po militari,  e  formano  per  lo  stato  una 
risorsa  militare  di  somma  importanza. 
Colonie  militari  di  questo  genere  risalgo- 
no in  Russia  al  regno  d'Anna  del  1780, 
in  cui  i  coloni  difendevano  i  cuuOni  del- 
l'impero dalle  incursioni  de' tartari  e  dei 
turchi  ;  restate  abbandonate  sorsero  a 
nuova  vita  per  le  cure  d'Alessandro  I,  in- 
di riformale  da  Nicolò  I  e  chiamate  Di- 
stretti di  soldati  agricoltori.  E'  conside- 
rata colonia  militare  la  milizia  greca  de- 
gli Arnauli,  che  custodisce  le  coste  della 
penisola  di  Crimea  ;  l'origine  risale  alla 
guerra  contro  i  turchi  nel  1769,  ed  è  o- 
riginaria  dell'Arcipelago.  Dal  prospetto 
generale  delle  diverse  armi  che  formano 
la  forza  dell'aimata  russa,  risulta:  fante- 
ria, 796,740  ;  cavalleria  2io,744i  a^li* 
glieria  49>5>49i  li'uppe  del  genio  e  lavo- 
ranti 1 9,o5 1  ;  totale  i  ,076,084.  Le  fortez- 
ze, piazze  forti  e  luoghi  fortificati  che  di- 
fcuduao  le  froutiere  e  lulelano  riuterna 


R  U  S  249 

sicurezza,  sono  più  di  600,  e  le  più  im- 
portanti si  ritengono,  Cronstadt  baloardo 
principale  della  metropoli  e  una  delle  più 
forti  del  globo,  Narva,  Riga,  Dioaburgo, 
Sveaborg  o  Gibilterra  del  Ballico,eSmo- 
lensko  :  la  cittadella  di  Mosca  è  il  rino- 
mato Rremlino.  Pei  trattali  stipulati  col- 
la Porta  ottomana,  la  Russia  ha  il  diritto 
di  far  stanziare  10,000  uomini  ne'prin- 
cipati  Danubiani,  cifra  che  nel  1849  sali 
a  3o,ooo.  Non  vi  è  forse  in  Europa  po- 
tenza che  possegga  stabilimenti  d'istru- 
zione militare  come  la  Russia,  riorganiz- 
zati e  ampliati  da  Nicolò  I  :  la  sala  d'  e- 
sercizio  per  la  fanteria  a  Mosca ^  sta  nel 
palazzo  del  senato  ,  ed  è  la  più  vasta  di 
quante  si  conoscano,  come  rimarcai  a  Pa- 
dova. Immensi  sono  i  deposili  d'armi,  ar- 
tiglierie e  munizioni.  Vi  sono  stabilimen- 
ti di  manifatture  militari,  arsenali  terre- 
stri, fonderie  di  cannoni  e  di  bombe  (sot- 
to Ivan  I  si  conobbero  in  Russia  le  ar- 
tiglierie ,  ed  a'tempi  d' Ivan  IV  ancora  i 
russi  non  sapevano  ne  fonderle,  né  bea 
servirsene), fabbriche  d'armi,  di  polveri, 
d'istrumenli  chirurgici  per  l'esercito.  Non 
mancano  istituti  di  beneficenza  militare 
per  le  truppe  di  terra.  Possiede  6  stabi- 
limenti ippici  pe'cavalli,  i  quali  neh  832 
erano  7643.  Si  pubblicano  due  giornali 
militari.  Della  marineria  militare  russa  ne 
fu  tentata  la  creazione  da  Alessio  Miche- 
lovitz,  ma  la  vera  sua  istituzione  risale 
al  1692,  e  si  deve  a  Pietro  I,  che  dopo  es- 
sersi istruito  praticamente  in  Olanda  e  In  - 
ghilterra  della  formazione  de'  vascelli,  li 
fece  fabbricare  sotto  la  sua  direzione.  Già 
nel  1690  avea  preso  Azofai  turchi,  con- 
tribuendovi un  veneziano;  indi  nel  1702 
riportò  la  i.^  vittoria  navaleconlrogli  sve- 
desi sul  Baltico.  Quando  mori  quell'eroe, 
la  marina  militare  russa  era  già  potente, 
e  si  componeva  di  4o  vascelli  di  linea,  2 1 
fregate,  240  galere.  Trascurata  dai  suc- 
cessori, il  genio  di  Caterina  II  la  ritornò 
in  fiore,  e  nel  1769  la  flotta  russa  che  nou 
era  mai  uscita  dal  Baltico ,  andò  ad  at- 
taccaiei  turchi  nell'Arcipelago  :  alla  mor- 


2D0  RUS 

te  dell'  iraperalrice  nel  1796  la  marina 
militare  russa  si  trovò  composta  di  5o 
vascelli  di  linea,  8  de'quali  coni  io  can- 
noni, 22  con  74, 20  con  66;  piii27fre- 
gateda  283  44  cannoni;  ed  inoltre4  bom  • 
barde,  2  prame,  1 7  cutters,  4  brulotti, 200 
galere.  Nuovamente  negletta,  la  marina 
militare  fu  da  Alessandro  I  ristorata  e  re- 
sa formidabile  ne*  due  mari  in  cui  domi- 
na esclusivamente  la  Russia.  Nicolò  I  la 
ricostituì  più  potente,e  nel  1839  compren- 
deva 36  vascelli  di  linea  ,  28  fregate,  8 
cutters,6 1  schooners,  27  galere,  1 72  scia- 
luppe cannoniere,  32  battelli  a  vapore. 
Tutti  questi  legni  erano  armati  da  7400 
cannoni.  Al  medesimo  imperatore  si  deve 
principalmente  in  Russia  l'istituzione  del- 
la flotta  a  vapore,  e  l'attuale  organizza- 
mento dell'intiera  marineria  militare,di- 
visa  in  5divisioni  militari,  3  nel  mar  Bal- 
tico, 2  nel  mar  Nero,  oltre  2  piccole  di- 
visioni nel  mar  Caspio  e  nel  mar  Bianco. 
Oltre  i  suoi  porti  militari,  fuori  dell'im- 
pero e  in  Grecia,  la  Russia  mantiene  in 
Porosuna  piccola  squadra.  Nel  complesso 
il  materiale  della  marineria  militare  russa 
comprende  702  navi  d'  ogni  classe  con 
9683  bocche  da  fuoco,  le  quali  sono  cosi 
classificate  :  vascelli  di  linea  56^  fregate  5o, 
legni  minori  108,  scialuppe  cannoniere  e 
lance  4oi,  batterie  galleggianti  2  5,  legni 
a  vapore  42,  legni  avvisi  3o.  Però  si  qua- 
lificano le  navi  russe  corte  e  pesanti,  ed  i 
loro  ponti  sono  poco  velieri:  inoltre  han- 
no due  terribili  nemici  che  le  logorano, 
i  geli  del  Baltico,  e  il  teredo  navalis  del 
mar  Nero,  impercettibile  vermicello  di- 
struttore di  sV  grandi  emaeslose  moli; per 
cui  mentre  la  durata  media  de'legni  fran- 
cesi e  inglesi  è  di  r5  anni,  a  8  si  calcola 
quella  de'russi.  Gli  arsenali  e  i  magazzi- 
ni sono  vasti,  comodi,  ben  situali  e  meglio 
forniti.  Tutta  volta  sì  riconosce,  che  la  flot- 
ta russa  è  solo  destinala  a  regi»are  sul  Bal- 
tico, e  finché  la  Russia  non  sortirà  dai  suoi 
attuali  limiti ,  i  vascelli  da  guerra  sono 
giudicati  di  trastullo  ai  loro  monarchi,  se 
pure  non  sono  uniti  e  coadiuvali  da  flot- 


RUS 
la  amicarsela  sarebbe  impotente  a  soste- 
nersi in  uno  scontro  con  una  squadra  in» 
glese,  francese  e  fors'anche  olandese.  Me- 
schini sono  gli  stipendi  annui  del  persona- 
le della  marineria  militare  russa;  pel  re- 
gnante sovrano  le  navi  sono  comandate 
da'russi,avendone  rimossi  gli  ulfiziali  stra  • 
nieri,  massime  inglesi  e  olandesi,  ma  stra* 
nierisonoancora  diversi  ammiragli  e  vice- 
ammiragli. Gli  uomini  d'equipaggio  delle 
flotte  e  flottiglie  russe  si  calcolano  7 1,062. 
Anche  la  marineria  ha  ì  suoi  istituti  d' i- 
slruzione  militare,  così  di  costruzione  na- 
vale e  di  beneficenza.  Termina  il  prof. 
Crollalanza  il  suo  libro,  col  seguente  rias- 
sunto generale ,  sulla  forza  di  terra  e  di 
mare  dell'impero  russo.  Governi  genera- 
li e  militari 3. Governi  militari  36.  Eser- 
cito di  terra,  uomini  1,076,084-  Cavalli 
237,325.  Pezzi  da  campagna  [872.  Man- 
tenimento dell'esercito,  franchi  160  mi- 
lioni. Cantonieri  militari  i5o,ooo.  For- 
tezze 600.  Ordini  militari  5.  Stabilimen- 
ti ippici  6.  Ammiragliati  6.  Porti  milita- 
ri 14.  Legni  da  guerra  702.  Bocche  da 
fuoco  in  batteria  9682.  Personale  della 
marineria  71,062.  Mantenimento  della 
marina,  franchi  4o  milioni.  Totale  degli 
uomini  militari  di  terra  e  di  mare,  com- 
presi i  cantonieri  militari,  i  ,297, 1 46.  Ag- 
giungerò altri  cenni,  che  appresi  da  altri 
studi.  La  Russia  nel  corso  di  poche  set- 
timane è  presentemente  in  grado  di  con  - 
centrare  sul  suo  confine  un  formidabile 
esercito,  completamente  armato  ed  ap- 
provvigionato, o  in  espettazione  di  even- 
tualità che  fossero  per  presentarsi,  o  per 
marciare  secondo  il  bisogno  lo  richiede. 
L'organizzazione  dell'esercito  russo  è  ta- 
le, che  anco  le  maggiori  eventualità  non 
coglierebbero  questa  potenza  alla  sprov- 
veduta. Alle  stazioni  della  ferrovia  tra 
Varsavia  e  Vienna,  cominciarono  teste  i 
lavori  preliminari  per  l'istituzione  d'una 
linea  telegrafica,  che  deve  entrare  in  at- 
tività nella  prima  metà  del  i853.  Var- 
savia va  così  ad  essere  congiunta  a  Vien- 
na e  ad  altre  capitali  dell'Europa;  con- 


RUS 

giunzione  questa  ciie  sarà  di  somma  im- 
portanza allorquando,  compiuta  la  linea 
ferrata  da  Varsavia  a  Pietroburgo,  an- 
che queste  due  capitali  saranno  congiun- 
te mediante  il  filo  elettrico.  Un  fatto  di 
alta  gravità  di  recente  si  è  prodotto  nel- 
l'ultima composizione  del  gabinetto  rus- 
so, e  fu  la  nomina  del  secondo  figlio  del- 
l'imperatore il  granduca  Costantino,  al 
ministero  della  marina,  quando  si  riflet- 
ta che  l'imperatore  Nicolò  I  è  un  sovrano 
eminentemente  prudente  e  logico.  Dal- 
l'epoca di  Pietro  1  il  Grande,  la  Russia 
tendeadivenirepolenza  marittima  di  pri- 
ni*ordine,per  esercitare  influenza  sia  nel- 
l'oriente, sia  nell'occidente.  Tulli  i  suc- 
cessori di  quel  sovrano  sono  stati  fedeli 
a  questa  tendenza,  ma  ninno  vi  spiegò 
tanta  perseveranza  ed  energia  quanto  Ni- 
colò 1.  Al  suo  innalzamento  al  trono  egli 
trovò  la  marina  dell'impero  in  istato  ro- 
vinoso, perchè  dovutasi  trascurare  da  A* 
lessandrolcomechè  tuttoquanto  assorbi- 
to nella  guerra  continentale.  Puniti  i  pre- 
varicatori che  dilapidavano  gli  arsenali, 
Nicolò  I  animò  tulle  le  stazioni  marilli- 
me.  Amplificò  i  porli,  scavò  docks,  elevò 
e  moltiplicò  nuove  caserme,  arsenali,  of- 
ficine e  magazzini  ;  riformò  i  corpi  e  le 
scuole,  ricostruendo  pure  le  dogane  di 
Cronsladt,  Kerson,  Ismael,  Nicolaef,  Se- 
bastopoli :  laonde  il  Baltico  e  il  mar  Ne- 
ro si  coronano  d'uno  splendore  insolilo. 
Organizzò  meglio  il  ministero  della  ma- 
rina, con  numeroso  e  ben  regolato  per- 
sonale.  Creando  un  ministero  così  vasto 
e  completo,  l'imperatore  si  pose  eviden- 
temente in  mano  una  leva  irresistibile,  e 
ne  fece  un  uso  meraviglioso;  le  stazioni 
marittime  rinnovate  e  la  flotta  restaura- 
la. Dacché  regna  Nicolò  I  incredibile  è 
Tatlività  de'suoi  cantieri  :  tutti  i  vecchi 
bastimenti  furono  rimpiazzati,  ed  una 
flotta  giovane  e  brillante  solca  le  acque 
del  Baltico  e  del  mar  Nero.  Quando  l'a- 
bilità de'costruttori  nazionali  mancò,  fu- 
rono chiamali  de'  forestieri  ;  e  da  varie 
parti  arrivarono  de'bastimenti  completi 


RUS  !ì5i 

e  armati,  a  prender  posto  fra  quelli  russi. 
La  flotta  russa  si  presenta  oggi  d'un  ef- 
fetto imponente,  siccome  composta  di  5o 
vascelli  di  linea,  3o  fregale,  90  corvet- 
te, brick,  golette  ec,  e  più  di  60  battelli 
a  vapore  in  servizio  ordinario  e  straor- 
dinario; in  tutto  190  bastimenti  che  por- 
tano insieme  8,000  cannoni  e  70,000  ma- 
rinari, di  cui 45,000  perla  flotta  del  Bal- 
tico e  25,000  per  la  flotta  del  mar  Ne- 
ro. Nel  1832  la  flolla  russa  non  contava 
più  di  80  bastimenti  !  La  scelta  del  gran- 
duca Costantino  promette  alla   marina 
russa  un  ulteriore  movimento  progressi- 
vo, e  sviluppo  come  formidabile  poten- 
za eziandio  marittima.  Da  molto  tempo 
grande  ammiraglio  della  flotta  dell'im- 
pero, il  granduca  Costantino,  unisce  ad 
alta  intelligenza  e  sorprendente  sagacità, 
un  ardore  di  lavoro  infaticabile,  posse- 
dendo tutte  le  scienze  che  sono  di  com- 
petenza del  marinaio. Così  la  marina  rus- 
sa entrò  in  una  nuova  fase,  il  perchè  l'or- 
ganizzazione sarà  veramente  completa, 
per  cui  la  marina  russa  spiegherà  la  sua 
mossa  colossale,  con  maestà  degna  del 
grand'  impero  cui  rappresenta.  Osserve- 
rò ancora,  che  dal  i8o3,  quindi  da  5o  an- 
ni in  qua,  55  navi  russe  fecero  il  giro  del 
mondo,  e  non  è  da  negarsi  che  laRussia 
è  grandemente  benemerita  del  progresso 
delle  scienze  naturali,  in  ispecialilà  degli 
sludi  telegrafici  e  linguistici. 
Cenni  sulla  chiesa  cattolica  Rutena  o  grc' 
ca-unita,  della  Latina  ^e  dell'  Armena 
nell'impero  unito  di  Russia  e  Polonia. 
Notizie  compendiate  della  chiesa  gre- 
ca-scismatica russa  3  secondo  le  più 
recenti  nozioni  j  cioè  del  co  fi  delio  San  - 
to  Sinodo  dirigente  ossia  tribunale  di 
detta  chiesa  nazionale,  e  delle  sue  re- 
lazioni sinodali  all'  Autocrate  impe- 
ratore :  de'suoi  vescovi,  del  clero  re- 
golare  e  del  clero  secolare  ;  del  suo 
gregge,  della  schiavitù,  delle  sette  re- 
ligiose j  delle  sue  istituzioni  ecclesiasti- 
che, e  delle  sue  niissionij  degli  ebrei, 
islamiti  e  pagani  esistenti  nell'impero 


253  RUS 

russo,  e  degli  affari  di  questa  chiesa, 
colle  estere  coinunioniorientali  scisma- 
tiche. 

Tra  le  religioni  che  si  sparlono  l'anli- 
£0  continente,  poche  ve  ne  sono  che  non 
abbiano  in  Russia  seguaci  e  settatori;  pe- 
rò i  cattolici  sparsi  nell'impero  riunitoci! 
Russia  e  Polonia,  ascendevano  a  circa  1 2 
milioni,  secondo  la  celebre  dichiarazione 
del  cardinal  Luigi  Lambruschini  segre- 
tario di  stato  di  Gregorio  XVI ,  e  fatta 
it)suonoraea'2  2  luglio  1842.  La  religio- 
ne dominante  è  il  Cristianesimo  modifi- 
cato dallo  scisma  de'  Greci  (V.)  :  è  essa 
ingiustamente  denominata  dai  suoi  fe- 
deli, religione  Ortodossa ,  mentre  è  E' 
Uirodossa  (/^.),  ed  i  russi  pretendono  an- 
che d*  appellarla  religione  Cattolica,  l 
punti  principali  di  sua  fatale  dissiden- 
za colla  chiesa  romana  sono  :  di  non  ri- 
conoscere il  Primato  (F.)  e  la  suprema- 
zia spirituale  del  Papa,  e  d'interdire  ilce- 
libato  ai  preti,  interdizione  tanto  rigoro- 
sa, che  colui  il  quale  perde  la  moglie  non 
deve  più  continuare  nelle  sue  funzioni. 
K  proibito  a'greci  russi  di  passare  ad  al- 
tra credenza,  ed  é  comandato  dalla  legge 
di  educare  la  loro  prole  proveniente  da 
Matrimoni [F.)m\%i\  nella  religione  rus- 
4»o-greca  scismatica.  Osserva  Rinaldi  ne- 
gli Annali  ecclesiastici ,d\V awììo  1 5o  5,n.° 
33.  «  Quanto  alla  setta  de' russi ,  tiene 
quasi  gl'istessi  errori,  che  la  greca,  sicco- 
me è  manifesto  per  la  lettera  di  Giovan- 
ni metropolitano  di  Russia,  scritta  al  Pa- 
pa Giulio  II;  imperocché  invitato  a  rein- 
tegrare l'antica  unione  colle  due  chiese, 
accusò  lavomana, perchè  confessa  nel  sim- 
bolo lo  Spirito  santo  procedere  dal  Pa- 
d  re  e  dal  Figliuolo;  perchè  consagra  l'Eu  - 
caristia  nel  pane  azzimo;  perchè  non  per- 
mette ai  sacerdoti  il  cresimare,  ma  riser- 
va ciò  ai  vescovi;  perchè  non  amnietteal 
sacerdozio  gli  uomini  che  hanno  moglie; 
perchè  non  aggiunge  una  settimana  al 
digiuno  quaresimale;  e  perchè  osserva  il 
digiuno  delsabbato".  Incominciando  dal- 
la Chiesa  Rutena  cattolica  in  Russia,  giù 


RUS 

con  diffusione  narrai  a  Kiovia  quanto  qui 
trovo  indispensabile  accennare,  per  evita- 
re ripetizioni.  Kiovia  culla  della  chiesa  rus- 
sa e  città  arcivescovile,  già  residenza  dei 
granduchi  di  Riewe  dell'arcivescovo  me- 
tropolitano delle  due  Russie  pei  Ruteni 
(F.)  o  russi  di  rito  greco-unito  cattolico, 
è  ora  sede  d'  uno  de'  4  metropolitani  e- 
terodossi  russi  ed'un  vescovo  di  rito  gre- 
co scismatico  come  il  metropolitano  sino 
dal  1640.  E  denominata  la c/f^à^tìEAz^fl  per 
le  sue  reliquie  e  catacombe  de'santi,  pei 
molti  edifizi  religiosi  che  possiede,  e  per- 
chè vi  si  converti  al  cristianesimo  Vla- 
dimiro! o  Wladirairo  il  Grande  co'figli, 
tutta  la  sua  armatae  diversi  popoli.  Ru- 
rik  già  vi  avea  fondato  l' impero  russo, 
stabilita  la  sua  potenza,  e  divenne  Kiovia 
la  capitale  della  Russia  meridionale,  e  nel 
1087  la  capitale  di  tutte  le  Russie  per  Ja- 
roslaw  I,  onde  idi  lui  successori  vi  ten- 
nero la  corte  sino  ali  157.  Raccontai  pu- 
re come  la  conversione  delle  Russie  alla 
fede  cristiana  si  effettuò  dai  promulga- 
tori  del  vangelo ,  mandati  da  s.  Ignazio 
patriarca  di  Costantinopoli,  onde  vuoisi 
che  lai."  chiesa  ivi  si  "erigesse  neir867  » 
che  la  conversione  della  gran  principessa 
Olga,  che  assunse  il  nome  di  Elena,  mi- 
rabilmente produsse  la  cessazione  della 
persecuzione  contro  i  banditori  della  dot  • 
trina  di  Gesù  Cristo  e  di  quelli  che  l'ab- 
bracciavano, come  il  ricevimento  del  bat- 
tesimo di  Wladimir©  I  e  degli  altri  no- 
minati. Che  Michele  ne  fu  ili."  vescovo 
con  12  chiese  suftiaganee  ,  ed  ebbe  quei 
successori  che  con  serie  riportai  :  alcun  e 
di  dette  chiese  in  progresso  di  tempo  fu- 
rono elevate  al  grado  arcivescovile,  con 
nuove  sedi  suffraganee,  e  ne  feci  di  tutte 
speciali  articoli,  ne' quali  vi  sono  notizie 
importanti  alla  storia  delle  Russie,  sì  ci- 
vile che  ecclesiastica.  Il  celebre  monaste- 
ro delle  Grotte  in  Kiovia  nacque  verso  il 
io5o:  divenne  seminario  di  scienza  e  di 
virtù,  e  montò  in  Russia  alla  medesima 
rinomanza  io  cui  erano  saliti  i  monaste- 
ri di  Monte  Cassino,  di  Westminster,  di 


nus 

Tours,  di  Corbeia,  di  Fulda,  dì  s.  Gallo. 
Da  questo  chiostro  uscirono  gli  uomini 
più  dotti  e  più  \irtuosi,clie  si  acquista- 
rono meriti  immortali  nell'incivilimento 
della  Russia:  esso  fu  culla  e  cnpo  di  tut- 
ti i  monasteri  dell'impero.  Nel  loSy  di- 
ventò Riovia  metropolitana  di  tutte  le 
Russie,  unita  alla  chiesa  romana,  come  lo 
erano  allora  i  patriarchi  di  Costantinopo- 
li {f^.).  Questi  ultimi  essendosene  poi  di- 
visi, nondimeno  la  chiesa  russa  continuò 
nell'unione  cattolica  colla  s.  Sede,  anzi 
scomunicò  Cerulario  patriarca  di  Costan- 
tinopoli cheavea  fatto  lo  scisma  separan- 
dosene. Che  indi  Riovia  ebbe  per  tempo 
pure  i  vescovi  latini;  che  s.  Giacinto  do- 
menicano propagò  la  fede  cattolica  in 
Prussia  e  Russia.  Che  neli4i5i  accadde 
lo  scisma  tra  la  chiesa  di  Russia  e  quel- 
la di  Costantinopoli,  onde  Riovia  fu  chia- 
mata madre  di  tutte  le  chiese  di  Russia, 
le  quali  d'allora  in  poi  furono  governa- 
te dai  metropolitani  di  Rinvia  e  di  Mo- 
sca. AK'ioiiìas'ÌDCovporai'oiìo  diverse  dìo- 
cesi,  e  perseverarono  nell'unione  colla 
chiesa  romana  sino  e  verso  ili52o.Che 
nel  1437  avendo  il  patriarca  di  Costan- 
tinopoli nominato  metropolitanodi  tutte 
le  Russie  Isidoro  (P^.)  cardinale,  Mosca 
fu  riunita  a  Riovia,  quando  il  cardinale 
volle  in  Mosca  pubblicare  il  decreto  di 
nuova  unione  de'russi  alla  romana  chie- 
sa, fatto  nel  concilio  di  Firenze  da  Papa 
Eugenio  IV;  ma  per  la  contrarietà  del 
gran  principe  RasilioIII  e  del  popolo, non 
fu  accettata.  Indi  Basilio  111  senza  con- 
sultare il  patriarca  di  Costantinopoli,  dai 
vescovi  della  metropolitana  di  Mosca,  per 
questa  fece  eleggere  il  metropolitano.  Nel 
pontificato  d'Alessandro  VI  incominciò 
loscisma  di  Riovia ,  e  intieramente  si  con- 
sumò nel  tempo  indicato.  Nel  1 5Sg  il  pa- 
triarca di  Costantinopoli  creò  il  patriarca 
di  Mosca  per  tutta  la  Russia, indipendente 
daseeda'suoi  successori.il  nuovo  patriar- 
ca di  Mosca,  maltrattando  il  metropolita- 
nòdi  Riovia  Michele,questi  co'suoi  vesco- 
vi ruteni  si  riunì  neh  5^3  alla  s.  Sede,  pre- 


RUS 


2 '73 


stando  ubbidienza  alPapaClemenle  Vili, 
colle  condizioni  statuite  da  Eugenio  IV 
nel  concilio  di  Firenze,  e  poscia  l^pisco- 
palo  ruteno  per  la  chiesa  romana  fu  di- 
pendente dalla  s.  congregazione  di  pro- 
paganda fide:  ma  i  vescovi  scismatici,  ac- 
canto alle  sedi  cattoliche  conservarono  le 
loro  sedi  eterodosse,  e  quello  di  Riovia 
si  sottopose  alla  giurisdizione  del  patriar- 
ca di  Mosca. Ne'tratlati della  Poloniacoì' 
la  Russia,  gli  scismatici  o  greci  non  uniti 
furonone'diritti  politici  eguagliati  a'callo- 
liei  o  greci  uniti,  i  quali  nullameno diven- 
nero segno  alla  persecuzione  de'russi  scis- 
matici.Indi  i  basiliani,gih  benemeriti  della 
chiesa  russa  rutena,  si  mostrarono  nella 
disciplina  monastica  rilassati,  e  bramosi  di 
dominare  il  clero  secolare,  impadronen- 
dosi di  tutte  le  dignità  ecclesiastiche,  ad 
onta  delle  replicale  ammonizioni  della  s. 
Sede.  La  persecu-zione  de'russi  eterodos- 
si aumentò  a  danno  della  chiesa  cattoli- 
ca russa  ,  e  fecero  di  tutto  per  ridurre  i 
russi  ortodossi  all'unione  con  loro.  Ad  on- 
ta del  mantenimento  della  libertà  del  cul- 
to, giurato  dai  sovrani  diPiUSsia  e  da  Ca- 
terina li ,  questa  abolì  il  metropolitano 
di  Riovia,  e  altre  sedi  vescovili  cattoliche. 
In  seguilo  Pio  VI  ne  ottenne  in  parte  la 
ripristinazione  da  Paolo  I.  Allora  insor- 
se contro  delle  sedi  rutene  ristabilite,  non 
solo  il  così  dello  Santo  Sinodo  scismati- 
co, ma  ancora  il  nuovo  arcivescovo  la- 
lino  e  cattolico  di  Mohilow,  l'ambizioso 
Siestrencewicz,  per  dominare  eziandio  la 
chiesa  rutena  cattolica  di  rito  greco,  on- 
de questa  2."  finì  col  divenire  parte  del- 
la scismatica,  per  l'apostasia  del  vescovo 
Siemaszho,  che  formò  il  deplorabile  di- 
segno di  ridurre  allo  scisma  tutta  quan- 
ta la  chiesa  greco-unito-cattolica  in  Riis- 
sia  ;  e  nel  i838  e  iSSg  in  Plosko  ebbe 
luogo  il  falalissimo  decreto  d'unione  dei 
ruteni  cattolici  a'russi  scismatici,  ad  onta 
che  questo  non  fosse  l'unanime  sentimen- 
to del  clero  e  popolo  ruteno.  Qui  noterò, 
che  prima  di  tale  apostasia  e  non  com- 
preso il  regno  di  Polonia^  la  popolazio- 


254  R  u  s 

ne  latina  e  rutena  nell'  impero  russo  tli- 
cesi  che  fosse  di  più  che  cinque  milioni 
eggOjOOo  di  cattolici.  Dissi  flnahnenle  a 
KioviA,quanto  energicamente  operòGre- 
gorio  XVI  in  favore  de'callolici  russi. E- 
giialmente  per  evitare  repliche  in  questo 
articolo  ed  aumento  superfluo,  brevissi- 
mamente ricapitolerò  qui  appresso,  quan* 
to  analogamente  riportai  in  altri  artico- 
li ,  ove  se  ne  ponno  leggere  i  dettagli  e 
particolarità.  A  Plosko,  città  arcivescovi- 
le della  Russia  Bianca  o  Rutena,  di  rito 
greco-ruteno  unito  cioè  cattolico,  oltre- 
ché parlai  de'suoi  vescovi  e  notizie  rela- 
tive, raccontai  come  Caterina  II  surrogò 
l'arcivescovo  a  quello  di  Kiovia,  mentre 
divisava  di  sottoporre  i  cattolici  ruteni  e 
latini  all'arcivescovo  di  Mohilow,  e  po- 
nendo in  Poloskoun  vescovo  scismatico. 
Come  Pio  VI  nell'impero  di  Paolo  I  pro- 
curò di  riordinare  la  scomposta  gerarchia 
ecclesiastica,  ed  in  qual  modo.  Narrai  la 
nuova  alterazione  prodotta  nel  1825  e 
1 828,  anzi  nel  1 833  vi  fu  ripristinato  un 
vescovo  del  culto  dominante  greco  ete- 
rodosso. Riprodussi  i  modi  comesi  pro- 
cedette a  rendere  la  chiesa  rutena  catto- 
lica semplice  parte  della  scismatica  ,  re- 
si pubblici  nel  i835  e  j838,  e  con  atto 
formale  nel  1839.  A  Mosca,  città  metro- 
politana di  Piussia,  che  racchiude  il  teso- 
ro imperiale  e  molti  monumenti  glorio- 
si de'  czar,  nella  cui  cattedrale  si  consa- 
grano e  coronano  gl'imperatori,  e  prima 
vi  si  seppellivano, dissi  che  perla  sua  cen- 
trale posizione  fu  la  naturale  capitale  del- 
le Russie  e  residenza  de'monarchi;  Trattai 
de'suoi  metropolitani  di  tutte  le  Russie  e 
delle  contrade  settentrionali,  vale  a  dire 
de'russi eterodossi©  scismatici,  nominati 
anticamente  dai  gran  principi  edal  clero, 
ma  istallali  da'patriarchi  scismatici  di  Co- 
stantinopoli. Che  divenuto  l'arcivescovo 
patriarca,  fu  dichiarato  indipendente  da 
quello  di  Costantinopoli  ,  e  occupava  il 
2.°  posto  nell'impero;  ma  per  aver  trop- 
po esei  citato  influenza  sullo  stato,  Pietro 
I  il  Grande  ne  aboh  la  dignità,  elesse  un 


RUS 
arcivescovo,  ed  istituì  il  sedicente  San- 
to Sinodo^  che  dichiarai  in  che  consiste. 
Fu  allora  e  nel  1702,  che  Pietro  I  radu- 
nati i  vescovi  per  procedere  a  tale  elezio, 
ne,  dichiarò  loro  di  essere  egli  medesimo 
il  patriarca  della  chiesa  russa;  ne  il  clero 
fece  mostra  di  resistere,  e  sia  d'allora  l'au- 
torità temporale  è  pure  slata  l'autorità 
spirituale,  delegando  l'imperatore  la  sua 
autorità  all'assemblea  del  Santo  Sinodo 
residente  in  Pietroburgo,  che  dirige  lut- 
ti gli  affari  religiosi.  Perciò  l'imperatore 
di  Russia  dicesi  Aglio  primogenito  di  sua 
chiesa,  ed  Autocrate  0  Auctocrate^  o  Sa- 
modergelz,  voce  greca  che  significa,  che 
ha  libero  e  pieno  potere,  derivante  dal  vo- 
cabolo Autocrazia^  potere  indipendente, 
che  trae  tutta  la  forza  da  se  5;e550. Equesto 
vocaboloanche  sinonimo  di Dc.v^o/^(/^.); 
i  greci  chiamavano  autocrate  l'imperato- 
re romano.  Il  titolo  ó* Autocratore  fu  con- 
cesso ai  duci  supremi  d'Alene,  indicante 
essere  se  stessi  esenti  dal  render  conto  del- 
la loro  amministrazione  nelle  cose  di  guer- 
ra :  lo  ebbero  Aristide,  Nicia,  Alcibiade, 
Demostene,  Lamaco  e  tanti  altri,  al  dir 
di  Plutarco;  tra'greci  lo  aveano  pure  gli 
ambasciatori  plenipotenziari.  A  Mosca 
parlai  eziandio de'principali santi  che  ve- 
nerano i  moscoviti,  i  quali  come  la  mag- 
gior parte  de'russi  hanno  una  particola- 
re riverenza  e  culto  perle  s.  Immagini^ 
In  fine  notai  lo  stalo  passato  e  presente 
del  cattolicismo  di  Mosca  e  de'Iuoghi  che 
ne  dipendono.  A  Pietroburgo  la  descris- 
si città  capitale  dell'impero  russo,  resi- 
denza dell'imperatore,  del  senato,  de'mi- 
nislri,  delle  primarie  autorità  dello  sta- 
to, del  denominato  Santo  Sinodo  àWxs^tix- 
te  gli  affari  generali  della  religione  greca 
eterodossa, di  cui  è  autocrate  lo  stesso  im- 
peratore, e  dell'arcivescovo  metropolita- 
no. Fondata  da  Pietro  I  il  Grande,  ne  fe- 
ce la  capitale  del  colossale  suo  impero,  ed 
i  successori,  inclusivamente  all'imperato- 
re che  regna,ne  aumentarono  gli  splendi- 
di monumenti.  Indicai  le  notizie  religio- 
se, tanto  eterodosse,  che  ortodosse,  e  que- 


RUS 

stecol  collegio  ecclesiastico  cattolico  sot- 
to la  giurìsdizionedeirarcivescovo  di  Mo- 
hiloWy  sul  quale  riportai  altre  notizie  in 
seguilo  di  quelle  che  registrai  a  Mohilow. 
Di  questa  città  nrcivesicovile  di  Russia,  già 
vescovile,  ragionai  al  suo  omonimo  arti- 
colo, colle  principali  sue  nozioni  :  quanto 
fece  Caterina  II,  come  Pio  VI  eresse  Mo- 
hilow in  arcivescovato,  con  giurisdizione 
ordinaria  e  delegata  su  tutte  quante  le 
chiese  cattoliche  di  rito  latino  dell'impe- 
ro, e  perchè  vi  cooperò  il  cardinal  pre- 
fetto di  propaganda  l'imperatrice  lo  re- 
galò. Parlai  di  nunzi  e  legati  oamhascia- 
tori  pontifìcii  perciòspeditì  inRussia, cioè 
ArcheAlieLilta(V.)  poi  cardinali,  al  tem- 
po di  Caterina  li  e  Paolo  I,  pel  riordina- 
mento delle  coseecclesiasliche  del  callo- 
licismo, concedendo  Pio  VI  all'arcivesco- 
vo di  vestire  a  modo  di  cardinale,  ma  con 
quelle  restrizioni  che  ivi  notai.  Indi  del 
nunzio  Arezzo  (P^.)  poi  cardinale,  de'suoi 
arcivescovi;  del  contegno  tenuto  dal  go- 
verno imperiale  coi  cattolici  Ialini  e  ru- 
teni,elagrimevoli  conseguenze,  anche  pel 
grave  argomento  òg'  Matrimoni  misti,  e 
di  ciò  che  operarono  Pio  VII, Leone  XII 
e  Gregorio  XVI,  citando  la  celebre  allo- 
cuzione di  quest'ultimo  propugnatore  a- 
cernmode'dirilti  de'caltoliciedella  s.  Se- 
de. Per  ultimo,  dello  stato  dell' arcidio- 
cesi  di  ]Mohilow,avendo  riprotlollo  a  Po- 
lonia ilcoucordaloconcluso  trai  regnan- 
ti Pio  IX  e  Nicolò  I ,  a  vantaggio  delle 
chiese  di  rito  latino  nella  monarchia  di 
tutte  le  Russie.  In  virtù  di  questo  narrai 
a    Patbiarcato  Armeno,  come  il  Papa 
provvide  al  governo  spirituale  del  grnn 
numero  degli  armeni  cattolici  esistenti  in 
Russia,  eh' erano  privi  del  proprio  vesco- 
vo nelle  diocesi  di  Camenieck  o  Kami' 
niecky  e  di  Cherson  o  Kerson ,  in  cui  e- 
resse  la  sede  vescovile  con  suffraganeo  in 
Saralow.  A  Polonia  riportai  tutte  quan- 
te   le  notizie  di  quelle  chiese  cattoliche 
latine  e  rutene,  e  le  gerarchie  ecclesiasti- 
che delle  superstiti  chiese  latine  e  rutene, 
e  di  questa  ultima  meglio  aRuTENi.  A  Gre- 


RUS  -x^^ 

CIA  poi  riprodussi  le  notizie  compendia- 
te sulla  sua  storia  ecclesiastica,  de'di  versi 
scismi  de' greci  colla  chiesa  romana,  dei 
russo-greci  scismatici,  dall'  origine  delia 
chiesa  russa  sinoeincIusiveali842.  Ten- 
ni altresì  proposito  de'riti  greci,  e  loro  di- 
sciplina ecclesiastica;  del  Sinodo  perma- 
nente nell'attuale  regno  di  Grecia,  mo- 
dellato sulle  norme  di  quello  di  Russia  o 
Pielroburgo,e  perciò  brevemente  descris- 
si il  chiamato  Santo  Sinodo ,  il  quale  è 
denvato  da  quello  de'palriarchi  di  Co- 
stantinopoli. Nel  voi.  LV,  p.  loi  notai, 
che  in  Russia  il  principale  sostegno  della 
fede  cattolica  sono  i  domenicani,  i  quali 
vi  hanno  53  conventi,  e  ne  indicai  i  luo- 
ghi. Quanto  finora  in  questo  lungo  pe- 
riodo ho  tratteggiato,  avendolo  desunto 
dagli  articoli  KioviA  ,  Plosko,  Mosca  , 
PiETROBUBGOjMoHiLow,  PATRIARCATO  AR- 
MENO, PoLONi  A, G  REGI  A, nel  Compilar  questì 
ebbi  ancora  presente,  come  negli  articoli 
PoLONiAealtri  riguardanti  le  Russie,  l'o- 
pera del  p.  Agostino  Theiner  :  Vicende 
della  Chiesa  cattolica  di  ambedue  i  riti 
nella  Polonia  e  nella  Russia  da  Cateri' 
na  II  sino  a' nostri  dìj  precedute  da  un 
rapido  cenno  suW  origine  e  sulle  rela- 
zio  ni  dt  Ila  Chiesa  Russa  con  la  s.  Se- 
de  sino  a'  tempi  di  Pietro  IH  Grande. 
Ora  farò  un  laconico  estratto  di  altra 
dotta  opera  del  medesimo  autore,  qua- 
le necessario  supplemento  alla  preceden- 
te. Comprendo  che  il  sunto  riuscirà  sner- 
vato, senza  la  forza  che  danno  i  parti- 
colari e  le  prove;  tutta  volta  servirà  a 
dai  ne  una  semplice  idea  ,  a  ciò  essendo 
imperiosamente  tenuto  dal  dovere  di 
stretta  brevilà.Ed  appunto  a  supplire  tan- 
ta deficienza,  e  perchè  s'intenda  meglio 
il  poco  che  dirò,  premisi  unriassuntodei 
memorati  articoli.  La  detta  2.^opera  è  in- 
titolata: La  Chiesa  scismatica  Russa  de- 
scritta secondo  le  più  recenti  relazioni  del 
così  detto  Santo  Sinodo,  Lugano  1 846. 
Esclamerò  prima  con  fraterno  zelo  reli- 
gioso, col  p.  Theiner.  «  11  Signore  che  nel- 
l'alto consiglio  della  sua  divina  provvi- 


256  KOS 

(lenza  regola  i  destini  degli  uomini  e  dei 
popoli,  e  li  modem  contro  alla  volontà 
degli  uni  e  degli  allrij  Quegli  che  seppe 
fare  del  persecutore  Saulo  un  apostolo 
dellegenli,sapràfare  eziandio  il  simiglian- 
le,  quando  gli  parrà  tempo,  della  Chiesa 
Russa ,  e  ricondurrà  pure  tutte  le  altre 
società  religiose ,  che  hanno  smarrito  il 
sentiero  della  salute,  al  seno  della  loro  ve- 
ra madre,  ch'è  la  Chiesa  Romana,  acciò 
si  flìccia  com'Egli  predisse,  un  gregge  ed 
un  pastore,  o  che  si  riabbraccino  tutti  i 
popoli  della  terra  come  fratelli  nell'uni- 
ca e  vera  fede  della  Chiesa  Cattolica, can- 
tando inni  di  gloria  al  Signore  dal  na- 
scere del  sole  fino  al  tramonto.  Destati 
quindi,©  sventurata  figliuola  di  Sion, dal 
tuosoiinodi  morle,così  diciamo  allaChie- 
sa  Russa,  e  ritorna  al  seno  della  tua  ma- 
dre, per  partecipar  con  essa  alla  medesi- 
ma fede.  Noi  ricordiamo  i  tuoi  a  wilimen* 
ti  e  i  tuoi  travagli  mossi  non  da  passio- 
ne, ma  da  profondo  dolore  sulla  dura  sor- 
te che  li  toccò  per  parte  de'tuoi  oppres- 
sori. R.iguarda  la  schiavitù  vergognosa  in 
cui  ti  trovi  gittata,  e  pensa  che  hai  per- 
duto ogni  splendore,  ogni  lume  ed  ogni 
vita  per  esserti  allontanatadal  centro  del- 
l'unità, dalla  sede  di  s.  Pietro,  da  cui  de- 
rivano vita,  verità  e  salute.  Riunisciti  fi- 
nalmente con  sincerità  a  questa  s.  madre 
Chiesa,  alla  Romana,  della  quale  tu  me- 
desima ne'tuoi  sagri  volumi  riconosci  la 
santità  e  la  supremazia  sulla  universale 
Chiesa  di  Cristo,  con  encomiarvi  e  l'una 
e  l'altra  ". 

Le  relazioni  sinodali,  loro  origine  e  ini' 
portanza.  Il  modo  di  procedere  del  go- 
verno russo  in  fatto  di  religione,  non  me- 
no che  i  suoi  immensi  sforzi  rispetto  i  di- 
segni dtlla  sua  politica,  formano  il  sub- 
bietto  di  genera  le  attenzione.Lemol  te  pre- 
mure che  usa  per  dilatar  la  sua  chiesa  , 
potrebbero  far  supporre  in  essa  stato  flo- 
rido e  vigore  per  poter  dovunque  spie- 
gare lo  stendardo  di  sua  fede,  non  meno 
nelle  città  cattoliche,  che  sulle  rovine  del- 
le sette  scismatiche  e  protestanti  dell*  o- 


RUS 
riente  e  dell'occidente.  Con  arr/>ganza  si 
sono  arditi  i  venali  panegiristi  d'intuona- 
re  l'inno  del  le  future  vittorie  di  una  chie- 
sa ,  che  rassoderà  il  dominio  universale 
russo,  echerovescieràcol  suo  popolo  or- 
todosso l'attuai  ordine  sociale,  travngiia- 
to  già  da  morbo  religioso  edainfermitìi 
politiche,  per  riordinare  poscia  la  società 
civile,  e  rianimarla  colla  rugiada  di  cele- 
sti benedizioni  e  di  santificazione.  La  chie- 
sa cattolica  dell'occidente  è  giunta,  secon- 
do la  loro  opinione,  al  termine  della  sua 
missione,  e  dovrà  cedere  il  luogo  alla  chie- 
sa russa,  alla  più  giovine  sua  sorella  ba- 
starda, cbeoltre  allo  scisma,  da  immon- 
do potere  temporale  è  stata  più  orrenda- 
mente guasta  ,  la  quale  proseguirà  nella 
grandiosa  missione,  e  la  compirà  per  la 
felicità  di  tutti  i  popoli  dell'universo,  e 
alla  salute  del  genere  umano.  Amando 
l'imperatore  Alessandro!  sapere  ogni  an- 
damento e  progressi  delle  riforme  da  lui 
proposte,  il  ministro  dell'interno  prima, 
e  il  ministro  dell'istruzione  pubblica  poi, 
gli  presentavano  a  quando  a  quando  tut- 
ti i  particolari  di  quanto  erasi  operato. 
Volle  imitarli  con  simili  rapporti  il  su- 
premo procuratore  del  s.  Sinodo  j  nelle 
famose  relazioni  in  cui  si  dichiara  Io  zelo 
dell'autocrate  e  le  sue  indefesse  cure  pel 
bene  della  chiesa  nazionale.  Il  triumvi- 
rato di  questi  3  ministri  pare  essersi  sta- 
bilito per  Teserei  zio  dell'onnipotenza  rus- 
sa, coir  intendimento  però  dell'assoluto 
volere  dell'autocrate,  che  deve  produrre 
il  glorioso  avvenire  della  Russia,  sotto  la 
triplice  egida  del  dominio  universale, del- 
la popolarità  e  dell'  ortodossia.  Delle  re- 
lazioni del  supi'emo  procuratore  del  Si- 
nodo, valoroso  militare  che  regge  la  chiesa 
e  il  clero,  secondo  le  massime  dell'auste- 
ra disciplina  militare  russa,  l'autore  fa 
un  deplorabile  quadro,qualificandole  pie- 
ne d'  invenzioni,  ingannatrici  il  popolo, 
e  con  manifeste  contraddizioni  :  ne  sono 
compilatori, non  già  i  metropoliti  e  arci- 
vescovi membri  del  Sinodo,  ma  uno  o  due 
officiali  subalterni  e  secolari,  che  abbel- 


RUS 

lendo  li  delincalo  quadro  co'  più  splea- 
denti  colori,  ne  riportano  l'approvazione 
dell'autocrate.  1  metropoliti,  gli  arcive- 
scovi e  i  vescovi  riferiscono  ai  Sinodo  o- 
gni  avvenimento  di  loro  diocesi,  ciò  che 
serve  di  materiale  ai  procuratore  supre- 
mo per  le  sue  re4azioni. — Ss.  Sinodo  diri- 
genie  ossia  Tribunale  supremo  della  Chie- 
sa nazionale  Russa.  All'abolito  patriar- 
cato moscovita  successe  il  Sinodo,  il  quale 
giusta  il  fine  della  sua  istituzione  dovea  a- 
vere  quelle  medesime  attribuzioni  e  quel- 
la stessa  influenza,  che  dai  patriarca  era- 
no state  esercitate.  Con  eguali  vedute  po- 
litiche e  religiose  era  stato  sostituito  il  pa- 
triarcato al  metropolita  di  Mosca; e  Boris 
Gudunow  fondatoredel  patriarcato,  non 
altrimenti  di  Pietro  I  che  eresse  il  s.  Sino- 
do, erano  mossi  da  eguali  principii  nelle 
loro  innovazioni  ecclesiastiche,  per  così 
sottomettere  in  modo  più  sicuro  la  chiesa 
e  il  clero.  Esaminando  l'origine  e  progres- 
si della  chiesa  russa,  si  conosce  che  la  tra- 
scurata sorella  settentrionale  della  chiesa 
greco- orientale  ha  dovuto  soggiacere  in- 
sieme colla  chiesa  di  Costantinopoli  alla 
stessa  sorte.  Tanto  l'una  quanto  1'  altra 
non  furono  che  stromento  da  giuoco  nel- 
le mani  del  potere  temporale,  al  cui  ca- 
priccio restarono  soggette,  per  aver  pre- 
ferito di  essere  piuttosto  schiave  de'prin- 
cipi,  che  libere  all'ombra  felice  dell'im- 
mobile sede  di  s.  Pietro.  Il  Sinodo  ha  pa- 
tito da  Pietro  1  in  poi  molte  mutazioni. 
Secondo  le  prime  disposizioni  dovea  esser 
composto  d'  un  presidente  col  nome  di 
procuratore  supremo,  di  due  vice- presi- 
denti, di  4  consiglieri  nelle  deliberazioni 
e  di  4  assessori.  Il  procuratore  supremo 
era  sottoposto  alla  giurisdizione  de'  suoi 
colieghi,e  non  dovea  avere  che  un  solvu- 
to. Assessori  potevano  essere  i  metropo- 
liti, gli  arcivescovi,  i  vescovi ,  archiman- 
driti, igumeni  e  i  protopopi  o  prolopapi  : 
i  membri  del  Sinodo  doveano  nominar- 
si dall'autocrate.  Possono  aspirarvi  i  me- 
tropoliti di  Kiovia,  Mosca  e  Pietroburgo, 
un  metropolita  litolare,  uuo  o  due  arci- 

VOL.  LIX. 


RUS  257 

vescovi,  il  confessore  dell'imperatore,  e  il 
cappellano  maggiore  degli  eserciti  e  del- 
l'armata navale.  I  membri  del  Sinodo  ap- 
partenenti all'alto  clero  debbono  fare  le 
funzioni  di  turno  per  6  mesi,  acciò  l'am- 
ministrazione delle  loro  diocesi  non  abbia 
a  soffrire.  Nel  1839  il  Sinodo  si  compone- 
va de'melropoliti  di  Novgorod,  di  Pietro- 
burgo, e  come  più  anziano  era  presiden- 
te, di  Kiovia,  di  Mosca  e  d'altro  titolare, 
dell'arcivescovo  di  Kasan,  di  due  proto- 
popi, uno  de'quali  era  confessore  dell'im- 
peratore. N'erano  membri  assenti  gli  ar- 
civescovi di  Pskow  e  di  Twer.  Il  Sinodo 
ha  3  commissioni  filiali  :  quella  sinodale 
di  Mosca  diretta  dal  metropolita;  quella 
sinodale  di  Grusia  diretta  dall'arcivesco- 
vo di  Tiflis;  quella  sinodale  della  Russia 
Bianca  e  perla  Lituania  eretta  neli836 
e  presieduta  dall'  arcivescovo  Siemazko 
famoso  apostata.  L'andamento  degli  af- 
fari nel  1839  fu  diviso  in  4  dipartimen- 
ti :i.°s.  Sinodo;  2.° Istruzioni;  3."  Ammi- 
nistrazione; 4'°  Segretario  del  supremo 
procuratore.  Nell'esame  che  partitamen- 
le  fa  l'autore  di  questi  dipartimenti,  dice 
che  il  s.  Sinodo  non  è  altro  che  istrumen- 
to  della  suprema  volontà  del  potere  tem- 
porale, relativamente  a  tutti  gli  affari  ri- 
guardanti la  chiesa ,  ed  in  esso  si  ricon- 
centra la  vita  e  l'intiera  esistenza  dell'u- 
niversale chiesa  nazionale  russa.  Propria- 
mente non  siede  e  non  ha  voce  ài  sinodo, 
che  il  solo  imperatore  che  dispone  e  co- 
manda, e  commette  i  suoi  ordini  al  su- 
premo procuratore,  il  quale  li  comunica 
ai  vescovi  esortandoli  alla  puntuale  ese- 
cuzione, e  sorveglia  e  punisce  i  disubbi- 
dienti e  gl'indolenti.  L'imperatore  quin- 
di è  il  vero  sole  della  chiesa  russa,  la  sua 
anima,  il  suo  regolatore  e  sostegno.  11  Si- 
nodo è  anche  l'esecutore  di  tutte  le  deci- 
sioni superiori,  che  in  nome  dell'autocra- 
te si  rilasciano  dagli  alti  dicasteri  dell'im- 
pero e  riguardanti  l'interesse  delle  chiese. 
11  supremo  procuratore  fa  pompa  nelle 
sue  relazioni  sulla  pienezza  delle  benedi- 
zioni, che  per  mezzo  del  suo  dicastero  si 
'7 


258  RUS 

spandono  sulla  chiesa.  I  membri  del  Sino- 
do nulla  decidono  o  concludono,  solo  ese- 
guiscono. Rispetto  al  2."  diparliiiiento, 
esso  riguarda  le  scuole  ecclesiastiche.  Il 
3.°  forma  V  amministrazione  su  tulli  gli 
aftìiii  ecclesiastici  che  esigono  dispendi, 
o  riguardano  gl'introiti  :  questi  derivano 
dalla  vendita  delle  candele,  dalla  vendi- 
ta delle  corone  da  spose,  da  quella  d^'sal- 
vacondotli  per  1'  eternità  co'  quali  s'  ac- 
compagnano i  trapassati  al  sepolcro,  ed 
ancora  il  ricavatodalle  oblazioni  nelle cas- 
selle  alle  porte  delle  chiese,  e  dalle  collet- 
te che  si  fanno  diiranle  i  divini  uffici.  Fi- 
no ad  Alessandro  I  ogni  diocesi. poteva 
disporre  di  queste  entrale,  ma  dal  1809 
i  vescovi  debbono  inviarne  il  risultato  al 
Sinodo,  che  le  ripartisce  alle  chiese  secon- 
do i  bisogni.  Il  4.^  dipartimento  forma  il 
segretariato  del  supremo  procuratore,  ed 
il  maremagno  degli  affari  della  chiesa  rus- 
sa, e  perfino  la  cassa  si  conserva  da  que- 
sta sezione.  Conclude  l'autore,  essere  il  s. 
Sinodo  un  dicastero  di  stato  meramente 
secolare,  pel  cui  organo  deve  la  chiesa  ri- 
cevere gli  ordini  imperiali,  e  de' vari  mi- 
nisteri di  stalo  :  che  i  pastori  della  chie- 
sa sono  semplici  esecutori  dell'altrui  vo- 
lontà ,  e  solo  è  rimasto  loro  il  potere  di 
conferire  gli  ordini  sagri,  per  provvedere 
la  chiesa de'necessari  ministri,  che  tutta- 
via non  dipendono  da  loro,  ma  bensì  dal- 
l'autorità temporale. — Devescovie  delle 
diocesi  ossia  Eparchie.  La  chiesa  russa 
ha  ora  47  vescovi,  al  numero  de'quali  so- 
no d'aggiungere  i  due  della  Russia  Bian- 
ca e  della  Lituania,  che  nel  1839  furono 
tolti  alla  chiesa  greco  unita  per  essere  in- 
corporati alia  scismatica.  11  numero  è  mol- 
to ristretto  in  proporzione  alla  popolazio- 
ne ed  all'  immensa  estensione  delle  con- 
trade della  Russia.  Più  recentemente  so- 
no state  divise  le  sedi  vescovili  in  3  ordi- 
ni, il  che  pure  si  è  praticalo  relativamen- 
te ai  conventi  o  monasteri.  Ali. "appar- 
tengono le  4  metropolitane  di  Kiovia, 
Novgorodf  Mosca,  Pietroburgo.  Al  2.°  1 6 
sedi,  le  quali  quasi  (ulte  hanno  il  grado 


RUS 

arcivescovile,  del  qual  ordine  fanno  par 
te  i  due  vescovati  ruteni  nominati  e  tol- 
ti alla  chiesa  greco-unita.  Di  3.°  in  fine 
sono  26chiese  vescovili,  compresi  i  4  vi- 
cariali eretti  fino  dal 1 832, cioè  di  f^ar- 
savia  per  la  Polonia,  di  Riga  per  la  Li- 
vonia,di  P/o^/foperlaCurlandia^  di  Poe - 
zajew  o  Volinia  pei'  la  Lituania.  Gli  ar- 
ci vescovi  comunemente  aggiungono  al  lo- 
ro titolo  quello  d'un  vescovato,  ed  alcuni 
vescovi  portano  il  titolo  di  due  vescova- 
ti. L'autocrate  regola  il  collegio  episco- 
pale, traslocando  e  promuovendo  i  vesco- 
vijcon  pieno  arbitrio;  inoltre  eleva  le  chie- 
se a  grado  maggiore,  o  le  degrada  ad  or- 
dine inferiore.  Stimò  Pietro  I  che  le  di- 
gnità ecclesiastiche  di  grado  elevato  po- 
tessero tornare  pericolose  al  governo  tem- 
porale, per  cui  non  volle  ne  metropoliti, 
né  arcivescovi,  limitandosi  alla  sola  crea- 
zione di  vescovi  :  questi  principii  si  tro- 
vano tuttora  in  vigore.  Ne'  tempi  di  Ca- 
terina Il  erano  governale  le  chiese  me- 
tropolitane da  arcivescovi,  e  le  arcive- 
scovili da  vescovi.  Con  un  solo  cenno 
dell'autocrate  le  chiese  metropolitane  e 
arcivescovili  possono  essere  precipitale 
da  quella  gerarchia  ecclesiastica  che  da 
più  secoli  occupano.  Si  è  traslocato  il 
principio  della  milizia  alla  chiesa;  il  me- 
tropolita ha  il  grado  di  generale  in  ca- 
po, r  arcivescovo  di  tenente  generale,  il 
vescovo  di  generale  di  brigata.  I  vesco- 
vi tremano  innanzi  al  potere  temporale; 
è  loro  interdetto  di  predicare  con  liber- 
tà l'evangeliche  verità;  le  prediche  di  cor- 
te furono  abolite.  Diceva  Pietro  I,  un  buon 
ecclesiastico  deve  ubbidire  alla  voce  del- 
l'autocrate, come  il  soldato  a  quella  del 
capitano  o  al  suono  del  tamburo.  L'  as- 
segno de' vescovi  è  scarso  e  limitato:  non 
vi  è  chiesa  forse  iii  tulio  il  cristianesimo 
che  sia  rimasta  così  povera  e  spogliala, 
quanto  la  russa,  menlregià  possedeva  tan- 
te smisurate  ricchezze.  Ivan  111  neh 5 00 
pel  I  .Vi  mpossessò  de'beni  ecclesiastici, pe- 
rò fienaio  dalla  gran  fermezza  del  metro- 
polita Simeone,  minacciaudolo  delle  ma- 


RUS 

ledizloni  di  s.  Vladimiro  e  rammentan- 
dogli la  pia  di  vozionede'Kan  gentili.  Ca- 
terina II  s'impadronì  delle  proprietà  sa- 
gre, che  ascendevano  ai5o  20  milioni  di 
franchi  all'  anno,  dovendo  contentarsi  il 
clero  d'annui  franchi  149, 586  secondo  lo 
stabilito  da  Pietro  III,  cioè  il  metropoli- 
ta e  r  arcivescovo  franchi  Sooo,  e  il  ve- 
scovo 3ooo,  ch'èil  misero  assegno  che  a 
tutt'  oggi  ricevono.  I  monaci  ebbero  la 
peggio;  le  smisurale  ricchezze  e  i  tesori 
in  oro  e  argento  colarono  nel  tesoro  im- 
periale ,  ricevendo  i  religiosi  4o  franchi 
annui  pel  mantenimento.  Molti  di  tali  be- 
ni di  chiesa  Caterina  II  die  a'suoi  favo- 
riti numerosi.  Ne  a  vea  dato  l'esempinlvan 
IV,  che  distribuì  i  beni  de'monaci  ai  fe- 
deli ministri  di  sue  crudeltà.  La  Polonia 
eziandio  fu  spogliata  di  tutti  ì  beni  del 
clero,  iuciusivamente  alla  chiesa  cattoli- 
ca, non  volendo  l'ortodossia  russa  chea- 
postoli  miserabili.  Alla  chiesa  russa  non 
è  rimasta  altra  risorsa  die  1'  elemosina, 
derivante  dalle  cassette  poste  alle  porte 
delle  chiese,  dalle  collette  di  questua,  dal- 
le spontanee  oblazioni. 

Del  clero  regolare  (  il  quale  segue  la 
regola  di  s.  Basilio ,cim  le  monache).  An- 
che in  Russia,  non  meno  che  in  tutto  l'o- 
riente, il  clero  regolare  si  acquistò,  come 
in  tutti  i  paesi  della  chiesa  latina  d'occi- 
dente, grandi  meriti  per  la  propagazio- 
ne della  religione  cristiana,  per  l'incivi- 
limento e  per  la  coltura  delle  scienze.  In 
nessun  altro  luogo  però  ha  potuto  mài 
esercitare  nel  medesimo  tempo  un  così 
assoluto  dominio  sul  clero  secolare,  come 
segnatamente  nella  Russia.  Quivi  il  cle- 
ro secolare  ebbe  a  coltivare  col  sudore  del 
suo  volto  il  mistico  campo  della  Chiesa, 
insieme  ai  pochi  palmi  di  terra  che  for- 
mavano la  sua  eredità, per  avere  uno  scar- 
sissimo vitto,  mentre  il  regolare  non  ad 
altro  attendeva  che  a  consumare  nella 
perfetta  separazione  dal  mondo  le  sue  im- 
mense ricchezze,  poco  curandosi  in  gene- 
rale delle  orazioni  e  delle  meditazioni,  e 
forse  ancora  meno  delle  scienze,  lascian* 


RUS  219 

do  di  buon  grado  al  clero  secolare  ogni 
fatica.  Ne'conventi  russi,  come  pure  io 
quasi  tutti  i  conventi  della  chiesa  green, 
non  erano  che  pochi  sacerdoti, e  d'ordi- 
nario in  sì  scarso  numero  che  appena  ba- 
stavano per  l'ufiizio  divino,  tranne  qiifi 
monasteri  in  cui  è  unita  la  sede  vescovi- 
le. La  cagione  per-cui  il  clero  regolare  fti 
ed  è  tuttora  in  sì  alto  stato,  tanto  nella 
chiesa,  che  nella  società  civile,  deriva  clie 
tutti  i  dignitari  nella  gerarchia  ecclesia- 
stica si  eleggono  dall'ordine  de'regolari. 
Non  deve  tacersi,  che  i  regolari  ripetono 
dal  solo  celibato  il  loro  più  alto  stato,  co- 
me il  clero  secolare  deve  attribuire  il  di- 
spregio in  <:m  si  trova  alla  condizione 
coniugale.  Perchè  chiaramente  apparisce 
che  questogiammai  non  ha  potuto  riscuo- 
tere quella  venerazione  e  quella  fìdugia, 
che  si  ha  in  quello  dal  popolo,  quantun- 
que si  trovi  in  altissimo  grado.  Ancora  a 
questi  giorni  il  Sinodo  fa  pervenire  con- 
fessori da'Iontani  conventi  delle  provin- 
cie  alla  metropoli, perchè  le  persone  gen- 
tili si  rifiutano  di  confessarsi  a  preti  am- 
mogliati, sebbene  vi  sieno  fra  loroalcuni 
non  al  tutto  ignoranti.  Ne'secoli  passati 
trovandosi  tutte  le  ricchezze  della  chiesa 
russa  nel  potere  de'monaci,  ne  venne  gran 
danno  a'monasteri,  poiché  da  que'vene- 
randi  luoghi  in  breve  tempo  fu  sbandita 
ogni  arte  buona,  e  non  fu  più  in  essi  ve- 
duto ne  sapienza,  né  fiore  alcuno  di  bella 
cristiana  onestà.  Nel  secolo  XI  non  pochi 
monaci  si  erano  dati  al  vizio  dell'ubbria- 
chezza  :  questa,  la  crapula,  la  dissolutez- 
za e  altre  brutalità  procurarono  bandire 
zelanti  vescovi, ripristinando  il  rigore  del- 
l'istituto; io  che  si  distinsero  i  metropoliti 
Simeone  nel  149^,  Macario  del  1 542,  per 
la  riforma  de'conventi.  Ne'concilii  di  Mo- 
sca dal  i5o3  al  i55i  si  scorge  lo  stato 
lagrimevole  d'indisciplinatezza,  in  cui  tro- 
vavasi  la  vita  claustrale.  L'immoralità  e 
l'ignoranza  crebbero  ogni  giorno,  mas- 
sime nelle  rivolturè  civili  ch'ebbero  luo- 
go dopo  la  morte  d'Ivan  IV.  Lo  czar  A- 
lessio  Michelovilz  del  1 645,  ed  i  patriar- 


9.6o  RUS 

clii  Giuseppe  I  del  1 642, Micene  del  1 652, 
e  Giuseppe  li  del  1 666  si  ndoperarono  per 
impedire  Ja  generale  corruzione  ne*  mo- 
nasteri, ma  senza  felice  successo,  essendo 
la  dissolutezza  in  vigore  tra'religiosi  dei 
due  sessi.  Le  monache  non  si  vergogna- 
vano di  dare  ricetto  pubblicamente  nei 
loro  monasteri  ai  propri  amanti,  ch'era- 
no nella  maggior  parte  monaci,  mante- 
nendo pure  in  essi  i  frutti  delle  loro  dis- 
solutezze, i  quali  poi  fatti  adulti  erano  ri- 
cevuti ne'monasteri  a'quali  secondo  il  lo- 
ro sesso  appartenevano.  Si  fatta  genera- 
zione si  pose  ordinariamente  ad  imitar 
l'esempio  de'genitori,  onde  in  breve  i  mo- 
nasteri furono  popolati  da  gente  quasi  tut- 
ta nata  da  sagrilego  concubinato.  Pietro 
I  voleva  introdurre  una  riforma  ne'mo- 
nasteri, togliendo  loro  i  fondi, e  nel  1 724 
mandò  ad  effetto  rigorosi  provvedimenti, 
proibì  nuove  fondazioni  e  donazioni;  al- 
cuni conventi  furonosoppressi,  altri  si  riu- 
nirono in  uno  solo  per  diminuirne  il  nu- 
mero. Eziandio  le  monache  non  andaro- 
no esenti  dalle  sue  riforme;  dovettero  ado- 
perarsi con  fatiche,  per  rendersi  utili  alia 
società  civile.  Fu  inoltre  loro  raccoman- 
data rigorosa  clausura,  e  che  nelle  chiese 
fossero  nascoste  dietro  alle  grate.  Egli  si 
servì  per  queste  operazióni  di  Baskakof 
capitanodellaguardia  imperiale,  oud'eb- 
bero  luogo  le  più  assurde  e  crudeli  rifor- 
me. Caterina  1  voleva  mandar  pienamen- 
te ad  effetto  le  intenzioni  di  Pietro  I  suo 
marito,  ed  i  successori  le  continuarono, 
finche  Pietro  III  nel  1762  dichiarò  i  beni 
de'conventi  proprietà  della  corona,  fissò 
un  misero  soldo  tanto  ai  monaci  che  ai 
vescovi,  ma  l'ardita  impresa  gli  costò  la 
vita.  Sua  moglie  Caterina  II  ne  cassò  i 
decreti,  ma  rassodata  nel  soglio  nel  1 764 
mandò  in  esecuzione  quella  medesima 
confisca.  Così  l'istituzione  monastica  rice- 
vè un  colpo  mortale,  e  la  sua  influenza  nel- 
la società  ci  vilefu  annullata;  quindi  fa  sta- 
tuito,che  per  entrare  negli  ordini  religio- 
si l'uomo  deve  aver  passato  i  40  anni,  la 
donna  almeno  i  5o,ollre  altre  restrizio- 


RUS 
ni  per  le  ammissioni.  Si  dispensa  premu- 
rosamente pei  giovani  di  belle  speranze, 
per  sollevare  l'abbattuta  condizione  degli 
istituti  regolari:  questi  giovani  facilmente 
sono  eletti  professori  nelle  accademie  e  u- 
niversità,  archimandriti  e  vescovi,  le  sedi 
de'quali  sono  serbate  pei  regolari.  I  pri- 
vilegi de'religiosi  conservati  sono  in  so- 
stanza apparenti  e  di  poco  momento;  tut- 
to viene  regolato  dal  Sinodo,  che  prescri- 
ve il  numero  de'conventi  ordinari  e  stra- 
ordinari, in  un  al  numero  degi'  individui 
che  ne  fanno  parte.  Quelli  de'primi  ri- 
cevono dal  governo  4o  franchi,  i  religiosi 
de'conventi  straordinari  non  hanno  nien- 
te, si  mantengono  del  proprio  o  di  iimo- 
sine:  il  loro  numero  è  piccolo  in  confron- 
to ai  soppressi  nella  confìsca,  essendosi 
conservati  quelli  che  godevano  opinione 
d'onestà.  Tali  conventi  sono  di  3  specie, 
quanto  ai  numero  degl'  individui  che  de- 
vono contenere;  cioè  quelli  di  i.°  ordine 
da  20  a3o,quelK  di  2. "da  12  a  20, quelli 
di  3.°  da  6  a  12.  Inoltre  vi  sono  4  lavre 
o  laure  in  Mosca,  Pietroburgo, Riovia  e 
Poczajew  già  celebre  monastero  ruteno 
de'basiliani  e  tolto  nel  i833  ai  cattolici, 
ed  è  la  più  bella  e  più  ricca;  in  ognuna 
delle  quali  è  permesso  un  maggior  nu- 
mero di  religiosi,  per  cui  in  ciascuna  ve 
ne  sono  circa  da  100  a  120.  Eguale  fa- 
coltà hanno  7  stauropigie,  pure  il  nume- 
ro de'  religiosi  di  ciascuna  era  di  33  :  di 
cfueste  stauropigie,  5  sono  in  Mosca,  una 
in  Arcangelo,  l'altia  a  Rostow.  Alle  lau- 
re e  alle  stauropigie  hanno  solo  diritto  i 
religiosi  di  merito,  e  d'ordinario  i  profes- 
sori de'seminari  diocesani,  quando  a  ppar  • 
tengono  al  clero  regolare.  Le  laure  delle 
metropolitane  formano  anche  la  residen- 
za del  metropolita  e  la  sua  commenda, 
che  perciò  è  parimenti  detto  archiman- 
drita della  laura.  Ad  esse  son  pure  riu- 
nite le  accademie  ecclesiastiche.  Alla  ca- 
tegoria de'conventi  appartengono  ezian- 
dio le  così  dette  case  vescovili, de  Ile  (juali 
trovasene  una  in  ogni  diocesi  ossia  epar- 
chia:  il  vescovo  non  è  assistilo  se  non  dai 


RUS 

monaci  che  sono  i  suoi  consiglieri  e  for- 
inauo  il  suo  capitolo,  poiché  il  cullo  di- 
vino nella  cattedrale  è  solamente  affidato 
alle  loro  cure.  Quindi  il  vescovo  può  con- 
siderarsi il  yerosuperiore  oarchiuiandri- 
ta  del  suocouvenlOjeordinariamenlecon- 
linuano  i  vescovi  a  vivere  monaslicameu- 
te,  ma  con  miglior  vitto.  Pare  che  ai  ve- 
scovi spetti  il  mantenitnento  de'monaci 
delle  loro  case.  Ogni  convento  ha  i  suoi 
laici  o  conversi,  mantenuti  dai  monaci. 
Ogni  con  vento  dipende  dalla  giurisdizio- 
iiedel  vescovodella  diocesi  incuièsiluato; 
le  laure  e  le  stauropigie  sono  immediata- 
mente soggette  al  Sinodo  imperiale.  11  po- 
lerede'vescovi  sui  conventi, come  io  ogni 
altro  ramo  di  giurisdizione  temporale, è 
una  lieve  ombra,  né  può  dirsi  giurisdizio- 
ne. Il  Sinodo  ovvero  il  supremo  procura- 
tore regola  tutti  i  conventi,  giusta  il  suo 
beneplacito, cosi  tutte  le  nomine  a  uffici 
vacanti,  come  le  traslazioni,  senza  punto 
domandare  il  parere  de*  vescovi,  i  quali 
neppui  e  hanno  il  potere  di  allontanare  o 
punire  alcun   monaco  colpevole,  senza 
l'autorizzazione  delSlnodo.l  vescovi  in  so- 
stanza non  sono  che  deputati  del  Sinodo, 
per  vegliare  se  i  suoi  ordini  sono  eseguiti 
ne'conventi.Ora  i  monaci  hanno  perdu- 
to 1»  cura  delle  anime  nelle  parrocchie, 
contro  il  genio  della  chiesa  orientale  e  la 
consuetudine  di  quasi  io  secoli;  il  perchè 
fra  più  di  3ooo  religiosi,  appena  si  tro- 
vano 600  sacerdoti,  il  governo  russo  da 
Pietro  J  si  è  adoperato  di  promuovere 
il  clero  secolare,  secondo  le.massime  del 
protestantismo,  a  spese  del  regolare,  con 
discapito  della  morale  nel  popolo.  Però 
nelle  armate  navali  il  governo  affida  la 
cura  delle  anime  ai  religiosi  :  forse  par- 
rebbe strano  se  si  vedesse  ne' vascelli  da 
guerra  il  cappellano  starsi  colla  moglie 
e  cw'fìgli,  mentre  tutta  la  ciurma  è  celibe 
o  divisa  per  necessità  dalle  proprie  mo- 
gli. Pei  cappellani  della  flotta  del   mar 
Nero,  il  governo  fondò  il  collegio  de'mo- 
naci sacerdoti  o  ieromonaci,  nel  mona- 
stero di  s.  Gregorio  pressa  Sebastopoli 


V.VS  261 

nella  Crimea:  i  membri  di  quel  collegio 
sono  i  discoli  e  scapestra  ti  de'conven  ti  del- 
le varie  eparchie,  quindi  è  che  i  coman- 
danti comunemente  mettono  il  cappel- 
lano 24  ore  prima  del  cullo  divino  in  pri- 
gione, per  essere  sicuri  che  non  si  presen- 
ti ubbriacoall'altare.  Ogni  monaco  in  ser- 
vizio della  flotta  ha  1000  franchi  di  an- 
nua paga; quelli  restati  al  collegio  la  metà. 
Eccettuati  i  suddetti  pochi  giovani  pre- 
posti all'istruzione  e  al  governo  de'prin- 
ripali  monasteri,  l'istituzione  de'regolari 
trovasi  nella  più  misera  condizione,  riu- 
scendo deforme  ricevere  uomini  divenuti 
inutili  alla  società  umana,  e  donne  non 
più  capaci  di  partorire  figliuoli,  gli  uni 
e  le  altre  privi  del  sublime  pregio  della 
verginità,  vero  e  necessario  fondamento 
d'ogni  istituto  regolare.  Pel  salario  annuo 
di  4o  franchi  ai  religiosi  e  di  24  alle  re- 
ligiose, ne'chiostri  russi  non  potranno  mai 
trovarsi  persone  dì  gentil  condizione  e 
d'ingegno:  in  tulli  i  conventi  d'ambo  i 
sessi  si  grida:  dobbiamo  quasi  morirci  di 
fame;  il  prodotto  de'  lavori  manuali  ser- 
ve per  alleggerire  la  loro  miserabile  esi- 
stenza. Mancandosi  di  concorrenti  a  sì  pe- 
nosa vita  claustrale,  si  deve  dagli  archi- 
mandriti accettareindividui  d'ogni  sorte, 
ed  i  figli  del  clero  secolare, così  le  mona- 
che. In  ogni  anno  si  calcolano  3oo  vo- 
cazioni religiose,  iu4o  milioni  di  cristia- 
ni. iVel  i836  si  contavano  197  conventi 
ordinari  o  salariati,  e  i63  non  salariati 
o  ritiri;  90  monasteri  di  monache  sala-' 
riate,  le  quali  hanno  pure  delle  aspiranti 
in  grande  quantità.  I  monasteri  delle  fem- 
mine non  salariale,  sono  meglio  provve- 
duti di  professe,  che  i  non  salariati  con- 
venti degli  uomini:  in  12  di  tali  mona- 
steri nel  1837  si  trova  vano  929  professe, 
essendo  per  loro  le  leggi  d'  ammissione 
meno  rigorose  che  per  gii   uomini,  per- 
meltendo  l'illimitato  numero  di  novizie 
o  belizze,  che  si   mantengono  a  proprie 
spese,  e  possono  essere  anche  giovani, pur- 
ché non  professino  prima  di  5o  anni.  La 
chiesa  nazionale  russa  possiede  de'mona» 


2i}i  avs 

stet'i  di  uomini  225  salariatile  i6i  non 
salariati;  di  femmine  loo  salariati,  ei 3 
lìou  salariali  :  in  lutto  499  monasteri  e 
conventi  scismatici,  i  quali  si  aumenta- 
rono coi  tolti  nel  iSSy  alla  chiesa  rute- 
na cattolica;  anzi  più  della  metà  di  essi 
apparteneva  alla  chiesa  cattolica,  prima 
che  la  Polonia  cadesse  sotto  il  dominio 
russo.  I  regolari  in  Russia  fanno  lunghi 
e  rigorosi  digiuni, essendo  loro  proibiti  i 
cibi  grassi;  male  poche  pesche  ch'essi  e 
i  vescovi aveano  salvato  dal  comune  nau- 
fragio, furono  loro  tolte. 

Del  clero  secolare.  Questo  in  Russia 
comunemente  chiamasi  c/ero ///VzAico,  poi- 
ché il  regolare  si  denomina  clero  nero , 
e  ciò  non  per  ragione  del  vestiario  che 
di  ambedue  è  nero,  distinguendosi  i  re- 
ligiosi dal  clero  secolare,  per  un  velo  ne- 
ro che  portano  voltato  addietro  sopra  le 
loro  berrette.  Forse  la  denominazione  di 
clero  bianco  ha  origine,  perchè  i  preti  se- 
colari si  trovano  più  in  relazione  colla  so- 
cietà civile,  quindi  più  in  mezzo  ai  pia- 
ceri ch'essa  presenta;  mentre  il  regolale 
per  sua  istituzione  è  destinato  a  perfet- 
ta separazione  dal  mondo ,  per  pregare 
Dio  pe'vivie  pe'morti.  Alla  categoria  del 
clero  secolare  appartengono  tutte  quelle 
persone chesono  necessarie  al  serviziodel- 
la  chiesa  nella  celebrazione  de'divini  uflì- 
zi,  come  sarebbero  gli  arcipreti  o  protopo- 
pi o  protopapi,  i  preti  o  popi,i  diaconi,i  let- 
tori, i  cantori,!  sagrestani,  i  campanari. Se 
il  clero  secolare  da  tempi  remotissimi  si- 
no a  noi  ha  sempre  avuto  nella  chiesa 
greca  orientale  un'  autorità  assai  subor- 
dinata, tuttavia  non  si  è  trovato  mai  in 
alcun  paese  della  chiesa  greca  in  una  con- 
dizione così  umiliante,  e  così  spogliata  di 
ogni  influenza  nella  chiesa  come  in  Rus- 
sia. La  cagione  sembra  lo  slato  loro  con- 
iugale, che  debbono  contrarre  prima  di 
ricevere  gli  ordini  maggiori,  ma  espres- 
samente con  una  vergine.  La  moglie  è  il 
principio  d'esistenza,  e  parte  integrante 
del  sacerdozio  greco-russo.  Per  la  gene- 
rale corruzione  de'costnaji  in  Russia,  il 


RUS 

vincolo  matrimoniale  è  divenuto  più  fra- 
gile che  altrove,  e  non  pertanto  non  vi  è 
prete  che  ardisca  separarsi  dalla  sua  San- 
tippe, per  quanto  gli  sia  grave  e  molesta, 
perchè  col  divorzio  sottoscriverebbe  la 
sentenza  della  sua  morte  civile,  giacché 
per  separazione  oper  morte  della  moglie 
cessa  dal  sacerdozio.  Quindi  le  donne  dei 
preti  russi  sono  d'ordinario  trattate  assai 
bene  dai  mariti,  i  quali  se  non  l'amano, 
le  riveriscono  ,  coraeché  formano  1'  esi- 
stenza e  la  durata  del  loro  sacerdozio.  Il 
proverbio  russo:  Essa  è  fortunata  quan- 
to una  popessa,  cioè  quanto  la  moglie  di 
un  prete,  indica  abbastanza  la  relazione 
di  queste  donne  verso  i  loro  maritij  ma 
nella  società  civile  non  godono  riputazio- 
ne alcuna.  Morta  al  prete  la  moglie,  de- 
ve ricoverarsi  in  un  convento  per  condur- 
vi  vita  laicale,  dovendo  però  rigorosa- 
mente osservare  tutti  i  riguardi  dovuti 
al  proprio  suo  stato  per  non  esserne  cac- 
ciato. Da  qualche  anno  la  chiesa  russa  ha 
concesso  ad  alcuni  preti  vedovi  l'eserci- 
zio sacerdotale,  che  nella  dimora  in  case 
religiose  menarono  vila  lodevole.  Già  si 
disse  che  tutti  i  ragguardevoli  gradi  ec- 
clesiastici sono  interdetti  al  clero  secola- 
re, e  riservali  pel  prete  celibe  e  religioso, 
onde  un  sacerdote  secolare  non  può  giun- 
gere che  alla  semplice  dignità  di  parroco 
odi  arciprete.  JNe'concilii  non  ha  né  voce 
lié  grado,  quantunque  in  essi  si  Uattino 
cose  che  lo  riguardino.  Insomma  il  pre- 
te ammoglialo  russo  è  privo  d'ogni  im- 
portanza taqto  ecclesiastica  che  sociale  , 
non  avendo  né  nella  chiesa,  né  nella  so- 
cietà civile  alcuna  rappresentanza  legale. 
I  lamenti  che  i  metropoliti  in  ogni  tem- 
po hanno  fatto  contro  l'immoralità  e  l'i- 
gnoranza del  clero  secolare  sono  noli:gran- 
di  furono  gli  sforzi  di  Cirillo  111  del  1249, 
di  Pietro  del  1 3o8,  di  Teodosio  del  1 4^  i  • 
Erano  così  ignoranti  i  preti,  che  la  mag- 
gior parte  di  essi  sapeva  appena  le  orazio- 
ni della  chiesa,  e  pochi  le  potev<#io  inten- 
dere. 11  coraggioso  Teodosio  mise  mano 
con  gran  zelo  all'opera  della  lirorinadcl 


R  U  S 
clero,  stnza  raggiungere  il  bramalo  fine; 
ad  onta  che  nella  sua  discrezione  solo  do- 
mandasse al  clero,  onesta  e  illibata  con- 
dotta, e  che  i  preti  sapesseroleggei  e  escri- 
vere per  poter  con  decenza  recitar  le  o- 
razioni  della  chiesa  :  fu  costretto  sospen» 
derne  molti,  ripetendo  il  detto  da  Cirillo 
III  in  somigliante  circostanza  nel  conci- 
lio di  Vladomirdel  ii'j^^che  un  solo  buon 
sacerdote  valeva  mollo  pitiche  i  ooo  catti- 
vi.Rimasteil  maggior  nunierodellechiese 
senza  preti,  il  popolo  depravatosi  dolse 
del  rigore  del  supremo  pastore,  protestan- 
do di  amare  più  di  a veie  cattivi  preti  che 
esserne  privi  affatto:  il  metropolita  avvi- 
lito dalla  poca  religione  del  popolo  e  dal- 
l'indegna turba  degli  ecclesiastici,  per  non 
aggravar  la  sua  coscienza  rinunziò  alla 
dignità.  Da  qualche  tempo  in  poi  T im- 
moralità crebbe  ancor  più,  e  l'ignoranza 
del  clero  secolare  si  è  fatta  più  stranamen- 
te generale  e  meravigliosa:  i  metropoliti 
che  vennero  poi  non  poterono  più  ripa- 
rare alla  generale  corruzione.  Ivan  HI  che 
con  assoluto  teocratico  potere  volle  go- 
vernar la  chiesa,  non  senza  vigorosa  re- 
sistenza da  parte  del  metropolita  Simeo- 
ne, fece  tuttavia  causa  comune  con  es- 
so per  la  riforma  del  clero  :  nel  concilio 
di  Mosca  del  i5o3  si  stabilirono  alcune 
salutari  disposizioni ,  ma  il  male  era  si 
grande  ch'ebbero  pochissimo  effetto,  e  lo 
provano  iroo  articoli  5o  anni  dopo  de- 
cretati dal  crudele  Ivan  IV  nella  mede- 
sima riforma  del  clero.  La  descrizione  che 
fece  lo  czar  del  clero  è  veramente  spaven- 
tevole, perla  dissolutezza  nefanda  e  cras- 
sa ignoranza,  avendo  trasformato  la  re- 
ligione cristiana  in  un  orrendo  miscuglio 
di  sacrileghe  e  superstiziose  ceremouie; 
intiere  provincìe  tornarono  all'antico  e 
orrendo  culto  de'gentili,  cantando  lodi  al- 
la divinità  di  Odino  e  di  altri  riprovevo- 
li numi,  insieme  co'  canti  della  chiesa.  I 
tempi  turbolenti  succeduti  in  Russia  col- 
la caduta  di  P».urik,  pregiudicarono  ezian- 
dio alla  condizione  morale  e  scientifica 
del  clero,  che  restato  in  istato  selvatico, 


RUS  263 

neppur  le  malintese  riforme  di  Pietro  I 
furono  capaci  di  poterlo  rimuoveie.  Qui 
l'autore  p.  Theinerfa  una  patetica  e  stra- 
ziante pittura  della  peggiorata  condizio- 
ne del  clero  secolare  russo,  tranne  pochi 
uomini  d'ingegno,  come  ìmmoralissimo  e 
privo  di  cognizione  e  di  scienze ,  perciò 
spregiato  da'propri  fedeli  russi;  non  che 
descrive  le  oppressioni  da  cui  viene  gra- 
vato dal  governo,  essendo  divenutala  suc- 
cessione del  clero  una  casta  separata,  poi- 
ché i  soli  figli  de'preti  o  di  altri  subordi- 
nati membri  del  clero ,  si  dedicano  allo 
slato  clericale  e  succedono  ai  loro  padri 
nell'ufficio:  rari  sono  i  casi  che  alcuno  di 
civil  condizione  abbracci  lo  slato  chieri- 
cale,  previa  autorizzazione.  In  generale  i 
matrimoni  de'  preti  si  fanno  con  donne 
della  medesima  casta,  tanto  più  che  oltre 
l'essere  non  curata  dal  governo,  non  sti- 
mata dalla  società,  colla  morte  del  prete 
resta  la  vedova  co'figli  nella  più  squalli- 
da miseria,  d'ordinario  dovendo  col  lavo- 
ro delle  proprie  mani ,  e  colla  pietà  del 
prossimo,  provvedere  alla  sussistenza,  ov- 
vero entrare  nel  novero  della  classe  degli 
schiavi  di  qualche  nobile  ricco  ,  il  quale 
deve  ridonare  la  libertà  a  que'  figli  che 
hanno  trovato  chi  si  prenda  cura  di  loro 
per  ritornare  alla  casta  sacerdotale,  o  far- 
si scrivere  nella  classe  de'sudditi  liberi  o 
cittadini,  la  3.^  classe  essendo  quella  dei 
nobili.  Talvolta  pochi  franchi  per  fami- 
glia assegna  ilSitìodo,  dai  fondi  destinati 
al  mantenimento  del  clero,  delle  chiese 
e  delle  scuole.  L'autore  esamina  lo  stato 
sociale  e  civile  del  clero  russo ,  come  la 
sua  condizione  economica,  che  veramen- 
te è  degradante  e  infelice;  rigetta  il  suppo- 
sto suo  stato  florido, ed  analizza  l'insigni- 
ficante unico  privilegio  che  gode,  di  esen- 
zioni da  gabelle  e  dalla  leva,  mentre  di 
tanto  in  tanto  ilSinododomanda  un  do- 
no gratuito  di  alcune  migliaia  di  figli  dei 
preti  per  V  esercito.  Discute  gravemente 
ancora  le  leggi  di  pene  afililtivé  cui  sog- 
giacciono colla  famiglia,  ad  onta  che  uà 
privilegio  apparente  gli  esenti  e  si  ridu- 


264  R  u  s 

ce  al  solo  nome  ,  avvertendo  che  da  sif- 
fatte esenzioni  sono  esclusi  i  figli  nati  in- 
nanzi allo  stalo  clericale  del  padre,  e  ne 
fa  lagrimevoli  considerazioni.  Deplora  la 
condizione  de'figli  degli  ecclesiastici,  po- 
chi essendo  quelli  che  giungono  ad  una 
fortuna,  come  il  celebre  conte  Speranski, 
che  figlio  d'  un  campanaro,  pervenne  ai 
pi ù  alti  gradi  dell'impero.  Dice  che  la  con- 
dizione del  clero  tiene  la  via  di  mezzo,  fra 
fjuella  degli  artigiani  e  degli  schiavi.  Se 
gli  ecclesiastici  non  sono  nobili,  non  pos- 
sono acquistar  né  possedere  bene  stabili 
con  schiavi,  come  non  lopossonoi  citta- 
dini dell'infima  plebe.  Passa  quindi  l'au- 
tore a  provare,  quanto  alla  condizione  e- 
conomica,  che  in  tutto  il  mondo  forse  non 
vi  ha  clero  così  miserabilmente  dotato  e 
così  scarsamente  salariato  quanto  il  rus- 
so. Le  sorgenti  di  sua  sussistenza  sono  : 
le  spontanee  oblazioni  de'fedeli,  le  collet- 
te fatte  nelle  chiese  in  tempo  de'  divini 
ijfìlci,  l'entrate  de'  beni  stabili  rimasti  di 
proprietà  ecclesiastica,  divenute,  limita- 
tissinae  dopo  il  seguito  spoglio  di  Pietro 
J  e  Caterina  II  :  nulla  perciò  contribui- 
sce l'erario  pubblico  perla  dotazione  del- 
le chiese  e  mantenimento  del  clero.  Il  cle- 
ro russo  nel  1837  aveaib6,io2  persone 
in  servizio  attivo,  cioè  82,000  protopo- 
pi e  preti,  1 5,202  diaconi,  e  58,836  co- 
stituiti in  gradi  minori.  L'entrata  totale 
importava  rubli  in  carta  del  valore  di 
franchi  8,  i  75,o52,  la  qual  somma  divisa 
in  parti  eguali,  dava  77  franchi  per  te- 
sta. Nelle  diocesi  di  Raluga  e  di  Woro- 
nesch  o  Vorònces  ogni  ecclesiastico  ebbe 
fu  49  annui, diOrel  4^,  diKasan28,di 
Rurks29,di  Smolensko  28, di  Novscher- 
kask  i4,  e  finalmente  di  Caterinoslaw  fr. 
1 1 a testa.Eppure tutte questediocesi sono 
situate  in  grosse  e  ubertose  contrade.  Con 
quesliassegni,nelleproporzionilaparledei 
chierici  di  n)inor  grado  non  potrà  impor- 
tare che  pochi  soldi  all'anno,  se  pure  non 
we  sono  privi.  Essendo  la  sorgente  della 
sussistenza  del  clero  la  carità  de'  fedeli , 
deve  sicuramente  derivare  dalle  classi  fi- 


li US 

bere  delle  città,  alle  quali  3  de'4o  milioni 
della  popolazione  scismatica  russa  appar- 
tengono, gli  altri  37  componendosi  della 
classe  degli  schiavi  e  de'servi  della  gleba 
cui  non  è  permesso  possedere  proprietà,  i 
quali  pei  pesi  da  cui  sono  gravati  e  per  lo 
scarso  guadagno  di  pochi  soldi  nel  corso 
della  settimana,  si  reputa  alcuno  felice  se 
nella  domenica  può  comprare  una  can- 
deletta per  accenderla  innanzi  l'immagi- 
ne delia  B.  Vérgine  o  di  qualche  santo. 
Indi  passa  l'autore  aconsiderare  la  condi- 
zione delle  chiese  nella  Russia,  per  le  qua- 
li il  governo  non  sborsa  neppure  un  soldo 
per  la  loro  conservazione,  e  per  quanto 
possa  fardi  mestieri  al  culto  divino.  Tut- 
to quello  che  a  questo  abbisogna  ,  deve 
uscire  da  stabilite  questue,  che  in  ogni  an- 
no si  fanno.  Nel  1837  la  somma  di  simile 
questua  fu  di  franchi  i  ,5o  i  ,925  e  3o  cen- 
tesimi, la  quale  divisa  in  parti  eguali  tra 
le  25,968  chiese  parrocchiali,  rimango» 
no  fr.  S']  per  ogni  chiesa.  Con  questa  mi- 
serabile dotazione,  sono  tenuti  i  preti  a 
mantenere  anche  il  lastricato  avanti  le 
chiese  e  alle  lorocase.Dunque  ninna  me- 
raviglia, se  ormai  non  si  vuole  abbracciar 
più  lo  stato  ecclesiastico,  nemmeno  da'fi- 
gli  de'medesimi  ecclesiastici, che  nel  1 836 
erano  1 27, 794.Nella  relazione  sinodaledi 
tal  anno  si  dice  mancare  nel  clero  1 6,3o6 
individui, cioè  283 1  preti,  2263  diaconi, 
11,212  chierici  di  minor  grado.  Nella 
relazione  del  18 39  mancavano  1944  W^' 
topopi  e  popi,  2 1 6 1  diaconi,  i  o,  1 74  chie- 
rici minori.  Risulta  perciò  dalle  tabelle 
sinodali,  che  non  vi  èeparchia  che  abbia 
il  prescritto  numero  di  preti,  e  che  buo- 
na parte  de'  fedeli  resta  senza  assistenza 
spirituale.  Neil 836  il  numero  delle  par- 
rocchie vacanti  fu  sì  gronde,  che  i  fedeli 
non  poterono  soddisfare  ai  doveri  religio- 
si; per  cui  il  s.  Sinodo  fece  conferire  gli 
ordini  sacerdotali  a'diaconi,  quantunque 
non  avessero  le  necessarie  cognizioni  teo- 
logiche, contenlo  se  avessero  buone  qua- 
lità di  cuore,  la  cognizione  della  parola 
di  Dio  e  la  pietà,  e  che  a  vesserò  non  me  ' 


RUS 

no  di  3o  anni;  quindi  decretò  provviden- 
ze per  adoperare  monaci  e  sacerdoti  seco- 
liiri,  delle  diocesi  che  n'avessero  di  sopra- 
vanzo; ma  deve  tenersi  presente,  che  non 
avvi  diocesi  o  eparchia  che  avesse  il  nu- 
mero completo,  e  che  il  numero  de'mo- 
paci  è  più  scarso  del  clero  secolare  j  in- 
fine dispose  il  8.  Sinodo,  che  per  sup- 
plire alla  deficienza  de'preti,  si  prendes- 
sero'gli  alunni  delle  scuole  inferiori  e  dei 
seminari  ;  i  quali  ancora  non  hanno  im- 
jiarato  i  principi!  delle  cognizioni  teolo- 
giche. Grande  è  la  sproporzione  tra  il  po- 
polo e  il  numero  del  clero,  tra  le  chie- 
se e  gli  ecclesiastici,  ed  i  fedeli  anche  con- 
siderali in  modo  geografico.  Le  conse- 
guenze che  necessariamente  debbono  per 
necessità  derivare  da  simile  sproporzione 
di  parrochi  e  di  chiese  relativamente  ai 
fedeli,  non  possono  essere  se  non  gravis- 
sime, sia  per  distribuire  la  parola  di  Dio, 
sia  pe'baltesimi,  che  pe'  matrimoni.  Af- 
fliggenti sono  i  calcoli  e  le  prove  addotte 
dall'autore.  In  quanto  poi  all'interna  co- 
stituzione della  chiesa  russa,  essa  si  trova 
molto  al  disotto  dell'esterna,  ad  onta  di 
IO  secoli  di  esistenza.  Tutto  trovasi  nel 
più  umile  grado  di  coltura.  INon  ha  vi- 
cari foranei  in  qualità  di  delegati  del  ve- 
scovo diocesano,  ed  essa  è  persino  man- 
caule  d'un  ben  regolaloordinamenlo  par- 
locchiale.  In  un  rapporto  sinodale  del 
1  SSyracconta  il  procuratore  supremo  che 
in  molle  parrocchie  non  vi  sono  registri 
de' battezza  ti,  de'matrimoni  e  de'defuuli, 
t  he  tutto  è  nella  sua  infanzia,e  che  pare  che 
la  chiesasi  trovi  nel  suo  primo  incomin- 
ciamenlo.  Quali  provvedimenti  vi  prese 
il  s.  Sinodo  li  riporta  l'  autore,  ma  non 
gli  sembrano  plausibili;  come  la  disposi- 
zione che  tutte  le  chiese,  prive  affutlo  di 
mezzi,  si  procurino  librerie  per  istruzio- 
ne de'loro  ecclesiastici  ;  e  siccome  i  preti 
non  si  poterono  procacciare  i  catechismi 
voluti  dal  s.  Sinodo,  questo  fece  loro  di- 
stribuire l'opera  catechetica  del  celebre 
metropolita  e  fiero  scismatico  Pietro  IMo- 
^ilu^  eia  prQfcssÌQuedi  fc'dedc'4  putriar- 


RUS  265: 

chideirorienledel  1 728,  cheognuna  con- 
tiene un  volume  di  pochi  fogli.  Tristo  è 
il  quadro  de'preti  che  mangiano  e  bevo- 
no a  crepapanza,eportano  alla  famiglia 
nffainala,  ne'baltesimi,  ne'inalrimoni,  nei 
fimerali;è  poi  del  tutto  desolante  l'annua 
1  ifra  di  quelli  degradali  per  delitti  infa- 
mi, oltre  i  condannali  a  diverse  pene,  in 
gran  numero. 

Del  gregge.  Il  gregge  o  iljiopolo  rus- 
so dividesi  per  rapporto  religioso  gene- 
ralmente in  3  ordini,  cioè  in  sedicenti  or- 
lodossi,  in  sellar i  o  separa tis li,  e  in  fine  in 
non crislianiyCÌoè ebrei, seguaci  dell'isla- 
mismo e  idolatri.  Nel  considerare  l'auto- 
re p.  Theiner  questi  ordini,  tiene  sempre 
di  vista  l'influenza  che  il  governo  vuole 
esercitare  e  va  esercitando  per  mezzo  del 
suo  clero.  La  condizióne  moraled'un  cle- 
ro ordinariaBiente  può  servire  ad  espri- 
mere la  condizione  morale  del  popolo; 
quindi  da  quello  indicato  sul  clero  rus- 
so, l'autore  ne  fa  un  quadro  terribile,  par- 
lando sempre  coll'autorità  delle  relazioni 
sinodali  del  s.  Sinodo,  il  quale  nelle  sta- 
tistiche morali  da  esso  pubblicate  falrop- 
po  chiaramente  conoscere  a  qual  grado 
nefando  d'immoralità  si  trovi  un  popo- 
lo, che  appena  è  giunto  ali.^sladio  d'un 
sociale  e  cristiano  incivilimento.  L'auto- 
re considera  la  massa  totale  del  popolo, 
ne'suoi  due  ordini  di  liberi  e  di  schiavi, 
in  che  sventuratamente  si  divide,  e  pri- 
mamente non  gli  sembrano  giusti  gli  elogi 
del  s.  Sinodo,  e  de'panegiristi  del  gover- 
no, sì  russai  che  stranieri,  nell' esaltare  la 
pietà  della  sagra  Russia  eia  sua  divozio- 
ne alla  chiesa  nazionale,  non  solamente 
per  mancanza  d'unità  in  fatto  di  religio- 
ne, ma  per  l'esercizio  di  quel  dovere  che 
in  fàccia  alla  chiesa  forma  l'idea  d'un  buon 
cristiano,  cioè  di  purgare  almeno  una  vol- 
ta l'anno  la  propria  coscienza  da'peccati, 
e  di  ricevere  poi  la  s.  Eucaristia  pel  pre- 
cetto pasq.uale;  atti  che  sono  il  fondamen- 
to di  tutte  le  altre  virtù  del  cristiano,  e 
che  lo  stesso  s.  Sinodo  deplora  trascura- 
li, qome  risu'.lii  dulie  slalislithe  siuoda- 


266  II  U  S 

li  che  riporta  il  p.  Theiner,  nel  farne  la  di- 
samina  sceverandole  da  evidenti  esagera- 
zioni nel  complesso,  e  rimarcando  che  l'in- 
dilFerentismo  e  Tirreligioi'.e  sono  entrali 
pure  ne'russi.  Imperocché  dalle  relazio- 
ni sinodali  si  rileva  che  la  chiesa  negò  la 
conuuiioiiea  2,  i  36,83o  persone,  che  per 
malaUie  e  altre  cause  non  riceverono  i 
sagramenti  91,289  fedeli,  che  749  indi- 
vidui del  clero  tralasciarono  il  precetto 
pasquale, cioè  3 1  o  di  sesso  mascolino,  489 
di  sesso  femminino,  oltre  655  persone  del 
clero  che  per  negligenza  si  resero  colpe- 
voli d*inadempimento  al  precetto  cristia- 
no della  penitenza  e  dell'  altare.  Discen- 
de poi  r  autore  a  ragionare  sulle  cause 
che  producono  la  violazione  di  sì  princi- 
pali e  più  santi  doveri  del  eristiano.  Parla 
degli  .-ìtabilinienti  pe'baslardi,testimoaidi 
immoralità  e  dicorruzione,fondati  da  Ca- 
terina II  permettere  un  argine  a'nume- 
losi  infanticidi,  e  dice  che  i  bambini  che 
ili  essi  si  recano  appartengono  tutti  alle 
condizioni  superiori  della  società  civile  o 
almeno  alla  classe  degli  uomini  liberi,  non 
mai  agli  schiavi  e  servi  della  gleba.  Dalla 
tabella  del  ministero  dell'iriterno,dari822 
a  tutto  1 83 1  nelle  due  case  degli  esposti  di 
Mosca  e  Pietroburgo  erano  stati  ricevuti 
9 1 ,663  individui,  de'quali  soli  89, 1 1 4  in 
Pietroburgo.  Le  brutaUlà  che  si  commet- 
tono dai  prepotenti  signori  sulle  misere 
schiave,  ripugna  l'accennarle  e  sono  com  - 
messe  impunemente,  non  potendo  ricor- 
rere Tollraggiala  né  ali*  autorità  tempo- 
rale, né  all'ecclesiastica,  poiché  la  legis- 
lazione russa  nega  ogni  diritto  allo  schia- 
vo ne'fori  civile  ed  ecclesiastico.  Commet- 
tendo gli  schiavi  orrendi  delitti,  é  interes- 
se del  padrone  il  nasconderli ,  affinchè  i 
rei  non  sieno  puniti  con  suo  pregiudizio 
di  mantenerli  senza  che  lo  servino. L'auto- 
re fa  ascendere  la  massa  degli  schiavi  a  4o 
milioni  circa,  la  quale  perciò  trovasi  sot- 
tratta dall'influenza  del  potere  della  chie- 
sa. Qui  l'autore  con  zelo  umano  ed  ec- 
clesiastico rampogna  i  prelati  del  s.  Si- 
nodo/i  c|aah  giammai  veisaioao  unagoc- 


RUS 

eia  di  salutevole  balsamo  sulle  feriteci- 
vili  e  religiose  di  quella  enorme  moltitu- 
dine, colla  quale  professano  la  medesima 
fede,  e  che  dovrebbero  governare  quali 
padri  e  pastori.  Quantunque  la  legisla- 
zione non  conceda  al  padrone  il  diritto 
di  morte  sullo  schiavo,  pure  le  uccisioni 
sono  dichiarate  omicidi  involontari  e  pu- 
nite con  pene  ecclesiastiche,  da  espiarsi 
colla  reclusione  in  un  convento  o  mona- 
stero, per  uno  o  piùanni.  Si  deve  notare 
che  il  s.  Sinodo  pubblica  le  sole  condanne 
delle  persone  libere.  —  Della  schiavitù. 
L'autore  in  questo  doloroso  argomento 
esamina  l'indole  della  schiavitù  russa,  e 
vi  ravvisa  un  contrario  elemento  al  cri- 
stiano incivilimento,  anzi  oltre  alla  più 
cruda  barbarie  del  paganesimo,  vi  scorge 
la  più  squisita  e  studiata  crudeltà  conce- 
pita pe^molti  lumi  del  secolo, congiunta 
colla  più  sozza  immoralità  che  possa  im- 
maginarsi. Rimprovera  alla  chiesa  russa 
l'aver  stabilito  per  legge  nel  concilio  di 
Mosca  del  i5^5  la  schiavitù,  che  un  an- 
no prima  avea  introdotta  il  gran  princi- 
pe Boris  Godunow,  col  quale  mezzo  ef- 
ficacissimo si  pose  tra  crudeli  e  nefandi 
ceppi  una  grande  nazione,  già  stata  libe- 
ra fino  a  detto  crudosovrano,  mentre  in 
tutto  il  resto  dell'Europa  per  opera  della 
religione  cattolica  la  schiavitù  era  al  tut- 
to fino  da  4  secoli  sbandita  e  quasi  già 
dimenticata.  Non  senza  orrore  si  leggo- 
nole disposizioni  rispettoaglischiavijcon- 
tenute  nel  codice  d'Alessio  Michelovilz, 
le  quali  nondimeno  furono  confermate 
dal  patriarca  de'  metropoliti  e  da  tutto 
l'alto  clero,  non  che  da'boiari  (o  boiardi, 
signori  e  senatori)  della  nobiltà;  princi- 
pio disumano  che  domina  ancora, e  che 
i  panegiristi  russi  colla  loro  ingegnosa  e- 
loquenzalo  rappresentarono  dal  lato  me- 
no odioso,  chiamandolo  impudentemen- 
te religioso  vincolo  di  famiglia,  che  con 
dolci  legami  riunisce  la  vasta  popolazio- 
ne vantata  ortodossa  in  una  sola  immen- 
sa famiglia,  nella  quale  alcune  migliaia 
di  nobih  stanno  in  luogo  di  padri.  Que- 


RUS 
sti  panegiristi  con  arte  tacquero  le  scia- 
gure che  opprimono  gl'infelici. che  tla co- 
sì umiliante  vincolo  si  trovano  legati. Lo 
schiavo  russo  è  un  essere  senza  diriilo; 
appartiene  intieramente, co'beni,  la  mo* 
glie  e  i  figli  in  lutto  al  suo  padrone,  ed 
è  tenuto  ubbidirgli  in  tulio,  tranne  con- 
tro le  leggi  dello  stato  e  la  persona  del 
sovrano.  Dissi  già,  che  Io  schiavo  non  è 
ascollato  in  alcun  foro;  se  ardisce  levar 
la  voce  al  trono,  viene  punito  colla  san- 
guinosa knuta  e  coll'esilio  in  Siberia,  co- 
me decretò  Caterina  li.  Tremenda  fu  nel 
1 773  la  sollevazione  degli  schiavi,che  im- 
piccarono i  loro  padroni  per  la  gola  ai  por- 
toni de'propri  palazzi. Quella  sollevazio- 
ne fu  una  vera  guerra  degli  schiavi, come 
l'ebbe  Roma  nel  declinar  della  repubbli- 
cà,capitanatidaImmelianoPutgalschew, 
chevoleva  estirpare  la  schiavitù  e  ne  restò 
vittima.  Pietro  1  mostrò  umanità^  e  per 
porre  un  argine  alle  brutalità  contro  gli 
schiavi,  nel  1 714  stabilì  una  commissio- 
ne per  giudicare  e  punire  simili  delitti,  la 
quale  diede  memorabili  esempi. E'  proi- 
bito a'possidenli  degli  schiavi,  di  restituir 
loro  la  libertà  in  forza  di  testamenti.  Po- 
chissimi sono  gli  schiavi  ricchi;  ma  essi  di- 
pendono colle  loro  ricchezze  dal  capriccio 
del  padrone5Coniene  dipendono  gli  schia- 
vidivenuti  negozianii  e  artisti.  Il  padrone 
può  ridurre  la  moglieelefìgliedelloschia- 
vo  a  sue  serve,  a  sue  concubine;  può  ven- 
derlo coll'intiera  famiglia,  co'suoi  averi  o 
senza;  rompe  i  sagri  legami  del  matrimo- 
nio.In  alcuni  casi  è  più  infelice  la  condizio- 
ne de'servi  di  gleba  della  co,rona,che  quel- 
la degli  schiavi  particolari,  specialmen- 
te quando  si  converte  un  villaggio  in  co- 
lonia militare,  che  incominciarono  (o  me- 
glioslabilitee  regolarizzate)  nel  18  19,  isti- 
tuzione che  produsse  scene  sanguinose. 
L^autore  téme  i  funesti  effetti  di  queste 
colonie;  le  chia^na  vulcani  che  presto  o  tar- 
di scoppieranno  con  tremenda  eruzione:  il 
metropolita  Serafhio  di  Pietroburgo  fS'ov- 
gorod  le  visitò  nel  1824,  ebenedì  i  cep- 
pi della  schiavilìi.  La  religione  cristiana 


RUS  2G7 

dichiarò  Io  schiavo  eguale  al  Iibero,ene 
spezzò  le  catene:  la  chiesa  d'occidente,  la 
8.  Sede  sempre  sostenne  lotta  magnanima 
in  vantaggio  degli  ASc74/tì!vi(/^".),  difenden- 
do gli  oltraggiati  diritti  di  questi  suoi  figli. 
Per  ultimo  GregorioXVI allo  alzò  la  vo- 
ce a  prò  degli  schiavi  negri, ed  in  nome  del 
vangelo  e  delTumanilà  condannò  l'infa- 
me traffico,  che  l'avidilà  e  l'ingordigia  va 
facendo  di  que'sventurati. — Delle  selle  re- 
ligiose nella  Chiesa  nazionale  Russa. '^oa 
havvi  religione  che  sia  stata  morsa  e  la- 
cerata, come  la  chiesa  russa,dal  dente  del- 
l'eresia: sono  qtiesle  d'un'indole  tutta  par- 
ticolare e  sono  al  lutto  diiferenli  da  quel  - 
le  che  il  Protestantismo  (F".)  nel  suo  se- 
no ha  ingenerale.  Nel  considerarle  l'au- 
tore p.  Theiner  attentamente,  vi  trova 
grande  rassomiglianza  coll'eresie  che  la- 
cerarono la  chiesa  greca  de'primi  secoli. 
Ancora  a  questi  giorni,  comene'passati, 
si  reca  ogni  anno  un  gran  numero  di* rus- 
si, i  quali  col  pretesto  d'un  pellegrinag- 
gio a  Gerusalemme,  vanno  a  farsi  inizia- 
re ne'vituperevoli  misteri  dQ^WOrigenisti 
(/^'.),  divenendo  evirali,  poiché  in  R.ussia 
sono  vietate  tali  mutilazioni, quantunque 
frequentemente  accadano,  n>assime  negli 
ordini  inferiori  de'negozianti  e  trafficanti, 
e  malgrado  la  vigilanza  della  polizia.  Co- 
nae  nella  chiesa  greca,così  nella  russa,  dai 
conventi  o  monasteri  trassero  origine  qua- 
si tutte  le  eresie;  e  Pietro  1  fece  bruciar 
tutti  quelli  in  cui  erano  nate.  Le  sette  rus- 
se, non  meno  delle  orientali,  prendono  vi- 
gore dalle  nefandezze,  dalle  superstizioni, 
dalTateismo.  Ritiene  il  p.  Theiner,  che  il 
3. "quasi  della  popolazione  russa  scisma- 
tica sia  travagliala  dall'eresia,  la  quale  si 
distende  daHe  montagne  dell' Ural  sino  al 
mar  Caspio,  e  dalle  regioni  del  polo  set- 
tentrionale per  tutta  la  Siberia  fhio  al  ma- 
re d'Azow  e  al  mar  Nero,  dove  passando 
di  là  pel  cuoredellaPiussia  si  giugoe  sino 
alle  Provincie  che  il  Baltico  bagna,  che 
è  quanto  dire  per  tutte  le  Russie.  La  di- 
latazione dell'eresia,  là  crede  l'autore  de- 
rivata dalla  schiavitù;  l'eresia  peròèmol- 


268  II  U  S 

to  aulica  in  Russia,  ed  incominciò  poco 
dopo  l'iulrotluzione  del  cnslianesimo.  Si- 
no dal  ioo3  il  monaco  Anckea  incomin- 
ciò a  propagare  i  suoi  sediziosi  errori,  con 
Je vaisi  apertamente  contro  la  gerarchia 
ecclesiastica,  facendo  insieme  guerra  al 
culto  delle  s.  Immagini, e  altre  disposizio- 
ni ecclesiastiche. Somiglianti  errori  predi- 
cò il  monaca)  Demetrio,  che  poco  dopo 
preso  dal  metvopolita  Niceforo  1  del  1 006, 
e  fatto  chiudere  in  prigione  vi  mori.  Gran- 
di torbidi  e  movimenti  cagionò  l'eresia, 
che  Leone  vescovo  di  Roslov^^  diffuse  con- 
tro il  digiuno:  il  granduca  Andrea  Rogo- 
lubski  lo  discacciò  dalla  sede,  toccando 
egijal  sorte  ad  Antonio  vescovo  d'ischer- 
iiigow  che  crasi  unito  all'eresiarca.  Più 
gravi  furono  le  conseguenze  dell'  eresia 
predicata  pubblicamente  in  Novgorod  nel 
j  375 da  Rasp  Strigolnik:egli  giltò  i  fon- 
damenti della  famosa  setta  de  Strigolniki^ 
che  tuttora  esiste,ma  denominata  Raskol- 
Jiikij  l'eresiarca  però  col  diacono  Nicita  e 
seguaci, gittati  dal  ponte  nel  fiume,  affo- 
garono. Novgorod  da  quel  tempo  in  poi 
pare  che  sia  divenuto  centro  e  capo  del- 
l'eresia. Dopo  la  metà  del  secolo  XV l'e- 
breo Zaccaria  si  fece  pure  a  propagare  la 
sua,  che  attaccando  di  fronte  la  religione 
cristiana,  diede  nel  medesimo  tempo  la 
più  forte  scossa  alla  chiesa  russa,  come 
l'autore  narrò  nelle  Vicende  della  chiesa 
caLlolica  nella  Polonia  e  nella  Russia  p. 
128.  Questi  settari  giudaizzauti  negava- 
no la  divinila  di  Cristo,  il  domma  delta 
ss.  Trinità, sprezza  vano  le  immagini  e  sta- 
tue de'sauti  chiamandole  tronchi  insen- 
sati, sputavano  sulle  croci, bestemmia  va- 
no Cristo  e  la  B.  Vergine,  rigettavano  i 
sagramenli,  negavano  finalmente  il  re- 
gno  celeste  e  la  risurrezione  de'morti,chia- 
mando  queste  sante  dottrine  della  fede, 
fivole  ed  invenzioni  del  diavolo;  inoltre 
asserivano  Iddio  non  aver  avuto  bastante 
potenza  di  liberare  Adamo  e  gli  altri  pa- 
tiri  dairinferno;  gli  angeli,!  profeti  e  gli 
.'litri  giusti  essere  stati  troppo  deboli  per 
a  ver  sempre  fallo  la  volootudiPioicper- 


RUS 

ciò  aver  dovuto  Dio  medesimo  venire  in 
questo  mondo  a  patire  da  misero,  e  de- 
ludere così  il  nemico  infernale;  non  esse- 
re conseguentemente  stato  punto  decoro- 
so per  un  Dio  onnipotente  l'aver  operato 
in  tal  guisa.  Questoabbominevole  mescu- 
glio  di  giudaismo  sfigurato,  e  della  più 
fradicia  empietà,  attentòalla  rovina  della 
chiesa  russa,  per  cui  fu  combattuta  e  con- 
quisa la  setta,  col  fuoco  e  colla  spada.  Nuo- 
vo vigore  prese  poi  l'eresia  nell'incomin- 
ciar  delsecoloXVI,di  che  ne  furono  pre- 
cipua cagione  l'introduzione  delia  schia- 
vitù e  la  riforma  de'libri  liturgici  che  sem- 
brava necessaria,  per  essere  stati  orribil- 
mente guastati  dall'ignoranza  de'copisti. 
In  quest'impresa  divenne  ragguardevole 
nel  1 55o  il  monaco  greco  Massimo  del 
monte  A  tos,  nondimeno  le  sue  fatiche  non 
furono  coronate  da  felice  esito.  I  patriar- 
chi Giobbe Filarelo  e  Giuseppe  I  si  adope- 
rarono intorno  a  questo  subbielto  con  lut- 
to il  loro  potere,  e  fecero  pubblicare  alcu- 
ni libri  liturgici  al  lutto  riformati.  Ma  que- 
ste loro  sollecitudini  vennero  di  gran  lun- 
ga superate  dalle  incessanti  cure  del  pa- 
li iarcaNicone.Poichè  per  ordine  dello  czar 
Alessio  convocò  egli  nel  1 654  ^^  conciho  a 
Mosca,alqualeintervennero  il  patriarca  di 
Antiochia,  il  metropolita  di  Servia,  e  36 
vescovi,  parte  russi  e  parte  orientali,  per 
deliberare  una  riforma  uaiversale  di  lutti 
i  libri  liturgici,  e  tornarli  alla  purità  del 
rito  greco-slavo. Le  dissensioni  nate  tra  lo 
czare  il  patriarca  furonocagione che  l'im- 
presa non  avesse  il  bramato  eifetto.  Giu- 
seppe che  nel  1667  gli  successe,  la  conti- 
nuò in  forza  di  decisione  del  concilio  di 
Mosca  del.i  666. Quel  concilio,  perchè  pre • 
sieduto  dallo  czar,ebbe  la  viltà  di  pronun- 
ziar la  deposizione  del  patriarca  Ni cone, 
e  di  condursi  in  tutto  secondo  la  volontà 
e  arbitrio  dello  czar,  anche  nella  riforma 
de'libi'i  liturgici,  ad  onta  che  oltreil  pa- 
triarca d'Autìochia,  vi  fossero  Inter  venuti 
vari  metropoliti  e  arcivescovi  orientali. 
La  riforma  trovò  grandi  ostacoli  sì  nel 
clero,  che  nel  popolo:  tatti  preferivano 


R  U  S 
glianllclii  Ulìii  quantunque  mutilali,  poi- 
ché nella  riforma  appariva  chiararaenle 
J'eresia  che  distruggeva  l'antica  religione 
cìe'Ioro  padri.  La  conlesa  concitò  gli  ani- 
mi, e  minacciava  gran  male  per  tulio  il 
popolo. La  liforma  non  poteva  andar  dis- 
giunta da  cambiamenti  nelle  ceremonie 
ecclesiastiche,  la  quale  cagionò  fiere dis- 
sensionijche  da  quel  tempo  in  poi  non  han- 
no cessalo  di  sconvolgere  e  mettere  sos- 
sopra  la  chiesa  russa.  I  seguaci  dell'antica 
usanza  perseguitarono  con  odio  impla- 
cabile i  membri  della  chiesa  nazionale,! 
quali  chiamarono  Niconianì,  da  Nicone 
autore  della  riforma  de'libri.  Questi  per 
contrario  dierono  a  quelli  l'odioso  rfome 
di  Raskolnichì  cioè  separalisli  o  seismo- 
tìcìj  nome  che  poco  loro  piaceva,  il  per- 
chè vollero  dirsi  Starowicrezi  o  di  anti- 
ca credenza,  ed  eziandio  ortodossi.  Per- 
ciò questa  denominazione  trovò  opposi- 
zione ne'membri  delia  chiesa  nazionale, 
i  quali  vogliono  ancora  far  credere  che 
sieno  uomini  d'antica  credenza  e  ortodos- 
si; e  per  questa  ragione  furono  delti  di- 
poi Starobradezi ,  cioè  gente  che  ossen>a- 
no  le  antiche  usanze.  Cosi  la  riforma  dei 
libri  liturgici  fu  il  terribile  segnale  d*un*e- 
resia,  che  in  varie  forme  sì  propagò  per 
tutto  r  impero,  attaccò  il  domma,  il  sa- 
cerdozio, e  a  poco  a  poco  rovesciò  ogni  an- 
tico buon  principio  di  vera  religione.  Nac- 
que presto  un'  immensità  di  selle,  per  le 
quali  furono  ricordale  le  più  mostruose 
dottrine  degli  antichi  eresiarchi  della  chie- 
sa orientale.  Non  pertanto  la  maggiorpar- 
tedi  così  fatte  selle  non  hanno  lapporlo 
colla  riforma  de'  libri  liturgici,  essendosi 
prodotte  indipendentemente  da  quell'im- 
presa. Dopo  il  1654  l'eresia  si  propagò 
a  guisa  di  terribile  incendio  per  tutto 
l'impero;  tutta  la  chiesa  nazionale  diven- 
ne preda  del  comune  contagio,  e  non  si 
potè  reprimere  né  dagli  anntemi  de've- 
scovi,  né  dalle  pene  severe  de'czar.  Ripete 
l'autore  la  sua  ferma  convinzione  che  dal- 
la schiavitù  del  popolo  russo  si  debba  ri- 
conoscere il  riboccante  numero  de'.' ellari, 


RUS  2(ì() 

dichiarando  la  schiavitù  madre  fecondo  di 
sette;  si  meraviglia  come  gli  scrittori  del- 
l'ostinatezza e  propagamento  delle  sette 
in  Russia,  non  abbiano  presa  in  conside- 
razione tale  circostanza,  provandolo  con 
ragionamenti;  indi  rimprovera  la  chiesa 
russa  che  non  seppe  combattere  i  settari 
e  le  eresie  che  colla  spada  e  col  fuoco, non 
per  mezzo  della  verità  con  cui  si  rintuz- 
zano gli  errori,  e  ne  riporta  parecchi  e- 
sempi  che  trae  dalla  storia.  Pietro  I  inu- 
tilmente creò  una  segreta  inquisizione, etl 
innumerabili  furono  le  vittime  che  quel 
tribunale  immolò  al  fanatismo  religioso. 
Il  principio  di  persecuzione  si  propagò  in 
tutto  Usuo  rigorene'governi  susseguenti, 
ma  senza  efficacia  ;  finché  si  adottò  la 
tolleranza,  onde  le  sette  di  vennei*o  poten- 
tissime, e  la  chiesa  russa  temette  di  sua 
esistenza,  e  bisognò  riprendere  sanguino- 
se misure  per  la  loro  estirpazione.  Le  set- 
te furono  quindi  ridotte  in  due  categorie 
principali  :  in  selle  cioè  che  ammettono 
il  sacerdozio  e  i  sagramenli;  e  in  selle 
che  non  ammettono  nèl'uno  negli  altri. 
I  seguaci  delle  prime  sono  chiamati  Po- 
poTvski  {pretari),  e  i  seguaci  delle  secon- 
de chiama  nsi  Bespopowski  {non pretari). 
Ciascuna  si  divide  in  un  numero  più  o 
meno  grande  di  sette  subordinate  0  secon- 
darie, ed  il  Sinodo  ne  procura  la  conver- 
sione, al  modo  che  narra  l'autore  e  soste- 
nendo sempre  che  una  3.^  parte  della  po- 
polazione scismatica  russa  è  infetta  d'ere- 
sia, inclusivamente  a  monaci  e  monache. 
Nel  t.  8,  p.  680  della  Civiltà  Cattolica 
del  i852  si  legge.  "  La  chiesa  greco-sci- 
smatica tituba  sulla  validità  del  battesi» 
mo.  A  proposito  della  questione  anglica- 
na su  questo,  un  dottore  protestante  si 
è  rivolto  ai  due  patriarchi  di  Costantino- 
poli e  di  Gerusalemme,  per  sapere  qual 
sia  la  fede  della  chiesa  greca  sulla  dottri- 
na del  battesimo,  e  in  ispecie  se  i  greci 
ammettessero  il  battesimo  d'immersione 
come  il  solo  valido;  o  concedessero  anche 
la  validità  a  quello  d'aspersione,  siccome 
i  russi  scismatici  hanno  concedulo  sino- 


270  RUS 

la.  I  due  patriarchi  stiddelli,  con  molli 
vescovi  della  Grecia  e  della  Turchia, lian 
risposto  non  riconoscere  essi  altro  batte- 
simo che  quello  d'immersione;  gli  altri- 
menti battezzati  dover  essere  ribattezzati 
con  quel  rito  se  vogliono  entrar  nella  chie- 
sa; usar  di  loro  arbitrio  i  russi  se  tengo- 
no altra  dottrina,  ma  i  greci  non  ammet- 
terla. Al  cospetto  di  queste  definizioni 
tanto  contrarie  aliar  verità,  quanto  oppo- 
ste alla  pratica  e  alla  fede  russa,  molti  al- 
tri vescovi  greci  han  dichiarato  di  volere 
rimanere  neutrali,  quasi  si  trattasse  di 
dibattimenti  incerti  e  indifferenti,  ne'qua- 
li  tanto  giova  il  prò  quanto  il  contra.  Or 
tuttociò  offende  altamente  la  chiesa  rus- 
sa, la  quale  sebbene  ora  per  provvedi- 
menti di  disciplina  usi  battezzare  per  im- 
mersione, pure  per  dogma  tiene  la  vali- 
dità dell'altro  battesimo;  ne  mai  ha  ri- 
battezzato chi  non  fu  per  quel  modo  tuf- 
falo nelle  sagre  acque.  Anzi  vi  è  ancor 
di  più  :  siccome  nella  piccola  Russia  vi  è 
stato  sino  a  poco  tempo  addietro  il  costu- 
me di  battezzare  per  aspersione,  e  di  colà 
sono  usciti  fra  tanti  eqclesiastici  anco  i 
due  famosi  Saworski  e  Procapowitch,che 
per  circa  mezzo  secolo  sono  stati  alla  testa 
dell'episcopato  russo;  in  conseguenza  del- 
la dottrina  de'greci  la  chiesa  russa  sareb- 
bestata  governata  da  capi  neppur  cristia- 
ni, la  imposizione  delle  mani  su  tanti  ve- 
scovi e  preti  russi  l'avrebber  fatta  uomi- 
ni fuori  del  cristianesimo,  e  non  sarebbe 
così  facile  in  molli  siti  provare  chi  sia  cri- 
stiano, chi  no.  Non  può  certo  il  contegno 
de' vescovi  greci. fare  a  meno  di  non  de- 
stare una  viva  e  giusta  indignazione  nei 
russi,  e  forse  apriranno  molti  gli  occhi  a 
guardare  l'unico  centro  di  verità  e  di  sal- 
vezzalasciatodaGesùCristoallasuaChie- 
sa ,  dal  quale  ogni  deviamento  mena  o 
presto  o  lardi  allo  scetticismo  circa  ogni 
vero,  anche  il  più  inconcusso." 

Dell'istruzione  ecclesiastica.  Non  vi  è 
nazione  cristiana,  la  quale  per  quanto  sia 
piccola  non  abbia  una  letteratura  sagra, 
più  estesa  e  abbondante  del  grande  e  po- 


RUS 
tente  popolo  di  Russia,  dice  il  p.  Theiner. 
Fino  alla  metà  del  secolo  XVIll  tutti  i 
suoi  scrittori  appartengono  al  clero;  solo 
al  tempo  di  Caterina  II,  {secolari  furono 
veduti  anch'essi  coltivare  lescienze.  Novi- 
kov  e  il  metropolita  Eugenio  affermano 
che2i Sscrittori  produsse  la  chiesa  russa 
nel  primoscorcio  di  ioooanni,madi  molti 
di  essi  appena  si  conosce  il  nome,  e  le  po- 
che opere  loro  sono  quasi  tutte  insignifi- 
canti e  non  meritarono  d'essere  stampa- 
le. Quasi  due  terzi  degli  scrittori  del  clero 
russo  sono  stranieri,  poiché  lra'2  r  3  scrit- 
tori, soli  g4  sono  russi  di  nascila;  il  mag- 
gior numero  appartiene  alla  nazione  gre- 
ca calla  rutena,  e  perciò  a  popoli  estra- 
nei. La  serie  degli  autori  prende  il  suo  in- 
corni nciaraento  dal!  X  secolo  in  onore  del- 
la chiesa  cattolica  romana  dai  due  fratelli 
i  ss.  IMetodio  e  Cirillo  (de'quali  tratt.ii  in 
più  luoghi,  come  a  Moravia  e  Olmùtz), 
da  Papa  Giovanni  Vili  mandati  a' ^^fZ- 
gari^  chefurono  i  veri  padri  e  creatori  del- 
la lingua  sagra  slava  inRussia. Quella  chie- 
sa è  debitrice  a'medesimi  de'suoi  libri  li- 
turgici, che  con  piccoli  cambiamenti  an- 
cora a  lutt'oggi  usa  nel  suo  culto  divino. 
Gli  ecclesiastici  che ne'secoli  appresso  illu- 
strarono la  chiesa  russa  cogli  scritti  e  colla 
parola  sono  pure  stranieri, la  maggior  par- 
te greci,  come  Giovanni  II  il  Buono,  Ni- 
ceforo  I,  Giovanni  III,  Cirillo  I  e  Teogno- 
ste,  lutti  metropoliti  di  Russia.  Quanto  ai 
metropoliti  Cipriano  e  Gregorio,  era  il 
I .°  di  Servia,  il  2.°  bulgaro:  i  metropoliti 
Fozio  e  Isidoro  erano  greci,  e  sulla  fine 
del  secolo  XV  fiorì  Pacomio  Logoteta  del- 
la Servia,  monaco  del  monte  Atos, poeta 
liturgista  e  autore  di  molte  vitede'sanli 
russi.  Il  secolo  XVI,  o  l'VIII  della  chiesa 
russa,  parimenti  fu  illuminato  da  un  gre- 
co, dal  monaco  Massimo  del  convento  Va- 
topadico  sul  monte  Atos,  che  fu  il  vero 
restauratore  dellescienze  e  maestro  di  tut- 
ti quelli  che  a  quel  tempo  si  acquistarono 
nomee  fama.  1  grandi  uomini  che  nel  se- 
colo XVII  resero  chiara  e  illustre  la  chiesa 
col  lume  delle  scienze  furono  egualmen- 


RUS 

le  stranieri  e  la  maggior  parte  ruteni,  co- 
me Zaccaria  Kopuistenski  arcliimandri- 
ta  del  monastero  delle  Grotte  a  Kiovia,e 
PambaBerunda,  prima  monaco  in  Geru- 
salemme, poi  protonotario  di  quella  sede 
patriarcale, in  fine  ispettore  della  tipogra- 
fia slava  di  Riovia^  dove  si  acquistò  tanta 
fama  che  fu  fatto  i .° tipografo  della  chie- 
sa russa.  Kiovia  fiori  al  tempo  de're  di 
Polonia,  e  fu  già  il  centro  dell'erudizio- 
ne sagra, che  diradava  co'suoi  raggi  le  te- 
nebre della  chiesa  moscovita.  Il  re  Sigi- 
smondo III  fondò  pei  suoi  sudditi  non  uni- 
ti in  Kiovia  un'accademia,  la  quale  per 
sollecitudine  e  cura  di  Pietro  Mogila  va- 
lacco,  grandemente  fiori  e  divenne  semi- 
nario di  grandi  uomini,  sì  nella  chiesa  ru- 
tena e  sì  nella  chiesa  russa:  da  archiman- 
drita del  convento  delle  Grotte  di  Kiovia, 
fu  fatto  eparca  del  patriarcato  di  Costan- 
tinopoli, e  finalmente  metropolita  di  Kio- 
via, ma  fiero  nemico  della  chiesa  catto- 
lica ch'è  la  vera  ortodossa.  La  sua  profes- 
sione di  fede  e  il  suo  catechismo  sono  an- 
cora la  base  dell'istruzione  religiosa  nella 
chiesa  russa.  Da  quel  tempo  in  poi  i  mo- 
scoviti  sono  andati  sempre  debitori  della 
loro  erudizione  a'polacchi  ruteni, che  de- 
rivarono la  loro  superiorità  scientifica 
dalle  due  università  di  V  ilna  e  di  Craco- 
via. 11  perchè  i  moscoviti  furono  costretti 
confessare,  che  in  iscienze  e  cognizioni  era- 
no di  gran  lunga  superati  da'polacchi  del- 
la Russia  minore  e  da'ruteni,  essendo  ob- 
bligati cercar  tra  loro  il  tesoro  della  sa- 
pienza, che  nella  propria  chiesa  avrebbe- 
ro cercata  invano. Non  altrimenti  che  nel 
principio  del  secolo  XVI  dovettero  chia- 
mare il  monaco  MassimOj  così  lo  czar  A - 
lessio  chiamò  Michelovilz,  e  il  patriarca 
Giuseppe  I  il  dotto  geromaco  di  Kiovia 
Epifanio  Slavinski  a  Mosca,  perchè  fon- 
dasse una  scuola  ecclesiastica  perl'istru- 
?ione  della  gioventù  russa.  Presto  Io  czar 
mandò  da  Kiovia  e  da  a  Uri  luoghi  di  Po- 
lonia 3o  monaci,  perchè  si  occupassero 
•ilia  traslazione  delle  principali  opere  gre- 
che in  lingua  slava.  Il  di  voto  principe  Teo- 


RUS  271 

doro  MichelovitzRatilschew  fece  edificar 
loro  nelle  vicinanze  di  Mosca  un  magni- 
fico romitorio  detto  della  Trasfigurazio- 
ne, ove  dierono  piincipio  al  loro  lavoro 
e  istruirono  quelli  che  nel  medesimo  seco- 
lo e  nel  seguente  formarono  il  decoro  della 
chiesa.  Quali  meriti  non  si  acquistò  per 
quella  chiesa  il  nobile  e  dotto  Simeone 
Polozki  ruteno  polacco,  che  avea  avuto 
la  direzione  delle  università  caltolidie 
della  sua  patria?  Egli  è  il  padre  della 
nuova  lingua  russa  e  della  sua  letteratu- 
ra: Lomonosow,  il  più  celebre  poeta  rus- 
so, è  debitore  a  lui  della  purità  di  sua 
lingua  e  della  grandiosità  di  sua  poesia. 
Gli  uomini  che  nel  secolo  XVllI  dettero 
lustro  e  splendore  alia  chiesa  russa  furo'- 
no  stranieri:  Stefano  Javorski  di  Leopoli 
e  Teofano  Procopoviz  ruteno  di  Kiovia 
ch'erano  stati  educati  nelle  scuole  di  Po- 
lonia e  d'Italia;  Eugenio  Bulgar arcive- 
scovo di  Caterinoslaw,  eNiceforoTeotoki 
suo  successore,  ambo  greci,eranostati  per 
molti  anni  in  Italia. Questi  4uomini  han- 
no avutala  maggiore  influenza  sulle  co- 
se ecclesiastiche  di  Russia  nel  detto  secolo, 
ed  hanno  recato  il  maggior  splendore  al- 
l'impero sotto  Pietro  1  e  Caterina  lì.  Di- 
chiara il  p.  Theiner,  che  in  nessun  paese 
sono  mai  state  tanto  trascurate  le  scienze 
quanto  in  Russia:  più  di  tutte  ancora  fu- 
rono lasciate  in  abbandono  le  teologiche, 
e  quindi  molto  più  rimase  dimenticata 
la  coltura  del  clero.  Pietro  I  immaginò 
nel  1720  la  riforma  delle  scienze  eccle- 
siastiche e  degli  studi,  che  voleva  intro- 
durre in  tutte  le  diocesi:  fondò  pertanto 
l'accademia  ecclesiastica  di  Pietroburgo, 
e  pose  sotto  a'suoi  occhi  un  gran  semi- 
nario, che  dovea  essere  d'esempio  ai  semi- 
nari di  tutte  le  diocesi;  similmente  vole- 
va fondar  scuole  per  tutto  l'impero;  ma 
nella  disastrosa  congiuntura  in  cui  furono 
rapiti  al  clero  tutti  i  suoi  beni,  ancora 
non  si  era  pensato  né  a  scuole,  né  a  semi- 
nari. Nel  1767  tutti  gl'istituti  d'istruzio- 
ne dell'impero, dal  seminarioclericaleal- 
la  scuola  elementare  erano 28, per 6000 


272  RUS 

scolari.  Il  clero  qunnd'era  colmo  di  rie* 
chezze,  per  liberalità  de'grandi  e  de'po* 
tenti,  mai  ebbe  il  pensiero  di  fondar  scuo- 
le pel  popolo,  ne  seminari  pe'chierici;  non 
spedali,  non  orfanotrofi,  non  oratorii  pel 
culto  divino,  non  fece  nulla:  la  maggior 
parte  de'templi  e  monasteri  sono  proprie- 
tà della  chiesa  cattolica,  che  il  governo 
le  tolse.  Caterina  II  si  fece  vedere  bra- 
mosa della  coltura  del  clero,  ne  propalò 
il  divisamento,  senza  avere  in  animo  la 
volontà  di  efietluarlo,  avendo  per  prin- 
cipio, che  l'istruzione  del  popolo  russo  po- 
teva nuocere  al  polerej  quindi  non  die- 
de esecuzione  al  pubblicato  con  eclatan- 
za,  per  sostenere  opinione  grande  della 
Rqssia  e  sua  coltura  nella  mente  de'  fo- 
restieri. In  queste  incredibili  millanterie 
imitò  altri  e  fu  imitala:  l'autore  riporta 
quanto  fecero  Pietro  I  e  altri  predecesso- 
ri suoi,  non  che  i  successori  della  mede- 
sima imperatrice.  Inoltre  osserva,  che  in 
realtà  non  si  fece  nulla  per  l'educazione 
del  clero  e  del  popolo,  da  Pietro  I  sino  al 
principio  del  governo  attuale,  rilevando- 
Io  dalle  relazioni  sinodali,  ove  pure  si  af- 
ferma che  l'educazione  trovasi  tuttoranel- 
la  prima  sua  infanzia.  Possiede  la  chiesa 
russa  o  impero  ne'4  circondari  3  accade- 
mie, di  PietroburgOjMosca,  eKiovia  alla 
quale  venne  unita  quella  di  Rasan,  con 
5i  professori  e  343  alunni;  ha  ^i  semi- 
nari (i  quali  saranno  stati  aumentati,  do- 
po l'ultima  convenzione  fatta  colla  s.  Se- 
de), i3i  scuole  distrettuali,  e  i5i  scuo- 
le parrocchiali  o  elementari;  in  lutto  386 
scuole  o  collegi  d'ogni  genere,  con  i  yo2 
maestri,  e  60,644  scolari.  Ogni  scolare  ha 
l'obbligo  di  frequentare  prima  le  scuole 
elementari,  e  gradatamente  passare  al  se- 
minario, poi  all'accademia.  L'autore  cre- 
de che  tutte  queste  cifre  sieuo  alterate; 
nondimeno  e  tenute  per  vere,  conclude 
che  risulta  dalle  relazioni,  che  la  coltura 
scientifica  del  clero  russo  si  trova  nel  i  .^ 
grado  del  suo  nascimento,  e  che  al  più 
coll'andar  del  tempo  potrà  sviluppare  e 
perfezionare,  per  poter  dare  frulli  uellon 


RUS 

taiio  avvenire.  Tutte  le  opere  speltanli 
alla  religione  e  alla  chiesa  debbono  usci- 
re dalle  tipografie  del  s.  Sinodo  in  Pietro- 
buigo  e  in  Mosca;  parimente  pe'torchi 
del  s.  Sinodo  e  per  suo  privativo  conto  lu- 
crativo, si  pubblicano  tutti  i  suoi  decreti, 
e  gli  ukasi  imperiali,  quando  trattano  di 
cose  spettanti  al  clero  o  alla  chiesa;  cosi 
pure  i  messali,  libri  de'  vangeli,  breviari, 
libri  liturgici, registri  parrocchiali  de'bat- 
tezza  ti, matrimoni  e  morti, patenti  de'pre- 
ti  e  diaconi,  le  carte  glorie,  le  patenti  ma  - 
trimoniali,  le  preghiere  dell'indulgenze, 
i  passaporti  de'defunti  e  letessere  del  sod- 
disfatto precetto  pasquale.  Passa  quindi 
l'autore  a  vederel'attivilà  tipografica  del- 
le due  nominate  tipografie,  ed  il  lucro 
che  se  ne  ricava,  facendo  parola  d'alcu- 
ne opere.  Aggiunge  che  la  pietà  e  l'istru- 
zione religiosa  del  clero  e  del  popolo  si 
promuovono  per  mezzo  di  due  giornali 
religiosi  della  chiesa  russa,  i  quali  deb- 
botio  soddisfare  ai  bisogni  di  4o  milioni 
d'anime.  I  due  giornali  sono  la  Lettura 
cristiana  di  Pietroburgo,  la  Lettura  fé- 
stiva  di'Kiovia;  ambedue  sono  poveris- 
sima cosa, e  non  contengono  che  storiel- 
le del  leggendario  russo;  di  scienze  non 
se  ne  trova  segno  in  alcuno  de'due.  Parla 
della  professione  di  fedede'patriarchi  del- 
l'oriente, e  della  spiegazione  dell'ortodos- 
sa fede  che  mandarono  a  Pietro  I,  dopo 
essere  stati  da  questo  avvertiti  della  fon- 
dazione del  s.  Sinodo. Questi  due  docu- 
menti danno  una  giusta  idea  della  pochez- 
za de'patriarchi  e  dell'alto  clero  in  folto 
di  teologia,  l  medesimi  patriarchi  con  let- 
tera che  riporta  ammonirono  il  clero  rus- 
so di  stare  in  guardia  dai  dissenzienti  in- 
glesi, che  pareva  avessero  concepita  l'idea 
di  una  riunione  colla  chiesa  russa,  e  di  ri  - 
manere  costante  nella  dottrina  della  chie- 
sa orientale.  Dopo  avere  l'autore  dimo- 
strato il  deserto  campo,  e  l'infelice  stato 
di  coltura  del  clero  russo,  resta  sorpreso 
delle  ridicole  lodi  che  alcuni  letterati  na- 
zionali gli  danno, e  per  coltura  e  sapien- 
za lo  vogliono  ragguagliare  a  qualunque 


altro  (li  qualsivoglia  nazione,  sognando 
che  abbia  esso  ricevuto  la  missione  di  rin- 
novare il  cristianesimo  e  di  renderlo  for- 
tissimo, essendoché  al  loro  modo  di  pen- 
sare, sta  per  cadere  nella  più  deplorabile 
rovina  tanto  in  oriente,  quanto  in  occi- 
dente! Indi  l'autore  senza  fatica  ribalte 
le  ampollose  asserzioni  e  fatidici  voti  di 
Cheviref  letterato  russo,  il  quale  osò  dire. 
«  Dalla  sola  Russia  si  può  sperare  il  ve- 
ro sviluppo  del  cristianesimo,  spogliato 
de'pregiudizi  europei  e  dell'impietrito  e- 
goismo  della  Chiesa  Romana,  come  pure 
de'principii  di  disperdimento  del  prote- 
stantismo. //  clero  russo  occupa  il  pia 
allo  grado  delle  scienze  teologiche.  Poi- 
ché il  clero  si  segnalò  sempre  in  Russia 
per  solidissimi  sludi  classici.  Che  oltre  di 
essere  versali  quasi  tutti  i  nostri  preti,  e 
tutti  i  nostri  monaci,  che  sono  proniossi 
alle  sedie  vescovili,nelle lingue  moderne, 
sono  dotti  ancora  al  più  alto  grado  nella 
hngua  ebraica  (?),  greca  (?)  e  latina  (?)". 
Invece  il  p.  Theiuer  asserisce,  che  quasi 
tutti  i  vescovi  russi  non  conoscono  altra 
hngua  europea  se  non  la  russa, appellan- 
dosi ai  connazionali;  imperocché  solo  a 
Pietroburgo  e  Mosca  si  trovano  pochi  re- 
ligiosi e  preti  che  parlano  alquanto  tede- 
sco e  francese  :  di  altre  lingue  non  havvi 
conoscenza!  — Delle  Missioni  della  Chie- 
sa nazionale  Russa  :  degli  Ebrei,  degli 
Islamiti,  de' Pagani.  Non  vi  é  paese  in 
Europa,  dove  i  figli  A' Israele  sieno  tenuti 
in  così  grande  dispregio,  e  dove  sempre 
abbiano  dovuto  soffrire  tante  angherie  e 
crude  persecuzioni,  quanto  in  Russia:  essi 
potrebbero  scriverne  le  più  commoventi 
lamentazioni.  Con  vessazioni  e  promesse 
di  temporali  vantaggi,  il  governo  invita 
gli  ostinati  Ebrei,  perché  entrino  nella 
sua  chiesa.  Resta  interdetto  agli  ebrei  d'e- 
sercitare qualunque  mestiere  o  di  far  traf- 
fico nelle  provincie  interne  della  Russia. 
La  recezione  d'un  ebreo  nel  seno  della 
chiesa  nazionale  è  sbrigativa,  per  cui  ac- 
cade che  molti  a  tempo  opportuno  ritor- 
nano alla  sinagoga,  cioè  dopo  aver  fatto 

VOL.  LIX. 


quel  lucro  che  prima  éragli  vietalo,  ma 
fuori  di  R.ussia,allrimenli  sarebbe  punito 
colla  knuta  e  inviato  nelle  regioni  glaciali' 
di  Siberia.  Secondo  le  relazioni  sinodali, 
dal  1 836  al  I  BSgnella  popolazione  ebrai- 
ca di  circa  un  milione,  si  convertirono 
1618  individui.  Iseguaci  óeW Islamismo 
o  Maomettani,  superbi  della  libertà  che 
il  governo  russo  suo  malgrado  ha  dovu-' 
to  loro  lasciare,  sono  più  ostinati  de'  fi- 
gli d' Israele,  in  non  voler  professare  la 
fede  russa.  Il  governo  volentieri  si  ser- 
ve di  loro  pe'suoi  eserciti,  lasciando  in- 
tatta al  maomettano  la  sua  mezzaluna; 
se  poi  entra  nella  milizia  in  qualità  di 
cambio,allora  deve  divenire  per  forza  or- 
todosso e  ricevere  il  battesimo.  L'istru- 
zione e  la  conversione  procede  in  modo 
e  fa  si  che  il  battezzato  maomettano  s'in- 
china.con  egual  riverenza  alla  moschea, 
come  nel  farsi  il  segno  della  croce.  Nelle 
sole  Provincie  Tauriche,  dove  gl'islaraiti 
ascendono  a  circa  i25,ooo,essi  non  so- 
no soggetti  alla  coscrizione,  ma  ponno  fa- 
re i  detti  cambi  che  producono  le  con- 
versioni che  figurano  nelle  relazioni  si- 
nodali, nelle  quali  in  4  anni  arrivarono 
a  1600.  Tranne  gl'indicati  casi,  mai  av- 
viene che  si  converta  un  maomettano;  né 
la  dolcezza,  né  la  persecuzione  del  governo 
poterono  rimuovere  gl'islamiti  dalla  loro 
credenza.  Il  Muftì  della  Crimea  regalalo 
dal  Sinodo,  d'ordine  d'Alessandro  l,  d'u- 
na j5/Z>Z»/^  araba  elegantemente  legata,  in- 
vitandolo a  farsi  cristiano  russo,  rimeritò 
quel  dono  con  un  più  eìe^anle  Alcorano , 
che  inviò  all'imperatore,  come  se  volesse 
tacitamente  invitarlo  ad  accettar  la  fède 
di  Maometto!  Ma.mentre  il  governo  con- 
sidera inviolabili  le  loro  moschee  e  beni, 
si  appropria  le  chiese  e  i  beni  di  tutte  le  co- 
munioni cristiane. —  De' Pagani.  I  trion- 
fi della  chiesa  cattolica  d'occidente  sono 
troppo  grandi  e  noti,  prosieguono  tutto- 
ra in  ogni  parte  del  mondo,  che  narrai  ai 
loro  luoghi  ed  a  Missioni  pontificie;  la 
sola  chiesa  romana  può  operare  il  gran- 
dioso miracolo  delle  sue  missioni  presso 
18 


274 


RUS 


i  |)0[)o!i  cristiani  «gentili,  perchèanima* 
la  da  vita  misteriusa  nell'unità  della  fe- 
de e  della  disciplina.  La  chiesa  greca  in 
generale  si  é  sempre  mostrata  incapace 
della  grande  opera  delle  missioni,  e  di  più 
dopo  che  si  è  allontanata  dall'unità  ch'è 
hi  sede  di  s.  Pietro.  La  sua  forza  morale 
si  fiaccò  col  matrimonio  de'suoi  preti,  o 
collo  stalo  stazionario  e  impietrito  de'suoi 
religiosi  privi  quasi  d'ogni  vita.  Quali  mis- 
sioni poi  ha  intrapreso  la  chiesa  russa,  per 
la  liberazione  dell'  umanità  dalla  schia- 
\itù  delle  tenebre?  Risponde  il  p.  Thei- 
ner:  non  solo  non  predicò  a'iontani  pa- 
gani la  dottrina  della  redenzione,  ma  nep- 
pure si  è  curata  di  quelli,  che  dividono 
con  lei  la  medesima  patria,  e  che  tutl'ora 
sulle  medesime  soglie  delle  sue  porle  ge- 
mono nelle  tenebre  della  più  abbomine- 
■vole  superstizione, e  negli  orrori  di  nefan- 
da idolatrìa.  Alla  chiesa  russa  deve  attri- 
buirsi l'onta  che  l'Europa  nel  secolo  XIX 
abbia  ancora  in  mezzo  di  se  un  gran  nu- 
mero di  pagani:  intere  popolazioni  e  prò- 
vincie  che  da  più  secoli  sono  unite  all'im- 
pero russo,  sono  tuttora  pagane,  benché  il 
governo  ordini  al  clero  di  occuparsi  con  o- 
gnisludio  alla  conversione  de'pagani  del- 
la patria  comune.  Ma  quali  missioni,  sog- 
giunge l'autore,  si  possono  aspettare  da 
un  clero  tanto  decaduto  com'è  il  russo, 
che  non  ha  lena  di  mantenere  il  lume  del- 
la fede  neppure  presso  a'propri  fedeli;  da 
unclerochea  cagione  della  propria  igno- 
ranza e  della  sua  immoralità  ha  perduto 
ogni  forza  e  ogni  influenza;  quali  missio- 
ni,ripelo,  si  possono  aspettare  da  cosi  fat- 
to clero,e  quali  eiFetli  potrebbero  esse  pro- 
durre? Il  clero  russo  quindi  none  al  ca- 
so di  convertire  i  pagani  suoi  compatriot- 
li,  se  non  unisce  alla  parola  di  Dio,  la  per- 
suasione col  grave  peso  della  knula:  la  for- 
za morale  della  parola  gli  è  affatto  ignota. 
Questa  tremenda  persuasione  della  knuta 
la  sperimentarono  i  cattolici  Rultni  (F.) 
della  Poloìiia  e  Lituania  {V.\\t\  occasio- 
ne della  loro  deplorabile  e  forzata  riunio- 
ne alla  barbara  chiesa.  Colle  nerbate  dei- 


RUS 
la  knula,  i  preti  russi  tennero  fermi  i  kab 
muki  o  calmucchi  (ove  non  si  ha  memo 
ria  che  vi  sieno  siali  cattolici)  novella- 
mente battezzati,  per  tener  loro  sempre 
viva  la  fede  che  gli  aveano  fatto  abbrac- 
ciare. Nel  1 838  procurando  i  missionari 
la  conversione  de'buriali  sul  Iago  di  Bai- 
cai  e  che  hanno  1 5o,ooo  maschi,  essi  ab- 
bandonalo il  buddaismo,  abbracciarono 
il  lamaismo.  Quantunque  riesca  da  quan- 
do a  quando  agl'ignoranti  missionari  di 
combinare  qua  e  là  alcuna  conversione 
tra'pagani,  tuttavia  ordinariamente  ac- 
cade che  i  neofiti  ritornano  presto  alla  la- 
sciata idolatria.  Fino  da  tempi  remotis- 
simi si  sono  trovate  le  missioni  russe  in 
siffatta  condizione;  e  sulla  metà  del  seco- 
lo passato  si  trovarono  ancora  paesi  in- 
tieri nell'interno  della  Russia, dove  gli  a- 
bitanli  da  molto  tempo  aveano  abbrac- 
ciato la  religione  cristiana,  continuando 
però  ad  adorare  i  loro  idoli  nella  stessa 
guisa  cheadoravanoGesùCrislo.  Un  ebreo 
battezzato  della  religione  cristiana  altro 
non  avea  imparato  che  la  parola  Catecu- 
meno. Ad  un  turco  battezzato  il  popò  di- 
menticò d'insegnargli  che  non  dovea  ado- 
rare Maometto,  egualmente  che  GesùCri- 
sto.  Le  prove  di  queste  narrazioni,  come 
di  lutto  il  da  me  compendialo,  si  riporta- 
no dal  p.Thfeiner,  come  protestai  in  prin- 
cipio. Dalle  relazioni  sinodali  si  appren- 
dono le  dissensioni  de'neofiti  malamente 
istruiti,  onde  si  ordina  di  non  affrettare 
il  battesimo  ai  catecumeni;  di  più  che  i 
battezzati  pagani  nelle  provincie  abban- 
donavano la  chiesa  nazionale  per  unirsi 
ai  sellini.  Per  far  neofiti  si  suol  donare 
una  pelliccia  e  una.camicia;  ma  questi  pa- 
gani così  convertiti  per  cuoprir  le  loro 
nudità,  presto  ritornano  al  culto  impu- 
ro degl'idoli.  In  4  anni  dal  1 836  al  i83f), 
si  riportano  1 0,289  conversioni  di  pagani. 
Degli  affari  esteri  della  Chiesa  Russa 
colle  esterne  comunioni  orientali.  Anche 
il  titolo  di  questa  sezione  fa  parte  delle 
relazioni  del  s.  Sinodo  di  Pietroburgo, 
laonde  esso  viene  considerato  come  uà 


Il  US 

ministero  di  stato  che  esercita  le  sue  fuu- 
zioni  tanto  nell'interno  clell'impero,quan- 
to  all'esterno  nelle  comunioni  straniere 
orientali,  col  vincolo  della  fede  edell'amo- 
re.Però  riflette  rautore,che  le  relazioni  del 
Sinodo  colle  altre  chiese  scismatiche  orien- 
tali, pare  che  si  restringano  solo  a  pochi 
doni  di  libri  e  di  denaro.  In  fatti  dallo  stes- 
so Sinodo  si  apprende,  che  la  mancanza 
di  libri  per  l'insegnamento  della  sedicente 
Tera  fede  della  chiesa,  molto  lamentata 
da'pretesi  ortodossi  fratelli  d'oriente,  de- 
terminarono l'autocrate  imperatore  di  far 
stampare  alcune  opere  in  lingua  greca, 
per  farle  distribuire  dai  patriarchi  d'o- 
riente agli  ecclesiastici  e  secolari.  Fu  quin- 
di mandata  al  clero  della  Grecia  l'opera 
del  metropolita  Mogila,  e  si  preparò  la 
spedizione  delle  lettere  di  Pietro  I,e  della 
suaccennata  risposta  circa  l'erezione  del 
s.  Sinodo,  come  si  legge  nelle  relazioni  si- 
nodali del  i83g.  Da  queste  si  ha  pure  i 
doni  in  denaro  inviati  in  oriente.  La  chie- 
sa d'Alessandria  ebbe  10,000  franchi,  ed 
insieme  a  quella  d'Antiochia  ricevette  in 
arredi  sagri  un  valore  di  80,000  franchi, 
cioè  quando  a  favore  de'due  patriarchi 
contribuirono  il  metropolita  di  Pietro- 
burgo fr.5,5oo,Ia  contessa  Orlow  fr.6000, 
il  negoziante  Malutinfr.  3ooo.  Anche  il  s. 
Sepolcro  di  Gerusalemme  ebbe  fr.3o,3g2 
prodotti  dalle  questue  delle  diocesi  o  e- 
parchie  dell'impero:  che  la  Russia  pro- 
tegge i  greci  scismatici  del  s.  Sepolcro,  lo 
toccai  nel  vol.LV,p.  lyS.  Altra  questua 
fu  concessa  pel  convento  russo  del  monte 
Atos,  onde  edificare  una  nuova  chiesa  in 
onore  di  Mitrofanio  i ."  vescovo  di  Voro- 
nesch,  il  quale  da  ultimo  fu  fatto  santo 
dall'imperatore. Queste  sono  le  relazioni 
pubbliche  che  si  mantengono  pel  bene 
della  Russia,  dal  ministro  di  slato  del  Si- 
nodo imperiale  colle  altre  chiese  scisma- 
tiche. Quanto  alle  relazioni  segrete,  il  p. 
Theioer  dice  non  ignorare  «  come  per- 
corrono i  suoi  emissari  laGallizia,la  Tran- 
silvania,  l'Ungheria,  le  provincie  sul  Da- 
nubio, la  Macedonia,  laGrecia  e  laTur- 


RUS  27  > 

chia  fino  in  oriente,  per  animare  e  con- 
fortare gli  scismatici  nella  propria  cre- 
denza, e  persuadere  gli  uniti,  perchè  si 
separino  dalla  s.  Sede,  e  preparare  que- 
sti e  quelli  a  rendere  anticipatamente  o- 
maggio  a'trofei  russi,  se  il  destino  li  fa- 
cesse entrare  in  que'paesi.  "  Termina  la 
sua  opera  il  p.  Theiuer,  con  descrivere 
l'infausto  avvenimento  della  violenta  u- 
nione  della  chiesa  rutena  cattolica  alla 
nazionale  russa,  del  quale,  oltre  il  già  ac- 
cennato, tratto  a  Ruteni;  e  con  riprodur- 
re 4  estratti  delle  relazioni  sinodali,  ri- 
sguardunti  la  scismatizzazione  della  chie- 
sa cattolica  rutena.  Avendo  incominciato 
o  premesso  a  questa  digressione  i  focosi 
voti  del  p.  Theiuer,  la  terminerò  con  al- 
tra sua  dichiarazione.  >»  Per  mezzo  della 
sola  riunione  alla  chiesa  romana  potrà 
ottenere  la  Russia  il  vero  incivilimento 
de'suoi  popoli.  Allora  contribuirà  pur  es- 
sa alla  ripristinazione  della  smarrita  pace 
con  Dio,  mediante  una  continua  pace  nel 
mondo."  Ulinam! 

Dopo  che  Pietro  I,  abolita  la  dignità 
dì  patriarca  di  cui  era  goloso,  stabili  pel 
governo  della  chiesa  russa  il  cosi  detto  s. 
Sinodo,  riserbandosene  la  presidenza  e  fa- 
cendosi capo  supremo  e  autocrate  della 
medesima  chiesa  nel  17  19,  fissò  la  cre- 
denza e  la  disciplina  ecclesiastica  con  un 
regolamento  che  fece  sottoscrivere  dai 
principali  del  clero,  ed  anche  da  tutti  i 
principi  dell' impero,  ed  è  il  documento 
per  conoscere  la  religione  de'russi. D'al- 
lora in  poi  il  clero  russo,intierainenlesog- 
getto  all'  autorità  del  suo  sovrano,  non 
ebbe  più  che  un'influenza  secondaria  sul- 
la popolazione.  Il  regolamento  fu  poi  tra- 
dotto in  latino  e  pubblicato  col  titolo  di 
Statulum  canonicnm  seu  eccleslastìcuni 
Pelrì  Piagni,  per  cura  del  principe  Po- 
temkin,  a  Pietroburgo  nel  17 85.  Quanto 
al  domma,fu  fatta  professione  di  conside- 
rare la  s.  Scrittura  come  regola  di  fede, 
aggiungendo,  che  per  intenderne  il  vero 
significato  è  d'uopo  consultare  le  decisio- 
ni de'concilii,  e  gli  scritti  de^Padri  della 


276  liVS 

Chiesa,  per  conseguenza  la  tradizione. 
Quanto  a'misleri  della  ss.  Trinità  e  del- 
l' Incarnazione,  sono  i  teologi  invitati  a 
consultare  le  opere  di  s.  Gregorio  Nazian- 
7.eno,  di  s.  Atanasio,  di  s.  Basilio,  di  s.  A- 
gostino,di  S.Cirillo  d'Alessandria, e  la  let- 
tera di  s.  Leone  1  a  Flaviano  sulle  due  na- 
ture di  Gesù  Cristo.  Non  è  fatta  alcuna 
parola  dell'errore  de'greci,  riguardante  la 
processione  dello  Spiri  to  sanlo.Per  ciò  che 
concerne  il  peccato  originale  e  la  grazia, 
fu  seguita  la  dottrina  di  s.  Agostino  con- 
tro i  pelagiani.  Parlasi  pure  d'  una  ma- 
niera ortodossa  della  confessione  aurico- 
lare, della  penitenza  e  dell'  assoluzione, 
della  s.  Messa, del  Viatico  portato  agli  arn  - 
inalati, della  benedizione  nuziale,  del  cul- 
to de'sanli,  delle  s.  immagini,  delle  reli- 
quie, della  preghiera  pe'morti.  K  racco- 
mandalo ai  vescovi  d'invigilare  sulla  pu- 
rità del  culto,  di  sbandire  le  favole  ed  ogni 
specie  di  superstizione.  Quel  regolamento 
riconosce  la  gerarchia  composta  de'vesco* 
\i,  de'preti,  de'diaconi,  e  vi  aggiunge  gli 
archimandriti  e  gli  eugumeni  ;  stabilisce 
l'autorità  de' vescovi,  la  podestà  che  han- 
no di  scomunicare  e  di  riconciliare  i  pec- 
catori colla  Chiesa;  raccomanda  però  loro 
di  usarne  con  molta  moderazione,  e  di 
consultare  il  s.  Sinodo  in  tutti  gli  affari 
di  maggior  importanza  o  dubbi.  Statui- 
sce le  pene  contro  gli  eretici  e  gli  scisma- 
tici. Fa  menzione  de'monaci  e  delle  reli- 
giose, de'voti,  della  professione  monasti- 
ca, della  clausura.  Ordina  agli  uni  e  alle 
altre  di  eseguire  la  loro  regola,  di  soddi- 
sfare ai  digiuni,  alla  preghiera,  alla  comu- 
nione, e.  proibisce  loro  d'uscire  dal  mo- 
nastero. Vi  sono  particolari  regolamenti 
pe'confessori,  pi'edicalori,  professori  dei 
collegi;  pe'seminari  e  studenti,  per  la  di- 
stribuzione dell'elemosine,  e  per  repri- 
mere la  mendicità;  vi  è  espressamente 
condannalo  l'abuso  delle  cappelle  priva- 
te in  casa  de'grandi.  L'  articolo  però  in 
cui  quel  regolamento  si  allontana  dalla 
fede  cattolica,  è  il  rifiuto  di  riconoscere 
la  giurisdlzioue  del  somm.o  Pontefice  su 


RUS 

tulla  la  Chiesa;  siccome  non  riconosce 
quella  del  patriarca  diCostanlinopolijbia- 
simandodel  pari  l'una  e  l'altra;  né  devesi 
dimenticare l'accennatosilenziosulln  pro- 
cessione dello  Spirito  santo.  Questa  com- 
pendiata esposizione  della  credenza  della 
chiesa  russa  è  confermala  dal  catechismo 
composto  nel  1642  da  Mogila  arcivesco- 
vo scismatico  di  Riovia,  per  prevenire  il 
suo  gregge  contro  gli  errori  de'proleslan- 
li,  venendo  aiutato  in  quel  la  voto  da  Por- 
firio metropolita  di  Nicea,  e  da  Sirigo dot- 
tore della  chiesa  di  Costantinopoli.  Que- 
sto libro  slantpato  in  lingua  schiavona, 
fu  tradotto  in  greco  e  in  latino,  ed  ap- 
provalo solennementeda4  patriarchi  gre- 
ci. Fu  chiamalo  Confessione  ortodossa 
de'  russi,  e  in  seguito  i  greci  lo  intitola- 
rono Confessione  ortodossa  della  chiesa 
orientale.  11  p.  Le  Brun  ne  pubblicò  alcu- 
ni estralli  nella  Spiegazione  delle  cereiìio- 
nic  della  messa  t.4>  art.  5. 1  russisi  ser- 
vono della  medesima  liturgia  della  chiesa 
greca  di  Coslanfinopoli,celebrano  la  njes- 
sa  in  lingua  schiavona,  sebbene  non  sia 
quesla  la  lingua  volgare  di  Russia.  1  gre- 
co-russi osservano  4  quaresime,la  pili  lun- 
ga delle  quali  e  più  rigorosa  è  quella  di 
Pasqua  che  dura  6  settimane.  Fanno  nu- 
merosi pellegrinaggi, specialmentea  Kio- 
via,  o  ad  altre  città  che  posseggono  re- 
liquie e  immagini  miracolose.  Le  imma- 
gini de'sanli  nelle  chiese  non  possono  es- 
sere se  non  lineari,  assolutamente  escluse 
statue  e  bassorilievi.  I  canti  ecclesiastici 
non  sono  accompagnati  da  veruna  mu- 
sica islrumenlale,  e  l'uffìzio  divino  si  fa 
in  lingua  slava  ossia  schiavona.  Le  più 
i  iuomale  chiese  e  cattedrali  per  venera- 
zione sono  s.  Sofia  a  Kiovia,  l'Assunzione 
a  Novgorod,  la  Visitazione  e  l'Arcangelo 
a  Mosca,  della  B.  Vergine  a  Vladimir,  e 
di  s.  Alessandro  Newski  a  Pietroburgo. 
La  religione  greca,  identica  a  quella  dei 
greci  dell'impero  ottomano  e  del  regno 
di  Grecia,  è  la  dominante  nell'impero. 
Tulle  le  altre  religioni  vi  sono  non  solo 
tollerate,  ma  professate liberaaiente,però 


RUS 
non  senza  eccezioni.  Degli  ebrei,rpaomet* 
tani  e  pagani  parlai  di  sopra,  come  dei 
carolici  Ialini,  armeni  e  ruteni;  vi  sono 
arjcora  armeni  scismatici.  Sonovi  luterani 
e  altri  protestanti,  calvinisti,  lierrnhutti, 
mennoniti,  ec.  Dissi  già  che  non  è  per- 
messo d'abiurare  la  fede  greco  russa  per 
abbracciare  un'altra  credenza:  come  pu- 
re, che  allorquando  i  genitori  apparten- 
gono alla  religione  greco  russa,  o  soltanto 
]  un  de'due,  è  ad  essi  ingiunto  d'allevare 
il»  questa  religione  i  figli.  Il  Giornale  di 
Pietroburgo  del  i85o  conteneva  il  se- 
guente ropporto  officiale,  sul  numero  di 
tulli  gli  abitanti  delle  Russie  che  non 
appartengono  alla  chiesa  nazionale.  Nel 
1848  ascendeva  a  8,785,719  d^ambo  i 
sessi, de'quali  la  metà  cristiani.  11  numero 
de'cattolici  romani  ascese  a  2,760,704, 
con  2264  chiese;  degli  armeni  cattolici  a 
20,000,  con  44  chiese;  degli  armeni  Gre  • 
goriani  a  354,5*2  i ,  con  1017  chiese;  dei 
luterani  a  1,732,244»  con  goo  chiese; 
de*  pretesi  riformati  a  36,407,  con  33 
chiese;  degl'israeliti  a  1,188,1 1  i,con63o 
sinagoghe;  de'maomettani  a  2,1 86,833, 
con684  oioschee;de'buddaisti  a2  1 5,2o4, 
e  altri  pagani 1 53,343.  In  un'altra  sta- 
tistica lessi,  che  il  numero  de'  ministri 
della  chiesa  cattolica  era  il  piti  copioso 
e  ascendeva  a  3o,ooo;  mi  pare  esagerato, 
almeno  per  lo  slato  presente;  che  i  pro- 
testanti conlavano  1000  pastori,edi  mao- 
mettani g,ooo  ministri.  Ecco  il  novero 
degli  ordini  equestri  e  cavallereschi  di 
Russia, compresi  quelli  di  Polonia.  i.^Di 
s.  Andrea  /"rotor/e^P^  istituito  dallo  czar 
Pietro  1  a*3o  novembre  1698. Ha  unaso- 
la  classe,  e  quello  al  quale  viene  conferito 
riceve  nell'istesso  tempo  gli  ordini  di  s.  A- 
lessandro  Newski  e  di  s.  Anna,  insieme  al 
grado  di  luogotenente  generale.  Insegna 
cle'cavalierièlacrocedis.Andrea,coirihi- 
magine  del  santo  e  le  lettere  iniziali  S.A. 
P,  R.  che  significano  :  Sanctus  Andreas 
Palronus  Russiae.  Nell'altra  parte  l'isti- 
tutore  vi  pose  V  epigrafe  :  Czar  Pietro 
Conservatore  di  tutta  la  Russia.  Ora  so- 


RUS  277 

pra  una  linea  si  legge  in  lingua  russa  : 
Per  la  Fede  e  la  Fedeltà.  La  croce  pen- 
de da  un  cordone  di  seta  bianca,  e  negli 
angoli  vi  è  l'aquila  con  due  teste,  e  un 
cavaliere  armato.  La  festa  dell'ordine  si 
celebra  nel  giorno  della  fondazione.Come 
particolarmente  addetto  alla  casa  impe- 
riale, i  gran  principi  lo  ricevono  al  mo- 
mento del  battesimo.  Quest'ordine  è  il 
primo  dell'impero,  e  dà  un  grado  mili- 
tare a  chi  lo  riceve.  Voog,  negli  Atti  di 
s.  Andrea  apostolo,  v'ipovla  interessanti 
notizie  degli  ordini,  delle  pie  società  e  del- 
le? confraternite  istituite  in  onore  di  s.  An- 
drea apostolo  fratello  di  s.  Pietro.  2.° Di 
s.  Caterina,  istituito  dall'imperatore  Pie- 
tro I  a'6  dicembrei7 14  in  memoria  del- 
la presenza  di  spirito,  con  la  quale  l'im- 
peratrice Caterina  T  contribuì  alla  pace 
di  Falkzi  de'23  luglio  1711  co'turchi,  i 
quali  sulle  sponde  del  Pruth  1'  avevano 
circondalo  coni5o,ooo  uomini, e  perla 
I."  ne  volle  fregiare  l'amala  e  valorosa 
consorte.  Da  principio  si  ricevevano  nel- 
l'ordine anche  gli  uomini,  ma  poi  fu  con- 
ferito alle  sole  dame  d'alta  nascita.  L'im- 
peratrice è  la  gran  maestra  dell'  ordi- 
ne, la  quale  lo  conferisce  a  suo  piacere. 
L'  ordine  si  divide  in  due  classi,  cioè  la 
croce  grande  e  la  piccola.  La  decorazio- 
ne delle  cavalieresse  è  appesa  a  un  gran 
nastro  di  seta  amaranto,  e  consiste  in  una 
piastra  d'oro  di  forma  ovale  coll'imma- 
giue  della  santa  da  un  lato  in  ismalto,  so- 
pra una  croce  simile  rossa,col  motto:  Pro 
Fide  et  Patria.  Nel  rovescio  sono  le  pa- 
role :  Ae(juat  munia  compariSj  poste  so- 
pra emblema  rappresenlanleun  nidod'a- 
quilotli  sudi  una  rozza  lorre,a'piedi  della 
quale  sono  due  aquile  aventi  ne' rostri  dei 
serpi,  e  spieganti  le  ali  verso  l'alto,  quasi 
per  portarli  in  cibo  a'ioro  figli.  La  decora- 
zione si  porla  sulla  spalla  destra  a  guisa 
di  sciarpa,  e  sulla  manca  parte  del  pet- 
to. La  festa  dell'ordine  si  celebra  nel  di 
della  fondazione.  3.**  Di  s.  Alessandro 
Newski  (^.),  e  per  esserne  decoralo  bi- 
sogna avere  almeno  il  grado  di  generale 


27^^  RLS 

maggiore.  4''  T>e\V y4ff itila  Bianca (F). 
Quest*  ordine  di  Polonia,  per  un  ukase 
dell*  imperatore  Nicolò  I  de*  29  aprile 
i83  i,fa  parte  di  quelli  deirirnpero  russo, 
indi  neli835  slabiri  che  i  cavalieri  di  s. 
Alessandro  Newski  avranno  pure  questa 
decorazione,  e  quelli  della  1/  classe  del- 
]*ordinedi  s.  Anna,  che  saranno  insigni- 
ti pur  delTordine  di  s.  Stanislao,  porte- 
ranno accanto  della  croce  del  i.°  ordine 
l'altra,  sospesa  al  collo.  5.°  Di  s.  Giorgio 
(^.),  il  solo  puramente  militare  perchè 
precipuamente  fondato  pegli  ofBciali  mi- 
litari di  terra  e  di  mare.  6."  Di  s.  Vla- 
dimiro (F.)  civile  e  militare.  y.^Dì  s.  An- 
na, fondato  da  Carlo  Federico  duca  di 
Schlesvrig-  HolsteinGottorp  in  Kiel  a*  1 4 
febbraio  1 7 35,  in  onore  e  memoria  di  sua 
moglie  l'imperatrice  Anna  Petrowna  fi- 
glia di  Pietro  I  il  Grande  e  di  Caterina  I. 
L'imperatore  Paolo  I  suo  nipote,  come 
nato  dal  figlio  Pietro  111  e  da  Caterina 
II,  volendo  ricompensare  il  merito  dei 
suoi  sudditi,  dichiarò  l'ordine  nazionale 
russo.  Il  suo  primogenito  Alessandro!  nel 
1 8 1 5  aggiunse  alle  3  classi  dell*ordine  la 
4.^  pei  militari,  con  decorazione  smalta- 
la verde,  e  da  portarsi  sull'elsa  della  spa- 
da. La  decorazione  delle  altre  3  classi 
consiste  in  una  croce  di  forma  quadra , 
smaltata  in  rosso,  e  ricamata  di  fiamme 
d'oro;  nel  suo  centro  è  l'immagine  di  s. 
Anna,  e  dall'altro  lato  la  leggenda  : /^m^Az- 
tibus  jiistiliamjpietaleniyfidem.  Il  nastro 
da  cui  pende  la  decorazione  è  di  seta  di 
colore  amaranto  filettato  giallo.  I  più  an- 
lichi  cavalieri  della  r."  classe,  es'^endo  ri- 
guardati pei  più  meritevoli, godono  an- 
nua rendita.  La  solenne  festa  dell'ordine 
celebrasi  nell'anniversario  di  sua  istitu- 
zione, corrispondente  a'  i5  febbraio  se- 
condo il  nuovo  stile.  8."  Di  s.  Stanislao 
[F.)  del  merito  militare,  già  polacco,  poi 
reso  russo.  Q.^Del  Merito  militare:  vedi 
il  voi.  XLIV,  p.  243.  Il  regnante  Nicolò 
I,  a'3  settembre  1827  destinò  una  Fib- 
bia pei  servigi  irreprensibili^  resi  dagl'im- 
piegati civili  e  militari,  la  quale  si  con- 


RIJS 
cede  a  quelli  che  hanno  servito  attiva- 
mente peri 5  anni  in  una  maniera  irre- 
prensibile, e  si  distribuisce  a'3  settembre, 
giornoanniversariodellacoronazione  del- 
l' imperatore.  Questo  monarca  ha  inol- 
tre fondato  la  Croce  d'onore  di  Maria, 
destinata  particolarmente  a  ricompensa- 
re le  donne  che  si  fanno  distinguere  ne- 
gli istituti  di  beneficenza  o  d'educazio- 
ne. Vi  è  finalmente  l'ordine  sovrano  Ge- 
rosolimitano (F.),  divìso  in  due  priorati, 
l'uno  russo  greco,  l'altro  russo- cattolico. 
Indicazione  storico-cronologica  de' primi 
popoli  che  abitarono  la  Russia,  e  del 
progressivo  ingrandimento  dell'impe- 
ro russOi  dalla  sua  origine  a  oggidì. 
Dell'introduzione  e  propagazione  dtl 
cristianesimo  tra  i  russi j  della  loro  u- 
nione  alla  Chiesa  Romana  e  posterio- 
re separazione  dalla  medesima.  Serie 
de' suoi  Gran  Principi,  Czar  ed  Impe- 
ratori, da  Rnrik  al  regnante  impera- 
tore Nicolò  /inclusive,  e  loro  relazio- 
ni colla  s.  Sede,  con  altre  notizie  sulle 
Chiese  Cattolica,  e  Nazionale. 
Sotto  il  nome  di  sciti-iperborei  e  sau- 
romati  conobbe  l'antichità  confusamente 
le  genti  tutte  che  popolavano  il  setten- 
trione  dell'  Europa.  La  scitica  tribù  dei 
Moschi  limitrofa  agli  albanesi  ed  agl'i - 
beri  del  Caucaso,  die  all'antica  capitale 
di  questo  impero  i  nomi  di  Mosca  e  di 
Moscovia,  e  dai  TVaregiens  scandinavi 
che  si  dissero  Rossì/Rutzi, Ruteni,  i  quali 
insieme  cogli  Schiavoni  (F.)  vi  si  stabili- 
rono, ebbe  la  denominazione  di  Russia, 
che  prevalse  a  indicare  quest'antica  por» 
zione  della  Sarmazia  europea.  Si  può  ve- 
dere qiianto  dissi  nel  voi.  XLVII,  p.  i  i, 
sulla  razza  e  il  nome  de  Moscoviti.  Molto 
poco  conoscevano  gli  antichi  i  paesi  che 
oggi  formano  l'impero  di  Russia,  e  ne  de- 
signavano vagamente  il  complesso  sotto 
il  nome  di  Scizia.  Tuttavia  i  greci  ebbe- 
ro, in  Jempi  molto  remoti,  relazioni  coi 
cimmeri,  popolo  situato  sulle  coste  set- 
tentrionali del  mar  Nero,  e  fondarono  in 
que*  siti  fiorenti  colonie.  I  sauromati  o 


RUS 

saimali,  il  cui  nome  era  già  da  Erodoto 
conosciuto,  furono  di  sovente  dagli  auto- 
ri antichi  confusi  cogli  scili;  però  forma- 
vano un  popolo  distintissimo,  abitante  la 
parte  sud-ovest  della  Russia  attuale,  ed 
anche  una  parte  della  Polonia;  erano  co- 
storo divisi  in  pili  tribù  :  gli  alani,  i  ba- 
stami, i  iazigi,  i  Roxolani  ed  i  venedi.  I 
Russi  os^\di  Ruteni  discendevano  dai  Ras- 
solanij  di  cui  parlano  Strabone, Plinio  e 
Pomponio  Mela.  Dagli.stessi  scrittori  si  ri- 
cava che  i  Rossolani  erano  il  popolo  più 
settentrionale  della  Scizia  europea,  che 
conoscessero  i  romani,  essendo  il  paese 
ch'essi  abitavano  posto  al  di  là  del  Nie- 
per  o  Dnieper  o  Boristene,  dietro  a  quello 
de'  geli ,  o  daci  come  li  chiamarono  gli 
antichi  scrittori  latini,  e  ad  occidente  del 
territorio  degli  alani.  Pare  adunque  che 
originariamente  si  chiamassero  Roxi  o 
Rossi  Alani.  Il  vocabolo  rosscia  significa 
dispersione,  in  lingua  russa;  mentre ro5 
significa  sparsi  e  seminati  in  lingua  sla- 
va. Cosi  per  iR//^«  intendevano  un  popo- 
lo che  vivea  disperso  ne'boschi  e  nelle 
campagne,  cambiando  spesso  d'abitazio- 
ne, come  facevano  i  nomadi,  e  come  fan- 
no anche  i  tartari  al  presente.  Ed  ecco 
perchè  Procopio,  De  hello  Gothico,  lib. 
3,  e.  r4>^^  lo^'O  '"  greco  il  nome  di  Spori 
che  suona  il  medesimo  in  questo  senso 
che  quello  di  Russi.  Si  trovano  buone  ra- 
gioni di  questa  etimologia  in  Herberstei- 
nius,  Commenl.  rerum  Uloscovit.j'in  Hofif- 
man,  Lexic.jed  in  mg.'^  Giuseppe  Asse- 
mani,  Orig.  Slavorum  e.  3.  Gli  scrittori 
del  IX  e  X  secolo  cambiarono  il  nome  di 
Rossolani  in  quello  di  Russi  o  Ruteni^ 
ch'era  più  dolce.  Questi  popoli  sono  così 
chiamati  da  Luitprando  vescovo  di  Ve- 
rona, dall'autore  degli  Annali  di  s.  Berli- 
no, e  da'greci  come  Niceta,  Fita s.  TgnaL; 
Metrafaste,CA/o/7.^e  dal  continuatore  di 
Teofme.  Bayer  scrisse  sull'origine  degli 

J  OD 

sciti,  Commcnt.  Acad.  Petropolit.\.i^\i. 
390,  poiché  non  avvi  nulla  di  più  esalto 
delle  sue  Origines  Russicae.  Dagli  slavi  3 
pgteuli  regni  ebbero  origine, il  ìJm^^o,  il 


U  U  S  0.79 

Po/r/rco,il^oemo.VedasiArteniesl,Co//i. 
pendio  di  geografia,  Pietroburgo  i832. 
Nowischow,  Istoria  de*  Sci  ti, Mosca  1 787. 
Ziablovski,  Geografia  dell'impero  russo, 
Pietroburgo  1 8 1  o.  Un  cronografo  rute- 
no molto  antico  riferisce,  s.  Andrea  (del 
quale  meglio  parlai  nel  voi.  LV,  p.  :ì6i) 
apostolo  aver  predicato  l'evangelo  ai  tra- 
ci, agli  sciti,  ai  russi;  ma  dal  concilio  IV 
di  Costantinopoli,  da  Stefano,  Gregorio 
e  altri  autori  apparisce  la  Russia  essere 
siala  una  principale  città  della  Tracia, 
alla  qualecertamente  avrà  portato  il  van- 
gelo il  fratello  del  principe  degli  Aposto- 
li, discepolo  del  precursore  s.  Gio.  Batti- 
sta, e  I.*  discepolo  di  Gesù  Cristo,  per 
lo  che  i  greci  lo  chiamavano  Prolocleto, 
cioè  primo  chiamato.  A  della  d'Origene, 
Ap.  Euseb.,  s.  Andrea  predicò  il  vangelo 
nella  Scizia.  Sofronio  quasi  contempora- 
neo di  s.Girolamo,lo  fa  apostolodellaSog- 
diana  e  dellaCoIchide;al  tri  dicono  che  pre- 
dicò in  Grecia  e  nel  Ponto.  I  moscoviti 
credono  che  s.  Andrea  recasse  il  vangelo 
nelle  loro  contradesino  all'imboccatura 
del  Boristene,  alle  montagne  ove  ora  è 
Riovia,  e  alle  frontiere  della  Polonia,  co- 
me riportano  a'3o novembre  Herberstei- 
nio  eCulcinió.  Se  gli  antichi,  i  quali  po- 
sero nella  Scizia  il  teatro  delle  fatiche  di 
s.  Andrea,  intesero  la  Scizia  europea,  la 
loro  testimonianza  sarebbe  favorevole  al- 
la pia  credenza  de'moscoviti  e  russi;  ma 
a  seconda  de'greci  in  Synaxaerio  et  Me- 
noeis  parlasi  della  Scizia  al  di  là  di  Se- 
bastopoli nella  Colchide.  Si  potrebbe  tut- 
tavia intendere  della  Scizia  europea,  poi- 
ché a  quello  che  ne  dicono  gli  stessi  greci, 
s.  Andrea  piantò  la  fede  nella  Tracia,  e 
specialmente  a  Bisanzio  poi  Costantino- 
poli. Certo  é  che  s.  Andrea  è  il  patrono 
principaledella  Russia, comeho  detto  par- 
lando del  suo  cospicuo  e  nobilissimo  or- 
dine equestre.  Che  la  chiesa  greco-russa 
pretende  ripetere  la  sua  originedai  tempi 
apostolici,  lo  dissi  già  nel  voi.  XXXII,  p. 
i4i,  insieme  al  ritorno  al  cristianesimo 
per  opera  di  vescovi  cattolici.  II  p.  Thei- 


28o  nus 

ner  nelle  Vicende  della  Chiesa  cattolica 
in  Polonia  e  Russia^  chiama  vaga  tradi- 
zione l'origine  della  chiesa  russa  da'tempi 
apostolici,  e  da  s.  Andrea  che  annunziò 
la  dottrina  evangelica  sul  Don  nel  Cher- 
soneso  e  nelle  contrade  di  Kiovia;  con- 
viene però  ch'è  fuor  di  dubbio  che  il  cri- 
stianesimo erasi  propagato  fino  dai  primi 
tempi  in  varie  parli  della  Russia  meri- 
dionale; ma  nelle  grandi  emigrazioni  del 
V  e  Vr  secolo  si  diseccarono  ben  presto  i 
germi  del  cristianesimo  nel  cuore  de*  rus- 
si, i  quali  ritornarono  al  loro  culto  ido- 
latrico. Quanto  alla  nazione  scita  sparsa 
nel  nord  dell'Europa  e  dell' Asia,  pare  che 
dal  suo  seno  sia  uscita  la.gran  massa  degli 
C/rtm,che  sotto  la  condotta  del  famoso  At- 
tila piombò  sull'impero  romano,  e  ere- 
desi  riconoscere  il  nome  di  questi  unni 
o  uni,  in  quello  di  finnesi  o  funni.  Nel  IV 
secolo  dell'  era  cristiana  vedesi  compari- 
re il  nome  dì  slavi,  e  prendere  il  luogo 
di  quello  de*  sarmati  ;  non  si  è  d*  accordo 
intt)rno  alla  sua. etimologia, gli  uni  consi- 
derandolo come  sinonimo  di  schiavi,  gli 
altri  facendolo  derivare  dal  vocabolo  in- 
digeno slavay  gloria,  o  slavo,  parola;  se- 
condo quelli  che  danno  quest'ultima  spie- 
gazione, sembra  che  i  popoli  in  discorso 
chiamassero  se  medesimi  iparlanli^ede- 
nominassero  mw^i  tutti  colorode'quali  non 
intendevano  la  lingua.  Altri  pensano  che 
i  finnesi  o  finnici  abitassero  le  regioni  rus- 
se avanti  che  la  gente  slava  vi  fermasse 
domicilio,  convenendo  che  mescolati  con 
loro  vi  fossero  i  Goti  (^.),  finche  ne  fu- 
rono cacciati  dagli  unni;  che  da  qui  fe- 
cero le  loro  irruzioni  in  Europa,  piutto- 
sto che  dalla  Scandinavia,  ove  recaronsi 
posteriormente  espulsi  gli  abitanti.  Ag- 
giungono che'  in  quel  tempo  istesso  che 
comparvero  i  goti,  comparvero  ancora  gli 
slavi;  tennero  essi  nel  principio  le  parti 
australi,  indi  come  i  goti  si  distesero  in 
altre  parti.  Che  i  superiori  slavisi  mesco- 
larono coi  goti  e  i  finnici ,  eleggendosi 
nn  re  di  razza  gotica,  ed  unitisi  con  al- 
tr^  nazioni  formarono  un  sol  corpo,  ope- 


RUS 

rando  molte  gloriose  azioni,  e.  soggiogalo 
il  restante  degli  slavi,  tennero  la  maggior 
parte  del  paese  lungo  il  Boristene,coMi. 
presa  Kiovia.  Ma  nascendo  dispule  tra  i 
goti  egli  slavijche  da'primi  avevano  scel- 
to il  loro  re,questi  cacciarono  quelli,e  die- 
rono  il  possesso  di  Novgorod  loro  capi- 
tale a  Gostomyslo,  che  secondo  le  me- 
morie russe  era  slavo.  Altri  popoli  della 
stessa  nazione  elessero  altri  principi,  che 
però  da  Gostomyslo  superali,  riconobbe- 
ro poi  per  loro  gran  principe  Rui  ik  capo 
de'varegui  verso  l'anno  85o  o  più  tardi, 
il  quale  fissò  la  sua  sede  a  Ladoga  Vec- 
chia oStaroi  che  fu  cinta  di  mura,  ed  ora 
borgo  presso  Ladoga  Nuova  o  No  vaia, fon- 
data da  Pietro  !  sul  Volkhov.  Stabilì  la 
sua  potenza  in  Kiovia,  e  sottomessa  nel- 
1*862  Novgorod  Veliki,  ne  fece  la  sua  resi- 
denza ordinaria,  lulanloche  questoscan- 
dinavo  fondava  un  trono  sul  quale  sa« 
lir  dovevano  5o  gran  principi  della  sua 
dinastia,  due  suoi  compagni,  Oscoldo  e 
Diro,  s'impadronirono  di  Kiovia  e  la  tol- 
sero al  suo  polere.Morlo  Rurik  ueir879, 
Oleg  fu  tutore  del  Hglio  Igor,  col  titolo  di 
gran  principe  o  reggente,  e  ricuperò  Kio- 
via, facendola  capitale  degli  stali  d'Igor 
e  da  Novgorod  trasportandovi  la  residen- 
za della  corte.  Dall'annalista  R.inaldi  al- 
l'anno 886,  n.°  6  apprendo,  che  l'impe- 
ratore greco  Basilio  I  il  Macedone  si  al- 
leò coi  russi  e  gl'indusse  a  ricevere  il  bat- 
tesimo, mandando  loro  un  arcivescovo,  il 
quale  a  richiesta  de'russi  posto  il  libro  del 
vangelo  in  una  fornace  ardente,  estinto 
il  fuoco  fu  trovato  illeso.  Già  come  vado 
a  narrare  la  fede  cristiana  vi  era  stata  pre- 
dicata d'ordine  di  s.  Ignazio  :  questa  mis- 
sione deve  essere  stata  parziale,©  meglio 
Rinaldi  cadde  con  altri  in  abbaglio  ,  di 
confondere  quanto  accadde  sotto  Basilio 
li,  in  Basilio  I  imperatore.  Dipoi  Oleg 
marciò  su  Costantinopoli,  impose  un  tri- 
buto all'  imperatore  Leone  VI,  ritornò  a 
Kiovia  colle  truppe  cariche  di  bottino,  e 
nel  912  colla  stessa  Costantinopoli  con- 
cluse un  trattato  di  comuitrcio.  Dopo  di 


KUS 
lui  nel  913  salì  sul  Irono  Igor  I,  che  me* 
glio  stabilì  la  residenza  sovrana  in  Kio- 
via,  portò  la  strage  in  parecchie  provin- 
cie  dell'impero  d'oriente,  e  terminò  con 
un  trattato  con  quell'imperatore,  indi  pe- 
rì nel  c)4^  nella  guerra  contro  i  drevlia- 
ni.  Assunse  le  redini  del  governo  colia  qua- 
lifica di  reggente  Olga  sua  vedova,  du- 
rante la  minorità  del  proprio  figlio  Svia- 
toslaf  I,  e  governò  con  sa  viezza  e  coraggio, 
vendicando  la  morte  dello  sposo  con  vin- 
cere i  drevliani.  A  Kiovia  narrai,  come 
per  opera  de*  missionari  di  s.  Ignazio  pa- 
triarca cattolico  di  Costantinopoli,  e  vi- 
vente Ruriksi  convertì  parte  della  Piussia 
alla  fede  cristiana;  che  poi  la  chiesa  catto- 
lica durò  fiUica  a  mantenersi  nella  pro- 
cella di  varie  persecuzioni  che  si  suscita- 
rono, ond'ebbe  i  suoi  martiri,  per  cui  non 
si  potè  dilatare  nel  regno.  Spuntò  un  bel 
raggio  di  speranza  per  la  con  versione  del  • 
laRussia,per  quella  della  savia  Olga, aven- 
do secondo  alcuni  tollerato  il  marito  l'in- 
trodotto cristianesimo  con  larga  indulgen- 
za (ma  narra  Rinaldi  all'anno  g4i,  n.°  6, 
che  nella  gueri  a  contro  i  greci  furono  arse 
miolle  chiese,  e  trapassale  con  acuti  chio- 
di le  teste  de'  sacerdoti  cristiani,  i  quali 
però  vinsero).  Dopo  avere  consegnalo  al 
figlio  il  governo,  nel  955  Olga  essendosi 
recata  in  Costantinopoli,  vi  fu  istruita  nel- 
la religione  cristiana,  e  ricevette  il  batte- 
simo dal  pio  patriarca  Teofilatto  col  no- 
me di  Elena,  per  divozionealla  santa  ma- 
dre del  gran  Costantino.  Ritornò  con  un 
prete  aKiovia,ovesi  mostrò  zelantissima 
per  la  propagazione  del  cristianesimo,  e 
fu  al  dire  del  celebre  annalista  Nestore, 
precorritrice  della  fede  cristiana  che  do- 
\ea  diffondersi  in  Russia.  Ma  indarno  es- 
sa cercò  d' indurre  il  figlio  Sviatolasf  I 
alla  religione  cristiana,  morendo  in  fama 
di  santità  nel  969,  dopo  avere  avuto  re- 
lazioni con  Papa  Giovanni  XII.  Non  fu 
il  superbo  e  ambizioso  patriarca  Fozio  sci- 
smatico, come  si  vantò  di  aver  convertito 
i  bulgari  e  gli  slavi  (i  quali  devono  il  lume 
delia  fede  a'  ss.  Cirillo  e  Mdodio  inviali 


RUS  281 

dal  Papa ,  i  quali  dopo  la  loro  missione 
tornati  in  Roma  ivi  morirono),  che  intro- 
dusse il  cristianesimo  in  Russia,come  pre- 
tendono gli  storici  russi  con  gra  vissiiìio  sca- 
pito della  verità  e  disdoro  della  chiesa  rus- 
sa; ma  bensì  il  virtuoso  s.  Ignazio  unito 
col  capo  supremo  della  romana  chiesa, 
che  neirSGy  mandò  i  primi  banditori  e- 
vangelici  nella  Russia,  come  e  con  ragio- 
ne validamente  sostiene  il  p.Theiner, con- 
tro le  false  asserzioni  de'mentovati  scrit- 
tori, riportandone  prove  e  testimonianze, 
anche  per  togliere  il  pregiudizio  e  danno 
che  alla  fede  russa  recano  i  suoi  storici, 
volendo  escludere  il  merito  a  s.  Ignazio, 
decoro  e  ornamento  della  chiesa  orien- 
tale e  occidentale,  per  fare  oltraggio  alla 
madre  di  tutte  le  chiese  la  romana,  pre- 
ferendogli il  ribaldo  e  scellerato  Fozio. 
Vedasi  mg.^  Stefano  Vizzardelli  (di  cui 
nel  voi.  XXVI,  p.  286),  Disscrtatio  de 
origine  chrìstianae  religionis  in  Russiae^ 
Romaei826.  Mg.^  Assemanni,  Or/^mes 
ecclcs.  Slavon.  p.  2,cap.  1  :  Kalendaria 
ecclesiaeunìuersae,p.  227  e  265. 1  gesuiti 
d'Anversa,  De  conversione  et  fide  Russo- 
rum  dissertano^  lìeW'Jcta  ss.  septeni.  1.2. 
Quindi  cadrà  intieramente  quanto  scris- 
se Karamsin  succitato,  e  Stralli  che  lo  se- 
guì nella  Storia  della  chiesa  russa,  di  a- 
ver  cioè  nelI'SGó  Fozio  mandati  i  primi 
banditori  del  vangelo  nella  Russia,  e  poi 
fatto  altrettanto  nell*  867  s.  Ignazio,  di 
una  missione  facendone  due,  per  Ja  pue- 
rile ragione,  che  Fozio  era  V  uomo  più 
dotto  del  suo  tempo.  Sviatoslaf  I  ingran- 
dì il  suo  impero  verso  il  sud  a  spese  dei 
bulgari,  quindi  lo  spartì  tra'sùoi  3  figli, 
laropolk,  Oleg  e  Vladimiro  I  il  Grande. 
Nel  973  morto  Sviatoslaf  I,  cacciò  laro- 
polk i  due  fratelli,  ma  Vladimiro  I  tornò 
in  breve  alla  testa  d'una  banda  di  vare- 
gui,  tolse  di  mezzo  l'ingiusto  fratello  e  nel 
980  si  assise  solo  nel  suo  trono.  Fatta 
la  conquista  della  Crimea,  domandò  a- 
gl'imperatori  greci  Basilio  II  eCostantino 
Vili  in  consorte  la  loro  sorella  Anna,  e 
r  ottenne  dopo  abbracciala  la  religione 


282  RUS 

greca  caltollca,  e  dopo  essere  stalo  caldo 
idolatra,  riell'imniolare  molto  sangue  li- 
mano alle  sue  false  divinità  slave.  Se  il 
matrimonio  colla  bellissima  Anna  fu  per 
Vladimiro  I  una  ragione  decisiva  di  ab- 
bracciare la  religione,  trovo  nella  sto- 
ria ch'egli  già  vi  era  inclinato,  dopo  a- 
ver  conversatocon  Costantino  greco  e  fi- 
losofo cristiano.  Vladimiro  I  fu  rigene- 
rato col  santo  battesimo  nel 988  in  Cher- 
son  diXauride  per  mano  di  quel  vesco- 
vo, e  venne  imitato  dai  suoi  boiari ,  in 
uno  ai  suoi  12  figli;  per  cui  la  religione 
cristiana  in  Russia  riportò  piena  vittoria 
sul  gentilesimo, e  divenne  la  religionedo- 
minante  del  paese.  Egli  non  ne/u  meno 
zelante,  di  quello  fosse  stato  del  cullo  i- 
dolalrico.  Arrivato  appena  a  Kiovia,  fe- 
ce ovunque  atterrare,  stritolare  e  disper- 
dere le  statue  degl'idoli.  Il  primario  tra 
gl'idoli  russi  Perun,  venerato  prima  so- 
pra ogni  altro  da  Vladimiro  I ,  il  quale 
liceo  d'ornamenti  e  col  capo  d'  argento 
coi  baffi  d'  oro  dava  superba  mostra  di 
se,  e  primeggiava  in  Kiovia,  e  in  Novgo- 
rod  su  d'un  sagro  colle  presso  al  castello 
ducale,  venne  precipitalo  dal  riverito  suo 
piedistallo,  e  legato  alla  coda  d'un  caval- 
lo, battuto  da  12  uomini  con  noderosi  ba- 
stoni, alla  presenza  della  folla  che  inar- 
cava le  ciglia  alla  novità  del  fatto,  fu  git- 
tato  nel  fiume  Nieper.  Il  popolo  piangen- 
doamaramente  la  rovina  delle  sue  divi- 
nilàj  Vladimiro  I  mandò  araldi  per  tut- 
to il  regno  e  fece  bandire:  »  Ciascuno  com- 
parisca nella  giornata  di  domani  sulle 
sponde  del  Nieper,  ricco  e  povero,  padro- 
ne e  servo,  il  popolo  tutto,  e  facciasi  bat- 
tezzare, s'egli  non  vuole  essere  da  me  te- 
nuto in  conto  di  nemico".  Mentre  si  e- 
seguivano  questi  ordini ,  gli  abitanti  di 
Kiovia  esclamarono  :  La  deve  essere  ben 
santa  e  savia  la  novella'fede,  altrimenti 
il  granduca  e  i  boiari  non  l'avrebbero  ab- 
bracciata e  preferita  al  culto  del  Perun. 
Il  popolo  accorse  a  torme  alle  sponde  del 
Nieper,  e  aspettò  anziosamente  1'  arrivo 
del  sovrano.  Il  pio  Vladimiro  I  comparve 


RUS 

corteggiato  da  splendidi  boiari,  e  da  ve- 
nerandi sacerdoti  cristiani  che  avea  a  lui 
concessoli  patriarcadi  Costantinopoli  Ni- 
colò Cri  sobergo  (fra  i  quali  vuoisi  Miche- 
le che  fu  I."  metropolita  di  Kiovia), e  co- 
mandò che  a  un  dato  segno  il  popolo  en- 
trasse nel  fiume  per  ricevere  il  s.  batte- 
simo. L'annalista  Nestore  ci  lasciò  una 
commovente  descrizione  della  grandiosa 
solennità  di  questo  memorando  giorno  : 
il  popolo  tuffato  nel  fiume  (dicesi  in  nu- 
mero di  20,000),  i  preti  stavano  sulle  zat- 
tere e  leggevano  le  orazioni  del  battesimo. 
Vladimiro  I  inginocchiato  alla  riva  pre- 
gava e  ringraziava  Dio,  con  fervorose  pa- 
role. La  conversione  pertanto  della  Rus- 
sia, de'  sovrani  Olga  e  Vladimiro  l,  come 
di  tutto  il  popolo,  fu  operata  da  preti  cat- 
tolici della  chiesa  greca  provenienti  da 
Costantinopoli,  e  in  quel  tempo  in  cui  la 
chiesa  greca  era  unita  alla  latina  col  più 
intimo  vincolo  di  sommissione  e  rispetto, 
come  attesta  il  contemporaneo  Luitpran- 
do  vescovo  di  Verona  ,  ambasciatore  in 
Costantinopoli.  In  Kiovia  Vladimiro  I  e- 
resse  la  chiesa  di  S.Basilio,  e  della  B.  Ver- 
gine ove  fece  deporre  l'ava  Olga  :  fece  ve- 
nire da  Costantinopoli  musaicisti,  e  fece 
ornare  la  cupola  con  immagini  che  sino 
a  noi  pervennero,  se  pure  ciò  non  debba 
attribuirsi  a  Jaroslaw  I.  Nella  biografia 
di  s.  Bonifacio  camaldolese  martire, ar- 
civescovoe  denominato  Vapostolo  di  Rus- 
sia ,  narrai  come  essendo  discepolo  di  s. 
Romualdo,  a  questi  domandò  e  ottenne 
il  permesso  di  predicare  il  vangelo  agl'in- 
fedeli. Recatosi  a  Roma  da  Papa  Giovan- 
ni XVI II  per  riceverne  la  missione,  lo  con- 
fermò nel  zelante  desiderio,e  per  rendere 
più  autorevole  e  fruttuosa  la  sua  voca- 
zione, lo  munì  d'  un  breve  per  farsi  or- 
dinare arcivescovocol  pallio,  onde  lo  con - 
sagrò  Taymont  arcivescovo  di  Magdebur- 
go.  Entrò  quindi  nella  Prussia  a  prodi - 
carvi  il  vangelo  agl'idolatri,  con  qualche 
successo;  ma  credendo  di  poter  più  pro- 
babilmente incontrare  il  martirio  nella 
Russia,  entrò  ne' suoi  confini,  imprese  a 


RUS 

convertire  quelli  che  ancora  erano  avvol- 
ti nelle  tenebre  clell'idolatria,  e  perciò  fie- 
rissimi.  A  fronte  del  divieto,  egli  conlinnò 
Io  sue  predicazioni,  e  pei  prodigi  operali 
in  lui  da  Dio,  il  sovrano  d'una  piccola  pro- 
vincia si  fece  istruire  nel  cristianesimo  e 
ricevè  il  battesimo  con  molti  suoi  vassal- 
li. I  barbari  montati  in  furore  pei  grandi 
progressi  che  faceva  nelle  conversioni,  col 
fratello  del  principe  e  i  grandi  del  reame 
Io  minacciarono  di  naorte,  se  non  usciva 
dal  paese;  egli  non  curandoli  e  ardendo 
del  desiderio  della  loro  eterna  salute,pro- 
seguì  nel  suo  apostolico  ministero.  Allo- 
ra gl'idolatri  vieppiù  inferociti,  lo  prese- 
io  e  decapitarono  nel  1009,  con  .nitri  18 
cristiani  o  compagni  (  alcuni  de'  quali  si 
diceche  fossero  camaldolesi)  a*  19  giugno 
in  cui  se  ne  celebra  la  festa.  Il  martiro- 
logio romano  inoltre  lo  nomina  a'i5  ot- 
tobre, sotto  il  nome  di  s.  Brunone,col  qua- 
le pure  viene  chiamato,  senza  dubbio  per 
qualche  traslazione  di  sue  reliquie.  Iddio 
illustrò  il  suo  servo  colToperazione  di  mol  • 
fi  miracoli,  tra*  quali  si  può  annoverare 
quello  della  stupenda  conversione  del  sud- 
detto fratello  del  re  e  di  altri,  i  quali  a- 
veano  contribuito  al  suo  glorioso  marti- 
rio, come  attesta  s.  Pier  Damiano  che  ne 
scrisse  la  vita.  Rinaldi  riporta  all'anno 
1 008,  n.°  5  e  seg.  belle  notizie  della  pre- 
dicazione del  santo, che  chiama  Brunone 
e  d'alto  lignaggio,  apostolo  de'prussiani 
e  vescovo  de'ruteni,  ma  lo  crede  erronea- 
mente diverso  da  s.  Bonifacio  apostolo  dei 
russi,  di  cui  pure  narra  le  virtuose  azioni, 
di  uno  facendone  due.  Anzi  aggiunge,  che 
altro  fratello  del  re  non  avendo  voluto 
abbracciare  la  fedecrisliana,  fu  ucciso  dal- 
lo stesso  re,  per  cui  l'altro  fratello  fece  de- 
collare il  santo  con  altri  alla  sua  presen- 
za, perciò  punito  da  Dio  colla  cecità, men- 
tre gli  altri  perderono  l'udito  e  la  loque- 
la. Il  re  fu  inconsolabile  della  morte  di  s. 
Bonifacio,  e  voleva  far  tngliare  a  pezzi  il 
fratello  e  gli  altri  complici  e  uccisori,  se 
non  che  preso  da  stupore  dal  castigo  di- 
vino da  cui  erano  stati  colpiti,  fece  co- 


R  U  S  283 

gli  altri  fedeli  vive  preghiere  a  Dio  che 
ad  intercessione  del  santo  restituisse  loro 
le  perdute  facoltà,  ed  essendo  stati  esau- 
diti, piangendo  i  colpevoli  i  loro  falli,  su- 
bito vollero  battezzarsi  ,  edificando  una 
chiesa  sul  corpo  del  martire.  Avendo  s. 
Romualdo  inteso  il  martirio  di  s.  Bonifa- 
cio, si  accese  di  gran  desiderio  di  spargere 
il  sangue  per  Gesii  Cristo,  come  notai  nel 
vol.VI,p.  ^90,  è  s'incamminò  con  24  mo- 
naci camaldolesi  per  1'  Ungheria;  giunto 
però  ai  confini,  pel  piale  non  potè  prose- 
guire il  viaggio,  lasciando  in  libertà  chi 
voleva  proseguirlo.  Ciò  fecero  1 5  religiosi, 
i  quali  patirono  schiaviti^  e  flagellazioni. 
Dopo  s.  Bonifacio  si  recarono  nella  Rus- 
sia diversi  camaldolesi  della  congregazio- 
ne eremitica,  tra  i  quali  fiori  ronoi  ss.  mar- 
tiri Benedetto,  Giovanni,  Matteo,  Isacco 
e  Cristino,  che  sparsero  il  loro  sangue  per 
diflondere  la  fede  di  Gesù  Cristo,  ed  il 
3Iartìrologio  Romano  Vi  registra  a' 12  no- 
vembre. In  appresso  nella  Russia  e  Polo- 
nia furono  fondati  diversi  eremi  di  mo- 
naci camaldolesi,  che  rammentai  nel  det- 
to voi.  p.  3o4.  Nella  Russia  in  seguitosi 
adoprarono  a  tutta  possa  i  granduchi  e  i 
primi  metropolitani  per  estendere  in  tut- 
to il  regno  e  mettere  in  fiore  il  cristiane- 
simo. Vladimiro  I  morì  nei ioi5,  alcuni 
storici  dicono  prima,  e  meritò  il  litolodi 
.santo  come  l'ava, e  due  suoi  figli  s.  Roma-' 
no  (/^.)  es.  Davide  martiri  patroni  di  Mo- 
scovia,  avendo  all'articolo  Mosca  detto  di 
altri  santi  russi. Per  le  gesta  di  s.  Vladimi- 
ro!, che  Butler  chiama  UladofuirOj  le  sue 
grandi  virtù,  e  la  protezione  che  die  al 
commercio  e  alle  arti,  dalla  posterità  gli 
fu  attribuito  il  nome  di  G rande j  ed  an- 
che di  A  postolo  e  Salomone  della  Russia. 
Lasciò  i  suoi  stati  ai  propri  12  figlia  fra  i 
quali  i ss. Romano eDavide,primachiama- 
ti  Boris  e  Hliba,  i  quali  d'ordine  del  cu- 
gino Svialopolk  furono  trucidati,  anche 
per  zelo  religioso.  Nelioi5  Svialopolk  t 
nipote  di  Vladimiro  I  usurpò  il  Irono  e 
lo  contrastò  per  alcun  tempo  ai  nume- 
rosi figli  delio  zio,  ma  finì  coli'  esserne  e- 


284  ^^^ 

spulso  nel  1018.  Jaroslaw  Io  laroslaf, 
uno  de'figli  di  Vladimiro  F,  essendo  so- 
pravvissuto a'fratelli,  riactjuistò  il  trono, 
e  portò  il  gran  principato  di  Russia  ad 
alto  grado  di  potenza  e  di  prosperità;  eb» 
be  lunghissimo  regno,  e  morì  grande  in 
guerra  e  in  pace  nel  iò54- Lomonosow 
ci  diede  :  HisLoire  de  la  Russie  ec,  o  Sto- 
ria della  Russia  dall' origine  della  nazio' 
ne  sino  alla  morte  del  granduca  Jaroslaw 
I,  Dijon  1 772»Di versi  matrimoni  tra  prin- 
cipi cattolici  erano  seguiti  in  questi  tem- 
pi, lo  che  mostra  le  pacifiche  e  religiose 
corrispondenze  de'sovrani  russi  con  quel- 
li d'occidente.  Sviatopolk  I  avea  sposato 
la  figlia  di  Boleslao  1  duca  di  Polonia,  il 
di  cui  primogenito  impalmò  una  figlia  di 
Vladijniro  I.  Casimiro  I  già  monaco,asce- 
so  il  trono  di  Polonia,  sposò  Maria  sorella 
di  Jaroslaw  I:  questo  erasi  unito  in  ma- 
trimonio colla  pia  Indegarda,  figlia  del  sa- 
vio re  di  Norvegia  Olao  e  dalla  Chiesa  ve- 
nerato per  santo.  Anna  olanka,  altra  fi- 
glia di  Vladimiro  I,  fu  sposata  da  Enrico 
1  re  di  Francia,  che  nel  io5i  la  fece  co- 
ronare in  Reims:  per  l'esimia  sua  pietà 
e  saviezza  si  acquistò  l'amore  e  la  vene- 
razione di  tutta  la  nazione  francese.  Colla 
dote  paterna  e  del  consorte  fondò  a  Sen- 
lis  un  bel  monastero  in  onore  della  ss.  Tri- 
nitàa  prò  dell'anima  del  genitore,  del  ma- 
rito, parenti,  amici, e  della  vecchia  e  nuo- 
va patria.  Ritornata  in  Russia  si  segnalò 
in  opere  di  pietà.  Jaroslaw  I  ebbe  di  verse 
relazioni  con  PapaBenedelto  Vni,al  qua- 
le domandò  e  ottenne  vescovi  cattolici,che 
furono  tutto  ardore  per  la  conversione 
completa  della  Russia  al  cristianesimo.  Fu 
Benedetto  Vili  chead  istanza  di  Jaroslaw 
I  istituì  la  chiesa -vescovile  latina  di  Kio* 
via.  Ma  lo  spartimento  degli  stati  che  fece 
Jaroslaw  I  fra' 12  suoi  figli,  fu  sorgente 
di  disoidini;  gli  successero  nel i tì54  Isias- 
laf  I  o  Isaeslaw  che  prese  in  moglie  la  so- 
relh  di  Casiìniro  I  di  Polonia,  e  sebbene 
questi  regnasse, iu  altre  parti  incominciò 
neli  073  adominare  Svialoslaf  II. Intanto 
continuava  l'unione  cattolica  della  Russia 


RUS 

c<illa  chiesa  romana,  concordia  e  pace  che 
mantenevano  i  metropoliti  russi  di  Rio- 
via  ed  i  granduchi,mentres.  Sofia  di  Rio- 
via  per  opera  di  Jaroslaw  I  era  stata  eret- 
ta in  metropolitana,  collo  stesso  nome  di 
quella  di  Costantinopoli  ;  «nzi  la  chiesa 
russa  mantenne  più  a  lungo  l'unione  col- 
la s.  Sede,  che  la  sua  sorella  la  greca,  indi- 
pendentemente dalla  quale,  cotnechè  di- 
venuta infetta  dallo  scisma  di  Michele  Ce- 
rulario,  senza  consultarla  nel  concilio  di 
Riovia  dai  vescovi  russi  venne  eletto  il 
metropolita  Ilario  russo.  Ad  onta  della 
separazione  di  Costantinopoli  con  Roma, 
a  questa  e  al  Papa  continuò  l'intima  unio- 
ne, conì.«si  comprova  da  due  fitti.  Diso- 
norando Cerulario  la  sedia  di  Costanti- 
nopoli, a  questa  inviò  Papa  s.  Leone  IK 
i  legati  Umberto  cardinale  e  vescovo  di 
Selva  Candida,  Pietro  arcivescovo  d'A- 
malfl,e  Federico  diacono  e  cancelliere  deb 
la  romana  chiesa  poi  Papa  Stefano  X  nel 
1057.  Questi  legati  convinsero  pubblica- 
mente de'suoi  delitti  il  Cerulario  autore 
dello^cisma  tra  le  due  chiese,  e  lo  scomu- 
nicarono in  Costantinopoli  nel  io54.  Al- 
lora il  perfido  Cerulario  tese  ai  legati  lac- 
ci ed  insidie,  per  cui  avvisati  dall'impe- 
ratore Costantino  IX amico  della  s.  Sede, 
fuggirono  in  Russia  e  vi  ebbero  cortesis- 
simo  ospizio.  Cerulario  per  giustificare  le 
sue  eresie  col  popolo,  falsificò  la  bolla  dei 
legati  pontifi<:ii  sulla  scomunica  lanciata 
contro  di  lui,  onde  l'imperatore  mandò 
a  chiedere  ai  legati  un  autentico  esem- 
plaresulla  scagliata  censura.  Gli  venneri* 
lasciato  dalla  eittàjSiccomei  legati  si  espri- 
mono, de'Russi,  sotto  il  cui  nome  dobbia-  1 
mo  ragione volmente credere, giusta  il  lia-  | 
guaggio  d'allora,  la  città  di  Riovia,mentre 
questa  chiesa  metropolitana  viene  chia- 
mata dagli  annalisti  di  quel  tempo,  per 
eccellenza  /'/  vescovato  de  russi.  L'acco- 
glienza amichevole,  de'legati  pontificii  in 
Russia,  i  quali  in  questo  punto  venivano 
da  Costantinopoli,  forma  la  più  irrefra- 
gabile prova  che  la  chiesa  russa  di  quell'e- 
poca era  totalmente  aliena  dal  malaugu- 


RUS 
rato  scisma  che  separava  la  chiesa  greca 
di  Coslantinopoli  dalla  romana,  ed  a  que- 
sta la  russa  era  congiunta  in  islretta  ami- 
cizia. Altro  forte  e  convincente  argomen* 
to  di  sì  piena  armonia  Io  som  ministrò  più 
lardi  il  metropolita  di  Russia  Efiaimo,  il 
quale  verso  il  logS  istituì  a'g  maggio  co- 
me festa  universale  della  Russia  la  trasla- 
zione delle  ossa  di  s.  Nicolò,  da /l//m(/^^.) 
a  Bari  in  Italia,  avvenuta  nel  medesimo 
giorno  nel  1087.  La  chiesa  greca  non  a* 
dottò  *nai  tal  festa, e  si  celebra  soltanto 
dalle  chiese  latina,  e  russa  tanto  unita  che 
disunito.  Sviatoslaf  11  terminò  di  regna- 
re nel  1076,  ma  prima  di  questo  tempo 
l'altro  fratello,  il  crudele  Vsevolod  I  o 
Wscslow  attentò  al  trono  del  gran  prìn- 
cipe Isiasluf  1 0  Isaeslaw,  meglio  conosciu- 
to col  nome  di  Demetrio,  il  quale  si  rivol- 
se al  gran  Pontefice  s.  Gregorio  VII,  da 
cui  implorò  protezione  ed  aiuto  contro 
il  fratello.  Suo  figlio  stesso  si  recò  in  Ro- 
ma a  presentare  al  Papa  le  umili  preci 
del  padre,come  suo  ambasciatore,  assicu- 
randolo della  risoluzione  in  che  era  di  ri- 
conoscere la  sua  spirituale  e  temporale 
autorità  sulla  Russia,  di  accettare  il  re- 
gno qual  feudo  della  chiesa  romana,  e  di 
riceverlo  dalle  sue  mani  come  dono  di  s. 
Pietro,  se  egli  si  degnava  coU'efficaciadi 
sua  mediazione  ottenergli  protezione  ed 
aiuto  contro  i  suoi  sudditi  ribelli.  Grego- 
rio VII  con  quell'amore  e  zelo  che  segnò 
tutte  le  magnanime  sue  azioni,  prese  con 
impegno  la  sorte  dell'angustiato  princi- 
pe. Immantinente  spedì  i  suoi  legati  al 
granduca  e  al  re  di  Polonia  Boleslao  II; 
ristabilì  la  concordia  tra  lui' e  l'indegno 
fratello,dimodochèpotè  Isiaslaf  1  oDeme- 
trio  in  poco  d'ora  rientrare  nel  principa- 
to, e  gli  venne  fatto  altresì  per  mediazio- 
ne del  Papa  di  pacificarsi  col  re  polacco, 
cui  scrisse  VEpisL  7 3  del  lib.  2,  presso  il 
Regesto  Faticano  di  Gregorio  Vll^m  cui 
lo  pregò  di  trattare  con  ogni  amorevo- 
lezza il  re  de'russi,  e  di  restituirgli  i  te- 
sori ch'egli  e  i  suoi  gli  avevano  tolti.  In 
risposta  poi  a  Demetrio,  il  Papa  accom- 


R  U  S  285 

pagnò  il  giovane  principe  colla  seguente 
lettera,ch'è  la  74  di  detto  Regesto,  in  data 
1 5  aprile  1075,  e  riportata  dalMansi,C'oZ- 
lectìo  condì,  t.  20,  p.  i83,  e  dal  Jager, 
TxeW Introduzione  alla  Storia  diGregorio 
VII  à\  Voigt.  »  Vostro  figlio  visitando 
i  sepolcri  degli  Apostoli,  venne  da  noie 
col  più  profondo  ossequio  ci  ha  dichia- 
rato ch'egli  intende  di  ricevere  dalle  no- 
stre mani  la  sua  real  dignità,  e  che  voi 
medesimo  nutrite  lo  stesso  desiderio.  Ora 
adunque,  o  sia  perla  vostra  brama,  o  sia 
per  la  divozione  e  pietà  del  supplicante, 
noi  crediamo  giusto  di  arrenderci  ai  vostri 
voti,  e  vi  conferiamo  da  parte  di  s.  Pietro 
il  governo  della  vostra  nazione  ".  E  nel 
medesimo  scritto  si  rileva  il  perchè  De- 
metrio volesse  dall'assoluto  suo  dominio 
discendere  al  vassallaggio  di  Roma,  per 
ottenere  cioè  quella  potente  prolezione 
della  s.  Sede,  colla  quale  il  Papa  promet- 
te di  difenderlo,  qualunque  volta  fosse 
il  re  venuto  nella  necessità  d'invocarla. 
Raccomandò  a  Demetrio  di  accogliere 
con  amore  ed  ossequio  i  legati  della  s.  Se- 
de, riverire -in  essi  gli  ambasciatori  di  s. 
Pietro,  prestar  loro  piena  credenza  in  tut- 
to ciò  che  esporranno  intorno  alle  com- 
missioni loro  affidate,  e  finalmente  di  ve- 
nire all'uopo  in  loro  soccorso  con  larghez- 
za di  cuore.  Così  s.  Gregorio  VII  confe- 
rì a  Demetrio  la  dominazione  sopra  la 
Russia  con  titolo  reale,  pregando  Diodi 
conservarlo  col  figlio  pacifico  possessore 
del  trono  sino  alla  fine  della  vita,  e  loro 
compartire  nell'altra  la  gloria  eterna.  Da 
questo  memorando avvenimento,pelqua- 
le  la  Russia  in  certo  modo  divenne  un 
regno  sommesso  e  tributario  alias. Sede, 
nuova  conferma  si  ha  dell'unione  che  pro- 
segui va  perfettissima,  tra  la  chiesa  russa 
eia  romana  cattolica  d'occidente,  conser- 
vandosi aliena  dallo  scisma  greco.  Con  le 
testimonianze  di  Muratori,  Novaes  e  al- 
tri, ne'vol.  XXXII  p.  23o,eXXXVIir, 
p.  23o,  parlai  dell' obblazione  che  fece 
Demetrio  re  de'russi  del  suo  regno  alla 
s.  Sede,  e  della  visita  che  de'sagri  Limi' 


286  II  U  S 

ni  fece  il  principe  figlio.  Tulio  confermu 
Binaldi  all'anno  1075,  n.°  29,  parlando 
tìclla  legazione  a  Roma  di  Demetrio  re 
cle'russi,  e  dell'offerta  del  suo  regno  a  s. 
l^ielro,promelteudogli  fedeltà,  e  come  s. 
Gregorio  Vll^li  concesse  il  governodel 
reame.  11  p.  Tlieiner  da  tale  glorioso  av- 
venimento riconosceun  certissimomonu- 
inenlo,  die  la  cjiiesa  russa  non  avea  an- 
cor partecipato  al  lagrimevole  scisma  dei 
greci,  e  cjii' era  intimamente  unita  alla 
chiesa  cattolica  romana.  Aggiunge,  che 
siffatta  unione  colla  chiesa  latina  si  con- 
servò in  mezzo  a  un  variar  di  vicende  si- 
no al  secolo  XV  ;  ma  avanti,  a  mala  pe- 
na si  scorgerebbe  qualche  vestigio  di  sci- 
sma dichiarato  tra  Tuna  e  l'altra  chiesa; 
al  più  s'incontra  in  alcune  persone  par- 
ticolari. I  pili  saputi  e  i  più  eminenti  tra 
i  russi,  ecclesiastici  e  secolari, si  sono  lam- 
)>iccati  il  cervello  per  far  rimontare  a 
tempi  remotissimi  la  loro  disgraziata  se- 
parazione dalla  chiesa  romana.  Ma  i  do- 
cumenti da  essi  addotti  sono  per  lo  più 
supposti,  falsificati,  e  lavorio  di  tempi  po- 
steriori, in  cui  r  odio  della  chiesa  greca 
contro  la  latina  si  era  pur  troppo  trasfu- 
so per  sua  sventura  nella  chiesa  russa. 
11  p.  Theiner  nelle  Vicende  della  chiesa 
cattolica^  p.  46  e  seg.  fa  l'analisi  del  suo 
asserto,  e  lo  prova  colla  storia  e  altri  do- 
cumenti. Neil 078  cessò  di  regnare  Isia- 
slrjf  I,  egli  successe  Vsevolod  1,  il  quale 
concesse  la  sua  pia  figlia  Agnese  o  Anna, 
o  Adelaide  o  Prassede,  in  isposa  a  Euri- 
col  V  imperatoredi  Germania[F.).Que' 
sto  scostumato  e  irreligioso  principe,  che 
s.  Gregorio  VII (J^.)  non  potè  rendere 
migliore,  malmenò  la  virtuosa  principes- 
sa al  modo  che  toccai  ne' voi.  XXIX,  p. 
1  37,  Lll,p.  260,  perchè  ad  essa  non  reg- 
geva più  l'animo  di  comportare  le  sozzu- 
re della  brutale  sua  libidine,  e  i|on  inor- 
ridì Enrico  IV  di  gittarla  nella  prigione 
di  Verona. La  gran  contessa  MaÌdde(F.) 
eroina  della  s.  Sede  e  propugnatrice  dis. 
Gregorio  VII,  appena  informala  della  tri- 
ste sorledeirinfclice imperatrice,  confur- 


KUS 

za  armata  la  tolse  all'obbrobrio  del  car- 
cere e  se  la  fece  condurre  al  suo  Castello 
di  Canossa  nel  Reggiano.  Agnese  inisgra- 
vio  di  timorata  sua  coscienza,  recò  giuste 
e  gravi  lagnanzedegli  affronti  ricevuti  dal 
consorte,  ne'concilii  di  Costanza  e  di  Pia- 
cenza. Papa  Urbano  li  che  presiedeva  il 
2.°  accolse  amorevolmente,  e  con  esso  la 
numerosissima  assemblea  de'padri,  le  ri-  J 
mostranze  della  buona  imperatrice,  e  in-  \ 
tenerito  a  tanto  infortunio,  confermò  la 
di  lei  separazione  da  Enrico  IV, ♦di  giù 
pronunziata  dai  vescovi  alemanni,  e  l'as-  ! 
solse  d'ogni  peccato,  in  cui  violentata  dal  j 
suo  bestiale  consorte  potesse  essere  cadu-  j 
la.  Tutto  si  può  vedere  nel  citato  Mansi 
p.8oo,e  ntW Annalista  Baronio.  Pare  che 
il  Papa  la  consigliasse  di  ritirarsi  in  un 
chiostro,  ed  infatti  ella  ritornò  subito  in 
Russia,  ove  fu  accolla  con  gran  distinzione 
dal  clero  edal  popolo;  vi  prese  il  velo  mo- 
nastico, e  divenne  badessa  del  monaste- 
ro fondato  in  Kiovia  dalla  pia  sua  sorel- 
la o  zia  Anna  o  lanka  già  moglie  d'En- 
rico 1  re  di  Francia,  e  perciò  detto  laii- 
kino  o  d'Anna.  Quivi  le  due  principesse 
aprirono  una  sduola  per  nobili  donzelle 
e  vi  ammaestravano  oltre  3oo  nella  dot- 
trina cristiana,  leggere  e  scrivere,  ed  in 
lavori  femminili.  Agnese  vi  terminò  i  gior- 
ni neh  109  in  fama  di  santità,  benedetta 
dal  cielo  e  dalla  terra,  come  dalla  poste- 
rità, quel  madre  della  patria. 

NehogSpermortedi  Vsevolod  I,  di- 
venne gran  principe  di  Russia  Svialopolk 
jl,  ch'ebbe  a  soffocare  discordie  intestine, 
e  respingere  i  turchi.  Nel  1 1 1 3  gli  successe 
Vladimiro  li  detto  Monomaco^W  quale 
portò  con  felice  successo  l'armi  sue  al  nord, 
all'ovest  ed  al  sud;  sicché  l' imperatore 
greco  Alessio  I  Comneuo  si  affrettò  a  cer- 
carne l'amicizia,  mandandogli  le  insegne 
imperiali  di  Costantino  lXMonomaco,di 
cui  Vladimiro  II  era  per  parte  di  madie 
nipote;  insegne  colle  quali  si  fece  coro- 
nare nel  I  I  16,  e  tuttora  si  conservano  a 
Mosca.  Successivamente  regnarono,  nel 
I  ii'j  Msllislaf  I,  nel  I  i3i  laropolk  lì, 


RUS 

nel  II 38  Viaceslaf  J,  nel  ii54  Vsevo- 
loci  n,  nel  1 146  Igor  II,  nel  1 1/^6  an^ 
che  Isiaslaf  II  che  nel  1 147  restò  solo. 
Balzato  dal  trono  per  opera  de' principi 
ribellati,  Isiaslaf  II  fu  ripristinato  con  l'a* 
ÌMto  degli  ungheri  e  de'polacchi,  regnan- 
do sino  al  1 1 54.  Intanto  nel  i  1 49  luii  o 
Iouriolurie(Giorgio)Dolgoruki  continuò 
la  recente  fondazione  di  Mosca  e  visse  si- 
no ali  157.  Dopo  di  lui  regnarono, Isia- 
slaf III  sino  ali  161,  mentre  che  Rotislaf 
che  dominai/a  in  altra  parte  di  Russia  si- 
no dal  1 1 53,  termina  di  vivere  nel  1 1 64* 
Andrea  I  malcontento  di  suo  padre  luri 
Dolgoruki  e  del  suo  governo  tirannico, 
neh  i55  si  ritirò  nel  ducato  di  Suzdal  o 
Susta], di  cui  ingrandì  la  capitale  Yladi- 
mir,  fondata  dall'illustre  avo  Vladimiro 
1.  Morto  il  genitore  nel  1 157,  Andrea  I 
conlento  del  suo  retaggio  lo  governò  sag- 
giamente, mentre  il  resto  della  Russia  era 
in  preda  all'anarchia  ed  a  tutti  gli  orrori 
della  guerra  ci  vile.  Mstislaf  e  Vassileosuoi 
fratelli  ,  avendo  suscitato  turbolenze  ,  li 
mandò  colla  madre  e  co'  siguori  che  ne 
seguivano  le  parti  a  Costantinopoli  ,  ac- 
colti con  grande  onore  da  Alessio  Lindi 
Andrea  I  riportò  vittorie  sui  bulgari,  ne 
distrusse  diverse  città,  e  s' impadronì  di 
Briachimof.  Rivolte  learmi  contro  il  gran- 
duca Mstislaf,  prese  d'assalto  Kiovia  ch'e- 
ra stata  fino  allora  la  capitale  dell'impe- 
ro russo  e  della  Russia  Rossa;  per  3  giorni 
lasciò  in  preda  al  saccheggio  quella  città, 
che  rovinò;  indi  trasferì  la  sede  dell'  im- 
pero a  Vladimir,  come  il  più  potente  tra 
i  principi  russi,  onde  die  principio  alla  2." 
dinastia  di  Rurik,  ed  alla  serie  de' gran 
principi  ogranduchi  di  Vladimir  o  PVla- 
dimiria  (F.),  e  della  Russia  Bianca.  Riu* 
ni  sotto  disc  i  governi  attuali,  oltre  Wla- 
dimiria,  di  Jaroslaw,  di  Coslroma,  di  Mo- 
sca, di  Novgorod  Njini,  di  Tuia  ,  di  Ca- 
luga,  di  Kiovia,  di  Rezan,  di  Murom,  di 
Sraolensko,  di  Polosko  e  di  Volinia.  In 
tutto  il  suo  regno  fu  sempre  occupato  in 
sedare  le  guerre  intestine,  e  venne  ucciso 
neh  174  o  1 175  da  20  sicari  pagati  dai 


RUS  287 

suoi  parenti.  Dopo  la  sua  morte  i  di  lui 
stati  restarono  abbandonati  al  saccheggio, 
commettendo  il  popolo  infinite  enormità 
contro  i  magistrati;  a  sedarlo,  i  sacerdoti 
corsero  le  vie  vestiti  degli  abiti  sagri.  Fu 
principe  coraggioso,  amicodella  giustizia, 
e  fu  detto  il  secondo  Salomone.  Frattan- 
to continua  va  perfetta  unione  tra  la  chie- 
sa russa  e  la  romana,  come  notai  a  Kio- 
TiA,  avendo  il  metropolita  Giovanni  scrit- 
to a  Papa  Alessandro  HI,  con  affettuosis- 
sime  e  rispettosissime  forme,  di  parole  cal- 
de del  più  vivo  zelo,  pel  desiderio  che  a- 
vea  di  vedere  unita  la  chiesa  greca  di  Co- 
stantinopoli colla  s.  Sede.  Egli  fece  men- 
zione di  passaggio  degli  antichi  punti  di 
distinzione  d'ambedue  le  chiese,  per  lo  più 
in  cose  di  disciplina  ,  supplicando  umil- 
mente il  Papa  di  comporre  una  volta  l'in- 
felice discordia,  con  lo  seri  vere  ai  patriar- 
chi di  Costantinopoli  e  ai  metropolitani 
d'oriente,  per  conciliare  di  buon  accordo 
ogni  vertenza,  e  lo  assicurò  ch'egli  avrà  a 
grandissimo  onore  se degnerassi  scrivere  a 
lui  il  minimodi  tutti. Aggiunse  in  fine  rive- 
renti salutazioni  di  lui,di  tutti  i  vescovi  rus- 
si, del  rimanente  del  clero,  de'granduchi, 
de'boiari,  e  de'magnati  del  regno.  Altra 
prova  della  gran  concordia  vigente  della 
chiesa  ru«sa  colla  latina,furistituzioned'»i- 
na  scuola  fatta  dal  principeRotisiafdiSmo- 
lensko,  nella  capitale  del  suo  principato, 
in  cui  venissero  informali  alle  lettere  i 
chierici,  e  in  un  colla  greca  vi  s'insegnas- 
se la  lingua  latina. Neh  175 divenuto  gran 
principe  di  Vladimir  Michele  o  Mikhail  I, 
neh  177  ebbe  a  successore  Vsevolod  III 
o  Swewolod.  Sebbene  la  chiesa  laissa  an- 
dava esente  dagli  errori  e  dall'  odio  fiero 
dell'orgogliosa  chiesa  Coslanlinopolìtana, 
contro  la  s.  Sede,  siccome  però  ne  seguiva 
il  rito,  e  ne  conservava  la  gerarchia,  pare 
che  perciò  venisse  riguardala  come  fuo- 
ri della  vera  chiesa  daRoma,la  quale  senza 
posa  mostrò  instancabile  zelo  per  richia- 
marla all'unità.  Laonde  Papa  Clemente 
I ! I  nel  1 1 88 mandò  legati  inRussia,per in- 
vitare il  granduca  Vsevolod  HI  a  concor- 


288  R  U  S 

l'ere  alla  3.^  crociata,  mentre  sembra  che 
alle  altre  i  russi  non  avessero  contribnilo, 
comechè  influenzati  dai  greci  che  di  mal 
occhio  vedevano  le  crociate  e  n'erano  ge- 
losi. Quest'invito  apostolico  del  Papa  par 
che  trovasse  eco  presso  iprelali  russi,  poi- 
ché i  monaci  che  ancora  non  erano  ordi- 
nati, si  unirono  co'fedeli  di  Novgorod  al- 
le schiere  de'crocesignali,  e  si  alfieltaro- 
no  alla  liberazione  diGerusalemme.  1  suc- 
cessori di  Clemente  III  furono  animati  dal 
medesimo  amore  per  la  chiesa  russa.  Il 
grand'Innocenzo  IH  potè  riunire  alia  chie- 
sa romana  l'imperatore  greco  Alessio  III, 
ed  il  patriarca  di  CostantinopoliGiovanni 
Lomatero;  quindi  con  lettera  enciclica  del 
1."  ottobre  1209  invitò  i  pretati  di  Rus- 
sia a  rientrare  nell'unità;  dicendo  agli  ar- 
civescovi, vescovi,  a  tutto  il  clero  e  popo- 
lo di  Russia:  Sebbene  voi  finora  siete  sta- 
ti lontani  dal  seno  della  vostra  madre, 
quasi  come  figli  stranieri,  ciò  nondimeno 
noi  nell'uffizio  di  supremo  pastore  per  gui- 
dare il  popolo  nella  via  della  salute,  non 
possiamo  non  nutrire  per  voi  sentimenti 
paterni,  ne  tralasciar  di  adoperarci  con 
esortazioni  e  ammaestramenti  salutevoli 
per  riunire  voi  membri  col  vostro  capo. 
A  persuaderli  del  primato  della  chiesa  ro- 
mana, ricordò  loro  le  parole  del  Salvato- 
re, colle  quali  dichiarò  Pietro  suo  succes- 
sore, affidandogli  il  governo  della  chiesa 
universale.  Inoltre  gli  esortò  di  ritornare 
al  centro  dell'unità, qual  si  èlachiesa  ro- 
iiiana,adducendo  loro  le  innumerevoli  te- 
stimonianze delle  divine  scritture  e  de' ss. 
Padri,  perchè  vi  sia  un  solo  ovile  e  un  so- 
lo pastore,  anco  per  esservi  ritornato  qua- 
si tutto  l'impero  e  chiesa  greca.  Perciò 
inviava  loro  il  cardinal  Guglielmo  o  Gre- 
gorio di  s.  Vitale,  personaggio  assai  di- 
stinto ;  ed  affinchè  egli  riconduca  i  figli 
alla  madre  ei  membri  al  capo,  disse  lo- 
ro di  averlo  munito  di  piena  autorità,  per 
fare  nella  Russia  quanto  convenisse.  Ma 
notai  nel  voi.  XXXV,  p.  264,  che  ai  rus- 
si erasi  aumentata  l'alienazione  dai  lati- 
ni, dopo  la  presa  di  CostaiiUnopoli  ( P' .) 


RUS 
fatta  dai  crociati  latini  e  l'erezione  dcH'im- 
pero  Latino  (V.).  Nel  1 2  i  3  fu  gran  prin- 
cipe di  Vladimir  lurie  li,  e  nel  12  17  o 
1218  anche  Costantino  il  Saggio j  ma  lu- 
rie II  innalzò  il  gran  principato  a  maggior 
possanza,  a  spese  degli  altri  principati  rus-  j 
si.  Indi  a  poco  i  granduchi  di  Russia  si 
rivolsero  al  celebre,  dotto  e  pio  Guglielmo 
(/^.)  vescovo  di  Modena  e  poi  cardinale, 
il  quale  neh  22  5  era  stato  inviato  da  O- 
norio  III  per  legato  ai  cavalieri  dell' or- 
dine Teutonico,  in  P/7^?5m  e  L/Vo/zjVz  (/"".), 
e  lo  pregarono  a  passare  in  Russia,  af- 
finchè per  la  sua  mediazione  venissero 
riuniti  alla  chiesa  romana  madre  e  mae- 
stra della  verità,  dalla  quale  si  erano  al- 
lontanati soltanto  per  mancanza  di  sa- 
cerdoti e  di  predicatori.  Papa  Onorio  IH 
accolse  con  allegrezza  tale  domanda,  e  gli 
esorlò  con  lettera  de'27  gennaio  1227  a 
perseverare  nella  santa  risoluzione.  Jaro- 
slaw  Wladimirowicz  principe  di  Pskow, 
pare  realmente  che  passasse  alla  chiesa 
latina,  poiché  richiestone  da  Gregorio  IX, 
concesse  ai  cattolici  latini  de'suoi  slati  il 
libero  esercizio  del  loro  culto,  e  lasciò  in 
testamento  alla  cattedrale  di  Dorpat  dei 
teutonici  la  metà  de'suoi  averi,  al  dire  del 
p.Tlieiner.  Rinaldi  all'anno 1 28  i,n.° 43, 
riporta  la  lettera  di  Gregorio  iX  a  que- 
sto principe,  ove  gli  dice,  che  avendo  sa- 
pulo dal  vescovo  ruteno  che  per  divina 
ispirazione  voleva  accostarsi  divotamen- 
te  all'ubbidienza  della  s.  Sede,  lo  confor- 
tava a  ricevere  le  sane  dottrine  latine  con 
cuore  divoto,  e  osservarne  i  riti  e  le  con» 
suetudini ,  sottomettendosi  col  reame  al 
soave  dominio  della  chiesa  romana  ma- 
dre di  tutti  i  fedeli.  Nell'anno  poi  1 233, 
n.°  57  e  58,  Rinaldi  racconta,  che  Grego- 
rio IX  energicamente  invitò  i  vescovi  po- 
lacchi a  frenar  la  tirannia  de'baroni,  i  cui 
vassalli  per  disperazione  passavano  ai  rus- 
si, co'quali  proibì  i  matrimoni  alle  catto- 
liche, giacché  esse  a  persuasione de'mari- 
ti  si  lasciavano  ribattezzare  e  seguivano  i 
loro  errori.  Quindi-  esortò  i  domenicani 
a  procurare  la  salute  eterna  de'  russi ,  a 


uus 

conful.irreiesie,  ed  a  riclune  i  monaci  ru- 
teni all'osservanza  religiosa. Di  più,incari- 
cò  gii  stessi  domenicani  alla  conversione  e 
ammaestramento  nella  fede  cristiana,  dei 
russi  p^igani  che  aveauo  desiderato  il  s. 
battesimo.  Con  lettera  il  Papa  si  rallegrò 
con  questi,e  gl'invito  a  mandar  ambascia- 
tori alla  s.  Stde.  Ma  ben  presto  si  conob- 
be la  loro  simulata  mal  vagità,a  vendo  mo- 
strato tal  vocazione  allorché  furono  vin- 
ti dai  cavalieri  teutonici,  per  cui  impri- 
gionarono il  vescovo  di  Prussia,  e  feriro- 
no quelliche  l'accompagnavano  per  som- 
ministrar loro  il  battesimo.  AllorailPapa 
impose  ai  domenicani  di  predicar  la  cro- 
ciata contro  si  crudeli  nemici  della  fede, 
incoraggiando  poi  i  crociati  a  domarli.  A- 
vendo  lurie  11  veduto  i  tartari  invadere  la 
Russia,  abbandonò   Vladimir,  la  quale 
con  più  altre  città  fu  data  al  sacco.  Batu- 
Ran  alla  testa  de'  barbari  perseguitò  il 
gran  principe,  e  lo  ruggiunse  nel  paese  di 
Tver  :  appiccossi  la  battaglia  a'4  marzo 
1238,  e  lurie  II  vi  perì  con  quasi  tutto 
il  suo  esercito.  Sali  sul  trono  il  fratello  Ja- 
roslaw  11  col  beneplacito  di  Batu-Kan,  il 
quale  proseguendo  le  stragi  si  diresse  so- 
pra Novgorod,  ma  gli  furono  impedimen- 
to all'accostarsi  le  selve  e  le  paludi:Kio- 
via  però  fu  presa,  e  di  colà  il  barbaro  se- 
guitò il  suo  cammino  verso  l'occidente. 
Allora  No vgorod  ch'era  sfuggita  all'orda 
asiatica,ebbe  a  difendersi  con  tro  gli  svede- 
si, i  lituani,  ed  i  cavalieri  di  Prussia;  se 
non  cheAlessandrol  che  vi  regnava, trion- 
fò in  più  battaglie  di  tutti  i  nemici.  Ja- 
roslaw  11  mori  nel  1245^,  dicesi  avvele- 
nato da  Batu-Kan  in  un  banchetto.  Indi 
SviatoslafllI  e  Michele  11  non  fecero  che 
apparire;  laonde  il  trono  fu  contrastato 
da  due  fratelli  figli  di  Jaroslaw  11,  che  pre- 
sero ad  arbitro  il  gran  kan  de'  tartari , 
il  quale  aggiudicò  ad  Andrea  Vladimir, 
e  INovgorod  ad  Alessandro  I;  avendo  An- 
drea disgustato  imprudentemente  il  con- 
quistatore, fu  nel  suo  luogo  posto  Ales- 
sandro 1 .  Questo  principe  di  Sustal  o  Suz- 
dal, celebre  sotto  il  nome  di  s.  Alessandro 

VOL.  LIX. 


R  U  S  289 

Ncws'ki  ^  e  celebrato  il  più  grande  eroe 
del  suo  tempo,nuove  vittorie  riportò  so- 
pra gli  svedesi,  danesi  e  diversi  altri  po- 
poli che  l'inquietavano  dal  lato  del  nord; 
ma  per  allora  non  valse  a  sottrarre  il  suo 
paese  airumiliazione  dell'imposta  dai  tar- 
tari stabilita,  e  dalla  quale  solo  il  clero 
andava  esente.  Nella  sanguinosa  battaglia 
in  cui  vinse  e  feri  il  re  di  Svezia,  siccome 
il  fatto  avvenne  presso  la  Nevka,  venne 
a  questo  prode  e  valoroso  principe  l'o- 
norevole soprannome  diNewski:  altri  di- 
cono che  il  medesimo  o  altro  trionfo  A- 
lessandro  I  lo  riportò  sui  tartari,  in  riva 
a  tal  fiume.  L'amiciziade'granduchirus- 
si  colla  s.  Sede,  e  il  loro  desiderio  di  u- 
nirsele  col  santo  vincolo  di  comunione 
religiosa,  andò  vieppiù  crescendocol  pro- 
gredir di  questo  secolo;  ed  il  savio  prin- 
cipe d'Halitz  o  Halicia,  Daniele  Roma- 
nowicz,  fece  i  più  nobili  sforzi  per  unirsi 
col  suo  popolo  alla  chiesa  romana,  sotto 
Innocenzo  IV.  Questo  Papa  avendo  spe- 
diti i  francescani  ai  tartari  per  indurli  ad 
abbracciare  il  cristianesimo,  in  Vladimir 
capitale  di  Daniele  essi  ebbero  vari  col- 
loqui con  questo  principe,  co*  vescovi  e 
boiari  dell'  impero.  Tutti  si  mostrarono 
disposti  a  riconoscere  il  Papa  come  loro 
signore  e  padre ,  e  la  s.  Sede  come  loro 
madree  maestra.  Laonde  Daniele  mandò 
a  Innocenzo  IV  ambasciatori  con  lette- 
re, per  trattar  l'unione.  Appena  il  Papa 
fu  informato  di  si  lieta  notizia,  sì  affrettò 
di  spedire  il  pio  e  dotto  fr.  Giovanni  di 
PlanoCarpino  francescano  a  Vladimir, 
colle  necessarie  facoltà.  Consimile  pienez- 
za d'autorità  ebbe  Alberto  arcivescovo 
di  Prussia,  che  andò  quale  pontificio  le- 
gato nella  Russia  meridionale,  fornito  di 
varie  lettere  d'Innocenzo  IV,  di  commen- 
datizie ed  esortatorie  ai  principi  e  vescovi 
russi,  spediti  nel  1246  e  1247.  Daniele  e 
suo  fratello  Wasili  o  Basilio,  si  unirono 
alla  chiesa  cattolica;  il  t .°  ottenne  dal  Pa- 
pa il  titolo  di  re  d'Halitz,  e  fu  coronato 
cogli  ornamenti  reali  dagli  stessi  legati  in 
DrugiUchin^Gon  solenue  pompa,  alla  pre- 
19 


ago  Pt  L^  S 

senza  di  numerosa  adunanza  di  vescoYi, 
di  preli,diboiariedi  popolo.  Rinaldi  che 
luUo  narra  all'anno  i  i^G,  n°  28  e  seg., 
diceche  l'insegne  reali  l'impose  il  pontifì- 
cio legalo  Opizo  abbate  di  Mezano.  A  ri- 
chiesta del  re  Daniele,  il  Papa  con  sua  let- 
tera del  1^47  confermò  ai  vescovi  russi 
tutte  le  ceremonie  e  riti  della  lorochie- 
sa,purchèDon  ripugnassero  a'dbinmi  cat- 
tolici. Innocenzo  IV  inoltre  dispensò  Wa- 
sili  di  sposare  Debrowna  figlia  del  prin- 
tipediSustaljSua  parente  in  3.°o^°  gra- 
do. Anche  Jaroslaw  II  ardendo  del  desi- 
derio di  mettersi  nella  via  della  sulule,  già 
erastato  riunito  col  suo  popolo  alla  chie- 
sa romana  da  fr.  Giovanni,  sebbene  per 
la  morte  del  principe  i  suoi  russi  non  ef- 
fettuarono la  promessa.  Amorevolissima 
lettera  Innocenzo  IV  indirizzò  pure  al- 
l'incomparabile Alessandro  I,  invitandolo 
ad  eseguire  la  paterna  promessa  nell'  u- 
nirsi  alla  chiesa  cattolica,  che  si  può  leg- 
gere nel  p.  Theiner  a  p.  63,  veramente 
apostolica  :  però  sene  ignora  l'effetto. Ma 
Daniele  dopo  pochi  anni  abbandonòl'u- 
nione  e  ritornò  allo  scisma,  con  dolore  di 
Innocenzo  IV,  e  di  Alessandro  IV  che  nel 
I  aSy  ne  scrisse  gravi  lamenti,  come  rife- 
risce Rinaldi  :  questo  Papa  ammonì  Da- 
niele con  sua  lettera,  dicendogli  a  vere  or- 
dinato ai  vescovi  di  Olmiilz  e  di  Wrati- 
slavia,  che  se  non  avesse  riprovalo  il  gran 
tallo  di  sua  apostasia,  invocaSi:ero  contro 
di  lui  il  braccio  secolare  de'cattolici.  Lon- 
gino, Hist.  Polon.  Iib.7,  attribuì  lacon- 
\ersione  di  Daniele,  all'ambizione  di  pi- 
gliare il  titolo  di  re,  essendo  possente  e  ric- 
chissimo. Nondimeno  si  vuole  che  i  di  lui 
figli  Romano  e  Leone,  e  vari  principi  ru- 
teni, si  mantenessero  fedeli  alla  chiesa  ro- 
mana. Alessandro  I  stabilì  una  lega  di  for- 
ti lungo  la  riviera  Schelonia  ,  sconfisse  i 
tartari  e  liberò  la  Russia  dal  tribulo  da 
loro  imposto,  e  morì  nel  1 263  a  Grodetz 
poco  lungi  daNovgorod  :  la  gratitudine  e 
l'ammii  azione  de'suoi  compatriotti  Io  po- 
se nel  novero  de'santi.  Dipoi  Pietro  I  fon- 
dò nelle  viciuauze  di  Pielrcyburgo  un  ma- 


RUS 
gnifico  monastero,  nel  sito  stesso  in  cui 
Alessandro  I  avea  riportato  la  piìi  glo- 
riosa delle  sue  vittorie,  ed  istituì  l'omo- 
nimo ordine  cavalleresco. 

Jaroslaw  III  figlio  e  successore  d'Ales- 
sandro I,  fece  la  guerra  ai  livonii;  ma  nel 
1266  il  palatino  di  Cracovia  ruppe  com- 
pletamente i  russi,  ed  i  tartari  loro  allea- 
ti, per  cui  i  russi  restarono  tanto  abbat- 
tuti, che  per  lungo  tempo  non  più  osa- 
rono fare  le  loro  scorrerie  per  la  Polonia. 
Questa  vittoria  si  attribuì  al  divino  aiu- 
to, poiché  i  russi  coi  tartari  erano  4  ^'ol- 
te  pili  de* polacchi,  come  si  ha  da  Rinaldi 
a  detto  anno,  n.°  4o>  restando  i  russi  an- 
che afflitti  per  la  morte  del  re  Daniele.  In- 
di la  Moscovia  fu  intieramente  guasta.  Nel 
1270  diventò  gran  principe  di  Vladimiria 
Basilico  Wasili  I,  fratello  di  Jaroslaw  III, 
che  fu  espulso  dai  novgordini  ;  Basilio  I 
guerreggiò co'lituani.Sotlodi  lui  fiorì  Pa- 
pa Gregorio  X,  che  in  una  bolla  del  1 272 
fa  menzione  del  medesimo,  del  hatelloe 
di  altri  principi  russi  probabilmente  uniti 
alla  chiesa  romana  :  pare  che  ancora  lo 
fossero  i  loro  metropoliti,  e  solo  separati 
per  la  diversità  del  rito;  anche  la  chiesa 
greca  era  ritornata  all'unità  per  le  solle- 
citudini di  Gregorio  X  (F.).  Certo  è,  che 
d'ora  in  poi  i  vescovi  e  i  preti,  russi  e  la- 
tini, vissero  l'uno  accanto  all'altro,  e  col- 
tivarono da  buoni  vicinila  gran  vigna  del 
Signore  nella  loro  patria,  l  repubblicani 
della  potente  Novgorod,  sempre  incostan- 
ti, si  sollevarono  contro  Basilio  I,  e  porta- 
rono al  trono  Dmilri  o  Demetrio  1  pri- 
mogenito di  Alessandro  I  che  vivea nel  ri- 
tiro; ma  per  le  minacce  del  fratello  Basi- 
lio I,  forte  dell'aiuto  de'lartari,  tornò  alle 
sue  terre  di  Peieslavia;  vi  dimorò  sino  al- 
la di  lui  morte,  e  nel  1277  montò  sul  lio- 
no  in  Vladimir.  I  novgordini  gli  offriro- 
no il  granducato  della  loro  città,  ed  egli 
vi  entrò  trionfante.  Insorse  però  il  fratel- 
lo Andrea  II  secondogenitoe  duca  di  Go- 
deretz;aspirò  al  potere,erecalosi  alia  cor- 
te del  gran  kan  de'  tartari  di  Rnptak,  ne 
guadagnò  il  favore,  eie  nominò  capo  dei 


RUS 
princìpi  russi  suoi  feudatari.  Convenne  a 
Dinihi  I  fuoo;iie,  tentò  iniililmenle  di  ri- 
cuperaie  la  corona,  e  fini  con  implorare 
la  prolezione  dell'altro kande'lartari  del- 
l' Ucrania  e  paesi  circostanti.  Questi  gli 
accordò  l'investitura  delgranducato,ecoi 
suoi  aiuti  cacciò  A  ndrea  11,  che  inutilmen- 
te in  vari  tempi  procurò  di  abbattere  il 
Tratelio,  col  quale  poi  si  pacificò, e  gii  suc- 
cesse nel  1294.  Ben  presto  ebbe  a  dispu- 
tare co'  nipoti;  vennero  alle  mani,  e  per 
l'interposiiione  de'  vescovi  e  del  kan  dei 
tartari  si  fece  un  accomodamento,  e  Da- 
niele nel  I  2g4  slesso  fu  duca  di  Mosca  fi- 
no al  1 3o3,  e  l'abbellì.  Fino  all'invasione 
de'tarlari,  quando  moriva  un  granduca, 
il  più  vecchio  della  famiglia  regnante  gli 
succedevo,  ed  il  ducato  di  Riovia  era  ad- 
detto alla  sovranità;  gli  altri  principi  a- 
veano  degli  appannaggi.  Avendo  i  tartari 
dislrutta  Riovia,  ed  i  lituani  essendosi  im- 
padroniti della  città,  i  granduchi  ferma- 
rono la  loro  dimora  in  Mosca.  Quando 
uno  di  essi  moriva, i  principi  subilo  reca- 
vansi  dal  gran  kan,  e  quello  che  supera- 
va gli  altri  in  bassezze  e  presenti  era  ri- 
Gonosciulo  :  però  i'azione  de'tartari  ven- 
ne meno  a  poco  a  poco.  Morto  nel  i3o4 
Andrea  II,avendolurieIIl  riunito  il  prin- 
cipato di  Novgorod  a!  granducato  di  Vla- 
dimir, formò  capitale  dell'  impero  Mosca 
nel  i32o,  cessando  quest'onore  a  Vladi- 
mir. In  altra  parie  di  Russia  dal  i3o5  al 
1  327  regnò  Michele  II.  lurielll  cacciògli 
svedesi  dalla  Cardia,  ma  perde  il  grandu- 
cato di  Riovia  ,  che  con  varie  altre  città 
del  sud  cadde  in  potere  del  gran  principe 
di  Lituania.  Altro  gran  principe  di  Vladi- 
mir fu  Alessandro  II,  clie  regnò  dal  1 327 
al  1339,  e  perì  d'ordine  del  gran  kan  Uz- 
bek.  Prima  di  questo  tempo,  gli  ardili  e 
valorosi  genovesi  penelraronoco'loro  ba- 
stimenti ne'lidi  russi,  dal  mar  Nero  e  di 
Azof,  fino  all'imboccatura  del  Don.  Nel- 
la Tarla  ria  o  Crimea  la  repubblica  di  Gè- 
nova  (F.)  piantò  varie  colonie  commer- 
ciali, le  quali  acquistarono  importanza, 
massime  Coffa.  I  genovesi  da  per  lutto  e- 


RUS  291 

rano  seguili  da  ferventi  e  pii  missionari, 
i  quali  propagarono  la  luce  del  vangelo  a 
que'popoli,  o  pagani o  scismatici  greci  :  es- 
si trovarono  in  Russia  cortese  accoglien- 
za; ì  granduchi,  iboiari,  il  clero,  il  popo- 
lo assai  gli  amarono, e  si  può  dire  che  di- 
pendessero dalle  loro  labbra.  II  numero 
de'caltolici  crebbe  tanto,  che  Papa  Gio^ 
vanni  XXII  con  bolla  d'Avignone de*20 
febbraio!  322  eresse  in  sede  vescovile  la- 
tina Calfa  sulle  porte  di  Russia,  con  am« 
pia  giurisdizione,  che  dalla  Bulgaria  sie- 
slendeva  fino  al  Volga,  al  mar  Nero  e  al 
paese  de'russi.  Caffa  divenne  una  2.*  Co- 
stantinopoli pel  floridissimo  suo  commer- 
cio. Intanto  il  paese  primitivo  dell'impe- 
ro russo,  cominciando  da  Novgorod  sino 
a  Riovia,  cadde  sotto  il  dominio  dell'in- 
trepido eroe  Gedimino  gran  principe  di 
Lituania.  Sebbene  pagano,  permise  a'cri- 
stiani  di  qualunque  rito  il  libero  eserci- 
zio del  loro  culto.  1  francescani  erano  sem- 
pre con  lui,  e  indefessi  esercitavano  l'a- 
postolico ministero  co'russi  da  loro  con- 
verlili,senz'inconlrare  opposizioni  dal  cle- 
ro russo. Gedimino  scrisse  ossequiosamen- 
te a  Giovanni  XXII,  di  farsi  cristiano  e 
bramare  siu)i  legati  :  il  Papa  gli  spedì  nel 
i324  l'arcivescovo  di  Riga,  e  altri  muniti 
d'ampie  facoltà;  ma  vedendosi  combattu- 
to dai  cavalieri  teutonici  di  Prussia,  per- 
severò nel  paganesimo.  Tullavolta  restò 
inclinalo  alla  s.  Sede,  e  fece  battezzare  i 
figli  Olgherdo  e  Liubarto.  Dopo  la  tras- 
lazione fatta  dal  metropolita  Pietro,  del- 
la sede  di  Riovia  a  Mosca  dopo  il  1 3 1 8,  cui 
successe  Teognoslu,  quantunque  scisma- 
tici, conservarono  buona  armonia  con  Ro- 
ma, e  riuscì  tale  passaggio  di  forte  aiuto 
alla  dilatazione  della  chiesa  latina,  e  alla 
riunione  ad  essa  della  russa:  i  metropoli- 
tani che  sì  succedettero,  più  o  meno  fu- 
rono uniti  alias.  Sede; ed  Alessio  succes- 
sore di  Teognosto  è  venerato  per  santo 
dalle  due  chiese.  Ivan  1  Basilowitch  inco- 
mincia la  serie  de'grao  principi  di  Mosca; 
essendosi  guadagnata  la  grazia  del  gran 
kanUzbek,  dopo  la  morie  del  fratello  lu- 


292  R  u  s 

rie  III  avvenuta  nel  1 328,pervenne  a  con- 
solidare la  sua  autorità  nell'interno,  ed  a 
ristabilire  in  gran  parte  l'unità  della  mo- 
narchia russa,  ch'era  stata  distrutta  dal 
sistema  delle  divisioni  introdotte  da  Vla- 
dimiro!. Riunì  dunquei  principati  diVIa* 
dimir,  di  Mosca,  diNovgorod  ;  il  principa- 
to di  Tver  toccò  a  Costantino,  perchè  era 
nell'interesse  de'tartarì  che  la  Russia  fosse 
ripartita.  Ivan  1  continuò  a  risiedere  in 
Mosca ,  r  ingrandì  e  circondò  di  nuove 
mura.  Sentendosi  avvicinare  il  suo  fine, 
entrò  nello  stato  sacerdotale,  secondo  il  co- 
stume d'  allora  :  fu  detto  Kalita,  per  la 
borsa  che  portava  alla  cintura  per  far  li- 
mosina,senza  che  la  divozione  cancellas- 
se in  lui  ì  vizi  del  suo  secolo.  Mori  nel 
1 340  e  gli  successe  il  figlio  Simeone,  che 
continuò  l'opera  del  padre  nel  consolida* 
mento  del  regno.  Neh  353  il  figlio  Ivan 
II  gli  succede  per  sua  morte,  ed  i  tartari 
lo  riconobbero  sovrano  di  Mosca;  indicol- 
le  loro  contese  e  raggiri  s' indebolirono 
negli  statiche  domina vano,preparando la 
grandezza  del  principal  sovrano  di  Rus- 
sia. Dopo  ricevuta  la  tonsura  monacale, 
mori  Ivan  II  nel  1 359,  avendo  dato  sag- 
gio di  quella  fermezza,  che  contro  i  tar- 
tari invasori  dovea  distinguere  i  succes- 
sori. Vi  fu  un  anno  d'interregno,  indi  sa- 
\\  ai  trono  Dmitri  lì,  che  nel  1 362  depo- 
sto (morìnel  i384)dalkan  Murad, que- 
sti sostituì  Dmilri  III,  il  quale  tentando 
scuotere  il  giogo  de'tartari,  riportata  vit- 
toria sul  Don,  fu  forzato  poi  alla  sogge- 
zione dal  kan  Toklamuch,  che  entralo 
in  Russia  con  innuraerabile  esercito,  de- 
vastò il  paese,  presee  arse  Mosca.  Ne!  pon- 
tificato d'Urbano  V  Filoteo  di  Costanti- 
nopoli ealtri  patriarchi  orientali,  coll'im- 
peratore  Giovanni  I  Paleologo,  abiurato 
Io  scisma  e  i  loro  errori,  furono  ricevuti 
nel  grembo  della  chiesa  romana, mandan- 
do la  professione  di  fede  al  Papa  che  l'ap- 
provò con  lettera  de'6  novembre  1  367  ; 
per  cui  i  russi  e  Dmitri  HI  riconobbero 
la  cattolica  s.  Sede.  A  questo  principe  nel 
1389  successe  Basilio  II  suo  primogeni- 


RUS 

to,  cui  impose  la  corona  ducale  1' am-* 
basciatore  del  kan.  Disponendosi  il  kan 
Toktamisch  a  guerreggiare  Tamerlano, 
si  amicò  Basilio  II  con  cedergli  due  prin- 
cipati già  appannaggi,  cioè  Novgorod  ^ji- 
ni,  e  Sustal.  Avendo  Tamerlano  vinto  il 
kan,  per  vendicare  gli  aiuti  che  gli  avea- 
no  dati  i  russi  marciò  su  Mosca,  quando 
poi  inaspettatamente  cambiò  pensiero  , 
con  indicibile  piacere  de'  principi  russi 
eh'  erano  in  preda  al  terrore.  Questo  si 
rinnovò  nella  terribile  invasione  di  Edi- 
geo  luogotenente  del  conquistatore,  e  con 
pena  Mosca  si  salvò  col  denaro  e  il  valo- 
re di  Vladimiro.  Con  l'aiuto  del  suocero 
Viloldo  granduca  di  Lituania,  nel  i^iS 
aBasiliolI  successe  Basilio  III  il  Ciecosuo 
figlio;  durante  il  suo  regno  la  Russia  fu 
il  teatro  di  guerre  disastrose  intestine  e 
forastiere,ecadde  in  grande  avvilimento; 
la  peste,  i  terremoti  e  la  carestia  vi  fece- 
ro stragi,  fii  forse  l'epoca  più  funesta  del- 
l'impero. Basilio  III  ebbe  a  fiero  compe- 
titore lo  zioYouri,  e  si  tenne  amici  i  tarta- 
ri con  pagar  loro  il  tributo.  A  Riovia  nar- 
rai come  il  metropolita  Pimen  turbò  la 
concordia  con  Roma,  e  che  i  semi  del  suo 
scisma  ripullularono  grandemente  sotto  il 
turbolentissimo  Fozio,  che  in  un  concilio 
di  Riovia  del  1 4 1 4  ^"  deposto,  ma  venne 
protetto  dal  patriarca  di  Costantinopoli. 
D'allora  in  poi  la  sede  metropolitana  di 
Russia  fu  divisa,  in  quella  di  Riovia  e  di 
Mosca; lai. "governò  gli  esarcati o  vesco- 
vati del  mezzogiorno,  la  1.'  quelli  del  set- 
tentrione. Ciò  preparò  l'unione,  nonché 
i  metropoliti  di  Riovia,  i  quali  furono 
protetti  dai  principi  di  Lituania  e  dai  re 
di  Polonia;  quelli  di  Mosca  vennero  spal- 
leggiati dai  granduchi. Divenuto  75iWoro 
(F.)  metropolilanodi  Russia  nel  1437,  la 
sede  di  Mosca  fu  unita  a  quella  di  Rio- 
via,  e  agevolò  l'unione  della  chiesa  russa 
alla  romana.  Isidoro  si  recò  a  Mosca  e 
d'accordo  col  patriarca  di  Costantinopoli, 
v'indusse  Basilio  III,  il  quale  però  mal 
volentieri  lasciò  che  partisse  pel  concilio 
di  Firenze  {r.) ,  in  cui  Eugenio  IV  so- 


uus 

Jennemcnle  riunì  la  chiesa  greca  alla  la- 
tina, creò  cardinale  Isidoro  e  lo  dichiarò 
legato  a  lalere  in  Russia,  Lituania  e  Li* 
vonia.  Tornato  in  Russia  ben  accolto,  Ba- 
silio Ili  non  volle  approvare  l'unione, 
Io  fece  iniprigionare,e  poi  riuscì  a  Isido- 
ro di  fuggire,  tutto  avendo  detto  a  Kio- 
via;  come  pure,  che  Basilio  III  non  voi* 
le  riconoscere  il  successore  consagrato  da 
Eugenio  IV,  e  fece  nominare  altro,  di- 
videndosi nuovamente  Mosca  da  Kiovia, 
la  quale  restò  unita  alla  chiesa  romana. 
Basilio  III  mandò  poi  in  Costantinopo- 
li a  protestare  di  quanto  V  imperatore  e 
il  patriarca  aveano  fatto  nel  concilio  di 
Firenze, ma  l'inviato  non  potè  eseguire  la 
sua  missione,  perchè  i  turchi  s'impadro- 
nirono della  città  e  dierono  termine  al- 
l'impero greco.  Papa  Calisto  111  avendo 
deciso  di  frenare  la  formidabile  potenza 
ottomana  con  poderosa  guerra,  inviò  pre- 
dicatori per  tutta  Europa,  ed  in  Russia 
per  sollecitare  i  principi  a  prendere  le  ar- 
mi contro  il  comune  nemico;  inoltre  man- 
dò missionari  ai  russi,  per  richiamare  al 
cattolicismoi  dissenzienti.  I  tartari  di  Ka- 
san  avendo  fatta  un'invasione  in  Russia, 
fecero  prigione  Basilio  I II,  e  per  le  loro  di- 
scordie poi  lo  rilasciarono.  Giunto  in  Rus- 
sia trovò  che  i  figli  di  Youri  aveano  sor- 
preso Mosca,  e  presolo  gli  cavarono  gli  oc- 
chi. 1  moscoviti  concitati  da  tanta  atro- 
cità, costrinsero  alla  fuga  gl'iniqui  cugini 
del  loro  signore,  e  questo  ri  posero  sul  tro- 
no, a  cui  associossi  il  primogenito  Ivan 
III  il  Superbo  e  morì  nel  1462.  Ivan  HI 
fu  uno  de'più  grandi  sovrani  che  regnò 
in  Russia,  ed  il  suo  regno  segnalò  un'e- 
poca memorabile.  Da  due  secoli  essa  ge- 
meva sottoil  giogo  de'tartari,e  la  discor- 
dia tenendo  divisi  taliconquistatori,aveali 
resi  deboli;  quindi  occorreva  un  principe 
che  sapesse  profittarne,  e  far  conoscere 
la  forza  de'russi,  ciò  che  eseguì  Ivan  III. 
Marciò  su  Rasan  e  fece  tributario  il  kan 
Ibraim.  Fluttuando  Novgorod  tra  lui  e  il 
redi  Polonia, l'assediò airimprovviso,ma 
dovette  combattere  7  anni  prima  di  sog- 


R  U  S  293 

giogare  sì  possente  e  antichissima  città, 
che  sempre  era  stata  d'imbarazzo  ai  pre- 
decessori. Dalle  sue  ricchezze  ricavò  3oo 
carri  d'argento,  oro  e  vermiglio,  che  man- 
dò a  Mosca;  ne  ingrandì  il  Kremlino  o 
cittadella,  e  fece  venir  d'Italia  il  celebre 
architetto  Aristotele  Fioravanti  bologne- 
se, per  rifare  il  muro  di  cinta  sormontato 
di  merli  che  sussiste.  Poco  dopo  avendo 
Akmetkan  mandato  al  van  IH  inviati  per 
chiedergli  il  tributo  e  romaggio,egli  tran- 
ne uno  li  fece  scannare,  ordinando  al  su- 
perstite che  tornasse  dal  suo  signoreegli 
dicesse  come  ubbidiva  ai  di  lui  ordini. 
Il  kan  adunate  immense  forze  corse  alla 
vendetta,  ma  il  terrore  come  la  discordia 
essendo  passata  dai  russi  ni  tartari,  restò 
disfatto  in  diversi  combattimenti.  Ivan  HI 
allora  concepì  più  vasti  disegni;  si  unì  in 
seconde  nozze  con  Sofia  nipote  di  Tom- 
maso Paleologo  fratello  dell'ultimo  impe- 
ratore greco,  peracqiiistar  diritti  sul  crol- 
lato impero  d'oriente,  e  consideratosene 
erede,  adottò  per  arnie  di  Russia  l'Aqui- 
la nera  da  due  teste.  Siccome  Tommaso 
avea  donato  al  Papa  Pio  II  la  testa  di  s. 
Andrea  apostolo,  e  riceveva  in  Roma  col- 
la famiglia  magnifico  ospizio,ivi  Ivan  HI 
spedì  splendida  ambasceria  di  boiariedi 
principi,  per  impetrar  da  Papa  Sisto  IVil 
permesso  di  poter  sposare  Sofia.Qli  amba- 
sciatori in  nome  del  loro  sovrano  deposero 
a'piedi  del  Papa  isoliti  omaggi,gliene  ma- 
gnificarono molto  la  propensione  all'  u- 
nione  e  la  volontà  di  efficacemente  pro- 
muoverla ue'suoi  stati.  Sisto  IV  acconsen- 
tì agli  sponsali,  e  le  ceremonie  si  celebra- 
rono nella  basilica  Vaticana,  in  presenza 
degli  ambasciatori  de'potentati  stranieri 
ili.°  giugno  1472.  Il  Papa  fece  ricchi  pre- 
senti agli  sposi.  A'  12  giugno  gli  amba- 
sciatori furono  ammessi  in  concistoro,ove 
rinnovarono  le  proteste  del  granduca  per 
l'unione,  Sisto  IV  fece  loro  splendidi  re- 
gali, e  li  fece  accompagnare  dal  vescovo 
latino  Antoliio  suo  legato,  il  quale  ebbe 
l'incarico  di  presentare  a  Ivan  IH  le  pon- 
tificie congratulazioni,  e  di  promuovere 


294 


RUS 

l'unione  delle  due  chiese.  Gìunlo  a  Mo- 
sca il  nunzio,  coli'  assenso  del  sovrano  e 
de'boiari,  vidovea  fai  e  il  suo  ingresso  col- 
le insegne  vescovili  latine,  preceduto  dal- 
la croce  inalberala.  Ciò  però  assai  dispiac- 
que al  superbo  metropolita  di  Mosca, che 
quando  Ivan  III  gliene  domandò  il  per- 
messo, arditamente  disse:  Che  differendo 
In  chiesa  russa  ne'dommi  dalla  romana, 
non  potevansì  permettere  siffatti  onori. 
Che  se  il  nunzio  in  tal  guisa  fosse  entrai 
te  in  Mosca,  egli  paslor  supremo  di  Rus- 
sia sarebbe  uscito  per  altra  porta.  Per  cui 
Antonio  vi  entròcorae  privato,  fra  il  ma- 
gnifico corteggio  di  Sofia;  e  malsicuro  di 
sua  vita,  tosto  abbandonò  la  città.  Inve- 
ce riportai  a  Riovia,  come  quel  metro- 
polita cattolico  si  recò  da  Sisto  IV  a  far- 
gli omaggio  di  fedeltà,  e  tornato  in  Rus^ 
sia  potè  promulgarvi  il  giubileo  del  cele- 
hvato  anno  santoli'/ 5.  Ivan  III  nutrì  ma- 
nifesta inclinazione  pei  cattolici  Ialini,  e 
fece  venire  da  Italia  diversi  artefici  per 
dipingere  e  abbelli  r  le  chiese;  e  dal  suddet- 
to Fioravanti  fece  erigere  la  magnifica 
chiesa  dell'  Assunzione  nel  Kremlino  di 
Mosca, capolavorod'archileltura,  ed  uno 
de'più  grandiosi  ornamenti  di  Russia.  Ivi 
tuttora  si  conserva  il  palladio  dell'impe- 
rOj  cioè  la  famosa  madonna  di  Wladi- 
miria,chedicesì  dipinta  da  s.  Luca, detta 
perciò  l'Efesina.  Già  venerata  in  Costan- 
tinopoli, fu  donala  dall'imperatore  Ema- 
nuele Comnenoedal  patriarca  Luca  Cri- 
sobergo,  alla  pia  granduchessa  Eufrosi- 
na che  la  recò  a  Wladimiria,donde  nel 
1 3g5  fu  trasportala  solennemetite  a  Mo- 
sca. Sempre  intraprendente  fortunato,  I- 
canili  battè  i  lituani,  congiunse  ai  suoi 
dominii  il  principato  di  Tver  e  il  duca- 
to di  Severia.  1  cavalieri  di  Prussia  e  Li- 
■vonia,  aSmolensko  gli  opposero  le  arti- 
glierie, e  quella  cavalleria  tedesca  che  i 
russi  chiamavano  uoniiaidi  ferro.  Giun- 
to colle  sue  vittorie  al  più  allo  grado  di 
gloria edi  potenza,  cintodi  splendida  cor- 
te, riverito  dalle  ambascerie  dc'principi, 
nel  i486  assunse  il  titolo  di  sovrano  di 


RUS 

tutte  le  Russie:  con  fermezza  abbassò  l'or- 
goglio de'  boiardi,  organizzò  1'  ammini- 
strazione della  giustizia,  con  intrepidez- 
za e  pazienza  pel  i .°  disciplinò  i  russi,  e  ne 
fece  de'soldati;  morì  nel  i5o5.  Sua  figlia 
Elena  avea  sposato  Alessandro  I  re  di  Po- 
lonia, il  quale  ebbe  la  dispensa  dalla  s. Se- 
de, sotto  la  giurata  promessa  di  far  tulio 
il  possibile  per  indurre  la  moglie  ad  ab- 
bracciare la  religione  cattolica;  avendo- 
ne poi  perduta  la  speranza,  chiese  ed  ot- 
tenne da  Giulio  II  l'assoluzione  dal  giu- 
ramento, con  ingiunzione  di  cogliere  o- 
gni  occasione  per  ricondurre  Elena  nel 
grembo  della  vera  chiesa,  fuori  della  qua- 
le non  vi  è  la  salute  eterna;  e  per  buona 
ventura  il  matrimonio  fu  sterile.  Impe- 
rocché la  regina  dedita  di  tutto  cuore  al- 
la chiesa  russa,  procurò  di  procacciarle 
sudditi  in  ogni  luogo  della  sua  nuova  pa- 
tria; protesse  assai  gii  scismatici,  e  loro  ot- 
tenne di  fabbricare  chiese  e  monasteri  in 
pietra.  Perici  gli  scismatici  ebbero  il  pre- 
dominio nella  Lituania,  echi  vollerestar 
fedele  alla  chiesa  cattolica,  fu  obbligalo 
passare  al  rito  latino,  ed  il  ninnerò  fu  no- 
tabilissimo; onde  Alessandro  VI  avea  do- 
vuto compartire  le  relative  facoltà  al  ve- 
scovo di  Vilna,a*domeiiicani  e  francescani. 
Gli  ostacoli  che  Alessandro  I  frapponeva 
al  libero  esercizio  degli  scismatici,  furono 
vinti  dalle  armi  provocate  daEleua,  sia 
del  padre  che  de'tartari.  Sotto  questi  in- 
fausti auspicii  nel  (  Sogsi  celebrò  il  cenici- 
lio  di  Vilna,  ove  gli  scismatici  incoraggia- 
ti dalla  presenza  della  regina,  promosse- 
ro e  difesero  gl'interessi  dello  stato  e  del- 
la chiesa  russa.  Poco  dopo  morì  Giusep- 
pe metropolita  cattolico  di  Riovia,  e  que- 
sta metropolitana  meridionale  della  Rus- 
sia ne'successori  tornò  allo  scisma. 

Basilio  IVil  C/7/(7e/e  successe  al  padre, 
avendo  colla  madre  Sofia  tenuto  lontano 
dal  trono  Dmitri  nato  dal  primogenito 
d'Ivan  IH  stesso, con  farlo  porre  in  pri- 
gione ove  morì.  Morto  il  cognato  Ales- 
sandro J,  aspirò  al  regno  di  Polonia  e  al 
granducato  di  Lituania,  e  siccome  la  so- 


RUS 
Itila  Elena  gli  fece  sapere  che  il  succes- 
sore esiste  va  inSigismoiidol,  a  questi  riip* 
pegnenaeneli5i4s*irapadioni  di  Sino- 
leMi.ko.1  polacchi  si  vendicarono  nelle  pia- 
li ure  d'Orscha,con  i  m  mensa  strage  di  rus- 
si e  di  boiari.  Manomise  la  repubblica  di 
Pleskow,  in  cui  fiorivano  le  lettere  e  le 
arti,  abolendone  i  privilegi,  e  sostituen- 
dovi il  suo  potere  assoluto.  Narra  Rinal- 
di,che  Papa  Leone  X  mandò  Pisonenun- 
cio  apostolico  a  Sigismondo  I  per  paci- 
ficarlo coi  russi,  e  gli  die  incarico  di  pas- 
sare in  Russia  ad  invitare  Basilio  IV  a  ri- 
tornare coi  sudditi  alla  Chiesa,  e  ad  ab- 
bandonare gli  errori  de'Ioro  riti.  Il  nunzio 
mandò  un  messoaBasilio  1 V  pel  salvacon- 
dotto, onde  recarsi  da  lui,  ma  il  messo  fu 
barbaramente  annegato  nel  fiume,  onde 
Pisone  atterrito  restò  in  Polonia.  Piaccon- 
la  Gley,che  Leone  X  fece  rappresentare  a 
Basilio  IV,  ch'essendo  figlio  d'una  princi- 
pessa imperiale  greca,  Costantinopoli  era 
suo  retaggio  legittimo;  che  le  leggi  di  sana 
politica  gl'imponevano  di  far  la  pace  coi 
principi  cristiani, e  che  unendosi  con  que- 
sti contro  i  turchi, avrebbe  potuto  innal- 
zar la  Russia  al  più  alto  grado  di  poten- 
za; che  per  la  presa  di  Costantinopoli,  la 
chiesa  greca  trovandosi  senza  capo,  il  me- 
tropolitano russo  avrebbe  potuto,  qualo- 
ra si  unisse  alla  chiesa  romana,  essere  in- 
signito della  dignità  di  patriarca.  Basilio 
IV,  essendo  in  amichevoli  relazioni  colla 
Porla  ottomana,  die  risposte  evasive,  sen- 
za alcun  risultato.  Nel  BiilLcieprop.fi- 
de,  A  ppendix  1. 1 ,  p.  1 6,  leggo  una  lettera 
di  Leone  X,  de*  1 6  settembre  1 5 1 9  :  No- 
bili viro  Basilio  duci  Moscoviae^elRus- 
siae  prìncipi ,  gratiam  in  praesenlì  per 
quam  verità  te  agilità  gloria  m  oblineas  in 
futurum.  Con  questo  diploma  il  Papa  de- 
putò per  suo  nunzio  Zaccaria  vescovo  di 
Guardia,  per  trattar  con  Basilio  IV  la  con- 
versione de'russial  cattolicismo.  I  tarta- 
ri della  Tauride  e  di  Razao  neh  52 1  fe- 
cero una  terribile  scorreria  sino  a  Mosca, 
e  costrinsero  Basilio  IV  ad  umiliante  trat- 
talo. Spogliò  i  principi  degli  appannaggi 


RUS  791; 

di  RezaneSeweski,  gè  ne  impadronì  nel 
i523  e  li  fece  morire.  Più  tardi  ricevè 
un  legato  di  Clemente  VII  in  Mosca, con 
proporgli  la  guerra  de'  turchi,  e  la  riu- 
nione delle  due  chiese.  Basilio  IV,  senza 
spiegarsi,lorimandòinRomaconDmitri 
Gerasim  celebre  diplomatico,  che  vi  fu 
ricevuto  colla  maggior  distinzione.Novaes 
pretende  che  Basilio  I V  abbia  fatto  istanze 
a  Clemente  VII  per  a  vere  il  titolo  di  re,  ed 
aggiunge  che  le  ricevè  palernamenle,ma 
poco  dopo  morirono  Papa  e  principe.  Pa- 
re che  a  mediazione  di  Clemente  VII  e 
di  Carlo  V  imperatore, Basilio  I V  facesse 
tregua  con  Sigismondo  I.  Leggo  inoltre 
nella  Vita  di  s.  Pio  r,di  Catena,che  Cle- 
mente VII  mandò  a  Basilio  IV,  Deme- 
trio Erasmio  con  Paolo  Centurione  ge- 
novese (il  quale  anche  con  commenda- 
tizia di  Leone  X,  inutilmente  gli  propose 
l'apertura  d'una  comunicazione  commer- 
ciale con  rindostan,  pel  Volga,  pel  mar 
Caspio  e  per  l' Indo),  per  esortarlo  a  ri- 
conoscere la  chiesa  romana,  tacitamente 
promettendogli  di  concedergli  tulle  le  in- 
segne reali  e  di  farlo  coronare  re.  Che 
questo  era  il  desiderio  di  Basilio  IV  per- 
chè il  Papa  coronava  l' imperatore,  per 
antica  consuetudine.  Morì  Basilio  IV  nel 
i533  colla  taccia  di  avarissimo  e  crude- 
le; gli  successe  il  figlio  Ivan  IV  il  Terri- 
bile, il  Tiranno,  ili."  che  assunse  i  titoli 
di  Czar  e  di  Autocrate^  allorché  si  fece 
coronare  dal  metropolilanodi  Mosca, eoa 
grande  solennità.  Tutto  il  suo  regno  por- 
tò l'impronta  della  ferocia,  e  l'occuparo- 
no 3  grandi  oggetti:  l'intera  distruzione 
della  potenza  tartara,  per  cui  sottomi- 
se i  kan  di  Kazan,  d'  Astrakan  e  di  Ne- 
gai; l'umiliazione  della  Svezia  e  della  Po- 
Ionia;  la  riduzione  a  civiltà  de' suoi  sta- 
ti, col  movente  del  terrore.  Nel  i55i 
r  imperatore  Carlo  V  scrisse  una  lette- 
ra a  Giulio  III,  affinchè  facesse  ogni  suo 
sforzo  per  unir  le  chiese  greca  e  latina. 
Al  dire  di  Catena,  il  sovrano  de*  russi 
mandò  ambasciatori  a  Paolo  III  e  Giu- 
lio HI,  mostrandosi  di  voto  della  s.  Sede,  e 


!ì96  RUS 

cbiedendo  la  corona  reale,  e  che  sì  man* 
classerò  in  Russia  sacerdoti  e  artisti,  fa- 
cendo diverse  offerte.  Inoltre  Catena  di- 
ce che  s.  Pio  V  commise  a  mg.r  Portico 
nunzio  di  Polonia  istruzioni  per  trasfe- 
rirsi in  Moscovia,  per  indurre  lo  czar  al- 
la guerra  contro  il  turco,  entrando  nella 
lega  che  stava* trattando,  e  di  fargli  co- 
noscere, che  dovendo  egli  render  conto 
a  Dio  di  tutte  le  anime  commesse  al  go- 
verno di  s.  Pietro,  voleva  sapere  se  nu- 
triva que'sentimenti  esternati  ai  prede- 
cessori, che  avrebbe  mandato  predicato- 
ri e  vescovi,  per  insegnare  la  sincerità  del- 
la fede  che  la  chiesa  romana  avea  sino 
da  s.  Pietro  creduta  e  propagata,  essendo- 
le slato  concesso  da  Gesù  Cristo  di  non 
poter  mai  errare.  Inoltre  gì'  ingiunse  di 
rischiarare  i  dubbi,  se  glieli  avesse  fatti, 
sul  primato,  sul  purgatorio, sulla  proces- 
sicene dello  Spirito  santo,  e  su  altri  errori 
de'greci.  Il  prelato  Portico  carleggiò  cogli 
ambasciatori  dello  czar,  essendo  loro  vie- 
tato l'abboccarsi,  e  ch'erano  distanti  da 
lui,  che  risiedeva  in  Varsavia,  circa  due 
miglia.  Ma  fatta  relazione  a  s.  Pio  V  del- 
la fierezza  de'russi,  il  Papa  non  volle  sa- 
perne altro.  Frattanto  nel  i  SyS,  montato 
sul  trono  di  Polonia  il  valoroso  re  Stefa- 
no, collegatosi  colla  Svezia,  cacciò  i  russi 
dulia  Livonia,  ed  occupò  parte  della  Rus- 
sia. Oltrea  ciò  apprendo  dal  p.  Theiner,  e 
dalNovaes  nella  Storia  di  Gregorio  XIII, 
che  re  Stefano  non  solo  preparò  la  riunio- 
ne di  Kiovia  all'unità  cattolica,  ma  ab- 
battè la  possanza  dello  czar,  e  scaltramen- 
te assicurato  da  lui  di  riunirsi  col  suopo- 
polo  alla  8.  Sede,  concluse  la  pace  e  rinun  - 
'/io  al  conquisto  della  Russia.  11  celebre  e 
dotto  P.  Antonio  Possevino  gesuita,  ri- 
tornato in  Roma  dalla  legazione  di  Sve- 
zia (y.)i  fu  perciò  da  Gregorio  XIII  spe- 
dito in  Russia  e  Polonia  nunzio  apostoli- 
co.Dappoichè  Ivan  IV, temendo  i  progres- 
si delle  armi  di  re  Stefano,  nel  1 58 1  era- 
si rivolto  al  Papa,  affinchè  colla  sua  auto* 
lilà  s' interponesse  per  la  pace  che  il  re 
rinulava,a  tale  effetto  supplicandolo  man- 


RUS 

dargli  un  nunzio.  Gregorio  XIII  si  avvi- 
de che  le  miredello  czar  erano  fondate  so- 
pra umani  interessi;  nondimeno  credendo 
debito  di  sua  pastoral  cura  il  cercare  le 
pecorelle  smarrite,  vi  spedì  il  p.  Possevi- 
no per  tentare  in  Russia  la  riduzione  di 
principe  e  popoli  alla  vera  religione,  for- 
nendolo del  necessario  viatico,  con  facol- 
tà spirituali,  e  brevi  apostolici  per  lo  czar 
e  per  la  moglie  czarina  Anastasi,i  con  ric- 
chi doni,  ed  un  trasunto  fedele  del  con- 
cilio generale  di  Firenze,  ove  si  uaì  la 
chiesa  greca  alla  latina.  11  p.  Possevino 
giunto  in  Polonia  e  in  Mosca  ,  fu  accolto 
con  distinzione;  concluse  la  bramata  con- 
cordia ,  persuadendo  re  Stefano  ad  eva- 
cuar le  piazze  che  avea  occupato  in  Rus- 
sia, e  lo  czar  a  restituire  alla  Polonia  quan- 
to possedeva  in  Lituania,  ove  fu  ristabili- 
ta la  fede  cattolica  e  i  vescovi.  Il  p.  Pos- 
sevino si  trattenne  due  anni  alla  corte  di 
Mosca,  ov'ebbe  con  Ivan  IV  molte  impor- 
tanti conferenze  ,  le  quali  dimostrarono 
non  meno  la  saviezza  del  nunzio,  che  la 
purità  del  procederee  delle  intenzioni  del- 
la s.  Sede  in  questa  negoziazione.  Nelle 
conferenze  collo  czar, ed  a  sua  domanda, 
egregiamente  gli  spiegò  il  p.  Possevino, 
perchè  il  Papa  si  fa  portare  in  Sedia  ge- 
statoria (/^.),  perchè  porta  la  croce  sulle 
Scarpe  (^.)esi  fa  Baciare  il  piede  (^.), 
e  sopra  altri  punti  che  gli  mosse  questio- 
ne. Quantunque  gli  uffìzi  e  le  sollecitudi- 
ni del  nunzio,non  avessero  l'esito  sperato 
per  rapporto  all'unione,  tuttavolta  giova- 
ronodi  molto  la  religione  cattolica. Ivan 
IV  concesse  il  libero  esercizio  del  culto  a 
tutti  i  forestieri  cattolici,  che  volessero  di- 
morare o  domiciliarsi  in  Russia,  a  cagio- 
ne di  commercio o  di  altri  affari,  siccome 
pure  ai  sacerdoti  che  li  accompagnasse- 
ro. Il  Papa  ne  rese  le  grazie  allo  czar,  con 
lettera  del  i.°  ottobre  i582.  Il  p.  Posse - 
vino,  dell'esito  di  questi  affari,  e  de'costu- 
mi  e  riti  della  nazione  moscovita,  scrisse 
un  commentario  intitolato:  Moscovia.Sì 
stampò  nel  1 586  in  Vilna,  nel  1 587  in  An- 
versa e  in  Colonia,  nel  1596  iu  Mantova, 


RUS 
e  altrove.  Il  p.  Possevino,  co*  mezzi  che 
gli  somministrò  Gregorio XI II [F.)^  fon- 
dò vari  celebri  collegi  nella  Lituania  e  nei 
confini  della  Russia,  che  divennero  fecon* 
di  seminari  di  virtù  e  di  dottrina,  pe'ru- 
teni  e  moscoviti.  Quest'ancora  fu  un  mez- 
zo che  agevolò  alla  Russia  polacca  il  ri- 
torno al  cattolicismo,  che  si  effettuò  col- 
la sola  convinzione  della  verità,  senza  al- 
cuna violenza  de'  re  e  vescovi  polacchi. 
Gregorio  XIII  ebbe  inoltre  la  gloria  di 
riformare  il  Calendario  (di  che  trattai  pu- 
re ad  Anno,  a  Ciclo  e  ne'di versi  altri  a- 
naloghi  articoli),  che  fu  abbracciato  da 
tutte  le  nazioni,  tranne  i  russi.  A  Era  di 
Costantinopoli  notai,  che  la  seguirono  i 
russi  sino  a  Pietro  I,  il  quale  sostituì  VE- 
va  crisliana ^coWa  differenza  che  rimarcai 
a  Calendario,  poiché  seguono  il  calenda- 
rio Giuliano.  Imperocché,  pubblicata  ap- 
pena daGregorioXlIIneli  582  la  riforma 
dell'anno  Giuliano,  ossia  correzione  della 
riforma  fatta  da  Giulio  Cesare  al  Calen- 
dario, che  il  mondo  dotto  avea  tanto  de- 
siderata, non  fu  ammessa  né  accettata  dai 
protestanti  di  Germania,  dagli  svedesi, 
dagl*  inglesi  e  dai  russi.Nondimeno  i  pro- 
testcmti  l'accettarono  poi  nel  1 700,  la  Sve- 
zia nel  17  12,  l'Inghilterra  nel  1752.  La 
Russia  perseverò  e  continua  tuttora  nel- 
l'antica costumanza,  proseguendo  a  fare 
uso  dell'intercalazione  Giuliana,  per  cui 
contano  1 2  giorni  di  meno  in  paragonedei 
cattolici;  giacché  all'  errore  di  io  giorni 
corretto  da  Gregorio  XIII,  siaggiunse  poi 
l'altro  errore  di  due  altri  giorni,  per  es- 
sersi da  essi  fatti  Bisestili  gliannii70o  e 
1800,  che  da  noi  si  fecero  comuni.  Di  qui 
derivò  l'uso  che  hanno  i  russi  di  segnare  i 
giorni  col  vecchio  e  col  nuovo  stile  quando 
scrivonoagli  stranieri,  per  esempio:  1 7/29 
ottobre,  il  17  relativo  al  vecchio  stile,  il 
29  al  nuovo  ossia  alla  correzione  Grego- 
riana. L'ostinazione  de'soli  russi  all'anti- 
co  sistema,  deriva  dalla  contrarietà  della 
loro  chiesa  e  clero  verso  l'autoredel  nuo- 
"Vo,  chefu  un  Pontefice  romano  supremo 
capo  della  chiesa  caltohca.  Quanto  ai  la- 


RUS  297 

tini  e  ruteni  cattolici,  egualmente  tra  lo- 
ro é  inusofindaIi78i  il  calendario  Giu- 
liano, per  connivenza  pontificia.  Sotto  il 
regno  d'Ivan  IV  si  aprirono  le  prime  re- 
lazioni di  commercio  con  l'Inghilterra  e 
le  Provincie  interne  della  Russia,  perchè 
l'astuta  reginaElisabetta  accarezzò  lo  czar 
col  titolo  d'imperatorey  cui  tutte  le  altre 
))otenze  d'Europa  contesero  anche  ne'suc- 
cessori  e  inclusivamenle  a  Pietro  1.  Inau- 
dite sono  l'atrocità  commesse  da  Ivan  IV, 
(  d  in  un  eccesso  di  collera  giunse  ad  uc- 
cidere di  propria  mano  il  primogenito 
che  teneramente  amava.  Mentre  era  ab- 
battuto dal  dolore,  Jermak  alla  testa  d'un 
pugno  di  cosacchi  scopri  la  Siberia  e  ne 
incominciò  il  conquisto.Introdusse  lo  czar 
la  stampa  ne'suoi  stati,  aprì  nuove  stra- 
de e  mercati  agli  stranieri,  fece  aprire  un 
tempio  luterano  a  Mosca,  fu  quasi  sul  pun- 
to di  abbracciar  la  Confessione  d' A ugU' 
sta  (F-),  morendo  nel  1 584-  Il  figlio  Fé- 
doro  Teodoro  I  gli  successe,e  presa  in  mo- 
glie Irene  sorella  di  Boris  Godunow,  que- 
sti s' impadronì  del  potere  e  regnò  sotto 
il  suo  nome,  governando  con  crudeltà 
chiesa  e  reame.  A  Kiovia  toccai,  come  nel 
1089  il  patriarca  di  Costantinopoli  Ge- 
remia essendosi  portato  a  Mosca,  fu  dallo 
czar  pregalo  a  restare  ne'suoi  stati,  ma  ri- 
cusò; egli  era  successore  agli  scismatici 
e  indegni  suoi  predecessori,  divenuti  pa- 
triarchi per  turpitudini  e  per  l'oro  che 
profondevano  alle  sultanine  del  serraglio, 
quindi  baciavano  la  mano  al  gran  sulta- 
no de'turchi,  e  nel  chiedergli  la  conferma 
della  dignità ,  gli  presentavano  un  rag- 
guardevole tributo  d'oro.  Così  la  sede  pa- 
triarcale di  Costantinopoli  fu  disonorata 
da'suoi  patriarchi,  ed  avvilita  dal  cumu- 
lo delle  loro  iniquità,  onde  divenne  og- 
getto di  obbrobrio,  di  disprezzo,  di  scan- 
dalo ai  fedeli,  come  riporta  la  storia  ed 
accenna  il  p.  Theiner.  11  patriarca  Gere- 
mia essendo  in  Mosca,  ad  onta  della  ri- 
pugnanza de'suoi  compagni  il  metropoli- 
ta di  Monembasia  e  il  vescovo  d'Eiisson, 
si  lasciò  accalappiare  dagli  astuti  maneggi 


2-93  R  U  S 

di  Boris,  quindi  conferì  in  un'assemblea 
di  vescovi  della  regione  la  dignità  patriar- 
cale <li  tutta  la  Russia  al  nuovo  metropo- 
lita Giobbe  già  arci  rescovodi  Piostow,  in- 
tieramente ligio  al  prepotente  arbitro  del 
regno.  Che  questi  o  lo  czar  piuttosto  che 
Geremia  ebbero   la  parte  principale  in 
quest'azione,  lo  dimostra  quanto  fece  Fe- 
dor  o  Teodoro  I  nella  melropoliiana  dei 
Kremlino  di  Mosca,  ove  dopo  la  consa- 
grazionefaliada  Geremia  di  Giobbe,  tra 
la  messa  solenne  impose  al  2.°  l'abito,  le 
insegne  di  sua  nuova  dignità,  il  pastora- 
le e  la  mitra, dicendo;  Santissimo  padre, 
degnissimo  patriarca,  padre  di  tutti  i  pa- 
dri, i ."  vescovoe  patriarca  di  tutta  la  Rus- 
sia, diWladimiria,di  Mosca, ce.  vi  coman- 
do e  nolifìcoche  voi  dobbiateaver  la  pre- 
minenza su  tutti  i  vescovi  e  portare  in  av- 
venire l'abito  di  patriarca,  il  berretto  di 
vescovo  e  la  grand'infula  (  Klabuck  ),  ed 
essere  onorato  in  tutto  il  mio  regno  come 
patriarca  e  fratello  degli  altri  patriarchi. 
Lo  czar  e  Boris  dierono gran  somme  a  Ge- 
remìa, per  aver  comunicato  alla  Russia 
sì  grande  onore  e  privilegio,  che  solo  sot- 
toscrissero i  vescovi  vili  cortigiani  diGere- 
mia  compri  coi  doni.  Tornato  a  Costan- 
tinopoli per  insistenza  di  Boris,  in  un  si- 
nodo dell 593  Geremia  confermò  l'ere- 
zione del  nuovo  patriarcato  della  chiesa 
russa,  ad  onta  della  forte  resistenza  che 
trovò  in  altri  vescovi, che  vedevano  il  dan- 
no che  proveniva  da  tale  indipendenza  al- 
ia sedeCostantinopolitana.  Ad  eccezione 
de'monaci  e  del  clero  inferiore,  nel  sino» 
do  comparve  il  soloambiziosoMelezio  pa- 
triarca d'Antiochia,  cli'era  pur  vicario  dei 
patriarcati  d'Alessandria  e  Gerusalemme, 
oltre  Gregorio  ambasciatore  russo,  e  in- 
fluentissirao  al  sultano.  Anche  in  Russia 
si  diede  poca  validità  al  novello  patriar- 
cato, poiché  nel  1 6 1 9  si  riputò  necessario, 
mediante  l'oro,  di  farlo  confermare  da 
Teofìlo  di  Gerusalemme  venuto  a  Mosca, 
Nel  concentrarsi  la  poteslkecclesiasticadi 
Russia  nelle  mani  d'  un  solo  che  dipen- 
deva dal  capriccio  dei  regnante,  maDdò 


RUS 
in  rovina  l'indipendenza  e  l'autorità  del- 
l'episcopato russo,  il  quale  in  diverse  e- 
poche  avea  difeso  eziandio  col  sagrifizio 
della  vita,  gl'interessi  dell'infelice  e  tiran- 
neggiato popolo,  contro  la  crudeltà  dei 
suoi  sovrani,  riproducendone  le  tante  de- 
plorabili prove  il  p.Theiner.  Inoltre aRio- 
vumeglio  narrai,  che  in  quel  tempo  n'e- 
ra metropolita  Michele  Rahosa,che  non 
volendo  ubbidire  a'patriarchi  di  Russia  e 
di  Grecia,  Giobbe  e  Geremia,  ne  soffrire 
di  più  le  loro  vessazioni  orgogliose  e  ti- 
ranniche, co' vesce  vi  di  sua  metropoli  for- 
malmente si  sottoposero  all'  ubl3Ìdienza 
delia  s.  Sede  nel  1593,  e  Clemente  Vil( 
ebbe  la  consolazione  di  riunire  alia  chie- 
sa cattolica  la  greca  rutena,  sotto  le  me- 
desime condizioni  dello  stabilito  nel  con- 
cilio di  Firenze  ;  lasciando  loro  il  Papa 
lutti  i  riti  e  ceremonie  non  opposti  ai 
dommi  cattolici,  e  confermò  tutti  i  privi- 
legi de'  medesimi  ruteni.  Sono  commo- 
venti ed  edificanti  tutti  gli  atti  che  ripro- 
dusse il  p.  Theiner,  tratti  da  quelli  com- 
pilati dai  cardinal  Baronio  d'  ordine  di 
Clemente  ViII,^e  Rulhenis  etc,  pubbli- 
cati in  Roma  nel  1597. Clemente  Vili  e- 
ternò  questo  felice  avvenimento  colla  boi- 
la  Magnus  Dominus  et  laudabili s,  presso 
il  Bull.  Rom.  t.  5,  par.  2,  p.  87, clie  ral- 
legrò la  Chiesa  universale.  Quindi  scop- 
piarono le  più  crudeli  persecuzioni  dei 
clero  russo  contro  il  ruteno  greco-unito. 
Fedor  I  fu  l'ultimo  della  dinastia  di  Ru- 
rik,  e  non  senza  sospetto  di  veleno  mo- 
rì nel  1598. 

Boris  Godunow  che  avea  regnalo  sot- 
to il  debole  cognato,  erasi  procurato  lut- 
ti i  mezzi  per  salire  dopo  di  lui  sul  tro- 
no, liberandosi  de'  boiardi  che  gli  da- 
vano ombra,  tolto  di  mezzo  Dmitri,  fra- 
tello di  Fedor  I,  e  avvelenato  questo  an- 
cora, si  fece  pregare  per  accettare  la  co- 
rona. RalTermato  nei  potere  l'usurpatore, 
non  regnò  senza  energia  ne  senza  saviez- 
za; ma  vide  i  suoi  stati  percossi  dalla  pe- 
ste e  dalla  fame,  e  per  colmo  di  sventura 
certo  Gregorio  OlrepielF  di  Gaiitch  già 


RUS 
monacOjprofìttanclo  della  somiglianza  che 
avea  con  l'ucciso  Dniitri,  volle  salire  al 
trono  sostenuto  dal  voivoda  di  Sandoinir. 
Boris  marciò  contro  di  lui,  ma  passatele 
sue  truppe  nel  campodel  supposto  Dmi- 
tri,neli6o5  si  avvelenò.  Il  lìglio  di  que- 
sti Fedor  II  Godunow  lottò  poco  tempo 
coU'imposlore,  in  favore  del  quale  il  po- 
polo erasi  altamente  dichiarato.  Fiero  il 
sedicente  Dmitri  de'  lieti  successi,  entrò 
trionfante  in  Mosca,  e  fu  acclamalo  czar 
di  Russia.  Si  fece  dar  nelle  mani  Fedor  II, 
e  l'immolò  tosto  alla  sua  ambizione.  La 
vedova  d'Ivan  IV  pure  restò  ingannala, 
e  lo  riconobbe  per  figlio.  Comunque  sia 
di  lui,  se  avessegovemato  con  prudenza, 
avrebbe  conservato  lo  scettro,  e  forse  l'a- 
vrebbe tramandato  a*  suoi  discendenti; 
ma  essendo  più  inclinato  agli  uside'suoi 
polacchijChe  a  quelli  de'russi, mostrò  poco 
rispetto  pel  rito  grecoe  pel  patriarca:  que- 
sto disprezzo  fece  insorgere  il  popolo,  si 
formò  un  partilo  contro  di  lui,  e  si  deli- 
berò d'innalzareal  trono  Basilio  V  Suzkio 
Chuskoi,  discendente  dagli  antichi  sovra- 
ni per  parte  di  donna,  e  provocatosi  un 
tumulto,  il  finto  Dmitri  fu  trucidato  nel 
1606,  e  Basilio  V  acclamato  czar,  depo- 
se il  patriarca  ed  elesse  altro  per  farsi  co- 
ronare, prevenendo  i  grandi  dell'impero, 
i  quali  aveano  divisalo  di  convocare  una 
elezione  per  conservarsi  il  diritto  di  dare 
la  corona  all'estinguersi  della  dinastia  re- 
gnante, laonde  il  malcontento  fu  genera- 
le. Insorse  un  altro  che  si  disse  I'  ucciso 
e  formò  de' partigiani, sostenuto  dai  po- 
lacchi e  dalla  moglie  dell'assassinato,  che 
lo  sposò.  BasilioV  ebbe  aiuto  dagli  svede- 
si, poi  cadde  in  potere  de'polacchi,che  do- 
po l'assedio  di  Mosca  nel  16 IO  l'obbliga- 
rono ad  abdicare,  mentre  i  tartari  uccise- 
ro l'altro  creduto  Dmitri.  Altri  pure  ne 
presero  il  nome,  forse  uno  di  questi  o  dei 
precedenti  fu  quello  di  cui  parla  Bzovio 
nella  vita  di  Paolo  V,  dicendo  che  il  p. 
Andrea  Lavicio  gesuita  l'avea  convertito 
al  cattolicismo.  Allora  la  reggenza  di  Mo- 
sca fu  offerta  a  Wladislao  di  Polonia,  fi- 


RUS  299 

gliodel  re  Sigismondo  III,e quella  di  Nov» 
gorod  a  Carlo  Filippo  figlio  del  re  di  Sve- 
zia, ciò  che  aumentò  in  Russia  le  turbo- 
lenze, e  cadde  nell'anarchia  e  nel  disor- 
dine, finche  il  principe  Poyarski,  secon- 
dato da  un  monaco,  riuscì  nel  1 6 1 3  a  far 
acclamareMicheleFederowitzRomanow, 
della  razza  di  Rurik.  Era  figlio  del  metro- 
polita di  Rostow  Fedor,  il  quale  Boris  a- 
vea  costretto  a  farsi  monaco,  e  la  moglie 
a  rendersi  religiosa,  e  che  godeva  mol- 
ta considerazione  in  Russia.  Michele  fu 
consagrato  a  Mosca,  e  prima  sua  cura  fu 
di  riconciliare  la  Russia  con  la  Polonia 
e  la  Svezia;  ma  con  questa  ricominciò  la 
guerra  per  ritenereToccupato  nell'inter- 
regno, finché  colla  mediazione  di  alcune 
potenze  si  pacificarono  lo  czar  e  Gustavo 
Il  Adolfo  nel  16 16.  Però  Michele  gli  do- 
vè cedere  l'ingria,  la  Cardia,  altri  paesi, 
e  rinunziare  alla  Livonia.  Non  polè  ri- 
prendere Smolensko  dai  polacchi,  i  quali 
anzi,  invase  le  Provincie,  provocarono  i  co- 
sacchi del  Don  a  entrare  nella  RussiaBian- 
ca,  che  posero  a  ferro  e  fuoco,  poco  man- 
cando a  Sigismondo  III  di  prendere  Mo- 
sca; indisi  fece  la  pace.  Fedor  padre  dello 
czar  fu  innalzalo  a  patriarca  e  capo  del- 
la chiesa  russa.  A  lui  si  attribuiscono  le 
saggie  provvidenze  che  fece  suo  figlio  per 
rialzar  la  Russia,  oppressa  fino  allora  da 
tante  sciagure.  Michele  chiamò  nel  suo 
esercito  uffiziali  stranieri,  sebbene  amasse 
la  pace,  ed  avrebbe  resa  fiorente  laRus- 
sia  se  avesse  regnalo  più  a  lungo.  Sotto  il 
regno  di  questo  czar  il  metropolita  rute- 
no cattolico  Giuseppe  VelaminRudski  fu 
tutto  zelo  per  l'unione,  e  colle  sue  inde- 
fesse fatiche  giunse  a  tanto,  che  quasi  tut- 
ti i  ruteni  non  per  anco  uniti  l'accettaro- 
no, e  solamente  pochi  rimasero  nello  sci- 
sma :  Urbano  Vili  chiamò  sìgrand'uo- 
nio,  {'Atanasio  della  Russia,  e  {'Atlante 
dell'  unione.  Ebbe  però  a  sostenere  incre- 
dibili ingiurie  dagli  scismatici,che  più  vol- 
te gii  tesero  insidie  alla  vita;  e  non  po- 
tendo di  più,  sfogarono  la  loro  sanguino- 
sa sete  nel  pio  suo  amico,  l'innocente  b. 


3oo  RUS 

Giosafatte  (»»<•  parlai  anche  nel  voi.  IV, 
p.  1 8 1  )  Runciecewicz  martire,  principe  e 
nrcivescovodi  Polosko  :  trafissero  Tuonio 
santissimo  a  culpi  di  spiedi  e  di  pugnali 
nel  proprioletto,  ove  dopo  più  ore  di  crU* 
deli  spasimi  gli  troncarono  pure  il  capo 
con  un'accetta,  trascinandone  il  cadavere 
])er  le  strade  i  popi  ed  altri  crudeli,  get- 
tandolo poi  nel  JXieper.  La  santa  spoglia 
lisplendette  nelle  onde  miracolosamente, 
e  con  solenne  pompa  fu  portata  alla  cat- 
tedrale, facendosi  glorioso  il  suo  sepolcro 
j)er  molti  prodigi.  Lo  czar  Michele  mori 
iieli645,dopo  aver  stabilito  sui  trono  rus« 
f.o  la  dinastia  de'Romanow.  Gli  successe 
Alessio  Michelovitz suo figliOjche  die  pro- 
ve di  vigore  e  capacità.  Fece  la  guerra  ai 
poUcchi,  ricuperòle  piazzeeprovincie  lo- 
ro cedute,  poi  la  rivolse  contro  la  Svezia. 
]n  seguito  da  principe  illuminato  si  de- 
dicò alla  prosperità  de'suoi  stati;  fece  tra- 
durre in  russo  un  compendio  di  varie 
scienzie;  raccolse  e  fece  slampare  le  leggi 
dell'impero;  introdusse  molte  manifattu- 
re, aggiunse  due  borghi  a  Mosca,  fece  dis- 
sodare parecchi  vasti  deserti;  formò  il  di- 
segno d'mlrodurre  flotte  sul  mar  Nero  e 
sul  Caspio ,  e  mandò  in  Olanda  per  co- 
struttori di  vascelli.  Fu  il  i.°  czar  che  si 
pose  in  non  interrotta  corrispondenza  col- 
le principali  potenze  d'Europa:  tenne  cor- 
te magnifica,  e  armata  numerosa  che  op- 
pose alla  formidabile  ribellione  de'cosac- 
chi  del  Don.  Chiamandolo  il  gran  sulta- 
no ospodaro  cristiano,  raentr'egli  s'inti- 
tolava re  di  tutto  l'uni  verso,  lo  czar  irri- 
tatogli rispose  acremente.  Intanto  volen- 
do indurre  i  principi  cristiani  a  far  lega 
contro  i  turchi,  nel  1673  sped\  in  Roma  a 
ClementeX,  Paolo Nanesio  cavaliere  scoz- 
zese naturalizzato  russo, che  dicesi  ricusò 
di  baciare  il  piede  al  Papa.  Gli  doman- 
dò in  nome  d'Alessio,  di  riconoscerlo  co- 
me czar,  e  di  soccorso  contro  gli  ottoma- 
ni. Ma  l'ambasciatore  altro  non  ottenne, 
clieunosplendidotrattamentonelsuosog- 
giorno,  e  copiosi  doni,  non  senza  qualche 
prouìessa.  Dipoi  Alessio  per  la  diversio- 


RUS 
ne  che  operò  in  Turchia,  contribuì  a'no- 
labili  vantaggi  riportati  dal  redi  Polonici 
Giovanni  III,  invece  del  quale  a  vea  pro- 
posto suo  figlio  a  quel  trono,  offrendo  di 
riunire  la  Russia,  ma  non  furono  accolte 
le  sue  proposizioni ,  che  anzi  i  polacchi 
s'impadronirono  dell' Ukrania.  Terminò 
di  vivere  nel  1676,  e  Fedor  IH  Alessio- 
witzsuo  primogenito  chegli  successe,  di 
belle  qualità,  per  la  sua  debole  salute  non 
potè  svilupparle.  Nondimeno  segnalò  il 
suo  regno  per  diversi  tratti,  che  gli  pro- 
cacciarono la  pubbhcariconosceaza,e  mo- 
ri nel  1 682  senza  prole.  Gli  successe  il  fra- 
tello Ivan  V,egualmente  per  sanità  debo- 
le e  non  atto  a  regnare,  per  cui  i  grandi 
si  adunarono,  lo  esclusero  dal  tronoevi 
elevarono  il  fratello  minore  Pietro  I  il 
Grande  d\  i  o  anni,  ma  che  già  annunzia- 
va il  carattere  di  cui  il  suo  lungo  e  me- 
morando regno  porta  l'impronta;  Nata- 
lia 2."  mogliedelloczarfu  incaricata  della 
reggenza.  Ma  la  principessa  Sofia  sorella 
de'cza  ri, che  sperava  di  regnare  sotto  il  no- 
me d'Ivan  V,  offesa  del  disprezzo  di  cui 
questo  suo  fratello  era  divenuto  oggetto, 
suscitò  tra  la  guardia  degli  strelitzi  una 
rivolta, con  la  quale  gli  riuscì  di  far  eleg- 
gere Ivan  V  e  Pietro  I  czari  congiunta- 
mente, divenendo  essa  nel  1686  correg- 
gente, ed  esercitò  il  potere  con  vigore.  Nel 
1689  Pietro  I  divenuto  adulto  scosse  il 
giogo  della  sorella,  disperse  e  trucidò  i 
suoi  partigiani,  e  la  pose  in  un  monastero, 
ove  morì  nel  1704.  Ad  Ivan  V  restò  il 
solo  titolo  di  czar,  tranquillo  per  l'afl'etto 
che  portava  al  fratello  e  per  la  sua  inca- 
pacità, e  finaitnente  morì  neliGgG.  Re- 
stato solo  Pietro  I  nell'impero,  cominciò 
la  serie  di  quelle  magnanime  azioni,  che 
già  in  gran  parte  celebrai  di  sopra,  e  che 
portò  la  Russia  a  grande  possanza.  Egli 
fu  il  creatore  della  civiltà  russa,  l'autore 
degli  avvenimenti  eclatanti  del  suo  regno, 
fra  i  quali  l'abolizione  della  dignità  pa- 
triarcale di  Mosca,  e  la  dichiarazione  di 
se  stesso  in  capo  e  autocrate  della  chiesa 
russa;  da  quella  città  trasportò  la  sede 


RUS 
dell'inipero  a  Pielrolfurgo  {^.)  da  luie- 
difìcata.  Dice  il  p.  Tlieiner,  che  niun  re- 
gnante della  Russia  desiderò  con  volon- 
tà più  sincera  e  ferma,  né  con  più  forte 
persuasione  e  perseveranza  la  riunione 
della  chiesa  russa  colla  romana  ,  quanto 
Pietro  I.  All'acume  della  sua  vasta  mente 
non  potevano  sfuggire  i  vantaggi,  che  ne 
sarebbero  derivati  alla  coltura  religiosa, 
scientifica  e  civile  della  Russia.  Fin  da 
quando  salì  al  trono  lasciò  scorgere  que- 
sto suo  pensiere  prediletto,  e  non  ommi- 
se  industria  per  mandarlo  ad  effetto.  E- 
gliavea  una  predilezione  pel  cattolicismo, 
e  la  manifestò  qualunque  volta  glie  se  ne 
presentò  l'occasione.  L'ignoranza  e  lo  spi- 
rito di  setta  che  aveano  penetrato  e  in- 
fetta la  chiesa  russa  sino  al  midollo,  gli 
destavano  orrot  e.  Ne'suoi  proponimenti, 
Pielrol  fu  confortato  dall'imperatoreGiu- 
seppe  I,  ed  a  sua  richiesta  concesse  libe- 
ro esercizio  di  religione  a'  cattolici  latini, 
e  licenza  di  poter  costruire  in  Mosca  leg- 
giadra e  ampia  chiesa  di  pietra,  che  sino 
allora  non  era  stato  loro  consentitoche  un 
piccolo  oratorio  di  legno.  Per  richiama- 
re i  monaci  russi  dalla  mollezza  alle  vir- 
tù religiose,  e  propagar  le  scienze  nel  cle- 
ro e  nel  popolo,  fece  venire  ne'suoi  stali 
i  cappuccini  ed  i  gesuiti,  e  die  loro  libertà 
e  agio  d'intendere  all'esercizio  di  loro  vo- 
cazione. Ambedue  questi  benemeriti  or- 
dini regolari  ottennero  di  poter  erigere  in 
Mosca  case  di  missioni,  dalle  quali  prov- 
vedere  agli  spirituali  bisogni  de'cattolici 
di  tutto  il  regno.  I  gesuiti  si  acquistarono 
colie  loro  virtù  e  sapere  la  grazia  e  l'a- 
more dello  czar, cui  volle  affidati  all'edu- 
cazione delle  lettere  e  ai  buoni  costumi  i 
giovanetti  delle  più  nobili  famiglie  de'suoi 
slati.  Quando  il  patriarca  Adriano  nel- 
l'adunanza  de' vescovi  convocata  apposta 
in  Mosca  per  far  argine  alla  dilatazione 
del  cattolicismo,  ardì  in  presenza  ezian- 
dio de'boiari  e  principi,  di  rampognarlo 
di  tanta  tenerezza  pe' gesuiti ,  perchè  in 
breve  tempo  que'giovani  sarebbero  dive- 
nuti cattolici,  Pietro  I  ne  rintuzzò  l'au* 


RLS  3oi 

dacia,  confuse  e  fece  in  pubblico  arrossi- 
re. Gli  disse,  che  la  gelosia  di  sì  ottimi 
religiosi  metteva  il  fiele  nel  suo  cuore  e 
labbra»»  poiché  voi  altri  bufali  non  v'in- 
tendete affatto  per  nulla  di  ammaestra- 
re,la  gioventù  -.abbraccino  pure  col  tem- 
po i  miei  nobili  e  giovani  paggi  la  reli' 
gione  cattolica;  ben  per  essi,  io  me  ne  al- 
legrerò di  tutto  cuore".  Inoltre  Pietro  I 
in  generale  favorì  di  molto  lemissioni  cat- 
toliche, e  permise  a'misslonari  che  anda- 
vano nella  Cina  e  altri  lontani  paesi,  il 
libero  passas^giope'suoi  stati;  fece  accom- 
pagnare il  Tournon,}po\  cardinale,  nella 
Cina,  e  presentare  dal  suo  ambasciatore 
in  Pekino  all'imperatore,  e  lo  tenne  nella 
protezione  russa,  giovandosi  di  quel  pre- 
lato ne'suoi  interessi  col  celeste  impero. 
Stimolato  dagl'imperatori  Leopoldo  I  e 
Giuseppe  I,  lo  czar  si  pose  in  diretta  re- 
lazione colla  s.  Sede,  e  caldeggiò  la  riu- 
nione del  suo  reame  colla  chiesa  cattoli- 
ca. Nel  1698  trovandosi  in  Venezia  (forse 
meglioin  Vienna  ove  fu  accolto  magni  fi - 
camente)volea  recarsi  aRoma  per  trattar- 
la col  Papa  e  visitar  la  tomba  di  s.  Pietro, 
ma  per  la  nuova  sollevazione  degli  slre- 
litzi  fu  obbligato  senza  indugio  a  torna-' 
re  in  Mosca.  Non  pertanto  egli  continuò 
a  proteggere  la  religione  cattolica,  anche 
in  mezzo  a'torbidi  e  disastrose  cure  cl»e 
lo  gravarono;  in  suo  nome  nel  1706  fe- 
ce scrivere  una  lettera  a  Clemente  XI,  dal 
principeAlessandroMen/ikow  SUOI. "mi- 
nistro favorito  e  duce  dell'esercito,  in  cui 
diede  le  più  belle  promesse  in  favore  par- 
ticolarmente del  p.  EliaBroggio  gesuita 
procuratore  delle  missioni  di  Moscovia  : 
nella  lettera  è  rimarchevole  questa  inti- 
tolazione :  Ss.  Domino  D.  Clementi  XI 
divina  providentia  Pontifici  Romano^  Pa- 
tri ac  pastori  Romanae  ecclesiae  univer- 
sali. 11  Papa  rispose  poi  con  pontificio 
breve,  riportato  nella  sua  raccolta,  con 
parole  di  sommo  gradimento  pel  pubbli- 
co e  libero  esercizio  del  cattolicismo  che 
avea  inteso  permesso  nella  monarchia 
russarlo  unp  alle  fondazioni  in  Mosca  dei 


3oì  K  U  S 

con  vento  de'cappucci  ni,  e  della  casa  e  col . 
legio  con  scuole  de'gesuili  per  educai  la 
jjiovenlù,  pregando  Pietro  I  a  continua- 
re la  sua  prelezione  verso  i  cattolici;  ed 
a  tale  effetto  scrisse  pure  al  redi  Polonia, 
perchè  li  raccomandasse  allo  czar.  Que- 
sti nel  1707  mandò  in  Ron)a  splendida 
ambasceria  col  principe  BorisioKurakin 
c!  parecclii  illuslri  personaggi,  tra  i  quali 
il  prode  generale  Sczeremetef  carissimo 
allo  czar,cheabbracciarono  la  fede  catto- 
lica, e  tornati  in  Mosca  furono  lodati  dal- 
l'imperatore. Clemente  XI  che  avca  trat- 
tatonobilmenleecon  amorevolezza  l'am- 
basceria, a  lutti  donbdivozionali,  col  det- 
to breve  de' 18  ottobre  1707.  Indi  il  Pa- 
pa nel  i  7 1 2  impegnò  l'imperatore  Carlo 
VI  a  interporre  i  suoi  uffizi  colla  sua  pa- 
rente duchessa  di  Brunswick  moglie  del 
primogenitodelloczar,per  indurle  il  con- 
sorte all'abiura  degli  errori  de'greci  e  al- 
la riunione  alla  vera  chiesa;  eguali  vivis- 
simepreraure  facendo  all'imperatrice  E- 
lisabetla  e  al  duca  di  Brunswick.  Aven- 
do nel  I  7  I  7ClemenleXI  saputo  dal  prin- 
cipe Rurakin  che  lo  czar  tutto  avea  ese- 
guito di  quanto  l'avea  ringraziato, rinno- 
vò a  Pietro  1  distinte  azioni  di  grazie,  pre- 
gandoloa  volerogni  cosa  convalidare  con 
suodiploma  che  da  molto  tempobrama- 
vn.  Lo  czar  finche  visse  sempre  vagheggiò 
il  proponimento  di  ritornar  coli'  impero 
all'unità  cattolica,  lieto  ripetendo  a'suoi 
amici  che  in  ciò  lo  confortavano,  nutri- 
re certa  speranza  di  vederne  tra  non  mol- 
to giunto  il  felice  e  sospirato  momento. 
Che  in  realtà  promovesse  questo  proget- 
to, lo  provano  ancora  i  colloqui  che  Pie- 
tro I  ebbe  nel  1717  in  Parigi  co'teologi 
della  Sorbona,  e  le  trattative  di  questi  coi 
prelati  russi.  A  tale  effetto  lasciò  vacan- 
te la  sede  patriarcale  di  Mosca,  eleggen- 
done vicario  il  suo  caro  edotto  Stefano 
Jaworski  metropolita  di  B.ezan,chesi  re- 
se benemerito  dell'  incivilimento  russo, 
combattè  con  forza  il  luteranismo  e  cal- 
vinismo che  serpeggiava  nell'impero,  e  si 
mostrò  parzialissinio  della  romana  chie- 


RUS 

sa:  l'arci  vescovodiTverLopalinski,egua]. 
mente  sapiente,  fu  animalo  dagli  stessi 
sentimenti  di  veder  cessalo  lo  scisma  rus- 
so, per  cui  fu  segno  delle  persecuzioni  del 
clero.  Pietro  I  in  più  incontri  apertamen- 
te disse  a'suoi  prelati,  eh'  egli  non  rico- 
nosceva altro  \eroe  legittimo  patriarca, 
che  quello  d'occidente,  il  Papa  successo- 
re di  s.  Pietro.  Soltanto  dopo  i  suoi  viag- 
gi in  Germania  e  Olanda,  imbevulosi  dei 
priiicipìi  protestanti,  esternò  opinioni  al- 
quanto avverse  alla  chiesa  cattolica, e  lo 
mostrò  con  sopprimere  il  patriarcato,  i- 
stiluire  il  s.  Sinodo,  e  ad  imitazione  dei 
principi  protestanti  farsi  capo  della  chie- 
sa nazionale,  non  però  divenne  persecu- 
tore de'cattolici,  come  pretesero  diversi 
scrittori ,  riportandone  le  ragioni  il  p. 
Theiner,  e  spiegando  perchè  introdusse 
derisorie  mascherale  a  scherno  del  pa- 
triarcato russo,  dopo  aver  abolito  il  ve- 
stire all'orientale  e  sostituito  il  francese, 
in  che  prontamente  si  adattarono  ledon- 
ne.  Fu  tenacissimo  lo  czar  di  sostenere 
l'introdotto  costume,  inclusivamente  alla 
rasura  della  barba,  dall'abborrito  taglio 
della  quale  appena  eccettuò  monaci  e  pre- 
ti. Pietro  I  in  principio  delsuo  regno  sop- 
presse l'uso,  che  nel  i."  giorno  dell'anno 
lo  czar  e  il  patriarca  si  abbracciassero  e 
baciassero  pubblicamente, come  di  tener- 
gli la  staffa  nella  domenica  delle  Palme, 
in  cui  per  memoria  del  solenne  ingresso 
del  Salvatore  in  Gerusalemme,  il  patriar- 
ca entrava  sopra  un  asinelio  nella  catte- 
drale, secondo  l'antico  uso  della  chiesa  o- 
rientale.  Per  l'eccesso  commesso  sul  su- 
periore de'monaci  di  Polosko,  essendosi 
alterato  in  un  banchetto  dal  bere  liquori 
e  vino,  e  provocalo  da  una  sua  risposta, 
pianse  e  ripianse  il  misfatto, anche  co'ge- 
suili  di  quel  collegio  e  col  nunzio  di  Po- 
lonia Spada,  promettendo  in  penitenza  e* 
rigere  più  chiese  pe'cattolici,  case  e  con- 
venti ai  gesuiti  e  cappuccini.  In  Polosko 
pranzò  dai  gesuiti,  volle  le  immagini  dei 
ss.  Ignazio  e  Francesco  Saverio,  altamen- 
te encomiò  si  meraviglioso  istituto ,  che 


KLS 
tìisse  amare  e  slimare  leneramente,  poi- 
ché iiif'oi'iDa  la  gioventù  alle  scienze,  ai 
buoni  costumi,  e  propaga  la  s.  fede  ro- 
mana in  tutto  il  mondo.  A  mensa  volle 
a  destra  il  rettore  del  collegio,  e  preso  il 
suo  berretto  con  riverenza  se  lo  pose  sul 
capo,  e  fece  brindisi  e  lodi  all'alto  meri- 
to di  Clemente  XI  (come  con  Gregorio 
XVI  in  Roma  praticò  il  magnanimo  Ni- 
colò I  ),  dicendo  ardere  di  desiderio  per 
presentargli  in  Roma  1'  omaggio  di  sua 
venerazione.  Prima  di  partire  da  Polosko 
ringraziò  il  p.  rettorede'gesuili,  che  quo- 
tidianamente avea  visitato ,  e  lo  pregò 
mandar  ogni  anno  4  n)issionari  a  Mosca, 
assicurandolo  del  suo  vivo  piacere, ove  i 
suoi  popoli  venissero  alla  luce  della  ve- 
ra fede.  Se  poi  Pietro  I  espulse  dai  suoi 
stati  i  gesuiti  e  cappuccini,  fu  pel  sospet- 
to che  favorissero  gl'interessi  della  corte 
imperiale  di  Vienna,  che  li  proteggeva  e 
sostentava,  per  le  gravi  differenze  insorte 
con  essa.  Finalmente  si  scrisse  ancora,  sul- 
la contrarietà  de'matrimoni  misti,  in  cui 
lo  czar  volle  la  prole  educata  nella  religio^ 
ne  greco- russa,  ma  egli  ebbe  piuttosto  in 
mira  i  luterani,  i  calvinisti  e  altri  settari 
della  chiesa  russa,  che  i  cattolici  :  de'mo- 
struosi  progressi  che  avea  fatta  1' eresia 
tra  i  russi,  superiormente  ne  parlai.  Pie- 
tro I  vero  fondatore  e  padre  della  monar- 
chia russa,  del  suo  incivilimento,  splen- 
dorè  e  possanza,  portò  la  riforma  in  tut- 
to, incominciandodalla  milizia, dalla  ma- 
rineria e  dal  commercio.  Si  misurò  coi 
turchi,  perdette  e  poi  li  vinse.  Dopo  aver 
lasciati  pieni  di  terrore  i  suoi  nemici  in- 
terni, intraprese  viaggi  in  incognito  per 
istruirsi  in  tutto,  studiando  le  arti  e  l'in- 
dustria delle  nazioni.  In  Olanda  lavorò 
co' costruttori  delle  navi;  in  Inghilterra 
ricevè  lezioni  di  chirurgia,  di  matemati- 
ca, di  navigazione.  Colla  sua  inflessibilità 
e  tremendi  castighi,  distrutti  gli  strelitzi, 
domati  i  grandi,  compresse  le  ribellioni, 
energicamente  e  con  mano  ferrea  rasso- 
dò il  potere  sovrano  sopra  inconcusse  ba- 
si; arditamente  imprendendo  ed  eseguen  • 


R  U  S  3  o3 

do  la  riforma  de'costumi  nazionali  e  reli- 
giosi. Il  commercio,  le  arti,  gli  studi  furo- 
no oggetto  di  sue  instancabili  cure;  egli 
chiamò  da  Italia  e  dal  resto  d'Europa  io 
genti  abili,  e  vogliose  di  mutar  paese  per 
fare  fortune,  ne  trascurò  alcun  ramo  d'in- 
terna prosperità.  Alleato  di  Po/o«/Vz, s'im- 
pegnò nella  guerra  di  iVi-ez/Vz  (/^.) col  fo- 
coso eroe  di  Carlo  XI 1  :  dapprima  per  l'ec  • 
cellenza  della  tattica  svedese,  le  prodi  e  no- 
velle milizie  dello  czar  furono  vinte;  ma  la 
prudente  attività  russa,  rese  presto  qua- 
si pari  la  lotta ,  verificandosi  il  detto  di 
Pietro  I:  Gli  svedesi  e  impareranno  a  vin- 
cerli. Coi  modi  i  più  generosi  e  seducen- 
ti animò  le  sue  truppe,  e  col  suo  esempio 
di  rigorosa  militar  disciplina  insegnò  loro 
a  vincere  con  moderazione.  Carlo  XII  nei 
1  709  volendo  prender  Mosca,  soggiacque 
alla  sorte  che  provai  uno  più  tardi  i  fran- 
cesi nel  18 12;  il  27  giugno  nella  famosa 
battaglia  di  Pultava  fu  decisala  sorte d(^i 
due  imperi,  rovinò  Carlo  XII  per  sem- 
pre, e  diede  ai  russi  la  prevalenza  nel  set- 
tentrione :  Pietro  I  vi  fece  prodigi  di  va- 
lore e  di  scienza  militare.  Indi  estese  i  suoi 
possedimenti  sul  Baltico,  e  le  primarie  po- 
tenze, come  r  Inghilterra,  lo  trattarono 
col  titolo d'/w^ertìrZore. L'irreconciliabile 
Carlo  XII  mosse  ì  turchi  ad  assalirlo,  e 
fu  ridotto  sul  Pruth  alle  più  dure  estre- 
mità :  Caterina  I  sua  moglie  lo  salvò  da 
certa  rovina, e  concluseeroicamente  la  pa- 
ce, con  cedere  Azof  e  altri  forti  sul  mar 
Nero,  Allora  Pietro  I  si  volse  al  resto  del 
settentrione  e  fecesplendida  prova  de'suoi 
talenti  politici ,  alleandosi  con  Prussia, 
Polonia,  Danimarca  einghillerra.  Ritol- 
se le  conquiste  di  Svezia  fatte  da  Gusta- 
vo II,  esi  cuoprì  di  gloria  nelle  battaglie 
terrestri  e  navali,  come  divenuto  don)i- 
natore  del  mare  del  Nord.  Tornalo  alla 
quiete,  riassunse  l'offiziodi  legislatoredei 
suoi  popoli  e  di  rigeneratore  dell'ammini- 
strazione russa.  Per  accusa  di  sospetta  co- 
spirazione, sagrificò  Alessiosuo  primoge- 
nito che  acremente  censurava  le  sue  ri- 
forme, nato  dalla  rip.udiata  Eudossia  che 


3o4  R  t:  S 

fece  flagellare,  oltre  la  narnincì Ila  de'com- 
plici  :  condannalo  Alessio  a  morteja  sen* 
lenza  e  la  grazia  che  gli  furono  recale  qua- 
si neil'islessu  tempo,  gli  cagionarono  tal 
violenta  commozione,  che  peri  nel  dì  se- 
guente. Alessio  nel  suo  viaggio  a  Napoli 
era  stato  in  Roma,  e  Clemente  XI  lo  avea 
fatto  corteggiare  da  due  suoi  nipoti,  ben- 
ché incedesse  in  incognito.  A  queste  lu- 
gubri scene  domestiche  si  aggiunse  l'infe- 
deltà di  Caterina  I  col  ciambellano  Moens 
de  la  Croix,  cui  fu  mozzato  il  capo;  men- 
treassicurava  alla  Russia  il  possesso  del- 
la Livonia,  Estonia,  Ingria,  e  di  parte  del- 
la Finlandia  e  della  Carelìa.  Inquel  tem- 
po il  senato  e  il  clero  conferirono  a  Pie- 
tro I  il  titolo  à' Imperatore  di  tutte  leRus- 
sie  anche  pei  discendenti ,  di  Padre  del» 
la  Patria i  di  Grande.  L'erezione  della 
Russia  in  impero  porla  la  data  de'22  ot- 
tobre 1 72  I.  L'ultima  sua  impresa  guer- 
riera fu  airoccidenle  dell' Asia, e  nel  1722 
condusse  ì  russi  in  Persia,  alla  quale  a- 
veagià  tolto  il  Daghestan,  il  Scirvan,  e  al- 
tro territorio  dalla  parte  asiatica.  Impie- 
gò il  restante  di  sua  vita  nelle  riforme,  e 
Dell'estendere  le  basi  del  colossale  suo  im- 
pero :  forse  niun  sovrano  promulgò  tan- 
te leggi,  regolamenti  e  decreti.  A  Pietro 
I  pur  deve  la  Russia  canali,  porti  e  lecit- 
ta  di01enelz,Tawrow,Petrowsk,  Cron- 
stadt,  edEkaterinburgo,  oltre  una  serie 
molteplice  di  fortezze.  Morì  a'28  gennaio 
i725,eneiristesso  giorno  per  sua  dispo- 
sizione fu  riconosciuta  imperatrice  Cate- 
rina I,  colla  taccia  di  avere  d'accordo  eoa 
Menzikow  accelerato  il  suo  fine,  ed  i  qua- 
li lo  avevano  dominato.  Senza  di  lui  for- 
se la  Russia  sarebbe  ancor  barbara.  La- 
sciò le  finanze  in  buono  stato,  senza  avere 
caricalo  d'imposte  i  sudditi,  ed  a  fronte 
di  tanti  enormi  dispendi.  Protesse  ediffu- 
se le  arti  e  le  scienze.  Fu  lodato  con  elo- 
gio da  Voltaire.  Si  può  vedere:  Histoire 
de  l'empire  de  Russie  sous  Pierre  I  le 
Grande  BùsWée  i75g. 

Caterina  I  che  da  conladina  sollevossi 
al  grado  d'imperatrice  eaulocralrice  di 


RUS 
tutte  le  Russie,  era  stata  per  la  sua  bel- 
lezza ceduta  (la Menzikow  al  czar,il  quale 
n'ebbeAnua  e  ElisabeltaPetrowna:  Men- 
zikow esercitò  sotto  il  suo  nome  tutta  l'au- 
torità. I  cosacchi  furono  repressi,  e  fab- 
bricate tra  loro  fortezze  per  coulenerli,  col 
prelesto  di  reprimere  le  incursioni  dei 
tartari.  11  re  di  Danimarca  mostrando  ri- 
sentiaiento  per  essere  stala  spoetala  Anna 
col  ducaCarlo  Federico  di  SchlesAviglIul- 
stein-Gottorp,  la  Russia  lo  intimorì  con 
la  grandezza  de'suoi  preparativi  militari, 
che  dierono  inquietudine  persino  all'In- 
ghilterra. Caterina  I  poco  dopo  la  sua  e- 
sallazione  cadde  in  islato  di  languore,  e 
morì  d'anni  38  nel  i  'j7.'j.yei\òs\I\Jéfnoire 
du  regne  de  CatJierine  I  impératrice  de 
toute  la  Russie^  Haye  1 728.  In  virtù  del- 
la legge  di  Pietro  I,  che  lasciava  al  so- 
vrano regnante  il  diritto  di  eleggersi  il 
successore,  destinò  la  corona  a  Pietro  II 
di  IO  anni,  e  figlio  dell'infelice  Alessio  na- 
to da  Pietro  I,  onde  favorire  il  suo  Men- 
zikoAV  che  aspirò  a  regnare  pel  fanciullo; 
di  più  dispose  Caterina  I,  che  morto  Pie- 
tro li  senza  successore,chiamava  al  trono 
Anna  Petrowna  sua  primogenita,  dopo 
la  quale  Elisabetta  secondogenita.  Pietro 
II  regnò  sotto  la  tutela  di  Menzikow;  ma 
poco  durò  la  prepotente  sua  baldanza,(:he 
l'imperatore  lo  mandò  in  Siberia,  illumi- 
nalo da'Dolgoroucki.  Quest'ultimo  ram- 
pollo maschio  de'Romanow,morìdi  va- 
inolo nel  1 730.  A  preferenza  delleflglie  di 
Pietro  I  e  principalmente  di  Anna  Pe- 
trowna, per  intrigo  de'principi  Dolgorou- 
cki  e  del  gran  cancelliere  Ostermann,che 
avevano  governalo  l'impero  sotto  Pielro 
II,  innalzarono  al  trono  Anna  Ivanowna 
figlia  di  Ivan  V  fratello  maggiore  di  Pie- 
tro I,  e  vedova  duchessa  di  Curlandia. 
Con  editto  de*26  febbraio  1730,  A  una  Iva- 
nowna, seguendo  le  orme  dello  zioe  suc- 
cessori, guarentì  a'seguaci  delle  diverse 
comunioni  il  libero  esercizio  della  loro 
religione,  i  loro  privilegi,  libertà  e  fran- 
chigie; ciò  che  confermò  poi  nel  1 7  3  5,  con 
condizione  di  non  indurre  i  russi  a  pas- 


RUS 

sare  alle  loro  credenze.  Anna  Ivanowna 
era  perduta  amante  di  Ernesto  Biren  fi- 
glio d'un  conladino,  di  leggiadro  aspetto, 
e  ornato  di  alcune  doti  di  spirito,  che  in- 
nalzò a  duca  di  Curlandiu  e  ne  i\i  domi- 
nata.Il  crudelissimo  e  altero  favorito  em- 
pì di  straj;i  la  Russia,  esiliò  i  Dolgorou- 
cki  in  Siberia,dove  poterono  incontrarsi 
conMenzikowjed  altri  di  tal  famiglia  fe- 
ce decapitare  e  squartare:  ne'supplizi  pe- 
rirono pili  di  12,000  persone,  e  n'esiliò 
più  di  20,000.  Le  replicate  lagrime  di 
Anna,  non  poterono  raddolcire  la  fìerez< 
za  di  quel  mostro;  il  quale  per  altro  go- 
vernò con  vigore  la  Russia  e  la  fece  rispet- 
tare all'estero;  con  l'energia  del  suo  ca- 
rattere rinvigorì  tutte  le  parti  dell' am- 
ininislrazionedel  vasto  impero.  Annalva- 
nowna  collocò  sul  trono  di  Polonia  Au- 
gusto III,  per  cui  sostenne  guerra  contro 
Francia;  ed  i  suoi  eserciti  comandali  dal 
celebie  Muuich,  soccorsero  l'imperatore 
Carlo  VI  contro  i  turchi ,  e  fugarono  i 
tartari  di  Crimea.  Sotto  il  suo  regno  ven- 
ne in  Russia  la  i.^ambasceria  cinese.  Bi- 
ren conservò  il  potere,  e  morendo  l'ira- 
peratrice  nel  1740  a'28  ottobre  lo  creò 
reggente  dell'impero,  nominando  succes- 
sore Ivan  VI  suo  pronipote  in  culla,  per- 
chè nato  a'20  del  precedente  agosto  dalla 
nipote  Anna  e  dal  principe  Antonio  Ul- 
rico di  Brunswick.  Biren  fu  riconosciuto 
reggente,  si  fece  dare  il  giuramento  dagli 
eserciti,  e  quello  di  fedeltà  per  Ivan  VI. 
Avendo  Biren  allontanato  que'chegli  fa- 
cevano ombra,  lasciò  scorgere  il  disegno 
di  far  passare  il  trono  nella  propria  fa- 
miglia,sposando  a  suo  figlio  la  principes- 
sa Elisabetta  Petrowna  figlia  di  Pietro  J, 
e  la  figlia  sua  al  giovine  duca  di  Schleswig- 
Holstein,naloda  Anna  Petrowna  sorella 
della  precedente,  che  fu  più  lardi  Pietro 
III.  11  potente  maresciallo  Munich,  mal- 
contento che  Biren  non  dividesse  con  lui 
il  potere,  risolse  di  trasferirlo  nella  ma- 
dre d'Ivan  VI  duchessa  di  Brunswick. 
Nella  notte  del  20  dicembre  arrestato  Bi- 
ren, colla  famiglia  fu  mandato  io  Siberia. 

VOL.  ilX. 


R  U  S  3o5 

Nell'anno  seguente  1741  una  nuova  ri* 
\oluzione  collocò  sul  trono  Elisabetta  Pe- 
trowna, che  fece  imprigionare  il  bambi- 
no Ivan  VI  e  tutta  la  sua  famiglia,confi- 
nando  in  Siberia  Munich,  che  ivi  rivide 
Biren!  Furono  i  diversi  lavoriti  di  Elisa- 
betta che  la  portarono  al  potere,  fra'quali 
il  chirurgo  francese  Lestocq.  11  suo  regno 
fu  brillante  e  glorioso  per  laRu3sia;essa 
fondò  l'università  di  Mosca  e  l'accademia 
delle  belle  arti  in  Pietroburgo,e  fece  con- 
tinuare il  lavoro  del  codice  di  suo  padre 
Pietro  I.Continuò  la  guerra  contro  gli  sve- 
desi, in  virlù  della  quale  pose  sul  trono 
di  Svezia  Adolfo  Federico  I  ducad'Hol- 
stein-Gottorp.  Nella  guerra  della  succes- 
sione d'Austria  presele  parti  di  Maria  Te- 
resa, e  la  sostenne  eziandio  nella  guerra 
de'7anni,nella  quale  grandi  vittorie  ripor- 
tarono i  russi.  Morì  a*25  dicembre  1 761 
venerata  dai  russi,e  chiamata  la  Clemenlej 
l'amore  fu  la  sua  passione,  avendo  l'am- 
bizione di  credersi  la  più  bella  tra  le  don- 
ne. Avendo  chiamato  in  Russia  il  nipote 
Pietro  III,  figlio  della  sorella  Anna  Pe- 
trowna e  del  duca  diSchleswig-  Holstein- 
Goltorp,  dichiarandolo  granduca  di  Rus- 
sia e  successore;  dopo  avere  ripudiato  la 
religione  luterana  e  abbracciato  la  greca, 
per  cui  fu  ribattezzato,  montò  pacifica- 
mente sul  trono.  La  zia  lo  avea  sposato 
a  Caterina  lì  di  Stettino,  figlia  del  prin- 
cipe d'AnhaltZerbst,  la  quale  pure  dovè 
abiurare  il  luteranismo,  ribattezzarsi  e  a- 
dottare  la  religione  greca.  I  due  sposi  si 
amarono  in  principio,  ma  il  vaiuolo  che 
era  sopravvenuto  all'imperatore,  l'aveva 
reso  impotente  al  matrimonio,  oltreché 
le  abitudini  indegne  cui  si  abbandonò,  in- 
dispetti ronoCaterina  II  a  segno  che  conce- 
pì forte  avversione  per  lui,  accresciuta  dal- 
l'idolatrare  il  marito.  Federico  II  re  di 
Prussia  nemico  diRussia, non  che  tutti  i  te- 
deschi, disprezzaudo  gli  usi  e  la  religione 
greca,ed  abbandonandosi  a  Ila  Woronzow. 
A  tutto  questos'aggiunsero le  sregolatezze 
amorose  di  Caterina  II, e  da  ultimo  quan- 
do nel  1755  divenne  madre  di  Paolo  I, 
20 


3o6  RUS 

la  rottura  fu  definitiva;  parve  che  sì  rap- 
pattumassero al  letto  di  morte  diElisahet- 
ta  loro  zia,  ma  fu  per  pochi  giorni.  Di- 
venuto Pietro  III  imperatore,  si  mostrò 
umano,  incapace  al  delitto,  ma  poco  ac- 
coi  f  o  e  i  mprevidentc:  concesse  alla  nohillà 
il  diritto  di  viaggiare  fuori  delTimpero, 
e  di  non  militare  che  volontaria,  ciò  che 
desiò  entusiasmo  in  suo  favore.  Fece  ces- 
sar la  guerra  co'prussiani,  con  grave  dan- 
no di  Russia  si  staccò  dall'  Austria  ,  e 
richiamò  gli  esiliati  di  Siberia,  insieme 
a  Munich  e  Biren  che  ancora  erano  ne- 
mici tra  loro,  oltre  altri  saggi  provve- 
dimenti. Però  le  riforme  che  ordinò  nel 
culto  alla  foggia  luterana,  la  cui  reli- 
gione volea  sostituire  alla  russa,  quelle 
del  clero  e  dell'esercito,  percossero  alta- 
mente l'orgoglio  nazionale.  L'ambiziosa 
e  destra  Caterina  li  seppe  giovarsi  di  tali 
disposizioni, e  dal  suo  ritiro  di  Peterhoff, 
in  mezzo  alle  dissolutezze,  preparò  una 
congiura  per  impadronirsi  del  trono;  es- 
sendo consigliala  da  OrlolFjCbe  nell'amo- 
re era  succeduto  al  ciambellano  conte  Sol  • 
tikofif  e  al  polacco  Poniatowski,  nonché 
da  Biren  indispettito  per  aver  Pietro  IH 
dato  il  suo  ducato  di  Curlandia,  con  di- 
spiacere anchede'russi,a  Giorgio  d'Hol- 
sleinGotlorp  suo  zio,che  a  vea  fatto  feldma  • 
resciallode'tedeschi  al  soldo  russo.  Inoltre 
Pietro  III, disconoscendo  Paolo  I  figlio  di 
Caterina  lì,  fermò  gli  occhi  su  Ivan  VI, 
che  Irò vavasi  chiuso  nel  castello  di  Schus- 
selburg,  e  vieppiù  facendo  li  altare  con 
rigore  la  moglie  rilegata  a  Peterhoff,  non 
occultò  il  disegno  di  sposare  la  contessa 
Woronzow.  Intanto  fu  compila  la  trama 
fìerissima  ordita  da  Caterina  Ile  dai  mal- 
contenti, di  cui  inutilmente  Federico  II 
avvisò  l'imperatore, che  ne  restò  vilmen- 
te vittima,  dandosi  in  mano  a'suoineliii- 
ci.  Questi  l'oltraggiarono,  gli  fecero  sot- 
toscrivere vergognosa  rinunzia, e  caccialo 
in  prigione  vi  tu  assassinato  da  8  congiu- 
rati col  veleno  e  col  capestro  nel  1 762:  il 
suo  malconcio  cadavere  fu  esposto  in  su- 
perbo catafalco  nella  cattedrale  di  Pietro- 


KVS 
bm'go,  e  tumulato  senza  pompa  funebre 
nel  monastero  di  s.  Alessandro  Newskì, 
nelle  tombe  imperiali.  Caterina  li  dai  nu- 
merosissimi suoi  partigiani,  proclamata 
imperatrice  a'9  luglio,  cominciò  a  diri- 
gersi colla  massima  oculatezza  per  conso- 
lidarsi nel  potere;  lusingò  la  vanità  della 
nazione,  ostentò  rispetto  per  la  religione 
greca  e  pe'suoi  ministri,  e  si  fece  corona- 
re con  gran  pompa  a  Mosca.  Intese  a  in- 
coraggir  l'industria  e  l'agricoltura,  a  mi- 
gliorare la  marineria, fece  utili  regolamen- 
ti per  la  giustizia,  e  si  propose  d'ingran- 
dire un  impero  già  vastissimo.  A  vendoMi- 
rowitck  tentato  di  liberare  Ivan  VI  nel 
1  762, questo  sciagurato  principe  fu  tru- 
cidato dalle  sue  guardie  d'ordine  della 
corte.  Restituì  il  ducato  di  Curlandia  a 
Biren,  ma  più  tardi  lo  tolse  al  figlio  e  riu- 
nì alla  Russia.  JVlirò  a  farsi  arbitra  colla 
forza  de'suoi  vicini,  e  contribuì  all'eleva- 
zione al  trono  di  Polonia  di  Stanislao  li 
Poniatowski, eh 'era  stato  uno  de'suoi  pri- 
mi amanti.  Riformò  la  legislazione,  per 
cui  fu  chiamata  Madre  della patriaedot- 
ta  Legislatrice.  L'Europa  credette  di  ve- 
dere nel  Nord  una  nuova  Semiramide,  i 
più  de'sovrani  la  fecero  complimentare, 
ma  si  accorsero  ch'essa  tendeva  ad  assog- 
gettarsi lutti  i  regni  del  settentrione,  e 
cercarono  d'attraversarne  i  disegni,  riu- 
scendo d'indurre  i  turchi  a  romper  guer- 
ra alla  Russia.  In  questa  l'impero  otto- 
mano ci  perde  di  potenza  e  di  riputazio- 
ne; i  suoi  eserciti  furono  battuti,  molte 
sue  Provincie  invase,  il  vessillo  russo  com- 
parve vittorioso  ne'mari  di  Grecia  e  sulle 
rive  della  New*»:  la  Russia  formò  il  pro- 
getto di  fare  rivivere  le  repubbliche  d'A  - 
lene  e  di  Sparla,  per  opporle  alla  vecchia 
Porla.  Nel  1772  ebbe  luogo  la  i.'' spar- 
tizione della  Polonia (f^.),  con  alcune  Pro- 
vincie della  quale  s'ingrandì  l'impero.  Ca- 
terina II compì  di  sottomettere  la  Crimea; 
padrona  della  Tauride  volle  vederla,  ed 
il  suo  viaggio  di  1 000  leghe  fu  una  lunga 
pompa  trionfale.  In  questo  fu  visitala  dal- 
l'imperatore Giuseppe  li  e  da  Slanislao 


Il  US 
li  re  di  Polonia.  A  Cherson  Uovo  un  ar- 
co creilo  da  Potemkin^coH'epigrafe:  Que- 
sta è  la  via  di  Bisanì,io!  La  Porta  fu  in- 
dotta a  nuova  guerra,  corse  pericolo  d'es- 
ser cacciata  d'Europa,  e  dovè  cedere  al- 
tri paesi.  Nel  i  792  seguì  l'altra  divisione 
della  Polonia  [f^.),  dì  cui  la  Russia  otten- 
ne la  parte  maggiore.  Poco  dopo  la  Cur- 
landia,  la  Samogizia,  la  Semigallia  e  Pil- 
ten  vieppiù  ingrandirono  lo  sterminato 
impero.  Nel  1794,  per  uno  sforzo  de'po- 
lacchijfu  maturata  la  totale  rovina  di  Po- 
lonia^  e  il  completo  soggiogamento  del- 
l'infelice paese.  Quanto  alla  condotta  di 
Caterina  li  circa  alla  religione  greco-rus- 
sa, abbastanza  ne  dissi  di  sopra.  Riguar- 
do alla  chiesa  rutena  cattolica,  ne  trattai 
aRiovii,e  nelle  altre  sedi  vescovili  dita- 
le rito,  ed  anche  a  Polonia.  In  questo  arti- 
colo notai  altresì  ciò  che  appartiene  a'cat- 
tolici  latini.  Di  questi  esistenti  neila  Rus- 
sia, con  qualche  diffusione  ragionai  a  Mo- 
iiiLOw,  ed  a  Pio  VI  per  le  relazioni  che 
ebbe  con  Caterina  ll,che  mandò  in  Roma 
un  suo  ambasciatore,ed  alla  quale  il  Papa 
inviò  il  nunzio  mg.''  Archetti,  oltre  quan- 
to accennai  quasi  in  principio  di  quest'ar- 
ticolo: questo  nunzio  tra  il  corpo  diplo- 
matico, come  altrove,ebbe  sempre  la  pre- 
cedenza, e  lo  stesso  ambasciatore  dell'im- 
peratore germanico  trovò  ragionevole  e 
plausibile  tale  preminenza, come  avvertì 
Arlaud  nella  Storia  dì  Leone  XII,  t.  3, 
p.  77.  Si  può  vedere  anche  Gesuiti,  che 
restarononella  Polonia  e  in  Russia,  ezian- 
dio dopo  il  breve  Rex  Pacificus^  di  Cle- 
mente XIV:  a  questo  Papa  l'imperatrice 
aveva  richiesto  un  vescovo  di  rito  latino 
cattolico,  pei  sudditi  de'suoi  stati  del  me- 
desimo rito.  Quel  Papa  interessò  Luigi 
XV  re  di  Francia,  e  l'imperatriced'Au- 
stria  M.'  Teresa,  nonché  il  re  di  Spagna 
Carlo  111,  per  indurre  la  corte  di  Pietro- 
burgo a  maggior  umanità  e  temperanza 
verso  i  cattolici  polacchi,  e  non  procede- 
re contro  la  fede  de'giurati  trattali,'  dei 
quali  e  de'posleriori  in  favore  de'catto- 
lici  parlai  a  Polonia  e  Ruteni.  Fu  Pio  V^I 


RUS  307 

che  nelle  relazioni  diplomatico- ecclesia - 
sliclie  riconobbe  in  Caterina  II  il  titolo 
e  la  dignità  d'imperatrice,  mentre  i  pre- 
decessori eransi  mostrati  renitenti  persi- 
no di  chiamare  czar  ì  sovrani  di  Russia 
e  czarine  le  sovrane:  quali  titoli  il  Papa 
gli  dasse  prima  di  questo  riconoscimento, 
li  riportai  a  Ruteni.  Si  dice  che  tale  re- 
nitenza de'  Papi  derivò  per  non  far  torto 
all'imperatore  d'occidente  o  di  Germa- 
nia da  loro  creato,  e  che  Pio  VI  sideter- 
minòal  riconoscimento  dopo  esserne  sta  • 
lo  vivamente  sollecitato  da  uno  di  essi, 
l'imperatore  Giuseppe  II.  Appena  Cate- 
rina II  incominciò  la  guerra  contro  la  Per- 
sia, un  colpo  apopletico  la  balzò  nel  se- 
polcro a'9  novembre  i  796,  di  Qj  anni. 
Essa  venne  diversamente  giudicata  dai 
vari  storici,  gli  uni  vantarono  con  esage- 
razione le  sue  grandi  qualità,  altri  esage- 
rarono del  pari  i  difetti  ed  i  suoi  torti. 
E'  di  fatto,  ch'essa  mostrò  talvolta  tutte 
le  debolezze  di  una  donna,  e  sovente  la 
fermezza  e  il  carattere  d'un  gran  princi- 
pe. Le  sue  grandi  passioni  furono  l'amo- 
re e  la  gloria,  e  le  soddisfece  entrambe  a  ' 
qualsiasi  costo.  Eppure  volle,ovunque  an- 
dasse, sempre  a  fianco  il  suo  confessore, 
e  mostrarsi  scrupolosa  nell'adempimento 
de'doveri  della  fede  greca, che  a  un  tem- 
po derideva.  Protesse  anche  le  lettere  e 
le  scienze,  e  l'Europa  letteraria  la  collocò 
nel  numero  de'più  celebri  monarchi  col- 
ti. Essa  fu  anche  autrice,  e  le  sue  opere 
sono  :  Confutazione  del  viaggio  di  Sibe- 
ria  di  la  Chappe.  Il  Czarewitz  Cloro, 
novella  morale.  Istruzioni  per  la  com- 
missione incaricata  del  progetto  d\in  nuo- 
vo Codice.  Lettere  a  Zininiermann.  Ella 
era  filosofessa  sul  taglio  de'bei  spiriti  fran  - 
cesi  del  suo  secolo.  S'inchinava  profon- 
damente a'nomi  di  Voltaire,  di  Diderot 
e  d'Alembert;  li  venerava  quali  padri  e 
maestri  del  genere  umano,  recandosi  ad 
onorata  ventura  l'aver  corrispondenza 
letteraria  con  essi.  Paolo  I  figlio  di  Pietro 
III  e  di  Caterina  II  montò  sul  trono,dopo 
essere  stato  quasi  disconosciuto  dai  suoi 


3o8  II  U  S 

genitori,  e innocen le  vitlima  della  loro  di- 
sunione; nondimeno  venne  educato  con 
diligenza,  e  sposato  nel  1 776  a  Maria  Fe- 
dero wna  principessa  dì  Wurtemberg,che 
poi  fu  chiamata  la  Buona  Imperatrice^ 
cioè  dopo  la  morte  della  i ."  moglie,  fi- 
glia del  langravio  d'Assia  Darmstadt.  Sua 
madre  volle  mostrare  all'Europa  gli  ere- 
di del  suo  trono  nel  massimo  splendore,  e 
sotto  i  nomi  di  granduchi  o  conti  del  Nord 
nel  1781  li  mandò  a  viaggiare  con  nume- 
l'osocorteggio.  Visitarono  successivamen- 
te la  Polonia,  l'Austria,  l'Olanda,  la  Fran- 
cia, l'Italia,  dovunque  ricevendo  da  so- 
vrani e  popoli  attestati  di  ossequio.  In  Ro- 
ma li  accolse  cogli  alti  riguardi  dovuti  al 
loro  eccelso  grado,  il  Papa  Pio  V I  che  già 
era  in  relazione  per  gli  all'ari  religiosi  con 
l'imperatrice;  ed  alcuni  da  ultimo  ancora 
ricordavano  le  grazie  e  la  bellezza  della 
contessa  del  Nord,  e  lo  spirito  cavallere- 
sco del  conte  del  Nord.  Questo  principe 
era  in  Roma  quando  Pio  VI  nel  1782 
partì  per  Vienna,  ed  a' 2 7  febbraio  al  mon- 
tar del  Papa  in  carrozza  sulla  piazza  di 
s.  Pietro,  per  squisita  gentilezza  di  ma- 
niere improvvisamente  si  trovò  a  dargli 
il  braccio,  e  augurargli  prospero  viaggio. 
11  Papa  che  lo  ammirava  per  le  sue  pre- 
gevoli qualità  e  dolci  modi,  ne  restò  com- 
mosso, anche  pel  grazioso  complimen- 
to che  il  principe  gli  fece  nel  pregarlo 
ad  accettare  la  pelliccia  d' un  grandis- 
simo valore,  che  per  un  corriere  avea  ri- 
cevuto dall'augusta  madre, e  da  lei  stes- 
sa cucita,  e  che  poteva  servirgli  di  pre- 
servazione recandosi  in  Germania  nel- 
l'ancora rigida  stagione,  onde  diminuir- 
ne l'asprezza.  Con  gran  piacere  Pio  VI 
l'accettò,  e  nobilmente  espresse  il  suo  gra- 
to animo  per  Caterina  li, e  i  voti  che  for- 
mava per  la  di  lui  prosperità  e  per  quella 
della  virtuosaprincipessa  consorte,la  qua- 
lecon  eleganti  modi  nel  presentare  la  pel- 
liccia che  avea  essa  slessa  portata,  espres- 
se il  desiderio  dell'imperatrice  suocera  di 
porla  colle  proprie  mani  indosso  al  Pa- 
pa, siccome  graziosamente  eseguì,  aiutata 


RUS 
dall'eccelso  consorte.  Leone XIT,che  qua- 
le cameriere  segreto  vi  si  trovò  presente, 
in  uno  a  tutta  la  corte,  al  corpo  diploma- 
tico, ed  a  folto  popolo,  soleva  narrareque- 
sta  toilette  di  partenza  di  Pio  VI,  cele- 
brando un  omaggio  che  resterà  sempre 
caio  ai  cattolici.  Tornato  il  principe  in 
Russia,  con  lettera  dell'imperatrice  e  sua 
dimostrò  a  Pio  VI  quanta  venerazione 
gli  avea  ispirato,  mostrandosi  riconoscen- 
tealle  ricevute  distinzioni.  La  madre  seb- 
bene gli  dimostrasse  tenerezza,non  aman- 
do che  prendesse  parleal  governo,  gli  a- 
vea  assegnato  per  dimora  il  castello  di 
Gatschina,  circa  5  leghe  da  Pietroburgo. 
Paolo  I  vi  si  mostrò  prudentissimo  e  som- 
mamente moderato,  in  mezzo  alle  sugge- 
stioni degli  ambiziosi,  amato  assai  dui  po- 
polo e  dai  soldati.  Morienle  Caterina  II, 
sagacemente  uscì  dalla  solitudine  Paolo 
I,ed  ascese  il  trono  nel  novembre  1796, 
accompagnalo  dall'amore  de'popoli  e  da 
sublimi  virtù.  Prima  sua  cura  fu  l'ono- 
rare la  memoria  dell'infelice  padre  Pietro 
III,  il  cui  cadavere  fece  cavar  dalla  tom- 
ba e  rendere  i  più  splendidi  e  riverenti 
onori  di  pietà  filiale,  facendo  altrettanto 
con  quello  della  madre;  con  questo  però, 
che  a  guardia  diurna  e  notturna  del  ca- 
davere dell'imperatore  pose  quelli  ch'eb- 
bero parte  al  suo  tragico  fine;  a  quello 
dell'imperatrice  volle  assistenti  gli  orgo- 
gliosi suoi  favoriti,  e  poi  si  contentò  solo 
d'esiliarli  nelle  loro  terre,  In  vece  premiò 
ed  esaltò  i  suoi  amici, e  quelli  che  la  ma- 
dre avea  privati  di  sua  grazia. Bruciò  Pao- 
lo I  il  testamento  materno,  che  dichia- 
rava reggente  la  moglie  e  il  tàvoritoZou- 
bow,  sino  alla  maggiorità  del  nipote  A- 
lessandro  suo  figlio,  e  regolò  l'ordine  dì 
successione  al  modo  che  già  narrai.  Sotto 
Paolo  I  ogni  cosa  mutò  aspetto,  fino  le 
usanze  e  i  vestiti;  per  certe  esigenze  s'in- 
generò del  malcontento  tra'nobili  e  le  per- 
sone agiate.  Gli  fanno  onore  que'favori 
che  dispensò  a  clii  avea  condannati  in- 
giustamente, amante  di  conoscere  la  ve- 
rità anche  a  sua  confusione.  Con  ardore  e 


RUS 

fi  ancliezza  assunse  la  difesa  diLuigiXVIII 
re  di  Francia,  allontanalo  dal  trono  dalla 
terribile  rivoluzione,  e  lo  accolse  colla  real 
famiglia  de*Borboni  magnificamente  nel 
castello  di  Mittau,  della  omonima  città 
capoluogo  diCurlandìa,per  sua  sovrana 
residenza,  ove  soggiornò  molti  anni.  Non 
trattò  con  meno  riguardi  il  principe  di 
Condè;  quindi  sotto  gli  ordini  di  Swarow 
mandò  80,000  combattenti  in  Italia,  al- 
tro esercito  nella  Svizzera,  altro  in  aiuto 
degl'inglesi,  tutti  contro  la  rivoluzione.  Si 
disgustò  con  Inghilterra,  per  l'occupazio. 
ne  di  Malta,  ch'era  dell'ordine  Gerosoli- 
fiiitono  di  cui  era  divenuto  gran  maestro, 
nella  guisa  che  raccontai  a  quell'articolo; 
per  cui  Nelson  battè  la  flotta  russa  a  Co- 
penaghen. Avendo  Paolo  I  saputo  che  il 
direttorio  francese  avea  disegnato  di  tra- 
sportare in  Francia  Pio  VI,  questi  invitò 
con  amorevolissime  lettere  a  rifugiarsi  nei 
suoi  stati.  Avendo  operato  di  buona  fede 
per  rialzare  i  troni,  e  ristabilire  la  reli- 
gione e  il  buon  ordine,  si  ritirò  dai  suoi 
alleali,  quando  vide  che  si  voleva  spro- 
priare  d'una  parte  de'suoi  stati  il  Papa  e 
il  re  di  Sardegna.  Paolo  1  manifestò  pure 
la  più  viva  tenerezza  per  Pio  VI,  quando 
fallo  bersaglio  della  persecuzione  fu  da 
Roma  rapilo;  perciò  Pio  VI  scrisse  all'im- 
peratore, e  questi  lo  confortò  con  lettere 
piene  di  amore  e  di  venerazione; dipoi  fa- 
cendogli celebrare  una  solenne  messa  fu- 
nebre, quando  ne  conobbe  la  morte,  nel- 
la chiesa  cattolica  di  Pietroburgo, cui  vol- 
le assistere  coll'imperalrice  e  coi  figli,  re- 
stando inconsolabiledi  tanta  perdita. Non- 
dimeno fu  criticalo  per  l'alleanza  contrat- 
ta conBonaparte,per  compiacere  il  quale, 
rapidamente  Luigi  XVIII  fu  costretto  a 
partire  per  allora  da  Miltau. Questoconte- 
gno  e  l'abbandono  de'suoi  antichi  alleali 
urtarono  molti  interessi,  irritarono  mol- 
te passioni,  e  diverse  trame  si  ordirono 
contro  di  lui.  Benemerito  della  chiesa  cat- 
tolica in  Russia,  lo  celebrai  aMoaitow,  a 
KioviA,a  Gesuiti,  e  relativi  articoli,  per- 
chè Più  VI  si  rivolse  a  lui  con  successo, 


RUS 


3o( 


inviandogli  il  nunzio  e  delegato  aposto- 
lico m^yLiua(f^.)j  per  reslaiuare  la  chie- 
sa rutena  e  le  sedi  vescovili  abolite  da  Ca- 
terina IljCon  reintegra/ione  de'beni  ec- 
clesiastici; piò  pel  riordinamento  e  nuo- 
va circoscrizione  dellediocesi  latine  inRus- 
sin:  tuttoelTetluato sotto  i benefici  auspicii 
di  Paolo  I,  il  cui  nome  la  Chiesa  ha  re- 
gistrato ne'suoi  fasti.  Il  Baldassari  nella 
Relazione  delle  avversila  e  palimenti  di 
Pio  fi,  t.  3,  p.  1 6  r  e  i  79,  riporta  la  /?e- 
lazìone  di  mg.*"  Lorenzo  Lilla  arcivesco- 
vo di  Tebe,ambascialore  e  delegalo  apo- 
stolico all'imperatore  Paolo  I  sulle  cose 
ecclesiastiche  diRussia;ed  ancora  la  Pro- 
memorla  per  mg.r  Lorenzo  Lilla  arcive- 
scovo di  Tebe,  ambasciatore  e  delegalo 
apostolico  all'imperiale  corte  di  Russia, 
1799.  Questa  pro-memoria  riguardala 
deposizione  del  gran  maestro  Hompesch, 
e  l'elezione  che  i  cavalieri  gerosolimitani 
del  gran  priorato  di  Russia  fecero  di  Pao- 
lo I  in  gran  maestro  del  loro  ordine,  coq- 
tro  i  decreti  apostolici  e  i  diritti  della  s. 
Sede;  per  cui  i  cavalieri  riceverono  am- 
monizioni per  l'eseguita  deposizione  e  pro- 
clamazione, essendo  necessaria  per  l'una 
e  per  l'altra  i  suffragi  di  tutte  le  lingue 
dell'ordine,  e  il  beneplacito  del  Papa  ca- 
po supremo  dell'istesso  inolilo  ordine.  Pio 
VII  col  breve  Catholicae/ideijde'/  mai'zo 
1 801,  che  si  legge  nel  Bull,  de  prop.  fi- 
de, t.  2,p.  3o4, consolidò  la  compagnia 
di  Gesìi  nell'impero  russo,  ad  istanza  di 
Paolo!. Frattanto  i  congiurati  controPao- 
lo  I  aumentarono  coi  Zoubow,  e  coi  con- 
te di  Pahien  governatore  civile  e  militare 
di  Pietroburgo,  aggiungendosi  alle  la- 
gnanze pubbliche  le  profusioni  enormi 
dell'iraperalore,  anche  su  favoriti,  onde 
esausto  era  divenuto  il  pubblico  e  privato 
erario:  il  solo  palazzo  di  s.  Michele  in  Pie- 
troburgo avea  costalo  36  milioni  di  ru- 
bli (i4^  milioni  di  franchi  circa);  il  per- 
chè di  giorno  in  giorno  doveasi  perle  ur- 
genze ricorrere  a  nuovi  e  rovinosi  espe- 
dienti. Agitato  Paolo  Ida  tante  pene,  co- 
minciò a  paventai  della  propria  vita;  si 


3io  RUS 

voleva  deporlo,  ma  fia'grandioslacoli  pri- 
meggiavano l'afTezione  della  numerosa  fi- 
gliuolanza  die  l'adorava,  e  la  vigilanza 
continua  diKutaizzow  suo  cameriere  fa- 
vorito, oltre  la  divozione  delle  sueguar- 
die  e  di  tutta  l'armata.  Rabbrividisce  la 
mano  a  descrivere  il  nero  e  atroce  tra- 
dimento di  Pahlen;  la  storia  lo  ha  diffu- 
so!... nella  notte  degli  I  lali  2marzoi8or, 
co'conginrali  si  portò  al  palazzo  di  s.  Mi- 
chele nella  stanza  di  Paolo  I,  e  Io  stran- 
golarono iniquissimamente!  La  commo- 
vente e  tragica  narrazione  si  può  leggere 
anche  nelle  Notizie  pei  regni  di  Caterina 
li  e  Paolo  ly  accompagnate  da  interes- 
santi notCj  Velletri  i83g.  Ne  fu  autore 
il  marchese  Di  Ribas. 

Subito  dopo  l'orrenda  catastrofe,  i  con  • 
giurati  nel  cortile  del  palazzo  acclamaro- 
no imperatore  il  primogenito  della  loro 
vittima,  Alessandro  I,  il  quale  solo  si  at- 
tendeva la  rinunzia  del  padre,  non  mai  il 
commesso  barbaro  delitto.  Appena  la  sep- 
pe, cadde  in  tanta  prostrazione  di  forze, 
che  dovettero  soccorrerlo  i  suoi  uffiziali: 
egli  era  stato  educato  sotto  gli  occhi  di 
Caterina  II  con  molta  diligenza  e  cura,  e 
di  1 6  anni  l'avea  ammogliato  alla  duches- 
sa di  Baden  Elisabetta.  Rivocò  le  assurde 
disposizioni  emanale  dal  padre  nel  fine 
de!  suo  regno,e  privò  della  sua  grazia  quel- 
li che  lo  aveano  ingannato;  richiamò  gli 
esiliati  in  Siberia,  diminuì  le  pubbliche 
gravezze,  ed  esercitò  in  altri  modi  la  cle- 
menza. Terminò  le  conlesecoll'Inghilter^ 
ra,  riconobbe  i  trattati  con  Francia,  e  ri- 
Tiunziòal  titolo  di  gran  maestro  geroso» 
limitano,  che  credeva  appartenergli  do- 
po esserne  stato  eletto  il  padre.Nel  1802 
riunì  all'impero  la  Giorgia,  e  si  abboccò 
col  re  di  Prussia  per  l'indipendenza  di 
Germania,  minacciata  dai  repubblicani 
francesi;  indi  continuò  le  utili  riforme  in- 
traprese, fondò  numerosi  ginnasi,  aggiun- 
se 3  università  alle  esistenti,  istituì  scuole 
in  più  luoghi  di  nautica,  medicina  e  chi- 
mica, nonché  ospizi, case  di  ricovero  e  or- 
fanotrofi; raddolcì  la  condizione  civile  dei 


RUS 

suoi  popoli.  A  MouiLOw  riportai  che  Pio 
VII  inviò  all'imperatore  per  nunzio  mg.^ 
Arezzo  [V.)j  ma  in  seguito  gli  affari  ec- 
clesiastici peggiorarono  di  condizione,  on  - 
de  nell'agosto  1 8o4  il  nunzio  partì  daPie- 
troburgo.  Aciò  contribuì  i  dissapori  d'A- 
lessandroIjConFrancia  eBonaparte.L'im  - 
peratore  nel  i8o3,  per  l'occhio  paterno 
con  cui  riguardava  i  cattolici, fondò  l'uni- 
versità di  Vilna,  e  stabilì  in  Roma  un  rap- 
presentante diplomatico  di  2.°  ordine,  no- 
minandoa  suo  inviato  straordinario  pres- 
so la  s.  Sede  il  ciambellano  conte  di  Bou- 
terlin;  laddove  prima  vi  si  trovava  il  conte 
Cassini  in  qualità  d'incaricato  d'affari, e 
che  dovea  continuare  a  rimanervi  come 
consigliere  di  legazione.  Ma  dopo  la  sco- 
perta congiura  di  Pichegru,  cui  seguì  l'uc- 
cisione del  duca  d'Enghien,Bonaparle  di- 
venuto già  i.**  console,  avendo  onnina- 
mente voluto  in  Roma  l'arresto  e  la  conse- 
gna dell'emigrato  francese  Vernègues,che 
godeva  la  prolezione  russa,  perchè  consi- 
derato come  un  addetto  alle  sue  missio- 
ni diplomatiche  in  Italia,  ad  onta  della 
viva  ripugnanza  di  Pio  VII  e  del  cardi- 
nal Consalvi  segretario  di  slato,  che  bea 
dichiara  Artaud,  Storia  di  Pio  Vlly  t.  i, 
p.  3 1 2  e  seg.  e  329,  ove  aggiunge:  che  in 
conseguenza  dell'arresto  del  Vernègues, 
l'imperatore  giudicando  per  questo  fatto 
compromessa  la  propria  dignità,  incon- 
tanente mg,*"  Arezzo  ebbe  l'ordine  nell'a- 
gosto i8o4  d'abbandonare  Pietroburgo 
nel  periodo  d*8  giorni.  Questo  prelato  fe- 
ce diverse  rappresentanze,  e  gli  si  rispose 
verbalmentechesiconsenliva  vederlo  par- 
tire come  in  congedo,  supponendo  di  a- 
verlo  ricevuto  dalla  sua  corte.  Dice  l'ab. 
Bellomo,  Continuazione  della  storia  del 
cristianesimo  t.  i,  p.  202, che  quindi  A- 
lessandro  I  con  rescritto  o  ukase  del  4  ot- 
tobre al  metropolita  de'cattolici  latini  in 
Russia,  Siestrzencewicz,  avvisandolo  che 
rimaneva  sospesa  ogni  comunicazione  col 
Papa,  gli  ordinò  di  esercitare  tutti  i  di- 
ritti, prerogali  vee  facoltà  conferitegli  dal 
defunto  Pio  VI,  ad  oggetto  che  i  sudditi 


RUS 

russi  cattolici  non  rimanessero  privi  di 
soccorsi  e  dell'assistenza,  tanlo  tempora- 
le, che  spirituale.  Dipoi  l'imperatore  per 
mitigare  il  dolore  di  Pio  VII  per  tali  e- 
inergenze,  l'assicurò  direttamente  che  a- 
vrebbe  continuato  a  far  provare  le  sue 
beneficenze  a*  sudditi  cattolici  e  fedeli  al 
sovrano,  ne  a  vrebbe  cessato  di  dar  prove 
delia  sua  amicizia  ed  estimazione  perla 
persona  del  Papa,  ancorché  ragioni  di  sta- 
lo e  l'onore  di  sua  corona  esigessero  l'in- 
lerruzione  d'ogni  diplomatica  corrispon- 
denza. Inoltre  dissi  a  Moki  lo  w,  che  Ales- 
sandro I  convenne  nel  i8ogconPio  VII, 
sulla  destinazione  d'un  vicario  apostolico 
pegli  armeni  di  Russia,  il  cui  breve  Cuni 
IVos,  è  nel  Bull,  citato^  t.  4,  p.  348.  Na- 
poleone  Bonaparte  divenuto  imperatore 
cle'francesi,  Alessandro  I  non  volendolo 
riconoscere,la  guerra  divenne  inevitabile, 
e  vi  si  preparò  con  somma  prudenza  e  at- 
tività; stipulando  un  trattalo  di  alleanza 
offensiva  e  difensiva  colla  Svezia  ecoH'Ia- 
ghillerra,  contro  la  Francia.  Ma  l'altra 
lega  allora  stretta  contro  Napoleone  ebbe 
cattivo  effetto  e  produsse  la  disfatta  ad 
Auslerlitz;  questa,  ed  i  successivi  avve- 
nimenti riguardanti  Russia  e  Francia,  a 
tale  articolo,  a  Germania,  a  Inghilterra 
li  riportai.  Ritiratosi  l'imperatore  in  Po- 
lonia, perseverò  la  sua  attitudine  ostile,  e 
udì  ben  presto  che  la  Prussia  in  meno 
di  un  mese  avea  perduto  l'intero  esercito 
e  la  maggior  parte  di  sue  provincie.  Al- 
lora ordinò  una  leva  di4oo, eoo  soldati, 
ed  incominciata  la  lotta,  i  primi  scontri 
furono  sostenuti  dai  russi  con  una  fer- 
mezza che  fece  maravigliare  i  francesi; 
successe  un  armistizio  che  fu  prolungato 
sino  alla  primavera  del  1807.  Intanto  le 
cose  d'oriente  per  la  Russia  procedevano 
vantaggiosamente;  il  Ranato  di  Kirvan 
fu  incorporato  all'impero,  si  respinsero  le 
tribù  del  Caucaso  fino  verso  l'Arasse,  ri- 
njanendo  i  russi  padroni  dell'intiero  pae- 
se. Ma  i  turchi  indotti  da  Napoleone  rup- 
pero in  ostilità,  furono  sconfitti  e  poi  si 
foce  tregua. La  sa  nguinosa  battaglia  d'Ey  • 


li  US  3 1  I 

lau  tra'russi  e  francesi,  si  pretese  guada- 
gnata da  ambe  le  parti;  ma  vi  tenue  die- 
tro la  presa  di  Ronigsberga  e  la  rolla  di 
Friedland,  gravi  sinistri  che  indussero  A.- 
lessandro  I  al  celebre  colloquio  con  Na- 
poleone sul  Niemeii, seguito  dal  memora- 
bile trattalo  di  Tdsit  de'y  luglio  1807, 
in  cui  la  Russia  riconobbe  Napoleone  e 
la  sovranità  de'3  suoi  fratelli,  restando 
il  re  di  Prussia  spoglialo  della  maggior 
parte  de'suoi  slati.  Acquistòla Russia  per 
tal  pace  la  provincia  di  6ialislok,in  cam- 
bio della  signoria  di  Jever,  riunita  al  re- 
gno di  Westfalia;  impegnandosi  inoltre 
Alessandro  Idi  sottoporsi  alle  conseguen- 
ze del  famoso  sistema  continentale,  se  la 
sua  mediazione  con  Inghilterra  fosse  ri- 
masta inefficace.  Sembra  che  questo  trat- 
tato si  facesse  dalla  Russia  e  da  Napoleone, 
solo  per  guadagnar  tempo:  nondimeno 
Alessandro  I  si  mostrò  fedelissimo  alleato 
di  Francia,  e  professò  in  ogni  incontro  al- 
tissima slima  e  costante  ammirazione  pel 
grand'uomo  che  la  governava.  Nel  1 808 
Alessandro  I  rivolse  le  sue  armi  contro 
il  cognato  re  di  Svezia,  pel  compimento 
del  sistema  continentale;  invase  la  Fin- 
landia e  per  sempre  l'incorporò  alla  R.us- 
sia,  con  che  provenne  ad  essa.il  primato 
sul  Baltico,  e  guarentì  la  sua  metropoli 
dai  pericoli  ai  quali  la  Svezia  l'avea  so- 
vente esposta.  Napoleone  combattendo  la 
Spagna,  in  ottobre  1808  volle  confermar- 
si nel  congresso  d'Erfurt  dell'amicizia  del 
monarca  russo,  il  quale  die  al  suo  formi- 
dabile alleato  molteplici  contrassegni  di 
crescente  e  singolare  estimazione;  tutta- 
volta  Napoleone  fece  qualche  doglianza 
sull'in  vasione  della  Finlandia,che  profon- 
damente offesero  Alessandro  I,  per  cui  nel- 
la guerra  che  di  nuovo  arse  tra  Austria 
e  Francia, a  questa  solo  fornì  2  5,ooo  uo- 
mini,in  vece  de'promessi  i5o,ooo,man- 
canza  di  cui  fu  punto  vivamente  Napo- 
leone. Per  risarcire  possibilmente  i  sud- 
diti delle  perdite  che  palivano,per  lo  stato 
ostile  con  Inghilterra,  chiuse  gli  occhi  a 
diverse  infrazioni,  uell'accesso  dato  a  di- 


3l2 


RUS 


versi  vascelli  inglesi  ne'poi  li  russi. Nel  fi- 
ne del  1809  i  russi  ripresero  le  oslililà 
co'turchi,  e  continuò  la  guerra  sino  al 
1 8 1 1 .  Divenendo  le  invasioni  di  Napoleo- 
ne sempre  più  minacciose  per  la  Russia, 
Alessandro  I  nel  maggio  1 8 1 2  si  pacificò 
colla  Porta  colla  mediazione  dell'Inghil- 
terra, e  fruttò  all'impero  l'intiera  Bessa- 
rabia,  un  3.**  della  Moldavia  e  varie  al- 
Irefortezze.  Quasi  tutta  la  terraferma  ub- 
bidiva alleleggi  di  Napoleone;  Alessandro 
1  conservava  qualche  indipendenza,  ma 
presto  l'avrebbe  perduta  se  non  avesse 
ceduto  a  tutte  l'esigenze  del  sistema  con- 
tinentale; fermissimo  di  conservarla,  si 
preparò  alla  guerra, avendo  penetratoli 
gigantesco  progetto  di  Napoleone  di  vo- 
lerla portare  nel  centro  del  suo  impero. 
Le  sue  truppe  erano  meno  numerose  di 
quelle  di  Napoleone,  a  cui  tutte  le  nazio- 
ni europee  aveano  dato  i  loro  contingen- 
ti, ed  erano  anche  meno  agguerrite,  ma 
aveano  somma  disciplina,  ed  egual  fidu- 
cia nel  loro  sovrano:  la  rigidezza  del  cli- 
ma, la  vastità  dell'immenso  impero, eia 
risoluzione  di  lutto  sagrificare  per  salva- 
re la  patria,  consideravansi  di  gran  peso 
nella  bilancia  in  favore  de'russi.  Il  24  a- 
gosto  1 8 1 2  i  francesi  passarono  il  Niemen 
(leggo  nel  Manueldes  Dates^chtGSo^ooo 
uomini  tra  francesi  e»alleati,  a'io  aprile 
si  posero  in  marcia  verso  la  Piussia),  ed 
Alessandro  1  notificò  al  suo  esercito  la 
guerra,  con  un  notabile  ordine  del  gior- 
no. Secondo  il  predisposto  sistema  di  di- 
fesa, il  I."  esercito  russo  si  mise  ben  pre- 
sto in  ritirata  verso  laDwina  e  il  Doieper. 
1  russi  sotto  il  prediletto  loro  generale  Ru- 
lusow,  combatterono  sulle  sponde  della 
Moskwa  con  sì  ostinato  valore,  che  non 
avrebbesi  saputo  a  chi  fosse  rimasta  la  vit- 
toria, se  essi  non  avessero  abbandonato 
le  posizioni  che  aveano  sì  ostinatamente 
difeso.  Napoleone  entrò  in  Mosca  (F.)y 
ma  nel  dì  seguente  a  consiglio  di  Rostop- 
chine  gli  abitantifecero  il  patrio  sagrifì- 
zio  delle  loro  case,  poiché  per  operii  loro 
vi  divampò  un  orribile  incendio,  e  in  pò - 


RUS 

chi  giorni  quasi  g  decimi  di  essa  furono 
preda  delle  fiamme:  altre  devastazioni  fu- 
rono operate  dagli  stessi  francesi.  Dopo  35 
giorni  d'aspettazione  funesta.  Napoleone 
abbandonò  Mosca  e  mosse  contro  Tarma- 
ta russa,  che  gli  resistette  con  sommo  vi- 
gore nella  formidabile  posizione  di  Malo- 
Jaroslawitz.Allora,troppo  tardi  conosciu- 
ta la  grandezza  del  pericolo,  non  gli  rima- 
se altro  spediente,  che  una  ritirata  pre- 
cipitosa già  troppo  differita,  ed  i  russi  e 
i  cosacchi  non  ebbero  più  che  ad  insegui- 
re un  esercito  rifinito  di  fatica,  tormenta- 
to dall'eccessivo  freddo  e  dalla  fame,  e  del 
quale  forse  neppure  un  soldato  avrebbe 
riveduto  il  patrio  suolo,  senza  alcuni  er- 
rori commessi  dai  generali  russi.  Della  ca- 
tastrofe sofferta  dal  floridissimo  esercito 
fiancese  in  questa  disastrosa  campagna, 
del  suo  colossale  numero,  delle  sue  fune- 
stissime conseguenze,  di  quelle  fatali  per 
Napoleone,  e  degli  autori  che  ne  scrissero 
l'interessante  istoria,  parlai  in  più  luoghi 
e  massime. ne' voi.  XXVII,  p.  i3o  e  seg., 
XXIX,  p.  196  e  seg., XXXV,  p.  1 15  e 
seg., LI,  p.  201  e  seg.jLVI,  p.  70.  Inoltre 
si  possono  leggere:  Segur,///^/o.TC  deNd' 
poleon  et  de  la  grand  année  dansla  guer- 
re de  Russie  en  1 8 1 3,  Paris  1825.  G/'/- 
lalìani  in  Russia^  Italia  1 826.  Storia  del- 
V ultima  guerra  tra  le  alte  potenze  alleate 
e  la  Francia^  che  comprende  le  3  memo- 
rabili campagne  in  Russia^  nella  Germa- 
nia  e  in  Francia^  Firenze  i8i4-  E'  no- 
torio che  tutti  gli  alleati  di  Napoleone,  do- 
po la  sua  rovinosa  catastrofe  nel  nord,  con- 
cepirono la  speranza  di  scuotere  aitine  il 
suo  giogo;  il  redi  Prussia  fu  ili. ''a  staccar- 
si dall'alleanza  co'francesi  e  si  collegò  con 
Russia;  la  Svezia  fece  lo  stesso,  sebbene 
un  francese  ne  avea  occupato  il  trono;al- 
trettanto  eseguirono  molti  principi  della 
confederazione  del  Reno,  e  questa  dovet- 
te considerarsi  disciolta.  Non  pertanto  l'e- 
roica bravura  eattivitàdiNapoleone  giun- 
sero a  tanto  che  ledue  vittorie  di  Lutzeu 
e  di  Bautzen  poterono  di  nuovo  stordir 
l'Europa,  e  porre  in  gran  dubbiezza  la  so- 


IIUS 
spirala  emancipazione.  Alessandro  I  in- 
tanfo seppe  indurre  l' imperatore  d'Au- 
stria Francesco  I  e  suocero  di  Napoleone 
ad  unirsi  ai  nemici  di  Francia.  Alla  san- 
guinosa  battaglia  di  Dresda  de'26,  27  e 
28  agosto  181 3,  il  monarca  russo  videsi 
cadere  a  fianco  il  generale  Moreau  col- 
pito da  una  palla  di  cannone.  Ma  questa 
sconfitta  fu  l'ultima  sofferta  dagli  alleati: 
il  16,  17  e  18  ottobre  successe  quella  ter- 
ribile di  Lipsia,  in  cui  Napoleone  perde 
metà  del  suo  esercito,  ed  egli  stesso  non 
iscampòche  per  fortuna  dall'essere  fatto 
prigioniero.  Dopo  quella  grande  vittoria, 
gli  alleati  non  ebbero  che  a  marciare  trion- 
falmente fino  alle  sponde  del  P\.eno.  Ivi 
gl'imperatori  di  Russia  e  d'Austria,  ed  il 
re  diPrussia  mandarono  aNapoleonenuo- 
Te  proposte  di  pace,  che  non  vennero  ac- 
cettate, essendo  comune  intendimento  la 
restaurazione  de'Borboni.  Invasero  dun- 
que la  Francia,  ed  Alessandro  I  entrò  in 
Parigi  a'3i  marzo  18 14.  Allorché  il  se- 
nato di  quella  metropoli  ebbe  pronun- 
ziata la  detronizzazione  di  Napoleone,  A- 
lessandro  I  restituì  tulli  \  prigionieri  che 
erano  in  Russia,  e  quelli  fatti  da'russi  nei 
dintorni  della  stessa  Parigi  ;  indi  si  recò 
incontro  a  Luigi  XVIII  fino  a  Compiè- 
gne,  e  visitò  l'ex  imperatrici  Giuseppina 
e  M."  Luigia.  Partì  poi  per  l'Inghilterra, 
ove  fu  accolto  con  isplendida  gioia;  poscia 
ritornò  in  Russia  e  in  Pietroburgo  il  25 
luglio,  indicibilmente  festeggiato.  Conclu- 
se in  quell'anno  un  trattato  colla  Persia, 
che  produsse  grande  aumento  di  territo- 
rio, per  cui   eslese  il  dominio  russo  dal 
mar  Nero  al  mar  Caspio  senza  interru- 
zione. Intervenne  poi  l'imperatore  al  con- 
gresso di  Vienna,  apertosi  il  27  novem- 
bre; mentre  slavasi  per  sciogliere  il  con- 
gresso,si  seppe  lo  sbarco  di  Napoleone  in 
Francia;  egli  si  preparò  tosto  alla  guer- 
ra, e  sottoscrisse  a'  1 5  marzo  1 8  r  5  la  fa- 
mosa dichiarazione:  Essersi  Napoleone, 
quale  nemico  e  turbatore  della  tranquil- 
lila d'Europa,  abbandonatoalla  pubblica 
vendetta.  Essendosi  Pio  VII  rifugialo  a 


RUS  3i3 

Genova,  Timperatore  volle  dimostrargli 
la  sua  affé/ione  e  riverenza,  facendolo  vi- 
sitare dal  generale  barone  di  Thuvll,  con 
lettera  nella  quale  espresse  l'interesse  che 
prendeva  per  la  conservazione  de'tem po- 
ro li  dominii  della  chiesa  romana;  ed  in 
falli  nel  congresso  di  Vienna  dipoi  giovò 
colla  sua  autorità  e propensioneallas. Se- 
de, alle  eloquenti  note  e  perorazioni  di- 
plomatiche del  celebre  cardinal  Consalvi, 
per  la  restituzione  al  dominio  temporale 
del  Papa,  delle  provincie  chiamate  Lega- 
zioni. MosseAlessandroI  170,000  uomi- 
ni contro  Francia,  ma  non  poterono  ar- 
rivare che  dopo  la  celebratissima  batta- 
glia di  Waterloo,  della  quale  riparlai  nel 
voi.  L,  p.  i^j;  e  l'imperatore  tornò  in 
Parigi  Ti  i  luglio,  ed  ivi  segnò  il  famige- 
rato trattato  della  santa  alleanza,  resti- 
tuendosi in  Pietroburgo  a'i3  dicembre. 
Recatosi  a  Mosca,  espresse  il  suo  profon- 
do dolore  pegl'  infortunispaventevoli  sof- 
ferti da  quella  fedele  città:  numerosi  be- 
nefizi, fabbriche  ed  istituzioni  illustraro- 
no quest'epoca  del  suo  governo,  tra  gli  al- 
tri la  fondazione  di  una  marina  militare 
proporzionata  alla  vastità  del  suo  impe- 
ro. Nel  1818  in  Varsavia  aprì  la  dieta, 
e  visitò  poi  le  provincie  meridionali  dei 
suoi  dominii,  segnalando  questo  viaggio 
di  1 5oo  leghe,  con  moltissimi  atti  di  mu- 
nificenza e  di  utilissime  fondazioni.  Nel 
cader  dell'anno  passò  al  congresso  d'  A- 
quisgrana,  dove  fu  il  i.°ad  alzar  la  voce 
in  favore  di  Francia,  che  a  lui  è  debitri- 
ce d'  un  forte  ribasso  dell'  ingente  som- 
ma che  i  vincitori  l'aveano  condannata 
a  pagare.  Reduce  a  Pietroburgo  si  occu- 
pò di  nuovo  della  felicità  de'suoi  suddi- 
ti, e  se  prese  qualche  abbaglio,  rette  ne 
furono  le  intenzioni.  Narrai  a  Polonia  ed 
a  Plosko,  che  Alessandro  I  eresse  in  re- 
gno la  Polonia,  e  ne  prese  il  titolo  di  re; 
la  dichiarazione  in  favore  de'  numerosi 
sudditi  massime  polacchi  della  religione 
cattolica,  per  la  quale  stabilmente  accre- 
ditò e  istituì  in  Roma  una  legazione  di- 
plomatica russo -polacca  e  permanente, 


3i4  RUS 

destinandovi  pel  i."  il  cav.  Ilalinski,  il 
cjuale  sottoscrisse  il  concordalo  per  la  rior- 
clinazione  delle  sedi  vescovili  di  Polonia, 
ch'eseguì P/oF/Zj e  accennai  i  motivi  pei 
quali  l'imperatore  fu  costretto  di  fare  u- 
sciredairimperoi  benemeriti  gesuiti,  che 
la  Galizia  si  chiamò  felice  di  poter  acco- 
gliere, cioè  per  la  gelosia  del  clero  russo, 
spaventato  in  vedere  i  numerosi  proseliti 
che  facevano  al  cattolicisrao,  contro  le  leg- 
gi dell'impero  che  lo  divietano:  a  Kiovi\ 
poi  dissi  in  quanta  riverenza  tenne  Ales- 
sandro I  la  chiesa  rutena;  e  nel  voi.  LI  V 
quanto  può  riguardare  il  ministro  diplo- 
matico in  Ptoma.  Tultavolta,  e  ad  onta 
che  in  Russia  nel  periodo  circa  di  mezzo 
secolo  sieno  slati  inviali  4  prelati  col  ca- 
rattere di  nunzi  e  ambasciatori  straordi- 
nari; a  fronte  di  detto  stabilimento  della 
legazione  russa  in  Roma,  ancora  la  s.  Se- 
de non  ha  potuto  ottenere,  per  quante  i- 
stanze  abbia  fatto,  di  poter  mandare  un 
suo  rappresentante  in  Russia, e  residente 
j)resso  l'imperiale  e  regia  corte,  dal  quale 
possa  essere  informala  della  vera  situa- 
zione delle  cose  cattoliche  in  così  rimote 
contrade.  Il  diritto  di  correspettività  da- 
rebbe un  giusto  titolo,  perchè  tale  do- 
manda fossefinalmente  esaudita,  dai  noti 
sentimenti  di  equità  e  di  giustizia  che  ri- 
splendono  nel  monarca  che  con  tanta  sa- 
viezza regna.  In  Pietroburgo  Alessandro 
1  chiamò  i  domenicani  di  Lituania  pel  ser- 
vigio della  chiesa  cattolica,  e  per  l'edu- 
cazione de'giovani  della  medesima.  Nel 
1820  Alessandro  landò  al  congresso  di 
Troppau,  poi  trasferito  a  Lubiana,  ove 
J'io  VII  mandò  il  cardinal  Spina  e  mg.'" 
ilfrtz/o  (/^.)_,  co'quali  ancora  l'imperato- 
re espresse  l'ardente  suo  desiderio  di  re- 
carsi a  Roma,  avendo  invidiato  il  gran- 
duca Michele  suo  fratello  che  l'avea  vi- 
sitata, e  ricevuto  da  Pio  VII  al  modo  che 
toccai  nel  voi.  LUI,  p.  i63;  dipoi  risol- 
vette effetluai:lo  e  ne  fece  avvisare  Leone 
XII;  ma  la  mortegl'impedì  il  vagheggiato 
desiderio,  come  notai  nel  voi.  XXX Vili, 
p.  Sy.  Siccome  Alessandro  l  nutrì  sem- 


RUS 
pre  le  più  vive  sollecitudini,  deferenza  e 
venerazione  per  Pio  VII,epÌLi  d'una  vol- 
ta aveagli  scritto  di  amare  visitarlo, giun- 
se a  scrivere  all'I talinski:  Io  vorrei  essere 
mio  ministro  inRoma.  Nell'ottobre  1 822  1 
l'imperatore  fu  anche  al  congresso  di  Ve-  1 
rona.  Insorsero  dissapori  colla  Porta,  la 
quale  credeva  insorta  la  Grecia  (f^.)  con 
l'intelligenza  russa,  ma  furono  sopiti.  Nel 
1824  Alessandro  I  soffrì  grave  malattia, 
nelqual  annoavvenne  la  disastrosa  inon- 
dazione che  rovinò  la  fortezza  di  Cron- 
stadt,  e  fece  gravissimi  danni  a  Pietro- 
burgo. Nell'autunno  182 5  si  recò  aTa- 
ganrok,  ove  trova  vasi  da  qualche  tempo 
l'imperatrice,  indi  visitò  la  Crimea,  e  tor- 
nato a  Taganrok  seco  portò  il  germe  del 
male  che  dovea  rapirlo.  A'27  novembre 
gli  fu  dichiarato  il  suo  imminente  peri- 
colo, e  morì  il  3o*fra  le  braccia  dell'im- 
peratrice Elisabetta.  La  sua  morte  pro- 
dusse grandee  sincero  dolore  i n  tutto  l'im  - 
pero,  e  vi  prese  affettuosa  parte  quasi  tut- 
ta l'Europa,  sul  destino  della  quale  egli  a- 
vea  efficacemente  influito.  Napoleone  dis- 
se di  lui:  Se  muoio,  egli  sarà  il  mio  erede 
in  Europa.  Bello  ed  elegante  della  per- 
sona, come  tutta  la  sua  famiglia  imperia- 
le, fu  ornato  di  molte  virtù,  cortese  e  u- 
mano;  parlando  e  scrivendo  bene  il  fran- 
cese e  l'inglese.  La  storia  di  questo  gian 
monarca  si  collega  strettamente  a  quella 
dell'intiera  Europa^  del  i.**  periodo  del 
corrente  e  memorando  secolo  XIX,  per 
cui  trovai  indispensabile  allontanarmi 
dalla  mia  brevità.  Vi  sono  una  dozzina 
e  più  di  opere,  e  in  piò  lingue,  die  ne  de- 
scrissero le  gesta:  in  alcune  si  sospetta  che 
gli  fosse  propinato  il  veleno,  altre  riget- 
tano e  confutano  quest'asserzione;  altri 
infine  scrissero  che  il  male  si  esacerbò  pel 
profondo  dolore  da  cui  fu  compreso  in 
sentire  che  si  cospirava  contro  la  sua  vi- 
ta da  persone  che  avea  beneficalo.  Da  di- 
verse di  esse  pure  si  ricava  la  grandissi- 
ma propensione  che  nutriva  pel  catloli- 
cismo,  e  vi  fa  alcuno  che  giunse  affer- 
mare che  segretamente  fosse  cattolico.  Ne- 


RUS 

gli  Annali  delle  scienze  religiose  ì.  2,  p. 
283,  vi  è  un  articolo  intitolato:  Sentimen- 
ti religiosi  deir imperatore  .Alessandro  I. 
Da  questo  si  apprende,  che  Dio  toccò  il 
suo  cuore  a  seguo,  che  in  tutti  i  suoi  im- 
barazzi e  bisogni,  ricorse  a  lui  con  fldu- 
eia,  e  ne  ricevè  lumi  e  conforti; ch'ebbe 
una  fede  viva,  sincera,  illuminata,  corro- 
borata dalle  profonde  cognizioni  religio- 
se, che  avea  attinte  dalla  s.  Scrittura,  re- 
citando quotidianamente  e  con  divozio- 
ne il  salmo 90.  La  magnanimità  del  cuo- 
re religioso  di  Alessandro  I  viene  pure 
espressa  nell'articolo  pubblicato  eziandio 
in  Boma  a  p.  89  del  Costituzionale  Ro- 
mano del  i849>con  questo  titolo:  Fatti 
sloricij  lettere  autografe  delV imperatore 
Alessandroljsiia  morte  cattolica, \iì  que- 
sto celebrandosi  le  sue  eccellenti  qualità, 
le  virtù  pubbliche  e  private,  del  rispetto 
e  amore  universale  ch'erasi  procacciato, 
che  perciò  n'ebbe  ricompensa  ancora  in- 
nanzi a  Dio,  e  si  aggiunge.  ^'  In  una  cir- 
costanza ove  si  trattava  d'una  persona  di- 
vota, sulle  gesta  della  quale  la  Chiesa  un 
giorno  dovrà  portare  una  sentenza  che 
innalza  i  santi  sugli  altari,  un  venerando 
religioso  depositava  quanto  appresso. — • 
Le  cose  più  lontane  vedea,  egualmente 
che  le  più  vicine.  La  morte  dell'impera- 
tore Alessandro,  i  motivi.. .. la  suaanima 
è  in  luogo  di  salute, per  aver  usalo  mi- 
sericordia ai  suoi  prossimi,  per  avere  ri- 
spettato.... il  sommo  Pontefice  e  proletto 
la  cattolica  Chiesa, il  Signore  gli  diede  il 
lume  e  grazie  opportune  per  salvarsi.—— 
D'altronde  sappiamo  da  fonte  sicura,ch'e- 
sistonoin  Roma  ed  altrove  ancora  docu- 
menti autentici  comprovanti  la  mortecat- 
tolica  del  pioimperatore.Non  dubito  pun- 
to pregare  per  lui,  diceva  GregorioXVL" 
Veramente  questa  proposizione  io  non  la 
intesi  mai  dalla  bocca  di  quel  gran  Papa, 
bensì  di  frequente  soleva  dirmi,  ritenere 
essere  morto  Alessandro  1  cattolico;  an- 
zi nella  sua  somma  benignità  per  me,  si 
degnò  confidarmi  un  segreto, con  ingiun- 
zione di  non  manifestarlo  vivente  lui,  e 


RUS  3i5 

11  cardinal  Orioli,  che  avea  elevato  a  tal 
dignità.  Essendo  ambedue  passati  agli  c- 
tcrni  riposi  de'giusti,  a  gloria  della  s.  Se- 
de,  e  de'3  personaggi  nominati,  Vepulo 
conveniente  qui  svelare  il  segreto  copian- 
dolo da  un  foglio,  che  io  scrissi  appena 
ricevuta  la  benevola  partecipazione,  onde 
un  giorno  non  alterare  sillaba  del  pro- 
nunzialo dalla  veneranda  bocca  di  Gre- 
gorio XVI.^=:L'imperatore  di  Russia  A  • 
lessandro  I,  mandò  il  generale N.  a  Papa 
Leone  XII per  comunicargli  segretamen- 
te la  sua  viva  propensione  alla  religione 
cattolica,  e  il  desiderio  di  volersene  istrui- 
re pienamente.il  personaggio, domanda- 
ta udienza  al  Pontefice,  appena  giunto 
alla  sua  presenza,  cavatasi  la  spada  s'an- 
nunziò per  cattolico,  volle  confessarsi,  e 
manifestò  l'alta  missione;  aj 


giungendo 


che  l'imperatore  domandava  per  l'istru- 
zione un  monaco  camaldolese  (forse  per- 
chè apostolo  de'russi  fu  s.  Bonifacio  ca- 
maldolese, di  cui  sopra  tenui  proposilo, 
e  al  tri  camaldolesi  vi  riceverono  come  lui 
la  palma  del  martirio; 0  forse  tratto  dalla 
fama  dell'allora  vivente  cardinal  Zurla, 
il  quale  a  richiesta  del  conte Romanzow 
illustrò  diverse  carte  riguardanti  la  geo- 
grafia dellaRussia,per  cui  si  disse  averlo 
Pio  VII  creato  cardinale  a  prerauradel- 
l'imperatore  A  lessandro  I:  piuttosto  i  mo- 
livi della  esaltazione  dell'ottimo  e  dolio 
cardinal  Zurla, sono.quelliche  indicai  nel 
voi.  LUI,  p.  169),  ovvero  un  religioso 
de'minori  conventuali.  Accoltasi  con  le- 
tizia da  Leone  XII  la  proposizione,  di  sera 
mandò  con  una  carrozza  palatina  a  pren- 
dere nel  monastero  camaldolesedi  S.Gre- 
gorio al  Monte  Celio, il  p.  d.  Mauro  Cap- 
pellai i  abbate  del  medesimo  e  vicario  ge- 
nerale di  sua  congregazione  (probabil- 
mente, perchè  in  lui  a  quelle  qualità  su- 
blimi, che  poco  dopo  lo  stesso  Leone  XII 
proclamò  in  concistoro,  e  fece  pubblica- 
re, che  riportai  nel  voi.  XXXVI li,  p.  65e 
69,51  univa  la  piena  cognizione  degli  affari 
ecclesiablicidi  Russia,  i  quali  dopo  il  rilor- 
iiodi  Pio  VII  in  Roma  nel 1 8 1 4,<^li  suo  or- 


3i6  RUS 

dine  il  cardinal  Constivi  glieli  affidò  e  con> 
tinuò  a  studiare  e  Irattare  anche  nel  car- 
dinalato). Giunto  questo  dottissimo  ed  e- 
semplare  religioso  a' piedi  di  Leone  XII, 
questi  lo  pose  a  parte  del  segreto,  e  l'in- 
vitò a  recarsi  in  Pvussia  alla  gran  missio- 
ne (certo  che  felice  e  ubertoso  ne  sarebbe 
stato  il  successo).  Il  p.  abbate  Cappellari 
con  modestia  supplicò  di  esserne  dispen- 
sato, e  fra'motivi  che  addusse,  vi  fu  quel- 
lo d'ignorare  la  lingua  e  nella  sua  età  non 
essere  facile  l'apprenderla.  Allora  il  Papa 
l'interpellò  se  conosceva  altro  individuo 
che  credesse  opportuno  all'uopo,  o  che 
proponesse  un  frate  conventuale.  Il  p.  ab- 
bate nominò  il  p.  Anton  Francesco  Orio- 
li, che  riuscì  di  piaciménto  al  Papa.  Posto 
il  p.  Orioli  a  parte  dell'importante  mis- 
sione e  accettato  l'incarico,  il  Papa  gli  fe- 
ce conoscere  il  generale  N.  Mentre  egli 
andavalo  istruendo  di  quanto  era  neces- 
sario sapere,  e  si  disponevano  alla  parten- 
za per  Russia,  giunse  in  Roma  l'infausta 
notizia  della  morte  immatura,  e  forse  non 
naturale, dell'imperatore  Alessandro  I,  e 
svanirono  le  belle  speranze  concepite,  ri- 
tenendosi per  certo  esser  egli  morto  cat- 
tolico. = 

Secondo  l'ordine  naturale  di  succes- 
sione, dovea  montaresul  trono  d'Alessan- 
dro I  il  fratello  granduca  Costantino,  ma 
questi  ne  avea  emessa  formale  rinunzia 
a'24  maggio  1820,  quando  sposò  la  con- 
tessa Grudziuske  principessa  di  Lowicz, 
e  debitamente  ratificata.  Inconseguenza 
ereditò  l'impero  il  magnanimo  e  regnan- 
te Nicolò  I,  ch'erasi  nel  1817  sposato  alla 
regnante  imperatrice  Alessandra  Feodo- 
rowna  sorella  dell'attuale  re  di  Prussia, 
e  dalla  quale  nacque  fiorente  prolejaven- 
do  subito  Nicolò  I  mostrato  eroica  fer- 
mezza e  valore  nello  spegnere  le  già  scop- 
piate civili  discordie.  Imperocché  narra 
il  citato  ab.  Bellorao  t.  2,  p.  228,  che  nel 
salire  al  trono  dovette  vincere  gl'insani 
sforzi  d'una  fazione  che  in  Pietroburgo 
avea  fatto  traviare  dalla  dovuta  fedeltà 
alcune  compagnie  di  soldati.  Quella  fa- 


RUS 

zione  avea  ramificazioni  nell'esercito  di 
I3essarabia,chesi  rannodavano  a  vastis- 
sima congiura  sordamente  ordita  dalle 
società  segrete,  che  in  seno  della  Russia 
covavano  fino  dal  i8i6,i  capi  delle  quali 
avevano  formato  l'esecrabile  disegno  d'at- 
tentare a'preziosi  giorni  di  Alessandro  I, 
per  sconvolgere  le  istituzioni  dominanti 
in  Russia.  A  tali  cospirazioni  erano  unite 
le  società  segrete  di  Polonia,  tutte  origi- 
nate da  quelle  di  Germania,  distinguen- 
dosi la  società  degli  slavi  uniti,che  mirava 
a  fare  una  repubblica  federativa  di8  gran- 
di regioni  slave,  includendovi  la  Boemia, 
Moravia,  Moldavia  e  la  Vallachia.  Aven- 
do l'imperatore  fatto  cadere  a  vuoto  que- 
ste ree  macchinazioni,  si  recò  per  la  sua  co- 
ronazione aMosca,chequal  fenice  è  risorta 
più  bella  dall'incendio.  Colse  sì  fausta  oc- 
casioneLeoneXlI,per  inviare  a  Pietrobur- 
go in  qualità  d'ambasciatore  il  celebrego- 
vernatore  di  Roma  mg.rBernetli,poi  car- 
dinale e  segretario  di  stato,affinchè  all'au- 
gusto sovrano  recando  le  sue  congratu- 
lazioni, gli  raccomandasse  vivamente  i 
cattolici  della  Russia  e  di  Polonia:  fu  ri- 
cevuto con  gran  distinzione, riuscì  gradi- 
tissimo, e  l'imperatore  oltre  altre  dimo- 
strazioni di  benevolenza  lo  decorò  dell'or- 
dine dell'Aquila  bianca  (da  ultimo  morì 
e  n)eritamente  fu  celebrato  nelle  Bre^fi 
memo  rie  del  cardinal  Tommaso  Dernet' 
tiy  Pesaro  185*2).  La  coronazione  seguì 
a'3  settembre  1 826,ed  a*24  maggio 1 829 
in  Varsavia  come  re  di  Polonia.  Riporta 
il  cav.  Artaud  nella  Storia  di  Leone X II, 
che  questo  Papa  in  udire  come  Nicolò  I 
avea  segnalato  la  solennità  della  i.'coro- 
nazione,con  moltiatti  di  clemenza, escla- 
mò: E'  un'amnistia  piena  di  magnanimi- 
tà e  di  coraggio,  e  degna  di  Enrico  IV! 
Il  ministro  Italinsky  non  cessava  mai  di 
vantare  all'imperatore  l'ingegno  e  le  uti- 
li apostoliche  fatiche  di  Leone  XII.  Nella 
biografia  di  questo  Papa  ricordai,  come 
dal  balcone  del  ministro  Italinsky,  ascol- 
tò le  missioni  che  si  predicavano  in  piaz- 
za Navona.  11  medesimo  Artaud  nel  t.  3, 


RUS 

p.  22  0,  sempre  veneratore  di  Roma,  ivi 
innalzando  all'imperatore  Nicolò  I,  nelle 
vertenze  religiose  tra  la  s.  Sede  e  la  Rus- 
sia in  tempo  di  Gregorio  XVI,  fervorose 
preghiere  perchè  volesse  interamente  dis- 
siparle, fra  le  altre  cose  così  parlò.*»  Gran 
Principe,  voi  istesso,  divenuto  monarca, 
voi  avete  nobilmente  significata  la  vostra 
slima  al  p.  ab.  Cappellari,  di  cui  eravi 
stata  presentata  un'opera  (forse:  //  trion- 
fo della  s.  Sede  e  della  Chiesa  contro  gli 
assalti  dc^  novatori,  combattuti  e  respinti 
colle  stesse  loro  ^rwi/V,  dedicata  a  Pio  VI 
nel  I  799)  tutta  imbevuta  della  più  pura 
morale  delledoltrine  cattoliche,  e  di  quel- 
lo spirito  d'ordine  che  non  saprebbesi  mai 
abbastanza  divulgare  in  questi  tempi  di 
torbidi  e  di  ribellioni.  Il  cav.  Italinsky  ha 
presso  la  s.  Sede,  in  nome  vostro,  solle- 
citato l'onore  della  porpora  per  questo 
dotto  religioso.  Io  noi  poteva  ignorare, 
perocché  il  vostro  ministro  mi  ha  pregalo 
(era  l'Arlaud  incaricato  d'affari  di  Fran- 
cia in  Roma)di  parlare  di  questa  doman- 
da col  PonteficeLeoneXII,eVostra  Mae- 
stà ha  dovuto,  più  che  qualunque  altro 
sovrano  applaudire  all'innalzamento  al 
trono  del  Pontefice  da  tanti  vostri  suffra- 
gi assistito  (posseggo  su  ciò  la  nota  con- 
fidenziale scritta  dal  principe  di  Gagarin 
ministro  di  Russia  in  Roma  al  cardinal 
Bernelti);  ed  anche  prima  di  questo  fatto, 
rimasto  segreto  sin  qui,  i  vostri  ministri 
non  hanno  mai  potuto  credere  che  un 
Pontefice  Romano  uegligentasse  i  suoi  do- 
veri; i  vostri  ministri  diversamente  opi- 
nando, si  sarebbero  eminentemente  in- 
gannati.Tutti  idoveri  dogmatici  sono  sta- 
li compiuti  con  un  sublime  coraggio  in 
faccia  al  mondo  intero^  a  gloria  eterna 
di  Roma,  tanto  dal  Pontefice,  quanto  da 
chi  l'aiuta  nelle  sue  apostoliche  fatiche 
(il  cardinal  Lambruschini)".  Rispettando 
il  benemerito  storico  cav.  Artaud,  per  la 
diplomatica  posizione  in  cui  gli  fu  dato 
conoscere  i  più  reconditi  segreti,  quanto 
alla  creazione  del  p.  Cappellari  in  cardi- 
nale, essa  data  dal  21  marzo  i825,erim- 


RUS  317 

peralore  Nicolò  I  salì  al  trono  il  i ."  dicem- 
bre successivo;  quindi  il  cardinalato  del 
p.  Cappellari  fu  da  Leone  Xll  pubbli- 
cato il  i3  marzo  1826.  Laonde,  quando 
Leone  XII  avrà  ricevuto  le  preziose  pre- 
mure dell'imperatore  Nicolò  1,  si  sarà 
grandemente  compiaciuto  di  quanto  a- 
vea  già  disposto  con  riserva  in  petto,  con- 
fermandosi nell'ottima  scelta,  e  ben  a  ra- 
gione per  la  riuscita  che  fece  felicissima, 
llsuoimpero  è  divenuto  celebre  per  gran- 
di avvenimenti,  contribuendo  potente- 
mente Nicolò  I  ai  rapidi  e  splendidi  pro- 
gressi de'russi  nelle  arti,  nelle  scienze,  ed 
in  qualsivoglia  specie  d'incivilimeuto,per- 
fezionando  l'edificio  della  nazionale  pro- 
sperità innalzalo  dai  suoi  illustri  prede- 
cessori, massime  da  Pietro  I,  Caterrna  li 
e  Alessandro  I.  La  guerra  contro  la  Per- 
sia, in  cui  si  cuoprì  di  gloria  il  principe 
di  Varsavia  generale  Paskewitsch,  fini 
colla  conquista  della  provincia  d'Erivan. 
Colla  vittoria  navale  di  Navarino,  unita 
la  flotta  russa  a  quelle  inglese  e  francese 
suH'ottomana,  contribuì  all'erezione  del 
regno  di  Grecia  (/^.).  La  guerra  colla 
Turchia  pose  l'impero  ottomano  ii»grave 
pericolo,  nella  quale  il  valorosissimo  ge- 
nerale Diebitsch  superando  le  gole  del- 
l'Emo oBalkan,  produsse  nel  1829  a'i4 
settembre  la  paced'Adrianopoli,checon- 
solidando  l'indipendenza  greca,  procac- 
ciò l'emancipazione  degli  armeni  catto- 
lici, ed  ai  vallacbi,  moldavi,  serviani,  ed 
ai  cristiani  d'oriente  dell'impero  ottoma- 
no solide  guarentigie.  La  Russia  con  tale 
trattato  acquistò  pure  parte  del  pascià- 
latico  d'Akhal-tsikhè,il  resto  della  Curia 
e  le  fortezze  d'Anapa  e  Poli.  Insorto  nel 
novembre  il  regno  di  Polonia  ("/^^.j^ aven- 
done seguito  l'esempio  da  Lituania,  laVo- 
linia,ed  altre  antiche  provincie  polacche, 
l'insurrezione  dappertutto  fu  completa- 
mente vinta.  Còlla  sua  forza  morale  e  ma- 
teriale, col  senno  e  colle  armi  nel  1849 
l'imperatore,  dopo  aver  con  dolore  ve- 
duto il  continente  in  balìa  di  forze  disor- 
dinale,sceseiucampoegraudemeutecon« 


3i8  Pi  US 

corse  a  ristabilire  l'ordine  politico  scon- 
volto in  quasi  tutta  Europa,  e  partico- 
larmente in  conquidere  coli'imperatore 
d'Austria  la  ribellione  in  Ungheria.  La 
guerra  del  Caucaso  combattuta  da'russi 
contro  il  prode  Sciami!,  sembra  che  ab- 
bia duplice  scopo;  di  sostenere  que'con- 
finj,  e  di  esercitare  soldati  e  comandanti 
nelle  fazioni  di  guerra:  forse  se  saranno 
soggettate  quelle  Iribìi  bellicose, allarghe- 
ranno delle  regioni  caucasiche  i  confini 
dell'immenso  impero,  ed  appresteranno 
un  passaggio  ai  conquisti  nelle  Indie  o- 
rientali.  Nel  1 852  l'imperatore  concedè 
il  diploma  di  principe  regnante,  con  do- 
minio temporale  sul  Montenegro  in  Al- 
bania,airattualeWladika  vescovo  del  me- 
desimo di  religione  greco  russa,  il  quale 
risiede  nella  capitale  Cettigna.  Siccome  il 
Montenegro  dai  turchi  si  considera  come 
una  provincia  che  dovrebbe  appartene- 
re al  pascialalico  di  *5c«frtr/,  a  questo  ar- 
ticolo ne  tengo  proposito,  ed  ove  dirò  del- 
la guerra  di  recente  incominciata  tra  i 
montenegrini  e  i  turchi  ;  talvolta  «poca 
favilla  gran  fiamma  seconda"  avendo  per- 
ciò le  razze  slave  soggette  agli  ottomani 
concepito  speranze  di  emanciparsi.  E'  piò 
d'un  secolo  che  il  Montenegro  scosse  il  gio- 
go turco,  soggetto  all'autorità  spirituale  e 
temporale  di  detto  suo  vescovo.  Pare  che 
la  Russia  avrà  un  porto  sul  mare  Adria- 
tico, nella  costa  del  Montenegro.  Roma 
in  vari  tempi  fu  onorata  dalla  eccelsa  fa- 
miglia imperiale.  JVel  1829  vi  si  recòla 
granduchessa  Elena,  e  fu  distinta  d'una 
visita  di  Pio  Vin{V.).  Nel  1887  Gre- 
gorio XVI  accolse  graziosamente  e  con 
alti  riguardi  il  granduca  Michele  fratello 
dell'imperatore  e  marito  della  nominata 
granduchessa.  Dipoi  ricevette  nel  1889 
e  affettuosamente  il  granduca  eredita- 
rio Alessandro,  la  cui  bell'indole  destò 
particolare  ammirazione  nel  Papa  e  ne 
fu  assai  corrisposto,  per  l'interesse  che 
seppe  ispirare  all'eccellente  principe,  il 
(juale  non  solo  si  recò  piì:i  volte  a  visitar- 
lo, ma  gli  disse:  Le  impressioni  ricevute 


RtJS 
in  gioventù  giammai  si  cancella  no;  la  dol- 
ce memoria  di  Vostra  Santità  la  terrò 
semprescolpita  nell'animo..  Grato  l'impe- 
ratore alle  pontifìcie  amorevolezze,  man- 
dò a  Gregorio  XVI  que'doni  che  notai 
nel  voi.  XXXII,  p.  32  3.  Corona  a  tante 
inesprimibili  compiacenze  e  si  può  dire 
al  memorabile  suo  pontificato,  Gregorio 
XVI  l'ebbe  nel  dicembre  184^,  per  la 
duplice  e  graditissima  visita  che  ricevè  dal 
medesimo  imperatore  Nicolò.!,  che  ral- 
legrò anche  Roma  colla  sua  maestosa  e 
augusta  presenza,  ciò  che  celebrai  nel  voi. 
XXXVII,  p.  42  e  altrove,  prendendo  al- 
loggio nel  Palazzo  Giustiniani  (/^.),  nel 
l'abitazione  del  saggio  conte  di  Boutenelf 
suo  inviato  straordinario  e  ministro  ple- 
nipotenziario presso  la  s.  Sede.  Di  questa 
avventurosa  venuta  in  Roma  dell'impe- 
ratore, ne'due  abboccamenti  profittò  il 
zelantissimo  Pontefice,  con  esporre  alla 
benignità  imperiale,  eziandio  colla  elo- 
quenza della  viva  voce,  il  suo  paterno  do- 
lore pegli  avvenimenti  della  chiesa  cat- 
tolica latina  e  rutena  in  Russia, epei  quali 
per  sagro  e  imperioso  dovere  del  suo  pon- 
tificio ministero  avea  fatto  replicate  rap- 
presentanze (dellequali  parlai  a  Gregorio 
XVT,  a  KioviA,  ed  agli  altri  relativi  ar- 
ticoli) apostoliche  contro  gli  alti  de'suoi 
ministri,  per  riparare  al  fatto  e  per  mi- 
gliorare la  condizione  de'numerosi  (circa 
1 2  milioni)cattolici  dell'impero  russo,che 
teneramente  con  effusione  di  cuore  rac- 
comandò alla  saggezza,  alla  grandezza 
d'animo,  alla  magnanima  equità,  patro- 
cinio e  clemenza  del  possente  monarca, 
che  signore  di  se  stesso  non  meno  che  del 
vasto  impero,  il  nobilissimo,  retto  e  pru- 
dente giudizio,  da  tanto  tempo  formano 
la  meraviglia  dell'universo.  Questi  aven- 
do tutti  edificato colledimostrazioni  d'os- 
sequio reseaGregorioXVIjdi  cui  fui  for- 
tunato e  vicinissimo  testimonio,  restò  in 
modo  particolare  veramente  soddisfallo 
e  contentissimo  de''soavi  e  dignitosi  modi 
del  Papa, epenelrato  delle  sue  rimostran- 
ze e  zelo,  gli  fece  concepire  liete  speran- 


RUS 

ze,  di  voler  porgere  a  tulio  soHecilo  prov- 
vedimento. Nella  camera  de'pari  di  Fran- 
cia, nell'indirizzo  alla  corona  del  gennaio 
1 846  si  parlò  ancora  del  viaggio  dell'im- 
peratore di  tutte  le  Russie  a  Romane  dei 
suo  colloquio  col  sommo  Pontefice.  Ecco 
una  parte  di  quei  discorso.  «  Il  possente 
sovrano  al  quale  un  uomo  di  stato  clie 
siede  tra  noi  lia  dato  lode  di  essere  mo- 
narca giudizioso  e  conseguente, è  andato 
ad  onorare  in  Roma  la  maestà  disarma- 
ta del  Pontefice.  Il  che  senza  dubbio  im- 
porta qualclie  significante  impegno  per 
l'avvenire.  Noi  dobbiamo  sperare,  che  da 
questo  colloquio,  da  questo  accoglimen- 
to, da  questo  rispetto  portato  da  si  lun- 
gi, nascerà  qualche  cosa  come  la  Religio- 
ne r  ispira."  Ed  in  fatti,  già  per  le  chie- 
se latina  e  armena  fu  elfeltuato,  col  con- 
cordato concluso  col  regnante  Pio  IX, 
die  nominò  a  trattarlo  il  cardinal  Lam- 
bruschini  e  mg.**  Corboli  Bussi,  il  quale 
atto  solenne  riprodussi  a  Polonia  (^.). 
Nutro  confortante  lusinga  di  poter  cele- 
brare altresì  quanto  riguarda  i  Ruteni 
(f^')j  e  così  il  grand* imperatore  avrà  la 
gloria  di  aver  pienamente  consolato  tutta 
quanta  la  chiesa  cattolica,  che  registre- 
rà il  suo  nome  a  caratteri  aurei  e  inde- 
lebili, e  co'sensi  della  più  riverente  ed  e- 
terna  riconoscenza.  Inoltre  GregorioXVI 
provò  la  dolce  soddisfazione  di  ricevere 
la  granduchessa  Maria  Nicolowna  figlia 
dell'  imperatore,  col  marito  duca  Mas- 
similiano di  Leuchlenberg  (del  quale  ri- 
cuperò r  appannaggio,  di  che  parlai  nel 
voi.  XXXII,  p,  326)  principe  d'Eich- 
stadt  (da  ultimo  defunto);  il  celeberri- 
mo conte  di  Nesseirode,  gran  cancellie- 
re dell'impero  russo  e  Nestore  di  sua  di- 
plomazia; e  nel  1846  ancora  il  grandu- 
ca Costantino,  altro  degno  figlio  dell'im- 
peratore. Gli  eccelsi  suoi  fratelli  i  gran- 
duchi  Nicolò  e  Michele,  nel  maggio  i852 
visitarono  Roma,e  furono  accolti  dal  Pa- 
pa Pio  IX,  con  tutte  le  dimostrazioni  do- 
vute all'alto  loro  rango,  e  dichiararono 
al  cardinal  Lambruschini  l'estimazione 


RUS 


'9 


del  loro  imperiai  genitore.  Nel  n.°  3  del 
Giornale  Romano  1848  si  legge  un  ar- 
ticolo di  mg.^  Marino  Marini  canonico 
Vaticano,  su  3  edificanti  pellegrine  russe 
che  presentarono  nella  basilica  di  s.  Pie- 
tro divote  oblazioni  al  principe  degli  a- 
postoli,per  sciogliere  un  loro  voto.Questo 
omaggio  religioso  consistè  in  un  tappeto 
tessuto  in  oro  e  lana,  e  denaro  per  larvi 
ardere  ceri.  Con  siffatta  dimostrazione  le 
pie  russe  dierono  a  conoscere  d'essere  pe- 
netrate di  que'sentimenti,  che  tante  volte 
formarono  la  gloria  de'Ioro  padri, allor- 
quando sino  dai  remoti  tempi  gli  abitan- 
ti delle  regioni  settentrionali  tributaro- 
no speciali  ossequi  alle  sagre  ceneri  de'ss. 
Pietro  e  Paolo.  Mi  piace  e  trovo  oppor- 
tuno di  terminare  questo  articolo  ,  con 
riportare  quanto  si  legge  dell'imperatore 
Nicolò  I,  nella  Gazzetta  uffìzi  ale  di  P^ieu- 
na,  e  che  ricavo  daW Osservatore  Roma- 
no de*  18  maggio  i852.>»  Sono  trascorsi 
1000  anni,  dacché,  dalla  fondazione  di 
Rurik,  sull'elevata  pianura  fra  le  sorgenti 
del  Volga  e  del  Dnieper,  crebbe,  da  cin- 
que tribù  slave,  la  potenza  colossale  della 
Russia.  Fra  breve  le  campane  di  Mosca 
e  di  Pietroburgo  festeggieranno  1 000  an  • 
Ili  d'esistenza;  ed  in  Asia  e  nell'America 
del  Nord,  dalle  steppe  gelate  della  Sibe- 
ria fino  ai  confini  dell'Europa  centrale, 
le  più  varie  razze  di  popoli  parteciperan- 
no alla  festa.  I  fogli  della  storia  russa  par- 
lano in  sitTatta  occasione,  per  così  dire, 
da  se,  indicando  le  di  verse epoclie,  dal  con- 
tatto coll'impero  bizantino  e  dalla  lotta 
contro  i. tartari,  fino  alla  fondazione  di 
Pietroburgo,  ed  all'incendio  di  Mosca  che 
chiuse  un'era  di  grandi  commovimenti, 
a  guisa  d'un'eca tombe  dedicata  alla  di- 
vinità. Quello  ch'è  la  Russia,  essa  lo  di- 
venne per  opera  de'snoi  grandi  monar- 
chi. Pietro  i  il  Grande  \\  1°  imperatore, 
salutato  come  tale  dal  senato,  dal  sinodo 
e  dal  popolo  entusiastato.  Caterina  il  e 
l'imperatore  Nicolò  I  grandeggiarono,  co  • 
me  apparizioni  colossali,  in  mezzo  al  tor- 
rente della  storia  de'teropi;ela  vita  di  essi 


320  BUS 

contrassegna  eziandio  l'epoche  più  im- 
porlanli  dello  sviluppo  della  Russia.  La 
posizione  e  la  grandezza  che  ora  mostrai* 
può  la  Ptussia,  essa  la  deve  specialmente 
un'imperatore  regnante.  Allorché  l'im- 
peratore NìcoIq  1,  più  di  25  anni  fa,  as- 
sunse le  redini  del  governo,  il  vasto  im- 
pero senti  vaancora  gli  effetti  dannosi  del- 
le grandi  guerre.  Continuava  qua  e  là  u- 
iia  sorda  agilazione.Col  soggiorno  in  istra* 
iiieri  paesi  si  erano  fatte  strada  idee  stra- 
niere; le  finanze  erano  rovinate;  e  mal- 
grado molli  tentativi  di  riforme,  pochi 
miglioramenti  erano  passati  nel  cuoredel- 
Ja  nazione.  L'imperatore  Nicolò  I,  subito 
dopo  la  sua  assunzione  al  trono,  comin- 
ciò con  mano  poderosa  ad  ordinare  e  sa* 
uare.  Piegolò  i  rapporti  monetarii,  diede 
all'impero  un  codice  generale,  perfezionò 
l'amministrazione.  Il  soldato  si  rallegrò 
presto  di  servire  per  un  minore  periodo; 
l'abitante  della  campagna  rallegrossi  di 
speciale  raddoppiata  attenzione;  alla  co- 
struzione di  canali  e  strade,  seguì  (piella 
dellestrade  di  ferro;  fiorirono  il  commer- 
cio e  l'industria.  In  tutto  però  l'impera- 
tore si  attenne  fermamente  ad  un  punto 
di  situazione  strettamente  russo.  Cercò 
di  risvegliare  in  tutte  le  classi  della  so- 
cietà una  coscienza  piìi  nobile  della  po- 
tente patria,  e  fu  presto  lieto  di  risultati, 
che  premiarono  le  sue  cure.  La  forza  pro- 
duttiva del  suolo, da  i  eoo  anni  coltivalo, 
uianifeslossi  nel  più  splendido  modo.  Iq 
mezzo  a  tutti  questi  sforzi,  domina,  oltre 
a  ciò,  come  pensiero  dirigente,  l'idea  del- 
l'ordine, che  anima  vivamente  l'illustre 
sovrano.  Essa  è  la  somma  morale  della 
sua  vita,  l'impulso  d'ogni  sua  attività.  11 
potente  suo  spirito  cerca  di  raggiungere 
e  di  riacquistare  questo  scopo  io  ogni  ri- 
guardo. Questa  direzione,  coerentemente 
seguila  per  molti  anni,  operò  che  in  un 
tempo,  nel  (juale  l'Europa  centrale  chi- 
«ossi  per  un  momento  dinanzi  all'urlo 
d'un'inaspettala  bufera,  nel  quale  la  sles- 
sa Inghilterra  fu  sorpresa  da  brivido  feb- 
brile, e  gli  elementi  conservatori,  sebbe- 


RUS 
ne  apparentemente,  pure  cedellero,  la 
Russia, irremovibile  e  non  attaccata,  ap- 
parve come  il  baluardo  e  la  colonna  del- 
l'ordine politico  e  sociale.  La  Provviden- 
za permise  agl'instancabili  sforzi  dell'im- 
peratore di  poter  far  conseguire  anche  ai 
suoi  alleati  in  vicini  paesi,o  mediante  aiuti 
morali,  o  mediante  soccorsi  immediati, 
ciò  ch'egli  aveva  ottenuto  all'interno,  la 
signoria, cioè ilconsolidainento  delle  idee 
d'ordine.  La  potenza  della  Russia  fu  con 
saggia  moderazione  adoperala  soltanto  a 
ridonare  al  più  presto  e  dappertutto  a- 
gli  elementi  conservatori  la  necessaria  in- 
dipendenza. Con  questa  posizione  della 
Russia  nel  mondo,  l'imperatore  ha  fatto 
cèrtamente  al  suo  impero  il  più  prezioso 
regalo,  onde  solennizzare  la  sua  millena- 
ria esistenza.  La  sua  eilìgie  si  associa  già 
adesso  alle  più  importanti  fra  quelle  dei 
suoi  predecessori.  Si  capisce  in  tulli  i  paesi 
della  terra,  che  l'energica  volontà,  l'alia 
attività,  le  profonde  vedute  di  questo  mo- 
narca, sono  quelle  die  sollevano  ki  gran- 
dezza della  Russia,  e  che  sono  così  ailidati 
alfa  v  venir  di  quell'impero,  semi  del  piùe- 
stesosviluppo.Che  scora  tempi  più  favore- 
voli hanno  ridonato,quasi  in  tutti  gli  stati 
europei,agrinteressi  conservatori  il  domi- 
nio nella  forza  loro  propria  fondalo,  ciò 
non  può  se  non  accrescere  interesse  per  una 
creazione  di  looo  anni,  la  quale  nella 
giovanile  sua  forza  intrecciò  da  se  stessa 
corone  non  appassibili  per  la  grande  so- 
lennità. Mediante  l'ordine  ed  il  principio 
monarchico,  la  Russia  diventò  in  looo 
anni  quello  ch'è".  A'i6  agosto 1 852,  in 
nome  del  Papa  Pio  IX,  fu  pubblicata  ia 
Roma  la  Dichiarazione  o  Trattato  con- 
venuto fra  il  governo  pontificio  e  quello 
dell'imperatore  di  tutte  le  Russie,  per  un 
reciproco  accordo  di  eguale  trattamento 
de'legni  marittimi  ne'porli  d'ambedue  gli 
slati,  circa  la  percezione  de'dazi,  diritto 
di  navigazione o  didogana,dovendosi  ri- 
guardare come  legni  nazionali.  Questo 
trattalo  era  stalo  concluso  e  sottoscritto 
il  G  del  precedente  luglio  dal  cardinal  An- 


RUS 

tonelli  segretario  di  stato,  e  dal  sig.  A. 
De  BoulenefF,  iaviato  straordinario  e  mi- 
nistro plenipotenziario  presso  la  s.Sede. 
Ai  già  rammentati  storici  dell'impero  di 
tutte  le  Russie,  aggiungerò  i  seguenti.  Me- 
morie  istoriche,  politiche  e  militari  della 
Russia  dal  1728  al  l'j^^^con  una  idea 
succinta  della  milizia ^  della  marina,  del 
commercio^  ec.  di  quel  vasto  impero j  o- 
pera  scritta  dal  generale  De  Manstein, 
Lipsia  1 77 1 .  Le  Clerc,  Storia  della Rus- 
^itìf,  Venezia  i785.Cav.Compagnoni,iSVo. 
via  dell'impero  russo,  Roma  1829.  Le- 
vesque,  Storia  di  Russia,  Milano  1826. 
Chilkof,  Ristretto  della  storia  russa.  Mo- 
sca i835.  Glinke,  Storia  della  Russia^ 
Mosca  1818.  Pagodine,  Compendio  della 
storia  russa,  Mosca  i835. 

RUSTICI  ANA.  Sede  vescovile  di  Nu- 
inidia  della  provincia  Bizacena,  nell'  A- 
frica  occidentale,  sotto  la  metropoli  di 
Cirta.  Si  conoscono  due  vescovi,  Leonzio 
dei  4  ■  I  donatista,  e  Donato  cattolico  per 
cui  nel  484  fu  esiliato  da  Unnerico  radei 
vandali.  MorcelH,  ^/r.  dir. 

RUSTICI  Rustico,  Cardinale.  Ro- 
mano, che  Onorio  II  nelle  tempora  di  di- 
cembre i  1 27  creò  cardinale  diacono  di  s. 
Giorgio  in  Velabro  e  arciprete  della  basi- 
lica Vaticana,  e  sottoscrisse  il  suo  nome 
in  una  bolla  deli  128.  Si  trova  pure  tra 
gli  elettori  dell'antipapa  Anacleto  II  nel 
I  i3o. 

RUSTICLA  o  RUSTICA  (s.),  abba- 
dessa  di  s.  Cesario  d'Arles.  Nacque  a  Vai- 
son  nella  Provenza  l'anno  S5S,  di  nobile 
famiglia,  e  perdette  il  padre  lo  stesso  gior- 
no delia  sua  nascita.  In  età  di  5  anni  fu 
rapita  da  un  signore  chiamato Cherano, 
col  progetto  di  sposarla  quando  fosse  giun- 
ta all'età  conveniente.  La  venerabile  Li- 
liola  abbadessa  di  s.  Cesario  d'Arles  riu- 
scì a  trarre  la  giovinetta  dalle  mani  del 
rapitore,  e  l'allevò  nella  sua  comunità. 
Rusticla  mostrò  le  più  felici  disposizioni 
per  la  virtù,  e  disprezzando  le  cose  della 
terra,  deliberò  di  passare  la  sua  vita  in 
quel  monastero.  Divenuta  religiosa,  uoa 
VOL.  nx. 


RUS  32  1 

occupossi  che  dell'  osservanza  della  sua 
regola,  ed  imparò  a  memoria  lutti  i  li- 
bri della  Scrittura.  Le  sue  virtù  le  gua- 
dagnarono talmente  la  stima  della  comu- 
nità ,  che  dopo  la  morte  di  Liliola  fu  e- 
letta  abbadessa,  sebbene  non  avesse  più 
di  18  anni.  Ella  corrispose  alle  speranze 
che  si  avea  concepito  di  lei;  aumentò  le 
sue  austerità  coprendosi  di  ruvido  cilicio, 
e  non  facendo  sovente  che  un  pasto  solo 
in  3  giorni;  e  vegliò  con  assiduo  zelo  le 
sue  religiose,  tuttoché  fossero  in  numero 
di  3oo.  Accusala  al  re  Clotario  II  di  ce- 
lare nel  suo  monastero  il  principe  Chil- 
deberto,  quel  monarca  inquieto  la  fece 
prendere,  e  fu  condotta  alla  corte.  Do- 
muolo  vescovo  di  Vienna  difese  l'abbades- 
sa  d'Arles  contro  i  suoi  accusatori, ed  el- 
la confuse  ancor  meglio  la  calunnia  colio 
splendore  de'suoi  miracoli  e  delle  sue  vir- 
tù. Ritornata  nella  sua  comunità, conti- 
nuò a  governarla  con  edificazione, finché 
passò  di  questa  vita  Tanno  632,  in  età 
di  77  anni.  Fu  seppellita  nel  suo  mona- 
stero; ma  poscia  si  trasportò  il  suo  corpo 
nella  cattedrale  di  s.  Trofimo,  lasciandosi 
però  il  di  lei  capo  nell'abbazia  di  s.  Ce- 
sario. Celebrasi  la  sua  festa  agli  1 1  di  a- 
gosto. 

RUSTICO  (s.),  vescovo  di  Alvergna. 
Era  un  santo  prete  nativo  di  Alvergna, 
ed  uffìziava  una  parrocchia.  Essendo  mor- 
to nel  4^3  s.  Venerando  vescovo  di  Al- 
vergna, si  suscitò  una  fiera  disputa  sulla 
scelta  del  suo  successore;  ma  dicesi  avere 
Iddio  fatto  conoscere  la  sua  volontà  in 
maniera  portentosa,  e  che  perciò  fu  in- 
nalzato Rustico  a  quella  sede.  Non  si  han- 
no altre  particolarità  della  sua  vita.  Mo- 
ri circa  la  fine  del  regno  di  Valentiniano 
III,  ed  é  nominato  nel  martirologio  ro- 
mano a'24  di  settembre. 

RUSTICO  (s.),  vescovo  di  Narbona. 
Nacque  nella  Gallia  narbonese  circa  la 
fine  del  regno  dell'imperatore  Teodosio 
I.  Suo  padre  chiamato  Bonoso,  fu  vesco- 
vo di  santa  vita,  e  sua  madre  premuro- 
sissima della  di  lui  educazione  lo  mandò 
21 


322  RUS 

a  Roma  per  perfezionarsi  nelle  scienze. 
Tornalo  in  patria,  abbracciò  la  vita  mo- 
nastica, e  fu  in  seguito  ordinato  prete  da 
s.  Procolo  vescovo  di  Marsiglia,  che  l'uni 
alla  sua  chiesa.  Circa  l'anno  427  o  43o 
fu  collocato  sulla  sede  di  Narbona.  Égli 
ricevette  con  molta  carità  i  cristiani  d'A- 
frica e  di  Mauritania,  che  la  tirannia  dei 
vandali  avea  costretto  a  ritirarsi  nelle 
Gallie.  Assistette  al  sinodo  che  ricevette 
con  gioia  la  lettera  di  Papa  s.  Leone  1  a 
Flaviano  dì  Costantinopoli,  e  che  con- 
dannò l'eresie  di  Nestorio  e  di  Eutiche. 
Si  colloca  la  sua  morte  nel  462,  ed  è  no- 
minato nel  martirologio  romano  a'26  di 
ottobre. 

RUSTICO  Agapito,  Cardinale.  F. 
s.  Agapito  1  Papa. 

RUSTICO,  Ctì^r^m^/e.  Nobile  roma- 
110,  di  grande  abilità  e  somma  dottrina, 
lo  zio  Vigilio  Papa  del  54o  Io  creò  car- 
dinale diacono,  e  con  esso  si  recò  in  Co- 
stantinopoli per  celebrarvi  un  concilio  , 
ov'erasi  portato  quale  legato  di  s.  Agapi- 
to I  del  535  per  assistere  ad  altro  con- 
cilio tenuto  contro  il  patriarca  Anastasio 
iufello  dell'eresia  de'monotelili,  come  ri- 
levasi dalla  sua  sottoscrizione  posta  alla 
sentenza  proferita  contro  Severo  e  Zoara, 
sotto  Menna  vescovo  di  Costantinopoli. 
Guadagnato  per  buona  somma  d'oro  da- 
gli eretici, osedolto  da  Felice  monaco  gil- 
litano  nell'Africajabbandonò  Vigilio  per- 
chè moslravasi  alieno  dal  condannare  i 
Tre  capitoli  famosi,  e  descrisse  con  dia- 
logo la  disputa  contro  gli  Acefali^  che  si 
legge  nel  t.  6  della  Biblioteca  dt'  Padn\ 
nel  quale  dimostra  che  vi  sono  i\i\e  na- 
ture in  Gesù  Cristo  unite  ad  una  sola  per- 
sona, dimodoché  lo  stesso  ch'è  il  figlio  di 
Dio  è  figlio  dell'uomo.  In  fine  di  esso  ag- 
giunse una  velenosa  apologia  contro  il  Pa- 
pa, per  la  difesa  che  faceva  de'  Tre  ca pi- 
ttili. Inoltre  scrisse  parecchie  lettere  con- 
tro il  giudicato  dello  stesso  Vigilio,  colle 
quali  allarniò  contro  di  lui  tutto  il  cri- 
stianesimo, per  cui  abbandonato  il  Papa 
dalla  maggior  parie  del  suo  clero,  si  vi- 


RUS 
de  costretto  a  scrivere  diverse  apologie  in 
sua  difesa.  Vedendo  il  Papa  che  l'incen- 
dio andava  dilatandosi ,  raccolto  a  con- 
cilio un  sufficiente  numero  di  vescovi,  ful- 
minò a' 18  marzo  55o  l'anatema  contro 
i  suoi  ribelli  e  avversari  che  persistevano 
nella  loro  pertinacia,  insieme  a  Rustico 
che  degradò  dalla  jlignità  cardinalizia.  Per 
questo  colpo  inaspettato,  ravveduto  e 
commossOjiitornò  pentito  e  compunto  ai 
piedi  del  Papa,  il  quale  lo  accolse  con  pa- 
terna clemenza,  e  reintegrò  del  grado.  Si 
vuole  morto  nel  595.  Compose  ancora 
un  discorso  contro  gli  acefali  e  nestoriani, 
ed  un  trattato  sulla  difesa  de'  Tre  capi- 
toli, opere  che  andarono  perdute. 

RUSTICO,  Cardinale.  Fiorì  nel  pon- 
tificato di  S.Gregorio  I  del  59o,ed  era  car- 
dinale prete  del  titolo  de'  ss.  Gabinio  e 
Susanna  alle  due  Case. 

RUSTICUCCI  Girolamo,  Cardinale, 
Nobile  di  Fano,  ebbe  la  disgrazia  di  per- 
dere i  genitori  essendo  ancor  fanciullo. 
Sino  dall'adolescenza  die  chiari  indizi  di 
quella  modestia  e  mansueludineche  man- 
tenne in  tutta  la  vita.  Di  20  anni  por- 
tatosi in  Roma,  fu  ammesso  nella  corte 
del  cardinal  Ghislieri,  poi  s.PioV,in  qua- 
lità di  segretario;  ed  avendo  dato  in  tre 
anni  prove  luminose  di  fedeltà,  pruden- 
za e  valore,  divenuto  Papa  nel  i566  s. 
Pio  V  lo  dichiarò  segretario  di  stato,  e 
suo  domestico  segretario,  volendo  più 
volte  che  assistesse  alle  udienze  che  dava 
agli  ambasciatori.  Nell'assenza  del  car- 
dinal Bonelli  nipote  del  Papa,  questi  gli 
addossò  la  mole  di  tutti  gli  all'ari  eccle- 
siastici; quindi  in  premio  di  sue  virtù  e 
benemerenze  a' 17  maggio  1570  Io  creò 
cardinale  prete  di  s.  Teodoro,  e  neh  57  i 
amministratore  perpetuo  diSinigaglia,fa- 
cendolo  protettore  dell'ordine  cistercen- 
see  onorandolo  della  sua  più  intima  con- 
fidenza.  Non  Gregorio  XIII  lo  fece  vica- 
rio  di  Roma  nel  1577,  P^^'  ^"'  S''  »'asse- 
gnò  il  vescovato,al  dir  del  Siena, ma  ben- 
sì Sisto  V  nel  i587,  come  riporta  Pon- 
tili, Elenchiis  vicar.Urbis:  inoltre  Sisto 


RUS 
V  lo  avea  già  fallo  suo  segrelarlo  di  sla- 
to. Trasferito  al  titolo  di  s.  Susanna,gran" 
demente  ne  restaurò  la  chiesa,  ne  costruì 
la  decorosa  facciala,  ornandola  con  va- 
ghi abbellimenti  e  colle  pitture  rappre- 
sentanti la  storia  di  Susanna, come  la  de- 
scrive il  profeta  Daniele.Questo  titolo  con 
beneplacito  di  Clemente  Vili  ritenne  , 
quando  nel  1 600  divenne  vescovo  di  Sabi- 
na; indi  nel  i6o3  passò  al  vescovato  di 
Porlo,  nel  qual  anno  placidamente  morì 
in  Roma,  di  66  anni,  disponendo  d'esse- 
re sepolto  nella  chies5  del  medesimo,  a- 
vanti  l'altare  maggiore,  con  semplicissi- 
ma iscrizione.  Lodato  per  pietà,  per  re- 
ligione, per  meriti,  intervenne  a  6  con- 
clavi. Fabbricò  in  Roma  un  palazzo  che 
die  nome  alla  Piazza  Rustìcucci  (^.),  o- 
ra  Palazzo  Accoramhoni  (T'.). 

RUSUBICCARIO.  Sede  vescovile  di 
Africa,nellaMauritiana  Cesariense,  sotto 
la  metropoli  di  Giulia  Cesarea.  Il  vesco- 
vo Costanzo  nel  /\.\  i  ^\x  alla  conferenza 
di  Cartagine,  e  sottoscrisse  gli  errori  dei 
donatisti.  Morcelli,  /éfr.  chr. 

RUSUBIRIT  ANO.  Sede  vescovile  del- 
la Mauriliana  Cesariense,  neirAfrica  oc- 
cidentale, della  metropoli  di  Giulia  Ce- 
sarea, di  cui  il  vescovo  Felice  nel  484  f^ 
esiliato  dal  re  de' vandali  Unnerico,  per 
aver  professata  la  fede  cattolica  contro  i 
donatisti.  Morcelli,  Jfr.  chr. 

RUSUCA.  Sede  vescovile  della  pjo- 
vincia  proconsolare  dell'Africa,  sotto  la 
metropoli  di  Cartagine.  Cresconio  suo  ve- 
scovo nel  4»  I  sostenne  il  cattolicismo  al- 
la conferenza  di  Cartagine.  Morcelli,  A- 
fr.  chr. 

i  RUSUCURIO.  Sede  vescovile  d'Afri- 
ca nella  Mauriliana  Cesariense,  della  me- 
tropoli di  Giulia  Cesarea,  eh' ebbe  3  ve- 
scovi. Fortunato  cattolico  nel  4^  '>  N** 
nello  legato  de'vescovi  di  Mauriliana  nel 
419  al  concilio  di  Cartagine,  e  Metcua 
esilialo  nel  4^4)  come  cattolico,  dal  re 
vandalo  Unnerico.  Afr.  chr. 

RUTENI,  RiUheni.  Cattolici  osservan- 
ti il  rilo  greco,  e  chiamati  perla  loro  u- 


R  U  T  323 

nione  alla  chiesa  romana,  Greci-iinki,  o 
di  Rito -greco-unito ,  e  la  loro  chiesa  si 
denomina.  Chiesa  rutena  greco-unita. 
Propriamente  ruteni  significa  russi,  e  fu 
il  primitivo  nome  di  questi  popoli,  adot- 
tato invece  di  rossolani ,  come  che  più 
dolce  nella  pronunzia.il  prof.  Osann  im- 
pose il  nome  di  Rutenio  al  nuovo  metal- 
lo da  lui  rinvenuto  nel  1829,  analizzan- 
do il  platino  grezzo  de'monti  Urali, ap- 
punto perchè  questa  catena  di  montagne 
sono  nella  Russia,  le  quali  si  credono  i 
monti  Rifei,  Rimmici  o  Iperborei  degli 
antichi.  Questi  ruteni  non  si  devono  con- 
fondere eòi  Ruteni i  Riitheni^  popoli  della 
Gallia  nella  i.^Aquitania,  che  abitavano 
un  territorio  poi  rappresentato  dal  Ro- 
vergue,  ora  parte  del  dipartimento  d'A* 
veyron  -in  Francia.  Inoltre  si  chiamaro- 
no Rutheni  Provinciales  i  popoli  della 
medesima i.'Aquilania  al  sud  de'ruteni, 
che  avevano  per  capitale  Albiga,  oggi  di- 
pai  timenlo  del  Tarn  in  Francia  slessa. 
Chiamansi  dunque  propriamente  Rute* 
ni  i  cattolici  di  rito  greco  esistenti  ne'do- 
minii  russi,  prussiani  e  austriaci.  Seguo- 
no questo  rito,  perchè  oltre  la  predica- 
zione della  fede  in  RussiaeA  a'popoli  rus- 
si o  ruteni,  che  vuoisi  eseguita  Jas.  An- 
drea apostolo,  come  notai  in  quell'arti- 
colo, la  vera  e  certa  conversionealcristia- 
nesimo  di  essi  derivò  da  s. Ignazio  patriar- 
ca della  chiesa  greca  di  Costantinopoli, 
la  quale  allora  era  perfettamente  unita 
alla  s.  Sede,  e  di  conseguenza  adottaro- 
no il  rilo  greco,  che  i  Papi  riconobbero, 
confermarono  in  uno  ai  loro  usi,  e  ne  cu- 
rarono l'osservanza, massimedopo la  rin- 
novata unione  de'ruteni,  ed  in  tuttociò 
che  non  si  opponeva  l'antico  rito  nazio- 
nale ai  donimi  cattolici,  facendo  così  par- 
te la  chiesa  rutena  cattolica  della  s.  ro- 
mana chiesa.  Questi  riti,  principalmente 
i  russi  o  ruteni,  li  ricevettero  dai  ss.  Ci- 
rillo e  Metodio  (de'quali  trattai  pure  a 
Moravia,  a  Olmùtz  ed  altrove),  in  uno 
alla  lingua  sagra  di  Schiavonia  o  Stavo- 
nia  {f^-)  0  slava,  essendo  i  primitivi  pò- 


324  I^  U  T 

poli  che  si  slabilirononelle  regioni  delle 
Russie,  RiUenie  Schìavonio  Slavi.  Dopo 
che  i  greci  si  lasciarono  trasportare  dallo 
scisma,  separandosi  dall'unità  della  fede 
colla  s.  Sede  apostolica,  la  maggior  parte 
de'  ruteni  polacchi,  che  ne  seguivano  il 
rito,  rimasero  nella  comunione  della  ro- 
mana chiesa  cattolica,  e  si  denominarono 
greci-ruteniuniti  ;  gli  altri  che  seguiro- 
no lo  scisma, come  i  russi,  si  chiamarono 
dissidenti, scismaticijgrecinon-unitijchie- 
sa  greca -russa,  la  quale  assunse  il  titolo 
di  ortodossa,  ma  è  eterodossa.  A  Grecia 
non  solo  feci  la  storia, della  chiesa  greca 
e  di  tutte  le  sue  vicende  ecclesiastiche , 
ma  eziandio  trattai  del  suo  rito,  delle  sue 
liturgie,  della  sua  disciplina  ecclesiastica, 
ed  anche  del  rito,  liturgia  e  disciplina  del- 
la chiesa  greca-russa  non  unita,  e  perciò 
scismatica,  di  che  meglio  ragionai  a  Rus- 
sia come  suo  argomento.  Descrissi  a  Gre- 
cia anche  le  vesti  sagre,  eziandio  de* ve- 
scovi, in  un  al  Bacolo  o  Pastorale  (F".), 
in  questo  2."  avvertendo  che  il  bacolo  dei 
vescovi  ruteni,  come  quello  de'maroniti, 
termina  colla  croce,  e  lo  afferma  Duran- 
ti, De  ritibus  ecclesiae  catìiolicaey  lib.  2, 
cap.  9,  ove  scrive,  che  apiid  Ruthenos  ba- 
culus  Pastoralis  est  cruciatus,  e  forse  so- 
lo nella  lunghezza  sarà  nel  resto  differen- 
te dagli  altri.  Delle  liturgie  greche  ne 
parlai  ancora  a  Liturgia,  come  nel  voi. 
XXXIX,  p.  51,69.  ^^^  tempo  della  per- 
fetta unione  della  chiesa  russa  con  la  la- 
tina, ebbe  origine  la  composizione  di  tut- 
ti i  libri  liturgici,  de'quali  si  serve  anco- 
ra,almeno  quanto  alla  sostanza  del  culto 
divino,  comeil  gran  WhvoMenaeunifCom- 
posto  da  s.  Cirillo,  il  quale  tradusse  del 
pari  in  lingua  slava  l'Octoich,  celebre 
collezione  d'inni  della  chiesa  russa:  la  tra- 
duzione della  Bibbia  nella  stessa  lingua 
è  de'ss.  Cirillo  e  Metodio;  generalmente 
i  libri  liturgici  della  Russia  furono  com- 
posti in  lingua  slava  da  slavi  cattolici. 
Giovanni  Vili  neir872,  e  altri  Papi  con- 
fermarono le  liturgie  introdotte  da'delti 
ss.  fratelli,  come  Innocenzo  IV.  Clemente 


RUT 
Vili  egualmente  approvò  ai  ruteni  cat- 
tolici i  loro  riti  nelTavventurosa  riunio- 
ne, non  ripugnanti  alle  cattoliche  veri- 
tà; e  poco  dopo  Paolo  V  col  breve  Solet 
circitmspecta^de'  i  odicembre  1 6 1 5, Bull, 
de  prop.  fide,  Appendix  1. 1 ,  p.  1 2  3:  i^a- 
cros  Ruthenorum  calholicos  ritiis  tollere 
nunquam  Ecclesiae  latinae  mentem  fuis- 
S€y  imo  eos  esse  ciun  onini  diligentia  con- 
servandos  significai.  Urbano  Vili  in  i- 
dioma  slavo  fece  stampare  il  Messale  ac- 
cresciuto e  corretto,  e  l'approvò  a'29  a- 
prilei63i,  col  brève  Ecclesia  catholica, 
loco  cit.  p.  1 82:  si  legge  a  p.  243,  che  In- 
nocenzo X  fece  pubblicare  il  Breviario  ri- 
formato in  lingua  slava, e  lo  confermò  col 
breve  Romanuni  PontificenifÒQii  feb- 
braio 1 648  :  De  sacris  libris  ritii  quidem 
romano y  sed  idiomale  slavonico^  et  cha- 
racteribus  s.  Hìeronymi  conscn'ptisj  qui 
opportuna  indigeni  recognitione,  tracta- 
tur.  Nel  medesimo  i?w/Z.,  Appendix  t.  2, 
p.  1 53, vi  è  la  bolla  di  Benedetto  XI  V,7>;ì- 
posilonobìs, de'27 marzo i  yS i :  Faculla- 
tem  concedil  sacerdotibus  latinis  in  tota 
Russia  Polonica  commoranlibus  ^  cele- 
brandi  Missam  in  ecclesia  Ruthenorum 
unilorum,  deficienlibus  lapideis  altariuni 
tabulis  rile  consecratis ,  super  sacris  eo- 
rumdemRulhenoruni  Anlimensiis  yilu  la- 
menlatinojatquc  etiam  eorumdeni  calici- 
bus  stanneis  utendi.  Nel  voi.  XXXIII,  p. 
3o6  ricordai  la  costituzione  di  Benedetto 
XIV,colla  quale  tolse  gli  abusi  insorti  tra* 
slavi  latini  nelle  liturgie,e  riportai  il  titolo 
delle  opere  in  idioma  illirico  e  slavonico, 
che  si  trovano  nella  celebre  tipografia  di 
Propaganda  ^fi?e  in  Roma.  Nello  stesso 
Bull.  t.  2,  p.  267,  riportai  il  breve  di  Pio  ' 
VI,  Ex  Romani,  de'26  febbraio  1782  : 
Michaeli  Primoswiae  presbytero  Ruthe- 
no  facultalem  concedil  exercendi  Ponti- 
ficalia  in  Iota  ditione  mttropolis  lotius 
Russiae  modo,  et  forma  quo  archiman- 
dritae  Rutheniexerceiit.^e^W Annali  del- 
le scienze  religiose  l.  5,  p.  i25,  pubbli- 
cato nel  1837,  vi  è  il  seguente  articolo. 
«  Alterazioni  del  Rituale  della  chiesa  gre- 


RUT 

ca-iinitafatte  per  ordine  del  governo  rus- 
so. II  dì  2  getlembi'ei834  il  clero  della 
chiesa  greco-unita  del  distretto  di  iVbvvo- 
grò  <^eA:  presentò  una  memoria  a  mg/Giu- 
seppe  Siemaszko,  vescovo  di  rito  greco- 
unito  della  diocesi  di  Lituania.  Questa 
importante  memoria  è  del  seguente  te- 
nore. Col  più  profondo  ossequio  noi  sot- 
toscritti presentiamo  a  Vostra  Signoria 
Illustrissima  e  Reverendissima  la  seguen- 
te memoria  che  concerne  la  riforma  del 
nostro  Rituale  greco-unito.  i.°  Dacché 
nell'anno  1439  fu  effettuata  nel  concilio 
di  Firenze  la  perfetta  unione  delle  chie- 
se orientale  e  occidentale,  fu  eziandio  in- 
culcata una  riforma  generale  del  Rituale 
greco,  la  quale  non  è  stata  mai  impresa 
dalla  chiesa  scismatica,istigata  a  fare  que- 
sto ostinato  contrasto  da  Marco  d'Efeso. 
Dal  nostro  canto  vogliamo  unanimemen- 
te rimaner  fermi  nell'unione  con  Isido- 
ro (/^.)  nostro  metropolitano  di  Kiovia, 
il  quale  tenne  le  veci  nelsummentovato 
concilio  del  patriarca  d'Antiochia,  e  con 
Gì  useppe  patriarca  diCostantinopoli;  im- 
perocché questa  riforma  è  stata  espresr 
samente  ingiunta  a  tutta  quanta  la  chie- 
sa greca,  e  noi,  siccome  greci  uniti,  ci  tro- 
viamo tuttora  nello  stretto  obbligo  di  ap- 
plicar l'animo  nostro  ad  effettuarla.  2.° 
Dacché  la  Russia  settentrionale  si  separò 
interamente  dalla  s.  Sede  di  Roma,  il  cle- 
ro di  Lituania  nell'anno i  ^95  ia  un  con- 
cilio convocato  in  Brzesc-Litewski  (Ere- 
sia) e  ad  istigazione  del  suo  zelante  ar- 
civescovo Michele  Rohera, unanimemen- 
te dichiarò  voler  rimanere  fermamente 
unito  col  capo  visìbile  della  chiesa  roma- 
na.Questa  unione  fu  nell'anno  susseguen- 
te confermata  da  Papa  Clemente  Vili.  Il 
concilio  diBrzesc-Litewski  non  solo  diriz- 
zò la  sua  attenzione  alle  cose  concernenti  la 
fede,  ma  eziandio  alle  ceremonie  ecclesia* 
stiche,secondo  il  Rituale,  ch'era  stato  pre- 
scritto nel  concilio  diFirenzeene'suoiatli; 
questo  concilio  ci  ha  lasciato,  per  riguardo 
a  questo,  un  durevole  precetto.  3."  Leo- 
ne Kiszko,  meti'opolitauodi  tutta  la  Rus- 


RUT  325 

sia, nel  concilio  da  lui  convocato  nel  1720 
a  Za mosk  confermò  la  nostra  unione  non 
solo  in  ciò  che  concerne  le  cose  esterne 
con  espressioni  precise,  il  di  cui  signifi- 
cato é  adottato  tuttora  da  noi,  ma  bea 
anche  per  riguardo  a  quello  che  deve  far 
distinguere  il  nostro  Rituale  da  quellodei 
greci-non-uniti;  egli  alterò  le  ceremonie 
in  un  senso  lutto  favorevole  all'unità  del- 
la chiesa,  e  principalmente  in  ciò  che  ri- 
guarda la  s.  Messa,  prescrisse  le  vesti  men- 
ta sacerdotali,  e  quanto  risguarda  l'alta- 
re; nellequali  cose  egli  tenne  la  mira  più 
presto  alla  decenza,  ai  vantaggi  ed  all'e- 
dificazione de'  fedeli,  che  alle  antiche  u- 
sanze  bizantine.  À  questa  guisa  egli  ha 
imposto  a  tutto  il  clero  unito  di  Gallizia, 
di  Ungheria, della  Schiavonia,  di  Dalma- 
zia, di  Croazia  e  di  Bosnia  un  precetto  che 
dev'essere  sempre  da  noi  rispettato;  e  nel 
tempo  slesso  ci  animò  a  mantenere  fe- 
delmente quella  fede,  che  avevamosolen- 
nementegiuiatonel  seno  della  chiesa  ro- 
mana. 4«°  ^Paragonando  ora  le  più  anti- 
che edizioni  de'Messalide'greciuniti, che 
apparvero  alla  luce  coli'  approvazione  e 
mediantela  premura  de'nostri  zelanti  pa- 
stori, quale  appunto  si  é  il  Messale,  che 
fii  dato  alla  luce  dal  metropolitano  Ci- 
priano Zacowski  nell'anno  1 695,  dedica- 
to al  principe  Carlo  Stanislao  Radziwil, 
e  che  lo  corredò  con  un  bel  proemio  in- 
dirizzato al  clero  greco-unito,  nel  quale 
Io  esorta  a  mantenere  l'unione  con  Ro- 
ma :  inoltre  il  Messale  del  metropolitano 
Kiszka  dell'anno  162 7;  l'edizione  fattane 
dal  metropolitano  Szeptyckì  dell'  anno 
1740;  finalmente  per  tacere  molle  altre 
anteriori,  l'edizione  del  metropolitano 
Giuseppe  Bulhak,  impressa  a  Suprasla 
Wilna  :  troviamo  che  essi  in  nulla  si  di- 
scostano dagli  antichi  Messali.  Gli  altri 
libri  ecclesiastici,  se  si  eccettui  qualche 
differenza  di  poco  momento,  tutti  quan- 
ti sono  conformi  tra  loro;  di  guisa  che 
non  può  dubitarsi  che  essi  tutti  debbano 
esser  provenuti  dal  comun  fonte  della 
chiesa  orientale,  principalmente  se  si  con' 


326  RUT 

Sideri  che  essi  sono  siati  adoUali  da  tan- 
ti vescovi,  ed  autorizzati  da  un  usocotan* 
to antico.  5°  Ma  V  edizione  dei  Messale 
che  fu  fatta  in  Mosca  nell'anno  i83i,e 
che  fu  destinato  al  nostro  clero,  molto  si 
diparte  dalle  antiche  in  un  punto  essen- 
ziale di  nostra  fede,  vale  a  dire,  nella  pro- 
cessione dello  Spirito  santo  dal  Figlio,  ed 
altresì  in  altri  punti,  per  esservi  slate  in- 
trodotte alcune  proposizioni  e  variazioni 
nelle  preghiere.  Di  più,  in  esso  non  si  fa 
menzione  neppure  con  una  sola  sillaba 
del  romano  Pontefice,  verso  cui  a  dimo- 
strazione della  nostra  indissolubile  unio- 
ne,prendendo  gli  ordini  sagri,noi  ci  siamo 
obbligati  con  giuramento  a  prestargli  o- 
nore  ed  ubbidienza,  alla  slessa  guisa  co- 
me siamo  tenuti  in  virtù  di  un  giuramen- 
to ad  onorare  e  a  serbar  fedeltà  al  nostro 
grazioso  imperatore.  Quindi  noi  deside- 
riamo ,  in  virtù  della  potestà  pastorale 
di  V.  S.  Ill.maeR.raa,  di  essere  dispen- 
sati dall'adottare  il  Messale  di  Mosca,  e 
tutti  gli  altri  libri  liturgici  pubblicati  co- 
là, ed  umilmentesupplichiamo  la  di  Lei 
benignità  di  volerci  permettere  l'uso  di 
que'libri  di  cui  ne'rili  della  chiesa  greca - 
unita  abbiamo  sempre  fatto  uso  secondo 
l'ultima  edizione  di  Suprasl.  6.°  Presso 
!  greci  uniti  il  popolo  da  due  secoli  incir- 
ca suole  starsi  inginocchiato  assistendo 
alla  s.  Messa;  esso  desidera  vedere  espo- 
sto il  ss.Sagramento  in  tutte  le  domeni- 
che  e  nell'altre  feste  maggiori,ed  assistere 
ad  una  Messa  o  ad  un  uffizio,  secondo  il 
bisogno  e  le  circostanze;  recitar  le  era- 
zioni col  prete  dopo  la  Messa,  e  fare  pro- 
fondissimi inchini  all'elevazione  del  ss. 
Sagramento  :  tutte  queste  ceremonie  so- 
no prescritte  dai  nostro  Rituale,  ad  og- 
getto di  celebrare  degnamente  las.  Mes- 
sa. Non  si  possono  tralasciare  senza  susci- 
lare  un  fortissimo  malcontento  presso  tut- 
ti i  greci-uniti ,  e  principalmente  presso 
il  basso  popolo,  che  già  guarda  il  clero 
conocchiominaccevole.Menlre  finalmen- 
te il  clero  greco-unitonel  distretto  di  No- 
wogrodek presenta  aV.  S,  lll.mac  R.ma 


RUT 

la  presente  supplica  ad  oggetto  di  far  di- 
stinguere la.  Chiesa  unita,  dalla  nonuni- 
ta,si  raccomanda  umilmente  alla  bene- 
vola sollecitudine  di  V.  S.  lll.maeRma. 
ch'è  il  nostro  pastore,  e  per  ognicasoed 
occorrenza  che  potesse  accadere.E  per  mo- 
strare che  quanto  abbiamo  sopraesposto 
nella  nostra  supplica,  è  stato  scritto  di  con- 
cordeavviso  di  tutti,  convalidiamo  questa 
nostra  supplica,  segnandola  tutti  di  pro- 
prio pugno.  Nowogrodek,  i  settembre 
1 834".  Nel  vol.XXXIX,p.  69,  già  citato, 
ricordai  la  riconciliazione  de' vescovi  del- 
la chiesa  scismatico-slava  delle  provincie 
di  Polonia,  alla  chiesa  romana  nel  con- 
cilio di  Zamosch,  modificando  alcune  li' 
turgie,ciò  che  ratificò  Benedetto  XIII. 
Che  il  governo  russo  avendo  provocato 
nel  1839  l'apostasia  di  tre  milioni  di  cat- 
tolici, essendola  chiesa  rutena  diChelma 
restata  fedele  alla  chiesa  romana  e  al  Pa- 
pa, si  giunse  nel  i84i  ad  ordinare  il  ri- 
torno ai  riti  praticati  avanti  déltosinodo; 
onde  il  vescovo  Szumborski,  avendo  ce- 
duto all'esigenza  del  potere,  preso  poi  da 
rimorsi, gloriosamenle  nel  j  844al^>"^§ò  la 
condiscendenza,  e  ordinò  ai  ruteni  a  lui 
soggetti  di  ritornare  al  convenuto  nel  si- 
nodo di  Zamosch. 

Finora  ho  toccato  dell'  introduzione 
della  fede  cattolica  tra  i  ruteni,  della  loro 
riunione  alla  s.  Sede,  delle  liturgie  della 
chiesa  rutena  ,  e  del  deplorabile  scisma 
di  porzione  di  essa,  che  lacerò  il  cuore  di 
Gregorio  XVI  e  di  tutta  quanta  la  vera 
chiesa.  Questo gravee  doloroso  argomen- 
to già  svikippai  in  altri  articoli,  oltre  che 
a  Russia j  ed  a  Polonia  (^.),  laonde  solo 
aggiungerò  qualclieaitra  nozione.  Inoltre 
a  KioviA  metropoli  de'ruteni  e  delle  Rus- 
sie ,  non  che  culla  del  cristianesimo  dei 
russi  e  ruteni,  e  culla  pel  suo  celeberri- 
mo monastero  delle  Grolle  di  tutti  i  mo- 
nasteri dell'impero,  narrai  della  loro  i  .* 
conversione  alla  fede,  e  di  quella  più  ge- 
nerale e  più  costante  deirSGy,  in  unione 
perfetta  alias.  Sede;  del  breve  scisma  che 
di  quando  in  quando  la  interruppe  in  par- 


RUT 

te,  e  della  solenne  riunione  alla  niedcsi- 
ma  nel  1593  sotto  Papa  Clemente  Vili, 
confermata  da  Paolo  Ve  da  Urbano  Vili. 
Ma  perla  prevaricazione  del  suddetto  in- 
felice vescovoSiemaszko  nel  1 838,pubbli- 
caraente  per  la  sua  apostasia  dalla  chie- 
sa cattolica  i  memorati  ruteni  professa- 
rono lo  scisma,  e  l'unione  di  essi  alla  chie* 
sa  russa  non  unita,  e  perciò  scismatica  ed 
eterodossa,  segui  neh  8 Sg  con  quelle  par- 
ticolarità che  indicai  a  Plosko,  non  o- 
stante  la  ripugnanza  del  clero  e  popolo 
ruteno.  Inoltre  a  Plosko  raccontai  del- 
le altre  vicende  della  chiesa  rutena,  e  co- 
me si  ridusse  la  chiesa  rutena  ne'dominii 
russi,  cioésemplice  parte  della  greca-rus- 
sa o  scismatica,  con  funestissime  e  luttuo- 
se conseguenze,  la  quale  fece  di  tutto  per 
ottenere  questo  avvenimento.Ne'citati  ar- 
ticoli dissi  ancora  quante  coraggiose  e  ze- 
lanti rimostranze  apostoliche  fece  Grego- 
rio XVI,  e  quanto  eziandio  di  persona  pe- 
rorò poi  la  causa  de'  cattolici  in  Roma, 
ne'due  memorabili  abboccamenti  ch'eb- 
be col  magnanimo  imperatore  Nicolò  I; 
non  che  del  concordato  che  questi  fece 
col  regnante  Pio  IX,  senza  comprender- 
ci i  ruteni.  Eugenio  IV  nel  concilio  ge- 
nerale di  Firenze  [V.)  ricevè  la  consola- 
zione di  riunire  alla  s.  Sede  la  chiesa  gre- 
ca, col  patriarca  e  l'imperatore  di  Costan- 
tinopoli, inclusivamente  alla  chiesa  gre- 
ca-rutena mediante  il  metropolita  di  Rio- 
via  Isidoro^  che  creò  poi  cardinale,  ac- 
quistandosi questi  il  titolo  di  apostolo 
de'greci  ede'ruteni.La  chiesa  greca-rus- 
sa nuovamente  separatasi  dalla  romana, 
la  rutena  a  questa  restò  unita  al  modo 
di  sopra  accennato.  Gregorio  XIII  fondò 
in  Vilna  un  collegio  pei  ruteni  e  mosco- 
viti; e  nella  Circassia  mandò  missionari, 
libri  d'istruzione  e  paramenti  sagri  per 
celebrare  i  divini  uffizi, a  que'ruteni  che 
ne  aveano  bisogno.  Michele  Rahosa  me- 
tropolita !di  Riovia,non  potendo  ulterior- 
mente sopportare  le  vessazioni  e  ingiu- 
rie che  riceveva  dalla  chiesa  di  Russia 
(F.),  dopo  l'istituzione  del  patriarca  di 


RUT  327 

Mofìcn  (^.),  convocò  il  già  rammentalo 
concilio  di  Brest  o  Brzesc  o  Breczc,  ove 
i  padri  e  vescovi  comprovinciali  unanime- 
mente dichiararono  di  voler  solo  ubbi- 
dire al  Papa  di  Roma  successore  di  s.  Pie- 
tro, insieme  a  tutti  i  popoli  della  loro 
spirituale  giurisdizione,  formalmente  de- 
liberando l'unione  con  decreto  del  2  di- 
cembre 1 593,  che  riporta  il  p.  Agostino 
Theiner  a  p.  1 3o  e  seg.  delle  Vicende 
della  chiesa  cattolica  di  ainendue  i  riti 
nella  Polonia  e  nella  Russìaj  insieme  al- 
la lettera  scritta  a  Clemente  VlII,ed  am- 
basceria a  lui  inviata,  e  composta  d'Igna- 
zio Focieu  prototrono  e  vescovo  di  V^'^la- 
dimiro  e  di  Bresta,  e  Cirillo  Terlecki  e- 
sarca  e  vescovo  di  Luck  e  di  Oslrogjdel 
discorso  dal  Papa  fatto  pronunziare  dal- 
l'Antoniani  poi  cardinale,  e  indirizzato  ai 
vescovi  ruteni  in  pubblico  concistoro,  te* 
nulo  nella  sontuosa  sala  di  Costantino  in 
Valicano.  Con  questo  si  rinnovò  l'unione 
de'ruteni  alla  s.  Sede,  colle  stesse  condì* 
zioni  colle  quali  era  stabilita  nel  concilio 
di  Firenze.  Nel  medesimo  concistoro  se- 
guì l'abiura  degli  errori  de'ruteni,  la  lo- 
ro professione  di  fede,  e  l'assoluzione  del 
Papa. Nel  t.i,  p.i5  e  24  del  Bullariuni 
de  propaganda  fide,  si  riporta  la  bolKi 
di  unione  della  uazione  rutena  colla  chie- 
sa romana,  Magmis  Dominus,(ìe\i5cf% 
X  kal.  januarii,  e  la  bolla  Decel  Roma' 
nuin  Ponlìficeni,  vu  kal.  martii,  media u- 
le  la  quale  Clemente  Vili  confermò  al- 
l' arcivescovo  di  Kiovia  metropolita  dei 
ruteni  i  suoi  antichi  diritti  e  giurisdizio- 
ni, di  eleggere  econsagrare  i  vescovi  del- 
la sua  provincia  ecclesiastica  e  dar  loro  l'i- 
stituzione canonica,  con  quesloche  doves- 
se chiedere  la  loro  conférma  alla  s.  Sede 
pel  tramite  del  nunzio'apostolico  di  Polo- 
nia, cui  verrebbe  comunicata  per  mezzo 
della  s.  congregazione  stabilita  per  que- 
sti affari,  che  dopo  pochi  anni  fu  la  Con' 
gregazione  di  propaganda  fide  (/^".),  dal- 
la quale  d'allora  in  poi  l'episcopato  ru- 
teno fu  dipendente.  Non  però  fu  dala  al 
metropolita  l'autorità  di  destinarsi  il  eoa- 


328  RUT 

diulore,  ne  di  concederlo  ad  altri,  nem- 
meno potendo  trasferire  i  vescovi  ad  al- 
tre sedi.  Questo  metropolitano,  efetto dai 
suoi  vescovi  suffraganei,  doveva  ricevere 
la  conferma  dalla  s.  Sede ,  ed  il  pallio. 
Quanto  precedette,  accompagnò  e  seguì 
l'unione,  e  come  si  procedeva  all'elezione 
del  metropolita,  lo  ripeto,  tutto  descrissi 
a  KioviA. Clemente  Vili  inperpetua  me- 
moria di  questo  felice  avvenimento  per 
la  Chiesa,  fece  neliSgG  coniare  una  me- 
daglia che  riporta  e  descrive  il  p.  Bonan* 
ni,  Numismata  Pontìficiim  t.  2,  p.  476. 
Da  un  lato  si  vede  l'effigie  del  Papa,  nel- 
l'altro questo  sedente  in  trono  con  pivia- 
le e  triregno,  in  atto  di  benedire  i  depu- 
tati ruteni  genuflessi,  con  l'epigrafe  :  Ru- 
ihenis  Receptìs.  Kitornati  in  patria  i  due 
vescovi  deputati,  si  raccolsero  tutti  i  ve- 
scovi ruteni  a  concilio  inBresta,  sotto  la 
presidenza  del  metropolita,  e  ratificarono 
solennemente  di  nuovo  l'unione, equan- 
to si  era  fatto  nella  metropoli  del  mondo 
cattolico.  D'  allora  in  poi  1'  elezione  del 
metropolita  di  Kiovìa  segui  al  modo  det- 
to in  quell'articolo,  ove  pur  notai  come 
il  patriarca  di  Russia  nel  sinodo  di  Mosca 
lanciò  l'anatema  alle  decisioni  di  quello 
di  Eresia,  quindi  scoppiarono  le  più  cru- 
deli persecuzioni  del  clero  russo  contro 
il  ruteno.  Costantino  principe  d'  Ostrog, 
potente  e  in  gran  credito  trai  ruteni, bea 
tosto  si  separò  dall'  unione,  e  si  adoperò 
per  distruggerla  affatto  :  per  riverenza  al 
principe,piti  che  per  persuasione,  fu  segui- 
to dai  vescovi  di  Leopoli  e  di  Premislia. 
Gli  scismatici  cercarono  ogni  mezzo  per 
distruggere  l'unione  de'ruteni  cattolici,  e 
sparsero  le  più  invereconde  menzogne  nel 
semplice  popolo  contro  i  vescovi  uniti; di 
più  cercarono  di  rendere  sospetta  la  s.  Se- 
de, quasi  che  essa  volesse  togliere  ai  ru- 
teni il  rito  greco  e  costringerli  di  passare 
al  latino.  Paolo  V  insorse  fortemente  con- 
tro SI  maliziosa  calunnia,  e  colla  ricorda- 
ta bolla  Solel  cìrcurnspecta,  riconfermò 
ai  vescovi  ruteni  il  libero  esercizio  del  ri- 
to greco^  essendo  sempre  a  cuore  della  s. 


RUT 

Sede  la  conservazione  di  lutti  i  diversi  ri- 
ti orientali.  Già  a'  2  di  detto  mese  avea 
autorizzato  il  metropolita  col  breve  De- 
cet  Ronianum  Pontificem^  di  mandare  a 
Roma  4  giovani  ruteni  per  essere  educa- 
ti nel  Collegio  Greco  (F,)  allo  stato  ec- 
clesiastico. In  questo  collegio  talvolta  so- 
no stati  ammessi  i  monaci  basiliani  pro- 
fessi.Istituito  poi  il  benemerentissimo  Col- 
legio Urbano  (/^.),  molti  ruteni  vi  sono 
entrati  per  alunni  ad  apprendervi  le  scien- 
ze ecclesiastiche.  Inoltre  Paolo  V  col  bre- 
ve, Piisy  et  devotìs,  del  3  dicembre  ;  Ar- 
chiepiscopo Kiovensij  et  Haliciensifacul- 
taleni  imperli lur  ^  ut  in  singulis  Russi ae 
locisscholas  inslituatjearumque  regìnien 
eruditisi  piisque  viris  demandet.  A'  i  o  del- 
lo stesso  mese,  col  breve  In  supremo  A- 
postolatus  solio.  Paolo  V  :  Kiovensi  me- 
tropolitae gentis  Ruthenae  suos  promotos 
ad  cathedrales  ecclesias  a  latlnis  episco- 
pisy  aeque  ac  latinos  a  Ruthenis  antisti- 
tibus  consce rationis  munus  licite,  et  libe- 
re suscepisse,  et  suscipere  posse  declaret. 
Questi  4  diplomi  pontificii  si  trovano  nel 
ti  Appendix,  del  citato  Bullarium  a  p. 
120  e  seg.  A  pi  39  si  riporta  il  breve  di 
Gregorio  XV,  Exponi  nobis,  de'20  mar- 
zo 1 62  3  :  Cum  ex  s.  Congregatìone  riluum 
decretum  prodiisset,  archiepiscopo  Kio- 
vensi praecedentiam  suprasujfraganeum 
episcopi  Filnensis  competere  declarans, 
decretum  l'psum  Pontifex  confirmat.  Gli 
scismatici  poterono  conservare  impertur- 
bata la  loro  gerarchia  :  nella  medesima 
città  ov'era  il  vescovo  ruteno  unito,  i  dis- 
senzienti conservarono  o  eressero  le  loro 
sedi  vescovili  colle  medesime  denomina- 
zioni, ed  eparchie  ossia  diocesi;  il  metro- 
polita scismatico  di  Kiovia  ebbe  il  mede- 
simo titoFo  del  cattolico,  ed  esercitò  sopra 
il  suo  clero  e  popolo  i  medesimi  diritti, 
e  nella  stessa  maniera  come  il  cattolico 
sopra  gli  uniti.  Ire  di  Polonia  mostraro- 
no deferenza  anche  pei  vescovi  scismati- 
ci, ed  il  re  Vladislao  VII  approvò  la  ce- 
lebre università  di  Kiovia  ,  fondata  pel 
clero  dal  metropolita  scismatico  Pietro 


RUT 

Mogila  dottissimo  e  fiero  nemico  della 
chiesa  cattolica  ,  amcchendola  questi  di 
stamperia  ragguardevole,  dalla  quale  in 
oppresso  uscirono  tante  ingiuriose  opere 
contro  l'unione  e  la  chiesa  cattolica.  Non 
solo  i  re  di  Polonia,  ma  anche  i  vescovi 
ruteni  cattolici,  furono  condiscendenti  a 
soddisfare  alle  giuste  richieste  degli  sci- 
smatici, tanto  in  riguardo  allo  spirituale, 
cheal  temporale:  in  vecegli  scismatici  mai 
lasciarono  di  perseguitare  ed  opprimere 
con  gravissimi  soprusi  i  cattolici.  Urbano 
VJII  col  breve  Ut  tam  Tu,  de'3o  aprile 
iGi'/yBidl.  Appendix  citato  p.i 77  :  Ru- 
ihenaruni  missionum  praefeclo  ,  et  mìs' 
sionariis  omnia  sacramenta  administran- 
di  deparochi  Licentia,  si  fieri  possit,  nec 
non  indulgenti asplenarias  elarg{endi,fa- 
cidtatem  concedit.  Non  era  scorso  un  se- 
colo dal  glorioso  avvenimento  dell'unio- 
ne, che  i  vescovi  ruteni  di  Leopoli  e  di 
Premislia  imitando  il  santo  esempio  de- 
gli altri  ruteni  si  sottomisero  nuovamen- 
te alla  chiesa  romana.  Clemente  XI  rac- 
comandò ai  vescovi,  e  agli  ordini  senato- 
rio ed  equestre  di  Polonia  con  pontificio 
breve,  i  ruteni  uniti  e  quelli  principalmen- 
te insigniti  del  grado  episcopale, affine  di 
proteggerli  e  vigorosamente  sostenerli 
dalle  insidie  degli  scismatici.  A  vendo  i  ve- 
scovi ruteni  col  loro  metropolita  presa 
la  determinazione  di  celebrare  il  concilio 
provincialediZamosch,  Clemente  XI  con 
apostolico  breve  ne  lodò  sommamente  il 
divisamento,  ed  insieme  gli  esorlò  a  met- 
tere in  opera  tutta  la  loro  diligenza  nel- 
l'estirpare  gli  errori  per  le  calamità  dei 
tempi  introdotti  nelle  liturgie, e  gli  abusi 
che  nell'elezione  de'sagri  ministri  si  deplo- 
ravano: vi  mandò  a  presiederlo  il  nnnzioa* 
postolicodi  Polonia,  e  loro  inculcò  di  ren- 
dere ad  esso  le  convenienti  dimostrazio* 
ni  di  onore  e  di  riverenza.  Innocenzo  XI  li 
per  animare  maggiormente  i  ruteni  sci- 
smatici a  venire  alla  cattolica  fede,  ciò 
che  molti  temevano  di  effettuare  per  non 
perderei  loro  beni,  col  hve\e  j4 eterni  Pa- 
storiSydQ  I  o  febbraio  1724,  presso  il  Bull. 


BUT  329 

de  prop.  fide  t.  a,p.  54,  determinò  che 
questi  erano  capaci  di  possederli ,  anche 
dopo  venuti  al  grembo  della  vera  chiesa, 
e  di  portarli  liberamente  seco  loro  :  al- 
trettanto dichiarò  e  confermò  il  successo- 
re Benedetto  XIII,  col  breve  J eterni  Pa- 
storiSf  de'  la  agosto  1724  e  riportato  a 
p.  56.  Nel  t.  2  dell'Appendix  a  p.  1496 
seg.  vi  sono  i  3  seguenti  brevi  de'  25  a- 
prilei75o  di  BenedettoXlV.i.°  Frater- 
nitalis  JV/^e,  diretto  a  Floriano  metropo- 
lita ruteno  di  tutte  le  Russie  :  Quid  con- 
silii  coeperitadversus  schismaticoruni  co- 
natus  exponit.  HortaUir  ut  apostolicae 
soUicitudinis  operante  et  vires  adjugant^ 
atque  ab  animo  Ruthenorwn  catholìco' 
rum  palrocinium  suscipiat.  2."  Quae  et 
quanta  Ruiheni  schismatici ,  indirizzato 
ad  Antonio  Sebastiano  vescovo  di  Polo- 
sko  :  In  ejus  solertia^  et  virtute  situm  es- 
se plurimuni  laetatur,  ne  schismatlcoruni 
conatus  in  cathoiicorum  Ruthenoruni 
praejudicium  cedant,  et  damnum.  3.°  A 
commendatissima  Majestatis^^X  redi  Po- 
lonia Augusto  III:  Poloniaregem  adver' 
sus  Ruthenos  schismaticos  Ruthenis  uni' 
tis  auxiliuni  allaturumconfidit.ì^eì  col- 
legio di  Vilna  fondato  da  Gregorio  XIII 
pei  giovani  ruteni,  russi  e  moscoviti,  tran- 
ne 4  monaci  basiliani  ruteni,  tutti  gli  al- 
tri sotto  Benedetto XIV  erano  di  rito  la- 
tino, forse  perchè  i  russi  e  i  moscoviti  te- 
mevano la  pena  di  morte  se  abbracciava- 
no la  fede  cattolica.  Il  Papa  pertanto  col 
consiglio  della  congregazione  di  propa- 
ganda  y?c?e,  ordinò  colla  costituzioneCo//!- 
mendatissìmuniy  de'  1 5  aprile i  754,  Bull. 
Magn.  t.19,  p.  4^>  che  mancando  i  russi 
e  moscoviti,  si  sostituissero  i  ruteni  di  57 
luoghi  che  nominò,  poiché  per  le  nume- 
rose parrocchie  rutene  eravi  bisogno  di 
sagri  ministri,  determinando  a  16  gli  a- 
lunni,  oltre  i  4  basiliani.  Nel  t.4  del  Bull, 
de  prop.fide^  p.  184  6197  di  Pio  VI  so- 
no i  dueseguenti  brevi,  i .°  Praecìpuesuni' 
miEcclesiae,  de*  1 9  gennaio  1 780:  Erectio 
Seminarli  Chelmen.  2.*^  Cuni  certuni ,  dei 
3  luglio  1784:  FacuUas  melropoluano 


33o  RUT 

totius  Russine  archìephcopus  Kiovien  et 
Hallicensis^  concedendì  Crucern  aureani 
oclagonam  prcabyteris  ritus  graecO'ru* 
iheni  benemeritìs  de  missìonibusy  aliisque 
pietatisoperibiis.  Nel  t.  i  poi  dell'Appen- 
dix,  a  p.  268  si  riporta  ii  hvtse  Non  pO' 
tiamo,  degli  I  i  gennaio i  788, sull'eiezio- 
ne  deirarcivescovalo  di  Mohilow  e  lee- 
«igenze  di  Caterina  II,  alla  quale  il  Papa 
die  questi  titoli:  Serenissimaejpotentissi- 
inae,  ac  magnae  domìnae  Czarinac,  et 
ducissae  Calharinae  wiiversae  Magnae^ 
Pan'ae,  et  Albae  Russiae  Aittocratnciy 
necnon  magiwrum  dommiorum  orienta- 
linm,  occidentaliuni  palronae,  avilaeque 
haeredi  doniinae  et  dominatrici.  Quan- 
to riguarda  il  partaggio  della  Po/o/z/rt,  ed 
in  conseguenza  de'ruteni  in  essa  compre- 
si che  divennerosudditidell'/^M-s/rz^J,  del- 
ia Aussidy  della  Prussia,  con  T  espressa 
condizione  di  conservare  la  religione  cat- 
tolica nello  stata  quo,  sono  a  vedersi  que- 
gli articoli,  e  quanto  sopra  i  vescovati  ru- 
teni di  rito  greco-unito  dirò  poi.  A  Po- 
lonia, a  Kiovu,  a  Russia,  a  Plosko,  a 
MoHiLow,  ed  in  altri  articoli  di  sedi  ve- 
scovili, parlai  della  condizione  infelice  cui 
soggiacquero  i  ruteni  cattolici, che  con  det- 
taglio e  precisione  descrisse  il  p.  Theiner, 
nìassimamenlenellib.3:De//^c/ize5^gre- 
counita  nel  reame  di  Polonia  dal  1 7  7  5  tìt/ 
1 82  5;  egualmente  a  p.  355  e  seg.:  Della 
chiesa  greco  unita  nelle  provincie  russo- 
polacche.  Al  lagiimevole  stato  in  cui  era 
venula  nel  17  7  5  la  chiesa  greco  •unita,non 
deve  recare  meraviglia  se  poi  cadde  al- 
l'urlo poderoso  della  persecuzione  della 
sua  emula  la  chiesa  greco  russa,  che  sem- 
pre e  in  tulli  i  modi  Tavea  travagliata. 
Nel  trattalo  diGrodno  de' i  3  luglio  i  798, 
}>lipulato  colla  Polonia,  in  virtù  del  qua- 
le si  aggiungevano  al  dominio  russo  qua- 
si tutte  le  sedi  vescovili  rutene,  T  impe- 
ratrice Calerinall  gì  uro  solennemente  ai 
novelli  suoi  sudditi  di  mantenere  invio- 
lala la  loro  religione  con  queste  gravi  pa- 
role, presso  Marlens,  Recueil  des  Traités 
de  paìs,  l.  5,  p.  166.  «  1  cattolici  roma- 


RUT 

ni  dell'uno  e  dell'altro  rito,  i  quali  in  vi. 
gore  del  presente  trattato  passano  sotto 
il  dominiodi  S.  M.  imperiale  di  tutte  le 
Russie,  avranno  non  solo  in  tutto  l'impe- 
ro pieno  e  libero  esercizio  di  lor  religione 
secondo  l'introdottavi  tolleranza,  ma  nel- 
le provincie  cedute  in  virtù  di  questo  trat- 
tato saranno  di  più  mantenuti  scrupolo- 
samente nelle  possessioni  ereditarie  che 
hanno  di  presente.  Perciò  S.  M.  l'impe- 
ratrice di  tutte  le  Russie  fa  promessa  ir- 
revocabile per  lei  e  pe'  suoi  successori  di 
conservare  perpetuamente  ai  detti  catto- 
lici romani  d'amenduei  riti  il  tranquil- 
lo possesso  de'privilegi  e  beni  delle  chie- 
se, il  libero  esercizio  di  loro  religione  e 
disciplina, in  un  con  tutti  i  diritti  che  le 
sono  annessi;  protestando,  che  ne  ella  ne 
i  suoi  successori  non  eserciteranno  mai 
diritti  di  sovranità  a  pregiudizio  della  re- 
ligione cattolica  romana  di  ambo  i  riti 
ne' paesi  venuti  sotto  la  russa  signoria  pel 
presente  trattato  ".  I  patti  giurati  dalla 
Prussia,  nelle  diverse  partizioni,  a  quel- 
l'articolo li  riportai.  A.  Polonia  riportai 
le  analoghe  e  solenni  dichiarazioni  degli 
imperatori  Alessandro I,eNicolòI  regnan- 
te. Quanto  fece  a  rovescio  Caterina  II, 
lo  descrisse  il  p.  Theiner,  dopo  aver  fat- 
to quell'imperatrice  il  quesito:  Qual  fos- 
se la  più  adatta  e  spedita  maniera  di  ri- 
condurre gli  uniti  di  Polonia  alla  chiesa 
greca  ortodossa?  Il  modo  più  acconcio  e 
più  sbrigativo  a  ricondurre  i  greci  uniti 
alla  sedicente  ortodossa  chiesa  russa,  fu 
ravvisato  lo  stabilire  un  collegio  di  mis- 
sionari scismatici  dipendenti  da  un  ve- 
scovo della  scismatica  chiesa  russa.  Molti 
popi  o  preti  russi  scortati  da  squadroni 
di  soldati,  e  secondati  dalle  autorità  ci- 
vili, si  posero  a  scorrere  le  diocesi  greco- 
unite,  sollevando  i  fedeli  dell'Ukrania,  e 
de'palatinati  di  Riovia,  di  Braclavia,  di 
Luck,  di  Vladimiro,  e  di  Chelma  nella 
Volinia  ,  di  Ramieniecz  nella  Podolia  , 
tempestando  loro  gli  orecchi  con  ischia- 
mazzi  e  barbare  dicerie,  acciocché  si  con- 
Yt^rlissei'O  alia  religione  uazionale.  ?(oa 


RUT 

Ijovanclo  corrispondenza,  ma  costanza 
nel  cattolicismo,  i  popi  fecero  spaventose 
minacce,  crudeltà  e  violenze.  I  popi  e  i 
magistrali,  se  loro  veniva  fatto,  coiraslu- 
zia,  col  denaro  e  colla  forza,  di  pervertire 
pochi  fedeli ,  questo  bastava  per  subito 
togliere  ai  ruteni  uniti  la  chiesa  parroo- 
chiale,e  la  davano  agli  scismatici:  se  il  par- 
roco ricusava  di  abbracciare  lo  scisma, 
era  in  un  colla  moglie  (  permessa  tra  i 
greci  ecclesiastici  e  tra  quelli  che  ne  se- 
guono  la  disciplina)  e  co'  figli  scacciato 
dalla  parrocchia,  spogliato  d'ogni  avere, 
seppellito  in  una  carcere,  ovvero  esiliato 
nella  gelida  Siberia.  Per  vieppiù  crescere 
l'effetto  di  tali  missioni,  mandò  Caterina 
li  altri  vescovi  scismatici  aPolosko,Minsk 
e  Luck  centro  della  chiesa  rutena,  accioc- 
ché vi  fondassero  di  tal  maniera  collegi. 
Si  proseguì  a  usare  inganni, oppressioni, 
violenzechesi  ponno  vedere  minutamen- 
te nel  p.  Theiner.  I  furibondi  e  disuma- 
ni apostoli  della  chiesa  russa  si  gloriaro- 
no d'intiera  vittoria  sulle  infelici  e  inno- 
centi vittime  del  loro  antico  barbaro  o- 
«lio,  segnatamente  nelle  provincie  di  cui 
innanzi  la  pace  di  Mosca  del  1686  gli  sci- 
smatici attizzati  e  soccorsi  dalla  Russia  a- 
veano  agli  uniti  conteso  col  ferro  il  pos- 
sesso delle  chiese  :  lo  scismatico  arcive- 
scovo di  Mohilow  e  Polosko  nell'encicli- 
ca del  1 795  al  clero  e  al  popolo  greco- u- 
nito  potè  annunziare,  che  *»  per  li  savi» 
provvedimenti  dell' imperatrice,  un  mi- 
lione di  ruteni  di  ogni  sesso  e  condizione 
erano  stali  ricondotti  alla  fede  primiera,, 
dalla  quale  l'inganno  avea  deviati  i  loro 
antenati  !  "  I  palalinati  di  Kiovia,  di  Bra- 
clavia,  e  la  Volinia  perdettero  la  mag- 
gior parte  delle  chiese  rutene.  In  tante 
agitazioni  e  tempeste  della  chiesarutena, 
non  mancarono  vescovi  che  dierono  pro- 
ve d'ogni  maniera  di  zelo,  di  sollecitudi- 
ne e  di  fortezza  apostolica;  contro  i  quali 
i  popi  scismatici  menarono  presso  di  Cate- 
rina II amare  lagnanze  della  magnanima 
vigilanza  degl'illustri  prelati,  massime  di 
Cielanski  vescovo  di  Leopóli  e  di  Halicz, 


Rcr  33 1 

ed  anche  di  Raraieniecz.  Avvertita  la  s. 
Sede  della  soviaslanle  rovina  della  chie- 
sa greca-unita, questa  supplicandola  di  op- 
portuno sovvenimento,  Pio  VI  nel  179^ 
si  rivolsealla  pietà  dell'imperatore  germa- 
nico Francesco  II, con  l'esposizione  com- 
movente de'mali  che  gravavano  i  miseri 
rulenì,scongiurandolo  di  muovereco'suoi 
buoni  uffizi  a  compassione  il  cuore  di  Ca- 
terina II.  Ma  questa  invece  aumentò  la 
persecuzione, poiché  appena  seguita  la  3.* 
divisione  di  Polonia  ebbe  sotto  il  suo  do- 
minio tutti  i  vescovati  ruteni,  salvo  quel- 
li di  Leopoli  e  di  Preraislia,  appartenen- 
ti all'Austria,  li  volle  tutti  soppressi  fuor- 
ché la  sede  di  Polosko;  parte  de'beni  fe- 
ce incamerare,  del  rimanente  impinguò  i 
suoi  generali,  e  que'pubblici  uffiziali,  che 
si  erano  più  segnalati  nel  mandare  ad  ef- 
fetto le  crudeli  sue  leggi  ;  a'  vescovi  cui 
avea  tolto  diocesi  e  rendite,  fece  scarso 
assegnamento  annuo.  Ed  affinchè  lo  sci- 
sma sorgesse  vigoroso  sulle  rovine  del- 
la chiesa  greco-unita,  Caterina  II  creò  4 
grandi  eparchie  russe,di  Podolia,Volinia, 
Lituania,  Ukrania  e  Russia  Bianca.  I  mo- 
nasteri de'basiliani  nelle  mentovate  dio- 
cesi furono  chiusi,  tranne  que'pochi  del 
pubblico  insegnamento  o  addetti  all'as- 
sistenza degl'inférmi.  Gliaveri  furono  ag- 
giudicati alla  corona,  o  passarono  tra  le 
mani  de'violenti  spogliatori.  Le  chiese,  i 
cui  sacerdoti  ripugnavano  di  abbraccia- 
re lo  scisma,  si  consegnarono  agli  scisma- 
liei  :  i  curati  ricusanti  si  privarono  di  uf- 
fizio e  di  provvisione;  si  lasciarono  liberi 
d'espatriare,  o  rimanere  nello  stato  con 
5o  aioo  scudi  annui.  I  più  tra  si  illustri 
sacerdoti  si  ritirarono  nella  Gallizia,  ove 
furono  dai  fedeli  amorevolmente  accolli, 
e  dal  governo  austriaco  soccorsi  e  protet- 
ti. L' imperatore  fu  largo  di  ospitalità  e 
gl'impiegòa  vantaggio  delle  diocesi  dlLeo- 
poli,  Premislia  e  diKamieniecz.  Il  popo- 
lo delle  manomesse  e  disertale  chiese,  in- 
calzalo dalle  spade  russe,  fu  fallo  preci- 
pitare intieramente  nello  scisma.  La  so- 
la diocesi  di  Polosko  non  fu  involta  total- 


332  RUT 

niente  nell'universale  sventura;  in  essa  e 
in  quella  di  Brest,  ove  il  governatore  pro- 
cede con  umanità,  si  conservò  discreto  nu- 
mero di  chiesee  di  cattolici  uniti:  ma  l'ar- 
civescovo di  Polosko  ebbe  severissimo  or- 
dine dall'imperatrice  d'inculcare  con  let- 
tera pastorale  al  clero  e  popolo  ruteno  di 
Minsk,  della  Volinia ,  della  Podolia  e  di 
Braclavia ,  di  non  impedire  a  veruno  il 
passaggio  alla  chiesa  russa  e  di  non  bia- 
simare chi  l'avesse  seguito,  sotto  pena  di 
alto  tradimento.  Per  cui,  di  5ooo  chiese 
parrocchiali  che  si  contenevano  nelle  dio- 
cesi di  Kiovia,  Vladimiro ,  Luck  e  Ka- 
rnieniecz,  appena  200  si  serbarono  unite 
alla  chiesa  cattolica.  Ma  a  grande  ventu- 
ra della  chiesa  greco- unita,  la  morte  ven- 
ne nel  novembre  1796  a  liberarla  dalla 
sua  persecutrice  Caterina  IT,  impercioc- 
ché dal  I  .''spartimento  della  Polonia  sino 
al  decesso  dell'imperatrice,  la  chiesa  ru- 
tena greco-unita  scapitò  di  sette  ©meglio 
otto  milioni  di  fedeli,  i  quali  da  lei  oppres- 
si furono  costretti  a  professare  loscisma, 
colla  perdita  di  98 16  chiese  parrocchia- 
li, ei4^  monasteri  basiliani  pure  ingoiati 
dallo  scisma. Secondo  la  statistica  del  me- 
tropolita Wolodkowicz,  nel F  77 1  la  chie- 
sa rutena,  prima  cioè  della  divisione  del- 
la Polonia,  in  questo  reame  e  nella  Li- 
tuania e  Russia  Bianca  contava  12  milio- 
ni di  sudditi,  [  3,000  chiese  parrocchiali, 
6170  succursali  :  la  sola  diocesi  di  Kiovia 
noverava  1925  parrocchie,  oltre  25 1  mo- 
nasteri di  basiliani  e  di  basiliane. 

Pel  successore  di  Caterina  II,  il  suo  fi- 
glio Paolo  I,  cessò  la  persecuzione  della 
chiesa  rutena,  e  trasmise  a' governatori 
delle  Provincie  divieti  rigorosi  di  mole- 
stare in  qualsivoglia  modo  gli  uniti.  Non 
indugiò  a  intavolare  trattative  con  Ro- 
ma, maudòa  richiedere  Pio  VI  d'un  nun- 
zio apostolico,  per  ricomporre  in  buon  as- 
sestamento le  cose  della  chiesa  latina  e 
lutena^  e  che  arrivasse  in  tempo  ad  as- 
sistere alla  sua  coronazione.  Il  Papa  gl'in- 
vio con  ogni  facoltà  m^SLitla^f^.)  poi  car- 
dinale, che  fece  quanto  raccontai  a  Km- 


RUT 

VIA,  a  MoHiLOw,aRussu;  quindi  Pio  VI 
approvò  la  convenzione  conclusa  dal  suo 
nunzio,  colla  boWa  Maxirnìs  undiq  uè  pres- 
si, de  1 8  novembre  1 798,  della  quale  par- 
lai in  tanti  luoghi,e  contenente  la  defini- 
zione  de*  limiti  delle  diocesi  ristabilite. 
Queste  furono,  l'arcivescovato  di  Poloskoi, 
composto  de'palatinatidiPoIosko,diSmo- 
lensko  e  di  Miscislaw,  delle  provincie  di 
Mohilow,  edi  Vitepsk  con  giurisdizione 
su  tutti  i  ruteni,  che  si  erano  mantenuti 
nell'unità,  e  si  diede  al  prelato  un  sufifra- 
ganeo.  Si  ricompose  il  vescovato  di  Luck 
colle  Provincie  di  Volinia,  Podolia  e  pa- 
latinato  di  Kiovia,coIla  medesima  ampiez- 
za di  giurisdizione  data  all'arcivescovo  di 
Polosko,  onde  il  vescovo  riassunse  il   ti- 
tolo di  eparca  della  chiesa  greca  unita, 
ed  ebbe  anch'egli  il  su(Fraganeo.  Venne 
parimenti  ristabilito  il  vescovato  di  Bre- 
sta,  composto  de' governi  di  Lituania, 
Grodno,  Minsk  e  della  Curlandia,  ed  an- 
che al  vescovo  di  questo  fu  dato  il  coa- 
diutore: il  vescovo  trasferì   la  sua  resi- 
denza nel  monastero  basilianodi  Zirowicz, 
essendo  stato  l'antico  episcopio  in  un  col- 
la cattedrale,  come  fecero  con  altri  e  al- 
tre, mandato  in  cenere  dai  russi;  Paolo  I 
donò  cospicua  somma  per  riedificare  la 
cattedrale.  Eziandio  i  basiliani  ricupera- 
rono per  gli  efficaci  uffizi  di  mg.'  Litla 
parte  de'loro  monasteri,  ed  il  loro  insigne 
ordine  fu  restaurato.  Le  ricche  badìe  di 
Zidczyn  ,  Derman  ,  Owrucz,  Wlodzie- 
mercz,Bar,Dubno,Lubar,Poczajow,Zy. 
rowicz  che  a  gran  ventura  erano  sfuggi  - 
te  alla  devastazione  di  Caterina  li,  perchè 
intendevano  all'  ammaestramento  pub- 
blico, le  une  furono  ritornate  al  primiero 
loro  essere  e  ministero,  altre  servirono  a 
dotare  i  suffraganei  delle  dette  3  sedi  ve- 
scovili. Il  nunzio  Arezzo  (^.)poi  cardi- 
nale, succeduto  a  Li tta, confermò  a  nome 
di  Pio  VII  inuovi  abbati  proposti  dal  me- 
tropolita e  da  Alessandro  l,  il  quale  co- 
me il  padre  si  mostrò  umanissimo  verso 
la  chiesa  rutena  greco  unita,  giovandola 
di  sua  protezione  generosa.  Il  prelato  A- 


RUT 

rezzo  munito  delle  stesse  ampie  facoltà 
del  predecessore, con  gran  satiezza  epru» 
denza,  ridusse  a  compimento  quanto  a 
favore  della  chiesa  rutena  avea  l'ottimo 
mg/  Litta  incominciato  con  tanto  mira- 
bile  impegno.  Affinchè  riuscisse  più  age- 
vole il  reggimento  delle  tre  vaste  dioce- 
si greco-unite  e  delle  altre  sei  latine,  vol- 
le ristabiliti  i  consigli  o  concistori  vesco- 
vili. Fu  creato  eziaudio  neliSoi  un  tri- 
bunale supremo  in  Pietroburgo  (F.) ca- 
pitale dell'impero,  detto  poscia  collegio 
ecclesiastico  cattolico  romano,  il  quale  do- 
vesse giudicare  in  ultima  istanza  in  tutto 
l'impero  russo,  de'negozi  più  imperlanti 
de'  cattolici  latini  e  ruteni.  A  Riovia  e 
Plosko  raccontai  quanloa vvenne  nel  pon- 
tificato di  Pio  VII  circa  i  ruteni,  di  venen- 
do l'arcivescovo Lissowski  di  Polosko  me- 
tropolita di  tuttala  chiesa  greco  cattoli- 
ca nella  Russia,  ma  non  gli  riuscì  d' ot- 
tenere la  sede  e  il  titolo  di  Kiovia;  fatal- 
mente il  ristabilito  metropolita  fu  com- 
battuto dal  così  detto  santo  Sinodo  del- 
la chiesa  ó.\Russia  (^.),  e  fatalmente  dal 
metropolita  latino  cattolico  di  Mohilow 
che  agognava  a  dominare  in  Russia  ezian- 
dio la  chiesa  rutena;  contrariando  tanto 
egli  quanto  gli  scismatici  la  rinnovazione 
della  veneranda  sede  di  Riovia  annulla- 
la da  Caterina  II,  che  avea  disposto  che 
quale  chiesa  più  antica  di  tutte  e  culla  del 
cristianesimo  nella  Russia,  forse  proprie- 
tà perpetua  della  chiesa  nazionale.  Pun- 
se vivamente  nel  cuore  l'  arcivescovo  di 
Mohilow,  il  boriosissimo  Siestrzencewicz, 
l'ardore  ecclesiastico  del  nunzio  A  rezzo  pei 
ruteni,  e  tempestando  l'animo  di  Ales- 
sandro I  d'ombre  e  di  sospetti,  prenden- 
do motivo  dall'imprigionamento  voluto 
in  Roma  da  Napoleone  d'un  francese  ad- 
detto a  Russia^  il  buon  prelato  non  fu  più 
voluto  udire  ne  dall' imperatore,  ne  dai 
ministri.  E  vedendo  che  il  suo  uffizio  nul- 
la più  poteva,  eper  l'invito  avutone,  nel 
declinar  del  i8o4  abbandonò  mesto  la 
corte  di  Pietroburgo  :  d'  allora  in  poi  la 
Russia,  ad  onta  che  tenga  in  Roma  uu 


RUT  333 

ministro  di  Residenza,  non  volle  più  am- 
uieltere  nunzio  apostolico  ordinario  ,  a 
fronte  delle  replicale  istanze  fatte  dai  Pa- 
pi, ancheper  equitativa  reciprocanza.Che 
se  il  benemerito  Arezzo  avesse  potuto  ri- 
manere in  Russia,  a  terminare  le  trattati- 
ve per  la  restaurazione  della  metropoli 
rutena,  le  avrebbe  certamente  dato  una 
forma  più  stabile  e  più  canonica,  o  alme- 
no fissa  ad  una  sede  particolare,  laddove 
da  Alessandro  1  fu  lasciata  indetermina- 
ta e  come  errante.  Dalla  relazione  auten- 
tica falla  dal  governo  nel  i8o4  sotto  gli 
occhi  del  legato  Arezzo ,  la  chiesa  rute- 
na, restaurata  da  Paolo  I,  comprendeva 
1,398,478  fedeli,  gì  monasteri  di  basi- 
liani,  ej388  chiese  parrocchiali.  Mentre 
Pio  VII  era  in  deportazione  per  opera  dei 
francesi,  morì  il  metropolita  ruteno  Lis- 
sowski ,  per  cui  nel  1810  si  adunarono 
in  Pietroburgo  il  metropolitano  vescovo 
di  Eresia  Rochanowicz,  dal  defunto  fatto 
suo  coadiutore,  e  Rrassowski  arcivesco- 
vo di  Polosko,  e  quivi  coU'approvazione 
imperiale  fecero  una  dichiarazione.  Con 
questa  protestarono  fedeltà  e  sommissio- 
ne alias.  Sede,  volontà  fermissima  di  per- 
severare nella  santa  unione ,  invocando 
benigno  compatimento  dal  Papa,  se  per 
l'infelice  condizione  de'tempi  essendo  ma- 
lagevoli le  comunicazioni  con  lui,  proce- 
devano alla  consagrazione  del  metropoli- 
ta Rochanowicz,  e  degli  altri  vescovi  no- 
minati, a  ciò  indotti  per  urgente  neces- 
sità della  chiesa  rutena.  11  p.  Theiner 
pubblicò  il  prezioso  documento  dell'  at- 
to o  Fpikia  seuconslilutlones,  a  p.  388, 
che  ratificò  Alessandro  1,  e  poi  fu  man- 
dato a  Pio  VII  in  testimonianza  pubbli- 
ca del  fedelissimo  amore  de'ruteni  verso 
la  cattedra  di  S.Pietro.  Morto  questome- 
tropolita  neli8i4>  Alessandro  I  nominò 
l'esimio Bulhak  vescovo  di  Eresia,  a  me- 
tropolitano della  chiesa  greco-unita  nel- 
la Russia,  il  quale  domandò  e  ottenne  dal- 
la s.  Sede  la  canonica  istituzione,  con  sue 
lettere  dirette  a  Pio  VII  e  al  cardinal  Lit- 
ta prefetto  di  propaganda;  facendo cglie 


334  ^^^ 

il  Papa  inulilmenle  nuove  istanze  airim- 
])eratoreperslabilireuDa  chiesa  a  metro- 
poli tiella  chiesa  rutena,  mercè  le  macchi- 
nazioni del  sedicente  s.  Sinodo  e  del  me- 
tropolita Ialino,  per  cui  Pio  VII  dovette 
conferirgli  ladignità  come  delegato  pon- 
tificio. Indi  Bulhak recatosi  a  Pietrobur- 
go, come  il  predecessore  assunse  la  presi- 
denza della  sessione  rutena  greco- unita 
nel  collegio  cattolico,  riverito  e  distinto 
da  Alessandro  I  per  le  sue  eccellenti  qua- 
lità. Il  1825  fu  fatale  alla  chiesa  rutena^ 
per  la  morte  di  quell'imperatore,  avendo 
pocopi  ima  decretato  che  si  erigessero  due 
chiese  cattoliche,una  pe'greci  uniti  inPie- 
troljurgo,rallra  pe'latini  inCzarsko-Sielo 
celebre  reskienza  imperiale  per  l'estate, 
ove  mai  era  stata  chiesa  calloiica.il  no- 
vero fatto  nel  seguente  anno  de' ruteni 
della  Gallizia,  dominio  austriaco,  ascese 
a  2,1 36,666  fedeli,  2296 chiese  parroc- 
chiali, e  1 4  monasteri  basiliani.  Il  cav.  Ar- 
taud,  nella  Storia  di  Leone  XI I^  l.i,  p. 
i32,t.  3,p.  2  17,  riportando  l'importan- 
te colloquio  fra  quel  Papa  e  il  celebre  car- 
dinal Consalvi,  chesi  può  qualificare,  gli 
ultimi  ricordi  di  quell'insigne  diploma- 
li<:o,gli  rappresentò  la  Chiesa  slava  come 
uno  spettro  minaccioso,  onde  Leone  XII 
non  cessò  mai  di  tenere  gli  occhi  fissi  sul- 
la Russia;  né  potè  prevedere  neppure  il 
principio  di  que'  disordini  che  la  chiesa 
cattolica  tuttora  angosciamente  lamenta. 
11  cardinale  parlo  così.  «  Relativamente 
alla  Russia  conviene  usare  una  circospe- 
zione che  non  dorma  neppure  un  sol  gior- 
no. 11  nostro  arci  vescovo  di  Molli lowSie- 
strzencewicz,  quantunque  vicino  ad  esse- 
re nonagenario  e  quasi  non  avente  più 
■volontà,  pure  conserva  quanto  basta  per 
essere  ancora  ambizioso.  Egli  professò  per 
moltotempo,  dapprima  asemplici  paro- 
le, quindi  in  iscritto,  idee  di  riunione 
de'greci  e  desiali  ni,  che  doveva  essere  o- 
perata  nongià  a  modo  nostro,  ma  a  mo- 
do suo.  Egli  diventerebbe  patriarca  di 
Russia  e  vostro  legalo.  Voi  non  avreste 
più  occasione  alcuna  di  ordinare  in  Kus- 


RUt 
sìa  la  pubblicazione  d'un  solo  decreto  del- 
la s.  Sede.  Le  chiese  verrebbero  riunite 
a  nostro  danno, e  non  si  avrebbe  più  una 
vera  voce  romana  in  que'paesi  sino  ai  con- 
fini della  Gallizia,  alla  quale  1'  Austria, 
che  non  ho  trovalo  mai  ostile  a'miei  di- 
segni, permetterà,  io  credo,  di  rimanerci 
fedele.  Dunque,  la  spaventevole  catastro- 
fe della  divisione  della  Polonia,  in  una 
delie  sue  conseguenze,  diventerebbe  una 
.diga che  infrenasseque'flutti  dello  scisma 
che  minaccia  di  sommergerci?  Da  parte 
nostra  abbiamo  fatto  in  Russia  tentativi 
di  accomodamento  poco  misurati.  JN^on  ci 
è  slato  risposto  un  di  colla  contro  propo- 
sizione di  una  Chiesa  slava  che  ci  divo 
rerebbe?  Vostra  Santità  può  interroga- 
re il  cardinale  Arezzo,  che  ha  risieduto  in 
Russia.  L'occhio  dee  sempre  essere  vigi- 
lante sul  traviamento  religioso  de'russi, 
tua  lo  spirito  prescrive  una  lunga  pazien- 
za. Torneranno  a  noi  da  se  stessi,  se  deb- 
bono ri  tornarci:  e  poi,  se  questo  gran  cor- 
po continua  a  crescere,  incorrerà  ne'  pe- 
ricoli di  tutte  le  obesità  politiche.  11  so- 
lo cattolicismo,  Beatissimo  Padre,  lo  di- 
co con  lagrimedi  contentezza  e  di  ringra- 
ziamento verso  Iddio,  il  solo  cattolicismo 
non  potrà  mai  essere  di  troppo  dilatalo; 
egli  solo  può  coprire  facilmente  un  mag- 
gior numero  delle  possenti  nazioni  inci- 
vilite dei  due  mondi,  di  quello  che  nel- 
l'antico mondo  far  potesse  colie  nazioni 
barbare  ".  Il  p.  Theiner,  a  p.  397  e  seg. 
trattò  con  diffusione  :  Della  chiesa  rutena 
in  Polonia  e  nelle  provincie  polacche  sog- 
gette alla  Russia,  dall'incoronazione  del- 
l'imperatore Nicolò  I  sinoa'nostridì,  cioè 
dal  1825  al  1840.  Regnando  Alessandro 
I,  ed  anche  ne'primi  anni  del  regno  del- 
l'imperatore Nicolò  I  sinoal  1 834,  ^^  chie- 
sa rutena  andò  salendo  a  qualche  lieve 
incremento,  ne  ebbe  altro  a  patire,  se  non 
che  le  innovazioni  recate  dall'editto  dei 
22  aprile  nella  sua  gerarchia  e  discipli- 
na. Mentre  regnava  una  calma  perfetta, 
il  governo  russo,  non  provocato,  muoveva 
conilo  la  chiesa  cattolica  de'suoi  dominii 


RUT 

deplorabile  guerra,  che  finì  col  menarne 
trionfo  per  ìa  defezione  de' vescovi  apo- 
stati ,  in  questi  accenti.  *•  h'  antica  reli- 
gioue  solleva  al  cielo  il  capo  trionfante, 
rientra  nel  tempio,  ove  già  dominava;  si 
allegra  di  vedere  ritornati  nel  suo  grem- 
bo i  figli  suoi,  la  lingua  forastiera  fug- 
ge dinanzi  alla  lingua  materna  :  la  Rus- 
sia occidentale  parla,  pensa  e  crede  altra 
volta  russescameule  !  "  J  ruteni  non  die* 
rono  motivo  alle  oidinazioui  governati- 
ve, né  presero  punto  parte  a'Iuttuosiav- 
venimenti  politici  del  i83o-3i  nella  ri- 
bellione polacca.  Tutto  quanto  in  com- 
pendio riportai  ne'vol.XXXY II,  p.  4o  e 
seg.,LlV,  p.  y4^**^g'>i'^cominciandodal 
decreto,  che  l'uffizio  metropolitano  ru- 
teno, che  nella  sua  chiesa  avea  suprema 
potestà  legislativa,  e  vegliava  suH'  inte- 
grità della  fede  e  alla  conservazione  del- 
ia disciplina,  si  limitasse  a  puro  grado  di 
onore,  sostituendo  a  lui  il  collegio  eccle- 
siastico di  Pietroburgo,  composto  di  Ia- 
lini e  ruteni,  e  sotto  la  dipendenza  del 
ministro  degli  affari  ecclesiastici  esercitas- 
se su  tutta  la  chiesa  unita  della  Russia 
quella  stessa  potestà  che  avea  per  1'  in- 
nanzi il  metropolitano,  il  quale  ne  venne 
costituito  presidente  d'onore.  Incorporato 
il  collegio  ecclesiastico  luteno  nel  Sinodo 
scismatico,  ebbe  a  presidente  della  sessio- 
ne rutena  Giuseppe  Siemaszko  vescovodi 
Lituania  di  scismatici  sentimenti;  da  que- 
sto punto  l'infelice  chiesa  rutena  diven- 
ne semplice  parte  della  scismatica,  e  fu 
segno  alle  lagrimevoli  persecuzioni  e  vio- 
lenze, che  ha  divulgatela  storia  con  lan- 
ieopere,fra  lequali  :  Perséciition  etsotif- 
frames  de  VEglise  Caiìiolique  en  Bus- 
«e,  Paris  1842.  L'indegno  Siemasvkocon 
quegli  altri  che  notai  a  Plosko,  ivi  a' 1  2 
febbraio  1839  consumarono  la  prevarica- 
zione dalla  fedecaltolica,  riunendola  lo- 
ro chiesa  alla  russa  scismatica  ,  ad  onta 
della  contrarietà  e  ripugnanza  del  clero 
e  popolo  ruteno,  il  di  cui  atto  sotlosciit- 
to  da*  3  vescovi,  e  da  2 1  tra  prelati  infe- 
riori e  sacerdoti,  riprodusse  il  p.  Theiocr 


RUT  335 

a  p.  4^0,  insieme  all'indirizzo  col  quale 
inviarono  all'imperatore  l'atto  di  riunio- 
ne, non  che  all'  imperiale  editto  che  lo 
sottopose  alla  definizione  del  santoSino- 
do,  il  quale  a'2  3  pubblicò  il  suo  consul- 
to, consigliando  i'  autocrate  imperatore 
del  modo  come  i  ruteni  possono  aggre- 
garsi alla  chiesa  russa,  e  che  l'imperato- 
re accettò  a' 2.5  marzo.  Siemaszko  vescovo 
di  Lituania,  Luzin.*.ki  arcivescovo  di  Po- 
lot-ko,  e  l'altro  vescovo  Basilio  ammini- 
stratore dell'eparchia  della  R.ussia  Bian- 
ca, denunziarono  con  loro  lettera  all'e- 
piscopato la  seguila  unione,  allaqualelo 
ricongiunsero.  Questo  avvenimento  dagli 
scismatici  fu  solennizzato  con  grandissima 
pompa.  Dai  documenti  riferiti  dal  p.Thei- 
ner  si  rileva,  che  lo  scisma  de'ruleni  nei 
domini!  russi  fu  opera  del  governo  e  dei 
prelati  della  chiesa  russa,  per  confessio- 
ne degli  stessi  3  vescovi  apostati,  de'4  »iie* 
Iropolitani  russi,  e  del  santo  Sinodo,  ve- 
nendo mandati  nella  freddissima  Siberia 
quelli  che  preferirono  di  essere  perseve- 
ranti e  fedeli  cattolici,  ove  furono  desti- 
nati a  gemere  in  vili  uffici.  Luzinski  an- 
cora pose  in  opera  tulli  gli  artifizi  della 
seduzione,  per  far  credere  al  popolo  ru- 
teno semplice  ,  che  non  era  vi  differenza 
tra  gii  uniti  e  i  russi  scismatici.  Inoltre 
il  p.Theiner, nell'altra  interessante  e  ve- 
ridica opera:  La  Chiesa  scismatica  russa, 
che  compendiai  all'articolo  Russia,  a  p. 
232  e  seg.  ci  diede  nel  cap.  X:  Unione 
della  chiesa  rutena  cattolica  colla  nazio- 
nale chiesa  russa  ,  la  relazione  sinodale, 
compilata  dal  militare  (com'è  per  lo  più) 
supremo  procuratore  del  santo  Sinodo 
dirigente  all'  imperatore,  e  che  contiene 
la  storia  dell'incorporamento  della  chie- 
sa rutena  cattolica  in  Russia  nella  chiesa 
nazionale  ,  in  uno  agli  estratti  delle  re- 
lazioni sinodali  degli  anni  1 836,  1837  e 
1 838, riguardanti  la  violenta  scismatizza- 
zione  della  chiesa  cattolica  rutena  nella 
Russia.  Ivisidice,che  l'alto  de'ruteni  u- 
niti  avea  aumentato  alla  chiesa  russa  un 
luilioue  e  600^000  anime,  rallegrando 


336  R  U  T 

questa  del  commovente  spettacolo  di  fra- 
terna comunionecoirantico  sedicenleor- 
todosso  clero.  11  sommo  Pontefice  Gre- 
gorio XVI  per  rauìarissimoavvenimen- 
to  pianse  e  deplorò  il  tradimento  del  greg- 
ge ruteno,  operalo  dai  suoi  traviati  pa- 
stori, colla  seguente  allocuzione  che  con 
somma  afflizione  d'animo  pronunziò  in- 
nanzi al  s.  collegio  de'cardinali,  nel  con- 
cistoro segreto  de*  22  novembre  1839. 
«  Venerabili  Fratelli.  Molte  cose  per  ve- 
rità gravi  ed  acerbe,  dacché  fummo  in- 
vestili dell'apostolico  ministero,  per  la 
diuturna  avversità  de' tempi,  siamo  stati 
costretti  ad  annunziare  da  questo  mede- 
simo luogo.  Ma  ciò  che  nell'odierna  a- 
dunanza,fra  la  mestizia  ed  il  lutto  della 
chiesa  universale  siamo  per  annunziarvi, 
è  certamente  di  siffatto  modo,  che  supe- 
ra di  gran  lunga  l'acerbilà  di  que'mali, 
su  cui  gememmo  altre  volle.  Niuno  di  voi 
ignora,  che  i  vescovi  ruteni,  e  tutta  quel- 
Finclita  nazione,  la  quale  dopo  aver  ab- 
bracciala con  la  cristiana  fede  la  cattoli- 
ca unità,  si  era  miseramente  da  lei  sepa- 
rata, e  ritenuto  l'uso  della  propria  lin- 
gua e  il  greco  rito,  seguiva  il  deplorabi- 
le scisma  de'greci,  pensarono  più  d'una 
volta,  per  eccitamento  della  divina  gra- 
zia, a  fare  stabilmente  e  sinceramente  ri- 
torno alla  romana  chiesa.  Quindi  in  pri- 
ma nell'ecumenico  concilio  diFirenze  l'ar- 
civescovo di  Riovia  metropolita  di  lulla 
la  Russia,  insieme  co'greci,  sottoscrisse  il 
celebre  decreto  di  unione.  E  sebbene  la 
cosa  poco  dopo  tornasse  a  vuoto  per  le 
insorte  turbolenze  e  per  gli  ostili  sforzi 
di  coloro,  che  ribelli  alla  luce,  aderivano 
ostinatamente  allo  scisma;  tuttavia  non 
si  arrestarono  mai  su  di  ciò  i  disegni  e 
le  cure  segnatamente  de' vescovi  :  e  spun- 
tò finalmente  quell' auspicalissimo  gior- 
no, in  cui  per  un  tratto  singolare  della 
divina  misericordia  venne  concesso  ai  ru- 
teni di  ritornare  al  seno  dell'abbandona- 
ta madre,  e  di  rientrare  in  quella  santa 
città  fondata  dall'Altissimo,  nella  quale 
unicamente  si  può  nnveaire  salute.  Im- 


RUT 

perocché  tulli  que' vescovi  ruteni,  che  sul 
fine  del  secolo  XVI  stavano  sotto  la  ci- 
vile dominazione  di  Sigismondo  III  piis- 
simo re  di  Polonia  e  di  Svezia,  e  grandu- 
ca di  Lituania, ripensando  alla  concordia 
che  tra  la  chiesa  orientale  ed  occidenta- 
le avea  per  l'innanzi  fiorito,  e  di  cui  i  lo- 
ro maggiori  sotto  il  reggimento  della  Se- 
de apostolica  erano  stati  fautori  caldissi- 
mi, noncostretli  da  forza,  non  sedotti  con 
arti,  non  guidati  da  leggerezza  di  mente 
e  d*  ingegno,  non  presi  alle  lusinghe  di 
temporale  interesse;  ma  illuminati  dal  so- 
lo chiarore  della  superna  luce  ,  sospinti 
dallasola  cognizione  della  verità,  accesi  fi- 
nalmente dal  solo  desiderio  della  propria 
salvezza,  e  di  quella  delle  pecorelle  a  loro 
affidale,  dopo  aver  deliberato  in  genera- 
le assemblea  sopra  un  affare  di  tanta  im- 
portanza, per  mezzo  di  due  colleghi  spe- 
diti in  nome  di  tutto  il  clero  e  del  popo- 
lo a  questa  cattedra  di  s.  Pietro,  abiurati 
totalmente  tutti  gli  errori  degli  scismati  • 
ci,  richiesero  di  essere  aggregali  di  nuo- 
vo alla  romana  chiesa,  e  di  essere  resti- 
tuiti alla  pristina  unità  con  essa.  Con  qua- 
le ardore  di  carità  li  accogliesse  allora,  fra 
gli  applausi  del  mondo  cattolico,  il  nostro 
predecessore  Clemente  Vili,  di  sagra  me- 
moria, qual  sollecitudine  poscia  questa  s. 
Sede  abbia  presa  costantemente  a  loro 
riguardo,  con  qual  prudente  condiscen- 
denza gli  abbia  trattali,  in  quante  e  quali 
guise  gli  abbia  giovali,  apertissimamen- 
te lo  attestano  moltissime  costituzioni  a- 
postoliche,  in  vigor  delle  quali  e  furono 
conferite  a  que'popoli  grazie  segnalate  e 
benefìzi  grandissimi,  e  furono  lasciati  a 
quel  clero  (in  ciò  che  non  offendeva  l'u- 
nità cattolica  )  i  sagri  riti  derivati  dalla 
consuetudine  della  chiesa  orientale,  even- 
nero in  più  luoghi,  e  principalmente  in 
Vilna  (ed  in  Leopoli  ed  Olrnillz^  F.)  e- 
retti  o  dotali  di  annua  rendila  collegi  per 
educare  nella  santità  della  fede  e  de'co- 
stumi  i  chierici  della  nazione  rutena.  Fu 
in  vero  cosa  sommamente  increscevole, 
che  la  riuaione  de'ruteui  colla  chiesa  ro- 


Il  UT 
niana  cos'i  ft  liccnieute  eseguila,  sia  stata 
col  proi; I-esso  del  tempo  a  coutrarie  vi- 
ceude  soggetta.  Recava  però  cousolaute 
motivo  di  gioia  il  vedere,  che  una  gran 
parie  di  essi,  preceduta  sopiattutto  dalia 
costanza  de'sagi  i  pastori,  rimase  così  fer- 
mamente devota  alla  Sede  apostolica,  e 
così  indivisa  da  questo  centro  d'unità,  che 
ad  onta  delle  fallacie  d'una  vana  filosofia 
e  delle  prave  opinioni  serpeggianti  nello 
scorso  secolo  per  quelle  contrade,in  nes- 
sun modo  declinò  dall'integrità  della  dot- 
trina  e  della  fede  cattolica.  Ma  oh  mise- 
rando e  infelice  cambiamento  di  cose!  Oh 
durissima  e  non  mai  abbastanza  lamen- 
tabile calamità  della  gente  rutenal  Imper- 
ciocché que'che  negli  ultimi  tempi  essa 
avea  ricevuti  per  padri  e  pastori ,  e  che 
perciò  avrebbe  dovuto  sperimentar  con- 
dottieri e  maestri,  affine  di  serbarsi  unita 
con  più  stretto  vincolo  al  Corpo  di  Gri- 
sto,ch'è  la  Chiesa,  que'medesimi  teste  per 
l'estrema  sua  disgrazia  provò  autori  di  ri- 
bellione novella.  Questo,  Venerabili  Fra- 
telli, questo  è  ciò,  che  ci  tiene  in  sommo 
aifannoed  angustia,  alle  amarezze  che  ci 
sovrastano  da  ogni  parte  si  è  aggiunto 
questo  infortunio,  ad  esprimere  il  quale 
più  le  lagrime  si  addicono  che  le  paro- 
le. Vi  confessiamo  ingenuamente,  che  noi 
sul  principio  in  nessun  conto  potennuo 
indurci  a  prestar  fede  a  tutto  quello,  che 
su  questo  rattristante  affare  ci  veniva  ri- 
portato dalla  fama  ,  attesa  specialmente 
la  somma  distanza  de'  luoghi^e  le  gravi 
diillcoltù  onde  lìberi  non  siamo  di  comu- 
nicare coi  cattolici  che  si  trovano  sparsi 
in  que'luoghi.  E  fu  questo  il  motivo,  per 
cui  abbiamo  differito  sinora  a  levar  voci 
equerele  proporzionate  alla  grandezza  del 
male.  Ma  le  sicure  notizie  che  abbiamo 
in  seguito  ricevute,  e  l'essere  stata  ormai 
la  cosa  divulgata  dai  pubblici  fogli,  sic- 
come ci  danno  argomento  di  dolore  pro- 
fondissimo, così  non  lasciano  più  dubbio 
alcuno,  che  più  vescovi  de' ruteni  uniti 
nella  Lituania  e  nella  Russia  Bianca,  con 
una  parte  del  clero  e  del  popolo  a  loro 

VOL.  LIX. 


Il  U  t  S37 

commesso,  lasciata  miserabilmente  la  co^ 
munione  della  chiesa  romana,  donde  nac- 
que la  sacerdotale  unità,  sono  passali  sot- 
to le  bandiere  degli  scismatici.  Per  ese- 
guire poi  l'i  niquo  disegno  adopraronoco- 
storo  l'artifizio  d' introdurre  primiera- 
mente con  frode  nella  celebrazione  della 
messa  que'libri,  che  aveano  ricevuti  dai 
greco-russi, edi  rendere  in  talmodoqua- 
si  uniforme  agli  usi  di  questi  la  pratica 
del  divin  culto;  appunto  perchè  l'ignara 
plebe  dal  venire  insensibilmente  a  stabi- 
lirsi la  somiglianza  de'ritijfosse  anche  sen- 
za volerlo  strascinata  allo  scisma.  Quindi 
per  ordine  loro  vennero  convocati  più 
volte  i  parrochi,  e  furono  ad  essi  di  quan- 
do in  quando  spedite  lettere,  con  cui  fra 
impudenti  fallacie  s'ingiungeva  loro,  che 
ciascuno  facesse  professione  della  sua  ade» 
sione  alla  chiesa  greco  russa,  secondo  la 
formola  a  tale  oggetto  proposta;  avvisan- 
do insieme  i  renuenti  che  perderebbero 
sull'istante  l'officio  parrocchiale,  eche  sa- 
rebbero infallibilmente  denunziati  all'au- 
torità superiore  tanto  essi,  quanto  tutti 
gli  altri  preti  che  su!  loro  esempio  simil- 
mente ricusassero  di  obbedire.  Finalmen- 
te dopo  a  vere  usate  altre  scaltrezze,a  tal  se- 
gno d'iniquità  pervennero,che  non  si  ver- 
gognarono di  dichiarare  pubblicamente 
la  loro  volontà  di  congiuugersi  alla  sun- 
nominata chiesa  ,  e  di  avanzare  inoltre 
preghiere,  anche  a  nome  del  gregge  loro 
soggetto,  per  implorare  a  tal  fine  l'  an- 
nuenza  imperiale.  Ne  mancò  ai  voti  loro 
l'effetto;  giacche  disposte  pienamente  le 
cose  dal  Sinodo  scismatico  residente  in 
Pietroburgo,  e  poscia  superiormente  san- 
zionate, venne  decretata  e  celebrata  so- 
lennemente r  aggregazione  alla  chiesa 
greco-russa  de' vescovi,  del  clero  e  del  po- 
polo ruteno,  finora  uniti  alla  chiesa  ro- 
mana.E  qui  rincresce  il  rammentare  qua- 
li cose  da  gran  tempo  presagissero  que- 
st'infausto avvenimento,  e  da  quali  ecci- 
tamenti in  fine  spronati  codesti  traviali 
pastori  abbiano  sommersi  se  stessi  in  sì 
gran  baratro  di  nequizia  e  di  perdizione. 

22 


338  RUT 

Ponderando  piuUosto  rinfelicissimaloro 
caduta,  giova  esclamare  con  le  parole  del  • 
le  sagre  carie:  Judicia  Dei  abissus  mul- 
ta !  Del  resto  per  così  atroce  ferita  recata 
alla  cattolica  chiesa,  voi  ben  conoscete, 
Venerabili  Fratelli,  qual  sia  l'animo  no- 
stro, e  da  qual  profonda  afflizione  noisiam 
travagliati.  Fino  al  fondo  del  cuore  addo- 
lorali, deploriamo  ridotte  a  grave  rischio 
dell'eterna  salvezza  tante  anime,  che  Cri- 
sto avea  col  suo  sangue  redente  :  deplo- 
riamo violata  turpemente  dai  vescovi  di- 
seriori quella  fede,  che  promessa  aveano 
da  prima  alla  chiesa  romana  :  deploria- 
mo conculcato  indegnamente  da  essi  quel 
carattere  santissimo,  di  cui  per  l'autorilà 
di  questa  sede  apostolica  erano  stali  in- 
signiti. Ma  ci  tengono  ancora  in  grande 
sollecitudine  i  nostri  figli  carissimi  di 
quella  nazione,  i  quali  ne  illusi  dagli  ar- 
tifizi, né  atterriti  dalle  minacce, ne  sedot- 
ti dalla  pravità  dell'esempio,  si  manten- 
nero saldi  nel  vincolo  della  cattolica  co- 
munione. Imperocché  ben  ci  è  noto  quai 
gravi  danni  sieno  in  loro  derivati  dalla 
ribellione  degli  altri,  e  a  quanti  patimen- 
ti ancora  debbono  andar  soggetti  per  la 
loro  costanza  nella  santa  unità.  Ed  oh  ! 
almeno  ci  fosse  dato  di  poterli  consola- 
re da  presso  con  esortazioni  paterne,  e  lo- 
ro compartir  qualche  grazia  spirituale 
per  rassodarne  il  proposito  !  Frattauto 
memori  del  ministero  che  esercitiamo,  e 
credendo  detto  a  noi  dall'alto  ciò  che  un 
giorno  si  diceva  del  profeta  :  Grida,  non 
cessare,  quasi  tromba  leva  la  tua  voce, 
annunzia  al  mio  popolo  le  sue  scellerag- 
gini,  e  alla  casa  di  Giacobbe  i  suoi  pec- 
cati. Da  questa  altezza  del  supremo  apo- 
stolato, in  faccia  a  tutto  il  mondo  cristia- 
no, incessantemente  ci  lagniamo  della  ri- 
bellione de'  ruteni,  e  principalmente  dei 
vescovi  ,  e  ad  essi  con  tutta  la  severità 
rinfacciamo  l'ingiuria  cagionata  allachie- 
«a  cattolica  per  tale  misfatto.  Se  nonché 
facendo  noi  sulla  terra  le  veci  di  Colui, 
eli  e  ricco  in  misericordia^  che  volge  in 
mente  consigli  di  pace  e  non  di  afflizio- 


RUT 

72e,  e  che  anzi  vaine  a  cercare  ciò  che  era 
perito,  senza  spogliarci  totalmente  della 
carità  apostolica  verso  di  essi,  con  tulio 
l'impegno  avvertiamo  ciascuno,  affinchè 
riflettano  donde  sono  caduti,  ed  in  quali 
formidabili  pene  secondo  i  sagri  canoni 
si  sono  precipitati;  vedano  dove  dimen- 
tichi della  loro  eterna  salute  inconsidera- 
tamente s'inoltrano;  paventino  il  princi- 
pe de*  pastori  che  richiederà  dalle  mani 
loro  il  sangue  delle  pecorelle  perdute;  e 
salutevolmente  colpiti  dall'  aspettazione 
del  terribile  giudizio,  riconducano  se  sles- 
si ed  il  gregge  miseramente  disperso,  nel- 
la via  della  giustizia  e  della  verità,  da  cui 
errandosi  allontanarono.Dopo  tutto  que- 
sto dissimular  non  vi  possiamo,  Venera- 
bili Fratelli,  che  qui  non  ha  termine  la 
causa  del  nostro  dolore  intorno  all'anda- 
mento delle  cose  cattoliche  negli  estesis- 
simi confini  dell'impero  russo.  Poiché 
ben  conosciamo  a  quante  angustie  ivi  da 
lungo  tempo  soggiacciala  nostra  religio- 
ne santissima.  Noi  per  allievarle  non  ab- 
biamo certamente  tralasciato  d'impiegar 
tutta  l'opera  della  sollecitudine  pastora- 
le; e  ninna  cura  risparmieremo  in  avve- 
nire presso  il  potentissimo  imperatore, 
tuttora  sperando,  che  egli  pei' la  sua  giu- 
stizia e  pel  suo  grand'animo  sarà  per  ac- 
cogliere benevolmente  le  nostre  richieste 
e  i  nostri  voti.  A  qual  fine  rechiamo  con 
fiducia  le  comuni  preghiere  dinanzi  al 
trono  della  grazia,  scongiurando  unani- 
memente il  Padre  delle  misericordie,  e 
il  Dio  d'ogni  consolazione,  affinché  vol- 
ga benigno  lo  sguardo  alla  sua  eredità, 
conforti  di  opportuno  soccorso  la  chiesa 
sua  sposa,  che  piange  amarissimamente 
la  perdita  de*  figli,  e  che  in  mezzo  a  sì 
lunghe  traversie  ne  comparta  in  tuttala 
sua  clemenza  la  tanto  sospirala  serenità  ". 
li  zelante  e  degnissimo  Michele  Lewicki 
metropolita  di  Leopoli  nel  dominio  au- 
striaco, con  circolare  de' io  marzo 1 841 
si  rivolse  agl'infedeli  fratelli  ruteni,  e  al 
proprio  clero  e  a''suoi  fedeli,  esortando 
quelli  perché  tornino  al  seno  della  chiesa 


RUT 

cullolica.  Con  parole  gravi  fece  conosce- 
re a'vescovi  apostati,  che  inìquamente  al 
pari  di  Giuda  hanno  venduto  le  loro  chie- 
se per  vile  moneta  a  straniero  dominio, 

)  e  loro  pose  sotto  gli  occhi  l'enorme  delit- 
to della  loro  separazione  dalia  chiesa  ro* 
inana  ;  la  santità  della  quale  non  meno 
che  la  supremazia  si  riconosce  dalla  me- 
desima  chiesa  russa  die  la  sorella  ba- 
starda deirorientale,  ne'  SUOI  sagri  libri 
del  cullo  divino.  Eguali  verità  insinuò 
G  regorio  XV I  con  breve  de'y  luglio  1 84 1 
a  quel  venerando  prelato,  e  mentre  en- 
comiò lo  zelo  apostolico  con  cui  mante- 
neva la  sagra  unione,  lo  confortò  insieme 
di  preservare  i  propri  fedeli  dalle  arti 
della  seduzione  che  dalla  Russia  si  ado- 
peravano per  la  loro  perdita.  Il  supremo 
capo  della  chiesa  il  glorioso  GregorioX  VI, 
di  zelo  imperturbabile,  espose  finalmen- 
te il  quadro  agli  occhi  de'contemporanei 
e  dell'avvenire, colia  memorabile  e  cele- 
bre 1  Allocuzione  della  Santità  di  N.  S. 
Gregorio  XFI  Papa  al  sagro  Collegio 
nel  concistoro  segreto  de' 22,  luglio  iS/\.2j 
seguita  da  una  Esposizione  corredata  da 
novanta  documenti,  sulle  incessanti  cure 
della  stessa  Santità  sua  a  riparo  dei  gra- 
vi mali  da  cui  e  afflitta  la  religione  cat- 
tolica negV  imperiali  e  reali  dominii  di 
Russiae  Polonia,  Roma  dalia  tipografìa 
Camerale  i84'2.  La  Russia  operò  contro 
la  religione  e  contro  la  chiesa  de'suoisud- 

.  diti  cattolici  di  rito  latino  e  di  rito  greco, 
col  rompere  la  fede  solennemente  giura- 
ta di  guarentire  aque'popoli  i  loro  dirit- 
ti religiosi.  Quindi  GregorioXVI,  ben  de- 
gno successore  di  s.  Pietro,  espresse  con 
commoventi  e  dignitose  parole  nel  ricor- 
dalo allo  quanto  nel  suo  pontificato  era 
slato  da  lui  fatto  per  la  conservazione  e 
prolezione  delia  chiesa  cattolica  in  quel- 
la impero,  per  illuminare  il  magnanimo 
sovrano  nelle  cui  mani  sono  posi;  i  de- 
stini delia  Russia,  e  per  dare  ai  fedeli  il 
conforto  ch'egli  religiosamente  rispose  al- 
la sagra  Qiissione,  che  dal  Signore  gli  era 
stata  alfidata.  L'Europa  intera,  attonita 


RUT  339      * 

udì  con  riverenza  anche  in  questo  gravis- 
simo emergente  la  franca  sua  apostolica 
voce,  ammirando  con  quali  armi  il  gran 
Pontefice,  con  candida  semplicità  e  mo- 
derazione evangelica,  nobilmente  propu- 
gnò i  diritti  della  chiesa  nella  Polonia  e 
nella  Russia.  Tutte  le  sue  parole  suona- 
no verità,  fondate  come  sono  sui  fatti  ir- 
repugnabili,e  spirano  longanimità  e  man- 
suetudine ineffabile.  Così  Gregorio  XVI 
s'immortalò  nel  libro  vivente  della  sto- 
ria, stampandovi  gloriosa  pagina,  a  dife- 
sa de'ruteni  e  latini  ne'dominii  russi.  Pe- 
netrato r  imperatore  Nicolò  I  nella  sua 
generosa  equità  e  animo  grande,  dalla  e- 
roica  costanza  delle  replicate  istanze  del 
supremo  gerarca  Gregorio  XVI,  delle 
perseveranti  premure  che  gli  scrisse  o  fe- 
ce rinnovare  dall'  esimio  granduca  ere- 
ditario e  da  tutti  gli  allrì  membri  dell'au- 
gusta famiglia  che  si  recarono  a  visitare 
la  capitale  del  cristianesimo,  con  edifica- 
zione e  stupore  universale,  nel  dicembre 
1845»  l'illustre  Nicolò  I  si  recò  in  Roma 
a  confortare  con  cortesissima  visita,  ed  a 
rendere  ossequio  al  Papa ,  il  quale  gio- 
vandosi del  felice  incontro,  fervidamente 
perorò  a  favore  de'cattolici  ruteni  e  lati- 
tini,  soggetti  al  vasto  e  formidabile  suo 
impero,  ed  ebbe  la  bella  ventura  di  com- 
movere  1'  eccelso  animo  del  potentissimo 
monarca,  e  di  riportarne  dolci  speranze 
di  miglioramento  e  di  sistemazione  agli 
affari  religiosi  de'cattolici  russi,  come  di 
farsi  ragioneai  molteplici  aggravi  fatti  al- 
la religione  cattolica, che  vivamente  rac- 
comandò a  sì  benevole  disposizioni  e  a- 
morevoli  sentimenti.  In  fatti  s'incomin- 
ciarono trattative  per  de  veni  re  ad  una  / 
convenzione  di  solenne  concordalo, che  la 
morte  sopravvenuta  nel i.° giugno  184S 
impedì  a  Gregorio  XVI  dì  eliéttuare.  II 
successore  regnante  Pio  IX,  continuando 
con  ogni  studio  e  cura  il  componimento 
delle  cose  religiose  dell'impero  russo  e  re- 
gno di  Polonia,  potè  aver  la  soddisfazio- 
ne e  gloria, per  mezzo  del  cardinal  Lam- 
bruschiui  e  di  m^S  Gorboli  Bussi,  come 


34o  K  ti  T 

col  conte  di  Bloiidoff  invialo  dall' impe* 
latore  quale  plenipotenziario  sliaordina- 
lio,  e  col  conte  di  Bouteneff  inviato  straor- 
dinario e  ministro  plenipotenziario  pres- 
so la  s.  Sede  del  medesimo  sovrano,  di  a» 
ver  concluso  a'3  agosto  1847  ""solenne 
concordato,  che  riportai  nel  voi.  LI V,  p. 
76  e  luoghi  ivi  citati, cheil  Papa  denun- 
ziò con  allocuzione  al  s.  collegio  de' car- 
dinali nel  concistoro  de'  3  luglio  184B. 
Queste  convenzioni  sono  principalmente 
riguardanti  alcune  chiese  di   rito  latino 
da  diuturna  vedovanza  miseramente  af- 
flitte, affidandole  a  pastori  idonei,  nella 
certa  fiducia  di  poter  quanto  prima  prov- 
vedere di  propri  vescovi  anche  altre  chie- 
se da  lungo  tempo  vacanti  nell'  impero 
russo  e  nel  regno  di  Polonia.  Oltre  a  ciò 
fu  stabilita  l'erezione  d'una  sede  vescovi- 
le in  Chersono  oRherson,  egualmente  di 
rito  latino,  e  si  provvide  alla  cura  spiri- 
tuale degli  armeni  cattolici.  Disse  inoltre 
il  Papa  nell'allocuzione,  che  molte  altre 
cose  di  grave  momento  restavano  a  con- 
dursi al  desiderato  fine,  e  che  standogli, 
assai  al  cuore  questo  addoloravano.  «  Né 
da  meno  grave  sollecitudine  siamo  trava- 
gliati per  tanti  figli  a  noi  carissimi  dell'in- 
clita nazione  rutena,  i quali,  ohimè!  per 
la  nefanda  e  non  mai  abbastanza  deplo- 
rabile defezione  di  alcuni  vescovi  da  que- 
sta romana  chiesa,  miseramente  dispersi 
in  quelle  vaslissimecontrade  trovansi  nel- 
la più  luttuosa  condizione,  e  nel  sommo 
pericolo  dell'eterna  salvezza, non  avendo 
vescovi  cattolici   da   cui  venir  guidali  e 
condotti  a  pascoli  salutari  e  pel  sentiero 
della  giustizia,  corroborati  con  spirituali 
aiuti,  è  difesi  dalle  lusinghe,  dalle  frodi, 
dagli  agnati  de'  malevoli.  Le  quali  cose 
tutte  sono  così  profondamente  impresse 
nell'animo  nostro, che  con  la  grazia  di  Dio 
non  ometteremo  alcuna  maniera  di  sol- 
lecitudine e  d'impegno  per  adoperarci  ad 
accorrere  a  sì  rilevanti  oggetti  della  chie- 
sa cattolica.  Ne  vogliamo  scorarci,  men- 
tre lo  stesso  nobile  uomo  conte  di  Blou- 
doff,  lasciando  questa  capitale  per  ricon- 


RUT 

dorsi  in  Pietroburgo,  con  parole  aperte 
ci  promise  di  riferire  a  S.  Maestà  !.  e  R. 
i  desiderii  nostri ,  le  nostre  richieste,  di 
prender  cura  di  essealmeno  in  gran  par* 
te,  e  di  schiarire  in  voce  tutte  quelle  co- 
se che  da  lontano  non  avrebbe  potuto  si 
facilmente  spiegare  ...  E  poiché  la  deplo- 
randa  condizione  de*  ruteni  tiene  gran- 
demente travagliato  ed  afflitto  il  paterno 
animo  nostro,  perciò  ripetiamo  esser  noi 
nell'intendimentoper  dovere  dell'aposlo- 
lico  ministero  affidatoci ,  di  non  lasciar 
giammai  intentato  alcun  passo  che  valga 
a  sovvenire  in  modo  opportuno  ai  tanti 
e  sì  gravi  spirituali  loro  bisogni.  Mentre 
poi  ci  confidiamo  che  isacerdoli  latini  pon- 
gano in  opera  le  maggiori  cure  ed  indu- 
strie per  apprestare  a  que*  carissimi  figli 
i  spirituali  soccorsi,  coU'intimo  affetto  del 
cuor  nostro  esortiamo  amorosamente  e 
premurosamente   nel  Signore  i  ruteni 
stessi,  affinchè  rimangano  fermi  ed  immo- 
bili nell'unità  della  chiesa  cattolica,  e  lad- 
dove si  fossero  da  lei  dipartiti ,  facciano 
ritorno  nel  seno  della  madre  amantissi- 
ma, eaccorrinoda  noi, che  coldivinoaiu- 
tosiam  pronti  a  somministrar  loro  quan- 
to sia  espediente  alla  loro  eterna  salvez- 
za ".  Nel  1. 1 1 ,  p.  98,  della  Civiltà  Cut- 
tolica  del  i .°  sabbato  d'ottobre  1 802  si 
legge.  «  Un  recentissimo  annunzio,  che  se 
fosse  vero  dovrebbe  colmare  di  gioia  tut- 
ti i  buoni,  fu  dato  da  molti  giornali  ,  ed 
è  la  ritrattazione  del  troppo  famoso  ar- 
civescovo Siemaszko,  apostata  ed  autore 
dell'apostasia  del  clero  e  del  popolo  ru- 
teno nel  1839.  Dicono  aver  egli  diretto 
una  circolare  agli  ecclesiastici,  nella  qua- 
le confessa  il  suo  delitto,  se  ne  mostra  ad- 
doloratissimo  e  risoluto  di  farne  peniten- 
za sino  all'estremo de'suoi  giorni. Termi- 
na coll'esortareil  clero  e  il  popolo, da  lui 
.  fuorviato,  a  rientrare  in  grembo  della  cat- 
tolica chiesa.  Il  governo  russo,  aggiunge- 
si,perattenuare  l'effetto  di  questo  esem- 
pio, fece  correre  voce  che  il  ravvedutoar- 
ci vescovo  era  uscito  di  senno  ". 

Di  sopra  indicai  come  si  eleggevano  i 


RUT 

vescovi  greco  ruteni,  e  approvavanoilal- 
lo  s.  Sede,  e  quanto  praticavasi  pel  me- 
tropolita di  Kiovia,  che  riceveva  dal  Pa- 
pa la  conferma  e  il  pallio,  dopoché  il  nun- 
zio di  Polonia  residente  in  Varsavia  avea 
esaminato  la  canonica  elezione  de' vesco- 
vi, compilato  il  processo  super  ^uall tate 
personae  et  ecclesiae^  che  poi  unito  alla 
professione  di  fede  e  al  giuramento  spe- 
diva in  Roma.  I  vescovi  si  prendevano  dai 
monaci  basiliani,  pressoi  quali  erano  me- 
glio coltivate  le  scienze  e  le  arti,  mentre 
il  clero  secolare  coniugalo  generalmente 
era  povero  e  ignorante  :  raro  fu  il  caso 
d'  un  vescovo  tratto  dal  clero  secolare. 
Questa  sede  vescovile,  la  i  .Mi  tutte  leRus- 
sie,  comechè  fondata  dopo  il  988,  indi 
nel  loSyfu  innalzata  alla  dignità  metropo- 
litica, l'arcivescovo  divenne  esarca  di  tut- 
ta la  Russia,coni2  sedi  vescovili  per  suf- 
fraga nee,  cioè;  Leopoliy  Preniislia,  Chel- 
ma^  Mscislaw,  Mohilow,  Hallicia,  Lii- 
ceoriaj  TVladiniiria^  Plosko^  T'^itepsco , 
Pinsco,  felina  :  tutte  hanno  articoli,  ed 
alcune  poi  furono  elevate  ai  grado  arci- 
vescovile con  SLiffraganei.  A  Polonia  ri- 
portai il  seguente  novero  delle  sedi  ve- 
scovili rutene  che  possedeva,  oltre  la  me- 
tropolitana Kiovia  :  Brestae  PVladimi- 
riaj  Belzi  e  Chelniaj  Hallicia  o  Gailizia 
poi  unita  a  Kiovia  s\.eiS[ì)Kanienec;  Leo- 
poli  j  Minsk  j  Liick  e  Ostrog;  Pinsco  e 
Turoviaj  Plosko  unita  a  Orsa,  Mscìslaw, 
Vitepscos  e  Premislia  con  l'unite  sedi  di 
Samboria  eSauocJiia.  Dopo  il  deplorato 
scisma  non  hanno  più  i  vescovi  ruteni 
quelli  che  osservano  questo  rito  ne'  do- 
minii  russi,  ma  le  sedi  sono  occupate  da 
pastori  scismatici.  A  Leopoli  parlai  del- 
la Gailizia  e  Lódomiria  ne*  dominii  au- 
striaci, e  della  bolla  di  Pio  VII,  In  uni' 
versalis  Ecclesiae  regimine,  de  11  feb- 
braioi8o7,  Bull.  Rom.cont.  t.  3,  p.  97, 
colla  quale  eresse  Leopoli  in  sede  arcive- 
scovile pei  ruteni ,  le  riun\  Kanienec  e 
IJailiciai^F.),  togliendola  dalla  soggezio- 
ne metropolitica  di  Kiovia,  e  dichiaran- 
do sue  suffragnnce  Chelmae  Bilzi  (F.), 


RUT  341 

e  Premislia,  a  cui  unì  le  sedi  di  Samboria 
e  Sanochia:  confermò  il  sinododiZamosch 
e  r  ordine  de'  basiliani.  Laonde  oe'  do- 
minii austriaci  sussistono  le  sedi  vesco- 
vili rutene,  di  rito  greco  unito,  Leopoli, 
Kamenec ,  e  Premislia.  Chelma  e  Belzi 
furono  poi  sottratte  dalla  dipendenza  di 
Leopoli ,  e  dichiarate  immediatamente 
soggette  alla  s.  Sede  :  un  tempo  furono 
anche  suffraganee  di  Posnania.  Chelma 
è  una  piccola  cittadella  Gailizia  occiden- 
tale, passata  sotto  il  dominio  di  Sassonia 
nel  1809  per  condizione  convenuta  nella 
pace  di  Vienna,  e  nel  i8i4  ceduta  alla 
Russia  nel  congresso  pur  tenuto  a  Vien- 
na. Il  capitolo  avea  5  dignità  ei2  cano- 
nici; il  vescovo  avea  l'uso  della  croce  d'o- 
ro in  ogni  luogo,  avendo  fondato  il  semi- 
nario il  vescovo  Ryllo,  come  notai  altro- 
ve, sotto  la  cura  de*  basiliani.  Belzi  poi, 
altra  città  della  Gailizia,  e  come  la  pre- 
cedente già  capitale  delpalatinatodel  suo 
nome,  con  castello  e  due  belle  chiese,  una 
delle  quali  è  la  cattedrale,  passò  con  por- 
zione del  suo  palatinato  sotto  il  dominio 
austriaco  nel  1773,  epoca  del  i.°  smem- 
bramento della  Polonia.  Ne'  dominii  di 
Prussia  (F.),  vie  la  sede  vescovile  rute- 
na di  Supraslia(F.)j  egualmente  dipen- 
dente dall'immediata  giurisdizione  della 
Sede  apostolica.  Tanto  questo  vescovato, 
che  Terezione  di  Leopoli  in  arcivescova- 
to, ebbero  luogo  perchè  i  sudditi  prus- 
siani e  austriaci  non  dipendessero  dai  ve- 
scovi ruteni  residenti  ne'  dominii  russi. 
Già  fino  dal  1 665  in  Leopoli  la  congre- 
gazione di  propaganda  avendo  fondato 
un  collegio  pegli  armeni ,  poi  vi  furono 
ammessi  anche  i  ruteni;  ne  parlai  a  detto 
articolo.  Rilevai  da  una  statistica,  che  i 
ruteni  cattolici  di  tutta  la  metropolia  di 
Kiovia  ascesero  alla  cifra  di  circa  4  imÌ' 
lioni;  quella  della  metropolia  di  Leopoli, 
ne'dominii  austriaci,  più  di  due  milioni; 
quella  della  diocesi  di  Supraslia,  ne'do- 
minii prussiani,  quasi  4o,ooo  anime.  Noa 
solo  nella  celebrata  allocuzione  con  docu- 
menti di  Gregerio  XVI,  ma  ancora  nel- 


342  R  u  r 

le  noie  vi  sono  preziose  notizie  sulle  dio- 
cesi ruteno 'Cattoliche  :  la  nota  6.*  ecco 
quanto  contiene.  «  La  gerarchia  de'greci 
uniti  nelle  Provincie  polacco  russe  dopo 
essere  stata  del  tutto  sconvolta,  per  non 
diredistrutta,nell'u!limo  periododel  pas- 
sato secolo,  fu  riordinata  con  bolla  di  Pio 
VI  di  sa.  me.  datai!  1 5  novembre  1798 
dalla  Certosa  di  Firenze ,  che  comincia 
Maximis  undique  pressi^  che  fu  il  risul- 
tamentodelle  trattative  dell'inviato  pon- 
tificio mg.*"  poscia  cardinal  Lilla  colla  cor- 
te di  Russia  sotto  l'imperatore  Paolo  I. 
A  senso  della  citata  bolla  l'anzidetta  gè* 
rarchia  era  composta  :  Dell'arcivescovo  di 
Polosko  capitale  del  palatinatodellosles- 
so  nome,  ch'estendeva  la  giurisdizione  a 
Smolensko  (P^.),  Mscislaw,  ed  anche  al- 
le Provincie  di  Mohilow  e  Vitepsco.  Del 
vescovo  di  Luck  o  Luceoria  capitale  del  - 
Ja  Volinia,  ove  risiede  altresì  il  vescovo 
ialino  dello  slesso  titolo.  La  giurisdizio- 
ne di  detto  vescovo  si  estendeva  sopra  tut- 
ti i  cattolici  del  rito  greco  in  Russia,  me- 
no quelli  delle  diocesi  di  Polosko  e  di  Ere- 
sia, e  perciò  prendeva  il  titolo  di  esar- 
ca. Del  Vescovo  di  Eresia,  il  quale  esten- 
deva la  sua  giurisdizione  sopra  tutti  i  cat- 
tolici del  rito  greco  ne'governi  di  Lituania 
e  di  Minsk.  Ciascuno  di  questi  3  vescovi 
era  aiutato  da  un  suffraganeo.  Ora  Tu- 
kase  del  22  aprile  1825  (avendo  divisa 
tutta  la  giurisdizione  delle  chiese  greco- 
unite  in  Russia  fra  i  capi  delle  due  epar- 
chie,  le  cui  chiese  furono  eletteìn  metro- 
politane, una  per  la  Russia  Eianca  in  Po- 
losko, l'altra  per  la  Lituania  presso  il  con- 
vento di  Jerowitz  destinalo  per  la  resi- 
denza slabile  del  vescovo  greco-unilo  di 
Brest)  soppresse  di  fatto  il  vescovato  del- 
lo slesso  rilo  in  Luck ,  e  rovesciò  ad  un 
tempo  quanl'allro  era  slato  disposto  col- 
la suindicata  bolla  riguardo  alla  gerarchia 
del  culto  greco-unito  in  'quelle  provi  n- 
cie  ".  Per  altri  vescovati  non  ruteni,  ma 
greco-uniti,  ne  feci  menzione  nel  voi. 
XXXIf,  p.  i53  e  seg.  Oltre  a  ciò  si  può 
vedere  Ungberia  ,  Scuiayonia  ,  Dalma* 


RUT 

ZIA,  Croazia,  Bosnia,  Transilvania:  per 
gl'italo  greci, il  citato  voi.  p.i49  e  seg.,  e 
gli  articoli  ivi  accennati,ed  ancheGRoxTA 
Ferrata  celebre  monastero,  fondato  dai 
basiliani  derivali  dagl' italo-greci. 

I  Basiliani{f^.)monacì,e\e  Basiliane 
(^.)monache,fiorirono  molto  fra  i  ruteni, 
con  congregazioni  particolari. Celebrano 
con  rito  greco  ruteno,  in  lingua  schiavona 
o slava, e  vestono  con  abito  nero  con  cap- 
puccio e  cocolla,  come  gli  antichi  basilia- 
ni orientali.  Urbano  Vili  col  breve,  Ex- 
poni  nohisy  de'20  agosto  1 63  i,  Bull.  de. 
propaganda  fide,  Appendix  1. 1 ,  p.  1 83  : 
In  niemoriani  revocai,  et  confirniat  de- 
cretuni  s.  Congregationis  de  propaganda 
fide^quo  statutuni  erat,  ut  Rutheni mona- 
chi uniti  in  Congregationeni  redigeren- 
tur^  ne  quid  detrimenti  regularis  disci- 
plina pateretur.  I  naonaci  basiliani  stabi- 
lirono in  Roma  un  procuratore  genera- 
le monaco,  ed  Urbano  VIII  gli  assegnò 
l'abitazione  nell'  ospizio  presso  la  chiesa 
de'  ss.  Sergio  e  Bacco  nel  rione  Monti , 
che  agli  1 1  febbraio  1 641  diede  alla  con- 
gregazione de'basiliani  ruteni,  ad  istanza 
del  re  di  Polonia  Sigismondo  III,  per  ce- 
lebrarvi nel  loro  rito  ruteno,  essendo  la 
chiesa  unita  alla  basilica  patriarcale  dis. 
Maria  Maggiore,  come  dice  Venuti,  Ro- 
ma moderna,  p.  89.  Ivi  la  congregazio- 
ne di  propaganda  nel  1639  avea  statuito 
di  formare  dell'  ospizio  un  collegio ,  ciò 
che  confermò  nel  1660.  Il  cardinal  Bar- 
berini del  titolo  di  s.  Onofrio,  fratello  di 
Urbano  Vili,  obbligò  l'erede  congrega- 
zione di  propaganda,  a  somministrare  al 
pio  luogo  scudi  200,  e  poi  annualmen- 
te scudi  100.  Alla  chiesa  un  signore  litua- 
no legò  20,000  fiorini  polacchi,  coll'ob- 
bligodi  4 messe  la  settimana,  ed  una  Tan- 
no nella  Chiesadis.  Lorenzo  fuori  le  mu- 
ra {V).  Alessandro  VHcol  hve\e  Alias 
per  Nos^  de'4  giugno 1 656,  Bull,  citalo, 
p.  2  56  :  Cuni  plurima  ìiorta  essent  dis- 
sidia  inter  monachos  Ruihenos  proplcr 
capiluli  celebrationcni ,  et  ahbalis  gene- 
raliselectionem, dissensionibusjlnem  ini- 


RUT 

posilurus,  Ponùftx  novuni  iterunt  jubel 
convocaricapilidum.  Quindi  lo  stesso  Pa- 
pa col  breve  Ex  conimissi\  de'  1 2  giugno 
1660,  loco  citato,  p.  262  ,  sottomise  la 
chiesa  e  l'ospizio  alla  giurisdizione  della 
congregazione  di  propaganda.  Nello  sles- 
so Bull,  e  t.  p.  322,  378,  vi  sono  i  due 
seguenti  brevi.  Innocenzo  XI  col  breve 
Ad  apostolatus^  de'3o  ottobre  1683:  E- 
lectionem  in  Ruthenorum  monachorum 
generalenif  guani  sili  studiose  archiepi- 
fcopus  Kiovicn  comparatiti  reprobata  et 
quidquid  iste  gessit,  invalidat.  Eumdem 
hoc  munere  fungi  non  posset  declarat  : 
monachorum  jura  in  integruni  restituit. 
Clemente  XI  col  breve  Pastoralis  offi' 
city  de*5  aprile  1709  :  Confraternilatenì 
Stauropigianam,  monachos  et  monasle- 
riunì  s.  Onuphrii  eremitaegentis  rutheno- 
.  rum  prope  Leopolini  ita  Sedis  apostoli- 
caCy  et  congregati onis  de  prop.  fide  sub/i- 
cit  auctoriùatij  ut  nulla  possit  Ruthenus 
Episcopus  in  officiales  et  monachos^  eo- 
rumque  bona  potestate  perfungi.  Que- 
sta celebre  confraternita  Stauropigiana  ìq 
Leopoli  ha  un  ospedale  ed  una  scuola , 
che  non  sono  soggetti  all'ordinario  ab  ini- 
memorabiliy  se  non  nello  spirituale.  Fi- 
nalmente nel  t.  3,  p.  72,  1 16,  298,  438 
del  Bull,  de  prop.  fide,  si  leggono  i  qui 
appresso  brevi  e  bolle  pontificie  di  Bene- 
detto XIV.  1.°  Etsi  dubitare^  de' 2'j  no- 
vembre 1 742:  Episcopis  Ruthenis  suadet 
PontifeXj  utunionem  monachorum  s.Ba' 
siili  sub  unico  Proto- Archimandrita  prò- 
moveanl,  elfoveant.  1.^  Inter  plures^de' 
gli  II  maggio  1744»  Confirmatiounionis 
omnium  monasterionim  ordinis  s.  Basi- 
la Magni  Ruthenorum,  tam  Lilhuaniac, 
quam  Russiae,  seu  Poloniae,  in  unicani 
congregationem  duabus  provinciis  com- 
positam.  Accedunt  plura  decreta  ad  i- 
psius  ordinis  regimenpertinentia.Dì  que- 
ste due  congregazioni  della  ss.  Trinità j  e 
del  Patrocinio  della  B.  Vergine,  parlai 
ne' voi.  IV,  p.i82,XXXVIl,p.35e36, 
LIV,  p.  70  e  76,  con  altre  notizie  riguar- 
danti quanto  feceil  governo  russo.  3.**  //i- 


RUT  345 

clyluni  quidem,  de*  1 2  aprile  1753;  A/o- 
nachì  s.  Basilii  nationis  Ruthenae  solvun- 
tur  a  lege  emitlendi  quartum  votum  de 
non  acceptandis  Episcopatibus,  vel  Ar- 
chimandriis,  absque  assensu  suorum  su- 
periorum,  Abrogatisque  statutis  poena- 
libus  super  hoc  editis^canonìcae  sanctio- 
nes  innovantur,  ac  inculcantur.  4.°  Su- 
per faniiliam,  de'3o  marzo  17  56:  Defi- 
nìtur  auctoritas  tuni  metropolitani  na- 
tionis Ruthenorum,  tum  Proto  Archiman- 
dritae  ordinis  s.  Basilii  Magni  ejusdeni 
nationis,  in  abbates,  seu  archimandritas 
monasterionim  ipsius  ordinis,  Aliaquc 
ad  hu/usmodi  abbates  et  monachos  Ru' 
thenos  pertinentia  opportune  slatuunlur. 
Per  ultimo  Pio  VII  col  breve  Ea  sunt , 
de'3o  luglioi822,  Bull,  de  prop.  t.  4^?* 
397  :  Renovatjconfirmatquedecretumut 
Latini  possint  in  ordini  s.  Basilii  Magni 
congregationis  Ruthenorum  religiosani 
professionemfacere.  L'antichissima  chie- 
sa de'ss.  Sergio  e  Bacco,  illustri  martiri 
che  patirono  il  martirio  nella  provincia 
d'  Augusta,  e  Sergiopoli  si  disse  la  città 
dove  riposa  il  corpo  di  s.  Sergio  (come 
rilevo  da  Panciroli  ne*  Tesori  nascosti  di 
Roma),  fu  diaconia  cardinalizia,  ed  una 
delle  5  chiese  erette  in  Roma  a  questi 
gloriosi  santi  romani.  Superstite  questa 
chiesa  alle  memorate,  Torrigioe  Marti- 
DeIli,come  osserva  Piazza  nella  Gerarchia 
cardinalizia,  p.  729,  disputarono  quale 
di  esse  fosse  realmente  la  diaconia  car- 
dinalizia. Comunemente  si  crede  che  ne 
fosse  fregiata  quella  chiesa  che  sursegià 
presso  l'Arco  di  Settimio  Severo,  e  per- 
ciò vicino  alla  Chiesa  di  s.  Adriano.  Di . 
strutta  quella  sotto  Sisto  IV,  le  rendite 
furono  applicate  ad  un  altare  che  in  ono- 
re  de'  ss.  Sergio  e  Bacco  fu  eretto  nella 
delta  chiesa  di  s.  Adriano,  istituendovisi 
4  beneficiati,  come  dissi  a  tale  articolo, 
ed  a  Chiesa  de'ss.  Sergio  e  Bacco.  Inol- 
tre o  esistesse  già  l'odierna  chiesa  o  fosse 
allora  edificata,  trasferendoci  la  diaconia 
cardinalizia,  anzi  alcuno  pretese  che  que- 
sta e  la  diroccata  l'avessero,  certo  è  che  fu 


344  R  u  T 

data  con  cura  d'anime  ai  Minimi  (F.).  A. 
questo  articolo  notai  che  Gregorio  XV 
concesse  a  que*reiigiosi,nel  trasferirsi  al- 
la nuova  chiesa  di  s.  Francesco  di  Paola, 
i|  suo  j US  parrocchiale.  Restata  lihera  la 
chiesa  de'ss.  Sergio  e  Bacco,  il  successo- 
re Urbano  Vili,  quando  stabilì  di  darla 
ai  basiliani  ruteni  per  loro  ospizio  nel 
recarsi  in  Roma  e  residenza  del  loro  pro- 
curatore generale,  ed  erigendovi  Collegio 
nationis  Riithenorwn  ^  si  propose  di  re- 
staurarla,ed  avendo  inconiinciatodai  fon- 
damenti le  lavorazioni,  per  sua  morte  le 
continuò,  compì  ed  abbellì  la  chiesa  il  fra* 
tello  cardinal  Barberini,  dopo  aver  com- 
prato le  propinque  case,  e  formala  l'abi- 
lazione  pei  monaci  ruteni,  giacche  il  col- 
legio non  ebbe  effetto,  come  trovo  in  Pi^- 
za,  Eusevologio  romano,  trat.  5,cap.  4^  • 
Del  collegio  de*  Ruteni  a*  ss.  Sergio  e  Bac- 
co.  Questi  riporta  pure  diverse  notizie  sul- 
la nazione  rutena  e  sua  unione  alla  s.  Se- 
de, dicendo  che  talvolta  i  procuratori  ge- 
nerali basiliani  nell'  ospìzio  vi  alloggiaro- 
no qualche  nazionale.  Leggo  in  Bombel- 
Vì,  Raccolta  delle  immagini  della  B.  Ver- 
gine ornate  della  corona  dal  capitolo  Va- 
ticano, t.  4}  P't49>  '^  storia  dell'in ven- 
zione  della  Madonna  del  Pascolo,  che  ivi 
essendo  in  gran  venerazione,  il  suo  tito- 
lo prese  la  chiesa  in  vece  dell*  antico,  ed 
anche  diZ//'Ow/c/z,che  significa  quel  cam- 
po ove  i  pastori  pascevano  il  gregge  quan- 
do trovarono  quella  di  cui  vado  a  parla- 
1  e,simile  a  questa.  Nella  Lituania  e  presso 
la  città  di  Slonima, alcuni  pastori  che  pa- 
scolavano il  gregge  videro  un  gran  splen- 
dore sopra  una  pianta,  e  prodigiosamen- 
te vi  trovarono  l'immagine  di  Maria  Ver- 
gine, che  colla  destra  sorregge  il  s.  Bam- 
bino. Dopo  alcune  cose  portentose  ope- 
rate da  Dio,  Alessandro  signore  del  luo- 
go ivi  fece  innalzare  una  chiesa  di  legno 
e  vi  pose  la  sagra  immagine  alla  pubbli- 
ca venerazione,  ed  il  figlio  Giovanni  vi 
collocò  per  maggior  decoro  alcuni  reli- 
giosi e  un  vescovo.  Avendo  un  incendio 
distrutta  la  chiesa,  miracolosamente  si 


RUT 

trovò  intatta  Teffigie  della  B.  Verginecol 
divin  Figlio,  con  innanzi  una  candela  ac- 
ceso; laonde  eretta  altra  in  pietra,  tra  le 
grazie  che  dispensava  ai  divoli  vi  fu  sta- 
bilita, e  nel  i6i3  il  castellano  di  Smo- 
lensko  Miolesko  l'affidò  alla  curade'mo- 
naci  basiliani,  quindi  chiesa  e  monastero 
furono  ampliati  dal  palatino  di  Vilna  e 
dal  cancelliere  di  Lituania,  e  ne  divenne 
i."  superiore  il  b.  Giosafat  poi  martire; 
della  quale  invenzione  e  copia  di  miraco- 
li, nel  j653  in  Vilna  ne  fu  slatnpata  l'i- 
storia. Mentre  i  ruteni  erano  in  ss.  Ser- 
gio e  Bacco,  nell'  agosto  17  i8  il  rettore 
della  chiesa  e  procuratore  generale  de'ba- 
siliani  p.  d.  Benedetto Tuilewicz, ordinò 
•al  muratore  Ciotti  di  ripulire  le  pareti  del- 
l'ospizio; nel  murocontiguo  alla  sagrestia, 
in  tanto  che  n'eseguiva  il  comando,  cad- 
de l'incrostalnra  e  apparve  nella  sottopo- 
sta parete  e  dipinta  la  divota  immagine 
di  s.  Maria  del  Pascolo  o  di  Zirowictz. 
Sbalordito  corse  a  darne  avviso  al  rettore, 
il  quale  non  facendosi  caso  gì' impose  di 
ricoprirla  con  calce.  Nel  dì  seguente  que- 
s|:a  essetìdo  cadala,  allora  il  rettore  la  la- 
sciòscoperta  epernaise  al  popolo,  cui  era- 
rasi  divulgato  l'avvenuto,  di  venerarla. 
Con  un  successo  di  prodigi  aumentatala 
divo/ione,  il  rettore  portò  tutto  a  cogni- 
zione di  Clemente  XI,  il  quale  avendo  te- 
nuto varie  congregazioni  su  questo  pro- 
posito, permise  che  la  s.  Immagine  si  se- 
gasse dal  muro  e  si  trasportasse  in  chiesa 
a' 7  settembre  17  19  con  divota  pompa, 
ove  divenne  dispensatrice  di  grazie,  sul- 
l'altare maggioredisegnato da  Filippo  Ba- 
rigioni.  L' immagine  è  dipinta  su  pietra 
dura  chiamata  jaspide.  Le  lettere  intorno 
sono  rutene,  e  contengono  l'elogio  di  Ma- 
ria, che  si  legge  nella  liturgia  di  s.  Gio. 
Crisostomo  :  Più  degna  d'onore  décìie^ 
rubini^piìi  gloriosa  de' serafini,  che  sen- 
za  macchia  partorì  V  UomoDio.^el  1 74 1 
i  monaci  fecero  rimodernare  la  chiesa  con 
architettura  di  Francesco  Ferrari,  a  spe- 
se de'divoti  della  Madonna  del  Pascolo  \ 
le  pitture  della  volta  sono  di  Sebastiano 


RUT 

Ceccarini,  ed  i  qtiadri  deMue  altari  lafe* 
rali,  eseguili  da  Ignazio  Stern,  rappresen- 
tano uno  i  ss.  Sergio  e  Bacco,  1'  altro  s. 
Basilio.  Delle  immagini  della  B.  Vergine 
e  del  Bambino  coronale,  non  si  vedono 
che  i  soavi  volti  e  le  mani,  il  resto  essen- 
do coperto  da  una  veste  d'argento  dora- 
to con  fregi  secondo  il  costume  ruteno. 
Nel  n.*'  yS  del  Diario  di  Roma  iSig,  si 
racconta  che  c«de»do  Tanno  centesimo 
dell'invenzione  della s.  Immagine  di  Ro- 
ma, il  p.  d.  Giordano  Mickiewicz  procu- 
ratore generalede'basiliani  ruteni  inPio- 
ma,€  rettore  della  casa  e  chiesa  ,  unita- 
mente a  diversi  benefattori,  tra*  quali  3 
principesse  polacche  ,  cioè  Tecla  Jablo- 
nwska,  Dorolea  Czartoryska  e  Czetwer- 
Iynska,dopofalto  restaurare  l'altare  mag- 
giore e  ornare  nobilmente  la  chiesa,  so- 
lennemente necelebrarono  il  triduo  a'7, 
8  e  g  settembre, con  pontificali  e  sermo- 
ni, illuminazioni  anche  notturne,  fuochi 
artificiali  e  orchestre.  Grande  e  continuo 
fu  il  concorso  del  popolo,  e  vi  si  recò  a 
visitarla  anche  il  Papa  Pio  VII.  Questa 
chiesa  fu  ristorata  pure  dalla  generosità 
dell'imperatore  delle  Russie  Nicolò  I,  ed 
altrettanto  fece  eseguire  nell'altra  chiesa 
nazionale  polacca  di  s.  Stanislao ,  come 
notai  nel  descriverla  nel  vol.,LIV,p,  49* 
Tuttora  la  chiesa  e  Tospizio  sono  abitati 
da'basiliani  ruteni;  e  nella  chiesa  sotto  gli 
auspicii  della  Madonna  del  Pascolo,  vi  fu 
istituito  un  pio  sodalizio.  Dipoi  Pio  VII 
col  breve  Ea  snnt  ordinis  s.  Basilii,  dei 
3o  luglio  182*2,  Bull.  Rem.  cont.  t.  i5,p. 
557,  concesse  facoltà  alla  congregazione 
rutena  di  ammettere  in  essa  de'latini.  Sui 
ruteni  si  ponno  inoltre  leggere  i  seguen- 
ti autori.  Kulcinìo,  Specimen  Ecclesiae 
Rulhenicae.  CostanziSeptimi,  Opuscida 
ad  revocandos  ad  s.  Malrem  Ecdesiani 
dissidentes  graecos  et  rulhenos ,  Romae 
1 807.  Schmitt,  Istoria  della  chiesa  gre' 
co-moderna  e  russa^  Milano  i832.  An^ 
nati  delle  scienze  religiose  l.  14»  ?•  3: 
Stalo  della  chiesa  greco  russa,  ricava- 
to da  un  rapporto  officiale  sottoposto  a 


RUV  345 

S.  M.  V imperatore  di  tutte  le  Russie  nel 
i83q. 

RUVO  (Ruben).  Città  con  residenza 
vescovile  di  Puglia,  nel  regno  delle  due 
Sicilie,  provincia  della  Terra  di  Bari,  di- 
stretto e  capoluogo  di  cantone,  a  6  leghe 
da  Barletta,8  da  Bari  e  3  da  Trani.  Questa 
popolosa  città  è  situata  sopra  amena  col- 
lina, cinta  di  mura  con  4  porte,  cui  noa 
mancano  decorosi  edifici.  La  cattedrale 
è  dedicata  alla  B.  Vergine  Assunta,  la  cui 
architettura  è  di  stile  del  medio  evo  o  go- 
tico; ha  battistero  con  cura  d'anim.e,  che 
il  capitolo  esercita  per  un  prete  da  lui  e- 
letto  e  dal  tcscovo  approvalo;  l'episcopio 
gli  è  prossimo.  Il  capitolo  si  compone  di 
4  dignità,  i."  delle  quali  è  l'arcidiacono, 
l'arciprete  e  due  primiceri,  di  24  canonici 
comprese  le  prebende  del  teologo  e  peni- 
tenziere,di  8  mansionari, di  altri  preti  det- 
ti partecipanti,come  d'alcuni  cliierici.Nel- 
la  città  vi  sono  altre  chiese,  ma  niun'altra 
parrocchiale,  un  monastero  di  monache, 
ed  i  conventi  de'domenicani  e  minori  os- 
gervanti,oltreil  monastero  de'benedettini 
nel  suburbio.  Vi  sono  pure  contraterni - 
te,  monti  di  pietà  e  orfuiotrofìo.  1  suoi 
abitanti  sono  industriosi  e  commercianti, 
e  tengono  negli  ultimi  di  settembre  an- 
nua fiera  di  3  giorni  fi-equenlatissima:  il 
territorio  è.assai  fertile.  Vi  si  sono  tro- 
vate molte  anticaglie,  e  tra'suoi  uomini 
illustri  ricorderò  il  celebre  Ennio  poeta 
latino, ed  il  famigerato  medico  Domenico 
Cotogno.  Questa  città  mediterranea  è  an- 
tichissima, per  cui  la  sua  origine  è  accom- 
pagnata da  narrazioni  favolose,  e  fu  chia- 
mata Rubum  da'grcci  o  salentini  che  si 
vogliono  edificatori,  non  che  Radium  da 
Strabone,  Rubos  da  Orazio.  I  romani  vi 
ebbero  una  stazione, ed  i  goti  l'abbatte- 
rono nel  463, quindi  fu  circondata  di  mu- 
ra. Era  in  questa  città  nel  1 5o3  il  quar- 
tiere generale  francese,  che  voleva  occu- 
pare il  regno  di  Napoli,  quando  il  valo- 
roso capitano  Ferdinando  Gonsalvo, che 
con  italiani  e  spagnuoli  occupa  va^rt/7e/^tìS 
(F.),  avendo  mandato  l'araldo  a  Ruvo 


34fi  RUV 

pei*  trattare  sul  riscatto  d'alcuni  prigio- 
nieri francesi,  e  venuto  a  contesa  per  le 
millantazioni  di  questi  contro  gl'italiani, 
si  venne  alla  famosa  disfida  o  Duello  [^.) 
tra'francesi,  e  gl'italiani  che  riportarono 
il  trionfo:  ne  parlai  anche  in  altri  arti- 
coli. La  città  andò  fiorendo  con  titolo  di 
contea,  della  quale  ne  fu  investita  la  no- 
bilissima famiglia  Caraffa  (F.).  Princi- 
pale vanto  di  Ruvo  è  1'  aver  ricevuto  la 
fède  Ira  le  prime  città  d'Italia, con  Tono* 
redella  sede  vescovile.  Imperocché s.  Pie- 
tro vi  predicò  l'evangelo  nell'anno  44» se- 
condo la  tradizione,  consagrando  in  i.* 
vescovo  di  Ruvo  s.  Cleto  (^.),  che  nel- 
l'anno 80  divenne  3."  Papa,  e  sul  quale 
è  a  vedersi  Cronologia  de'romani  Pon- 
TEFici.Questo  santo  è  il  patrono  della  cit- 
tà e  della  diocesi,  poiché  confermò  il  po- 
polo nella  fede,  e  fabbricò  la  cattedrale 
sotto  l'invocazione  di  s.  Pietrp,  le  cui  ve- 
stigia si  vedono  presso  l'odierna,  la  quale 
fu  edificata  verso  il  1000  con  1 4  altari, 
essendo  l'antica  angusta  in  proporzione 
degli  abitanti.  La  sede  vescovile  divenne 
suflfiaganea  della  metropoli  di  Bari.  Lo 
successero  nel  1 08  Adriano,  indi  Giovan • 
ni,  nel  34oBrocardo,  ed  Epigonio  che  in. 
tervenne  al  concilio  di  Cartagine.  Seguo- 
no s.  Procopio,  Giovanni  che  fu  alla  con- 
sagrazione della  chiesa  di  s.  Andrea  diBa- 
rulo  fatta  da  Papa  s.  Gelasio  I  nel  493. 
Non  si  conoscono  gli  altri  sino  a  Gioac- 
chino del  loog;  nominerò^  i  più  distinti 
che  dopo  di  lui  governarono  questa  chie- 
sa. Guilberto  assistè  alla  consagrazione 
della  basilica  di  Monte  Cassino,  eseguita 
da  Alessandro  II:  di  lui  scrisse  Lupo  in 
Chronìca,  all'anno  1082:  Episcopus  Ru- 
bensis  nomine  Guisbertus  donavil  priori 
Montis  Pelusii  ecclesiam  s.  Sabini^  quae 
est  in  civìtale  Rubìy  qui  prìor  tenebalur 
omni  anno  ad /\  libràs  cerae  indie  sab- 
bati  sanctiy  et  miltere  unum  hominem  e- 
qtiestrem  ad  suas  expemas  quando  epi- 
scopus Rubensis  ibat  ad  Barensem^  seu 
adCanusium.Oi'so  fiorì  nel  1 1  Sijpoi  Da- 
niele, a  cui  Roberto  normanno  conte  di 


RUV 

Conversano  e  signore  di  Ruvo  donò  mol- 
ti beni  per  la  chiesa  della  ss.  Trinità  poco 
lunge  dalla  cattedrale  nel  1 1  77,  ^ro  ex- 
piallone  Robertis  patris  sui^  suorumque 
parenlumj  il  vescovo  si  recò  al  concilio 
di  Lateranodel  1 179.  Pietro  de  Gabrielli 
di  Ruvo  viveva  nel  129?,  e  gli  succede 
Nicolò  della  stessa  famiglia  nel  1 3  18.  Al 
vescovo  Guglielmo  successe  Nicolò  pa- 
trizio di  Bitonto,  della  famiglia  Perrensì. 
Clemente  VI  nel  1 344  fi^ce  vescovo  Gio- 
vanni di  Ariano,  e  nel  i349  gli  sostituì 
fr.  Stefano  francescano  di  virtuosa  vita, 
che  visse  sino  al  1 390.  Fr.  Sisto  Colletta 
di  Giovenazzo  francescano  del  1399,3  cui 
Martino  V  nel  i4i8  die  a  successore  fr. 
Simeone  da  Brìndisi  pur  minorità, il  qua- 
le fu  presente  alla  divisione  de'beni  tra' 
fratelli  Antonio  e  Gabriele  di  Balzo  Orsi- 
ni,epoi  fu  trasferito  ad  A  lessano  nel  i432. 
Indi  Pietro  Rosa  di  s.  Angelo  in  Fasanel- 
la, arciprete  dì  S.Eustachio  di  Roma.  Per 
sua  morte  nel  1 44^  fi-  Cristoforo  da  Ga- 
la lina  francescano,  sepolto  nella  chiesa  di 
s.  Cleto.  Quindi  nel  x^Sn  Pietro  Perrensi 
Santorio  patrizio  di  Bitonto,  già  vicario 
del  cardinal  Orsini  arcivescovo  di  Bari. 
Nel  1480  Antonio  Rocca  arcidiacono  di 
Ruvo.  Giuliano  de  Mirto  napoletano,  fat- 
to da  Leone  X  nel  i520,  che  rassegnò  la 
sede  al  nipote  Gio.  Francesco.  Il  nipote 
di  questi  Orazio  Mirto,  insigne  giurispe- 
rito, lo  nominò  Gregorio  XIII  nel  1578, 
che  Sisto  V  rimosse,  surrogando  fr.  Ga- 
spare diMonreale  francescano,sommo  teo- 
logo, traslato  a  Rieti  da  Clemente  Vili. 
Nel  162 1  Cristoforo  Memmolo  teatino  di 
Ariano^  celebrato  con  ogni  lode,  che  go- 
vernò 2  5  anni;  degnamente  gli  successe 
l'altro  teatino  Marco  Criptali  romano, 
prefetto  del  collegio  di  propaganda  yfi/e. 
Gio.  Battista  Ulpi  patrizio  di  Como  nel 
1 656  Alessandro  VII  lo  trasferì  da  s.  Se- 
vero, ornato  di  belle  qualità;  nel  i663 
gli  successe  Gabriele  Tontoli  nobile  e  ar- 
cidiacono di  Siponto;  nel  1672  fr.  Seba- 
stiano carmelitano  dotto  e  consultore  dei 
riti;  nel  1680  Gio.  Donato  Jannoui  no- 


RUV 

bile  di  Bitonlo;  nel  1 698  Francesco  Mor- 
gione  d'Ischia,  poi  nel  i  joS  liaslalo  a  Mi- 
nori, e  in  suo  luogo  Clemente  XI  elesse 
IjarlolomeoGambadorì  di  Monte  Garga- 
no, col  quale  neirUghelli  sì  coaipie  la  se- 
rie de' vescovi,  Italia  sagra  t.  7,  p.  761. 
J  successori  sono  riportati  nelle  iVb//z/e  di 
Roma.  Clemente  XIII  nel  1759  fece  ve- 
scovo Pietro  Ruggieri  di  Peschisolido  dio- 
cesi di  Sora,  il  quale  viveva  ne'primi  an- 
ni del  corrente  secolo.  Dopo  la  sua  morte 
seguì  lunga  sede  vacante,  in  tempo  della 
quale  Pio  VII  colla  bolla  De  ntiliori  Do- 
ìiiinicae,  de' 25  giugno  18 18,  a  questa 
chiesa  di  Ruvo  unì  V  altra  vescovile  di 
/?/Vo/2;o(/^.)^dichiarandola  concattedrale. 
La  città  di  Bitonto,  oltre  quanto  dissi 
al  citato  suo  articolo,  è  nella  provincia 
stessa  di  Ruvo,  distretto  e  capoluogo  di 
cantone,  circa  4  leghe  da  Bari,  in  terri- 
torio che  produce  il  rinomatissimo  vino 
Zagarello;  patria  di  alcuni  uomini  illu- 
stri, come  del  matematico  Giordani.  Bi- 
tantum,  volgarmente  Bitonto  o  Botonto, 
siccome  feracissima,  per  proverbio  si  dis- 
se :  Botontum,  quasi  honum  totum  dica' 
tur.  Della  maestosa  cattedrale  e  capitolo 
parlai  in  detto  articolo;  essa  è  sotto  Tin- 
vocazione  delia  B.  Vergine  Assunta  e  di 
s.  Valentino,  di  cui  si  venera  il  braccio, 
essendo  affidata  la  cura  delle  anime  a  due 
canonici  eletti  dal  xescovo,  ad  nutum  a- 
movibilesj  l'episcopio  è  prossimo  alla  cat- 
tedrale, che  ha  il  .sagro  fonte.  Nella  città 
vi  sono  altre  12  chiese  parrocchiali  pur 
munite  di  battisterio,con  di  versi  con  venti 
di  religiosi,  due  monasteri  di  monache, 
l'orfanotrofio,  il  conservatorio,  l'ospeda- 
le, il  monte  di  pietà,  il  seminario  ed  al- 
cune confraternite.  Antica  n'è  la' sede  ve- 
scovile, sufìfraganea  della  metropoli  di  Ba- 
ri. Si  vuole  per  i."  vescovo  Andreoneo 
Andreano  che  dicesi  intervenuto  nel  743 
al  concilio  romano;  certo  è  che  Arnolfo 
n'era  vescovo  nel  1 087,  e  si  trovò  presen- 
te alla  traslazione  delle  ossa  di  s.  Nicola 
cVi  Mira  in  Bari.  Nel  1 1 77  Io  era  Giovan- 
ni, che  fu  al  concilio  generale  di  Latera- 


R  U  V  347 

no  nel  1 1 79.  Ricorderò  i  vescovi  più  me- 
ritevoli di  menzione.  Fr.  Pancrazio  prio- 
re de'domenicanid'Anagni,  eletto  con  au- 
torità apostolica  da  Enrico  arcivescovo 
di  Bari  e  confermato  nel  f  253  da  Inno- 
cenzo IV.  Leucio  Cerasi  nel  i283  v'in- 
trodusse i  francescani;  sospeso  da  Boni- 
facio VIII,  fu  reintegrato  da  Clemente 
V.  Per  sua  morte  la  maggior  parte  del 
capitoloelesse  Giovanni  arcidiacono d'O- 
stuni,  che  Giovanni  XXII  confermò.  Nel 
1348  da  Aquino  vi  fu  trasferito  Giaco- 
mo Falconacci  napoletano.  Nel  i382  Ur- 
bano VI  già  arcivescovo  di  Bari, nominò 
Enrico,  cui  successe  Giacomo, e  nel  i  3o2 
vivea  Giovanni.  Martino  V  nel  14*24  ^i 
traslatò  da  Poligno Paolo  Alfatati,cui  nel 
1457  successe  fr.  Antonio  di  Reggio,  in- 
signe predicatore  domenicano  e  caro  a 
Calisto  IH.  Nel  i5oo  Alessandro  VI  fece 
perpetuo  amministratore  il  cardinal  Gio. 
Battista  Orsini  {^.)j  altro  Gio.  Battista 
Orsini  gli  successe  nel  1 5i  7,  per  cessione 
e  con  regresso;  ma  non  accettando,  nello 
stesso  giorno  18  febbraio  l'ebbe  il  cardi- 
nal de  Medici  per  9  mesi  (poi  Clemente 
Fllf  f^edi),  il  quale  poi  dimettendosi  con 
regresso,  divenne  vescovo  Giacomo  Or- 
sini romano.  A  vendo  rinunzi  a  toa'24  gen- 
naio i53o.  Clemente  VII  fece  ammini- 
stratore il  cardinal  Farnese  (poi  Paolo 
///,  J^edì).  Per  sua  cessione  fu  vescovo 
di  Bitonto,  Lopez  Alarcon  spagnuolo  ai 
i7marzoi532.  Neli538  Paolo  fll  pro- 
mosse a  questa  sede  Sebastiano  Deli  di 
Castel  Durante,  già  precettore  del  nipote 
cardinal  A  lessandroFarnese;indi  nel  1 544 
per  morte  gli  surrogò  fr.  Cornelio  Musso 
piacentino  convenluale,fìorentissimo  pre- 
dica tore,  già  vescovo  di  Forlimpopoli  e 
Bertinoro,  il  quale  colla  sua  eloquenza  si 
distinse  al  concilio  di  Trento,  e  tornato 
in  diocesi  celebrò  il  sinodo  che  fu  stam- 
pato; morì  in  Roma  nel  i  574, e  fu  sepol- 
to in  ss.  Apostoli.  Poscia  Giovanni  Forti- 
guerra  nobile  di  Pistoia,  vescovo  titolare 
diCorcira.  Clemente  Vili  nel  i592creò 
vescovo  Flaminio  Parisio  di  Tolentino 


348  RUV 

dottissimo,  e  professore  di  gius  caDonico 
nell'uni  versi  làiomanaiammise  nella  chie- 
sa e  cnsa  di  s.  Nicola  i  teatini,  ai  quali  il 
successore  la  riedificò.  Questi  nel  1 6o3  fu 
rr.GirolamoPallantieri  diCastel  Bologne- 
se conventuale,  esimio  professore  di  leolo- 
gia,egià  teologo  di  s.  Carlo  Borromeo  e  di 
JSisto  V  nel  cardinalato;  meritò  insigni  e- 
logi.  Nel  1619  Gio.  Battista  Stella  nobile 
romano;  nel  1622  Fabrizio  Caraffa  no- 
bilissimo napoletano  de'  conti  di  Ruvo, 
il  quale  istituì  in  Bitonto  l'accademia  de- 
gl'Inflammati,  e  fu  lodato  pastore.  Da 
Ortona  e  Campii, Innocenzo  Xnel  iGSi 
•vi  trasferì  il  dottissimo  e  eruditissimo  so- 
niasco  Alessandro  Crescenzi [F .)  roma- 
no, nunzio  a  Torino,  ove  si  trovò  alla  tra- 
slazione della  s.  Sindone,  parte  della  qua- 
le colla  reliquia  della  ss.  Croce  pose  nella 
chiesa  del  ss.  Crocefisso,  edificata  a  suo 
tempo  nel  suburbio  dal  capitolo  e  dalla 
pietà  de'fedeli;  nel  iBSg  celebrò  il  sino- 
do, in  cui  decretò  l'erezione  del  semina- 
rio; restaurò  l'episcopio,  fu  il  padre  dei 
poveri,  e  nel  1668  fu  creato  cardinale. 
Egregiamente  ne  occupò  il  suo  luogo  fr. 
l'ooiiuaso  Acqua  vi  va  d'Aragona  nobile 
napoletano,  dotto  domenicano,  difensore 
impavido  dell'immuni  là  ecclesiastica, lar- 
go di  limosine  e  della  parola  che  dispen- 
sava; celebrò  il  sinodo,  rifece  il  palazzo 
•vescovile  e  Tampliò,  benemerito  pure  per 
altre  cose.  Nel  1672  CicmenteX  preco- 
nizzò vescovo  Francesc'AntonioGallo  no- 
bile d'Acerenza,  nunzio  agli  svizzeri,  alla 
veneta  repubblica,  all'imperatore;  con- 
sagrò  la  chiesa  di  s.  R.0CC0  patrono  della 
città,  fu  benefico  colla  cattedrale  di  ab- 
bellimenti e  sagri  arredi,  migliorò  l'epi- 
scopo, istituì  sodalizi,  nel  1682  tenne  il 
sinodo,  generoso  co'poveri,  lasciò  erede 
il  capitolo.  Nel  1 686 Filippo  de'contiMas- 
sarenga  Gallo  di  Massa  Lubrense, filip- 
pino sapiente  e  virtuoso,  zelante  pastore, 
assai  pio  e  propagatore  delle  confraterni- 
te, come  delle  opere  cristiane,  moiì  san- 
tamente. Nel  1689  Carlo  de  Ferrari  pa- 
trizio genovese  iodato;  nel  1 700  Gio.  Bar- 


RYP 

lista  dc'marchesi,  Capani  napoletano  e 
teatino, introdusse  i  carmelitani  scalzi, ed 
aumentò  il  numero  delle  confraternite. 
ì^i^XYhalia  sacra  d'Ughell:  t.  7,  p.  686, 
ha  termine  la  serie  de' vescovi  di  Bitonto, 
con  £r.  Domenico  M.**  Cedroni  domeni- 
cano capuano, potendosi  vederci  succes- 
sori nelle  Notizie  di  Roma.  Furono  gli 
ultimi  vescovi  di  Bitonto,  Nicola  Ferri 
della  diocesi  di  Capaccio  del  i  75o,edO- 
razio  Berarducci  di  Bisceglia  del  1770 
che  viveva  ne'primordi  deirodierno  se- 
colo. Dopoché  Pio  VII  riunì  la  sede  ve- 
scovile di  Bitonto  all'altra  di  Ruvo, con- 
fermando ambedue  sulfraganee  del  me- 
tropolita di  Bari,  nel  concisloro  de'29 
marzo  1819,  dopo  lunga  sede  vacante 
d'ambedue,  dichiarò  i.°  vescovodi  Ruvo 
e  Bitonto  fr.  Vincenzo  M."  Manieri  con- 
ventuale di  Nardo.  Per  sua  morte  avve- 
nuta nel  1 834,  soltanto  nel  i838  le  due 
chiese  furono  provvedute  dell'attuaie  ot- 
timo pastore,  cioè  quando Giegorio  XVI 
nel  concistoro  de'  1 5  febbraio  preconizzò 
ix\^y  Nicola  Marone  della  diocesi  di  Tri- 
carico,  già  canonico  teologo  della  metro- 
politana di  Salerno,  e  lodalissimo  pro- 
fessore di  filosofìa  e  di  teologia  domma» 
tica  in  quel  seminario,  esaminatore  pro- 
sinodale, visitatore  e  vicario  generaledel- 
l'arcidiocesi,  eccellente  e  zelante  pastore. 
Le  due  diocesi  unite  si  estendono  a  più 
di  8  miglia  di  territorio.  Ogni  nuovo  ve- 
scovo di  Ruvo  e  Bitonto  è  tassato  ne'li- 
bri  della  camera  apostolica  in  fiorini  3oo, 
ascendendo  le  rendite  della  mensa  a  più 
di   1000  scudi. 

RYPEN,RlPENoRlBE,/?/>7rt.Citlà 
vescovile  di  Danimarca  nel  Jutland  me- 
ridionale, capoluogo  a  24  leghe  da  Sle- 
swig,  ed  a  5o  da  Copenaghen,  in  riva  al 
Rips-aae,il  quale  duejeghe  più  sotto  sboc- 
ca nel  mare  del  nord  e  non  è  navigabile 
che  per  piccoli  bastimenti.  Ha  belle  stra- 
de, piazze  e  chiese,  oltre  la  cattedrale  gran - 
de  ed  ele^ante.ed  in  cui  vi  sono  molte  tom- 
be  de're  di  Danimarca;  ha  scuole,  ospe- 
dale e  stabilimenti  benefici:  importante 


RYP 

èi!  suo  commercio.  E'  una  delle  piti  anli- 
clieciltà  di  Diuiimarca,che.siuodair86o 
godeva  privilegi:  per  lungo  tempo  si  man- 
tenne  in  fiore,  ma  incendi,  inondazioni, 
e  piti  ancora  gli  ostacoli  che  provò  la  na- 
vigazione, in  conseguenza  del  limo  che 


RYP  349 

ostruì  il  letto  del  Rips-aae,  la  fecero  mol- 
to  decadere.  La  sede  vescovile  fu  eretta 
nel  95o  sotto  l'arcivescovato  d'Amburgo, 
indi  passò  sotto  la  metropoli  di  Lunden 
(/^".)j  quindi  fu  soggettala  a  Copena- 
ghen. 


SAB 

O  aBA.  Eresiarca,  capo  òeMessalia- 
ni  (l^.).  Animato  da  un  desiderio  male 
inteso  di  giungere  alla  perfezione  evan- 
gelica, prese  tutti  i  passi dell'evangelo let- 
teralmente; si  fece  quindi  eunuco,  vendè 
ì  suoi  beni  e  ne  distribuì  il  denaro  ai  po- 
veri, e  professò  co'suoi  seguaci  qufgli  er- 
rori che  furono  condannati  dai  vescovi  e 
da'  concili!,  e  che  riportai  al  citalo  arti- 
colo. 

SABA.  Sede  vescovile  della  i .'  Palesti- 
na, sotto  la  metropoli  di  Cesarea,  nella 
quale  vi  fu  un  vescovo  latino  nel  1 190. 
Oiiens  chr.  t.  3,  p.  1 294. 

SABA  (s.),  abbate.  Uno  de'  più  cele- 
bri patriarchi  dell'ordine  monastico  nel- 
la Palestina.  Nacque  nel  439  in  Mutala- 
sca,  borgo  del  territorio  di  Cesarea  nel- 
la «Cappadocia,  da  ragguardevoli  genito- 
ri. 11  padre,  nomato  Giovanni, che  segui- 
va la  professione  delle  armi,  avendo  do- 
vuto andare  in  Alessandria,  condusse  se- 
co sua  moglie  Sofia ,  raccomandando  il 
tenero  suo  figliuoletto  ad  Ermia  suo  co- 
gnato, cui  lasciò  inoltre  la  cura  de*  suoi 
beni.  I  maltrattamenti  che  il  giovine  Sa- 
ba ebbe  a  soffrire  dalla  moglie  di  Ermia, 
lo  costrinsero  a  rifugiarsi  in  casa  di  altro 
suo  zio,  laonde  insorse  discordia  fra  essi 
per  l'amministrazione  de'beni  del  nipo- 
te. Saba,  d'indole  pacifica,  rammaricato 


SAB 

di  questa  discordia,  e  tocco  dalla  grazia 
di  Dio,  risolvette  di  rinunziare  al  mon- 
do,e  si  ritirò  nel  monastero  detto  di  Fla- 
viana,  distante  una  lega  da  Mutalasca,  o- 
ve  s' istruì  nella  scienza  de' santi  e  nella 
pratica  delle  osservanze  monastiche,  ac- 
coppiando l'orazione  al  lavoro, e  la  mor- 
tificazione alla  carità  verso  i  poveri.  Io 
età  di  18  anni  ottenne  dal  suo  abbate  il 
permesso  di  andare  a  Gerusalemme,  nel- 
l'intendimento di  visitare  i  luoghi  santi, 
e  di  edificarsi  coU'esempiodei  solitari  del 
paese.  Passò  l'inverno  nel  monastero  di 
Passai  ione;  dipoi,  amando  il  silenzio  e  la 
ritiratezza,  pregò  s.  Eulimio  di  accettar- 
lo nella  sua  laura,  il  quale  giudicandolo 
ancor  troppo  giovine  per  vivere  fra  gli 
anacoreti,  lo  mandò  in  un  altro  mona- 
stero, governalo  da  Teottislo,  ch'era  co- 
me il  noviziatodi  quelli  che  aspiravano  ad 
entrare  nella  laura.  Quivi  Saba  raddop- 
piò il  suo  fervore,  e  siccome  era  forte  e 
robusto, aiutava  tutti  i  fratelli ne'loro  uf- 
fizi,portava  le  legne  e  l'acqua,  e  serviva 
gl'infermi.  Avendo  per  ordine  del  suo  ab- 
bate accompagnalo  in  Alessandria  uno 
de'fratelli,  vi  trovò  i  suoi  genitori,  i  quali 
tentarono  ogni  maniera  di  persuaderlo 
ad  abbandonare  lo  stato  che  aveva  ab- 
bracciato; ma  egli  ripulsò  questa  tenta- 
zione ,  e  stimolato  ad  accettare  almeno 


35o  S  A  B 

uoa  considerabile  somma  di  danaro  per 
provvedere  a'suoi  bisogDÌ,non  volle  pren- 
dere che  3  pezzi  d'oro,  che  consegnò  al 
suo  abbate  quando  fu  di  ritorno.  Saba  per 
5  anni  continui  si  ritirava  ogni  settima- 
na la  domenica  di  sera  in  una  caverna  ap- 
partata, ove  rimaneva  fino  al  sabbato  di 
mattina, praticando  un  rigoroso  digiuno, 
ed  occupando  tutti  quei  giorni  tra  l'ora- 
zione e  il  lavoro  delle  mani.  Dipoi  s.  Eu- 
timio  Io  scelse  per  accompagnarlo  nel  ri- 
tiro che  andava  a  fare  ogni  anno  da'  i4 
di  gennaio  fino  alla  domenica  delle  Pal- 
me, nella  solitudine  di  Ruban  ,  dove  si 
dice  che  abbia  dimorato  Gesù  Cristo  du- 
rante il  suo  digiuno  di  4o  giorni.  Dopo  la 
morte  di  s.  Eulimio,  essendosi  introdot- 
ta la  rilassatezza  nel  monastero  di  Teot- 
listo,  Saba  si  ritirò  verso  oriente,  in  un 
deserto  in  cui  viveva  s.  Gerasimoje  pas- 
sati colà  4  anni,  pose  sua  stanza  in  una 
caverna  sopra  un*  alta  montagna,  a  pie 
della  quale  scorre  il  torrente  Cedron.  E- 
gli  si  nutriva  di  erbe  selvatiche,  e  sicco- 
me l'acqua  del  Cedron  non  era  buona  da 
bere,dovea  andarne  a  cercare  assai  lungi, 
durando  molla  fatica  a  portarla  nella  sua 
dimora,  per  cui  fu  costretto  appiccare  al- 
la porta  della  caverna  una  curda,  la  qua- 
le discendeva  fino  ai  piedi  del  monte  e 
servi  vagli  di  sostegno  per  salire.  Parec- 
chi servi  di  Dio  vennero  a  trovarlo  per 
essere  suoi  discepoli,  ecosì  fondò  una  nuo- 
va laura,  che  fu  dapprima  abitata  da  yo 
solitari,  tutti  zelantissimi  della  perfezio- 
ne del  loro  slato.  Egli  assegnò  il  luogo  in 
cui  dovea  ciascuno  formarsi  una  cella  ; 
fabbricò  una  piccola  cappella  con  un  al- 
tare; e  avendo  fatto  scavare  a  pie  della 
montagna, vi  trovò  una  fonte.  Crebbe  in 
breve  il  numero  de'suoi  discepoli  fino  a 
i5o,  ed  egli  vegliavali  tutti,  e  procurava 
ad  essi  per  mezzo  di  alcune  persone  ca- 
ritatevoli tutto  ciò  ch'era  loro  necessario. 
La  sua  laura  per  altro  non  aveva  prete, 
ed  essendo  ciò  cagione  d' inconvenienti, 
Sallustio  patriarca  di  Gerusalemme  ele- 
vò Saba  al  sacerdozio  :  egli  aveva  allora 


S  AB 
53  anni.  Crescendo  sempre  più  la  tam^ 
di  sua  santità,  gli  venivano  discepoli  dal- 
le più  rimote  contrade.  Sua  madre,  es- 
sendo rimasta  vedova,  venne  a  trovarlo, 
e  volle  servire  Iddio  sotto  la  sua  guida. 
Co'denari  ch'ella  avea  seco  portalo,  Sa- 
ba fabbricò  due  spedali,  uno  per  gli  stra- 
nieri, e  l'altro  per  gì'  infermi  :  n'edificò 
ancora  un  terzo  a  Gerico,  con  un  mona- 
stero sopra  un  monte  vicino,  chiamato 
Castel.  Essendosi  parecchi  de'suoi  mona- 
ci ribellati,  tglisi  ritirò  primain  una  grot- 
ta nel  deserto  di  Scitopoli,poi  presso  Ni- 
copoli,ove  presto  formossi  un  nuovo  mo- 
nastero; ma  Elia  patriarca  di  Gerusalem- 
me gli  ordinò  di  ritornare  alla  sua  lau- 
ra. 1  monaci  ribelli  si  ritirarono  in  altro 
luogo,  e  Saba  rimise  la  regolarità  e  Io  spi- 
rito del  primitivo  fervore.  Verso  l'anno 
5i  I  lo  stesso  patriarca  Elia  lo  mandò  a 
Costantinopoli  con  alcuni  altri  abbati, per 
esortare  l'imperatore  Anastasio,  che  fa- 
voriva l'eutichianismoed  avea  esiliato  pa- 
recchi vescovi  cattolici,  a  metter  freno  al- 
la persecuzione.  In  età  di  gì  anni  intra- 
prese un  secondo  viaggio  a  Costantino- 
poli, ad  oggetto  di  giustificare  i  cristiani 
della  Palestina,  ch'erano  stati  calunninti 
alla  corte.  L'imperatore  Giustiniano  1  lo 
accolse  onorevolmente,  gli  accordò  tutto 
ciò  che  gli  chiese,  ed  a  sua  istanza  esen- 
tò dalle  imposte  la  Palestina  rovinata  dai 
guasti  de'samaritani.  Finalmente  il  san- 
to, poco  dopo  che  fu  ritornato  nella  sua 
laura^  cadde  malato,  e  morì  li  5  dicem- 
bre del  532,  in  età  di  94  anni,  dopo  a- 
vere  indicato  per  suo  successore  Melila 
di  Berita,  a  cui  diede  delle  eccellenti  i- 
struzioni.  S.  Saba  è  nominato  nel  detto 
giorno  5  dicembre  nei  calendari  greci  e 
latini.  In  Roma  vi  è  la  Chiesa  di  s.  Sab- 
ba (F.),  già  celebre  abbazia. 

SABADIA.  Sede  vescovile  della  pro- 
vincia d'Europa,  diocesi  di  Tracia,  sotto 
la  metropoli  d'Eraclea,  eretta  nel  V  se- 
colo. Riporta  2  vescovi  VOricns  dir.  t. 
I,  p.  1124. 

SABARIA  {Sabaricn).  Città  con  resi- 


SAB 
denza  vescovile  d'Ungheria,  nei  comita- 
to d'Eisemburgo  (Castriferrei) y  marca 
del  suo  nome,  la  quale  giace  al  nord  della 
contea,  a  23  leghe  da  Presburgo,  4  àa 
Giins,  capoluogo  della  contea  d'Eisem- 
burgo, in  situazione  amena  sulla  Giins, 
anzitraduefìurai.Ha  un  castello  nel  qua- 
le si  adunarono  una  quantità  di  antichità 
romane,  con  più  di  3oo  case, alcuni  pa- 
lazzi  fra'quali  quelli  della  città  e  del  go- 
verno,  e  circa  4000  abitanti.  Celebratis- 
sima  è  la  cattedrale,  per  la  sua  solida, 
jegolare  ed  elegante  architettura,  sotto 
l'invocazione  della  Visitazione  della  B. 
Vergine,  avendo  contiguo  il  bel  palazzo 
vescovile,  alquanto  ar«pio.  Il  capitolo  si 
compone  della  i .' dignità  del  preposto, 
e  di  altre  3  dignità,  cioè  il  lettore,  il  can- 
tore, il  custode,  di  due  canonici,  di  4  ab- 
bati reali  e  di  due  titolari;  ed  inoltre  di 
4  prepositure  reali,  d'un  priorato  e  altri 
benefìzi  ecclesiastici,  e  di  più  sacerdoti  e 
chierici  addetti  alla  divina  ufRziatura. 
Nella  cattedrale  vi  è  il  battisterio,  eh'  è 
l'unico  della  città,  e  la  cura  d'anime,  che 
si  esercita  dal  parroco  coadiuvato  da  due 
preti.  Vi  sono  altre  3  chiese,  ma  non  par- 
rocchiali; eranvi  i  domenicani  ed  i  pre- 
mostratensi,  e  forse  vi  saranno  ancora; 
esistono  due  ospedali,  il  seminario,  ed  il 
ginnasio  cattolico.  Tra'suoi  illustri  citta-' 
dini  risplende  il  celebre  s.  Martino  ve- 
scovo di  Tours.  Occupa  questa  città  una 
parte  dello  spazio  dell'antica  Salaria, 
che  sotto  il  regno  di  Claudio  teneva  il  2.° 
luogo  tra  le  colonie  illiriche  e  portava  il 
nome  di  Claudia  Aiigusla.  Sembra  di- 
versa da  Sabaria  città  e  colonia  romana 
nell'alta  Pannonia,suirArrabo,che  dico- 
no Rahab,  oggi  SarwaroRothburgo.^S'a- 
baria  è  così  denominata  con  voce  latina, 
mentre  i  geografi  la  dicono  Steinaman- 
ger,Stein- Ani- Anger  ^\xì  ungherese  Szoni' 
halhely,  nel  quale  idioma  pare  che  il  Gùns 
dicasi  Anger.  La  sede  vescovile,  ad  istan- 
za dell'imperatrice  M."  Teresa,  l'eresse 
Pio  VI  colla  bolla  Relata  semper  ab  Ec- 
clesia, de' 16  giugno  1777,  Bull.  Roni. 


SAB  35i 

coni.  t.  5,p.  348,  non  ristabilì  come  pre- 
tendono altri.Formòla  diocesi  consmeni- 
bvare  porzione  di  quelle  di  Zagabria,  Ve- 
sprime  2tì!Mr//»mi (Belgrado).  Quindi  nel 
concistoro  de'23  giugno  1777  dichiarò 
1.°  vescovo  Giovanni  Szily  di  Uiker  dio- 
cesi di  Giavarino,  trasferendolo  da  Tinay 
o  Rnin.  Nelle  Notizie  di  Roma  ecco  co- 
me si  riportano  i  successori.  1800 cardi- 
nal Francesco  Herzan  de  Harras  (^.). 
1806  Leopoldo  Somogy  de  Perlak,  di  s. 
Marton  diocesi  di  Giavarino.  Dopo  alcuni 
anni  di  sede  vacante,  nel  1825  Andrea 
Bole,  di  Szarvas  diocesi  di  Sabaria.  Per 
sua  morte,  Gregorio  XVI  nel  concistoro 
de*  17  giugno  i844  preconizzò  l'attuale 
vescovo  mg.r  Gabriele  Balassa,  di  Memo- 
sely  diocesi  di  Vesprim,  già  canonico  di 
quella  cattedrale,  vicario  del  vescovo,  f  d 
insignito  di  altre  qualifiche.  La  diocesi  si 
compone  del  comitato  Castriferrei,  e  di 
gran  parte  di  quello  Z<^^^c?/e/z-ye, forman- 
do in  complesso  un'estensione  di  i3  mi- 
glia tedesche  di  lunghezza  e  io  di  lar- 
ghezza, con  più  castelli  e  luoghi.  Ogni 
nuovo  vescovo  è  tassato  in  fiorini  627, 
ascendendo  le  rendite  a  circa  22,000  fio- 
rini, corrispondenti  a4>ooo  scudi  romani 
oneribus  deductis. 

SABAS  (s.),  martire.  Goto  di  nascita, 
entrò  fino  dalla  giovinezza  nella  religio- 
ne cristiana,  e  fu  modello  d'ogni  virtù. 
1  magistrati  e  i  principali  fra  i  goti,  es- 
sendo pagahi ,  deliberarono  di  distrug- 
gere il  cristianesimo,  e  diedero  principio 
alla  persecuzione  contro  i  fedeli.  L'anno 
372  Sabas  celebrò  la  Pasqua  in  compa- 
gnia del  prete  Sansala.  Tre  giorni  dopo 
la  festa,  Ataride  figlio  d'un  piccolo  prin- 
cipe della  contrada  entrò  di  notte  con 
gente  armata  in  casa  di  Sansala,  s'impa- 
dronì di  lui,  e  strappalo  Sabas  dal  suo 
letto,  senza  neppure  lasciargli  pigliar  le 
sue  robe,  i  soldati  lo  strascinarono  nudo 
fra  i  rovi  e  le  spine,  e  gli  ammaccarono 
il  corpo  a  furia  di  colpi  di  sferza  e  di  ba- 
stone. Gl'infedeli,  non  scorgendo  ad  onta 
di  tutlociòj  alcuna  traccia  di  loro  cru- 


286075 


352  S  A  B 

della  sul  corpo  di  Sabas,  divennero  vie 
maggiormente  furiosi,  e  lo  lormenlaio- 
uo  in  varie  guise.  Poscia  recarono  a  kri, 
come  altresì  al  prete  Sausala,  delle  carni 
ch'erano  state  offerte  agi'  idoli.  Ricusa- 
rono ambedue  di  mangiarne,  e  poiché  Sa- 
bas disse  che  quelle  carni  erano  impure 
ti  profane  come  chi  le  mandava,  uno  de- 
fjlischiavi  di  Ataride  gli  ferì  violentemen- 
te il  petto  colla  punta  del  suo  giavellotto, 
di  uiodo  che  coloro  ch'erano  ivi  presenti 
Jo  credettero  morto;  ma  egli  protestò  di 
non  aver  sentilo  maggior  male,  che  se 
fosse  stato  gettato  un  flocco  di  lana  con- 
tro il  suo  petto.  Ataride, informalo  di  tut- 
te queste  circostanze  miracolose,  anziché 
rimanerne  commosso,  lo  condannò  alla 


SA  li 

pena  di  morte;  e  liniesso  il  prete  Sansa - 
la  in  libertà, Sabas  fu  condotto  sulla  riva 
del  fiume  Musea,  oggidì  Mussovo  nella 
Valachia,  ove  i  soldati  lo  precipitarono, 
con  una  sala  di  carro  legala  al  collo,  e 
così  consumò  il  suo  martirio  a'  12  di  a- 
prile  372,  regnando  Valeutiniano  e  A^a- 
lente.  1  soldati  trassero  poi  fuori  dell'ac- 
qua il  suo  corpo  e  lo  lasciarono  sulla  ri- 
va insepolto;  ma  i  cristiani  del  luogo  tro- 
varono modo  d'impedire  alle  bestie  d» 
polerglisi  avvicinare.  Giunio  Sorano  du- 
ca di  Scizia  e  gran  servo  di  Dio  fece  tra- 
sportare nella  Cappadocia  il  corpo  di  s. 
Sabas,  il  quale  é  nominato  ne'martirolo- 
gi  così  greci,  come  latinu 


FINE  DEL  VOLUME  CINQUANTESIMONONO. 


fi  A 


BX  841  .n67 

1840 

sncR 

Noronì ,  Gaet 

ano. 

1802-1883. 

Diz  i  onario  d 

i  erudizione 

storico-ecc 

lesiast 

ica 

.   AFK-9455  (awsk)